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Original subtitles

(CORO DI BAMBINI)

# Il paradiso tu vivrai Se tu scopri quel che hai #

# Non ti accorgi che io amo già te #

# La vita è così Tu quando non hai #

# Vuoi avere di più E dopo che hai ti accorgi che tu #

Scusate.

- Stasera che ti vuoi mangiare? - Cotolette.

- Le ho prese. - Forza! Ricominciamo.

# la la la #

OTTAVIA: Com'è? - Buona.

- Forse un po' salata. - Un po' salata, forse.

Ho esagerato con il sale perché dicono che è afrodisiaco.

Ah, non lo sapevo.

Orlando...

Già ha fatto effetto.

Forse prima di spogliarci ci dovremmo un po' toccare.

Quindi ci rivestiamo?

No, no. Ormai...

- Ti va se ci cambiamo nome? - Perché?

Così, magari diventa più eccitante.

- Ma... continuiamo a spogliarci? - Sì, sì. Continuiamo, sì.

- Stai comodo, Antonio? - Abbastanza, Cleopatra.

- Aspetta un attimo. - Sì.

(VERSO)

Ti piace? (VERSO)

Una fitta fortissima! Cazzo, mi sono bloccato con la schiena...

Ce l'hai un antidolorifico?

- Certo, Antonio. - Grazie, Cleopatra.

- Ma quindi rimandiamo? - Eh!

(SUONO SVEGLIA)

(SUONO SVEGLIA)

RAGAZZO: Perché metti la sveglia se ti alzi sempre prima che squilli?

Per sicurezza. Tanto si spegne da sola.

- Buon compleanno. - Grazie.

Oh, sono 60! (ORLANDO ANNUISCE)

Avevi detto che a 60 smettevi.

L'avevo detto anche a 40 e 50.

Ah! Vai a decine tu... quindi ora se ne parla a 70, se ci arrivi.

C'è chi dice che sessant'anni è veramente una età di merda,

perché alla fine non stai né da una parte né dall'altra.

Poi ci sono altri che sostengono che proprio per questo è l'età migliore.

- A quale scuola di pensiero appartieni? - A quella che ti devi fare i cazzi tuoi.

Siamo di ottimo umore stamattina.

Il compleanno non è il mio giorno preferito.

Ma che cambia, è un giorno come un altro, è uguale a ieri o ieri l'altro.

E infatti né ieri né ieri l'altro erano i miei giorni preferiti.

E infatti ti sei preparato le cannette tattiche.

Esatto.

E non ti senti ridicolo a fumare canne ancora a sessant'anni?

- Sai cosa mi fa sentire ridicolo? - Cosa?

Impiegare un'ora per alzarmi in piedi e mettermi dritto,

guardandomi in giro, sperando che nessuno mi veda...

E quindi la risolviamo antidolorifico e cannette.

E mo' non stare mezz'ora in bagno a spargerti quei quattro peli

che ti sono rimasti in capo. È inutile.

(SUONO PIANOFORTE)

Ma che cazzo ha questo sol diesis...

(SUONO PIANOFORTE)

Maestro? Ho finito.

(GEMITI)

Scusami Orlando, ma una volta cominciato non si può smettere.

- Posso provare? - Certo.

(SUONO PIANOFORTE)

- Lo riconosci? - È... coso... eh...

- Eh... - Dai!

Eugenia! Eugenia! Scusa se interrompo, eh.

Nulla contro l'opera diciotto di Rachmaninov, però io devo proprio andare.

Era Rachmaninov...

- Piacere, Olga. - Molto piacere. Orlando.

Conosce molto bene Rachmaninov.

Ah sì, ho molti clienti musicisti, soprattutto pianisti,

e tutti con problemi di postura.

- Postura? - Sono una fisioterapista.

Ah, fisioterapista...

Abbiamo fatto un trattamento con Eugenia...

Beh, dev'essere un trattamento molto piacevole... sembrava che...

- Che stessimo scopando? - Beh, sì...

- Si è eccitato? - No! No!

Non è che stavo lì ad ascoltare, assolutamente...

EUGENIA: Le ultime quattro sedute. - Grazie...

Allora vi lascio alle vostre note da addomesticare.

(SUONO PIANOFORTE)

Orlando! Questo sol diesis è appena appena calante...

Ma l'ho tirato tantissimo...

- Lo tiro un altro po'? - No, va bene, ho voglia di suonare...

ti va di ascoltare un pezzo che mi hanno commissionato per

- un videogioco sul cartello messicano? - Che videogioco?

Un video gioco dove alcuni narcotrafficanti messicani

si ammazzano con altri narcotrafficanti messicani.

- Ah... e muoiono tutti? - Speriamo di no.

Speriamo.

Tutto bene?

- Sta bene? - Magnificamente.

ORLANDO: Sicura?

- Bisogno di qualcosa? - Tranquillo, ho quasi fatto.

Fatto cosa?

Il trattamento che faccio a Eugenia è un po' particolare,

mi richiede molta energia, quindi dopo ho sempre bisogno di una decina di minuti

per riallinearmi.

E... ecco fatto!

- Si è... riallineata? - Perfettamente.

Bene. E allora posso andare via sereno.

(LAMENTO) E che succede?

Posso? Faccia dare un'occhiata, venga.

Si giri, si giri. Incroci le braccia...

Così... Benissimo. Ora si lasci andare...

(RUMORE DI OSSA)

Meglio?

Sì, sembra di sì.

Lei passa molto tempo seduto al pianoforte, eh?

- Beh, faccio l'accordatore! - Facciamo lo stesso lavoro,

lei accorda i pianoforti, e io accordo i pianisti.

Però, all'occorrenza, accordo anche gli accordatori.

Arrivederci.

- Orlando! - Buongiorno.

- Buongiorno, Ottavia. - Buongiorno, Orlando.

- È aperta la sala dei Gemelli? - Sì, certo.

- Mi hai fatto venire di corsa... - Mi dispiace farti lavorare oggi.

- Perché? - Buon compleanno.

Grazie... lo sapevi?

Sì. L'ho letto sui tuoi documenti.

Sei nato lo stesso giorno che è morto mio marito...

non abbiamo nemmeno fatto in tempo a fare figli...

- Ah. - Tu perché non ne hai avuti?

Non lo so... destino. Bello il puzzle.

- È la faccia mia. ORLANDO: Lo vedo.

Se vuoi te lo regalo per il compleanno.

- Vado. - T'accompagno.

Senti Orlando, a proposito di quello che c'è stato l'altro giorno,

cioè, noi sapevamo che era solo un primo esperimento, no?

- Certo... - Poteva andare bene, ma anche male...

Salve.

Ma ti è sembrata troppo ardita la mia proposta di fare sesso?

Beh... molto diretta.

Vabbè... ci abbiamo provato.

Allora, che c'hanno questi pianoforti?

Ieri sono venuti i concertisti per la prova,

dicono che ci stano alcune note calanti.

Ma li ho accordati due giorni fa... (SUONO PIANO SCORDATO)

- E qua che è? - Di Fazio... sta sempre qua.

- Di Fazio! Ma così lo scordi. - Meglio.

Si deve dimenticare di essere un pianoforte,

così come pure io sto cercando di dimenticare di essere un pianista.

dobbiamo stabilire una relazione nuova.

- E cioè? - Tipo...

tipo che più io che devo suonare lui, è lui che deve suonare me.

