Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Arabic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Bulgarian
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
Dutch
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
French
Frisian
Ga
Galician
Georgian
German
Greek
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Indonesian
Interlingua
Irish
Italian
Japanese
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranî)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Persian
Polish
Portuguese (Brazil)
Portuguese (Portugal)
Punjabi
Quechua
Romanian
Romansh
Runyakitara
Russian
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Spanish
Spanish (Latin American)
Sundanese
Swahili
Swedish
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Thai
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkish
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Vietnamese
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
"Torbido Siri del mio male superbo"
"ora che io sento da presso il fine amaro"
"fa' tu noto il mio duolo al padre caro"
"se mai qui il torna il suo destino acerbo."
"Digli come morendo disacerbo l'aspra fortuna e lo fato avaro."
Cesare, mi hai spaventata.
- Che cosa scrivi ? - Una poesia per nostro padre.
"Acerbo destino".
- Come se il destino lo tenesse lontano ! - E' così. - Sì ?
Smettila, Isabella, nostro padre non vuole più saperne di noi.
Preferisce stare con il re di Francia che con la sua famiglia.
Adesso tocca a me difendere il nome di questa casa.
- Per questo sei qui ? - Sì.
Ho saputo di te e del cane con cui hai lordato il nome dei Morra.
- Devi pagare. - Non ho fatto niente.
Le mie orecchie hanno udito ben altro. Don Diego lo conosci ?
Dicerie ! Malelingue !
Ti prego, fratello mio, ascolta le mie parole e salva la mia vita.
Io le tue parole non le ho mai capite.
Non saranno loro a salvarti adesso.
Adesso fermati !
Tu, i tuoi versi, i tuoi sogni, le tue sciocche illusioni !
Brava.
Bravissima.
Brava.
- Bravissima. - Brava. - Brava.
Come si rende sexy un omicidio ? Con tutto quello che c'è intorno.
Con i volti, con i silenzi, con le luci...
e con la puzza di morte.
Come si crea la puzza di morte, Carletto ?
Bisogna sentirla, bisogna scavare come faceva Raymond Chandler.
Passava da un obitorio a una scena del delitto e viceversa
come faccio io.
Chi è mai stato su una scena del crimine ? Tu forse, Pietro ?
- Io ? - Con il mestiere che fa tua moglie...
- Che lavoro fa ? - E' il sostituto procuratore Tataranni.
- Ah ! - 'chia.
- Complimenti. - Grazie.
Comunque no, in verità non sono mai stato sulla scena del delitto.
Il lavoro sporco lo facciamo fare alle signore.
Vabbè, per oggi la chiudiamo qua.
- Bella questa lezione. - Bellissima. - Molto interessante.
- Alla prossima. - Ciao. - Ciao. - Ciao.
Lo so, non dovevo dire di tua moglie, scusa.
Figurati, tanto è la verità.
- Comunque è una brutta persona. - Chi, Imma ? - Mimmo.
Ah ! No, lui fa così per spronarci.
Che "spronarci" ? Se penso che per un po' ci sono pure cascata.
- E' già finita ? Mi dispiace. - Sei matto ?
Per me è una liberazione.
Ormai si porta sempre dietro la moglie. Non la lascerà mai.
Per questo non sei venuta l'altra volta ? Non c'eri.
- Avevate litigato ? - No, ero fuori.
- A caccia di fossili ? - No.
Però ci sono andata ieri. Pietro, ho aperto uno scavo.
Sento di essere così vicina a qualcosa che... Proprio vicinissima.
- Sono contento. - Comunque grazie.
- Di che ? - Che ti interessi alle mie cose.
- Ti do un passaggio, ho l'auto. - Vedi che ti interessi a me ?
No, non ti preoccupare, dài.
Sono di strada, dài, hai anche le scarpe nuove.
- Non sia mai che ti fanno male i piedi. - Wow, meglio di Marlowe !
- Chi ? - Marlowe, il detective de "Il grande sonno". - Ah.
Grande romanzo, grande personaggio...
- Grande... - Grande... Dai che ti do un passaggio.
Che poi ucciderla così... Alla fine non era successo nulla.
Nel Cinquecento il concetto di colpa era diverso.
C'erano interessi dinastici, un altro senso dell'onore.
- Ha fatto bene il fratello a uccidere Isabella ? - No, certo.
Le cose si capiscono meglio tenendo conto del contesto.
- Gli darei il massimo della pena. - Eh ! - Eh !
Poi un po' ci capisco pure che sono del ramo.
Sei un avvocato ? O un'avvocata, non so come si deve dire.
- Dipende da chi hai di fronte. - No, sono una cancelliera. - Eh.
- Tu che fai ? - Il giudice di pace. - No, davvero ?
Speravo di fare il magistrato, poi la vita mi ha portato altrove.
Per fare il giudice di pace basta la laurea in Giurisprudenza.
Mi sono detto: "Perché non provarci ?"
- Alla fine ce l'ho fatta. - Sei contento ?
Sai, alla fine si tratta di cause familiari, di condominio.
Ti dà l'idea di essere utile.
Le persone vengono e ti chiedono una soluzione ai loro problemi.
- E' bello. - C'è sempre quello che ne esce scontento, eh.
- Vabbè... - Io cerco una soluzione equa per tutti.
- Ti va di bere qualcosa ? - No, sono stanca, vado a casa.
- Vabbè, ti accompagno ? - Magari un'altra volta.
- Allora ti chiamo ? - Sì, dài, ci sentiamo.
- Ciao. - Ciao.
Una persona molto gradevole, guarda, rispettosa.
Anche troppo.
Secondo me, mi richiama. E' stata una bella serata.
Tre ore di spettacolo, non sei andata a casa sua.
Se per te è una bella serata... Mi dài una mano ?
- Tu invece tutto bene ? - No.
Alessandro vuole andare in pensione prima del tempo.
- Alessandro chi ? - Il procuratore Vitali ! In che mondo vivi ?
- Tieni, prendine due, Maria. - Non andavi in palestra tu ?
- Ho pensato di fargli una bella festa a sorpresa. - Di compleanno ?
No, per fargli capire che qui gli vogliamo tutti bene.
Fa male ad andarsene, specie a me. Diana, lui mi ha sempre stimata.
Non come certa gente... Se se ne va via lui, è un disastro.
- A Tataranni della festa non dire niente, mi raccomando. - Perché ?
Dobbiamo ringraziare lei se Vitali va in pensione prima del tempo.
- Lo ha esasperato. - Magari c'erano questioni personali.
Che c'entra quella musona con la festa ? Piuttosto invito Taccardi.
- Chi c'è ? - C'è mio marito.
Che è venuto a fare ?
Certo che tuo marito è proprio un bell'uomo.
- Vito ha sempre tenuto all'aspetto fisico. - Che è venuto a fare qua ?
Mi voleva riportare le chiavi della villa a Metaponto.
- Non pensavo che dicesse sul serio. - Magari ci ha ripensato, Maria.
- Che dici, invito pure lui ? - Perché no ?
- Della festa... - Non dico niente. - Bocca chiusa. - Cosa non dici ?
- Ciao, Imma. - Ciao, Maria.
Ma niente, una scemenza.
- Mi batti questa sentenza, per favore ? - Certo.
- Che hai ? - Niente.
Anzi, no, una domanda.
Se una ragazza veniva uccisa nel Cinquecento era meno grave ?
- Diana ! - Ho visto uno spettacolo teatrale su Isabella Morra.
- La conosci ? - Poetessa lucana nata nel 1520.
- E' morta nel '46 per mano del fratello. - Brava, sai tutto.
Era una ragazza che viveva in un castello imprigionata come Rapunzel.
Queste non sono di qua.
- Da dove vengono ? Iran, Turchia ? - Turchia.
Considerata la consistenza, il colore...
Tra trasporto e tutto il resto le hanno raccolte una settimana fa.
- Altro che fresche. - Lei sa sempre tutto.
Eh, deformazione professionale, diciamo.
- Quindi ? Mi mette in prigione ? - Di solito mi occupo della vittima
però se mi fa un piccolo sconto, posso chiudere un occhio.
- Va bene. - Va bene ? Grazie.
Pronto ?
Sharim.
Che è successo ? Sharim !
- Che c'è ? - Che è successo ?
Buongiorno, ufficio della dottoressa Tataranni.
Buongiorno, Taccardi. La Moliterni le ha già detto della festa ?
Ah.
Sì.
- Imma. - Mmm ? - C'è stato un omicidio.
Fatima Sarkam, una ragazza di 18 anni.
- Ha chiamato Vitali ? - No, ha chiamato Taccardi.
- Dice che magari te ne potevi occupare tu. - Avverti Calogiuri.
- Calogiuri non c'è. - Non c'è ? Dove sta ? - Che ne so ?
- Però magari ti posso accompagnare io. - Dove ?
- A fare il sopralluogo. - Calogiuri lo mettiamo a battere la sentenza ?
- Va bene, allora lo chiamo. - Chiamalo.
Avevo due sorelline piccole. - Lo so. - Eh.
- Però morirono, poverine. - All'epoca.
Se prendevano un'infezione alla gola...
Io mi ricordo dove stavano.
Non mi ricordavo più i nomi.
- Pronto. - Eccolo. - Ohi.
- Zio Rocco. - Ciao, Rocco.
Arrivo, vengo subito.
Che c'è, zia ?
No, niente, quello è il maresciallo che sta sotto a Immacolata.
- Ah. - Tieni, vai a buttare questi. - Zia.
- E' acqua. - E' acqua !
- Vado a buttarli e mi do una sciacquata. Resta qua. - Sì.
- Vedi che torno subito. Rimani qua. - Va bene, ho capito, vai.
Io sto qua.
Roccuccio, ciao.
Dottoressa !
- Sussiste... - Sono già entrata. - Ecco. - Buongiorno.
Conosce la dottoressa Tataranni, dottor Spagnoletti ?
Sì, ho avuto modo ed è stato un piacere.
- Soprattutto da parte mia. - Adesso mi dica, che problema ha ?
- Hanno ucciso una ragazza di 18 anni, i suoi sono bangladesi. - Ah.
- Un'immigrata. - Non ha migrato da nessuna parte, è nata qua.
