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Zulu
È importante ricordare che l'eccellenza
non è solo un punto di arrivo.
È un viaggio continuo.
Un viaggio che richiede passione, curiosità
e un impegno verso il benessere umano.
Il vincitore del premio di questa sera
ha dimostrato di possedere queste qualità.
Per questo è un vero onore
potergli consegnare il nostro premio più prestigioso.
Il premio d'eccellenza in psicologia
va al dott. Ulises Verón.
Congratulazioni.
Grazie.
PREMIO D'ECCELLENZA IN PSICOLOGIA FONDAZIONE BAUMANN - 24ª EDIZIONE
Grazie. Grazie mille. Buonasera a tutti.
Vorrei iniziare ringraziando
la Fondazione Baumann per questo premio
e mia figlia, che è qui stasera.
Mi ha sopportato a lungo come padre
e ora anche come capo.
Un doppio ruolo che potrebbe farle vincere un premio un giorno,
in un mondo più giusto di questo.
Ora che abbiamo sbrigato le formalità,
vorrei dire
che abbiamo un problema.
Ed è un problema serio.
L'Argentina è il Paese
con la più alta concentrazione di psicoanalisti al mondo.
Tuttavia, negli ultimi 30 anni,
il numero di persone che soffrono di qualche disturbo,
che sia mentale o comportamentale,
è praticamente raddoppiato.
Fino a poco tempo fa, avevo un paziente che molti di voi avranno conosciuto.
Uno psicologo rinomato con una carriera illustre.
La scorsa estate, questo collega
ha abbandonato il suo studio, i suoi pazienti e persino la sua famiglia,
per trasferirsi nella provincia di Córdoba
e unirsi al gruppo Fratellanza della Verità Suprema.
Ho detto che era un mio paziente, non perché abbia smesso di esserlo
dopo essersi unito a questo gruppo, al contrario.
Abbiamo fatto delle sedute telefoniche due volte a settimana.
Ho parlato al passato perché tre mesi fa è stato trovato morto,
a Cuesta de la Totora, nella provincia di Córdoba,
dove si era recato
per uno dei suoi regolari scambi energetici
con il piano superiore.
La causa della morte è stata l'ipotermia, secondo l'autopsia.
È stato un incidente.
Quindi mi chiedo questo.
Avrei potuto fare qualcosa, come terapeuta,
per evitare questa tragedia?
Non lo so.
Avrei dovuto cercarlo di più?
E cosa possiamo pensare di tutti quei pazienti
che avevano affidato la loro salute mentale a questo collega?
Possiamo essere certi che siano stati seguiti adeguatamente?
Io non ci metterei la mano sul fuoco.
Dunque, cosa sto cercando di dire?
Non credo di meritare questo premio.
Non mi aspetto una risposta a tutte queste domande,
perché la verità è che le parole non sono più utili.
Ho bisogno di azioni. Abbiamo bisogno di azioni.
Quindi…
lascerò qui questo premio
con un'ultima domanda.
Che diavolo abbiamo intenzione di fare?
TERAPIA CREATIVA
- Buonasera. - Buonasera.
Un calice di Cabernet Franc, grazie.
- Certo. - Grazie.
- No, per favore… - No, per favore. No.
No, davvero. Puoi chiedere in giro.
Grazie.
- Un attimo. Torno subito. - Certo.
Ma cosa fai?
Eugenio Tirabosco. Non mi conosci.
Sono Ulises Verón, il terapeuta di Mónica.
- Come va? - Senti.
Vado al sodo prima che torni la tua ragazza.
- Non è la mia ragazza. - Lo è.
A me non importa, non ti giudico.
Anche Mónica lo sa.
Non so se sa di questa ragazza nello specifico, ma lo sa.
Ascolta, ti chiedo di lasciare casa tua domani.
Come?
Dirai a Mónica che vuoi separarti.
Che ci hai pensato ed è definitivo.
Lei non riesce a lasciarti, anche se ci pensa da molto tempo
e anche se sa che sei un narcisista patologico.
Scusa l'onestà.
- Chi cazzo credi di essere? Vattene. - Ti ho già detto chi sono.
Sono il terapeuta di Mónica e voglio il meglio per lei,
che è anche il meglio per te.
Ti consiglio di trasferirti
nell'appartamento tra Callao e Quintana, di cui lei non sa nulla, ma io sì,
e di lasciarle la villetta a Belgrano.
Poi, lunedì mattina, parla col tuo avvocato, l'avv. Bremer,
per avviare le pratiche di divorzio.
- Come fai a sapere… - Lasciami finire.
Eugenio, hai 62 anni.
Hai ancora tempo, sei giovane.
Per quanto ancora vuoi mentire a te stesso e agli altri,
uscendo con ragazze che potrebbero essere tue figlie?
Eh?
Ti credi il più furbo del mondo per la tua doppia vita,
quando, in realtà, non sai gestirne nemmeno una.
Ti sei costruito una gabbia intorno
e ora non puoi uscirne.
Sai che stai cercando di nascondere il fatto che soffri di…
angoscia, o no?
Eugenio, la chiave per aprire quella gabbia,
ce l'hai tu.
E solo tu.
Libera te stesso e libera anche lei.
Si vive meglio senza angoscia.
Me ne vado.
Scusa. Ti lascio il posto.
- Ciao. Come va? - Ciao.
Allora, quando vieni al club? I ragazzi chiedono di te.
Ci vediamo.
Ah, prendete la meringata. È squisita. Ciao.
Chi era?
Un amico.
Sapeva che le femmine di orango possono partorire solo ogni otto anni?
No, non lo sapevo.
Gli studi dimostrano che le femmine fanno visita alle madri per tutta la vita,
ed è strano per gli animali.
Stai facendo questa riflessione zoologica
perché credi che, al contrario, tua madre…
È una stronza del cazzo!
Mi scusi tanto, ma è la verità.
Una scimmia in culo al mondo è più legata a sua madre di me.
Com'è possibile?
Hai pensato alla mia proposta?
Lasci perdere. Non verrebbe mai qui.
E poi non è necessario, no?
L'hai definita una stronza del cazzo. È grave.
Sembra più grave di quanto è. Non è così grave.
Già parlarne con lei mi fa sentire meglio.
Non so se sono pronta a fare quel passo.
Non è che ho paura, ma non voglio che si arrabbi.
Bene, ti auguro una buona settimana.
- Anche a lei. - Grazie.
Ti accompagno.
Ti ho ordinato un'insalata.
- Mangiala ora. Dopo non avrai tempo. - Grazie.
Sta arrivando il taxi per lo studio televisivo.
A proposito, dopo il programma,
ho una seduta con Mónica e poi ho finito per oggi?
- No, ho inserito un nuovo paziente. - Non me l'hai chiesto.
C'era un buco e l'ho riempito. Che dovevo chiederti?
Ok.
Lo conosci. Martín Bouchard.
- Bouchard? Mi dice qualcosa. - Lo scrittore.
