Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Arabic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Bulgarian
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
Dutch
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
French
Frisian
Ga
Galician
Georgian
German
Greek
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Indonesian
Interlingua
Irish
Italian
Japanese
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranî)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Persian
Polish
Portuguese (Brazil)
Portuguese (Portugal)
Punjabi
Quechua
Romanian
Romansh
Runyakitara
Russian
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Spanish
Spanish (Latin American)
Sundanese
Swahili
Swedish
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Thai
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkish
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Vietnamese
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
Io mi ricordo questa prima cinepresa era una silma e me la prestò l'operatore del
super cinema e io feci queste immagini.
Mi affascinarono tantissimo queste immagini di fuoco con queste figure,
queste silhouette nere, con questi tamburinari che accompagnavano le vamp,
con questo suono ritmico assordante.
Fu una folgorazione.
ero veramente piccolo quando ho fatto quelle prime immagini, avevo 13 anni.
Di queste bobine che io girai quella notte, feci un montaggio di 5-6 minuti,
solo di quello.
Poi, in un secondo momento, mi sono chiesto perché non fare diventare
qualcosa di più, e così nacque tutto il resto.
Naturalmente io già ero a... ammalato, contagiato dal cinema.
Ma non avevo mai messo l'occhio dentro un mirino attraverso il quale
raccontare, rubare dei movimenti, delle immagini.
Potevamo pensare alla Sicilia come un luogo dove puoi trovare qualunque tipo
di contraddizione e troverai sempre che tutto ha un fondamento.
Però certamente il fatto che sia un'isola ha influito moltissimo sulla
capacità di ragionare, ma anche forse sulla capacità di sragionare, se
vogliamo semplicitare Pirandello.
Quello che a me ha sempre colpito è che secondo me l'isola L'essere nati in un
'isola ha accentuato la vena sognatrice dei siciliani.
L'essere costretti a immaginarsi che cosa ci sia dall'altra parte dell
'orizzonte ha accentuato molto questa vena visionaria che mi è molto
vicina in qualche modo.
Quando qui programmarono il buono e il brutto e il cattivo, che fu poco prima
che io frequentassi la cabina del Cinema Capitol, ci fu un tale afflusso di gente
che sfondarono il cancello. La folla sfondò il cancello, entrarono dentro e
rovinarono tutto perché la calca era tale.
All'epoca la gente faceva ancora pugni per entrare al cinema.
Io quello volevo raccontare con Nuovo Cinema Paradiso.
Volevo raccontare la febbre di voler stare dentro una sala cinematografica
in un'epoca in cui non ci voleva andare più nessuno.
Avracadabra.
Guardo dall'olciaparte.
Il cinema è la macchina del tempo, un'astronave meravigliosa
che ti consentiva di conoscere il mondo senza andare lì a cercarlo.
E questo era straordinario, specialmente per chi è nato e cresciuto in un centro
di provincia.
Telefono 091 90 33 44
Bacheria è, per lo meno per noi bacheresi, è un paese particolare.
Perché Bacheria ha sempre un personaggio importante per tutto il mondo, non solo
per la nazione.
Non manca uno che viene fuori l'altro.
Avevamo Guttuso, il personaggio importante nel mondo.
Quando è venuto meno Guttuso?
E' venuto fuori Peppuccio, ma noi ce l'aspettavamo perché doveva venire una
persona.
Non
si
può raccontare. I manifesti appesi dicevano grazie Peppuccio, grazie
Peppuccio. Finalmente hanno capito che cosa era.
Sai, decidere di fare il cinema, di diventare registi, nella bagheria dei
primi anni settanta, metà anni settanta, grosso modo era come se un milanese
sognasse di fare l'agrumicultore.
Un'altra considerazione che potreste fare, in merito proprio all'abusivismo,
è che se non avessi citato questo fenomeno, noi siamo con Gianluigi,
perseguitati, denunciati.
Secondo le autorità, i muratori, l'edilizia sarebbe stata completamente
bloccata.
Specialmente negli anni 60, o comunque negli anni in cui ho cominciato a
guardarmi intorno, la vita culturale di Bagheria era molto intensa.
