All language subtitles for Mina.Settembre.S01E09.iTALiAN.720p.WEB.H264-NEUROSiS_ita

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Original subtitles

♪ Con lui volando lontano dalla Terra ♪

♪ Dimenticando le tristezze della sera ♪

♪ Quando ami da morire ♪

♪ Chiudi gli occhi e non pensare ♪

♪ Il tempo passa, l'amore scompare ♪

♪ E la danza finirà ♪

♪ Una notte a Napoli ♪

♪ Delle stelle si scordò ♪

♪ E anche senza ali ♪

♪ In cielo mi portò ♪

Sì...

Eh, certo.

Vabbè...

- Buongiorno. - Amministratore...

Vabbè, amministratore, peggio per voi e per gli altri condomini.

- Buongiorno. - "Buongiorno" un corno.

- Sai chi era? - L'amministratore?

Eh, già. Sai che voleva dirmi di prima mattina?

- No. - Non lo sai?

Voleva dirmi che chissà come, chissà perché...

è sparita dall'ordine del giorno della prossima riunione di condominio

la mia mozione.

- Ah, sì? - Già. Eppure io avevo i millesimi.

Ho passato giorni e giorni a preparare un dossier che neanche la CIA!

Con tanto di foto degli escrementi del cane

scattate un attimo prima di essere raccolti.

Eppure qualcuno mi ha sabotato e adesso il generale può tenersi il suo cane.

Eh, vabbè...

- Sono cose che capitano. - Eh, sì, capitano...

Capitano...

Quando una ha una figlia come te, capitano!

- Si è fatto tardi, me ne devo andare. - Dove vai? Fermati!

Fermala, quella disgraziata! La "comarella" del mio nemico!

Hai sentito Titti?

Veramente? Che ti ha detto?

Che mi ha detto? Sta incazzata nera.

Ma come ti viene di mettere in mezzo Titti?

Che c'entra lei con tuo padre?

Non lo so, è che per un attimo mi è sembrata la spiegazione più logica.

Scusami, se ci pensi, se fosse stata lei,

avrebbe avuto senso che papà non voleva ferirmi.

Che faccio?

Ti inginocchi, implori pietà...

e soprattutto tu prometti solennemente

che ti levi questa storia dalla testa per sempre.

Vai adesso da Titti.

Sta al locale, so che si vedeva con quell'architetto importante.

Adesso? No, secondo me è meglio farla sbollire un po'.

- Sono per Claudio quelle? - Sì, me le ha lasciate qua Paolo.

Doveva andarci lui, non ce la fa e tocca a me.

Ci vado io, ho la mattinata tranquilla e voglio vedere come sta.

Niente di meno!

Ti senti più tranquilla a tornare a casa tua dopo tanto tempo

piuttosto che affrontare Titti?

È che mi vergogno a guardarla in faccia.

Vabbè, vado.

- Ciao. - Ciao.

Grazie.

Claudio!

Amore!

- Ah! - Che c'è?

Non lo so.

Che succede?

Questo cos'è?

Eccomi!

- Ah, sei tu? - Sì... Ho dimenticato le chiavi.

Scusami se ci ho messo tanto,

ma camminare con questa caviglia è un po' complicato.

Non ti muovi con i pattini pure in casa?

- Irene e Paolo ti mandano queste. - Ah, grazie, ne avevo bisogno.

- Non mi fai entrare? - Sì, certo...

Vieni, scusami.

- Sì, ho fatto qualche cambiamento. - Vedo.

Mi faceva strano vivere in questa casa senza di te...

Troppi ricordi.

No, ma hai fatto bene.

Il salone così è molto più... arioso.

È più... Sì.

Tu come stai?

Bene, sì, insomma...

Il medico mi ha dato una settimana di prognosi.

- Però per fortuna non ho nulla di rotto. - Meno male.

- E tu, invece? Il lavoro? - Tutto bene.

Non ti ho offerto nulla.

Ti faccio un caffè? Un caffè è sempre una buona idea. Mettiti lì.

- Ci penso io. - No, ci penso io.

