All language subtitles for Mina.Settembre.S01E08.iTALiAN.720p.WEB.H264-NEUROSiS_ita

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Original subtitles

♪ Con lui volando lontano dalla terra ♪

♪ Dimenticando le tristezze della sera ♪

♪ Quando ami da morire ♪

♪ Chiudi gli occhi e non pensare ♪

♪ Il tempo passa, l'amore scompare ♪

♪ E la danza finirà ♪

♪ Una notte a Napoli ♪

♪ Delle stelle si scordò ♪

♪ E anche senza ali ♪

♪ in cielo mi portò. ♪

Certo, che bel record.

Da due uomini a zero nel giro di qualche settimana.

In compenso sei al secondo Mojito in meno di un'ora.

Giordano?

Arriva.

Non starai esagerando?

Ragazze...

Servitevi, prendete quello che volete.

Da dove arriva questa roba?

Cianfrusaglie che ho seminato qui negli anni.

Avete notato che il locale si è alleggerito?

Edoardo dice che questi ninnoli facevano troppo locale di nonna Speranza.

Peccato che prima la pensassi all'opposto.

Infatti la pensavo e ho cambiato idea, va bene?

Non è vero, tu fai tutto ciò che ti dice solo perché è un belloccio.

Giordano.

Tutta questa confidenza chi te l'ha data?

Vai.

Sbaglio o sta nascendo una storia d'amore?

- Sento elettricità nell'aria. - Sbagli, siamo solo amici.

Cioè stavamo diventando amici, poi non lo so che gli è preso.

Indovina? È geloso marcio, Titti. Diglielo pure tu, Mina.

- Posso avere questo posacenere? - Bello, vero? Tienilo.

- Ma se tu non fumi. - Comincerò.

Se penso a quei due che magari... stanno facendo sesso.

Ma quei due chi?

Domenico e Piera o Claudio e Giada? Io non ci capisco più niente.

Hai ragione, neanch'io.

Li odio tutti e quattro.

Mi sembra di fare l'orrendo gioco della sedia che facevamo da bambini.

Ovviamente io sono la sfigata che è rimasta in piedi.

Se ti può consolare, non sei l'unica.

Paolo e Gianluca fanno sempre più comunella.

E tu aggregati, no?

Io con le due coppiette non lo posso fare, ma tu con tuo figlio e tuo marito sì.

Perché non ci provi?

Perché mi è stato fatto capire che il ragazzo potrebbe inibirsi.

Pare che mentre Gianluca corre si confidi col padre, parli di Marika.

Siccome secondo lui sono io che ho rovinato tutto...

- Ma non è vero. - Io lo so, ma Gianluca sembra di no.

Secondo me è un motivo in più per provarci.

Rallentate un pochino?

Migliorerò, non vi preoccupate.

Che palle.

Ma che antipatico.

Tu la finisci?

Fino a un mese fa non scendevi nemmeno per buttare la spazzatura.

Ora tutto a un tratto sembri Usain Bolt.

- Mi piace correre, che problema c'è? - Monopolizzi Gianluca.

Così tu fai la parte del genitore figo e io della mamma rompipalle.

Magari non è tutta colpa mia. Ci hai pensato?

Come vede c'è da ritoccare un po' le pareti, sistemare qualche piastrella.

I soffitti sono alti, è luminosa.

- Mi scusi solo un secondo. - Prego.

- Pronto? - Ehilà.

Uè.

- Ma dove sei? - Sto visitando un appartamento.

Perché posso accettare di essere una zitella.

Ma una zitella che vive dalla madre no.

Ma se le case che mi posso permettere sono tutte come questa...

- Ehi, ciao, Irene. - Uè...

- Claudio. - Che cavolo ci fa là?

- Paolo e Gianluca? - Di là.

- Ora pure tu ti dai alla corsa? - Certo.

Un PM al giorno d'oggi deve essere scattante.

Tradotto vuol dire che lo fa per Giada.

- Allora buon allenamento. - Vado.

Che stronzo.

- Ciao. - Ciao.

Con me se ne fregava della sua forma fisica.

- Aveva pure la pancetta. - Magari perché a te non importava.

Forse perché non me lo meritavo un marito figo.

- Hai la depressione post-sbornia, Mina? - Mi sa.

Aspetta un secondo. Uè, Rosaria, buongiorno.

Ciao, Mina, sono in difficoltà, ho bisogno di una mano.

Appena puoi mi raggiungi a casa, per favore?

