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Original subtitles

Povero diavolo, quasi ce la faceva.

- Non vogliamo prendere un estintore sergente? Forse si pub salvare qualcosa.

- Niente da fare, li é Berlino est, non é permesso.

- Ma é vivo.

- Forza andiamo a dargli una mano.

- Presto, é soltanto ferito.

- Non sparate.

- Forza, coraggio.

- Piano, fate piano.

- Colombo, telefona al comando che mandino subito un dottore.

- No, no, levatemi da queste luci piuttosto.

- Su calmati adesso, qui non sei pill in Russia, sei a Berlino ovest.

- Gié ed é per questo che ho paura.

- Lei é stato fortunate, fratello.

- Sono stato fortunate, ma non vedo perché dovrei essere suo fratello.

- Chiami il comandante e gli dica di far sapere

al capo del servizio segreto che sono arrivato.

Al generale di brigata Bruce intendo.

- Dico sei scemo?

ll vecchio ti spedisce in cella di rigore se lo tiri gill dal letto a quest'ora.

E comunque sono io che do gli ordini qui, chiaro?

- Non li daré ancora per molto se non faré subito come le dico, sergente.

- Ehi sergente, non ti sembra che sia il caso di andare di lé in ufficio,

li poi potremo decidere. Voglio dire potrai decidere.

- Senti bellezza, non cominciare a tirare fuori le tue solite cretinerie.

Beh e comunque ci stavamo andando in ufficio, no? Vieni amico.

State uscendo dal settore americano

- Vuole si o no mettersi in contatto con il generale Bruce?

- I generali e i perfino i colonnelli dopo mezzanotte meglio lasciarli perdere.

E comunque devo prima sapere di che si tratta.

- Ho delle informazioni da dare, sono un ufficiale dell'esercito russo.

- Che genere di informazioni?

- Parlerb solo con qualcuno del vostro servizio segreto.

- Su andiamo sia ragionevole, aspettiamo domani mattina. - No.

- Eppure dovré rassegnarsi.

- Lei si sta assumendo una grossa responsabilité.

- Senta io sono soltanto un sergente e il mio dovere so qual é.

Cosa centrano le responsabilité?

- Portiamolo al comando, dall'ufficiale di turno.

- Tu le conosci sempre tutte vero? Perché non provi a tagliarti la lingua?

lo ora devo andare a dare un'occhiata al posto di blocco.

Non perderlo di vista!

Chi é di servizio stanotte? ll capitano Perry?

- Si, certo. - Chiamalo.

E‘ sempre meglio svegliare un capitano che un maggiore.

E‘ sempre meglio svegliare un maggiore che svegliare un tenente colonnello.

E un tenente colonnello...

- Non ti senti bene sergente?

Pronto? ll capitano Perry? Un attimo signore.

- Sergente Fernandez.

Niente di molto importante signore, solo un tale che dice di essere un russo.

Un disertore. Si insiste per parlare col generale Bruce.

Oh naturalmente.

Certo, certo, certo... Lo stanno perquisendo ora.

Si signore, certo, senz'altro prowedo immediatamente.

- Qui é Carl, l'ha preso la military police.

- Colombo?

Non mi hai mai sentito dire che la prima cosa da fare é di perquisire qualsiasi tipo

sospetto che si infiltra nel nostro settore?

- No, mai sergente, ma io per precauzione ecco...

- Ah, un'arma eh?

- Non potevo attraversare il confine disarmato.

Lasciatemi i documenti, ne avré bisogno per farmi riconoscere.

- Sono io che decido. Chi comanda qui? Gli americani o i russi?

Se poi mi diranno che glieli posse restituire, li riavré immediatamente.

In ogni modo ho anche deciso di portarla su al comando. Colombo tu verrai con noi.

Su avanti, muoviamoci.

- Ci andiamo injeep?

- Bisogna accontentarsi.

- Che vorrebbe una fuori serie?

- Ma saré un bersaglio facile.

- Un bersaglio per chi? Ma che sta dicendo?

- Ha una gran fifa blu eh?

- Ci pensa l'esercito americano a proteggerla. Forza!

- Qui é Carl, é su di unajeep che pare stia dirigendosi verso il comando americano.

La seguiré per sorpassarla a trecento metri da voi cosi potrete identificarlo. Passe.

- Molto bene, ci faremo trovare pronti.

- Ci sono un sacco di taxi a Berlino.

- Qui é Carl, sto per superare lajeep.

Tenetevi pronti ad intervenire. Attenzione. Passe.

- Molto bene Carl, sta tranquillo.

- Su avanti, scendi.

Attento, adesso!

- Tu e le tue scorciatoie, stiamo andando nella direzione opposta.

- Vedi un p0‘ cos'é successo.

- Qui parla Carl, sono tornati indietro, non so perché.

Continue a seguirli, aspettate le mie istruzioni, chiudo.

- E‘ tutto quello che aveva addosso, signore.

- Lei é il colonnello Dimitri Koulov.

- Li c'é scritto tutto se conosce il russo.

- Lo conosce il nostro ufficiale di collegamento.

Principe Petchatkin.

- Mi perdoni colonnello Koulov se non le sembrerb sensibile alle sue disawenture.

Ma vede i miei genitori e due mie sorelle

furono trucidati dagli esponenti del suo regime.

- Sono convinto che saré accaduto molto tempo fa.

- Ma i russi hanno una buona memoria.

- Lei sta parlando a un russo.

- E ad un agente della GR1 a quanto leggo qui.

- I caratteri cirillici non li ha dimenticati, évero?

- ll sergente ci ha detto che lei ha delle rivelazioni da fare.

- Non ricominciamo, parleré solo con Bruce e con nessun altro.

- E‘ disposto a redigere un rapporto scritto?

- Solo peril generale Bruce.

- Noi qui abbiamo delle norme da rispettare. Se ne renda conto.

- Non me ne importa un fico secco delle vostre norme.

lo sto rischiando la vita per esservi utile

- Un rischio pagato profumatamente immagino.

- Proprio cosi altezza, proprio cosi.

- Spero che voglia spiegare al principe quali sono le sue difficolté.

Devo fare una telefonata.

- Senta lei si sta comportando scioccamente,

in una situazione in cui non ha niente da temere.

- Allora lo hai rintracciato?

- Si trova di certo fra Weisbaden e Francoforte.

Ho chiesto l'assistenza del centro radio.

- Tienimi informato. - Bene signore.

- Qual é la sua impressione?

- Non buona. Non che ci sia qualcosa di concrete ma la sua condotta,

il rifiuto ad ogni domanda, l'insistenza nel volervedere Bruce, non so...

E poi... Non trova molto strano

che abbia potuto attraversare il muro con tanta facilité?

- Eh gié... ll guaio é che Bruce é andato a una riunione straordinaria

dei suoi capi zona periferici e non saré di ritorno fino a domani.

- Lo sistemi in uno dei vostri alberghi di transito, é l'unica soluzione.

- Per stanotte la sistemeremo in uno dei nostri alberghi.

- Preferirei aspettare qui.

E‘ impossibile, non abbiamo modo di ospitare nessuno al comando.

Ma non appena il generale Bruce saré di ritorno, lo informeremo del suo arrivo.

- Capitano, c'é una cosa che posse dirle, la mia fuga era stata fissata per domani,

mercoledi. In seguito peré all'awertimento di un amico,

sono stato costretto a fuggire subito.

Ecco perché Bruce non é qui a ricevermi,

e perché voi dovrete tenermi a riparo fino a domani.

Glielo assicuro, sarebbe molto meglio per me se non lasciassi questi uffici capitano.

- Mi dispiace Koulov, ma dovrò accompagnarla a un albergo.

- A una condizione. Voglio una macchina chiusa, niente jeep.

- D'accordo.

- Prima mi avete parlato di un rapporto scritto.

- Infatti. Perché? Ha cambiato idea?

- Sono pronto a incidere le mie dichiarazioni

quando sarò solo se mi fornite un registratore.

- Sergente uscendo passi al centro telecomunicazioni e se ne faccia dare uno.

- Sissignore.

Colombo!

- Buona sera capitano. La stanza é pronta, signore.

- Quella é l'unica guardia che avete in albergo?

- In passato é stata pill che sufficiente.

- E‘ il futuro che interessa a me.

- Qui staré meglio che al comando.

- E‘ al sicuro, siamo al terzo piano.

- Posse fare altro per lei?

- Dawero non vuole farsi vedere da un medico?

- No non occorre, non sono le mie ferite che mi preoccupano.

- Sa come adoperarlo?

- Comandavo un reparto di studi e ricerche tecniche.

- Dorma bene, domattina manderemo una macchina a prenderla.