Anzi, devo dire che di pari passo con tutto ciò che ha
deturpato il paesaggio, la speculazione edilizia, gli anni bui.
della politica siciliana, c'era una vita, un'intensa attività culturale.
Per cui Bagheria è il paese di Buttitta, uno dei migliori, uno dei più grandi
poeti dialettali del mondo, il paese di Guttuso, il paese di Ferdinando Sciano,
uno dei più grandi fotografi del mondo.
Ma te ne potrei citare tantissime altre che poi non sono diventate famose. E poi
la grande tradizione del grande artigianato, Bagariotto, la scuola dei
fratelli Ducato, l'arte della decorazione dei carretti, un
patrimonio straordinario.
C'era, c'era una grossa vitalità, sempre
frustrata dall'insensibilità di chi governava questo
paese, per cui in questo paese è sempre stato difficile fare una mostra, è
sempre stato difficile dare mezzi agli artisti, è sempre stato difficile.
Tuttavia si riusciva lo stesso a produrla, l'arte in qualche maniera.
Ho portato con me la macchina fotografica proprio come se fosse un
indumento.
La mattina non esci di casa se non ti metti un paio di scarpe. Poi magari ne
puoi avere uno lussuoso, uno non buono, però non puoi uscire senza scarpe. Io
non uscivo di casa senza la macchina fotografica.
In quelle foto ci sono tutti i miei amici, i miei avversari.
Le persone che amo e ho amato.
E quelle che non ho saputo o non ho voluto amare.
Gente che mi ha stretto la mano e mi ha sorriso.
E quelli che mi hanno solo guardato,
senza dire niente.
migliaia, migliaia, migliaia di facce.
Si racconta di questo suo strano modo di scrivere il proprio diario
attraverso le immagini di tutti coloro che ha incontrato nella sua esistenza. C
'è un po' la trasfigurazione di un'esperienza personale.
Quella montagna di fotografie sulla scrivania chiaramente era un'immagine
che mi dava molto, mi era congeniale.
E quindi in mezzo a tutte le foto che lui sfoglia ce ne sono anche due
che proprio mi riguardano personalmente.
Una è proprio una foto che ho fatto io, che si vede per una frazione di secondi,
che è un primo piano di Guttuso.
e un'altra è una foto di famiglia dove c'è mio nonno e mio padre messi là
dentro
quando
io stavo girando il nuovo cinema Paradiso avevamo deciso così per gioco
di farlo apparire solo che il giorno in cui doveva fare questa apparizione
Si sentì male, molto male a non poter farlo.
Allora gli diede il copione dell'Uomo delle Stelle e gli disse, guarda, scegli
un personaggio. E lui si scelse quello del medico. Gli disse, ma guarda, questo
è difficile. No, è l'unico intelligente che riesce a capire che Gio Morelli è
uno che piglia in giro la gente. Buongiorno, sono il dottor Mistretta,
una malato grava a San Vincenzo. Me lo darebbe un passaggio? Ma ci mancherebbe
salire. Grazie.
Il politico e l'intellettuale della famiglia era mio padre.
un po' per la sua attività. Poi sai, in quegli anni, negli anni cinquanta, in
Sicilia, occuparsi di politica, essere comunista in Sicilia negli anni
cinquanta era dura, non era facile.
Eh sì, poveri ingannati, ingannati da tutti, da Dio, dallo Stato, dagli
uomini. E se vi permette, ingannati anche da lei, dottor Morelli.
Ma come se...
Che intende di dire, dottore, scusi, ma io sono un professionista serio.
Lo so che lei è un professionista del cinema.
Io non volevo offenderla. Ma mettiamolo sul piano morale e sociale.
Le pare giusto promettere ricchezza e gloria a questa povera gente che ha
bisogno di lavoro, pane, tranquillità, progresso e giustizia?
Quelli della generazione di mio padre hanno creduto fortemente che attraverso
la politica si potesse cambiare le cose, si potesse cambiare il destino di una
società. Oggi non lo crede più nessuno.
La vita non è come l'hai vista al cinematografo. La vita è più
difficile.
Ma tieni.
Tornatene a Roma.
Tu sei giovane, il mondo è tuo.
E io sono vecchio.
Non voglio più sentirti parlare.
Voglio sentire parlare di te.
