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State giù!
L'ULTIMO GIORNO DELLA GUERRA DEL VIETNAM
Le forze comuniste si avvicinano a Saigon.
I soldati alle mie spalle sparano alle unità viet-cong
a non più di 460 metri di distanza.
Gli scontri non sono mai stati così vicini.
Hilary Brown, ABC News, Vietnam del Sud
Nel 1975 avevo 34 anni e avevo il lavoro dei miei sogni.
GIORNALISTA
Ero la prima corrispondente estera della ABC.
In poche ore i nord-vietnamiti erano praticamente alle porte della città
e fu ordinata l'evacuazione degli americani.
E il segnale usato fu "White Christmas".
Alla fine arrivammo all'ambasciata americana stessa
ed era strapiena di persone.
Era circondata da sud-vietnamiti in preda all'isterismo
che lavoravano per gli americani.
Tutti cercavano di superare il muro per essere evacuati.
Dopo essere stata aiutata a scavalcare, vidi per primo una dipendente
che buttava mazzette di dollari in un barile in fiamme.
Reagii dicendo:
"Cosa sta facendo? Brucia i soldi?"
Rispose: "Preferisce se li diamo ai viet-cong?",
mentre gettava altri 100.000 dollari nel barile.
Era il caos più completo.
Gente presa dal panico fuggiva in tutte le direzioni.
Una baraonda.
MIO FIGLIO È MORTO IN VIETNAM! PERCHÉ? PER L'AMERICA
VIETNAM: LA GUERRA CHE HA CAMBIATO GLI STATI UNITI
EPISODIO SEI - LA FASE FINALE
È sempre più chiaro
che non ho più il supporto politico del Congresso
per poter andare avanti.
Perciò rassegno le dimissioni dalla Presidenza a partire da domani.
Nove mesi prima della caduta di Saigon,
con le dimissioni di Nixon, Gerald Ford divenne il quarto presidente
a gestire la Guerra del Vietnam.
"Per quanto riguarda l'America", afferma il presidente Ford,
"la Guerra del Vietnam è finita".
Il Vietnam è stato traumatico
per questo paese per 15 anni.
Pur ritirando le truppe,
il governo americano vorrebbe che l'esercito del Vietnam del Sud
continuasse la guerra contro i comunisti.
Ma non è più disposto a spendere milioni di dollari per promuoverla.
Molti lo considerano un tradimento nei confronti dei sud-vietnamiti.
Impossibile. Non ci si può ritirare.
Non ci si può ritirare dalla razza umana.
Che diritto ha l'America di venire qui,
peggiorare la guerra, causare l'eliminazione della nostra gente
e poi andarsene?
Dire di voler porre fine al ruolo...
dell'America nella guerra e avere la pace.
E noi? E la nostra pace?
Il Vietnam del Sud è debole
e l'esercito del Vietnam del Nord coglie l'opportunità per spingersi a sud.
I nord-vietnamiti hanno iniziato un'offensiva coordinata
nella zona degli altopiani centrali.
Città dopo città sono cadute.
Molti sud-vietnamiti fanno di tutto per arrivare a Saigon...
dove sperano di essere al sicuro.
La ritirata è diventata una disfatta,
civili e soldati sono fuggiti nel panico.
Molti dei profughi hanno cercato rifugio a Da Nang.
Con l'arrivo del nemico, Da Nang è in preda al panico.
Un uomo è pronto a prendere in mano la situazione.
Se sembro arrabbiato, signori,
è perché lo sono.
Ed Daly è un magnate americano
che prova un senso di responsabilità nei confronti dei sud-vietnamiti.
Non ho visto altro che completa stupidità...
da parte di certi rappresentanti...
dell'ambasciata americana.
Il suo piano è di mandare un aereo a Da Nang
per soccorrere i più vulnerabili.
29 MARZO 1975
Vorrei spiegare l'obiettivo di questo viaggio.
Sarò breve.
Dovremmo recuperare,
se Dio vuole, 250-300 passeggeri su questo volo.
Ci saranno migliaia di neonati abbandonati, bambini.
Queste tre splendide donne della World Airways ci aiuteranno.