- Sì, ora vengo. - Grazie, ti aspetto qua.

- Grazie. - Grazie a lei.

Eccomi qua. Ho fatto prima che ho potuto. Ma che succede?

All'ultimo piano c'è una pensionata che ha problemi di perdite d'acqua.

Sta allagando la casa di quello di sotto che sta come un pazzo, la vuole uccidere.

Perché chiamare me

e non l'amministratore di condominio o l'idraulico?

Ho chiamato l'idraulico, ma non lo fa entrare.

Non vuole far entrare nessuno.

Addirittura dicono che non esce da una settimana.

- Oddio mio, ma non è che... - No, è viva.

Solo che il condomino adesso vuole entrare con i vigili urbani con la forza.

Poi va a finire che davvero le viene un infarto.

Perché non provi a parlarci tu così la togli da questa situazione?

- Se non riesci te, perché dovrei io? - Perché tu sei...

- Una psicologa, sì. - Eh.

Per te sarò sempre una psicologa.

- A che piano sta la signora? - Ultimo piano. Senza ascensore.

- E ti pareva. Come si chiama? - Livia Capasso.

Va bene.

- Scusi, invece lei chi è? - Istat, signora.

Lavoro per il censimento permanente.

Se mi fa entrare, c'è un questionario da compilare.

No, grazie, non voglio compilare niente. Arrivederci.

Signora...

Mi scusi, ma rispondere è obbligatorio.

Se non lo fa, rischia una multa dai 200 ai 2.000 euro.

Ah.

Possono cancellarla dai registri anagrafici.

- Può pure perdere la pensione. - Ma veramente?

È successo qualche volta. Una, tipo. Però sì.

Va bene, allora entri.

Grazie.

Lo possiamo fare qui, no?

- Cosa? - Compilare il questionario. Qui in piedi.

No, sarebbe meglio avere un tavolo.

Beh...

Si appoggi qui.

Grazie.

Signora, mi scusi, io sono in giro da ore e dovrei andare in bagno.

Proprio non ce la faccio più. Posso?

- È la prima porta a sinistra. - Grazie.

Ma lei non è dell'Istat, dica la verità.

Sono un'assistente sociale.

Per questo non vuole far venire l'idraulico?

Perché dovrebbe sgomberare tutto per farlo lavorare?

E lei non vuole buttare niente, dico bene?

Ma che altro devo fare io? Ho pure smesso di lavarmi per non dare fastidio.

Che altro vuole questo condomino da me?

Signora, non può andare avanti così. So che sono giorni che non esce di casa.

- Ma per forza, in queste condizioni. - Vede che se ne rende conto pure lei?

Perché non libera almeno un po' qua e lascia venire l'idraulico?

Ma queste sono le mie cose. Io non me ne posso separare.

Questo...

È tutto quello che ho nella vita.

Io avevo un sogno.

Incontrare il principe azzurro e mettere su famiglia.

Quest'unico sogno.

Da quando ero ragazzina.

Però...

Quel sogno sembrava esaudirsi per tutte tranne che per me.

Le mie amiche si fidanzavano.

Si sposavano.

Mettevano su famiglia.

Io, invece, rimanevo da sola.

E sono rimasta sola per tanto tempo.

Sola e triste. Tristissima.

Finché un giorno non ho trovato lui.

- L'uomo a cavallo? - No, lui.

Si chiama Coco.

- Gli odori sono omaggio della casa. - Grazie, Enzo.

Mi è piaciuto subito.

Vi piace questo coso brutto?

Sì, mi mette allegria.

- E allora ve lo regalo. - Veramente?

Sì.

- Grazie. - Prego, signora.

Sì, lui è stato il primo di tanti.

Perché con lui ho capito che gli oggetti mi facevano sentire meglio.

Mi facevano compagnia, mi davano conforto.

E allora ho cominciato a circondarmene.

Ma non è che ho comprato tutto.

Qualche cosa l'ho comprata, altre cose me le hanno regalate.

Certe cose le ho trovate in mezzo alla strada.

Pure le cose che usavo poi non le volevo buttare.

Stavo bene con loro perché mi facevano compagnia.

Ormai tutte queste cose sono la mia vita. Io non posso disfarmene.

Però se non lo fa lei, lo farà qualcun altro.

- Anche con la forza. - Ma che vuol dire?

L'inquilino del piano di sotto vuole chiamare i vigili.

E se quelli vengono, non solo chiamano l'idraulico,

ma chiamano anche la ASL, è sicuro.

E butteranno tutto e a lei...

