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Signor Franco, ma stanno facendo un trasloco?
No, signorina Scamardella,
preparano la festa per i 18 anni della figlia di Parascandolo.
- Perche' nessuno mi ha avvisato? - Sto portando ora l'avviso ai condomini.
Ah! Il giorno della festa arriva l'avviso!
Della festa si sa da tempo, ma lei e' sempre chiusa in casa.
E invece stamattina e' uscita per ritirare la pensione,
- come tutti i mesi. - Abbiamo preso i panini morbidi per me,
che non ho i denti e non posso mangiare.
Anche la pensione e' per me,
ma quella me la mangio pure senza i denti.
Questa festa e' a casa dei Parascandolo, quelli sopra di noi?
Mica sono una tribu', sono gli unici Parascandolo dell'immobile.
Quindi avremo il fastidio soprattutto noi, io e mio padre.
Ha 92 anni, e' pieno di acciacchi.
Ha l'asma. (RESPIRO AFFANNOSO)
LUCIA: La bronchite cronica.
(TOSSE PROFONDA)
E stanotte, grazie alla festa dei Parascandolo, non potra' chiudere occhio.
- Pover'uomo. Andiamo! - Signorina Lucia, un po' di pazienza,
i 18 anni della figlia dei Parascandolo, vedrete che non finiranno tardi.
Massimo alle tre.
Eh, si prepara una notte di festa bollente. Andiamo!
Ma no! A quell'ora fara' freschetto, signorina.
Scusate, ma voi chi siete?
Come chi sono? Mi conosce benissimo.
- Lavoro qua da quattro anni. - Appunto.
- Chi siete? - Sono il secondino.
- Appunto, chi siete? - Ma e' sorda?
- E' il portiere in seconda. - E perche' si permette di parlare?
LUCIA: Lei e' un secondino. - (ridacchiando) Il secondino.
Avesse detto il terzino, il mediano.
Comunque questi Parascandolo si credono i padroni del palazzo.
Si danno un tono!
La signora, "la signora", sembra una pescivendola ripulita.
Pensa di essersi sposata l'architetto Renzo Piano.
Terzo piano? Ma non era l'attico?
Invece il marito e' un geometra.
- Buongiorno, signora. - Ciao, Lello.
C'e' festa stasera.
- Vale per due. - Signori Pinelli.
Io la notte devo dormire.
Sta ancora qua questo!
Che questa festa possa andare storta a tutti!
- Principale, serve un quintale di calce. - Lo so, Giosue'.
Poi si deve sostituire il braccetto della scavatrice.
Me lo ha gia' detto.
Con gli operai nuovi che facciamo? Li dichiariamo o li teniamo in nero?
Cosi' arriva l'ispettorato del Lavoro e ci arresta tutti quanti?
- Facciamo le cose in regola. - Poi c'e' il problema di quella licenza.
- Beh? - Visto che voi lo conoscete bene,
chiedete un aiutino all'assessore Cardellino. E' uno potente!
Giosue', io non chiedo nessun aiutino, soprattutto a Cardellino.
Rispettiamo la legge. Fammi andare, ho una serata veramente importante.
- Mica gioca il Napoli? - Eh, addirittura!
- No, mia figlia compie 18 anni. - Auguri, principale.
- Festeggiamo a casa, stammi bene. - Arrivederci.
Eccomi, arrivo.
- Vado di fretta, via Carducci 42. - Prego.
Mi scusi...
- Come? E' occupato. - No, e' papa'... non si vede?
- Papa'? - Si'.
- Effettivamente la maglia e' uguale. - Visto? Non sapevo dove lasciarlo.
Che modi. Quindi devo chiamare un altro taxi?
No, poi perdo la corsa. Si metta avanti, ingegnere!
Non sono ingegnere. Accetto perche' ho fretta.
- Mi scusi, eh! - No, lasci stare, non capisce niente.
- Ma glielo dice in faccia? - Tanto...
- Mamma mia, che cinismo! - Non c'e' bisogno.
- La cintura di sicurezza? - Tanto non suona.
Eh, sono queste cose, e' questa Napoli che non mi piace piu'.
Beato lei che non capisce.
Quante persone avete invitato?
Fatti gli affari tuoi. Che ne sai della festa?
No, ho sentito che ne stava parlando prima.
Comunque, spero non piu' di 60.
Secondo me, mia moglie ne nasconde qualcuno...
Nell'armadio?
Era una battuta, scusi.
(TELEFONO SQUILLA)
Eh, parlate del diavolo...
Teresa, sto arrivando, tesoro. Ho fatto un po' tardi.
Si', non ti preoccupare, passo a ritirare i confetti.
Rosa. Devono essere rosa.
Non rosa shocking, nemmeno rosa fucsia. Rosa, rosa.
No, non ti voglio assecondare.
Ti sei dimenticata le candeline?
Sono sei mesi che prepariamo questa festa!
Le passo a prendere io. Non ti agitare. Sto arrivando.
Ciao, ciao, ciao.
Come e' agitata! Mia moglie e' peggio di un martello pneumatico!
Perche' voi non conoscete la mia!
- Sei sposato? - Si'.
Veramente? Non lo avrei detto.
- Perche'? - Non so...
Comunque, se la ricorda la partita Napoli-Real Madrid?
- E chi se la dimentica! - Stava cominciando la partita,
mia moglie si e' fatta venire un attacco di appendicite, peritonite.
GENNARO: Oh, poverina. - Voleva andare all'ospedale.
- Fingeva, per farti perdere la partita? - No, no, ce l'aveva veramente, poverina.
- Aveva davvero l'attacco di appendicite? - Stava malissimo.
- L'hai accompagnata all'ospedale? - Subito.
- Bravo! - Appena e' finita la partita.
Tu fai schifo. Madonna del Carmine!
Ragazzi, dobbiamo dimostrare di essere un catering ad alto livello.
Voglio silenzio e concentrazione. Ognuno al suo posto.
(RUMORE) Scusate, e' scappato.
Voglio che i proprietari siano soddisfatti del nostro lavoro.
Voglio vedere piatti ben fatti, gradevoli non solo al palato, ma anche alla vista.
(RUMORE) Scusate, e' scivolato!
Noi dobbiamo essere una squadra: aggressivi, combattivi, altruisti...
(RUMORE) Scusate, l'indiano.
Anche lei e' della casa?
No, solo io sono della casa.
(con inflessione indiana) No, io lavoro per la festa. Sono un maggiordomo indiano.
Dai, porta il carrello.
Senta, potrebbe dire agli operai di allestire la cucina fuori al terrazzo?
- No? - Si'.
Si'?
Magari, dopo puo' tornare.
Tranquilla.
Mannaggia a te! Mi stavi spezzando la schiena!
- Ma come parli, ma non sei straniero? - Zitto, vieni qui.
No, non sono indiano, sono di Pozzuoli.
- Di Pozzuoli? - Si'.
Per lavorare sono costretto a fingere d'essere indiano.
- Ah! - Alcune vogliono il cameriere esotico,
perche' e' piu' chic. Allora mi trucco, mi abbronzo
- e faccio con la testa cosi'. - E perche'?
L'ho visto in un film. L'indiano con la testa dondola.
Non lo sapevo.
(con inflessione indiana) Prendi la scatola e portala fuori. Vai, vai!
Napoletano sfaticato, porta il dolce da quella parte.
Torna da quella parte, vai. Sfaticati, mannaggia cane cancello, mannaggia.
(DIALOGO INDISTINTO)
TERESA: Gennaro, ascoltami e concentrati. E' tua moglie che ti parla.
Sei concentrato?
Un generale d'armata!
Dimmi.
- Dove sei? - Sto tornando a casa, sono in taxi.
Bravo. Hai preso le candeline?
Si', e ho ritirato anche i confetti rosa rosa.
Bravo, adesso vai a prendere le olive!
Le olive? Addirittura?
Abbiamo preso il catering e c'e' bisogno delle olive?
Mi piacciono quelle di Don Vincenzo.
- Prendi la tangenziale e le trovi! GENNARO: "Quante ne prendo?"
- Dodici chili. - Dodici chili di olive?
- Ma che dobbiamo fare l'olio? - Non fare il polemico.
Amore, dopo prosegui e vai a prendere i fuochi d'artificio.
No, i botti no, mica e' l'ultimo dell'anno. Poi sono pericolosi.
Ma e' bello! Sei un cacasotto.
Ehi! Mi ha attaccato il telefono in faccia.
L'ho messa in vivavoce per farti capire com'e'!
Ma quella e' la loro tecnica: rifiutano il dialogo.
Non sono d'accordo, questi sono luoghi comuni.
Sono innamorato di mia moglie, sebbene abbia un carattere spigoloso.
E' sempre cosi', prima del matrimonio sono tutte dolci,
poi, appena ti sposi, diventano spigolose.
Ecco un altro luogo comune,
perche' mia moglie e' sempre stata cosi'. Sempre spigolosa.
- Non si e' mai smussata? - Mai, non sono spigoli, sono triangoli!
- Io vi avevo inquadrato subito. - Ah, si'?
Voi siete il classico tipo che paga le tasse.
Guarda un po'!
Il classico tipo che se la' non puo' parcheggiare, non parcheggia.
Incredibile!
- E' uno che se prende una multa... - La pago.
Gliel'ho detto, lei e' proprio il classico...
- Fesso. - No. Uomo perbene.
GENNARO: Hai pensato fesso.
Stai attento! (CLACSON)
Ma chi te l'ha data la licenza del taxi?
Nessuno. La licenza non ce l'ho!
- Sei abusivo? - No, la licenza ce l'ha papa'!
- Percio' te lo porti appresso? - Certo!
Mamma mia, mamma mia! Io t'ho inquadrato.
Tu sei il classico...
Uomo perbene?
Imbroglione. Uomo imbroglione. Mi scusi, eh.
Non puo' capire.
TERESA: Forza ragazzi, forza, siamo in ritardo.
I peperoni non li voglio mosci, mi piacciono croccanti.
Allora, Zte, come procediamo?
(con inflessione indiana) Tutto bene signora, faccio quello che mi dice.
Sono molto tesa, sono molto emozionata.
(SOSPIRO)
Allora! L'assessore Cardellino...
- lo mettiamo qua. - Signora, ma il mare e' dall'altra parte!
Il mare non parla e non sente. Invece la gente parla, chiacchiera e fa pubblicita'.
Il tavolo al centro non va bene, meglio al riparo. Capito?
L'assessore dovrei metterlo al riparo, nasconderlo?
E i "picchioni"?
Non li conosco, non li ho invitati.
(RIDE) No, picchione...
(VERSO UCCELLO) Picchione!
Ah! Piccioni?
Picchioni, qua fanno la cacca, capito?
Il piccione deve fare la cacca proprio qua?
Tu metti cardellino? Il piccione caca.
Ok, allora sulla testa dell'assessore mettiamo un ombrellone inclinato,
- lo devono vedere bene tutti quanti. - Ombrellone?
