All language subtitles for Il Grande Passo (2019).it

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Original subtitles

(MUSICA DI "LA LUNA" DI PINO DONAGGIO)

(MUSICA DI "LA LUNA" DI PINO DONAGGIO)

(MUSICA DI "LA LUNA" DI PINO DONAGGIO)

(CIGOLIO)

(RUMORE DI UN MOTORE CHE STENTA AD AVVIARSI)

(RUMORE DI UN MOTORE CHE SI AVVIA)

(MUSICA DI "LA LUNA" DI PINO DONAGGIO)

(RUMORE DEL CARRELLO CHE SI ALZA)

(MUSICA DI "LA LUNA" DI PINO DONAGGIO)

(RUMORE DI LAMIERE CHE VIBRANO)

(SEGNALI ACUSTICI DI PERICOLO)

AH, CAZZO!

(VERSO DI SCONFORTO)

(MUSICA SUSPENSE)

NO!

(VERSI DI FRUSTRAZIONE)

(MUSICA SUSPENSE)

(DARIO URLA)

(SEGNALI ACUSTICI DI PERICOLO)

PORCA PUTTANA! NO!

(MUSICA SUSPENSE)

(SUONERIA DI UN CELLULARE CHE RIPRODUCE L'INNO DELLA ROMA)

(SUONERIA OVATTATA DI UN CELLULARE)

(Mario) Dov'è? (SUONERIA OVATTATA DI UN CELLULARE)

(Mario) Dove l'ho lasciato? (SUONERIA OVATTATA DI UN CELLULARE)

(Mario, con la suoneria del cellulare) # Roma, Roma, Roma... #

#..core de 'sta città! #

(Mario) Jesus, hai visto il mio telefono?

- (Jesus) No. - (Mario) Mi dai una mano a cercarlo? Tu ci vedi bene.

- Pure tu ci vedi bene! - (Mario) Non rispondere così, dammi una mano...

(LA SUONERIA DEL CELLULARE SI INTERROMPE)

(Mario) Ecco, meglio così.

(Mario) Pazienza, se è importante richiamano.

(SUONERIA DEL CELLULARE) (Mario) Oddio, ancora!

(Mario) Ma dov'è, porca zozza!

(Mario) Jesus, dammi una mano, sto diventando scemo.

(Mario) E' qui, "mortacci sua".

Sconosciuto, queste sono rotture di coglioni.

- E che ne sai? Magari è uno sconto. - Ma sconto per che cosa, mamma?

Mario, quelli del supermercato non ti dovevano dare un premio?

- Oddio, il frullatore, è vero. - Vuoi vedere che erano loro?

- Ma che mi chiamano? - Perché, non ce l'hanno il telefono?

Mannaggia la miseria.

Una volta, in Bolivia... (SUONERIA DEL CELLULARE)

Scusa, me lo dici dopo, aspetta. Pronto? Sì, sono io.

- Una volta in Bolivia, quando avevo... - Aspetta, me lo dici dopo.

Un incendio?

(Mario) Ah, no, guardi... Eh, sì.

(Mario) Sì, ma praticamente non lo conosco.

Lo so che è strano. Scusi, non può chiamare mio padre?

Va bene, però io... Io proprio non posso.

Mi dispiace, guardi, proprio non... Ecco. Arrivederci, arrivederci.

(Teresa) Chi era?

- Boh, un avvocato. - E che voleva?

Mio fratello, ha fatto un casino, ha fatto scoppiare un incendio.

- (Teresa) Oh, Madonna, e dove? - Su, dove sta lui. Lo vogliono mettere in galera.

- Lascia perdere. - Infatti, sì.

- Mario, hai un fratello? - Una specie.

Ma non è mio. E' l'altro figlio di quel disgraziato di suo padre.

Ma che faccio, mamma?

Lascio perdere?

- Cazzi suoi? - Cazzi suoi, sì!

Eh...

- Dove vai? - A prendere un gelato, non si può? Lo vuoi anche tu? - No.

- Tu lo vuoi? - Certo. - (Mario) E quando mai dici di no!

- (Michele) Buongiorno. - Una coppetta all'amarena. - Mi dispiace. E' finita.

Ma che cazzo dici, Michele, una cosa prendo, te lo dico sempre. Prendo solo quella.

- Dai, sto scherzando. - E io ti credo pure.

Buona la coppetta, Marietto?

- E' buona, sì. - Ti posso dire una cosa?

Ma perché non aprite mai il sabato mattina?

E' l'unico momento libero per fare qualcosa.

Ti manca una tenaglia, un gomito a T, un manicotto, che fai, ti fermi?

(Uomo) Lo dico pure per voi. Vi converrebbe, no?

(Uomo) Stai sempre a lamentarti che ti mancano i soldi, no?

Oh, Mario!

- Che c'è? - Buonanotte! Io parlo, tu non mi ascolti. Parlo da solo.

(Uomo) Mario!

(RUMORE DELLA PORTA CHE SBATTE)

Pronto, avvocato? Mario Cavalieri.

Sì, allora io verrei domani col treno.

Ah, va bene, allora col pullman.

Va bene, mi informo io. Mi può ridare... Grazie, segno subito.

- Mi segni questo? - Che cosa? - Dai...

Avvocato Piovesan.

- Via Roma 4. - Ma dove vai? - Località Quattrotronchi.

Tutto attaccato? Tutto attaccato.

- Va bene, avvocato, a domani. - Ma che ti frega di tuo fratello?

- Ha ragione Mario, un fratello va aiutato sempre. - Stai zitto, Jesus.

Mamma, quello sta da solo, non ha nessuno.

E tuo padre?

Quando mai è stato qualcuno, lui?

(MUSICA MALINCONICA)

- Sicuro sicuro? - Per niente, mamma.

Mi hai fatto la valigia?

Sì, ci ho messo due magliette, i calzini e un maglione di lana perché là fa freddo.

Guarda che torno stanotte.

Lo so, ma non si sa mai, se ti rovesci qualcosa addosso come fai?

- Fammi andare, altrimenti perdo la corriera. - Ciao.

- Ciao, mamma. - Ciao.

(MUSICA MALINCONICA)

- Sono mucche, quelle? - Eh?

- Quelle bianche, sono mucche o pecore? - Per me sono vacche.

- Vacche? - Vacche.

Quindi mucche.

- Grazie. - (Uomo) Prego.

- Lei dove va? - A Rovigo.

Io a Quattrotronchi.

Conosce?

(MUSICA DI "QUATTROTRONCHI" DI PINO DONAGGIO)

(Piovesan) Diciamo che ha qualche problema di inserimento nella società.

Ha anche opposto resistenza all'arresto.

- In che senso, li ha picchiati? - (Piovesan) Finché ha potuto, sì.

Poi ha anche pronunciato diverse volgarità contro gli agenti,...

..contro lo Stato e purtroppo anche contro Dio.

- Ma c'è con la testa? - A modo suo.

Allora che dobbiamo fare?

Intanto c'è una denuncia del vicino di casa per incendio colposo che deve fare il suo corso.

Nel frattempo, qualcuno deve prendersi a carico suo fratello e assicurarsi che non combini guai.

La madre è morta, vostro padre non ne vuole sapere, alla fine rimane solo lei.

Perché non se lo prende un po' con sé?

- A Roma? - Eh. - No, e come faccio?

Il fatto è che, se non si presenta un tutore,...

