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(BRUSIO E RISATE)
(BATTITl DI MANl)
(SUONO DI TAMBURO)
(MUSICAALLEGRA)
(MUSICAALLEGRA)
lo non ci credo.
- Non ci credi? - È impossibile.
- Bisogna sempre dire la verità. - lo la dico a scuola.
Devi dirla anche a casa.
- Lo so. - Che bei capelli lunghi che hai.
- Lo so. - Fai la coda ogni tanto.
- Non mi piace la coda. - A me sì.
- Fallo per papà. Ti sta bene. - No, sto meglio con il cerchietto.
Da piccola avevi una bella coda nelle foto.
Erano più lunghi.
Anche così vanno bene. Guarda che bella coda.
No, sono corti, non mi piacciono.
- E va bene. - Basta, dài, fuori.
ALDO: Aspetta, c'è schiuma. - No, fuori,
stanno dentro da mezz'ora. Sandro.
- Quanto siete stati nell'acqua? - Mezz'ora.
Il tempo che ci vuole.
Vado a fare i panini.
Vai.
TV: Attraverso sensazioni tattili, olfattive e uditive
il gioco dei cuccioli rinsalda i legami familiari
aiutando a costruire la fiducia, il rispetto e l'affetto
che rimarranno invariati per tutta la loro vita.
TV: Non appena la fame tornerà
le leonesse ripartiranno per una spedizione di caccia.
ALDO: "Tre fratellini di Barletta, camminando per la campagna"
"trovarono una strada liscia liscia e marrone."
VANDA: Buonanotte, amore.
"Che sarà?, disse il primo. Legno non è, disse il secondo."
- Come ti sei messo? - "Nemmeno carbone, disse il terzo."
- "Allora i tre leccarono a terra." - Buonanotte. Due minuti e spegni.
"Era cioccolato!"
"Era una strada di cioccolato!"
ANNA: Mi piace quando parli così.
- Perché? Come parlo? - Bello, principesco.
È la voce che uso alla radio.
Perché non possiamo mai sentirti?
Vado in onda quando siete a scuola, ma se mi cambiano orario...
- Se ti cambiano orario, stai di più a Roma?
No, no. Uguale, non di più.
- Dormono? - Erano distrutti.
Guarda là.
- Me lo sono scordato. - Se uno di loro lo prende?
Perché invece di fare tante storie, non lo metti a posto tu?
- Volevo fartelo vedere. - No, volevi farmi la lezione.
Vanda, ma che hai?
- Ti pare il modo di rispondere? - lo che ho? Lo chiedi a me?
Che c'è?
È successa una cosa.
Sono stato con un'altra.
Vanda, sono stato con un'altra.
- Hai un'altra donna? - Non lo so...
No.
Perché me lo dici?
Perché te lo dico?
- Perché lo hai fatto? - Non lo so, è successo.
Da quanto tempo? Chi è?
- È stupido parlarne. - Non lo è.
- È stupido chiedere chi è. - Perché me l'hai detto?
Vanda, ti ho detto che sono stato con un'altra donna.
Basta. Lo so che non è bello, ma te lo sto dicendo.
Perché me lo stai dicendo?
Non volevo nascondertelo.
Se non ha nessun valore, dovevi pensarci bene prima di dirlo.
Ma ormai l'hai detto.
E io ora che cosa devo fare? Dimmelo.
Devo perdonarti? Tu mi chiedi scusa e io ti perdono?
Ho sentito l'esigenza di dirtelo.
- Ti sei innamorato. - Lo sapevo.
Sono confuso. Aiutami invece di fare domande inutili!
Eh, no. Prima fai il pezzo di merda e ora io dico domande stupide?
Dài, Vanda. Vanda.
Vieni qua.
Che sei bella.
Ma che fai?
Com'è stato?
Bello? Squallido? Eccitante?
- Smettila. - Dimmelo.
- Dov'è successo? - La smetti di fare queste scene ridicole?
Vattene.
- O te ne vai tu o me ne vado io. - Dài.
Devi andartene. Vattene. Vattene, vattene!
Ho il diritto di stare da sola. Vattene.
ALDO ALLA RADIO: Ora parliamo di un grande romanzo sconosciuto
"Malacqua" di Nicola Pugliese.
> Racconta quattro giorni di pioggia fitta nella città del sole.
> Napoli sotto la pioggia si intravede, non si vede.
> I personaggi se ne stanno dietro i vetri.
< Sentono la pioggia battere sulla finestra.
< La sentono fuori, sono rintanati.
< In questi giorni si sta fuori il meno possibile.
< Si sta dentro, si fa l'amore, si ha paura.
< Il più delle volte si aspetta che finisca e non finisce mai.
< "Malacqua" in napoletano si dice quando le cose si mettono male.
(MUSICA CLASSICA)
- Ciao, Vanda. - Ciao, Giulio.
Ecco fatto.
Se te lo sei scordato, ti ricordo che sono tua moglie.
(SEGNALE MICROFONO SPENTO)
(VOCE NON UDIBILE)
Sandro chiede sempre di te e Anna non vuole lavarsi i capelli
perché dice che solo tu glieli sai asciugare bene.
Tu non ti sei ancora accorto di quello che mi hai fatto.
È come se mi avessi messo una mano in gola
e tirato, tirato, fino a strapparmi tutto quello che ho nel petto.
- Tutto. - lo non l'ho fatto contro di te.
Nessuno voleva fare del male a nessuno.
Aldo, quello che ti è successo può succedere.
Non vivo in un altro mondo, va bene?
Però tu devi tornare.
Noi abbiamo fatto un patto andando a vivere insieme, ti ricordi?
Avrei vissuto volentieri anche io un'altra vita.
Ce lo siamo detti, se ci fossimo sposati, sarebbe stato definitivo.
Ti ho seguito a Napoli, sono rimasta senza famiglia e amici
ma l'ho fatto in nome di quel patto.
Quindi ora tu devi tornare a casa.