Se la cucina sta sempre al solito posto, posso farcela.

Stai là.

È arrivato giusto ieri.

Come quello che avrei sempre voluto.

Già...

Me lo ha regalato Giada.

Si è fatto tardi, io devo andare al Consultorio.

No, aspetta.

- No... - Aspetta...

- Devo andare, scusa. - Ma il caffè?

- Hai preso tutto? - Sì, mamma.

A posto? Aspetta...

- Ecco. Porta tutto a zia Concetta. - Va bene.

E stai attento!

Siete sicuro della scelta che avete fatto?

Il problema è solo uno, che voi siete impegnata, sennò...

Che ci vuole? Basta che fate un fischio e io subito mi disimpegno.

Va bene.

Eccola là. La vedete?

Come fa a piacervi così tanto? Ha sempre il muso lungo, mamma mia!

- Il fatto è che è bella assai. - Buongiorno.

Arrivederci, signo'.

- Tu lo sai che quella mi odia? - Ma quando mai!

Quella non fa altro che parlare bene di te.

- Sì, come no? - Te lo giuro.

- Come mai così tardi? - Così... Tu come mai già qui?

Ora sto fisso dai miei.

È strano dormire nel letto di quand'ero ragazzino...

- Vabbè, non sarà per sempre. - Almeno mia madre è contenta.

"Il portiere è momentaneamente assente per un corso di aggiornamento da nonno."

Trapanese è incredibile.

- Stamattina che hai fatto di bello? - Ho portato le stampelle a Claudio.

Sei stata a casa del tuo ex marito?

Ti ho detto che si è fatto male alla caviglia?

No, questa cosa non me l'avevi detta.

Ah, no? Ero convinta di sì.

Comunque non c'è niente di strano.

Irene mi ha chiesto di farle un favore e ci sono andata.

Era solo per dire che in quella casa non c'eri più tornata.

- Prima o poi doveva succedere. - La sua fidanzata c'era?

No, ma c'erano chiare tracce del suo passaggio. Io vado.

- Mina. - Sì?

Non so perché, ma ho la sensazione che tu non voglia parlare di questa cosa.

Ma no... Sto solamente cercando di iniziare la mia giornata di lavoro.

Senti, io lo so quello che pensi, ma ti sbagli.

Tra me e Claudio è tutto molto chiaro.

Sarà...

- Dimmi. - No, Rosaria mi vuole parlare.

Venite qua, vicino vicino.

- Fatevi più in là. - Mi cercavi?

Trapanese, che ci fate qua?

Faccio un corso di aggiornamento per rattoppare i calzini di Diego.

Quel ragazzo non ha le unghie, ha proprio gli artigli.

- Tieni tu il corso? - Sì, ma l'allievo è un po' fastidioso.

Non è cattiva volontà, dottoressa... È turbamento dei sensi.

- Ma quale turbamento? Finitela! - Di che volevi parlarmi?

Di una cosa delicata.

C'è una persona che non può venire, ma ha bisogno di un miracolo.

Vieni, devo darti un permesso per andare a trovarlo.

- Un permesso? - Voi continuate con i calzini.

Ma non è facile senza di voi, donna Rosa'...

Sì?

Signor Mariniello, salve. Sono Mina Settembre, l'assistente sociale.

Scala A, quinto piano.

vidimato dai Carabinieri.

- Bontà loro. Accomodatevi, dottoressa. - Grazie.

- Vi posso offrire qualcosa? - No, sono a posto così.

Eccoci qua.

Allora, cosa posso fare per aiutarla?

Dottoressa, io vorrei solo che voi convinceste il giudice

a darmi un permesso per andare a un funerale, tutto qua.

Signor Mariniello, da quanti anni è agli arresti domiciliari?

A dicembre sono tre anni.

Quindi sa meglio di me come funziona la cosa dei permessi.

Se non ci è riuscito il suo avvocato, come ci riesco io?

Mi hanno detto che siete un tipo che non va tanto d'accordo con le regole.

- Chi gliel'ha detto? - La gente.

A me serve proprio un tipo così, non un avvocato d'ufficio

che non si ricordava neanche come mi chiamavo.