Ah, sì.
- Ti ho regalato il suo romanzo. - Giusto.
- Vedo che l'hai letto. - Sì, giuro. Due volte.
Mi è piaciuto di più la seconda.
Che farai?
Dormi in auto? O prenoti una stanza?
No. Sto da un amico finché non trovo qualcos'altro.
- Tranquillo. - Ok. Se hai bisogno, dimmelo.
Va bene. A presto.
Stammi bene.
È una valigia grande?
Mi scusi?
Ho sentito che tua moglie ti ha fatto le valigie e ti ha cacciato.
La valigia è abbastanza grande per contenere tutte le tue cose
o ci ha messo solo dei vestiti?
Non lo so. La prenderà mia cognata.
Scoprilo. Se la valigia è piccola, vuole che torni.
Credo sia molto arrabbiata.
Se fosse così, non ti avrebbe preparato la valigia.
Ti avrebbe buttato fuori di casa con le tue cose o le avrebbe buttate.
Questo è un avvertimento
e credo ci sia spazio per una riconciliazione.
Dovresti provarci.
Bentornati a Ogni pomeriggio.
Con noi, come sempre,
la persona che considero il miglior psicologo del nostro Paese.
Il dott. Ulises Verón. Come va?
SCRIVICI SU WHATSAPP
Bene, grazie.
Risponderà alle vostre domande
inviateci tramite social o il numero WhatsApp in sovrimpressione.
- Iniziamo? - Sì.
Bene, cominciamo con la prima. Mari di Villa Ballester ci chiede:
"Cosa si deve fare se tua sorella non ti parla?
Se non la cerco io, lei può non parlarmi per mesi.
È una tortura", dice Mari di Villa Ballester.
Beh, innanzitutto, direi a Mari di Villa Ballester
che quella non è tortura, senza offesa.
La tortura è l'inflizione deliberata di una sofferenza a una persona
con uno scopo o un impatto finale.
Il suo caso è diverso.
Tua sorella non vuole avere a che fare con te.
Per questo non ti parla.
Non è minimamente interessata a te, purtroppo.
Non parlarle. Niente. Zero.
Vediamo chi parla per prima all'altra.
È stato diretto.
VERÓN RISPONDE ALLE DOMANDE
Va bene, andiamo avanti.
Il prossimo è Marcelo da Monte Grande.
Chiede cosa fare quando un bambino reagisce in modo strano.
Per esempio: "Rifiuta di andare a scuola. Dà calci ai giocattoli se sgridato. Urla".
Sembra che abbia un problema. Cosa dovrebbe fare?
È possibile che Marcelo
abbia trasmesso al figlio le sue frustrazioni,
a partire dalla più grave, ovvero non sapere come educarlo.
Marcelo,
cosa ci fai col culo sulla sedia alle 15:00,
a inviare messaggi a un programma TV,
pretendendo che qualcun altro ti risolva i problemi?
Non funziona così. Devi sporcarti le mani.
Non voglio arrabbiarmi. Scusa. Grazie per la domanda. Un abbraccio.
Il prossimo.
Bonsoir, mademoiselle. Sono Martín Bouchard.
Buonasera. Si accomodi pure.
La conosco.
Ho tutti i suoi romanzi.
Li ha anche letti?
Sì, li ho letti. Prego, si accomodi.
Mi scusi la schiettezza, ma il suo profilo mi ricorda molto
il ritratto di Giovanna Tornabuoni di Domenico Ghirlandaio.
Glielo diranno spesso.
No, in realtà, no.
La chiamerà subito.
È stato così improvviso che non sapevo cosa fare.
Ti ha mai detto perché ha preso quella decisione?
Diceva solo: "Devo aprire la gabbia".
"Devo aprire la gabbia."
"Quale gabbia, Eugenio?" "La gabbia."
Quando se n'è andato, sono crollata. Ero così sconvolta.
Non riuscivo a smettere di piangere.
Quella sera mi sono addormentata senza prendere le pillole.
Neanche una. Ero esausta.
E mi sono svegliata completamente riposata dopo aver dormito per nove ore,
come se qualcuno che mi stava sopra mi avesse tolto il piede dal petto.
Ho sentito un'energia che non so spiegare.
Una specie di elettricità.
Una voglia di fare cose.
Così salgo in auto e parto, senza paura.
Prendo la corsia veloce sull'Avenida del Libertador,
da sola con i miei pensieri, senza musica, e accelero.
Arrivo a 60, 70, 80, a salire.
A 90!
A un certo punto,
sterzo per evitare una moto e urto lo specchietto di uno.
"Stronza!", mi urla l'idiota.
E io: "Ma ti sei visto allo specchio?"
L'idiota inizia a ridere a crepapelle.
Scendo dall'auto per dargli i documenti
e lo guardo bene.
L'idiota era carino.
Per fargliela breve,
l'ho portato a casa.
Credo che stiamo per conoscere una nuova Mónica.
L'ho usato come uno schiavo. Mi è piaciuto un sacco.
SCRITTORE E CRITICO LETTERARIO
- Martín? - Sì.
Piacere.
Accomodati.
Età?
Cinquantasette anni.
Ok.
Stato civile?
Felicemente celibe.
- Figli? - No.
Professione?
Che c'è?
Tra tutti i terapeuti, mi tocca quello che non sa chi sono.
- Ti dispiace dirmelo? - Certo.
Sono Martín Bouchard. Sono uno scrittore.
Ho pubblicato diversi romanzi, tutti molto apprezzati.
Lei non è un grande lettore, immagino.
Scrittore, perfetto.
- Perché pensi di essere qui? - Dritto al punto.
Sì. Senti, Martín.
In questo tipo di terapia, il tempo è la valuta più preziosa,
che, tra l'altro, è sempre scarso.
Quindi, ti propongo, ti invito
a usare il nostro poco tempo con saggezza. Che ne dici?
Molto bene.
Molto bene.
Che fai?
Ho trovato molto interessante quello che ha detto e come l'ha detto.
E prendere un taccuino per annotare tutto ciò che dico
è un uso saggio del nostro poco tempo?
Ok.
Mi scusi.
Vuoi dirmi perché sei qui?
Perché sono qui?
Perché ho un problema con l'alcol.
Ho sempre bevuto per scrivere,
da quando ho letto che Hemingway diceva che bisogna scrivere
in uno stato di ebbrezza semicosciente
e poi correggere la bozza da sobri.
Non bevo per socializzare.
Bevo per lavorare.
Bevo solo ed esclusivamente per scrivere
e, a giudicare dalla mia carriera, ha funzionato.
- E quando ha smesso di funzionare? - Non lo so.
So solo che non scrivo una pagina decente da mesi.
Quindi ho aumentato le dosi.
Scrivo e scrivo, finché non mi addormento.
Il giorno dopo, quando leggo quanto ho scritto, lo trovo orribile.
È un circolo vizioso.
Più bevo, peggio scrivo.