Non è solo una questione di amore, è una questione di lealtà.
Se ti sei innamorato, cambia tutto. E allora dimmelo.
Se dici ora la verità, tu salvi la vita a tutti.
Ho il diritto di sapere la verità per orientarmi
per sapere se faccio bene o male a riportarti a casa.
Ti sei innamorato?
(CINGUETTÌO)
(FOLATE DI VENTO)
(CINGUETTÌO)
"Tre fratellini di Barletta, camminando per la campagna"
"trovarono una strada liscia liscia e tutta marrone."
(RADIO) "Che sarà?, disse il primo."
> "Legno non è, disse il secondo." "Non è carbone, disse il terzo."
"Per saperne di più, i tre si inginocchiarono"
"e diedero una leccatina."
"Yum! Era cioccolato!"
> "Era una strada..."
(VOCl DALLA TV)
Ti piace, papà?
Tanto.
- A te? ANNA: No.
- Perché non cambiamo? - Pensavamo che ti piaceva.
"Che ti piacesse". Parla italiano.
- Volevo farti vedere il disegno. - Fammelo vedere.
Che bello! Che cos'è?
- Ho disegnato il mio sogno. - Un sogno...
- Bello. - Non vuoi sentirlo?
Certo.
Ero tornata dal mare, ma ero andata da sola.
Tu e mamma mi avevate detto che ero grande. E torno.
Giù in cortile la signora del negozio dice: "Tu che fai qui?"
lo mi metto paura e le dico che devo farmi la doccia.
Lei mi dice: "Dove?"
lo le dico: "Ma i miei genitori non ci sono? Sandro non c'è?"
Lei mi dice: "Ma quelli sono tutti vivi!"
Questo è papà con la barba. Che bei colori, sei bravissima.
- Io so disegnare meglio. - Tu? Meglio di lei?
Aldo, vieni un attimo?
VANDA: Guardate i cartoni animati. - Li abbiamo appena visti.
E li vedete ancora.
Che è successo ancora?
Se vieni dai bambini, devi starci.
- Perché, che faccio? - Ti annoi.
Anche loro si annoiano. Non ci si può annoiare?
Tu pensi solo a tornare a Roma.
Hai capito che Anna ha sognato di morire?
Non hai reagito, non ti sei commosso, hai detto solo "che bei colori".
Che dici?
Sandro e Anna hanno diritto di avere una famiglia
dove si pranza insieme, si gioca, si fanno i compiti
si cena, si vede la Tv e si dice buonanotte.
Forse non ti interessa più vederli crescere.
Ti basta venirli a trovare due volte al mese.
Che vuoi da me? Tu mi hai cacciato di casa.
Tu non parli, non ti esprimi. lo non capisco dove sei, che pensi!
Anche io sono stanca da un po', ma rimango piantata qui dentro.
Non mi formo un'altra famiglia.
Non sto formando nessuna famiglia. Sono qua, a trovare i miei figli.
Tu hai un'unica soluzione. Noi quattro.
Per favore. Non affliggermi, Vanda.
- Per favore. - Guardami. È così.
- Tu, io, Sandro e Anna. SANDRO: Papà.
SANDRO: C'è il cartone che ti piace. - Bambini, papà deve partire.
ANNA: Avevi detto che restavi. - No, devo prendere il treno.
- Volete venire a Roma qualche volta? (lNSIEME) Sì.
Vi ci porto, devo capire come.
La mattina a colazione sentite papà?
Mamma a volte accende la radio e a volte no.
Dite a mamma di accenderla la mattina, così mi sentite.
Vi faccio vedere una cosa. Attenti ai piedini.
ANA: Che è successo? - Niente, è caduta la brocca.
Guarda, metto un segno qua.
Anna, tu che sei più grande, se mamma si scorda
accendi e metti questa stazione.
Quando papà fa due colpi di tosse, vi sta dicendo che vi vuole bene.
ANNA: Sei famoso, papà? - Un po' famoso.
Tu ogni tanto accendi la radio, mi raccomando.
Ciao.
(MUSICA CLASSICA DALLA RADIO)
(RADIO) Un libro in 120 secondi, raccontato da Aldo De Simone.
> ALDO: "Tenera è la notte" è un romanzo tra i più belli di Scott Fitzgerald.
> Si svolge tra la Costa Azzurra e Parigi e parla di Dick e Nicole.
> Dick ricorda quella mattina in cui l'erba era umida
e Nicole gli si avvicinò, salendogli con i piedi sulle scarpe
mentre le braccia gli cingevano il collo e disse
"Pensa in questo momento quanto mi ami."
"Non ti chiedo di amarmi sempre così, ma di ricordare."
"Nascosto dentro di me ci sarà sempre la persona che sono stasera."
- Dài, forza. - Stavamo finendo di sentirla.
SANDRO: Ma non ha tossito? - Si vede che sta bene. Dài, forza!
Che cos'è questa "mosceria"? Forza!
Prendi la cartella.
Vai. Fuori.
(DIALOGHl NON UDIBILl)
(DIALOGHl NON UDIBILl)
(DIALOGHl NON UDIBILl)
(SPARO)
(VOCl DALL'ESTERNO)
(FRACASSO)
Qui risulta che lei versa i soldi alla famiglia sporadicamente.
Sua moglie si occupa dei figli in via esclusiva.
Le sue attenzioni per... Sandro e Anna sono state irregolari.
Lei vive con un'altra donna e non ha una stanza per i figli.
Li ha lasciati a dormire da amici mentre erano sotto la sua custodia
andando a dormire dall'altra.
Per questo sua moglie chiede l'affidamento esclusivo.
Lei non ha chiesto l'affidamento congiunto.
- Non farete ricorso? - No, Signor Giudice.
Posso sapere perché?
(MUSICA CLASSICAALLA RADIO)
ALDO ALLA RADIO: I libri che puoi fare a meno di leggere.
< I libri fatti per altri usi che la lettura.