Buona notte. - Buona notte.

- Maggiore.

- Controllo aereo Weisbaden. Riferimento messaggio Bruce.

Ufficiale di turno momentaneamente non sul posto.

- Non posse certo aspettare che lo rintraccino.

C'é il benestare peril decollo?

- Abbiamo comunicato a Gatow e a Tempelhof

che per quando lei avré raggiunto il corridoio aereo,

i russi saranno gié stati informati del suo volo.

- Ah un'altra cosa...

Chiami subito il comando a Berlino e gli awerta di dedicare tutta la loro attenzione

all'uomo che mi sta aspettando.

Che lo tengano al sicuro.

- Bene, signore.

- Pronto! Pronto!

- Sono Dimitri Koulov, gié Colonsky

di genitori polacco-americani di Hazleton, Pennsylvania.

Da ragazzo, nel 1938 fui mandate con la mia famiglia in Lituania.

Col programme di venire in seguito utilizzato,

quale agente residente nel servizio di controspionaggio americano.

Durante la guerra venni peré costretto ad arruolarmi nell'esercito russo,

dopo l'occupazione della Lituania.

Fui assegnato alle telecomunicazioni, dove rimasi fino al 1948.

Anno in cui il ministero della guerra

mi assegné all'ufficio cifra del consolato sovietico di Istanbul.

Tre anni dopo fui trasferito alla NKVD,

che alla morte di Berija divenne la GRU.

Svolsi un ottimo lavoro e cosi la mia carriera fu molto rapida e...

Ebbi un incarico di grande fiducia e di importanza,

quale segretario del generale Krasin attualmente a capo della GRU.

Ma pertutti i 17 anni durante i quali fui pagato dal servizio segreto americano,

non venni mai utilizzato per una qualche particolare missione.

Fino a quando senza preawiso, esattamente cinque settimane fa,

trovandomi in visita alla fiera di Lipsia, fui awicinato...

(voce fuori dalla stanza) - Koulové tutto apposto?

Sono Petchatkin. La prego ci rassicuri.

- Certo. Vengo. - Altrimenti saremo costretti ad abbattere la porta.

Grazie al cielo é salvo. Eravamo molto preoccupati.

- Meglio tardi che mai e comunque... Ma dové il sergente?

- Avanti, su presto!

- Chiamo un dottore?

- Questo é odore di cianuro.

Avevo sentito parlare delle armi a gas russe ma

credevo proprio che si trattasse di una trovata da rotocalco.

E invece ecco qua.

Tenente. - Sissignore.

- Disponga che la polizia militare blocchi il caseggiato.

Ed esegua un controllo di tutti coloro che vi abitano. - Sissignore.

- Sono Dimitri Koulov gié Colonsky di genitori polacco-americani.

Di Hazleton, Pensil...

- C'era da prevederlo che l'avrebbero cancellato.

Vediamo se Pufficio tecnico pub ricavarne qualcosa.

- Bene, signore.

(voce narrante) La morte di Koulov

fu un duro colpo per il nostro servizio segreto.

Era chiaro che le sue informazioni dovevano essere di estrema importanza.

La prontezza e Fefficienza con cui il nemico aveva agito,

non lasciavano alcun dubbio in proposito.

- Opera 3.

(voce narrante) - Che pub essere?

Opera tre.

Non ci restava che seguire la pista suggerita dal misterioso incompleto messaggio.

Opera tre.

Cosa significa va?

A che si riferiva?

Teatri d'opera ce ne é in tutto il mondo.

E i nostri uomini si misero a lavoro.

Ma era a Parigi che avremmo trovato.

A Parigl] Opera é il nome di una centrale telefonica.

E a Parigi c‘é anche la Piazza dell'Opera.

L'Avenue de l'Opera.

E una stazione del metré con lo stesso nome.

Senza contare il Teatro dell'Opera che noi frugammo da cima a fondo.

Particolarmente alle file dal tre al 39 e alle poltrone dal 3 al 333. Niente.

Pensammo infine anche agli scalini della gradinata.

Li esaminammo attentamente ad uno ad uno.

Al trentatreesimo trovammo un foro.

Un altro foro.

E quindi un terzo, nel quale era nascosto un microfilm. Ingegnoso eh?

Un agente nemico poteva inserirvi un messaggio e scomparire tra la folla,

senza essere notato.

Qualche giorno dopo un suo comp/ice sarebbe passato a ritirarlo.

I microfilm vennero sviluppati e proiettati al ministero della marina francese.

- Ecco ha visto ammiraglio?

Quelle luci corrispondono allo schieramento delle navi della NATO,

durante l'operazione BETA.

E cié prova che durante le manovre i nostri awersari ci stavano spiando.

- Niente di drammatico. Non si trattava affatto di manovre segrete.

No, é un documento senza alcun interesse per loro.

- Comunque queste riprese sottomarine dimostrano l'esistenza di una base segreta.

- Lei pensa che esista una base segreta nel Golfo di Aden?

Un posto di osservazione. - Gié un posto di osservazione.

Ma che é stato creato a scopo aggressive.

- Aggressive? Contro chi?

- Ammiraglio lei certo si renderé conto...

Che anche tra alleati alle volte purtroppo ci sono dei segreti. - Ah certo.

Ronar per favore prenda il fascicolo Gibuti.

- Comunque le diré che in questi giorni due nostri sottomarini a propulsione nucleare,

il Polaris e il Natius stanno svolgendo delle manovre,

che peré sono di carattere ultra segreto.

- Vale a dire come in tempo di guerra? - Esatto.

Niente collegamento fra unité e base e niente collegamento tra unité e unité.

Operano completamente isolati.

Guardi.

Hanno avuto l'ordine di incontrarsi in un posto preciso.

A una data e a un'ora stabilita. Ecco, il posto é nel Golfo di Aden.

E questo tra 36 ore e 27 minuti esatti.

Ora il film che abbiamo visto assume tutto il suo significato.

Quelle immagini ci dicono che un'installazione sottomarina é gié sul luogo.

E che é pronta a intervenire in qualsiasi memento.

-Ah ah, é giusto.

- Come hanno puntato su di noi i loro obiettivi ora possono puntare qualcos'altro.

Supponiamo che uno dei sommergibili scompaia. Si diré che é stata una disgrazia e addio.

- Ma la vostra base pub collegarsi con i due sommergibili in caso di pericolo?

- No, é impossibile. Non é previsto alcun contatto prima dell'ora dell'incontro.

Non possiamo fare niente per cercare di awertirli.

L'unica é tentare di eliminare la base awersaria,

prima che le due unité raggiungano il Golfo di Aden.

- Non vedo che una soluzione. Setacciare tutta la zona sospetta.

Ma ci vorré un dannato setaccio per raggiungere il fondo dell'Oceano.

- E perché? Sappiamo che ci sono degli uomini che lavorano in fondo al mare,

peré la testa che li dirige deve essere certo a terra.

Bisogna che lei trovi questa testa e la faccia saltare.

Dovré cercarla qui, qui, qui o qui.

Ci restano ancora 36 ore e 24 minuti.

- Aspetti. Grazie Ronar.

Ho qui un rapporto del nostro agente Gibuti.

ll quale ci segnala delle cose che potrebbero essere molto interessanti.

ll 24 acquisto da parte di un tassista indigeno,

di 26 batterie di accumulatori a forte capacité.

ll 29 acquisto da parte dello stesso autista di 3 quintali di cloruro di calcio.

ll 30 morte accidentale dell'autista.

Le dice niente questo?

- No, non vedo rapporto col nostro caso.

- Generale Bruce, lei passe la vita all'aria aperta,

se vivesse in un sommergibile saprebbe che

il cloruro di calcio serve a eliminare Pumidité.

- Ah, certo adesso capisco. Lei crede che il vostro agente Gibuti riusciré a cavarsela?

- Si. Non da solo perb.

Lalande. - Signore. - Lei nuota bene vero?

- Oh mi arrangio. - E a tempo perso si dedica sempre alla pesca subacquea?

- ll pill possibile, quando sono in vacanza.

- E allora mio caro, da questo memento si consideri in vacanza.

L'uomo prescelto non aveva certo

l‘aria di un agente segreto.

Ma piuttosto quella di un buon padre di famiglia.

E probabilmente era proprio per questo che mi ispirava fiducia.

Buon giorno signorina, vorrei incassare un assegno.

- Circolare? - No, di conto corrente, a mio nome.

- Conosce qualcuno qui? - No.

- Bisogna che si rivolga al direttore.

L'ufficio é quello, ma faccia presto perché chiudiamo fra 10 minuti. - Grazie signorina.

(cassiera) - Si accomodi.

