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♪ Con lui volando ♪
♪ Lontano dalla terra ♪
♪ Dimenticando ♪
♪ Le tristezze della sera ♪
♪ Quando ami da morire ♪
♪ Chiudi gli occhi e non pensare ♪
♪ Il tempo passa, l'amore scompare ♪
♪ E la danza finirà ♪
♪ Una notte a Napoli ♪
♪ Delle stelle si scordò ♪
♪ E anche senza ali ♪
♪ in cielo mi portò. ♪
- Mamma. - Mmh?
Mamma, senti, ma noi non abbiamo un box auto?
Che domanda è da una che non ha nemmeno la patente?
O finalmente ti sei decisa a prenderla,
visto che non c'è più tuo marito a scarrozzarti?
Comunque al volante tu saresti un pericolo.
- Poi ormai sei fuori tempo massimo. - Ti ho fatto una domanda, fai tutto tu.
Da una domanda insensata non può che scaturire un cumulo di perplessità.
Non capirò mai come tu riesca a dire tutto e il contrario di tutto.
Brava, non ti sforzare di capire tua madre.
Ora lo aggiusto io.
Ma che stai facendo? Perché fotografi il generale?
Raccolgo prove da mandare all'amministratore, no?
Prove di che?
Del fatto che quel suo orrendo cane a sporcare il cortile,
quindi deve pagare di più le pulizie condominiali.
Neanche a Natale ti dai tregua? Sei sempre in guerra con qualcuno.
- Quel poveretto è pure vedovo da poco. - Perché, io no?
Allora pensa a te, pensa alle cose tue.
Perché non ti alzi da questa sedia?
Più stai seduta e più sarà difficile camminare dopo.
Io sto benissimo. Chi ha detto che voglio riprendere a camminare?
È tanto comodo andare in giro così.
"È Natale ogni volta che resti in silenzio ad ascoltare l'altra"...
e non la strozzi.
Senti, io tra un po' vado a pranzo da Irene.
Perché non vieni anche tu? Non voglio lasciarti da sola.
Dovevi pensarci prima di dare il giorno libero a Sonia.
Ma è Natale!
Ma lei è rumena. E se non sapeva che le spettava il giorno libero?
Ma che dici?
Dico che prima fai i guai e poi vuoi lavarti la coscienza
deportandomi a casa di sconosciuti.
Irene non è una sconosciuta, è una di famiglia.
Forse per te.
- Per me è un'estranea. - Perché?
Pronto?
Dottoressa, buon Natale! "Merry Christmas"!
"Joyeux Noel"! "Feliz Navidad"!
Se mi date un attimo, ve lo dico pure in svedese.
Una volta sul pullman c'era una turista...
Auguri pure a voi, anche se in realtà ce li eravamo fatti ieri.
Infatti vi chiamavo per un altro motivo.
È arrivato un pacco per voi, un pacco bello grosso.
Ho pensato che vi avrebbe fatto piacere aprirlo a Natale,
a meno che non siete già nel pieno dei festeggiamenti.
Ehm... Arrivo, grazie.
Gli ho regalato uno shatush. Può scegliere tra shatush e tortiglioni.
- Il prezzo è lo stesso. - Ancora con questo shatush?
- Ah! - Mi sono stancata!
Signora, mi stavate quasi cecando un occhio!
Ho sbagliato mira!
Senti, Carmela, secondo me per i tortiglioni ha i capelli troppo corti.
Tu che dici?
- Mina! - Ciao.
- Ma vai al consultorio pure oggi? - Sì, ma devo solo prendere una cosa.
- Ah. - Tu?
Vado a pranzo dai miei, qua dietro.
Mia nipote ha fatto indigestione di struffoli, li ha finiti.
Mia madre, piangendo, mi ha chiesto di comprarli.
Per lei la pasticceria è un'onta. Solo cose fatte in casa.
Immagino.
Ti staranno aspettando. Non ti voglio trattenere, vai.
Buon Natale.
Ciao.
Ecco la mia opera di bene. Buon Natale. Claudio.
Pronto? Buongiorno e buon Natale!
Tu sei pazzo. Questa stufa costa una fortuna, è ipertecnologica.
Non ti va bene nemmeno questo? È la stufa più costosa sul mercato.
Certo che va bene, grazie.
- Ma dove stai? - In ufficio, a lavorare.
- Il 25 dicembre? - Sì.
Andare a pranzo da mia sorella senza di te mi faceva tristezza.
Non gliel'hai ancora detto?