Viveva al Sasso Caveoso, sotto Via Casalnuovo.
- Un quartiere vicino frequentato da molti stranieri. - Zona calda.
Meno dei quartieri dove vivono solo italiani.
Meno 12 per cento di furti, 24 di rapine e 16 di estorsioni
se la Prefettura non dà i numeri a caso.
Per me basta rispettare la Legge e sono tutti uguali.
Tra l'altro mia cugina ha sposato un africano.
Cioè, di origine.
- Vuole occuparsi del caso, giusto ? - Sì, ho fatto chiamare Calogiuri.
- Andrò a parlare con l'imam della comunità. - Va a parlare !
- Perché non l'ha convocato qui in Procura ? - Era per velocizzare.
Sì, la dottoressa non ama stare nel suo ufficio.
A volte deborda persino in Puglia.
Purtroppo è una battaglia persa con questa signora.
Ora scusatemi, ma devo andare.
- I miei ossequi. Quando vuole, sono qua. - Arrivederci. - Arrivederci.
Ci vediamo in Puglia.
A che si deve la visita di Spagnoletti ?
Passava per Matera e ha deciso di venirmi a salutare.
Piccole cortesie tra colleghi.
Anche indicarlo come suo successore rientra nelle cortesie ?
Le spiace così tanto, se dovessi andare in pensione ?
- Non vorrei passare "dalla padella alla brace". - Non decide lei.
Dovesse accadere, rimpiangerà tutti i giorni
in cui l'ho fatta rosolare nel mio ufficio.
Adesso vada che il dovere la chiama.
- Vada a fare i suoi giri consueti. - Grazie. - Dottoressa. - Sì.
Le affido il caso, perché ha già iniziato a lavorarci.
E' una faccenda delicata. Massima discrezione.
- Certo che sì. Buona giornata. - A lei.
Le porte si rompono.
Zia !
- Zia Brunella ! - Un po' di rispetto, per favore.
Zia !
Zia, non si sparisce così, è chiaro ?
- Salvatore, saluta. - Chi ?
Come chi ? Cenzino ! Cenzino Latronico.
- Molto lieto. - Cenzino, questo è mio nipote Salvatore.
A guardarlo così pare rimbambito, ma è un bravo ragazzo.
- Chi è questo ? - E' un amico mio.
E' grazie a lui se Immacolata fa il giudice qui a Matera.
Zia, ancora ? Aspetta !
Che c'è da guardare, Calogiuri ?
No, niente, dottoressa, è che mi domandavo...
- Vi mettevate sempre qui a fianco o stavate dietro ? - No.
Quando guidavi tu, mi mettevo qua.
- Con la Matarazzo stavate dietro ? - Pure con Capozza.
Una volta stavamo per investire una mucca.
Se continui a guidare così, mi metto dietro !
Scusatemi, dottoressa, è che...
A volte mi perdo nei pensieri.
Mi dovete scusare.
Pure stamattina ti sei perso nei pensieri ?
- Ti sei scordato di venire al lavoro ? - Stamattina ? - Eh.
No, è che stavo facendo delle visite mediche.
- Che ti hanno detto ? - Che fisicamente va tutto bene.
Più che altro è con la testa che va così così.
E' che quando incontro una persona e mi racconta una cosa
non so mai se crederci veramente oppure no.
E' normale.
Passiamo la vita a capire
se possiamo fidarci di chi abbiamo accanto. - Sì.
Mentre gli altri ci osservano per capire se possono fidarsi di noi.
Eh.
- E' reciproca la cosa. - Eh, sì.
Da qua in poi dobbiamo andare a piedi.
Anche oggi, ci troviamo costretti a riportare la notizia di un omicidio.
Non si sa molto, si pensa a un omicidio a sfondo religioso.
La vittima è Fatima Sarkam.
Attendiamo gli inquirenti. Ecco la dottoressa Tataranni.
Dottoressa, un altro omicidio a sfondo religioso.
La vittima è stata uccisa perché troppo italiana nel modo di vivere ?
Zazza, ancora non sappiamo niente. Che parla a fare ?
- Sono un giornalista. - Sì, ancora con questi pregiudizi.
- Buon lavoro, Zazza ! - A lei.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Due coltellate, dottoressa.
Ero al loro negozio, quando è arrivata la notizia.
- Conosceva la ragazza ? - Sì. Era di una gentilezza squisita.
Anche con me, per quanto le sembri strano.
- Grazie di occuparsene lei. - A che ora è avvenuto il decesso ?
Fra le 8 e le 9, più o meno, ma non posso dirlo con precisione.
I Ris non hanno trovato segni di colluttazione.
Prima di andarsene, l'assassino ha avuto il tempo di pulire tutto
anche il coltello utilizzato per colpirla.
- Quindi niente tracce, insomma. - Diciamo che sono ben nascoste.
Che pensi ?
Che è difficile capire di chi ci possiamo fidare veramente.
Forse la vittima l'ha fatto entrare, perché si fidava dell'assassino.
Dottoressa, fuori ci sono la madre e il fratello di Fatima.
Signora.
La dottoressa Tataranni, il maresciallo Calogiuri.
Io vado.
- Le faccio avere i risultati il prima possibile. - Grazie.
Signora, devo farle delle domande.
- Adesso le dovete fare ? Lo vedete come sta ? - Arif.
Lo so che è un momento difficile.
Se vogliamo trovare chi ha fatto del male a tua sorella
non possiamo perdere tempo.
Hai trovato tu tua sorella ?
Sì, sono tornato a casa alle 10 ed era lì dov'è adesso.
- Non eri a scuola a quell'ora ? - Questo che c'entra ?
No, non ero a scuola.
In casa era Fatima quella a cui piaceva studiare.
- Neanche Fatima era a scuola ? - La sua classe è in gita a Vienna.
Tornano domani, lei non è andata perché diceva che costava troppo.
Il resto della famiglia dove sta ?
Mio marito è partito stamattina per il Bangladesh, con mio figlio Sumon.
- Erano in casa, quando lei è uscita ? - Stavano uscendo.
Che sappiate, c'era qualcuno che poteva farle del male
qualcuno con cui aveva litigato ?
No, nessuno.
- In famiglia c'erano contrasti ? - Fatima lavorava e studiava.
Tutto nel nome di Nostro Signore.
- Era religiosa ? - Come tutti noi del Bangladesh, non come qua.
Anche ieri è andata alla moschea a parlare del suo matrimonio.
- Si doveva sposare ? - Sì, con un ragazzo di Dacca.
Fatima lo ha conosciuto l'estate scorsa in Bangladesh.
- Il marito e il figlio sono andati per parlare del matrimonio ? - Sì.
Avete notato comportamenti strani nell'ultimo periodo ?
Le ha telefonato qualcuno stamattina.
Io uscivo e l'ho sentita parlare
ma non ho capito niente, ero lontano.
Signora, un ultimo favore.
- Posso vedere la stanza dove dormiva Fatima ? - Venite.
- Era lui il suo futuro sposo ? - Sì, Nazmul.
- E' più grande di lei. - Sì, ha 34 anni.
Lavora in una fabbrica di vestiti.
Leggeva tanto Fatima, eh ?
No, Isabella Morra !
Era fissata con le sue poesie, le recitava sempre.
Da grande anche lei voleva fare la poetessa.
- Lei che cosa le diceva ? - Che si doveva trovare un lavoro vero.
Signora, non si deve sentire in colpa.
Capita di non capire i sogni delle nostre figlie.
Se permette, questo lo porto via. Glielo ridò a fine indagini.
Grazie.
- Arrivederci. - Arrivederci.
Parlami dei poeti di Muhdathum.
Allora, il Corano vietava la poesia.
Per i poeti persiani era un "malamat".
- Un "malamat" ? - Eh. - Che cos'è ?
- Una specie di maledizione che li faceva sentire ribelli. - Come me !
- Uguali. - Sei un ribelle adesso ? - Io ? Sempre stato controcorrente.
A proposito di corrente, sei in ritardo di due bollette.
- Vi ricordo che domani ho un esame. - Giusto.
Il "malamat".
- No ! Proprio ora ! - Chi è ? - Nonna, faccio presto.
- Ehi. - Ciao, amore mio.
Sto arrivando, fra mezz'ora sono là.
- Ah, bene, dove ? - A Napoli ! Da te !
- Davvero ? - Sì ! Non sei contenta ?
- Tantissimo. - Gelati !
Va bene, dài, ti aspetto.
- Chi era ? - Nonna, sta arrivando. - Chi, Brunella ? - No, l'altra.
- Ah. - "Guaglio'", che è questa nonna ?
Scusate, arrivo.
- Vale. - Papà, nonna sta arrivando qua.
- Quale ? - Tua madre ! Io domani ho l'esame di Letteratura Orientale.
Non puoi convincerla a tornare indietro ? Ti prego !
Come la convinco ? Sai come è fatta, se si mette in testa una cosa.
Magari le dico di andarsene domani.
- Tu ce la fai a resistere almeno oggi ? - Ci provo.
L'hai detto alla mamma ?
L'ho chiamata prima, ma tornava da un sopralluogo al Caveoso.
Non glielo dire, sennò se la prende con me.
- Tu chiama nonna, però ! - Sì, la chiamo io la nonna.
Ciao, amore mio.
A proposito, hai capito al Caveoso che è successo ? Te l'ha detto ?
Ciao, Pietro.
- Ragazzi, lui è Pietro, è un amico. - Ciao. - Ciao. - Ciao.
- Ciao. - Ciao. - Ciao.
Dove mi porti non l'ho capito.
Pure io non l'ho capito che cosa cercate sottoterra.
- Cetacei soprattutto. - Strani voi paleontologi, eh.
Cercate i pesci in campagna.
Un giorno ti dirò che è successo da queste parti
negli ultimi due milioni di anni.
- Va bene, tu mi dici ora dove mi porti ? - "Surprise".
Tolgo la tuta e prendo la giacca.
- Davvero era così giovane quella ragazza ? - Già.
- Andiamo, dài, torniamo indietro. - Ora ?
Sì, siamo stati sulla scena del crimine.
Io poi devo tornare al lavoro e pure tu, no ?
