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Zulu
La giustizia di questo paese
è gravemente, profondamente ammalata
e noi chiediamo un cambiamento!
Noi vogliamo una giustizia giusta!
Giustizia giusta! Giustizia giusta!
Degna di uno Stato di diritto,
di un paese civile e democratico.
Giustizia giusta! Giustizia giusta!
Enzo è stato di parola!
Non ci ha deluso, non è scappato.
Ha promesso che si sarebbe costituito e lo ha fatto!
È veramente un combattente radicale.
Aveva tutte le possibilità di fuggire all'estero
dopo l'ignobile condanna, per legittima difesa.
Nessuno poteva condannarlo e non lo ha fatto.
Aspetterà fiducioso qui a Milano agli arresti domiciliari,
il processo d'appello.
Bravo!
Bravo, Enzo!
Cari amici, sarò molto breve.
Come sapete io nelle scorse settimane mi sono dimesso
dalla carica di parlamentare europeo, rinunciando all'immunità.
L'ho fatto per iniziare a costruire
un paese di gente seria
che dice quello che fa e fa quello che dice.
Invece oggi l'Italia è piena di ciechi che pretendono di vedere.
E qui però, come dice sempre Marco,
non hanno voluto vedere.
Hanno avuto paura che il riconoscimento della mia innocenza
potesse compromettere la credibilità
del loro grandioso blitz contro la Camorra.
Paura di essersi sbagliati
e un giudice non può sbagliare e poi ammetterlo.
Ma io,
colpevole solo di essere innocente,
non ho paura
e li sfido
riconsegnando il mio corpo con un gesto libero
alle autorità costituite.
- Bravo! - Forza!
Sei grande, Enzo! Grande!
Enzo, sei un fenomeno!
- Ci vediamo dopo? - Sì.
- Dobbiamo mettere le manette? - Non è necessario, onorevole.
Assume proporzioni sempre più gravi l'incidente avvenuto
nella centrale nucleare sovietica di Chernobyl in Ucraina.
Mancano notizie precise sul disastro
che potrebbe avere causato molte vittime. La TASS dice due morti.
Preoccupazioni per la nube radioattiva che si muove sull'Europa settentrionale.
Riuniti a Venezia i ministri degli esteri e della difesa dei sette paesi
dell'Unione europea occidentale. Il disarmo e il terrorismo internazionale
sono i principali problemi al centro del dibattito.
Si attenua l'ondata di maltempo mentre si tenta un primo bilancio dei danni.
Neanche una parola sul processo d'appello.
Amore mio, prendiamone atto. Il caso Tortora non è più una notizia.
Io ad oggi,
resto un cittadino italiano condannato
a dieci anni di reclusione, 50 milioni di multa
e interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Sta sempre là.
Che cosa?
La mia condanna.
Non darmi questo tormento
Torna a Sorrento
Fammi
- Campare. - C'è Marmo.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Tutto a posto? - Che piacere!
- Buona domenica. Salve! - Quelli sono i ragazzi?
E così ti hanno dato tutto?
Ti sei visto le carte?
È una cofana di roba. Sei contento, sì?
Non ho avuto ancora il tempo di vedere. L'assegnazione è stata fatta ieri.
Ci fanno fare il processo durante i Mondiali.
Spero che finiate prima voi. È un appello, dai!
Se ce lo fanno fare.
La Difesa di Tortora ha chiesto lo spostamento del processo a Milano.
Dicono che hanno dei dubbi sulla competenza territoriale.
Secondo me non si fidano di noi.
È una mossa disperata che non porterà a niente.
Questo processo non te lo leva nessuno.
Tu che pensi?
Studierò questa cofana di roba. Dobbiamo essere inattaccabili.
Miche', i radicali mi volevano morto.
Mi volevano persino dare la scorta.
Una situazione esplosiva. Questo per farti capire il livello.
Però adesso le acque mi pare che si siano calmate un po' per tutti, no?
Meno male.
Buon lavoro, buon pranzo e buona domenica.
- Buona domenica. - Ciao, ciao.
- Un gatto. - Per i topi.
Qui c'è tutto il materiale del processo.
Come è organizzato?
Come è organizzato, per pentiti.
Tutto quello che ha detto Barra. Tutto quello che ha detto Pandico.
Tutto quello che ha detto Melluso,
Imperatrice, Sanfilippo.
Villa, eccetera eccetera.
I pentiti sono tanti.
Non esiste una cronologia delle testimonianze?
Che io sappia, no.
Bisogna farla.
Voi veramente volete mettere a posto tutta questa roba?
