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Original subtitles

(VOCI INDISTINTE)

(VIBRAZIONE CELLULARE)

Pronto?

(Uomo) Salve, sono il papà di Lorenzo, non mi dica niente.

Sì.

sa come fa quella.

dice di andare perché fa tutto lei...

- Va bene.

- Aspetto.

Ti hanno dimenticato.

(Penelope) È la quinta volta, questo mese?

Un giorno il tuo analista ti spiegherà il perché delle tue crisi abbandoniche

e il tuo essere un gran rompicoglioni.

Beh, almeno saprai di chi è la colpa.

Della tua famiglia.

- (Sandro) Molto meglio. - (Carolina) È bellissimo.

- (Carolina) Vedete se c'è il bananone. - (Sandro) Dietro tutto a posto?

- (insieme) Ci sta. - (Diego) Dammelo!

(in dialetto romanesco) Dov'è la casa?

- Perché? - Manco Maps la trova.

- (in dialetto romanesco) Non la trova. - No?

- No, arriviamo e chiediamo. - (in dialetto romanesco) Si va di qua!

- Ma che ne sai? - Dove vuoi che sia? La strada è questa.

- Papà, gli dici qualcosa? - Calmi, è da un'ora che fate così.

- Adam, "daje", che devi fare? - Sempre a me!

(MUSICA DALLA RADIO) Zitti un attimo!

Sei sempre te.

Amo', questa è la canzone nostra!

- È quella? - Sì.

(CANZONE DALLA RADIO: "E RAFFAELLA È MIA" DI TIZIANO FERRO)

"Daje", che andiamo a sbattere!

(insieme) # E Raffaella canta a casa mia! #

# E Rafaella balla a casa mia! #

Ti ricordi quella sera?

(CANZONE: "E RAFFAELLA È MIA" DI TIZIANO FERRO)

(Sandro) Dovete andare piano!

Adam! Diego!

- Piano! - Dovete andare piano!

Non strillate, "daje".

Papà, ma chi sono questi?

Saranno i proprietari, non ti impicciare, fatti i cazzi tuoi.

Che roba.

- (Sandro) Piano! - Non remarmi contro!

- (Sandro) Abbassati. - Ci passavamo.

(Sandro) Ho visto.

Se si buca il bananone è finita la vacanza.

Non ti preoccupare, pensa a quei due che stanno facendo un casino.

- Prendo il resto. - (Carolina) Ehi!

- Non strillate! - Non ho strillato.

(gridando) Allora?

(CANZONE DALLA RADIO: "E RAFFAELLA È MIA" DI TIZIANO FERRO)

- (Uomo) Prego. - Grazie.

- (Elodie) "Je vais entrer". - (Olivia) "Attention".

- La mia stellina. - (Elodie) Nonno!

- Che hai detto? - Toni.

Ah! Che è "nonno"?

- Ti sembro un nonno, io? - No.

- Ho sentito una vocina. - Zia!

"Ma petite poupée"! Ma come sei parigina!

È per mia moglie Maria, quando lo vedrà le verrà un colpo.

- (Toni) Eccola qua. - (Olivia) Papà.

Guarda che bella che sei.

- "Joyeux anniversaire". - "Merci".

Lo sai, Oli, se noi non fossimo così evidentemente imparentati,

quindi al netto di ogni implicazione incestuosa,

se io ti vedessi passare per strada potrei anche seguirti, sai?

- Papà, basta con questa storia. - Solo per guardarti.

Tu sei bella da guardare.

Un capolavoro della genetica, sei.

Smettila.

- Dove si festeggia stasera? - (Toni) Allo Scoglio.

Quanti anni fai, Toni?

Non si chiede mai l'età, solo ai bambini.

- E Penelope? Si è persa? - Grazie.

(Toni) No, mi ha chiamato, dice che fa tardi, ci raggiunge lì.

Bene, io mi butto in dépendance, ho fatto le 5 sul set.

No, aspetta un attimo, stai seduta,

ho portato anche le olive che ti piacciono tanto.

C'è un piccolo cambiamento con la dépendance.

Cioè?

Eh, l'ho affittata.

- A chi? - Una famiglia.

Anzi, perché non vai tu a vedere che vogliono?

Mi hanno chiamato prima lamentandosi di non so cosa.

Chi sono io, la locandiera?

Perché non ci va... Come si chiama? Ronnie?

- Non toccare l'argomento. - Non nominarlo.

Si è preso le ferie, quello stronzo.

Se n'è andato a Manila dai suoi, una tragedia.

Vai tu, dai, fammi questo regalo.

Come se avessimo bisogno di soldi, è assurdo.

Eh, non si sa mai, Oli.

- Vado a cercare Gianlucone. - Sì.

(Carolina) Nessun problema, è che non prende il telefono.

Ci sta il wi-fi? Però non c'è problema.

Anche se c'è la televisione, per i ragazzini.

Voi guardate la TV? Non conosco nessuno che guarda la TV.

Infatti anche noi la guardiamo poco.

Poco, ma che dici? Comunque piacere, Petagna Sandro.

Petagna Carlo, piacere. Scusi, stiamo scaricando.

Il fatto è che dentro questa casa non c'è niente, con tutto il rispetto.

Non è tanto il wi-fi, la TV, l'aria condizionata...

- (Carolina) Ma sai chi è? - (Sandro) No.

- È Olivia Vantois. - Manca il bagno, capiamoci.

- No, il bagno c'è. - (Sandro) Ah, c'è, scusate.

- Sì, è en plein air. - Errore mio, scusate.

L'ha fatto un mio amico, lui è un genio, un architetto.

- Quello è il bagno? - Ti siedi, ti rilassi.

Guardi il mare e fai quello che devi fare.

È una cosa innovativa, è una cosa bella.

Cos'è questa cosa?

Questa è una cosa dei russi, i comunisti si baciavano in bocca all'epoca.

Bravo, è originale tra l'altro, l'ha fatto mia zia.

- Complimenti. - Mi prendete in giro?

Devo pisciare in mezzo al giardino e cucinare davanti a due deviati?

Ci sono i bambini, su, facciamo i seri.

- Che male c'è che lo vedano i bambini? - Eh.

Ma come? Sono due vecchi che si baciano, il male ci sta.

Sai dove sono, guardi da un'altra parte.

- Guardi il mare, no? - Va bene, guardo il mare.

- (Sandro) Finisco di scaricare. - Finiamo di portare le cose dentro.

- Grazie. - Figurati.

Ragazzi, dopo anni di lutto per mamma mi è tornato un timido sorriso.

(ANTIFURTO)

(CANE CHE ABBAIA)

"Ammazza", che botta.

(ANTIFURTO)

(CANI CHE ABBAIANO)

- Salve. - Buonasera.

- La mia principessa, come stai? - Ciao, auguri.

- Grazie. - Scusate il ritardo. Elodie?

- A casa. - A casa da sola?

Ha dieci anni, papà mi lasciava sola quando ne avevo sei.

- (Toni) Sta benissimo. - Certo.

Invece parliamo d'altro, cara Penny.

Dovete sapere che ho incontrato Penelope

in compagnia di un tipo piuttosto belloccio, direi.

Se è belloccio lui hai abbassato notevolmente il tuo standard.

Hai fatto perfino finta di non vedermi, su!

Non ho fatto finta, deliberatamente ti ho detto: "Stammi lontano."

Appunto, e quindi?

- Così, niente di che. - Ah, scusate, mi sono sbagliato.

- Ti ha mollata? - Ciao, eh.

Saranno cinque o sei mesi che non ci vediamo,

uno si siede, tu arrivi e la prima domanda è questa?

- Va bene. - La vita sentimentale di Penelope.

Non è che se uno non ne parla le cose sono meno vere.

Le prime due frasi che mi dici sono da stronza.

Ragazze, su, Olivia, sempre così passivo-aggressiva.

- "Laisse-la tranquille". - (Toni) Va bene, non ci interessa adesso.

Allora, malgrado gli anni passino inesorabilmente,

noi oggi non siamo qui per festeggiare il mio compleanno.

- Ah, no? - No.

La caducità del tempo non ci piace.

Noi oggi siamo qui per festeggiare il mio innamoramento.

- Bello. - (Toni) E non solo.

Siccome a differenza di tutti voi io mi sposo,

sono qui anche per annunciarvi il mio matrimonio.

- Molto bello. - Che bella notizia.

- Stai con qualcuno? - Certo.

Guardate, è una persona decisamente speciale.

Ecco, lo definirei l'uomo più dolce che ci sia su questa Terra.

Vi piacerà, sono sicuro, come è piaciuto a me, del resto.

"Uomo"?

Sì, è un uomo, l'ho detto che è un uomo?

- Sì, hai detto proprio che è un uomo. - È un uomo.

(Olivia) Che novità.

Bravo, ci voleva un matrimonio in famiglia.

Tu sei gay, adesso?

Tecnicamente, visto che sto con un uomo, direi di sì.

A me le categorie sono sempre andate un po' strette.

- Che cavolo, papà, dai. - Che cosa?

- Ma dai, perché devi fare sempre così? - Così come?

Adesso devi fare quello che per forza è un gay?

- Insomma, mi sembra eccessivo, no? - Beviti un sorso che ti aiuta.

Toni, toglimi una curiosità, da quanto tempo interagite, diciamo?

