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[suona "It's a lovely day today" di Ella Fitzgerald]
[Stefania] Segretario, che le devo dire? Sono veramente felice, onorata, grata
che abbia accettato il nostro invito a cena.
Io davvero non me l'aspettavo.
Però non si aspetti niente da questa cena,
perché sarà un modo per stare riuniti in famiglia, in serenità.
Manca la serenità, soprattutto a Natale.
Natale è un giorno importante per stare sereni in famiglia.
È vero? Sì. Eh, lo so. D'altronde, il periodo è quello che è.
Ha perfettamente ragione. Ah, va bene.
Vorrà dire che io mi impegnerò solennemente fin da ora
a darle del tu.
Va bene, grazie, grazie davvero. A dopo, ciao.
Ciao, Attilio.
Carlo?
- Carlo! - Perché urli?
- Non stavi di là? - No, stavo di qua.
Il segretario del partito verrà stasera a cena da noi.
- Bene, no? È quello che volevi. - No. Sì.
È rimasto vedovo da poco e io l'ho invitato,
ma non pensavo che avrebbe accettato.
Sarà solo come un cane, senza amici o parenti.
- È la politica, è la fine che fai tu. - Carlo, Carlo…
- Bibidi babidi bu… - L'ansia non c'è più.
- Bibidi babidi ba… - Ma che stai a fa'?
No, la calma resta qua.
Il problema qua è un altro.
- [uomo] Allora, signora… - [voci indistinte]
[Alessandro] Tre! Ecco qua, adesso sto tranquillo.
[Sergio] Adesso aspetta qui 15 minuti e poi puoi tornare a casa.
- [Alessandro] Grazie. - [Sergio] Hai una faccia conosciuta.
[Alessandro ride]
Sì, è che con la mascherina non mi riconoscono tutti.
Anvedi, Achille!
[in romanesco] Sono Sergio! Ti ricordi?
Abbiamo fatto il militare insieme a Civitavecchia. Quanto tempo!
No, guarda, non ho proprio fatto il militare.
Forse ti confondi perché sono un attore.
Non hai più la carrozzeria? Ti sei dato al cinema?
Ma quale… Non ho mai…
Comunque, sì. Cioè, diciamo più alla televisione.
Non ce l'ho, se l'è portata via mia moglie.
Comunque, con la mascherina sei uguale ad Achille.
- "Mortacci"… - Ahia! No!
Immagino che ci saranno delle somiglianze. Arrivederci, comunque.
[Sergio] "Ammazza", è uguale.
[Luca] È chiaro il piano, no?
Depopolazione, controllo digitale dell'intera umanità,
catalogazione della popolazione in base al potere d'acquisto,
vaccinazione forzosa di massa.
Capisci? Siamo in un vortice autoterroristico.
Per certi versi è pure geniale.
Intanto che i locali non riaprono, noi come mangiamo?
Riaprono, ma come si fa a ballare con le mascherine?
Ce la vedi la gente al Celluloid che balla mascherata?
Quelli vanno lì solo per rimorchiare.
Se non ti vedi, che rimorchi?
[cellulare] Chi è che rompe i coglioni adesso?
Onorevole!
Dai, Stefania, sto scherzando!
Sì, noi ci stiamo riproducendo in questo momento.
[Luca] Sì, certo che veniamo stasera.
In che senso, scusa?
- Terza dose appena fatta. - Auguri.
- Ciao, sorella, buon Natale. - Anche a te.
- L'architetto? - Carlo?
- Ciao, Alessandro. - Buon Natale.
- La piccoletta? - Alice, è arrivato zio.
- Alice? - [Alice] Zio!
Amore di zio! Diventi sempre più bella.
Hai scritto la letterina a Babbo Natale?
- Certo, zio. - Φρόντισε
- Io vado a giocare. - Sì, ciao.
- Che mangiamo stasera? - [Stefania] Boh, qualcosa faremo.
Come "qualcosa faremo"?
Non hai fatto 60 antipasti come tutti gli anni?
Anzi, mi è pure venuto un dubbio.
- Che dubbio? - Quest'anno la pasta…
"La facciamo o no?" Stefania, tutti gli anni questa domanda?
È lecita, voi vi ingozzate di pasta e il secondo non lo mangia nessuno.
- Con quello che l'ho pagato… - "È un peccato sprecare il pesce."
Certo. Vogliamo dire un'altra frase retorica?
- Ho portato il pandoro. - L'ho visto, quello del discount.
Beh, il periodo non è proprio… Ho un lavoro che…
Sto in finale su una fiction.
- Siamo rimasti in due, ma alla fine… - [insieme] "Prendono i raccomandati."
[Stefania] Pure tu sempre le stesse frasi.
- Lo sai che faccio? - Eh.
Io ne butto poca, 50 grammi a testa,
una dose minima, tanto per dire che l'abbiamo fatta.
Scusa, Stefania, ma per dirlo a chi?
Chi viene stasera? Chi siamo?
Siamo noi e viene anche Attilio, il segretario del mio partito.
- Ma dai! - Sì, è rimasto vedovo da poco.
- Ah. - Mi raccomando, tatto, niente battutacce.
Faccio le battute sui vedovi?
- [Stefania] Ti conosco. - Sì.
- [Alessandro] Hai sentito papà? - Certo, io lo chiamo.
Ha ribadito il concetto che non si sposta se non andiamo noi a trovarlo.
- Sono tre ore di macchina. - Ho capito.
Sono tre anni che non lo andiamo a trovare.
Ci andiamo quest'anno che c'è il Covid? Glielo portiamo?
- È anziano, lascia stare. - A proposito di Covid…
- Te lo sei preso? - Ma va'!
Ecco, io di questa sera l'avrei detto anche a nostro fratello.
- A Luca? - Quanti fratelli hai tu?
Figurati se si mischia con noi quel cretino.
No, si mischia, si mischia. Ha detto che porta pure la fidanzata.
Tu stai scherzando?
- Dimmi che stai scherzando. - No, ha detto che viene.
- Hai letto che scrive lui sui social? - Sì.
Non me lo ricordo, ma l'ho letto.
Te lo ricordo io. Allora…
"Il vaccino per un virus che non esiste? Allora non esiste nemmeno il vaccino!"
Ma di che stiamo parlando?
Non ce lo voglio a tavola!
Questa tavola è la mia e decido io chi invitare e chi no.
Comunque, si tratta di nostro fratello.
Spiegami come si fa a passare la cena
di Natale con uno che scrive queste cose.
Si fa che non si parla né del vaccino né del Covid.
Guardami. Né del vaccino né del Covid.
Non mi rovinare la cena.
Vabbè, allora facciamo così.
Se Luca vuole venire a fare il Natale con noi stasera, si fa un bel tampone
e si presenta con il certificato, lui e la fidanzata.
Va bene? Non lo dico per me.
Lo dico per te e pure per tuo marito, che ha una certa età.
- Siamo coetanei. - Ah. Sì.
Si veste da vecchio, non è colpa mia.
Non si farà nemmeno il tampone. È deficiente, sarà pure contro i tamponi.
Se lo fa, me l'ha promesso.
Ah, se lo fa?
Molecolare?
Molecolare.
Di' la verità, ti rode il culo.
In che senso?
Ti rode il culo che tu ti sei vaccinato e lui no.
Che mi rode il culo? Per niente.
Io ho fatto una cosa per me,
ho fatto una cosa per gli altri, doverosa, tra l'altro strasicura
e mi rode il culo, sì, va bene?
Tu non sei un martire.
Io mi sono vaccinata, in tanti ci siamo vaccinati e lui no, amen.
Sì, "amen". Tu proprio la politica dovevi fare!
[sospirano]
Sai che c'è? A questo punto meglio, guarda,
così finalmente ci confrontiamo civilmente su questo argomento.
Lo conosco il vostro "civilmente".
Senti, Alessandro, guarda come te lo dico. Non mi rovinare il santo Natale.
"Santo" di che? Non sei cattolica, non fai neanche il presepe.
- Il Natale è sempre santo. - Sì, vabbè.
Comunque, va bene.
Zero polemiche.
Se non comincia prima lui.
Ecco fatto, così stasera non ci rompono i coglioni.
Sei sicuro che vuoi che venga anch'io da tua sorella?
Amore, sei la mia donna, stiamo provando ad avere un figlio…
Abbiamo appena deciso di provare.
Guarda che buffonata.
Ma se vuoi che non vengo… Lo sai, a me non frega niente del Natale.
Posso stare qua, mi vedo un film, ti aspetto e ci vediamo dopo.
Hai paura?
No, è che mi eviterei una serata di discussioni.
- Io sono tollerante. - Mmh.
Ho promesso a mia sorella che non farò polemiche.
È che mi sembri bello carico, che non vedi l'ora di litigare.
Io sono bello carico perché ti amo e non vedo l'ora di fare un figlio con te!
E poi davvero, ho promesso a Stefania
che non nominerò a tavola la parola "vaccino".
Luca, io ti conosco
e so che non vedi l'ora di asfaltare tuo fratello.
Intendi quel coglione omologato
che a 40 anni spera ancora di fare l'attore?
Non ti preoccupare, zero polemiche.
Se non comincia prima lui.
Carlo, ripeti con me.
Non appena la piega del discorso prende la strada dell'attualità, tu che fai?
Tiri fuori un nuovo antipasto…
E spiego la ricetta e le sue varianti.
- Me l'hai detto cento volte. - Sei polemico e anticooperativo.
Abbiamo una battaglia da vincere. Hai staccato l'antenna della TV?
- Sì. - Nascosto i giornali?
La casa è isolata come un fortino nel Deserto dei Tartari.
Non fare battute, Carlo.
Se faccio una figuraccia con il segretario, sono nella merda.
Non la farai. Non devi dirlo a me, ma ai tuoi fratelli.
Giusto.
Ridimmelo.
- Bibidi babidi bu… - Ma Alessandro dove sta?
E l'ansia sale su.
[voce non udibile]
- [Stefania] Che fai? - Eh?
Guarda questo grafico
sull'incidenza della terza dose sui ricoveri in terapia intensiva
e dimmi come si fa a negare che il vaccino è una cosa che…
Stefania, sono dati, non sono opinioni.
Basta! Oggi può succedere qualsiasi cosa, tranne nominare la parola "vaccini".
Non lo farò io, lo farà lui appena entra. È un fanatico, ci attacca il pippone.
- No, Luca mi ha promesso che non lo farà. - Sì.
[campanello]
Eccoli.
Giurami che non sarai tu per primo a tirare fuori la parola "vaccini".
Alessandro, guarda come te lo dico. Non mi rovinare il santissimo Natale.
Adesso è diventato "santissimo"?
Non ci state con la testa.
Stefania, guarda come te lo dico io, mettimelo lontano a tavola.
Io da una parte e lui dall'altra, è chiaro?
Carlo, Alice, è arrivato zio.
- [insieme] Ah! - [Giu] Buon Natale!
- Auguri. - Tanti auguri.
- [Alice] Zio! - Bella di zio!
- Come va? - Bene.
- Piacere, Carlo. - Io sono Giu, piacere.
- "Giu" sta per? - "Giu", finito.
- Ah, "Giu", tipo "giù". - Sì. Abbiamo portato delle sciocchezze.
Grazie, non dovevate.
- C'è una sorpresa. - Un'altra?
- [Giu] Mmh. - Olé!
Scusate, a me il Natale senza presepe mette tristezza.
È un pezzo unico, è raro.
Bello.
Con Gesù Bambino in porta a parare le punizioni del destino.
Carlo, magari trovi tu un posto dove ubicarlo.
- Sì, lo mettiamo laggiù. - Grazie.
Ti aiuto io. Ti vengono così oppure ci pensi?
Lei a Natale proprio così doveva venire vestita?
Troppo elegante?
Sì.
Vai di là, è arrivato tuo fratello.
Ah…
I giochi di parole, l
Chi ha portato questo panettone di merda? [ride]
Io.
Eh! Come stai?
Ah, no, aspetta. Eh!
Negativo.
Ti posso abbracciare o mi devo mettere la mascherina?
- Ciao. - Come stai?
- Bene, bene. - Ma papà?
- Non l'hai sentito nemmeno tu? - No.
L'ho chiamato e ha detto che non si muove da giù
se non andiamo noi a trovarlo.
Sei matta? Sono tre ore di macchina.
- Eccone un altro. - Eh!
Vorrà dire che ci andremo l'anno prossimo, appena finisce questo delirio inutile.
- Che delirio? - [Stefania] "Che delirio?"
Il delirio delle feste, no? È Natale, c'è traffico.
- Ah. - Forza, a tavola.
- Stappiamo una bollicina. - Sì.
- [Luca] Abbiamo qualcosa di tartufato? - [campanello]
- Attilio, buon Natale. - Buon Natale anche a te.
- Quante cose hai portato? - No, dai, è un pensiero.
[Stefania] Puoi poggiare lì il cappotto.
Per noi è un piacere averti a cena stasera.
È un piacere per me stare con la tua famiglia.
A casa a Natale senza mia moglie mi sarei sparato.
Posso immaginare.
Mi auguro di farti passare una serata spensierata in serenità.
Senti, io ho portato un vecchio costume da Babbo Natale.