Ma allora qual è il tuo vero problema, secondo te?
È il tuo conflitto con l'alcol o con il tuo lavoro?
Non bevi per il gusto di bere. Bevi per scrivere.
Ed è quello che non funziona.
Voglio dire…
Perché non smetti di scrivere?
Se smetti di scrivere, smetti di bere.
Ma non posso smettere di scrivere.
Sono Martín Bouchard.
La gente si aspetta che scriva e che scriva bene.
Il prestigio è una licenza che va rinnovata costantemente.
Dovevo consegnare questo romanzo l'anno scorso,
secondo il contratto con l'editore.
Ho ricevuto due anticipi.
Devo affrontare subito questo problema.
Capisco perfettamente.
Bene, Martín.
Non ho altre domande.
Possiamo salutarci,
a meno che tu non abbia altre domande o voglia aggiungere qualcosa.
Sì. Vorrei fissare i prossimi appuntamenti.
No. Non affrettiamo le cose.
In settimana, Paula, la mia segretaria, ti chiamerà per dirti se ci rivedremo.
Accidenti.
Ho già visto altri terapeuti per questo
e tutti sembrano avere uno stile simile.
Non riescono a risolverlo.
Io la seguo, l'ho vista in TV.
Ero perfino in sala quando ha rifiutato quel premio.
Il suo discorso mi ha colpito.
Ho pensato: "Deve essere lui. È la persona giusta.
Ulises Verón è il mio terapeuta".
Ma è più facile a dirsi che a farsi.
Di fronte a un vero problema, sono solo chiacchiere.
Non la giudico, eh. Tranquillo.
Ha creato un personaggio. Bravo.
È colpa mia se avevo aspettative.
Grazie per il suo tempo.
- Hai preso il riso? - Sì, credo di sì.
- Serve sempre, sai? - Davvero?
Sì, se torni tardi e non vuoi cucinare,
lo prepari con formaggio e pancetta. Squisito.
Non lo farò mai.
Torni sempre tardi.
Mi vedi tornare a casa stanco
e mettermi a fare il risotto?
Riso al formaggio, non risotto. Non potresti mai fare il risotto.
Ok. Grazie per la fiducia.
Sul serio, papà. Non puoi ordinare sempre da asporto.
Ti serve cibo fresco in frigo.
- Anche il cane mangia meglio. - Tranquilla. Me la cavo.
- Guarda. - Cosa?
Martín Bouchard.
- L'hai preso come paziente? - No. È solo un coglione.
Anche loro hanno problemi.
Sì, il loro problema è essere coglioni, ma non so se posso aiutarli.
Cosa? Ho sentito bene?
Il dott. Verón ha ammesso
che ci sono problemi che non può risolvere?
Data storica.
Ma…
L'IMPERFETTO, L'ULTIMO UOMO SULLA LISTA
- Ulises. - Sì?
Mi dispiace, non c'è l'ascensore.
Ok.
- Come stai? - Bene.
Mi fa piacere.
- E lei? - Bene.
Ok, manca un altro piano.
Ok.
A dire il vero,
pensavo che mi avrebbe rifiutato come paziente.
Ti sei sbagliato.
- Benvenuto. - Grazie.
- Prego. - Sì.
È colpa mia. Purtroppo, tendo a intimidire le persone.
- Ho un certo nome. - Sì.
Non mi posso lamentare delle donne. Mi è andata bene.
E questo crea, soprattutto negli uomini,
un'immagine intimidatoria di me.
Beh, ti assicuro che non è il mio caso.
Meglio così.
Bella casa.
- Vuole qualcosa da bere? - No, grazie. Sono a posto.
Prima di continuare, vorrei stabilire la mia tariffa.
Sì, certo.
Sono 100 dollari a seduta.
Caspita!
Ma…
Da quello che vedo, non credo sia un problema per te.
Bella vista da qui.
No, non è un problema, ma non è un po' caro?
Dipende, perché…
In media, un terapeuta decente prende 50 dollari a seduta,
ma potrebbe farti parlare per cinque anni.
Il mio tasso di risoluzione dei problemi è molto più alto.
Dunque, il risparmio di tempo e denaro è sostanziale.
Che c'è? Non sei d'accordo?
Sì, scusi.
Non posso fare a meno di pensare che mi piace il suo stile.
Le cose che dice e come le dice.
- Gliel'ho detto l'altro giorno. - Sì.
Accetto la sua tariffa, possiamo proseguire.
Perfetto. Ho proposto di vederci a casa tua
perché vorrei che mi spiegassi il tuo metodo di lavoro.
Da questa parte.
Ok.
È qui che avviene la magia.
La magia?
Sì.
Quando scrivo, non metto solo una parola accanto all'altra.
Parlo all'anima del lettore, gli faccio provare emozioni create da me,
quindi non riesco a pensare a un'altra parola per descriverlo.
E come fai esattamente a compiere questa magia?
Da mago, non scrivo parole. Le evoco.
Parole che non mi obbediscono mai.
Frasi che mi resistono come gatti schivi.
Mi riferivo agli aspetti pratici della scrittura.
Sì. No. Scusi.
Uso il metodo classico. Questa è la mia bacchetta.
Riempio questi quaderni
e poi li trascrivo al computer, mentre correggo.
Va bene.
Cambieremo metodo, ok?
D'ora in poi, niente più bacchette.
Scrivi direttamente al computer.
Perché?
Inconsciamente, stai dando la priorità al metodo e non al lavoro,
e niente è più importante del lavoro e del risultato finale.
Non ci avevo mai pensato.
E quando inizi a bere?
Di solito dopo cena, sempre se ceno.
Inizio con un bicchiere e vengo nel mio studio a lavorare.
È un problema o…
No, va bene. Continuiamo così.
Prima bevi, poi scrivi.
- Ok. - Perfetto.
Ma la prossima volta vorrei che ci vedessimo qui
all'ora in cui di solito scrivi.
Ma è molto tardi.
Sì, ma, come ho detto,
voglio seguirti
durante il tuo processo di scrittura, il tuo processo creativo.
È interessante.
Credevo che in terapia si parlasse dei genitori.
Sono qui quando scrivi?
No, sono morti.
Allora non mi interessano.
Dimmi, cos'è la fiducia per te? A parole tue.
È quando sai
o sei abbastanza certo
che qualcuno non farà niente contro il tuo consenso
o che potrebbe ferirti.
E io rientro in questa categoria?
Sì, direi di sì.
- Ne sei sicura? - Sì.
Allora indossa questa.
Dove andiamo?
Siamo quasi arrivati. Rilassati.
Di qua.
Dammi la mano. Attenta al gradino. Bene.
Dove siamo?
Fidati di me.
Ci siamo.
Fidati di me. Rilassati.
- Florencia, che succede? - Mamma?
Che succede? Perché hai la benda?
Calma. Buongiorno, sig.ra Norma.
Sono Ulises Verón, il terapeuta di Florencia.