(VERSO DI STIZZA)
In garage c'e' un ombrellone grande.
Devi portarlo per le scale. Mio marito non c'e' mai riuscito.
Io invece ci riesco, signora?
Va bene, vado vado, eh!
(con accento napoletano) Adesso fai le scale con l'ombrellone.
Aprilo, chiudilo, poi il sole.
Mannaggia il jobs act, mannaggia i cani ai cancelli, mannaggia!
Che lingua incomprensibile l'indiano.
Pero' come e' chic avere un cameriere indiano.
Stasera le facciamo morire d'invidia le mie amiche.
Forza ragazzi, forza, forza veloci!
Non fate gia' l'acqua, si forma il calcare.
TERESA: Mirea, sei pronta bella di mamma?
Non so perche' questa non mi piace. Che e' successo?
(COMMENTI INDISTINTI)
Mirea, senti una cosa.
Mirea, collegati! (VOCI INDISTINTE)
- Mamma, sto facendo una cosa importante. - Nunzia, dille qualcosa, per piacere.
No, signora, sono nel panico.
E' nel panico.
- Cos'e' successo? - Rosy.
- Si e' fatta male? - Si e' comprata i miei stessi jeans!
- Che stronza! Gli stessi! - Dai. Non e' importante.
Ragazze, dobbiamo sbrigarci. Alle 21 c'e' la serata.
Vi dovete preparare, su.
- Signora, venga anche lei. - Si', venga.
Va bene, facciamo un selfie. Sbrighiamoci.
Musetto.
(RUMORE SCATTO FOTOGRAFICO)
Forza, ragazze, adesso andatevi a preparare.
Ragazze, non e' un Internet point. Forza!
Salutami tuo padre. Digli che mi dispiace che non viene.
NUNZIA: Ragazze, dovete bannarla a vita. - Mandami la foto!
ESTETISTA: Signora, dobbiamo andare. - Avete finito con mia figlia?
Non la vede?
Ho fatto un miracolo. Tre ore per aggiustarla!
- Perche', e' un mostro? - No, e' bellissima,
- e' per farla ancora piu' bella! Le piace? - Si'.
- Devo levarle solo due beccucci. - Io fare un controllo.
Cos'e' una visita medica? Andate, sbrigatevi.
Dai, ragazzina. Mi stai facendo perdere tempo. Per favore, vieni.
- Ecco qua. - Allora, quanto ti devo?
- Decida lei, dottore. - Come decida lei?
- Il tassametro che dice? - Non l'ho proprio acceso.
- Perche' non l'hai acceso? - Non c'ho pensato.
Queste cose mi fanno arrabbiare.
- Perche'? - Perche' a Napoli tante volte
- abbiamo perso lo scudetto? - Per il tassametro spento?
Anche. Perche' e' una nevrosi dell'astuzia
- che ci fa fare una cattiva reputazione. - Su, lasci stare...
- Tieni. - Ma ha gia' posato il portafogli?
Un momento, ingegnere.
Non sono ingegnere, sono geometra.
Con tutte queste soste che abbiamo fatto,
se avessimo acceso il tassametro sarebbero costato minimo 40 euro.
- Se lo avessimo acceso. - Ma non lo hai acceso!
- Papa'! - Quella Napoli che non c'e' piu'!
- Eh, ma parla ancora, pero'! - Stammi bene, furbacchione.
Arrivederci. Ma tu guarda!
- Buonasera. LELLO: Eccomi.
- Aiuta Don Gennaro. - Non chiamarmi Don Gennaro!
- Come devo chiamarla? - Don Gaetano, Don Peppino.
Ma che! Non mi piace il Don davanti al nome. E' antico.
- Si usava all'inizio del secolo scorso. - E quanti anni ha?
Nove e cinquanta! Quasi mille. Non mi hai riconosciuto?
Sono Noe'! Ho costruito l'arca,
ma se viene l'alluvione, ti lascio affogare.
(BRUSIO) Ragazze, l'avete bloccata?
Buonasera, buonasera ragazze.
(RAGAZZE RIDONO)
Queste sono le amiche di mia figlia!
- Piu' di tre si rompe l'ascensore. - Mi scusi. Ragazze, non fate chiasso.
A volte mi preoccupo. Queste sono le nuove generazioni. Lo capisci, Lello?
Una volta la nostra citta' aveva quella tessitura sociale
- che ne faceva un'isola felice. - Capri e' bella.
Capri... Chissa' perche' continuo a parlare con te.
Io ci devo restare su un'isola, mi voglio auto-confinare.
Non fa niente, prendi l'ascensore. Io faccio le scale.
Lo deve superare questo dramma dell'ascensore.
- E' stato un trauma, lo sai. - Sono passati due anni!
- Non me lo dire con questo tono. - Sono otto piani.
- E allora? Io sono un atleta! - Auguri.
E mamma mia!
GENNARO: Teresa? Teresa, sono rientrato.
- Carmelina? LELLO: Era meglio prendere l'ascensore!
Fatti gli affaracci tuoi! Che fai nell'acquario?
Do da mangiare le pizzette ai pesci.
Le pizzette? Ma sei un pazzo,
muoiono i pesciolini, con le pizzette. Levati da la' dietro.
- Carmelina? CARMELINA: Si'?
- Carmelina, fammi una cortesia. - Eccomi qua.
- Portami la giacca in studio. - Si'.
- Avverti Teresa che sono rientrato. - Ok.
- Hai dato quei pacchi a Carmelina? - Se non li ha mangiati...
Maleducato! Come ti permetti?
Mi scusi, ma oggi e' una bruttissima giornata.
- Perche'? - Prima il cameriere indiano, poi lui...
Abbi un po' di pazienza, e' un maleducato. Scusami.
- Andiamo! - Andiamo, andiamo cosa?
- Alla servitu'? - La servitu'? Non ti atteggiare.
Ma chi sei? Sei un secondino.
Adesso divento portiere, pero'.
- E quando? LELLO: Col suo aiuto,
mandiamo in pensione Franco.
Col mio aiuto? Perche' io lavoro all'INPS?
- Mi presento all'elezioni. - Tu?
Incredibile! Credevo che la politica avesse toccato il fondo,
ma cosi' scaviamo le fognature. Quale partito rovinerai?
Andiamo, Don Gennaro... portierato, no?
- Si fanno le elezioni per il portierato? - Certo.
- Si vota nel palazzo? LELLO: Certo.
Farete i dibattiti tu e Franco? Mi dovete chiamare!
Aspiro a un voto "uaneme".
- Aspiri a un voto? - A uno "uaneme".
- Questo ti fa onore. - Perche'?
Per un solo voto, "uaneme", ti entusiasmi.
No, no, quando tutti quanti ti votano, si dice un voto "uaneme".
E' proprio l'espressione intelligente con cui accompagni queste sciocchezze.
Si dice unanime, unanime!
- Ma quale unanime, tante anime. - Eh, tante anime e chi te vive.
Mirea, dove sei?
Ma mi vota o no?
Signora, mi sta controllando il sugo?
Eh, signora, io non sono nessuno qua dentro.
Io sono Carmelina, sono una cameriera normale.
Non faccio fare una bella figura ai signori. Domandi al cameriere indiano.
(con inflessione indiana) Non arrabbiarti, cameriera napoletana. Sei troppo pesante.
- Eh! - Guarda la cuoca com'e' bella leggera.
Come ti permetti? Ti tiro il mestolo!
(RIDE) Carattere, leggera di carattere.
- Mica solo di carattere. - L'ho detto per non farla arrabbiare.
Tu sei piu' carina.
Ci mancava solo l'indiano farabutto.
(con accento napoletano) Sente tutto. Ha le orecchie di pulicano.
- Chi? - Pulicano, animale indiano, capito?
(con inflessione indiana) E' arrabbiata perche' e' la cameriera di casa,
e oggi i signori hanno scelto me per una festa importante.
- E' una cameriera di serie B. - B come te?
- Io sono di serie B? - No. B come buona... tu sei bonazza.
(VERSO DI DOLORE)
- Scotta! - Mi sento tutta un fuoco.
(TELEFONO SQUILLA)
Amore, stai arrivando?
Col mio regalo?
La stai guidando tu?
Allora sei proprio uno stronzo! Dovevo guidarla prima io!
Ricordati uno spruzzo di lacca sui lati.
Quello e' il mio regalo.
Che ne so come dovevi portarmela?
- Si', senza guidare, a traino! - Attenzione a non spettinarti.
Ma adesso dove sei?
Sei qua sotto? Vengo a vederti dal terrazzo.
Qualsiasi cosa chiamaci.
GENNARO: Buonasera, buonasera, salve.
- Buonasera, sono quello che paga, qua. LELLO: Buonasera.
Che meraviglia. Ogni volta che la guardo, questa citta' mi sembra un presepe.
Chiudi gli occhi e ascolta in silenzio le voci del presepe.
Vaffanculo, Maria Luisa, mi hai proprio rotto il cazzo.
C'e' sempre la pastorella maleducata.
Tesoro, buonasera, tanti auguri.
Io non ho invitato alla festa quella scassapalle di sua cugina.
Non ce la voglio!
- Mirea, modera il linguaggio. - Papa', non ti ci mettere pure tu.
Ti dovessi rovinare la festa.
Comunque io finisco di innaffiare le piante.
Eh! Con questo entusiasmo finisci dopodomani.
- Tre volte a settimana. - Stai recriminando?
- Ti pago 70 euro al mese questo servizio. - Manca luglio.
Luglio? Dell'anno scorso?
- Di quest'anno. - Ma e' maggio.
Allora manca anche giugno.
Con questo ragionamento pure agosto, settembre, ottobre...
- Non m'importa dei soldi, Don Gennaro. - Non t'importa?
- Lo faccio perche' vi voglio bene. - Veramente?
Qui siamo uniti dalla stessa passione per i colori azzurri!
Non fare leva su questa debolezza azzurra qua.
Che grande Napoli!
- Con quei tre piccoletti... - Mamma mia, la vendetta dei bassi.
- Sono tutti piu' bassi di me. - Sono un'accoppiata esagerata!
No, Mertens, Callejo'n, Insigne,
- quindi tre... - Quei tre fanno un'accoppiata fantastica.
Ma come e' possibile, tre, accoppiata!
Allora sono cinque.
- Sono cinque. - Ma come e' possibile? Che hai qui dentro?
- Che scuola hai fatto? - Bidello.
No, andavi scuola? Le disegnavi le bacchette? Togli le mani dal collo!
(CLACSON AUTO)
Ah, finalmente e' arrivato Bebe'.
E' nato un bambino nel palazzo? Nessun fiocco?
- E' il figlio di Cardellino. - Ah, Bebe'!
Ha trent'anni, ancora si fa chiamare Bebe'.
Togli le mani dal collo. Non prenderti confidenze. Vai ad annaffiare.