Ah.

- Ah, bello... - Vero?

Continua. (SUONO PIANO SCORDATO)

Quindi una volta a settimana, ti tocca accordare pure Di Fazio.

(SCRICCHIOLIO DI OSSA) (LAMENTO)

(CORO)

# Il paradiso tu vivrai se tu scopri Quel che hai #

# Non ti accorgi che lo amo già te #

# La vita è così Tu adesso mi vuoi #

# Soltanto perché Non cerco di te #

# Ma io che lo so Ne soffro però #

# Ti dico di no #

# Di no #

# Il paradiso Tu vivrai #

# Se tu scopri Quel che hai #

# Non ti accorgi che lo amo già te #

# la la la #

# la la la #

OLGA: Bravissimi!

Grazie a tutti, ci vediamo mercoledì prossimo, ok?

Ciao!

OLGA: Ah, e che piacere.

- Ma buonasera. - Buonasera.

- Sono tutti suoi pazienti? - Qualcuno sì, qualcuno no...

- Ma il coro fa parte della terapia? - Dipende...

ma un coro è di per sé una terapia.

Da bambino, facevo parte di un coro.

Incredibile, facevamo pure noi questo pezzo.

- Ah sì? - Era bellissimo.

E poi che è successo?

E poi... sono uscito dal coro.

Andiamo nello studio, così mi racconta qualcosa della sua vita.

E si ricordi che è lei che mi costringe a metterla in mutande, eh?

Scherzo, però in mutande ci si deve mettere davvero. Andiamo.

(GEMITI)

Ma lei dopo ogni terapia ha bisogno di riallinearsi?

No, solo quando do qualcosa in più nel trattamento.

Beh, quindi mi devo considerare un privilegiato?

Due cose: una positiva e una negativa.

Lei è evidentemente capace di ironia, e questa è la positiva.

La negativa è che la sua schiena è a pezzi.

Venga, non faccia caso all'arredamento, perché io sono fanatica del riciclo,

sa, dare una seconda possibilità. Mi piacciono mobili ambiziosi,

che abbiano voglia di rilanciarsi...

guardi la presunzione di questo tavolo da cucina mentre si atteggia a scrivania...

Si accomodi.

Avrei una richiesta che può sembrarle stravagante, ma non lo è...

Ha delle foto in costume da bagno o in mutande a figura intera

di quando era giovane?

Mah, qui a casa non credo...

Perché mi piacerebbe poter confrontare le posture...

- Forse al paese... - Non può andarle a prendere?

- Andare fino al paese... - E che paese è?

- Lauria. Lo conosce? - Lauria...

Che sarà da qua? Un'ora e mezzo di macchina?

- Ma non guido. - Ma prenda un treno.

Non c'è la stazione, devo andare a Maratea,

prendere una macchina a noleggio... È complicato.

Ma è proprio necessario vedere questa foto?

Non ho tutta questa voglia di andare a Lauria.

Senta Orlando, le nostre esistenze le componiamo come quei mobili

che ti arrivano a casa e te li monti da solo...

Uno segue le istruzioni e li monta.

Però, può capitare a un certo punto che un pezzo, incastrato male,

nel tempo faccia storcere il mobile...

Ecco, io davanti a me ho la foto di un mobile storto: lei.

Quindi io ho bisogno di vederla, una foto di lei di quand'era ragazzo.

Che poi sarebbe la foto del mobile originale, prima che si storcesse.

Quindi mi converrebbe farmi curare all'lkea.

Su, vada a prendere questa foto e me la porti. Ci vediamo fra una settimana.

Anzi guardi, venga un po' prima che abbiamo le prove...

casomai le venisse la voglia di rientrare in un coro.

- Beh? Come è andata? - M'ha fatto malissimo.

La strada per la guarigione è lastricata di sofferenza.

- Ma stai un po' meglio almeno? - Un poco meglio sì, guarda...

È la prima seduta, è già una cosa.

- Che impressione t'ha fatto? - Mah, un po' un tipo eccentrico.

Quella fissata coi blocchi energetici, con la postura,

m'ha detto che sono un mobile storto.

Vuole vedere una foto di quando avevo vent'anni in costume da bagno

- per confrontare le posture. - Veramente?

Sì. Ma a 20 anni mica c'avevo il mal di schiena...

Ma poi dove la prendo questa foto? Devo andare a Lauria.

Eh! E che problema c'è? Andiamo e torniamo.

- Non c'ho voglia... - Un po' di movimento!

- Ma non mi va di andare a Lauria... - Se l'ha chiesto ci sarà un motivo.

- Non ci voglio andare a Lauria. - Lo sai che ti dico?

Tieniti il mal di schiena perché te lo meriti. Perché sei un deficiente!

- Sei un cretino! - Oh! Oh! Attento a come parli,

(in dialetto) "che ancora ti puzza la bocca di latte!" Ma vacci tu a Lauria!

Hai parlato dialetto?

Hai parlato dialetto. Sì!

Cazzo, a me hai imposto di non parlare in dialetto, ti vergognavi del dialetto...

Ma lo vedi quanto sei più autentico!

(in dialetto) Ma parliamo un po' in dialetto, dai!

E dai! (CANTA IN DIALETTO)

(CANTICCHIA IN DIALETTO)

(CELLULARE SQUILLA)

Pronto Ottavia, dimmi.

Cosa? E chi l'ha preso a martellate?

Di Fazio?

Ha pisciato dentro la cassa armonica?

E come ha fatto, è salito sul seggiolino?

/ Sì, ma fatela levare l'urina dalla cassa armonica, perché è corrosiva.

No...

Mah, a occhio direi che una accordatura non basta.

Ma che gli è preso a Di Fazio?

Non lo so.

Di Fazio, ma che fai?

Ma che ti succede?

Hai preso a martellate un pianoforte, c'hai pure pisciato dentro,

- un pianoforte di grandissimo valore. - Ma no. Sono due cose diverse.

lo stavo protestando e poi ho avuto un bisogno fisiologico,

non è che potevo interrompere la protesta per andare in bagno.

- Ma contro chi stai protestando? - Il conservatorio.

Questa idea che bisogna insegnare la musica...

È la musica che deve insegnare a noi.

(INUDIBILE)

Ti sei deciso alla fine.

Ma dove va tutta questa gente?

La gente si muove, mica sono tutti come te che ormai sei

un bene immobile e piano piano ti stai svalutando come le case di Lauria

che ormai te le tirano appresso...

Mi scusi? È libero quel posto?

Sì.

- Libero? AUTISTA: Sì.

Siete insieme?

- No. - No.

E dove andate?

- Lauria. - Lagonegro.

Allora facciamo così, arrangiamoci. Vi porto tutti e due...

facciamo prima Lagonegro e poi Lauria.

Conviene prima a Lauria e poi Lagonegro.

No, prima Lagonegro e dopo Lauria.

Beh, è di strada Lauria. Prima Lauria e poi Lagonegro.

Ma se l'ha detto anche il noleggiatore! Si fa prima Lagonegro e dopo Lauria...

- Abbia pazienza. - No, abbia pazienza lei.

Conviene molto di più andare prima a Lauria e poi a Lagonegro.

Lagonegro... Lauria.

Lauria, o Lagonegro? Questo è il problema:

se sia più nobile soffrire nell'animo i dardi di un noleggiatore avverso,

oppure sopportare 10 minuti in più di superstrada?