< I libri già letti senza bisogno di aprirli
quelli della categoria del già letto prima di essere stato scritto.
< Così superi la prima cinta dei baluardi
e ti piomba addosso la fanteria dei libri
che leggeresti volentieri, se tu avessi più vite da vivere.
< Ma i giorni da vivere sono quelli che sono.
> Con rapida mossa li scavalchi e ti porti in mezzo alle falangi
dei libri che vorresti leggere, ma prima dovresti leggerne altri.
(MUSICA CLASSICA)
VANDA: (Mi sono ammazzata.)
(So che dovrei dire "ho tentato di ammazzarmi", ma è inesatto.)
(lo nella sostanza sono morta.)
(Pensi che l'abbia fatto per costringerti a tornare?)
(Dio santo! Sei un uomo debole e confuso)
(privo di sensibilità, superficiale)
(l'opposto di come per dodici anni ho creduto che fossi.)
(Non ti interessano le persone, come si modificano, come evolvono.)
(Ti leghi agli altri solo a patto che ti riconoscano prestigio)
(e ti impediscano di vedere che in realtà sei vuoto)
(e spaventato dalla tua vuotezza.)
(Hai messo al mondo dei figli ma solo perché, essendo marito)
(ti pareva necessario essere anche padre.)
(È quello che si fa.)
(Hai conosciuto una ragazza perbene e sei diventato il suo amante)
(perché si fa.)
(A questo punto, i miei figli non ti appartengono più.)
(Anche se tu volessi vederli, io te lo impedirò.)
(Ma so già che non lotterai, non farai nulla per ritrovarci)
(perché così ti sta capitando.)
(Continuerai così per sempre, non sarai mai ciò che vuoi essere...)
ma quello che ti capita.
Aspettatemi qua.
- Ciao. - Ciao.
- Che è successo? - Niente, ora scendono.
Devi farmi delle raccomandazioni?
Loro hanno accettato di incontrarti e per me va bene.
Ma sono impauriti e pieni di insicurezze.
E... quindi non peggiorare ulteriormente la loro condizione.
Dopo anni non se lo meritano.
Stai tranquilla.
- Come va il lavoro? - Precario.
Tre classi in due scuole diverse.
- Quindi va. - Va.
- Ciao! - Ciao!
Ciao. Fatti vedere.
Ciao.
Ciao, Anna.
Dài, andate.
Calma tu, eh.
- Ciao. - Ciao.
- Ciao. - Ciao.
- A dopo. - A dopo.
- Di qua o di là? - Prendiamo le scalette.
(GRIDA DI BAMBINl)
(MUSICAALLEGRA)
(MUSICAALLEGRA)
< ALDO: Vanda?
< Vanda?
(CANTICCHIA)
< Vanda?
(CAMPANELLO)
Aldo, vai tu?
Eh?
- Il campanello. - Vado.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Sa che cosa c'è dentro?
Lo stimolatore per il polso che ha rotto mia moglie.
Bravo. Ha indovinato, ma deve pagarlo lo stesso.
Prendo i soldi.
Bello! Ciao.
- Come si chiama? - Labes.
Che nome è Labes?
La bestia. Labes, la bestia.
- Quant'è? - Sono duecentoquaranta euro.
Ecco.
Grazie. Una firma qui.
- Non ho il resto. - Va bene, è la mancia.
Dieci euro di mancia? Grazie.
- Quanti libri! - Mi servono per lavorare.
- Che lavoro fa? - Il giornalista.
Ha famiglia, figli? È sposato?
Una moglie e due figli.
- Maschio o femmina? - Un maschio e una femmina.
Uh, e questo cubo?
È una scatola magica che mi hanno portato da Praga molti anni fa.
- Perché è magica? - Perché non può aprirla nessuno.
- Io ci riuscirei. - È impossibile.
Non si stanchi a leggere, mi raccomando.
- Andate in vacanza? - Sì.
Bello.
Grazie per la mancia. Complimenti per la casa.
- Quanto le hai dato? - Duecentocinquanta euro.
- Trenta euro di mancia? - Dieci. Erano duecentoquaranta.
No, non mi pare.
"Duecentoventi euro".
- Aveva detto "duecentoquaranta". - Ti stava fregando.
Era una bella ragazza, è un miracolo che non ti abbia sfilato di più.
Ci rimani una settimana da solo, tesoro?
Fai il bravo? Vai a caccia?
Una settimana è tanto.
- Ci penseranno i ragazzi, dài. - Lo so.
Ma lui capisce che non ci siamo. Vero, amore?
- Vero, amore? - "Ragazzi"... hanno quarant'anni.
Labes.
Ciao, tesoro. (MIAGOLÌO)
- No, buono, amore. - Andiamo, dài.
- Ma è nervoso, lo vedi? - Su.
(MIAGOLÌO) No, amore.
- Torniamo presto. - Troviamo traffico, dài.
Ciao, amore. Ciao, tesoro.
- Guarda chi c'è. - Eh?
Guarda chi c'è lì.
- Vai a parlarci. - No, perché?
- Fatti ridare i soldi che ti ha rubato. - Lascia perdere.
No, allora ci vado io. Fermati, ci vado io. Fermati!
Ridono di te.
(VOCE NON UDIBILE)
("Le temps est bon" DU lSABELLE PIERRE DALLA RADIO)
(LA CANZONE SI lNTERROMPE)
Però con quella ragazza
anche se mi ha fregato cinque, dieci euro...
Quella ragazza che ha portato...
- Lo stimolatore. - Trenta euro.
Va bene, trenta euro. Ci cambiano la vita?
- No. Però ti diverti a farti fare fesso. - Finiamo sotto i ponti?
Perché?
Quando c'è bisogno, io poi tiro fuori...
Ti ricordi quel tassista?
Siamo venuti quasi alle mani.
- Sei venuto alle mani con un tassista? - Quasi.
Mi aveva accompagnato alla RAI e gli ho dato cinquanta euro.