Metti che i tuoi colleghi scoprono qualcosa.
Dobbiamo documentarci. Siamo o non siamo scrittori ?
Forse tu, perché scrivi su una rivista scientifica, ma io...
Dai, Pietro ! Lo sai perché Mimmo ti tratta male ?
- E' sempre stato geloso. - Sì, geloso...
- Come giallista sei più bravo di lui. - Vabbè.
Il tipo di Laterza avevi capito subito che si era ucciso da solo.
Te l'ho detto, il tuo problema è che non credi in te stesso.
Veramente non me l'avevi mai detto.
Te lo dico adesso, okay ? Andiamo, dài.
Forse hai ragione, forse io non credo troppo in me stesso.
Ehi ! Ferma lì ! Dove crede di andare ?
Siamo scrittori e dobbiamo entrare.
Io sono un carabiniere e se cercate di entrare vi arresto.
- Prego. - Ehm... - Andiamo.
- Signor De Ruggeri, è lei ? - Eh. - E' venuto a cercare sua moglie ?
- Se n'è appena andata. - Sì, infatti ero venuto...
- No ! - Oh !
- Mamma mia ! - Povera ragazza. - Poverina.
- Ha studiato l'italiano ? Parla italiano ? - Sì.
C'è una signora per lei.
Scusate.
- Salve, dottoressa. - Grazie per avermi ricevuta.
Grazie a lei per occuparsi della poteva Fatima.
Lei conosce bene la famiglia ?
Fatima praticamente l'ho vista nascere.
Sono un po' preoccupato.
In Tv già si parla di una vendetta della famiglia nei confronti di lei
per il suo comportamento diciamo... da ragazza occidentale.
Sì, purtroppo ne sono al corrente.
Nessun musulmano ha il diritto di uccidere in nome di Dio
meno che mai una sorella o una figlia.
La madre ha detto che non c'erano problemi in famiglia.
Forse ha dato fastidio a qualcuno fuori dalla famiglia.
Mi hanno detto che usciva senza hijab, con le amiche.
Lo fanno quasi tutte le ragazze musulmane in Italia.
Con questo ragionamento, dovremmo avere dieci omicidi al giorno.
Certo, ha ragione.
Lei conosceva il futuro sposo ?
L'ho visto una volta e mi sembrava un caro ragazzo molto innamorato.
- Fatima era innamorata ? - Lei...
Non vedeva l'ora di diventare sposa e madre.
Mi dispiace, non posso esserle utile di più.
- Prego perché possa arrivare alla verità. - Scusi il disturbo.
- Ho parlato con compagni e professori di Arif. - E ?
A volte fa il duro come tutti alla sua età, ma è un bravo ragazzo.
- E' svogliato, ma intelligente. - Negli ultimi tempi ?
Sempre lo stesso, niente di strano.
Fatima e Arif frequentavano la stessa scuola.
Ho parlato con i professori di Fatima che non sono andati in gita.
Dicono che era molto brava in tutte le materie.
Con i compagni andava d'accordo, le volevano bene.
Mi chiedo come mai una ragazza intelligente, integrata
era felice di sposarsi con un uomo più grande e che conosceva appena.
Mmm... Sono cose che possono succedere, no ?
Che cosa, di innamorarsi a distanza ?
No, volevo dire di innamorarsi di una persona molto più grande.
Dottoressa, sono arrivati i tabulati del telefono di Fatima.
Stamattina alle 7,30 ha ricevuto una telefonata da Caterina Ponzio.
Verifica di chi si tratta.
- Ho già fatto una piccola ricerca su di lei. - In estrema sintesi ?
Era la professoressa di Fatima, al biennio, di italiano e storia.
- Immagino che vada convocata subito. - Sì, al più presto.
Già fatto. Ho mandato Capozza a prenderla, tra poco saranno qui.
Diana, non dovresti prendere iniziative da sola.
Ha ragione, mi scusi.
- In fin dei conti sono solo una cancelliera. - No...
Dico a Capozza di riportare indietro la professoressa
e torno a battere la sentenza.
Mamma mia, pure Diana con i complessi ora.
- Dille di non chiamare nessuno. - Sì.
- Convoca la professoressa. - Ci penso io.
Dottoressa.
- Le volevo dire una cosa. - Sono tutta orecchi.
- Appena uscito da casa della ragazza araba... - E' bangladese.
- Intendevo la religione. - Allora musulmana.
- Prosegua. - E' arrivato il signor Pietro. - Chi sarebbe ? - Il marito.
Era con una sua amica, una bella ragazza. E' venuto per cercarla.
Volevano entrare dentro la casa della morta.
Ho detto che non era possibile e li ho mandati via.
- Non vorrei essere stato scortese con suo marito. - Ha fatto bene.
- Dovere ! E' un piacere collaborare con lei. - E' reciproco.
- Signora ! Prego, benvenuta. - Ciao, Gabriele. - Ciao.
- Non dovevi portarla a fare un giro ? - E' voluta venire subito.
Loro sono i miei coinquilini.
- Roberto, Marino e Lisa. - Salve. - Salve.
- Lisa la cinesina, che carina. - In realtà sono di Cesena.
Non sapevo che pure in Cina c'era una Cesena.
- State facendo le pulizie ? - Sì. - Sì.
Tutte le settimane ci prendiamo mezza giornata e puliamo la casa.
- Tua mamma lo sa che vivi con due maschi ? - Su questo ho una regola.
Mai con le coinquiline. Con me i genitori dormono su sette cuscini.
- Io sono gay. - Che ci sta qua ?
- Roberto ha fatto sparire le canne ? - A me ha detto di sì.
- Io stasera non dormo qua. - Ha preso un b&b. - Okay...
Che profumino ! Che avete preparato di buono ?
A proposito, ho portato due cose.
- La cucina dov'è ? - No ! No, signora, la cucina no.
Mi dispiace, ma lì le pulizie non le abbiamo ancora fatte.
Con permesso.
Madonna mia !
Ho sempre desiderato conoscerla, dottoressa Tataranni.
Non capita spesso di incontrare
persone del suo livello in questa città.
D'altra parte, Cristo si è fermato a Eboli.
Certo, non avrei mai pensato di incontrarla
in una situazione come questa.
- Era molto legata a Fatima, eh ? - Sì.
Dopo il biennio, siamo rimaste in contatto.
Fatima era una ragazza speciale, con un grandissimo talento.
Senta, lei è stata l'ultima persona a sentire Fatima
prima della sua morte.
Posso chiederle che aveva da dirle a quell'ora del mattino ?
Le avevo trovato una sistemazione a Bologna
presso una mia vecchia amica.
Perché Bologna ?
Lì voleva fare l'Università il prossimo anno, finito il liceo.
Ho ancora il suono della sua voce in testa.
"Grazie, prof."
Nient'altro ?
In queste due parole c'è tutto il senso del mio lavoro, dottoressa.
Ha ragione.
Scusi, lei prima ha detto che...
Che Fatima voleva andare a Bologna all'Università.
A quanto ne so io, stava per andare in Bangladesh.
- Anche a lei hanno detto che voleva sposarsi. - Sì.
Nessuno le ha detto che era stato deciso contro la sua volontà
come tutto del resto.
Anche la gita, sa perché non è andata a Vienna con i compagni ?
- Problemi di soldi ? - I soldi li aveva messi da parte.
Figuriamoci se suo padre la lasciava andare a Vienna
con ragazzi della sua età, in albergo, così lontana da casa.
- Era l'unica che la sosteneva ? - Ho sempre avuto fiducia in lei.
Era come una figlia per me.
In questi giorni ho letto
che il "Premio Strega" premierà anche le poesie, da ora in poi.
Io me la sono immaginata su quel palco
con la bottiglia di liquore in mano che ringraziava tutti, e perché no ?
Anche una sconosciuta professoressa di provincia
che tanti anni prima aveva creduto in lei
e l'aveva convinta a scrivere poesie.
Come Isabella Morra.
Ho trovato il libro sul comodino di Fatima.
- C'è la sua dedica. - Sì.
Nelle sue poesie, Fatima ritrovava se stessa.
Anche Isabella era circondata da gente che non la capiva.
Senta, ma Fatima le ha mai parlato della sua famiglia
di qualcuno che le girava intorno ?
No, era una ragazza molto riservata.
Qualche volta che ne faceva cenno nei temi
ne veniva fuori un quadro desolante.
- Allora, arrivederla. - Arrivederci.
- Diana ! - Sto battendo la sentenza.
Poi controlla se l'orario del volo del fratello e del padre di Fatima
è compatibile con l'orario della morte. - Cioè ?
- Potrebbero essere stati loro ? - Ti va di controllare ?
Se finisco in tempo.
Il tempo che ci vuole.
"Imma."
"Lamacchia mi ha visto con una ragazza."
Non ridere, Pietro.
- Amo'. - Ciao. Pietro, senti...
Sai che sono passato a casa di quella poverina ?
Volevo salutarti, ma Lamacchia mi ha detto che non c'eri.
- Me lo ha detto. - Stavo con una ragazza della palestra.
- Mi ha detto pure questo. Pare una bella ragazza. - Mezza matta.
Pensa che appena ha saputo che ero tuo marito
voleva per forza entrare a casa di quella disgraziata.
Eh, brutta storia.
Come tutte, del resto.
Addirittura "Il grande sonno".
- Insisti con i gialli ? - Sì, mi sto appassionando.
- Dove vai ? - Chiamo Valentina.
L'ho appena chiamata, è tutto a posto.
- Domani ha l'esame. - L'ho chiamata io.
Perché non posso sentirla pure io ?
Ciao, Valentina ! Come va ?
Bene, lì come va con la morte di quella ragazza ?
Le indagini sono all'inizio. Tu ? Come ti senti ? Sei pronta ?
Credo di sì. E' solo un esame, non preoccuparti.
- Oh. - Appunto, facciamola concentrare. Ciao, Valentina !
Valentina ! Valentina, è pronto !
Con chi stai parlando ? Ah, siete voi.
- Ciao, Pietro. - Ciao, mamma.
- Buonasera. E' andata a trovare sua nipote, vedo. - Sì.
- Hai visto che bella sorpresa mi ha fatto nonna ? - Bellissima.
