All language subtitles for Tre Straniere a Roma(Claudio Gora, 1958).IT

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Original subtitles

Evviva!

- Che magnifica città Roma! - E che sogno questo sole!

- Averlo a Milano! - San Pietro è magnifico!

Però il Duomo di Milano è più suggestivo.

Peccato avere solo due giorni!

Vedere Roma in due giorni è poco, a noi non basterebbero due mesi!

Basta correre, un autobus dopo l'altro.

Ho diviso la città in settori, dopo il Vaticano,

un colle dopo l'altro li vedremo tutti e sette in poco tempo.

- Senza fermarci? - Vi fa già effetto l'aria di Roma?

- State diventando due sfaticate! - Mi dai un panino, ho fame!

Sai che i panini sono razionati!

Basta uno "strappo" e siamo rovinate.

Non vorrai dormire all'aperto questa notte!

Abbiamo i soldi contati!

Due giorni a Roma! Moriranno tutti di rabbia!

Per due giorni non voglio sentire parlare di lavoro e di Milano.

Sarà l'aria di Roma, ma mi sento un'altra.

- Adesso dove andiamo? - A Fontana di Trevi.

- Tre soldi nella fontana. - Allora ritorneremo!

- Magari in viaggio di nozze! - Aspettate un momento.

- Ora domandiamo. Ehi, dica! - $ì?

Scusi, per Fontana di Trevi?

Fontana di Trevi? E' difficile! Come ci arrivate da qui?

Scusi, questa è l'Appia Antica?

- Tomba Cecilia Metella? - E' proprio qui vicino.

- Scusa... - Ehi, non mi posso dividere!

Domandate a qualcun altro! Non vedete che ho da fare?

Vi accompagno io. Devo andare anch'io dalla sora Metella.

- Ci dice dov'è questa fontana? - Ma guarda che tipe!

Fatevi "caricare" da un "tassinaro"! Sto parlando con due straniere!

Vogliamo andare?

Siamo capitate proprio bene! I soliti romani.

Che modo di fare! Speriamo che non tutti i romani siano così.

- Andiamo? - Andiamo.

- Abbiamo cominciato bene! - Non ci scoraggiamo.

- Chiedi a questo. - E' inutile. - No, prova.

Scusi. Per favore, Fontana di Trevi.

- E' al centro. - Va bene, ma qual è la strada che si deve fare?

...trattoria Ninetto il Moro.

Ninetto il Moro? Quello di Testaccio?

...vino.

Ci passo le giornate, le nottate!

Ninetto è un amico, un parente, un fratello!

Fa i più buoni rigatoni con la pajata di Roma!

- Vi ci porto io. - Ma Fontana di Trevi?

Ma che ci andate a fare? Venite da Ninetto a farvi una "magnata"!

Ha una "amatriciana" e un vino che va giù senza che te ne accorgi!

Andiamo. Una giornata come questa la ricorderà per tutta la vita.

- Questa poi! - Siamo capitate male un'altra volta.

A Roma per essere ascoltati bisogna essere raccomandati o stranieri.

- Rivolgiamoci ad un vigile. - Dove lo trovi?

- Non siamo a Milano! - Allora che vuoi fare?

Che voglio fare?

Adesso lo vedrete!

Scusi?

Dite a me?

- "Pardon", informazione. - Sono a vostra disposizione.

Sono a disposizione.

- Fontana di Trevi. - Benissimo! Glielo spiego subito.

Peccato che ho la macchina in riparazione. Guasta, capisce?

- No importa. - No, è importante.

Fontana di Trevi è lontana, con la macchina ci mettiamo due minuti.

Ora vi spiego bene. Siete sole in Italia?

Sì, bello sole d'Italia.

Macché sole! Lo intendevo con mamma e papà.

- Smettila! - No mamma e papà, noi sole.

Noi camping. Girare mondo autostop.

- Ho capito. - Bella capitale Italia.