Aspettavo il resto, ma lui diceva che gli avevo dato dieci euro.
Io sono diventato subito duro. Gli ho chiesto nome e indirizzo.
Gli ho detto di tenersi i soldi, ma che sarei andato dai carabinieri.
Alla fine mi ha dato il resto di cinquanta.
Aldo, non c'ero io in quel taxi.
- Che vuoi dire? - Non c'ero io.
- Ti sbagli. - Cioè?
- Basta. Basta, basta. - No, stai dicendo qualcos'altro.
- Eri tu. - Ho detto "basta".
Mi fai uscire pazzo.
Vieni qua.
Che c'è?
Ehi, che vuoi?
- Non c'è nessuno, dài. - Ho capito. No.
Ipocrita, vai.
(TUONO)
Non riesco ad aprire. Puoi venire un attimo?
Eccomi. Non funziona la chiave?
- La chiave gira, ma non si apre. - Fammi provare.
- Che c'è? - Oh, Gesù!
Gesù!
Oh, mamma mia! Mamma mia.
(PIANTO) Dài, mettiamo in ordine.
Guarda che hanno fatto.
- Che disastro! - Oddio!
- Dove vai? - Vado a vedere di qua.
- Stai attenta. - Attenta a che?
- Ci sono vetri dappertutto. - Attenta a che?
Oh!
È proprio cattiveria. È tutto distrutto.
Andiamo a sentire se qualcuno si è accorto di qualcosa.
Va bene, vado io.
- Questo va su. - Ah.
Questo va qua.
- Dove l'hai preso? - A Praga.
C'erano due persone ieri.
Ha visto due ombre, ma forse se l'è inventato.
- Oddio, ma Labes? - Eh?
- Hai visto Labes? - No.
Oddio! Labes!
Labes! Vieni, amore!
Labes! Labes!
Labes! Vieni, tesoro. Labes!
Labes, dove sei? Non farmi impaurire. Vieni, tesoro.
Labes! Vieni, amore.
Oddio, è tutto aperto qua. Sarà caduto di sotto.
Labes! Labes!
Labes!
(TUONO)
VANDA: In genere a mezzanotte dormo o sto per svegliarmi.
Prima che partissimo, una ragazza ha truffato mio marito.
- "Truffato"... ha preso trenta euro. - Sì.
Le classiche truffe agli anziani.
Lui non è nemmeno così anziano
ma si è lasciato imbrogliare perché ci casca.
Ha un senso di colpa sociale verso le persone bisognose.
Poi era una bella ragazza.
Tu sospetti che lei ci ha devastato la casa.
Non lo so, ma perché no?
Ha guardato ovunque, ha visto che stavamo partendo.
Avete un'idea di che cosa hanno rubato?
- Non so. Che ci hanno rubato? - Eh, non lo so.
C'è troppo disordine per rendersene conto.
Noi siamo distratti, lui più di me. Poi è sparito il gatto.
Ha una targhetta al collo con scritto "Labes" e il mio numero.
- Labes è il nome? - Sì, si chiama Labes, la bestia.
- Potrebbero averlo rubato? - È difficile. A quale scopo?
Magari il gatto ha colto l'occasione per andare in cerca di fidanzate.
Sandro ha risposto.
- È arrivato da Corinne? I bambini? - Tutto a posto.
Ci consiglia di dormire in albergo stasera.
- Vuoi dormire fuori? - No, voglio restare a casa.
Se viene Labes, almeno ci siamo.
- Anna? - Non l'ho avvertita, te l'ho detto.
Vai a dormire, vai.
Vai. Ci sto io qua, dài.
Tu stai qua?
Se arrivano i ladri, gli do cento euro...
- Va bene. - Vai, dài.
- Mi metti le mie cose da un lato? - Sì.
Vediamo se c'è qualcosa da recuperare.
- Sì. - Buonanotte.
(GEMITl)
Vediamo i regali di papà. Per Sandro, un bel pallone di cuoio.
Ecco qua.
Ma non posso giocare in casa.
No, ci giochi giù in cortile con gli amici.
Lui non scende mai in cortile. È vero, Sandro?
Adesso che ha il pallone, gli verrà voglia di giocare.
Per Anna... una bella scatoletta.
ANNA: Un anellino? - No, una...
- Una collanina? - Sì, brava.
- Ti piace? - Bella.
Strano che hai scelto una collana.
Perché? Non c'è niente di strano.
- Vediamo come ti sta. - L'hai scelta tu?
- Mettila, così. - Non hai risposto. L'hai scelta tu?
Sì, l'ho scelta io. E allora?
Io so chi l'ha fatto.
- Non è vero. - L'ha scelta lei.
- Possiamo andare di là? - Sì, a giocare.
- No, state qua. - Così voi due parlate.
Ti serve aiuto per fare i regali? Non portare più cose scelte da lei.
Vediamo un po' questa collanina. Vieni, Anna.
Beh, proprio il suo gusto, tipico.
ALDO: Sandro, andiamo a giocare con il pallone in cortile.
Ci divertiamo un po'.
Fammi vedere la scatolina.
Beh, una gioielleria di Roma.
È una cosa chic.
Tieni.
- Devo togliermela? - Ma no.
Mettiamola dentro, così.
Grazie.
Quella storiella che fa ridere.
- Okay. - Dài.
- Allora, un tizio entra in un caffè... - Splash!
- No, dài! - Dài! Ne sai un'altra?
- No. - Sai solo quella?
Un pezzo di torta, allora.
- No. - Hanno già il gelato.
Non hanno mangiato niente.
C'è il gelato. Anzi, ora mettiamo il pigiamino e tutti a letto.
- Ora esco, torno presto. - Puoi restare da lei.
Ci pensiamo noi a loro stasera.
- Naah! - Che fai?
No, preferisco tornare.
Domani non vanno a scuola. Passi a prenderli quando vuoi.
Fai come vuoi, hai le chiavi.