Come fara' questa citta', non so...
Gennaro! (GRIDA)
Che mi hai messo nelle spalle?
- Le unghie! Ho fatto il manicure. - Sono artigli. Fatti mettere nello zoo!
- E' uscito il sangue? - Mamma mia!
Dove li mettiamo? Eh? Dove li mettiamo?
Quante volte ti ho detto: "Allarghiamo il terrazzo"?
- Dove li mettiamo tutti gli ospiti? - Allargare il terrazzo?
- E' un campo sportivo. - Io sono troppo agitata.
- Calmati, e' una festa. - La vuoi vedere?
- Eh? - Vuoi vederla ora o direttamente stasera?
Avevo capito bene. Stai bene? Che dici?
- Hai bevuto? - No.
Non la vedo in camera da letto, vuoi farmela vedere in terrazzo?
- Di cosa parli? - Di che parli?
- Della bomboniera. - Complimenti per l'autostima. Bomboniera!
Quindi se tu hai la bomboniera, io, teoricamente, dovrei mettere i confetti.
Ma come sei volgare!
- Tu pensi solo a una cosa. - Purtroppo penso solamente a quella cosa.
Guarda che lo abbiamo fatto recentemente.
- Tu e chi? - Io e te.
Allora dormivo forse, non me ne sono accorto. Traduci "recentemente".
- Adesso e' maggio... - Deve fare i conti!
- Prima di Natale. - Un miracolo!
Era ottobre. Sono passati nove mesi, nel frattempo e' nato un bambino.
- Mi ero appena rifatta il seno! - Allora?
- Si rovina. - Visto che l'ho pagato io, posso usarlo?
- Quando faro' il tagliando, lo toccherai. - Cos'e'? Un'auto?
Non riesco a camminare con questa coda tra i piedi.
- Stai schiacciando lo strascico. - La vestaglia di casa con lo strascico?
Ovviamente, la bomboniera di Cardellino e' speciale.
Cioe'? E' diversa dalle altre?
Tesoro, non facciamo brutte figure con gli altri ospiti.
- Non se ne accorge nessuno. - Sicuro?
Non ho capito perche', con una casa cosi' grande,
perche' avete dovuto invadere il mio unico spazio
- con tutte queste bomboniere. - Che ne dici?
Sono carine, molto carine, questa fontanella e' deliziosa, garbata.
Ma sono tutte uguali, qual e' quella di Cardellino?
E' questa!
- Questa, intendi questa fontana di Trevi? - Eh!
E' la bomboniera speciale per l'assessore Cardellino.
E gli altri ospiti non se ne accorgono? Questa pesa tre tonnellate!
Come la porta a casa? Con tutte queste pietre dentro.
Ma non sono pietre, sono confetti!
Confetti? Sono uova di dinosauro.
- Ma come se le mangia, a martellate? - E' l'assessore ai lavori pubblici.
Tu hai un'impresa edile... capisci a me.
Cos'altro gli vogliamo dare a questo assessore?
(TERESA SOSPIRA) Pure nostra figlia?
Pensi che non mi sia accorto che il figlio, quell'idiota di Bebe',
a 30 anni se fa chiamare Bebe', fa la corte a Mirea?
- Non le fa piu' la corte. - Uh! Finalmente una bella notizia
in questa giornata che s'era messa male. Sono contento.
Si sono proprio fidanzati!
(TERESA RIDE)
(PIANGE) Mi voglio uccidere.
Ma ci pensi?
Impresa edile Parascandolo sposata in Cardellino.
Madonna mia, cosa devo costruire!
TERESA: Palazzi, ristoranti. - Anche l'ospedale, voglio ricoverarmi.
- Mi scusi? - Si'?
- Signor indiano, non ricordo il suo nome. - Atzoca.
TERESA: Atzoca. - Atzoca.
- Mi chiamo Atzoca. TERESA: Ecco, Atzoca.
TERESA: Ha da fare adesso? - Sono affaticato, signora. Affaticato.
Mica era una vacanza. Vada nello studio di mio marito,
ci sono le bomboniere. Le pulisce e le mette a posto.
Per favore, qui c'e' puzza di cavolo. Tenete la porta chiusa!
Buonasera.
GENNARO: Buonasera.
No?
Buonasera.
Lei stira?
Stira? Zuppa di latte?
Bar, bomboniere? Scusi, ma e' muto?
(con inflessione indiana) Io sono un cameriere indiano.
Ah, parla! E' il cameriere indiano. Mia moglie mi ha detto che avrebbe...
Atzoca.
- Non ho capito. - Atzoca.
- Mi chiamo Atzoca. - Avevo pensato "a soreta", brutta parola.
Cameriere freelance.
E io sono Parascandolo.
Sono il proprietario.
- Perche' continua a fare no? - E' un modo di fare indiano.
- L'indiano dondola. Capito? - Ah! Cosi'.
Un bel problema. Non so da quanto sta in Italia,
ma, in Italia, questo significa no.
- Se deve dire di si', deve fare cosi'. - Non posso.
- Non posso. - Non...?
- Non posso. - Non puo'.
Non puo'? Ha un problema alla vertebra? S'e' bloccata?
- Non sono abituato. - Ci fara' l'abitudine.
- Lei parla italiano, no? - Io parlo, io parlo, io dico tutto!
- Io dico tutto, io parlo! - Non e' mica un interrogatorio.
Meglio che vada da mia moglie, non ci capiamo. Teresa?
Teresa? Ma dove e' andata? Teresa?
No, un altro cameriere indiano!
Oddio. Ma lei e'...
James Senese.
Mi perdoni l'equivoco, l'ho scambiata... Siccome abbiamo un cameriere indiano
che ha la stessa giacca... Cosa ci fa a casa mia, scusi?
E' entrato da dietro. Sono Gennaro Parascandolo. Come mai qui?
- (in napoletano) Devo suonare. - Non ho capito.
- Devo suonare. - Ah, deve suonare.
E' un bisogno impellente. Ma alla festa di mia figlia, per caso?
Si', l'agenzia mi ha detto che dovevo suonare 10 brani per il suo compleanno.
Non posso crederci! James Senese che suona per mia figlia.
Scusi, ma sono emozionato, sono onoratissimo. La ringrazio per l'omaggio.
Quale omaggio? Io ho firmato un contratto, eh!
Quindi bisogna pagare.
Mi sembrava strano che Gennaro Parascandolo non pagasse!
Pago io, ma non so niente.
Sappia che, in questa casa, sono l'ultimo fesso.
- Il primo chi e'? - E' una battuta?
Ah, non e' una battuta. Si accomodi pure.
Si segga, chiamo mia moglie.
Teresa!
- Teresa? - Gennaro, senti una cosa:
- cosa mi metto? - C'e' James Senese?
Eh! E' bello, fa culturale, chic.
Bello, insomma, chic e culturale, va pagato!
- Dopo lo paghi. - Dopo? E quando? Non ho piu' soldi!
- Almeno lo vuoi salutare? - No...
- Non sai nemmeno chi e'. - Senti, Gennaro,
- stasera azzurro, albicocca o nero? - Il vestito di stasera? Non lo so.
E' talmente chiaro, mi devo mettere il nero!
Lo sai? Perche' me lo chiedi?
Facciamo sempre questo: "Gennaro, lenticchie o fagioli?"
"Lenticchie". "Fagioli!" Se lo sai!
Ma non e' un consiglio, e' una complicita'.
Poi chiedo consiglio a te? Il nero dimagrisce.
- L'albicocca fa il culo grosso. - Ah!
Non e' l'albicocca.
Signor James, abbia pazienza, quella e' mia moglie.
E' suscettibile. Sempre... (BUSSANO)
- Chi e'? LELLO: Don Gennaro?
Che... Scusi.
Che vuoi?
E' James Senese?
- E tu... - Grande!
- E' il secondino del palazzo. - Don Gennaro!
Hanno arrestato sua figlia.
Oh, Dio! Oh, Dio! Teresa!
Hanno arrestato Mirea. Quando?
Non l'hanno proprio arrestata. La volevano arrestare.
Stavo per avere un infarto. Di' direttamente che volevano...
Ha citofonato Franco.
Ma perche' stai fuori? Non sento, entra!
- Non c' e' tempo! - Perche'?
Dice che ci sono due vigili sotto.
- Entra dentro. - L'hanno trovata nella macchina,
- in una 500 nuova di zecca. - E di chi e'?
Gliel'ha regalata il figlio dell'assessore Cardellino.
- Idiota! - Non ha la patente.
- Il figlio di Cardellino? - No, sua figlia!
- Entra dentro... - Non c'e' tempo!
- Ma perche'? - Due vigili, qua sotto,
vogliono parlare con lei, immediatamente.
Scendo.
- Che vuoi? - Non c'e' tempo!
- E perche' mi fermi? - Portiamo delle pizzette per i vigili.
- Non ti permettere. - Entro?
Non c'e' tempo!
Vaffanculo! Scusi, eh. Teresa, scendo a parlare coi vigili qua sotto,
che hanno fermato nostra figlia senza patente.
Allora, amici follower, ci stavano arrestando. Troppo divertente!
Aspettate. I vigili, il portiere...
Bebe' e Mirea.
- C'e' papa'! - Ecco il dottor Parascandolo.
- Che fai? - La storia.
- Ti prendo a schiaffi. - A schiaffi.
- L'ingegnere e' una persona per bene. - Non sono un ingegnere.
- Guardate com'e' modesto. - Che modesto? Non sono un ingegnere.
- Sono un geometra. - Ancora piu' laureato.
Grazie Franco, vuoi andare...
Siccome e' il compleanno di mia figlia, non le roviniamo mica la festa?
- Le pubblico. - E' una sciocchezza, cosa sara' mai?
- Sto parlando, sto parlando! - Chiudiamo un occhio, su.
- Che chiudiamo un occhio! - Cos'ha portato?
- Delle pizzette, ecco. - I carboidrati mi gonfiano.
Quanti carboidrati ha mangiato, signorina?
- Prego? - Ma cosa ha detto?
- Mi vuoi rovinare? - Ho sbagliato?
E' omaggioso, faceva dei complimenti, tutto qui.
Comunque, che cosa e' successo?
- Evitiamo la multa, non per le pizzette. - Ci mancherebbe altro.
Non erano per... Portale via.
- No, no. Ormai sono qua. - Gradisce?
- Bene, sono felice. - Le ha prese...
Non faccio la multa, perche' la ragazza ha acceso l'auto, ma non e' partita.
Se ho capito bene, non e' partita, non ha guidato,
- quindi il reato non sussiste. - Ma stava per guidare.
Stava per... e' processo alle intenzioni. Non e' partita. Non puo' esserne sicuro.
- Chi puo' dirlo? - Gliel'ho detto io, papa'.
Beh, se c'e' il testimone mi taccio.
- Ho fatto anche la storia. - Lui nella storia c'entra, lo metto io...
