All language subtitles for Rocco.Schiavone.5x02.Chi.Parte.E.Chi.Resta.iTALiAN.AMZN.WEBRip.XviD-Pir8.it

af Afrikaans
ak Akan
sq Albanian
am Amharic
ar Arabic Download
hy Armenian
az Azerbaijani
eu Basque
be Belarusian
bem Bemba
bn Bengali
bh Bihari
bs Bosnian Download
br Breton
bg Bulgarian Download
km Cambodian
ca Catalan
ceb Cebuano
chr Cherokee
ny Chichewa
zh-CN Chinese (Simplified) Download
zh-TW Chinese (Traditional)
co Corsican
hr Croatian Download
cs Czech
da Danish
en English Download
eo Esperanto
et Estonian
ee Ewe
fo Faroese
tl Filipino
fi Finnish
fr French
fy Frisian
gaa Ga
gl Galician
ka Georgian
de German Download
gn Guarani
gu Gujarati
ht Haitian Creole
ha Hausa
haw Hawaiian
iw Hebrew
hi Hindi
hmn Hmong
hu Hungarian
is Icelandic
ig Igbo
id Indonesian
ia Interlingua
ga Irish
it Italian Download
ja Japanese
jw Javanese
kn Kannada
kk Kazakh
rw Kinyarwanda
rn Kirundi
kg Kongo
ko Korean
kri Krio (Sierra Leone)
ku Kurdish
ckb Kurdish (Soranî)
ky Kyrgyz
lo Laothian
la Latin
lv Latvian
ln Lingala
lt Lithuanian
loz Lozi
lg Luganda
ach Luo
lb Luxembourgish
mk Macedonian
mg Malagasy
ms Malay
ml Malayalam
mt Maltese
mi Maori
mr Marathi
mfe Mauritian Creole
mo Moldavian
mn Mongolian
my Myanmar (Burmese)
sr-ME Montenegrin
ne Nepali
pcm Nigerian Pidgin
nso Northern Sotho
no Norwegian
nn Norwegian (Nynorsk)
oc Occitan
or Oriya
om Oromo
ps Pashto
fa Persian
pl Polish
pt-BR Portuguese (Brazil)
pt Portuguese (Portugal) Download
pa Punjabi
qu Quechua
ro Romanian Download
rm Romansh
nyn Runyakitara
ru Russian
sm Samoan
gd Scots Gaelic
sr Serbian
sh Serbo-Croatian
st Sesotho
tn Setswana
crs Seychellois Creole
sn Shona
sd Sindhi
si Sinhalese
sk Slovak
sl Slovenian
so Somali
es Spanish Download
es-419 Spanish (Latin American) Download
su Sundanese
sw Swahili
sv Swedish Download
tg Tajik
ta Tamil
tt Tatar
te Telugu
th Thai
ti Tigrinya
to Tonga
lua Tshiluba
tum Tumbuka
tr Turkish
tk Turkmen
tw Twi
ug Uighur
uk Ukrainian
ur Urdu
uz Uzbek
vi Vietnamese
cy Welsh
wo Wolof
xh Xhosa
yi Yiddish
yo Yoruba
zu Zulu

Original subtitles

[musica drammatica]

[squittisce]

[musica drammatica continua]

Ciao, come va?

Eh, siamo pronti.

- Diciamo che guardiamo avanti. - Ah.

[accento romano] Fatti una risata.

Andiamo a Milano, non alle Seychelles e non per una settimana.

Dovrei farmi una risata?

Gabrie', quando arriverai a Milano, non ricorderai neanche dov'è Aosta.

- È un fallimento. - Che cosa?

Oh, che "fallimento"?

Che dici? Tua madre ha trovato lavoro in un posto bellissimo.

Io ti capisco, lasci la scuola, Margherita.

Ma Milano è bella, ti cambia la vita.

Dite sempre le stesse cose, ma diciamoci la verità.

Se non si giocava pure l'anima alla roulette, questo non succedeva.

[sospira]

- In effetti, ha ragione. - Ho capito.

Ma tu hai l'occasione per voltare pagina.

Se fossi in te, non la sprecherei.

Grazie di tutto, Rocco.

Comincio a portare giù le valigie.

Ok.

- Attenzione, dentro c'è la Play. - Pure? Faremo attenzione.

Che cazzo, è di piombo 'sta Play?

Passami quella.

- Che devo fare? - Devi passarmi quella.

- Non parlavo delle valigie. - Di che parlavi?

- Milano, mamma. - Ho capito.

[sospira] Che devi fare? Devo dirtelo io? Mettiti seduto.

Che ti devo dire? Ti piace questo mondo?

È diventato una merda, no?

Lo hanno ridotto a un letamaio. Lo abbiamo ridotto a un letamaio.

Tu lo devi girare il mondo, devi conoscere gente.

C'è pure gente in gamba, non sono tutti stronzi.

Ridi, divertiti, cerca di essere felice.

Mia madre diceva: "Fai del bene e scordalo, fai del male e pentiti".

Ecco, cerca di fare del bene. È l'unica cosa che conta.

Non sentire i vecchi.

Conoscono e non sanno un cazzo.

Scopa, ecco, sarebbe pure ora.

Se trovi una ragazza che ti piace e ti innamori, tientela stretta.

Tu dove cazzo vai con questa faccia?

Mi mancherai.

- Anche tu mi mancherai, Rocco. - Mh.

- Verrò a trovarti. - Io ti aspetto.

Non litigare con mamma.

Hai detto di non ascoltare i consigli dei vecchi.

- Io sono vecchio? - Eh.

Rocco. Mi prometti una cosa?

- Ti trovi una fidanzata? - Perché devo trovare una fidanzata?

Non mi piace pensarti qui da solo, non meriti di stare da solo.

Io non sto da solo. Guarda, c'è Lupa.

["Inno alla gioia" versione rock dal cellulare]

Scusa, è il lavoro.

- Ciao, Sandra. - Ciao. Hai da fare?

Sto salutando un amico, dieci minuti e sono libero.

Oggi non riesco a stare al giornale.

Mi va di prendere freddo e mi va di prenderlo con te.

Non mi sembra una proposta così allettante.

Qui si scioglie la neve, ho le scarpe che sono due cessi.

Ti accompagno a comprare le scarpe. Dove compri di solito le scarpe?

- A Via Frattina. - Dai, scemo.

Facciamo così, fra un quarto d'ora ci vediamo in piazza, va bene?

Ok, ciao.

[sospira]

Dott.ssa Martinet, sono Rebecca Fosson del piano di sopra.

Mi sente?

Dottoressa.

Non hanno le mie scarpe qui. Andiamo a casa tua.

È il terzo negozio che giriamo.

- Domani è il compleanno di mia cugina. - Sono contento.

- Vieni a cena? - No, direi proprio di no.

Perché?

È una mia cugina con il marito. Sono scrittori, persone divertenti.

"Scrittori, persone divertenti."

Il sostantivo e l'aggettivo vanno poco d'accordo.

- Se ti dicessi che ci tengo? - Ah, sì?

Se io ti dicessi che ci tengo a non venire? [Sandra sorride]

- È difficile avere a che fare con te. - Dillo a me.

Stiamo passeggiando, parliamo del più e del meno.

- Continuiamo così. - Mamma mia! Lasciati un po' andare!

Sandra, perché non ho niente per cui lasciarmi andare.

Ah, grazie.

Che vuoi che ti dica? Che non vedo l'ora di andare con te ai Caraibi?