Tra qualche giorno troviamo una sistemazione.
Non sarebbe più giusto portarli da Lidia?
- Su, mangiamo il gelato di là. - Sì, andiamo sul divano.
Il divano si macchia.
- No. - State attenti.
Ho paura di Vanda.
Non che si incazzi, no.
Portarli da Lidia vorrebbe dire: "Togliti di mezzo, non servi più"
"né come moglie né come madre."
- Temi che facciano un confronto? - Non voglio che lo facciano.
Conoscete Lidia, li conquisterebbe in un attimo.
Poi non lo so, occuparle casa con due ragazzini...
Mi vedrebbe tutti i giorni che faccio il padre.
- Non ci sarebbe più spazio per noi. - Lidia è innamorata di te.
- Lo so. - E allora?
Allora poi si stancherebbe.
- No. - Con i bambini in casa
- si stancherebbe. - Non è vero.
È chiaro che la tua vita ora è qui. Devi essere più duro con tua moglie.
- Lei te ne fa di cose. - In che senso? Più duro con Vanda?
- Lui vuole dire... - Che cosa?
Lui capisce il dolore di Vanda, però lei sta esagerando.
Sono io che sto facendo tutto male e lei reagisce come può.
Reagisce in modo antipatico.
È dura soffrire in modo simpatico.
ANNA: Decidi sempre tutto tu. SANDRO: Giochiamo?
ANNA: No, sto leggendo. SANDRO: Dài!
Aiutate a sparecchiare? No?
(SCATTl DI SERRATURA)
ANNA: Dove sei stato?
Sandro è caduto dal letto.
Io l'ho ripreso, ma non si è svegliato.
Adesso dormi. Dài, dormi.
< ALDO: Non si dà amore senza possibilità di tradimento.
L'uno contiene l'altro, si implicano a vicenda.
Più grande è l'amore, maggiore è la possibilità di essere traditi.
Il tradimento è la condizione per entrare nel mondo reale
il mondo delle responsabilità reali e della coscienza.
Bisogna pensare paradossalmente in termini positivi al tradimento
piuttosto che alla fiducia.
Vivere o amare laddove possiamo fidarci
dove la parola è vincolante per sempre
dove ci sentiamo protetti e sicuri e non rischiamo di essere feriti
significa essere irraggiungibili dal dolore
ed essere fuori dalla vita vera.
Non so se tu concordi con questa lettura del tradimento.
Sì, mi fa venire in mente un pensiero di Jung.
"Il senso dei nostri peccati è che dobbiamo assumerceli."
"Bisogna prima riconoscerli e riconoscere la loro brutalità."
"Per la psiche assumersi un peccato significa riconoscerlo, ricordarlo."
Voi che ci fate qui?
Papà ha detto che era tempo di tornare.
- Di già? - Devo riorganizzarmi un attimo.
Se dici che ci stai tre giorni, devi starci tre giorni.
- Non sapevamo dove andare. - Questo li confonde.
- Ho capito, confonde anche me. - La tua paternità è tutta qui.
Non possono stare senza far niente accampati in casa di amici.
Eh, no, non possono.
È diverso se stanno qui a casa loro, con noi due.
- Ma che vuoi dire? - Questo.
- Ci stai ripensando? - Cioè?
- Stai pensando di tornare? - Vanda, un'altra volta?
- Vanda... - Possiamo ricominciare subito.
Mi manca l'aria, mi sento in prigione qua.
- Ho detto che devo riorganizzarmi. - Dici cose ambigue per tormentarmi.
- Vuoi che me ne vado? Va bene. - Ci godi a tormentarmi.
No! Non vai da nessuna parte.
(SCATTl DI SERRATURA) Che fai?
- Bambini! - Vanda.
- Bambiniii! - Che cazzo stai facendo?
Papà dice che con noi si sente in prigione.
Noi allora adesso che facciamo? Lo imprigioniamo.
Ho chiuso a chiave e le chiavi ce le abbiamo noi.
- Dài. - Tu non esci più.
- Guarda che li spaventi. - # Non esci più... #
Li spaventi, Vanda.
Smettila, dài.
(RUMORE DI CHIAVl)
Ah! Ah!
(BUSSANO ALLA PORTA) < SANDRO: Mamma, papà non se ne va.
Mamma, esci fuori. Mamma!
Vanda.
Vanda.
Vieni fuori, Vanda.
- Mamma, esci fuori. - Apri.
- Vanda! - Mamma, esci.
- Vanda. - Esci fuori.
- Papà non se ne va. - Scusa.
- Scherzavo. Oddio, no. - Oh, Anna.
Anna.
Mannaggia.
- Ora ti passa. - Non è niente.
Tu vai.
Vai. Tu vieni qua.
Avete capito che la mamma scherzava? Vai a casa!
Stiamo bene, veramente. Vai. Vieni, ci laviamo.
(RUMORE DI ACQUA) VANDA: Vieni, sputa.
Vieni qua.
(MUSICA CLASSICA)
- Come sta? - Sta bene, è fuori pericolo.
Hai capito che ha fatto? Ha provato a uccidersi.
(DIALOGHl NON UDIBILl)
< ALDO: Ti ho scritto per dirti che ti voglio bene
e che non ho mai voluto farti del male.
< Ho sempre fatto di tutto per farti soffrire il meno possibile
ma non posso soffocare me stesso per evitare che soffochi tu.
< Fino a questo punto, no.
< Quindi non verrò a vederti o a sapere come stai.
< E sappi che nemmeno la tua morte potrà impedirmi di amare Lidia.
(BRUSÌO)
Ma tu perché stai con me?
Perché è successo.
- Non significa niente. - Ma è così.
E se succede che tutto finisce?
Proviamo a non farlo succedere.
- Occupati dei tuoi figli. - E tu?
- Io ci sono anche se ci sono loro. - Come fai? Non mi aspetterai.
Hai il nuovo lavoro, i tuoi amici, i corteggiatori, mi lascerai.