Sì, ma per vederla bene ci vuole l'automobile, il cicerone...

- lo faccio da cicerone. - Cosa ha detto?

Con l'automobile oggi vedere tutta Roma! lo invitare voi.

Tra due ore la macchina sarà pronta. Guasto riparato.

Ya! Noi tre, tu... "promenade".

No, io ho due amici...

Due "camarad".

"Ya, camarad".

Due tipi... due signori, eh? Uno è... "doctor".

Un altro è come me... possident.

Ha la "grana". Potremmo incontrarci tra due ore al Colosseo.

Un guasto improvviso alla macchina. Certo, commendatore, ha ragione.

Potevo telefonare prima, ma...

In questa zona i telefoni... è Pasqua, è tutto chiuso.

Dove lo trovavo?

Cosa dice? Rinunciare?

Ma commendatore, lei...

è un anno che lei deve venire a Rocca Morbella.

Mio fratello ha già avvisato tutti dell'onore che lei ci faceva.

La supplico, commendatore, non mi faccia fare brutta figura.

Ma, no, le assicuro, solo 5 minuti.

Alle 3,30 al Colosseo. Capito?

- Alle 'trois" e mezza! - Ya! Ya!

Arrivederci.

Arrivederci.

Ciao.

Hai visto come funziona il sistema?

Ciao!

Insomma, dov'è questa Fontana di Trevi?

Ah, già!

- Allora? - Verifico il lavoro e gliela consegno.

- Ancora non abbiamo finito? - Osvaldo, voglio controllare.

- Ma ho finito tutto... - Muoviti!

Con queste "bagnarole" bisogna stare attenti.

Le avevo detto che quello era un incompetente. Poteva farlo lei.

La responsabilità è mia, io faccio i lavori con coscienza.

Ora non si fida più del suo allievo?

Se non controllo, non sto tranquillo.

E' una questione di coscienza. Ci metto un minuto.

Faccia presto!

Ma... che sta facendo?

- Ehi! - Criminale, mi vuoi far chiudere la bottega?

Qua sotto era tutto un macello!

Insomma, che cosa succede?

Accenda una candela a Sant'Antonio.

Dopo nemmeno tre chilometri si sarebbe ritrovato "sgrugnato"

- e pallido all'ospedale. - Per quella vite?

Vite? Qui ci vogliono tantissimi pezzi originali di ricambio!

Ma non si preoccupi, martedì sarà pronta.

Martedì? Dopodomani? E me lo dice così?

Glielo devo dire piangendo? l pezzi originali non li fabbrico io.

A me serve subito! Devo portare il mio capoufficio a Rocca Morbella!

Con questa non arrivava neanche a Rocca Cannuccia!

Questa è vera incoscienza! Lei non sa chi sono!

Parlerò con la persona adatta.

Ehi, si calmi.

E' incoscienza non mandarla via con una macchina scassata?

Per accompagnare il capoufficio può prendere una macchina a nolo.

Già! E dove trovo una macchina a nolo?

Ora, qui?

E' meglio portare la "parannanza" che il frac!

Sbrigati, voglio chiudere.

E va bene... vado.

Ma ricordi, martedì sarò qui e lei farà i conti con me.

Dottor Anselmo Gerardi Frezza,

funzionario della Ragioneria Generale dello Stato.

Faremo i conti!

Siamo a posto! Devo fare i conti con quel padreterno.

Osvaldo, rimetti a posto tutti quei pezzi.

No, lo fai da solo, mi hai dato uno schiaffone a "fondo perduto".

- Ci vai tu là sotto. - Ma non hai capito.

Ho fatto tutto per tenermi la macchina.

Il lavoro era perfetto, è stato solo uno scherzo.

Meno lo schiaffone!

Ho rimediato tre straniere che ti "sturbano".

Ho appuntamento con loro tra due ore con la macchina.

Che Pasqua, Osvaldo!