Non c'era bisogno che t'incazzavi...

Lo so io quando c'è bisogno d'incazzarsi,

era una questione di principio.

Fare questioni di principio è sempre stata la tua forza,

ma anche la tua debolezza, se posso permettermi.

- Dici? - Dico.

- Devi dire per forza? - Sono venuto apposta.

E ora? Dove andiamo?

Alla stazione dei pullman. Ci sarà pure quello per Lauria, no?

- Pullman che vanno a Lauria? - Eh!

- Ma sei sicuro? - Mai stato sicuro di niente, è vero?

È pieno di pullman che vanno a Lauria, proprio pullula.

Ma forse ci sono solo nel periodo estivo.

E allora facciamo una bella cosa, ci sediamo e aspettiamo l'estate.

UOMO: Muoviti! Muoviti!

Arrivo! Arrivo!

Dammi qua!

Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!

(LAMENTO)

Signorina! Scendete immediatamente.

Non è un giocatolo, serve per i malati.

Scusate.

- Ehi. - Ehi. Come stai?

Piano, piano che è ancora fresco.

- Scusami... - Che ti sporchi tutta.

- Aspetta. - Che fai?

Voglio essere la prima a firmarti il gesso!

Eh ma... cioè, ma se lo vuole firmare qualcun altro?

Perché? Chi te lo deve firmare ancora?

- Andiamo? - Sì, ho lo zaino di là.

Vado io, stai qua.

L'estate dell'82 non ce la possiamo scordare.

C'era una vista da là sopra...

E da sotto? Com'era la vista?

Andiamo va, che fa notte.

S'è fatta notte e qua non passa nessuno.

- Ma parliamo un po'. Di che vuoi parlare? - Dobbiamo parlare per forza?

Fammi una domanda e poi parlo io.

Però non mi chiedere un'altra volta se era proprio necessario

salire sulla piramide umana perché, ti ripeto,

l'incidente, quel momento l'ha reso sublime...

- E allora non so cosa chiederti. - Chiedimi perché mi vedi.

- Il problema è che ti sento pure. - Non scherzare! Chiedimi perché mi vedi.

(RUMORE AUTO)

- Una macchina, oh! - Attento che ti mettono sotto.

Magari. Così rendiamo sublime anche questo momento.

- Buonasera. - Buonasera.

- Dov'è diretto? - A Lagonegro sto andando.

Ah... e per caso passa per Lauria?

Eh sì. Ci devo andare per fare un servizio.

- Ma prima Lauria e poi Lagonegro? - Eh, per forza.

- Che ti dicevo? - Che mi diceva?

No, dicevo, perfetto se mi può dare un passaggio.

- E va bene, salga. - Grazie.

Che si dice a Lagonegro?

Ma che cazzo ne so? lo sono di Potenza. Non scherziamo.

- lo sono originario di Lauria. - Ah...

- Mi chiamo Orlando Bevilacqua. - Piacere, Filippo Santarsiero.

Piacere mio.

Lauria eh? Belle le femmine a Lauria. Poi ultimamente io la zona la batto.

Ah, e come mai?

Perché io e la mia famiglia abbiamo dei supermercati sparsi

in tutta la regione. Poi io ho preso il timone di tutta la faccenda

e sto facendo, modestamente, una piccola rivoluzione, perché io, "compa'"!

Il supermercato, lo voglio "fashion".

Stiamo facendo tutta ristrutturazione a tappeto, tutto stile "industrial".

Ma pure il personale... via quei camici di merda.

Tu mi devi affettare il prosciutto? d'accordo.

Ma devi mettere un foulard, io la vedo così.

Tu sei solo un povero cretino.

Mo' sto andando a Lauria che domani inauguriamo un punto vendita.

La sera prima vado sempre a controllare che sia tutto a posto.

Soltanto che adesso mi sta sorgendo un piccolo conflitto interiore, no?

non so se tu mi puoi aiutare.

Siccome a Lauria c'è una che mi "inchiavardo", non so se prima

controllare e poi "inchiavardare",

o prima "inchiavardare" e poi controllare.

- Secondo te, che cosa vincerà? - Ma...

"Pa-pam"! Vince sempre "pa-pam"! lo la vedo così.

Mo sono tutti fissati per Matera. La vogliono fare Capitale della Cultura!

Tutti dietro a questi quattro sassi di merda!

Ma scusa, ma il petrolio è a Matera? No! È a Potenza.

E allora lo vogliamo seguire questo nostro destino da leader?

lo Potenza la vedo come una piccola Dubai.

- Ma che cazzo dici! - Tutta grattacieli, tutta computerizzata,

aria condizionata a bomba, pure su via Pretorio.

Infatti a Potenza ci sta un clima tropicale, proprio.

E a Potenza finalmente, perché no, si mette in pratica la poligamia.

- Eh, certo. - Lo sai cos'è la poligamia?

- Scommetto... "Pa-pam"! - "Pa-pam"!

- Lo sapevo, mannaggia la miseria. - "Pa-pam"!

- "Guaglio'"! Tu non stai bene di testa. - "Pa-pam"! Ovunque!

Tu sei un imbecille. Fatto e finito. Dì: È un imbecille! Diglielo! Incazzati!

Se non prendi una posizione, il cretino sei tu. Dì: Sei un povero cretino.

- Diglielo! Diglielo! - Basta!

C'è qualche problema? Non ti piace questa prospettiva?

lo lo dovevo capire subito che eri uno filo-materano.

Per me devi scendere. lo la vedo così.

Scendi, forza, vai, vai.

La gente che si incontra...

- Ancora? - Povero cretino!

Ma vaffanculo vai. Vai sulla strada, dove meriti.

Materano di merda.

(CANTA IN DIALETTO)

Ma adesso che ti sei liberato da quel cretino, come ti senti?

Mi sento a piedi.

Senti, ma per stanotte francamente a passaggi la vedo dura...

- dormiamo qua a Castrocucco. - Ma li c'è solo L'Hotel Ancora.

Eh! Andiamo a dormire lì, perché?

Ma davvero vuoi andare a dormire all'Ancora?

No. Sei tu che lo vuoi. È un passaggio inevitabile.

L'Anfora?

Ma non si chiamava Ancora questo posto?

PORTIERE: Sì, poi è cambiata gestione e hanno cambiato nome.

Ah! Vedi?

- Vedo cosa? - No, dicevo... molto simile come nome.

Infatti... così all'insegna hanno cambiato solo una lettera.

Beh, solo una lettera, che però cambia completamente il senso.

Cosa c'entra "ancora" con "anfora"?

Cioè, voglio dire l'ancora trattiene mentre l'anfora contiene...

- Mi scusi ma a lei che importa? - No, è una questione di principio.

Ma ti pare che per una lettera ti metti a fare sta filippica?

Se vuoi cambiare nome, cambialo come si deve, no?

Probabilmente l'hanno voluto cambiare per qualche motivo.

Mah, non lo so, forse perché cambiando nome

si vuole cambiare la storia di questo posto.

Conosce la storia di questo posto?

Conosce la storia di questo posto?

Eh sì, ne ho sentito parlare.

Però onestamente io non la conosco. lo lavoro qui da poco.

Ma penso che i proprietari abbiano voluto cambiare solo una lettera per risparmiare.

- Quindi, matrimoniale uso singola? - Grazie.