Le ho preparato una cena con i fiocchi.
- Se non si sbriga, si raffredda. - Non sia mai. Arrivederci.
Ti avevo chiesto di tenere a bada tua madre.
- Vedi se ora Valentina non viene bocciata all'esame ! - "Bocciata"...
Dai, mica è il primo esame che fa.
- Vedrai che andrà tutto bene. - Deve essere concentrata.
Lo so, dài.
Imma, sai come è fatta mamma.
Ci ho pure parlato, ma lei di sentirsi fuori luogo non ci pensa.
- Dai, mangia qualcosa. - Ora sappiamo da chi hai preso.
Dai, volevo soltanto salutarti oggi.
Assaggia.
- Com'è ? - Di lusso.
Hai visto che qualcosa di buono l'ho presa da mamma ?
- Come si chiama il collega ? - Gerry Nunziata.
Non è più nell'Arma, ha cambiato lavoro.
Vorrei sapere che faceva prima del reparto Scorte e Sicurezza.
- C'entra con il caso Romaniello ? - Sì.
Faceva parte della scorta, il giorno in cui è successo...
quello che è successo.
- Allora ? Mi aiuti o no ? - Sì, ti aiuto.
Oh, non te ne uscire con la Tataranni, mi raccomando.
Andarle contro, per me è un casino.
- Ci sono sempre andato d'accordo, no ? - Non ti ricordi ?
Sei sempre stato prezioso per lei.
- Mi faccio un'altra birra, la vuoi ? Oh. - Eh ?
- Vuoi un'altra birra ? - No, grazie, sto a posto.
Alla fine tua nonna è simpatica.
- Non mangiavo tanto da un paio di anni. - Dormi, per favore.
- Che fai, studi ? - No, mi diverto. Ho l'esame domani, che faccio ?
Mamma mia, quanto sei nervosa.
Ha chiamato Taccardi. Fatima è morta tra le 8 e le 8,20.
Alle 10,35 il padre e il fratello di Fatima erano al gate del loro volo
all'aeroporto di Bari. - Quindi potrebbero averla uccisa loro.
Esatto. Spicchiamo un mandato di arresto internazionale ?
Una cosa alla volta, Diana ! Intanto mettiamoci in contatto con i due.
Tentiamo di capire che sono andati a fare in Bangladesh.
Abbiamo provato. Il telefono è staccato.
- Alle email non rispondono. - Non è colpa loro.
In Bangladesh c'è stato un tifone.
Allora torniamo dalla madre e dal fratello.
Bocca chiusa che quelli come Zazza non aspettano altro.
- Di noi si può fidare, dottoressa. - Vi aspetto in macchina. - Sì.
- Vado a prendere un caffè, lo vuoi ? - No, chiamo Valentina.
- Poi vado con Calogiuri. - Che novità !
- Che hai scoperto ? - Prima della scorta a Romaniello
Nunziata trasferiva i detenuti.
Un gruppo di carcerati evase approfittando di un incidente.
Uno di questi che era fuggito, che stava in carcere per omicidio
lavorava sui cantieri di Antonio Scaglione.
- Scaglione ? - Eh. - Quello che si è suicidato ? - Lui.
Quando la Tataranni iniziò a indagare sulle ecomafie.
- Ah. - Hai capito ? - Va bene.
- Grazie. - Stammi bene. - Ciao. - Ciao.
Ho fatto la chat per la festa a Vitali.
- Senza la Tataranni ? - Esatto.
Abbiamo pensato di fare un regalo di gruppo. Ci stai ?
- Ci sto. - Vedi se ti è arrivato il messaggio, per favore ?
- Mi è arrivata una notifica. - Dall'app maledetta ? Che dice ?
- "Batmann69", con due "N". - Bel nickname.
Abbiamo tante cose in comune.
Ci piacciono i viaggi, le coccole, il gelato, Renato Zero.
- E' quello giusto, me lo sento. - Magari.
- Mi dispiace che Cristiano non abbia richiamato. - Chi è ?
Il fanatico degli sport estremi ?
No, quello non mi ricordo come si chiama.
- No, il giudice di pace. - Chiamalo tu. - Non posso.
Vito che ha detto ? Viene alla festa ?
Non ha ancora risposto. Però è meglio di un no, non credi ?
- Fatima doveva sposare un uomo scelto da suo padre, è vero ? - Sì.
Suo marito non l'ha mandata in gita.
Potrebbe andare in galera per avermelo nascosto, lo sa ?
Io non volevo che pensavate male di mio marito.
Qui non si tratta di fare brutta figura, ma di un omicidio.
Mio marito non ha fatto niente a Fatima.
Però è partito con l'altro suo figlio quando è morta Fatima.
- Sono andati dai parenti di Nazmul. - Che Fatima non voleva sposare.
Mio padre e mia madre non si sono scelti, ma stanno ancora insieme.
Qua sono tutti innamorati e poi si lasciano.
Tua sorella voleva solo essere libera di scegliere.
Lei faceva già come le pareva, leggeva i libri che voleva.
Usciva, si truccava, si vestiva come voleva.
- Non rispettava mai le regole. - Forse non andavano bene per lei.
Sono lì da sempre e portano avanti il mondo
anche se lei se ne fregava.
Tuo padre avrebbe fatto bene a punirla.
Mio padre e mio fratello non hanno fatto niente.
Voi siete razzisti e quindi sono stati loro come dicono in Tv.
Scusate.
Pronto, Taccardi, mi dica.
Ho appena saputo dai Ris che sull'arma del delitto
non hanno trovato né impronte né materiale corporeo dell'assassino.
- Quindi avevo ragione io, niente tracce. - Sì.
Nel frattempo ho scoperto un'altra cosa.
Anzi, due.
Scusate.
Che è successo ?
Fatima era incinta.
Ha subìto pure una violenza sessuale.
- Lo diciamo alla madre ? - Sì.
Signora, abbiamo scoperto una cosa.
Sapeva che Fatima era incinta ?
No ! No, no !
- Nemmeno che aveva subìto una violenza sessuale ? - Da chi ?
Non lo sappiamo.
I due fatti non possono essere collegati.
- Voglio dire lo stupro e la gravidanza. - No.
Per Taccardi la violenza risale a una settimana fa
e la ragazza era incinta di due mesi.
- Scusate. - Buongiorno. - Siete le compagne di classe di Fatima ?
- Appena arrivate. - Chi c'è dentro ? - La madre e Arif.
Mi raccomando, state loro vicino.
Voi sapevate che Fatima era incinta ?
- No. - No. - Che si doveva sposare ? - Sì, quello sì.
Però lui non ce lo ha mai presentato, solo in foto.
A me una cosa l'aveva detta.
Non era innamorata di chi doveva sposare, ma di un altro.
- Di chi ? - Non l'ha detto nemmeno a me.
Va bene, grazie mille.
- Grazie a lei. - Ciao, ragazze. - Buona giornata. - Ciao.
Salvatore !
Salvatore !
Salvatore !
Oh.
- Buonasera. - Molto piacere.
- Allora, mi dica. - Come le dicevo per telefono
quando l'azienda ha mandato tutti a casa, ho iniziato a darmi da fare.
Ho fatto di tutto, l'idraulico, l'elettricista
l'imbianchino, il giardiniere persino.
Questo però è un salottificio.
- Hai esperienza come tappezziere ? - No. - Falegname ? - No.
No, però sono uno che impara presto.
Chiedo scusa.
- Mia zia. - Risponda pure.
- E' una brava donna, ma non ti lascia respirare. - Risponda.
E' scarico.
Mi ha preso per il badante.
E' come una seconda madre per me.
Facciamo così, vada da sua zia.
Per quanto riguarda qua, le farò sapere.
Ho capito. Va bene, allora... arrivederci.
Tante belle cose.
Comunque è bellissimo qua, complimenti.
- Salvatore, sei vivo ! - Sì.
Madonna mia, mi hai fatto preoccupare.
- Il telefono è morto. - Hai fame ? - No, però...
- Hai sete ? - Un bicchiere d'acqua lo bevo volentieri. - Lo prendo.
- Grazie. - Salvatore, dove stavi ?
No, è che... ho perso il portafogli.
- Hai fatto la denuncia ? - Poi l'ho ritrovato.
Il mio telefonino non tiene la carica.
- Non sapevo come avvertirvi. Scusate. - No, figurati.
Però sei diventato il punto di riferimento per mamma, capito ?
Io ? Ma va' ! Se parla sempre di te. "Immacolata qua", "Immacolata là"...
Ieri al cimitero ha visto un collega tuo.
Ha detto: "Vedi quello ? Sta sotto mia figlia."
- Un collega mio ? - Sì.
- Mamma, chi è che hai visto al cimitero ? - Come si chiama ?
- "Telogiuri"... - Calogiuri ?
- Sì, stava davanti alla tomba di Pio Andrisani. - Eh.
- Il pediatra tuo. - Sì.
Niente... Vuoi i biscotti ? Te li ho preparati.
- Mamma, devo andare. - Ciao. - Ciao, mamma mia.
- Subito ? - Scusa, zia.
- Imma ! - Eh ?
- Ti dimentichi questo. - Grazie.
- Ciao, Salvatore, ci sentiamo. - Sì.
- Mi raccomando, la mamma. - Tranquilla.
- E' in buone mani. - Sì.
Dove va sempre di fretta ? Che deve fare di così urgente ?
Lo dici sempre tu, no ? Che è piena di impegni.
Eh, visto...
Senti, zia, ma che volevi dire tu
che è grazie a questo Cenzino, se Imma fa il magistrato qui a Matera ?
Lo vuoi sapere ?
Allora devi prendere l'album delle fotografie.
Te lo racconto.
"Causato solo da te fra questi dumi"
"fra questi aspri costumi di gente irrazionale, priva di ingegno"
"dove senza sostegno sono costretta a menare il vivere mio"
"qui posta da ciascuno in cieco oblio."
- Buongiorno. - Buongiorno. Prego, si accomodi. - Grazie.
A che devo la sua visita ?
Le volevo fare vedere questo
che ho trovato nel libro della Morra che ha regalato a Fatima.