Un annetto, poco più. Questo tra un minuto è perfetto.

Io non mi sposerei dopo dieci anni, figurati dopo uno.

E quando sarebbe questo matrimonio?

Fra tre settimane, pensate, non sto nella pelle.

- Fra tre settimane ti sposi con un uomo? - Adesso si può, ci sono le unioni civili.

Lo so bene, perché sono andata in piazza a manifestare per le unioni civili.

Non è questo il problema, ti ho fatto una domanda diretta, che è diverso.

Proprio tu tra tre settimane ti sposi con un uomo?

(Ida) Ma lo sai che hai una luce speciale negli occhi?

- (Gianluca) Sì, sì! - (Olivia) Infatti.

(Penelope) Mi rispondi, per favore?

- Dov'è papà? - È andato al bagno, ora arriva.

Papà, mi rispondi?

Sì, solo un attimo, vado in bagno e poi finiamo questo discorso.

Io avevo intuito che ci fosse qualcosa nell'aria,

però pensavo che fosse un tumore, qualcosa del genere.

No!

- Bene. - A Toni.

(Olivia) A Toni.

Carlo.

- Ma dove sei? - (Carlo) Sto qua.

Apri la porta.

(Carlo) Lasciami in pace, fammi stare qui.

- Apri la porta, su. - (Carlo) È aperta, non c'è la chiave.

- (Toni) Che fai qua dentro? - (Carlo) Che faccio?

Carolina non doveva venire con i ragazzini.

Volevo stare da solo con Sandro, spiegargli la situazione.

Hai capito?

Invece ora c'è anche Diego, come cazzo faccio?

Mi sta anche salendo la pressione, 150, 200 come minimo.

- Devo uscire, prendere un po' d'aria. - No, no.

Ma no, calmo, Dodo.

- "Tout va bien". - "Tout va bien" "stocazzo", eh.

Carlo, io sono notoriamente una persona con pochissima pazienza.

Andiamo avanti con questa storia da sette mesi.

- "Glielo dico o no?" - Lo so.

- Mancano tre settimane. - Zitto, mi sale l'ansia.

Dimmelo tu quando pensavi di dirglielo.

Non lo so.

Senti, facciamo una bella cosa.

Tu adesso prendi un bel respiro, torni di là

ti siedi, quieto quieto, fai un bel sorriso dei tuoi,

e poi fai come ho fatto io, glielo dici, semplice semplice.

- Ti liberi. - Già glielo hai detto?

- Fammi sentire come gli dici. - Gli hai già detto tutto?

Dicevo solo una parte?

Fammi sentire come gli dici, esci dal cesso.

Esco, l'ho anche ripassato prima, ecco.

Dico:

"Ragazzi, dopo anni di lutto per mamma ho ritrovato un sorriso."

- "Timido sorriso". - "Un timido sorriso".

"Perché sapete quanto ho..."

Glielo dico domani, sono a cena, magari gli va pure di traverso.

- Si sentono male, glielo dico domani. - Guardami in faccia.

Ma tu mi vuoi sposare o no?

- "Aò". - Chi è?

- Sandro. - Che fai con quella mano?

- Niente, che fa? - Vi state toccando.

- No, ma che tocca. - Ti tocca.

Mi sta toccando?

- Non mi stava toccando. - Che fai, ti nascondi?

- No. - Ti nascondi?

- No, sta' calmo. - Scusa, papà.

- Voglio solo parlarci. - Calmo.

- Non toccarmi, voglio parlarci. - Calmo!

Ci voglio parlare! Che cazzo!

(Ida) Sì. (GRIDA)

- Tocchi mio padre! - Ma no!

- Che cazzo fai? - (Toni) Calmalo!

- Oh! Calmo! - (Sandro) Ti nascondi?

- Che cazzo fai? - Calmo!

- Mi sento male. - Come?

Papà.

- Calmo. - Mi sento male.

- Oh, Sandro, ma che succede? - Che ti stava facendo?

- Parlaci te. - Non so che cazzo faceva.

- (Carolina) Cosa? - (Sandro) Quello là lo toccava.

- (Carolina) Chi? - (Sandro) Lui.

- Chi sono queste persone? - Chi sono?

Sono la famiglia dell'uomo che intendo sposare, cara.

Lui è Carlo.

Ma che cazzo dice?

Ma così no.

Ma...

Come lo devo dire, scusa? Tu non lo dici.

È proprio un bell'uomo.

- Oh, Dio, non è vero. - (Carolina) No, eh.

- Ma che cazzo succede? - (Carolina) Sandro, riprenditi.

- Aiutami tu, mamma. - Fammi spiegare, ti fermi un secondo?

Non voglio sentirti! Chi sarebbe quello?

- Un mercante d'arte. - Zitto.

- Non è un brutto mestiere. - Zitto.

Non metterti le mani sulle orecchie come i bambini!

- Da quanto va avanti questa stronzata? - Da 17 mesi e 13 giorni.

- Da 17 mesi. - E 13 giorni.

- Ragioniamo, calmiamoci un attimo. - Da 17 mesi e 13 giorni.

Stai con un uomo da un anno e mezzo e non mi hai detto niente?

Ma come non ti ho detto niente?

Secondo te quando ti ho fatto venire a casa per parlare della caldaia

volevo davvero parlare della caldaia?

Il 28 luglio con 40 gradi volevo parlarti della caldaia?

Ma che dici, papà?

Ma vaffanculo.

Mi dispiace, Sandro.

Carolina, ti posso parlare? Fammi dire una cosa.

- Carlo. - Mi fai parlare?

Ma che ti devo dire?

Dai, andiamo.

Diego, andiamo, forza, e non mi dovete fare domande.

(Carolina) Forza.

Come va?

Papà, ti sarai reso conto della reazione che hanno avuto queste persone.

Cioè, li hai visti come sono? Loro non c'entrano niente con noi.

Cioè, anche voi non...

Soprattutto, perché ci stai sottoponendo a tutto questo?

Sei sempre così negativa, tu.

Stai inguaiata, mi dispiace,

ma lasciati sorprendere ogni tanto dalla vita

che è bello lasciarsi sorprendere.

Inguaiata sto.

Dai, te ne stai sempre con quel broncetto.

Non mi posso preoccupare pure di te adesso, lo capisci, vero?

Fammi andare da Carlo che è in uno stato pessimo.

Ora Sandro non gli parla più, guarda, un casino.

(TONI SOSPIRA)

Quelli si sono scandalizzati, ma vi rendete conto?

Scandalizzati!

(Olivia) È la prima volta che incontro degli omofobi.

(Toni) Se partono è pure meglio, almeno noi qua stiamo più tranquilli.

Non dire niente che Carlo non vuole.

(Olivia) La cosa bella è che domani si levano di torno

e la prima cosa che faccio è tornare in dépendance.

che ho dormito nella villa con papà...

(Toni) (Se partono è pure meglio, almeno noi qua stiamo più tranquilli.)

Quando gli dà giù può essere bello rumoroso.

(Toni) (Se partono è pure meglio.)

- (Olivia) Buonanotte. - Buonanotte.

- Sei contratto, si vede subito. - Mi hai lasciato 20 minuti qua.

- Ti devi rilassare. - Ahi, mi fai male.

Mi fai un favore? Vai a guardare cosa stanno facendo?

(Carolina) Guarda se non "sgravo" stanotte.

(Sandro) Non fare scherzi.

- (Toni) Stanno caricando il bananone. - Pure il bananone? Il bananone no.

Si porteranno pure il bananone se partono, no?

- Dado, non farmi quella voce. - Quale?

Lo sai, quella voce che sembra che la cosa non ti riguarda.

- Dodo. - Eh.

Tanto sarebbe stato lo stesso, sia che glielo dicevi tu.

- Stai giù. - Sì.

Sia che glielo dicevo io, come è successo.

- Si imbizzarriva comunque. - No.

- Faceva le valigie comunque. - No!

Sarebbe stata un'altra cosa, tu mi hai fatto venire qui.

- Io? - Sì, tu.

Ma figuriamoci.

Sì, la dépendance, l'atmosfera del posto.

Mi hai fatto una testa così per farli venire qua a cose fatte.

- Abbiamo fatto una cazzata. - No.

- Abbiamo fatto una grandissima cazzata. - Non sarebbe cambiato niente.

I modi in questa situazione non contano niente, purtroppo.

- No, i modi sono sostanza. - Sì.

- Come tratti le persone è sostanza. - Certo.

Meno male che Diego non si è accorto di niente, almeno questo.

Guarda che ogni tanto un po' di egoismo è salutare.

Solo un pizzico, guarda me.

Ma non ti senti almeno un po' più leggero?

Mezzo e mezzo.

Un crampo al piede!

- Guarda come stai. - Sto così perché sono teso.

(Penelope) Ciao.

Scusami, ci possiamo dare del tu?

Se non avevo un figlio e una moglie incinta

avevo ucciso tuo padre col coltello per sfilettare il pesce.

- Sì, sì. - Non scherzo.

Non dubito.

- Voi partite? - Domattina alle 7.

Come domattina alle 7? No, dobbiamo parlare!

- Calma. - Scusa.

Non possiamo portare fuori dal tunnel due persone che ci vogliono stare dentro.

Ci stanno talmente bene che tra un po' lo arredano.

Noi dobbiamo essere una sorta di finestrella

da cui entriamo e li tiriamo fuori.