- Il figlio dell'assessore Cardellino. - Eh, conosco.
Salutami l'assessore.
- Hai visto? - Vediamo che succede.
Grazie ancora, signori vigili.
Sei un'incosciente, eh?
Vuoi farti arrestare?
E tu poi? Ti sembra un regalo normale?
A 18 anni regalarle una 500 nuova?
GENNARO: Quanto l'hai pagata? - Non so.
Non sa nemmeno quanto l'ha pagata. Il valore delle cose,
il valore del denaro. Le cose bisogna guadagnarsele.
Io, per esempio, per insegnarle che la vita e' sacrificio,
le ho regalato il passaggio di proprieta' della mia automobile.
Quando cresce, si prende anche l'auto.
Ma e' un'auto vecchia.
Vecchia? Ha una sua dignita'. La conosci?
- E' un mostro. - Un mostro...
- Non esagerare. - L'ho portata fino a Formia, una tirata.
- Perche' l'hai portata a Formia? - Come?
Lei mi ha detto: "Porta l'auto in garage, via Formia".
Ho fatto tutta la litoranea.
Tu hai portato la mia macchina in garage a Formia?
- Eh! - E hai trovato il garage?
- No. - Ho detto a Via Formia, non via Formia.
Infatti ho pensato come faceva a tornare tutte le sere a casa.
Ti sei fatto la domanda. Che intelligenza!
Comunque, porta l'auto in garage, forza.
Dove vai? Guida tu, mi raccomando! Hai la patente?
(FISCHIO) Eh? Hai la patente?
(FISCHIO) Non fischiare.
- Rispondi. - No, sto rispondendo.
- Col fischio? E' Cardellino, giustamente. - Eh!
- Rispondi. - Ho la patente,
- ho anche quella della barca. - Perche' hai la barca?
- No. - E allora?
Ho quella del camion, del camioncino, del furgone, del furgoncino,
- ogni motore e motorino. - Collezioni patenti?
No, me le regala papa'.
- Mica faccio l'esame... - Eh! Portala in garage a Via Formia.
- Fino a Formia? - Un'altra volta?
- Non si capisce. - Andiamo.
- Forza! BEBE': Ciao, papa'.
Non mi chiamare papa'!
- Non lo chiamo io, papa'. - Ci mancava!
Se avevo due figli cosi', mi ero sparato.
Cose assurde. Leva le mani di dosso. Per favore.
Pero' mi mettete... (CLACSON)
Oh! Questo cornuto.
- Qua sopra non si puo' stare con la moto. - Don Pasquale.
- Ma e' modo? Poi sul marciapiede. - Posso lasciarla qua?
- Non si potrebbe... - Con queste auto, non c'e' spazio
- per passare tra un'auto e l'altra. - Ma non c'e' un'auto.
Arrivano dopo. Appena trovano lo spazio libero, arrivano subito.
- Parcheggiano. - Un povero motociclista che puo' fare?
Che Dio ci liberi di questi automobilisti.
Come dite a Napoli, "anna schiatta'".
- Gennaro, la festa e' cominciata? - No, andiamo su, andiamo.
Prego, prego.
Scusi, Don Pasquale, ma e' arrivato largamente in anticipo,
- la festa e' alle nove. - Io arrivo sempre in anticipo alle feste.
- Io sono un esperto. - Si'?
Alle feste bisogna arrivare almeno un'ora e un quarto prima.
- Addirittura? - Altrimenti poi arrivano gli invitati,
diventa un casino. Per prendere una crocchetta, una patatina,
bisogna fare a pugni. Una giungla!
Mamma mia, addirittura!
Pensa che all'ultima festa, una cresima,
per prendere l'ultima crocchetta ho dato una forchettata a uno.
- Una forchettata per modo di dire... - No, vera!
- Cioe'... - Si stava prendendo l'ultima crocchetta!
- Non ha detto niente? - E' che non mi ha visto.
Ah! Quindi, siete stato fortunato.
- No, era cieco. - Cieco?
- Gia'. - Non vedeva?
- Madonna! - A proposito, mettiamo le cose in chiaro:
- le crocchette sopra ci sono? - Ci tiene! Credo di si'.
Perche' una festa senza crocchette, e' come una moto senza marmitta.
- Ma sono slogan suoi, questi? - Una cosa che invento io, estemporanei.
- Parole sante! - Ma stai zitto!
Andiamo, su. Ci aspettano su.
Scusa, Gennaro, ma perche' saliamo a piedi? L'ascensore non funziona?
No, alle volte si guasta.
Due anni fa e' rimasto bloccato nell'ascensore
con la signorina Scamardella, quella del piano inferiore.
- Si', e' stata una brutta esperienza. - L'ha picchiato.
Picchiato... Non potevo reagire, poverina. Aveva una crisi di panico,
mi ha picchiato, mi ha mandato all'ospedale. Un'esperienza terribile.
Ancora oggi, quando ci ripenso
mi vengono i brividi.
(RUMORE) Che e'?
Questo ascensore si blocca spesso, credo si sia bloccato anche stavolta.
- No, no... - Si calmi, adesso suono l'allarme.
- No, no. - Vedra' che arrivano subito.
- No! - Io sono il geometra Parascandolo...
- Apra, deve aprire! - Abito sopra di lei.
- Aprite! - Si' calmi, si calmi!
- La smetta! - Aprite!
- No, si deve aprire! - Signora, calma!
Aprite!
- Si deve aprire, aprire, aprire! - No...
Aprite! (GEMITO)
(GEMITI)
GENNARO: Era una furia, non si fermava piu'.
Smise di picchiarmi solamente quando perse i sensi.
Infatti le feci la respirazione bocca a bocca.
Questi sono casi in cui serve la terapia d'urto.
- Eh... - Un bel cazzotto in testa, passa tutto.
Un cazzotto? Abbassi la voce, abita qui.
A essere sincero, a due anni dal fatto,
preferisco non incontrarla, mi fa paura.
Peccato, pero' perche' la signorina Lucia e' un bel partito.
- Perche' non la sposi? - Non mi piace.
E allora? Andiamo.
Sembra che il padre abbia una bella pensione.
- Quattro, cinquemila euro al mese. - Addirittura? Come mai?
Ex-direttore di banca.
Non pensavo.
- Sembra che anche lei lavorasse... - In banca?
- No. - Allora perche' dici anche?
- In una fabbrica di plastica. - Finta?
- No, una fabbrica... - Di prodotti di plastica.
Quindici anni fa e' stata "equitalia".
Ha avuto problemi con le tasse?
- Non lo so. - Tu hai detto Equitalia.
Che ha fatto l'Equitalia?
- Ha vinto 3 a 2. - Chi?
- Equitalia. - L'Equitalia... L'Italia!
- Madonna mia... - No, la fabbrica.
- E' stata "equitalia"... - Liquidata.
Liquidata! Ma mi trovo in Italia? O ho cambiato Paese?
- Apri la bocca quando parli. - E' stata liquidata.
- Liquidata. - Si e' presa tutti i soldi
e non lavora piu'. Sta col padre.
- Sembra... - Madonna, a puntante!
...che il fratello, vent'anni fa, se ne e' andato in Brasile.
- Ha un fratello? Il padre? - No, lei!
- Lei? - La figlia del padre
- ha un fratello che non le parla piu'. - Cosa m'importa di queste cose?
- Comunque, chi la sposa fa un affare. - Ancora?
Togli le mani. Io sono felicemente sposato.
- Andiamo... - Il matrimonio va fatto una sola volta.
- Grazie, Don Pasquale. - Mica la devi sposare.
Ma che?
Ma che? Avere mia moglie sopra e l'amante sotto?
- Di questi tempi. - Andate a Formia.
- A fare cosa? - Vi prendete un bell'appartamento.
- No... LUCIA: Papa'...
(PIANGE) Papa', papa'...
Papa'...
Papa'...
Vuole un baba'?
Papa'...
Vuole un baba'.
- Va bene, vado subito a compraglielo. - No, ce li abbiamo sopra.
Abbiamo... sono i miei. Ce li abbiamo sopra.
Voglio il mio... papa'.
Ha una fissazione.
La capisco, e' anche il mio dolce preferito.
Mi scusi, era fatto in modo particolare questo baba'?
E' morto papa'!
Signorina, sono mortificato per l'equivoco.
GENNARO: Io non... Signorina, mi dispiace.
- Era vivo. - E' classico, se ne vanno sempre i vivi.
E come e' morto?
(PAROLE INCOMPRENSIBILI)
No, mi rendo conto del momento,
ma se piange non si capisce bene che dice.
(urlando) Ha bevuto un bicchiere di vino.
Non deve non c'e' bisogno di urlare.
Soltanto sillabare tra un singhiozzo e l'altro. Tutto qua.
Ha bevuto un bicchiere di vino,
e' caduto a terra e non si muove piu'.
No, addirittura col linguaggio... Ha bevuto un bicchiere di vino?
Ma un uomo dell'eta' di suo padre, anziano...
- S'e' ubriacato. - Come s'e' ubriacato!
Il vino... puo' darsi sia un collasso, uno svenimento.
E' steso a terra con la schiuma alla bocca.
Madonna, che immagine raccapricciante.
Che possiamo fare?
Entrate dentro.
- Non ce la faccio. - Vado io.
- Grazie. - Vado io.
Puo' essere utile per il voto "uaname".
- Non le ero nemmeno simpatico. - Prega per noi peccatori...
- Fai la tua volonta'... - Che dici?
- Il rosario. - Ma che?
- Tu stai pregando? - Ma no!
Ho detto puo' essere utile per il voto. Non gli ero simpatico...
- Lello, ti pare il momento? - Puo' darsi voti Franco!
- Ma che importa! - A me importa.
Senti, io sono quasi infermiere.
Tu, infermiere?
Ho fatto un corso di medicina "oline".
- Medicina oline, cos'e'? - Oline!
Medicina online.
Fai un corso di inglese. Non sai nemmeno l'italiano. Vai!
Avete dei guanti monouso?
Si', stavo lavando i piatti, vanno bene quelli rossi?
Dove li prendo? Che devi farci? Il chirurgo?
Vai, cammina! I guanti monouso!
Don Pasquale?
Don Pasquale?
- Vada anche lei. - No, i morti mi fanno impressione.
Impressione? Ma lei e' un prete.
- Quindi? - E se deve dare l'estrema unzione?
Ci mando un altro, io non...
(SASSOFONO) Si e' messo a suonare proprio adesso!
GENNARO: Signor James!
Piano, piano, piano.
Signor James, si puo' fermare per favore?
Dovrebbe smettere di suonare.
- (in napoletano) Devo scaldare... - Ah?
Devo scaldare lo strumento.
Capisco, ma abbiamo un problema. C'e' un signore che sta male.
Dovremmo fermarci cinque minuti. L'avverto quando si riprende.
- Ok. - Ma e' James Senese?
- Don Pasquale. - Facciamo un selfie?