Per abitudine a casa mia lo facevo tutti gli anni per i bambini.
Se non ti spiace, io lo farei adesso per tua figlia.
- Lei impazzirebbe! - Sì?
Lei ancora ci crede.
- Non ti devi sentire in obbligo. - No, è un piacere.
- Va bene, andiamo. - No, aspetta.
Al prossimo congresso, se tu ti candidi alla Segreteria,
io ti sostengo alla grande, sarei contento.
Attilio, che ti devo dire? Per me sarebbe un onore.
- Sì? - È l'obiettivo di una vita.
- Stasera ci godiamo il santo Natale… - Sì.
- Ne riparliamo domani, ci conto. - Ottimo, sì.
- Vieni, ti presento la mia famiglia. - Sì.
- È arrivato Attilio. - Ciao.
- [Carlo] Benvenuto. - Alessandro e Luca, i miei fratelli.
- Tanti auguri. - Onorevole.
- Mia figlia Alice. - Buon Natale.
- Carlo lo conosci. - Ciao, Attilio.
- [Stefania] Lei è Giu. - Ciao.
- Ci vogliamo accomodare? - Sì.
Dove vuoi. Carlo, vado a prendere gli antipasti.
Sì, un po' speziato…
Stefania, se non è un problema, io mi metterei qui.
Mi ci siedo io, sono vicina alla cucina.
Sì.
- Allora mi metto qui. - Serve a me, aiuto Stefania.
- Sì, allora… - Amore, vieni qua, vicino a papà.
- Sì, "vicino a papà". - Va bene.
Allora mi metto…
- Io mi metto qua. - [Stefania] Sì.
Io mi siedo qua, perché arriva un po' di corrente.
Non so perché, ma ho caldo oggi.
Ti stanno venendo le caldane? Non è che già sono andato in buca?
Ma va'!
Se gli spermatozoi sono lenti come lui, sai quando rimango incinta?
Fra due mesi!
[risate]
Lei è così.
Una cosa per ridere.
Sì.
[Stefania] Un po' di stuzzichini? Attilio, non hai mangiato niente.
- Complimenti, tutto ottimo. - [Stefania] Grazie.
I calamari, meravigliosi!
Le seppie con i piselli che ti hanno fatto?
La cucina romana di pesce è molto sottovalutata.
Vi confesso che la cucina romana all'inizio non mi piaceva molto,
tranne un piatto che Luisa, mia moglie, faceva due volte a settimana,
la coda alla vaccinara.
- Ah. - Il piatto del momento, eh?
- Buona. - Eh?
- A Luisa, che ci guarda da lassù. - Sì, a Luisa.
- A Luisa. - Ciao, Lu'.
Signor Attilio, lei ha esperienza. L'anno prossimo si rivota, no?
La situazione è quella che è, il Governo sta su con le mollette.
Se non fosse stato per l'emergenza nazionale, sarebbe caduto da un pezzo.
"Governo"… Sono quattro scappati di casa.
Veramente sono 630 gli "scappati di casa" e due sono a questa tavola, no?
Esclusi i presenti, ovviamente.
La situazione è delicata, inedita anche per noi.
Si procede step by step. Andiamo avanti, ma a piccole dosi.
- Perché, tre non bastavano? - Se vogliamo fare la polemica su…
Prendo i dolci! Pandoro o panettone?
Il pandoro straordinario che ha portato Ale.
Prendo un torrone.
- Alessandro, mi aiuti? - Sì.
[sottovoce] Ti prego, non fare battute.
- Che ho detto? - Non capiscono qua, è inutile.
- Quanto ti piace… - Ah, a me?
- Eh! - A me?
Sta facendo il vago, fa il simpatico. Capito?
Fra un po' ci attacca il pippone su Bill Gates, il 5G… Vedrai.
Non ha detto una parola!
Stefania, ha più di 50 anni, è obbligatorio.
Ha fatto una scelta, che io non condivido, ma è la sua scelta.
La salute è la sua, la vita è la sua.
- Comunque, è mio fratello. - Certo, difendi lui e quell'altra…
Oh… Tu mi fai venire caldo.
[Luca] Questa è fortissima, sentite.
"Mario, lo sai che se ti ricoverano in Terapia Intensiva,
lasciano il tuo cellulare a tua moglie?"
"Oh! Non si possono fare tre dosi in una?"
[risate]
Ci racconti una barzelletta.
- Voi politici le sapete raccontare. - Non è il caso.
Zio, quando arriva Babbo Natale?
Amore, Babbo Natale sta facendo un giro molto lungo.
Ne deve portare tanti di regali.
Arriva quando zio Luca ha finito di dire le barzellette?
Speriamo di no, perché quando attacca con queste barzellette…
Tra l'altro, non fanno ridere, diciamolo.
Io non le capisco.
- Eh. - Ma zio Luca è divertente.
Sì, eh?
Tanto qualcosa di sbagliato lo dirà prima o poi.
Che dici, zio?
Niente, amore, zio parla da solo.
- Magari Giu ne sa qualcuna carina. - Per carità.
Sì, posso?
Sai qual è la differenza fra un oste e uno stronzo?
No, questa non la puoi raccontare.
- È Natale, per favore. - Ecco i dolci.
Adesso facciamo una bella tombolata.
Non mi dite che non vi va, perché va fatta, è tradizione.
Ale, il cartellone lo tieni tu.
- Sì, non vedevo l'ora. - [Stefania] Attilio, che prendi?
- [Attilio] Li hai fatti tu? - Ecco.
- Numero dieci, pasta e ceci. - [Stefania] Ce l'abbiamo.
- [Carlo] Uno l'ho messo. - [Giu] È uscito il 21?
- Devi seguire. Se facessimo tutti così… - Ora esce il 23, bu… La fortuna!
- Terno! Di' un po' a zio, Alice. - 74, 69 e 23.
- "74, 69"… Piove sul bagnato. - Eh? L'innocenza.
- Preso, grazie, terno. - Soldi!
- [Stefania] Date i soldi alla bambina. - [Luca] Passiamo questo denaro.
- 47! - [insieme] Morto che parla.
- Io niente, neanche uno. - Su, ritmo!
Bella idea questa della tombola, complimenti.
Allora, numero 33!
- Gli anni di Cristo. - [Giu] Sì.
"Gli anni di Cristo." Numero 19!
Che è 19?
Il 19 nella smorfia napoletana sarebbe…
[in napoletano] La risata.
- "La risata." - In quella romana è l'ubriacone.
19.
Il Covid, Covid-19.
- Non c'è. - Eh, "non c'è".
Vorrei solo sapere come puoi pensare una cosa del genere.
- Non c'è nella cartella. - [Alessandro] Fa il virologo.
Ha la terza media e si intende di virus.
Ha solo detto che il 19 non è tra i suoi numeri.
Hai mai letto il bugiardino di un ansiolitico,
invece di rompere sui social?
Ale! Su!
Scusa.
Bravi, vi siete bevuti la canzoncina.
Continuate a farvi crivellare il braccio
mentre quelli delle case farmaceutiche si comprano gli yacht con i soldi vostri.
Sarebbero soldi anche tuoi, la sanità pubblica si paga con le tasse di tutti.
Chi le paga le tasse? Io faccio tutto in nero.
Non do i soldi miei per far comprare dei liquami che vi iniettano nelle vene.
Conoscete la ricetta originale delle seppie con i piselli?
- Sei sempre stato stronzo. - Non interessa.
Alice, vai di là, perché Babbo Natale sta per arrivare. Corri!
Bravo, ora chiamami "alfabeta" funzionale come hai fatto sempre!
- "Analfabeta"! Nemmeno lo sai dire! - Volete abbassare la voce?
Attilio, scusami.
No, è interessante anche come dibattito politico
e la contrapposizione è essenziale.
Mi incuriosiscono questi due poli così distanti.
L'importante è rimanere nell'ambito della dialettica civile.
Merda frustrata! Sai quanta gente è morta per colpa del vaccino?
Che cosa dici? Non tutti i decessi sono riconducibili al vaccino.
Sono cause svariate.
Sì, l'unico effetto collaterale è stato un rischio limitatissimo di trombosi.
[Giu] L'unico no.
Un amico di una mia amica ha avuto come reazione anomala
un enorme rigonfiamento del pene.
Non è che ha sbagliato scatola? Perché anche il Viagra è Pfizer.
Va bene, numero 50…
Sta morendo della gente sanissima per colpa del vaccino, come i calciatori.
Lo dice il Times, non un blogger terrapiattista. Capito?
Ci sono casi di mortalità doppia
per chi si è fatto il vaccino under 60.
- Questi sono i dati ufficiali. - [Stefania] Dove li leggi?
Falla finita.
Ci sono studi inglesi che confermano una cosa del genere,
bisogna capire dove si è informato.
"Informato" di che?
Di che parliamo? È un discotecaro con la terza media, non ci si metta pure lei.
Il Covid è come un'influenza normale.
Conosco un sacco di gente che ha avuto 37,7, un po' di mal di gola,
si è presa due pasticche ed è passata la paura.
Ci sono stati più di 150.000 morti di Covid, questi sono i dati ufficiali!
Bravo, fidiamoci della propaganda di Stato!
Io mi fido soltanto della gente che conosco.
Ricordi Gianni, l'amico mio che lavora alla Pfizer?
Parla con lui e poi ne parliamo.
Gianni monta i condizionatori alla Pfizer!
Lascia stare, dai!
- Segretario? - Sì.
Lei capisce più di tutti.
Le case farmaceutiche hanno fatturato più 45% rispetto al 2020.
Questi sono i fatti, non le poesie che leggi tu.
Va bene, basta, time out.
Vado a prendere delle grappe, un amaro, un digestivo?
Sì, Carlo ha ragione, anche perché è quasi il momento
di scartare i regali, eh, Attilio?
- È il mio momento, vado. - Sì.
- Mi scusi. - Mi dai del lei? Dammi del tu, no?
Certo che i fratelli sono particolarmente agguerriti, eh?
Vabbè, vado.
Io una cosa vi avevo chiesto e voi me l'avevate promesso.
Da questa serata dipende la mia vita.
Su, è la cena di Natale!
Ma questo rompe il cazzo!
Non ti mando a quel paese perché mi fa male il braccio.
- È anche il padel. - No, questa è la terza dose.
Sei un po' confuso, ti hanno fatto il lavaggio del cervello.
Senti chi parla! Ti informi sul blog del gommista, che vuoi da me?
È da quando sei un ragazzo che rompi il cazzo con la controinformazione.
"Lo Stato è il male, il capitalismo è il male, le multinazionali sono il male."
"Il G8, il pensiero unico"…
E poi ti metti a pecora per due siringhe?
Tu sei veramente una persona pericolosa.
Mischi cose diverse fra di loro che non c'entrano niente!
Sì, sì.
Io la chiuderei con questa grappa…
Sei una merda qualunquista.
- Declinano. - Sei un finto comunista con l'orecchino.
Basta, è la cena di Natale!
E che è? Che palle con il Natale!
Non sei mai stata in chiesa!
Non sai distinguere Babbo Natale da Gesù Bambino
e parli di questa liturgia del Natale.
"È Vigilia, mangiamo il pesce." Basta con questa ipocrisia!
Sono sette anni che predichi il green, ma a casa tua non c'è la differenziata.
Avete il secchio unico. Forza!
Che cos'è il Natale?
Dovrebbe essere condivisione, stare insieme,
invece è diventato i calamari, che erano pure un po' duretti.
Lo sai che c'è?
Bibidi babidi bu…
[in romanesco] Che sei uno stronzo, un parassita,
che fino a quando si tratta di chiedere favori non si fa scrupoli,
uno che mangia a sbafo e non ha una lira.
Vieni a casa mia, mangi gratis e ti permetti pure di dettare legge.
Luca, ti ricordo che mi devi 24.000 euro da quattro anni
e ancora non te l'ho richiesti, ma sai che c'è?
Ora me li ridai e se mi gira ti chiedo pure gli interessi.
Perché quando ti ho chiesto dei soldi io non me li hai dati e a lui sì?
- [Stefania] Non ti mettere in mezzo! - Fai due pesi e due misure!
Il tuo stipendio da parlamentare lo pago pure con le tasse mie!
Quali tasse? Stai a prestazione occasionale da sempre.
In 40 anni di lavoro autonomo non ti sei aperto una partita IVA.
- Eh. - Tu stai zitto.
Per me, quelli come te non dovrebbero votare!
Scusa, ma di questo prestito non mi hai mai detto niente.
No, ma te l'avrei detto adesso.
Ma quando? Sono quattro anni.
- Mi nascondi le cose? - [Luca] No.
Del fermo amministrativo della macchina te l'ha detto?
Del fatto che è protestato nemmeno?
Mi hai detto che non ci davano il mutuo per l'abuso della veranda! Sei serio?
Sto facendo un figlio con uno pieno di debiti che non me lo dice?
Ti fai i cazzi tuoi? Sono 40 anni che dici che fai l'attore, ma fai la comparsa.
Io faccio piccoli ruoli, va bene? Che poi non esistono piccoli ruoli…
- Ma piccoli attori. - Pensa, lo sa pure lui.