Ci siamo lasciati da tre mesi e i tuoi non lo sanno.
Ma perché farli preoccupare inutilmente? Tanto fra poco torniamo insieme, giusto?
Devo andare, Claudio. Buon Natale.
Buon Natale.
- Dottoressa! - Sì?
Vi è piaciuta la stufa? Eh?
È un regalo che sprizza amore da tutti i pori.
Come si dice? Amore e calore.
Non me l'avevi detto!
I miei figli non stanno con quello. Sono il padre e passano il Natale con me!
Con te in quella casa, senza fare niente?
A Ischia Giulio ha una villa bellissima. Ci aspettano da ieri.
Provi gusto a umiliarmi sempre, pure davanti ai bambini.
Ti sei messa con uno ricco per farmi sentire una "chiavica".
Salvatore, basta fare la vittima!
Sei un egoista! Non pensi al bene dei bambini?
- Io li amo più della mia vita. - Buon Natale, Salvatore!
Possiamo andare.
- Abita qua? - Ausiello. Scala B, terzo piano.
Una brutta separazione, dottoressa.
E siccome il cane morde sempre lo stracciato
ha avuto pure lo sfratto.
- Perché, che è successo? - Non paga l'affitto.
Come potrebbe? Ha perso pure il lavoro.
I pochi soldi che gli sono rimasti li dà alla moglie per i figli.
- Mamma mia, poverino. - Mi spiace, non vi volevo intristire.
Vabbè, si è fatto tardi, devo chiudere.
- Uh! - Oplà!
Lasciate, dottoressa.
- Quante chiavi! - Beh, modestamente ispiro fiducia.
Non solo voi mi avete dato il doppione. Ho quelle di tutto il condominio.
A casa ho trovato una chiave simile a questa in un cassetto,
ma non ricordo di che cos'è.
Di solito questa non apre porte di casa,
perché quelle sono più lunghe. Vedete?
Di solito questa apre porte di ferro,
tipo, non lo so, vani caldaia, scantinati...
Per esempio, questa è del mio nemico numero uno,
il vano ascensore.
A proposito, ho parlato con la ditta.
Mi sa che ce la faremo a piedi fino al nuovo anno.
Mamma mia... Va bene. Io devo andarmene, Trapanese.
- Ancora tanti auguri. - Tanti auguri, grazie, arrivederci.
- Buon Natale! - Buon Natale!
- Ciao, come stai? - Ciao. Bene, tu?
- Tutto bene. Irene, c'è Mina! - Buon Natale a tutti!
- Dammi. - Ben arrivata!
- Grazie. Ciao! - Ciao.
- Auguri. - Un pensierino per la collezione.
- Grazie! Vado subito ad aprirlo. - Spero che vi piaccia. Ehi!
Ci sei anche tu, che bello! Paolo ha detto che avevi un problema con Leone.
L'ha avuto mio fratello, perché il suo marinaio inglese si è licenziato.
- Quindi? - Il pranzo sullo yacht è saltato.
- Ci ha invitati al ristorante. - Guarda un po'!
Molto bello! Grazie.
Però il Natale al ristorante mi mette tristezza.
Sì, infatti... Sette portate per uno.
Serviti e riveriti e non lavi neanche un piatto.
- Una tristezza! Eh? - No, non volevo dire questo.
Mi mette tristezza il Natale con mio fratello.
Alla fine per me siete più famiglia voi di lui.
- Amore! - Oh! Che ne dite di cominciare?
- Ci siete sempre. - Eccomi!
Scusatemi, ma alcuni clienti vogliono rassicurazioni anche a Natale.
Max lavora in banca e si occupa di mutui e ipoteche.
Sì e di aiutare le persone che non riescono a pagare.
- Ma... noi ci siamo già presentati, no? - Già.
- A tavola! È pronto! - Sì.
- Ciao, zia Mina! - Ecco Gianluca! Ciao!
- Amore, porta qua. - Perché Mina la chiami zia e a me no?
- Non lo so, non mi viene. - Dai, sedetevi prima che si freddi.
- Mina, mettiti qua. Max... - Perfetto.
- Amore, tu qua. - Io vicino a Gianluca.
Vai.
Le tazzine sono qui. Le portate voi di là?
Sì.
Sono quelle che vi abbiamo regalato l'anno scorso.
- Potevi prendere le altre. - Non è che Claudio è morto.
Sì, però è il primo Natale senza di lui.
- Scusate, io devo andare. - Amore, il dolce?