Cosa? Da quando vai in terapia?
Ci penso io. Possiamo entrare per qualche minuto, per favore?
- Grazie. - Prego.
Non capisco. Perché la terapia? A che le serve? Sta benissimo.
Che problemi hai?
Norma, quello che sto per dirle potrebbe ferirla, in quanto madre,
ma in questo momento lei è il problema più grande di Florencia.
Mi scusi? Cosa sta dicendo quest'uomo?
Purtroppo, è così.
Florencia può parlare con me per anni, ma in realtà dovrebbe parlare con lei.
Ecco perché sto ricorrendo a questa terapia d'urto,
così può superare la paura irrazionale
di dirle certe cose.
Ora ho ancora più paura.
Perché?
Perché? Va tutto bene.
È una conversazione pacifica. Puoi parlare liberamente.
No, non posso.
Incredibile. Mia figlia non può parlarmi senza essere manipolata?
Beh…
Visto che immaginavo che sarebbe successo,
mi sono permesso
di scrivere qualcosa.
È un riassunto
di tutto quello che hai detto durante le sedute.
Non guardarmi così. Rilassati.
Rilassati. Va tutto bene.
Prenditi il tuo tempo.
"Cara mamma…
ho tenuto queste parole per me per troppo tempo,
come si salvaguardano i bicchieri di cristallo.
Si aspetta il momento giusto per usarli,
sapendo che potrebbero rompersi in mille pezzi."
- Che sciocchezza. Per cortesia. - Norma, la prego.
È importante che si esprima liberamente.
Continua, per favore.
"Le tue microaggressioni mascherate da battute
sono come spilli nascosti nelle cuciture dei miei vestiti.
Anche se non si vedono, fanno male.
Mi hai insegnato ad avere paura di te, come chi ha paura del mare,
non per la sua profondità, ma per la certezza che ci sarà sempre
un'onda più grande e più violenta che mi trascinerà giù."
Ho detto così?
Sì.
L'ho solo scritto in maniera più poetica per renderlo più chiaro.
Ma sì, in sostanza, l'hai detto.
"Con un sorriso di sufficienza, ti diverti a prevedere
quanto siano sbagliate le mie scelte,
come se avere ragione ti rendesse felice.
Per tutto ciò che faccio, hai già un'alternativa migliore.
Una che non posso raggiungere perché l'hai già fatto tu,
per me, senza di me, trasmettendomi insicurezza e impotenza."
- Florencia. Basta. - Norma.
"Sei apatica." Cosa vuol dire?
Che è indifferente.
Ah, sì. Lo è.
"Sei apatica, ipocrita, denigrante,
narcisista, invidiosa e competitiva.
Il nostro legame emotivo è precario e pericoloso,
perciò terminerà oggi.
Quindi, se vuoi dirmi qualcosa,
puoi farlo tramite i miei fratelli o il dott. Verón.
Ti lascio il suo numero e la sua e-mail.
Cordialmente, Florencia."
Aggiungo una cosa.
E te lo dico io perché nessun altro lo farà.
Hai un grave problema di alitosi.
Dovresti andare da un dentista, un medico, o quel che è.
Beh, Norma, immagino che…
dovrà pensare e riflettere su tutto quello che ha sentito, quindi…
Grazie per il caffè, anche se non ce lo siamo goduto.
Con permesso.
Sì, mi segua.
Ciao, mamma. Ti voglio bene.
- Buonasera. - Benvenuto. Prego.
- Ho preso cibo cinese. - Ottimo.
- Ti piace? - Sì, grazie mille.
- Faccia come a casa sua. - Sì. Grazie.
La cena è inclusa nei 100 dollari o è a parte?
È compresa.
All inclusive.
Bevi sempre vino?
Comincio con il vino
per far rilassare il corpo,
ma poi passo alla tequila.
Tequila.
Quando?
Più o meno a quest'ora.
Anche se non ceno.
Inizio con qualche bicchiere di vino e poi tequila.
Perché non passiamo alla tequila? Abbiamo già cenato, no?
- Passiamo alla tequila. - Ok.
Cos'è?
Voglio cronometrare tutto.
Vorrei sapere quanto dura il tuo processo creativo,
ma fai finta che non ci sia.
Niente tequila per lei?
Sì. La beviamo insieme. Sì.
La tequila mi dà una piccola botta di euforia.
La giusta dose di entusiasmo per iniziare a lavorare.
Ovviamente, se esagero, svengo.
Ma mette in moto le mie rotelle.
Salute.
Fa un po' caldo qui, no? Potremmo aprire le finestre.
No.
Sto bene.
Allora, quando inizi a scrivere?
Chi ha detto che non sto scrivendo? Succede qui dentro.
Non è che devi per forza…
Quindi, hai scritto qualcosa?
No. È solo un modo di dire. Ho un blocco.
Forse ti serve una spintarella, no?
Forse sì.
Alla spintarella.
Un'altra.
Non è una spintarella. È un placcaggio.
Con affetto.
Sì, ma vacci piano. Piano.
Abbracciami. Dov'è il problema?
No, tranquillo. Va tutto bene.
Va bene così. Ora dobbiamo lavorare.
- Ma… - Sì.
E si è fatto tardi.
- Hai ragione. - Iniziamo?
- Al lavoro. - Andiamo.
Fai piano.
Bene.
Ecco.
Ecco. Vediamo. Siediti.
Bene.
Ottimo. Iniziamo.
- Non so se gliel'ho detto. - Cosa?
- Questa cosa che fa… - Cosa?
Grazie.
Ora scrivi. Forza.
Martín.
Sono io.
- Mi ha spaventato. - Sì. Tranquillo. Niente paura.
- Che ore sono? - È tardi.
Ecco. Mettiti qui.
Vediamo.
FABBRO
- Solo questa o tutto il mazzo? - Tutto il mazzo.
Ok.
- Buongiorno. - Che ore sono?
Tenga. Si sentirà meglio.
Grazie.
Vuole riposare ancora un po'? La tequila può essere insidiosa.
No, grazie. Ho molto da fare.
DOVE INIZIA LA MENZOGNA
Papà.
Tesoro.
Posso chiederti un'ora senza interruzioni?
Devo concentrarmi.
- Ma c'è Iturbide. - Iturbide?
Sì. È la sua seconda seduta. Aspetta da dieci minuti.
- Arriva subito, ok? - Grazie.
Paula, chi c'è dopo il signore?
Petersen.
Annulla l'appuntamento, per favore. E, tranquilla, puoi andare.
Cosa? Dobbiamo cenare insieme.
Sì, mi dispiace, ma ho un contrattempo.
Posso entrare?
Aspetta un attimo…
- Claudio, giusto? - Sì.
Senti, Claudio, sto sviluppando un sistema di lavoro.
Divido i miei pazienti in due categorie: CPR e CNP.
Cosa significa CPR? "Con Problema Risolvibile."
E CNP sta per "Con Nessun Problema".