Cominciamo.
Pian pianino.
Pian pianino.
- Chi è? - Sono il giudice Morello.
- Buonasera, signor giudice. - Buonasera.
Qui tenevamo pentiti e dissociati.
- Tutte celle singole? - Tutte singole tranne una per quattro.
I pentiti erano tanti, era un flusso continuo.
Noi e i giudici eravamo impreparati.
Era una novità.
Delinquenti importanti, pluriomicidi.
Vorrei capire, si potevano parlare tra di loro?
Giudice, questa è una caserma, non è un carcere.
Si è adattata a diventarlo temporaneamente per necessità.
- Qual era la cella di Pandico? - Questa.
- Le celle erano sempre aperte? - Solitamente di giorno, sì.
Questa è la sala della televisione.
Se c'era una partita del Napoli, la vedevano insieme ai carabinieri.
Oppure il festival di Sanremo, la messa di Natale a mezzanotte,
il sangue di San Gennaro.
Erano pentiti, collaboravano. Bisognava trattarli bene.
Anche perché allora non c'erano vantaggi acquisiti o sconti di pena,
ma qualche piccolo favore, sì.
Volevano essere protetti, confortati.
Una volta prima di un confronto, quello che aveva ammazzato
il famoso gangster Turatello...
- Pasquale Barra. - Aveva chiesto e ottenuto lo champagne.
Venga, mi segua.
Questa è la stanza
dove fu portato Tortora in barella
nel 1984, a febbraio.
- Bene. - Proprio qui.
Ma mi stava raccontando di pranzi e champagne.
Questi pentiti volevano mangiare bene.
Il comandante telefonò al ministero dicendo che non c'erano più soldi
per soddisfare le loro comodità
e Di Pietro
decise di pagare di tasca sua, anticipando.
Quando poi, a istruttoria conclusa,
chiese al ministero la restituzione della somma che aveva anticipato,
dal ministero gli risposero picche,
che non era stato autorizzato.
L'Italia è sempre quella.
Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto,
però c'era questo miracolo mai visto prima.
I camorristi parlavano, tanti.
Perciò noi eravamo stati autorizzati
ad avere una manica un po' larga.
Però in teoria, ma anche in pratica,
tutti questi pentiti e dissociati
potevano mettersi d'accordo
sulla versione da fornire ai giudici, concordarla.
Questo non lo so, sicuramente godevano di una certa libertà.
Libertà!
Mancava solo che chiedessero
di uscire per un gelato oppure di fare una passeggiata
per prendere un po' di fresco, ma senza allontanarsi troppo.
Se stavano bene, parlavano più volentieri.
È umano, no? Quello era il fine.
Si può?
Morello non c'è?
No, il consigliere lavora da casa.
Ma che è?
La cronologia degli interrogatori dei pentiti.
Cosa hanno detto, quando e dove.
Ma per fare che, scusa?
L'appello.
Il consigliere vuole fare tutto da capo.
Deposizioni, confronto tra pentiti,
testimonianze, tutto.
Siamo un'altra volta zero a zero.
In aula al processo?
L'abbiamo già fatto il processo!
È irrituale. È irrituale, non si può fare.
Io sono cancelliere. Cancelliere non porta pena.
Dunque, signor Barbaro,
il qui presente Giovanni Pandico
ha dichiarato di essersi fatto suo tramite
con Enzo Tortora,
durante una vostra comune reclusione,
per negoziare una partita di droga.
Ma quale droga?
I famosi centrini.
Quelli che...
sempre come dice il signor Pandico,
corrisponderebbero ad altrettante partite di droga.
- No, è una bugia, giudice. - Scusate.
Stanno fotografando Nadia Marzano e Renato Vallanzasca.
- A me risulta che è proibito. - Allontanate il fotografo.
Prego.
È una bugia.
Quest'uomo, vostra grazia, mente sapendo di mentire.
- È la menzogna impersonificata. - Io dico la verità.
È lui che mente e non per cattiveria,
ma perché...
è pazzo.
Io avevo cucito quei centrini con le mie mani.
Davanti a te li ho cuciti, uno a uno perché tu ti eri fissato con Tortora.
Signor giudice, lo odiava.
Cioè, a dire, lo 'mbiriava.
Scusi, signor Barbaro, cosa vuol dire "mbriava"?
- Mbiriava. - Sì, vabbè, lo dica al giudice.
Che lo invidiava, era invidioso.
Un giorno era amico, un giorno era nemico.
Diceva che gli comunicava con il pensiero.