- Ha un documento di identité per favore?

- Si, ho una licenza di pesca subacquea valevole peril distrettodi Bab el-Mandeb.

E‘ sufficiente?

- Ma certo, é un documento un p0‘ raro.

Permette? Sono Dupond, direttore della succursale di Gibudi.

- Molto lieto direttore. - Si accomodi. - Grazie.

- Come va il lavoro? Un posticino un p0‘ caldo, eh?

- Un clima piuttosto pericoloso.

Specialmente in questi ultimi tempi.

Ci vuole un bel p0‘ prima di abituarcisi completamente.

Comunque ho un buon amico che lei dovrebbe vedere dato che ama la pesca subacquea.

Adesso gli annuncio la sua visita. E‘ un certo Julien, un ragazzo in gamba.

Fino al mese scorso lavorava per la concorrenza,

ora si é messo con noi e fa il doppio gioco.

Ogni giorno ci fa un rapporto, in chiave bancaria, si intende.

Ecco quello di stamattina.

lmportante informazione circa accredito dollari Golfo di Aden.

lntervento indispensabile.

Pronto? Pronto, é lei Julien?

- Si, sono io.

(voce per telefono) - Qui é il Credito Fondiario Somalo.

- Buongiorno, signor Dupon.

- E‘ peril suo messaggio di questa mattina.

Guardi che passerà da lei uno dei nostri ispettori.

- Ah... - Faccia lei del suo meglio.

- E si interessa per caso alla pesca subacquea?

- E‘ un appassionato e vedrà che finirà per comprarle qualche aggeggio. Eh già...

Arrivederci.

Ecco qua l'indirizzo, ha un magazzino vicino al porto.

Questo le servirà come presentazione, ma lo bruci poi. - Grazie.

- Mi faccia sapere che ne pensa della nostra città.

Delle nostre spiagge.

Si ricordi che per me lei naturalmente è qui in visita di affari.

- A proposito potrei riavere l'assegno o il denaro corrispondente?

- Ma certo. Sono qui a sua completa disposizione.

Ecco qua. Cerchi di utilizzarlo bene.

- Speriamo. E‘ che mi restano solo 16 ore e 23 minuti per spenderlo.

Taxi.

- Posso esserle utile?

- Sto cercando un taxi. - Ha molta fretta?

- Si, per la verità. - Ma io no e quindi salti su, l'accompagno.

- Devo andare giù al porto, non la disturba?

- Neanche per sogno, per carità.

Anzi è un piacevole diversivo nella mia triste vita di impiegata.

- Lei non è fatta per le scrivanie.

- Dice dawero? - Specie per quelle tutte chiuse, sa quelle che nascondono le gambe.

- Che ne direbbe di girare la chiave? - Ma guardi che sciocca!

- lo devo ancora presentarmi, Michel Lalande, import export.

- Lavoro interessante.

- Si ma si è sempre indaffarati, appuntamenti urgenti, clienti da visitare.

E insomma è una vita... - Oh, mi scusi.

Senza tacchi si guida più veloci.

Ed era una scorciatoia.

- Non crede che avrei fatto meglio a prendere un taxi?

- Preferisce gli uomini? - Per certi trasporti si ma...

- Non si preoccupi, tra due minuti ci siamo.

- Dawero? Allora se è così vicino posso continuare a piedi.

signor Julien?

signor Julien?

signor Julien?

signor Julien?

Pronto? E‘ Dupon? Sì, sono Lalande.

Mi trovo da Julien, però non ha lo sguardo molto espressivo il suo ragazzo in gamba.

Anzi è addirittura vitreo.

Si vede che ha sbagliato a calare qualche carta nel doppio gioco poveraccio.

Certamente qualcuno che mi ha preceduto sapendo che ero diretto qui.

La polizia no, è fuori questione. Mi dica invece, quanti ospedali ci sono qui a Gibudi?

Uno solo? Molto bene, ci vado immediatamente e sorvegli la sala del pronto soccorso.

Vedrà che tra poco si presenterà qualcuno con delle gravi ustioni al viso e alle mani.

Non se lo faccia sfuggire.

Avanti corra, e appena il fringuello arriva mi telefoni all'albergo. D'accordo?

Arrivederci.

Pronto? Si, sono io. Da 5 minuti?

Gravemente ustionato? Magnifico! Ora vengo.

- Ma lei è un vero e proprio indovino. Ci ha azzeccato in pieno.

- E‘ metà merito e metà fortuna.

- Fantastico. Ha fatto in poche ore quello che non avevamo fatto in mesi.

- Non osavo dirlo ma è pressappoco così. Dove gli è successo? - In un taxi.

- E‘ l'autista? - Contuso, l'hanno medicato e mandato a casa.

- Hanno trovato qualcosa addosso al paziente?

- Nella giacca un passaporto egiziano - Ah...

e in bocca durante il delirio cinque o sei lingue diverse.

- Ma è pericoloso, rischia di soffocare.

Ha l'aria molto egiziana. Diciottesima dinastia.

Ma l'ha tirato fuori da una piramide? - Certo che non è in buono stato, mi scusi.

- Non ha importanza, vedremo di accontentarci.

Allora vecchio mio, mi senti?

La nostra è una valle di lacrime.

- Non ci si può distrarre un attimo che succedono guai. - Che tempi!

- In ogni modo, sono venuto a farti una proposta.

Rendimi la mia cartella e non ne parliamo più.

Scommetto che l'hai persa. Disordinato anche!

Comunque non è grave, quello che è molto brutto è che tu abbia rubato qualcosa,

in un posto dove c'era un cadavere. Avanti, ti conviene raccontarmi tutto per bene.

D'accordo?

Ma se ti secco dimmelo apertamente.

Bene, ti daremo un'ora di tempo per meditare e ritrovare la lingua. Ma non di più.

Altrimenti...

Itimbri non mancano, ma saranno tutti fasulli.

Veda di verificare al consolato egiziano. - Bene.

- Ah no, aspetti un momento. Le cose si complicano.

Ho bisogno di un telefono pubblico. - Per telefonare a chi?

- Guardi qui. Air France, volo 507 Parigi - Gibuti. - E allora?

- Non le dice niente? E‘ il mio stesso volo. Significa che ero stato identificato.

Devo subito awertire gli altri. Di ritorno dal consolato mi raggiunga qui.

- smettetela di far baccano. Volete che chiami la polizia?

- No, le pompe funebri.

- Lalande, il passaporto è falso. - Ah... - E la telefonata?

- L'ho fatta ma ho rischiato di essere investito da un'auto.

- Avolte guidano come matti qui. - A chi lodice?

- Quando non si è del posto meglio non uscire di sera.

Allora. Hai riflettuto abbastanza? Avrai tutto quello che ti serve.

Un buon medico, una bella infermiera.

- Però dovrai aiutarci. Anzi tutto, chi ti paga?

- Vuoi rispondere sì o no?

- Vediamo un po’ di farlo ragionare. Mi dia quello specchio per favore.

lo non ti voglio scoraggiare ma...

Credo che per un certo tempo non sarai in grado di prendere servizio. Avanti, guardati.

Quello di cui hai bisogno è una bella vita tranquilla, senza pensieri no?

Guardi qui Dupon, il vetro non è appannato.

Non c'è da stupirsi che il nostro amico sia duro di orecchi.

Mi dica Dupon, è sicuro del personale della banca?

- Questaè un po’ forte. Il faraone è morto e ora se la prende con me.

No, mio caro non è che la filiale di Giubuti si assume la gente a caso.

- Vuol dire che non assumete nessuno senza il benestare della nostra centrale?

- Non è una gran garanzia. - Comunque acqua in bocca.

Ah scusi signorina, vuol chiamarmi al telefono il tassista sulla cui macchina

è accaduto l'incidente a nostro cugino. - Subito, signore.

- Si ha bisogno anche dei meno importanti di noi.

- Finora se non sbaglio io non le ho chiesto niente però.

(infermiera)- Pronto? Pronto, signor Achi? Attenda per favore.

- Pronto? Qui l'ospedale civile. Scusi molto.

Il suo ultimo cliente. Sì appunto, quello ustionato.

Si ricorda l'indirizzo dove aveva chiesto di condurlo?

Aspetti che melo annoto.

Si, molto bene. Lei ha un'ottima memoria. Tante grazie.

La conversazione ha un po’ affaticato nostro cugino. E‘ meglio non disturbarlo.

Ha soprattutto bisogno di farsi una lunga dormite.

Senta un po’, la graziosa brunetta della banca. - Monique Dubol? - Sì.

Da quanto è che lavora con voi? - Tre mesi circa.