- Siamo la finestra, mi segui? - Ma che dici? Fermati, parli strano.

Ricominciamo, che tipo è tuo padre?

Mio padre non è un frocio.

Non riesco neanche a dirla questa cazzo di cosa.

A mio padre piacciono le donne, non so cosa cazzo gli è successo.

- In teoria pure al mio. - Al tuo? Non mi pare.

Non so cosa ha fatto tuo padre a mio padre.

- Io lo so chi è mio padre. - Chi è?

Si è fatto il culo, si è portato una famiglia sulle spalle.

Ottimo, non c'entrano niente l'uno con l'altro.

Mio padre è inaffidabile, è un egoista, un pessimo padre.

- È un grandissimo traditore. - Che personaggino di merda.

Ascoltami, ti prego, se partite questi si sposano.

Se non partite e restate e va tutto di merda come penso io

forse si renderanno conto,

c'è una remota possibilità che si rendano conto che è una cazzata.

Capisci?

Che vuoi fare, vuoi far "zompare" il matrimonio?

No.

Ma no.

Sì.

"Famo zompa'" il matrimonio, è una grande idea.

Io queste cose non le faccio perché non sono scorretto.

- Scorretto... - Scorretto.

Non mi conosci.

Che cazzo vieni a dirmi, di fare le cose alle spalle di mio padre?

- Vi siete rincoglioniti tutti? - Abbassa la voce.

- No, non abbasso la voce. - Ci ho provato.

- Non ci provare. - Allora ci vediamo al matrimonio.

Ci vediamo alle feste comandate con tutti quanti,

la famiglia e il tuo piccolo fratellino.

Come si chiama?

Che ti importa di come si chiama? Si chiama Diego, perché?

Ecco, ci vedremo con Diego a Natale, no?

Aspetta, fermati un attimo.

Dico, mi rispieghi che non ho capito bene?

Però non girarmi intorno, mi gira la testa.

Io non ho chiaro ancora il progetto, però qualcosa ci verrà in testa.

- Intanto chiamo mia mamma. - Che c'entra tua madre?

Dove vai?

"Aò"!

- Ma che è? - Niente, amore, è una matta.

- Io sto facendo le valigie. - Pure io, entra che adesso arrivo.

- Va bene, ti aspetto. - Arrivo.

Mamma, ti prego, mi fai parlare un secondo? Ti dico...

Non ci puoi credere, è una specie di Ercole tutto abbronzato

con la canotta, le ciabatte.

Io non capisco come possa...

Ti giuro, per l'ansia non ci ho dormito tutta la notte.

Comunque sai che ti dico? Finiamo in un altro momento, se ti va.

Basta, ciao, mamma, ciao.

Neanche io ho dormito.

È la sciroccata, ti prende alla testa e...

Mi dispiace che sei in ansia per questa situazione, ma non è che...

Che vuoi fare? (CANTICCHIA)

- Buongiorno. - Ciao.

- Buongiorno. - Buongiorno.

- Buongiorno. - Carlo, ieri non ti ho fatto gli auguri.

- Auguri. - (Carlo) Grazie mille.

Questa l'ha fatta Ida con le prugnette del giardino.

Con il pane di segale è la morte sua.

- Complimenti. - Grazie.

Oh, la mia stellina.

Buongiorno.

- "Goûte ça, c'est extraordinaire". - (Olivia) Ho un po' di acidità.

- (Ida) Pippi, la vuoi anche tu? - Eh?

Centrifuga di sedano e kiwi, purifica e fa digerire.

Se fa digerire sì, c'è molto da digerire qui.

Tesoro, ti ricordo che è stato molto difficile per Carlo.

Un minimo di sensibilità sarebbe gradita nei suoi confronti.

- Ma è una battuta. - Sì, infatti.

Caffè?

- Come pensate di fare con il bambino? - Con Diego? Diego sta con noi.

Anche questo argomento, visto che crea ulteriore ansia in Carlo,

io non lo toccherei proprio, o sbaglio?

Ti posso parlare?

Scusate.

Buon appetito.

Se ne vanno?

Se non ci sono altri coup de théâtre direi di sì.

- Sbirciatina? - Sì, sì.

(VOCI NON UDIBILI)

(VOCE NON UDIBILE)

(ADAM E DIEGO GRIDANO)

La vacanza si prospetta notevole.

(VOCI INDISTINTE)

Decisamente.

Quest'erba è favolosa, dove l'hai presa?

Una mia amica, Gianlucone aveva incubi notturni.

Soffriva di una sorta di tachicardia parossistica.

- No! - (Penelope) Di quanti mesi sei?

- (Carolina) Sette. - Così ho risolto.

- Sai già se è maschio o femmina. - Sì, femmina.

Sashimi.

La chiamiamo Sashimi.

(Sandro) Non c'è niente qui.

- Ma dov'è? - (Carolina) Che sta facendo?

- Beh? - Non trovo l'antenna, fatti dire dov'è.

Non lo sa, non è pratico di queste cose.

Scusa, dammi una mano.

Non c'è l'antenna, non c'è il televisore, si piscia in giardino.

(Carlo) Alle brutte la andiamo a vedere al bar.

- Se non vedo la partita "scapoccio". - Lo dici a me?

- Che fai là sopra? Scendi, no? - Dove sta Adam?

- Sta in piscina. - Parlate piano!

(Carlo) Loro parlano piano, prendiamo esempio!

- Che è questa puzza? - È qua, devo rimettere il tappo.

- Sandro, scendi! - Dovete parlare piano!

Sto scendendo.

Lui è un fico raro, davvero.

Peccato che mi diventi fratellastro.

Non è il mio tipo, meglio il padre, più "charmant".

Perché la vita è un battito d'ali, un fugace alitare.

Nasci, cresci, vivi, progetti,

poi quando meno te ne accorgi sei vecchio e muori.

Non affaticatevi a raggiungere gli obiettivi, non serve a niente.

Nella vita dovete fare il meno possibile,

così ve la godete e tutto passa senza responsabilità.

Sapete qual è il mio motto? "Slow".

- "Very slow". - Ma che fai? Butta questa cosa.

Non ti vergogni, davanti ai ragazzini? Ma dimmi tu, senti che puzza.

(Gianluca) "Very slow".

No, è che c'è questo problema della partita,

non siamo così tifosi, però...

Io da qualche parte dovrei avere un vecchio televisore.

(Penelope) Vieni con me.

(insieme) # Lazio, Lazio, Lazio! #

(Caressa, TV) Benvenuti a Juventus - Lazio da Fabio Caressa.

(Bergomi, TV) E Beppe Bergomi.

(Caressa, TV) È una partita ovviamente attesissima.

è praticamente tutto esaurito.

(insieme) # Lazio, Lazio, Lazio! #

- Forza il Lazio! - "Daje"!

(Caressa, TV) Il clima è quello di fine estate.

Tu sai se Carlo aveva già avuto storie con altri uomini?

- Sì, me lo chiedevo anche io. - Sì, infatti.

- No. - (Ida) No?

Proprio no, infatti sorpresona.

E tu invece?

- Io cosa? - Esperienze lesbo?

- No, ma io sono di Nettuno. - Mai mai?

- No. - (Ida) Tesoro, sperimenta.

Negli anni '60 noi eravamo tutte di bosco e di riviera.

- Cioè? - (Ida) Bisessuali.

Non la dobbiamo mettere per forza in imbarazzo.

(GRIDA)

Sono appassionati, eh?

Sì, beh, la Lazio a casa nostra...

- Laziali? - Sì, sì.

È proprio un'istituzione.

"Li mortacci tua", fischia!

- (Caressa, TV) Deviata. - (Carlo) Guarda.

(Caressa, TV) Fischio finale.

- Sì! - (Carlo) Andiamo!

(Diego) "Daje", li abbiamo sfondati!

(insieme) Sì!

È finita, abbiamo vinto, allora.

- Forza il Lazio! - (Adam) Sempre!

Oh, ti dico una cosa, devi lasciar stare i ragazzini.

Non fare il simpatico perché non lo sei.

Adesso tifa pure Lazio.

(Bergomi, TV) La Lazio ha dimostrato di essere una grande squadra.

(Diego) Non tirarmi!

(Sandro) Non vi faccio più vedere la partita!

(Adam) Io?

Amore, non hai capito, cose da pazzi proprio.

(Sandro) Questo ce lo ritroviamo pure allo stadio.

- (Adam) Dai! - (Sandro) Calmi!

Hanno battuto tutti in ritirata, campo libero.

Ma quale campo libero? Sandro è incazzato nero.

Avevo comprato anche le bombe che gli piacciono tanto.

- A me lui sembra sempre arrabbiato. - Questa cosa non sta funzionando.

Però a Diego lo devo dire in qualche modo, no?

- È una situazione assurda. - Ehi.

- Dodo, guardami in faccia. - Eh.

Ti fidi del tuo Dado?

Serve solo un po' di tempo e va tutto a posto, credimi.

Male che va li mandiamo tutti a 'fanculo e ce ne andiamo alle Maldive.

Sto scherzando.

Stai tranquillo, va tutto bene, vieni qua.

- "Je t'aime". - Falla finita.

No, "je t'aime même si tu es un gros relou."

Non ho capito.

Un gran rompicoglioni.

Metto a letto Diego e rivengo.

"Je reveng".

"Je t'adore".