- Mamma, ho da fare. - Vai. Ci penso io ad ammansire la belva.
- Divertiti. - Ciao, papà. Ciao a tutti, auguri ancora.
- Ciao. - Ciao!
- Ciao. - Grazie.
Bell'amica che sei! Ci abbiamo messo una vita a fare gli struffoli.
- "Abbiamo"? Paolo, magari. - Come sei fiscale!
- Che belli! - Vabbè, il dolce lo mangia dopo.
Gianluca ha la ragazza e la mamma è nervosa.
- Gianluca ha la ragazza? - Così pare.
Io non lo conosco, ma avevo capito che c'entrava una ragazza.
- Bravo, complimenti. - Rilassati, è una notizia bellissima!
Mica tanto. Non sappiamo niente di lei, è uscita fuori dal nulla.
Non è vero, vanno nella stessa scuola.
- Pare che sia molto carina. - Speriamo che abbia un po' di cervello.
Ho capito, ma sei incontentabile! Mamma mia.
Prima pensavi che fosse uno sfigato e ti lamentavi, ora ha la ragazza e ti lamenti.
Scusatemi un secondo. Trapanese, che succede? Un altro regalo?
Dottoressa, non scherzate, qui sta succedendo una tragedia!
Ausiello, quello che abita al terzo piano
e stava litigando stamattina con la moglie, si vuole buttare giù.
Perché avete chiamato me? Chiamate la Polizia!
Ho chiamato Polizia, Carabinieri, pure il 118,
ma è festa, sono tutti sotto organico.
Ho paura che non arrivino in tempo.
Salvatore non vuole parlare con me, ma magari vi sta a sentire.
Prendo un taxi e arrivo.
Carmela!
Salvatore, stai fermo! Rientra, non fare sciocchezze!
- Ragazzi, scusate, io devo andare. - Che succede?
Un'emergenza, devo scappare. Grazie per il pranzo e buon Natale. Ciao!
- Neanche il caffè? - Non posso.
Ciao! Mina è sempre di corsa, speriamo bene.
Papà! Papà! Papà!
- Papà! - Che c'è, Nello?
- Corri, Tore vuole buttarsi giù! - Stai scherzando?
- No, davvero! Muoviti! Al consultorio! - Aspetta!
- Mimmo, che è successo? - Vado a vedere una cosa e torno subito.
- Voi continuate pure. Ora torno, papà. - Va bene.
Scusate. Ué!
Mina, meno male che sei arrivata! Io ho paura, quello si butta veramente!
- Andate via tutti! - C'è la vicina di Ausiello?
No, è in vacanza a Telese Terme da alcuni parenti.
- È un bel posto... - Ma avete le chiavi, giusto?
- Sì, ma... - Passiamo dalla sua finestra.
- No... - Dobbiamo farlo ragionare.
- No, dobbiamo avvisare... - Non c'è tempo!
- L'ascensore... - È rotto, lo so! Andiamo!
Stella, Guarino, Esposito... Capuozzi!
Di qua!
Fermati!
Dottoressa, abbiamo un problema.
- Ho le vertigini. - Vabbè, ho capito.
- Dove sta? - Guarda, papà, sta là!
- Ma che fai? Scendi! Fermati! - Rosaria, che succede?
Piano. Dottoressa, ma siete sicura?
Ma che sta facendo? È pericoloso, può cadere!
- Ma quella è Mina? - Piano, mi raccomando, prudenza.
- Oh, mamma mia! - Falla scendere, per favore!
- Vuole salvarlo così? - Stia attenta lassù!
Guardate avanti.
Non guardate giù, guardate avanti.
- Così. - Se ti avvicini, mi butto.
- No! - Mi butto!
- Fermo, Salvatore. - Voglio morire.
Guardami. Salvatore, stai fermo.
- Stai fermo. - Io voglio morire.
Tua moglie ha ragione, sei egoista. Non pensi ai tuoi figli?
- Loro non c'entrano, sono piccoli. - Appunto, non capiscono certe cose.
Penseranno che ti sei ammazzato per colpa loro,
che non gli volevi bene o che loro non ne volevano abbastanza a te
e si porteranno appresso questo peso per tutta la vita.
Che se ne fanno di un padre che non sa nemmeno portargli il pane a casa?
Ma è impazzita? Mina!
- Vieni! - Vai dentro! No!
Il lavoro è un problema, certo, ma si può risolvere.
Voi la fate facile, non sapete in che condizioni mi trovo.
Guardami.
