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C'è una lettera da Ane, papà. Ha fatto il suo primo cappello.
Spero, questa estate, di dimostrarti che siamo fatti l'uno per l'altra.
Faremo pubblicità. Io ho l'attore più famoso della Danimarca.
- Salve. Facevate teatro? - Prima di sposarmi.
Non indovinerete mai a chi hanno fatto visita. Al re e alla regina a Klitgaarden.
- Ma è fantastico. - Sì.
E uno dei miei clienti, il capomastro Varming...
usa pino dello Jutland.
Morten ha letto di un caso in cui hanno usato del legname dello Jutland
e c'era già umidità tra i piani.
Tutte le azioni che avevo sono andate. Mi è rimasto solo quel maledetto legname.
- Il legname è tuo? - Sì che è mio! Comprato con i soldi di Varming.
Traduzione di Hanna Lise
Adesso vi acchiappo!
- Faticoso, eh? - Mai stato meglio.
Ho raccontato ai bambini di quando facevamo i tornei annuali. Croquet.
- Croquet, oh, sì, sì. - Non sarebbe divertente riproporli?
- Solo se non gioca Therese. - Come se l'avessi mai fatto. Puoi portare Max.
- Portarmi dove? - Faremo un torneo di croquet.
- Giocherete con vostro suocero. - Ah.
- Ho appena visto il postino. - Notizie di Varming?
- No. - Non dovevano arrivare i campioni di pino?
- Così avevo capito. - Ma avrai capito bene, spero.
Non sono stato io a parlare con lui. È stato Molin.
- Perché non continuiamo col pino svedese? - Cavolo, no. Questo è più economico.
È un affare fantastico.
- Devo comunicare a Morten la nostra scadenza. - Perché devi disturbare Morten?
Morten è in contatto con gli svedesi.
Dannazione. Molin ha posticipato il viaggio per farci vedere il legname.
Perché si sacrificherebbe così tanto per Varming?
Perché non è come gli altri. Molin è un uomo d'onore.
Porca miseria!
- Oh, sì. - Ne dubito.
- Oh, vi piacciono ancora i bagni in vasca? - Sì, se quella maledetta cosa funzionasse.
Lo scaldabagno. Ha qualche problemino.
Permettetemi di raccomandarvi la spiaggia.
Stavo cercando di convincere vostra moglie.
Potrei insegnarle a nuotare. Siamo ancora in tempo.
- Ne dubito. Partiamo oggi. - Oh, mi spiace.
Bene, vado giù a chiedere per lo scaldabagno.
Forse qualcuna delle dolci ragazze vorrà aggiustarlo.
- Molin! - Signor Madsen.
Oh, scusatemi, state andando a fare il bagno. Potrei avere il numero di Varming?
- Il suo numero? Per cosa? - Il campione di legname non è arrivato.
- Ma lo aspettavamo per oggi. - Non è arrivato nulla per posta.
Perciò volevo telefonare per sapere se l'aveva inviato.
Se devo annullare l'ordine del legno svedese, devo farlo entro lunedì.
Non dovrebbe farsi tanti problemi.
È un modo anche per conoscerlo.
Signor Madsen, forse ho capito male la data della consegna.
Mi metterò subito in contatto con loro.
Signor Molin, dovrebbero essere tutti vostri clienti. Con la vostra premura...
- Che succede? - Madsen vuole chiamare Varming.
Me lo immagino a parlare con quel vecchio demente che non sa una mazza.
- Che vuoi fare? - Chiamo la segheria.
Devono mandare una macchina. Ci serve quel campione oggi.
August. Perché non ce ne andiamo e basta? Torniamo a Copenhagen
e depositiamo il denaro che hai preso dal conto di Varming.
Non ci sarà neanche un soldo senza la vendita di quel legname.
E risparmiami la tua ipocrisia. Tu non vuoi affatto andartene.
Quando si è offerto Weyse di insegnarti a nuotare?
Qualche giorno fa. Non te l'ho detto perché non sapevo come avresti reagito.