Ero un'assistente di volo per la World.
ASSISTENTE DI VOLO
Ci occupavamo principalmente di voli charter e militari.
Ed Daly ne era il proprietario e il presidente.
Se qualcuno vuole scendere, siamo a 35.000 piedi.
Non c'è di che!
Era noto come "Il John Wayne dell'aeroporto".
Gli piaceva molto bere.
Era severo, ma...
ma ebbe la lungimiranza di vedere cosa stava accadendo in Vietnam.
Val Witherspoon mi accompagnò su quel volo.
Non c'è miglior amica al mondo. Era fantastica.
ASSISTENTE DI VOLO
Avevo 25 anni.
Credevo di essere invincibile.
Sapevamo che i nord-vietnamiti
erano molto vicini a Da Nang.
Si temeva che l'aeroporto non fosse sicuro.
Mentre stavamo per atterrare, era tutto tranquillo.
Guardammo fuori dal finestrino senza vedere niente.
Non si vedeva niente di sotto. Dov'erano le persone?
E poi arrivarono.
Orde e orde di soldati sud-vietnamiti.
Sembrava uno sciame di formiche.
All'improvviso vedemmo avvicinarsi un furgoncino bianco.
Uno di loro aveva una pistola e la puntò verso di noi.
E sparò.
E dissi:
"Perché? Siamo i buoni! Siamo John Wayne!"
Pensai: "Devo aiutare Val".
Andai nel retro...
e lo spettacolo fu orribile.
Il sig. Daly era alla base della scaletta.
Lo stavano afferrando e gli avevano strappato i vestiti.
Val sollevava le persone da terra oltre la ringhiera laterale.
C'era una donna che avevo afferrato
e la tirai su con entrambe le mani.
Qualcuno la stava tirando giù, per prendere il suo posto.
E, ehm...
Vidi qualcuno calpestarle la testa
sfondandogliela.
E il sig. Daly lo vide in diretta.
La folla lo stava massacrando e...
prese la pistola e colpì questo tipo con il calcio.
Ma continuarono ad arrivare.
Non c'era molto da fare a parte farli salire a bordo.
Non erano donne e bambini. Erano soldati sud-vietnamiti.
Ma dovevamo aiutarli, nonostante ciò che avevano fatto.
E Val fece un gesto.
Io ero accanto alla porta della cabina di pilotaggio
e la calciai tre volte.
Il motore diventò più rumoroso.
E questo soldato vietnamita disse:
"Siamo sull'erba. Non si può decollare da qui".
Ma andammo avanti.
Colpimmo un recinto e iniziammo a prendere quota.
Circa 250 soldati sud-vietnamiti,
cinque donne e due bambini salirono sull'aereo.
C'era un uomo seduto in prima fila
e aveva molto sangue nell'addome
provai ad alzargli la camicia o aprire la giacca per capire la situazione
e gli stavano fuoriuscendo gli intestini.
Feci quello che avrebbe fatto ogni sensato essere umano.
Glieli spinsi dentro con la mano.
Non potei fare altro.
Nel viaggio per Saigon,
Ed Daly chiese a un altro dei suoi aerei
di ispezionare i danni subiti dal loro aereo durante il fuggi fuggi.
C'è qualcosa che pende dai portelloni del carrello.
Potrebbe essere un corpo.
Hai detto un corpo?
Non sono sicuro, ma sembra proprio così.
Pensate che il carrello anteriore scenderà? O non sapete ancora?
Lo sapremo quando saremo più vicini.
Quello è il problema più grande che vedo al momento.
E poi il sig. Daly parlò dei danni al velivolo
e non era sicuro che saremmo arrivati a Saigon.
E pensò che saremmo finiti in mare a quel punto.
Mi disse: "Hai paura di morire?"
Risposi: "No,
non ho paura di morire".
E disse: "Brava".
Aggiunse: "Ti pago una birra quando arriviamo a Saigon".
E dissi: "Sig. Daly, me ne comprerà una cassa".
Tornai da Val e dissi:
"Se non ce la dovessi fare, ma tu sì, di' alla mia famiglia che è tutto ok".