Salvatore, guardami.
Perché non rientriamo dentro? Mi racconti tutto con calma.
Ti posso aiutare, sono un'assistente sociale.
Se poi la soluzione non ti convince,
puoi buttarti giù un'altra volta.
Andiamo.
Entra.
Io vado da Tore.
- Domenico, Domenico... - Sto qua. Piano piano.
- Allunga la mano. - Dammela.
Non guardare giù. Vieni qua, vieni qua.
Metti un piede...
- Ah! - Ah!
Piano, vai.
Bravi! Bravi!
Come stai?
Se non ci fossi stato tu...
Non lo devi neanche pensare.
Dottoressa! Dottore!
Tutto a posto! Salvatore è rientrato a casa sano e salvo.
Abbiamo fatto un capolavoro di lavoro!
Quindici anni a lavorare sui traghetti.
Palermo, Cagliari, Olbia, avanti e indietro.
Sempre lontano da casa.
Fare il marittimo è molto duro e per una moglie è ancora peggio.
Per questo ti ha lasciato? Soffriva la lontananza?
A casa io non c'ero mai
e lei non ce l'ha fatta a crescere i figli da sola.
Quando ci siamo separati, lei è tornata a casa dei genitori,
che almeno la aiutavano un po'.
Io ho affittato questo appartamento, così i bambini stavano pure con me.
Me la stavo pure cavando.
Poi è arrivata l'altra mazzata.
Cinque mesi fa la Frimar è fallita e ci ha mandato tutti a casa.
Io mi sono arrangiato per un po',
ma poi l'affitto, gli alimenti,
le spese per i bambini...
Non ce la facevo a stare dietro a tutto.
E stamattina, il giorno di Natale, non hanno trovato nemmeno un regalo.
Io ero arrabbiato perché andavano via con quello, il compagno di mia moglie,
ma poi ho pensato che forse era meglio così.
Per loro era meglio...
avere un altro papà.
Mi sono detto: "Se non servo neanche ai miei figli, che vivo a fare?"
Ho visto davanti a me una sola possibilità.
Dottoressa, voi mi avete salvato, ma io sono disperato.
Fra cinque giorni c'è l'udienza per la separazione e io...
senza casa, senza lavoro,
i miei figli li perdo veramente.
Troveremo una soluzione, Salvatore. Te lo prometto.
Forza.
Come sei silenzioso.
No, è che stavo pensando...
Che?
Anche la mia è una famiglia di marittimi.
Se non mi avessero fatto studiare, chissà...
Mi troverei nella stessa situazione di Tore.
Sono stato fortunato.
No.
Secondo me, la fortuna non c'entra.
Sicuramente avrai dovuto lottare per quello che hai. Te lo sei meritato.
Mimmo, fai presto, stiamo iniziando la tombola!
È mia cugina. Io sono arrivato.
Allora... ancora buon Natale.
Anche a te... Mimmo.
Certo.
- Ciao. - Ciao.
Io non capisco, ho fatto pure un sacco di pubblicità alla radio!
Il locale è vuoto.
Io un'idea ce l'avrei.
- Fa schifo? - È una "ciofeca".
- Ma dove l'hai trovato? - Ma chi, Nicola?
Era il mio personal trainer. In palestra l'hanno licenziato e cercava lavoro.
- Che facevo, non l'aiutavo? - Ho capito, Titti, però...
- Scusate. - Capita.
Però è tanto volenteroso.
Mina!
- Ué, ué. - Finalmente!
- Un consiglio, non ordinare da bere. - Smettila!
Sei un arido avvocato senza cuore.
- Che tiene alla salute. - Sì, brava.
- Allora? Si può sapere che è successo? - Eh...
È passata l'emergenza?
Sì, più o meno. Ho la persona giusta per tuo fratello.
Leone è sposatissimo e noiosamente fedele.
Che hai capito? No! Un marinaio. Il suo si è licenziato, no?
- Tu conosci marinai d'alto bordo? - Più o meno. Scusami...
- Ti ho detto di no, fidati. - "Più o meno" che vuol dire?
Ehm... Che è un marittimo della Frimar.
- Della? - Frimar.
Che dico a Leone, "un marittimo della Frimar"?
Non mi sembra il profilo più adatto, Mina.
Philip aveva un curriculum pazzesco. Ha lavorato sul panfilo di Abramovich...
Titti, ti prego. Aiutami, perché è una cosa seria.
Pure tu, Irene. Gli serve un buon avvocato che l'assista.