La telepatia e tutte queste cose strane che mi diceva.
Diceva che si sentivano a mille chilometri di distanza.
Insomma tutte queste cose.
Ho capito.
Ma, signor Barbaro,
lei questi centrini a Tortora li ha mandati o no?
Certo e Tortora mi ha pure risposto.
Qualcuno ha voluto far credere che io avessi fatto un'estorsione,
ma la Rai mi ha risarcito. Avete pure la ricevuta.
Si capisce, signor presidente, che hanno voluto accomodare le apparenze,
ma dietro le apparenze c'è un'altra verità
e io la sto ripetendo per la millesima volta.
Tu hai consegnato diverse partite di droga a Enzo Tortora.
Quando l'ho fatto? Io non sono nemmeno camorrista!
In quel periodo, anni '70-'80, come ho detto.
- È tutto falso. - Certo che è falso.
In quel periodo il detenuto era in carcere.
Noi vorremmo che il signor Barbaro dicesse
in che periodo è stato detenuto a Porto Azzurro.
Mi oppongo.
L'avvocato sta tentando di condizionare il testimone.
Ora basta, che c'entra?
Bisogna guardare alla sostanza, non alla forma del Diritto,
alla verità umana di questa vicenda dolorosa.
- Queste chiacchiere inutili. - Grazie della lezione, professore.
Il test può continuare, grazie.
Io sono stato detenuto a Porto Azzurro dal '72 all'81, potete controllare.
Come facevo a portare la drogaz se stavo in carcere?
- Non potevo consegnare niente a nessuno. - Che venga messo agli atti.
Bravo l'avvocato! Siccome hanno studiato,
si prendono il foglio di carta e pensano di sapere tutto. Che incompetente!
Tu facevi le consegne a Enzo Tortora durante i permessi.
Io avevo la scorta durante i permessi. Come potevo farlo?
- Tu sei un bugiardo! - Ma questo è capace di tutto!
- Sei un bugiardo! - Lui si è accoppiato con la menzogna,
mentre io ho abbracciato la verità, il bene pubblico, la giustizia!
Tu stai seduto qua, ma non ci sei. Tu non esisti.
Tu sei pazzo.
Lo sentite?
Ma che dici? Non sono qua?
La tua creatura non esiste più. La tua creatura è sparita.
Ma sono qua.
- Tu sei pazzo e bugiardo! - È sparita, non ci sei più.
- Hai capito? Non ci sei più. - Tu non stai bene. Lo sentite?
Hai trenta secondi di autonomia.
Qui non c'è scritto che mio figlio può avere l'invalidità.
Signora, vostro figlio ha trent'anni.
- Deve lavorare. - Ma sta male.
- Che ha? - Una mattina non ce la faceva...
Educazione e democrazia, dopo 15 minuti si passa al prossimo.
Scusate, signora, abbiate pazienza.
Prego.
Pandico Giovanni.
Mi occorre copia nuova del certificato di nascita, per cortesia.
Ma voi il certificato lo avete. Perché ne volete un altro?
Questo ha una orecchia.
È stropicciato qua.
Quanto tempo ci vuole?
Il prossimo.
L'incompetenza, la sciatteria.
Questa arroganza annoiata. Ecco, la noia, io proprio...
Aiuto!
Signora Marzano, lei ha chiesto di essere sentita.
Che cosa vuole dirci?
Sì, io... vorrei dire quello che non sono riuscita a dire all'altro processo.
Perché non è riuscita a dirlo? Improvvisamente se lo è ricordato?
Ho avuto paura e ho fatto la pazza.
Funziona sempre. Nessuno ci capisce niente della pazzia.
No! Tu sei veramente pazza!
- Silenzio! - Signor presidente, di grazia, ma...
Questa signora è psicopatica.
Barra, silenzio!
- Deve essere chiusa in un manicomio! - Barra, faccia silenzio!
E certo, in un manicomio!
- E questo cos'è? - Silenzio, Barra!
Di chi, di che cosa aveva paura?
Pasquale Barra mi ha minacciato che non lo dovevo contraddire.
Dovevo dire tutto quello che aveva detto lui,
altrimenti mi uccideva.
Uccidere per lui... è una sciocchezza.
Un omicidio in più, uno in meno...
Uccidere per lui è come...
schiacciare con il piede uno scarafaggio.
- Di colore nero, signor presidente. - Pandico, non interrompa!
Poi che vuole dire? Gli scarafaggi sono tutti neri.
No, è per non confonderlo con lo scarabeo.