"Attendeme".

Che pesantezza la famiglia.

Io l'ho sempre sostenuto, di questo almeno mi va dato atto.

Detto da uno che sta per sposarsi.

Questa è buona.

Ma lo vedi che sei capace di essere spiritosa, quando vuoi?

Hai visto?

Fammi un fischio se arriva qualcuno, perché qua si scandalizzano per tutto.

Guarda qua che roba.

Sono stato qualche giorno in barca da Joef.

Te lo ricordi? Roberto.

Solo c'erano anche altri ospiti, non si poteva stare nudi, capito?

Mi è toccato mettermi il suo costume

e ora mi ritrovo con questo segnaccio di mutanda bianca.

Prima me lo tolgo e meglio è.

Che dici, ci sarà uno di quegli intrugli che fa tua zia?

Vai a vedere tu?

Vado.

(ADAM E DIEGO GRIDANO)

(Adam) Sì!

(Elodie) Diego!

(Diego) Adam!

Che vuoi, sono più forte!

Vieni, ti devo dire una cosa.

- Era finito. - Non fa niente.

Lo sai a che stavo pensando, Penny?

Te lo ricordi quando andavamo al cinema insieme io e te da soli?

Tu eri piccola.

Una volta ti era piaciuto così tanto il film

che mi hai chiesto se potevamo vederlo di nuovo.

Te lo ricordi?

- "La Sirenetta". - Proprio "La Sirenetta".

Chissà perché mi è venuta in mente questa cosa.

Mi ero proprio divertito quella volta.

Proprio divertito.

(ESPLOSIONI)

(Toni) Ma che è?

- (Adam) Sì! - (Diego) È arrivato il fenomeno!

Ah, siete voi!

Ma che è, una sorpresa? È passato il mio compleanno.

Che cazzo succede? Oh, Dio, fermati.

- Oh, Dio, amo'. - Non guardare.

Scusate.

- Ma chi è? - (Adam) L'ho preso!

- (Diego) "Daje"! - (Sandro) Lo sapevo!

- Ma che fai? - Niente, stavo prendendo il sole.

- Ma che è casa vostra? Vieni qui. - (Carolina) Adam.

Chi ve li ha dati?

No, fermo, fermo, non si picchiano i bambini!

- Zitto, che giri con la mazza di fuori. - Sai che scandalo.

Non è una ragione sufficiente per picchiare i bambini.

- Calmo! - È casa vostra?

Non sto calmo, gli ha dato uno schiaffo in testa.

Sarà grave, no?

È grave pure che te ne vai in giro nudo per il giardino.

- Fino a prova contraria siamo a casa mia. - Non si fa!

- Non è colpa nostra! - No, e di chi è?

Lei ci ha detto di giocare con le cose là dentro e c'erano solo queste.

- Lei chi? - (insieme) Lei!

Ma no, ma figurati, no. (ESPLOSIONE)

No, gli avevo detto di scendere giù, giocare con Elodie.

- Non con i razzi. - (Ida) C'è una festa?

- No, Ida. - Senti che profumo.

Sta andando a fuoco tutto! Amo', portali di sopra!

- "Mortacci vostra". - Oh.

- Ida, ma è marijuana questa? - Una White Widow purissima.

- Tappa il naso ai bambini, portali via. - Tappate il naso. Siete matti.

- Tu però così ci fai arrestare tutti. - Era per Gianlucone.

(GRIDANO)

Oh, Sandro!

- Mi ha preso. - Fammi vedere.

- Ci vuole la buccia di patata. - Sì, giusto.

Scusi, mi sono ustionato la mano con dei razzi, si può fare qualcosa?

- Se si potesse parlare con un medico. - Stai zitta, per favore?

Ci parlo io. C'è un medico?

- Mi dice il suo cognome, per favore? - Sì, Petagna Sandro.

- Non deve aspettare tutto il giorno. - Ha capito, "daje".

Stiamo calmi, adesso arriva il medico e la visita.

(Sandro) Scusi.

Come ti è venuto in mente di spegnere i razzi con le mani?

Come mi è venuto in mente? Hai visto che hai fatto?

- Tu sei una pazza. - Andava tutto alla perfezione!

Quale perfezione! Hai visto la mia mano?

Avete visto mio padre nudo? Hanno litigato?

- Guarda l'aspetto positivo. - Ma chi vuole vederlo tuo padre nudo?

Poi la prossima volta che vuoi fare qualcosa me lo devi dire.

Non fai di testa tua, ci sono i bambini.

- Non ti incazzare. - Mi incazzo sì.

- Abbiamo un obiettivo? - Codice giallo, prego.

Giallo? Signora, questo è rosso.

Faccia poco lo spiritoso e firmi, grazie.

- Dai, firma. - Pure?

Adam, non fare male a Elodie!

- Cos'è questo gioco? - Fortnite.

Però non stare sempre con la testa dentro al gioco.

- Va bene. - Te l'ho detto cento volte.

Senti, ma a te piacerebbe andare a vivere in centro, a Roma?

A me piace casa nostra.

Che c'entra, anche a me piace casa nostra, però pure il centro è bello.

- Aspetta. Insomma? - Devo ancora aspettare.

- Ancora così stai? - Mi fa un male cane.

Papà, mi annoio, possiamo andare alle bancarelle?

Le bancarelle?

Sì, potete andare alle bancarelle con Toni.

(Diego) Sì!

- Con chi? Con me? - Eh.

- Non mi sembra proprio il caso. - È una bella idea, perché non andate?

- C'è King Kong, i calcinculo. - (Diego) Infatti!

- Chiama gli altri. - Adam, Elodie, andiamo!

Mentre aspettiamo, sono qui.

- Andiamo alle bancarelle con Toni. - Andiamo.

- Mi raccomando, non fare discorsi strani. - (Diego) Adam, sbrigati!

- Se non ti dispiace io resterei con voi. - Ma no, figurati, mi fa piacere.

- (Sandro) Pure questa. - "Aò".

Mi dispiace.

- Fammi vedere la mano. - Mi brucia da morire.

- Petagna. - Ecco.

- Prego, venga con me. - (Carlo) Grazie.

Stiamo "a sbroccà" tutti, qua.

Meno male che ci sei tu che cerchi di far funzionare le cose,

fai giocare i bambini.

Almeno si può contare su di te.

Questo corridoio mi ricorda il primo incontro con tuo padre.

- Vi siete conosciuti in ospedale? - Come no?

Dovevamo fare delle biopsie per dei polipi.

Le comiche.

Tutti e due "imparanoiati fracichi", non ti dico quanto ipocondriaci.

A casa non avevo detto niente, avevo paura di farli preoccupare.

Abbiamo attaccato una pippa di due ore.

Alla fine siamo andati a mangiare insieme.

E com'è andata?

Che ci siamo sentiti per 20 giorni di fila.

- No, dico, le analisi. - Ah, scusa.

Tutto bene, tutto da paura.

Ma proprio tutto.

Chi se lo aspettava?

Io non avevo mai pensato a una storia con un uomo.

È che per Toni

è tutto così normale, tutto semplice.

Si vede che alla fine l'ha fatta vedere così anche a me.

Io lo so che a vederci insieme pensi: "Questi due insieme? Boh."

È che io non mi sono mai sentito così libero come quando sto con Toni.

Quello mi guarda

e mi vede dentro.

Ti è mai successo?

(MUSICA)

Sta là.

Mi ritrovo questi che mi guardano.

- (Carlo) Oh. - Ce l'avete fatta! Che hanno detto?

Tutto a posto, una bruciatura leggera, dieci giorni di fasciatura e via.

- Lui è Carlo. - Petagna Carlo, piacere.

- Sandro, Penny la conoscete. - Ciao.

Senti, i bambini?

- Eh? - I bambini.

I bambini.

- (Carlo) Diego! - (Sandro) Adam!

- (Carlo) Non ti ci mettere anche tu. - (Sandro) Ma che?

Tu stavolta non ti sei regolato.

- (Sandro) Adam! - (Toni) Tranquillo.

cosa vuoi che succeda?

- (Carlo) Come faccio? - Quindi?

- Non risponde. - Non risponde.

- Andiamo a cercare di là. - Arrivo.

Se sapessero tutte le volte che ti ho perso io.

- Forse sono quelli. - (Carlo) Guarda un po'!

(Sandro) Scusi.

- Ce li siamo persi. - No, ora li cerchiamo e li troviamo.

- Ma dove? - Li cerchiamo e li troviamo, dammi retta.

(CELLULARE) Eccola qua.

Elodie.

- Dove siete? - Carlo!

(Carlo) Oh.

- Arriviamo. Stanno in spiaggia. - Sono andati a vedere le stelle.

- "Mortacci tua" e delle stelle! - E dai.

- Andiamo, "daje", dov'è la spiaggia? - Lascialo stare.

Però per una volta potevi stare con Diego, per una volta.

Andiamo a prenderli, adesso. Dov'è la spiaggia?

Diego, ieri sera te lo sei dimenticato in spiaggia.

Ecco, infatti non lo trovavo.

- Vado in piscina, vuoi venire con me? - Aspetto un attimo papà.

- Ok, ciao, zia. - (Ida) Ciao.

(Gianluca) Amico mio, lascia stare.

Come si dice? "Minimo sforzo, massimo rendimento"?

Qui il rendimento non ci sarà mai, c'è tempo per te.