- Ciao! - Ciao!
Ciao.
- Di qua o di là? - Prendiamo le scalette.
La trasmissione sta avendo successo, quindi ha cambiato orario.
Questo mi dà una certa notorietà e le case editrici mi chiamano.
Ogni tanto faccio delle prefazioni, delle introduzioni ai libri.
I giornali mi chiamano, perché vista la mia notorietà
mi chiedono un'opinione su fatti culturali
attualità, politica.
Grazie. Anche voi potete farmi domande, se volete.
"Papà, come stai? Che fai? Come passi le tue giornate?"
È vero che gli hai insegnato tu ad allacciarsi le scarpe?
Nessuno se le allaccia come me le allaccio io.
- Come? - In modo ridicolo.
Non ci credo che pure tu fai così.
- Io me le allaccio come tutti. - No.
- No? - No.
Facci vedere.
Volete vedere come mi allaccio le scarpe?
Sì.
Va bene.
Allora... cominciamo con la scarpa slacciata.
Prendo questo
e per prima cosa stringo.
Poi faccio due occhielli, come fanno tutti, giro intorno...
metto l'occhiello qua nel buco e tiro così.
Visto? Niente di speciale. Tu le allacci così?
- Sì. - Sì? Eh, eh.
- Voglio imparare anch'io. - Va bene.
Sandro, facciamole vedere come si allacciano le scarpe.
Allora...
lnnanzitutto slacciamole tutti insieme.
Guarda Sandro che se le allaccia meglio di me.
Così. Stringi bene. Bravo.
Poi fai i due occhielli. Devono essere uguali.
Però è ridicolo allacciarsi i lacci così.
È ridicolo, eh?
Quando me l'hai insegnato?
Non credo di avertelo insegnato, forse hai imparato da solo
guardandomi.
(BUSSANO ALLA PORTA)
- Ciao. - Ciao. Ciao.
- Ciao. - Ciao.
- Ciao. - Ciao, amore.
Lavatevi le mani.
Sei puntuale.
- Te li ho mai portati tardi? - No, me li porti sempre prima.
Ho apparecchiato anche per te. Saranno contenti se mangi e poi vai.
- Ma faccio tardi. - Decidi tu.
Piatti.
- È pasta al forno? - Pasta al forno.
A me poca.
- Ha mangiato in questi giorni? - Poco, ma sta bene.
No, deve mangiare, quindi porzione doppia.
È la più alta della classe.
- Ma deve mangiare. - Mangiamo.
LIDIA: Non siamo andati alla mostra di Michele.
- Dobbiamo andarci. - È quasi finita.
Mi fermo domani e torno lunedì mattina.
Ah, è vero, ormai ti fermi tutti i week-end a Napoli.
- Ti dispiace? - No, no.
Così tu sei libera di uscire liberamente.
Come? "lo sono libera di uscire liberamente".
Questo italiano è opinabile, ma non essere così meschino.
- Ho solo detto... - Tu non ti fermi a Napoli
per farmi uscire la sera!
Ti fermi a Napoli, perché?
- Perché? - Perché ti fa piacere.
- Sto più tempo con i ragazzi. - Lo so, però dovresti dire di più.
Cioè?
Dovresti dire che significa per te, che cosa provi
ad arrivare lì con la valigia, mettervi a tavola, guardare la Tv
mettere i bambini a letto, chiacchierare con Vanda.
Dovresti dirlo per sincerità, a te stesso.
Che ti devo dire?
Tu non devi dire, dovresti avere voglia di dire, di capire.
Che cosa devo capire?
- Che provi per la tua famiglia? - Tu mi stai chiedendo di Vanda?
Anche di Vanda. Di tutta questa situazione.
Non lo so...
Non lo so, mi è difficile rispondere.
Quando viene il sabato, tu sei felice?
Certo che sono felice.
Non vedevo i ragazzi da tempo, ora ho ripristinato un rapporto.
È la risposta che dai a me o che dai a te stesso?
- Che cosa cerchi di dire? - Non cerco di dire, io sto dicendo.
Io non voglio arrivare da qualche parte.
Voglio affrontare le cose per come sono.
Non lo so.
Faccio fatica a dire quello sento veramente.
È arrivato il momento di smetterla di scappare.
- Non sto scappando. - Me lo devi, Aldo.
Lo devi ai tuoi figli e anche a Vanda.
Ma soprattutto lo devi a te stesso.
Io sono felice il lunedì mattina quando torno da te.
Di rivederti, di stare insieme.
Vedere il tuo viso, uscire.
Però noi non abbiamo costruito nessun legame.
Per principio, ma forse anche per paura.
Ce lo siamo detti, "niente legami".
Questo mi ha reso euforico.
Forse quel legame non lo abbiamo piantato qua...
perché è sempre rimasto là.
L'altro giorno...
raccontavo una favola a Sandro e lui si è addormentato sul divano.
Io l'ho preso e portato in camera, senza nemmeno pensarci.
Poi quando Vanda è andata a letto, io mi sono sdraiato accanto a lei.
Ci siamo ricordati delle cose di quando eravamo ragazzi
e abbiamo riso di come eravamo stupidi.
Poi mi sarò addormentato
perché all'alba mi sono svegliato
ed ero sdraiato ancora vestito accanto a lei.
Non me l'avevi raccontato.
Io sono vero con te, Lidia.
Sono vero anche con Vanda.
Sì, lo penso anch'io.
Smettila di stare qua e pensare che dovresti stare là.
Ora facciamo il contrario e vediamo.
- Che vuol dire il contrario? - Vai a stare là.
E poi capisci se pensi che dovresti stare qua.
Ma non ti conosce solo Vanda, ti conosco anche io
e so già la risposta.
Basta.
No, dài.
Basta.
Che dici, dormo qui con te?
Perché?
Il letto di Anna è piccolo.
Non posso alzarmi sempre con la schiena rotta.
Anch'io mi chiedevo come facessi a dormire di là.