E... "la gente" le ha detto anche che io vado oltre le regole

solo se credo che ne valga la pena?

Per me ne vale la pena, state sicura.

Di chi è il funerale? Un parente? Un familiare?

- Un amico di infanzia? - Un vicino di casa.

Un vicino?

Quello della coccarda a lutto nel palazzo?

Si chiamava Enrico, Enrico Schiapparelli.

Per la precisione, era il mio vicino di balcone.

Io passo tanto tempo lì fuori... Di giorno, di sera...

Curo le mie piante, leggo il giornale...

Quando uno deve stare chiuso in casa,

quel poco di aria ti fa sentire meno carcerato.

La prima volta che l'ho visto non sapevo neanche come si chiamava.

Sì, ogni tanto sentivo delle voci da casa sua.

Ha un bambino piccolo.

Io l'ho scoperto dopo,

ma quel giorno gli avevano detto che aveva un brutto male.

Saranno stati sei mesi fa.

Da quel giorno io ho incontrato Enrico in balcone sempre più spesso.

Scusi... Mi scusi.

Sto cercando di seminare delle piantine, ma... non ne sono proprio capace.

Ho visto che il suo balcone invece è pieno di piante. Mi darebbe una mano?

- Certo. - Grazie.

Secondo me, ho sbagliato perché ho messo prima il concime...

All'inizio parlavamo solo di piante, di semi, di potature...

Tu adesso mi vedi così, ma sono stato un grande scugnizzo.

Poi abbiamo iniziato a parlare anche di altre cose,

del cibo, del mare...

- Tira quella palla, vai! - Scendi, scendi!

- Eccolo! - Scendi!

Goal!

Parlavamo di tutto, tranne che di due cose:

la malattia sua e le schifezze mie.

Tieni, Miche', l'ha fatto mia mamma.

Mai una volta che mi avesse fatto una domanda

su quello che avevo fatto per stare in arresto.

Mai una domanda sul perché nessuno della mia famiglia mi viene mai a trovare.

Bagno!

E da parte mia non avevo bisogno di chiedere.

Mi bastava guardare come stava cambiando

giorno dopo giorno davanti ai miei occhi per capire come andavano le sue cose.

Fino all'altro giorno...

Quando la favola della nostra amicizia

si è chiusa per sempre.

Enrico non era un mio parente

e la Legge dice che io non posso andare al suo funerale.

Ma questo ragazzo mi ha fatto capire quanto sono stato un deficiente

a sprecare tutta la mia vita dietro a delle stronzate.

Perché la vita è un morso!

Tutto è decidere che sapore vuoi sentire mentre mordi.

E quello che mi ha fatto sentire lui, dottoressa, era buono.

Farò tutto quello che posso. Glielo prometto.

"La vita è un morso".

- Sì? - È una giornata meravigliosa.

Vieni a Chiaia e pranziamo insieme?

Magari potessi. Che succede?

Niente, solo una strana sensazione.

È come se tutto fosse più chiaro, più vivo...

Lo sapevo che non dovevi tornare a casa tua.

Senti come stai!

Non è per Claudio che sto così,

anche se avevi ragione, tornare a casa non è stato bello.

È che il mio lavoro è incredibile.

Beata te! Il mio mi sembra solo troppo.

Lascia tutto e vieni qua, prima che quelle carte ti inaridiscano il cuore.

Pure?

Sai chi non vede l'ora di condividere la tua ingiustificata euforia invece?

Ti ho detto che ci vado da Titti, ma non subito.

Ah, senti una cosa veloce...

Come convinco un giudice a concedere un permesso a un uomo ai domiciliari

se l'avvocato non ci è riuscito?

- Facile, non puoi. - No, mi serve a tutti i costi.

È una giornata troppo bella perché io possa accettare un "non puoi".

Quindi?

Quindi sai chi è l'unica persona che conosce tutti al tribunale.

Figurati se non lo so.

Va bene, vado, ma tu non lavorare troppo, che la vita è un morso.

E tu vai da Titti. Ciao.

Mannaggia!