Intanto l'ho fatto sentire indipendente, cosa bella per un bambino alla sua età.

Attento alla testa.

È andato in spiaggia, ha fatto amicizia con quelli più grandi.

- Basta con questo muso. - Basta con queste mani, c'è Diego.

Diego, diglielo tu a papà, ieri sera ti sei divertito o no?

(Carlo) Di' la verità, però.

Sì, ieri sera mi sono divertito molto, adesso posso andare in piscina?

Vai, vai.

- "Bella". - (Gianluca) Ehi.

- (Carlo) Che fai? - (Ida) Lo ritraggo.

(Ida) Ti ricordi quando ci siamo conosciuti?

(STRIDIO DI GOMME)

Mamma.

Amore!

- Su, su. - Non ce la faccio più.

- (Giulietta) Su. - (Gianluca) Hai finito?

- (Ida) Fatto. - (Gianluca) Finalmente.

A tutto c'è una soluzione.

Tanto per cominciare, stasera li invitiamo alla festa dei Giulivi.

Ora c'è la mamma, in capo a due giorni crollano.

- Fammi un sorriso, su. - (Toni) Giulietta.

Ma... Giulietta.

Non riesci a dire altro? Chiami Ronnie per i bagagli?

- Non ci sta, è in ferie, figurati. - Ci pensi tu, allora.

Sì.

(Giulietta) E... Salve.

- Lei evidentemente è Carlo. - Petagna Carlo, piacere.

Permesso.

Io ho accettato di tutto, lo sai bene, Toni, di tutto,

per più di 30 anni.

Tesoro, c'è un buon bicchiere di vino rosso? Grazie.

(Giulietta) Scusa tanto ma va detto.

Tu non mi hai neanche mai chiesto di sposarti.

Non che mi dispiaccia tanto, ti avrei detto di no.

Ma è proprio il principio della preferenza di genere, capisci?

Sì, capisco perfettamente.

Grazie.

Non che io non fossi al corrente delle tue esperienze omosessuali,

per carità, chi si è mai scandalizzato?

- Ma tu, Toni, ti sposi? - Ebbene sì, Giulietta, mi sposo.

Non ho capito, scusa, che stavi dicendo?

Inoltre mi sembra che Carlo sia alla sua prima esperienza, giusto?

- Sì. - Ed è sicuro, sì?

Ma certo che è sicuro, che domande fai? Non la stare a sentire, guarda.

- (Olivia) "Coucou", Giulietta. - "Chèrie"!

- (Giulietta) "Oh, cette coupe"! - Non capisco cosa dici.

"Esperienze omosessuali", nel senso, più di una?

(Giulietta) Sai com'è tuo padre, eclettico.

- No che non lo so. - Ma dai, che lo sapevate tutti.

Tu sei un carro armato, eh.

- Tu lo sapevi? - Senti chi parla!

Sì, la famosa seratina con David Bowie, Mick Jagger e Andy Warhol.

- Ma figurati. - David Bowie?

No, esagera.

Sono l'unica in questa famiglia a non sapere le cose?

(Giulietta) Cerchiamo di arrivare al punto.

Toni, l'eredità rimane alle ragazze, e includo Olivia, ovviamente,

che come tu ben sai ho sempre considerato parte integrante della famiglia.

Nulla di quello che abbiamo costruito insieme

finisce nel calderone di questa tua ennesima...

Vogliamo chiamarla stronzata? D'accordo, Toni?

Scusi, Carlo, non ce l'ho con lei. Ci diamo del tu?

Tu sarai anche in buona fede, però capisci che...

Giulietta, che cazzo.

Che cazzo! Voglio dire, ti sposi e neanche mi inviti.

Scusate, se posso, ma che vuol dire "parte integrante della famiglia"?

Scusa, caro, ma secondo te com'è possibile

che Penelope e Olivia siano nate a un mese di distanza?

Non state per sposarvi, voi due? Toni, non gli racconti la tua vita?

Ma certo che gliela racconto, sa benissimo la mia vita.

Posso dirti una cosa?

Un attimo solo, una cosa sola, scusate, vieni un attimo.

(Carlo) A parte che ho fatto la figura del coglione.

Fammi controllare che non arrivi l'impicciona.

Poi ti pare che una cosa così non me la dici?

Va bene, sì, è figlia mia, non di Giulietta ma mia sì.

Con questo? Ti devo dire tutte le mamme dei miei figli?

Come "tutte le mamme"?

Cioè, non ti devo dire tutte le donne che ho avuto.

Vedi un po'.

Poi a un certo punto ho avuto una figlia extra.

- Poi sai che figlia. - Una figlia extra?

- Eh. - Quante volte l'hai tradita?

- Non lo so, adesso. - Ma come? Lo voglio sapere.

- Stai contando? Devi contrare? - Pure se sto zitto hai da ridire?

- Dove vai, Dodo? - (Carlo) Dodo "stocazzo"!

(Donna) Com'è Parigi?

(Giulietta) Città divina, ma così tanto lavoro.

catene di montaggio.

- Guarda chi c'è, Giuseppe! - (Uomo) Toni!

Ciao.

Carissimo, come va?

Ciao, ragazzi.

Si è fatta rifare tutto.

(Sandro) Sono tutti strani.

- Guarda come sono vestiti. - Guarda questo.

- Dove dobbiamo andare? - Che ne so? Di là?

Andiamo di là. Vieni, amo'.

- Dove? - Andiamo là.

- Quello col riso sta là. - È sushi, amo'.

- È sushi? - Sì.

Ah.

Le ragazze come stanno?

Questa settimana incredibilmente tutte e due a casa.

(Donna) Che bello!

Noi non riusciamo mai ad averli tutti insieme.

Il fatto è che Toni ha un talento per creare delle speciali occasioni.

È sempre un gran romantico, vero? A proposito di romanticismo, lui è Carlo.

- Ah, sì, Carlo. - Petagna Carlo, molto lieto.

Piacere.

- Molto lieto. - Salve.

- È andata esattamente così. - Quindi lei di cosa si occupa?

- Ho una pescheria. - Ah, quindi pesci.

Eh, beh.

- Vi dico di no! - E come funziona?

Nel senso, dove si prendono questi pesci?

Una volta pescavo ai ciglioni, ora non ci vado spesso,

se ne occupa soprattutto mio figlio Sandro.

Allora testimonio io, eh.

Ti abbiamo ritrovato il giorno dopo con la bottiglia in mano.

Ma che dici? Non ci si può fidare più di nessuno.

Ecco, allora ho rimosso.

- Memoria selettiva. - Non mi ricordo.

- Va bene. - Memoria selettiva.

Ciao.

Come stai? Ti trovo bene, bel vestito.

- Permette che mi appoggi a lei? - Prego.

Sì, sì.

- Qui? - Qua.

Che noia queste feste.

Mi hanno anche sfilato 1000 euro per una causa improbabile.

- Davvero? - Sì.

- "Putain, c'est son ex". - Non ho capito.

Il suo ex fidanzato, Brando.

L'ha visto l'anno scorso mentre baciava un'altra

e ha avuto una crisi di panico in mezzo alla spiaggia.

- (Olivia) Non respirava più. - Come non respirava più?

Non respirava, era convinta di morire.

- L'hanno portata all'ospedale. - Povera.

- (Carlo) Quanto sono stati insieme? - (Olivia) Direi quattro mesi.

(Carlo) Quattro mesi non sono tantissimi.

(Olivia) È la storia più lunga che ha mai avuto.

Aspetta, saluto un'amica.

(Olivia) Ciao, tesoro, come stai?

(Carlo) Posso rubargliene uno?

- Prego. - Scusi.

Ehi.

Stai con il bicchiere vuoto? Prendi questo.

- Grazie. - Prego.

Che c'è?

Che succede?

Stai tutta...

Gli ho detto che ho uno che ho lasciato a Roma.

Non è vero?

Eh?

Ma che è vero?

Ma si può essere più scema?

Guarda che eri bellissima, scema!

Ti stavo guardando, ti vedi solo tu.

È vero.

Se quello non ti guarda se ne andasse da un'altra parte, peggio per lui.

Ha pure il culo piatto.

- Ma che ne sai te? - Ma che ne so io, infatti.

Ma che dobbiamo metterci qui? Non ci sono neanche le sedie.

- Ma le sedie? - Scherziamo?

(insieme) Buonasera.

Stiamo raccogliendo le donazioni, si parte da 200 euro in su.

Per cosa?

Per l'estinzione del fagiolo coco bianco.

Ah.

- Certo. - È un animale?

No, e francamente non capisco il sarcasmo.

Un attimo solo.

Noi a casa siamo pieni di fagiolo coco, lo cuciniamo sempre.

- Tutti i giorni. - Ci sta a cuore.

- Lei è un maleducato. - Io? - (Uomo) Lei.

Come si permette, non ho capito?

- Parlo con lui. - (Sandro) Io?

- Che sta succedendo? Me lo spiegate? - Che me ne frega?

Sono arrivati questi due e ci hanno chiesto 200 euro per il fagiolo coco.

- Non ho capito, ti sembra normale? - Lasciamo stare.

- Lei è un cafone, sa? - Non ci si metta pure lei.

Sandro, ti prego, sta' calmo.

- Continua. - Cerca Toni.

- Per favore. - Insisti?

- Sandro, ti prego! - Ma cosa?