..il comune emetterà un provvedimento di TSO.

- Scusi? - Trattamento sanitario obbligatorio. Sa cos'è?

- No. - Se non ci pensa qualcuno della famiglia, suo fratello dovrà essere ricoverato.

- Ah. - Eh.

Se siamo fortunati, può finire al Bruscolotti, un centro di recupero della zona.

Sarebbe un ricovero obbligatorio, non potrebbe uscire.

Ma... E' un bel posto?

Se è un bel posto?

- Sì, direi di sì. - Eh.

Vuole vederlo?

(VOCIARE INDISTINTO DEI RICOVERATI)

- (Direttrice) Va bene, lo possiamo prendere. - (Piovesan) Benissimo.

(Direttrice) Però non subito, perché nell'area Fontolan stiamo facendo dei lavori,...

..in questo momento è inagibile.

(Piovesan) Dottor Cavalieri?

(Piovesan) Dottor Cavalieri?

Scusi, mi chiama dottore, io "c'ho" una ferramenta.

- Ho una ferramenta, ho una ferramenta. - (Piovesan) Giusto.

Ho una ferramenta.

- (Donna) Ci vorrà qualche giorno. - (Piovesan) Qualche giorno passa in fretta.

Avvocato, che dice, io non posso fermarmi, "c'ho" il negozio... Ho il negozio.

Non avete altre soluzioni?

Eh... Sì che ce l'ho!

- L'ottima Svetlana. - Svetlana, giusto.

Si è occupata di diversi anziani della zona, ultimamente anche del generale Canalozzo.

- Un osso durissimo. - (Piovesan) Ma lei l'ha steso subito.

Quella donna è una forza della natura.

- Ci verrebbe da mio fratello? - (Piovesan) Certo.

La chiamo?

(RINTOCCHI DELLE CAMPANE)

Cavalieri, mi scusi, mi tira giù il "pirulicchio", che si è rotta la centralizzata?

(Mario) Certo.

(Piovesan) Ecco.

Senta, con suo fratello andiamoci piano, non voglio che si innervosisca.

- Certo. - Sto parlando sul serio.

(Mario) Sì, pure io.

- (Piovesan) Dario, buongiorno. - (Mario) Ciao.

Sei cresciuto, eh?

Sono libero?

Sì. E puoi ringraziare tuo fratello per questo, è venuto apposta da Roma per aiutarti.

Io e tuo fratello, insieme,...

..abbiamo deciso di portarti in un posto adatto a te, dove starai benissimo.

Organizzano corsi di ceramica, di giardinaggio...

Ah, c'è anche un campetto da basket. Poi fanno anche lavori di gruppo.

- Lavori di gruppo? - Sì.

- Ma fatti rinchiudere tu, macaco. Lavori di gruppo... - Dove vai?

(Dario) A casa.

Forse è meglio se mi accompagna a casa da lui, poi vediamo.

Sì.

(Mario) "Ammazza", ma che hai combinato qua?

- (Mario) Vuoi una mano? - (Dario) No.

Comunque, questo è un bel posto! C'è l'arietta di campagna...

E' incredibile l'Italia.

Certi posti al nord, uno non li descriverebbe così. E' bello invece.

(Mario) Hai pure le galline!

- Che cos'è? - (Dario) Casa. - (Mario) Ah.

Là.

(RUMORI METALLICI)

(RUMORE DI OGGETTI ROVESCIATI)

(RUMORE DELLA PORTA CHE SI APRE CIGOLANDO)

Svetlana?

Sono Mario. L'amico dell'avvocato Piovesan, esatto.

Per mio fratello, volevo...

No, tutto a posto.

No, volevo soltanto dirle che io sono qua, sono arrivato...

..e...

..volevo chiederle se può essere puntuale, perché io ho la corriera.

No, non si arrabbi. Va bene, ci vediamo dopo.

Quando bolle l'acqua, sei minuti.

- Ma questi teli? - (Dario) Toglili.

(MUSICA DI "UOVA SODE" DI PINO DONAGGIO)

Grazie.

(MUSICA DI "UOVA SODE" DI PINO DONAGGIO)

"Ammazza" che buone.

Sono le tue?

Le fanno le galline.

Ti avevo detto sei minuti.

Scusa.

(MUSICA DI "UOVA SODE" DI PINO DONAGGIO)

Ti piacciono proprio.

(COLPI ALLA PORTA)

Vai tu.

- Sì? - (Svetlana) Buonasera, dov'è l'invalido?

(Mario) Che dice, non è invalido, è solo un po' confuso. Occhio alle parole.

(Mario) Prego.

(Mario) Allora, Dario, lei è Svetlana. Svetlana, lui è Dario.

(Svetlana) Buonasera.

Aspetta, dove vai?

Prima dobbiamo parlare dell'incendio.

- E della tua follia. - Col cazzo. - Niente cazzo.

Adesso discussione. Introduzione.

Senti, non so chi sei, non so che cosa vuoi, non so neanche se sei in regola,...

..ma fai quello che devi fare e non rompermi i coglioni.

Io vado a fare una telefonata, torno subito, state calmi.

- Niente parolacce. - Questa è casa mia, non so se ti sei resa conto.

Io mi sono resa conto.

Dove sono i prodotti per la pulizia?

Di là.

Ma ho già pulito io. A fondo.

A fondo, eh?

A fondo? (SVETLANA FA UN VERSO DI SUFFICIENZA)

Tutto bene. Sì, lui è tranquillo, abbiamo organizzato, sistemato tutto.

Un posto molto carino. C'è pure il campo da basket, pensa.

Ma no, ma guarda che... E' un incendiuccio, sono cose di campagna...

(RUMORE DI VETRI CHE SI INFRANGONO)

Eh? No, è la televisione alta, aspetta che abbasso.

No, certo, certo, io parto. Sto partendo adesso, arrivo.

Alle 23:35 se non fa ritardo.

No, sei matta? Mangio a casa, anzi...

Cosa mi prepari?

Buono! Me lo lasci in forno?

(RUMORE DI UNA PORTA CHE SI APRE E SI CHIUDE)

Ma che è successo?

(Svetlana) Aprite, mi ha chiuso a chiave quello stronzo!

- Svetlana? - (Svetlana) Aprite! - (Mario) Svetlana, attenta.

Aspetta che ti apro, è bloccata, spingi pure tu!

Che vergogna, che paura, è un pazzo pericoloso, un pazzo assassino da manicomio.

- Svetlana, stai calma. - Io vado fuori dai coglioni

- Non succederà più - (Svetlana) Non succederà più? Quello mi ha chiuso dentro, maleducato.

- Io vado a casa mia, è meglio a casa mia. - Ma mio fratello ha bisogno di aiuto!

(PAROLE INCOMPRENSIBILI DI SVETLANA)

- (Mario) Svetlana! - Incivili. - (Mario) Svetlana!

Sono sicuro che non l'ha fatto apposta!

(RUMORI DI MACCHINARI)

Ma sei matto, chiudi la gente negli sgabuzzini?

- (Dario) Colpa sua! - Ma che stai dicendo?

- Apri questa porta, per favore. - (Dario) Sto lavorando! Ciao, buon viaggio!

(RUMORI DI MACCHINARI)

Infelici!

(Mario) Avvocato, sono Mario Cavalieri.

Non bene, purtroppo.

Niente di grave, però, con Svetlana...

Sì, è venuta ma se n'è andata. Non si sono trovati, divergenze.