Ho appena letto Lo Scarabeo d'Oro di Edgar Allan Poe,
- un libro molto particolare. - Pandico, basta!
Ubbidisco, vostra grazia.
Superiore, è veramente bello, glielo consiglio.
Dunque, signora Marzano.
Dunque...
Enzo Tortora non si è affiliato a casa mia.
Io nel 1978 stavo a Madesimo con mio figlio
che non aveva neppure un anno.
C'è un contratto regolare d'affitto per la casa di Milano
che parte dal 1979.
La casa prima non era pronta.
Non era agibile.
Quindi non c'è stata nessuna affiliazione.
Non a casa mia.
Cancelliere, l'ha messa a verbale?
Avvocato, lei è ossessionato dalla possibilità
- che il cancelliere non lo scriva. - In primo grado è avvenuto spesso.
Con il pretesto che la signora fosse in stato confusionale.
Un'altra lezione dei professori.
Signora...
In piena lucidità, conferma quanto ha detto finora?
Sì, confermo tutto.
Grazie, vada pure.
Nennè, hai fatto la cosa giusta.
- Non ti preoccupare, non metterti paura. - Ti è andata bene.
Meschina.
Il bambino? È cresciuto?
S'è fatto bello come te?
Brava, Nadia.
Signor presidente, ormai mi sembra chiaro di come stanno andando a finire le cose.
Invece di fare il processo agli imputati,
lo fanno ai pentiti.
Ora voi avete sentito un sacco di gente che... si è tirata indietro
o ha cambiato versione a favore di Enzo Tortora.
Sapete perché lo fanno? Perché hanno paura.
Anche con me ci hanno provato.
Mi hanno detto di ritrattare tutte le accuse contro Tortora,
ma nonostante le pressioni, signor presidente,
io sto qua e vi confermo tutto quello che vi ho detto,
cioè che Enzo Tortora lavorava per il boss Francis Turatello.
Vi ripeto tutto, tanto non ho più niente da perdere.
- Questi sono uomini! - Bravo!
Silenzio!
Silenzio nelle celle!
Silenzio!
Melluso è un eroe e bisogna avere rispetto!
Silenzio!
Un eroe analfabeta.
L'imputato Vallanzasca ha chiesto di avere un confronto con lei.
- Lei accetta? - Come vuole, signor presidente.
- Io non so che vuole da me Vallanzasca. - Dimostrare che sei un bugiardo!
- Non mi fa paura, presidente. - Accompagnate Vallanzasca.
Ora ascoltiamo come un pluriomicida, rapinatore di banche e sequestratore
mi vuole scagionare e capiamo perché.
Lo ascoltiamo, è il bello della diretta.
Uomo da niente!
Io ti ammazzo e questa non è una promessa!
Io ti uccido per davvero! Hai capito, Renatino?
Ma va a cagare!
Sei un pecorone!
Non ti vergogni di stare in cella con questi camorristi di merda?
- Ma vai a fare la passerella, cretino! - Come uomo, sei zero!
- Renato, pensa alla tua mamma. - Fatti i cazzi tuoi.
Ma che begli occhi azzurri che hai!
- Sei proprio una chiavica. - O sono celesti? Non si capisce.
Come sei bello, Renato. Mi pari il principe francese.
- Sei troppo bello. - Schiaccialo a 'sto pidocchio.
- Cosa è successo, signor Vallanzasca? - Niente.
Mi volevano parlare.
Allora parli con noi.
Innanzitutto voglio dire che io con la Camorra non c'entro niente.
Mi hanno messo in mezzo.
Come questo signore
che mi mette in mezzo con la NCO e poi dice che ha preso la droga da Turatello
per darla a Tortora da spacciare. Tutto falso!
Perché Melluso non conosceva Turatello.
Sei un parolaio di merda!
Hanno una foto insieme!
- Buffone! - Silenzio. Silenzio!
- Gianni. - Renato.
Dimmi quando avresti conosciuto Turatello.
- Adesso di preciso non me lo ricordo. - Mica ti ho chiesto il giorno.
Non me lo ricordo! Non fare come Tortora
che voleva sapere il colore delle calze, la cravatta, le scarpe.
Gianni, non tergiversare con me.
Non mi paragonare a Tortora, io non sono come lui, hai capito?
Adesso ti infilo la carota nel culo davanti a tutti!
Signor Vallanzasca, moderi i termini! Non siamo al mercato.
Gianni...
Tu di droga a Milano non hai sentito nemmeno l'odore!
A Milano al massimo potevi fare il ladro di polli,
scippare le vecchiette, portare al guinzaglio quelle quattro signorine
che ti portavi appresso e sbatterle sui marciapiedi.