- Calmo! - Hai sentito?

- (Carlo) Quanto è? - Si parte da 200 euro.

200 euro.

- Questi ho. - Gli dai i soldi?

- Grazie. - (Sandro) Che fai?

- Mi tolga le mani di dosso! - Stia buono pure lei!

- Noi ce li sudiamo. - Sta' zitto un attimo.

- Ma cosa? - È davvero per il fagiolo coco.

È un fagiolo particolare che cresce solo da queste parti.

- Lo fanno tutti gli anni. - Che dici?

- Stiamo facendo una figura di merda. - Noi?

Non questi "purciari"? Ma poi che te ne frega?

Quando vieni in questi posti devi fare la donazione.

Devi fare la donazione, eh?

Me lo immagino chi ti ha detto che devi farla.

Dagli i soldi, "sticazzi".

- Dagliene 400 a questi "poracci". - Toni non si trova.

Meglio, andiamo a casa.

- Voi andate a lavorare. - Vada, si sta coprendo di ridicolo.

Comprate le sedie!

- Ecco a lei, scusi, sono ciancicate. - Sì.

- Scusate. - Niente, si figuri, grazie.

Di' a Toni che noi ce ne siamo andati.

Quando lo trovi.

(STRIDIO DI GOMME)

- (Sandro) "Aò". - "Aò".

Ancora aspetti? Sono le 3 di notte, vai a dormire.

Tu come mai non dormi?

Come mai? Non dormo da quattro giorni, papà.

- Davvero? - Davvero.

Ma che stai facendo, papà?

Non ti riconosco più, ma com'è?

Che ci facciamo qua con questi?

Non vuoi dargli una possibilità? Così è inutile.

- A uno così una possibilità? - Beh?

Per come mi hai cresciuto te? "Daje", su.

Torniamo a casa, a fare la vita nostra.

Stavamo tanto bene prima.

Va bene.

- Dove vai? - Vado a pisciare.

Buongiorno.

Penny, vuoi invitare qualcuno al matrimonio?

Oh, buongiorno.

Ieri poi non vi ho più visto, mi avete lasciato solo.

- Neanche io ti ho più visto. - Potevi mandarmi un messaggino, no?

Caffè?

Toni.

Io sto mettendo in discussione tutto per te, la famiglia, e tu ti vergogni?

Ma di che ti vergogni? Non credevo ti vergognassi.

(Giulietta) Buongiorno a tutti, cari.

Fa lo snobetto con la mogliettina.

Giulietta, ti sembra normale che vieni a fare una "pisciatina pe' il territorio"

e tutti fanno finta di niente?

Pure tu hai una ex moglie, e noi neanche eravamo sposati.

A parte che Ornella è morta, e ci vuole un po' di rispetto.

Devo fare parte dell'harem?

La prima moglie, la seconda moglie, che poi sarei io, David Bowie.

Facciamo venire la mamma di Olivia, così facciamo filotto?

Per carità, è insopportabile.

Senti, io ho organizzato questo raduno solo per te, non certo per me.

Da quando siamo qua con le nostre famiglie non facciamo che litigare.

No, è da quando abbiamo iniziato a conoscerci meglio.

Fatemi un favore, andatevene tutti a 'fanculo.

Che caratterino, argomenta molto bene!

Cioè, io non me l'aspettavo ma va proprio al punto, è incisivo.

Voi avete capito chi è, sì?

Lui ha questa nobiltà d'animo.

(Toni) Poi quando ride e gli vengono le fossette mi fa morire.

Devo farmi perdonare, non se lo merita.

Ho fatto la fila per 15 minuti.

Poi per fortuna mi hanno riconosciuta,

alla fine ho dovuto firmare autografi al sindaco e alla moglie, però ho fatto.

Brava.

Hai fatto cosa?

Olivia ci fa da testimone, te l'avevo detto, no?

(Toni) Dodo!

No che non me lo avevi detto.

"Daje", papà, dacci le salsicce.

Non toccate la roba.

Forza, andate al tavolo.

No! Andate al tavolo, non urlate, non fate i maleducati.

- (Adam) Dove mi metto? - (Carolina) Uno qui e l'altro là.

Beh?

Non te la prendere per ieri sera, è nei ruoli, no?

Però io poco fa ho apprezzato.

Molto diretto!

Com'è che hai detto?

"Pisciatina de territorio"!

Davvero devo parlare con te, Giulie'?

Carlo, rilassati.

Anche perché ti giuro, poco fa io ti vedevo, eri così...

Mi hai fatto sentire proprio stronza.

A me non è che capita spesso.

(MUSICA DALLA RADIO)

Posso vedere come fai?

- Non toccare, ti bruci, ti sporchi. - Volevo aiutare.

Abbiamo fatto pace?

Ecco, porta le bruschette e i pomodori che questi si mangiano il tavolo.

- Attenta. - Sì, capo.

(Giulietta) Bruschette calde! Bruschette per tutti!

"Daje".

- (Adam) Passami la bruschetta. - Oh, aspetta.

(Diego) Questa la prendo io, che tu sei troppo piccolo.

- (Adam) Piccolo? - Mi sa che manca l'acqua frizzante, amo'.

- (Adam) Mamma, mi passi l'acqua? - (Diego) Faccio io.

- Arrivo. - (Diego) Hai le braccia corte.

Che vuoi?

Va tutto benissimo, abbiamo soltanto un problema.

Hanno depositato le carte in Comune.

- Che hai? - Che ho? Che devo avere?

- Non ce la faccio più a starti dietro. - Manca tanto così.

"Tanto così" cosa?

Non mi piace che si sposa con un uomo,

ma non mi piace neanche fargli le cose alle spalle.

Prima con lui avevo un bel rapporto,

ora non ci parliamo più, siamo sempre incazzati.

Pure ieri sera.

Ci è rimasto malissimo, lo sai?

Poi quando lo vedo così ci rimango male il triplo,

perché non se lo merita, capito?

È una brava persona, non c'entra un cazzo con tutto questo.

Che hai qui, ti sei sporcata? È ketchup?

Va bene.

Allora, eccoci qua.

Olivia, a te ho fatto le verdure messe da un lato che non toccavano.

Grazie, perché a me i cadaveri non piacciono.

Capito, però mangi aria.

- Zia Ida, ecco la carne bianca, giusto? - Giustissimo, che attenzione.

- Fossero tutti come te, gli uomini. - Saremmo rovinate!

- A me non fa tanto ridere, questa cosa. - Invece più ci penso...

Guarda che nell'antica Grecia l'amore omosessuale era il più puro,

perché non finalizzato alla procreazione.

La riproduzione è solo un inganno della natura

per poter proseguire la specie.

Il resto è incontro di anime.

Sì ma lasciami stare con queste storie perché non è il momento.

Amo', "accanna", no?

Diego, ecco la tua bistecca. Se è troppo grande la dividete, va bene?

Gianluca, carne rossa?

- Io oggi mi idrato e basta. - Ti idrati.

- Che profumini! Che mi consigli? - Prendi quello che ti pare.

Scusa, tu non mangi con noi?

- Sono sporco, sono sudato, non lo vedi? - Figurati, mettiti seduto, dai.

- Ti faccio sfigurare, no? - Ma cosa dici?

Va bene.

- (Carolina) Mangia. - Sì.

- (Ida) Che parte faceva? - (Olivia) La madre depressa.

(CANZONE DALLA RADIO: "NO ROOTS" DI ALICE MERTON)

(Adam) Guarda nonno come balla!

Ida, meravigliosamente rozzo!

Meravigliosamente.

- (Carlo) Non sei capace. - Sono capace.

Ti dico di no.

Ti dico di sì.

(Diego) Papà, "daje"!

- (Adam) Balliamo! - (Diego) "Daje", andiamo!

(Sandro) Non far cadere tua madre.

(CANTICCHIANO)

Adoro! Siamo fortissimi!

"Daje", Sandro!

"Daje"!

(CANZONE: "NO ROOTS" DI ALICE MERTON)

(GRIDANO)

"Daje"!

(VOCI NON UDIBILI)

"Aò"!

"Aò"!

(CANZONE: "NO ROOTS" DI ALICE MERTON)

"Aò".

Senti, comincia a rinfrescare, eh?

A te Carlo piace, eh? No, lo capisco.

Penny, quelli si amano.

Si amano davvero.

Ieri Toni stava stendendo i panni di Carlo con le mollette,

con cura, per bene.

Ci ha messo dieci minuti.

Tuo padre!

Non capisco perché gliele hai sempre fatte passare tutte.

Penny, lascia stare me e lui.

Io la mia vita me la sono gestita abbastanza bene, grazie.

Amore, lui è tuo padre.

Non puoi prendertene un altro, devi prenderlo così com'è.

Non lo puoi cambiare.

Prima lo capisci, prima impari a crescere.

Non c'è cosa peggiore di invecchiare senza crescere.

Domani devo partire, devo essere a Parigi per l'evento "Vogue", ok?

"Ok" cosa? Mi lasci in questo casino.

Ma quale casino, Penny? Mannaggia.

Lo capisci che da ogni male puoi tirare fuori un bene,

che basta crederci, ranocchia?

No!

Lasciami.

(Ida) Tu sì?

Lo so, zia.

Voglio dire, si fa così.

Fa' vedere.

Va bene.