Sai che tipo è questo attore elegante che stai rincorrendo?
Sposato tre volte, tonnellate di donne e progenie sparsa in ogni paese.
Un attore che fa i tour.
Entra ed esce nelle vite degli altri. Buona fortuna, piccola Alma.
- Buongiorno, direttore. - Oh, sei tu, Weyse.
- Puro idillio familiare, non credi? - Cosa?
Oh, sì, sì. Siamo tutti qui.
- Che stai leggendo? - Ved vejen di Herman Bang.
Non si direbbe il tuo stile, no?
Helene mi ha proibito di leggere i giornali. Dice che mi agito troppo.
Gli hai proibito di leggere i giornali?
Se legge notizie della Germania, tornerà alla radio e riceveremo altre lettere.
Ma la gente che scrive certe cose non le mette mai in atto.
Per te è facile parlare. I miei figli non rimarranno orfani di padre.
- Orfani di padre? - Oh, scusa. Sai a cosa mi riferisco.
- Severin ama il mare come te. - Sul serio? Che bello!
- Non entri in acqua? - Ci sono già stata.
Hai iniziato ad usare i costumi da bagno. Ricordo un tempo...
- Quei giorni sono passati. - Non del tutto, spero.
Sì, del tutto.
Leander si sta svegliando. Sarà meglio portarlo a passeggio.
Buongiorno, Alice. Hai visto la lista che ho messo in reception?
No.
Io e i ragazzi stiamo organizzando un torneo di croquet. Ricordi?
- Che facevi? - Riordinavo.
- Vuoi passare così le vacanze? - Non mi importa.
- Sei la benvenuta da me. - Siamo divorziati, Otto. C'è altro?
No, volevo chiederti se potevi prestarmi i bambini per il gioco.
- Chiediglielo tu stesso. - Volevo sapere se eri d'accordo.
- Sono grandi, adesso. - Ok, glielo chiederò.
Oh... posso mettere il tuo nome sulla lista?
- Segniamoci. - Non vorrai dire sul serio.
- Ma tu giocavi di solito. - Penso tu abbia capito male.
Adam ed io non ci siamo mai abbassati a giochi tanti frivoli come il croquet.
- La signora Fjeldso non giocherà a croquet. - Figurati se accettava di giocare a croquet.
Ma a sua sorella piacerebbe.
- L'hai aggiustato? - L'acqua è ancora fredda.
Di nuovo lo scaldabagno?
- Spero non servisse alla signora Molin. - Veramente serviva al signor Molin.
Dobbiamo aggiustarlo.
Hotel Andersen. Chi?
Qui è il negozio Beau Chapeau, dove lavora vostra sorella, Ane.
- Ho un messaggio per Ane. - Ane torna a casa oggi?
Sì, le ho permesso di andare via prima così poteva vedere il padre.
Andrò a Copenhagen domani. Tornerò lunedì ad ora di pranzo.
- Glielo farò sapere. - No, non è questo il messaggio.
Si tratta del cappello della signora Castenskiold, va consegnato lunedì.
Ane deve chiudere il negozio e correre lì.
- La signora Castenskiold lo aspetta per le 10. - Certo, assolutamente.
Ho lasciato un biglietto nella stanza di Ane.
Quella ragazza ha la testa sempre tra le nuvole.
E ditele di tornare subito al negozio.
- Fie! Stavo uscendo. - Ha appena telefonato la signorina Duelund.
- Chi? - Del negozio di cappelli. Ane sta venendo qui.
- Viene? - Che bello! È passato tanto tempo.
Ho un messaggio per lei. Gliel'ho scritto.
- Chi è la signora Castenskiold? - Una signora che ha ordinato un cappello.
- Dai il biglietto ad Ane. - Sì, sì. Torna dai tuoi ospiti.
Lo scaldabagno si è di nuovo rotto. Ora il signor Molin si è fatto la doccia fredda.
- Ah! Avrei voluto proprio vederlo! - Papà!
- È talmente arrogante! - Forse dovresti dare un'occhiata.