Io sono venuto a Roma subito dopo il rientro a Napoli dalla
clandestinità, io sono stato un anno in Toscana clandestino e poi sono tornato a
Napoli nel settembre del 44, ho cominciato a viaggiare subito, insomma a
Roma mi sono stabilito però.
Io l'ho sentito il peso del pregiudizio nel mio voler.
fare qualcosa che non era da siciliano all'inizio ha pesato molto molto io
mi ricordo che soffrivo moltissimo per
questo quando ho fatto il mio primo film per esempio alcuni che lo videro poi il
cinema è un cortile ti arriva tutto ma come ha fatto questo così giovane non ha
fatto il centro sperimentale non ha fatto l'autoregista
di nessuno ha fatto un film così ma è siciliano questa cosa mi feriva
mi feriva
Il sud è...
una terra di contrasti e questi contrasti si traducono in storie
molte volte anche cariche di passione,
cariche di passionalità.
Queste realtà certamente colpiscono molto la
fantasia di un narratore.
Ho sempre associato il cinema di Francesco Rosi con la lezione di mio
padre, che era quella di cercare sempre di capire le cose come sono andate
veramente e di non dare mai giudizi affrettati e superficiali prima di aver
capito veramente come stanno le cose.
Si trova un contesto ben delimitato, all'interno del quale il bene e il male
sono chiari.
Il cinema inevitabilmente, e non solo il cinema, viene attratto.
Non esiste in nessuna parte del mondo
una terra così piccola.
come la Sicilia, ad aver ispirato tutto il cinema che ha ispirato la Sicilia.
12 ore di fatica nelle ossa e a casa non riportano nemmeno quel tanto che basta
per non morire di fame.
Eppure le reti, quando le hanno tirate su, erano piene.
Il sonno, caro Chevalet.
Un lungo sonno, questo è ciò che i siciliani vogliono.
Ed essi odieranno sempre tutti quelli che vorranno svegliarli.
Sia pure per portar loro i più meravigliose doni.
E detto già noi, io dubito sinceramente che il nuovo regno abbia molti regali
per noi nel suo bagaglio.
Da noi ogni manifestazione, anche la più violenta, è un'aspirazione all'oblio.
La nostra sensualità, il desiderio di obbligo, le schioppettate, le coltellate
nostre, il desiderio di morte, la nostra pigrizia, la peneciante dolcezza dei
nostri sorbetti, il desiderio di voluttuosa immobilità, cioè ancora
di morte.
Questa villa ha a che fare con una corda particolare dei siciliani, la corda
pazza, come la chiamava Pirandello.
Certamente qui non puoi non pensare a questo mondo, a quest'epoca così ricca,
così strana.
E ovviamente non puoi non pensare anche al gatto pardo, naturalmente.
Si diceva che le donne
incinta che avessero fissato le immagini dei mostri di Villa Paragonia
avrebbero partorito figli deformi e a questo ci credeva veramente la gente
e ci sono tracce di questo nel mio primo documentario
Mi ritrovavo 10 mila lire in tasca, allora compravo tre bobbine di pellicola
Super 8. Che potevo fare con tre bobbine di pellicola Super 8? Non potevo pensare
a un tema, a un testo, a una sceneggiatura.
Giravo quello che trovavo.
Poi dopo alcuni mesi mi ritrovavo un'altra bobbina o altre due e giravo
altre cose.
E talvolta questi frammenti poi finivano per attrarsi tematicamente e mi facevo
guidare dalle immagini.
con questo sistema di sedimentazione, di frammentazione, quasi di percorso a
mosca cieca. Insomma, io seguivo quello che succedeva.
La scena di morte a Bagheria è quasi l'ammissione della mancanza di un
soggetto, è l'ammissione, la dichiarazione immediata della mancanza
di un centro narrativo. Era soltanto una raccolta di immagini legata a una
semplice emozione,
Io vivevo andando in giro per le strade del mio paese tra le 2 e le 5 del
pomeriggio del mese di agosto del 1972 e quello che trovavo in giro era questo,
per cui non c'era un argomento, non volevo fare un discorso.