(Adam) Adesso vai, devo fare una cosa.

- Se ti butti in acqua mi chiami, ok? - Sì.

- (Adam) Nonno. - Oh.

- (Adam) Vieni qua. - Che vuoi?

Vieni qua.

- Ho un segreto che non ti posso dire. - Perché non puoi dirmelo? Dimmelo.

È che ti sei fidanzato con Toni.

Ah, e chi lo sa questo segreto?

Tutti, ma non lo devi dire.

No, non lo dico, perché lo devo dire?

Ora vattene.

- Eh? - Vattene.

- Ho capito, me ne vado. - Vai.

- Vado! - Sei ancora qua.

(Carolina) È una fiction?

- No, è teatro. - Molière.

- Ah, contemporaneo. - No, un classico puro.

(Carlo) "Aò".

Beh? Com'è? Ti piace qua?

- Ti piacciono questi amici nuovi? - Sì, sono simpatici.

Se ti stanno simpatici perché fai questa faccia? Dimmi.

Non ho niente, papà, dai.

- A papà puoi dire tutto. - Che devo dirti se non ho niente?

Dimmi se hai qualcosa, se hai qualche problema.

- È che... - Che?

Mi piace una.

Ah.

- Beh, è carina. - È bellissima.

- È pure simpatica? - Ma è di Parigi, non mi guarda proprio.

Che c'entra, anche mamma mica era di Nettuno.

- Davvero? - Era di Mostacciano.

E poi adesso Elodie la vedrai più spesso, no?

Vuoi andare a vivere in centro con Toni, vero?

Questa poi è una cosa che decidiamo insieme io e te.

Tu che mi dici di Toni? Ti piace?

Per me è un "tajo".

Poi se piace a te...

- Ciao. - "Aò".

- Posso? - Sì, sì.

Mi hai messo paura.

Stavo pensando alla vita.

Sai quando ti sembra di stare in una cosa che ha pure un termine...

In un certo assetto, giusto? Poi cambia e non ti ci ritrovi più.

Mi capisci?

È la storia della mia vita,

solo che a noi in famiglia questa cosa succede di continuo.

Di continuo?

"Mortacci".

Pensa, mio padre faceva avanti e indietro con Parigi.

Un anno lui torna con una figlia,

della mia età.

"Ammazza", quante ne ha combinate.

Troppo bene sei venuta fuori, tu.

Sto scherzando.

Se era così di continuo io davo di matto, ti dico la verità.

Non si può fare.

Che c'è?

Mi sa che si sposano.

Che ti devo dire?

Va a finire che li abbiamo pure aiutati, guarda che ti dico.

Mamma mia.

Mamma mia.

Ho una gran confusione in testa, non so più quello che devo fare.

Sono sempre stato uno che bene o male sapeva cosa voleva fare in vita sua.

Adesso no, non so più cosa devo fare.

No?

Sono confuso, non puoi capire quanto.

Anch'io, cioè, ti capisco.

"Aò", ma che cazzo fai?

- Che cazzo faccio? - Che cazzo fai?

Scusami.

Aspetta, non te ne andare, magari non ci siamo capiti.

Cosa "non ci siamo capiti"?

- (Carolina) Che sta facendo questa? - Niente, stavamo parlando.

Tu mi hai rotto, hai capito?

L'ho visto che gli giri sempre intorno.

- "Poraccia", lasciala stare. - "Poraccia"?

Non la difendere o mi incazzo pure con te.

(Carolina) Non fare l'amica, mi prendi per il culo?

- Stai facendo una piazzata. - Io? E facciamola una piazzata!

- Che succede? - Carlo.

- (Sandro) Niente. - (Carlo) Che è?

Questa si stava baciando con Sandro.

Ti sembra una cosa normale? Dimmi, ti sembra una cosa normale?

Stanno tutti fuori di testa.

- Che è? - (Sandro) Calmati.

- Non mi calmo! - Calmati!

Sai da quanto stiamo insieme io e Sandro? Stiamo insieme dalle medie.

(Carolina) Ora arrivi tu e che vuoi fare?

Non ti basta boicottare il matrimonio loro, anche il mio.

Ma che cazzo dici?

- Che ha detto? - Non ho capito.

Non credevi che mio marito mi dicesse le cose?

Mio marito mi dice le cose, certo.

(Sandro) Amo'.

Sei una di quelle che ha bisogno di far star male gli altri

per star bene lei.

Possiamo parlarne in un altro momento?

No, non ne possiamo parlare in un altro momento.

- Amo', falla finita. - No.

Volete sapere perché siamo rimasti tutti qua?

Per farvi scannare.

(Carolina) Solo che gli unici che non si scannano siete voi due.

- Sandro. - Che hai?

- Non mi sento bene. - Che hai?

Scusa, io non ho capito.

Tu volevi boicottare il nostro matrimonio?

No.

(Penelope) Non così.

Sì.

Ma perché, scusa?

Perché tu sei uno che deve sempre fare quello dalla grande personalità.

(Penelope) Sei un egoriferito, un menefreghista.

Una persona per farsi notare da te deve fare i salti mortali.

Poi arriva il primo che passa e siamo tutti per lui.

"Come sta Carlo?", "Carlo è sensibile", "Sposo Carlo", "Le fossette di Carlo".

- Vaffanculo, e le mie fossette? - Piano con le parole.

Lascia stare.

Se devi scegliere una testimone chi scegli?

- Scegli Olivia. - Scusala, delle due è la più disturbata.

Non dire questa cosa!

Disturbata? Io sono disturbata perché voglio una famiglia normale?

Perché voglio una famiglia normale

e non padre frocio?

Non pensavo che fossi così chiusa di testa.

(Toni) Se le cose stanno così

perché ti meravigli se chiedo a Olivia di farci da testimone?

- Non dire questa cosa! - Sì!

Almeno non boicotta il mio matrimonio perché sono me stesso e mi sostiene.

- Dai! - È la verità.

- Ho capito. - È la verità?

- Sai perché Olivia ti sostiene? - Dimmi.

Non gliene frega un cazzo. (TUONI)

(Penelope) Sbaglio? Te ne frega di qualcuno?

Te ne frega di questi due?

No, non me ne frega, va bene? Ho imparato a proteggermi.

- Fatti furba pure tu. - Ecco la verità.

Adesso inizia a piovere, andiamo a ripararci.

(Carlo) Pure voi. (TUONI)

- (Carlo) Su. - (Sandro) Piano.

Voglio tornare a casa.

(Carlo) Piano piano, dai, su.

non si può avere.

Falla riposare, mettila a letto.

Dove vai?

Scusa, vatti a riparare, no?

- (Penelope) Dove vai? - (Carlo) Vieni qua, no?

"Aò".

Oh.

- Andiamo a ripararci. - Non mi toccare.

Toccarti?

Andiamo a ripararci, vedi che succede? Vieni con me, che fai qua sotto?

Mettiti il cappuccio, ehi.

- Non respiro. - Come? Stai calma, cerca di respirare.

- Mi si piegano le gambe. - No, ehi!

- No. - Oh.

- Oh! - Oh.

Vieni con me, dai.

- Dove sono le chiavi? - Sto morendo!

- Le chiavi della macchina? - Della macchina?

- Dentro. - Dentro la macchina.

Attenta alla testa, metti le gambette.

Vai, però chiudi, se no è peggio.

Ti porto in ospedale, devi solo pensare a respirare.

Devi respirare, capito? Respiri profondi.

- Fai così. - Lasciami stare.

Fai così.

Dai, ha smesso di piovere, abbiamo culo.

- Apro qui così respiri meglio. - Fa freddo.

- Fammi aprire. - Fa freddo!

Non importa, devi respirare! Capito? Respira.

- Oh, vai. - Io sono mortificata.

Ma che ti frega.

- Mi vergogno tanto. - Ma di che ti vergogni?

Ho avuto tipo un blackout, ma che cazzo ne so.

Uno pensa di essere aperto di testa e poi che cazzo mi ha detto il cervello...

(GRIDA) Ma che hai?

- Ferma! - Te la devi prendere con me!

- Sei scema? Stai ferma! - Devi dirmi: "Stronza!"

- Ma che, stai buona. - Dimmi che sono una stronza.

Non te lo voglio dire.

- Ci ho provato con tuo figlio, capisci? - Lascia stare.

E tu mi salvi la vita.

- Sì, addirittura! - Così va.

Dai, respira, ti prego.

Brava, ti senti poco poco meglio?

- Poco poco. - Dai, piano piano migliori.

Io non ce l'avevo mica con te.

- Ah? - No.

Io sto meglio quando sono lontana da lui.

- Quel "vaffanculo"... - Non dire queste cose.

Il "vaffanculo" era per lui, mica per te.

- Perché? - Perché.

Tu non sai, quanta roba che non sai.

- I Natali da sola. - I Natali da sola?

Natali, compleanni, perché lui deve fare i non compleanni.

Lui mi deve mollare con i suoi amici la notte a cinque anni, capito?

Col cazzo che mi è venuto a riprendere, è venuto la mattina dopo.

Viene e fa, con quella faccia da cazzo: "Stellina, stellina."

- Quella faccia non si sopporta. - La faccia da cazzo!

- Non si sopporta. - Basta!

E poi con lui ho sempre voluto, quello che ho sempre voluto...

Arrivi tu e lui ti guarda.