Che voglio dividere la vita con te? Se vuoi, te lo dico.

Che stronzo che sei.

- Cercatele da solo le scarpe. - Sandra!

["Inno alla gioia" versione rock] [sbuffa]

Che c'è, Anto'?

È successa una cosa strana a Via Des Monnaies 32.

Un'ex infermiera dice che sul pianerottolo del piano terra

- un topo ha lasciato orme di sangue. - Un topo?

Sì, escono dalla porta della vicina, tale prof.ssa Martinet.

Finiscono accanto alla presa d'aria. Lei ha bussato, ma non risponde.

Prendi qualcuno, vai a questa via… non mi ricordo,

prendi la bistecca mangiata dal topo, saluta l'ex infermiera.

- Saluta e torna a fare il poliziotto. - Ok.

La prossima volta, se trovi un gatto incastrato da qualche parte,

- chiama direttamente la Criminalpol. - Ricevuto.

- Buongiorno. - [insieme] Buongiorno.

È la porta a sinistra.

Di fronte abitano i Sibetti, io abito di sopra.

Signora, chi ha detto che queste macchie sono sangue?

- Io ho fatto l'infermiera per 40 anni. - Ah.

Ho bussato mezz'ora, ma non risponde. Dovete entrare.

- Che facciamo? - Proviamo a entrare.

Dai una spallata, magari viene giù.

Proviamo.

- Proviamo con 'sta spallata. - Vai.

A posto.

Permesso?

Porca puttana…

- Allora? Che succede? - Sig.ra Fosson, resti là.

[Ugo] Ehi.

- Allora, Ugo? - Qua sopra, dotto'.

- Rottura di coglioni decimo livello. - Ti pareva.

- Ma perché? - Come "perché"?

Perché? Perché?

- È così, le cose brutte succedono. - Perché a me?

Perché?

- Di là c'è la bistecca scongelata. - Anche i migliori toppano. Chi è?

Non lo so. So solo che si chiamava Sofia Martinet.

Che è?

- Qui hanno litigato. - Già. Ho controllato gli infissi.

Chi è stato non è passato dalle finestre.

Entrare dalla porta non è difficile. Sono entrato con una spallata.

- La catenella era inserita? - No.

- Chi ha avvertito la Questura? - La signora Rebecca Fosson.

Abita di sopra.

Vedi se c'è la chiave di un'auto. Sotto è parcheggiata una macchina.

- Magari è la sua. Italo dov'è? - Non ne ho idea.

Non ne hai idea? Se lo becco, lo prendo a calci fino a Orvieto.

- Perché Orvieto? - Che cazzo ne so?

È la prima città che mi è venuta in mente.

[campanello]

Salve, vicequestore Schiavone.

- Buongiorno. - Dai vicini c’è stata una mezza lite.

- Quando? - Non lo sappiamo ancora.

- Prego. - Grazie.

- Lei non ha sentito nulla? - No.

Se avessi sentito qualcosa, mi sarei allarmata.

- Prego, si sieda. - Grazie.

- Desidera un caffè? - No, la ringrazio molto.

Volevo chiederle, chi era la sig.ra Martinet?

Era una studiosa, aveva una cattedra all'Università di Torino.

Insegnava storia dell'arte. Era una massima esperta di Leonardo.

- Lo conosce? - Non di persona.

- Viveva sola? - Sì.

Aveva divorziato tanti anni fa dal marito che insegnava a Pisa.

Si chiamava Cardelli o Cardarelli, boh.

Hanno un figlio, non lo si vede mai.

- Forse abita a Milano? - Non lo so. Lo chiede a me?

[versi dalla stanza accanto]

È mio figlio Dario, si è svegliato. Mi scusi.

Andiamo, tesoro, vieni. Vieni, andiamo.

Dario, questo signore è della polizia.

Polizia. Polizia.

- Polizia. - Vieni, Dario, vieni.

Accomodati, dai. Così, bravo.

- Ok. Hai fame? - "Figotti".

Biscotti, certo.

- [Dario] "Follini". - Frollini, sì, tesoro.

Tieni, prendi. Ecco.

È così dalla nascita. È un po' indietro.

Non vede, parla una lingua tutta sua.

O almeno, storpia le parole. Però io lo capisco.

Non c'è stato niente da fare.

Qualche minuto di ritardo, meno ossigeno al cervello.

Poi il problema degli occhi. È stato sfortunato Dario.

- Anche lei. - Sì, anch'io e mio marito.

[Dario grida parole indistinte]

- Che vuol dire? - Non l'ho mai sentito.

Ogni tanto grida cose senza senso.

[parole indistinte]

- Ma chi vive qui accanto a lei? - Di fronte a me nessuno.

Di fronte a Sofia vivono i Sibetti, Elena e Mario.

[parole indistinte]

Gli è preso di urlare così. Chissà che cosa pensa.

Povera prof.ssa. Sa, un po' mi vergogno.

- Di che cosa? - Di non avere lacrime per lei.

Ma io di lacrime non ne ho più.

Non si preoccupi, sono l'ultima persona che la può giudicare.

[parole indistinte]

- La ringrazio. - Prego.

- Arrivederci. - Arrivederci.

Dario.

[un cane abbaia]

- Ciao. - Ti ho preso un pezzo di pizza dal forno.

- Questa la mangio dopo. - Sì.

Senti,

io e te dobbiamo parlare.

Mio cugino Helmut se ne va, quindi ho pensato, insomma…

- È ora che tu venga a vivere da me. - Come facciamo?

Disdici questo appartamento, prendi le tue quattro cose e vieni da me.

Tu hai anche il… Come si chiama? Il lupo cecoslovacco.

Zanna Bianca è addestrato e poi se ne sta per i fatti suoi.

- Poi voi non andate d'accordo? - È una parola.

No, Michele, no. No, non è una parola. È facile.

Vieni da me e usi la stanza di Helmut per i tuoi attrezzi.

Devo andare in bagno. Ne parliamo dopo.

♪ Su di noi, ci avresti scommesso tu ♪

♪ Su di noi, mi vendi un sorriso tu ♪

♪ Se lo vuoi, Cantare, sognare, sperare così ♪

♪ Su di noi, gli amici dicevano ♪

♪ No, vedrai, è tutto sbagliato ♪

♪ Su di noi, nemmeno una nuvola ♪

♪ Su di noi, l'amore è una favola ♪

♪ Su di noi, se tu vuoi volare ♪

- È vero che sei un "caghineri"? - Sei "ricchione".

- Io? Ma sei matto? - Perché non hai una fidanzata?

Non vai al mare a vedere le tette.

Uno di questi giorni, Nico, dimagrisco e me le scopo tutte.

[insieme] "Caghineri"!

♪ Su di noi, nemmeno una nuvola ♪

♪ Su di noi, l'amore è una favola ♪

♪ Su di noi, se tu vuoi volare ♪

♪ Su di noi, ancora una volta, dai ♪

♪ Su di noi, se tu vuoi volare ♪

♪ Ti porto lontano, nei campi di grano ♪

♪ Che nascono dentro di me ♪

♪ Nei sogni proibiti di due innamorati ♪

♪ Nel posto più bello che c'è ♪

[sospira]

- Senti, Federico. - No, basta.

Quando cominci così, so già la risposta.

Lasciamo perdere, continuiamo a vivere come due vermi sottoterra.

Però una cosa me la devi dire. È vita questa?

Dici ancora che il panificio è di tua moglie?