Questo potevi fare perché sei un marchettaro.
Gianni il bello, Gianni cha-cha-cha.
Ma che vuoi da me, Renato?
- Turatello aveva un tatuaggio. - Un tatuaggio?
Sulla mano sinistra.
Che cosa raffigurava questo tatuaggio?
Ah, questo è l'asso di Vallanzasca? Un tatuaggio?
Un tatuaggio.
Che tatuaggio era?
Non te lo ricordi? Guarda, ti aiuto, cazzo!
Era un animale.
Gli era stato fatto al carcere minorile.
- E la conclusione? Dai, porca miseria! - Che tatuaggio era.
Fammi rispondere! Parli sempre tu, mi parli sopra!
Questa faccenda del tatuaggio neanche tu la sapevi.
Che tatuaggio era! Non mi far perdere tempo, cazzo!
Che tatuaggio era? Ti ho fatto una domanda! Che tatuaggio era?
Presidente, io non ho mai fatto caso a questo tatuaggio,
anzi mettete a verbale che io non ho mai visto questo tatuaggio.
Bene, a posto. Grazie, presidente.
Un grosso tatuaggio sulla mano sinistra e lui non lo ha mai visto.
Sai perché non lo hai mai visto?
Uno come te, Turatello lo teneva a dieci metri.
Tu non potevi nemmeno parlargli.
- Non è vero, dai! - Gianni!
Adesso arriva la carotina, eh?
Presidente, Turatello aveva una donna.
Chi era la donna di Turatello?
Come si chiamava?
Com'era? Alta, bassa, bionda, bruna.
Com'era?
Hai detto che lo conoscevi bene. Dimmi com'era.
La verità è che non sai un cazzo.
Io ti ho capito. Stai facendo questo per difendere Tortora.
Cosa cazzo me ne viene a me di Tortora!
Sì, tu lo fai per un fatto morale.
È una missione!
- Signor presidente. - Prego.
Melluso ha detto che aiutare la Difesa di Tortora è un fatto morale,
una questione morale, di principio, il principio della giustizia.
Questa è un'ammissione volontaria.
Una confessione, una verità.
Grazie a Melluso per esserselo lasciato sfuggire.
Io ho detto questo?
Renato Vallanzasca per amore della verità,
perché non può sopportare che un innocente ritorni in carcere,
ha testimoniato contro un falso accusatore
e lo ha svergognato in pubblico, squalificandolo.
Ma ha detto che di Tortora non gliene frega niente,
anzi, letteralmente, un cazzo.
Io non commento, presidente.
Presidente...
Neanche lui conosceva Turatello, dai!
Sei proprio stupido.
Signor presidente, la tesi della Difesa
è che Pandico è pazzo, perciò totalmente inattendibile.
Un pazzo è inattendibile,
ma non è punibile.
Pandico non ha mai cercato questa scappatoia.
Lui si è dichiarato correo.
Con le sue confessioni, ha aggravato la sua posizione personale.
Pandico non ha mai usato il grimaldello della pazzia.
Ma poi...
Anche se fosse pazzo?
La pazzia...
La pazzia non è uno stigma perpetuo.
La pazzia cambia, è mutevole.
Dobbiamo ammettere che tutti abbiamo un briciolo di pazzia
che per fortuna siamo in grado di controllare, questa è la differenza.
Perciò Pandico può anche essere stato pazzo,
ma oggi dobbiamo riconoscere che è cambiato.
È lucido
e non si contraddice mai!
Chi mente prima o poi si contraddice.
Giovanni Pandico non si è mai contraddetto!
Paranoico? I geni paranoici non si contano nella storia.
Esattamente, è proprio così, come...
Come Torquato Tasso che invito tutti quanti a leggere
o il grande scultore napoletano Vincenzo Gemito
che si fece rinchiudere volontariamente in manicomio.
Insomma tutti i grandi artisti
e forse anche lei, signor procuratore,
è un po' paranoico.
Sì, ma certo!
Mi ci metto anche io.
Pandico, non interrompa il procuratore generale.
Chiedo scusa, vostra grazia. Non mi sono potuto trattenere.
E Melluso?
La follia non lo riguarda.
O credete o non credete a Melluso.
- Ecco. - Il fatto che non ricordasse i dettagli
sugli incontri con Tortora oppure della vita privata di Turatello,
ma dà più peso alle sue parole.
Se avesse inventato tutto, si sarebbe preparato meglio,
con quei particolari che piacciono alle giurie popolari
e anche ai giudici.