Ha una causa di separazione in corso che si prospetta piuttosto sanguinosa.
- Ma io faccio il penale. - Meglio, siamo pronti a ogni evenienza.
- Paolo? Problemi? - No, niente.
Per sentirsi non deve essere per forza successo qualcosa.
Volevo solo sapere come stai, dove sei.
Sono al "Locale", te l'ho detto che venivo qui.
Ah, ecco, me l'ero scordato. Va bene, allora niente.
- Ci vediamo più tardi. - Ok, a dopo.
- Beh? - È al "Locale", ci sarà anche Mina.
Se vuoi andare, vedi tu.
Tu che dici?
Secondo me, tre contro uno, ti fanno a pezzi.
Infatti mi fanno a pezzi.
Come ho fatto a essere così coglione?
Basta, sei stato coglione. Sono passati tre mesi, andiamo avanti.
Credi che non ci stia provando? Ma lei si è proprio impuntata.
Ogni volta che parlo del perché siamo arrivati a questo punto,
apriti cielo, parte la contraerei.
Forse è troppo presto.
Intanto il tempo passa e io rimango lo stronzo
che mentre lei soffriva per la morte del padre
è andato con la prima che arrivava.
Senti, ma con la giornalista?
Ma va', figurati! Mai più vista né sentita. Ma ti pare?
Mina lo sa, ma non le basta neanche questo.
A proposito, al consultorio è arrivato un nuovo ginecologo.
Un tamarro pazzesco. Ma lei vi ha detto qualcosa?
Che te ne frega? Lascia perdere, ora puoi solo "tenere botta".
- Vuoi lei? - Non ho mai voluto nessun'altra.
Basta rincorrere, basta agitarsi. Stai fermo, fai la montagna.
- Che devo fare? "La montagna"? - Sì, stai fermo e non ti sposti da lì.
Lei potrà fare finta di non vederti per un po',
ma a un certo punto dovrà alzare lo sguardo ed è lì che ti troverà.
- Come una montagna. - "Una montagna"?
Il senso poteva anche essere giusto, ma è la metafora che fa schifo.
- Buongiorno, signorina. - Grazie.
- Buongiorno, signorina. - Ciao.
Fratellone caro!
Quando ieri mi hai lasciato da solo con i parenti, non ti ero così caro.
Che ti serve, Titti?
A me niente di niente, ma a te, se non sbaglio, serve un marinaio
e io ne ho sottomano uno straordinario.
- Chi è, un'altra delle tue conquiste? - No.
Ma poi sono fidanzata, te l'ho detto. Ti ho presentato Max.
Ah, sì... Eri fidanzatissima anche con il parquettista.
Ti ha rifatto i pavimenti tre volte. Poi non parliamo del PR.
Quanto gli avevi prestato prima che scappasse? 10.000 euro, mi pare.
Ma che c'entra? Stiamo parlando di altro, stiamo parlando di lavoro.
- Vuoi parlare di lavoro? - Sì.
- Parliamo di lavoro. - Eh.
Come va il nuovo acquisto del "Locale"? Come si chiama, Mister Muscolo?
Si chiama Nicola e sta migliorando.
Titti, rischiamo una denuncia per avvelenamento.
Non è vero, sei esagerato.
Perché non parliamo di come pensi di organizzare
il Capodanno in barca senza un marinaio?
- Questo è un problema mio. - Ma te lo risolvo io!
Sono qui per proporti l'uomo
che ti farà dimenticare "the wonderful" Philip.
E chi sarebbe?
- Si chiama Salvatore. - Salvatore?
Ha una vastissima esperienza di navigazione in tutto il Mediterraneo.
Sentiamo.
Mina, ce l'ho fatta! Mio fratello è disposto a esaminare Tore.
Sì, ha detto "esaminare".
Va bene, ci vediamo al "Locale". Ciao!
Ciao!
Lei è la mia amica Titti, sorella del signor Ferrari D'Aragona.
- Lui è Salvatore Ausiello. - Piacere.
Ehm... Ci scusi un attimo, perché...
devo dire una cosa a Mina.
Mina, tu sei pazza! Leone non lo fa neanche avvicinare allo yacht!
Philip era una specie di lord, parlava italiano meglio di te e me messe insieme.
E pure l'inglese! Vabbè, lui è inglese.
Conosceva ogni minuzia, ogni cavillo del galateo nautico.
- Questo signore Salvatore... - Abbassa la voce!
Hai visto le sue mani? Ma poi è cupo.