(RUMORI DI MACCHINARI DALLA RIMESSA)

Ma io non posso, avvocato, gliel'ho già detto.

Ma ho il negozio, ho mia madre a Roma, come faccio?

(RUMORI DI MACCHINARI)

(SUONERIA DEL CELLULARE)

Ciao, mamma.

No, tutto bene, ho solo avuto un problemuccio.

No, devo dormire qua. Non ho nemmeno il pigiama.

Ce l'hai messo tu?

(MUSICA DI "UN PROBLEMUCCIO" DI PINO DONAGGIO)

(Donna, dalla TV) Benvenuti a questa nuova edizione del TG...

(PAROLE INCOMPRENSIBILI DALLA TV)

- (Mario) Buongiorno. - (Donna) Buongiorno.

(dalla TV) - Quarantacinquemila... - Una proposta... - La richiesta da Venezia...

- Ce l'ha una coppetta all'amarena? - (Donna) Di là.

- (dalla TV) Incontrerò tanti amici... - (Mario) Faccio da solo.

(PAROLE INCOMPRENSIBILI DALLA TV)

Il patriarca di Venezia...

# Sei mia! #

# Io che non vivo più di un'ora senza te... #

(dalla TV) -...del Medioevo. - Io ho visto un uomo nella sua vita, signora.

Adamo, scegli un programma, per favore.

- Ho capito, me lo dici sempre. - Te lo dico sempre, ma non lo fai mai.

E come sono solito con...

- Va bene il tennis? - Va bene, basta che non cambi.

(Adamo) Andiamo col tennis, allora.

Sei il fratello di Luna Storta, tu.

- Di chi? - Cavalieri, il figlio di Luisa. Qui lo chiamiamo Luna Storta.

- E perché? - Perché... Parla sempre della Luna.

- Della Luna? - E perché è sempre arrabbiato.

(MUSICA DALLA TV) - Non cambiare! - Ok, va bene, stai tranquillo.

Sei venuto per via dell'incendio?

Sì.

Però... Siamo fratelli fino a un certo punto.

(Mario) Non ci vediamo mai.

Perché io sono di Roma! Siete mai stati a Roma?

(RUMORE DI UN AUTO CHE SI AVVICINA)

(Uomini, in dialetto veneto) - Guarda Bessegato! - Andiamo a vedere!

- Che è successo? - Ha la macchina nuova.

(Uomini, in dialetto veneto) - Bessegato! Sei pieno di soldi! - Sembra una Ferrari!

- Ciao. - (Donna) Ciao. Caffè? - Sì.

Buongiorno.

No, scusa è che... Assomigli tantissimo a qualcuno...

A mio fratello Dario.

- Tuo fra... - Non ci vediamo spesso, però siamo fratelli.

No, ma nemmeno noi lo vediamo molto.

- Quindi lo conosce bene. - (Carlotta) Era amico di mio fratello.

Veniva a casa nostra quando eravamo piccoli.

Grazie.

Eh... sì.

Era l'unico che non mi faceva gli scherzi.

- Era buono. - Sì, io non lo conosco, però insomma... mi sembra buono.

- Carattere un po' così, però... - No, ma quello gli è venuto dopo.

(Bessegato) Dai!

- Scusa... - No, faccio io, faccio io.

- Ehm... grazie. Carlotta. - Mario.

- Ciao. - Ciao.

(Bessegato) Andiamo. Ciao, ragazzi!

Buonasera!

Sei su?

Oh, ciao.

- Buone? - Sì.

- Ho fatto un po' di spesa, eh. - Bene.

Ma che cazzo ci fai ancora qui?

(Mario) Ho cambiato idea.

(Mario) Resto finché non vai al Bruscolotti.

Io al Bruscolotti non ci vado, tu fai come ti pare.

C'è il letto libero in camera di mia madre.

E anche qualche vestito pulito.

- Eh... - Mio, non di mia madre.

Meno male! Grazie.

Allora, ho preso le patate.

Stasera ti faccio un pollo al forno con le patate alla Mario da leccarsi i baffi.

L'unica cosa, però, la gallina ammazzala tu, mi fa impressione...

Ma che cazzo dici? Le galline non si uccidono. Mi servono per le uova.

Scusa, e io che ne so... Hai il fucile.

Era di papà.

E poi, alle galline si tira il collo, casomai.

Papà sparava?

L'aveva comprato per andare a caccia ma poi... Non l'ha mai usato.

Strano! Papà è uno che le cose le ha sempre portate a termine, no?

(MARIO RIDE)

(DARIO SOSPIRA)

- (Mario) Ma ce l'hai la TV? - (Dario) No.

(RUMORE DELLA PORTA CHE SBATTE)

(MUSICA DI "L'INCONTRO DEI FRATELLI" DI PINO DONAGGIO)

(RUMORE DI MACCHINARI DALLA RIMESSA)

(RUMORE DI ATTREZZI DALLA RIMESSA)

(Dario) Chi è?

Sono Mario, buongiorno.

Mi chiedevo, visto che sono qua,...

..se ti serve qualcosa, basta che me la chiedi.

- Ti serve qualcosa? - (Dario) No! (RUMORE DI ATTREZZI DALLA RIMESSA)

Va bene, non c'è problema, e...

..se ti viene in mente mi chiami, va bene?

Va bene, dai, ti lascio lavorare. Ciao.

(RUMORE DELLA PORTA CHE SI APRE)

- (Dario) Ce l'hai la patente? - Sì, perché?

(RUMORE DEL MOTORE CHE SI AVVIA)

- (Mario) Quando ti ridanno la patente? - Mai.

Vai dritto.

- Cosa si coltiva principalmente da queste parti? - Non lo so.

Sai che si potrebbe fare un giorno di questi?

- Andiamo a mangiare qualcosa in una di queste trattorie, qui è pieno. - Vai tu se vuoi.

Ti ricordi quel ristorante dove siamo andati, era il compleanno di papà?

(DARIO SBUFFA)

Ci pensi? Fino a ieri, quella è l'unica volta che ci siamo visti.

- Era un bel posto, no? - No.

Come no? Dai, ci siamo divertiti, abbiamo giocato, c'era pure l'altalena.

- Devi andare dritto anche qua, eh. - Sì.

Certo, peccato che papà non si è presentato.

- Aveva un impegno. - Ci invita tutti a pranzo e non si presenta, non si può sentire.

- Aveva un impegno! - Aveva un impegno.

- Eh. Sarà stato un in impegno importante, no? - Sì, certo.

Va bene, almeno ci siamo conosciuti io e te.

(CIGOLIO DAL FURGONE)

(Mario) Cosa stiamo cercando?

(Dario) Una valvola, venticinque millimetri di diametro.

(Mario) Ecco.

Questa è perfetta. Acciaio inox, non si allenta nemmeno se muori.

Le vendiamo anche noi in ferramenta, ma al doppio del prezzo. Non si lamenta nessuno.

- Venticinque? - Venticinque. - Buongiorno.

- Buongiorno. - Serve aiuto? - (Dario) No. - (Mario) Sì.

Queste sono buone, non si allentano?

Quello è un buon prodotto, però io non lo consiglio.

Raccomando queste in plastica, sono molto più performanti.

- Quelle di plastica non credo. - Va bene, va bene, abbiamo capito.

- Non ci dovevi parlare con quello, è un verme. - Scusa, non lo sapevo.