- Ci vai da solo? - No, ora vado da Sergio e Franco.

- Io ti faccio proprio schifo? - Ma che dici, fratellino?

Tu devi crescere un alto pochino per queste cose.

- Sei ancora un po' troppo pivello. - Ah!

- E come fai con Magda tua? - Già, come faccio?

Osvaldo... mi fai un favore?

No! Ora non sono più un pivello! Pensi tu a quella là!

Va bene, le telefono io. Intanto rimonta i pezzi, lumacone!

> Chiedi un favore a un fratello!

Che furbo!

- Buongiorno, sora Agnese, buona Pasqua. - Grazie.

- Sergio è a casa? - No, nelle feste lavoriamo di più.

- E' di là, sta mettendo a posto le uova. - Sergio!

Ci sono le guardie, i carabinieri, la polizia scientifica...

le impronte digitali. Quando si tratta di rubare,

ti levano i pantaloni senza toccarti la "panza"!

Mangio un boccone e vengo all'officina.

Se non mi trovi, aspettami, devo andare da Magda.

- Perché? - Le avevo promesso di passare Pasqua con lei e...

Immagina che succederà.

Inventa una scusa. Dille che sono arrivati dei parenti dal sud.

Da noi è arrivato quel paravento di zio Gaetano.

- Hai letto il giornale stamattina? - Almeno per Pasqua stai calmo.

Se al padrone tuo rubassero qualcosa, non mi dispiacerebbe.

Male, malissimo!

Pure tu sei un capitalista e devi difendere la "saccoccia".

I conti Mastelloni li conosco bene,

sono 20 anni che sono il loro uomo di fiducia.

Con tutto quello che hanno... stanno attenti al centesimo!

Gaetano, apposta per questo gli dovrebbero fregare tutto!

I Conti Mastelloni possono ingannare te, non a me!

No, i soldi li meritano.

Michele, andiamo, la pasta si scuoce.

- Pinuccia, sbrigati. Chiudi e vieni di sopra. < Va bene, mamma.

Intanto, i conti, sono partiti.

Il marito da una parte e la moglie dall'altra.

Se penso alla villa che ho lasciato sola, mi si gela il sangue.

Stai tranquillo, non te la ruba nessuno!

Capirai, dopo 20 anni è la prima volta che la lascio sola.

Mi devi credere, caro fratello, non mi sento per niente tranquillo.

Telefoni tu a Franco, giusto?

No! Bisogna andare a prenderlo quello non si stacca dalla madre!

Va bene. Che vuoi?

Sandro... ma con quelle... si combina?

E me lo domandi? Quelle sono straniere!

Altra mentalità, evolute, sportive.

- Sergio, sono nordiche! - Ah!

< Gliela diamo noi una riscaldata!

Sor Vincenzo, mi dà un gettone? Devo telefonare.

Anche tu quando devo chiudere!

Avrò il diritto una volta all'anno di andare a casa pure io?

> Ci metto due minuti, devo andare anche io a casa a mangiare.

Conosco bene i tuoi "due minuti"!

- Tieni, ma fai presto. - Va bene.

Sbrigati, voglio chiudere.

Se Dio vuole, domani vado al Tuscolo a mangiare le fettuccine!

E dopo una bottiglia di caffè fatta con le mie mani!

Chiudiamo.

- Ah! - Prendo il motorino, devo fare una commissione.

Adesso? Tua madre ha detto che è pronto. Lascia perdere.

- Papà, cinque minuti, vado e torno. - Va bene.

- Papà, la settimana? - Già l'hai pesa.

- La prossima, no? - E' possibile che chiedi sempre soldi?

Ma io lavoro, papà.

Vado e torno.

- Ciao, papà. - "Tacci tua"... questo ragazzo!

Sbrigati, fammi il piacere.

E poi dici che mi vuoi bene? Sai che la cioccolata mi fa male.

