All language subtitles for Ingorgo.S01E02.iTALiAN.1080p.WEB.H264

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Original subtitles

[ambulanza e rumori del traffico]

- Ripassiamo il piano? - Vai.

Noi arriviamo là, parcheggiamo davanti alla gioielleria.

Perché trovi parcheggio a Roma davanti al negozio dove devi andare?

Ok, parcheggiamo nei pressi della gioielleria.

Non hai capito. In quell'area non si trova parcheggio.

- Ma chi ha trovato 'sta gioielleria? - Carlo, quindi non si discute.

Parcheggiamo dove capita, se serve anche in doppia fila, va bene? Poi?

Entriamo per vedere se ci sono altri clienti

- e potrebbe essere un problema. - Chiediamo di farci vedere degli orologi

perché dobbiamo fare un regalo

a un collega che si sposa. Budget, 1000 euro.

- Ecco, questa cosa del budget, insomma... - Come 1000 euro?

Io non è che farei a un collega un regalo da 1000 euro.

Spenderei una piotta, forse anche mezza.

Vabbè, allora dobbiamo fare il regalo a nostro padre che va in pensione. Ci sta.

Quindi siamo fratelli. Non sembriamo fratelli.

Oh, Dio mio, fratelli di padri diversi.

E a chi lo dobbiamo fare il regalo?

- A mio padre? A suo padre? - Oddio!

Questi sono i dettagli che fanno saltare una rapina.

Infatti, tecnicamente questa non è una rapina,

ma è una rapina aggravata. Articolo 628.

Aggravata?

È arrivato l'avvocato.

Lo sono, avvocato.

Mi sono laureato in carcere.

E perché saresti finito al gabbio, di grazia, tu?

Perché ho dato un cazzotto in faccia a uno che non si faceva i cazzi suoi.

Perché la nostra sarebbe rapina aggravata?

Perché siamo più persone a farla.

E quando è una rapina normale?

Quando è una persona sola e non c'è un gruppo organizzato.

Allora, scusa, entriamo uno alla volta, così facciamo dei reati minori.

Ecco lì che abbiamo scongiurato il gabbio.

Certo, così dopo la terza infrazione ci stanno già col fiato sul collo.

Allora facciamoci un locale alla volta. Tre locali diversi.

- Sì, a Roma col traffico che c'è? - Ecco, peraltro.

Vabbè, comunque dicevamo, arriviamo là,

entriamo, chiediamo di vedere degli orologi.

Quando ce ne hanno fatti vedere un po'...

- Ecco lì, che tiro fuori... - Ma sei scemo? Metti via 'sto coso.

Tu devi entrare e dire: "Fermi tutti, questa è una rapina".

- Questo ha visto troppi film. - So benissimo la mia battuta.

- Fermi tutti, questa è una rapina! - Ancora?

Forse è meglio dire: "Questa è una rapina non aggravata".

- Così ci pariamo il culo. - Non serve a niente,

perché se tu fai vedere questa, è intimidazione più rapina.

Articolo 628. Di' rapina, fidati. Di' solo quello e racchiudi tutto.

Va bene. Dai, andrà benissimo.

- Andrà benissimo. - Statti fermo!

- Daje! - Metti via 'ste mani.

No, fermati, non mi parlare di chiese, per carità.

L'altro giorno sono andato a prendere un corpo,

ho inserito sul navigatore "chiesa del San Lorenzo"

e sono finito ai castelli.

Ho sbagliato chiesa. Che dovevo fare?

L'indirizzo era quello.

Al ritorno, non ti dico il traffico, ho fatto un pensatone.

"Ora sai che faccio? Mi metto sulla corsia d'emergenza".

Tanto col carro funebre, Sergio, ma chi ti ferma? Chi?

M'hanno fermato.

Eh, certo.

Tre piotte di multa e cinque punti sulla patente, perché stavo al cellulare.

Eh.

Eh, 15 già me li avevano tolti, fai tu il conto.

Senza patente. Però che devo fare?

Devo lavorare. Eh, devo lavorare, sì.

Porco cazzo, le guardie. Fammi attaccare. Ciao, Sergio. Ciao, ciao.