- Ecco io non lo vorrei dire... - Io non sono pazza!

- Io in manicomio non ci vado. - I manicomi non esistono più.

Ma il trattamento sanitario obbligatorio sì.

E l'ASL lo può disporre, se lo ritiene necessario.

Necessario per lei e per gli altri, intendo.

Ma quest'inquilino che ha detto? Quando li chiama i vigili?

A Rosaria ha detto due giorni.

- Due giorni... - Se le perdite non smettono.

E allora che devo fare io?

Deve liberare il bagno, Livia. Almeno quello.

Così viene l'idraulico e aggiusta le perdite.

Ed evita che le vengano i vigili in casa. Per il resto poi...

Per il resto poi vediamo.

Rosaria, ha detto che va bene.

Sì, però dobbiamo aiutarla, da sola non finisce nemmeno a Natale.

Adesso vengo al consultorio e ci organizziamo. Arrivo, ciao.

Signora, tutto a posto?

- Guardate, oggi non è proprio giornata. - Problemi con Kevin?

No, è il marito che mi fa uscire pazza. Si fa sentire solamente quando vuole lui.

E intanto io i figli me li sono cresciuti da sola.

Mi dispiace.

E che volete fare? Gli uomini sono così.

- Voi siete sposata? - Sì. Cioè no.

- È un po' complicato. - Appunto. È sempre complicato.

Comunque, lo sapete, per qualunque cosa,

anche solo per parlare, il consultorio serve anche a questo.

Forza.

- Dottoressa, ma che è questa confidenza? - Scusatemi...

- Scusatemi, io pensavo... - Pensava? La dottoressa pensava?

Pensate un po' ai fatti vostri che oggi non è proprio giornata.

- Deve fare il Pap test? - Sì.

State tranquilla, che è una sciocchezza.

- Buongiorno! - Buongiorno!

- Aspettate me? - No, aspettiamo il dottore Gambardella.

- No, il dottore non c'è. - Come non c'è?

- Non vi ha detto che prendeva i giorni? - No.

Allora chi c'è nella sua stanza, scusate?

Domenico...

Che c'è, Mina? Tutto bene?

Che ci fai qua dentro?

Sai dove Domenico tiene il multivitaminico per le gestanti?

Volevo darne qualcuno ad Antonella.

Costano un sacco di soldi. La ASL non li passa.

- Stanno qua. Tieni. - Grazie mille.

Sa quando torna il dottore? Io la settimana prossima ho il controllo.

Non lo so, mi dispiace.

Vuoi avviarti giù? C'è Trapanese con tutto quello che serve per la Capasso.

Ho reclutato anche lui, così in tre facciamo prima.

Hai fatto bene.

Vieni, Antonella, ti do il numero del sostituto.

Ragazze, l'ostetrica vi dà il numero del sostituto. Scusate!

- Ciao. - Ciao.

Cercavi me?

Beh, sì, non conosco altre persone qui dentro, e... Ti ho portato questo...

Un altro regalo per il mio studio? Grazie.

Beh, no, non è un regalo...

Il tappeto che abbiamo preso a Marrakech.

Sì.

- Sì, pensavo lo rivolessi. - Scusa, come ti è venuto all'improvviso?

Perché l'ho portato a lavare, e...

No, ti giuro, era pieno di polvere e ci voleva veramente una bella lavata.

- A Giada non piace. - Che c'entra Giada? Non c'entra nulla.

Tranquillo, non ti devi giustificare.

Anzi, grazie che me l'hai riportato. Grazie.

Dottoressa, noi siamo pronti.

- Noi? - Domani a scuola c'è l'assemblea.

Perciò vengo con voi invece di fare i compiti.

- Buongiorno dottore. - Buongiorno.

Saluta il magistrato, se non era per lui, stavi a Addis Abeba.

Veramente quella è in Etiopia, non in Marocco.

Lo so.

- Vabbè, io me ne vado. Ciao, Mina. - Ciao.

- Arrivederci. - Arrivederci.

Certo si porta bene vostro marito.

Bello asciutto, vestito da ragazzo. Dimostra anche meno anni di prima.

Me la tenete in guardiola, per favore? Grazie.

Ma che ho detto, scusa?

Parli sempre troppo, Rudy. Alcune volte è meglio starsi zitti.

Io non capisco come si possa vivere senza ascensore al giorno d'oggi!

Ditecelo voi, Rudy. Noi abbiamo l'ascensore rotto da mesi.