- E Julien, quando lo avete assunto?

- Alla stessa epoca, perché?

- Così per saperlo. E adesso mi conduca qui a velocità supersonica.

- Dico, malo sa dove va?

- E che resterebbe del nostro mestiere,

se si sapesse dove si va, chi si incontrerà e che cosa succederà?

No no, non si muova amico mio, è più prudente.

Non ci tengo a bruciare un collaboratore della sua portata.

- Le seccherebbe di perdermi? - No, ma mi divertirei di meno senza di lei.

- Cosa?

- Esca o chiamo gente. - Dawero?

Solo un paio d'occhi quando è cosi non le sono sufficienti? Permette?

- Se ne vada. Esca ha capito?

- Non abbia timore, io ho avuto un'educazione molto castigata.

- Insomma, che ci fa lei qui?

- Avevo voglia di rivederla.

Una voglia irresistibile.

Lei ci crede al colpo di fulmine? lo dal momento che l'ho conosciuta si.

- Non mi pareva che fosse un tipo cosi ardente ieri.

- Ieri avevo molta fretta. Il lavoro prima del piacere.

- Il piacere, ma come corre...

- Mi dica, è libera?

- Non mi tratti come un taxi.

- Oh... - Sono libera sì, e con questo?

- Beh siamo qui soli, soli nella notte.

Lei mi piace immensamente e siccome penso di non esserle del tutto antipatico beh...

- Chi lo sa? Forse ha ragione lei.

- Quel forse perché non lo toglie di mezzo?

A mio parere non ci sono donne virtuose

ma soltanto degli uomini maldestri e dei momenti mal scelti.

- Allora ha fatto bene a venire, ecco. - Ha visto?

- No, io non sono mica James Bond. Qui non siamo al cinema purtroppo.

A proposito, sa quel suo amico piccolo e scuro, un po’ cleptomane.

Quello che fa gli esperimenti pirotecnici nei taxi.

Non sta proprio niente bene.

All'ospedale sono molto preoccupati.

- Signor Lalande, o lei non sopporta il whiskey

o è rimasto al sole troppo a lungo quest'oggi.

Non capisco di che sta parlando.

- Ma andiamo è così semplice.

lo sono un francese qualunque arrivato da meno di 24 ore.

E mi capitano un sacco di cose impreviste.

Lei è l'unica persona che conosco qui a Gibuti.

E quindi è a lei che mi confido. Immagini che dal mio arrivo hanno tentato di uccidermi.

E uno dei miei migliori clienti è morto prima che potessi visitarlo.

E‘ quanto mai normale che cerchi di informarmi no?

- Rivolgendosi a me?

- Perché no? Le ragazze carine sanno un mucchio di cose oggi giorno.

Specie quelle a cui un modesto stipendio da impiegata non è sufficiente.

E di quando in quando fanno qualche piccolo lavoro extra.

Si sa roba modesta certo. Traduzioni, copiatura a macchina,

un'informazioncina qui, una là... Come vede io la capisco in fondo.

- Svelte, è partita come una furia. Bisogna riacciuffarla.

- C'è tutto il tempo.

- Quale tutto il tempo? Quella ha già cinque minuti di vantaggio almeno.

- Cinque minuti? Amico mio si ricordi che sono tre mesi che gliela da a bere.

Tre mesi che la signorina Dubur sorveglia lei e i suoi agenti.

- Ne è proprio certo?

- Su avanti forza, andiamo. - Dove?

- La dirigerò io. - Ma lei non conosce Gibuti.

- Ah no no, per niente. - Con solo tre ore per salvare due sommergibili stiamo freschi.

- Su forza acceleri.

E adesso a destra.

Volti a sinistra.

Dritto.

Rallenti, rallenti, adesso le stiamo troppo vicino.

- Che è successo? Si è fermato lo Sputnik?

- Acceleri, acceleri.

Il ricevente che ho nascosto nella macchina della signorina Dubol si è guastata.

Ah ah... Asinistra.

Oh no. Addio. Ah si eccola di nuovo. A destra.

E adesso avanti dritto.

Ci ha fregati. - Sì ma le è costato caro. - E a noi no?

- Ma... Ma che vuol fare?

- Guardi cosa ho trovato.

- La ragazza è scomparsa naturalmente.

Temo che non glielo rimborseranno questo suo viaggio a Gibuti.

Se lo immagina il rapporto che dovremo fare?

- Non è ancora detto, vecchio mio.

Mai come adesso siamo vicini alla meta.

E‘ la più grande fortuna che poteva capitarci.

- Che se la sia filata? - Proprio così.

Ha visto questo barattolo? - Ne fa collezione?

- Quando ne vale la pena.

E questo qui è la dimostrazione lampante chela signorina Dubol si destreggia

tanto bene in terra che sott'acqua.

Le rammento che il tempo stringe e che lei dovrà procurarmi entro un quarto d'ora

al più tardi un elicottero con pilota e un equipaggiamento completo da sub.

Inoltre una vedetta con un gruppo di sommozzatori di sicura esperienza,

e naturalmente un collegamento radio tra l'elicottero e la vedetta.

- E certo che non le serve altro? - Sì, un po’ di fortuna mio caro.

Solo un po’ di fortuna.

E‘ impossibile sbagliarsi.

Si è tuffata qui ai piedi della scogliera.

Aveva un'ora di autonomia. Non può essere andata oltre questo raggio.

E‘ qui che bisogna cercare.

Vedrà che lo troveremo il tesoro nascosto.

- Elicottero a vedetta. Mi ricevete?

- Mi dica elicottero. Vi riceviamo regolarmente.

- Ci awiciniamo al punto D, ripeto punto D. Delta.

Elicottero a vedetta. Sorvoliamo D.

- Giri intorno alla zona in cui mi sarò lanciato.

Farò subito esplodere la carica bianca per indicarle il punto esatto.

Poi quando avrò scoperto le loro installazioni sottomarine farò esplodere quella nera.

Non ci sarà che da comunicare l'esatta posizione ai sommozzatori della vedetta.

Capito? Ciao.

-STOP-

- Eco su due sommergibili. Distanza 16 e 19 miglia.

Settore est, sud-est, 120 gradi. Ripeto, settore est, sud-est 120 gradi.

Punti 1 e2 pronti per il lancio.

- Ancora lei. - Sa passavo di qui e ho detto... - Ha fatto benissimo.

Assisterà a dei fuochi d'artificio straordinari.

Ma lo spettacolo non è gratuito. - Se non vi dispiace vi do un assegno.

- Allora temo proprio che dovrà rinunciare signor Lalande.

- Oh... - Da noi si paga in contanti. - Ma non ho ancora visto niente.

- Crede. Lei ha visto anche troppo.

Con la sua passione perle banche, gli ospedali, i domicili privati

e le basi segrete.

Signor Lalande, si prepari a morire.

- Senta non ricominciamo. E‘ una fissazione questa.

Non vorrà rifarmi lo scherzo della bottiglia?

- La bottiglia serve quando non c'è altro sotto mano.

Ma grazie al cielo, qui siamo attrezzati.

Ah comandante.

Le presento il signor Lalande.

Queliamico di Parigi di cui le ho parlato.

Il comandante Serge.

- Spero che non abbia fretta. Dovrà attendere.

Avremo potuto ucciderla prima ma ho preferito rimandare.

Volevo poter fare due chiacchiere con lei.

- Oh grazie, ma io parlo bene solo dopo un buon pranzo.

- Qui abbiamo delle vere specialità da proporle. Arpionata alla casalinga.

Oppure polpettone in lancia siluro se preferisce.

Il piatto più gradito ai pescecani.

Le faccio notare tuttavia che se ha moglie e figli,

è meglio che il corpo si ritrovi, non le pare? Facilità le formalità.

- Mh... - Vuol dirmi come le è stato possibile scoprire la nostra posizione?

Un caso? Tradimento? - Ma chissà...

- Signor Lalande lei mi fa dawero molta pena. E‘ triste per noi essere costretti

a dover spedire all'altro mondo dei colleghi di provata abilità.

Ma se non si può fare neanche un po’ di conversazione...

- Racconterà tutto ai pesci.

- Allora non crede che potremmo intenderci?

In fondo siamo tra professionisti.

Un giorno tocca a me, un altro a te.

- Beh diciamo che è stata una folgorazione, un'ispirazione dell'aldilà.

- Dove ho l'impressione che lei non tarderà a recarsi.

- Ne è sicuro?

- Qui elicottero. Chiazza nera a 200 metri a vostre ore 9.

- l due sommergibili saranno in zona d'attacco tra 4 minuti.

- Innescate i detonatori. Siluri 1 e3 pronti per il lancio.