No. Ho già chiamato l'idraulico. Lo aveva installato lui.
Ha solo due anni quello scaldabagno!
Ce ne è voluto!
- Andiamo a fare il bagno? - Non ora. Ha chiamato Hillerod Ice Cream.
Hillerod Ice?
- La fabbrica più famosa di gelati. - Lo so cos'è.
Vogliono che facciamo la pubblicità. Hanno chiesto di Weyse tre volte.
Gli ho detto che conosco Weyse da anni e che ho lavorato in un film con lui.
- Sì, una specie. - L'ho fatto! Devo parlare con Philip.
- La vogliono pronta per questa estate. - Anche nuotare non sarebbe male, sai.
- Non ci vorrà tutto il giorno. - E a pranzo?
Mangerò qualcosa con Philip. Sei dolce a chiederlo.
Mi riferivo a me.
- Non vai al mare? - No. Abbiamo i gelati Hillerod.
Non nuota perché ha mangiato il gelato? È quasi ora di pranzo.
- Georg, che fai? - Mancano 20 minuti al pranzo.
- Georg! - È colpa del tuo costume, Therese!
- Bene, allora me lo tolgo. - Non vedo l'ora!
No, no, no! Quel maledetto legname deve essere qui oggi!
Risparmiatemi le vostre dannate scuse!
- Oh. Siete voi. - Parlavate con Varming?
Oh, avete ascoltato. No, non era il capomastro.
Era la segheria. Non hanno potuto mandarlo in giornata.
Il campione arriverà domani.
Va bene. Gli svedesi non aspettano risposta fino a lunedì.
Sì, me l'avevate detto, ma mi secca quando un accordo non viene onorato.
- Ma andate via oggi. - Sì, era quella la mia intenzione.
- Ma naturalmente, resteremo. - No, non dovete cambiare di nuovo programmi.
- Datemi solo il numero di Varming. - A questo punto, insisto per rimanere.
Vi ho messo io in questa situazione e naturalmente resterò per risolverla.
- Avete finito col telefono, signor Molin? - Sì, per oggi restiamo.
- Per un'altra notte? - Sì.
- Ma non abbiamo stanze disponibili. - Ah, vero, viene Ditmar.
Il conte Ditmar è il nostro ex-cognato.
Ora è sposato con sua cugina Mitzi della Germania.
- Non c'è una camera nell'ingresso? - È una singola.
Ah, sì, vero.
- Beh, diamo un'occhiata. - Non potete dormire lì, signor Molin.
- Eccola qui. - Eccellente.
- Potremmo mettere un altro letto. - Non potevo chiedere di meglio.
Grazie, signorina.
Sul serio, August?
Non possiamo andare via prima che l'accordo venga concluso.
- Non possiamo pagare il conto. - Non possiamo?
No! Non dopo che tu hai ordinato caviale e champagne.
Se mi avessi detto che avevi perso le azioni...
Eh, già, dovevo farti questa sorpresa mentre eravamo in visita da Sua Maestà.
- Hai svegliato il bambino. - Quale bambino?
Il bambino accanto. È dove dorme la balia.
Che bello tornare, vero, Ditmar?
- Sì, Mitzi? Quella non è la nostra stanza. - Certo che lo è. Stanza 4.
- Ditmar, abbiamo solo due stanze. - Due? Ne abbiamo chiesto tre.
Vieni con me.
- Ho prenotato solo due stanze. - Ma ho bisogno di una stanza mia!
È tutto pieno, non ci sono altre stanze.
Dovresti condividere una camera. Avete dormito poche volte insieme dal matrimonio.
- E hai rimandato il matrimonio. - Questo è ridicolo, mamma. È...
Sì, è ridicolo che debba organizzare le tue notti insieme a tua moglie.
Pensavo fossimo d'accordo che avresti chiuso con quell'altra storia.
E che ti saresti tolto dalla testa certe cose.
Eri interessato a venire qui
perché eri ansioso di vedere il signor Dupont?