- Me lo ripeti da 19 anni. - Vabbè…
Ne riparliamo dopo a casa.
[Attilio] Oh, oh, oh!
Ci mancava Babbo Natale.
Oh, oh, oh!
Ecco la cattiveria che vi ha tirato fuori il vaccino.
È arrivato Babbo Natale!
Siete peggio dei nazisti.
Informatevi, se non sapete le cose,
perché gli effetti collaterali ce li avete tutti, guardatevi.
Se tu credi agli effetti collaterali del vaccino,
allora credi pure a Babbo Natale, no?
Babbo Natale non esiste, coglione!
Che cazzo!
Se lo sapevo, restavo a casa! Sant'Iddio, c'è un limite a tutto!
[Alice] Papà?
Babbo Natale non esiste?
Cucciola mia, certo che esiste Babbo Natale.
Babbo Natale è il signor Attilio?
Io non voglio i regali da Attilio, io li voglio da Babbo Natale!
[Carlo] Chiamiamo Babbo Natale vero. Abbracciami.
- [Alice] No, lasciami! - Aspetta.
Papà, lasciami!
Grazie della cena serena e spensierata. Io me ne vado.
- No! - Ci vediamo al prossimo congresso.
- Attilio, aspetta, che fai? Vai via? - No, no. Mi dia del lei, va bene?
Credo di essermi divertito abbastanza.
- Il cappotto. - Eh? Sì.
Complimenti per la famiglia stupenda. Stupenda, sì!
Che caz… La maniglia, tieni.
Sapevo di avere due fratelli deficienti, ma non fino a questo punto.
- Non avete rispetto nemmeno dei bambini. - Non ci ho pensato.
Tanto prima o poi Alice dovrà sapere di Babbo Natale, no?
[Luca] Magari quando le fai fare la prima comunione,
perché con l'ipocrisia da finta atea che hai, magari gliela fai fare
e come padrino chiami l'Al Pacino di Testaccio.
Sai che c'è? Ti metto le mani addosso.
- Fermo. - Ti metto le mani addosso! Levati!
Pacifista di 'sta ceppa! Prima fai il servizio civile e poi vuoi menare?
Nemmeno "fascio" ti posso chiamare, perché al fascio non ci arrivi!
Tu devi andare alla scuola serale a prendere il diploma, "localaro"!
Io sono un imprenditore, un resistente!
Tu sei resistente a fare gli scontrini!
Senti che follia, uno di destra che si definisce "un resistente"!
Tu sei un evasore fiscale!
Tu sei un leccaculo servo delle multinazionali!
Basta!
Io vi detesto!
Falliti!
[Carlo] Dai,
calmiamoci un attimo
e apriamo i regali.
[Stefania] No, ognuno si tiene il suo,
tanto se l'hai fatto vuol dire che ti piace.
Te lo tieni.
[cellulare]
È papà.
Papà, ciao, auguri.
[Flaminio] Pensavo vi foste dimenticati di me.
No, ti pare? Come stai?
Come sto? Siamo qui io e Romulo.
Ah, noi invece stiamo qua tutti insieme.
Ciao, papà, buon Natale.
Tanti auguri, papà.
Che bella la mia famiglia tutta riunita!
Io sono molto contento che siete lì tutti insieme, in armonia, tra fratelli.
Vuol dire che io e vostra madre abbiamo seminato bene.
Pensate che ci sono famiglie che non si parlano più.
Scherzi? Ci siamo divertiti tutta la sera.
Abbiamo giocato, abbiamo mangiato.
- Sì, ci siamo fatti quattro risate. - In serenità.
L'anno prossimo venite giù da me, non voglio scuse.
[Stefania] Certo, papà.
Va bene, vi lascio. Vi voglio bene, figli miei, buonanotte.
Buonanotte, papà.
- Ciao, papà. - Auguri.
È che siamo invecchiati.
No, è che ci siamo inariditi.
È che ci siamo pure ingrassati.
Ci siamo incattiviti.
Come tutti.
E quindi?
L'anno prossimo la pasta non la facciamo, si butta sempre un sacco di roba.
È Natale e non facciamo la pasta?
Basta con la pasta. È la dittatura del carboidrato?
[Luca] Il carboidrato e la pasta sono le nostre radici.
[Alessandro] Radici di carboidrato.
- [Stefania] Per favore, non ricominciamo. - [voci indistinte]
[suona "Jingle Bells" di James Lord Pierpont]
[in romanesco] Mi stai dicendo che quest'anno alla mensa dei poveri
abbiamo mandato i pacchi per i parlamentari?
[in romanesco] Mamma, stiamo un'ora e poi ce ne andiamo.
Sì, Martina, ma non ti agitare.
- Chi ha fatto questa stronzata? - Io dovevo stare al Limbo.
- C'è tutto il mondo. - C'è pure quel deficiente?
- Non è un deficiente. - Prega che io non becchi quel tossico.
Bertarelli, certo. Come ti sbagli?
Questa deficiente, oca, cretina, incompetente che non è altro!
- Non difenderla, mi fai incazzare! - [scatti fotografici]
Sì, vabbè, buon anno.
"Buon anno" al cazzo. La Bertarelli si è sbagliata.
Ha mandato i pacchi con il caviale e lo champagne alla mensa dei poveri
e quelli dei poveracci li ha mandati ai vip, bella figura di merda!
Al presidente di Confindustria abbiamo dato lo zampone e lenticchie del discount.
Perché lui non può mangiare lo zampone del discount, vero?
- Zitta. - Ti sei fidato di quella fregna moscia…
Non rompere il cazzo pure tu,
perché di passare la serata con i barboni già non mi va.
Sei tu che ci sei voluto venire, "per ripulire l'immagine".
[Bruno] Stai zitta.
- Stronzo. - Troia.
Merde.
- [Babakar] Che fai? Apri! - Piano, si scivola.
[Babakar] Sono le 20:00, ho fame!
- [Remo] Ho un certo languorino. - [Bruno] Quanti sono?
[Babakar] Che stanno aspettando?
[Remo] Sempre la stessa storia. Ora aprono.
- Calmo. - No, io non sto calmo.
Avrà un minuto di ritardo, tranquillo.
- La Caritas è molto più seria. - Ora fai pure le recensioni.
Voi in Italia ci venite apposta per lamentarvi?
Al Paese vostro state ancora con il legnetti per fare il fuoco.
- Stai sempre qui a cacare il cazzo. - [Babakar] Mafioso!
- [Remo] A chi? - Andiamo.
Ma come parli? Non si capisce che cazzo dici.
[voci indistinte]
[suona "Jingle Bells" di James Lord Pierpont]
[Bruno] Che risate, guarda che roba.
Mamma mia, che puzza di cipolla.
- Sì, eh? - [Matteo] Eccoli. Vieni, Sasà.
Signori Amenta, benvenuti! Io sono Matteo…
- Buonasera. - Il responsabile della struttura.
- Piacere. - Piacere.
Grazie, i pacchi che avete mandato quest'anno sono eccellenti.
Il tartufo, il salmone, i panettoni al pistacchio,
addirittura il caviale del Volga.
L'ho fatto volentieri, perché noi stimiamo quello che fate qua.
- [Sasà] Pensa un po'. - Eh?
No, meno male, perché l'anno scorso i nostri ospiti si sono lamentati
del cotechino e delle lenticchie.
- [Bruno] Ah, sì? - Che ora sta mangiando il presidente.
- Ti sparo sul cellulare, stai zitta. - Li abbiamo dovuti buttare.
- Perché non erano buoni? - No, erano immangiabili.
- Mi pare che c'è modo e modo, lui… - No, no.
Sasà voleva dire che quest'anno siete stati ancora più generosi.
Eh.
- Grazie a nome di tutti. - Certo, grazie a voi.
Marianna!
- [Marianna] Arrivo! - Dobbiamo andare?
- Buonasera. - [insieme] Buonasera.
- Questi sono vostri. - Tovaglioli?
- No, grembiuli. - Sono puliti, sì?
- Sono nuovi. - [Benedetta] Ah.
Io me lo metto, ma tra un'ora mi faccio venire a prendere e vado alla festa.
- No, finiamo questa cosa… - Ne abbiamo parlato prima. Non lo metto!
Ti friggo la carta di credito insieme ai fritti e al baccalà!
- È chiaro? - Che accollo!
Quella che riprende?
Scusi, lei che sta riprendendo? Chi le ha dato il permesso?
- Buonasera, sono Lisa. - Buonasera.
Mi ha mandata l'agenzia di stampa per riprendere la serata.
Chi ha preso questa iniziativa?
La sua assistente personale, la dottoressa…
- Bertarelli? - Sì.
- Lei. - Sempre lei.
La fregna moscia.
Voleva dare rilevanza a una serata come questa.
Per me va benissimo, ci mancherebbe, è solo che lei mi sembra una ragazzina.
Sei capace? Hai 13 anni? Quanti anni hai?
Sono una giornalista professionista, ho fatto anche un master alla UCLA.
Un mio documentario è stato selezionato a Cannes.
[in romanesco] Non mi dire! Anche noi siamo stati a Cannes, in vacanza.
- Ricordi, Bruno? - No.
Sì, in Costa Azzurra, al mare. Poi siamo andati al Casinò di Montecarlo.
Certo, ho perso 20.000 euro! Se me lo ricordo…
- Eh! - Sì, ho perso 20.000 euro.
Allora forza, che la serata è lunga! Dai, avanti, dottore!
- Cosa? - No, niente.
- [voci indistinte] - [uomo] Bella!
Guardate un po'!
Bella!
Sono dei mostri.
[fotografo] Permesso, scusate.
Allora, facciamo prima una bella foto dei signori Amenta.
Lo sfondo è pazzesco.
- [fotografo] Un bel sorriso. - [scatto fotografico]
Grandissimi.
Ne facciamo una con i ragazzi del centro, uno da una parte, uno dall'altra.
- [scatto fotografico] - Grandissimi! I grembiulini rossi top.
Adesso una con tutti gli invitati, dai.
No, cazzo, pure con gli invitati!
- [uomo] È Capodanno! - [uomo 2] "Daje"!
- [insieme] Amenta! Amenta! - Non c'è bisogno.
- [insieme] Amenta! Amenta! - Ah!
- Ma sei matta? - No!
Fermi! Non ti azzardare, che questi sono diamanti veri!
Non ci facciamo riconoscere da tutti.
Scusate, è che questo è un pezzo unico.
Ce l'ha regalato uno dei due stilisti… Come si chiama, amore?
- Dolce. - Dolce.
Mica tanto.
Vabbè, ne facciamo un'altra?
- Questa viene perfetta. - [fotografo] Verrà benissimo, fermi.
- Meravigliosi, grazie. - Vieni un po' qua.
Metti via. Senti, parliamoci chiaro.
Io e la mia famiglia dobbiamo risultare come si deve, è chiaro?
- Vedo un atteggiamento che non mi piace. - Quale?
- Lo so io. - Io sto solo svolgendo il mio lavoro.
- No, lo so io. - Forza, non c'è bisogno di discutere.
[Matteo] Ci divertiremo.
C'è il cenone, i balli di gruppo, facciamo il conto alla rovescia.
No, ti ho detto che fra un'ora devo andare via, abbiamo una festa.
[Lisa] State un'oretta e poi ve ne andate?
Vedi come nasce l'equivoco?
No, quale oretta?
- Io… Vieni qua. - Ecco.
- Aiutami. - Sì.
Noi non vediamo l'ora di restare qui fino alla fine con i cappelletti.
- Certo. - Certo.
Anche per regalare un sorriso a questi gentili amici indigenti disgraziati.
- Poveracci. - Che colpa hanno pure loro? No?
[Bruno] Abbiamo portato i botti, facciamo caciara.
I botti no, perché i nostri amici a quattro zampe soffrono.
Vedete, amici, che cosa succede? La povertà che cosa ingenera?
Mancanza di senso dell'umorismo, questo è il risultato.
Divertiamoci! Che ci frega? Avete la "Macarena"?
- Eh. - [Bruno canticchia]
[Bruno] ♪ Hey Macarena ♪
- Prendete e mangiatene tutti. - Buon anno e buon divertimento a tutti!
- [Matteo] Un applauso ai signori Amenta! - [Bruno] Grazie.
- [applauso] - Ecco, prenda.
Non spingete, tanto basta per tutti.
La pianti con questo cellulare? Che stai facendo?
Mi sto ordinando il sushi.
- "Il sushi"? - Beh?
Che cos'è questa roba?
Questa roba, come la chiami tu, è tartufo nero del Périgord.
800 euro al chilo, ti ho detto tutto.
- Ma puzza. - Ah, lui puzza?
- Questa roba sa di diesel. - Renato, ti facciamo un aglio e olio.
- Voglio il sugo finto che usate sempre. - Poi vediamo, su.
"Poi vediamo"…
- Allora… - Giorgio, tieni.
Grazie.
Io ho 60 anni, ci devo stare io seduto a capotavola, hai capito?
- Alzati. - Io c'ero prima di te!
- Benedetta, tutto bene? - Sì, sì.
Possiamo stare un po' più tranquillini?
[Benedetta] A me sembra che ci sia gente un po' alterata.