Non e' il momento. Vada in terrazza,
la chiamo io. Le sembra il momento del selfie?
Ragazzi! Ragazzi, fatemi la cortesia.
Dovete fare piano. Cercate di non calpestare il pavimento.
- Insomma di camminare leggeri. - Si', ma fra poco si comincia.
La signora vuole che corriamo.
- Quindi sta correndo adesso? - Hai visto che le crocchette ci sono?
Contento? Dica ai suoi colleghi camerieri
- di fermarvi per cinque minuti. Sedetevi. - Ma come? Ci pagate per correre.
- Vabbe'! - Sedetevi e gli fate lo sconto.
Vai, vai. Tutto piano, piano, piano.
Teresa, Teresa? Avete visto mia moglie Teresa?
CARMELINA: Ingegnere, devo parlarle!
- Dimmi. - La cuoca se la fa col cameriere indiano.
Non ho capito. Che hai detto?
- Mirea! - Non crederete chi c'e'! James Senese!
Sondaggio: Senese si chiama cosi' perche' e' toscano?
Mah! Commentate!
- Tu chi sei, bel ragazzo? - Fernanda!
Forse e' in bagno...
- Teresa? TERESA: Sto facendo la pipi'!
Neanche la pipi' in pace!
- Ti devo parlare, e' urgente, purtroppo. TERESA: Un attimo.
- Ok. - Papa'?
- Papa'? - Non mi chiamare papa'.
- Devo dirti una cosa importante. - Che succede?
- Ho fatto una scoperta incredibile. - L'hai saputo pure tu?
Sono rimasto proprio basito.
Basito?
- Non e' un termine che ti appartiene. - E' corretto?
- Basito, si'. - O basato?
Ma che basato? Una volta che indovini!
- Sorpreso. - Esatto, e' meglio.
- Oggi e' il compleanno di Mirea. - Purtroppo e' capitato oggi.
- Quanti anni compie? - Non e' questo...
Diciotto.
Ma quando e' nata? Nel 2000.
Adesso fai: 2000 piu' l'eta' di Mirea, cioe' 18... quanto fa?
2018!
- Teresa. - Ma non e' che vale solo per Mirea.
Facciamo con me. Domandami: "Quanti anni hai?"
Trenta. Domandami: "Quando sei nato?"
1988. Adesso faccia: 1988, lo stesso gioco di prima, piu' 30.
Quanto fa? 2018!
- Che hai scoperto? Teresa? - Incredibile, no?
- Teresa? Non mi chiamare papa'. - Papa'?
- Guarda qua: se aggiungete l'eta'... - Non vedo niente, non vedo.
...alla data di nascita, il risultato e' sempre l'anno di adesso!
Sta scritto, mica l'ho detto io. E' l'Internet!
- Vai! - C'e' tutto su Internet! Assurdo.
- Teresa, sicura che stai facendo pipi'? TERESA: Un momento.
- Gennaro. - Eh?
- Quanto dice Bebe', non vale per tutti. - Cosa?
Questa dell'eta', ho fatto i conti. Sono del '65
piu' 18, non fa 2018!
Teresa? Vuoi uscire per favore?
- Che c'e'? GENNARO: Eh...
Purtroppo, Don Giovanni Scamardella pare che sia morto.
- E chi e'? - L'inquilino del piano inferiore.
Il padre di Lucia.
Lucia, rimanemmo bloccati nell'ascensore, mi picchio'.
- Non ricordo. - Andai all'ospedale. Non ricordi?
Non posso ricordarmi tutti gli inquilini del palazzo!
Tutti no, ma l'inquilino di sotto, dopo quanto mi e' successo!
Com'e' possibile? Una volta i condomini erano famiglie,
c'era solidarieta', adesso sono alveari senza anima.
Gennaro, hai ragione, hai ragione.
- Ho ragione. - Neanche le crocchette sono come prima!
GENNARO: Teresa!
Ragazzi, per favore, l'ho chiesto anche ai vostri colleghi,
camminate piano, andate leggeri.
Ma che fate piano! Siamo in ritardo. Fate in fretta!
TERESA: Vi pago per fare vacanza? Dovete correre!
Teresa, c'e' un moribondo qua sotto.
Gennaro, stai tranquillo, non ti preoccupare.
Guarda che io porto bene.
- Il vecchio non e' morto! - Gennaro, il vecchio e' morto.
- Non e' che tu porti male? - Io?
- Sicuro che e' morto? LELLO: Sono sicuro.
Niente da fare. Ho fatto il tutto per tutto, tutti per uno.
- Sono arrivati i tre Moschettieri! - E' morto.
- Sicuro? Hai tastato il polso? - Quale polso?
- Hai sentito respiro, cuore? - No...
- Hai toccato la giugulare? - Gli davo la cioccolata? Era gia' morto!
Ma quale cioccolata! La giugulare!
- Perche' sei sicuro? - Ho fatto la prova del cuscino.
- Cos'e'? - Si prende il cuscino,
- si poggia delicatamente... - Dietro la testa.
- Davanti, davanti! - Perche', lui stava supino?
- Stava per terra. - Stava supino?
- Per terra. - Per terra, la posizione supina?
- Per terra. - Non sul pino, ma per terra.
- Il maiale sta sulle piante? - Quale maiale?
- Suino... - Supino!
Si prende il cuscino, si poggia delicatamente sulla faccia
- e poi, delicatamente, spingi forte. - L'hai soffocato?
- Deve mancare l'aria. - Lo dici pure?
Se la vittima si agita, vuol dire che e' viva.
- Se non si muove che e' morta. - Se quella che chiami vittima
non puo' agitarsi perche' e' paralitico?
- Non ci avevo pensato. - Deve morire,
come devi morire tu. Ti devono uccidere!
- Teresa. - Mi ha fatto venire un dubbio.
Don Gennaro, non e' che l'ho ucciso veramente?
- Teresa? - Ma tu stai ancora cosi'?
- Vai a cambiarti. - Lascia stare, e' morto Don Giovanni.
Come mi comporto con la lasagna? La scaldo poco prima di portarla?
Vabbe', facciamo tutto,
pero' mi raccomando, in silenzio, piano piano, a fiamma bassa.
- A fiamma bassa s'ammoscia la lasagna! - Ma che s'ammoscia!
Sono consapevole dei suoi problemi culinari,
ma abbiamo appena saputo che c'e' stato un lutto.
- Appunto. - Appunto cosa?
- La pizzella? Quando devo infornarla? - Forse non ha sentito,
- e' morto l'inquilino del piano inferiore. - Squagliare la mozzarella?
Mozzarella? Non e' il momento per queste cose.
- Giovanotto, lo capisce o no? - Grazie, Don Pasquale.
- Non e' momento. - Se la squagli adesso,
- alle nove e' una pietra, si puo' buttare. - Per favore, Don Pasquale...
Teresa, vieni dentro. Fate piano, mi raccomando non fate rumore.
In silenzio, signori, massima cautela.
Abbassa la tapparella che ci appartiamo.
- Signorina, per favore, uscite. - Cristina?
Ma che Cristina, la conosci? Uscite fuori.
Poverino, poverino, quanto mi dispiace.
Povero Don Giovanni e poverina la figlia.
- Quindi te li ricordi? - Certo!
- Prima non li ricordavi. - Prima non era morto...
Mi creda, una bravissima persona. Non ha mai dato fastidio.
- Infatti non li ricordava... - Certo, noi viviamo cosi',
come se non esistesse una tristezza.
Quando parli cosi', mi ricordo perche' mi sono innamorato di te.
- Non ho l'orologio. Che ore sono? - Che...
- Sono quasi le otto... - Che fai qua?
Noi viviamo come se dovessimo vivere all'infinito.
Pretendendo di festeggiare in un giorno di lutto.
Non pensarci. La festa la rimandiamo.
E cosa c'entra?
Tu hai detto pretendiamo. No, la rimandiamo, diremo...
Centocinquanta persone?
Come 150 persone? 60, al massimo 65.
- Sessanta l'ho detto a te. Sono 150. - Perche' mi hai detto che erano la meta'?
- Perche', vedi, ti spaventi. - No, mi hai detto una bugia. Perche'?
- Ti ho illuso di fare il capofamiglia. - Me lo dice in faccia.
Pero' pazienza,
come dicevano i latini: ubi maior mini minor.
- Ubi maior? - Mini minor.
Minor cessat. Lasciamo perdere il latino che gia' con l'italiano zoppichiamo.
Signori, e' inutile discutere: la festa col morto non si puo' fare.
Giusto. Al massimo il tresette.
- Che? - Il tresette col morto.
Una battuta, Gennaro, per sdrammatizzare questo momento, dai!
Ma dai! Don Pasquale, non minimizziamo, e' un morto vero.
Intendiamoci, una bravissima persona.
- Eh certo, Don Giovanni. - Eh!
Anche se...
- Anche se? - A me non fa piacere parlare male
di una persona appena morta, pero'...
Don Gennaro, parliamoci chiaramente.
- Io non so niente, ditemi. - Eh, non so niente! Aveva 92 anni.
- Come c'e' arrivato? - Beh? Dove?
A 92 anni?
Lo stai accusando di essere diventato troppo vecchio?
- Bravo! - Ma stai zitto!
- Perche' morire proprio oggi? - Per farci dispetto!
- L'ho sospettato. - Ma che sospettato?
Quello moriva di salute. Muori oggi, muori domani, e' morto veramente?
- L'ha fatto apposta. - Sai quello che dici?
- Uno si suicida per troppa salute? - Non l'ho ucciso io!
- Ma a te devono ucciderti. - Non e' che non doveva morire.
- Ci mancherebbe. - Ne aveva il diritto.
- Ha parlato coi sindacati dei moribondi. - Ma anch'io ho il diritto di festeggiare.
- Cosa faccio con le bomboniere? - Ha gli occhi della pazza.
Si fanno le bomboniere per i morti?
- Don Pasquale, risponda lei. - Non hai fatto il catechismo.
- Bravo! - Le bomboniere sono quelle per i vivi,
quelle per i morti si chiamano tomboniere.
No, tomboniere non si puo' sentire.
Comunque, Don Gennaro, la festa non si puo' rimandare.
- Perche'? - Ha speso un patrimonio per le pizzette.
- Che patrimonio! Per 500 euro. - Sei e sette.
- Ok, sei, settecento euro. - No! 6.700 euro.
Seimila e settecento euro? Abbiamo comprato la pizzeria?
- Sai quanto e' costata la torta? - Posso immaginare.
- Diciotto piani. - Di torta? Ce l'hai l'ascensore?
- Non scherzare che c'e' un morto. - Adesso s'appella al morto!
Rigira la frittata.
(BUSSANO ALLA PORTA)
- Chi e'? - Calma.
- State calmi. - Sono io, ingegnere,
c'e' la signorina Lucia del piano inferiore. Vuole parlarle.
- Alla porta? - Ha una brutta faccia.