E così morirà per niente.

- Questo no. Dove mette il piacere di aver fatto la vostra conoscenza?

- Che cosa aspetta per sopprimerlo?

- Ma andiamo a che servirebbe adesso?

E‘ preferibile che io sia ancora in vita per dire una parla in vostro favore.

Sa com'è... Tra professionisti.

- Arrivate giusto in tempo.

Questa deliziosa cassiera stava per regalarmi il conto. Portateli via.

Della signorina mi occupo io. Aiutatela a vestirsi.

- Questa volta ha vinto lei, ma la prossima chilo sa.

- Etvoilà... Signorina Dubul le mie vacanze sono finite.

Ora cominciano le sue. Dopo di lei.

Spero proprio che non me ne voglia troppo.

- Ma no affatto signor Lalande, io non sono che una donna,

una debole donna che un niente disarma.

(voce narrante) A noi nessuno fece festa,

tutto prosegui normalmente e io andai a Gibuti a interrogare iprigionieri.

Essi rifiutarono di parlare.

Ma chi parlò fu la casa di Monique. Sapevo che essa era stata il centro di collegamento

degli agenti nemici. La perquisimmo da cima a fondo.

Dal tetto alfimpiantito.

Sondammo tutti i muri, esaminammo i mobili nei loro angoli più riposti.

Niente.

Tranne che in una cassaforte dove finalmente trovammo qualcosa.

Una busta. All'interno una mezza cartolina che rappresentava una nave italiana.

L'Enotria.

- Chi le do la sua metà di carta. - Chi le ha dato la sua?

- Una piccola vecchia signora del Liechtenstein.

- E lei è qui per incontrare un piccolo vecchio signore del Liechtenstein?

- Caro amico, mi ascolti...

(parla in spagnolo) In questa vita ci sono tre cose che non mi piacciono.

La prima è un americano, la seconda è un americano e la terza è sempre un americano.

La persona che devo incontrare qui non ha niente a che fare con i vostri dannati affari.

- Avanti si alzi. Usciamo di qua lentamente.

E non faccia alcun movimento brusco. Ho un amico molto nervoso.

(in spagnolo) - Calma, non ho mica detto che non mi piacciono tutti gli americani.

Facciamo un giretto.

- Lei cominci a parlare ed io ascolto.

(in spagnolo) - Bene. Mi piacciono le persone che ascoltano.

Di che vuol parlare?

- Chi pensava di incontrare qui?

- Mi hanno detto che avrei incontrato qualcuno che mi avrebbe pagato.

- Per fare che cosa?

- Lavoro.

- Ma che genere di lavoro?

- Sono uno specialista.

- Che genere di specialista? - Un specialista, un specialista...

- E su chi avrebbe dovuto esercitare questa sua specialità?

(in spagnolo) - Senta sono venuto qua dall'Africa centrale su questa barca

a mie proprie spese. Mi è costato un mucchio di quattrini,

non ho incontrato nessuno e nessuno mi pagò,

quindi questo dannato affare è stato solo una perdita per me.

- Bene, le pagheremo tutte le spese in dollari purché lei ci dica dove avrebbe

dovuto andare e chi avrebbe dovuto incontrare.

- E il tempo che ho perso? Dico... Lo potevo impiegare in un altro lavoro.

- Pagheremo anche il tempo perso.

- La prendo in parola. Come un americano.

Tutto quello che so è che mi sarei dovuto trovare a Roma

il 20 marzo alle 4 del pomeriggio alla piscina del Foro Italico

e anche là incontrare qualcuno.

(voce narrante) Ho fatto liberare Perego

e l'ho pagato fino all'ultimo soldo.

Di uno specialista del suo tipo posso sempre averne bisogno anche io.

Inoltre ci forniva un'ottima pista.

Gente che utilizza va iservizi di un professionista come lui,

era gente interessante per me.

Sono partito immediatamente per Roma.

Dove al SIOS avevo un vecchio amico, il colonnello Deluca. Gli esposi il mio piano.

- L'idea è bella, certo e mi piace ma non è facile da realizzare.

Dove lo trovo io un tizio che accetti di prendere il posto di Perego?

Per di più bisogna che gli assomigli al punto che si possano confondere.

- L'appuntamentoè per il 20 marzo alla piscina del Foro Italico.

- In due giorni? Ma come faccio?

(voce narrante) E invece ha finito per trovare

la faccia giusta.

Non tra suoi agenti, tra gli ausiliari. Un ex ufficiale di marina.

- Certo la somiglianza è impressionante. Dove si trova? Possiamo incontrarlo?

Pensa che starà al gioco?

- Sì, lo possiamo convocare immediatamente e parlargli.

- Ora lavora alla capitaneria di porto di Civitavecchia.

E‘ un uomo coraggiosissimo. Tutto d'un pezzo.

Sa quella mentalità forgiata da una dura disciplina militare...

Un lavoratore infaticabile, tenace, attaccato ai propri doveri.

Instancabile, dinamico.

Possiamo raggiungerlo quando vogliamo. - Avete informazioni sul suo carattere?

- Un uomo dal perfetto autocontrollo.

Nervi saldi, un'assoluta padronanza dei propri riflessi.

E‘ un perfetto tiratore, non beve, non fuma.

Insomma le note parlano di una vita molto morigerata. Vive solo con la vecchia madre.

Sa uno di quei tipi che dopo il telegiornale danno il bacio della buona notte alla madre,

e se ne vanno a letto a dormire.

- Alcune di queste note avrebbero bisogno di un aggiornamento.

- Eh già... - Ma che vuole? Siamo in Italia.

- Senta, le dirò una cosa. Da noi in America non è molto diverso.

- lo credo che stiamo perdendo il nostro tempo.

Senta generale Bruce è meglio dimenticarci di lui.

- Non sono d'accordo.

Assomiglia moltissimo a Perego. Certo la decisione spetta a lei.

Ma non mi dispiacerebbe affatto incontrarlo.

Magari anche subito.

- Se insiste.

- Il capitano Ferrari? - Sì, sono io.

- Il comando super marina di Roma ha bisogno della sua presenza entro le dieci di stasera.

- Come le 22:00 di stasera? Sono già le 22:00. - Sono le 21:10

- Abbiamo un Alfa Romeo del comando sotto. Il tempo di vestirsi capitano.

- Ma non capisco cosa... - Ehi senti...

- Bene, il tempo di vestirmi. - In macchina le spiegheremo.

- Ma che succede? - Niente, scendo a prendere le sigarette.

(voce narrante) Certo me lo ero immaginato diverso

il mio viaggio a Roma.

C'era più neve qui che l'ultima volta in Canada.

L'italiano si agitava molto. E parlava, parlava...

Forse per riscaldarsi. E così potei studiarmelo bene.

Sì, me ne convincevo sempre di più. Con qualche robusto ritocco poteva andare.

Faccia tosta ne aveva da vendere.

Cosa non fu capace di raccontarmi sugli usi e costumi degli antichi romani...

- Senta, vorrebbe essere così cortese da spiegarmi,

perché mi portate in giro per Roma a far da guida a questo signore?

- Cosa dice? - Non si preoccupi generale, glielo dico dopo.

- Ma gli ha spiegato che era per una causa patriottica?

- Naturalmente, questa la mia tattica preferita,

ma questo non è certamente il tipo.

- Peccato. Mi ha fatto un'ottima impressione.

Avrebbe potuto esserci molto utile.

- Perché non prova a farci una chiacchierata lei generale?

- Magari. - Il capitano Ferrari, subito.

- La volevo ringraziare per quel giro turistico dell'altro giorno.

- No, mi è dispiaciuto che lei avesse tanta fretta e l'abbia dovuto fare con la neve.

Non era proprio la giornata ideale.

Ma senta, se proprio lo desidera possiamo provare oggi di nuovo. Oggi piove soltanto.

- No guardi non faccio il turista. Senta non si lasci convincere da lui.

lo comprendo perfettamente il suo rifiuto.

Anche io ho fatto lo stesso mestiere per 20 anni e deve rifarlo un'altra volta.

Se se ne accorgesse mia moglie mi ammazzerebbe.

Guardi. - Mhm... Splendidi bambini, congratulazioni. - Grazie.

Hanno molta paura per me.

Non è affatto bello.

Lei avrebbe potuto fare in una settimana quello che io ho fatto in 20 anni.

Fama, successo, denaro.

- Denaro? - Sì, ci sarebbe stato un grosso compenso in dollari.

- In dollari? - Mhm...

Ma intanto lei... Ho capito che a lei non piace giocare.

- No, perché? Ogni tanto una giocatina me la faccio volentieri.

-Ok.