Scusa, figliolo. Non litighiamo.
Sei stato occupato in Parlamento...
e quando sei tornato a casa, hai avuto bisogno di una stanza per te.
Ma ora sei in vacanza, Ditmar. Tu e Mitzi dovete stare insieme.
Tua moglie deve sentire che vuoi dedicarti a lei.
Ditmar, che stanza meravigliosa hai scelto per noi. Vieni.
- Tra un minuto, Mitzi. - No, adesso!
- È ora di farsi il bagno! - Non abbiamo finito.
- Avevi detto che avresti finito a quest'ora. - Vai prima tu a fare il bagno.
- Proviamo l'idea su Max. - È piuttosto distruttivo.
Io sono sempre costruttivo, Amanda!
Sentiamo. Sparate.
- Fa caldo. Weyse è in spiaggia. - Sua moglie non c'è, sta lavorando.
- Come si chiama il protagonista? - Weyse interpreterà se stesso.
- Quale è il suo primo pensiero? - Donne.
Esatto! Weyse è seduto e vede ad un certo punto una bella donna.
Weyse si alza, ma improvvisamente sente una voce dietro di lui.
È sua madre.
No, non è la madre, ma il gelataio di Hillerod Ice.
- Che gli dice di non fare il mandrillo. - No, vuole vendergli il gelato!
- Visto? Max non è per niente costruttivo. - Secondo me è divertente.
Al posto della moglie, gli rifilano un gelato.
Sì. Weyse guarda dritto nella telecamera e dice:
"E voi pensavate di conoscere il mio punto debole...
"Ma è il gelato Hillerod a sciogliermi il cuore".
"Il gelato Hillerod mi scioglie il cuore". Ottimo!
Davvero buono! E se vi dessi una mano?
Cioè?
Potrei nuotare fino a Skagen e trovare una bella donna.
- Forse le piacerebbe farsi una nuotata. - Cretino.
Non con quella! È l'ultima rimasta intatta.
Grazie, signorina. Eccellente.
Guarda come è carina, adesso. Due letti, che lusso.
Quasi ti dimentichi di quell' odore di maiale fritto.
Stanno preparando il baccalà, e la cucina è dalla parte opposta.
Forse sono vecchi odori rimasti o qualcosa che proviene dalla nursery.
- Vuoi un bicchiere? - Alle due del pomeriggio?
Dolce Alma.
- Forza, bevi con me. - No, grazie.
Se ti chiedo scusa per tutte le cose brutte che ti ho detto...
Lo sai che non dico mai sul serio. Sarai sempre la mia principessa svedese.
La principessa di Södermalm.
- Vado a fare una passeggiata. - Scusa, scusa! Ho detto una stupidaggine.
Non so come sia potuto succedermi tutto questo. Passo la vita a dare consigli alla gente
e poi perdo tutto il mio denaro.
Quando questo salterà fuori, Sua Maestà...
Non mi considererà più nessuno.
Funziona così. Lo sai, vero?
Vieni, andiamo a fare una passeggiata. Devi uscire da qui.
No, vai tu.
Via. Sono certo che non rimarrai da sola. Qui è pieno di uomini.
- August. - Vai! Preferisco rimanere da solo.
- Immaginali nella stanza 11. - È solo per una notte.
Ma sono stati appena ospiti del re e della regina.
Ma che trasandato. Quel tipo là fuori.
È venuto a raccogliere stracci. Ma sono già stati presi.
Ne è venuto un altro. Gli abbiamo dato le ultime cose.
Oh, eccone un altro. Ma questo lo conosco. Il tuo amico speciale, Edith.
- Non è il mio amico speciale. - No? Ricordavo diversamente.
- Digli che possiamo dargli il pranzo. - Diglielo tu!
- Buongiorno. - Non dobbiamo far riparare niente.
Veramente mi hanno chiamato per uno scaldabagno.
- Sei tu l'operaio? - Sì, sono io.
Entra pure. Dov'è finita Edith?
- Edith? - Eccomi.