Sei tu? Che Dio ti benedica!

Non male come benvenuto! Le ho ritrovate.

Che fai tu qui? Che succede?

Ho ripensato alla mia reazione di stamattina e mi sono sentita stupida.

Per questo per farmi perdonare ti ho portato questo.

Quando sognavo un tavolo così, lo immaginavo con questo sopra.

- Ci sta benissimo. - Vero?

- È bellissimo, grazie. - Figurati.

Stamattina sono stata una scema.

Mi ha dato fastidio vedere tutti questi cambiamenti.

Però io ti voglio bene, Claudio.

Se stai bene, sono contenta.

Tregua?

Ti fermi a pranzo? Ti cucino qualcosa... se riesco.

Non posso, ho molte cose da fare.

Però possiamo fare una cena domani sera, magari anche con Domenico e Giada.

- Sì.

Ti aiuto a preparare, così... ti parlo di una cosa.

Ah, ecco!

Lo sapevo che ti serviva qualcosa, ti conosco troppo bene.

Altro che tregua!

No, davvero io voglio che finisca questa tensione tra di noi...

C'è una persona che ha bisogno di un favore.

E solo tu puoi farlo.

Quindi dobbiamo demolire tutto e rifare il locale da capo?

Quanto verrebbero questi lavori strutturali?

Con 150.000 euro ce la facciamo.

- Cavoli! - Ehi.

Se ti preoccupi di Leone, stai tranquilla, ci sono io con te.

La volevo rossa, ti spiace?

- E tu seguiresti i lavori, giusto? - Ovvio, starei qui tutti i giorni.

- Ciao. - Ciao.

- Una faccia amica. - Almeno tu lo pensi ancora.

Titti non ti ha raccontato del guaio che ho fatto?

No.

Ormai sono stato declassato a semplice barman.

Ora si confida con qualcun altro.

Titti.

Un ottimo inizio, direi.

Titti, cosa ne pensi?

Tutto qua? Arrivi, un cenno e te ne vai?

Mi sa che non mi conosci, bello mio.

- Funziona? - Purtroppo sì.

La zona karaoke è un'altra idea geniale di... Edo.

Allora guarda e impara.

♪ Perdono ♪

♪ Se quel che è fatto è fatto, Io però chiedo scusa ♪

♪ Regalami un sorriso, Io ti porgo una rosa ♪

♪ Su questa amicizia nuova pace si posa ♪

♪ Perché so come sono E infatti chiedo perdono ♪

Che pensi di fare con questa sceneggiata?

È una canzone di Tiziano Ferro e tu la adori.

La adoro quando la canta Tiziano, non quando la canta una ex amica.

Per favore, esci dal locale e vattene.

Perdono

Se quel che è fatto è fatto

Mina, smettila.

Non fare finta di niente, tanto è inutile, sei stata una stronza.

Sennò sono fatti tuoi che io continuo a cantare

Non me ne andrò mai via da questo locale

Perché ti voglio bene veramente col cuore

E il nostro tatuaggio è una prova d'amore

Una rosa del perdono

per un'amica che non si meritava di essere trattata così.

Che hai oggi? Sei scema proprio.

Prendila...

Attenta, le spine pungono.

L'hai scelta rossa come piacciono a me, brava.

- Va bene così? - Ancora no.

Prima devi sapere che tutte le volte che io sono giù

e che credo che la mia vita sia un casino...

è a te che penso.

Al modo in cui affronti tutte le cose, anche quelle brutte

e così mi sento meglio.

Quando parlo con te, non ho mai la sensazione che mi giudichi

anche quando faccio un sacco di cretinate.

È la cosa più bella che un'amica ti possa dare.

Per questo mi odio per aver dubitato di te.

Scusami.

- Come sorelle? - Per sempre.

Fammi capire, Titti ti ha perdonato nonostante il karaoke?

Guarda che io canto molto bene, mio caro. Le tue battute non mi toccano.

"La prego di accettare le umili scuse"

"di una donna molto orgogliosa e a volte troppo testarda."

"Con affetto, Olga Settembre."