Sì.

Devo aspettare che vai in pensione per vivere con te?

Stasera non venire a fare il turno in panetteria.

Evita anche di chiamarmi. Voglio stare solo.

[accento toscano] Qui ci sono libri preziosi, roba da pazzi.

- Perché non fai il tuo lavoro? - Non rompere i coglioni, guarda.

Le prose di Pietro Bembo stampate nel 1745.

Qui ho trovato una Storia d'Italia di Guicciardini, 1824.

Se non ci fate nulla, ne sono certo, visto il tuo livello culturale

li prendo io, se no finiscono nel cassonetto della differenziata.

Mettiti a lavorare, dai.

[sospira] Va beh, a me la morta.

Vieni, bambina, vieni. Ci penso io a te.

- Ugo. - Oh, dotto'.

- Come stai? - Bene, grazie.

- Con la ragazza come va? Con… - Con Eugenia?

Bene, grazie, gentile.

Ognuno sta a casa sua.

- Due cuori, due capanne. - Certo.

Tanto stiamo solo a una rampa di scale di distanza.

Comunque, io sto sempre a casa sua. Da solo a casa mia è triste.

Da lei invece è tutto colorato, allegro e poi c'è lei.

- Dove lo fate? - Dotto', non si domandano 'sti fatti.

- E ho una certa età, dove vado? - Ricordati, Ugo:

"Mai sconfitta ci sarà nel cuore di chi lotta".

- Secondo voi, è un'auto d'epoca? - Non so manco se è una macchina.

- Sai che mi sembra? - Eh.

Sembra una del coro dell'Armata Rossa.

No. No, nel coro dell'Armata Rossa cantano solo maschi, niente femmine.

- Buongiorno. - [insieme] Buongiorno.

[in siciliano] Che freddo! Mi si gela il sangue.

- A proposito, dove sta il sangue? - Piano terra.

- Chi c'è dentro? - Il principe azzurro.

Mh.

- Che è? - Avete messo i soprascarpe?

Guarda, io ve lo dico. Mi avete scassato voi due.

- Ma non serve. - Aah…

Ho trovato un mazzo, deve essere quella in cortile.

Bravo, Scipioni, dallo ai miei quando arrivano.

Case'. Tu rimani qui e aspetta la Scientifica.

- Digli di guardare nell’auto. - Signorsì.

Tu torna in Questura, fai una ricerca sulla Martinet, vedi chi è, ok?

Tieni, Case'.

Ha preso un colpo tra lo sfenoide e il parietale.

Botta data con qualcosa di pesante. La faccio a fette e ti dico meglio.

L'arma del delitto non si trova.

- Questo che ci fa pensare? - Dipende.

L'assassino l'ha colpita con un oggetto di sua proprietà

o l'ha trovato qui e l'ha portato via.

Di sicuro, l'assassino conosceva la Martinet.

- Perché? - Ci sono due scodelle, due bicchieri.

Non ha fatto in tempo a sparecchiare.

- Forse stavano lavorando insieme. - Probabile.

Aveva un cellulare vecchio coi tasti grandi.

- Non era tecnologica. - Eh.

Viveva da sola, abbiamo scoperto il cadavere grazie a un topo.

L'assassino è uscito dalla porta.

Non era chiusa a chiave o con la catenella.

Eh, no, non c'erano segni di effrazione, come sulle finestre.

Quindi la vittima ha aperto all'assassino.

O all'assassina.

Salve.

C'è qualcosa di interessante?

Gli appunti della vittima e qualche scontrino.

Altro di interessante non c'è. Le solite cose, giornali, ombrello.

Ho capito. Quando me la può dare, questa?

- Appena analizzata. - Certo.

Troviamo informazioni sulla signora. Conto in banca, proprietà, lavoro.

Famiglia, amici, cani, gatti e affini.

- Avete trovato una cassaforte? - No, nessuna.

La domanda nasce spontanea. Non mi sembra una donna ricca.

Eviterei il furto come movente.

Perché uccidere una donna che ha più di 70 anni?

Un'ex docente, una studiosa, un topo da biblioteca?

Forse è un po' prematuro. Mi concentrerei su questo e il computer.

Sicuramente.

- Tolgo il disturbo. - Magari, sì.

Andiamo, Lupa.

Sofia Martinet, nata nel 1945 a Pont-Saint-Martin.

Nel 2009 lascia la cattedra dove insegnava a Torino,

ma frequentava il mondo degli studi.

Ha una cascata di pubblicazioni su riviste di studi dell'arte.

Ha vinto un sacco di premi e faceva molte conferenze.

Ho capito. La vicina di casa dice che era sposata e ha un figlio.

Sì, con l'ex marito, Pietro Cardelli.

- Lui insegna fisica a Pisa. - Ho capito. Il figlio?

- Gianluca Cardelli, vive a Biella. - Che lavoro fa?

- Qua dice "libero professionista". - Se dicono "libero professionista",

vuol dire che non fanno niente dalla mattina alla sera.

Se no, uno scriverebbe avvocato, operaio, dirigente, impiegato.

Abbiamo capito, è chiaro. Continua.

È come quando uno dice: "Io mi occupo di import-export".

- Che significa? - È tutto chiaro.

Facciamo continuare il viceispettore Scipioni

o vuoi rompere i coglioni ancora?

- Queste cose io già le so. - Io no.

Ugo, io no. Le vorrei sentire, ok?

Tu mi devi spiegare una cosa.

Come mai alterni momenti di lucidità rarissima

a momenti di baratro, di nebbia, di abisso?

Eh, Ugo?

- Vai avanti. - Sì.

Sempre nel mondo degli studi ha avuto polemiche con mezza Europa.

Era un tipino abbastanza energico.

Era specializzata su Leonardo da Vinci.

Va beh…

Cercate l'ex marito e il figlio, va bene?

Va bene?

- Che ho detto? - Ho capito, Case', eh.

Dove sei finito, Sebastia'? [sospira]

Hai capito, Lupa? Uno alla volta, se ne vanno tutti.

Andiamo, va'.

Beh, è andata benone stasera, mi pare.

Sì, però per un po' di tempo stiamo calmi.

- Motivo? - Non dobbiamo esagerare, Italo.

Siamo ad Aosta, aspettiamo qualcuno da fuori.

Se la voce gira, rischiamo troppo.

- Quanto tempo? - Non so.

Almeno un paio di settimane.

- Sei al verde? - No, ma voglio potermi fidare.

Avete inventato la sospensione per farmi fuori?

Ma dai! A forza di fare il poliziotto, vedi marcio ovunque.

Non ti prendevo in giro, ma lo stop ci vuole.

Tranquillo, ti ricontattiamo noi. Puoi resistere 15 giorni, no?

Italo, scusa, mi togli una curiosità?

Di'.

La divisa perché non la molli? Che ne te fai?

Non lo so.

Ci penso ogni giorno.

Me la sono messa addosso per sbaglio.

Non c'è nessuno, Lupa. Se ne sono andati tutti.

Siamo rimasti soli.

Uffa. ["Inno alla gioia" versione rock]

- Allora? - Ciao, Rocco.

- Come stai? Tutto a posto? - Siamo a Milano.

La nostra abitazione è vicino alla fermata della metro Famagosta.

- Il panorama è da film degli zombie. - Ti piacciono i film horror.

- Mi piace guardarli, non starci dentro. - Ah.

Vado a dormire, domani inizio la scuola.

Vestiti bene e comportati bene. Sii gentile con tutti.