- E' successo qualcosa? - Che t'importa? Fatti i fatti tuoi.
- Mamma mia! - Non maltrattarla!
Arrivano.
- Don Gennaro, io aspetto qua. - Che e'?
GENNARO: E' un complotto!
Signorina Lucia...
Se ne va?
Ho visto che non venivate e non volevo disturbarvi.
No, che disturbate. Dica.
Volevo solo chiedervi di fare piu' piano. Solo questo.
Chiediamo scusa.
Ah! Sto preparando la salma e mio padre era molto alto.
- La signora sta preparando un salmone. - Si', una tartina.
Vuole un aiuto, signorina?
Non vi preoccupate. So che avete un evento importante,
i 18 anni di vostra figlia.
L'unica cortesia che chiedo, visto che c'e' il secondino,
fate chiudere il mezzo portone del palazzo.
- Solo questo. - D'altra parte si usa, va bene.
Ah! Fate mettere pure un bel drappo nero.
Solo questo.
Sempre nell'ingresso?
Illuminate solo coi candelabri, eh!
Solo questo.
E dove li prendiamo?
- Quelli della festa... - No!
Sei scemo?
Mettiamo anche il quadernone per le firme?
Si', grazie.
- E un sottofondo di musica funebre. - Facciamo la cappella nell'ingresso...
Grazie. Mio padre vi ringraziera' dall'alto.
Buona festa!
Mamma mia, che passo pesante.
- Mi pare la strega di Biancaneve. - Senza offesa per la strega.
Teresa, ti renderai conto che questo e' un macigno sulla festa?
- Non si puo', col palazzo bardato a lutto. - Pare brutto.
- Che disdetta e che sfortuna. - E' morto, purtroppo.
- Non poteva morire domani? - Invece e' morto oggi.
- Cosa hai detto? - Questo non poteva morire domani?
Bravo!
- Questo ragazzo e' troppo intelligente. - Questo?
- Non me n'ero accorto. - Ecco la soluzione!
Il morto non deve morire oggi.
Ti comunico che e' morto, oggi!
(VERSO DI STIZZA)
- Il morto deve morire domani. - Eh, Gesu'! Scendi e fallo resuscitare.
GENNARO: Che dici? - Deve morire per forza domani
- o anche dopodomani? - L'importante e' che non sia oggi!
Allora portiamolo al pronto soccorso ed e' a posto.
- Se ne accorgerebbero. - Ma che se ne accorgerebbero?
Prima che lo visitano, passano due giorni.
State zitti!
Chi e' che sa che e' morto? Noi e la figlia.
- E quelli del catering. - Io dico del palazzo,
non lo sa nessuno. E se non lo sa nessuno,
Don Giovanni non e' morto e, quindi, non c'e' lutto
e, quindi, possiamo fare la festa!
- E quindi? - Bisogna andare al piano di sotto,
convincere la signorina Lucia a dare la notizia del padre morto,
solo quando sara' finita la festa.
Che dondolate la testa?
Chi ci va da Lucia, lei?
- No, io squaglio la mozzarella. - Vai.
Per favore, che assurdita',
che idea andare da quella povera donna e chiederle di ingannare il destino.
Ingannare il proprio dolore, non si fa.
- Perche' dovrei farlo io? - Perche' sei il capofamiglia.
Adesso ti conviene che sono il capofamiglia.
Invece non lo voglio fare, perche' sono contrario eticamente.
Rispetto il lutto. L'ho imparato in famiglia.
Mia nonna, quando e' morto nonno, e' stata a lutto tutta...
Senza che fa Sissignore.
- Poi non ho coraggio. - Per dire a Mirea
- che bisogna annullare la festa ce l'hai? - Certo.
- Io sono il padre! - Non lo puo' cacciare.
Zappatore, taci. Io sono il padre.
Allora assumiti le tue responsabilita' e valle a parlare.
Certo che vado, mica mi manca il coraggio.
Nostra figlia e' una ragazza intelligente, di sani principi
e capira' certamente la... O no? Vado?
TERESA: Vai! DON PASQUALE: Fatti coraggio.
Mirea?
- Mirea? - Papa', non la sente, ascolta la musica.
- Vedo. - Io non riesco.
- Dove devo inserire questo? - Meglio che non rispondo.
- Tesoro. - Che c'e'?
E' successo... possiamo parlare un momento da soli?
Chiudete, per favore.
Purtroppo e' morto l'inquilino di sotto.
- Chi e'? - Quell'anziano, con la figlia. Ricordi?
- Ah, ho capito. - Al piano...
- Tesoro? - Madonna mia, che cazzo!
E cosa sono queste parolacce?
Ma che c'e'?
- E' tardi. Bisogna avvisare gli ospiti. - Centocinquanta.
- Centocinquanta. - Perche'?
- Perche' bisogna annullare la festa. - Stai scherzando?
- Niente affatto. - Veramente la festa non si fa piu'?
- Non immischiarti. - E mio padre?
- Ascoltami... - Dove va questo, papa'?
- Mirea, ascoltami. - Papa'!
- Cosa vuoi? - E' morto l'inquilino di sotto,
dobbiamo annullare la festa.
Come facciamo? Il palazzo verra' bardato a lutto.
- I candelabri, il quaderno per le firme. - Non serve l'elenco...
Non e' vero questo.
- Tu mi stai mentendo, papa'. - No, no...
- Questa e' una bugia, mamma! - Ehi, Mirea!
No, non fare cosi'. Aspetta. Rovini tutto il trucco e i capelli.
- No, ti prego, amore. - Non mi tirare.
- Aiutami, ti prego. - Ascoltami!
Aspetta, piano, piano.
- Siediti. - Uscite fuori.
Un bicchiere d'acqua, per piacere.
Amore, non fare cosi'.
- Amore, non fare cosi'. MIREA: No, no, no.
- Amore, ascoltami amore mio. - Mirea, non piangere.
- Tuo padre ha deciso cosi', hai capito? - Ho deciso cosi'.
Ha deciso che, siccome c'e' un morto di sotto,
la festa non si puo' fare, perche' facciamo una brutta figura.
Anche se il vecchio aveva piu' di 90 anni!
Novantadue.
TERESA: E prima o poi doveva morire.
Papa' sei cattivo, sei cattivo!
Perche' mi fai questo il giorno piu' importante della mia vita?
- E' impazzita. - Vattene tu!
- Vattene! Sei egoista, non mi vuoi bene! - Basta!
- Se non si fa, mi uccido! - Si sente tutto...
- Mi uccido! - Non dire queste cose!
- Io mi uccido! - Sono bestemmie, sei cosi' carina...
Ti uccidi per una festa? La festa si rimanda!
La festa si puo' rimandare, la morte di Matusalemme no?
E' lei la nemica!
La festa e' una questione di vita o di morte!
Ancora? Con queste frasi?
Papa'. Se Mirea si ammazza, mi ammazzo anch'io, eh?
Dopo ogni brutta notizia, c'e' sempre quella buona.
- Tesoro... - Vattene!
Non ti permettere, non mi toccare!
MIREA: Vattene! - Vattene.
Avrai sulla coscienza la sua vita.
Se sei un uomo, adesso scendi per parlare con Lucia,
chiedendole di rimandare la notizia.
Vai!
Eh, caro Gennaro,
purtroppo... i figli...
non sono padri.
Gennaro, io veramente...
non so dire belle parole come quelle di Don Pasquale.
Nel mio piccolo, le posso dire:
"Di figlia ce n'e' una sola."
Beva un sorso di cognac.
No, guardi, io sono astemio.
Fa effetto prima, le viene prima il coraggio e parla con Lucia.
- Capito? - Ha ragione. Seguo il suo consiglio
perche' la signorina Lucia mi fa veramente paura.
Mia moglie insiste...
Beva, beva, beva.
(VERSI)
- Basta. - Qualcosa di dolce?
- Cos'e'? - Limoncello.
- Limoncello? - Beva, beva.
- Ma basta... - No, beva!
Altrimenti lei perde la famiglia, io perdo il lavoro.
- Basta cosi'. - Beva ancora cognac.
- Beva! - Scusi, ma lei mi vuole uccidere.
Anche se qui, se io muoio, qui la festa la fanno lo stesso.
Beva!
Bravo... (in napoletano) Un altro sorso.
- Un altro? - Nato seors. Nato seors.
In indiano bere si dice nato seors. Capito?
Ma veramente? Ma che combinazione,
lo sa che anche in una cittadina vicino Napoli, Pozzuoli, conosci?
- No, mai stato. - Si dice "nato seors": un altro sorso.
Ah, veramente?
Ma lei e' indiano di Colombo?
- Picchione? - Picchione?
- Insomma, questa festa si fa o no? - La miseria! Signora.
- Eh... - Che faccio?
- Stiamo tentando. - Nostro signore adesso ci salvera', eh?
Amen.
Comunque, non so se e' l'alcool che sta facendo effetto,
ma mi sento meglio, piu' forte.
Mi sento come il giorno di nozze sull'altare,
quando il prete disse: "Gennaro Parascandolo, vuoi sposare
la qui presente Teresa De Rosa?" E io risposi: "Si'", senza esitare.
Ma, dopo un attimo, pensai:
"Eh! Che coraggio!"
Vado.
Prego. Prego.
- Posso? - Avanti.
- Sicuro? - Prego.
Condoglianze. Si ricorda Parascandolo, che rimanemmo...
chiusi nell'ascensore, si ricorda?
Che ha fatto? Un momento, perche' ha chiuso a chiave?
Perche'? Hai paura?
No, me la faccio addosso.
Le case sono lo specchio delle nostre anime.
Ah... questa casa e' lo specchio dell'anima di chi e' morto?
Di papa' morto. Possiamo aprire? Ho un po' di ansia.
Lucia, io le dovrei parlare.
- Vieni, vieni. - Ah, ci diamo il tu?
Si'.
Signorina, no, mi gira un po' la testa.
Lucia, per favore. Madonna, oddio, no!
Il morto nel salotto. Mi fa impressione.
E perche'? Tanto, prima o poi, ci tocca a tutti.
E' vero, intanto mi tocco io...
Mamma mia. Oddio, signorina Lucia.
LUCIA: Vieni. - Andiamo altrove,
mi sta venendo la nausea per il cognac.
No, parliamo davanti a lui. Gli facciamo compagnia.
Sono le ultime ore che passa nella sua amata casa.
- Su. - C'e' la polvere?
- Si sieda. - Mamma mia!
- Buonasera, signor Don Giovanni. - Papa', abbiamo visite.
La mano che ha toccato il morto, no. Mi fa impressione.
A vederlo cosi', come sta bene, eh?
Era cosi' alto papa'? Complimenti!
- Che cos'e'? - Vermouth.
Sono astemio, ma mi hanno gia' dato parecchia roba...
E' amaro, e' amaro.
Come mai sei qui?
E dunque, Lucia, ti devo dire una cosa un po'...