Lei o me. Testa o croce. Ah?

Una missione sola. Le dirò perché è tanto importante averla. Colonnello...

Ci siamo no?

Testa o croce?

- Va bene, va bene, non mi dica niente.

Se questo affare non mi ruberà troppo tempo lo farò.

- Complimenti Ferrari.

(voce narrante) Sfortunatamente non mi fu possibile assistere

al debutto del mio nuovo amico.

La CIA mi richiamò a Berlino d'urgenza.

Ma avevo cieca fiducia in quellîtaliano intelligente.

Anche se conquistata alla causa con un certo sforzo.

- Allora io vado. - Tra 6 minuti ti raggiungo al bar.

- Uno scotch senza soda per favore. - Subito, signore.

- Grazie.

- Allora?

- Allora? - Ca va?

- Ca va. - Vogliamo andare?

- Andiamo. - Subito?

- Sì, è meglio. -Acasa mia?

-Ok.

- Cosi mi piace. Rapido come un mercurio, anzi un Apollo del Belvedere.

- Ma va a morì ammazzato te e l'Apollo del Belvedere. Ma che hai capito?

- Resti seduto per favore.

Devo chiederle qualcosa.

- Il refill della biro era pieno di curare.

E‘ bastata una piccola pressione sul braccio.

- Un brutto affare.

Povero Dominici.

Se rifiuta non la costringeremo. E‘ ancora in tempo.

E noi non possiamo nemmeno proteggerla. Scopriremmo troppo il gioco.

- Sarò un fesso ma... Ormai c'è di mezzo un appuntamento con una ragazza.

- Dammi i diamanti perfavore.

- Avanti dove? - Va avanti.

- Ma gli amici Ii accogliete sempre cosi voi?

Alzati, vai. Va avanti tu adesso.

Pss...aspetta. Vuoi fumare? - No.

- E‘ questione di carattere, non mi piace far le cose a comando.

Ecco fatto. Vogliamo andare?

- Di qua.

- Benvenuto signor Perego. - Grazie. - Si accomodi prego.

Vuole bere qualcosa? - Sì, se c'è una vodka Starka, quella russa.

E‘ una richiesta che non mi sarei aspettato da lei.

E‘ strano... Non sono molti a conoscere questo tipo di vodka.

Viene esportata raramente.

- Ah si una volta ad Algeri anni fa, ne ho avuto una bottiglia da uno dei vostri...

diciamo amici.

- Se beveva vodka Starka era certamente un amico.

- Alla salute. - Alla sua.

- Dunque?

- Non è un impresa facile. - Certo, è per questo che mi avete chiamato.

- Ha mai sentito parlare di Federico Orsenigo?

- Orsenigo? Chi lo scienziato?

- Sì, lo scienziato che è arrivato da Los Alamos.

Dopo una violenta lite con il pentagono.

Dia un'occhiata a questi giornali. Ne ha parlato tutta la stampa del mondo.

Uno scienziato ha detto no alla guerra.

Federico Orsenigo si ribella ai generali.

"Non voglio lavorare per la distruzione del mondo" dice lo scienziato.

- Capisco, sentimenti molto umanitari.

- Orsenigo è riuscito a creare un nuovo propellente ad altissima concentrazione.

Con un chilogrammo un aviogetto può fare il giro completo del globo.

Si rende conto di cosa vuol dire?

- Significa che volete la formula. - Significa che noi vogliamo l'uomo.

La formula ce l'ha nel cervello. - Ah... Così lo volete vivo?

- Certamente sarebbe molto più utile se lo fosse.

- Che ne direste di obbligarlo a parlare?

E‘ una cosa molto difficile strappare il segreto dal cervello di un uomo.

Anzi impossibile.

Gli americani hanno provato di tutto. Corruzione, adulazione, idealismo...

Neanche una parola.

E ora odia gli americani come odia i sovietici.

Si è rinchiuso in una villa sulla via Appia Antica.

sorvegliata giorno e notte dalla polizia italiana.

E naturalmente anche tutti i camerieri sono agenti del controspionaggio italiano.

- E questo è l'uomo che volete rapire. Bene, comincio a capire perché avete chiamato me.

- Per lei non è certo il primo rapimento no? La possiamo chiamare una delle sue specialità.

- Grazie. Troppo gentile. Qualche volta un complimento vale anche più di 10 mila dollari.

- Avrà anche i dollari naturalmente.

Ah quando ci hanno comunicato il suo nome da Leopoldville

siamo stati più che soddisfatti.

Il suo curriculum vitae parla da solo.

- Pronto? Si, Richard equa. Signor Richard, è per lei.

- Pronto, sì Richard.

Sì, è appena arrivato.

Ok, chiederò, grazie.

Questa telefonata la riguardava.

- Ah sì? - Sì, vogliono sapere quando potrebbe awenire la cosa.

- Non lo so, dico...

Datemi almeno il tempo di valutare la situazione un po’ più in profondità, no?

- lo penso di poterla aiutare in qualche modo.

Venga con me.

Qui ci sono fotografie e piante della casa di Orsenigo.

Conoscerla bene può esserle molto utile.

Bene, quest'è tutto quello che possiamo mettere a sua disposizione signor Perego.

Non considerando naturalmente l'aiuto di Natalia.

Conosce in ogni minimo particolare attività, vita e miracoli del professor Orsenigo.

Dimenticavo, c'è un'altra cosa che volevo dirle signor Perego.

Lei deve stare molto attento qui a Roma.

Ieri pomeriggio alla piscina, siamo stati costretti ad intervenire per proteggerla.

- Sì ho visto quel giovanotto, un po’ di confusione eh...

- Sì, era un agente del controspionaggio italiano.

Si erano accorti del suo arrivo e già la stavano sorvegliando.

- Allora. A quanto pare posso awalermi dei suoi servigi.

- Mi ha riconosciuto vero? - Certo. La radiotelegrafista della piscina.

Dunque. Vogliamo incominciare? Visto che dobbiamo collaborare.

- Sembra. E‘ contento? - E‘ italiana lei?

- Mio padre era italiano. - Che combinazione! Anche il mio.

Possiamo parlare sinceramente?

- Certo. Perché no? Si può provare.

Le potrei raccontare cose interessantissime parlando sinceramente.

- Molto bene. Mi dia un bacio.

- Se crede sia necessario.

- Mi ha preso proprio per un cretino.

Non è mica la prima volta sa, che partecipo ad awenture di questo genere.

- Dawero? Se Iodice lei... Ma non capisco dove vuole arrivare.

- Malo capisco io. E se il suo capo mi sta ascoltando da qualche parte

in questo momento, farà meglio a capire anche lui.

lo non faccio ne la testa di legno ne l'agnello da massacrare, è chiaro?

- Ma perché dice così?

- Mhm... Ragazza mia andiamo, è troppo facile tutto quanto, troppo semplice.

Troppo ben preparato. Tutto, la casa, il capo, la vodka Starka e perfino la ragazza.

Sembra la pubblicità di un'agenzia turistica.

Ma se vi siete messi in mente di lasciarmi in pegno alla polizia italiana...

Per coprirvi le spalle vi siete sbagliati.

- Come scena è ben trovata, ma perché si agita tanto? E‘ il suo lavoro no?

Prenderà un mucchio di soldi.

- Questione di punti di vista.

E‘ meglio fare i patti chiari sin dall'inizio.

- Lei pensi piuttosto a come mettere le mani sul professor Orsenigo.

Non sarà facile.

Anche se in Argentina ho sentito parlare sempre con ammirazione del signor Perego.

- Ah... E‘ stata anche lei in Argentina?

- Un po’, ma i nostri amici non lo sanno.

E io avevo molto desiderio di conoscerlo in carne ed ossa, il signor Perego.

- E le ho fatto buona impressione spero.

- Per ora sì.

Vedremo sul lavoro.

- Bene, allora andiamo a lavorare.

Vorrei parlare con il professore. - Che cosa desidera?

- Vengo da parte del professor Diluca, tengo oggetti di scarto.

- Va bene, entri.

Sì, il professor Diluca mi ha awertito

e mi ha pregato di consegnarle questo casomai ci fosse qualcosa da riferire.

- Come funziona? - Basta premere sulla scatola.

- Chi vi manda? - Buongiorno professore.

Quelli di Cerveteri. Vi conoscono tutti, lo sa tutto il mondo che tenete questa passione.

Posso farvi... - lo non compro dai clandestini.

- Come non detto.

- Un momento. Soltanto per curiosità, fatemi vedere. - Si, come no.

E guardate questo. Che ne dite? Vi piace?

Guardate che bellezza. Questa è autentica arte etrusca.