Lui non mi ha mai guardata, mai una volta nella vita.

Lui è un po' così, un po' croce, un po' delizia.

Tocca saperlo prendere.

- Non ce la faccio. - Sì che ce la fai.

No, devi accostare.

- Eh? - Accosta, mi sento male.

Devi vomitare? Aspetta!

Non vomitare qua, accosto, aspetta un attimo!

Dai, dai, dai.

Ti devo regalare un pigiama decente.

Non si può guardare, vero? E che non lo so?

L'ultima volta che ho avuto un attacco di panico

mi hanno fatto un siringone di calmante.

Non so come tu sia riuscito a farmelo passare.

Ho avuto anch'io gli attacchi di panico.

Quando è morta Ornella la terra mi scappava da sotto i piedi.

Guarda che lo so che Toni non ti ha fatta sentire il massimo.

Però ora ti ci devi sentire tu il massimo.

Con le tue braccia, capito?

Senza che rompi il cazzo alle relazioni degli altri, alle tue.

Poi se quello continua a rompere i coglioni

gli do una pizza e lo rimetto a posto.

Comincio a capire perché mio padre ti voglia sposare.

Non capisco perché tu lo voglia sposare, però...

Vieni qua.

Vieni qua.

Il furgone?

Se ne sono andati?

Fammi andare a controllare.

- Oh! - Oh!

Ehi, ma dove eravate finiti voi?

- Dove sono tutti? - Ida e gli altri dormono.

Mi sono appisolato, non sono più abituato a fare le ore piccole.

I miei dove sono?

Sandro è partito un'oretta fa.

- E Diego? - Se lo è portato.

Che ti devo dire, noi ci abbiamo provato ma è meglio così, sai?

Per noi adesso questa è la soluzione migliore al problema.

- Diego per te è un problema? - No, detta così suona male.

- Come vuoi farla suonare bene? - Carlo, senti.

- Noi vorremmo starcene in pace, giusto? - Beh?

Dimmi come potremmo crescere un ragazzino di dieci anni qui.

Dai, su.

Diego sta sicuramente meglio con Sandro e il cuginetto.

Non ti va perché Diego per te è un accollo.

Ma che ci mettiamo a fare? Lo portiamo alle giostre?

- Lo viziamo? Facciamo i nonni? - Si dà il caso che io sia il padre.

Parli parli ma alla tua famiglia lo hai detto per sbaglio.

A Diego poi neanche lo avresti detto.

Perché per me dire una cosa così è difficile.

Ho capito che è difficile.

Pene', avevi ragione.

Ah, vedi?

Ci sei riuscita.

No, ci sei riuscito tu, è colpa tua.

Non nasconderti dietro a un dito,

chiedi scusa a tua figlia per quello che le hai fatto passare.

Per una volta nella vita guardati intorno.

Per una volta.

(CANCELLO CHE SI APRE)

"Aò".

- Vammi a chiamare Diego. - Sì.

Volevo dirti che la cosa di far saltare il matrimonio non è andata proprio così.

- Poi parliamo. - Sì, va bene.

Ti posso chiedere una cosa?

Ma che era mamma per te?

Mamma?

Mamma io la amo.

Non c'è un giorno in cui non ci penso.

Quando mi stavo soffocando, perché non volevo vivere più,

ho incontrato una persona con la quale mi intendo, nel profondo,

che mi ha fatto stare bene.

È capitato che è un uomo, perché capita.

È questo che non capisco, come fa a capitare una cosa del genere?

- Come fai con Diego? - Faccio come ho fatto con te.

Gli insegno a farsi vedere per quello che è,

a essere felice per gli altri quando gli altri sono felici.

Non lo so, papà, divento scemo.

Io ti rispetto, lo sai, perché sei mio padre e sarai sempre mio padre.

Se ci penso mi fa schifo.

Se ti fa schifo è un problema tuo, non mio.

Ma io penso a cosa fate tu e Carolina quando siete da soli? No.

Se ti fa schifo è un problema vostro, non mio, hai capito?

Diego, vieni da papà.

- Ciao. - Ciao, papà.

Ciao, amore.

Andiamo.

(Carlo) Ti faccio la pasta al sugo stasera, contento?

(Diego) Va bene.

(CANZONE: "TORNA A CASA" DEI MÅNESKIN)

Diego, vieni che è quasi pronto.

- Ti ho fatto la pasta al sugo, contento? - Sì.

(CANZONE: "TORNA A CASA" DEI MÅNESKIN)

(CANZONE: "TORNA A CASA" DEI MÅNESKIN)

(BUSSANO)

Potrei parlare con la direttrice?

- Che ci fai qui? - È molto bello qua.

Mi piace molto la scelta del bianco e dei verdi.

- Complimenti. - Come mi hai trovata?

Non avevo mai visto così tanti marmocchi tutti insieme.

Non hai paura che si buttino dalla finestra?

Senti, Penny...

"Je suis vraiement desolé pour tout."

"Je réalise que je t'ai beaucoup blessée."

"Si tu me donnes une chance à partir de maintenant je vais être là pour toi."

"Si tu as besoin d'une épaule pour pleurer,"

"quelqu'un à qui demander conseil, ou just un câlin."

"Je suis ton père, diable!"

No?

Ecco.

Mi stavo scusando con te, Penny, per tutto, da quando sei una marmocchia.

In francese mi sembrava un po' più delicato.

È che non sono io quella che parla francese.

- Ah, no? - Eh, no.

- Quella è Olivia. - Oh, che cretino.

- Cancella, te lo ripeto in italiano. - No, lascia stare.

Non fa niente.

- Tu sarai sempre più croce. - Eh?

Eh? No, una cosa tra me e Carlo.

- Ah, ho capito. - Una cosa nostra.

Perché non...

Forse voi due potreste riprovarci, no?

Ma adesso tu, conoscendomi,

pensi che io ci possa mai credere all'amore eterno?

No, ovviamente, è una stronzata.

Lui invece dentro è talmente puro che ci crede veramente.

Ci crede a tal punto che adesso ci credo pure io.

- Ecco. - Ci crediamo un po' tutti, guarda un po'.

Non lo ritrovo più uno così.

Guarda, mi commuovo pure, roba da pazzi.

Oh.

Non lo ritrovo più uno così.

Andiamo, su, dai.

Che? Dove vai?

Vieni con me.

Giovanni, porta due gallinelle alla signora che aspetta.

Andiamo, "daje".

(SANDRO FISCHIETTA)

È bello qua, di classe ma verace.

Papà.

Senti, vorrebbe parlare con tuo padre.

Eh, ma non è qua.

E dov'è?

- Davvero vuoi rivederlo? - Certo.

Te lo dico, se lo fai soffrire solo una volta...

Sandro, ti giuro e ti stragiuro...

Ti assicuro che è serio, incredibilmente è serio.

- Te lo posso garantire. - Capirai, siamo a cavallo.

- Non ho capito, che ha detto? - Non ho detto niente.

Vi ci porto, perché non ce la faccio più a vederlo stare così.

Il gommone è di qua, andiamo.

- Il gommone? - (Sandro) A dopo, amore.

Mi raccomando.

- (Uomo) Che faccio, chiudo io? - Sì.

Ciao.

"Daje", andiamo.

Scusate, non ci possiamo mettere qua e aspettare che torni?

Così si sposa con un altro. Torna tra tre giorni!

Tu sei proprio sicuro sicuro che sia in alto mare?

È andato a una secca dov'è andato quando è morta mamma, che facciamo?

- Forza. - Andiamo a questa secca.

Papà, dai, su.

Dodo.

Io non ho mai fatto niente di così romantico in vita mia, credimi.

Io lo detesto il mare, mi mette paura.

Invece oggi ho preso questo "sfaccimm" di gommone

con le onde che ci stanno e tutto

solo per venirti a dire che domani è ancora tutto confermato,

non ho cancellato niente, non ce l'ho fatta.

Che facciamo, Dodo, non ci presentiamo?

Eh?

Io dico che non è bello non presentarsi, no?

Tu che dici? Dodo, tu che...

- Ah! - Calmo.

Ragazzino, tu guarda di non far troppo casino.

I miei vicini di casa sono molto suscettibili al rumore, capito?

Gaeta', dagli una mano.

(Uomo) Ma che fanno? Froci!

Perché non vi fate i cazzi vostri, voi?

Non avete mai visto due uomini che si baciano? Tornate a pescare!

Guarda questi.

(Uomo 2) Andatevene a casa!

(VOCI INDISTINTE)

(CANZONE: "MY TYPE" DEI SAINT MOTEL)

Devi dire sì.

Sì.

"Daje"!

Non tagliarla storta!

Volevo dirvi che non mi sarei mai aspettata di trovare

un papà che ho sempre desiderato nel papà che ha sposato mio papà.

(Penelope) Ricomincio da capo.

"Daje", che facciamo? Andiamo a ballare?

(Carlo) "Daje"!

Carlo!

- Ronnie, un'altra bottiglia, "please"! - (Giulietta) Delle bolle!

- Io questa me la sposo, eh! - Ma per favore, ne ho già seppelliti tre.

(Toni) (Cosa dici, Ida?)

Tu no, ti fa male.

Si è abbioccata.

"Aò"!

- Bello, eh? - Guarda che selfie!

Evviva gli sposi!

(VOCI NON UDIBILI)

- Dodo, canta! - Sono stonato!

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