Un marinaio di diporto deve essere scattante, raggiante, brillante...
- Hai finito? - Ho appena cominciato.
Imparerà in fretta. Con te come insegnante, poi!
Insegnante di cosa?
Serve un corso accelerato di marinaio d'alto bordo.
Abbiamo solo tre giorni.
- Mina, tre giorni? - Sì.
Gli serve un contratto di lavoro entro il 30 dicembre, prima dell'udienza.
Tranquille, arrivano i rinforzi!
- Cominciamo? - Sì.
- Lui dov'è? - Sta là.
Sì, cominciamo, anche perché il lavoro da fare è tanto.
Flute, vino rosso, bianco, cocktail, Moscow Mule, coppa Margarita, vermut,
coppa coupé, cognac, ballon, whisky, collins, rocks rocks,
di nuovo whisky, vodka e amaro.
Forchette a sinistra, coltello a destra con la lama verso l'interno.
Cucchiaio a destra, cucchiaino e forchettina.
- Cucchiaino... - Sì.
Forchettina.
- Tovaglioli. - Dove vanno?
- I tovaglioli? - Mmh.
- Sinistra. - Eh!
A sinistra.
- No! - No.
Ti faccio vedere.
Il rumore del tappo non si deve sentire. Capito come?
- Salvatore... Salvatore! - Mmh?
Dopo facciamo una bella ceretta.
- Che cosa? - Scherzavo.
C'è Cala Mariolu a Ponza
e Cala Cecata in Sardegna.
Tore, il contrario.
Mio fratello va a Cala Mariolu quando è in Sardegna
e alla Cecata quando è a Ponza.
Concentrati, ce la fai.
Dottoressa, ma non stiamo perdendo soltanto tempo qua?
Mi pare difficile che suo fratello prenda me per il suo panfilo.
- Io lavoravo su traghetti e aliscafi. - Se era facile, non stavamo qua.
- Lo devi convincere. - Io sono stanco, vado a casa.
Va bene, vatti a riposare. Ci vediamo domani.
Ciao.
Ce la farà?
- Ce la fa, ce la fa. - Certo che ce la fa.
Non risponde?
- No. - Speriamo che si sbrighi.
Leone è fissato con la puntualità. Se arriva tardi, già partiamo male.
- Speriamo che arrivi. - Speriamo.
Grande! È andato a prenderlo!
Eccovi qua.
- Mi raccomando, Salvatore. - Tranquillo, andrà bene.
Niente paura.
- Andiamo, è tardi. - Sì.
- In bocca al lupo! - Crepi!
Tore, parla il meno possibile e fai il minimo indispensabile.
Se non capisci qualche domanda, non grugnire.
- "Grugnire"? - Ti devi stare zitto, Salvatore!
- Pierleone! - Ciao, zia!
Amore della zia!
- Ciao. - Ciao.
Vai.
Leone.
- Salvatore. - Vieni, ti mostro la barca.
Tu dici che ce la farà?
Non voglio neanche pensare all'alternativa.
Certo che il fratello di Titti ha una bella barca.
Sì, però io preferisco le barche a vela.
Non lo so, mi danno un senso di libertà.
- Leone, ti prego, aspetta! - Non so che cosa ti sei messa in testa.
Mi scusi, però io non so come mia sorella possa pensare
che lei sia l'uomo giusto per me.
- Scusate. - Ma dico...
Ha ragione, si vede subito che non vado bene per questo lavoro.
Pierleone! Leone, corri! Fate presto, sta affogando!
- Ah! Aiuto! - Muovetevi, fate presto!
Salvatelo, vi prego!
Domenico!
Pierleone, tranquillo.
- Ci sono io. - Forza, Pierleone!
- Tiriamolo su. - Ci penso io, è fatta.
È fatta, è fatta. È tutto a posto.
Come stai?
- Bene. - Bene?
- Tutto a posto? - Tesoro, come stai? Ti sei spaventato?
- Fallo cambiare, prende freddo. - Vieni, andiamo.
- Salvatore, grazie. - Grazie, è stato prontissimo.
- Si vuole cambiare? - No, grazie.
No, vatti a cambiare. Leone ci ha ripensato.
È bello ricredersi, no?
Io non mi devo ricredere, perché non ho mai espresso giudizi sul signore,
ma non credo che sia un lavoro adatto a lui, tutto qua.
- Ha salvato tuo figlio. - Che c'entra? È un altro discorso.
Infatti ora lo ringrazierò personalmente con un assegno, va bene?