- Poi davanti a papa', pare brutto. - Hai aspettato due anni per parlarmi.
Due anni? No, che due anni, dieci minuti.
Adesso con mia moglie abbiamo litigato in camera di mia figlia.
(VERSO)
Nonna, nonna, nonna...
Allora tu cosa vorresti?
- Che non ti agiti. - Tu sei un uomo sposato,
- io sono una donna perbene. - No, ma io...
(URLO DI DOLORE)
Ti ho aspettato tanto tempo.
Pero' ti sono stata fedele.
Le mani del morto! Tutte e quattro le falangette mi hai spezzato!
Fammi prendere un po' di spirito. (VERSO DI DOLORE)
- Brucia. - Sei disposto a lasciare tua moglie?
Il problema e' mia figlia.
Ormai e' maggiorenne, oggi lo diventa.
Eh! Ha minacciato il suicidio.
Addirittura questa sceneggiata!
Poi si vuole uccidere pure Bebe'.
Sarebbe una fortuna, ma non ci credo.
Allora tu perche' sei venuto?
Cosa pretendi da me?
Che viva il nostro amore da clandestina?
Questo sei venuto a chiedermi?
Non so se e' l'alcool, ma non seguo il tuo ragionamento.
- Non sei venuto per portarmi via? - Dove dobbiamo andare?
Non sei venuto a prendermi?
No.
(urlando) Che cazzo sei venuto a fare?
Vattene a casa tua e non venire piu' a casa mia. Hai capito?
Ma chi e' questa cafona, ho cambiato canale?
- Oddio mio. - E' inutile che fai il santarellino,
non eri cosi' timido nell'ascensore.
Quando? Due anni fa?
Mmm. E non ti ricordi quello che mi hai fatto?
Non mi ricordo? Mi ricordo quello che tu hai fatto a me!
Hai approfittato di me,
io avevo perso i sensi.
No, quando mai.
Tu avevi perso i sensi e ti ho fatto la respirazione bocca a bocca.
Con la lingua?
Per forza io la lingua ce l'ho sempre in bocca. Sta tutto insieme.
La lingua...
Ah percio', ah...
- Si sta riprendendo, signorina. - Ancora.
- No, si e' salvata. Siamo nell'ascensore! - Dove siamo?
- Oddio, l'ascensore! - C'e' una signorina...
No, si calmi, si calmi.
- Aiuto! Aiuto! - Aprite!
(GRIDA INDISTINTE)
Signor portiere?
Tu sei nato portiere.
- Signora? TERESA: Che c'e'?
- Mi sto preparando. - E' arrivato un ospite.
TERESA: Un ospite? Cosi' presto?
Chi e' questo maleducato?
L'assessore Cardellino.
TERESA: E' arrivato l'assessore Cardellino?
Assessore, prego, ultimo piano.
(sottovoce) Lello, vota Lello. Lello potere.
Lello potere, Lello potere.
Assessore!
Assessore Cardellino!
Quale onore. Che piacere averla qui.
Buonasera, signora Parascandolo.
- Scusi se sono arrivato in anticipo. - No, che anticipo.
Lei e' il nostro ospite numero uno,
quindi doveva essere qui per primo.
Sono arrivato adesso da Bruxelles, un viaggio infernale,
c'era la nebbia, m'hanno bocciato le mozzarelle.
E' andato tutto storto.
Qualcuno me la sta tirando.
E invece di andare a casa a cambiarmi, ho preferito venire direttamente qua.
Ho pensato:
- "Dovessi fare un incidente col taxi." - No!
Mia moglie ci raggiunge tra poco.
Allora, nell'attesa di sua moglie, mi prendero' cura io di lei.
Grazie, non esageriamo...
TERESA: Maggiordomo!
ATZOKA: Si'?
Forza, Atzoka, venga a prendere i bagagli di sua eccellenza.
- Pure i bagagli. - Prendili e portali in camera mia.
(in napoletano) Dove s'e' vista una festa con le valigie.
Non ho capito.
No, e' impossibile, l'indiano e' ostrogoto.
Sa che ha servito anche una mahraja?
Ah! Beh, dovesse servire un permesso di soggiorno...
Lei e' troppo generoso.
Prego, si accomodi.
LUCIA: Siediti! GENNARO: No, ti prego,
non usare le mani perche' mi fai paura.
Che c'e'? Non ti piaccio piu'?
Non preoccuparti, non mi sei mai piaciuta.
- Nel senso buono. - Allora perche' sei qua?
Perche' non te ne vai?
Perche' come me ne vado, se la porta e' chiusa a chiave?
Genny, dai.
- Chi e' Genny? Il parrucchiere? - Lasciati andare.
No, senti Lucia,
io sono qui perche' ti devo fare una proposta.
- No... - Si', si'. si'.
No, non questa proposta qua.
Sono mesi che non vedo la bomboniera, non so nemmeno dove si trova.
No, ti devo parlare di tuo padre.
Che e' morto oggi, che c'e' la festa.
Allora, Lucia, a me mi hanno mandato a chiederti questa cosa,
perche' io non l'avrei mai fatto.
Non e' che, tante volte,
tuo padre preferisce...
morire domani?
Papa'...
hai sentito che cosa vogliono i Parascandolo?
Ah, papa'.
Vogliono che tu muoia domani, cosi' possono fare la festa.
Ti stai alterando?
Lucia mi hanno mandato,
ti prego, non farmi...
E allora fammela prima a me.
Che cosa?
La festa.
Ma hai fatto 18 anni anche tu, Lucia?
Assessore, se vuole rinfrescarsi, camera mia e' come se fosse camera sua.
Grazie, una bella rinfrescata ci vorrebbe.
Sono salito a piedi, l'ascensore era fuori uso.
Lello, ma scusa, e' rotto l'ascensore?
L'assessore e' salito a piedi. Dobbiamo licenziare il portiere.
Si rompe sempre. Ora che divento portiere io, cambiera' tutto...
Il nostro secondino, molto valido.
Assessore Cardellino, c'e' mancato poco che non mettevano il palazzo a lutto.
A lutto? Perche' c'e' un morto nel palazzo?
Ma quale morto?
- E' l'ascensore che e' morto pure oggi. - L'ascensore.
No, perche'...
se c'e' un morto nei paraggi, io scappo come una lepre!
- Eh! - Temo malocchio e pompe funebri!
Pure io.
D'altronde, se ci fosse stato un morto nel palazzo,
avreste annullato la festa. No?
Ma noi Parascandolo, siamo cosi' devoti, cosi' sensibili.
- Il fatto... - Ma perche' io sono molto superstizioso.
- Ah, pure io. - Certe cose mi fanno impressione.
- Pure a me. - Gia' un mezzo portone chiuso,
- mi farebbe impressione. - Figuriamoci il panno nero, il libro...
E' un fatto di famiglia, io sono un Cardellino,
- se trovo un panno nero... - Il Cardellino non canta.
- Hai fatto una battuta? - Involontaria.
Prego, assessore, si accomodi di qua.
Grazie.
Ma qual era questa battuta?
Ma Don Gennaro che fine ha fatto?
(TELEFONO SQUILLA)
(sottovoce) Teresa...
Gennaro, e' arrivato Cardellino.
Devo parlare sottovoce. Questa e' pazza,
mi ha chiuso dentro, chiama i pompieri, la polizia, voglio uscire.
Se sa che c'e' un morto nel palazzo, questo scappa.
Hai convinto l'orfana? Il morto deve morire domani.
No, che convinta!
E' lei che vuole convincere me.
- Vuole che le faccia la festa. - Eh, va bene,
- se vuole venire alla festa falla venire. - Nossignore.
Teresa, vuole farmi vedere la bomboniera.
- Ma che stai dicendo? - Vuole fare l'amore con me.
Gennaro, ascoltami bene:
fai qualsiasi cosa,
ma dobbiamo fare la festa.
Teresa!
LUCIA: Genny!
Genny...
Facciamolo qua.
No, non mi piacciono queste porcherie, col morto qui.
Dov'e' il morto?
Non vedi tuo padre, morto, qua?
Papa' muore domani, l'hai detto tu.
Uh, e' vero! Che sciocco!
Mi sono dato la zappa sui piedi.
Stenditi.
- No. - Ti ho detto stenditi.
Ma steso proprio di lato?
Al centro.
(piagnucolando) Proprio al centro, proprio addosso a lui.
Se arriva tuo padre e ci trova, pare brutto.
- Stenditi. - Ami la posizione del granchio fellone?
E scendi giu'.
Ah! Il freddo della morte, il freddo della morte.
- Chiudi gli occhi. - Gli occhi no, ti prego.
Chiudi gli occhi.
Ti devo fare una bella sorpresa.
No, Lucia, ti avverto che se mi sbottoni i pantaloni,
ti faccio io la sorpresa.
Perche' normalmente e' morto, ma col morto sotto, e' defunto.
GENNARO: Ti prego, Lucia, che stai facendo?
Una bella sorpresa.
(URLA)
Ti ricordi quello che mi hai fatto? Te lo ricordi?
Te lo ricordi o no?
- Non me lo ricordo. - Vuoi dire che l'ho fatto io?
Vuoi dire che sono una zoccola?
Papa', lo hai sentito?
Sono una zoccola, hai una figlia zoccola.
Ora lo devono sapere tutti che qua c'e' una zoccola.
Lo sapete che qua c'e' una zoccola?
Tutti lo devono sapere.
- Ah, lei sta qua? - No.
In questa casa c'e' una zoccola, ma ora lo dico a tutti!
(urlando) Venite, in questa casa c'e' una zoccola.
Non e' vero, l'abbiamo fatta la derattizzazione.
Lello ha una sola parola.
- Lello, deficiente! - Don Gennaro, ma che e' successo?
Don Gennaro...
Ma cosa sta facendo?
- E' una casa di pazzi. - Andiamocene.
Dobbiamo scappare.
Attenzione, attenzione.
A me i topi fanno paura...
T'ho aspettato per due anni.
Per due anni, qua sotto con mio padre,
a sentire i vostri passi che mi raccontavano tutto di voi.
Che ti raccontavano?
Ogni istante della vostra vita serena.
Ti hanno raccontato tante stronzate, Lucia.
Comunque e' tardi, quel che e' fatto e' fatto.
Mi dispiace per papa' che ha pagato per le tue colpe.
Ma quali colpe, non c'entro niente con la morte di tuo padre.
Tuo padre e' morto di vecchiaia, aveva 92 anni.
- Novantadue. - No, no.
Barbiturici.
- Cosa? - L'ho ucciso io.
Gliel'ho messi nel vino.
Li prendeva quotidianamente, gli ho aumentato solo le dosi.
Dormira' per sempre.
L'ha ucciso lei!
Non l'ho ucciso io!
Perche' l'hai ucciso, pazza che non sei altro, perche'?
Adesso anche l'offesa della festa di tua figlia.