- Buonanotte. - Buonanotte.

La smetti di camminare che m'innervosisci?

Tu fai finta che non ci sono.

Se potevo fare finta che non c'eri non stavo qua.

È incredibile come questo posto mi risulti contemporaneamente familiare ed estraneo.

E in tutti e due i casi non è una sensazione piacevole.

Per te dovrebbe essere la stessa cosa, no?

Sì infatti, però non ci voglio pensare, adesso voglio dormire, buonanotte.

Buonanotte.

Ma sappi che quando un pensiero non lo vuoi pensare,

lui si pensa da solo...

o al limite con il mio aiuto.

(SIRENE POLIZIA)

Signore mi dispiace, ma l'acqua c'è solo liscia o frizzante.

Va beh, possiamo rimediare, un bicchiere con un terzo di acqua liscia

e due terzi di frizzante.

Aspetti, che io con le frazioni mi ci imbroglio...

Un terzo è più assai di due terzi?

Ma facciamo così, io gliele porto tutte e due e se le mischia lei.

Il caffè, normale?

Posso averlo decaffeinato, o me lo devo decaffeinare da solo?

Una volta eri spiritoso, ora sei capace soltanto di un umorismo antipatico.

Mamma!

Che ci fai qua?

Ero venuto...

a chiederti se ti dovevo venire a prendere tornando dalla stazione...

Eh, no. Faccio tardi, poi mi dà un passaggio Rocchino...

Piacere, Rocco Evangelisti,

capisco l'imbarazzo... ma io a tua madre voglio bene veramente,

- ho intenzioni serie. - Eh vabbè, felicitazioni... io vado.

- Posso offrire qualche cosa? - No.

E dai, piglia qualche cosa, che pare brutto.

No, devo andare a pigliare mia sorella che torna da Roma.

- Ma ti servono i soldi per la benzina? - No grazie, già l'ho messa.

Non gliela fare guidare la macchina a tua sorella, ha il foglio rosa scaduto!

- Ehi. - Ehi.

- Guido io. - No Rosà, non ci pensare nemmeno.

Lo sai che mi viene da vomitare se non guido.

Poi mamma si incazza con me.

Orla', che hai?

- Niente. - Orla'...

Ma niente, che prima sono passato in albergo

e ci stava mamma che era in atteggiamenti intimi con uno.

- Ah sì? - Un certo Rocco Evangelisti, lo conosci?

Ma certo, è il proprietario dell'albergo.

- Ah! Si stavano baciando. - Ma si stavano baciando con la lingua?

Che ne so Rosà, se si stavano baciando con la lingua, eh... si stavano baciando.

Voglio dire, magari si stavano solo salutando.

Se, salutando! Era un "bacio bacio"!

Era pure una figura un po' strana, proprio da un punto di vista estetico,

cioè, mamma piegata con la testa, questo qua basso basso...

sembrava che stesse baciando un bambino.

Perché? Dove sta scritto che la donna deve essere più bassa, scusa?

Da nessuna parte, ma per un'armonia, per una questione di comodità.

Ma pure per mamma, scusa, cioè, così finisce che le piglia il torcicollo.

- Ma dici che è una cosa seria? - Che ne so, Orla', speriamo.

- Senti, posso andare un po' più forte? - No, Rosà, no!

(ACCELERA)

Ecco.

- E ora? - Appoggia la testa al finestrino.

ORLANDO RAGAZZO: Come sarebbe...? - Appoggiala e chiudi gli occhi.

Signorina, che avete dimenticato la pentola sul fuoco?

- Non vi avvicinate. - Ehi, ferma!

Abbassi questo foulard! Fatti identificare.

- C'è un problema. CARABINIERE: Che problema?

È che mio fratello si è sentito male negli ultimi giorni

e c'è il forte sospetto che abbia l'AIDS!

L'AIDS? Ma che è arrivata fino a qua sopra?

Ferma! Ho detto che deve stare ferma!

- Ancora non si sa bene come si trasmette. - Non ti muovere, ferma!

- Comunque, se volete vedere la patente... - No! Che patente?

Anzi, prenda suo fratello e lo porti all'ospedale e faccia presto. Forza!

Signorina!

Ma l'ospedale di Maratea è dall'altra parte.

Sì, ma noi veniamo già dall'ospedale di Maratea,

- stiamo andando a quello di Lagonegro. - Fate presto allora. Andate! Andate!

ORLANDO RAGAZZO: Vai piano.

(CANTANO)

Eccoci a Lauria. Paese nativo di Orlando Bevilacqua,

dove si spera che la gioventù passi in fretta

per avere più tempo per rimpiangerla.

È qui che sono cresciuti i suoi sogni e le sue aspirazioni, che poi,

ha scelto di andare a deludere a Salerno.

Ma Orlando è così, fatto di slanci vitali di cui immediatamente si pente...

pigro... incompiuto!

Perché tutte le strade, soprattutto nel sud, portano all'incompiutezza.

E lui c'è arrivato con la corsia di sorpasso riservata ai rinunciatari.

In una parola potremmo definirlo "un depresso che si accontenta di esserlo",

visto che si crogiola nello stato di grazia della rassegnazione.

I Ragazzi d'Argento!

A guardarti adesso nessuno direbbe che siamo la stessa persona.

(MUSICA CLASSICA IN VERSIONE ROCK)

Ho capito, ma non posso. Oggi si sposa mia madre.

Lo faccio, ho detto che lo faccio.

Vabbè, ora devo riattaccare che sono finiti i gettoni, richiamo io.

Viva gli sposi!

TUTTI: Bacio, bacio!

Giacomina! Dobbiamo fare la fotografia di famiglia!

Un attimo Rocchi', due minuti!

Mamma mia, tutto il giorno coi tacchi non ce la posso fa...

Eh, i tacchi se li doveva mettere Rocchino, così almeno vi pareggiate.

Cretino!

- Rosà, che c'è? - Niente.

Eh, "niente". Che è questa moscieria? Non siete contenti che mamma si è sposata?

MI devo divorziare? Eh? Venite qua.

Dovete stare tranquilli, Rocchino sarà all'altezza nonostante la bassezza.

- Abbracciatemi. ROCCHINO: Giacomina? La fotografia!

- Madonna che palle questo Rocchino. - Veniamo.

Ci era simpatico Rocchino?

- Tu che ti ricordi? - Mah, che eravamo gelosi di mamma.

Beh, è normale, mamma era bella, spiritosa, intelligente...

la prima divorziata di Lauria, per strada tutti la guardavano.

Noi ci sentivamo un po' fidanzati con mamma.

ROSANNA BAMBINA: Orla', è pronto!

- Finisci di apparecchiare. - Perché dobbiamo farle noi queste cose?

Ma allora sei scemo, Orla'? Noi è come se non c'abbiamo un padre.

Ma noi ce l'abbiamo un padre.

Ma è come se non ce l'abbiamo, se n'è andato via.

- Lo so, ma quando torna? - Non torna!

Dai, finisci di apparecchiare.

- Ciao. - Ciao.

- Beh, che si mangia? - Cotolette, mamma,

ma ho sbagliato, la tua s'è bruciata.

- E mo' io che mi mangio? - Pane.

Però io sento un odorino di bruciato che viene da là...

- Qua che c'è? - Boh.

(insieme) Cotolette!

Te la sei ripassata la poesia per la recita di domani?