Mi fa venire le chiazze in faccia e i foruncoli dietro le spalle.

Sono allergica alla cioccolata e tu continui a mandarmi cioccolata!

Tonnellate di cioccolata! Sei un mostro!

Era solo un ovettino per ricordare la tradizione.

Ma vedrai che riuscirò subito a farmi perdonare.

Sai dove sto? Dal fioraio!

Meno male, adoro i fiori.

Rosetta! Butta via questa porcheria!

Rosetta! Rosetta!

Come? No, non venire, ti prego.

Almeno il giorno di Pasqua risparmiami la tua vista!

Mamma mia, come sei noioso!

Oggi non ti voglio vedere!

- Butta via quell'uovo. - Buttarlo via? - Sì.

E chiudi la porta.

< Possibile che sei così appiccicoso?

Questo uovo vale un mese di stipendio. E' matta da legare!

Franco! Franco!

Franco!

- Scendi, ti devo parlare. - A quest'ora? Sei matto?

- Scendi! - Perché?

- Femmine! - Allora?

Muoviti! Tre straniere, tre "sventolone

- E ci stanno? - Certo. Quanti soldi hai?

- Me li faccio dare da mamma e scendo. - Sbrigati. - Prendi!

Questa la voglio mandare a mia nonna a Gallarate.

Sarà contenta di sapere che ho passato la Pasqua a Roma.

Questa farà morire di rabbia i miei colleghi della tipografia.

Perché sei così cattiva? Almeno a Pasqua stiamo in pace con tutti.

Hai ragione. Questa cartolina la manderò a Carlo: Ara della Pace.

No, manda questa a Carlo:

'amo così. T'amo solo così."

Poverino, stava per finire sotto il treno per salutarti.

Io non lo tratterei così, è pieno di quattrini.

Il guaio è che l'unica cosa bella che ha sono i quattrini.

Io aspetto soltanto l'amore.

Venite a vedere!

Se ci vedessero a Milano!

- Sembri una mongolfiera! - Sei ridicola!

Chi ha suonato?

- C'è la signora? - E' al solito posto, nell'alcova.

- Io ti sposerei! - Non ho ancora pronto il corredo!

- Ma tu sei "corredata"! - Giù le mani, sono una ragazza onorata!

- Sandro. - Ciao, Magda.

Amore mio, come mai? Ti aspettavo più tardi.

Lo so, lo so... ma vedi

Così mi saluti? Non mi dai un bacio?

- Senti, cocca, sono fuori di me. - Cosa c'è, caro?

Proprio non me l'aspettavo.

- Sono arrivati dei parenti dal "tacco". - Che vuol dire?

Venuti dalla Puglia. Parenti di mia madre.

Significa addio Pasqua!

- Dobbiamo rimandare la gita. - Non ci voleva! Pazienza.

Già, a te non importa niente!

Una volta che potevamo stare insieme dalla mattina alla sera!

Io l'ho sempre detto: "Parenti serpenti".

Non fare il bambino. Una volta tanto farai contenta tua madre.

Porca miseria! Mi devi credere, lo faccio solo per lei!

- Solo per lei! - Bisogna resistere ai colpi del destino.

Ma questa Fontana di Trevi?

Ci tieni tanto a gettarci i soldini per tornare?

Lo fanno solo per portarci via i soldi.

Tu oggi che fai?

Non lo so... niente. Forse andrò al cinema.

Lo sapevo! A Pasqua, con i cinema affollati, lei va da sola!

Tesoro, quanto mi piaci quando sei geloso.

- Starò a casa, va bene? - Non ci credo.

Te lo giuro, starò tutto il giorno a letto con il telefono accanto.

Anima mia, lo sai che ho solo te.

Non ti devi arrabbiare, ti telefono ogni mezz'ora.

Se non mi rispondi prima del terzo squillo...

vengo qui e faccio un macello!

E... e non salvo neanche Rosetta!

Esagerato.