[Matteo] Tranquilla, sono tutti bravi ragazzi.
Meno male.
Certe volte qualche coltellata ci è scappata, ma niente di che.
- "Barcone" cosa? - Stai zitto!
- [Babakar] Come ti permetti? - Si menano?
- Tutti i giorni. - Sì, eh?
- Dove mi avete portato? - Che ne so? Chiedilo a tuo padre.
Sono vecchio, ma te la do una coltellata!
- Come "una coltellata"? - No, no!
- Ti ammazzo! - Fermi! Babakar, sei scemo?
- Andiamo? - No, una cosa ti ho chiesto di fare.
[Matteo] Diamoci una calmata.
Santa pace.
[suona "Macarena" dei Los del Río]
[battono le mani a tempo]
[insieme] ♪ Hey Macarena ♪
[voci non udibili]
[insieme] ♪ Hey Macarena ♪
Dove l'ho messo?
Mannaggia alla miseria, ce l'ho dentro.
- Oh! - [Alberto] Permette?
Grazie.
[Alberto] Si figuri.
L'avrò fatto già un migliaio di volte per lei.
- Scusi, che cosa? - [Alberto] Accenderle la sigaretta.
Alberto?
Sì.
Ciao.
- Sei molto… - Cambiato?
Sì, sì.
Che ci fai qui?
Quando ho visto che c'eravate lei e il dottore al Capodanno di solidarietà,
ho detto: "Beh, devo andare per forza. Chissà che bella sorpresa per loro".
Mmh, infatti. È proprio una bella sorpresa.
- Non ci vediamo da? - Due anni e tre mesi.
Ecco.
- Come stai? - Male.
- Ah. - E lei?
Così, come mi vedi. Tiriamo avanti, come si dice, no?
Senti, io non vorrei sembrarti cafona,
però io adesso devo proprio rientrare, scusami.
Mi aspettano.
Prego, vada pure, tanto adesso vengo anch'io.
[Benedetta] Ah, bene, allora ci vediamo… dentro. Eh?
La politica ignora la povera gente, parliamoci chiaro.
Siamo soltanto noi imprenditori che ci facciamo carico dei bisogni altrui.
- Vero? - [Matteo] Sì.
Noi siamo come i salmoni, dobbiamo risalire la corrente,
perché lo Stato dove sta?
- [Bruno] Dove sta lo Stato? - Che ne so? Dove sta?
- Non c'è. - Beh, certo.
- Adesso come facciamo? - Bravo.
- Metti due broccoli vicino al salmone? - I broccoli?
- Amo i contrasti. - Contento tu, amico mio.
- Anche le patate. - Facciamo un trittico.
- Eh. - Allungami due patate qui.
[Benedetta] Bruno! Con permesso.
- Devo dirti una cosa. - Ora?
- Sì. - Non mi pare il momento.
- Vedi che sto facendo? - Dai.
- Sai chi c'è fuori? - La Guardia di Finanza, lo sapevo.
No, peggio. Alberto.
- Alberto chi? - Come "chi"? Il nostro ex autista.
- Porca troia. - È pure mezzo strano.
Ci mancava questa. Che vuole?
Che ne so? Ha detto che è venuto per incontrarci.
Bruno, che facciamo?
- Dimmi che facciamo. - Calma, fammi pensare.
Vai, vai.
Christian, adesso non fare il matto al telefono, ti prego.
Sono bloccata qua, che devo fare?
Anche io sono in astinenza.
Se non me la portano entro stasera, sbrocco.
Sì, amore, tranquillo, tanto c'è Kabir al Limbo, ci pensa sempre lui.
- [Alberto] Disturbo? - Sì, fa così…
Amore, ti richiamo.
Ti fai ancora di coca o hai iniziato a sperimentare altro?
- Che cazzo vuoi? - Uh!
Che brutta accoglienza! Ma come?
Non ci vediamo da un sacco di tempo e mi prendi a parolacce?
Che ci fai qui?
Visto che tuo padre non mi risponde al telefono,
sono venuto io da lui,
così passiamo la mezzanotte insieme.
- Quale mezzanotte? Io me ne sto andando. - Sei sicura?
- [Bruno] Che vuole questa? - Sai chi ho incontrato qui fuori?
- Sì, stiamo calmi. - Si sta avvicinando, che facciamo?
[Bruno] Andate a dare una mano ai volontari, ci parlo io.
- Andiamo. - State tranquille.
Alberto! Oh!
Con il cappello e la barba non ti avevo riconosciuto. Come stai?
Dottore, come sta lei?
Mi dai del lei?
Dopo 15 anni passati gomito a gomito, mi dai del lei?
- 18 anni. - 18. Alberto! Eh?
- Hai mangiato qualcosa? Ti è piaciuto? - Molto buono.
Buono, no?
Ha scambiato i pacchi e questi andavano ai politici, immagino.
- Bertarelli, caro mio. - La Bertarelli, sì, me la ricordo.
- Se la scopa ancora? - Shh! C'è mia moglie, abbi pazienza.
Eccoci! Tutto buono qua?
Mi dispiace per ciò che ti è successo, sono il primo a soffrire per questa cosa.
Sì, me lo immagino.
Dopo che lei mi ha cacciato, io ho perso anche la casa, sfratto esecutivo.
Sono sei mesi che vivo in macchina. Io non ho il SUV, ma la Micra, ricorda?
- Hai sempre quella? Gagliarda. - Sì, la Micra.
Carina, piccoletta, ma mi dicono molto comoda, vero?
Mia moglie ha chiesto il divorzio
e dato che non le posso pagare gli alimenti,
perché non ho un lavoro, non mi fa vedere i gemelli.
I gemelli! Me li ricordo, simpatici. Come stanno?
- Bene. - Quanti anni hanno?
- 11. - Avevate un bel rapporto.
- Sempre a ridere, a scherzare. - Anche adesso, mi chiamano "la merda".
Questo non va bene, Alberto.
Devi farti rispettare, tu sei sempre il padre. Come sarebbe?
I gemelli… Senti, facciamo una cosa.
Prendi questi 400 euro,
ti fai una bella cena al ristorante alla faccia mia
e magari compri un regalo ai gemelli, così non ti chiamano più me…
In quel modo, no?
Dai, dai, dai. Dai, non fare complimenti.
Che c'è, sono pochi?
Mi faccio dare qualcos'altro da Benedetta, io più di questi…
Non c'è bisogno, non si disturbi.
Facciamo così, Alberto, facciamo passare il Capodanno.
Mi vieni a trovare con calma in ufficio
e una sistemazione te la trovo, figurati se non ci riesco.
Non mi hai risposto più al telefono.
C'era un processo in corso!
Non potevo parlare con nessuno, conosci l'avvocato De Sanctis!
- [Bruno] È inflessibile. - E ladro.
Gli avvocati fanno quello che devono fare.
Facciamo così, dopo le feste mi vieni a trovare con calma
e sistemiamo tutto, tutto si risolve.
- A tutto c'è rimedio. - In qualche modo sì.
Bruno Amenta si intrattiene con uno degli ospiti della struttura solidale.
- Eccolo qua. - Di cosa stavate parlando?
- Di soldi. - Nel senso di programmazione economica.
Nel senso di investimento, nel senso di innovazione, soprattutto.
Lavoratori licenziati senza giusta causa…
Argomenti non troppo natalizi, direi.
Infatti, visto che io e Alberto siamo italiani,
alla fine di che cosa siamo finiti a parlare?
- Di alimenti. - Nel senso di cibo.
Nel senso di queste meravigliose pietanze che abbiamo qua questa sera.
- Guardate. - Della Bertarelli.
- Della Bertarelli. - [Lisa] Bertarelli?
Il Pastificio Bertarelli,
famoso per i suoi spaghetti trafilati al bronzo, oggi fatti con il tartufo.
- Ti sono piaciuti gli spaghetti? - No.
No, benissimo.
Signori, vi lascio, perché sono arrivati dei dolci meravigliosi.
Ho fatto fare per questa sera un panettone al pistacchio di Bronte con i zibibbi!
Grazie, caro. Arrivederci.
[Lisa] Bruno Amenta è indaffaratissimo.
Lei vuole dire qualcosa per chiudere questo intervento?
Posso bestemmiare?
- [uomo] Io voglio il pandoro! - [Bruno] Ecco qua.
[Bruno] Se state buoni, arriva tutto, basta avere pazienza.
Con calma, due per volta ne posso portare.
Papà, io me ne devo andare.
Abbiamo promesso di stare fino a mezzanotte.
- Sto sbroccando, devo andare. - Non farmi incazzare.
- Papà, ti prego! - Ti prego io.
Vieni con me, riprendi tutto.
Andiamo a vedere che cosa sta facendo il benefattore della serata.
- Non c'è bisogno. - No, anzi, è molto importante.
Questi sono i 400 luridi euro
che questo genio dell'imprenditoria romana mi ha appena messo in tasca
per tenermi buono.
Una prassi che lui utilizza già da tempo
con assessori, portaborse e forze dell'ordine
per assicurarsi appalti, favori e raccomandazioni.
- Gli hai dato i soldi? - Ma va', è un pensiero gentile.
400 euro. Tuo padre mi ha fatto l'elemosina, capito?
- [Renato] Buttali via… - Tieni!
Oh!
- [Benedetta] Fermo! - Ahia!
Che stai facendo, Alberto? Non ti conviene.
[Alberto] Che fai, mi minacci?
Mi hai cacciato senza liquidazione, dopo che al processo mi hai scaricato.
Ho capito.
Vabbè.
Facciamo così, adesso tu te ne vai con questi quattro stracci zozzi che hai!
- Oh! - Bruno!
No, per favore, non roviniamo questa splendida serata di solidarietà.
Vattene a 'fanculo.
- Riprendi. - Smetti di filmare, deficiente.
- Col cazzo che smetto. - Ah, così mi tratti?
- A me? - Buono.
Ti ho scarrozzato e ti ho coperto ovunque.
Tenevo in braccio tua figlia appena nata, mentre te ne andavi a zoccole.
Ti sono stato fedele come un cane e come un cane sono finito,
bastonato e lasciato in mezzo a una strada.
Ecco, bravo, in mezzo a una strada,
perché è in mezzo alla strada che hai fatto la cazzata.
Questo fenomeno ha messo sotto una ragazzina con la macchina!
Poi sarei io l'infame, eh? Assassino che non sei altro!
Ho fatto bene a licenziarti!
Vattene, è Capodanno e dobbiamo stappare lo champagne con questi signori.
- Forza, vai, bello. - Ah, sì? Sì.
- Poiché è Capodanno, sai che facciamo? - [Bruno] Che?
Qua stasera facciamo i botti!
Ha una bomba!
- Oddio! - La faccio esplodere!
La faccio esplodere!
[grida]
Tu riprendi, riprendi tutto!
Che cazzo fai, Albe'? Che fai? Che vuoi da me?
Non voglio più niente da te adesso.
Prima sì, mi aspettavo rispetto e riconoscenza.
Adesso voglio solo che tutti sappiano chi sei, lo sapranno tutti.
È colpa mia se hai investito una ragazzina?
"Se perdo l'aereo, ti licenzio." Te la ricordi questa, dottore?
Io stavo al telefono e ho sentito un botto.
Pensavo che fosse un cane o un gatto. Che c'entro? Che ne potevo sapere?
Bugiardo! Infame!
Vabbè, facciamo così.
Signore e signori, siamo qua con l'aiuto della nostra giornalista.
- Come ti chiami? - Lisa.
Brava. È iniziato il processo sommario
nei confronti dello zelante imprenditore Bruno Amenta.
Alberto, fatti curare da uno bravo, tu non stai bene.
- Bruno, zitto, ha una bomba! - Non ho soltanto una bomba, badate.
Ho pure un bel tumore.
Abbastanza terminale.
Sì, dategli retta. Se gli date retta, questo continua a parlare.
Matteo, il dottore dice che sono un bugiardo.
Purtroppo è vero.
Lo stiamo seguendo noi nel suo percorso,
anche se non si fa molto seguire, vero, Albe'?
Non mi confinerete dentro a un letto a rincoglionirmi di medicine.
Io sono più forte di tutti voi messi insieme.
Davvero date retta a questo?
La smetti? È tutto vero.
È vero?
Mi dispiace, ma abbi pazienza, che ne potevo sapere?
- Non potevo, no? - Tu non sai un sacco di cose, eh?
Oppure fai finta di non saperle?
Meglio fare finta che vada tutto bene, no?
Guarda che bella famiglia che hai.
Tua figlia, caruccia, sono due ore che sta in crisi d'astinenza, te ne sei accorto?
- Sì. - Però fai finta di niente, eh?
Amore, cucciolotta. Sushi, droga e rock 'n' roll.
Alberto, per favore, sii buono.
[Alberto] Quante volte l'ho ripresa quando stava sfasciata
in mezzo a quei quattro cazzo di coglioni compagni di classe suoi.
Non so se ti è convenuto mandarla alla scuola straniera.
A furia di crescere questa generazione bilingue,
sono spuntate a tutti quattro narici.
Stai zitto! Bastardo!
Eccola, è entrata in scena, attenzione,
la signora Benedetta Francesconi in Amenta.