Se fai buona impressione all'inizio, vivi di rendita.

Avevamo detto "niente consigli".

Va beh, hai ragione. Ciao, buonanotte.

Ti rendi conto? Barretta proteica.

Devo limitare carboidrati, alcol e grassi, in generale.

- Che me ne frega? - Perché non mi porti più Pierron?

Era ganzo. Vomitava, sveniva. Sveniva e vomitava.

- Mi divertiva. - Meno lo vedo, meglio è.

- Fa cazzate? - Eh.

- Da menarlo da qui a Teramo. - Perché Teramo?

Che ne so? È la prima città che mi è venuta in mente.

Va beh, comunque…

Voilà! Sofia Martinet, in tutto il suo splendore.

- La fai finita? - È morta. Vuoi continuare a piangere?

- No, ma non mi viene da ridere. - Va bene.

La signora è stata assassinata lunedì, tra le 12:00 e le 14:00, vedi?

Qui, un colpo secco e violento le ha sfondato il cranio.

Sto analizzando i contorni.

Direi un oggetto contundente squadrato e pesante.

- Che ancora non abbiamo trovato. - Ah, qui.

Sotto le unghie c'è della stoffa.

- Ha lottato con l'assassino? - Non direi.

Secondo me, ha avuto un contatto.

Ho preso dei campioni, li mando a Michela per saperne di più.

Perché la chiami Michela?

Anche se tu ci stai insieme, non puoi chiamarla per nome.

- Dott.ssa Gambino. - Ma vaffanculo!

- Quanto era alta la signora? - Ehm… 1,63 m.

- È stata colpita dall'alto in basso? - Sì.

- Quanto era più alto l'assassino? - Quindici centimetri.

Ti devo fare vedere una cosa.

- L'anulare, vedi? C’era un anello. - Sì.

- Ce l’aveva sempre, ha mangiato la pelle. - La fede?

Non sai un cazzo. È a destra! La fede si porta a sinistra, dai.

Poi era tanto tempo che era separata.

L'ho detto alla dott.ssa Gambino, ma non ha trovato nulla.

Secondo me, l'assassino l'ha uccisa e poi le ha sfilato l'anello.

La domanda è: "Come mai?"

Forse l'anello raccontava troppo ed era meglio farlo sparire.

- Poi azzardo. - Provaci.

Per sfilarglielo ci è voluto un lubrificante, magari.

- Saliva? - Sarebbe una bella botta di culo.

Proviamo, può essere il nostro unico indizio. Non c'è tanta roba.

- Posso confessarti una cosa? - Hai ucciso tu la vecchia?

Scherzo, dimmi.

[Rocco] Sto perdendo i pezzi.

Quando capita che si aprono le tende, guardo il panorama.

Non è un granché. Sto perdendo i pezzi.

- Non ho capito. Che hai perso? - Gabriele.

- Dov'è andato? - A Milano.

Bene, hai la casa libera. Niente rotture di coglioni.

L'unica soluzione è quella, fai come me.

- Non ti devi legare a nessuno, mai. - E Michela?

Eh, Michela…

Lei mi ha preso in un momento di debolezza.

Poi sono cazzi miei. Mi "garba" e non voglio sentirmi in colpa.

- Chi ti ha detto niente? - È per chiarire.

- Pontifichi tanto e sei peggio di me. - Dammi retta.

Puoi riflettere sulle storture dell'esistenza,

ma alla fine finiamo tutti lì dentro.

Tavolo di metallo, cappotto di legno e buonasera.

Zanna, amore!

[dialogo non udibile]

[musica malinconica]

["Inno alla gioia" versione rock]

- Dica, dottor Baldi. - Sofia Martinet non era ricca.

La casa era in affitto e sul conto in banca ci sono 2.000 euro scarsi.

Non aveva titoli o appartamenti e viveva con la pensione.

Era sostanziosa, ma non giustifica l'omicidio.

Esatto. Buon lavoro. Non posso stare tutto il giorno al telefono con lei.

Se non sono matti, non li vogliamo.

- Mezz'ora e poi vado via. - Ok, mi fai leggere prima di consegnare?

Sì, è già tutto a posto.

- Ok. Anche tu sei a posto? - Sì.

- Ti serve qualcosa? - Dott.ssa Buccellato.

- Rocco. Ciao. - Ciao.

Senti…

Sono una testa di cazzo, non te lo meriti.

Però se tu mi dai la possibilità, io vorrei continuare…

Non c'è nulla da continuare, perché nulla è mai cominciato.

Hai ragione, ma ieri ti ho trattata male.

L'unico consiglio che mi sento di darti è curati.

- Mh. - Lo dico per te.

Stai male, vivi male, non riesci a goderti i momenti della vita.

- Le scarpe? - Mh?

- Non hai comprato le scarpe? - No.

No, non ne ho bisogno. Ne ho due paia nuove.

Eri uscito con me per trattarmi male?

No, no, no.

Non è vero, volevo vederti.

Io volevo vederti, ma poi mi scende come un velo nero davanti agli occhi

e divento uno stronzo.

Sai, degli stronzi io mi innamoravo al liceo.

Ora basta, però.

Pensavo che si potesse avere un rapporto normale

tra un uomo e una donna maturi.

Io ho bisogno di leggerezza.

- Tu non sei leggero. No. - No.

No.

Va beh, vado a scrivere il pezzo su Sofia Martinet.

Era una donna eccezionale, sai?

Se n'è andato un pezzo di cultura. Intitolo così l'articolo.

Ce la invidiava mezza Europa, era conosciuta meno di un calciatore.

Va beh.

- Ciao. - Ciao.

È saltato fuori un notaio.

Ha un legato testamentario di Sofia Martinet.

Ha destinato i suoi libri alla biblioteca del Comune.

- È un lascito importante, pare. - Fumagalli non sarà contento.

Che cos'è che non torna? La signora era divorziata.

Il figlio non lo vedeva quasi mai, non era ricca. Perché ucciderla?

Forse aveva qualcosa di importante che interessava a qualcuno.

- Che può avere di prezioso una come lei? - Forse un libro speciale.

- Un libro che vale molto. - Lo tiene in casa, senza una cassaforte?

- Magari un anello. - Un anello?

Sappiamo che è morta lunedì fra le 12:00 e le 14:00.

Dai rilevamenti sembra che ci sia stato un litigio.

Sentiamo i vicini. Sentiamo chi c'era.

Interroghiamo il marito. Come si chiama? Il professor…

- Cardelli? - Cardelli, sì. E il figlio.

- Va bene? - Ok.

Quant'è bello, 'sto cane.

- Ah, sei qui? Dov'eri finito? - Da nessuna parte.

Non ridirmi la stronzata della sveglia che ti do un calcio in culo.

Ehm…

Allora sto con una tipa, storia complicata, la mollo appena posso.

- Ti dovrei credere? - Fai un po' come vuoi.

Ricordi quello che ti dissi

all'inizio, quando ci siamo incontrati?

Me ne hai dette tante di cose, non so a che ti riferisci.

Ti dissi che somigliavi a una faina.

Ho conosciuto tante faine, ma mai nelle Forze dell'Ordine.

Sì, quella me la ricordo.

Mi hai coinvolto nel sequestro del camion di marijuana.

Abbiamo fatto un sacco di soldi. Quella è una cosa da ricordare.

- È vero, è un bel ricordo. - Vero?

- Bravo. - Oh.