E che è? Un incubo.

Da tutte le parti.

[colpi dalla bara]

Ma che è?

[scricchiolio]

[scricchiolio si intensifica]

Oh, oh! Oh, ma che è? Ma che è?

Oddio.

- Dove sto? - Ma chi sei? Ma che vuoi?

Stai bene?

Oh, santo...

Dove siamo?

Ci siamo ingorgati, io sarei l'autista del tuo carro funebre.

Oddio, sto soffocando. Non si respira qua dentro.

Tu non dovresti proprio respirare.

Non potresti aprire il finestrino? Un po' d'aria.

Certo, come no?

Ti pare che ti dico di no?

Tu non sei Guglielmo?

No.

Cioè sì, una volta ero Guglielmo.

Ora non più.

- Fammi chiamare le guardie. - No, no, fermati!

- Posso spiegare che sta succedendo? - Magari.

Se mi beccano con uno vivo in una bara, senza patente,

- il morto sono io. - Ok, spiego, spiego.

Però mi devi giurare che non parli con nessuno.

Che giuro? Parla prima che chiamo le guardie.

Ok, spiego.

Bah!

Fabiana...

[ronzio]

Questa la conosco.

[ronzio]

Oh!

Sì, sì.

[ronzio]

No, no, no!

Brava, brava.

Rimani là.

No!

Sonia, mi tiri giù o no?

Sì, sì, ora ti faccio scendere.

Senti, però...

Però...

Fai una cosa, no? Potresti fare...

Perché non fai una foto? Eh?

Così poi quando scendi la zoomiamo e capiamo che è successo.

- Una foto? - Eh.

Dai.

- Sonia! - Eh.

Sonia, ho preso il tuo telefono per sbaglio!

Quindi io ho il tuo?

Ahia...

Vabbè, dai, può capitare, fa ridere questa cosa, no?

[Fede] Vabbè, mi fai scendere?

- Molto ridere. - Sì, ora ti tiro giù, stai tranquillo.

Hai scattato 'sta foto? Dai, scatta la foto!

Facciamo le foto.

Non funziona, eh?

Non va.

Anni fa, Guglielmo ha fatto una cazzata.

Guglielmo non sei tu?

Sì, quando ero Guglielmo ho fatto un casino,

mi sono infilato in affari sporchi, ho perso soldi.

E siccome le banche mi avevano voltato le spalle,

ho chiesto soldi alle persone sbagliate.

- Ai parenti? - Peggio, mafiosi.

Prima volevano due milioni di euro.

Poi la mia...

Pensa che in due anni hanno tentato di uccidermi tre volte.

T'ha detto culo che so' scarsi.

Non fare lo spiritoso. Non c'è niente da scherzare.

L'ultima volta hanno dato fuoco a casa mia.

Con me dentro. Se non ci fossero stati i pompieri a tirarmi fuori...

Eh, ti raccattavo prima. Morto davvero, però.

Mia sorella abita in Umbria.

- Scusa, questa è un'altra storia? - No, è la stessa storia.

- La stessa? Ok. - Sì, la stessa.

Due giorni fa mi ha telefonato, e mi ha detto

che suo marito, che sarebbe Alfonso, mio cognato, era morto per un ictus.

Allora le ho chiesto se aveva parlato con qualcuno,

con la polizia, ambulanza, carabinieri...

Lei ha detto che aveva parlato solo con me.

Allora, mentre stava parlando, io ho pensato che...

È assurdo, era un peccato che fosse morto così prematuramente.

Poi era appena andato in pensione, pensa, 3.000 euro.

- Mecojoni! - Mentre io dovevo due milioni alla mafia.

- Pensa quant'è ingiusta la vita, eh? - No, è ingiusta la morte.

- Giusto. - Vabbè, insomma,

mentre cercavo di consolare mia sorella,

a un certo punto mi è venuta un'idea pazzesca.

E io le ho detto:

"Tu aspetta che arrivo, poi chiami l'ambulanza", no?

"E dici loro che hai trovato tuo fratello", cioè me,

"morto in casa e poi gli dai i documenti".