E tu, e questa è una buona notizia,
rientri nella categoria CNP, con nessun problema.
Quindi ti consiglio di non fare alcun tipo di terapia.
Ma abbiamo fatto solo una seduta.
Non le ho spiegato cosa ho.
Cos'hai, Claudio?
Quello che mi hai già detto?
Che vuoi lasciare il lavoro per fare il batterista a tempo pieno
perché il treno passa una volta sola?
Non è vero. È solo un cliché e non ha senso.
Riflettici.
Sarebbe una linea ferroviaria scadente, se passasse una volta.
Il treno passa ogni giorno, a ogni ora.
Lo vedi arrivare e decidi di non salirci. Sai perché?
Perché sei intelligente e hai capito che c'è un motivo
per cui hai passato metà della tua vita in un ufficio e non a suonare la batteria,
anche se è frustrante.
La frustrazione non si può sradicare.
Per questo è frustrante.
Ma…
Non devi pagare la seduta di oggi, ok? Né tornare la prossima settimana.
Grazie. Grazie mille. Ti auguro una bella vita.
Hai già vinto.
Complimenti, Claudio.
Sii forte, ok? Sii forte. Non mollare.
Ciao, papà.
Non volevo dirtelo, perché, se hai annullato la cena,
non ti interessa quello che ho da dire.
Ma ho imparato a non arrabbiarmi con te per quello che sei.
Volevo dirti che vorrei presentarti una persona.
Si chiama Thiago.
Non voglio etichettarlo, ma è una persona a cui tengo abbastanza
da mandarti questo audio davvero imbarazzante.
Ok. Tutto qui.
Voglio che tu lo conosca. Ok, ciao.
Ciao, tesoro. Come stai?
Sto per andare a dormire dopo una giornata estenuante.
Ho già portato Amanda fuori. Sono a letto.
Sì, certo.
Sono contento di conoscerlo.
Conosci la mia agenda meglio di me, quindi…
Possiamo organizzarci,
cenare a casa, se vuoi,
così possiamo chiacchierare.
Ti voglio bene. Un bacio. Sogni d'oro.
CAPITOLO I
Colpiscimi.
Colpiscimi forte. Non mi fai male. Sono pronto.
Colpiscimi!
Più forte!
Non mi fai male! Colpiscimi quanto vuoi! Non mi fai male!
Bene. Così!
Basta così. Serve solo per difendersi, mai per…
- Attaccare. - Perfetto.
Ottimo. È stato bravissimo.
- Grazie. - Alla prossima.
- Ciao. - Ciao, campione.
- Martín. - A dire il vero…
sono rimasto sorpreso.
Ricordo che ero bloccato, come al solito.
Mi sono innervosito, ho bevuto troppo e non ricordo molto.
Fin qui, una serata normale, come quella che ha visto.
Ma, il giorno dopo,
quando mi sono messo al computer e ho letto ciò che avevo scritto,
sono rimasto scioccato.
- Hai scritto qualcosa di valido? - No, al contrario. Non mi riconoscevo.
Sa cosa ho scritto?
Ho scritto di un uomo che lascia tutto all'improvviso
e si trasferisce in mezzo alla giungla,
da solo con i suoi pensieri.
Una storia molto riflessiva e discorsiva.
Senza ritmo. Lenta.
Noiosa, antiquata, orribile.
- Chi leggerebbe una cosa del genere? - Io.
In base a quello che mi hai detto,
mi sembra interessante.
Sì, ma lei non è un gran lettore. È ovvio.
Perché cestinare un'idea che ti è venuta in mente da sola
e che potrebbe essere l'inizio di un bel libro?
Perché mai dovrebbe importarmi di un tizio che vive nella giungla?
Si deve scrivere di cose che si conoscono.
So di essere il mio peggior critico. Ecco perché sono così.
Ma devo concentrarmi su ciò che so.
Giusto?
È così che nascono le buone idee.
"So che sono il mio peggior critico."
Chi credi di essere, Bouchard?
Posso essere sincero con lei?
È passata davvero una vita
da quando ho trovato qualcosa che valesse veramente la pena.
Certo, è una prima bozza.
Va ancora perfezionata,
ma le fondamenta sono solide.
Un autentico Bouchard.
Sa di cosa parla?
No. Di cosa?
È la storia di un terapeuta, ma non uno qualunque.
Quest'uomo decide di risolvere i problemi dei pazienti
di nascosto.
Per esempio, ha una paziente che non osa lasciare il marito,
così questo terapeuta inizia a seguire il marito,
lo trova, lo ricatta,
affinché sia lui a lasciarla, perché è la cosa migliore per entrambi.
Interessante.
Un classico psicopatico.
Non userei quel termine alla leggera.
La psicopatia è un disturbo molto complesso.
Non si può diagnosticare così in fretta.
Ha capito cosa intendo.
Il tipo mette tutte le sue energie nel lavoro.
Non ha amici,
non ha una compagna,
non ha hobby.
Un pazzo ossessionato dalla risoluzione dei problemi.
Qualcosa di questo tipo di terapia mi ha chiaramente ispirato.
Mi fa piacere.
Se vuoi il mio parere,
potrei leggere alcune pagine.
Potrebbe essere utile.
Soprattutto per quanto riguarda il realismo professionale.
Non mi aspetto che lei sappia scrivere un romanzo, ovviamente.
Ovviamente.
Possiamo salutarci.
Mancano ancora 20 minuti.
Sì, ma hai detto tutto quello che volevi.
E poi hai fatto grandi progressi.
Concediti una pausa.
Alla prossima?
Sì. Alla prossima.
Va bene.
Vuoi fare una passeggiata? Andiamo.
Deve fare male. Bravo!
"Sfinito, con le mani ancora insanguinate, si lasciò cadere sul divano,
dove molti avevano svelato frammenti della propria intimità,
che erano rimpiccioliti davanti a loro.
Un dolore acuto gli trafisse il petto e pregò, ma, senza dire una parola,
rimase immobile, aspettando che il sole filtrasse dalle finestre
per ricordargli che il sole sarebbe sorto di nuovo
e che aveva ancora molto da fare."
FINE
Papà!
- Non ti ho sentita. - Fumi?
Ogni tanto. Non è niente.
Te lo sei dimenticato?
Eh?
Te l'ho ricordato stamattina. C'è Thiago.
Sì, certo.
Vuoi rimandare? È la seconda volta.
No, tesoro. Vi stavo aspettando.
Ma penso sia meglio mangiare fuori.
- Ok. - Signore. Come va?
Thiago.
Da quanto vi conoscete?
- Sei mesi, non molto. - È tanto.
Sì.
Che lavoro fai?
Ci faranno entrare presto, ok?
- Di cosa parlavate? - Del suo lavoro.
È uno studente.
- E cosa studi? - Psicologia.
Ma senti.
Paula per tre.
- Sì. Andiamo? - Andiamo.
Quindi farai lo psicologo?