Potresti mostrare il bagno a Valter?
Da questa parte.
È qui.
Grazie.
Ci siamo già conosciuti.
- Ma forse non te lo ricordi. - No, infatti.
Mi ricordo bene di te. Non stavo molto bene allora.
- Sei stata molto gentile con me. - Non me lo ricordo questo.
Ma io sì.
Ti avevo promesso di venire a trovarti a casa tua.
- Già, ma non ho ricevuto nessuna visita. - Volevo aspettare di trovare un lavoro.
Ma poi è passato troppo tempo.
Pensavo non ti ricordassi più di me, ormai. E difatti.
Quando mi hanno mandato qui
ho sperato di trovarti.
- Beh, mi hai trovata. - Infatti.
Sarà meglio che ripari quel coso! Abbiamo ospiti importanti che stanno aspettando!
Olga! Il tuo nome è nella lista di sotto.
Il torneo. Ma non era la tua scrittura. Credo sia quella del signor Frigh.
Era l'unico modo per trovare pace.
- Ma sarà bello! - Il signor Frigh si comporta come un bambino.
Hai ricevuto un'altra lettera? Cosa dice?
- Sta considerando di tornare a casa. - A casa?
E c'è una fotografia! E se decidesse di passare di qui?
- E magari ti chiede di nuovo in sposa. - Non ho intenzione di sposarmi, Lydia.
- Potremmo consultare le carte, Olga. - Ora basta.
- Che stai facendo? - Vado di sotto.
- Pensavo che i Molin se ne andassero. - Hanno rinviato.
Il signor Molin rimane perché deve concludere un affare per Georg.
È incredibile come si adopera per i clienti!
- Dormono lì. - Nella 11?
Sì.
- Ma è una singola. - Hanno aggiunto un letto.
Ed è proprio vicino a quella dei bambini.
Beh, si sono iscritti quasi tutti. Tuo marito è molto insistente.
Il tuo ex-marito, volevo dire.
- Non parteciperai? - Ai giochi di Otto? Non penso proprio.
- Siete stata al mare? - Sì, molto bello.
Salve? Mi fareste compagnia per un caffè? Ci sono i panini, anche.
Ne ho chiesto qualcuno per mia sorella, ma non credo scenderà giù.
- Ho saputo che ve ne andate domani. - Sì.
Peccato abbiate dovuto cambiare stanza.
- Non fa differenza per una notte sola. - Di sicuro era molto diverso dal re.
È un uomo tanto affascinante Christian X, non trovate?
- E pensare che è vostro amico. - Lo conosce mio marito.
- Cosa sono quelle carte? - Tarocchi. Leggono il futuro.
- Anche il mio? - Vi piacerebbe provare?
- Disturbo? - No. Entra.
Mi chiedevo se ti facesse piacere avere questa.
Oh, che dolci.
Ma, Helene? Che dirà Hjalmar?
- Lo sa. Lo facciamo per te. - Perché non c'è il suo nome?
Dice solo: "Con amore, Helene."
Oh, sì. Doveva firmare anche lui. Stai lavorando?
Sì, è una pubblicità. Sono stato un cretino ad accettare.
L'hanno scritto tipo commedia. Perché bisogna sempre fare cose divertenti?
- Ma il pubblico ti conosce così. - Sì, esattamente, Helene.
Mi conoscono in questa veste e mi sono rovinato la carriera in teatro.
Ma i quotidiani hanno esaltato il tuo approccio comico di Riccardo III.
Sì, approccio comico! Lo senti? Comico!
Credi fosse mia intenzione?
Riccardo III? Il personaggio più drammatico di Shakespeare.
Una canaglia, un tiranno, uno storpio. Un uomo con la brama di potere!
Non c'è niente di comico in lui! Il pubblico si metteva a ridere perché ero io.
Sono intrappolato in una gabbia chiamata commedia e non vogliono farmi più uscire!
- Che c'è? - Scusa, scusa, è che...
- Cosa? - Mi fa ridere. Il modo in cui lo dici.