E ancora,
sette pentiti confermano le sue dichiarazioni.
Signor presidente, signori della Corte,
Enzo Tortora non è un bieco venditore di morte.
Questa è la novità che introduco.
È importante,
ma è soltanto un collaterale.
Io gli riconosco questa attenuante importante,
ma Enzo Tortora è, non si offenda,
un mentitore!
La menzogna gli è naturale!
Enzo Tortora è quel ragazzo che in vacanza estiva in Valmalenco
si inventa di vedere la Madonna per prolungare la vacanza, dimostrando...
un'immaginazione....
una spudorata determinazione
che io riconosco anche nel Tortora di oggi.
D'altra parte la menzogna gli è stata necessaria
per poter conservare la celebrità
che ha conquistato sicuramente con grande fatica.
Gli è stata necessaria
per poter sostenere quotidianamente la sua parte.
La doveva chimicamente sostenere.
Per questo io lo ritengo più un consumatore, magari accanito,
come... ecco qua, "pippava come un matto".
C'è scritto nella testimonianza.
Ma non era un trafficante.
Concluda, per favore.
La mia richiesta è dunque,
non di assoluzione.
Assolvere Tortora vorrebbe dire non credere a Pandico, Melluso, Barra.
E quindi
assolvere tutti gli imputati.
Signor presidente, assolvete tutti o nessuno!
La legge è uguale per tutti!
Non avete scelta.
- Bene così! Bravo! - Bravo, dottore!
Nonostante le assicurazioni ministeriali, molti consumatori...
- Ciao. - Ciao.
- Ciao, Tullio. - Ciao.
Il consumo di vegetali a foglia larga
era del 70% inferiore al normale.
La centrale nucleare di Chernobyl ospita quattro reattori
da mille megawatt elettrici ciascuno, raggruppati in due edifici.
Non ti dà fastidio?
No.
Come va?
Abbiamo finito.
Ora tocca a noi.
E?
Tortora è innocente.
Scusa, non era un camorrista?
Barra si pente e non fa il nome di Tortora.
Pandico si pente e non fa il nome di Tortora.
Lo fa soltanto dopo che i PM gli mostrano il nome di Tortora
su un'agendina della convivente di Pucca
e poi non era neanche Tortora, ma Tortona con un numero di telefono.
Nessun riscontro, niente.
Ebbene, solo dopo
che Pandico ha visto l'agendina,
confessa che Tortora è un camorrista.
Dietro di lui gli va Barra, al diciottesimo interrogatorio.
Segue una valanga di confessioni,
pentimenti... Pura invenzione.
Infatti in aula non ha retto un'accusa.
Non c'è stata una prova che sia rimasta in piedi.
Ma perché tanti...
La quasi totalità dei giudici del Tribunale di Napoli,
io per primo, mi ci metto pure io,
abbiamo creduto a dei criminali che mentivano spudoratamente,
senza avere il minimo dubbio
sul loro pentimento.
I giudici sono così abituati al silenzio,
alla scena muta
che quando un camorrista pluriomicida
senza chiedere niente in cambio, apparentemente,
confessa, parla, fa nomi, racconta fatti,
beh, a un giudice sembra...
che sia un miracolo.
Ma come, una confessione verbalizzata e sottoscritta
con un testimone che si chiama in correità?
E insieme a lui tanti altri?
Ma allora a che serve questo fottuto riscontro?
Io ti credo.
È un atto di fede, è una liberazione.
Se Tortora è innocente, va assolto.
Lo dirai in Camera di Consiglio?
Le arringhe sono terminate.
Quindi abbiamo finito.
Se il Pubblico Ministero, gli avvocati di parte civile o qualche imputato
ha qualcosa da dire, può farlo ora
prima che ci riuniamo in Camera di Consiglio.
Io.
Sentiamo.
Verbalizzo?
Sì, verbalizzi.
Non sfidarli.
L'amor proprio dei giudici è sconfinato.
Nessuna lezione.
Signor procuratore generale,
una cosa fra le tante
mi ha ferito in quest'ultimo processo.
È l'ultima trasformazione che io ho subito grazie a lei.
Non più cinico mercante di morte,
ma un debole, un fesso
che si è fatto fregare perché era a corto di soldi, ebbene...
Vorrei dire a questa Corte che se io mi fossi messo a spacciare
in un momento di debolezza chili di droga come è stato detto in questo processo,
io non mi considererei un debole, ma un criminale!
Per questo io non sono qui per chiedere riduzioni di pena.