Bene, tanto siamo pochi.
Sì.
So che pensa che a Buenos Aires ci siano troppi terapeuti.
Sì, perché ho visto quel video
alla Fondazione Baumann,
dove ha rifiutato il premio e ha detto questo.
Tu che ne pensi?
Papà, non è un esame.
No, non è un esame.
No. Per niente. Dimmi. Tranquillo.
Beh, ci sono molti psicologi. Su questo siamo d'accordo.
Ma non riesco a immaginare un mondo
in cui i terapeuti guidano la vita di un paziente,
come se gli esseri umani non fossero già abbastanza fragili, no?
Credo che ogni decisione
che prendiamo per i nostri pazienti o che li incoraggiamo a prendere
può avere conseguenze inaspettate.
"Prendiamo"? Tu non sei ancora a quel punto, no?
Cambiamo argomento. Basta.
Perché? Qual è il problema?
Ascolta.
Anche le operazioni a cuore aperto possono avere conseguenze inaspettate,
eppure vengono fatte.
Ok, sì.
Non lo so, io…
Credo che tutti i terapeuti, a un certo punto della loro carriera,
soprattutto alla tua età, e per età intendo esperienza,
dubitino che la terapia possa risolvere la vita della gente.
Va bene.
Sì, può darsi.
La differenza è che io suggerisco di superare quei dubbi e agire.
E come?
Sporcandomi le mani.
Ok. Lasciami fare quell'intervento.
Perché io e Thiago abbiamo parlato molto di te.
Ah, sì?
Sì, perché pensi di avere una missione nella vita,
di essere in qualche modo superiore a tutti noi.
E come l'hai chiamato? Complesso del Messia?
- Sì, ma non ho detto così. - Sì.
Non ho detto che ne soffre, ti ho solo detto il termine.
Ok.
Non ho detto: "Tuo padre ha il complesso del Messia".
No, dai. Non l'ho…
Non l'ho detto.
Come diceva Lacan: "Tu sai cosa hai detto, ma non cosa ha sentito l'altro".
Lacan era fortunato. Almeno lo ascoltavano.
Fugazzeta ripiena.
Grazie.
CAPITOLO XXVII
Vai via.
Vattene.
Fammi dormire, ok?
Fammi dormire.
Non essere scorbutico.
MARTÍN BOUCHARD PRESENTA IL PRAGMATICO
Martín, lo sai già, ma è un grande onore averti qui e sentirti raccontare
il processo di scrittura de Il pragmatico.
Come è nato questo romanzo?
No, non saprei risponderti con esattezza.
Credo che gli scrittori abbiano già una serie di storie dentro di loro
e che il processo artistico
esista solo per portarle alla luce.
È come diceva Michelangelo.
Il compito di uno scultore era stare davanti al blocco di marmo
e rimuovere tutto ciò che non era scultura.
Non posso paragonarmi a Michelangelo, ma è un'analogia valida.
È una bella metafora.
Ora qualche domanda dal pubblico,
visto che oggi abbiamo il grande Martín Bouchard con noi.
Maestro.
Sono felice che sia venuto.
Non potevo mancare dopo tanto lavoro.
- Le faccio un autografo? - Sì.
- Ecco qua. - Bene. Grazie mille.
- Ci vediamo in studio martedì. - No. Perché?
- Come sarebbe? - È finita. Hai risolto.
Avevi un problema specifico. È stato risolto.
Perché prolungare la terapia?
Puoi usare quel tempo per cose più utili,
come scrivere, cosa che sai fare bene.
Ok.
Devo ammettere che mi sorprende che voglia interrompere la terapia, ma…
se è quello che pensa…
- Sì, è quello che penso. - Martín!
Vai a parlare con loro. Tranquillo.
- Signori, volete una tartina? - No. Grazie.
Grazie per l'autografo.
AL DOTT. ULISES VERÓN. GRAZIE!
QUESTO LIBRO È IL RISULTATO DI SEGRETI BEN CUSTODITI.
- Scusi, dott. Verón? - Sì?
Che fortuna vederla qui.
Guardo sempre Ogni pomeriggio. Adoro il suo stile.
Ho mandato tanti messaggi, ma non li leggono mai.
- Vorrei parlarle di una cosa. - Sì.
- Le rubo un minuto. - Sì.
Vai piano. Ci siamo quasi.
Ecco, piano. Così.
TERZA EDIZIONE
Aspetta. Andiamo.
Non capisco cosa intendi
quando dici che ti stanno escludendo.
Non mi parlano.
Non mi parlano da mesi.
Abbiamo una chat di famiglia
dove condividevamo meme ogni giorno,
ma ora niente.
Immagino abbiano creato un gruppo a parte,
perché non ricevo né meme, né GIF,
né quegli adesivi glitterati con le benedizioni e i fiori.
Mia madre li adora.
All'inizio era solo lei, no?
Ma, a quanto pare, ha raccontato a tutta la famiglia cos'è successo,
perché ora non mi parlano né mia madre,
né mio padre, né i miei fratelli, né le mie zie.
Non ho più una famiglia.
Non ti senti libera?
- No, mi sento sola. - Capisco.
Data la tua situazione, probabilmente non riesci a vedere
cosa è meglio per te ora,
anche se è evidente.
Facciamo così.
Nella nostra prossima seduta, insieme, cercheremo di…
affrontare questa cosa che hai identificato. Va bene?
No…
Vede, ci ho pensato molto in questi giorni
e penso che dovremmo salutarci qui.
- Dammi un minuto. Torno subito. - Ok.
- Deve chiamare prima. - Martín.
- Amico mio! - Che fai?
Stai bene?
Sì. Come faccio a saperlo?
Sì.
Perché sei qui? È successo qualcosa?
- No. Sono qui… - No?
…per vederla.
- Ma che… È troppo tardi? - Non è questione di orario.
- Io vado, ok? - Dammi un minuto.
Non si preoccupi. Le ho già detto quello che dovevo, ok? Grazie.
Mi dispiace.
Gli avevo detto di non venire.
Giusto, Martín? Non le avevo detto di chiamare?
Non essere cattiva.
Chiedo solo un minuto.
Voglio dire a tuo padre che il libro è un grande successo.
Sì.
Ho perso il conto di quante edizioni sono andate esaurite.
È un grande successo. Congratulazioni.
- A me? - Sì.
A te!
E le recensioni? Wow! Lo adorano.
"Il miglior libro della carriera di Martín Bouchard."
Bastardo!
C'è sempre un idiota a cui non piace.
Ma stavolta è piaciuto a tutti.
Ero con…
Ho appena incontrato gli editori.
Mi hanno detto che il libro ha fatto scalpore tra i suoi colleghi.
Hai bevuto, vero?
Un bicchiere per festeggiare.
- Uno? - Uno.
Non dicevi che non bevevi mai? Che bevevi solo per scrivere?
Non lo so…
Forse ho bevuto
un po' troppo.
Sono venuto qui per ringraziarla.