Non piangemmo.
Ci abbandonammo al destino.
Nonostante un serbatoio che perdeva,
il volo di soccorso arrivò sulla pista principale di Saigon.
Ora il dubbio è se il carrello danneggiato funzionerà.
La paura e la tensione erano palpabili.
Il pilota non sapeva se il carrello anteriore avrebbe tenuto.
Fu... un miracolo.
Poi l'aereo finalmente si fermò.
E vedemmo i danni per la prima volta.
Guardammo gli alettoni,
ed erano completamente contorti.
Vedemmo che c'erano delle persone nella stiva.
Fu così commovente.
Il pilota era lì.
Mi guardò ed estese le braccia
e disse: "Va tutto bene, Jan.
Puoi sorridere e puoi piangere".
E finì tutto lì.
Oltre ai 250 passeggeri,
altri 100 erano stipati nella stiva.
Tutti i passeggeri cercarono riparo a Saigon.
La caduta di Da Nang è peggio di una sconfitta.
È un crollo totale della forza militare e del morale dei cittadini.
Un crollo che si sta espandendo rapidamente a sud.
L'esercito del Vietnam del Nord avanza verso sud.
Dirigendosi verso l'obiettivo finale: conquistare la capitale.
Intorno a Saigon, la gente è preoccupata.
Non credono più che l'esercito li proteggerà.
La maggior parte dei vietnamiti crede che la presa di potere sarà rapida.
Penso che ci sia un grave pericolo, che spero non diventi realtà,
che gli americani rimasti potrebbero essere massacrati.
Nonostante le truppe USA fossero state ritirate dal Paese,
migliaia di cittadini americani erano ancora a Saigon,
tra cui consulenti militari e ufficiali del governo.
Questi americani erano protetti
dall'ultimo contingente di marine rimasto in Vietnam.
In quel periodo, ero una guardia presso l'ambasciata USA.
AMBASCIATA DEGLI STATI UNITI D'AMERICA
E il mio incarico era assicurare che gli americani fossero protetti.
GUARDIA DELLA MARINA USA PRESSO L'AMBASCIATA
Mi ricordo che ero di guardia fuori dal cancello.
Iniziammo a sentire voci
che l'esercito del Vietnam del Nord si stava dirigendo a sud.
Era possibile che si riversasse su Saigon.
Iniziai a notare che la popolazione di Saigon iniziò ad aumentare.
La popolazione a nord si stava recando a sud,
perché pensavano che Saigon sarebbe stata sicura.
La popolazione aumentò di centomila persone in una settimana.
E poi iniziammo a sentire esplosioni verso il nord.
Andavamo in cima ai tetti di notte.
Perché si vedevano le esplosioni.
I nord-vietnamiti si avvicinavano.
Le cose si facevano serie.
Il mio dubbio era solo riguardo a ciò che avremmo fatto.
Ma per gli abitanti di Saigon, c'è un'ultima linea di difesa:
le forze aeree del Vietnam del Sud.
C'è una speranza che questi caccia tengano l'esercito comunista a distanza.
Ero un pilota dell'esercito sud-vietnamita.
Ne ero molto orgoglioso.
Uno dei principali piloti è l'asso ventisettenne
Nguyen Thanh Trung.
PILOTA DI CACCIA
Essere un pilota nell'esercito era un onore.
Non temevamo nessuno.
Ma Trung aveva tenuto qualcosa nascosto ai suoi superiori.
Mio padre era un combattente della resistenza, viet-cong.
Fu...
ucciso...
dal nemico.
Perdere mio padre fu uno shock enorme per me.
Da allora il mio unico scopo fu la vendetta.
Trung agì sotto copertura
per i viet-cong per molti anni.
Diventò un soldato scelto nell'aeronautica sud-vietnamita,
e fu filmato mentre veniva addestrato da un pilota di caccia americano.
Non ho mai temuto che sospettassero di me.
Mi dovevo preparare accuratamente.
L'8 aprile 1975,
Trung e i suoi colleghi decollarono per eseguire un bombardamento.
Trung prese la palla al balzo.