Se mi giudicherete colpevole, datemi trent'anni.
Ho visto, signor procuratore, che lei è andato a frugare
nella spazzatura dei rotocalchi di trent'anni fa.
È vero, in un'intervista io raccontai
che da ragazzi, nel lontano '48, pensi un po',
io e alcuni amici ci divertimmo a dire
di aver visto una Madonna in una grotta.
Uno scherzo audace, lo ammetto, ma...
Io non so se lei sia mai stato giovane,
glielo auguro.
Ebbene lei trae da questo episodio un convincimento.
Se fingeva di vedere
la Madonna quando era ragazzo,
Tortora deve essere un mentitore per sempre,
quindi può essere un camorrista.
Un uomo dalle mille facce.
Ebbene, signor procuratore, io penso che sia molto meno grave
fingere di vedere la Madonna a 18 anni per scherzo
che credere, come lei crede,
a Giovanni Pandico,
schizofrenico e omicida
o a Melluso,
rapinatore e sfruttatore della prostituzione
o a Barra, efferato pluriomicida
e fare di questi uomini degli eroi!
Ecco, in questo processo
io non sono stato un imputato da giudicare.
In alcuni momenti, lo dico con un brivido, io ho avuto la sensazione
di essere un nemico da schiacciare
perché questo uomo debole
fin dal primo giorno ha usato urlare la sua innocenza,
perché questo uomo debole
ha sconvolto il vostro rito
per cui o si è irriducibili o si è pentiti,
ma si può essere anche irriducibilmente innocenti.
Ho pagato duramente questa diversità
con una condanna a dieci anni. Per camorra? Per droga?
Non offendetemi di nuovo, vi prego.
Per lesa maestà.
Ora dovrei concludere dicendo "ho fiducia".
Rimbalzo la domanda!
Avreste fiducia voi?
Io vi dico: "Io sono innocente!"
Lo grido da tre anni, lo gridano le carte, lo gridano i fatti
che sono emersi da questo dibattimento!
Io sono innocente!
Io spero, dal profondo del cuore, che lo siate anche voi.
Grazie.
Questa se la poteva risparmiare.
La seduta è tolta.
Splendido.
Il prossimo?
Tortora Enzo Claudio Marcello.
In piedi, entra la Corte.
"In nome del popolo italiano,
la Corte di Appello di Napoli, sezione penale quinta,
visto l'articolo 523 del Codice di procedura penale
in riforma della sentenza del Tribunale di Napoli del 17-09-'85,
appellata dal Pubblico Ministero, dal procuratore generale, dagli imputati
che non cito tutti nominalmente per questione di brevità, assolve
per non aver commesso il fatto Sanfilippo Salvatore..."
- Mi hanno assolto! - "Melluso Giovanni, assolto.
I seguenti imputati già condannati.
Andraous Vincenzo, Torino Mario, Fallarino Giovanni, Menduti Gerardo,
Marzano Nadia, Tucci Santo, Gagliano Renato, Vallanzasca Renato.
Conferma nel reato la sentenza appellata
e condanna alle spese processuali i seguenti imputati.
Astaria Mario Roberto, Collarumma Domenico,
Matano Franco, Matrone Tommaso, Pandico Giovanni..."
Alla nona stazione Gesù cadde per la terza volta.
"Assolve per non aver commesso il fatto ai delitti previsti
dagli articoli 416 e 416 bis Codice penale
e perché il fatto non sussiste del delitto previsto dall'articolo 71 stupefacenti
i seguenti imputati già condannati.
Cozzolino Aniello, Cozzolino Riccardo, Cozzolino Simone,
Mariniello Anna, Moccia Luigi e Tortora Enzo Claudio."
L'udienza è tolta.
Siete tutti camorristi!
Giudice, un commento sulla sentenza.
Abbiamo condannato chi doveva essere condannato
e assolto chi doveva essere assolto.
Questa sentenza storica rappresenta la giustizia giusta.
Confido nell'onniscienza di Dio nonostante la fallacia degli uomini.
Sono grandi soddisfazioni, ma la verità è sempre una.
Tortora è un camorrista!
Dio mi vede. In questo momento, ci sta guardando.
Aspettate, voglio dire che...
Lo Stato ci deve difendere, ci deve aiutare!
Merda! Merda! Merda!
Vieni qua, devo fare una dichiarazione!
Mannaggia la morte!
L'Italia s'è desta! Sì!
"Piangete, bambini innocenti.
Meglio addormentati, ma onesti.