- Oggi ho solo amore da offrire al mondo. - Io sono compreso in questo mondo?

Forse, ma dopo. Devo finire prima la mia opera.

- Ma come? - Tu aspettami qua.

Fammi andare!

Bravi, begli scherzi! Complimenti, davvero!

Andiamo, dai!

- Si può sapere che hai combinato? - Oggi sono Cupido, te l'ho detto.

E ora, se hai finito con tutte queste domande...

chiudiamo in bellezza questa meravigliosa giornata.

Se proprio insisti...

No, ti prego, non rispondere.

È Claudio, devo rispondere, deve dirmi di Michele.

Ehi, ciao.

No, nessun disturbo, dimmi.

Come non puoi fare niente? Perché?

Due tentativi di evasione, un'aggressione a pubblico ufficiale e una rissa?

La Legge non è ingiusta con lei.

Lei si è approfittato della buona fede delle persone.

È successo tanto tempo fa, prima che conoscessi Enrico.

Quindi ora è cambiato? Ora è sincero? Perché non mi ha raccontato tutto subito?

La verità, dottore', è che speravo che non lo scoprivate.

Lo so, è una cosa stupida.

Vedete, chi cresce per strada spera sempre di "scappottarsela".

Spera che l'altro sia distratto o poco attento.

No! No!

Lo sa qual è la verità?

È che io mi sono stancata di sentirmi dire

che chi nasce per strada deve mentire o approfittarsi di chi è meno furbo.

La strada ti insegna un sacco di cose, non solo a fare fessi gli altri.

Avete ragione.

- Avete ragione. - Eh.

Ma quello che vi ho raccontato è tutto vero.

Di me, di Enrico, del funerale.

Ora se ci credete o meno

è un problema solo vostro e della vostra coscienza.

Io più che chiedere scusa non posso fare, dottoressa.

- Allora, che ti ha detto? - Io non so che pensare.

Dice che è tutto vero, anche se ha provato a fregarmi.

La cosa assurda è che mi sembra sincero.

Il fatto è che uno vorrebbe credere che certe storie esistano davvero.

- È un po' come per le favole. - Che devo fare?

La domanda è sbagliata. Secondo me, devi chiederti che cosa puoi fare.

- Secondo Claudio, non c'è margine. - Appunto.

Allora non ci pensare più.

Andiamo a mangiarci una bella pizza.

No, tu vai. Io devo togliermi un dubbio, scusami.

- Sei sicura? - Sì, prendo un taxi. Tranquillo.

- Che c'è, eh? - Donna Carmela, sedetevi.

Povera creatura.

Devi stare tranquilla, hai un figlio.

Devi essere forte per te e per tutta la famiglia.

Io starò con te sempre.

Signora... Condoglianze.

Sono la nipote di Michele, il vicino della scala A.

Mio zio era molto legato a suo marito, mi ha raccontato della loro amicizia.

Grazie, grazie davvero.

E ringrazi suo zio Michele, anche se non lo conosco.

Sì.

- Ancora condoglianze. - Grazie.

Domenico, te lo assicuro.

Lei non aveva idea di chi fosse Michele.

Altro che favola! Quello lì mi ha riempito di chiacchiere.

Scema io che ci ho creduto.

Lasciamo stare, guarda. Torno a casa e non ci penso più.

- Ciao. - Ciao.

- E questi? - Per la signora.

Me li ha mandati il generale. Finalmente ha capito come ci si comporta.

È un bel gesto, no?

Smettila di fare la scema e guarda Maradona!

Non immagini in quei giorni che succedeva a Napoli.

Sembravano tutti drogati.

La gente si guardava e diceva: "Ma è possibile che viene proprio qua?"

Ma che te lo dico a fare che sei rumena?

Decine di migliaia di tifosi per tutta la notte in festa.

- Napoli scoppia di gioia... - Perché c'è tutta quella gente?

Lo vedi quello?

È il più grande calciatore di tutti i tempi ed è venuto a giocare a Napoli.

È una specie di favola.

- Perché è venuto proprio qua? - Perché?

Perché solo a Napoli crediamo ancora nelle favole.