Che significa? A noi è rotto, qua non c'è proprio. Siamo avvantaggiati.

Mamma mia...

Eccoci. Possiamo?

- Prego. - Grazie.

Allora, Diego... Rosaria la conosci già.

- Buongiorno, Livia. - E lui è Trapanese.

Ah, però. Qua altro che sacchetti dell'immondizia.

- Qua ci vuole proprio una ruspa. - Trapane'...

- Vogliamo cominciare? - Sì, bravo, Diego.

- Cominciamo, va'. - Qua le cose. Il bagno è là.

Ci sono altri guanti?

Stanno qui?

- Forza e coraggio. - Sì.

No, basta. Non ce la faccio.

- Uscite. - Livia, no, aspetti, per favore.

Perché ci mettiamo pochissimo. Liberiamo il bagno e poi ce ne andiamo.

Uscite! Mi state facendo sentire male.

Proprio perché si sente male non è meglio che restiamo?

Esatto.

- Donna Rosaria è una brava infermiera. - Uscite! Ve ne dovete andare!

- Non toccate la roba mia! - Sì... No, prego...

- Andatevene! Ve ne dovete andare! - Va bene, va bene...

- Questa casa è mia! Andatevene! - Andiamo, andiamo.

Andatevene! Mamma mia, mamma mia!

Ma voi non siete curiose di sapere come verrà il locale?

Sarà uno spazio finalmente pulito, lineare.

Senza tutte quelle cose che avevo accumulato.

Edoardo aveva ragione.

Qua rischiavo di fare la fine di quella povera Livia pure io.

Tu non sei un'accumulatrice seriale.

Non sarebbero mai entrati qua dentro con la forza.

Devi attaccarli alla parete, uno dopo l'altro. A formare una fila.

Con i rispettivi tavolini giù.

Anche se, dobbiamo ammetterlo,

questo Edoardo ha un piglio da vigile urbano.

Ma sembrerà un treno.

Ora, ma quando arrivano i mobili nuovi sarà tutta un'altra cosa.

Verrà fuori uno stile futurista industriale.

Ossia freddo e impersonale.

No, Giordano, magari raffinato e moderno. Un'altra cosa.

Deprimente, insomma.

Io faccio una pausa.

Io comunque sono d'accordo con lui.

Da quello che vedo non lo so se mi piacerà questo nuovo look.

Qui era così bello come l'avevi fatto tu.

Io mi sbagliavo, Irene. Ed Edoardo mi ha aperto gli occhi.

Perché io, di fatto, stavo mettendo in atto un transfer

tra questo locale e la mia interiorità.

Che stai dicendo, Titti?

Che io sono una donna sola, e voi lo sapete.

Ho proiettato la mia solitudine in questo posto qua,

riempiendolo di oggetti così inutili

quando volevo riempire il vuoto del mio cuore.

Questo tizio ti sta facendo il lavaggio del cervello.

Mina, ti prego, dille qualcosa pure tu, magari ti ascolta.

Hai ragione.

Devo andare.

Ciao.

- Ciao. - Ciao.

Che vuoi?

Chi è?

- Buonasera, Mina. - Buonasera.

Che succede? Perché è piuttosto tardi.

Sì, lo so, infatti mi scusi per l'ora. Dovrei chiederle un favore. Posso?

- Prego, entri, così mi spiega meglio. - Grazie. Permesso.

Sta diventando un'abitudine, quella di andare a casa del mio nemico.

Gli ho solo chiesto un favore.

- Che favore? - Che ti importa? Dici che lo odi tanto.

Nel mio Paese si dice: "Chi disprezza vuole comprare."

- Tu fatti i fatti tuoi e torna a dormire. - Vorrei, ma non ci riesco.

- Vuoi pure tu la camomilla? - Grazie.

- Non fate comunella. - Comunque, visto che ci tieni tanto...

Ho chiesto al generale di prestarsi per un appuntamento galante

con una signora, una tua coetanea.

Adesso ti sei messa a fare pure la ruffiana.

- Prendi una percentuale? Fammi sentire. - È un'opera buona.

E lui, molto generosamente, si è prestato visto che ha un cuore grande.

- Ora si chiama cuore? - Mamma!

Siete voi due che organizzate le schifezze.

Ma quali schifezze?

E poi, se questa cosa va in porto, magari ci guadagni pure tu.

Perché?

Perché forse il generale si fidanza e se ne va dal palazzo.

- Vado a letto, va'. - No, aspetta, non andare, Mina.