- E' un verme! - Ho capito. - Allora...

Plastica o acciaio?

Acciaio.

Mi fido di te. Andiamo.

Io comincio ad avere un po' fame, tu?

- Corri. - Perché? - (Dario) Corri. Corri.

- Io non corro. - Corri, viene verso di noi, corri!

(Mario) Ma che ti ha fatto?

(DARIO RESPIRA CON AFFANNO)

- Ma chi è questo? - E' una spia.

- Una spia? - Sì. Ah, guarda, come quei due infami là dietro.

(Dario) Guardali. Stronzi.

(DARIO RESPIRA CON AFFANNO)

- E chi ce li ha mandati? - Ah, non lo so, per me possono essere stati anche gli americani.

(Dario) Quelli sono capaci di tutto. (DARIO RESPIRA CON AFFANNO)

E' da un po' che mi seguono. Bastardi.

(RUMORE DEL MOTORE CHE SI ACCENDE)

Dario,...

..chiedimi tutto, ma non di correre.

Perché ho smesso.

Ero un atleta, io.

Solo che poi è successa una cosa, c'è stato un problemuccio.

- Ho il rifiuto adesso. - Frena.

- No, non mi va di parlare. - No, frena!

(STRIDIO DEGLI PNEUMATICI)

(RUMORI METALLICI)

Ma un pollo non tuo, lo possiamo mangiare o sei contrario?

(RUMORI METALLICI)

(RUMORI METALLICI)

(MUSICA DI "UOVA SODE" DI PINO DONAGGIO)

(VERSI DI SODDISFAZIONE DI MARIO E DARIO)

E' buono, eh?

Eh.

- La mangi tu l'ala? - Sì, beh...

- Se la vuoi tu, prendila tu. - No, la dividiamo, è giusto.

Da bravi fratelli, no?

Va be', ma... Mangiala tu, mi fa piacere.

Lo sentite, papà?

Ogni tanto?

Eh...

- (Mario) No, lo sai com'è quello, no? - No, com'è?

Be', è uno che si fa un po' i cazzi suoi.

In che senso?

In che senso... Pure adesso, per esempio.

Non è venuto qua.

E' in America, come faceva a venire?

Mm-mm.

Ah, certo, è vero. Ho detto una stupidaggine.

Ve be', però sono venuto io... Eh.

Preferivi che venisse lui?

(DARIO PRENDE FIATO)

Dai, vieni.

- Voglio farti vedere una cosa. - Che cosa?

Ma mi devi giurare che non dici niente a nessuno.

Giuro, non dico niente.

Non lo devi dire a nessuno.

(MUSICA DI "CON LA NEBBIA" DI PINO DONAGGIO)

(Mario) Ma che cos'è?

- (Dario) Tecnologia. - Ma che cos'è, un sommergibile?

Quello è un velivolo aerospaziale, un razzo, un'astronave. Vieni.

(MUSICA DI "CON LA NEBBIA" DI PINO DONAGGIO)

(Mario) E che ci fai?

(Dario) Vado sulla Luna.

(Mario) Sulla Luna.

(Dario) Precisamente, sì.

- (Mario) Ma è per questo che pensi che ti spiano? - (Dario) Esattamente.

(Dario) Vedi? Ha subito solo danni superficiali.

Regge bene perché è costruita bene.

Eh.

(Mario) Veramente vuoi andare sulla Luna con questo scaldabagno?

Allora, questo è un sistema di mia invenzione.

Ed è di mia invenzione anche il propellente, vieni.

E' qua, qui dentro. Io utilizzo l'ossigeno e l'idrogeno presenti nella nebbia.

Li comprimo, li condenso... e pum! L'astronave decolla.

- E arrivi sulla Luna. - Certo. Precisamente qui, vieni.

- Conosci la Luna? - Insomma.

Qui, vicino al mare della Tranquillità. Tu sai cos'è il mare della Tranquillità?

No.

- Ma con la nebbia? - Ma sì!

L'energia è dappertutto, basta andare a prendersela.

Eh.

Ma poi che fai, rimani là?

Là? No, torno indietro, è molto più facile.

Non c'è l'atmosfera, la rotta è semplicissima. La vera disgrazia sai qual è?

Riuscire a staccarsi da questo cesso di pianeta, questo è il casino.

- (Mario) E quanto ci hai messo a mettere su questa baracca? - Trentaquattro anni.

Quasi 35, ho fatto tutto da solo e non è una baracca.

Eh, sì...

Tu pensi che sono matto, vero?

No, no, assolutamente no.

Però, Dario...

La Luna è...

- E' lontanuccia. - Infatti. Trentaquattro anni.

Ma l'altra volta che è successo? Perché è scoppiato?

Ho fatto un errore e ho mandato a puttane tutto il sistema di raffreddamento.

Doveva segnare meno 250 gradi, invece non c'era un cazzo. Colpa mia.

Se fossi stato più accorto sarei già là e...

..e tu non saresti venuto, non sarebbe venuta quella russa...

..e neanche quel coglione di avvocato.

(Mario) Dario...

Guarda che al Bruscolotti tutta questa roba non te la fanno portare.

Al Bruscolotti ci vai tu.

Io vado sulla Luna. Ti è chiaro?

Ti è chiaro?

(MUSICA MALINCONICA E VOCIARE INDISTINTO)

(Uomo, dalla TV) Il LEM continua a ondeggiare scendendo verso la Terra.

(Uomo, dalla TV) Gli astronauti continuano a regolare la spinta del motore di discesa.

Se non andiamo errati, ora sono circa 2700 metri da terra,...

..dalla Terra, dal suolo lunare.

La notte che l'uomo è sbarcato sulla Luna, lo sai con chi ero?

Con chi?

Con papà.

Siccome non avevamo il televisore mi aveva portato dai Ceschin,...

..della gente che stava qua, vicino all'argine.

Una manica di stronzi, ma almeno avevano la TV.

(Uomo, dalla TV) Questo è il momento più delicato.

(Uomo, dalla TV) Continuate la discesa a vostro giudizio, venti piedi.

(PAROLE INCOMPRENSIBILI DELL'ASTRONAUTA DALLA TV)

Vai sempre bene, dicono dalla base di Houston. Vai pure.

(Uomo, dalla TV) Cinque piedi e mezzo,...

..due metri.

(Uomo, dalla TV) Piano ancora, dicono da terra.

Ha toccato!

Evviva, evviva!

- (Dario) E' stato bellissimo. - (Mario) Quanti anni avevi? - Sei.

Ma mi ricordo tutto, eh!

C'era odore di anguria.

(Dario) La Luna era su nel cielo e intanto in TV,...

..ci mostravano le immagini di quelli che ci camminavano sopra.

(PAROLE INCOMPRENSIBILI DELL'ASTRONAUTA DALLA TV)

Poi però Ceschin si è ubriacato e ha litigato con papà,...

..perché voleva dei soldi e siamo dovuti scappare.

- Aveva debiti con tutti. - Ma che debiti?

Ti ammazzo! Ladro, vai dentro, ti ammazzo!

Non badargli, Darietto, se era per questi bifolchi non saremmo mai andati sulla Luna.

Sono degli animali.

La sai la differenza tra gli uomini e gli animali?

Il cervello?

l sogni.

Noi uomini riusciamo a guardare avanti perché abbiamo dei sogni da realizzare.

Gli animali invece pensano solo a saziarsi. E a sopravvivere, un giorno dopo l'altro.