Mia moglie neanche la devi nominare, hai capito?
Chi te la tocca? Già l'hanno toccata in troppi.
Troppo cara per me, ma già dai tempi in cui faceva la escort.
"Escort", sì, parola inglese che significa "zoccola".
[insieme] Ah!
Colpo di scena.
Mia moglie ha tutti i difetti, in passato ha fatto qualche errore,
ma chi è che non li ha fatti?
A te non piace, ma è stata una madre perfetta.
Ha cresciuto mia figlia con tutti i valori.
- Di quali valori stai parlando? - Chi sei tu? Che vuoi?
Ha ragione Remo. Che valori?
Tu sei un evasore fiscale, tua figlia è una tossica e tua moglie è una prostituta.
- Oh! - [Adrian] Alberto, chiedi il riscatto.
- Noi ti aiutiamo. - Sì.
"Chiedi il riscatto"? Siete impazziti?
- [con accento camerunense] Te lo meriti! - Che ha detto questo?
- Che ne so? - Che hai detto, morto di fame?
- A chi? - Pezzente arricchito.
A te! A chi?
[voci indistinte]
- Tornatene al Paese tuo! - Siete tutti scarafaggi!
[Alberto] Com'è che hai detto?
- "Scarafaggi"? - Sì, ho detto "scarafaggi".
Allora, se siamo tutti scarafaggi, come ha detto il dottore,
adesso facciamo una bella disinfestazione, eh?
- [insieme] No! - Fermo, Alberto!
Oh, posa quella bomba. Parla con me.
Che ti devo dire, pupazzetto? Perché non torni in seminario?
Qua la pasta è sempre scotta e il purè puzza di ascelle.
- [insieme] Bravo! - È vero!
È vero, ha ragione, la pasta è una merda.
- Il caffè sa di copertone. - Qui tutto fa schifo!
Ah, fa tutto schifo qui?
Noi qui facciamo il massimo con quel poco che ci danno.
Mi faccio un culo così 16 ore al giorno per portare avanti questa baracca
e lo faccio per voi!
Siete degli irriconoscenti.
- Ma chi ti si incula? - Torna a fare il servo dei padroni.
- Vai, vai. - Vai a fare il pastorello nel presepe.
- Vai. - Vai, vai, cammina.
[ΜΑΚΡΥΝΕΣ ΦΩΝΕΣ]
- Scodinzola, bravo! - Infami! Merde!
[voci indistinte]
Merda! Hai capito?
[voci indistinte]
- [uomo] Mortacci tua! - [uomo 2] Merde!
[uomo 3] Infami!
[voci indistinte]
[insieme] Otto, sette, sei,
cinque, quattro, tre,
due, uno…
[voci indistinte]
[uomo] Ragazzi, stiamo calmi. Ok?
[voci indistinte]
E tutti che scappano a destra e a sinistra.
[voci indistinte]
[suona "Jingle Bells" di James Lord Pierpont]
[Bruno] A volte mi domandano cosa rappresentano per me queste feste.
Natale, Capodanno, la Befana.
Mi chiedono se per me rappresentano amicizia, amore,
solidarietà, stare insieme.
Niente di tutto questo,
perché in realtà a me di queste feste non me ne frega un emerito cazzo.
Non mi frega niente di mia moglie, che tradisco continuamente,
con tutte le zoccole che incontro, di tutte le razze, comprese le trans.
Non mi frega niente di mia figlia.
Non mi preoccupa se si droga,
perché non sono nemmeno sicuro che sia figlia mia.
Non mi frega niente dei miei dipendenti.
Anzi, mi danno anche un certo fastidio fisico.
Non mi frega un cazzo delle istituzioni,
dei lavoratori, dei poveracci che non arrivano a fine mese,
della gente malata, degli extracomunitari, dei vecchietti,
dei bambini, delle forze dell'ordine, di questa città,
del mio Paese.
In realtà…
non mi frega un cazzo di niente.
Questa… è la verità.
[suona "Jingle Bells" di James Lord Pierpont]
[Bruno] Adesso muori.
[voci non udibili]
[notifica SMS]
Io vado, ci vediamo al ristorante questa sera.
Solito rituale? Ristorante segreto fino alla fine?
Cambiamo rito dopo 25 anni?
No, decidi tu, come sempre.
Se non ti va, puoi dire di no e mi fermo a lavorare.
Non siamo obbligati ad andare per forza, io ho un milione di cose da fare.
No, per me va bene, ho già consegnato il pezzo al giornale.
[Sonia] Allora…
buon San Valentino.
[Gianni] Buon San Valentino.
Salve, vorrei prenotare un tavolo per questa sera sul presto,
alle 19:00, se possibile.
- Sì, va bene anche 19:15, certo. - Buongiorno.
Un tavolo appartato, per cortesia.
Vorrei evitare i fiumi di melassa dei finti innamorati intorno a noi.
Sì, grazie.
- Buongiorno. - Salve.
Ehi, ho prenotato sul presto, alle 19:00.
[Gianni] Mi passi a prendere e mi ci porti bendato o mi mandi l'indirizzo?
Dipende dal lavoro, ci aggiorniamo dopo. Alzati, è tardi.
Ok, ciao.
Perché la tradisci, se la ami ancora? Perché non mi lasci in pace?
[rintocchi di campana]
Sai qual è il nomignolo romantico che usa quando vuole essere un po' carina?
"Ehi." Capisci?
Non ci vediamo mai.
Oggi perché è San Valentino, altrimenti lei cena presto con i clienti.
Io non è che non la ami o la ami di meno, la amo in modo diverso.
Che vuol dire "diverso"? Non vuol dire niente, che c'è di diverso?
"Diverso" significa diverso,
però non te lo so spiegare quanto è diverso.
Quello che so…
è che io metto il mio naso sul tuo collo e respiro, capisci?
Quindi tu dici che è normale amare anche qualcun altro?
[Clarissa] Qualcun'altra?
È quello è successo a me con te.
Sì, magari è solo una sbandata che poi passa.
Una sbandata che dura da quanto, amore mio? Mmh?
Da quando mi hai detto:
"Scusa, non ho gli occhiali. Che c'è scritto qui?"
- Tu hai risposto: "C'è scritto…" - [insieme] "Il mio numero di telefono."
Allora dici che è per sempre?
Io non lo so se è per sempre.
"Per sempre" è una parola che bisogna usare con grande cautela.
Però sì.
Magari non da chiudere subito con Sonia e ufficializzare con te,
magari non adesso, però sì.
Perché non passi almeno il San Valentino con me?
Cosa te ne frega del San Valentino? È una cosa così scontata, che festa è?
È la festa degli innamorati,
non di quelli incatenati a un matrimonio scaduto.
Clari.
Clari, ascolta.
Forse un modo per passare il San Valentino insieme c'è,
tanto Sonia mangia presto e sta al tavolo massimo mezz'ora.
Facciamo così, io mi invento una scusa.
Alle 21:30 la lascio lì e vengo al ristorante con te.
Mmh?
Vediamo.
Vediamo se sei capace.
Che ti importa di San Valentino? È una cosa così commerciale e banale!
Gianni, io sto con te da quando avevo 19 anni.
Non ho mai festeggiato San Valentino.
Me ne frego del Natale, della Pasqua,
però, se permetti, per una sera mi vorrei sentire una persona normale, anche banale.
Abbiamo fatto un Capodanno insieme.
Quando Sonia si è presa il Covid. Gianni, ma che dici?
- Clari, ascolta. - No, ascolta tu.
So che mi vuoi dire, che tu non mi hai mai promesso niente,
che non mi hai mai promesso che saresti uscito di casa subito,
che non mi hai promesso le cene fuori, le feste di compleanno
e il San Valentino, ma non per questo io non ci ho sperato.
[Clarissa] Non mi sono mai sentita l'amante tappabuchi
e lui non mi ci ha mai fatto sentire.
È solo che…
Boh, certi giorni è proprio dura.
Tu sai benissimo che questi giorni non contano niente,
però ti dovrebbero aiutare a capire certe cose.
Perché non ti liberi da questa prigione?
Lui dice che la ama in modo diverso,
ma che vuol dire "diverso"?
Senti, perché non passi? Così ne parliamo dal vivo.
- Ho un'ora libera, il capo è in riunione. - Va bene, dai.
Cinque minuti e arrivo, ok?
[suona "All the things that we wished" di 8THSIN e Mandragora]
- Ciao. - Ciao.
Buon San Valentino.
- Ho ordinato tè verde anche per te. - Va bene.
Mi dici che faresti in questi giorni senza di me?
Te lo dico io, staresti a casa a guardarti Notting Hill per la 20esima volta.
Mi vedi così sfigata?
No, Clari, è che io non ti capisco più.
Sai per quanto tempo ho accettato la tua indecisione.
Mi sembrava quasi eccitante contenderti con un uomo.
Però adesso basta.
Sono passati troppi anni, non ce la faccio più.
Dani, lo sai, io sto bene con te.
Tu mi fai sentire protetta.
È solo che io voglio lui.
Lo vuoi perché non ce l'hai.
Forse è così. Non ho la controprova, purtroppo.
Ma noi stiamo così bene. Viaggiamo, ridiamo…
Facciamo l'amore così bene! Come facciamo l'amore?
Ti sposerei subito, andiamo a New York!
Festeggiamo tutti i San Valentino che vuoi, dato che ci tieni tanto.
Dani, come faccio? Io credo di non amarti.
Se potessi scegliere, io ti amerei pure.
Ti amerei.
È che sono innamorata di lui, Dani.
Stai con me stasera, è San Valentino. Io ti amo per davvero.
Se no non mi vedi più.
- L'hai già detto. - Stavolta è vero.
- Neanche come amica? - Come niente!
Non mi vedi più, punto.
[Daniela] Sonia!
[Daniela] Eccomi.
Sono riuscita a spostare la conferenza per l'evento di martedì 18 a lunedì prossimo,
ma io aspetterei un giorno per fare il lancio d'agenzia.
Sì, anche perché oggi è il 14 febbraio.
Tutti i social media e i siti sono pieni di cuoricini.
[ridacchia]
- Tutto bene? - Mmh?
- Stai bene? - Sì.
Sì, ho solo fame, perché stamani non ho fatto colazione.
Ti va di andare a mangiare un boccone fuori?
Non ho voglia di mangiare qua oggi.
Va bene.
Ogni tanto abbiamo bisogno di mettere la testa fuori dal lavoro, no?
Sei tu che parli sempre di lavoro, come se non volessi pensare ad altro.
- Salve. - Buongiorno.
- Quello è libero? - Sì, ve lo faccio finire di preparare.
Grazie.
[Daniela] Immagino che tu abbia pianificato tutto per stasera
o questo l'hai lasciato fare a tuo marito?
Perché, volevi invitarmi a cena tu?
Grazie. Possiamo avere due insalate di farro?
- Subito. - Grazie.
Comunque sì, ho organizzato già tutto io.
Tu? Sono due anni che lavoriamo insieme, ma io so così poco.
Che vuoi sapere?
Con chi passerai il tuo San Valentino?
Io detesto San Valentino.
Io non lo so più se lo detesto oppure no.
Comunque, qualcuno ci sarebbe.
Una persona che mi ha proposto di fare…
Chiamiamolo "il secondo turno", per essere elegante.
Persona uomo o persona donna?
- Che differenza fa? - Nessuna.
È un po' che ti osservo, non avevo il coraggio di chiedertelo.
- Ora l'hai trovato. - E tu non hai risposto.
C'è bisogno che io risponda?
Ho trovato sempre molto più affascinante la complessità femminile, più…
Non so, è più sfumata, più… sexy.
Sembri comunque felice con tuo marito.
Beh, diciamo che "felice" è una parola un po' grossa.
Gianni c'è, c'è sempre stato ed è una parte importante, però…
"Però"?
Se non fossi una mia dipendente, non avrei esitato ad approfondire.
Gianni ti trascura?
Ovvio, come chiunque dopo 25 anni, ma non è questo il punto.
- Sono io che sono strana. - "Strana" come?
Eravamo a Milano all'Expo, un pomeriggio caldissimo.
[Sonia] A un certo punto ti sei avvicinata a me per mostrarmi un documento
e non lo so, avevi un odore, un profumo
che mi ha scombussolata, mi ha confusa…
ed è ancora così.
[Sonia] Ti ho messa a disagio?
Temi che ti denunci per molestie sul lavoro?
Per quello devi essere più pesante.
- Grazie. - Grazie.
- Quindi tu e Gianni siete in crisi? - Magari.
Le crisi hanno qualcosa di affascinante, in fondo, no? Di burrascoso.
Diciamo che noi siamo calma piatta.
È bello il mare in tempesta, però poi ci tuffiamo solo quando è piatto.
Non ti facevo così poetica.
Visto? È bastato un pranzo.
Però stasera cenate insieme, no?
Certo, solo che è una cosa fatta un po' per inerzia,
tipo una liturgia inevitabile.
Il pranzo lo offro io.
Che faresti, se scoprissi che Gianni ha un'amante?
Gianni? Non ci crederei, è troppo pigro per gestire due donne.