Allora capirai che non devi dirmi cazzate

e non mi devi rompere i coglioni.

Capisci che sono l'unica assicurazione che hai?

Te lo ripeto, Italo. Che cazzo combini?

Io te lo ripeto. Sto vedendo una tipa.

Tu hai ripreso a giocare.

Non so in che giri sei finito,

ma se torni nella merda, non venirmi più a chiamare.

Dimmi una cosa. Perché ci dovrei finire?

Va bene. Ho visto che hai fatto la tua scelta.

- Buona fortuna, Italo. - Grazie.

- Va beh. - Che cosa pensi?

Pensi di sapere sempre tutto? Di essere indispensabile?

Sai che cosa sei?

Uno che non ha i coglioni per spararsi un colpo di rivoltella.

Te l'ho detto, non sei mio padre, non sei mio fratello.

Come dici tu, fatti i cazzi tuoi e lasciami vivere la mia vita.

Buongiorno.

Ecco qua.

Ancora non riesco a pensare

che sotto a casa mia ci sia stato un omicidio.

Ah.

Sig.ra Fosson, le chiedo un altro sforzo di memoria.

Adesso noi sappiamo con certezza

che la signora Martinet è stata uccisa lunedì tra le 12:00 e le 14:00.

- Lei ricorda dov'era? - Lunedì sono andata a fare la spesa.

Sono rientrata verso le 10:00. Ho messo Dario a dormire.

- Poi sono andata dalla merciaia. - Ah.

- Ricorda quanto è stata via? - Erano le 12:00 o 12:15.

Suona la sveglia del cellulare per la pillola per la pressione.

Sono rientrata che erano le 13:00 o 13:10.

Ho trovato Dario seduto sul divano che rideva.

[grida parole indistinte]

- Che dice? - Non lo so, sono parole nuove.

- "Aua!! - Questa la so, acqua.

- Vado a dargli da bere. - Ha sentito rumore o avvertito qualcosa

- davanti alla porta della signora? - No.

Mi dispiace, non ho sentito niente.

Non ho visto niente di strano, almeno che io mi ricordi.

Oh, oh, oh, oh. Piano, piano.

- "Bubunna". - "Bubunna", sì, certo. Buona.

- Rocco. C'è il figlio della Martinet. - Fallo accomodare.

- I Sibetti… - Chi?

I vicini di casa della Martinet.

Lei lavora al supermercato, lui porta le ambulanze.

Il giorno dell'omicidio erano al lavoro, abbiamo controllato.

Senti, i rapporti con Italo, da oggi in poi, tienili tu.

- Deruta. - Oh.

Che c'è, Miche'? È tutto il giorno che sei strano.

Stai strano forte. Che ti succede?

Parlami, sono tuo amico.

Dai, dimmi.

Mio cugino che si chiama, metti, Filippo…

Ferma la mula. Si chiama Filippo o no?

- Sì, sì. - Stai a fare il "fregno".

Di': "Mio cugino che si chiama Filippo".

Mio cugino che si chiama Filippo, va bene?

Non va con le donne, ma con gli uomini.

- Dove? - "Dove"?

Non va da qualche parte, nel senso che fa l'amore.

- Ho capito, è gay. - Sì.

E allora, che fa?

Mio cugino ha un fidanzato.

- Come si chiama 'sto fidanzato? - [in sardo] Ah, che palle!

- Che te ne frega? - Per capire meglio, entrare nel discorso.

- Andiamo avanti, jemo. - Eh, jemo. Non mi interrompere.

- Come si chiama mio cugino? Dove va? Dai! - Scusa.

Insomma, mio cugino ha questo fidanzato.

- Però non vivono insieme. - Ah, no?

No, perché in paese non lo sa nessuno.

- Se vivessero insieme, si saprebbe. - Va beh.

- Perché non vogliono farlo sapere? - Tutti saprebbero che sono gay.

La loro vita sarebbe finita, gli darebbero il tormento, li…

- Come si dice quando ti mettono da parte? - Aspe'.

- Ce l'ho qua. - Dove imprigionavano gli ebrei.

- Il ghetto. Li ghettizzerebbero. - Bravo.

Non avrebbero più una vita, invece devono vivere.

Vivono il loro amore di nascosto.

Ma che davvero?

Non è giusto. Ognuno ama chi vuole e quando vuole.

Poi è un errore non andare a vivere insieme.

Se tuo cugino ha il fidanzato e il fidanzato ha la stessa taglia,

sta proprio "a cocca di pippa", preciso.

Possono comprare la metà dei vestiti, le scarpe.

Sai che risparmio? Altro che bollette.

Da quanto tempo non vede sua madre?

Non lo so.

Mi pare dicembre dell'anno scorso.

E che non la sente?

- Non so, Natale o Capodanno? - Dopo Capodanno.

- L'ho chiamata al telefono. - Il motivo?

Di che si occupa, sig. Cardelli?

Ho avuto molte disavventure. Non sono molto fortunato negli affari.

Prima che controlliate, ho avuto problemi con la legge.

È una storia di 15 anni fa, avevo 25 anni.

Ero nei guai. Capita a tutti di sbagliare, no?

Comunque, avevo un wine bar, ma ha girato male.

Ora di che cosa si occupa?

Ho un vecchio sogno.

Mi piacerebbe aprire un rifugio tutto mio.

- Un rifugio costerà dei soldi, no? - Lo so.

Io e la mia compagna abbiamo qualcosa da parte.

Poi ci sono le banche. [Rocco ride]

Le svelo un segreto, se non ne è al corrente.

Le banche danno i soldi a chi già ce li ha.

Altrimenti se li può scordare.

Sua madre…

era una persona molto importante.

- Ha sofferto questa cosa? - Mia madre…

Era una studiosa, come mio padre.

Io non c'entro nulla con loro.

Dov'era lunedì fra le 12:00 e le 14:00?

A Biella.

Comunque,

di' a tuo cugino che è un fesso, un mammalucco.

- Se vuole vivere con uno, deve farlo. - Eh.

Quello che dicono in paese, si fregassero in petto.

Anche papà è stato…

- Qual è la parola per gli ebrei?

- Ghettizzato? - Sì.

Ghettizzato a Mozzagrogna.

Papà, buonanima, aveva una mano sola.

L'altra l'aveva persa con il trinciaerba, pensa il dolore.

Ogni volta che passava in piazza con i pacchi gli strillavano:

"Umbe', ti serve una mano?" E tutti a ridere.

- Ridi pure tu? - No.

Papà non raccoglieva, non rispondeva.

Quando ha vinto le regionali di filotto con una mano sola

e nella mancante si era fatto mettere una testa a ponte, zitti.

Tutti a portargli rispetto, capito? "Possano cagare i chiodi".

Ma io devo raccontare queste cose a mio cugino?

Sì, secondo me, è un bel prologo.

"Un bel" che cosa?

- Prologo. - Che?

Quello che raccontava Gesù. "Maestro, non ho capito."

- "Ti faccio il prologo." - Non il prologo, la parabola.

La parabola. Non hai fatto il catechismo?

Sì, l'ho fatto, due volte.

Ripetente, al primo tentativo non ce l'ho fatta.

Come fa uno a farsi bocciare al catechismo?

Ho vomitato l'ostia.

Il parroco di Mozzagrogna voleva farmi un esorcismo.

Perché mi dice tutte queste bugie, mh?

Mi dica la verità. Perdiamo meno tempo tutti quanti.