Vidi l'opportunità
di separarmi dagli altri due.
Era giunta l'ora.
Adesso o mai più.
Camminavo verso casa dall'ambasciata.
Ma tutto a un tratto vidi persone
che puntavano al cielo.
Un aereo si avvicinava. Era un caccia.
Ma era un po' strano
perché era un velivolo sud-vietnamita.
Era sopra di noi e lanciò una bomba sul palazzo presidenziale.
La gente corse al riparo,
cercando di sfuggire al pericolo.
La gente guardava in alto e ci chiedeva:
"Sono i comunisti? Era un aereo nord-vietnamita?"
"No", rispondemmo,
"è uno dei vostri aerei".
Più tardi il pilota fu identificato
come il tenente delle forze aeree vietnamite Nguyen Thanh Trung.
Nessuno sa dove andò.
Fu come liberarsi di un peso
che portavo con me da anni.
Lo feci per mio padre.
Dopo il raid,
Trung tornò a casa e fu osannato come eroe dai comunisti.
L'esercito nord-vietnamita era a soli cinque chilometri da Saigon.
Uno alla volta!
Mancano poche ore
prima che i nord-vietnamiti prendano il controllo della città.
Nel pomeriggio, il consolato ha informato gli americani
che non lavorano per il governo di lasciare subito il paese.
Il governo americano fu sorpreso
dalla velocità dell'avanzata dei nord-vietnamiti.
Per evacuare più persone possibili,
decisero di usare navi da guerra di stanza nella regione.
Larry Chambers è il comandante appena nominato.
All'epoca, ero il comandante della USS Midway.
COMANDANTE DELLA MARINA USA
Ero al comando della Midway da 29 giorni
quando ricevetti una telefonata.
Ci fu ordinato di procedere al largo della punta sud del Vietnam
alla massima velocità verso Saigon.
Gli elicotteri trasportavano le persone.
Dovevo preparare i ponti
per poterli far atterrare sulla portaerei.
Sapevamo che i carri armati del nord si avvicinavano,
per cui non c'era molto tempo.
Mi chiesi: "Cosa succederà?
Ce la faremo?"
L'ambasciata americana è a rischio di assedio.
Temendo possibili rappresaglie da parte dell'esercito nord-vietnamita,
migliaia di cittadini cercano disperatamente riparo all'interno.
Da questa parte.
Forza. Andiamo, forza.
Fuori dai cancelli dell'ambasciata,
centinaia di vietnamiti chiedevano a gran voce di entrare
sventolando passaporti e denaro,
nella speranza di comprare la fuga su un elicottero.
Porca vacca!
Che ci crediate o no, quello sono io.
GUARDIA DELLA MARINA ALL'AMBASCIATA USA
Non sapevo neanche che esistesse.
Vidi delle cose che non credo tuttora potessero succedere.
Forza. Veloci, su. Fatemi vedere le mani.
No.
C'erano regole da seguire.
Se erano americani o vietnamiti in possesso di documenti
con cui dimostravano di essere dipendenti del governo, potevano andare.
Quella era la regola.
Mi ricordo di un padre...
che ci offrì una borsa d'oro attraverso le sbarre del cancello...
se avessimo preso i suoi bambini.
Non si poteva fare.
Non si poteva.
Si restituisce e...
Sono... penso...
immagini impresse nell'anima.
La disperazione dilaga.
Mi sembrò che tutti stessero correndo.
CITTADINO SUD-VIETNAMITA
Nhan Lee, di cinque anni, è con i genitori a Saigon.
Hanno bisogno di un piano di fuga.
Ricordo che papà ci disse di salire sulla Jeep
Mio padre era un pilota dell'aeronautica sud-vietnamita.
E tutti sapevano cosa sarebbe successo
se mio padre fosse stato catturato o se noi fossimo stati presi.
Arrivammo in aeroporto.
Mio padre disse a mia madre: "Devo fare una cosa.
Salite su un aereo. Vi raggiungo appena ho finito".
Si voltò e andò via.
Ma mia madre restò lì.
Restammo lì, quasi in eterno.
Non salimmo mai su nessun aereo.