Oh, scusa, Edward.
Non sempre funziona. Meglio aspettare un altro giorno,
quando l'essere etereo è più suscettibile.
È lui che ci connette al mondo spirituale.
- Le carte non dicevano niente? - No, erano tutte sbagliate, signora Molin.
Le conosco ormai così bene da poterlo dire.
- Che dicevano? - Dicevano...
che voi e vostro marito state attraversando delle grosse difficoltà finanziarie.
- Sul serio? - Avete visto?
Dicevano qualcosa...
su come ne potremmo uscire fuori, in caso fossimo in difficoltà?
Sì, ma è molto diverso da quanto vi aspettereste.
Oh. Diverso?
Ma è una soluzione, è sempre qualcosa, dopotutto.
Posso chiedervi una cosa? Avete mai recitato in teatro?
Sì, dieci anni fa, prima di sposarmi. Lo avete visto nelle carte?
No, ma ho avuto la sensazione che siate stata a teatro.
Avete un modo così affascinante di camminare.
- Suono per la cena? - Un minuto.
- Beh, è come nuovo adesso. - Cosa aveva che non andava?
- Si era bloccata una valvola. - Ed è normale che succeda?
- Direi di no. - Parlerai con l'idraulico?
Sì, certo. Bene, allora...
- Non c'è la signorina Edith? - Devo andare a chiamarla?
No, è solo che...
Oh, Edith, Valter chiedeva di te.
Volevo solo... volevo solo chiederti...
se potessi liberarti una sera per uscire con me?
- Non per forza stasera. - Stasera non posso.
Oh.
- Allora un'altra sera? - No, lavoriamo tutte le sere.
Oh. Bene, allora suppongo sia impossibile.
Capisco.
Allora direi che... ci salutiamo.
- Grazie. - Addio.
Sì.
- Che c'è? - Lavori tutte le sere?
Non si fa vedere per due anni e si aspetta di trovarmi pronta!
Ma lo sei, Edith.
Non lo sono affatto!
- August, hanno appena suonato. - Mi sto cambiando.
Non devi mica metterti in smoking.
Mi metto sempre in smoking a cena. Non cambierò certo questo,
anche se mi hanno piazzato nel ripostiglio delle scope.
August, sei ubriaco. Non puoi scendere giù così.
- Vedrai che ce la faccio. - No, no.
Sdraiati qui.
Alma. Sdraiati con me.
No, non ora. Ti porto qualcosa da mangiare.
- Alma, lo sai che ti amo, vero? - Sì, sì.
- Oh, sei tu. - Sì, sono io.
Volevo solo congratularmi per le nozze.
- Grazie. - Mitzi sembra felice.
- E tu lo sei, Ditmar? - Se sono felice? Certamente.
- E tu? Stai lavorando? - Sì, con Philip.
Oh, sì, c'è anche lui quest'anno. Come sta?
- Meglio adesso. - È stato male?
Ha avuto una delusione d'amore l'estate scorsa che lo ha devastato.
- Pensavo fossi salita. - Non andiamo in spiaggia?
Sì, certo.
- Vieni anche tu? - Sì, chiedilo a Mitzi!
- No, credo che resterò qui. - Bene. Noi andiamo, allora.
Ditmar, come stai?
- Sto bene, Georg. - Mi fa piacere saperlo.
- È caffè quello? - Sì, non ho trovato il brandy.
- L'hai trovato? - Il signor Molin se l'è portato in stanza.
È vuota.
Berrei anche io una bottiglia intera se andassi a finire nella 11.
- Ah, ci vediamo di nuovo. - Splendido.
Signora Madsen, il bridge vi sta chiamando.
Prego.
Dobbiamo stare attenti con l'alcol. Scendiamo in campo alle 10.
- È alle 10, vero? - Sì.
Quindi sei tu e il conte Ditmar contro Madsen e Berggren.
- Sarà un massacro. - In effetti.
Quindi non fate più quel programma in radio?
No. E vi dirò perché.