In questa terra un vento furioso
sta distruggendo boschi e foreste
e nel cielo grigio e minaccioso
si preparano terribili tempeste."
Che avete da ridere?
No, no, non rido.
Cos'era, Pascoli?
Pandico.
Sempre un Giovanni.
Complimenti, era... molto bella.
Grazie.
Per voi.
Ma... Ma che fate? Non è consentito, per favore.
Si vede che siete un giovane intelligente. Quanti anni avete? 25, 26?
- 24. - Io all'età vostra stavo già in carcere.
Per stare tutto questo tempo in carcere, devi avere degli interessi e degli amici.
- Per favore, non si può. - Non si potrebbe,
se io chiedessi qualcosa in cambio, ma io non chiedo niente.
Solo omaggiare
un amante della poesia.
Ecco, così. Non mi fate arrabbiare, non mi offendete.
No, no...
Non sia mai.
Forza.
La guardia è corrotta!
Mi ha estorto l'orologio!
Voglio parlare con il direttore. Direttore!
È corrotta la guardia!
Chiamate il direttore!
Direttore!
Bravo!
Bravo!
Dunque...
Dove eravamo rimasti.
Potrei dire moltissime cose
e ne dirò poche.
Una me la consentirete.
Molta gente
ha vissuto con me,
ha sofferto con me
in questi terribili anni.
Molta gente mi ha donato quello che poteva,
ad esempio ha pregato per me.
Questo io non lo dimenticherò mai.
Questo "grazie" a questa
cara, buona gente
dovete consentirmi di dirlo e l'ho detto.
Una cosa aggiungo.
Io sono qui, lo so,
anche per parlare a nome di quelli che parlare non possono
e sono molti e sono troppi!
Io sono qui, sarò qui
anche per loro.
Ed ora...
Incominciamo,
come facevamo esattamente
una volta.
Eccolo qui!
Sulle note della Marcia trionfale della Aida!
Benvenuto! Benvenuto, comandante.
Benvenuto, si avvia a passo spedito.
Forse qualcuno di voi avrà già intuito di chi si tratta.
È il nostro Portobello!
Il simbolo della nostra trasmissione!
Allora, Portobello, vuoi venire fuori?
Eccolo qui! Eccolo qui!
Finalmente Portobello ha riguadagnato la sua posizione.
Vogliamo cominciare. Io vorrei cominciare con un ospite.
Un ospite a cui tengo molto, una donna
di cui in passato non sono riuscito
a cogliere nei suoi occhi un dolore profondo.
Vorrei che l'accoglieste con un bell'applauso.
Signore e signori, Aurora!
Il suo nome è un bellissimo auspicio,
ma noi da questa sera l'avremo come ospite fissa
e la chiameremo
la misteriosa ragazza che piange.
- Enzo, non ho parole. - Solo un momento e poi festeggiamo.
- Enzo... - Lasciatelo stare.
Mi ha fatto piangere, grazie!
Non mi chiedi com'è andata?
Com'è andata?
Benissimo, un grande successo!
Anna, è davvero l'ultima stagione.
Io questa trasmissione non riesco più a farla.
Aspetta.
Non cambio idea.
So già come finirla.
Che vuoi dire?
Niente di tragico.
Cambiare.
Enzo, è tutto pronto.
Arrivo.
Papà?
Vengo, vengo.
È andata così.
Non riesco più a giocare.
Eccoci.
Sono desolato di interrompere l'inchino,
ma spero che la camera ci inquadri. Siamo arrivati in questo istante
con i bambini che rappresentano tutte le parti del mondo,
una pioggerella che, per fortuna, sta diventando sempre più rada,
un pubblico affettuoso che questa sera è attorno
alle telecamere di Portobello.
Un abbraccio ai milanesi che ci hanno portato
per la serata del congedo i loro animali grandi e piccini.
Ecco, in questa atmosfera insolita,
ai piedi della scalinata dell'arca...
Ti stavamo aspettando per fare entrare nell'arca il cammello.
Facciamo entrare il cammello. Piano piano.
Io credo di dover ringraziare talmente tanta gente
che prolungherei oltre il lecito questa trasmissione,
ma il pubblico immenso che ha seguito per anni questa trasmissione
è giusto che abbia il nostro grazie.
Un grazie ad Anna, mia sorella, e ad Angelo Citterio
che sono stati gli autori di questo singolare appuntamento del venerdì.
Un grazie a Gigliola Barbieri, alla Rete 2
e a tutti coloro che con la loro fatica,
venerdì dopo venerdì, hanno costruito questa storia.
Storia di persone, storia di gente.
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