Allora ci devo credere nelle favole.

Sì, amore mio.

Insomma, fatemi capire... Così, tanto per sapere...

- Quanto durerebbe questa vicenda? - Un'oretta, Trapanese, solo un'ora.

- Solo? - Sì.

- Ciao, Mina. - E se in quell'ora viene qualcuno?

- Voi non aprite. - Ah?

- E se è la Polizia? - Mi chiamate e date la colpa a me.

No! Io la spia non la faccio.

Volete finire in galera per favoreggiamento?

- Veramente? - Certo.

Se qualcuno se ne accorge, si finisce in galera?

Al massimo ci finisco io, state tranquillo.

Andiamo.

Dottoressa, che ci fate voi qua?

Questi signori non possono entrare, ci vuole il permesso.

Il permesso è l'ultimo dei problemi, mi creda.

Lui è Trapanese e starà qua nel caso dovesse arrivare qualcuno.

Domenico verrà con noi.

Se le dovesse venire l'idea di scappare, lui gliela farà passare.

- Ma quindi... - Si cambi in fretta.

- La funzione sta per iniziare. - State facendo sul serio?

Dottoressa... Questo non ha neanche il videocitofono.

Come faccio a sapere chi è, se bussa qualcuno?

- Trapanese, per favore! - Vabbè...

Non potete immaginare che impressione stare al pianoterra dopo tanto tempo.

Questo quartiere visto dall'alto è più bello.

Allora torniamo in alto il prima possibile.

- Manca molto? - Eccoci.

- La chiesa è là, rilassatevi! - Mariniello, scherzi poco.

Io mi rilasserò solo quando lei sarà di nuovo a casa sua.

Non ti scorderemo mai.

Tu sei e rimarrai per sempre nei nostri cuori.

Ciao, Enrico.

Prima di concludere la funzione, c'è qualcun altro che sente il bisogno

di condividere i suoi pensieri e un ricordo del caro Enrico?

Prego.

Io ho conosciuto Enrico

nel momento più difficile della sua vita.

Di quella precedente so poco.

So solo che amava sua moglie e suo figlio

e che non era nemmeno capace di piantare un geranio.

Però se penso a come si è impegnato in questi ultimi mesi

per rendere belle le piante del suo balcone,

posso immaginare con quanta cura abbia fatto lo stesso

con le persone che ha amato.

Con me che sono stato una schifezza di uomo,

un poco di buono,

che ho pensato solo a me stesso...

Enrico si è dimostrato un giardiniere perfetto.

Perché è riuscito a seminare nella mia vita

una cosa che in 60 anni

non avevo mai avuto il coraggio di provare.

L'amicizia.

Quella vera.

Quella che quando manca, ti fa stare male.

Ora, amico mio...

non sai che male mi fa.

L'eterno riposo dona, o Signore, a questo nostro fratello...

Ne è valsa la pena, hai visto?

Per la misericordia di Dio, riposi in pace.

Per Cristo nostro Signore.

Ma dove sta?

Starà per uscire.

- Sì? - Mina.

Claudio! Come va?

Sono campane quelle che io sento in sottofondo?

Sì, ma sono molto lontane. Mamma mia, che orecchio che hai!

Io lo sapevo che lo avresti portato al funerale, perciò ti ho chiamato.

Stanno andando a fare un controllo a casa di Mariniello.

- Perché? - Indovina, come mai?

Succede quando smuovi le acque con certi tipi.

Prendilo e portalo subito a casa. Muoviti, prima che tu passi un guaio.

- Va bene, grazie mille. - Prego.

Domenico! Era Claudio. Siamo nei guai, dobbiamo tornare a casa.

- Dov'è Michele? - Non è che è scappato?

Sono una cretina! Scusate.

Tu controlla in sacrestia, io vado nei confessionali.

Oh...

Non ci posso credere...

- Meno male. - Aspetta, Mina.

Cerca di stare su.

- Pronto? - Trapanese, sono Mina.

Stanno venendo a fare un controllo. Noi stiamo arrivando.