C'è gente che trova sgradevoli le opinioni di altre persone.
Ma sarete molto contenta del fatto che stia arrivando anche qui l'ideologia nazista.
Sì! Spero arrivi il giorno
in cui vi accorgerete che ciò che contrastate è utile al popolo.
Questa è una discussione che viene fuori ogni estate.
- Avevo immaginato. - Voi avete fatto teatro?
Sì, come lo sapete?
Credo l'abbia menzionato la signorina Veterstrom.
- Che tipo di teatro? - Musical, soprattutto.
- Cantereste per noi? - Non penso.
- Oh, per favore, fatelo. - Ha già detto di no, Lydia.
Stiamo cercando di convincere la signora Molin a cantare per noi.
- Sì, per favore, fatelo. - No, è passato tanto tempo.
Sciocchezze.
Che ne dite di questa?
Bravo.
- Chi sta applaudendo? - Stai sentendo?
- Cantano nel salone. - Che mi dicevi di Ane?
La signora della boutique pensava che venisse qui oggi.
- Ed è venuta? - No, forse aveva altro da fare.
- Ha un fidanzato? - Mio padre ne è convinto.
- Oh, sei al telefono. - Non preoccuparti.
- Edith si occuperà del resto. - Va bene. Buonanotte.
Sì, buonanotte.
Rieccomi. Quando ci rivediamo?
Tornerò domani. Forse posso passare domani sera.
- Tirerò sassi alla tua finestra. - Assolutamente no!
- Mi ritiro in camera, Ditmar. - Buonanotte, Mitzi.
- Non vieni? - Sì... sì.
- Scendi a colazione, papà? - Avete visto il tempo, bambini?
- Allora non possiamo giocare? - Nessuno gioca con questo tempo.
Annullato
Buongiorno. Che brutto tempo.
Però andate via oggi, perciò... grazie per ieri sera.
È stato un vero piacere sentirvi cantare col signor Weyse.
Grazie.
Cos'è questa cosa del canto?
- Niente di importante. - Quando il gatto non c'è...
Sei stato tu a decidere che dovevamo rimanere, così Madsen non chiamava Varming.
- Buongiorno, signora Madsen. - Buongiorno.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Brutto tempo. - Già.
- Papà mangerà in camera sua. - È triste perché non giochiamo a croquet.
- Che peccato. - Ma se non ti importa del torneo.
- Non ti sei nemmeno iscritta. - Sedetevi e mangiate l'avena.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Ho appena salutato Molin. Sembra di nuovo in gran forma.
Sì, l'ho visto.
- Non sanno che li ho sentiti. - Sentito cosa?
Sono rimasti per non farti telefonare a Varming.
- Perché diavolo non dovrei farlo? - Sì, perché?
- Volete il caffè, signor Madsen? - Eh? Sì, sì.
Mi dispiace per il signor Frigh e il suo torneo di croquet.
- Non vedremo più Valter. - Per via della pioggia?
- No, per come l'ho trattato. - Non intendevi sul serio?
Non ho detto questo, ma...
Non importa.
Puoi sempre sperare che lo scaldabagno si rompi di nuovo.
- Eccovi. - Georg sta aspettando una telefonata.
- È arrivato il campione di pino. - Come ti sembra?
È difficile dire se è umido o secco. Può assorbire molta umidità.
- Se supera il 20% si ammuffisce. - Quanto è ora?
- Molto al di sotto del 20%. - Quindi è secco?
- Sì, è perfetto. - Ma perché non l'hai detto subito?
Non l'ho detto? C'è una cosa: è lo stesso legname che viene da Aarhus.
- Quello che ammuffiva. - Morten si è ricordato il nome della segheria.
Ma sono già passati sei mesi.
- Suppongo sia secco, ormai. - Pronto? Parlo col signor Varming?
Salve. Sono il grossista Madsen. Volevo solo sapere...
No, non sono vostra madre. Mi chiamo Georg Madsen.
No, Georg Madsen!
Signor Madsen, vi stavamo cercando, io e l'architetto.