- L'ha scritta lei. - Un passaggio mi ha colpita molto.
"L'orso buono è cambiato e ha affondato il suo morso."
Sembra riferirsi a qualcuno che conosceva da tempo
e che le ha fatto del male.
- Lei sa che Fatima ha subìto una violenza sessuale ? - No.
- Posso ? - Sì, si accomodi, mi scusi.
Ha visto la data sotto la poesia ?
E' stata scritta meno di una settimana fa.
Forse parla del suo violentatore.
Una persona di cui si fidava, un amico di famiglia.
Forse l'ha fatto entrare in casa e l'ha uccisa.
- Per farla tacere. - Sì.
Ha detto che Fatima ha descritto la sua famiglia
e le persone che le erano accanto nei suoi temi.
- Sì, è successo. - Posso consultare i temi nell'archivio scolastico ?
Mi segua.
Le faccio vedere una cosa.
Non sarebbe consentito, ma in 40 anni di insegnamento
io ho conservato i temi più belli delle mie studentesse.
- Anche quelli di Fatima ? - I suoi ce li ho tutti.
Non erano solo temi, no.
Lei mi scriveva racconti, poesie.
Io le dicevo che per imparare a scrivere
si deve leggere e scrivere tanto.
Lei seguiva i miei consigli.
Venga, mi segua.
Eccoci qua.
- Sono tanti, eh ? Che dice, li dividiamo ? - Certo.
- Ecco qua. - Grazie. - Prego.
- Buono. - Il migliore. Lo faccio venire apposta da Londra.
Figuriamoci se qua a Matera vendono un tè come questo.
Dottoressa, forse ho trovato qualcosa.
Questo tema lei lo ha scritto in prima. Ascolti un attimo.
"Un omone mi fa sempre molto ridere."
"Tutto di lui è buffo. E' grande e grosso."
"Lo chiamano tutti Giuseppe, ma io l'ho sempre chiamato Yoghi."
L'orso buono della sua infanzia.
- Scusi. - Prego.
Giuseppe.
Avanti.
- Dottoressa, mi avete chiamato ? - Sì.
- Forse abbiamo una traccia su chi ha abusato di Fatima. - Bene.
Prima devo sapere una cosa.
Se è vero che eri al cimitero davanti alla tomba di Romaniello.
Sì, ieri mattina.
Non eri stato a fare delle visite mediche.
E' più forte di me, non riesco a non pensarci.
- Avere causato la morte... - Era un boss mafioso per scelta sua !
La sua morte è frutto di questa scelta !
Hai fatto un errore, ma non ti puoi addossare le colpe che non sono tue.
Non è solo un fatto di colpe.
Anzi, è proprio questo che non sopporto.
Perché io dico: "Siamo sicuri che è stata solo colpa mia ?"
- Un'inchiesta appurerà ciò che è successo. - Ho contribuito. - Sì.
Ora ti chiedo di smetterla di pensare a Romaniello !
- Concentrati sul caso ! - Va bene, farò del mio meglio.
- Chi devo cercare ? - Un uomo.
Un amico di famiglia.
Si chiama Giuseppe, però da Fatima si faceva chiamare Yoghi.
Come l'orso dei cartoni ?
- Sì, esattamente. - Va bene.
Buongiorno.
Si può ? Volevamo fare due domande ad Arif.
Grazie.
Pietro !
Pietro !
Pietro...
- Ciao, mamma. - Valentina ! Ho chiamato stamattina.
- Hai ragione, ma aspettavo di dare l'esame. - Come è andata ? - 27.
Ah, 27 ! Brava !
Perché non me lo hai detto subito ?
Come mai non mi hai chiamata per dirmelo ?
- Pensavo che eri impegnata. - Sono stata un po' inguaiata oggi.
- Come va ? - Come va, Valentina ?
Finché non sono vicina alla soluzione di un caso
mi sembra sempre di girarci intorno. - Tu non giri mai a vuoto.
- Sai che ho conosciuto i ragazzi di Giurisprudenza ? - Sì ?
Sai che mi hanno chiesto saputo che ero di Matera ?
- Che cosa sono i Sassi ? - No, se conosco la Pm Tataranni.
- Tu che hai risposto ? - "Mai sentita nominare."
Hai fatto bene. Con quella mummia di tua nonna come va ?
La verità ? Bene. Stamattina ha fatto la spesa con Roberto e Marino.
Insegna a fare gli strascinati con i peperoni cruschi a Lisa.
Quando torni a Matera, festeggiamo il tuo 27, va bene ?
Facciamo la pizza, andiamo al cinema.
Sempre che vorrai vedere i tuoi vecchi genitori.
Piantala, ma'. Papà non è lì ?
No, sono da sola. Sarà in palestra.
A forza di fare palestra, avrà il fisico di Brad Pitt.
Sì, gemelli siamesi. Mi raccomando a te.
- Ci sentiamo, ciao. - Ciao, mamma.
- Tua mamma era contenta per l'esame ? - Sì.
E tu sei contenta, tesoro mio ?
Dimmi la verità, io lo so che c'è qualcosa che non va.
Gabriele ti vuole bene, i coinquilini sono simpatici.
Però ? C'è un "però", è vero ?
Ci credo che ce l'hai messa tutta.
Questo non toglie che quello che hai scritto è brutto, è sciatto.
Non avevi uno straccio di amico che ti poteva fare da cavia
prima di farlo leggere a me ?
Facciamo così, dài.
Per evitare di farmi leggere altre schifezze
la prossima volta scrivete a coppia.
- Tipo Fruttero e Lucentini, eh ? - Fruttero e... - Lucentini, sì.
Scegliete il vostro compagno di scrittura.
No, scusate, mi faccio gli affari vostri.
Per esempio Sandrone io lo vedrei bene con Tiziana, eh ?
- Sara, ti dispiacerebbe dare una mano a Carletto ? - Eh...
- Non posso scegliere io ? - Certo. - Allora io scelgo Pietro.
- Scusa, Carletto. - Contenta tu...
Ehm...
Scusate.
Vabbè, facciamo così, per ora la chiudiamo qui.
Voi studiate e ci rivediamo la prossima settimana.
Va bene, ho capito.
Va bene.
- Tutto bene ? - Sì, certo, Pietro.
- E' che voi uomini siete tutti uguali. - In che senso ?
No, niente, scusa.
- Mi daresti un passaggio a casa ? - Ma certo, vieni.
- Buongiorno. - Buongiorno. - Buongiorno. - Il signor Longo ?
- Eccomi. - Sono il maresciallo Calogiuri.
Per caso conoscete il papà di Fatima, un certo Sarkam ?
Come ? Muhammad ! Siamo amici.
Lo rifornisco da anni, da prima che aprisse il negozio.
Ci segue in Procura ? La dottoressa Tataranni vorrebbe parlarle.
Vai dall'altra parte.
- Carabinieri, è uscito qualcuno da questa porta ? - No. - Grazie.
- Lasciami ! - Fermo !
Un messaggio da un noto regista cinematografico per l'impegno...
Maresciallo !
- Calmo. - Mi voleva ammazzare !
Stai calmo che non è successo niente.
Tu corri ! Dai, forza.
Non è dato sapere il nome.
- Passiamo alla cronaca. - Dietro le mani. Ora vieni con me.
Torniamo a occuparci del caso di Fatima Sarkam
la ragazza bengalese, barbaramente uccisa nella propria abitazione.
Trapela poco dallo sviluppo delle indagini.
Sappiamo che tra i sospettati ci sono padre e fratello della vittima
che al momento risultano irreperibili.
"Gli inquirenti materani hanno davanti"
"l'effetto di un'integrazione avvenuta solo a parole."
"La retorica buonista mette a dura prova la sicurezza delle città."
Devo continuare o il seguito se lo immagina ?
Le avevo raccomandato la massima discrezione.
Nei tempi di caccia alle streghe
ci manca un pazzo che fa il tiro al musulmano a Matera.
Chiameremo Zazza e i colleghi sul banco degli imputati.
Sul banco degli imputati metterei l'assassino della povera Fatima.
Sarà acciuffato prima che scoppi una guerra di religione ?
Sto per interrogare l'uomo che l'ha violentata.
- Può essere l'assassino. - Speriamo.
- L'ideale sarebbe chiudere il caso entro stasera. - Ci proverò.
- Grazie, arrivederci. - Dottoressa ! - Sì ?
Mio figlio mi ha detto che Valentina ha avuto un ottimo voto. E' così ?
- Sì, è stata brava. - Sì. - Ora mi scusi.
- Devo andare, la terrò aggiornata. - Posso dire una cosa ?
Non chiudo un discorso con lei.
Longo, mi guardi negli occhi.
Vogliamo ammettere di avere abusato di quella povera ragazza ?
Dottoressa, lei sa benissimo...
Non sono stato io a fare del male a Fatima.
- No, le ha fatto del male, glielo assicuro. - Non ho fatto niente.
Perché si è messo a correre nel supermercato ? Faceva jogging ?
Longo, qui abbiamo molte prove a suo carico.
Quella del Dna le confermerà.
Le conviene confessare.
Va bene, sì.
- Quando è successo ? - Una settimana fa.
Al negozio da loro, nel magazzino.
- Come mai c'era soltanto Fatima ? - Che ne so ? Stava da sola.
A me sono sempre piaciute le ragazze giovani, italiane e straniere.
- Mica sono razzista. - Evitiamo le battute di cattivo gusto.
- Non volevo offendere nessuno. - Lei non ha offeso soltanto me.
Ha offeso il genere umano, abusando di quella ragazza.
- Immagino che le abbia detto di non dire niente al padre, no ? - Sì.
- L'ha minacciata di morte ? - Non ho mai minacciato nessuno.
Se avesse detto qualcosa al padre
gli avrebbe detto che lei lo aveva sedotto. - Le ho detto così.
- E' stata la prima e l'ultima volta. - Che vuole ? Un premio ?
Facciamo l'applauso, Longo ? Intanto andrà in carcere per lo stupro.
Se lei non mi fornisce un alibi, io la sbatto in galera per 20 anni !
- Lei crede che sono stato io ad ammazzarla ? - Sì !
Dottoressa, il padre le dava contro e pure il fratello.