Uh, Madonna santa! E se non arrivate in tempo?

Claudio ha detto che sarebbero passati, ma mica subito. Noi siamo qua sotto.

- Non fatevi prendere dal panico. - No, per carità! Quale panico?

Tutt'al più che può succedere? Che vado in galera!

Mannaggia, proprio adesso che ho la responsabilità di una creatura!

Pronto? Che succede?

Dottoressa, perché non parlate più?

Dottoressa, siete voi che avete suonato al citofono, vero?

No, siamo qui sotto, ma sono arrivati prima loro.

Trapanese, perdete tempo. Ora mi invento qualcosa.

Uh, Madonna santa! Come lo perdo il tempo?

La colpa è mia, ora ci vado a parlare io.

- No, ma quando mai? - Ma ci siamo dentro anche noi!

Che dite? Così ci "inguaiate"!

Mina, che possiamo fare ora?

Un modo forse c'è, ma Trapanese deve fare la sua parte.

Dobbiamo essere più veloci.

- Sta là, giusto? - Sì.

- Che piano? - Il quinto.

Forza!

Signor Mariniello, Polizia!

Salve, signora, scusi il disturbo.

Il signore abita nella scala A, ma è rimasto fuori dalla porta.

Può passare dal suo balcone?

Scusate, questa non è casa mia, è di mia figlia. Mi dispiace.

Signor Mariniello, Polizia!

Un momento! Non posso aprire, sono in bagno!

- Che ha detto? - Boh!

Signor Mariniello, apra la porta o dovrò fare rapporto!

Un momento! Aspettate, non posso aprire!

- Collega, che dici? - Dico che è mancato controllo.

- Occupato. - Centrale, qui è volante 16.

- Denunciamo un mancato controllo. - Ricevuto.

Eccomi!

Scusatemi, ero in bagno e avevo il sapone negli occhi.

Lei è il signor Michele Mariniello?

- No, sono Nino D'Angelo in incognito. - Faccia poco lo spiritoso.

- Buona giornata. - Arrivederci.

Centrale, tutto a posto. Falso allarme.

- Passo. - Ricevuto.

Eccoli.

Tutto a posto, dottoressa!

- Se ne sono andati! - Se n'è andata pure la salute mia!

Questa è l'ultima volta.

Io ho una certa età e certe emozioni non me le posso permettere.

- Ma se siete un giovanotto! - Eh, un giovanotto!

Ora c'è un problema. Dovete scavalcare, perché di là non si può uscire.

Che cosa? State scherzando?

- Eh! - No, io soffro di vertigini.

Se uscite di là, la Polizia vi porta in galera.

Allora vado in galera.

Meglio carcerato che spiaccicato dal quinto piano.

- Smettila! - Dottore!

Grazie a tutti. Mi avete fatto un regalo enorme.

Dottoressa...

- Grazie. - Si figuri.

A volte è un piacere infrangere le regole.

Più tardi andiamo a festeggiare come Dio comanda?

Va bene... Ah, no!

Cioè, sì, è che mi sono dimenticata di dirti che stasera abbiamo una cena.

Una cena? E con chi?

Con Claudio e Giada, a casa di Claudio.

Stai scherzando?

No, è che mi sono dimenticata di dirtelo con quello che è successo oggi.

Vedrai che non sarà così male.

Io, tu, il tuo ex marito e la sua nuova fidanzata a casa vostra

"non sarà così male"?

- Non pensarci proprio. - Senza Claudio, staremmo in galera ora.

Claudio ha avvisato te, io non gli devo niente.

Non voglio fare comunella con lui.

- Non arrabbiarti, mamma mia! - Ci vediamo domani al lavoro.

- Dov'era? - Qui è una gita a Capri.

Ah, io amo il mare!

- I Faraglioni sono incredibili. - Sì.

La signora mi ha cacciata, dice di non farmi vedere.

- "Cacciata"? - Sì, è di là con il generale.

Dice che io do fastidio.

Ha fatto venire lei il generale e poi si è anche truccata.

Sono troppo curiosa, mi affaccio un attimo.

Il rischio è tuo... Io non esco, io resto qua buona buona.