- Alla campanella, ma'... - Fammi sentire.

"Adesso sono solo un bambino, ma quando diventerò grande..."

Il ditino! Daccapo.

"Adesso sono solo un bambino, ma quando diventerò grande,

vorrei starti sempre vicino. È questa la cosa importante.

Avete visto quant'è bravo?

DONNA: Bravo!

Bella! Sei stato proprio bravo. Ti ha aiutato qualcuno a scriverla?

Ho fatto quasi tutta da solo, ma m'ha aiutato un poco mia sorella Rosanna.

Ha detto che dovevo fare così col ditino.

Beh, allora chiamiamo pure lei sul palco! Vieni, vieni Rosanna.

Bravissima! Brava!

Molto bella, bravi!

Solo che tengo solo una corona... Come facciamo?

E vabbè, facciamo così, la portate un giorno ciascuno, va bene?

(APPLAUSI)

- La mia era più bella! - Vuoi la corona? Vuoi questa?

- Tieni! Povera cretina. - GIACOMINA: Rosanna!

- BAMBINI: Oh! - ROSANNA BAMBINA: Andiamo che è meglio.

Sono bambini...

Eri un poeta in erba, e ora t'è rimasta solo l'erba...

Guarda chi c'è, il professor Deodato.

Ancora va in giro a mettere i manifesti.

- Non lo voglio incontrare. - Ah, che paura! Muoviti, cammina.

Professore, abbiamo paura, possiamo andare?

- Andate, andate. - Andiamo.

Cammina.

Orlando!

- Professore. - Questa scena me la voglio godere.

- Quando sei arrivato? - Stamattina...

È un bel po' che non ti vedevo...

- ti trattieni, sì? - No, parto domani mattina.

Peccato, perché il 15 di giugno facciamo una piccola celebrazione su Rocco.

Rocco Scotellaro morì appena trentenne... poeta, scrittore,

ricercatore, sociologo,

grande leader politico di base, sindaco socialista di Tricarico,

strenuo difensore dei diritti di una popolazione contadina oppressa, sfruttata.

E insomma, è il padre di tutti noi Lucani.

E io sono proprio felice oggi che si possa inaugurare questo murales.

È qui presente anche il vicesindaco, il geometra Filippo Castelluccio,

che sicuramente vorrà dire anche lui due parole a nome di tutta la giunta.

Prego, vicesindaco.

Scusate, voglio dire una cosa,

cioè, secondo me è una vergogna che l'unico posto che ci ha concesso il Comune

per onorare uno dei più grandi lucani del dopo guerra,

è in un posto dove non ci passa nessuno. Prego.

- Amici, - (sottovoce) Stai calma!

Facciamo finta di niente.

Che poi a me non mi sembra un posto brutto questo... E poi dove lo dovevamo fare?

Lo dovevate fare davanti al Comune,

magari qualcuno di voi lo prendeva per esempio!

Scusa! Hai parlato tu. E mo' parlo io!

Questi del partito comunista sono un poco prepotenti!

Forse ci metterebbero tutti nei gulag così farebbero piovere

- e nevicare come pare e piace a loro... - Ma che cazzo stai dicendo!

- Ma sei pazza, Rosà? - Lasciami, Orla'.

Lasciami stare!

- Oh! Stai ferma! - Lasciatemi!

ORLANDO RAGAZZO: Non lo voleva far cadere! ROSANNA: Povero cretino. Lasciatemi!

Da qua in poi è stato tutto un precipizio.

E chi dobbiamo ringraziare? Deodato,

il professore di storia e filosofia, quello che l'ha plagiata...

Guardalo come se ne lava le mani! Guarda bene.

Voi però l'avete provocata!

Professò, diteglielo voi ai carabinieri che non l'ha fatto apposta!

Ma che gli devo dire io Orlando, dipendesse da me... Anche lei però, eh?

DEODATO: Orla'.

dopo la morte di tua madre t'ho scritto più volte, ti ho cercato.

- lo ti devo parlare. - Non hai voglia di sputargli in faccia?

Devo andare.

- Perché non gli hai detto niente? - Lasciami perdere...

- Ma fallo almeno per Rosanna. - Rosanna per me è morta!

Va bene, allora reagisci, sfogati! Fai qualcosa!

- Che cosa cambierebbe? - Tu!

Vuoi cambiare, se no io non sarei qui!

Altrimenti non mi avresti chiamato. Lo capisci, o no?

- lo non ho chiamato nessuno! - La tua vita di merda m'ha chiamato...

Il tuo disagio che m'ha chiamato.

- Mi devi lasciare in pace. - E quale sarebbe questa pace?

Stare da solo tutti il giorno a casa come un cane rabbioso?

Non hai amici, sei diventato completamente anaffettivo.

La tua sfera sentimentale si riduce a esperimenti sessuali

che definire sconclusionati è veramente poco, come l'ultimo, bello mamma mia...

ti ci vorrei proprio vedere con una bella parrucca biondo platino in capo!

Ma ti rendi conto che sei diventato completamente anestetizzato?

Ora mi fai un cazzo di favore, vieni con me da Deodato

e gli dici tutto quello che pensi.

- Vieni con me! - Non ci vengo! No!

E allora continue ad ammazzarti di canne.

Anzi, sai che ti dico, ammazzate proprio.

Non mi ammazzo di canne!

Due o tre al giorno al massimo me ne faccio, leggere...

Non lo so come si vive, non lo so. Dimmelo tu! Dimmelo tu come si vive!

Che vuoi sapere? Aspetta un attimo,

ma tu sei il filo-materano di merda che va chiedendo i passaggi...

Ma che fai? Parli da solo... stai ubriaco?

O sei drogato? Non è che c'hai un coltello là?

No, no.

Ma ti senti bene almeno? Stai bianco bianco.

- No, sto bene... - Sicuro?

Sto bene, molto bene... sto benissimo.

Guarda là! Grande e grosso va girando come un fantasma.

FILIPPO: Fattelo dire: a te la vita ti va male.

Posso?

Ah sì... vuoi una sigaretta?

Una me la fumo pure io, va!

Che dopo una "inchiavardata" ci sta tutta...

Mi sono fatto una "ficcata", compare! Mamma mia!

Poi questa era una teppista, non si staccava più.

Tu mi sa che non "ficchi", eh?

Ma devi "ficcare", che la vita già è un manico di giravita,

poi se non "ficchi", capirai.

Beh, io mi sa che me ne devo andare.

Che quella, mia moglie, non prende sonno se non mi vede arrivare.

lo pure vado "inchiavardando" porte, porte, ma, alla fine,

riesco a dormire solo con mia moglie.

?? Certe volte, mi piace solo il contrario.

Boh, io la vedo così.

M'hai fatto un po' pena. Tieni, va! Piglia!

E non ti comprare la droga, mi raccomando.

Beh, ci siamo visti, materano!

Oh! Hai fatto i soldi, ora ti puoi dare alla pazza gioia.

(SUONO DI PIANOFORTE)

(SIRENE POLIZIA)

Orlando? Hai finito? Devo provare.

Non ci riesco!

Non ci riesco, non ci riesco!

- Orlando! Buonasera. - Buonasera.

- Sta andando via? - Sì, sono passato solo per...

Per accordare il piano, immagino, e non rimane al concerto?

- No, devo andare... buonasera. - Buonasera.

OLGA: Orlando!