Alla fine io e mio cognato ci assomigliamo moltissimo.

Cioè, quindi... Non ci credo.

Giuro, sono andati a casa di mio cognato per constatare il decesso

lo hanno prelevato e l'hanno portato in un piccolo cimiterino

vicino casa di mia sorella.

Solo che sulla lapide c'è il mio nome.

Cioè, tu puoi visitare la tua stessa lapide?

- Questa cosa è terribile. - No, è fantastica, invece.

Certo, io ho conservato tutti i documenti di Alfonso e adesso sono lui.

Aspetta un attimo, mi sta scoppiando il cervello.

Allora, allora.

- La mafia è felice perché sono morto. - Ce l'ho.

Mia sorella pure perché posso farle compagnia.

- Ce l'ho. - E io sono passato

da un debito di due milioni di euro

- a 3.000 euro al mese. - Grande, che grande.

Mi stai facendo venire voglia di morire pure a me.

Stai ferma là, brava.

Sei brava, eh.

Ferma là, brava.

Stai ferma.

[ronzio]

Che cazzo.

Brava. Rimani là.

Eccola! Ora ti ammazzo!

Ti ammazzo!

No!

No, no, no, no!

No!

Cazzo.

[urla di rabbia]

Ma scusa, dopo tutto sto tram tram, perché ti sei messo dentro a una bara?

Ah, no, è vero, te lo devo spiegare.

Abbiamo fatto una piccola camera mortuaria a casa, fatta con tutti i crismi,

anche con una piccola cerimonia, molto commovente.

Anch'io mi sono commosso un po'.

D'altronde, insomma, gli strozzini volevano vedermi morto.

Solo che, capisci, io...

- non potevo tornare a casa in taxi. - Eh, no, no.

Alcuni amici mi hanno detto che si può respirare

in una bara al massimo per due ore.

Diciamo che da casa fino in Umbria, che ci vorrà? Un'ora e un quarto, no?

E l'ingorgo ti ha rovinato tutto 'sto gran piano.

Porco cazzo, le guardie che arrivano.

No, no, io no...

- Io rientro, rientro. - Ma che rientri?

Vieni, che sto senza patente,

se mi fermano siamo morti, ma morti davvero.

- Forza, guida tu. - No, no, no, non posso.

È una questione di vita o di morte.

E poi tu hai la patente di tuo cognato che è piena di punti.

- Aspetta. - Forza!

Aspetta un attimo.

Dai, dai, dai.

- Aspetta, aspetta. - Attento al cambio che è lungo.

Mi stanno intossicando i fiori. Cazzo, dove li hai comprati?

Dove cazzo li hai comprati?

Mi aiuti che la cazzo di gamba si è incastrata?

- Sì. - Dai, tira, tira.

Piano, non sono Pinocchio! Piano. Piano.

- Attento ai fiori. - Sì, lo so.

Vaffanculo alla sorella al fratello, a tutti quanti.

- Vabbè, ci sono. - Hai fatto?

Sì, sì, ci sono.

Vai, vai, vai.

- Sono morto. - Sì, basta, zitto.

Traffico di merda.

A che ora chiude la gioielleria?

Tra mezz'ora.

Ciao, core.

- Non ce la faremo mai. - No.

Oppure li chiamiamo e chiediamo se ci aspettano.

Lo fanno con clienti importanti.

Noi li chiamiamo, li facciamo rimanere aperti,

poi arriviamo e li rapiniamo?

- È da cafoni. - Pare brutto.

- Pare brutto che sì. - Pare brutto.

Ma scusate, poi, cosa ci facciamo

con questi orologi una volta che li abbiamo presi?

Li diamo a Carlo, lui li rivende. Si tiene il 70 e a noi ci dà il 30.

- Cioè, lui si prende il 70 e noi il 30? - Sì.

Cioè, lui su 10.000 euro si prende sette pali e noi 3.000 euro?

- E rischiamo pure il gabbio? - Bravo, tutto senza calcolatrice?

- Ma non mi fai ridere. - Senza contare

i soldi per noleggiare il furgone, le armi, i passamontagna, la benzina...