All'improvviso, mio padre tornò.
Si avvicinò a mia madre e le chiese:
"Perché siete ancora qui?"
E lei praticamente
rispose: "Non volevo andarmene senza di te".
Quelle furono le sue testuali parole.
Perché ero accanto a lei e sentii ciò che disse.
Mi ricordo che mio padre la guardò.
Sapeva che mia madre gli stava dicendo di amarlo.
E sarebbe stato tutti o nessuno.
Si voltò e si allontanò,
accese una sigaretta.
Ritornò
e disse: "Ok, andiamo".
A poca distanza c'era un piccolo aereo abbandonato
Era lì parcheggiato.
E... mio padre disse: "Salite".
E decollammo.
Intanto i cittadini sud-vietnamiti
cercano disperatamente di salire sugli elicotteri americani.
Tra i pochi fortunati, Stephanie Dinh e la sua famiglia.
Il soldato continuava a dire: "Muovetevi, muovetevi!
Non fermatevi".
- Continuate, da questa parte. - Forza!
A quel punto, andai avanti e continuai a correre.
Sentii che l'elicottero decollava.
Si sentivano il panico e i timori.
Poi vidi l'oceano e seppi che eravamo in salvo.
Ce l'avevamo fatta.
Atterrammo su una nave da guerra.
Seguii mio padre e mia madre.
Rimasi lì e guardai...
e vidi la costa vietnamita.
Rimasi lì.
E pensai,
"Credo sia un addio".
Fu devastante vedere queste persone salire a bordo.
C'era gente ovunque.
Circa 7000 vietnamiti e cittadini americani
fuggirono da Saigon in elicottero
in meno di 24 ore.
Ma una famiglia doveva ancora trovare un rifugio.
Sembrava che fossimo in volo da molto tempo.
Nessuno parlava.
C'era un'atmosfera di quiete.
E poi mio padre vide questa nave mastodontica,
grossa quanto una città.
E iniziò a girarci intorno.
COMANDANTE MARINA AMERICANA
All'improvviso vedemmo un piccolo aereo vicino a noi...
che iniziò a circolare sopra la nave.
Mio padre sapeva che avevamo poco carburante,
così lasciò cadere un biglietto.
Diceva di essere un ufficiale
delle forze aeree sud-vietnamite.
Aveva la sua famiglia a bordo
e stava finendo il carburante.
Non c'era abbastanza spazio per farli atterrare sulla portaerei.
Il ponte era pieno di elicotteri.
E l'ammiraglio, mio capo,
mi ordinò di dire al velivolo di effettuare un ammaraggio.
Ma lo guardai e pensai
che se fossero atterrati sull'acqua, nessuno sarebbe sopravvissuto.
Bisogna fare ciò che è necessario.
Si deve...
se si ha una bussola morale, bisogna seguirla.
Così dissi: "Liberate l'area di atterraggio".
L'ammiraglio iniziò a urlare: "Mi stai prendendo in giro".
Vidi i marinai che si affrettavano sul ponte
e...
iniziarono a spingere gli elicotteri oltre il lato della nave.
A spingerli fisicamente.
Fu uno spettacolo incredibile.
Uno dopo l'altro, giù nell'acqua.
Un suono come...
per poi sparire.
Più di 100 milioni di dollari in equipaggiamento
furono spinti giù di lato.
E, naturalmente, pensai:
"Probabilmente finirò davanti alla corte marziale".
Pensai: "Per cosa mi impiccherete?"
Distruzione di equipaggiamento o per aver fatto annegare donne e bambini?
La mia reazione fu: "Ho fatto il mio lavoro.
Solo il Signore deciderà. Dirò qualche preghiera ogni tanto".
Mi ricordo che mio padre spense il motore.
Rimbalzò al suolo e atterrò perfettamente.
E questi marinai e marine dissero:
"Cavolo! Abbiamo davvero visto quello che abbiamo visto?"
Ci fu grande esultanza.
Si poté sentire l'urlo quasi fino a Washington
quando l'aereo atterrò.
Mi congratulai con lui.
Presi le mie medaglie,
le appuntai al maggiore Lee e lo nominai
sul posto un pilota onorario della marina.