- Quale fratello ? - Il più piccolo, soprattutto.
All'ora dell'omicidio ero in campagna
alla cooperativa "Santa Lucia".
- Verificheremo. Vada. - Prego.
- Dottoressa... - Basta, Longo, deve andare. - Forza.
Speravate che fosse lui, vero ?
Sappiamo solo che c'è un altro mostro là fuori o là dentro.
- Passa ! - Sì !
- Qui ! - Ciao, Arif.
- Tu che fai, non giochi ? - Non ho voglia.
Da tre era questo qua, eh !
- Sono bravi questi però, eh. - Sì.
Arif, tu sapevi che tua sorella era incinta ?
- Sì. - Te lo aveva detto lei ?
- Lo ha detto solo a te ? - Sì.
Tu come l'hai presa ? Ti sei arrabbiato ?
- Adesso sospettate di me ? - No, non sospettiamo di te.
Però, nasconderci delle cose importanti non ti aiuta.
Dai, che le hai detto, quando hai saputo che era incinta ?
Le ho detto che non andava bene, che non doveva.
- E poi ? - E poi le ho detto...
Che cosa, Arif ? Dai.
Le ho detto che era meglio se moriva, le ho detto così.
Non lo pensavo. L'ho detto solo perché ero arrabbiato.
Non ho fatto niente a Fatima, lo giuro.
- Sono uscito di casa che era viva, stava bene. - Stai tranquillo.
E' normale dirsi cose brutte tra fratelli, quando si litiga.
Senti, Arif, per caso ti ricordi se Fatima ti ha mai detto
chi era il padre del bambino ?
Non hai idea di chi possa essere ? Non è l'uomo che ha abusato di lei.
- Lo avete preso ? - Sì, lo abbiamo arrestato.
I tempi non combaciano.
- Un uomo c'era, un italiano. - Cioè ? Che vuoi dire ?
- Anche tu sei italiano. - Non per tutti.
- Comunque non come me, italiano di qua. - Ho capito.
Per caso ti ricordi anche come si chiamava questa persona ?
No, veniva sempre a comprare da noi la verdura
ma solo quando c'era Fatima.
- Ogni volta parlavano tanto. - Ce lo sapresti descrivere ?
Era... Non lo so, non tanto alto.
Ti ricordi il colore dei capelli ?
- Bruno, capelli ricci mi pare. - Più o meno quanti anni aveva ?
Venti, 25, un po' più di Fatima.
Come fai a essere sicuro che avessero una relazione ?
Non lo so bene, però quando parlavano lei rideva.
Fatima non rideva con nessuno in casa, solo con me.
Io la facevo ridere.
Arif, confermi che tuo fratello e tuo padre erano in casa
quando sei uscito ?
Va bene.
Dai, vai a giocare.
- Grazie, Arif. - Eccolo !
- Apri ! - Ciao. - Ciao.
Forse è il caso di spiccare un mandato di cattura internazionale.
Invece per il presunto fidanzato di Fatima ?
Non ci sono gli elementi necessari per fare un identikit.
- Scusa, Lucania News non è distante da qua, no ? - No, è vicino.
- Buonasera. - Buonasera. - Dove va ?
- Vado a parlare con Enzo Biagi materano, grazie. - Mettiamo questo.
- Chi è il suo informatore in Procura ? - Qualcuno ci deve essere.
- Non può arrivare sempre prima degli altri. - Fiuto giornalistico.
Chissà come mai non ha ancora ricevuto il Pulitzer.
- Ci lavoriamo. - Facciamo così.
Io non apro un fascicolo per corruzione di pubblico ufficiale
secondo gli articoli 318, 319, 320 del Codice Penale
e lei fa un favore a me.
Così smette di cavalcare ignoranza e pregiudizi con i suoi servizi.
Si rende utile a qualcosa, va bene ?
A disposizione.
Ci rivolgiamo a te, misterioso compagno di Fatima che ti nascondi.
Se davvero le volevi bene e vuoi aiutare la Giustizia
trovando il mostro che si aggira nella nostra città
ed evitare che un'altra ragazza innocente faccia la fine di Fatima
devi solo scrivere a "lucanianews chiocciola lucaniatv.org"
e a "procura.matera chiocciola giustizia.it".
Oppure recati negli uffici della Procura di Matera. Grazie.
> Successo importante per le atlete della Pallacanestro Genzano
che hanno raggiunto al primo posto in classifica
le rivali del Basket Acerenza.
> Una partita tiratissima, finita dopo tre supplementari.
Arif ha visto la foto e ha confermato. Dice che è lui.
Ci devi scusare, però stamattina si sono presentati in tre prima di te.
Il mondo è pieno di mitomani.
- Mi puoi ripetere il tuo nome per il verbale ? - Tito.
- Tito Romeo. - Quanti anni hai ? - Ventiquattro.
Tito, la mattina in cui è morta Fatima tu non eri a Matera, vero ?
No, ero a Crispiano per lavoro.
- Ero partito all'alba. - Qualcuno può confermarlo ?
- Certo, i clienti, i colleghi. - In che rapporti eri con Fatima ?
Ci amavamo, dottoressa.
- Anche se non lo avevamo detto a nessuno. - Come mai ?
- Ti vergognavi di stare con una ragazza del Bangladesh ? - Io ?
Ma se Fatima era l'amore mio !
Lei non lo voleva dire, per la sua famiglia.
Mi diceva di aspettare.
Aspettare che cosa ? Che diventasse maggiorenne ?
Anche, ma più che altro...
Che ci dessero il permesso di vivere "alla luce del sole".
- Tu sapevi che Fatima era incinta ? - Sì che lo sapevo.
Avevamo deciso che sarebbe venuta a vivere da me.
In campagna.
Il bambino sarebbe cresciuto con l'aria buona.
A quanto ne so io, Fatima doveva sposare un altro uomo in Bangladesh.
In teoria, ma lei era convinta che i suoi non l'avrebbero mai costretta.
Diceva che per loro contava solo che fosse felice.
Come per tutti i genitori.
Sì.
Ascolta, come mai hai dovuto aspettare un appello pubblico
per venire da noi ?
Perché stavo troppo male.
Sono un vigliacco, ecco perché.
Non sapevo come affrontare la situazione.
Non sapevo come venire allo scoperto
con la mia famiglia, con quella di Fatima.
Per tre giorni non ho fatto altro che bere.
Mi scusi, dottoressa.
Mi scusi.
Me l'hanno ammazzata.
Lei e il nostro bambino.
Tito, tu non ti sei fatto un'idea
su chi possa averla uccisa ?
- No. - Puoi andare.
Maresciallo, accompagni Tito all'uscita.
- Grazie, dottoressa. - Grazie a te. - Prego.
- Arrivederci. - Ciao, caro.
Ci sarà qualcuno che ha ucciso questa povera ragazza, no ?
- Imma. - Eh ! - E' arrivata un'email dall'Interpol.
- Allora ? - Il padre e il fratello di Fatima stanno tornando. - Diana !
Certo che questa Sara Strippoli è una star.
Che credi ? Mica pubblico sulla "Gazzetta di Latiano" !
"I cetacei del Pleistocene".
- Pietro, ci concentriamo sul racconto ? - Sì.
Non vuoi fare brutta figura con Sabìa, eh ?
- Ancora ? Come te lo devo dire ? E' "acqua passata". - Certo.
- Troppo concentrato su se stesso. - Sì e bugiardo.
Figuriamoci, diceva che voleva dire tutto. Ho intuito su queste cose.
Potevo attendere due ere geologiche.
- Non lo avrebbe detto mai a sua moglie. - Che cosa ?
- "Che cosa" ? Che c'era un'altra. - Ah.
Vabbè, credo che non sia facile, insomma.
Gli devi dare più tempo... Non a Sabìa.
Più tempo al prossimo che viene.
Cioè...
Se ci tieni tanto, gli dài più tempo.
- "Al prossimo che viene" in che senso ? - Eh ?
- Per chi mi hai preso ? - Mica volevo essere volgare.
Un po' lo sei stato.
Pensi che abbia tempo da buttare, ma non ce l'ho.
Non volevo offenderti.
- Senti, concentriamoci sulla scaletta. - Sì.
Ecco.
- Che te ne pare ? - Beh...
- Mmm ? - Bene, è buona.
- Però ? - Però...
Però io lo direi...
I padroni del cane sono vivi.
- Lo direi alla fine. - Giusto.
Sei il Raymond Chandler di Matera, Pietro !
Allora...
Ehm... Oddio ! Aspetta !
Mi stavo scordando !
Ehm...
Dove l'ho messo ?
- L'ombra del cervo. - Arrivo !
Arrivo, arrivo, arrivo !
Voilà.
- E' per te. - Per me ? - Sì.
- Dai, apri. - Apro ?
- "Addio, mia amata". - E' un libro di Chandler.
Quello con il detective Marlowe, dopo "Il grande sonno".
- Forse lo hai già letto. - L'ho già letto ? - Eh.
- No, non l'ho letto, grazie. - Ah.
Bene.
Va bene, allora...
Io vado a casa.
E il racconto ?
C'è tempo, poi lo finiamo con calma.
Sì, con calma, hai ragione.
Grazie.
- Ti confesso una cosa. - Sì ?
A me il libro di Sabìa non è piaciuto proprio.
Ho fatto fatica a finirlo.
- Ti posso dire una cosa ? - Eh. - Anche io.
In Sudamerica è piaciuto tanto
che lo hanno chiamato per delle conferenze.
Forse tradotto è meglio ?
Ciao, grazie.
- Ciao, Pietro. - Ciao.
- Tu la parmigiana di melanzane la fai ? - Come no ?
- Come la fai ? - Ciao, mamma ! - Metto le melanzane sotto sale.
- In questo modo spurgano. - Eugenia.
- Tesoro ! - Capate i fagiolini ?
- Sì, come piacciono a te. - Che gioia vederti.
Allora...
Insomma... Ehi, Salvatore !
- Come stai messo con la spesa ? 50 euro ti sono bastati ? - Pelo pelo.
Cinque euro mi sono avanzati, è aumentato tutto.
- Qua c'è lo scontrino. - Tra di noi lo scontrino !