Ovviamente in questo vuoto, in questa desolazione, forse trovavo un'emozione,
un sentimento che è molto vicino alla malinconia dei siciliani e dei bagarioti
anche.
Mi ritrovai, senza saperlo e senza volerlo, a fare un documentario
allegorico, probabilmente, su un sentimento.
Ma io portai Renato Guttuso qui, me lo ricordo benissimo, nell'82, perché fu l
'anno del suo settantesimo compleanno.
Lui disse Villa Paragonia e i carretti siciliani sono all'origine della mia
pittura. In più me lo raccontò come un luogo legato a esperienze
sentimentali e adolescenziali molto importanti della sua vita.
Io ero molto ragazzo, ho avuto 14 anni.
Mi ero innamorato di una signora che abitava a Villa Paragonia, che abitava
qua.
Una donna molto bella.
che mi affascinava moltissimo, era un amore astratto, quale può essere l
'amore, un sentimento amoroso di un ragazzo di 14 o 15 anni verso una donna
di 26, 27, non so quanti, era comunque molto bella, sono cose che non si
dimenticano. Ma mi ricordo la sua tristezza nel
trovare...
elementi mancanti rispetto all'ultima volta che c'era stato, o elementi che si
erano nel frattempo ulteriormente logorati.
In qualche maniera ritrovo anch'io questo, perché tu vai via da un luogo
come questo e per tanti anni fissi nella tua memoria le cose come le hai
lasciate. Poi ritorni e trovi che non sono proprio così, che lì manca una
testa, lì manca una mano, lì manca un vaso, lì manca...
Capito? Allora è terribile.
Ho passato l'infanzia e giocavo, venivo qua a giocare nel barlo di... avevo 10,
12 anni, 13 anni.
Quindi è un luogo pieno di memorie.
molto belle anche che diventano sempre più malinconiche.
Grazie.
Il documentario che lui ha fatto è la testimonianza che resterà
eterna nell'avvenire.
È l'unica testimonianza.
Infatti molti dei personaggi che lui ha ripreso
mentre lavoravano, vecchi artigiani, sono tutti scomparsi.
La maggior parte.
Ho fatto il carretto che è il mio primo documentario, come dire, pensato, cioè
il mio primo documentario tematico.
Trovavo la passione tipica, la passione sanguigna dei siciliani, la fantasia,
il piacere per lo spettacolo, il piacere delle cose estreme
e trovavo anche la violenza.
E forse è questa strana alchimia a rendere questo paese
così particolare.
Saranno pure tutti poveri ingannati, dottore mio, ma io da quando sono qui
sono solo pazzi come quello.
E banditi, e fanatici, e poliziotti, e criminali, e spia rivoluzionari, e che?
E non stanno mai fermi, no? C'hanno sempre una cosa da fare e vorrebbero
fare un'altra. Ma che cazzo loro lavorano a fare? Scusi se mi esprimo
così. Ma che è sta Sicilia? Ma che è?
Pentone che po...
E non si capisce perché, scusi! Ma dica lei perché!
Il raccontare, sia pure allegoricamente, l'impossibilità di
raccontare i siciliani come veramente sono.
Ecco, questa è la trovata che mi piaceva del film.
Questi personaggi che si raccontano veramente come il cinema non ha mai
saputo fare, o molto raramente, e l'inevitabilità...
del fallimento del loro racconto, il fatto che questa loro testimonianza vada
a finire nel nulla, dentro una macchina da presa che non ha pellicola.
Allora, Dazzu, dimmi quello che ti pare.
Davanti a questa potete parlare tutti in libertà, eh?
Io faccio il pastore, questo ci posso dire.
Perfetto, parla da pastorizio.
La cosa bella di essere pastore è che con le stelle c'è ragione.
I paesani non li tagliano mai alle stelle.
Invece il pastore in campagna, di notte, è diverso.
Io dalle volte guardo le stelle e parlo. Ma vero c'è il mondo?
Non ci credo che c'è il mondo.
Sono farfanterie.
Lo penso pure quando taglio un coniglio ammazzato.
L'occhio pare sempre vivo e mi taglia come quando si taglia un quadro.
Io una volta l'ho visto un quadro.
Eppure che mi muovevo di una parte dall'altra, tagliava sempre a me.