ETÀ: 5 ANNI
Non lo dimenticherò mai.
La parola "grato" è quella che che mi viene in mente.
Perché fu...
fu l'inizio di una...
di... una nuova vita.
Il comandante della marina Larry Chambers
ricevette una medaglia per il suo servizio in Vietnam.
Dopo quasi 50 anni, sta per incontrare uno dei passeggeri.
- Ammiraglio. - Salve.
- È un piacere vederla. - Altrettanto.
Se non fosse stato per lei quel giorno,
se non avesse riflettuto sul valore della vita umana,
non sarei qui.
Quindi voglio ringraziarla.
Grazie di cuore.
Bisogna accettare ciò che la vita ti offre.
E...
sembra che siamo stati fortunati.
30 APRILE
Qualunque fosse la causa nel Vietnam del Sud, è stata persa.
Il bollettino è appena arrivato da Saigon:
la guerra è finita.
Il nuovo presidente del Vietnam del Sud ha annunciato la resa incondizionata
ai viet-cong.
Mentre i carri armati nord-vietnamiti arrivano a Saigon,
gli ultimi 11 marine nel Paese aspettano di essere trasportati al sicuro.
Ero in cima all'ambasciata.
Presi la radio e dissi ai miei ragazzi: "Prendete la bandiera e venite sul tetto".
Ci aspettavamo che un elicottero arrivasse di lì a poco.
Dopo un'ora, niente.
Dopo due ore, niente.
Li vidi arrivare.
Se fossero saliti sul tetto non ne saremmo usciti vivi.
Eravamo spacciati.
Dovevamo prendere una decisione tra di noi
che di sicuro non ci saremmo arresi ai nord-vietnamiti.
Non ci saremmo arresi senza lottare. Di sicuro.
Era il nostro Alamo.
E proprio quando stavamo per iniziare a sparare all'impazzata...
guardammo in lontananza e vedemmo un puntino.
Pian piano capimmo che era un elicottero.
All'improvviso ci rendemmo conto
che potevamo ancora uscirne vivi.
AMBASCIATA STATI UNITI D'AMERICA
Restammo a lungo lassù. feci tante promesse a Dio.
E lui mi ascoltò.
La Guerra del Vietnam è finalmente giunta al termine.
Il costo per gli USA fu di miliardi di dollari
e oltre 58.000 vite umane.
Questa guerra mi accompagna da sempre. E una parte di me sarà sempre un marine.
Non sono fiero della guerra che abbiamo combattuto,
ma sono orgoglioso delle persone con cui ho lottato.
In guerra, hai i tuoi commilitoni.
Sono i tuoi amici.
Si difendono a vicenda.
L'esperienza che ho fatto mi ha reso l'uomo che sono oggi.
Perché il Vietnam è stato il luogo che ha messo tutto alla prova.
Oggi, dedichiamo un memoriale alla generazione di americani
che ha combattuto una lotta solitaria.
Ma più di ciò,
lo dedichiamo alle migliaia di persone che sono sopravvissute a quella guerra.
Molti considerano ancora il Vietnam
come la guerra estera più controversa e lacerante degli USA.
Non saremmo dovuti andare in Vietnam.
Non saremmo dovuti andare in Vietnam.
Ma ci è stato ordinato di farlo.
Eravamo membri dell'esercito, soldati.
Guardare quel lungo muro nero a Washington
e tutti gli uomini e donne che sono stati uccisi
seguendo gli ordini...
mi fa star male.
Si pensa che tre milioni di vietnamiti
siano stati uccisi nel conflitto.
Hanno sofferto tanto quanto noi, se non di più.
Hanno perso bambini, hanno perso famiglie.
Erano solo esseri umani, proprio come me.
VOCE NARRANTE DI ETHAN HAWKE
Tutti i filmati di repertorio in questa serie sono reali
e sono stati girati durante la guerra del Vietnam.
Nei casi in cui i filmati di un evento non erano disponibili,
sono stati usati materiali che illustrano momenti simili durante la guerra.
Sottotitoli: Andrea Florissi
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