E se io ti dicessi che sono l'amante di Gianni
e che lui mi ha proposto di venire da me dopo aver cenato con te,
come reagiresti?
Beh, al posto tuo gli darei un bel calcio in culo.
Una come te non fa il secondo turno a nessuno, no?
E al posto tuo?
Non lo so, ne sarei sorpresa.
Solo sorpresa? Un po' poco, no?
Senti, stavo pensando proprio tanto a questa location misteriosa.
Non è che quest'anno si potrebbe sapere la zona della nostra cenetta romantica?
Come mai vuoi saperlo quest'anno?
L'anno scorso ero dall'altra parte della città.
Ci ho messo un'ora mezza ad arrivare. Stavolta mi farei trovare nei paraggi.
Conosci le regole, ti dico tutto all'ultimo momento.
È confermato almeno l'orario scandinavo 7 pm?
Non aprono prima. Incivili.
Perché tutte queste domande? Organizzi qualcosa per il dopocena?
No, ma quali piani? Al massimo a dormire, sono distrutto.
Sarà una bellissima sorpresa, ti messaggio alle 6 pm.
- Ok, ciao. - Ciao.
Che fatica la vita.
Che fatica.
Buonasera, vorrei prenotare un tavolo per questa sera.
Ore 21:30, per due, Lucchi.
Un tavolo molto riservato, se possibile.
Sì, sì.
Sì, certo, a lume di candela.
Poche candele, ok?
Va bene, grazie.
[Clarissa] Pronto?
Amore mio, per le 21:30 tavolo confermato in un posto super romantico
che ti farà perdere la testa.
Non voglio cenare con te dopo che hai cenato con tua moglie, è umiliante.
Non hai capito, ho annullato tutto con mia moglie per stare solo con te.
Hai annullato il San Valentino con Sonia?
Altrimenti non te l'avrei detto, no?
Ti amo, ti amo! Ti richiamo.
[espira]
Che fatica.
Aspetta.
Clari.
Ha annullato il San Valentino con la moglie, lo passa con me!
Lo sapevo, lo sapevo!
Mi dispiace, non posso stare con te stasera, scusami.
Clarissa, non mi puoi mollare così.
Dani, dai, non drammatizzare. Lo sai, io ti voglio bene.
Sei la persona a cui voglio più bene al mondo.
Ti amo, anche, è solo che… ti amo in modo diverso.
Che dici? Non esiste l'amore diverso, l'amore è uno solo.
Perché non vieni un attimo qui sotto l'ufficio? Ti devo dire una cosa.
Te la devo dire di persona.
Va bene, arrivo, ma cinque minuti, perché poi devo scappare dal parrucchiere.
Va bene, ciao.
Non devi credere a una parola di quel bugiardo.
Ti sta prendendo in giro come sempre. Stasera è a cena con la moglie.
- Lo so, fidati. - Come lo sai?
Ero fuori a pranzo con Sonia, me l'ha detto.
Eri fuori a pranzo con Sonia? Perché? Tu pranzi sempre in ufficio.
Mi ha invitata lei.
- Mi doveva parlare di una cosa. - "Di una cosa"?
Sì, una cosa di lavoro. Comunque, stasera è a cena con il marito.
Che hai? Ti vedo tutta agitata.
Non ho niente, Clari.
- Ho solo paura di perderti. - Mmh.
Stai a cena con me stasera.
Hai una storia con Sonia?
Sonia sta con il marito e non si lasceranno mai.
Se mi prendi per il culo, non mi vedi più.
Sei tu che non mi vedi più, se non vieni a cena con me stasera.
Non mi hai risposto. Hai una storia con Sonia?
No, però ci ha provato, per sfizio.
Io non ci sono stata.
Per ora.
Sto andando a un centro benessere. Ti piacerebbe accompagnarmi?
Vuoi sedurre l'amante di tuo marito?
Tu cosa vuoi? Vuoi che te lo lasci oppure vuoi solo farmi ingelosire?
Vorrei che tu fossi felice con tuo marito.
Quindi? Vieni sì o no?
♪ Ma perché, perché penso sempre a te ♪
♪ Ma perché se sogno, sogno te ♪
♪ Immaginando, immaginando ♪
♪ Che ti sto baciando Stretta stretta in braccio a me ♪
♪ Ma chissà, chissà ♪
♪ Cosa mai sarà ♪
♪ Che cos'hai che un'altra non avrà ♪
♪ Mi son trovato innamorato ♪
♪ All'improvviso accanto a te ♪
♪ Ne conosco centomila, ma mi piaci tu ♪
♪ E con te ci sto bene veramente ♪
♪ Tu sei differente ♪
♪ Ma perché, perché penso sempre a te ♪
♪ Ma perché non vivo senza te ♪
♪ Amore, amore, ti voglio bene ♪
♪ Sai che son sincero ♪
♪ T'amo per davvero ♪
♪ Ma perché, perché, perché ♪
Quindi stasera vedrai Gianni dopo di me?
Non te ne frega niente che tuo marito ti tradisca?
Gianni non mi tradisce.
Prova a spostare la cena alle 21:00, vedi come reagisce.
Perché ti interessa tanto il mio matrimonio?
Perché non credo a questo tuo improvviso interesse nei miei confronti.
Fai male a non credermi.
[cellulare]
- Ehi. - [Sonia] Ehi.
Dobbiamo spostare il nostro San Valentino.
Mi è entrata una call importantissima dall'America proprio per le 19:00.
Ma come, scusa? Era già tutto organizzato.
- Non puoi spostare la call? - Si tratta di un'ora e mezza.
È un affare importante e non voglio rinunciarci.
Tanto comunque abbiamo tutta la notte per noi, no?
Sì, è che…
io avrei preferito rimanere sull'orario scandinavo,
anche perché dopo devo andare a dormire da mia madre.
Come da tua madre?
A San Valentino? Non mi avevi detto niente.
Hai ragione, scusami.
È il giorno di riposo della badante e mia madre non può dormire da sola.
Certo.
Provo a spostare la call e ti faccio sapere.
- Ok, grazie. - Ciao.
Porca troia!
Potrebbe essere vero.
[Gianni] Amore mio, potrei avere un piccolissimo problema.
Non è ancora detto, però mi ha chiamato la badante di mia madre,
che non si può fermare oltre le 21:00.
Mia madre non è autosufficiente.
Non me ne frega un cazzo di tua madre, di tua moglie, della badante, eccetera.
Non accetterò altri ripensamenti o vaghezze di nessun tipo da parte tua.
O questa relazione prende il volo e diventa ufficiale
o prendo il volo io da sola!
Ho tante opzioni
e credimi, c'è anche qualcuno di molto appassionato
e disponibile a fare le cose serie.
Non posso più sprecarmi per una relazione sterile senza futuro.
Clarissa, calma! Che hai?
Scusami, quali altre opzioni? In che senso, scusa?
Niente, cose mie.
Comunque, tu ancora oggi sei la mia prima scelta,
ma se salta stasera non mi vedi più.
Ok, amore, hai ragione. Ci penso io, provo a invertire…
Cioè, a intervenire e anticipare. Mi invento qualcosa con la badante.
Non lo so, le offro dei soldi, adesso vedo.
In caso, se noi anticipassimo?
Se noi la cena la facessimo intorno alle 19:00?
Non mangio con le galline!
Vabbè, ma le galline mica mangiano…
Io voglio sapere chi ha inventato questo giorno inutile,
buttato lì in mezzo a febbraio, a cazzo, completamente!
Che fatica!
[Daniela] Ehi.
Che succede?
Secondo te?
Gianni è tornato un'altra volta vago, inconcludente.
Adesso vuole cenare alle 19:00.
Non voglio passare il mio San Valentino
cenando all'orario del reparto geriatrico del San Camillo.
Perché?
Perché ti sta dicendo l'ennesima cazzata.
Piccola.
Vieni qua.
[Sonia] Chi è quella ragazza?
- Quale ragazza? - [Sonia] Quella che stava piangendo.
È mia cugina, era disperata.
- Si è lasciata con il fidanzato. - E tu sei disperata?
In che senso?
Immagino che non sia proprio una cuginetta di primo grado, vero?
Non capisco la domanda.
Mi spiego meglio.
[Sonia] Se volessi rinunciare alla mia serata con Gianni
e trascorrerla con te?
Ti direi che ho già un altro impegno, come te d'altronde.
Gianni non è un problema che ti riguarda.
Invece sì.
Tu non sai neanche quanto.
Sonia, tu andrai a cena con tuo marito, perché non è me che vuoi, non veramente.
Sei solo eccitata dalla novità e da questo mio rifiuto.
È stato bello baciarti, ma è già finito.
Vieni a cena con me.
Non vado a cena con donne sposate.
Speravo che fossi meno convenzionale di me, almeno tu,
soprattutto visto come hai abbracciato la tua cuginetta.
La cuginetta è l'amante di tuo marito.
È una ragazzina.
Ha 24 anni.
Gianni ha un'amante di 24 anni?
- È bellissima. - Sì, è molto bella.
Va bene, non importa.
[Gianni] Ehi.
Ho annullato la call con l'America, per cui è confermato alle 19:00.
Meno male, grazie. Stavo impazzendo a trovare una sostituta.
Comunque, la licenzio quella stronza di badante.
Anzi, puoi anticipare? Perché dobbiamo parlare.
Sì, certo. Di che si tratta?
È arrivato il momento di dirci delle cose.
In che senso, scusa? Perché hai questa voce?
- Ne parliamo a cena. - Ho capito, ma non puoi lasciarmi così.
Gli dico tutto, che sono infelice, che siamo una coppia stanca
e mi assumo questo rischio.
Poi sono libera di passare la serata con te.
Almeno forse per una volta vivo un San Valentino vero.
Mandi il tuo matrimonio all'aria a San Valentino.
Basta ipocrisie, basta perbenismo, basta paura.
Ora tocca a te.
[cellulare]
- Pronto? - Amore mio, scusami.
Sono riuscito a risolvere tutto.
Ho licenziato la badante stronza e trovato una sostituta in tempi record.
Ora la accompagno a casa di mia madre e gliela presento.
Quindi?
Quindi niente, la nostra cena è confermata alle 21:30.
Cos'è questa voce? Sembra che tu mi stia invitando a un funerale.
No, niente.
Pensavo fosse più semplice organizzare una cena,
invece sembra che questo San Valentino sia un delirio.
Alla fine, è una sera come un'altra.
Sì, però sarebbe la festa degli innamorati.
- O no? - Sì, certo.
Vabbè, dai, niente. A dopo.
- Ciao. - Ciao.
Dani, scusa, mi ha appena richiamato Gianni
e ha confermato tutto per stasera.
Mi dispiace, e lo so…
che rischio di non vederti più.
Non sai quanto mi fa male.
È solo che devo dargli un'altra chance.
Ti voglio bene.
[Daniela] Va bene.
Pazza tu, pazza pure io.
Vengo a cena con te, dopo che avrai parlato con tuo marito.
- In che ristornate andate? - Carnale.
[suona "You are so beautiful" di Joe Cocker]
- Salve. - Buonasera.
Buonasera, grazie.
- Ciao. - Ehi.
Ti piace?
Sì, è bello.
Che succede?
Perché avevi quella voce al telefono?
Gianni, tu mi ami?
- Perché me lo chiedi? - Rispondimi.
Tu lo sai cos'è l'amore dopo 25 anni insieme?
Io non lo so.
Vuoi sapere se mi batte il cuore, quando ti vedo la mattina struccata?
No, non mi batte.
Vuoi sapere se mi manchi quando non ci sei o quando parti per lavoro?
No, non mi manchi. Anzi, io sto piuttosto bene da solo.
- Ok, basta. - No, fammi finire.
Vuoi sapere, però, come mi sento
quando sento la tua voce incrinarsi o ti sento distante?
Quando mi dici che dobbiamo parlare?
Mi sento cadere il mondo addosso.
Oggi ho pensato che mi volessi lasciare.
Quindi, ti amo?
Non lo so,
ma so che è il 14 febbraio e noi siamo a cena insieme come negli ultimi 25 anni.
San Valentino è strano.
Quando sei in coppia lo vivi come una tassa da pagare, no?
Poi pensi di passarlo da solo e ti sale l'angoscia.
Io non ti ho fatto nessun regalo, non ci ho proprio pensato.
Nemmeno io e non pago neanche la cena, dividiamo.
D'accordo, ci sta.
Dividiamo, tanto non è la nostra festa. Guardali.
È la festa degli innamorati e non siamo noi.
Noi ci amiamo, è diverso.
Sei l'unica che conosco che ha regalato un diamante a un uomo
per chiedergli di sposarlo.
E tu l'unico uomo che si è emozionato di fronte a questa stravaganza.
- Era un bellissimo anello. - L'ho disegnato io.
- Della misura sbagliata. - L'hai messo comunque.
Lo porto ancora, guarda.
Anche con la tua amante?
Non rispondere, dammi la mano.
Era giusto che tu sapessi.
Clari, io non ce la faccio più a stare in mezzo a questo casino,
tanto tu continuerai a fare l'amante di quello.
Adesso ti saluto, me ne vado a casa a guardare Notting Hill.
Clarissa, aspetta!
Oh!
Aspetta, calmati.
Ci parlo io.