Va bene.
Però c'è una regola da rispettare.
Quale?
Non voglio sentire nominare quel nome mai più.
Levati le scarpe.
Che fai qui?
Cercavi qualcosa?
No, stavo mettendo a posto.
Ah. Qui metto a posto io le mie cose.
Hai riposato un po'?
Mi sono svegliata presto, ma sono rimasta a letto.
- Labes è tornato? - No.
- Vuoi un caffè? - Sì, grazie.
Questi sacchi?
- Che cosa sono? - È tutta roba rotta, da buttare.
Allora vai a buttarli.
Io faccio il caffè.
(SCATTO DI SERRATURA)
Che c'è?
Perché hai chiamato il gatto Labes?
Labes, la bestia di casa, no? Che male c'è?
- Che bugiardo. - Non ti capisco.
Ho trovato il dizionario di latino aperto alla lettera "L"
e la parola "labes" è evidenziata in giallo con tutti i significati.
Allora... "vergogna"
"caduta, frana, crollo, rovina, disastro..."
- Che c'entro io? - "Sventura."
Sono undici anni che chiamo il gatto Labes
e tu ti diverti a sentire "caduta, frana, rovina, sventura, vergogna".
Tu sei pazza.
Chissà perché me l'hai fatto scoprire oggi.
Ci sarà uno scopo, immagino.
Sei così, sfoghi per vie traverse i cattivi sentimenti.
Quali cattivi sentimenti? Di che cosa mi accusi adesso?
Ma io perché ho voluto che tu tornassi?
No, davvero, non lo so.
Certo non perché pensavo che sarei stata felice con te.
Neanche per amore.
Per me non sei mai stato niente di intenso, di così speciale.
Forse volevo solo che tu mi restituissi qualcosa
che mi sembrava che mi avessi preso, ma era difficile capire che cosa.
Sai, io penso che se tu fossi rimasto con Lidia
ci saremmo salvati tutti e due.
Oddio, ho detto "Lidia".
- Ho detto "Lidia". - Ah, sì?
Lidia, Lidia, Lidia. Hai visto?
Io sapevo che tu amavi lei, non amavi me.
Quindi dicevo: "Vabbè, vediamo quanto resiste."
"Vediamo quanto tempo passerà prima che lui torni da lei."
Quindi ti tormentavo
ma più ti tormentavo e più ti piegavi e allora...
Ma pensavi a lei e magari andavi con altre donne
sennò non avresti resistito a trent'anni di spavento
perché sono trent'anni che hai paura di me.
Anzi, prima avevi paura di me, ora hai paura per me.
Labes...
Abbiamo vissuto nel disastro, è vero.
Non mi piace niente della mia vita, non mi piaci tu, non mi piaccio io
non mi piacciono neanche i nostri figli.
Però ho capito perché volevo così tanto che tu tornassi.
Dicevo: "Così se torna, posso andarmene io."
lmmaginavo che ti avrei detto: "Ora sono io che me ne vado."
E invece no, sono ancora qua.
Hai finito?
Ma che brava.
Ti sei sfogata? Stai meglio adesso?
Sai tutto.
Sai che Labes è morto, che ho rivisto Lidia
che sono stato con altre donne.
Io con questa faccia.
Ma l'hai mai vista questa faccia?
Pensi di sapere tutto, invece non sai niente.
Che cosa sento io, che cosa ho rimuginato negli anni.
L'unica cosa che ho capito della mia vita
è che io non mi sono mai arrabbiato.
Ho giustificato tutti, capito tutti, ma non mi sono arrabbiato mai!
Non ho nemmeno voglia di spiegarti quella roba del dizionario.
È puro delirio!
Non ho voglia di giustificarmi, mi manca l'energia.
Non l'ho mai avuta! Figurati adesso!
Mi manca l'energia! Mi è sempre mancata l'energia!
Non mi sono arrabbiato nemmeno quando quella ragazza mi ha derubato
o quando la RAI mi ha cancellato la trasmissione
o quando i ladri ci hanno distrutto casa!
Una persona che non si arrabbia mai è come se non vivesse!
Come se dovesse ancora cominciare e dicesse: "Un giorno esploderò"!
Ma io ormai non esploderò più, capisci? Non esploderò più!
È l'unica cosa che ho capito!
Per stare insieme...
bisogna parlare poco, l'indispensabile.
Tacere sì, tanto.
Aldo!
Aldo, vieni ad aiutarmi? C'è della roba dietro l'armadio.
(MUSICAALLEGRA)
Ciao.
La puntualità è il tuo forte.
La puntualità è delle persone tristi come te.
Va bene.
Ecco le chiavi. Quando hai perso il tuo mazzo?
Quando uno perde una cosa la perde e basta. Grazie.
- Domani parti? - Sì, presto. Tu vai in Grecia?
Ho detto a mamma che andavo a Creta per non farli preoccupare.
Ma rimango qua, non ho una lira e mi sono rotta il cazzo.
E di che cosa?
Di tutto.
Stasera che fai?
Vado a letto presto, ho il treno all'alba.
Vado a La Spezia a prendere Corinne, sto con lei tre giorni
poi la lascio alla madre e mi tocca andare giù dai gemelli.
Potevamo cenare insieme.
Anna, sei scema? Devi far mangiare il gatto.
Non ci vado.
- Non ci sono mai andata. - L'hai promesso a mamma.
Sì, ma andare in quella casa da sola mi mette angoscia.
Perché ci vediamo nel bar dei lacci?
È il bar dei lacci?
Si vede che ti dà fastidio stare qua.
Va bene...
me la vedo io con Labes anche stasera
ma non rompermi più il cazzo.
Da quale ex vai a farti schiavizzare stasera?
Eh? Eh?
Dài, andiamo insieme.
(SCATTl DI SERRATURA)
Ah.
Che puzza di piscio! Che schifo!
Un altro motivo per andarcene subito.
Ma sei disgustoso! Ma lo sai che sei disgustoso?