Ma... che c'entra Rosetta?

Beh... così... io picchio! Non bado a chi prendo.

Se non mi telefoni... guai a te!

Io vado.

Oh!

- Che fai? - Mi fanno male i piedi.

Adesso capisco perché è la città dei 7 colli! Con tutte queste salite!

Non ho più voglia di camminare!

Attenta!

Roma è bella, ma io sono stanca. Abbiamo fatto tanta strada!

Per fortuna abbiamo rimediato una macchina con l'autista.

- Quale macchina? - Hai dimenticato il giovanotto di stamattina?

Ma tu ci vorresti andare?

Certo! l miei piedi sono diventati due ferri da stiro.

Se poi si presentano dei tipacci?

Lui non mi piace.

- Però è un bel fusto. - Ecco, ora comincia.

Lei sogna il principe azzurro! Non devi sposarlo, sai?

Che c'entra? Non è bello andare in giro con gente che non conosciamo.

E poi abbiamo detto che siamo straniere.

Adesso, come facciamo?

- Gli diremo la verità. - Brava! No!

Loro vanno matti per gli stranieri.

Se gli diciamo che siamo milanesi, ci ammazzano.

Già, hai ragione.

Continuiamo a giocare alle straniere, è più divertente...

e vedrete che ci tratteranno tutti con più gentilezza.

Che cosa saremo? Francesi, inglesi...

A me fatemi fare la muta.

Sai che bel divertimento parlare a gesti!

Beh, il francese e l'inglese lo sanno un po' tutti in Italia.

Bisogna trovare un Paese più difficile.

Non so... la Svezia, la Norvegia.

- L'Olanda! - La Danimarca!

- Come vi sembra il mio bel danese? - Molto convincente.

Ma guarda queste, non si vedono! Tutte così queste straniere.

"Yes, mercie, ourevoir..." e poi non si fanno più vedere.

Forse ti hanno dato una fregatura.

Straniere, carine... e tre belle tutte insieme...

Quando ci capita un'altra occasione così?

E' mezzora che aspettiamo, avranno capito bene l'appuntamento?

Caspita, è al Colosseo!

Se hanno sbagliato e sono andate al Phanteon?

Non sono romane, gli stranieri conoscono Roma meglio di noi.

- A proposito, gli hai detto che la macchina è nostra? - Certo!

Non potevo dirgli che l'avevo fregata.

Ho detto anche che io ho un supergarage,

che tu sei un possidente di campagna

e tu un dottore. Ricordatelo, eh?

Forse è meglio che non vengono.

Non vengono? E quelle chi sono?

Ehi! Sergio!

Sergio, sei un fenomeno, ti sei rimorchiate le migliori.

"Senorita, mademoiselle, fraulein, froken"!

Piano, hai già usato mezzo vocabolario, poi che gli racconti?

- Buongiorno. - Bonjour. - Good morning.

Questi sono i miei amici.

Io sono Sandro, lui è Sergio e Franco.

Io Nanden, questa llse, questa Margaret.

Enchanté.

Colosseo? Andiamo.

- Venite. - "Venghino", tanto non si paga una lira.

Sandro, ammazza che "gatta sorda" che sei!

- Colosseo, beautiful! - Ya!

Bello.

Ehi!

- Parla, di' qualcosa. - Che vuoi che dico?

Tu hai studiato. Parla del Colosseo... sta qua.

Questo... Colosseo.

Famoso circo.

Togni?

Ehi, ma che dici?

- Cristiani. - Hai capito?

- Questa famosa fossa leoni. - (NANDEN} Leoni?

Leoni. Aaargh!

Metro-Goldwin-Mayer. Tigri.

Tigri? Che c'entrano le tigri?

- Che ti frega, il Colosseo è tuo? - Piantala di fare il deficiente.

Invece di parlare le lingue strilla in italiano!

- Ma che dice? - Sergio...

sei diventato scemo?