Perché non s'è fatto più sentire?

E poi è andato al paese a prendere quella foto di lei da ragazzo?

Sì... cioè sono andato ma non l'ho presa.

E perché?

Guardi Olga, io la ringrazio moltissimo, però, lasciamo perdere.

Ma no, aspetti! Aspetti, guardi come cammina.

Lei è molto peggiorato, si faccia dare un'occhiata.

- Devo andare, Olga. - No, insisto.

E non faccia il bambino, Orlando. Venga con me, su andiamo.

Insomma, è andato a Lauria per prendere quella foto e non l'ha presa...

Guardi che è completamente contratto. Da cos'è che si sta difendendo?

È successo qualcosa al paese che l'ha turbata?

Ricordo che non aveva tanta voglia di andare... ha litigato con qualcuno?

Sì.

Con quello della foto.

In che senso?

È da un po' di tempo che...

parlo con il ragazzo che ero...

anzi...

lo vedo, così come vedo lei in questo momento.

- E adesso lui è qui? - No.

- È tutto quello che ha da dirmi? - Perché?

Le ho appena confessato che parlo... anzi non 'parlo", convivo, con un fantasma.

Tecnicamente non è un fantasma. Perché i fantasmi sono spiriti dei defunti.

Ora lei, per quanto acciaccato, è ancora vivo,

e di conseguenza è ancora viva la sua parte giovanile.

- E le sembra normale? - Oddio, proprio normalissimo no.

Ma non mi sentirei di consigliarle l'elettroshock,

perché è completamente contrario ai miei principi.

Piuttosto, mi dica, da quanto tempo lo vede? Quando le è apparso?

ORLANDO RAGAZZO: Orla'... Orlando! Ma che fai? Svegliati!

ORLANDO RAGAZZO: Ma veramente ti volevi ammazzare?

Ti ho salvato la vita.

Ma l'ho fatto per me.

Orlando... Le ho chiesto quando le è apparso la prima volta.

Circa un mese fa.

- E adesso dov'è? - Non lo so...

ma è meglio così.

lo quella foto di lei da ragazzo la devo proprio vedere.

La deve andare a prendere, e forse posso agevolarla.

- Sono dieci euro, signora. - Sì.

- Posso sbarazzarmi di questa banconota? - Come mai?

Eh, rappresenta una delle più grandi umiliazioni della mia vita...

- Me ne vuoi parlare? - No.

- Prego. LAVAMACCHINE: Grazie.

- Ti senti meglio? - No.

Molto bene, allora con questo spirito propositivo ed allegro,

ti propongo di fare la strada costiera invece di fare l'autostrada, ti va?

- Sì. - E finalmente un sì. Si va...

Scusa se te lo chiedo, ma veramente devi fare un concerto a Maratea stasera?

Perché? Non mi credi?

No, è che mi sembra una coincidenza fin troppo...

Cioè, pensi che mi sia inventata un concerto

solo per accompagnarti a prendere quella foto?

Sì.

Ma non ti sembra un po' presuntuoso?

Va bene che tu sei un caso speciale che m'interessa moltissimo,

però da qui a farmi 150 chilometri, che poi in costiera diventano anche 172,

solo per accompagnarti a prendere una foto, che tra l'altro non è neanche mia,

- eh, dai! - Eh, scusa.

No, è che non mi sento meritevole di tutte queste attenzioni.

Comunque scusa e ti ringrazio moltissimo.

- Ti sembra un buon pianoforte? - Eccellente.

E vuoi dargli la tua benedizione?

Dice la maestra Saponara che sei veramente molto bravo come accordatore.

- Ti ha detto anche dell'altro giorno? - No... Che è successo?

Non sono riuscito ad accordare il pianoforte,

ho dovuto chiamare un mio collega... non m'era mai successo,

Però adesso ci sono gli accordatori elettronici, no?

Beh... non a certi livelli, perché ogni pianista vuole che il suo pianoforte

abbia una voce più brillante, più opaca... sfumature varie...

Si puoi dire paradossalmente che l'accordatura ideale

sia un insieme armonico di piccole scordature.

- E come va la tua schiena? - Mah, miracolosamente...

Sì, però adesso andiamo a Lauria a dare un'occhiata a quella benedetta foto?

No, dai, restiamo qui... è bellissimo.

OLGA: È vero.

Mmm...

ORLANDO: Brutte notizie? OLGA: No. Però siete molto diversi.

Beh, ci sono circa quarant'anni di differenza.

Sì, ma l'età non c'entra, eh! Perché fra voi c'è come una frattura...

Esattamente su cosa avete litigato tu e lui?

Tu mi tratti normalmente, ma sotto sotto pensi che io sia un po' squilibrato... no?

- Beh... - E ti diverti?

Sì, un po' mi diverto, altrimenti non sarei venuta fin qui...

- Questo bambino sei tu? - Sì.

Cos'è, una premiazione?

È un concorso per poeti in erba che ho fatto durante le elementari.

- Hai vinto? - Sono arrivato secondo.

Quindi questa è la bambina che è arrivata prima?

- È arrivata seconda pure lei. - Un ex-aequo?

È mia sorella.

- Ti va di parlarmi un po' di tua sorella? - No.

- Come no? Perché, che problema hai? - Non mi va di parlarne.

- Perché non ti va? - Non mi va.

E diglielo, cazzo. Ma se non glielo dici a lei, a chi cazzo lo vai a dire!

TV: "È di poche ore fa la notizia dell'arresto dei due terroristi

Antonio De Simone e Rosanna Bevilacqua. I dettagli dalla nostra inviata."

INVIATA TV: "Sono stati arrestati all'alba dopo aver fatto perdere le loro tracce

per otto giorni, Antonio De Simone e Rosanna Bevilacqua,

considerati i principali responsabili del rapimento, sequestro e uccisione

del giuslavorista??

Erano nascosti in un rifugio fra le colline vicino alla montagna di??

I Carabinieri sono riusciti a rintracciarli..."

OLGA: Eravate molto legati tu e tua sorella?

- Certo. - E adesso dov'è?

È ancora in carcere. Non si è mai pentita, non si è mai dissociata.

Non riconosce lo Stato imperialista che l'ha giudicata.

Siccome non ha mai collaborato, non l'hanno fatta venire al funerale di mamma.

- E con te come si giustifica? - E come si deve giustificare?

- Non c'ho mai parlato. - Appunto.

- Cioè, non sei mai andato a trovarla? - Ma c'ha distrutto.

non solo lo scandalo, la vergogna, il paese... ma proprio economicamente...

nell'albergo di Rocchino trovarono delle armi che aveva nascosto.

L'hanno tenuto sotto sequestro per più di un anno, l'hanno dovuto svendere.

Rocchino c'è morto di crepacuore, mia madre non si dava pace.

E tu?

lo non potevo vivere sotto quella cappa, e dopo un paio d'anni me ne sono andato.

Dove? Che hai fatto?

Niente! Ha iniziato a campare di buoni propositi,

tipo quello di smettere di fumare... manco in quello c'è riuscito.

Mi sono trasferito a Salerno, sono andato a lavorare in un negozio

di strumenti musicali, accordavano pianoforti e ho imparato anch'io.

- Bel ripiego di merda. - Ci campo con quel ripiego!

- È tornato, eh? - Sì.

- E dov'è? - Eccomi.

- Buongiorno, giovane Orlando. - Buongiorno.