- Dov'era lunedì? - Ero…

a Cervinia, a vedere il rifugio che vorrei acquistare.

Ah, ci voleva tanto? Era qui in valle, qui vicino.

Secondo lei, io posso incriminarla per omicidio o posso sospettare?

- È questa la sua preoccupazione? - No.

A che ora è tornato a Biella?

Nel primo pomeriggio, mi pare.

Ho capito. Qualcuno stava uccidendo sua madre

e lei stava visitando il rifugio che vuole acquistare?

- Come si chiama il rifugio? - Les Perreres.

"Les Perreres", ho capito.

- Ha visto qualcuno? - Il proprietario, il sig. Combaz.

Se ne vuole liberare, perché deve andare in pensione.

[bussano alla porta]

Va bene, può andare. Rimanga a disposizione.

Rocco, Alberto mi ha detto dell'anello.

Questa era in camera da letto, guarda l'anulare della mano destra.

Anto', fagli fare un ingrandimento.

Dotto', su Gianluca ho trovato dei precedenti.

- Si è fatto sei mesi per truffa. - Cioè?

Gioielli falsi.

Con un falso negoziante di Ivrea,

prendeva collane e bracciali fatti adesso e li spacciava per antichi.

Si è fatto un po' di euro.

Sbrighiamoci, l'ex marito della Martinet è all'obitorio.

È morto pure lui?

Tante volte mi fai cadere i coglioni per terra, sai?

[clacson] [Ugo] Tié!

- [agente] Grazie. - Arrivederci.

Professore, vicequestore Schiavone.

Cardelli Pietro.

[Rocco] Chiroptera, meglio conosciuto come pipistrello.

L'unico mammifero che può volare. Dotato di una vista scarsa.

Di notte, è grazie all'emissione di ultrasuoni

che individua prede e ostacoli.

Anche se fa freddo, preferirei camminare un po'.

- Le dispiace? - No, prego.

L'ultima pubblicazione di Sofia riguardava

gli studi ottici di Leonardo.

Anche se non ci frequentavamo più, leggevo gli articoli che pubblicava.

Sofia era una studiosa importante.

Mi creda, ci siamo amati, molto.

- Di suo figlio che mi dice? - Eh!

Io e mio figlio non siamo mai andati d'accordo.

Credo che lui vedesse sua madre ogni tanto, ma con me

era storia chiusa ormai da molto prima del divorzio.

Purtroppo, non si può avere sempre il figlio che si sogna, no?

- Potrebbe dire lo stesso di suo padre. - Sì, certo, è vero.

Con Gianluca, di errori, io ne ho commessi tantissimi.

- Troppi. - Mi aiuti a capirci qualcosa.

Lei sa chi frequentava Sofia?

Beh, non ci sentivamo più neanche per gli auguri di Natale da anni.

Io e Sofia ci siamo sposati, abbiamo avuto Gianluca.

Per un po' è andata, anche se non erano rose e fiori.

- Poi? - Poi,

quando Gianluca aveva 20 anni, lei ha iniziato una storia segreta.

Ci siamo trascinati un paio di anni e poi ci siamo lasciati.

- Grazie. Arrivederci, professore. - Prego.

[voce di Gabriele] "In classe ho 11 esseri col cappellino al chiuso.

Per riconoscere i Pink Floyd hanno usato un’app sul cellulare."

Va beh.

Quando si sono trasferiti qua, tu li odiavi.

- Anche se gli hai offerto tu ospitalità. - È sempre così.

Ti accorgi di una persona quando se ne va.

Ti sei accorto di me solo quando sono morta?

No, io mi sono accorto di te sempre. Si può dire?

No, in italiano no, ma il concetto è chiaro.

- Poi passa. - Che cosa?

La malinconia per Gabriele passa.

Il tempo cura questa sensazione.

Anche se il tempo io non me lo ricordo.

- È una liberazione? - In un certo senso, sì.

Se ci pensi, anche le ombre non hanno più senso.

L'ombra segna il tempo. Si allunga e si accorcia.

Vuole la luce. Hai mai visto un'ombra senza luce?

Anche la luce io non so più che cosa sia.

Non so dov'è il buio.

Non mi riguardano più.

Se uno non ha più gli occhi, nessuna luce può essere importante.

- Adesso non mi vedi? - Sei tu che vedi me.

Tu no?

Che cosa ti sei messo in testa? Una favola?

Non c'è niente di quello che tu possa lontanamente immaginare.

Che cosa devo vedere? Potrei immaginare.

L'immaginazione è luce.

Qui di luce non ce n'è.

E visto… che stiamo giocando con le parole,

ho una parola nuova per te.

- La vuoi sapere? - Sì.

Telamone.

Che cosa vuol dire?

Coglione.

- Ciao, ragazzi. - [insieme] Ciao.

Allora, 'sta bomba?

Vieni qua, guarda.

Queste sono le impronte trovate sulla tastiera del portatile

sulla barra spaziatrice e sulla "A", che si usa di più.

Allora? Diccelo.

- Sono le impronte di Gianluca Cardelli. - Ha usato questo computer.

- Sì, ma quando? - Beh, "quando"?

Se avete trovato le impronte, sarà stato l'ultimo a usarlo,

se no c'erano quelle di Sofia.

Niente…

- Lo dovrò aprire. - Hai qualcuno che lo sa fare?

- L'agenda, quando me la dai? - Presto.

- Dammi un giorno e te la consegno. - Va bene, bravi.

- Grazie. - Dove vai, sbirraccio?

- Anch'io ho qualcosa per te. - Tipo?

Ricordi la storia dell'anello? Ho avuto culo e ho trovato questo.

Glicoproteine e glicosamminoglicani.

- Elettroliti di iodio. - Certo.

Bava, ignorante, saliva.

Per trovare il proprietario ci vorrà tempo e potremmo non trovarlo.

- Uno può ammazzare per un anello? - Ammazzano anche per molto meno.

Qualcosa lo sappiamo.

Qualcuno avrà lubrificato il dito per sfilarle l'anello.

Io lo mando in laboratorio e gli faccio fare il DNA.

- Ci vorrà tempo, ma insomma… - Va bene, bravi.

Ci vediamo dopo.

- Ciao. - Ciao, Rocco.

Senti,

io mi vado a fare un caffè buono buono e caldo caldo al bar.

Sì, eh?

Ma lo sai, Michela,

che quando ti levi il camice, mi fai impazzire?

Quando faccio così?

- Tu non hai freddo? - Allora, scaldami, minchione.

Io sono qui apposta.

Sei bella come il sole, porca puttana.

L'ultima ricerca fatta risale al giorno dell'omicidio alle 10:30.

Poi ci sono e-mail e un paio di giorni stranamente vuoti.

Come recuperiamo le e-mail?

Se cancellato, il messaggio non c'è più.

Provate con i server delle aziende, prima che facciano l'espulsione.

Prima che cancellino il messaggio.

- È roba da polizia postale. - Non ho l'autorizzazione per questo.

- Certo, mi do da fare io. - È più facile di quello che pensa.

Moriani lavora alla Postale. Inoltri la domanda e lui si mette all'opera.

- Ah. Come conosci questo Moriani? - Prima lavoravamo insieme.

- Cose non proprio legali. - Sì?

- Ora sta con i buoni. - Saremmo noi?

- No? - Sì.

Eh? Lo lasciamo col dubbio? Resta con il dubbio.

Ah, Ugo. Messaggio di mamma.

Se lasci ancora la tazza sporca, fai colazione al bar.