Eh già... A noi ci piace il futuro e ci piace anche il passato eh professò...

- Già... Già... Ma questo è un pezzo da museo.

Ce ne uno identico a Tarquinia.

Venga, venga di là. - Sì, sì senzaltro.

E ne abbiamo trovato una tomba piena. - Dove?

- Come dove? A Cerveteri, l'altra notte.

No, è ad Abetone professore, proprio sopra a Cerveteri.

Le interessa? Guardate con tranquillità. - Sì tutto, portatemi tutto.

- Eh no, professore. Questa è roba che scotta.

Se vi interessa dovete fare un viaggetto a Cerveteri.

- No, assolutamente impossibile.

- Eh beh... Allora mi dispiace.

Ma in fondo professore perché? Che ci mettiamo?

Cerveteri che è? Un viaggetto, proprio due passi.

Aria buona...

Guardate. Guardate pure, è tutta roba bella.

Autentica, arte etrusca.

- Potrei venire con la mia macchina?

E con il mio autista? - Si, con chi volete, pure tutta la servitù.

- E dove ci incontreremo?

- Ecco benissimo, domani a mezzogiorno preciso a Cerveteri, al Bar del Pino.

E poi vi porto io stesso ad Abetone.

- Sì, penso di venirci. - Bene.

- Ma non velo assicuro.

- E io invece sono cosi sicuro che ci venite che vi lascio qui tutte le cose.

- Grazie. E vi fidate di me? - E volete scherzare professò?

- Del resto se non dovessi venirci tornate e ci metteremo d'accordo sul prezzo.

- Ma per carità. Ma non ne parliamo proprio.

- Antonio, accompagnate il signore. - A domani. Di nuovo professore.

- Mi saluta il professor Deluca. - Va bene, riferirò.

- Tutto bene.

[RUMORE DEL CODICE MORSE FATTO CON LA MANO]

[RUMORE DEL CODICE MORSE FATTO CON LA MANO]

- Signora mia, questa non è la distanza giusta.

Troppo vicino e troppo lontano.

Non hai molto mestiere eh?

- Questo non è il mio mestiere. Nel mio paese sono assistente di fisica.

- E allora perché fai l'agente segreto?

- Non certo per denaro.

- l tuoi capi patrioti anche loro? Tutti idealisti?

- Capisco che per lei sia difficile concepirlo.

Ieri almeno riusciva a farmi ridere.

- Ma non hai capito che questo non è un gioco?

Che qualche volta si scherza perché si ha paura.

- Lei ha paura? - No, io scherzo.

Comunque senti, visto che non mi sembri completamente stupida.

Rifletti un po’. Se i tuoi capi mi fanno pedinare da una novellina come te

o sono troppo fessi o sono troppo furbi. - Cosa vuole insinuare?

- No, io non insinuo, affermo.

Se mi fanno venir dietro una come te vuol dire che non ti vogliono fra i piedi.

- Non le permetto di giudicare i miei capi.

- Ma chi ti ha chiesto il permesso.

Comunque senti, ti voglio dire un'altra cosa.

Di carattere più personale.

Tu prima che questa storia finisca, un bacio me lo dai.

Voglio dire che me lo dai volentieri.

- Come si dice in italiano "stiliaga"?

"Stiliaga"? Beh... playboy. - Ma in italiano?

- E in italiano suona un po’ pesante.

Te lo traduco la prossima volta.

Ciao.

(voci dal registratore) - Ma questo è un pezzo da museo.

Ce ne è uno identico a Tarquinia...

- Se ne intende sul serio il professore. - A proposito comandante.

- Sì? - AI museo di Tarquinia vogliono sapere quando è che glielo restituiamo.

- Se Ferrari ha fatto la fesseria di lasciarglielo chissà quando potremo riaverlo.

- Andiamo bene. Lo calma lei il sovraintendente.

- Naturale.

(voci dal registratore) - Potrei venire con la mia macchina?

E con il mio autista? - Ecco benissimo,

domani a mezzogiorno preciso a Cerveteri al Bar del Pino.

- Però noi ci pigliamo una bella responsabilità comandante.

Un'esca come il professore, lei comprende...

- Tutte le sezioni CS sono state awertite.

La posta è troppo importante. Il professore sarà ben protetto.

D'altra parte è l'unico modo per farvenire a galla i nostri pesci.

Siamo in ballo cari amici. Questa è la zona Cerveteri.

Questo è Abetone. Questa è la sezione d'operazioni.

- Ecco comandante, Ii ha awistati in questo momento il posto 2.

- Pronto. Qui parla Deluca. Attenzione al posto 3.

Ascoltate.

- Una sigaretta? - No, grazie.

- Sono passati in questo momento. Controllo 3, tutto regolare.

- Vi abbiamo fatto fare un'alzataccia eh?

- Non si preoccupi, io sono abituato ad alzarmi piuttosto presto la mattina.

Dica, manca ancora molto? - E‘ lui che ha scoperto la tomba.

Dovremmo essere quasi arrivati.

- Ah ecco...

- Ma dove vai? Non è mica questa la strada.

- Forza presto!

Svelti!

Portatelo via.

Possiamo andare.

- Pronto? Posto controllo numero 4.

Riscontro passaggio macchina giardinetta colore bianco.

Targata Roma con 4 persone a bordo. Passo.

- E adesso dormirà per tutta la giornata come un angioletto.

- Che intenzioni avete? - Perché?

- Avete cambiato tutto senza dirmelo.

Sono anche io un prigioniero?

- Assolutamente no.

- E perché mi avete preso con voi?

- Lei vorrà essere pagato per il suo servizio.

In fin dei conti è un professionista. - Certo.

E allora? Quando è che mi darete il denaro?

- Alla fine di questo viaggio mio caro amico, la pagheremo per tutto.

- Attenzione, ordine a tutti i posti di controllo:

bloccate e perquisite tutti gli automezzi della zona.

- Vieni... Cosi, si cosi... Ancora, vieni, vieni...

Sì... Piano, piano...

Ora sali su quel sentiero e fermati prima di uscire in strada.

Capito?

- Non capisco. Dovevamo partire per Odessa. - Silenzio.

- Che silenzio? AI diavolo!

Mi dovete rispondere subito.

Ho delle responsabilità io.

E voglio sapere tutto quello che succede.

- Già, dove stiamo andando? Mi pare che sarebbe ora che lo sapessi.

- Andiamo a visitare la città dei morti.

Andiamo, andiamo.

- Posto di controllo numero 5. Niente da segnalare? Ma è mai possibile?

Tutto il terreno è stato rastrellato. Non possono essere scomparsi nell'aria.

Posto di controllo numero 3. Niente da segnalare?

Ma gli automezzi Ii avete perquisiti tutti?

Come?

Un carro funebre? Ma allora è con quello che sono scappati.

Presto, corretegli dietro imbecilli!

- A che gioco stai giocando? Mi prendi per una cretina?

- Sta calma, niente nervi.

Presto, sbrigatevi.

- La città dei morti è Pompei, di là in elicottero, poi su una nave in Cina.

Ho sentito per caso i capi. - Perché melodici?

- Perche lei non è Perego e purtroppo ha visto chiaro.

- Natalia mi farebbe piacere che ti sedessi davanti con me.

- Se è scritto nei nuovi piani che dobbiamo prenderci tutti la polmonite...

- Passiamo attraverso la montagna. E‘ più sicuro prendere la strada di Cassino.

- Chiudi un po’ quel finestrino. - Perché?

- Ma che vi succede? Siete tutti impazziti? Esigo cortesia e rispetto!

Chiudi subito quel finestrino, imbecille!

Ma si può chiudere questo finestrino?! Incredibile!

- Non seccarti, siamo quasi arrivati.

E tu le mani tienile sul volante! Hai capito, cretino?

- Sai, finisce che lo prendo a schiaffi. Lo fa apposta.

[SPARI]

Torna su, presto! Tra un quarto d'ora arriva l'elicottero.

- Cosa devo scrivere maresciallo?

- Niente, fino adesso sono tutte sciocchezze. Dunque, ricapitoliamo.

- Ma cosa vuole ricapitolare? Sono tre volte che le faccio la storia completa!

Lei deve telefonare a Roma, per colpa sua in questo momento stanno portando fuori

dall'Italia uno scienziato dal quale dipendono forse i destini del mondo. - Sì, sì, sì...

- Va bene?!

Guardi maresciallo sono le 4.

Dia retta a me, questi sono a Pompei, a pochi chilometri da qua.

Se lei non interviene lei finisce degradato in Sardegna.

- Ma queste sono fantasie da film americani. Mi faccia vedere i documenti piuttosto.

lo credo soltanto a quello che vedo. Sono maggiorenne.