Ho trovato queste in camera tua.

L'ho lavato perché era sporco e pieno di polvere.

Lo posso tenere? Tu non fumi.

- Perché, tu sì? - No, no.

Non provare a farlo dentro casa mia!

Io non fumo.

Allora? Posso?

- Sì, certo. - Buonanotte.

Certo. Però me lo tengo, perché devo fare prima una cosa.

- È tuo. - Buonanotte. Buonanotte!

Mi manchi.

- Ma chi dovrebbe voler uscire con me? - Ma perché? Lei è una bellissima donna.

E lui è un uomo distinto, è gentile.

Livia, questo non è solamente un appuntamento galante.

Provi a vederlo anche come un modo... per aiutarla a sbloccarsi.

Ci restano solamente 24 ore. Poi arrivano i vigili. E anche l'ASL.

Sì, ma poi quando vedrà come sto combinata fuggirà proprio.

No, ma non la vedrà così.

Posso portarla da qualche parte dove c'è anche il bagno.

Ma perché, dovrei uscire adesso?

Sì, lui è disponibile subito, aspetta solamente che lei sia pronta.

No. no.

Non è possibile. Non ci riesco.

- Perché? - No, devo entrare dentro.

- No, devo andare dentro. - Livia.

Livia...

Mi sento male. Mi sento male.

Si calmi Livia.

Deve solamente respirare. È un attacco di panico.

- Mi sento male... - È normale, deve solo...

Oddio, sono finite! Sono finite, come faccio?

- No, non faccia così, per favore. - Mi sento morire...

Mi sento morire...

Oddio, oddio...

Respiri. Rosaria, ho bisogno del tuo aiuto.

Allora, Livia, almeno per le gocce abbiamo risolto. Questo glielo lascio.

Grazie. Grazie.

Se qualcuno sgama che abbiamo falsificato la firma di Domenico, qua ci arrestano.

E noi non lo diciamo a nessuno.

Ma che è?

Livia, lei ha bisogno d'aiuto.

Allora, facciamo così, io adesso le lascio il numero di un dottore bravissimo.

È stato un mio professore all'università e adesso lavora in ospedale.

Se lei vuole, potrà seguirla gratuitamente.

Per quell'altra cosa...

Io ci vorrei provare a uscire con quel suo amico.

- Se l'offerta è ancora valida. - Ma certo che lo è.

- La portiamo al consultorio? - Sì, ma lì non c'è la doccia.

Io penso che la signora ne avrebbe bisogno, no?

Poi ci vorrebbe pure un abito un po' più elegante, profumato.

Ma i miei vestiti sono in una condizione pietosa.

Non ci avevo pensato.

Potremmo andare a casa mia.

Solo che non lo so se la signora trova qualcosa di adatto nel mio guardaroba.

Una soluzione forse ce l'ho.

Tu hai la testa "fresca". Ma come ti è venuto in mente?

- È un'opera buona. - E chiedere il mio parere no?

Ma ti sei lavata almeno le mani prima di toccare i miei vestiti?

Non ho trovato i guanti, scusa.

Perché non mi è venuto un mal di testa la notte che ti ho concepita?

Mannaggia a me, mannaggia.

Sono il frutto dell'amore di gioventù, me l'hai sempre detto.

No, tu sei il mio più grande errore di gioventù.

No, questo no! Ti disconosco se lo prendi!

Mamma! Ma che ti costa? Voglio solamente darle una sistemata.

Qua ci vuole un miracolo, altro che sistemata.

- Prego? - No, la signora parlava con me.

Dice che la stanza è molto in disordine, ci vuole un miracolo per sistemarla.

Esatto.

Sonia, accompagna Livia in bagno, che ci stanno accappatoio, shampoo,

tutto quello che ti serve.

Grazie. Grazie.

- Perché sei così antipatica con tutti? - Io ho detto solo la verità.

Immagino la faccia che farà il generale quando si vedrà davanti quella barbona.

- Questo me lo riprendo. - Sì, fai.

Ottima scelta. Però il quadrone è molto bello.

Tanto barbona è, e barbona rimane.

Che dite, posso... Posso andare?

Sei bellissima.

Tutto merito di Sonia che mi ha pettinata e anche truccata.

Io sono brava, ma tu sei bella di tuo.

Deve essere il generale.

Ti accompagno così vi presento. Però poi vi lascio soli.

Ha visto che a volte i miracoli succedono?

E io pregherò perché anche lei abbia il suo

che la faccia alzare da questa sedia.