- Ti saluta. - Oh! Finalmente.

- Ha detto qualcosa? - Sì. Ha detto che...

che è la prima volta che parlo con qualcuno di mia sorella.

Non ne hai mai parlato con nessuno?

Ma è davvero così grande il rancore che hai per tua sorella?

È enorme! Si può dire che tutta la sua anima è occupata dal rancore.

- Oh, oh. - Beh.. c'è anche un piccolissimo spazio

riservato alla cannabis, con la quale cerca di scordare il rancore,

- però non ci riesce! - Ma stai zitto, che dici?

Che cosa sta dicendo?

Che sono fatto di rancore e cannabis...

- Ah! Fumi canne abitualmente? - Mah, una al giorno.

- No, tre, a volte quattro... - Ma quando mai!

- Ah no? Sei arrivato anche a sei. - Sei canne in un giorno?

Sì. Ti devo ricordare quando?

Dimmelo, un giorno che ho fumato sei canne.

- Tu sei un povero cretino. - Ma non dire cazzate.

- Povero cretino che non sei altro. - Ma che dici?

Calma, calma. Allora, io avrei una proposta.

Siccome prima di cantare mi piace fumare, ho una cannetta pronta.

Se volete la fumiamo insieme, così ci calmiamo.

Col permesso del ragazzo ovviamente.

- Certo che permetto. - Figurati se non ti dà il permesso.

Che poi, chi è che ha cominciato a fumare, io o tu?

E chi è che si è distrutto, io o tu?

Erba o fumo?

"Questa è la storia di una pietra, che spaccò la testa in un giorno di festa

al potente del paese e alle sue pretese, la lanciò una idealista

che si sentiva comunista, ma poi scelse il male e si isolò".

- Bella. - Grazie.

- E le scrivevate insieme? - Sì, da bambini,

era il nostro divertimento, ci piaceva giocare con le parole...

poi da grandi è diventata una cosa abbastanza seria,

ce le volevano addirittura pubblicare.

Questa che hai letto è l'ultima che ho scritto, il giorno che l'hanno arrestata.

e sono uscito dalla poesia.

Sei uscito dalla poesia, sei uscito dal coro... c'è qualcosa in cui sei rimasto?

Cazzo ridi?

Bella questa credenza, peccato lo sportello però.

- Eh, l'ha sradicato. - Non si apriva.

Troppo peso su queste spalle. Quelli come te devono viaggiare leggeri,

altrimenti come farebbero a salire in cima alla piramide?

- E infatti sono caduto. - Si sono mossi.

- Eri un bel tipo da ragazzo, eh! - Eh, anche tu non sei male.

- Oh.. - Che ho detto?

Che ha detto?

- Che gli piaci. - Grazie!

- Digli che io lo trovo molto sensuale. - Ti ha sentito.

- Che faccio vi lascio soli? - Magari.

Orlando, guarda che quella sensualità non è andata del tutto perduta, eh!

- Beh allora, "pa-pam"! - Oh, ti prego!

- Che ha detto adesso? - Niente... Citava un deficiente.

No, no, basta, devo riprendermi. E stasera voglio fare bella figura

davanti a voi. Me lo presti il quaderno, me le vorrei leggere tutte?

- No. - Sì.

- Certo. - Grazie.

(SUONO PIANOFORTE)

Stamattina mi sono svegliata con una canzone in testa... 'Stormy Weather'...

Ve la ricordate? Quella che fa...

(CANTA "STORMY WEATHER")

Devo confessarvi una cosa, io non so suonare, ma c'è un trucco

che intendo rivelarvi, sì perché quando si suona in do, nel giro di do,

tutti i tasti bianchi vanno bene, in qualunque modo li suoni, guarda.

Volete provare? È pronto? Prego.

- È vero, no? - Verissimo.

Bravissimo.

- Com'è stato, vi è piaciuto? PLATEA: Sì.

E quindi la riuscita di questo esperimento mi dà la forza

di spingere un'utopia: io penso che ognuno di noi

dovrebbe saper suonare uno strumento, certo, non bene come lui,

perché vedete signore e signori, nella musica, così come nella vita,

la questione è mettere una nota giusta in un'armonia.

(APPLAUSI)

ORLANDO RAGAZZO: Beh, che si fa?

- Lasciamo correre? - Che cosa?

- Lasciamo correre o raccogliamo l'invito? - Che invito?

Madonna, quando fai così ti darei un cazzotto in capo...

Ma ti piace, ti ha fatto intendere che le piaci... io un po' di più,

mi sembra che la situazione vada approfondita.

Sì in effetti pure a me è sembrata piuttosto invitante.

- Ah! Comincio a intravedere una speranza. - Tu che faresti?

Secondo me è nel camerino che t'aspetta. lo andrei lì, busserei:

"Sì, chi è?" "Sono la nota giusta da inserire nella tua armonia".

- Ma sei pazzo. - Perché?

Vado lì e le dico una cosa del genere?

- Ma è una frase poetica. - Ma è troppo allusiva.

Eh beh! È arrivato il momento di alludere, forse.

Sì, però la frase così non va bene... ce ne vuole una migliore.

OLGA: Sì. Chi è?

Sono una nota in cerca di armonia.

(OLGA RIDACCHIA) Non è abbastanza allusivo.

OLGA: Un attimo, arrivo.

- Fai con comodo, intanto mi accordo. - Questa è bellissima.

Sparisci.

Beh, vedo che il concerto ti ha messo di buon umore, dimmi tutto.

Siccome mi sento molto musicale, volevo chiederti se ti va di bere qualcosa.

Sì certo, molto volentieri. Dammi dieci minuti che mi ricompongo.

Che sai, dopo il concerto, l'adrenalina... ho sempre molta voglia di fare l'amore.

Fortunatamente è passato il mio compagno e... abbiamo, come dire, approfittato.

Ah, scusa, non volevo disturbarti e...

ne approfitto per...

salutarti, vado a dormire a Lauria, ho deciso che voglio stare lì qualche giorno

anzi volevo chiederti se mi puoi restituire il libro di poesie,

- perché volevo rileggerne qualcuna... - Sì, certo...

Ne ho fatta leggere qualcuna a Pierfrancesco, mica ti dispiace?

Bellissime.

- Grazie. - Ecco.

Torni per conto tuo allora?

Sì... e...

torno per conto mio, e...

grazie di tutto.

- E ciao. - Ciao.

Hai fatto veloce veloce.

(TELEGIORNALE)

"Cuba, un'utopia". Ma non li avevi buttati tutti i libri di Rosanna?

Guarda, guarda.

Guarda.

Hai capito Leopoldo Deodato...

Se la scopava pure Rosanna!

È questa, vai.

DEODATO: "Sì?" - È il professor Deodato?

DEODATO: "Sì, chi è?" - Sono Orlando.

DEODATO: "Finalmente".

(SCATTO APERTURA PORTA)

- Siediti, Orlando. - Preferisco stare in piedi.

Ho cercato di contattarti molte volte, ma ho sempre trovato un muro,

ci sono cose che devi sapere.

Che ti scopavi mia sorella?

Che mi scopavo tua sorella? Ma che stai dicendo?

Cerchiamo di fare un po' di chiarezza,

- non sarà facile. - Sarà meglio.

Punto primo: non sono stato l'amante di tua sorella.