No, io non resisto.

Il concorso come fece la Loren, certo.

Eh, vabbè... Meglio di Sophia no...

Però...

- Ciao. - Ciao.

- Domenico? - Si scusa, ma aveva una paziente.

- E Giada? - Si scusa.

Ha avuto un contrattempo sul lavoro. Ho appena stappato il tuo vino preferito.

Comunque alla fine ho sbirciato, lo ammetto.

Hai fatto bene, avrei fatto la stessa cosa. E?

Gli stava raccontando di quando è stata eletta Miss Bellegambe al Lido Sirena.

Ovviamente.

Quella storia la conosco a memoria. Me l'avrà raccontata almeno 150 volte.

La foto gliel'ha fatta vedere?

- Ma certo. - Sicuro.

Anche quella di me bambina in cui sembro un pechinese.

Anche se solitamente preferisce farlo con me presente.

- Secondo me era gelosa di te. - Di me?

Quando mai? È da tutta la vita che dice che non sono alla sua altezza.

Però tuo padre aveva occhi solo per te... giustamente.

A proposito di mio padre...

- Non sai che casino ho fatto con Titti! - Cioè?

Mi ero messa in testa che fosse lei la donna della foto.

- Lo so, non ne vuoi parlare. - No.

- Sappi che ci ho messo una pietra sopra. - Meno male, aggiungerei!

L'ultima volta che ne abbiamo parlato è finita malissimo

e non vorrei proprio rovinare questa bella serata.

Grazie.

Propongo un brindisi alle figure di merda che aiutano a crescere.

- Ma hai risolto? - Sì, per fortuna.

- Ma poi, dai, Titti con tuo padre! - Infatti, no.

Che c'è? Hai fatto una brutta faccia.

No, scusami, stavo pensando a una cosa che non ti ho mai detto.

Una volta ho visto tuo padre e Irene che si abbracciavano.

Eravamo a una tua festa in un ristorante a Castel dell'Ovo.

A un certo punto volevo fumare, sono uscito

e ho visto tuo padre che abbracciava Irene e lei piangeva disperata.

Mi ha fatto strano, tanto che... sono andato via senza farmi vedere.

Mio padre abbracciava tutti, era molto affettuoso.

Sì, infatti...

Era solo così per dire.

Ma che ore sono?

Si è fatto tardissimo!

- Ciao. - Ciao.

- Noi abbiamo finito. - Ah.

Com'è andata al lavoro?

- Bene. - Vuoi che ti faccia un caffè?

No, grazie, sono abbastanza stanca, vado a dormire.

Buonanotte.

Buonanotte.

- Lei ha le chiavi di casa e dorme qua? - Momentaneamente.

- Ha un problema a casa e... - Tu sei assurdo.

Io non ci posso credere. Quella ora vive qui?

- Meglio se me ne vado. - Dove vai?

- Aspetta che ti spieghi. - Che c'è da spiegare?

State insieme da due settimane e già dorme nel mio letto?

Shh! Abbassa la voce!

Perché, che succede? La padrona di casa si dispiace?

La scema sono io che mi faccio mille scrupoli.

Il rispetto tu non sai dove sta di casa.

- Chi è? - Sono Mina Settembre.

Buonasera. Scusi l'ora, ma Domenico ha il telefono spento.

È in casa?

Credo che stia dormendo anche lui.

Ha ragione, so che è tardi, ma devo dirgli una cosa importante.

Posso? Grazie.

Mina...

Ma... Ma tu sei pazza?

Mi mancavi.

Mi sa che non c'entriamo qua dentro tutti e due.

Ah, no? Mi sa che tu hai tanto da imparare, invece.

Dici?

Oddio...

- Domenico! - Che c'è?

Attento!

- Ma tu guarda il Padreterno! - Andiamo, va'. Lasciamoli soli.

E dove andiamo a quest'ora?

Un bel cornetto caldo pieno di cioccolato da quello all'angolo?

- Sei impazzito? - Che ci importa, Virginia?

La vita è un morso!

Vieni, vieni.

Domenico!

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