[Sonia ride]
Ciao, Sonia.
[Sonia] Daniela, anche tu qui?
Che coincidenza, siamo sedute al tavolo accanto al vostro.
Conosci mio marito? Gianni, Daniela.
- Piacere. - Piacere.
- Buon San Valentino, signora. - Sonia.
Io sono Clarissa…
la fidanzata di Daniela.
Piacere, Gianni.
Bellissima coppia.
- Cena di San Valentino? - No, quella è per gli innamorati.
Noi stiamo insieme da 25 anni, quindi…
- Voi? - Noi festeggiamo.
Daniela mi ha chiesto di sposarla a New York e io ho accettato,
perché credo che Daniela sia l'unica persona
che mi abbia mai amata davvero.
Che bello sentire tutto questo trasporto. Allora l'amore vero esiste!
Quando il sentimento è sincero, non si può resistere.
[Sonia] Sei fortunata, Clarissa.
Conosco le qualità di Daniela al lavoro e non sapevo fosse anche così romantica.
- Già. - Io non sapevo di Daniela.
Neanche che lavoraste insieme.
- Vabbè, buon San Valentino. - Grazie.
- Congratulazioni. - A voi.
- Grazie. - [Sonia] Anche a te, Daniela.
- Anche a te, Sonia. - Ci vediamo domani in ufficio.
- Come sempre. - [Sonia] Buona cena.
Anche a voi.
♪ Ma perché, perché penso sempre a te ♪
♪ Ma perché se sogno, sogno te ♪
Li offre il direttore a tutti gli innamorati.
Grazie.
- Grazie. - A voi.
♪ Immaginando ♪
♪ Che ti sto baciando stretta stretta in braccio a me ♪
♪ Ma chissà, chissà ♪
♪ Cosa mai sarà ♪
♪ Che cos'hai che un'altra non avrà ♪
♪ Mi son trovato innamorato ♪
[Erica] Vattene.
Vattene.
Vattene via.
Vattene, ti prego, te ne devi andare.
È tutta colpa tua.
Tutte le cose orrende che mi sono successe nella vita sono colpa tua.
Tu sei il male, devi sparire. Non ti voglio vedere mai più.
- Erica, per favore… - "Erica" un cazzo!
- Perché fa così? - Esci fuori! Vattene a 'fanculo!
Vai a fare quella trasmissione di merda, levati dal cazzo!
Sta' buona, dai!
- Ti devi calmare! - Aspetti fuori, ci pensiamo noi.
Fatti un pianterello, dai, piangi! Stronza!
- [infermiera] Se continui, devo sedarti. - "Sticazzi"!
- Respira. - Porta fuori sua sorella?
- Se no non se ne esce, grazie. - Non me la dovete far vedere!
- Ascoltami… - Basta!
Allora, come va?
Signora Spinesi, qui c'è poco da rimanerci male.
Sua figlia in questo momento è incapace di calibrare i rapporti, diciamo.
Eh, "diciamo", sì.
Io sono scioccata, perché prima non parlava, non parlava
e adesso si è sbloccata tutta insieme.
Mi insulta. Hai visto?
Una settimana fa si è mandata giù mezzo chilo di pasticche.
- Lo so. - Avrebbero steso un elefante.
Sua figlia l'abbiamo ripresa per i capelli.
Viene anche da anni di anoressia.
- Vabbè, dai. - Margherita, le cose vanno dette.
Non dire…
Il padre dove sta? È possibile che non sia mai venuto?
Il padre sta a Los Angeles.
- Come faceva a venire? - Con l'aereo.
- Davide, non fare lo stronzo. - No, lo faccio.
- Non ti ci mettere pure tu. - Le cose vanno dette.
- Non è il momento. - È sempre il momento.
Perché dottoressa, non so se lo sa, ma mio marito è Mathieu De Bilde.
- È il CEO della Draxler. - Ah. Eh…
È l'amministratore delegato. Vabbè, non è potuto venire.
Le pare normale che a uno gli si suicida
la figlia e non corre al capezzale?
No, francamente non mi pare normale.
Vabbè, non si è suicidata.
- Ha provato a suicidarsi. - Margherita…
[Margherita] Mathieu, da sola con Erica non ce la faccio.
Lei ha bisogno di te, di suo padre!
Quindi organizzati, rivedi questo schedule e torna, torna da tua figlia, subito.
Ciao.
[voce non udibile]
[voci indistinte]
- [donna 1] Buongiorno! - [donna 2] Auguri!
[in romanesco] Levatevi dal cazzo.
Sta arrivando.
- Da parte di tutti noi. - Buona Festa della Donna!
"Festa della Donna" un cazzo! Portali a tua moglie.
- Ma io sono scapolo. - Andiamo, scapolo.
[Margherita] Gli faccio vedere io.
- [Martino] Inizia Margherita da sola? - [Paolo] Sì.
- Sa che deve leggere questa roba? - Quando arriva, glielo diciamo.
- [Martino] Quindi non è detto. - No, è detto.
- Sì, voglio proprio vedere. - Andiamo in diretta tra poco.
Non perdiamo tempo! Possiamo microfonare Martino, intanto?
Abbiamo fatto le ultime modifiche e ti abbiamo gobbato tutto.
- [Susan] Ciao, Marghe. - Ciao.
Tu stai scherzando, spero. È uno scherzo, no?
- Non scherzo mai quando lavoro. - Ah.
- [Paolo] Questo ritardo? - Ringrazia che ci sono.
Meglio tardi che mai, ti stavamo aspettando per la lettura copione.
Bene, leggiamo il copione, così mi spiegate che cos'è questo.
- Questo. - Falli stare buoni!
Voi ieri mandate in onda quel servizio vergognoso sulle donne,
pestando una merda colossale,
e io oggi, che porca puttana è pure l'8 marzo,
devo metterci la faccia chiedendo scusa al pubblico? No!
Queste cose che avete scritto io non le dico! Non le dico!
Scusa, Margherita, che cosa significa "voi"?
L'ok alla scaletta l'hai dato anche tu.
Certo, ma si parlava di un decalogo della donna ideale.
Mi aspettavo ironia e sagacia, non la porcata che avete mandato in onda!
C'era molta ironia, ma un certo tipo di pubblico non ha voluto coglierla.
[Margherita] Ho visto che non l'ha colta, forse era un po' troppo sottile.
Che poi è la solita ironia di dire alle donne di vestirsi da troie
per resuscitare il maritino stanco dal lavoro.
C'era la musica, era tutto sopra le righe!
Quale musica? C'era quella che faceva la lap dance sulla tavola da stiro!
[Margherita] Era una cosa vergognosa!
Si chiama pole dance. Strano che tu non la conosca, va di moda.
Mmh. Tra chi va di moda? Tra le tue amiche va di moda?
Se invece di leggerti la scaletta, ti fossi letta il copione,
avresti trovato scritto proprio tutto.
Senti, brutto…
- [Paolo] No, per favore! - Non mi parli con quella faccia!
- Lui lo fa apposta, mi provoca! - [Paolo] Diamoci tutti una calmata.
[Paolo] Sicuramente si poteva fare di meglio,
potevamo stare tutti più attenti a prevedere le polemiche.
Certo.
Ognuno di noi si può trovare a dovere gestire fasi difficili della propria vita.
"Fasi difficili"?
Tu sai quello che io sto passando in questo momento, no?
Lo so e mi dispiace,
ma il servizio è stato lanciato da te, il volto femminile del programma.
Mi dispiace, ma bisogna metterci la faccia.
Io ce la devo mettere la faccia?
Ricordo la tua battaglia per firmare la trasmissione come autrice,
perché ti sentivi sminuita, ghettizzata.
Hai ottenuto quello che volevi.
Il tuo nome è il primo tra quelli degli autori, prima del mio,
che sono 20 anni che lavoro qui.
- È per questo che ti rode il culo! - No, per niente.
Se c'è qualcuno alterato qui, francamente mi sembri tu.
Io vi sembro alterata? Io ti sembro alterata?
Il giusto.
[Margherita] Che cazzo ti ridi?
Avete la più pallida idea del sacrificio, dell'impegno, del lavoro
che ci ho messo per costruire ciò che rappresento per il pubblico femminile?
Sì, ce l'abbiamo un'idea.
Sapete anche dov'ero ieri
e perché in questi giorni non posso fare la lettura copione.
Io non ci vado in diretta a prendermi una colpa non mia.
Io non prendo una colpa che non è mia!
[Loris] Ma quale colpa?
È un'ammissione di responsabilità collettiva
che tu, in quanto leader della trasmissione, ti devi prendere.
Stai zitto, tu sapevi benissimo tutto e non mi hai detto niente.
Sei stato tu a insistere perché io lanciassi il servizio.
Cocca, non ti rigirare la frittata, perché con me non attacca.
- "Cocca"? Mi chiami "cocca"? - Mmh.
Spiegatemi perché non l'ha lanciato Martino il servizio!
Adesso che c'entro io?
- [Margherita] Mmh? - Perché tu, in quanto donna…
"In quanto" cosa, scusa?
Lo sai, quelle parole in bocca a un uomo avrebbero avuto un altro effetto.
- [Margherita] Lo vedi? - [Paolo] Cosa?
Che questo servizio avrebbe dato fastidio a tutti.
Ti metti a fare la complottista adesso?
- Sei un maschilista di merda! - Non cominciare nemmeno a provarci!
- [uomo] Susan? - [Margherita] Maschilista!
- 45 minuti alla diretta. - [Paolo] Non ti conviene.
- Te lo dico in faccia! - Scusate, tra 45 minuti siamo in diretta.
[Susan] Evitiamo di mandare tutto all'aria?
Infatti! Margherita, Susan ha ragione.
[Loris] Noi qui facciamo La nostra Italia.
Diamo consigli alle casalinghe sulle tisane macrobiotiche
e sulle liposuzioni
e tu vuoi metterti a fare la paladina delle donne?
No, Loris, io non intendevo dire che Margherita ha torto.
- Insomma… - Non ci capiamo.
Se voi non riscrivete questa roba
e vi prendete voi la responsabilità per una volta, voi uomini,
io sai che faccio?
Vado in onda in diretta e dico la verità.
Mmh? La verità! Voglio vedere.
Io credo che Margherita abbia ragione.
Scusa.
Ora parla pure la ragazzina e non la finiamo più.
Quella è la quota rosa. Ha diritto di parlare per legge, capito?
- [Paolo] Vuoi dire la verità? - Sì, la verità.
- Adesso ci divertiamo. - Ora si menano proprio.
Ho capito.
Tutti fuori, vi chiamo io quando siamo pronti.
- Perché? - Parli troppo, fuori!
- Stai calma. - [Susan] Dai, forza, andiamo!
Brava, falli uscire.
- Forza! - [Paolo] Allora di' la verità.
Però non sulle cose inutili, perché non frega niente a nessuno
sapere dove ti sei fatta l'ultima blefaroplastica
o dove in Sardegna hai speso 1.000 euro al giorno l'estate scorsa.
Qua servono verità grandi, capito? Devi rivelare segreti di Stato.
- Cosa stai dicendo? - È importante dove dici questa verità.
Qui in televisione? Direi di no.
A puntate su una piattaforma?
O vogliamo fare un bel tweet? Bello conciso, lapidario.
No, posti un bel video come hai fatto il mese scorso con le amiche tue,
mentre facevi il balletto.
Era fortissimo, funzionava! Cos'era?
♪ Bongo la ♪
[insieme] ♪ Bongo cha cha cha ♪
Hai visto quanti like?
- Hai visto quanta verità? - Paolo…
Soprattutto, è importante come vuoi dire questa verità!
[Paolo] Ti fai una bella cantatina? Oppure fai un balletto?
Che parole vuoi usare? Parole tue o di un poeta?
Oppure puoi citare un musical americano. Questa è un'idea, facciamo un bel musical!
- Lo scrivo io. - Lo scrive lui!
Un musical sulla verità, con protagonista Margherita Spinesi.
Ma stai attenta, Margherita, perché la verità si trasforma.
Appena la dici, diventa il mezzo tramite cui la dici.
La verità diventa TV, diventa social, diventa niente!
Smettila, basta, sei uno stronzo!
Se tu vuoi fare la paladina delle donne,
prima di tutto devi diventare una donna tu!
Guarda che io sono una donna con la "D" maiuscola
e ho più coglioni di te!
Appunto! Appunto!
Le donne, però, i coglioni non ce li devono avere.
Hanno forza, fascino, bellezza, arte, intuizione, intelligenza,
ma la natura proprio non le ha fornite di testicoli.
Mi fa profonda tristezza che tu, invece di cercare te stessa,
ti metti a fare a gara con un uomo per chi ha più coglioni!
Tu sei un poveraccio. Tu sei un poveraccio!
Sai perché? Parli di massimi sistemi
perché non sai risolvere questa situazione.
Questa è la tua verità! Tu questa situazione non la risolvi!
E la tua verità è che purtroppo per tutti tu sei un'autrice di questo programma
e quello che va in onda è una tua responsabilità!
Bada bene che se vai per vie legali, l'azienda ti fa a pezzi.
[voci indistinte]
- Davide, come sta? - Le hanno fatto un'altra flebo.