L'ultima volta che l'ho vista
mi sono sentito male.
Vuoi sederti?
Puoi dirmi come ti senti.
E per cosa?
Aveva detto che…
non le piaceva sprecare anni a parlare.
Sì, ma questa situazione è diversa.
No, non è diversa.
Non ha senso sederci.
Beh, qualunque cosa lei potesse fare,
l'ha già fatta.
Ora tocca a me fare il resto.
Fare quello che deve fare un vero uomo.
Gliene parlerei…
ma non è più il mio terapeuta.
E poi cercherebbe di fermarmi.
Martín…
Grazie.
Bonsoir.
Cos'è successo?
Non lo so.
- Martín? - Ulises.
Martín, come stai?
È finita per me.
- È successo qualcosa? - È finita.
Stai bene?
Martín. Ti prego, rispondimi.
Martín?
- No… - Sei stato veloce.
Beh, mi hai chiamato ed è caduta la linea.
Non capivo cos'era successo. Ero preoccupato.
Ah, sì? E come sei entrato?
Dammi la chiave.
Non capisco.
Sì, che capisci.
Dammi la chiave che hai usato per entrare e scrivere il romanzo.
Credevi che non me ne sarei accorto?
Stronzo.
Dammi la chiave!
- Lasciami spiegare. - Cosa c'è da spiegare?
Può sembrare un po' invasivo, ma è stata una decisione terapeutica.
Terapeutica? Come osi dire una cosa così?
Un medico non ti chiede se può salvarti la vita.
Lo fa e basta. È quello che faccio io.
Sei completamente pazzo.
Ti ho tolto quel peso dalle spalle, Martín.
Dovevi finire quel libro e l'hai fatto. Resti comunque uno scrittore.
Mi hai usato con il tuo metodo di merda.
No, calmati. Siediti e…
Non toccarmi, stronzo!
Io ti ammazzo. Hai scritto il mio miglior romanzo.
Sai cosa significa per me che il mio miglior romanzo è opera tua?
Mi hai rovinato la vita, figlio di puttana!
- Se stai così, non possiamo parlare. - No? E come sto?
- Lasciami! - Vieni qui. Mi hai rovinato la vita.
Ora rovinerò io la tua! Tutti sapranno chi sei davvero!
Lasciami!
Martín?
Dai. È solo…
Martín?
Ehi!
Spostati! Andiamo.
ASPORTO
Merda.
MARTÍN BOUCHARD NOTIZIE
Ha chiesto il beneficio.
Il procuratore sostiene che una corte d'appello…
A CHI TI AFFIDI PER LA TUA SALUTE MENTALE?
…potrebbe ordinare di nuovo il loro arresto.
- Papà! Ciao. - Come stai?
- Buongiorno. Sto bene. Che hai? - Niente. Perché?
- Hai una brutta cera. - No.
- Sei uscito ieri sera? - No.
No, non ho dormito bene. Non so, ho mal di stomaco.
- Annullo le sedute di oggi? - No. Lascia tutto com'è.
- Ok, ti preparo un tè. - Ok, grazie.
All'inizio ero entusiasta, ma non posso far altro che chiedermi
perché sto con uno come lui.
Se non avessi urtato il suo specchietto, non ci saremmo mai parlati.
- Mi ascolta? - Eh?
- Mi ha ascoltato? - Sì.
- Parli del tuo ragazzo. - Quale ragazzo?
No. Lo conosco a malapena.
Non abbiamo nulla in comune, neanche un interesse.
A lui interessa solo il sesso.
Sesso.
E non so se voglio farlo di continuo, tutti i giorni o tutte le settimane.
È sempre a casa mia e non riesco a mandarlo via.
La sto annoiando?
No. Ti ascolto. Continua, per favore.
Mi manca un po' Eugenio.
Ma è uno stronzo.
Pensavo a quello che hai detto. Avevi ragione.
Annulliamo gli altri appuntamenti, ok?
- Perché? Non stai bene? - No, sto bene.
Non ho dormito bene, sono stanco. Non riesco a concentrarmi.
Ma l'autista ti aspetta. Hai il programma.
- Oggi? - Sì.
È bello rivederla. È da un po' che non la accompagno da qualche parte.
Allora? Va meglio con tua moglie?
No.
Ha sporto denuncia per molestie e ha chiesto un'ordinanza restrittiva.
Non voleva che le stessi vicino, contrariamente a quanto diceva lei.
Grazie per essere di nuovo con noi.
- Andiamo. Siamo quasi pronti. - Sì.
…è qui con noi il dott. Ulises Verón.
È qui per rispondere a tutte le vostre domande.
Bene, iniziamo?
- Prego. - Bene.
Lorena da Parque Patricios dice: "Sono la mia peggior nemica.
Ho pensieri così negativi che tutto quello che faccio va male.
Non riesco a essere felice.
Esiste una soluzione rapida da adottare?
Perché non ce la faccio più".
Qualche consiglio per lei?
- La rileggo? - No. Scusa.
Scusa. È che…
Un secondo.
Certo. Sì. Si figuri.
VERÓN RISPONDE ALLE DOMANDE
Va bene.
Beh, Patricio, cosa posso…
È Lorena. È di Parque Patricios.
- Lorena, scusate. Lorena. - Sì. Tranquillo.
È una situazione complessa…
per…
Per dare un'opinione, bisogna avere…
Certo.
…una profonda comprensione delle possibili cause…
Certo. Concordo.
Ma credo che Lorena, che ci sta guardando,
abbia bisogno di un consiglio, di una soluzione rapida,
come quelli che dà lei, con la sua prospettiva unica.
- Oh, no! - Scusate.
- La prego. Non si preoccupi. - Scusate.
Siamo in diretta. Può capitare.
Nel frattempo,
se pensate a orologi o gioielli a prezzi di mercato,
la gioielleria Rinoldi vi offre il miglior affare in poco tempo.
Si trova a Recoleta.
Gioielleria Rinoldi: l'unica che valorizza i vostri ricordi.
Bene, siamo pronti.
Continuiamo. No. Ci fermiamo.
ULTIM'ORA!
Abbiamo una notizia dell'ultima ora.
È urgente?
Sì? È confermata? Lo è, vero?
Allora…
ULTIME NOTIZIE
Secondo le nostre fonti,
lo scrittore Martín Bouchard ha avuto un incidente stamattina.
La sua domestica l'ha trovato a mezzogiorno e ha chiamato il 911.
Ha descritto una scena davvero macabra.
C'era molto sangue intorno al corpo.
La casa era distrutta e c'erano alcolici ovunque.
A quanto pare, quando è avvenuto l'incidente,
Bouchard era solo in casa.
Dottore, immagino sia sconvolto, no?
Era un suo paziente.
Sì, infatti. Sono più che sconvolto, sono…
scioccato. Assurdo.
Oh, cielo. È sconvolgente. È davvero…
È uno scrittore importante, una persona brillante, no?