No, no. Non esiste proprio.
Salvatore, aspetta, vieni qua. Sei tutto bagnato.
- Prendi questo. - Ti rendi conto di come lo hai umiliato?
Sei uno stronzo!
Non gli serviva la tua elemosina, ma un lavoro.
Se quest'uomo fa una sciocchezza, tu ce l'avrai sulla coscienza.
- Ma io non pensavo... - Andiamo, Titti.
Signor Ausiello, il suo avvocato ha descritto una condizione di difficoltà
verso la quale personalmente solidarizzo,
ma purtroppo temo di non poterla aiutare.
Giudice, le chiediamo solo di rimandare la decisione.
La difficoltà lavorativa del mio assistito è momentanea.
Se ci concedesse tempo per integrare la documentazione...
Mentre tu integri, collega, cosa fanno i bambini quando vanno dal padre?
Stanno per strada?
Il mio assistito ha ancora una casa a tutti gli effetti.
Sappiamo bene che ha avuto lo sfratto e a breve sarà esecutivo.
Scusi, giudice.
Sì, che succede?
- Una persona insiste per entrare. - Va bene, fatela entrare. Scusate.
- Buongiorno. - Buongiorno.
È Philip!
È il marinaio di Leone!
Ciao.
Signor Ausiello,
ho qui una proposta di contratto a tempo indeterminato da portuale
con una compagnia che opera presso il Molo Beverello.
- Ne eravate a conoscenza? - Io...
Certo, era la proposta che stavamo aspettando
e che il mio assistito è pronto ad accettare.
Bene, se le cose stanno così, ci sono tutti gli elementi necessari
per rivedere i termini dell'accordo per l'affidamento dei bambini.
Ci riaggiorneremo. Grazie, potete andare.
Arrivederci.
- Ce l'abbiamo fatta! - Sì!
Auguri, Tore.
Non hai detto che si era licenziato?
Non lo so, forse Leone l'ha convinto a restare.
Tuo fratello dev'essere una bella persona.
- Io non me l'aspettavo. - Neanch'io!
Mina, io vado a prendere la moto. Hai bisogno di un passaggio?
Sì, grazie.
Perfetto. Ragazze, è stato un piacere conoscervi, arrivederci.
- Ciao. - Ciao.
Sono così felice per Salvatore!
- Bel culo. - Spalle larghe.
Mani grandi. Se tanto, mi dà tanto...
- Però bisognerebbe verificare. - Smettetela subito tutte e due!
Non dirmi che non hai fatto un pensierino a quelle mani che ti prendono...
Va bene, ho capito!
- Sì, fugace. Un pensierino fugace. - Lo vedi?
Mamma mia, mi sembra ieri che dicevamo le stesse cose di Claudio.
I parametri non invecchiano.
Però Claudio ha molto charme, è un uomo di classe.
Infatti è di gran classe quello che ha fatto. Scusa, Mina.
Non preoccuparti, è la verità.
Eccolo là.
- Ciao, amiche, grazie. - Ciao.
- Ti accompagno a casa? - No, Leone mi aspetta al "Locale".
Vorrà che essere ringraziato altre cento volte.
Ringrazialo pure da parte mia. Non potevo darla vinta a quell'avvocato!
- Ciao. - Ciao!
Sarei venuta io da te! Hai fatto una cosa meravigliosa, veramente!
Hai visto? Eh?
- Non sono lo stronzo che pensi. - Sì!
Visto che siamo in clima natalizio, ho una sorpresa per te.
- Cosa? Aiuto! - Vieni, vieni.
Lui è Giordano, il nuovo barman. L'ho assunto io.
Così ti sta un po' appresso, io sono più tranquillo
ed evitiamo di passare qualche guaio.
Ciao, sono molto contento di conoscerti.
Ciao. Quindi hai messo sotto tutela la sorella che non sa fare niente?
Tanto lo sapevo, Leone. Tu stronzo eri e stronzo rimani.
Non ti preoccupare, la conosco. Poi le passa.
Speriamo.
Mi puoi lasciare anche qua.
- Perché? - Mia madre abita qua vicino.
Hai paura che ci vede insieme?
No, mi sono ricordata che devo fare una commissione.
Va bene, come dici tu.
Ci sentiamo?
- Grazie. - Ciao.
- Salve! - Buongiorno.
- Mi servirebbe un'informazione. - Dite.
Mi sa dire cosa potrebbe aprire questa chiave?
Ah, è la chiave di una cassaforte.