Il suo passaporto dice Perego Giovanni,

residente in Argentina, computista.

- E invece sono io sono Ferrari, Danilo Ferrari di Roma, agente del controspionaggio.

- Ma che mi vuoi piglià pe fesso?!

Ma io la schiaffo immediatamente in camera di... - Ma faccia un po’ quello che vuole.

Basta che faccia presto a telefonare al colonnello Deluca, a Roma al SIOS,

Ha capito? Perché altrimenti lei, altrimenti finisce male per lei, per me e per la pace eh?

Guardi, sia buono, con calma, insieme riesaminiamo tutti i particolari

e vedrà che si convincerà. Sì?

Ma faccia presto porco mondo ladro!

- Bravissimi, complimenti. La bara vuota.

Per farci fregare ci siamo fatti fregare.

E che figura ci faccio io adesso con l'americano, me lo dite?

- Adesso basta, giovanotto. Lei mi ha stancato.

Portatelo dentro, in camera di sicurezza e quando finiremo gli accertamenti ne parliamo!

- No, guardi maresciallo, adesso è lei che mi ha stancato.

Lei e il suo cervellino ottuso. Ha capito? E adesso vi faccio vedere io.

- Ah... - Esposito alzati!

- Ecco, ora maresciallo lei per favore mi chiama Roma, parla con il colonnello Deluca,

servizio di Stato, precedenza assoluta. Scusatemi ragazzi, questione di emergenza.

Non ce l'ho con voi, che sia ben chiaro. Lei parli, parli intanto. - Pronto? Pronto?

- Che facciamo della ragazza?

- Lasciamola a loro. - A loro viva?

- Perché lo chiede a me?

Sono affari vostri.

- Deve essere in condizione di non parlare più.

E con dei documenti russi addosso. Veda lei.

Adesso voglio vedere il professore.

- Ci hai dato un bell'aiuto, eh?

- Abbiamo un nuovo capo vedo.

Qualche ordine per me? - Hai indovinato.

- Noi siamo molto soddisfatti del buon lavoro che hai fatto e...

E io avrei una proposta da farti. Penso che tu sarai molto contenta.

Che ti succede? Qualcosa che non va?

- Banda di traditori.

- Quelli che governano in Russia oggi hanno tradito le nostre idee.

Portatela via.

-No...

- Fermi!

Siete circondati.

Fermi, vi ho detto!

- Nol! - Presto.

Di qui.

- Ecco l'elicottero. Svelti, venite qui.

Che diavolo stanno facendo?

- Non so che cosa Ii trattenga. Eppure hanno già sparato.

Ehi, che cosa state facendo? - La ragazza è scappata.

- Ma come è successo?

- Qualcuno ha sparato.

- Presto, mettiamo il professore a bordo.

- Sei solo, ti uccideranno, scappiamo, non perdiamo più tempo.

- Sta tranquilla, non sono solo, ho awertito il comando e interverranno in forze.

L'importante è che non raggiungano l'elicottero.

Hai visto bene dove è atterrato?

- Sì. - Vai, corri.

- Ma quanti erano? - Certamente più di uno.

- Di qua.

Seguitemi, via.

- Fermi o apriamo il fuoco.

Non avete uscita. Siete circondati.

- L'abbiamo capito che sei solo. - Minchia, se è convinto sto schifoso!

- Andiamo.

Presto voi, all'elicottero.

- Due di là, gli altri con me.

- Buon giorno Mister Perego. Si alzi.

- Arrendetevi.

- Giù quella mano, un grammo del cervello di questo uomo vale mille di voi.

Non sparate. Il professoreè qui, non sparate.

- Ah...

- So capire quando ho perso.

- AI comando. Portateli al comando.

Complimenti. - Mi è molto mancato comandante.

- E‘ il professore? - Via al comando, subito.

- Che hai fatto? Comandante, venga presto.

Ha ingoiato qualcosa.

- Perquisite tutti gli altri. Lascialo.

- lo sono solo responsabile. lo sono perduto, altri riproveranno meglio di me.

La cosa awiene rapidamente.

- Portatelo immediatamente al comando ma tenete lontani i giornalisti.

Andiamo.

Con questi cinesi di mezzo sai la faccia di Bruce...

- E‘ un colpo di scena anche per la NATO.

Ma il gran capoè lui.

lo se fossi in lei glieli manderei tutti in un bel pacchetto a Berlino.

Tutti quanti compreso pure il cadavere. - Potrebbe essere una soluzione.

- Via via, merce che scotta.

- In fondo noi centriamo per caso.

La partita è tra i big, le grandi potenze.

- E la ragazza? Spediamo anche quella?

- Beh se possibile con biglietto di andata e ritorno.

Tra l'altro mi pare che se lo sia meritato.

. Mhm?

Fate salire la ragazza a bordo.

- Arrivederci allora.

Ti sei messa in un bell'impiccio ma vedrai che tutto si risolve.

La prossima volta che vieni a Roma usciamo insieme.

Però ci andiamo a fare una spaghettata a Trastevere, una passeggiata sull'Appia.

Programmino un po’ tranquillo. Ah?

- Forse è più facile che ci vedremo a Mosca.

- Questo dipende dal comandante. Se mi da una licenza vengo subito.

Tu però lascia casa il mitra.

Do svidaniya. - Arrivederci.

(voce narrante) La notte stessa eravamo di nuovo

a Berlino ovest al comando della CIA.

Con inostri quattro prigionieri.

- Vi farò una proposta molto vantaggiosa. La libertà, dove preferite in Occidente.

Purché acconsentiate a collaborare con noi.

E dirci tutto quello che vogliamo sapere.

Altrimenti domani mattina vi scambieremo con due dei nostri agenti,

catturati dalla vostra parte il mese scorso.

Benissimo. Non occorre che rispondiate subito però...

pensateci attentamente.

- Generale lei sa che se mi consegnate ai russi mi condannate a morte.

- Le sto offrendo una scelta. O collabora con noi o la restituiremo ai russi.

Lei era un capo sezione del BBC.

E quindi potrebbe darci notizie preziose sui loro impianti.

- E come pensate di riuscire a proteggermi?

Per quanto facciate, ovunque mi nascondiate essi mi raggiungeranno.

- Comunque lei sa che con noi avrà almeno qualche probabilità di vivere più a lungo.

Avete ancora qualche ora per decidere.

Pensateci bene signori.

- Prego amici miei, le vostre celle vi attendono.

Si? Che c'è? - Uno dei prigionieri è disposto a parlare.

Devo awertire il capitano Perry? - Quale prigioniero?

- Lazov, signore.

- Sapevo che saresti venuto.

Sentendo che intendevo parlare.

Ne è passato di tempo, George?

Il generale Bruce mi ha offerto una possibilità di scelta.

Non molto allettante però, devi ammetterlo.

E ora io... Ne offrirà una a te.

Se non mi darai tutto il tuo aiuto per mettermi in salvo

dirò a Bruce chi sei e quello che fai.

Non ti resterà via di scampo.

Ma se invece mi aiuti a fuggire tu potrai almeno metterti al riparo a Berlino est.

Sennò informerò Bruce e tu finirai davanti al plotone di esecuzione.

- A quanto pare non mi lasci alcuna alternativa.

- Eccola qui. Che succede?

- Il prigioniero ha deciso di collaborare.

Lo condurrò dal generale Bruce.

Andiamo con la mia macchina. - Bene.

Caporale.

- Mettetelo sul sedile posteriore.

In mezzo a voi due.

- Ma che fai? Ferma! sparate!

Basta. Prendiamo la jeep. Chiama l'uscita.

- Ben fatto principe.

Spero solo che tu abbia la chiave di queste.

- Auto 15 X chilo lima chiama golfo hotel Quebec. Passo.

Presto, presto.

- Guarda, ci stanno inseguendo.

E dai vai più forte.

- Ma non puoi andare più svelto?

- Accelera, accelera!

- Su forza, ci stanno seminando.

- Ma questa è la strada per il settore orientale.

Bastardo schifoso! lo ti ammazzo.

(voce narrante) Un confine è un confine,

ma questo è certamente diverso da tutti gli altri che esistono al mondo.

- Può procedere signore. - Bene, continua caporale. A passo d'uomo però.

- Grazie.

Mi mancano le vostre sigarette.

- Gliene farò avere una stecca.

La troverà a metà del ponte.

- In cambio lei troverà del caviale.

- Ecco fatto, colonnello.

- Ne abbiamo ucciso uno. E ve ne restituiamo due.

Voi ne avete uccisi due e ce ne restituite tre.

- Diciamo che è un pareggio. A presto, immagino.

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