Noi invece abbiamo sempre qualcosa di grande da inseguire.

- Hai ragione. - Mm-mm.

L'ha detto papà, eh.

(MUSICA MALINCONICA)

(Dario) Una mattina mi sono svegliato e...

..e papà era partito per Roma.

E da quel giorno lì...

..non l'ho più visto.

Mai più.

(DARIO PRENDE FIATO)

Adesso vai, io devo continuare a lavorare.

(RUMORE DI MACCHINARI DALLA RIMESSA)

(MUSICA DI "PAPA'" DI PINO DONAGGIO)

(MARIO RABBRIVIDISCE PER IL FREDDO)

(MUSICA DI "PAPA'" DI PINO DONAGGIO)

Pronto?

Buongiorno. Posso parlare con Umberto?

Si, è sicura che non c'è?

Guardi che non è una questione di soldi, eh?

Sono il figlio.

Mario.

Grazie.

Si, eccomi.

Ah, certo.

E quando rientra?

Va be', non importa.

No, no, va bene. Arrivederci, grazie.

Sì, strano è strano, però è pure un bravo ragazzo. Non fa male a nessuno.

- E quindi? - Magari può restare a casa sua.

Non sarebbe possibile evitare di farlo rinchiudere? Eh.

Ma abbiamo appena confermato la struttura. Il corso di ceramica, il basket, non so io...

Ecco, a questo proposito adesso che Dario un pochino lo conosco,...

..le garantisco che il basket, la ceramica proprio non...

E' possibile che non si può fare proprio più niente?

Non lo so, adesso...

- Volendo... - Cioè?

Be', se il vicino di casa ritirasse la denuncia,...

..anche il comune potrebbe ritirare il TSO.

Vuole che lo chiamiamo?

- E' un mio cliente, l'ingegner Bessegato, una brava persona. - Chiamiamolo subito.

Non si sa mai, magari...

Ingegnere, salve, sono io, Piovesan.

Sì, sì, tutti benissimo, grazie. Senta... Le volevo fare una proposta.

Per quella denuncia a Cavalieri, cosa dice, la vogliamo ritirare?

Vede, sono spiccioli, ma siccome ci tengo molto, ma se lei me la ritira...

..io le prometto che chiamo la vedova Quagliaro e le parlo di quei platani da tagliare.

Va benissimo, la chiamo io, ingegnere, salve.

Ah, mi saluti la signora. Grazie ancora, grazie.

Bene, ha detto che ci pensa.

(Mario) Grazie.

Avvocato, se nel frattempo mio fratello dovesse combinare qualcosa, che succede?

Be', succede che finisce in galera, stavolta. Sul serio però.

- Vuole che lasciamo perdere? - No.

(SUONO DEI CAMPANELLI DELLE BICI)

Qualche problema?

Mi avete visto bene? Non sono mio fratello.

Ci somigliamo, ma non sono lui.

Mi scusi?

Perché lo seguite?

- Non ho capito. - (Mario) Ho capito io, però.

L'altro giorno mi avete seguito per strada perché pensavate che fossi lui.

Ieri eravate al centro commerciale e oggi eccovi qua.

Gli occhiali ce li aveva lei, tra l'altro, ve li siete scambiati.

Guardi, io non la conosco, noi lavoriamo per un'agenzia immobiliare.

E' vero che eravamo al centro commerciale, eravamo andati a comprare una serratura.

(Uomo) Ho qui lo scontrino.

No, va bene. Non c'è bisogno, ho capito.

Mi sono sbagliato io.

Scusate. Ma sapete, le coincidenze...

Arrivederci.

- Dove vai? - Tu dove vai col mio veicolo.

Sono stato in paese, tu?

Mi serviva del materiale e tu non c'eri, quindi faccio da solo.

- Ma saranno dieci chilometri. - Dodici.

(Dario) Posso salire?

- Certo. - Grazie.

Lavori sempre, tu.

Non ti distrai mai, un minimo di evasione.

Evasione da cosa, non sono mica in galera.

Sì, va bene, però...

Perché non facciamo qualcosa che ti piace?

- Vogliamo prendere un altro pollo? - No.

- Andiamo al mare. Ti piace il mare? - No.

- A Venezia? - Col cazzo!

Va be', ci possiamo fare una passeggiata, una partita a carte, a dama, ci sarà qualcosa...

Oh, io sto per andare sulla Luna, non so se l'hai capito, non ho tempo per la dama.

- Senti, cercami delle viti da 18. - Sì.

(MUSICA DI "QUALCOSA INSIEME" DI PINO DONAGGIO)

(SUONERIA DEL CELLULARE)

Pronto, avvocato? Buongiorno.

Benissimo, benissimo!

Quindi scusarsi e basta? Sì.

E... e stiamo a posto così.

(Mario) Ok, ok.

(Mario) Va benissimo.

Grazie.

(Mario) Va bene. Glielo dico, glielo dico. Sì.

Certo. Lei mi manda il messaggino con l'indirizzo e...

Va benissimo.

Sì, lo convinco io.

Col cazzo che mi scuso!

- Dario, gli hai bruciato un campo. - E allora?

E allora, quando uno brucia un campo a una persona si deve scusare, è educazione.

Guarda che se non ti scusi, ti mettono al Bruscolotti e rimani là, non è un bel posto.

Soprattutto lì i razzi non li puoi fare. Niente Luna, Dario.

Non è una cosa difficile, andiamo lì e dici:...

..mi dispiace ingegnere, è stato un incidente, non volevo bruciare il suo campo.

E poi ce ne andiamo.

Fidati di me.

Mi dispiace molto, ingegnere,...

..è stato un incidente.

Non volevo bruciare il suo campo.

Va bene, vai tranquillo, sei più che perdonato.

- (Piovesan) Che bello vedervi tutti d'accordo. - (Bessegato) Figuriamoci, era solo un campo.

Sai che cosa diceva mio padre? Ci sono tre modi per andare in rovina.

Il più veloce è il gioco. Il più bello, scusa Carlotta, le puttane.

(Bessegato) Il più sicuro? L'agricoltura! (TUTTI RIDONO)

E' sempre stato una sagoma, l'ingegnere. E' un gran milanista.

- Come no. Un prosecchino? - Be', sì, se c'è.

Eccome se c'è, quello buono però, non l'acqua di fosso che avete a Roma.

- Io il prosecco no. - (Bessegato) Tu il prosecco no.

- Tu, invece, di che ti occupi? - Di agricoltura.

Sì, voglio far fruttare la terra, ma...

Vorrei piantare degli asparagi biologici.

Cioè, in realtà li avevo già piantati, ma poi...

Erano i tuoi asparagi? Mi dispiace immensamente, ti chiedo scusa.

Ecco qua. E' già aperta.

Però tiene bene il gas, questo prosecco qua.

La volete la verità? Quel campo lì non fruttava niente.

Non è vero, no. Non è vero, è che ho sbagliato a concimare.

Ma non importa, Carlotta, dai. Mica abbiamo bisogno degli asparagi noi.

L'importante è che tu ci abbia provato. Ecco qua.

- Cin cin. - (Mario) Grazie. - (Dario) Non sono d'accordo.

- Salute. - Evviva. Eh?

Fare o non fare. Non esiste provare.

- Infatti, ci riuscirò. - Ma non importa se non ci riesci.