Sembra che ti dia fastidio stare con me.
Quando ti parlo del giorno dei lacci, ti scoccia.
- Io so perché. - Labes! Labes!
Tu hai voluto rivederlo.
Papà ha chiesto quell'incontro.
Tu hai insistito con mamma perché ce lo facesse incontrare.
- Pensala come vuoi. - Ma perché ha acconsentito?
Eravamo abituati da tanti anni a stare senza di lui.
Doveva dirgli di no.
"Vuoi vedere Sandro e Anna? No, è tutto finito, basta."
Lascia perdere.
Perché dici "lascia perdere" e non mi dici le cose?
Le cose vanno dimenticate, Anna.
- Io non ci riesco. - Ecco, andiamo.
Sei stronza.
Mi sembrava che io e mamma non potessimo cavarcela con te.
Se nostro padre avesse visto di persona come ti eri ridotta
avrebbe capito che avevi bisogno di lui e sarebbe tornato.
Secondo te, papà ha fatto marcia indietro per me?
Anche se non ce lo confessavamo, tutti e tre speravamo che tornasse.
La mattina dell'incontro, nostra madre ti ha detto
"Hai notato in che modo ridicolo Sandro si allaccia le scarpe?"
"È colpa di tuo padre, diglielo."
Fatto sta che poi papà è tornato per mamma, per me, per te.
Per 'sti cazzo di lacci.
Ognuno ci ha messo del suo.
Gli unici... lacci
che mamma e papà abbiano mai conosciuto
sono stati quelli che sono serviti a torturarsi per tutta la vita.
(SANDRO RIDE)
Nostra madre ti ha passato tutti i suoi difetti
e tu li hai peggiorati.
Ma che cazzo vuoi? Ma vaffanculo!
Lasciami stare!
Ultimamente mi gira in testa un'idea.
Perché non chiediamo a mamma e papà di vendere la casa?
Vale almeno un milione e mezzo, facciamo cinquanta e cinquanta.
- Perché dovrebbero darci i soldi? - È la nostra eredità.
- E loro dove vivrebbero? - In una casa più piccola.
- Noi paghiamo l'affitto. - Tu sei pazza.
Ragiona, perche mi fai sempre fare la figura della carogna?
Come reagiresti, se lo facessero i tuoi figli?
Dai miei genitori ho imparato che i figli non si devono fare.
Infatti io non li ho fatti e non li farò.
No, no, no.
Io non faccio mancare niente ai miei bambini.
Per loro sono padre e madre. Tu hai scelto di non averne.
Non puoi capire, perciò parli a vanvera.
(ANNA SOSPIRA)
Che c'è?
Il torto vero di nostro padre è stato
quello di non riuscire a rifiutarci fino in fondo.
Quando uno ha agito così, per ferire così profondamente
deve assumersi fino in fondo la responsabilità del crimine.
L'altro giorno
sfogliando il dizionario di latino con cui faccio delle ripetizioni
sai che cosa ho trovato?
- Ancora fai ripetizioni? - Vieni a vedere.
Guarda. "Labes".
"Caduta, crollo, rovina, distruzione, flagello, peste."
"Difetto, vergogna, infamia e disonore."
- Ma perché? - Perché un uomo
deve fare questi giochetti?
Perché è crudele? O perché è infelice?
Mamma ha sempre detto che era un passivo.
Ma quale passivo!
La passività è stata la sua forza, non la sua debolezza.
Uno non fa una carriera lunga quarant'anni, se non è furbo.
Lui era un uomo banale che ha fatto carriera dicendo cose acute.
Era un banale acuto.
Invece mamma è quello che le è successo.
- Ha lottato per ciò che voleva. - Ha lottato per ciò che non voleva.
Ed è quasi morta.
- Dove metterebbero la roba? - Buttiamo via tutto.
Nostro padre tiene le cazzatelle che scriveva a tredici anni.
Ma non è Dante Alighieri, cazzo.
Ha scritto sciocchezze per la Tv e la radio, niente di più.
SANDRO: In questa casa ci sono cose che tu non sai.
- Spiegati. - No, ti faccio vedere.
(MUSICA CLASSICA)
Aspetta...
ANNA: Lidia.
ANNA: Quando la vidi la prima volta
qualcosa si ruppe e pensai
"Quant'è bella! Quant'è bella!"
< "Da grande voglio essere identica a lei."
(RUMORE DEL MARE)
(RUMORE DI ACQUA)
< ANNA: Non volevo più assomigliare a nostra madre.
< Mi sono sempre sentita in colpa per questo pensiero.
< Sapevo che la stavo tradendo, ma avrei voluto dire
"Papà, Lidia, portatemi a passeggio con voi."
"Voglio venire con voi, mamma mi fa paura!"
Da quanto tempo sai di queste foto?
Da una trentina d'anni.
Che altro sai che io non so?
Sento che papà è stato infedele appena ha rimesso piede in casa.
E mamma?
Credo che anche lei abbia avuto degli amanti.
A scuola, al doposcuola...
Ci vogliono prove, non sospetti.
Non le ho mai cercate, ma se volessimo, le troveremmo.
Dài, allora facciamo chiarezza.
"Facciamo chiarezza"? Che vuoi dire?
Cerchiamo queste prove.
- Adesso? - Sì, adesso!
- Adesso? - Dài, andiamo, su, forza!
Sandro.
Ma veramente? Ma che fai?
(ANNA RIDE)
(FRACASSO)
(COLPl)
(FRACASSO)
Labes.
Vieni, vieni qua.
Ma dov'eri?
Sandro, andiamo.
Queste?
Nascondile da qualche parte.
- Anna, mamma le troverà. - Appunto.
- Il gattone vuole venire con me. - Dovresti avvisare mamma.
Non ci penso nemmeno.
- Soffrirà. - Sì, ma il gatto no.
("Lasciati baciare con il letkiss" DELLE GEMELLE KESSLER)
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