- Le hanno dato qualcosa per calmarla. - Secondo te, posso parlarci?
- Sta dormendo. - Ah.
Magari la chiamo dopo la trasmissione.
No, meglio di no. Lasciala stare per qualche giorno.
È mia figlia, come faccio a lasciarla perdere?
Perché mi sta facendo questo?
Perché è arrabbiata. La dottoressa ci ha parlato e ha detto che…
Vabbè, che è arrabbiata. Ha pure ragione.
Davide, non ti ci mettere pure tu.
Io tra un po' devo andare via, tanto qui Erica è monitorata.
- Non puoi aspettare che torno io? - No, ho da fare, te l'ho detto!
Io sono lo zio, non sono né il padre né la madre!
Perché mi tratti così?
Perché ci dovete pensare due volte, prima di fare i figli!
Che cazzo li fate a fare, se poi non gli volete stare dietro?
Susan, manca mezz'ora.
Sì, mancano 30 minuti.
Troviamo una soluzione?
Non mi rompere il cazzo pure tu, eh? Vai.
Dicevi, scusa?
- Questa la deve dire lei. - Certo.
- [Margherita] Paolo. - Io…
- Mi tieni il telefono un attimo? - Certo.
- In bocca al lupo. - Eccotela, va'.
Paolo, per favore, troviamo una soluzione?
Che soluzione devo trovare?
Non lo so.
Tu puoi capire
perché ieri mi è sfuggito proprio questo servizio,
questa cosa nella scaletta.
Io non ce la faccio, Paolo. Non ce la faccio.
Margherita, io ti capisco.
Da quanto lavoriamo insieme? Sono 20 anni, no?
[Paolo] Voglio bene sia a te che a Erica.
Quando è nata, l'ho vista prima io di tuo marito, che stava non so dove.
Però questo testo di scuse va letto.
Lo devi fare tu personalmente. No?
Margherita, non mi sembra tutta questa gran tragedia.
Per favore, di che stiamo parlando? Siamo tutti dei professionisti, no?
[Loris] Che ce ne importa delle critiche sui social?
Le polemiche fanno crescere l'audience.
- Meglio. - Eh!
[Loris] Sfruttiamo la grande attesa che si è venuta a creare per il comunicato.
Vediamo che cosa succede, approfittiamo di questo clamore.
Margherita, ascoltami.
Tu sei brava e fortunata.
Vai in scena come solo tu sai fare e vedrai gli ascolti!
Spacchiamo.
Il comunicato, eh? Sì, l'ho letto.
Bello. L'hai scritto tu?
L'ho scritto io?
Abbiamo concordato una linea di redazione…
Carolina, l'ha scritto lui?
- Sì. - Certo che l'ho scritto io!
Chi lo scriveva, la ragazzina appena arrivata?
Margherita, tesoro,
noi qui lavoriamo tutti per te, col cuore.
"Col cuore, per te."
Che stai dicendo? Mi prendi per il culo? Questo brutto…
No, no, no!
- Sì. - [Loris] Falla finire!
Che stavi dicendo? È da prima che non vedi l'ora di dirla.
Dilla, coraggio! Sfogati, liberati!
- Frocio! - Ecco.
Ci teneva tanto e l'ha detto.
[in romanesco] Sì, sono frocio!
Sono frocio, me lo dico da solo
e con orgoglio davanti a tutti.
Frocio! Olé!
- Eh! Sei isterico? - Io sono isterico?
Un po' sì, datti una calmata.
- Per favore! - Dai, stai calmo, basta!
Che poi voglio dire, anche se tu sei gay, non puoi parlare a nome delle donne.
Falla finita!
Ho capito che voi due vi siete messi d'accordo.
Certo, proprio il grande complotto.
Il genio ha capito il grande complotto, non le sfugge nulla.
Paolo, ti posso dire una cosa? Questo tuo sarcasmo mi ha stancata.
Anzi, mi hai rotto il cazzo.
- Oh, che eleganza! - Sì!
Ti sei sempre vantato: "Margherita l'ho costruita io.
È una mia creatura." Adesso che è successo?
Forse sono diventata ingombrante?
O forse è perché la gente mi vuole bene, mentre non ti si incula nessuno?
È per questo?
Per questo mi avete messo in mezzo e mi volete distruggere?
Ti dà fastidio stare sotto a una donna, eh?
Non sto sotto a nessuno, hai sbagliato persona.
Ah, è vero, tu stai sempre sopra,
con tutte queste ragazzette di cui ti circondi.
[Margherita] Lo sappiamo, no?
Ma tu che considerazione hai veramente delle donne?
- Delle donne, altissima. - Ah.
Di te non posso dire la stessa cosa. O tu ti sei sposata per amore?
Guarda che io me lo ricordo dove abitavi 20 anni fa,
come ti vestivi e come parlavi.
Venivo a prenderti con il motorino e mangiavamo la pizza al taglio.
Pensi che me lo sia dimenticato?
Poi è arrivato il coglione dal Belgio e sei diventata così.
Oh, ecco, finalmente hai detto la cosa che ti rode,
il coglione dal Belgio, mio marito.
O forse ti rode perché fra tutte quante io non te l'ho mai data?
E non te la darò mai, perché non ne ho bisogno.
Chi ti credi di essere?
Parli dei sentimenti degli altri, quando non hai un briciolo di sensibilità.
Fai la paladina del "Me too",
ma si capisce bene che non te ne frega un cazzo.
- Sei un'ipocrita. - Non ti permettere.
- Sei un iceberg. - Non ti permettere.
Se tuo marito si facesse altre famiglie in giro per il mondo non te ne accorgeresti.
Ormai non vi sentite più al telefono, ti scrive su WhatsApp.
[Paolo] Ti dico la verità, Margherita.
- Vuoi sentire la verità? - Smettila.
- La vuoi sentire? - Smettila.
Non ti sopporta più nessuno.
Tua figlia cerca di ammazzarsi e tu sei sola come un cane.
[grida]
Ehm…
Penso che la riunione di scaletta sia conclusa.
[Susan] Facciamo un minutino di pausa.
Paolo, faccio entrare trucco e parrucco…
Sì.
[Susan] Signori, mancano 20 minuti alla diretta, vi scongiuro.
- [Paolo] Antonio, sei ancora qui? - [Antonio] Sì, perché?
[Paolo] C'è bisogno che scendi un attimo.
[Antonio] Ho capito tutto. Dai, ci penso io.
C'è il direttore.
- Salve. - Buongiorno.
Allora? Buon pomeriggio a tutti.
- Ah, hanno dovuto scomodare te. - Ciao.
Ecco qua la nostra bella Margherita.
"Scomodare" cosa? Ogni volta che ti vedo per me è sempre un enorme piacere.
Non ce la facevi da solo, eh?
Anche per me è un piacere.
Facciamo questa cosa, così ci togliamo il pensiero.
Anzi, leggiamo insieme il testo, che sono proprio quattro righe.
"Chiedo scusa ai telespettatori,
perché nella trasmissione di ieri è andato in onda uno spiacevole servizio.
Non era mia intenzione offendere nessuno, in particolare le donne,
e mi prendo tutta la responsabilità di questa situazione."
No, non lo leggo. La responsabilità non è mia.
Io non ho colpa, quindi ve lo scordate.
Capisci che è una cosa che fai soprattutto per le donne?
- "Per le donne"? - Certo!
Ah, "per le donne".
Vedi, Antonio, sono 20 anni che mi faccio un mazzo così
per ritagliarmi il mio spazio, per costruire la mia credibilità,
con il mio modo di fare televisione.
Non mi va di buttare tutto al cesso per colpa vostra.
Margherita, è proprio se non leggi queste quattro righe
che butti tutto al cesso.
Non le leggo. Non so se è chiaro.
Mandatele in sovrimpressione. Può leggerle Martino, no? Io no.
- [Antonio] Margherita, ascoltami. - Sì.
- Ti dico una cosa importante. - Sì.
Questa trasmissione l'anno prossimo diventerà un serale,
sempre in diretta.
Il giusto riconoscimento dopo tanti anni di duro lavoro.
Te lo meriti.
Noi prendiamo il pubblico del pomeriggio e lo portiamo in prima serata.
Sarai bravissima, già lo so.
Certo, mi dispiacerebbe se venisse a mancare quello spirito di collaborazione
con cui abbiamo sempre lavorato insieme da tanto tempo.
Eh.
- È un ricatto? - No! "Ricatto"?
Ti sto dicendo che questa trasmissione condotta da un'altra non ce la vedo.
Margherita, adesso me le leggi queste quattro righe?
[Antonio] Dai.
[cellulare]
Margherita, la facciamo questa cosa?
Ti prego, rispondi.
Scusate.
Che sta succedendo?
State mettendo alle corde una donna in difficoltà,
senza un briciolo di umanità, con una violenza verbale inaudita
e con dei ricatti che non si vedono neanche nei film.
E poi per cosa?
Per salvare la faccia a questa trasmissione?
È possibile che nessuno in questo studio si sia preoccupato
della sostanza di quello che stavate mandando in onda ieri?
Avete dato un'immagine della donna degradante,
squallida,
ottocentesca.
[Carolina] Avete montato delle interviste in cui la vogliono in cucina,
in giarrettiera, in silenzio.
Avete proposto solo madri o mogli,
senza che nessuno abbia parlato di donne.
Veniamo da migliaia di anni di cultura dello stupro, della sopraffazione
e il massimo che siete riusciti a mandare in onda è quella roba lì?
E poi pensate di cavarvela con quattro righe,
prendendo come capro espiatorio proprio una donna?
Meno male che oggi è pure l'8 marzo.
Aveva ragione Monica Vitti,
quando diceva che per fortuna le donne hanno ancora la speranza nel cuore
e nell'avvenire.
[Carolina] Già, nell'avvenire.
Perché voi, invece, siete solamente uomini piccoli,
aridi
e senza futuro.
Allora, tra poco siamo in onda.
Susan.
- [Paolo] Susan! - Sì?
Stiamo per andare in onda, fai rientrare i tecnici e il pubblico.
[Paolo] Quello che dovevamo dire ce lo siamo detto, ora tocca a Margherita.
- Paolo, scusa un attimo. - Antonio, dimmi.
Questa non la voglio più vedere.
- Me ne occupo io. - Bene.
Dai, Margherita. Grazie, buon lavoro a tutti.
- Carolina… - Sì, Paolo.
Ho capito.
- [Paolo] Susan, dai! - Sì.
Mancano otto minuti alla diretta. Vestiamo subito Margherita.
Facciamo entrare trucco e parrucco, veloci come il vento.
Tony, chiama il pubblico.
Marghe.
Scusa, mi puoi accendere la TV?
Per favore.
- Tieni. - Grazie.
- Ci siamo. - [Susan] Sì. Ci siamo, signori!
[Susan] Dai, su!
[Susan] Silenzio, per favore! Via!
Cinque, quattro…
- Vai. - [Susan] Tre…
- [voce non udibile] - Vai con gli applausi.
[uomo] In onda.
Vai.
Buon pomeriggio e benvenuti a La nostra Italia.
Prima di iniziare la puntata,
oggi voglio, anzi devo chiedere scusa
a tutti i telespettatori e le telespettatrici,
perché ieri, durante la mia trasmissione, è andato in onda un servizio spiacevole.
Non era mia intenzione offendere nessuno, tanto meno le donne,
quindi mi scuso e mi prendo io tutta la responsabilità.
- Ci voleva tanto? - Hai visto?
[Margherita] Però c'è una cosa che vorrei aggiungere.
Il servizio di ieri ha davvero raccontato un'immagine della donna degradante,
squallida, ottocentesca.
Veniamo da migliaia di anni di cultura dello stupro e della sopraffazione
e certamente quel servizio non rendeva giustizia
alla condizione della donna oggi.
Oggi è l'8 marzo.
e vorrei prendere in prestito
le parole di una grande interprete e artista italiana,
Monica Vitti.
[applausi]
[Margherita] Diceva che per fortuna le donne hanno ancora
la speranza nel cuore e nell'avvenire.
Già, nell'avvenire.
[Margherita] E mi dispiace per voi maschietti,
ma la nostra forza, il nostro fascino,
la nostra bellezza, arte, intelligenza e intuizione,
voi uomini non l'avrete mai.
Mai.
[applausi]
- Adesso, prego Martino di raggiungermi. - Eccoci!
[Margherita] Buon pomeriggio.
[Martino] Siamo pronti per questa puntata scoppiettante dell'8 marzo.
Ma prima, permettimi ancora,
devo fare un saluto speciale a mia figlia Erica.
Amore mio, questa festa è anche per te.
- Vaffanculo. - [Martino] Auguri.
- [insieme] Sigla! - [applausi]
- [Matteo] Ehi. - Ehi.
Ciao.
Come è andata?
- Non puoi capire. - Un casino, eh?
Andiamo?
Senti, stasera per alleviare il tuo dolore,
direi kebab.
- Va bene. - Alì Babà, però.
- Ammazza! - Lo fa pesantissimo.
Puoi fare di meglio.
Vabbè, cena di pesce, però Maccarese.
- [Carolina] No, sushi. - [Matteo] Sushi va bene.
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