- Tanto il mio lavoro va benissimo, non abbiamo bisogno di asparagi. - Ah, sì?

- Lei di che si occupa? - Di plastica. - Plastica buona, però!

Non robaccia dell'est, non plasticaccia, non fatevi fregare.

Ma, esattamente, di che tipo di terreno hanno bisogno questi asparagi?

C'è bisogno di un terreno che non assorba troppo l'acqua, infatti bisogna mettere la sabbia se...

Ancora con questi asparagi? Cara, te li prendo io, dal fruttivendolo...

Puoi lasciarla parlare, per favore?

- Scusa? - Ho detto di lasciarla parlare.

l suoi asparagi sono molto più interessanti della tua plastica...

..di merda!

Pardon.

- Chi vuole ancora un goccetto? - Io no, grazie. - Ma senti questo qua!

- Forse sarà ora di andare. - Sì, dai.

- Sarà molto meglio. - (Mario) Eh, sì. - (Dario) Arrivederci.

- Arrivederci un cazzo! Non vi fate mai più vedere! - (Mario) Garantito, promesso.

Grazie, ingegnere, del prosecco. La chiamo io più tardi. Grazie ancora, grazie.

C'era bisogno di farlo incazzare?

(SIRENA DELL'ALLARME) Che cazzo fai?

Ma sei scemo!

(SIRENA DELL'ALLARME)

(DARIO RIDACCHIA)

Hai fatto un casino!

(MARIO SGHIGNAZZA)

E basta, basta, basta! Dai, su!

(STRIDIO DI PNEUMATICI E CIGOLIO DEL FURGONE)

- (Dario) Dove vai? - Mi mangio un gelato, non si può fare?

- (Adamo) Senti, mi ridai i soldi, così siamo pari. Cinque e cinquanta. - (Donna) Non esiste.

- (Adamo) No, tu mi ridai i soldi. - (Donna) No, hai già consumato.

(Adamo) No, un momento, consumato, io vengo per vedere la televisione, è ridicolo.

(Donna) No, caro, sei venuto, hai bevuto, adesso paghi.

Se non funziona, non pago, dai, scusa. Dammi i miei soldi, me li devi.

(Adamo) Così siamo pari. Mi devi cinque e cinquanta.

Ha preso anche un tramezzino, tonno con cipolline.

- (Dario) Levatevi. - Mi fai schifo, guarda, mi fai veramente schifo.

A casa ho il frigo pieno, non ho bisogno dei tuoi tramezzini.

Adamo, te la guardi a casa tua la TV, va bene?

Guarda, io non vengo più qua.

Sei un'imbrogliona, adesso ti metto a posto io, chiamo i carabinieri e sporgo denuncia.

- (Donna, in dialetto) Chiama chi vuoi. - Perché sei una truffatrice.

- Chiama i carabinieri. - Io chiamo i carabinieri e vediamo.

- Fusibile. - Averne.

Chiudi.

- (Adamo) Ecco qua. Ecco lì. - Buonasera a tutti...

Vediamo un po'...

- Basta che trovi un canale. - Eccolo qui.

(Uomo, dalla TV) Utilizziamo le materie prime e povere del nostro territorio.

- Sei contento adesso? - Adesso sì, quel che è giusto è giusto.

Il gelato è offerto.

- Quale gelato? - (Donna) Il suo, è tuo fratello, no? - (Mario) Vuoi assaggiare?

(Tito Stagno, dalla TV) "We choose to go to the Moon." Abbiamo scelto di andare sulla Luna...

La festa è allo stadio.

Puoi mettere il programma che c'era prima?

- Quello dei cuochi? - No, quello della Luna. - (Adamo) Ah.

- Ecco qua.- (dalla TV) Due uomini sono in piedi, uno accanto all'altro.

(Tito Stagno, dalla TV) Davanti a loro il quadro di comando,...

..decine di leve, pulsanti, velocità 5 metri al secondo.

La velocità scenderà mano a mano che la navicella...

..si avvicina al suolo lunare fino a raggiungere...

Vedi, quello che ti dicevo ieri.

- (dalla TV)..il mare della Tranquillità. - Lo sbarco sulla Luna.

(Gian Antonio Stella, dalla TV) E poi arriva il momento più emozionante,...

..quando Armstrong dice quelle parole che resteranno in tutti noi.

Questo è un piccolo...

Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per l'umanità.

- Ed era vero. - Era vero.

(Tito Stagno) Questa voglia di creare, di fare. Ecco come poi è nata questa impresa della Luna.

(Tito Stagno) E' stato vero per tante cose...

Non sono mai stati sulla Luna, questi, hanno fatto il filmato a Hollywood.

(Gian Antonio Stella, dalla TV) Ma c'era questa Italia uscita dalla guerra e piena di speranze,...

..come era piena di speranze anche l'America e il resto del mondo,...

..c'è stata una fase di grande allegria...

Garbin,...

..tu non credi a niente perché non capisci un cazzo.

Ma va, ma lo sanno tutti che è stata una recita.

- Studia, prima di parlare. - Studiare? Bella idea.

Ha parlato quello che è stato a Padova a studiare!

E poi è tornato a casa con la camicia di forza addosso.

(Mario) No, no! Stai buono, stai buono!

- (Dario) Ti spacco la testa! - (Mario) Dario!

- Oh, andiamo a casa. - Ti è andata bene, Garbin, ti è andata bene.

(Garbin) A matto!

Vai in manicomio, matto!

(Uomo, in dialetto veneto) Sei uno stupido, Luna Storta!

(Garbin) E non farti più vedere!

(Mario) Dario, però queste cose non le puoi più fare.

Hai capito? Sei d'accordo?

- Ma di' qualcosa! - Perché devo dire qualcosa? Chi l'ha detto?

Perché con te bisogna sempre parlare?

- Si può sapere almeno che hai combinato a Padova? - Ho studiato ingegneria aerospaziale.

- E poi? - E poi mi hanno fatto girare i coglioni, va bene?

Apri!

(COLPO METALLICO) Apri!

(COLPI ALLA PORTA)

Apri questa porta, ti devo parlare!

(Mario) Sei un deficiente.

Se questi del bar chiamano la polizia, ti mettono dentro e buttano la chiave.

E siccome hai voluto fare una cazzata, perché hai fatto una cazzata,...

..vedrai che quello la denuncia non la ritira.

E allora? Io vado sulla Luna, là le sue denunce non valgono niente.

Dario, tu sulla Luna non ci andrai mai.

E' impossibile, non sei la NASA, sei una persona.

- Cosa credi, anche la NASA è fatta di persone, sai? - Sì, ma sono tante!

Senti, non ho bisogno di te, te ne puoi andare. Tornatene a casa tua, vai via, lasciami in pace.

Ho altro a cui pensare, vai.

Tu sei completamente matto! Ti sei messo in testa una cosa impossibile.

Lo hanno capito tutti, pure quei quattro rincoglioniti del bar!

Solo tu non l'hai capito. Non ce la farai mai!

Che tristezza! Che tristezza che mi fai, "non ce la farai mai".

Questa è la cosa che dicevano sempre a papà ogni volta che cercava di fare qualcosa.

Ma facevano bene a dirglielo! Perché ogni volta sono state sempre stronzate!

(Mario) Il frigorifero a pannelli solari, una stronzata.

Si è fregato i soldi prima di tua madre e poi della mia per fare che cosa?

Le stronzate, le biciclette senza pedali! Stronzate!