- Una cassaforte? - Sì.
Come fate a esserne così sicuro?
C'è scritto "Safe". Ora vi faccio vedere.
Vedete?
Ah, è vero. E allora?
È una marca di casseforti.
Ora le fanno in tanti, ma negli anni Novanta erano gli unici.
- Grazie. - Prego.
Che cosa cerchi? Io non sono ladra.
Ma no, Sonia, ci mancherebbe! Niente, ho perso una cosa e non...
Buonanotte, scusa.
È solo un tentativo.
Se non hai ancora programmi per domani sera,
vorrei passare il Capodanno con te, giusto per fare qualcosa di normale.
Lo so. Ecco qua... Attenta. Manca poco, ancora due passi.
- Ancora? - Fidati di me. Ti devi fidare.
- Mi fido. - Non sbirciare.
- Non sto sbirciando. - Non aprire gli occhi.
- Non fare la furba. - No.
Aspetta, ecco qua. Vieni, vieni. Qua.
Ora girati e...
- Posso? - Apri gli occhi.
- Ma è tua? - Magari!
No, è di un mio amico, me l'ha prestata.
Non è l'Amerigo Vespucci, ma spero che ti dia lo stesso un senso di libertà.
Vieni, togliamoci le scarpe. Andiamo a fare un giro nel golfo, saliamo.
Claudio!
Claudio! Dai, metti giù il telefono e accompagnami a mangiare.
Se mi becca l'avvocato Verrella da sola al buffet, stavolta non mi molla più.
- Va bene, arrivo. - Sì.
Grazie.
Era da tanto che non mi sentivo così.
- Così come? - Così bene.
Pure io.
Apriamo le vele! Eh?
- Le vele? - Sì.
Ma è buio, non serve, andiamo a motore.
Giusto per sentire solo il rumore del vento e del mare.
Sto io al timone, apri il fiocco.
- Il fiocco? - Sì.
- È quello che sta a prua, vero? - Tu non sai andare a vela.
Io sono stato onesto, ti ho detto che la barca è di un mio amico, non è mia.
Tu hai avuto un'idea bellissima e la barca la so portare io.
Mio padre ne ha avuta una per tanti anni.
Ecco, adesso vuoi farmi sentire un poveraccio.
Dai! Siamo qua grazie a te, davanti alla città più bella del mondo,
con il vento in poppa.
Va bene, però dimmi che devo fare, perché con queste funi mi perdo.
Allora, vai a prua e controlla le scotte, queste.
- Queste arrivano... - Vai, sto io al timone.
- Sono queste? - Non quelle!
- Le altre! - Va bene, capitano.
- Comandante. - Comandante, scusa.
Eccomi, arrivo!
Dobbiamo fare presto, mancano 30 secondi.
- Vieni. - Metto il pilota automatico.
Vieni.
Dai, dai, dai!
Ci siamo, ci siamo! Puntualissimi. Eccoli.
Tieni.
- Buon anno. - Buon anno.
Che meraviglia!
Che peccato! Lo champagne è finito.
Mmh.
- Buon anno, Mina. - Anche a te.
Beh, io mi ritiro. Vi lascio alle vostre illusioni.
- Per me ormai gli anni sono tutti uguali. - Buonanotte, Olga. Grazie ancora.
A te, caro.
- "A te, caro"? Non ci posso credere. - Sì, si è molto addolcita.
Con te, forse. Che fai qua a quest'ora?
- Sono solo passato per fare gli auguri. - Ce li siamo fatti, no?
- Mmh. - Claudio, puoi andare via, per favore?
- È molto tardi, sono stanca. - D'accordo.
Ma voglio che tu tenga queste.
È il mio mazzo. Devi tornare a casa, non puoi stare qui.
Me ne vado io. Vado in un residence, l'ho già trovato.
Per favore. Mi sentirei molto meno in colpa.
Claudio, no. Dai, non posso tornare in quella casa.
Me ne trovo una mia.
Come vuoi. Va bene.
Ma sappi una cosa.
Per quanto spazio tu voglia mettere tra di noi,
per quanto a distanza tu mi tenga, io non faccio un passo indietro.
Rimango qui per ricordarti
che noi siamo una cosa troppo preziosa per lasciarla andar via.
Buonanotte.
Il più bell'errore della mia vita.
Non è vero quello che ti ho detto,
che non è mai stato amore, che ti lascio perché amo Olga.
Se non mando all'aria tutto, è solo per Mina.
Ne morirebbe.
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