Stronzo, questa ti caccia via.

Che fai? Lava la tazza, ti fai sempre riconoscere.

["Inno alla gioia" versione rock]

- Dottor Baldi. - Come da sua richiesta,

ho controllato la situazione bancaria di Gianluca Cardelli.

- Novità? - Ha 800 euro di rosso.

- Ah, allora potrebbe… - Arrivederci, Schiavone.

Non posso perdere la giornata al telefono con lei.

- Signor Combaz? - Sì.

Vicequestore Schiavone. Volevo parlare di Gianluca Cardelli.

Grazie.

Cardelli è venuto qui lunedì. Era interessato al rifugio.

Io e mia moglie siamo stanchi. È il momento di ritirarci.

È certo che lui è andato via alle 12:30?

Ci può giurare, mangio a quell'ora e non sento ragioni.

Lei dovrebbe farmi un favore. Io vorrei tendergli una trappola.

A Cardelli?

- È lui l'assassino? - Sì, ci stiamo lavorando.

Nella cosa che ho in mente lei potrebbe essere fondamentale.

Lei deve dire a Cardelli

che c'è un altro compratore interessato al rifugio

e che deve lasciare una caparra di 15.000 euro.

- Una caparra ? - Sì, in contanti, 15.000 euro.

- E se me li dà? - Mi informa immediatamente.

Non si preoccupi.

Se Cardelli non vuole comprare il rifugio, si è tolto un dubbio.

Una cosa.

- Perché in contanti? - Perché Cardelli non ha una lira.

Se trova quella cifra, deve spiegarmi dove l'ha presa.

Sospetta una refurtiva?

["Inno alla gioia" versione rock] Mi scusi.

- Dimmi. - Antonio complottava con la Gambino.

- È una cosa normale. - È normale.

Ha detto che segue una sua pista e poi si è fiondato fuori.

- È nell'appartamento della Martinet. - Ok.

Avete fatto controllare l'anello al gioielliere?

Sì, ha detto che può valere 40 euro o 30.000.

Dipende dalla pietra. Non sa altro.

Va bene, grazie.

Adesso che lascia il rifugio, lei può venire a lavorare per me.

Grazie per la stima.

- Ma io preferisco i boschi alla gente. - Sono d'accordo.

- Ehi, Anto'. - Oh.

- La Gambino sa che sei qui? - Certo.

Allora, Sofia Martinet aveva in casa tutti i premi vinti.

Qui c'è la lista, l'ho scaricata online.

Sono tutti qua, tranne uno.

- Sarebbe? - Questo.

Premio Telamone, città di Milano.

"Telamone"?

La statuetta è alta 32 centimetri e pesa 1,5 chili.

È un premio importante. E ho scoperto che cos'è un telamone.

È una scultura usata al posto di una colonna.

Una specie di cariatide, però maschile.

- Si ispira ad Atlante. - Ho capito, grazie per la lezione.

- Manca solo questa? - A casa non c'è.

Lo ha vinto l'anno scorso, è strano.

Sospetti che l'assassino abbia usato quello per ammazzare la Martinet

- e poi se l'è portato via? - Ne sono sicuro.

Va beh…

Fa' una cosa, chiama l'organizzazione di questo premio.

- Fatti fare un facsimile, va bene? - Ok.

- Ah, Anto'. - Sì.

Bravo, bel lavoro.

Ecco qua.

Mettetevi là.

- Come entriamo? - Il lucchetto è fracico. Impara, Rocco.

Tira su piano, facciamo casino. Piano, piano, piano.

[fischio] Arriva Don Luigi.

[fischio] Arriva Don Luigi.

Don Luigi, stasera dovete rompere?

- Don Luigi. - Oh, Furio.

- Che fai a quest'ora qua fuori? - Fumavo una sigaretta.

- Ancora in giro col motorino? - Finché cammina.

Si faccia la moto.

Ragazzino, non cambiare discorso. Sono le 22:00, dovresti stare a casa.

- Sbrigati, Seba, li mortacci tua. - Mi sono incastrato, prendilo.

Come? Viene giù la serranda. Io ho due braccia.

- Fallo cadere fuori. - [Sebastiano] Per terra?

Che fa? Ha la cotica.

Dai, mi tremano le braccia.

Tie', Brizio! Poteva mancare lui?

Dove stanno Rocco e Seba? Voi state sempre insieme.

In parrocchia non vi ho più visto.

- Avevamo da fare. - "Da fare"?

Io vado a parlare coi tuoi genitori e vediamo che avete da fare.

- Che vuole Don Luigi? - Gli starà facendo la comunione.

Prima devono passare 15 giorni a confessarsi.

- Che avete detto a Don Luigi? - Che la strada era chiusa.

- Che ci facciamo con il prosciutto? - Boh. Lo dividiamo.

- Come? - Un modo lo troviamo, tranquillo.

Ragazzzini! Mi facevo improsciuttire da voi, eh?

Allora? Bello.

- Lo avete pizzicato al salumiere? - Sì, dal tedesco.

Bravo, bravo, è antipatico pure a me.

Quanto sta al chilo?

- Settemila. - Cinquemila, eh!

- Sarà 13 chili? - Può essere.

Sì. Facciamo una bella cosa. Tu gli togli due chili di ossa.

A cinque sacchi al chilo, quanto fa? Cinquantacinque sacchi.

Ne scontiamo altri cinque, se no vado dalle guardie.

Quanto rimane? Cinquanta.

- Ci siamo? - [insieme] Sì.

Bene, ci siamo.

Questi sono i 50 sacchi, tieni. Dammi il prosciutto, ciao.

- Un affarone. - Ora possiamo dividere.

Sono dieci per uno e dieci di avanzo. Come facciamo?

- Ci mangiamo la pizza due volte. - Daje!

[insieme] Andiamo!

Tuo padre ha scoperto che Don Luigi non era prete.

Brutto scoprire che le persone non sono come credi.

Io di te ho sempre pensato che eri intelligente, ma…

Ma vaffanculo.

Mi hai chiamato per parlare di Don Luigi? Che hai, Rocco?

Niente, che ho? È che mi pare… Boh.

- È un periodo che non ci sto di testa. - Cioè?

Anche i cani che danno la caccia alla volpe a volte non corrono più.

Hanno bisogno di riposarsi, di avere dei giorni di libertà.

Fatti mettere alla Stradale.

- Siete due teste di cazzo. - Noi stiamo lavorando.

Furio, se ti mando la foto di un anello, mi sai dire qualcosa?

- Certo, manda. - Un attimo, te la faccio.

L'ha mandata?

Aspetta, lo sai che sono una pippa, un attimo.

Ecco qua.

Eccola, tieni.

Fa' vedere.

Bell'anello. Quelli sono brillanti e in mezzo lo zaffiro.

- Trentacinquemila euro. - Dovevi fare il gemmologo.

- Non è quello che faccio? - Beh.

Va beh, grazie.

- Grazie. - Buonanotte, Rocco.

- Ahò. Rocco non sta bene. - Mh.

- Dobbiamo salire più spesso da lui. - Hai ragione.

Però evita di telefonare mentre lavoriamo, è meglio.

- Ma se quello mi chiama, non rispondo? - Passami i ferretti.

- Sei sicuro che qua niente allarmi? - Che ho fatto mentre telefonavi?

- Che ne so? Tieni. - "Che ne so"!

Salve.

- Schiavone. - Dottore.

Che è 'sta roba che mi ha dato un suo agente?