E poi ci ha abbandonati come i cani sull'autostrada!

Solo stronzate, Dario! Stronzate come questa, ecco! Lo vedi da chi hai preso?

- Adesso ti levi dai coglioni e torni a casa tua. - Stammi a sentire. OH!

Ma secondo te,...

..perché non è venuto lui e sono dovuto venire io che manco te conosco?

- Sta in America! - MA QUALE AMERICA?!

Ma quale America...

E' a Vercelli, la merda.

- (con tono di sufficienza) Sì, a Vercelli. - Sì, è a Vercelli.

Vuoi l'indirizzo? Lo so benissimo.

Perché io gli giro tutta la posta, le multe, le denunce e gli impicci che gli arrivano.

- Non è vero. - (Mario) Ah, non ci credi?

E allora ti ci porto. Eh? Andiamo! Prendiamo la macchina e ci andiamo, va bene?

Forza!

(MUSICA DI "VERSO VERCELLI" DI PINO DONAGGIO & PAOLO STEFFAN)

(Navigatore) A 500metri, alla rotonda prendila quarta uscita...

..e prendi Viale dei Caduti della Guerra di liberazione.

(SUONERIA DEL CELLULARE)

Sì, pronto?

Sì, sono io.

Sì! Come no, cer...

(Mario) Era un po' che aspettavo.

(MARIO RIDE)

(Mario) Senta, l'indirizzo ce l'avete già, perché...

E' lui, è lui, giusto. Oh, mi raccomando, ore pasti che altrimenti mia mamma non c'è.

Sì. Posso chiedere una cosa?

Ma fa pure le centrifughe?

No, no, certo che va bene lo stesso. Ci mancherebbe, è regalato.

Grazie! Grazie, grazie infinite, grazie. Arrivederci.

E vai.

Ho vinto un frullatore!

Suona.

(SUONO DEL CAMPANELLO)

(MUSICA SUSPENSE)

Eh...

- Che c'è? - Che ti ho detto, saranno sicuramente degli omonimi.

Adesso perché non rispondono sono omonimi? Ma che ragionamento è?

(MUSICA SUSPENSE)

- (Uomo) Salve. - Salve.

(MUSICA SUSPENSE)

E' lui.

(MUSICA SUSPENSE)

- No, non è lui. - (Mario) E invece sì.

Ragazzi, come va? Cosa state combinando?

E che vuoi che combiniamo? Io sono sempre in ferramenta con mamma.

E lui è appena uscito dal carcere, però questo già lo sai.

Sì, sì, ho saputo, mi dispiace molto.

Volevo venire, ma qui è un casino.

- Saranno poi otto ore di viaggio, senza traffico. - (Mario) Cinque.

Le abbiamo fatte noi adesso.

Sicuro?

Si vede che hanno rifatto qualche svincolo, vedi che qualcosa ogni tanto migliora?

No, è perché non te ne frega niente, non è il traffico.

Cosa dici? No, sarei venuto, è che qui...

Umberto, scusa, ti ricordi che abbiamo quell'impegno?

- Quale impegno? - Quello di mandarci fuori dalle palle.

No, no... Perché dite questo? Non...

Questa comunque è Serena, comunque mi fa piacere che vi conosciate.

(Umberto) E lui è Ilario, mio figlio. Vostro fratello.

E' bello vedervi tutti insieme.

Dario pensava che fossi in America, pensa.

- In America? - Va be', andate dentro, che poi vi spiego.

Vi spiego dopo, voi andate.

(Donna) Vieni, amore.

Mi spiace, ragazzi...

(Umberto) Nella vita a volte si fanno degli errori,...

..errori grossi insomma, ecco.

E poi uno deve lasciarsi alle spalle tutto, è inevitabile,...

..ti ci trovi costretto, insomma.

Un giorno lo capirete anche voi, insomma, ecco...

Già. Va be'. Ciao, papà. Andiamo.

Sai che forse riesco ad andare sulla Luna?

Con un veicolo che ho costruito io, utilizzo la nebbia,...

..ossigeno, idrogeno,...

..e li porto a raffreddamento.

La nebbia, è una bellissima idea, ma...

..stai attento a non farti male, eh?

Mi raccomando, eh?

(RUMORE DEL CANCELLETTO CHE SI CHIUDE)

(RUMORE DELLA PORTA CHE SI CHIUDE)

(MUSICA DI "FRAMMENTI" DI PINO DONAGGIO)

Dai, che te ne frega di quello?

E' sempre stato così, eh.

(MUSICA DI "FRAMMENTI" DI PINO DONAGGIO)

Lo sai che io da ragazzino correvo?

Ero velocissimo, facevo le gare.

Cento metri, duecento metri. Ero proprio forte, forte.

Però gli allenamenti li avevo a Tor di Quinto.

La mamma aveva il negozio, quindi mi ci doveva portare lui per forza.

Tanto non ha mai lavorato, quindi aveva tempo.

Andavamo con l'autobus, col 32.

"Hai fatto il biglietto, papà?" "Sì, sì, l'ho fatto".

Poi, il giorno delle finali regionali,...

..sale il controllore e non avevamo i biglietti, non li aveva fatti.

Allora mi dice: "Fai il sordomuto", perché i sordomuti non pagano, no.

Io ci ho provato, quello stava per crederci.

Poi è suonato un clacson, mi sono girato. Multa.

Ci ha fatto scendere...

..e addio finali regionali.

Oh, si è pure incazzato perché mi sono girato.

Portami al Bruscolotti.

E la Luna?

Ma dove vuoi che vada?

Ciao, mamma. Lo porto e prendo la corriera.

No, non mi aspettare sveglia, lascia stare. Piuttosto, fammi trovare qualcosa da mangiare.

No, senza che ti metti a preparare, quello che c'è in frigo.

No, non sono triste. (SPARO)

Ti richiamo, mamma.

(Dario) Via, via, via!

(Mario, sottovoce) Ma che cazzo sta facendo?

Ma che cazzo fai?

Devono uscire, devono rifarsi una vita.

Qua non ci sarà più nessuno a dargli da mangiare.

Andiamo.

(Direttrice) Allora, questa è la liberatoria. Basta che metta una firma qui, guardi.

- Che vuol dire? - Liberatoria. Non conosce la parola?

Firma, tranquillo, Dario. Firma.

Dai.

(sottovoce) La penna.

La penna.

(MUSICA MALINCONICA)

Mi tolga una curiosità, Cavalieri, ma...

..la notte dell'incendio, lei cosa stava cercando di fare?

No, niente...

(MUSICA MALINCONICA)

Volevo andare sulla Luna.

(LA DIRETTRICE E PIOVESAN RIDONO)

Sei proprio uguale a tuo padre, anche lui ne aveva sempre una.

(LA DIRETTRICE E PIOVESAN CONTINUANO A RIDERE)

(RISATE OVATTATE)

La sapete la differenza tra me e mio padre?

(ridendo) Qual è?

Che io sulla Luna ci vado davvero.

(PIOVESAN RIDE FRAGOROSAMENTE)

Sì, va bene, adesso...

..ho un altro paziente.

Metta giù quella penna. Ho cambiato idea.

Cavalieri, si fidi.

E' meglio che lei stia un po' qui con noi, eh?

Invece io vado a casa adesso.

- Ho detto di no! - Dario... - (Direttrice) Stia fermo.

E lei non metta quella cazzo di firma!