Ma quale miracolo? Io, se voglio, posso pure ballare.

Questo è il punto di blu più bello.

- Bello, ma guarda questo crema... - Ragazze.

Oggi niente aperitivo, vi porto a fare un po' di volontariato.

Non ci credo, siamo telepatiche.

Lo sai che io è da qualche giorno che ho il desiderio di fare del bene?

Non lo so perché proprio adesso, forse tutta questa sobrietà di Edoardo.

Il locale così spoglio mi sembra un monastero.

In che senso volontariato?

Non so perché, ma sento odore di fregatura.

Hai detto che stai fuori forma? Ti faccio fare un po' di allenamento.

Brave.

Complimenti, Mina. Hai fatto arrivare la task force dai quartieri alti.

Un filo ostile, ma carina. Brava, apprezzo l'ironia.

E io apprezzo le persone che si danno da fare. Complimenti.

Senti, mi dispiace non poterti dare una mano.

Ma alla riunione di condominio parleremo proprio di Livia.

Io sono l'unica che un po' la difende.

No, certo. Anzi, vai.

- Scusa. - Buon lavoro.

- Ciao, grazie. - Ciao.

- Ciao. - Ciao.

Dobbiamo sbrigarci. Titti!

Il generale ha detto che l'avrebbe intrattenuta,

ma non credo che avremo molto tempo.

Scusa, Mina, ma Livia neanche lo sa che stiamo qua?

Tu le chiavi da chi le hai avute?

Allora, io le chiavi le ho prese in prestito dalla sua borsa.

Mentre si faceva la doccia.

Quindi è violazione di domicilio.

- Aggravata dal furto delle chiavi. - Eh, addirittura.

L'ansiolitico, poi, è come se tu l'avessi drogata.

- Mina, tu sei pazza! - Se vado in carcere, mi tiri fuori tu.

- Titti... - Scusate.

Ma per me è la prima volta, non ho mai fatto una cosa così.

- Ti aiuto. - Qua non ne usciamo vivi.

Non ridete.

Dai, dobbiamo almeno riuscire a liberare il bagno.

Se poi portiamo fuori qualche altra schifezza, meglio ancora.

Non puoi mettere tutta la roba dentro una busta.

Il caro Luciano, che simpatico! Se non avesse avuto quel nasone...

Mina, ma che fai? Ti pare il momento?

Con tutto quello che abbiamo da fare. Dai, muoviti!

- Scusami, hai ragione. - Dai.

- Finisci tu? - Sì, sì.

- Ciao. - Sì, buonasera.

Generale, che succede?

Livia sta tornando a casa. Non lo so che cosa le è preso.

- Arriva! - A cena era insofferente.

Io ho mangiato lentamente.

Solo che dopo il dolce è proprio letteralmente scappata via.

Ha preso il taxi, non ci metterà molto ad arrivare a casa.

Grazie per avermi avvisato. E grazie di tutto.

Dovere.

- Abbiamo pochi minuti. Sta tornando. - Sì, sbrighiamoci!

Ne ho riempito un altro al volo, pure se per metà.

Brava, però non ce la facciamo a portare tutte queste buste in una volta.

- Vabbè, facciamo più viaggi, dai. - Sì.

Lasciate tutto qui, per favore.

- E vorrei pure le mie chiavi indietro. - Mi faccia almeno buttare queste cose.

Non me l'avevi detto che liberavi tutto quando io non c'ero.

Mi dispiace, non te l'ho detto perché pensavo che mi dicevi di no

e ti volevo aiutare lo stesso.

Dammi le mie chiavi.

Comunque non le ha rubate, sono cadute dalla borsa.

- Insomma, il dolo è minimo. - Vorrei che ve ne andaste.

Andate.

Livia.

Dimmi solo che cosa è successo.

Perché eri contenta di uscire con il generale.

Sì...

Sì, lui in effetti è una persona molto gentile, però...

Però io i militari dopo un po' non li sopporto, è stato sempre così.

Ma scusami, forse non è l'amore che non ha voluto te,

non ci hai mai pensato?

Forse sei tu che non lo hai voluto.

Ma che sciocchezza.

Scusami, il generale è un militare, Luciano aveva il nasone, e gli altri?

Tu che ne sai di Luciano?

E poi io mica ho avuto tutti questi corteggiatori.

Qualcuno sì, sei una bellissima donna. Eppure in ognuno hai trovato un difetto.

È così? Sai qual è la verità?

È che stare soli è triste. Ma forse è anche più facile.