La potevamo fare noi una figlia.
Una figlia?
Dovevo farmi mettere incinta.
Sei pazza, ma quando ti mettevo incinta?
In ascensore con una respirazione bocca a bocca?
Sono sposato da 25 anni, ho una figlia, e non so nemmeno se e' mia!
- Eh! - Eh, che?
Perche' l'hai ucciso? Per non farmi fare la festa?
Non ho ucciso solo mio padre, ho ucciso anche me stessa.
Ho bevuto il vino avvelenato.
- Dimmi che non e' vero. - Cosi' ora potrai fare la festa.
Papa', ti sto raggiungendo.
No, ti prego, Lucia.
- Addio! - Lucia, Lucia!
Don Gennaro... e' morta.
Lello, Lello, controlla se e' viva ancora.
- Mi fa impressione. - Falle la prova cuscino,
mettile il cuscino in faccia. Se si agita, soffocala, questa zoccola!
- E' morta. - E' morta.
Assessore.
Mi scusi, stavo cercando di recuperare i miei vestiti.
Glieli faccio portare subito,
ho fatto dare loro una rinfrescata, una stiratina.
- Si sente meglio? - E certo.
Una bella doccia ci voleva proprio.
Lei e' in gran forma. Ha un bel fisico.
Bah, insomma.
Fino a poco tempo fa, ogni mattina facevo jogging,
- adesso con tutto quello che ho da fare. - Eh, lei e' famoso, troppo importante.
Licenze, permessi, le chiederanno sempre qualche cosa.
Sono assessore ai lavori pubblici, faccio girare molti soldi.
Sono molto felice che diventeremo parenti.
Infatti, ho saputo, i nostri ragazzi si sono fidanzati.
Belli, ma quanto sono belli. Io gia' immagino il loro matrimonio.
Assessore, se permette, venga nello studio di mio marito,
venga che si rilassa un po', venga.
Ecco qua. Se lei mi permette...
le faccio vedere la bomboniera.
Signora, ma lei cosi' mi lusinga.
Chiudete gli occhi, assessore.
Lello, Lello,
dobbiamo cercare se ci sono tracce nella casa della mia presenza,
altrimenti possono accusarmi che eravamo amanti e m'arrestano.
- Di' a Teresa di cominciare la festa. - No, non si puo' fare.
Non l'abbiamo fatto con uno, lo facciamo con due morti?
Qui sta la finezza,
perche' se noi facciamo la festa, nessuno puo' sospettare
che facciamo talmente schifo da fare una festa con due morti sotto casa.
Se non la facciamo, chi indaga sospetta e dice:
- "Perche' non avete fatto la festa?" - "Perche' ci sono due morti."
- "E chi ve l'ha detto?" - "La figlia."
- "Ma se e' morta, quando ve l'ha detto?" - "Prima di morire."
- "Prima di uccidere il padre?" - "Che ne sapete voi?"
"Eravate complici!" E mi arrestano.
Siete tale e quale a Don Matteo!
Lello corri, mi raccomando, iniziate.
- Gennaro, speriamo che non vi arrestino. - Tu porti sfortuna, vai!
Di' a mia moglie musica a tutto volume,
cibo per tutti e che sia una festa esagerata.
(URLO DI PAURA)
Ha fatto un pupazzo con la mia faccia!
Madonna! Misery non voglio morire.
Mamma mia.
Guarda qua...
Non ci posso credere.
Questa pazza!
Questa pazza.
(VERSI INCOMPRENSIBILI)
Muore... muore domani.
DON GIOVANNI: Parascandolo.
Parascandolo?
Parascandolo?
Parascandolo, mi senti?
Parla, dimmi qualcosa.
INFERMIERE: Parascandolo parla, avanti!
Parascandolo.
Come parlo con questa cosa in faccia?
Ma chi sei, Don Giovanni?
Ma questo puzza d'alcool.
E' stato lui.
Dondola la testa, e' indiano,
mi ha dato cognac e limoncello.
Ah, e' ubriaco.
Quante sono queste?
Eh! Quei tre la' davanti, fanno un'accoppiata fantastica.
Invece di portarlo in ospedale, e' meglio portarlo in manicomio.
Il morto deve morire domani,
- altrimenti non si puo' fare la festa. - Quale festa?
Sul terrazzo, stasera.
Non la puoi fare stasera sul terrazzo, diluvia.
(TUONO) Eh?
Diluvia!
- Piove? - Piove a tutta forza.
(RIDE)
Bentornato, papa'.
Cinquanta giorni di coma, il Signore ti ama.
Don Gennaro, portiere, voto "uaneme".
Io sono ancora vivo.
- Saluta papa'. - No, mi fa impressione.
Ma non capisce niente, poverello.
Ah, finalmente l'hai ripreso l'ascensore.
(VERSI INCOMPRENSIBILI)
D'altronde e' stato proprio Don Giovanni a chiamare l'ambulanza per mio marito.
A me non dissero niente per non spaventarmi.
D'altra parte, io ero davvero agitata per il problema della pioggia
e non m'ero proprio accorta che fine avesse fatto il mio povero marito.
Pero' pure tu Gennaro, eh,
con questo fatto della respirazione bocca a bocca.
Sei stato proprio un mascalzoncello.
E' acqua passata.
Io, avevo un forte esaurimento nervoso. Ora sto bene.
Comunque, io il vino rosso da mia figlia non me lo faccio versare piu'.
Il vino rosso fa miracoli.
Fa resuscitare i morti.
E allora la prossima volta bianco.
E meno male che la signorina Lucia
si sbaglio' con le dosi del sonnifero.
Morte apparente.
Praticamente, Don Gennaro,
si dice apparente quando la figlia cerca di uccidere il padre.
Lei sara' anche diventato portiere,
ma culturalmente e' rimasto un secondino. E chiudetela quella bocca.
Un secondino. Avesse detto un terzino, un attaccante.
Carmelina, portaci un bel caffe', per favore.
Il caffe' e' sul fuoco, a momenti esce.
TERESA: Allora andiamo a berlo sul terrazzo.
- Va bene. - Andiamo, Gennaro, vieni anche tu.
Comunque, abbiamo mangiato benissimo.
Don Pasquale, vi posso parlare?
Certo, dimmi.
Mi vorrei confessare.
- Va bene. Venite domani in parrocchia. - No, devo farlo adesso.
- Adesso, qua davanti a tutti? - Tanto lui non capisce.
E va bene.
Dimmi.
Io non ho 92 anni.
Ti togli gli anni come le donne?
Facevo l'attore,
poi ho dovuto interrompere per prendere il posto di mio padre.
Come attore eravate bravo?
In realta',
io mi chiamo Luigi e ho 60 anni.
Minchia!
E' bastato piegarmi un po', aggiungere del bianco nei capelli,
un po' di trucco. Il resto lo ha fatto l'indifferenza della gente.
Nessuno si accorge piu' di niente, Don Pasquale.
Nessuno guarda piu' niente.
Ma perche' fare tutta questa messinscena?
Per la pensione di papa'.
Guadagnava bene, ha fatto una bella carriera in banca.
Io, col mio mestiere, per dire la verita', stentavo un pochettino.
Mia sorella avrebbe potuto fare la maestra, ma...
il suo sistema nervoso non ha mai funzionato.
Ma noi siamo gente perbene, Don Pasquale. Lo facciamo per bisogno.
E ho capito.
- E avete fatto bene. - Ah!
Se non prendevate voi questi soldi, chissa' dove finivano.
DON GIOVANNI: Bravo. Allora mi perdonate?
Ti perdono, si'! Io chissa' che m'aspettavo.
Magari, se fate una piccola offerta...
Come no, una bell'offerta alla Chiesa.
No, che anche li', chissa' dove vanno a finire.
Fatela direttamente a me.
Gennaro stava troppo male, come faceva a lavorare?
Brava Carmelina, sei arrivata col caffe'.
Un applauso a Carmelina, bravissima cuoca.
- Brava cuoca. - Brava!
Un bel caffe' ci voleva proprio.
Eccolo qua. Bambolina, prendi anche tu il caffe'.
E meno male che Carmine ha preso a cuore
l'azienda di Gennaro e cosi' i lavori sono proseguiti.
- Chi e' Carmine? - E' papa' mio.
Non e' in galera?
Sta ai domiciliari.
Pero' il domicilio e' bello. Ha la piscina, il campo di calcetto...
Ieri hanno fatto la partita indagati contro condannati.
- Com'e' finita? - E' stata sospesa.
Carmine ha preso l'azienda di Gennaro e l'ha intestata a Bebe',
i lavori sono andati avanti. Anzi, sono proprio aumentati.
Adesso stiamo nell'edilizia pubblica,
con un volume d'affari che mio marito non avrebbe proprio saputo gestire.
Non aveva il carattere.
Scusate, ma ha un sapore strano questo caffe'?
- A me gira la testa. - Anche a me.
Mi gira la...
TERESA: Che c'e'? Carmelina? LELLO: Ha allappato qua.
TERESA: Carmelina!
Gennaro...
Ma tu stai bene?
Insomma.
Don Gennaro!
Ciao!
Il veleno.
Che sta dicendo?
Il veleno, nel caffe' che avete bevuto.
- Che ha detto? - Milano.
Ha detto che ha messo il veleno nel caffe'.
Anche a me?
Ma come? Alla piccolina? Gennaro, ha 18 anni!
- Hai messo il veleno? - Puo' solo peggiorare.
Un'altra volta!
Ma perche'?
Assassino...
Gennaro, perche' hai fatto questo?
Senti chi parla.
Mi sento male.
(VERSI INDISTINTI)
Chi ci da' l'estrema unzione?
Chieda a qualche collega.
- Che e' successo, non ho capito. - Un idiota.
State per morire.
- Estrema unzione. - Don Gennaro,
Don Gennaro, ma sto morendo?
- Non sento, vieni di qua. - Non c'e' tempo!
"Uaneme."
Ah! Finalmente.
Mamma mia, tosti, eh?
Che dici, Carmelina, abbiamo fatto bene?
- Se lo sono meritato. - Sicuramente, ingegnere.
In due mesi che e' stato all'ospedale, una volta sono venuti a trovarla.
Si sono assicurati che era in coma e se ne sono approfittati.
Peggio dei proci.
Procida?
- Vuoi fare la fine di Lello? - No, Don Gennaro, no.
No, scusate.
- Si sono spaventati, eh? - Eh!
- Questo sonnifero e' potentissimo. - Eh!
- Ha fatto effetto in un istante. - Si sveglieranno fra due ore.
- Peccato... - Gia'.
Va bene. Io quasi quasi mi faccio la barba,
- la doccia, mi cambio e vado via. - Anch'io vado via.
Stammi bene, Carmelina.
Grazie.
- Di cosa? Grazie a te. - Dove andra'?
Me ne voglio andare in un posto dove buongiorno, spero almeno,
voglia dire ancora buongiorno.
Grazie.
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