Dario! Dario, lascia che firmi, metti giù questa mano. Lascia... No, NO!

- (Direttrice) Infermieri! - Dario... Calmati, Dario.

- (Direttrice) Aiuto! - (Piovesan) Calmati, Dario, calmati.

(Dario) Ah! Lasciatemi! Mi fate male!

(Dario) Lasciatemi. Pezzi di merda! Bastardi!

(Dario) Lasciatemi! Pezzi di merda!

- Mamma, guarda, ci sono le pecore! - (Donna) Sì?

- Belle le pecore. - (Donna) Eh, sì, molto belle.

Vacche.

Erano vacche.

(SUONERIA DEL CELLULARE)

Senti, mamma, ha la suoneria della Roma, perché non la fai usare anche a me?

(Donna) No, lui è grande.

Sì, pronto?

Ah, dottoressa, come va?

Come, "è scappato"? Ma come ha fatto?

Ma gli infermieri, quelli grossi?

Mannaggia.

Eh... Io sono partito, sono sull'autobus.

Eh...

No, no, certo, ha fatto benissimo, certo.

E cosa vuole che le dica?

Magari torna.

Eh...

Arrivederci, arrivederci.

(Piovesan) Non si è mai "fatto mettere sotto i piedi", mai.

Anche quando era piccolo.

Una volta eravamo a scuola.

Noi più grandi lo abbiamo preso e l'abbiamo chiuso in uno sgabuzzino per fare uno scherzo.

(Piovesan) Be', insomma, è riuscito a uscire, non so come.

(Piovesan) Poi, quando è uscito fuori, mi ha rubato la cartella...

..e l'ha bruciata in cortile davanti a tutti, eh!

(Piovesan) E rideva. Ma dovevi vedere come.

(Piovesan) Ma me lo meritavo, eh.

(Mario) Ma che cazzo è successo?

(Piovesan) Adesso andiamo a vedere, con calma.

(MUSICA MALINCONICA)

(BRUSIO INDISTINTO E MUSICA MALINCONICA)

Permesso, permesso. Scusate, scusate.

Scusi, ci posso andare a parlare?

(Carabiniere) A chi, al matto? Ma guardi che spara.

Guardi, è mio fratello, a me dà retta.

- Allora parli col brigadiere. - Ma lei chi è, scusi?

Io lo conosco, è una brava persona, lo conosco da quando era piccolo,...

..non farebbe male a nessuno, diglielo tu.

- Signora, intanto stia calma, ci faccia organizzare. - Sono calma.

- Sì, ma io sono il fratello, mi ci faccia parlare un attimo. - No, mi dispiace.

- Sono venuto apposta da Roma. - Ho capito, ma è pericoloso.

- Senta, io sono il suo avvocato, ci faccia passare. - Avvocato, ho detto di no.

Ma ce l'avete un mandato della magistratura? Questa è proprietà privata.

Ma ha capito che ha un fucile in mano e da un momento all'altro può sparare?

Questo è tutto da dimostrare. Ce l'avete un mandato della magistratura, sì o no?

- Allora ci faccia fare il nostro lavoro, per favore. - Se ci mostra il mandato...

Ma che fa lei?! Lorenzi! Fermo! Ma che fa? Si fermi!

Dario!

Dario, apri! Dario, sbrigati!

- Cosa fai qua? - (Mario) Ti do una mano.

- Entra. Rapido! - Sì.

- Che stai facendo? - Parto.

- Adesso? - (Dario) Sì.

(Dario) Il razzo è già fuori,...

..in posizione,...

..e in dieci minuti posso essere pronto.

- (Mario) Ma salti per aria. - (Dario) No.

Tu con quel coso finisci male. Finisce che muori.

- (Dario) Non muoio. - E invece sì.

(con la voce rotta) Proprio adesso che ci siamo conosciuti.

La vedi questa roba?

Questa roba...

..è tutta la mia vita.

Questo, questo. Guarda.

Quei progetti là.

Li ho disegnati io a 19 anni.

Quel rilevatore l'ho costruito a 25.

Il modulo che c'è là fuori l'ho inventato io a 34 anni.

Ci ho messo tre anni per realizzarlo.

E ti posso garantire che per le dimensioni che ha, non ce n'è di così potenti in giro.

Ecco. Questa è la mia vita.

Non ne ho un'altra.

E ho deciso di dedicarla a questo.

Adesso, però, ho bisogno che tu mi dia una mano.

Sei mio fratello, no?

(Brigadiere, al megafono) Cavalieri!

(Brigadiere, al megafono) Vieni fuori, non fare sciocchezze!

(Brigadiere, al megafono) Mi hai sentito, Cavalieri?

Va bene, che devo fare?

Mi basta che tu li tenga lontani da qui per...

..cinque minuti, eh?

E come faccio?

No, guarda, io non posso venire. Ho la mamma, la ferramenta, come faccio?

Ma no che non vieni, scemo, li devi soltanto distrarre.

- E come? - Ti metti questa e fai finta di essere me.

- Ma non ci crederanno mai! - Ma sì, se lo fai bene, sì.

Ci assomigliamo.

Ma io...

Per favore.

Dammi questa cosa.

(BRUSIO INDISTINTO)

Ehi!

State lontani, carogne! (VERSI DI PAURA DELLA FOLLA)

Mi chiudi?

(Mario) E adesso?

Allora, adesso inventati qualcosa, qualsiasi cosa,...

..basta che tu li tenga per cinque minuti lontano da qui.

Cinque minuti sono tanti, eh.

Posso farcela anche in tre, ok?

(Dario) Eh?

(Dario) Vado.

Dario?

(Dario) Sì?

(RUMORE DEI MACCHINARI)

Buon viaggio.

(RUMORE DEI MACCHINARI)

(Brigadiere) Che fai, ti arrendi?

- Guarda che siamo armati, eh. - (Mario) Dieci...

- (Brigadiere) Ascoltami. - (Mario) Nove... - (Brigadiere) Alza le mani e mettile in vista.

- (Mario) Otto... - Bravo.

(Mario) Sette, sei...

- Adesso noi ci avviciniamo lentamente, stai tranquillo però. - (Mario) Cinque...

- (Mario) Quattro... - (Brigadiere) Ecco, bravo.

Tre, due...

- Adesso avvicinati piano piano. Piano. - Uno...

- Zero! - Così non si fa male nessuno.

E che cazzo!

(MUSICA DI "TRE MINUTI - TEMA DI MARIO" DI PINO DONAGGIO)

(l CARABINIERI RESPIRANO AFFANNOSAMENTE)

- Levati il casco. - (Brigadiere) Leva questo casco.

(MARIO RIDE)

E tu che cazzo fai qui dentro?

(MARIO RIDE)

Dov'è tuo fratello? (BOATO)

(Brigadiere) Dov'è tuo fratello?

(BOATO)

(MUSICA DI "TRE MINUTI - TEMA DI MARIO" DI PINO DONAGGIO)

(BOATO)

(RUMORE DI LAMIERE CHE VIBRANO)

(BOATO)

(BOATO)

(MUSICA DI "TRE MINUTI - TEMA DI MARIO" DI PINO DONAGGIO)

(RUMORE DI VETRI CHE SI INFRANGONO)

(MUSICA DI "TRE MINUTI - TEMA DI MARIO" DI PINO DONAGGIO)

(MUSICA DI "BLUE MOON" DI PINO DONAGGIO)

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