Va bene, speriamo che possa riprendersi.
Anche se mi dicono che è in condizioni critiche.
È stato portato in ospedale e stanno facendo di tutto per salvarlo.
BOUCHARD GRAVE
Speriamo ce la faccia.
Sì, speriamo. Certo.
Bene. Vi aggiorneremo appena avremo novità. Che succede?
Fatemi parlare con quel bastardo!
Sono un ex paziente di quel truffatore.
- Voglio delle scuse. Sa chi sono. - Scusate. I rischi della diretta.
Scusati! Mi hai abbandonato! Non ti importava nulla dei miei problemi!
Prendo gli antidepressivi, sai?
Escitalopram, fluoxetina.
- So che è… Scusate. - CNP, un cazzo!
- Scusati per aver detto che stavo bene. - Mi dispiace.
Chiedimi scusa, delinquente!
A chi hai dato del delinquente, stronzo?
Il vero delinquente è chi ti ha drogato. Non esiste una pillola per la stupidità,
e tu sei il re degli stupidi!
Ecco cosa sei!
- Zitto. - Delinquente!
Così non va bene! Non va bene, dannazione!
Tuo figlio ha i pidocchi? Abbiamo la soluzione.
Un secondo, tesoro.
- Ciao. - Ciao.
È successo qualcosa?
Sì. Scusa se non ho chiamato prima.
No. Va bene, tranquilla.
- Possiamo parlare? - Sì, certo.
- Va tutto bene? - Non lo so.
Ho saputo che hai litigato con un paziente in TV.
No, non con un paziente. Non è un mio paziente.
Avevo appena scoperto di Bouchard.
- Ho reagito senza riflettere. - Sì.
Sono venuta per capire.
Capire cosa?
- Che significa? - L'hai scritto tu.
Ti prego.
Non rispondermi così, papà. Sento la tua voce mentre leggo.
- No. - Sì, è proprio da te.
Il protagonista è la tua fotocopia.
O l'idea, l'illusione che hai di te stesso.
No, non sono sicuro di capire.
- Ti leggo un estratto. - Non serve.
Tranquillo, ci metto un secondo. Ascolta.
"Stordito dai colpi, dopotutto…"
"…le decisioni che prende per i pazienti possono portare a conseguenze inaspettate,
ma anche le operazioni a cuore aperto possono avere conseguenze inaspettate,
eppure vengono fatte."
È esattamente ciò che mi hai detto,
parola per parola, quando hai conosciuto Thiago.
E allora?
Forse ne ho parlato con Martín
e lui se lo è ricordato…
Non vedo il problema.
Il problema sei tu, papà.
Non fare il finto tonto.
So che ti piace "sporcarti le mani". Ma questo non è sporcarsi le mani.
Siamo nella merda fino al collo.
Di tutte le persone che vengono in studio, tu sei quella che ha più bisogno di aiuto.
Ma non l'hai ancora capito.
Finirai da solo.
Come il tuo amico morto assiderato.
Dimmi la verità.
Dimmi cosa sta succedendo. Parliamone e risolviamo la cosa insieme.
Cos'è successo con Bouchard?
Giuro che non ne ho idea.
Dimmi solo una cosa.
Sarebbe in ospedale, se non fosse stato tuo paziente?
Cosa succederà quando si sveglierà e racconterà la sua versione?
Non potrai più esercitare.
FARMACIA DI TURNO
Buonasera.
Mi serve questo.
PRONTO SOCCORSO
No, non provare a parlare. Ascoltami.
Ti ho dato uno stimolante per svegliarti
perché voglio che mi ascolti molto attentamente.
Se mi senti,
muovi l'indice.
No. Non conosci i nomi delle dita?
Zitto.
Senti, sbatti le palpebre due volte, se mi senti. Così.
Bene.
Ricordi cosa mi hai detto l'ultima volta che ci siamo visti?
Che mi avresti denunciato e tutto il resto?
Te lo ricordi? Sbatti le palpebre.
Te lo ricordi.
Beh, se fossi in te, ci ripenserei.
Perché, se dici a qualcuno cos'è successo, io potrei perdere…
Potrei finire in prigione, perdere l'abilitazione.
Ma anche tu ci rimetteresti. Anche tu.
"Il prestigio
è una licenza che va rinnovata costantemente."
Ricordi? Me l'hai detto tu.
Sì, certo che sì.
Tutto il prestigio che hai guadagnato con il romanzo,
ti assicuro che svanirebbe.
In un attimo.
Allora?
La rinnoverai?
O no?
Cosa scegli?
Che fai?
Ciao, Emilio. Come stai?
Mi chiamo Bruno Alarcón. Sono il terapeuta di Érica.
Ok. Come va?
Bene, grazie.
Vado al sodo prima che torni la tua amante, ok?
Non è la mia amante.
Sì, lo è.
Ma non ti giudico.
Ti chiedo un favore, e scusami se sono così diretto.
Devi andartene di casa domattina.
Scusami?
Dirai a Érica che vuoi il divorzio.
Lei non riesce a chiedertelo, anche se vorrebbe,
nonostante sappia che sei un fottuto narcisista.
Ma chi cazzo credi di essere?
"Ti ho detto che sono il terapeuta di Érica."
Cosa?
"Il terapeuta di Érica."
Scusate.
Scusate, mi sono bloccato.
- Mi sono bloccato. Tagliamo? - Sì, tagliamo.
Facciamo pausa pranzo.
Mi dispiace tanto. Scusate.
Non so cosa mi sia preso. Scusate.
Tranquillo. Cerca di riposarti prima di riprendere, ok?
Mi dispiace.
Sono bloccato. Non so cosa mi sia preso.
Sai che amo il romanzo. L'ho letto due volte.
Ti ho detto che sto passando un brutto momento.
Sì, lo so.
Non devi scusarti.
È successo anche a me. So come ci si sente.
Non preoccuparti, rilassati. Prenditi il tuo tempo.
Dopo andrà meglio.
- Non preoccuparti. - Prendo un caffè.
Sono proprio un coglione.
Questo rovinerà il film.
Caffè di merda.
È necessario?
Lascia che ti aiuti.
Oggi non sarei qui, se non fosse per lui.
Il tuo problema è semplice.
Sei all'apice della tua carriera,
ma anche al punto più basso della tua autostima.
Non è esattamente così.
Sì, invece. È per questo che non riesci a recitare.
Ti consiglio un esercizio radicale
per allontanarti dall'orlo del baratro su cui ti trovi.
Quale baratro? Non sono sull'orlo di nessun baratro.
Non ne sarei così sicuro.
No. Aspettate. Ho letto di questa cosa.
No, non sbirciare.
Che volete fare? Volete farmi parlare con mia madre?
Tua madre è con te quando reciti?
- È morta. - Non mi interessa.
Mi sembra un po' rischioso.
In che senso?
Sei calmo o no?
Dopo possiamo discuterne.
Sottotitoli: Irene Sacchi
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