Anche dal rozzo pecorario.
Avevo fantasia bizzarra, larga, intuitiva.
La foresta agitata della primavera e colorata della mia
forte sensibilità non rappresentava la grande città lontana, rombante,
che allora sconoscevo.
C'è lo scampanio delle pecore, io così, zoppicando, scrivevo.
alberi palazzi alti in fila, finestre verde di foglie,
convesate azzurre di cielo limpido e sereno.
Rami nudi, antenne, cime parafulmini, cupole
ombre, fili elettrici, raggi soari, insetti,
umanità. quando vengono su aspatti biali
lungo funerale nero di formiche segue la salma di una
zanzara eroicamente caduta mentre di là una
processione di moscerini segue tre cavallette moniche che portano in
alto il santo granello verso
la cattivate di una grandiosa quercia che agita campagna con lui.
Le uniche cose che io potevo fare con una cinepresa e quel poco di pellicola
che riuscivo a recimolare era quello che succedeva attorno a me.
E siccome ero attratto dalle cose che hanno a che fare con gli spazi, con la
folla, con la dinamicità, eccetera, ero attratto quindi dagli scioperi, dalle
processioni religiose, da tutto ciò che in qualche maniera...
mi si presentava sotto forma di spettacolo uno spettacolo che tu non
dovevi dirigere che tu non dovevi organizzare che esisteva di per sé e che
tu dovevi soltanto riprendere
E' interessante capire come il
festeggiamento di un santo patrono può essere il pretesto per capire come si
vive in una comunità, come si comporta la gente, tenendo conto che il
comportamento talvolta esteriore degli uomini
finisce per essere significativo di ben più profonde cose.
Nella cultura siciliana talvolta il non
detto è molto più importante del detto.
Questo ha molto a che fare col segreto, naturalmente.
Io sono affascinato dal fatto...
Dalla capacità di intuirsi, di capirsi dei siciliani con un gesto, con uno
sguardo.
Una terra che ha avuto cicliche dominazioni, innesti di cultura e di
linguaggi completamente diversi, ha costretto inevitabilmente la
gente a intendersi più a gesti, a silenzi, che non a parole,
visto che si trattava di incontri di lingue completamente diverse.
Naturalmente questo codice di segni...
È stato poi congeniale alla cultura del sospetto, del segreto, della violenza,
dell'omertà, eccetera, eccetera. Ma c'è una spiegazione, come dire, un po' più
nobile.
Non credo che i personaggi dei miei film siano omertosi rispetto
alle proprie emozioni.
Hanno pudore, hanno imbarazzo a parlare di questo.
Che forse è anche il mio stesso imbarazzo.
E forse è questa difficoltà che talvolta emerge.
Però non c'è una, come dire, non l'ho mai vissuto come una problematica.
Spesso amo raccontare il passaggio tra questa difficoltà di tirarle fuori le
emozioni e il conquistarle.
Ritornare indietro di Totò per andare a rivedere
per ritrovare, come dire, la chiave di volta della propria difficoltà
sentimentale.
La fatica di Onof a riconquistare la memoria di se stesso e del suo
rapporto anche con le donne.
Allora?
Sì.
Sì, la conosco.
Sarebbe a dire?
Una ragazza che ho amato.
È in grado di dirmi quando l'ha vista l'ultima volta?
Una mattina l'ho lasciata in albergo mentre dormiva e sono andata in
aeroporto senza neanche salutarla.
Nel caso di Malena la storia è proprio questa.
Un ragazzino di 13 anni, 14 anni, che durante gli anni 40 si innamora di una
signora di 26, 27 anni, è niente più distante per un 13enne di una signora di
26 anni, per di più desiderata da tutto il paese.
Quindi lui consuma questa sua passione attraverso appostamenti, pedinamenti,
lunghe spiate. Quindi è presentissima questa donna nei suoi pensieri, però è
inafferrabile.
L'acqua c'è sempre nei miei film, credo tranne il primo e non ne sono nemmeno
sicuro, forse stando attenti lo si trova pure lì.
C'è il nuovo Cinema Paradiso, c'è in tutti, in tutti tutti.
Non lo so, dovrei andare da uno psicanalista e chiedere che vuol dire.