Sei rigorosa e fai bene.
Tu riesci a tenere tutto sotto controllo.
Oddio, "tutto"... C'è una cosa che ti devo fare vedere.
Una cosa che credo che ti interesserà.
Vieni.
Tu sai... Ecco.
- Tu sai che è questa ? - La mia festa di laurea. - Esatto.
Sai chi è questo signore qua ? Questo con gli occhiali da sole ?
E' Cenzino Latronico, me l'ha detto zia.
- Lo conosci ? - Sì.
Era un famoso imprenditore di Matera.
Mamma lavorava a casa sua, faceva le pulizie.
Era in odore di mafia, ma non ho le prove.
Era alla tua festa di laurea.
- Allora io non sapevo nemmeno chi fosse. - Siediti.
Tua madre faceva le pulizie a casa sua prima che tu nascessi.
Nonostante avesse moglie e figli, lui si era fissato con lei.
- Non la lasciava in pace. Segui ? - Lo so e vorrei non tornarci sopra.
So pure che il fatto che ero figlia sua
era una convinzione di Latronico. - Sì.
Zia non gli ha mai detto che si sbagliava.
Io so soltanto che c'è stato qualche regalino.
- Un braccialetto, quando sono nata... - No, Imma.
Zia ha detto che Latronico mandava a casa vostra
pacchi di pasta e olio dalle sue campagne.
Anche quando ti sei fatta grande
lui voleva pagarti gli studi, però zia ha detto di no.
Così diventavo magistrato con i soldi di un mafioso !
- Ti ha solo raccomandato per la destinazione. - "Solo" ?
Ha fatto tutto lui, zia non ne sapeva niente.
Era uno che metteva paura a tutti.
Quando parlava di te, era un agnellino.
Mi dispiace, Imma.
Salvatore...
- Fammi sentire... Il telefono ! - Sì, mamma.
- Eh... - Pronto ?
Arrivo. Ciao, Eugenia, ciao, mamma.
- Ciao. - Ciao, Salvatore ! - Ciao.
- Vedi come fa ? Prende e sparisce. - Ha da fare ! - E' sempre così.
- Eh, la miseria. - Ciao, buonasera.
La lama non è affondata molto per fortuna.
Ha parato i colpi con la mano. Ha perso molto sangue, ma sta bene.
- Signor Romeo, ci sono persone per lei. - Ciao, Tito.
Ciao, dottoressa.
- Come stai ? - Sto bene.
Hai idea di chi possa essere stato a colpirti ?
No.
Mica l'ho visto in faccia, poi è stato tutto così veloce.
Guardavo il coltello per parare i colpi.
Potrebbe essere stato chi ha ucciso Fatima.
Io non ho nemici e nemmeno Fatima ce li aveva.
Dottoressa, ho appena ricevuto un messaggio da Lamacchia.
Dice che la persona che ha accoltellato Romeo si è costituita.
Venga, il ragazzo è nel mio ufficio. E' sconvolto, sporco di sangue.
- Non l'ho ammanettato. - Ha fatto bene.
- E' venuto da solo ? - No, con il prete loro. - L'imam ! - Sì.
- Dottoressa. - Buonasera.
E' venuto da me, era molto agitato e non riusciva a parlare.
Poi improvvisamente ha detto che ha ucciso una persona.
Mi ha detto dove era successo e ho chiamato un'ambulanza.
- Dio ha voluto che il giovane fosse ancora vivo. - Vengo dall'ospedale.
- E' fuori pericolo. - Meno male.
- Dottoressa, io le devo delle scuse. - Perché ?
Quando è venuta nella mia moschea
mi ha chiesto se Fatima fosse innamorata del suo futuro sposo.
Io le ho detto di sì.
Ho detto così, perché Fatima aveva mentito anche a me.
Non sono riuscito a farle aprire il cuore, a fidarsi. E' colpa mia.
No, non deve essere troppo severo con se stesso.
- Se mi permette, ci parlo io, va bene ? - Sì.
Arif, saluta la dottoressa.
- Arif, che hai combinato ? - Volevo vendicare Fatima.
"Vendicare" che ? Tito non ha fatto niente a tua sorella.
L'aveva fatta diventare una peccatrice.
- Si era approfittato di lei, come Longo. - Loro due si amavano.
- C'è una bella differenza. - Prego.
- Arif ? - "Baba" !
Eravamo in Bangladesh, non siamo riusciti a tornare.
Perché siete partiti il giorno in cui è stata uccisa Fatima ?
Siamo andati dal futuro sposo di mia figlia.
- Che lei non voleva sposare. - E' vero.
Quando siamo andati lì, sa che cosa ho fatto, dottoressa ?
Mi sono detto: "Non ho il coraggio di tornare qua da mia figlia"
"e sapere che lei mi odia."
Allora io ho detto: "Il matrimonio è saltato."
"Fatima rimane qui in Italia."
"Si sposa con chi sceglie lei."
Io ho i documenti della cancellazione del matrimonio.
Noi abbiamo litigato tanto. E' vero, io l'ho minacciata.
Le ho fatto credere
che se non faceva quello che dicevo, la ripudiavo.
Già sapevo che lei non avrebbe fatto quello che dicevo io.
Che fare ? I tempi sono cambiati, no ?
- Per tutti. - "Baba"...
Dottoressa, lei ci dica che cosa dobbiamo fare.
Anzitutto, dovreste trovare un buon avvocato per lei e per i suoi figli.
Soprattutto per Arif.
Stargli vicino, fargli capire dove ha sbagliato.
- Faccio come dice lei. - Sì.
Pietro !
- Buonasera, Imma. - Signora.
- Pietro dove sta ? - In palestra sta.
- Le ha dato le chiavi ? - No, quando mai ?
Mi sono calata dal tetto e sono entrata dal balcone.
E' venuta con me, mamma.
Valentina ! Che ci fai qua ?
Vi doveva dire una cosa, ma sono fesserie.
- Che cosa ? - Ehm... Solo che l'ha voluto dire prima alla nonna.
- E' vero, tesoro mio ? - Nonna.
- Posso parlare con mamma ? - Certo, siamo tornate apposta.
E' che l'ha voluto dire prima a me e poi a sua mamma.
Sì, signora, l'ho capito, grazie.
Vieni qua.
No, Imma, è che alle volte bisogna essere un po' più comprensivi.
Va bene ?
Va bene, grazie, può andare.
- Arrivederci. - Arrivederci.
Allora...
Di', che succede ?
Che ti senti, la nausea ?
Che succede, Valentina ?
Non è vero che ho preso 27.
Quello era un esame difficile.
Scusa, l'importante è che lo hai superato.
- Tu devi pensare "uno in meno". - No, mamma, né quello né gli altri.
- Cioè ? - Quello che ho detto.
- Scusa, che hai fatto in tutti questi mesi ? - Io ci ho provato.
- Ho provato e riprovato. - Che vuol dire ?
- Mica sei deficiente ! - Forse sì, mamma.
Mi hanno bocciata ieri, l'altra volta, l'altra volta ancora.
Anche se ti dicevo che prendevo 26, 27, non era vero.
Perché ci hai detto tante bugie ? Pure tuo padre non sa niente ?
Con lui ti confidi, dici che ti capisce sempre.
No, stavolta non ho detto niente nemmeno a lui.
Non ce la facevo più, stavo scoppiando.
A ogni esame pensavo di recuperare e di dirvi tutto.
Non ce la facevo, continuavo a dire bugie.
Sono mesi che non dormo e ci penso ogni secondo.
Per questo non telefonavo, non volevo tornare a casa.
Mi sentivo una stronza.
"Stronza". Ora non esagerare, però.
Questa è la figlia che hai, mamma.
Io non sono alla tua altezza. Tu ti sei laureata mentre lavoravi.
Io "con la pappa pronta" non ho combinato un cazzo.
Ti deluderò, non riuscirò a laurearmi.
E andrai a zappare la terra, chiederai l'elemosina
sposerai uno ricco, qualcosa farai
basta che non mi guardi più con questa faccia.
Vuoi cadere malata ?
Io ti vorrò sempre bene per ciò che sei, non per ciò che fai.
Non lo so, forse se mi hai mentito...
E' pure colpa mia.
Probabilmente me lo merito.
Boh.
Ora la cosa importante è che stai qua, con la mamma tua.
Ti sei liberata e mi hai detto tutto.
Eccolo qua, l'uomo di casa è arrivato.
Ehi ! Mi sono perso qualcosa ? Che ci fa Valentina qua ?
- Che dici, lo diciamo a Brad Pitt ? - Dire che cosa ?
Pietro, a pugilato ti hanno insegnato a incassare, no ?
Incassa questo, va'.
Valentina, che succede ?
Ti devo parlare.
- Sei incinta ? - No, papà, che dici ?
Lo sapevi che a ferirti è stato il fratello di Fatima, vero ?
Non volevo mettere nei guai Arif.
Lui è solo disperato per la morte di Fatima, come me, come tutti.
Fatima gli voleva bene.
Litigavano spesso, dopo che gli ha detto che era incinta.
Come avrebbe fatto con il bambino ?
- A lei piaceva studiare, ci avrebbe rinunciato ? - Perché ?
- Le mamme non possono studiare ? - No, è che voleva andare a Bologna.
Sì, ma prima di rimanere incinta. Poi i piani sono cambiati.
Magari lei non si sarebbe iscritta subito all'Università.
Si sarebbe presa un anno sabbatico. Si dice così, no ?
Avrebbe continuato a studiare. Lei solo a quello doveva pensare.
Al resto avrei pensato io.
Ho un'azienda idraulica con i miei fratelli. Il lavoro non ci manca.
Fatima ti ha mai parlato di una certa Caterina Ponzio ?
Come no ? Era la sua professoressa.
Era lei che le aveva passato la passione per lo studio
che l'aveva spinta a scrivere.
Una curiosità, una domanda strana.
- A Fatima piaceva il tè ? - No, non le piaceva, non lo beveva mai.
C'era una tazza da tè sul lavandino di casa.
Lei tre giorni fa è andata a casa di Fatima, no ?
Per convincerla a non abbandonare l'idea di andare a Bologna.