È vero, i costi. E mettici pure le tasse.

- Come le tasse? Ci paghiamo le tasse? - Certo, Chicco.

Oh, INPS, IRPEF, ENPAS, SIAE.

Tutto da pagare.

- Tutte trattenute. - Veramente dei criminali.

Anche il quiz, quello Rispondi e Vinci, quello radiofonico.

Se vinci, la metà se la tengono loro.

Se lo tengono loro.

Ma te non hai proprio un cazzo da fare nella vita, eh?

Il quiz in radio.

Buonasera.

- Sera. - Ci fa vedere la patente?

Eh? Ah, sì.

Ecco.

- E questo cos'è? - Eh?

No, è una foto un po' sbiadita, è una foto di qualche anno fa.

Ci ha dato la carta di identità, a noi serve la patente.

Faccio un po' di confusione.

Capisce? Li tengo tutti insieme.

Scusi. Ecco.

Ecco qua.

Dov'è che sta andando?

Ah, in Umbria.

Sto accompagnando questo povero uomo.

Pace all'anima sua.

Mi scusi, mi guardi.

Sì.

Più a destra.

Qua.

Ok, così. Fermo così.

Dai.

I suoi documenti.

Sì, grazie.

- Buonanotte, Alfonso. - Chi è Alfonso?

- Come chi è? Lei è Alfonso, no? - Ah, Alfonso, sì. Sono Alfonso, sì.

- Buonasera, Alfonso. - Buonasera, Alfonso.

Alfonso.

Alfonso.

Adesso sono Alfonso.

Esci, esci fuori. Sono andati via.

Grande. Sei un grande. E poi sai che non si sta male qua dietro?

Fa' una cosa. Guida fino in Umbria.

- Mi accendo una bella micetta. - No, no, no.

Non posso guidare fino in Umbria, no.

Perché no?

Ti ricordi quando mi hanno tirato fuori da quell'incendio?

Eh, come no? Mafia, strozzini, debiti. Tutto mi ricordo.

Da allora sono diventato cieco.

Ritorna dietro, va.

Uno cieco, l'altro senza patente.

Voglio vedere come ci arriviamo in Umbria.

[ronzio]

Brava, rimani là. Brava.

Sì!

Tiè!

- Salve. - Buonasera.

Pensa di poter guidare col parabrezza in queste condizioni?

No, no.

Oddio, è una storia un po' lunga da raccontare.

Ci dia patente e libretto.

Patente e libretto?

No, no, no.

Va in giro senza libretto di circolazione?

- No, c'è, è nel portaoggetti. - E allora lo prenda.

Nel portaoggetti c'è quella stronzetta.

Stronzetta?

No, non ho detto a lei stronzetta.

No, intendevo che non posso aprire il portaoggetti. Dentro...

Poi scappa.

Signore, i documenti del veicolo.

No, scappa la mosca, poi mi rovina la vita, non...

- Io vado a prendere l'etilometro. - No, no.

- I documenti, i documenti. - Sì, ok, ok.

Vai.

[ronzio]

"I nostri orari di apertura sono dalle 10:30 alle 20:30."

Che casino, Carlo si incazzerà sicuro, ve lo dico.

Dovevamo fare le strade interne, saremmo arrivati da un pezzo.

- Facile dirlo dopo, lo dovevi dire prima. - Eh, vabbè.

Buoni, numero sconosciuto.

Non rispondere, sarà Carlo, lascia stare.

- No, davvero? - No, no, no.

- Dai! Sì? - [uomo] Sai cosa voglio?

Guarda, non so che cosa vuoi, ma se mi chiami a nome di Carlo,

di' che il piano è saltato, non si fa più nulla.

Ti pare che questo risponde al telefono mio?

- Sai cosa voglio? - Oh, che t'ha detto?

Ma che ne so, mi sta chiedendo: "Sai cosa voglio?"

Vi diamo ancora un po' di tempo.

È il quiz.

È il quiz radiofonico, quello Rispondi e Vinci.

- Ma che cazzo stai dicendo? - Allora, allora, ascoltami.

Per vincere devi rispondere "la pensione de pora nonna". Vai.