Non è dedicato a lei, anche se lo meriterebbe.

- Non mi prenda per il culo. - È un'intuizione di Scipioni.

- Potrebbe essere l'arma del delitto. - Questa?

- A che punto siamo? - A buon punto.

- Sì? - Sì. Avrà la sua conferenza stampa.

La notizia è che il cellulare di Gianluca si è attaccato

alla cella di Aosta verso le 12:30.

- È compatibile con l'ora dell'omicidio. - Sì.

Si è staccato solo dopo le 13:30.

Moriani ha recuperato le e-mail che mancavano.

Quella che ci interessa è al foglio numero quattro.

Scambio di e-mail tra madre e figlio. È roba forte, dotto'.

Allora…

"Da Gianluca Cardelli a Sofia Martinet."

"Mamma, non ti ho mai chiesto nulla. Mi bastano 20.000.

Te li restituirò fra cinque mesi.

È la volta buona, me lo sento. Fidati di me, Gianluca."

La madre risponde: "Figlio, è la centesima occasione

in cui mi dici che è la volta buona, non ne posso più.

Ti ho sempre aiutato, ma non ho quei soldi.

Hai 40 anni, non puoi essere ancora un figlio, diventa un uomo.

Tua madre."

Va beh…

Se dovesse arrivare una telefonata dal rifugio,

andate a prendere Cardelli.

Ho portato i soldi.

Fai tanti complimenti a Scipioni da parte mia.

- È lei? - È lei.

I segni sulla vittima corrispondono alla base della statuina.

- Grazie. - "Grazie", una sega.

Cardelli ha dato 15.000 euro al proprietario del rifugio.

- Italo e Ugo stanno andando a prenderlo. - Bravo, ci hai preso.

È la statuina.

- Che fa? - Guarda le pareti.

Come sta? Tranquillo? Agitato?

Sono un poliziotto, non uno psichiatra.

- Ma che hai? - Fatti miei.

Gianluca.

Come mai lunedì sei andato a trovare tua madre?

- Mi serve un avvocato? - Per me puoi chiamare Perry Mason.

Ma prima rispondi a questa domanda.

- Ero a Cervinia, ve l'ho già detto. - No.

Il tuo cellulare si è attaccato alla cella di Aosta alle 12:30.

- Non capisco di che parla. - Non ci vuole un genio.

Un'altra cosa.

- Dove hai preso i soldi per l'anticipo? - In banca.

In banca stai sotto di 800 euro, te lo dico io.

Hai rubato l'anello di tua madre mentre agonizzava.

- Dove hai messo la statuetta del premio? - Di che parli?

Non ci siamo. Io posso darti del tu.

Tu puoi continuare con il lei.

Allora, dove l'hai buttata? Nel fiume? A casa?

Mi hai rotto il cazzo, capito?

Qui posso incazzarmi solo io, Gianluca, non tu.

Quando hai visto tua madre l'ultima volta? Soprattutto,

come e quando hai cancellato le e-mail che le mandavi?

- Quali e-mail? - "Quali e-mail"?

Eccole qui, grazie.

Le vuoi vedere?

Poi ci sono le impronte.

Le impronte sulla tastiera del computer di tua madre.

Lei ha fatto una ricerca su internet verso le 10:00.

Poco dopo è morta.

Tu hai usato quel computer alle 12:30 e questo già ti inchioda.

Poi ti inchioda l'anello

che tua madre portava all'anulare della mano destra.

Tu gliel'hai sfilato per venderlo. Poi c'è la saliva, ora è all'esame.

Dimmi se è tutto chiaro quello che dico oppure corro troppo.

Le hai chiesto i soldi, lei te li ha negati.

Tu sei andato su tutte le furie. Ti ha negato il futuro, vero?

L'hai colpita e l'hai lasciata lì in una pozza di sangue.

Io non ho ucciso nessuno.

Sarò un ladro, ma non un assassino.

Ah, no? Non sei un assassino? Allora…

spiegami tu come sono andate le cose.

Mamma.

Mamma.

L'anello che hai rubato a tua madre vale un sacco di soldi.

Io ho preso solo cinque libri e poi sono scappato.

Cinque libri? Tu hai visto tua madre in una pozza di sangue,

agonizzante, a terra.

La prima cosa che hai pensato è prendere dei libri e scappare?

È la verità.

- [sospira] Perché non ci hai chiamato? - Perché?

Sono già stato dentro. Mi avreste creduto?

- Perché adesso dovremmo crederti? - Perché è la verità.

Teniamolo stanotte qui e confesserà.

Oh, che c'è?

["Inno alla gioia" versione rock]

- Furio. - Rocco.

- Qua c'è qualcosa di strano. - Dimmi.

La vicina di casa di Sebastiano ha sentito dei rumori.

Ha visto la luce accesa al salone. Io e Brizio siamo venuti a vedere.

- E? - È tutto sottosopra, ma non è un furto.

- Cercavano qualcosa. - La cosa non mi piace, fate la denuncia.

- Perché? - Così resta agli atti, dammi retta.

- Pensi a quel cornuto di Baiocchi? - Che ne so?

- Però la cosa mi puzza. - Non piace neanche a me, stavolta.

- Non mi piace per niente. - Va bene. Ciao, Furio.

Ciao, Rocco.

Ascolta, aspettiamo un paio di giorni a fare la denuncia.

Teniamo d'occhio la casa, cerchiamo di capire che è successo.

- Io non ci vado a fare la denuncia. - Qualcuno deve andarci.

- La farà sora Letizia, non noi. - Se ci vado io, mi arrestano.

Rocco! Rocco! Che freddo che fa, si muore.

- Che c'è? - Tieni.

So che è tardi, ma sono risalita alle tracce sotto le unghie della vittima.

È lana tweed, era in profondità, quindi c'è stata colluttazione.

Fa freddo.

[squilli di cellulare]

- Pronto? - Ricorda com'era vestito Cardelli?

- Sì, aveva una giacca a vento rossa. - Ricorda che cosa portava sotto?

- È quella la giacca che indossava? - Sì.

Prove a sostegno?

Dice che ce l'aveva quando è andato dal padrone del rifugio

la mattina dell'omicidio e che ha solo questa.

Sotto indossava un pile, Combaz se lo ricorda

perché era una marca locale che andava di moda, ma non esiste più.

Mi sa che stavolta non ci abbiamo preso.

[sospira] Non è lui.

Il genio continua a toppare, allora.

- Non è chiuso? - No.

Quello sciacallo ha rubato in casa con la madre morta, ma non è lui.

Come "non è lui"? Perché?

Perché io ho corso troppo, non mi sono guardato intorno.

Ho solo intaccato la storia, c'è altro sotto.

Adesso che dico ai giornalai?

Sanno del fermo e gli ho fatto capire che il caso è risolto.

Dottor Costa, quello è l'ultimo dei problemi.

Forse per lei, ma sono io che ci metto la faccia.

Schiavone, dove va?

Devo ricominciare tutto da capo.

Non sono più buono nemmeno a fare il poliziotto.

Mi era rimasto solo quello.

Sei stanco, Rocco.

Telamone.

- Ha a che fare con Atlante, no? - Sì.

Il re che sfidò gli dei

e fu condannato a portare il peso del globo sulle spalle.

Che c'entro io?

Tu che dici? Il mondo non dipende da te, Rocco.

Devi imparare a lasciare andare le persone che ami.

Sottotitoli: RAI Pubblica Utilità

Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.