Dato che c'era, si è fatta offrire pure un tè.
- Almeno in quella casa era buono, no ? - E anche se fosse ?
Volevo salvare Fatima da una vita miserabile.
Guidarla verso una carriera piena di soddisfazioni.
Per una vita così bisogna uscire dal proprio guscio
abbandonare le miserie di una famiglia indegna
e di una piccola cittadina di provincia.
Voleva che Fatima facesse ciò che non era riuscito a lei.
Avrei dovuto leggere il suo dossier con più attenzione.
Se non sbaglio, ha tentato più volte di trasferirsi
prima a Bologna, poi a Milano, infine a Londra.
Nessuna di queste città era all'altezza delle sue ambizioni.
Per questo è sempre tornata indietro
in una città che le è sempre stata stretta
che aveva da offrirle solo un posto in una scuola di provincia.
Con il tempo ha iniziato a riversare le sue frustrazioni sui suoi allievi
soprattutto su Fatima.
Lei insiste a vedere le cose solo dal suo punto di vista, dottoressa.
La delusione non c'entra.
Avevo trovato in Fatima delle qualità
che mi dispiaceva venissero sprecate.
Qualità preziose, rare che è difficile trovare in questo posto.
Si ricorda ? Cristo continua ancora a fermarsi a Eboli.
Beh, non sono d'accordo con lei.
Bene o male, le cose sono cambiate qui dai tempi di Carlo Levi.
Eh, dottoressa...
Lei non ha passato una vita insieme ai ragazzi.
Per i giovani è facile fare dei passi falsi.
Poi è difficile ritornare indietro.
Però Fatima non era stata costretta da nessuno, ha fatto le sue scelte.
Era lei che la dipingeva a sua immagine e somiglianza.
Fatima era diversa. Voleva studiare, ma non a Bologna.
Voleva sposare il suo fidanzato, crescere il suo bambino.
In campagna avrebbe scritto le sue poesie.
Magari avrebbe vinto anche il "Premio Strega", no ?
Però alla sua maniera. Con accanto i suoi affetti.
La cosa che non faceva di Fatima una nuova Isabella Morra era questo.
Aveva un sacco di persone che la amavano tanto.
A volte pensiamo di volere il bene degli altri.
Invece vogliamo solo che gli altri diventino come noi li vediamo.
Confessi, professoressa, la prego. Si sentirà meglio.
Non l'ho fatto apposta.
Ho perso la testa.
Ha ragione, ero delusa, sì.
Pensavo che lei si facesse condizionare
e che stesse sprecando il suo talento.
Io ho cercato di salvarla.
E alla fine... l'ho distrutta.
E comunque...
Avevo messo in conto che sarei morta senza figli.
Oh, dottoressa.
Le volevo fare i complimenti per avere risolto il caso di Fatima.
- Ringraziarla. - Mi commuovo così.
- Sta venendo anche lei alla festa ? - Che festa ? - Come "che festa" ?
Imma ! Dottoressa.
- Andiamo. - Dove ?
- Alla festa di Vitali. - Ci vediamo dopo. - Ci vediamo giù.
E' una festa di addio.
E' una festa per chiedergli di rimanere, ma lui non sa niente.
Nemmeno noi sapevamo niente, è una sorpresa.
No, Diana, non sono vestita bene.
Se vai a casa e ti cambi, torni diversa ?
Ho preso pure un regalo da parte tua. Una penna stilografica.
Stilografica ? Siamo "alla frutta".
Dai, avanti, non fare storie.
Dai, avanti.
Vado a vedere.
Arriva il procuratore. Mi raccomando, animo.
Che cos'è ?
Ma che è ? Siete pazzi, che avete combinato ? E' tutto per me ?
Non dovevate. E' un matrimonio.
- Questo è per te, Alessandro. - Pure ?
Vabbè, mi mettete in difficoltà. Mi mettete in grave difficoltà.
Proprio ad aprire... Uh, un orologio !
Bellissimo, grazie. Io me ne intendo, non mi fate fesso.
Non dovevate, grazie.
Discorso ! Discorso ! - No...
Discorso ! Discorso ! Discorso !
L'ho detto pure alla Tataranni. Non fare quella faccia.
La Tataranni è il minimo.
E' per tuo marito ? Non è venuto ?
Tu con quegli occhi così brillanti ?
- Stasera vedo Batmann69. - Ci vai vestita così ?
- No, vado a casa e mi cambio. - Ah.
Che dirvi ? Sono tanti i progetti che facciamo.
Tantissimi i sogni a cui a volte ci aggrappiamo
per immaginarci sempre un po' più in là rispetto alla vita che conduciamo
come degli eterni insoddisfatti.
Come se poi di là ci attendessero situazioni più confortevoli e agiate
rispetto a quelle che viviamo.
Come se la vita più bella fosse sempre a un passo dalla nostra.
Poi un giorno rimetti i piedi per terra
metti da parte i pregiudizi
e ti accorgi all'improvviso di tutto quello che hai intorno
come sto facendo io adesso.
Vi garantisco che oggi mi avete emozionato.
- Grazie. - Non ci abbandoni, dottore !
Dottore, non vada in pensione ! Che fretta c'è ?
- Un po' di fretta c'è. - Per il procuratore ! - Grazie.
La situazione è "sui generis"
ma non posso fare a meno di complimentarmi con lei
per come ha risolto il caso della povera ragazza.
- Grazie. - Bravissima.
- Questo che cos'è ? - Niente, un pensierino.
- Un pensierino per me ? - Sì.
I doni non sono mai pensierini, quando si fanno con il cuore.
Ecco, questo veramente è un pensierino.
Penna stilografica di plastica ?
E' plastica, no ? No, non credo.
Grazie, molto gentile, poi un bel colore scuro, come piace a me.
- Sa che ci faccio io con questa penna stilografica ? - Mmm.
- Firmo le mie dimissioni. - No, se si dimette, la riprendo.
E' la cosa più bella che potesse dirmi in questa situazione.
- Questo è un regalo vero. - Allora che farà ?
Sono un po' indeciso
se firmarle per davvero o se riciclare il suo regalo.
- Mi dà un po' di tempo ? - Certo. Prego. - Grazie e brava ancora.
Dia a me.
- Grazie. - E' un piacere.
La accompagno, prego.
- Prego. - Buonasera.
Buonasera.
- Piacere, Vito. - Il pre...
- Il presunto Batmann69. - Sì.
- Ma... Ci conosciamo ? - No.
- No ? - No. - No. - No.
- No. - Io poi non sono fisionomista... - No.
Senti, per "rompere il ghiaccio".
Io lavoro nel pubblico.
- Grazie. - Prego. - Tu invece che fai ?
Anzi no, aspetta, fammi indovinare.
Sul tuo profilo c'è scritto che sei laureata.
- Insegnante ? - No. - No...
- Avvocato ? - No, no.
- Commercialista ? - No, nemmeno.
- Architetto ? - No. - Nemmeno.
Mmm...
Ci sono, tu fai il medico.
- Sì. - Eh ?
- E in che ramo ? - Mah, un po' di tutto.
- Medicina Generale ? - Quello.
A proposito, combinazione.
Stamattina mi sono arrivati i risultati delle analisi del sangue
che ho fatto la settimana scorsa. Possibile che ci sia voluto tanto ?
- Che fate tutto il giorno ? - Ci sono certi disservizi...
Dai, stavo scherzando.
Lo so che voi medici siete le prime vittime
della cattiva gestione dell'ospedale. - Infatti.
Un po' dappertutto è così.
Scusa, ma le analisi per che cosa ?
No, niente di che.
Il mio medico mi ha fatto fare un controllo di routine.
Dai che do un'occhiata.
- No, non vorrei approfittarne. - Che approfittare ? Mi fa piacere.
Sì, come biglietto da visita alla prima uscita non è un granché.
Va bene... Originale quantomeno.
Ecco qua.
Eh, trigliceridi...
Che c'è ?
- Che c'è, Vito ? - Che c'è ?
Le analisi non vanno bene per niente.
- In che senso, scusa ? - Dobbiamo fare più accertamenti.
- Come degli accertamenti ? - Speriamo bene.
"Speriamo" che cosa ?
In questi casi la cosa più importante
è avere qualcuno che ti stia vicino.
Io ce l'avrei...
Anzi, ce l'avevo.
Temo di averle spezzato il cuore.
- Fammi indovinare. - Eh. - Una moglie ?
Noi donne sappiamo perdonare, soprattutto quando...
Ti prego, non continuare.
Senti, scusa, ti dispiace se me ne vado ?
- No, vai. - Forse è meglio che vada. - Vai.
- Allora io vado. - Vai. - Sì, vado.
- Il telefono. - Sì. Mi fai sapere ? - Sì, ti faccio sapere.
Il mio cappotto dov'è ?
- Sì, può lasciare pure l'altro. Grazie. - Prego, signora.
- Facciamo cialledda e orecchiette al pomodoro. - Quattro. - Grazie.
"Trovata balenottera del Pleistocene."
Avanti.
- Posso, dottoressa ? - Prego.
Le vorrei dire una cosa un po' delicata, sul maresciallo Calogiuri.
- Mi dica. - Gli ho promesso di non dire nulla.
- Di che parla, Capozza ? - Sono un po' preoccupato.
- Dove andiamo ? - Perché non mi hai detto che indaghi sull'attentato ?
- Capozza non si tiene "un cecio in bocca". - Ha fatto bene.
- Eh, "la cosa giusta". - Perché ti stai fissando su questa storia ?
Non so se Romaniello è morto solo per un mio errore
o se è successo l'inevitabile.
Finché non lo scopro, non mi darò pace. Ecco perché mi sono fissato.
- Non ci stiamo allontanando troppo ? - Al ritorno guidi tu.
- "Al ritorno" ? - Dobbiamo tornare a Matera, no ? - Sì.
Cioè, non...
- Buonasera, dottoressa. - Buonasera.
- E' tornata a trovarci ? - Sì. - Venga, la accompagno.
Nasconditi qua, non ti deve vedere.
Buonasera, dottoressa. Voi che ci fate qua ?
Io sto bene, ma qua non ci voglio restare.
Sottotitoli RAI Pubblica Utilità
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.