- Ma non dire cazzate! - Vai, dillo! La pensione de pora nonna!

Vinci la pensione per un mese.

- Vai. Digli qualcosa. - Ma che dici?

Vai, dillo.

[sottovoce] Fidati. Vai, vai, vai. La pensione de pora nonna.

Il tempo è quasi finito, ci riprovo un'ultima volta.

Sai cosa voglio?

E dillo.

La...

La pensione de pora nonna?

E finalmente! Congratulazioni! Sei in diretta su Radio Rock,

questo è Rispondi e Vinci e hai appena vinto 3.000 euro.

Proprio la pensione de pora nonna, una super pensione

come non ce ne sono più. Come ti chiami?

Come ti chiami? Allora, mi senti?

- Pio? - Ma che è, una domanda?

No, no, te lo sto dicendo. Pio. Mi chiamo Pio.

Bene, Pio. E da dove vieni?

De...

- De Puglia. - De Puglia?

- Immagino San Giovanni Rotondo. - Eh, sì, da quelle parti. Bravo, bravo.

Una frazione, diciamo.

E dicci un po', Pio, cosa comprerai con questi 3.000 euro?

E beh, con 3.000 euro

ci volevo comprare un orologio da regalare...

Li divido, con degli amici, eh, parti eque.

Ma che bel gesto, condividere la vittoria con gli amici,

sono contento che i soldi siano arrivati proprio nelle tue tasche,

una brava persona come te.

Auguri e restate sintonizzati su Radio Rock.

Grazie, grazie, tante cose, ciao, ciao.

Raga, tremila euro! Tremila euro!

Ma quanto sono belle le pensioni di una volta?

- Mille, mille e mille! - Tremila euro!

E daje!

Sono tassati questi?

Mi sa di sì.

- Sto a pezzi. - Vabbè, dai.

Manco male.

[ronzio]

T'ammazzo.

[clacson]

Ma che cazzo ti suoni?

[voce non udibile]

...c'è la mosca.

[clacson]

Ancora?

'Sto cazzo...

Apri un po'.

Che cazzo ti suoni?

Che cazzo ti suoni?

Eccolo, lo specchietto.

[ronzio]

[grido di rabbia]

- Sonia! - Eh?

- Sta arrivando un'ambulanza! - Eh, bravo! Scatta! Scatta la foto!

Scusa se mi impiccio,

ma non è che ti puoi far mandare una foto sul tuo telefono?

Così almeno capiamo cosa sta succedendo.

Ah, brava!

Fede!

- Dimmi! - Fai una cosa,

manda una foto dal profilo tuo al mio, capito?

Come se tu fossi me.

Ma col tuo telefono?

- È rincoglionito questo. - Eh, beh.

Eh sì, Fede! Manda una foto come se fossi io al mio, capito?

- E dai, e su! - Capito, capito.

Non è difficile.

Fatto. Aspetta che faccio anche una foto all'ambulanza.

"Collega rompipalle non rispondere"?

Che significa?

Significa che t'ha memorizzato come "collega rompipalle e non rispondere".

E che significa?

Scusa tesoro, mi dispiace, ma è abbastanza chiaro.

Tu sei l'altra.

Fede!

Dimmi!

Perché mi hai memorizzato "collega rompipalle non rispondere"?

No, Sonia, non è come pensi.

Eh dai, spiegami com'è, prima che penso un'altra cosa.

Dai, spiegamelo.

Tu fammi scendere così posso spiegarti.

Ancora non hai capito che 'sto coso non funziona?

- S'è rotto, non posso farti scendere. - Come, rotto?

Eh sì, e poi comunque non cambiare discorso.

Perché mi hai memorizzato "collega rompipalle non rispondere"?

Oh, Sonia!

Chiama qualcuno!

Fallo venire qui, che ci possa aiutare, dai!

Ma lo sai che c'è? Io vorrei chiamare la sede operativa, no?

Però può essere che non mi rispondono.

Perché leggono "collega rompipalle non rispondere".

- E non rispondono, capito? - È probabile.

Sonia, tesoro,

io non scendo, non posso spiegarti bene la situazione, no?

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