Per me è un rapporto per esempio conflittuale col mare.
Perché lo amo moltissimo, ma lo temo da morire, tant'è che non so nuotare, non
ho mai imparato.
Però mi piace, io vivrei sul mare, accanto al mare, per tutta la vita.
Sciascio era affascinato dal fatto che pur essendo un'isola i siciliani
avessero paura del mare e in molte città addirittura le case danno le spalle al
mare perché dal mare arrivavano le invasioni, dal mare arrivavano le
tempeste, dal mare arrivava tutto il male.
Però poi vai nei classici centri dei pescatori e trovi che invece le case
sono apertissime verso il mare quindi puoi trovare tutto e il conteo di tutto.
Siccome alcuni dei miei film, specialmente quelli che hanno avuto
successo, si svolgevano in anni passati, allora mi si è per un certo periodo
incollata l'etichetta del regista nostalgico.
Non mi riconosco nella linea del cercare nel passato una Sicilia diversa o
migliore di quella di oggi, non mi riconosco in questo, anzi mi ritrovo più
in questo.
il cercare nella Sicilia di una volta la chiave di lettura della Sicilia di oggi.
Io l'orizzonte ero
capace di guardarlo a lungo, così come anche altre cose, ma il mio sogno, il
mio desiderio di andar via non è stato un'ossessione. Per me voler fare il
cinema Significava automaticamente andare via da qua, perché qui non
riuscivo, non c'erano spazi produttivi. Fino a quando ci sei tutti i giorni, ti
senti al centro del mondo.
Ti sembra che non cambia mai niente.
Poi parti, un anno, due, e quando torni è cambiato tutto, si
rompe il filo.
Non so chi volevi trovare,
le tue cose non ci sono più.
Bisogna andare via per molto tempo, per moltissimi anni, per ritrovare al
ritorno la tua gente, la terra, un mese innato.
Il teorema di Totò Alfredo io lo condivido moltissimo, quello
secondo cui la Sicilia l'ami di più da lontano.
Anzi, più tempo passa e più questo teorema lo trovo molto convincente.
Buona fortuna!
La verità è questa, che quando stai qui e ci vivi, sei portato
inevitabilmente a imbatterti e a
sopravvalutare. le contraddizioni, i problemi, tutto quello che non funziona,
tutto quello che non va come dovrebbe andare.
E in Sicilia ce ne sono tantissime di queste cose.
900 invece preferisce rimanere all'interno della propria
isola
accettando sino all'errore di vivere tutto, sia il positivo, sia
le ombre della propria condizione esistenziale.
Scuro è uno che
tutto quello che c'è oltre l'orizzonte se lo è sempre immaginato.
Una volta nella sua vita commette l'errore di andare a vedere di persona
come stanno veramente le cose.
Bravissima persona tuo padre, un amico.
Trent'anni di servizio assieme abbiamo fatto.
Come sta?
È morto.
Salutamelo, digli che appena ritorno lo vado a trovare.
Come vedi poi i temi sono sempre gli stessi e come vedi per quanto io ci giri
intorno e ti cambi le carte in tavola, per un siciliano il problema dell'andare
via o no c'è sempre.
Questo non c'è niente da fare, questo argomento ce l'hai nel DNA.
Forse ci sarei anche rimasto se non avessi avuto il desiderio di fare il
cinema. Però questo è un mistero al quale non riesco più a dare una
risposta.
Adesso che sono tornato, fammi per favore questa domanda.
Come andate?
Angela, ma che fai? Hai paura a chiedermelo?
E io ti rispondo lo stesso.
È stato un viaggio importante.
Mi dispiace che non posso farti vedere le fotografie.
Ho camminato assai e ho scoperto tante cose.
Per esempio, che la nostra terra non è bella di per sé, come dicono tutti.
È bella perché, standoci dentro, le cose lontano
sembrano migliori.
Sì.
Come?
I nostri figli, i nostri figli, stanno tutti bene.
Sì,
sì, si fanno onore nel continente.
E noi possiamo camminare a testa alta.
E anche tutta la Sicilia può essere orgogliosa.
Che dici?
Certo.
E anche loro ti salutano e ti mandano tanti baci.
Stanno tutti bene.
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.