Ti farò riavere il tuo vestito. Buonanotte.

Il caro amico Luciano, che simpatico! Se non avesse avuto quel nasone...

Va bene, ok. Grazie. Grazie.

Allora? Che dice Rosaria?

Non vogliono saperne di darle tempo.

Hanno chiamato i vigili e domattina stanno là.

- Abbiamo fallito, almeno beviamoci su. - Sì, infatti. Grazie.

Ma hai ancora il posacenere?

Sì, ti volevo chiedere come conosci questa fabbrica?

Io adoro questa fabbrica!

Ogni volta che vado in costiera ci passo per comprarci qualcosa.

- Vabbè, per me ha un valore sentimentale. - In che senso?

Perché non c'è sempre stato lo showroom. Prima c'era un albergo, molto romantico.

E in questo albergo io ci ho fatto l'amore per la prima volta.

Non sapevo che tu e Gianni foste stati a Vietri.

No, infatti, neanch'io.

Vabbè, perché... la mia prima volta non è stata con Gianni.

Non ve l'ho detto perché mi vergognavo.

Era un uomo molto più grande di me, pure sposato.

- Non ci posso credere. - Ecco, brava, fai la moralista.

Non ce l'ho con te, Titti. Mina, guarda un po' là.

Ma è impazzito?

È impazzito per lei, vuoi dire. Prima la corsa, ora pure i pattini.

Però che teneri insieme.

Scusa.

No, si sta avvicinando. Non posso fare finta di non averlo visto.

- Ciao! - Ehi!

- Ahia! - Claudio!

- Claudio! - Tutto bene?

Ahia, la caviglia!

- Aiutami, tiriamolo su! - Sì.

- No, ferme! - No!

Ahia, mi fa male la caviglia.

No!

Ancora qualcuno che cercava di ucciderti?

No, era un altro incubo.

- Ma sempre incubo era. - Per forza, con la vita orrenda che fai.

- La mia vita non è orrenda. - Sì, invece.

Non hai uno straccio di uomo.

Ti preoccupi delle copule degli altri, per giunta vecchi e decrepiti.

A proposito, com'è andata tra il caso umano e il mio nemico?

Un disastro. Lei l'ha lasciato in mezzo alla strada e se n'è tornata a casa.

No!

- Adesso sei tu a essere orrenda. - Ma che vuoi? Mica è colpa mia.

- Ma non hai cenato ieri sera? - Non avevo fame.

Vedo che ti è tornata, però.

- Tu sei gelosa del generale. - Sì...

Per questo non avevi fame sei contenta che il suo appuntamento sia fallito.

Ha ragione Sonia, lo disprezzi perché lo vuoi comprare.

Neanche se me lo danno gratis, guarda.

Comunque io sarei contenta. A me il generale piace.

Infatti tu di uomini non hai mai capito niente.

- Rosaria! - Grazie.

Ancora niente?

Stanno arrivando a momenti. Ma tu che ci fai qua?

- L'obiettivo è guadagnare tempo, giusto? - Giusto. Eccoli.

Scusate, state cercando la signora Capasso?

- Lei chi è, scusi? - Una vicina.

- È lei che ha fatto la chiamata? - Sì.

- Cioè no. Per questo volevamo fermarvi. - Sì, volevamo parlarvi della situazione.

Pure lei è una vicina?

No, lavoro per i Servizi Sociali del Comune.

Allora può venire con noi, se vuole assistere la signora.

Ma fateci procedere che abbiamo altre cento chiamate.

- Va bene. - Venite, di qua.

Mi scusi, se permette, io sono l'avvocato Irene Pironti.

E comunque, se la signora non vi fa entrare,

voi non la potete obbligare, ci vuole un'ingiunzione.

E io ovviamente glielo farò notare.

Ma qua di mezzo c'è la questione di sicurezza generale.

Vabbè, dai, che esagerazione. Per due gocce d'acqua.

Di sotto è caduto un pezzo d'intonaco e voi parlate di due gocce d'acqua?

Signora, per piacere.

Allora siamo d'accordo, signora Capasso. Oggi torno e cominciamo i lavori.

- Buongiorno. - Buongiorno...

Grazie ancora.

- Buongiorno. - Buongiorno.

- Come vedete il bagno è libero. - Sì...

E oggi pomeriggio l'idraulico può venire a eseguire i lavori.

Signora, diciamo che per la perdita vi siete organizzata.

Però qui in casa io vedo una situazione di cui io dovrei avvisare qualcun altro.