Sì, ma ero giusto al telefono col signor Varming.
Volevo presentarmi, ma non ho avuto molto successo.
Diceva cose senza né capo né coda.
- Buongiorno, di nuovo. - A voi.
Capisco la vostra perplessità. Volevo risparmiarvi questa situazione.
Il capomastro non sta bene. Avrei dovuto dirvelo.
- Sì, forse avreste dovuto. - Già, avete completamente ragione.
Chiedo scusa per aver tentato di proteggere Varming.
Non sapeva niente di una vendita di legname.
È stato un investimento che ha fatto quando stava bene.
Ora che per caso ho conosciuto voi,
ho sentito di doverlo aiutare.
- Beh, dopotutto lo avete fatto per un cliente. - Sì, anche se è più di un cliente.
Un caro amico. Ora conoscete la situazione.
Ma il vostro architetto è soddisfatto della qualità.
Ha detto che è lo stesso tipo arrivato da Aarhus.
Non ne sapevo niente. Ma è secco adesso?
Sì.
Se non siete convinti, perché non andiamo insieme al deposito?
No, naturalmente avete una scadenza.
Oh, credo che gli svedesi mi concederanno un po' di tempo.
- È davvero possibile? - È un saggio suggerimento, Molin.
Parlerò con gli svedesi, e domattina andremo al deposito.
Certamente. Farò sapere al personale che rimaniamo ancora.
Ottimo.
- Avrebbe dovuto parlarti di Varming. - Stava cercando di proteggerlo.
Te l'ho sempre detto, Molin è un uomo d'onore.
Ci ero quasi, Leslie.
Sì...
Ascoltate, giovani. Ho avuto una splendida idea.
Immaginate me che torno a casa, stanco nel mio appartamento.
Dopo aver recitato in una grande tragedia in teatro.
Sono esausto, ma poi apro il frigo
e prendo un gelato di Hillerod, e improvvisamente mi sento energico!
Era solo... se volete qualcosa di artistico.
- Non deve essere artistico. - È solo una commedia.
- Insistono che ci siano sole e spiaggia. - E abbronzatura.
Sì, sì. Beh, se dobbiamo fare questa vostra cosuccia superficiale,
dobbiamo solo pensare a chi reciterà.
- Il venditore di gelati? - No, Amanda. Non l'uomo.
- La donna che troverò sulla spiaggia. - Volevamo chiedervelo, signor Weyse.
- Conoscete tante attrici. - Sì...
Ho recitato con tutte.
Ma che dite della signora Molin? È stata un'attrice in passato!
Avreste dovuto ascoltarla ieri sera. È stata incantevole.
- Ma non se ne vanno? - No, hanno rinviato la partenza.
Non posso promettere che accetterà, ma chiedere non costa nulla.
- Che brutto tempo! - Già. Hai avuto notizie da Ane?
- No. - Che succede ad Ane?
La signora Duelund ha telefonato di nuovo. Devo darle otto messaggi.
Difficile, visto che non è qui. Starà bighellonando in giro.
Ora vado al pollaio. Quel libretto di risparmio di 20.000 è stato una maledizione!
Ha detto che ad Ane dobbiamo mancare molto, visto che viene spesso a trovarci.
Spesso? Sono passati tre mesi dall'ultima volta.
Ha detto che Ane viene qui ogni due domeniche.
- Deve avere un uomo da qualche parte. - Papà si arrabbierà tantissimo.
Quando lei ha scelto il libretto di risparmio invece della bambina lui non ha fatto niente.
- Hai lasciato troppi soldi, Ane. - Ora non hai inquilini.
- Non devi preoccuparti. - Come farei senza di te?
Non l'hai ancora detto alla tua famiglia?
Ti sei svegliata, Emma?
Sta mettendo su peso? È così leggera.
Va tutto bene. È perfetta.
Sei perfetta, eh? Un giorno vivremo insieme, ma per ora devi vivere qui.
- Mamma verrà appena potrà. - Sì, perché sei la mia piccolina.
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