Punto secondo: non sono stato io a spingere tua sorella verso il terrorismo.

La lotta armata non poteva funzionare, era troppo velleitaria,

- ma proprio strategicamente... - Va bene, ho capito!

Punto terzo: cosa ci faceva quel libro a casa mia?

No, quello è il punto quarto. Punto terzo: dopo la cattura, il processo e la condanna

di tua sorella, tu sei emigrato a Salerno, ti sei nascosto,

se posso permettermi, un po' vigliaccamente...

E su questo, non possiamo dargli torto.

Tua madre, invece, la conoscevi tua madre.

Ha affrontato la cosa, ha voluto capire. Voleva capire cosa aveva spinto

tua sorella verso l'estremismo, si è iscritta all'università della terza età,

ha incominciato a studiare la storia, in particolare i movimenti rivoluzionari,

la storia del Comunismo.

Sono stato il suo docente, e si era addentrata moltissimo,

tanto che quando andava a trovare tua sorella si infervoravano

in discussioni accesissime, l'ho visto con i miei occhi,

perché qualche volta l'accompagnavo.

Questa era la tesi con cui si è laureata.

lo e tua madre, negli ultimi venti anni, siamo stati molto vicini.

Era una donna intelligente, semplice,

era bella anche da morta.

Il libro e la dedica erano per lei.

Stavamo insieme.

Tu e mia madre.

Sì.

Sì, e questo è il punto quarto. Capisco che per te è un po' forte,

e per questo lo avevo lasciato per ultimo.

Ci siamo amati.

Dopo la morte di Rocchino lei era rimasta sola.

Anche io ero solo, ci siamo trovati.

Lei non voleva che tu lo sapessi, io non ero d'accordo perché...

voglio bene anche a te, e soprattutto ammiravo il ragazzino che eri,

leggero, brillante...

quelle belle poesie che scrivevate.

Ora non lo so che fine hai fatto, cosa stai combinando,

ma quel poco che ho capito attraverso tua madre e quello che vedo...

non mi piace.

E anche su questo, non possiamo dargli torto.

È pure scritta bene questa tesina.

Mamma è sempre stata un tipo abbastanza imprevedibile.

Ti ricordi quando c'ha scoperto che ci stavamo facendo una sega in bagno,

e noi, per dissimulare, le abbiamo detto: "No, ma', sto ripassando il compito

di scienze sull'osservazione diretta del corpo umano."

E lei, meravigliosa: "Continua a ripassare,

ma sbrigati che devo fare la lavatrice".

Perché, i comunisti tolleravano la masturbazione?

- Sicuramente più dei democristiani. - Questo è pure vero.

RADIO: "Un luogo magico, scolpito nella pietra: è Matera la città italiana

designata capitale Europea della cultura per il 2019."

Sì! Bellissimo, rimonta!

- E non sei felice? - Eh mo' felice...

diciamo che mi fa molto piacere, però bisogna vedere come andranno le cose.

Per essere felici in questo momento

non bisogna sapere come andranno le cose, basta un motivo per esserlo adesso.

Certo, Matera capitale della cultura 2019!

Cioè... Un evento di una portata storica.

Forte, eh? Forte, forte, forte.

Nicola? Hai sentito? Matera capitale della cultura 2019.

E a me che me ne viene!

Matera capitale della cultura 2019! Dobbiamo andare a festeggiare.

Ma sì, che sarà mai.

Matera capitale della cultura!

Beh che dire? La notizia ha suscitato un grande interesse nella popolazione, eh?

Una certa euforia.

Cioè, ma può essere che nessuno ha mai voglia di festeggiare?

Beh, forse non si è diffusa abbastanza la notizia.

Oh!

Matera è capitale della cultura 2019!

- Sì! - Matera è capitale della cultura 2019!

- Oh! - È bella la vista da là sopra, eh?

Matera è capitale della cultura 2019!

(TONFO)

(SIRENA AMBULANZA)

L'ho finita, Rosà.

Ma ci pensi che da questa diga partono settecento mila litri di acqua al giorno

che arrivano fino a Taranto. Non è incredibile?

Il Comunismo dovrebbe essere come questa acqua.

- Che arriva fino a Taranto e si ferma. - Ma allora sei scemo, Orla'?

Poi a Taranto si costruisce un'altra diga, e a Foggia un'altra ancora. E così via.

- Hai capito? - Ho capito. La vuoi sentire?

Vabbè, me la dici dopo, ora ce ne dobbiamo andare, andiamo.

- È bella. - Non so Rosà, è che quando veniamo qua,

c'ho l'impressione che mi esca sempre qualcosa di un poco commovente.

E noi è per questo che ci veniamo... E dimmelo ancora un po'?

Però sta volta ti prego, me lo fai col ditino?

Dai non scherzare! (ROSANNA RIDE)

"La poesia non è come l'acqua, che la puoi fermare in una diga,

non è previsto l'argine, nessuna tubatura,

non si intravede il margine e a noi spetta la cura".

Però sarebbe meglio se al posto di poesia, ci metti Comunismo.

Eh sì! E poi te la faccio pure col ditino. Oh! E stai ferma, sempre con queste mani!

- Allora lo vuoi mettere Comunismo? - No.

Allora ognuno per la sua strada.

GUARDIA: Bevilacqua? - Sì.

Prego.

(PORTA)

- Ehi. - Ehi.

Chi comincia?

Comincia tu.

Mi ricordi qualcuno.

Anche tu.

Che sei venuto a fare?

Ti sono venuto a perdonare.

A perdonare o a chiedere perdono?

Tutti e due.

Ne hai scritte più?

Qualcuna.

- Non ce la faccio. - Aspetta.

Siediti.

Due minuti.

(COLPI ALLA PORTA)

Prima che te ne vai fammelo firmare questo gesso.

ORLANDO: "Una voce parte dal basso e mi urla all'orecchio.

Sei vecchio ma ancora non è tardi. Alza lo sguardo, seleziona, distingui.

Diminuisci i bisogni e alcuni sogni svegliali.

Un tempo avresti voluto dinamite al posto di matite.

Che hanno scritto parole, che hanno fatto il lavoro del vento.

E sono finite al mare, ad alzare il livello del gioco.

Ma sono servite poco, per l'ambizione del cambiare le cose.

Facciamo che abbiamo trovato un filo, ci vorrebbe un ago e non un'agonia,

per imparare la pazienza del sarto che cuce vestiti e ferite.

Spero ci venga in mente un pensiero esilarante.

Quelli che fanno ridere di questa inconsistenza

e per un attimo, ingannevolmente, ci rendono compiuti..."

ORLANDO: "Una voce parte dal basso e mi urla all'orecchio.

Sei vecchio ma ancora non è tardi. Alza lo sguardo, seleziona, distingui.

Diminuisci i bisogni e alcuni sogni svegliali.

Un tempo avresti voluto dinamite al posto di matite.

Che hanno scritto parole, che hanno fatto il lavoro del vento.

E sono finite al mare, ad alzare il livello del gioco.

Ma sono servite poco, per l'ambizione del cambiare le cose.

Facciamo che abbiamo trovato un filo, ci vorrebbe un ago e non un'agonia,

per imparare la pazienza del sarto che cuce vestiti e ferite.

Spero ci venga in mente un pensiero esilarante.

Quelli che fanno ridere di questa inconsistenza

e per un attimo, ingannevolmente, ci rendono compiuti..."

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