No, guardi che non c'è bisogno, se ci mettiamo a ragionare...

Calma, con calma. Non c'è bisogno di alzare polveroni.

La signora è già seguita da me.

Dottor Angelo Pilenari, dipartimento psichiatria, ASL di zona.

- Ciao, Mina. - Professore. Che bello vederla qua.

Vabbè, visto che siamo in troppi, noi possiamo pure andar via.

Sì.

Signora, però mi raccomando non ci faccia tornare.

- Farò il possibile. - Arrivederci.

Ciao, Mina.

- Io torno al consultorio. Ciao, Livia. - Ciao.

Anch'io scappo al tribunale! Ciao.

- Arrivederci. - Arrivederci.

Perché ieri dopo tutto quello che è successo

e soprattutto dopo quello che mi hai detto,

io ho chiamato il tuo amico professore.

Perché ho capito che avevi ragione tu, io ho bisogno di aiuto.

Quindi ora la segue lei?

In questa prima fase verrò qui a domicilio, mi sembra necessario.

Poi, quando le cose miglioreranno, come sono sicuro che accadrà,

sarà Livia a venire in ospedale da me.

Sì.

Grazie, Mina, per tutto.

Sei stata bravissima.

E chiedi scusa al generale da parte mia.

- Domenico. - Speravo fossi ancora qui.

Ma sei tornato.

La verità è che io non sarei mai dovuto partire.

Ascolta, volevo dirti una cosa, io...

A me non importa se tu non hai ancora capito che cosa vuoi.

Io l'ho capito, e voglio stare con te.

Oddio...

Ehi.

Domenico ha capito che ti ama. Ma tu lo ami?

- Mamma mia, che domande difficili. - Solo se la risposta non è sì.

Allora, lui mi piace molto e sono felicissima che sia tornato.

Non basta? Dai, mi sento scema a fare le dichiarazioni sentimentali solenni.

Ragazze, stavo parlando con Edoardo

e ci serve una consulenza per il nuovo nome del locale.

Perché? Quello che c'è va benissimo.

Beh, sì, non è male, ma...

Noi siamo alla ricerca di qualcosa di più impattante.

Che resti impresso, insomma.

Impattante.

A me piacerebbe chiamarlo Ciù Ciù. Però Edo non è convinto.

È carino, sì, però è un po'...criptico.

Ma perché? Qui a Napoli è una parola affettuosa, familiare.

Tuo papà mi chiamava così, ti ricordi? Io ero affezionatissima al papà di Mina.

Vabbè, io per stasera ne ho sentite troppe. Ci sentiamo domani.

Ciao.

- Ciao. - Ciao.

Andrei anche io, tanto non dobbiamo decidere stasera, no?

- No, infatti. - Ok, ciao.

- Ciao. - Ciao.

Un successone questo nome.

Ma pure a te fa schifo Ciù Ciù?

Titti, senti...

In questi giorni io ho avuto un brutto pensiero.

Io...

Non so come dirtelo.

Ma se non lo faccio, continuerò ad avere questa ossessione.

Mina...

Che c'è? Mi stai facendo spaventare.

Ma sei tu questa donna?

Ma che è questa foto?

- Pare scattata a Vietri. - Esatto.

È la pensione in cui tu hai fatto l'amore per la prima volta.

Con un uomo più grande di te.

Cent'anni fa. E allora?

Non sei tu?

- Non hai avuto una storia con mio padre? - Che dici?

È che questa donna era l'amante di papà.

Non ha mai lasciato mia madre, solo perché altrimenti io l'avrei odiato.

C'è scritto nella lettera che ho trovato insieme alla foto.

E allora io...

E allora hai pensato che potesse essere la tua amica scema?

Scema e pure zoccola a questo punto.

Non volevo dire questo.

È che si sono sommate... Dai, non fare questa faccia.

Delle coincidenze assurde, questa cosa di Vietri,

la prima volta con un uomo più grande, sposato...

Ma lui era tuo padre, Mina! Tuo papà!

E tu sei la mia migliore amica!

Mina!

Mi dispiace. Non avrei neanche dovuto pensarlo.

Ma l'hai fatto. Lo sai perché?

Perché tu non mi conosci, non mi stimi e non hai fiducia in me.

Questi 30 anni di amicizia non sono serviti a niente.

- Dai, ho preso una gigantesca cantonata. - E allora siamo in due.

Perché io pensavo che la nostra era un'amicizia vera.

Come sorelle, ricordi?

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