Guardale.

Per evitare discussioni la bionda...

D'accordo, io prendo la brunetta.

A me lasciate sempre la più bassa.

Grande Colosseo, molto magnifico.

- Bene, lei parla italiano. - Noi parlare italiano poco poco.

Io studiato grammatica.

- Non voglio che ti prendi la bionda! - Passa dietro, maleducato.

Avere macchina, 8 cilindri.

Vedere Roma, panorama!

- Io sono Sergio. - Lo llse.

- Piacere Roma? - Ya.

Questo è l'anfiteatro Flavio, comunemente chiamato Colosseo.

Fu fatto costruire dall'imperatore Flavio...

Panorama!

- Spiegagli qualche cosa. - Che cosa? - Quello che ti pare.

Fraulein,

mademoiselle,

beautiful. Roma!

Roma, panorama!

Ah! Vediamo panorama!

Eh!

- Bello! - Bello! - Che bello panorama!

> Io guardo voi, altro che panorama!

< Ragazzi, non mi svegliate, non ho mai visto tanta grazia di Dio.

Scendete, andiamo a prendere qualcosa al bar.

- Prego. - Grazie.

- Bellissimo. - Ya, quanto essere bello!

Più bello di Copenaghen.

- Gli piace Roma. - Speriamo di piacergli pure noi.

Ecco qua.

- Buongiorno, desiderate? - Buongiorno.

- Volete assaggiare sfogliatelle? - Freschissime. Le volete?

Questa essere specialità italiana, molto buone.

Come?

- Sfo... - Sfogliatelle.

- Ya, ya. - Posso? - Prego, mangiate, mangiate.

- (Ha appetito la fraulein! - {IN INGLESE) Buonissima.

Vi cadesse un braccio!

Ammazza! Ma questa è fame!

Ridi, ridi.

- Pronto, Sandro? - Macché Sandro!

Sei ancora tu!

Come? Sandro? E' mio fratello, no?

Non ti ho mai detto che ho un fratello che si chiama Sandro?

- Ma sì, non ricordi? - Ceniamo insieme?

A cena? Non è possibile, ho un terribile mal di testa.

- Ti fa tanto male? - Non ho toccato cibo, non voglio vedere nessuno.

Ci vediamo domani, forse. Ciao, caro. Ciao.

Signorina, le ho portato qualcosa da mangiare.

Porta via tutto, non ho fame. Non voglio mangiare.

- Cosa? Non vuole mangiare? - Non ho fame, ti dico.

Non capisco, il commendatore la accontenta in tutto

e lei perde tempo con quel morto di fame!

Rosetta, ti prego! Questi sono affari miei.

Va bene, quando avrà fame mangerà.

- Ma guarda! - Però sono carine, eh?

Non c'è niente da dire, sono diverse da quelle italiane.

Hanno più spirito, più intraprendenza, più...

Più appetito. Queste in Danimarca non mangiano.

Sono nordiche, col freddo che fa lì bisogna mangiare poco.

Queste, a cena, bisogna portarle ai Mercati Generali.

Mi pare che funzioni!

Non ce la faccio più, muoio dal ridere!

Attente, ci guardano. Lasciate fare a me, mi sto divertendo un mondo.

Da bere?

Orzata.

Drink?

Martini! Martini cocktail. Noi Danimarca sempre Martini.

- Tre Martini. - E noi?

Tre caffè.

Stanca? Dico... gambe, piedi...

- Molto camminare. - Oh, no!

Noi Danimarca... tutto a piedi.

Ho capito, non avete la macchina e allora...

Mio "papa'" avere tre.

Papà ha tre macchine, eh? Il padre ha la "grana"!

Molto ricco, molto argent, molto money.

- Molto ricco. - Hai capito?

Molto...

- ARBRA... che è? - Boh.

Molto... ARBARA.

Alberi! Foreste, ho capito, commerciante in legname.

Exportation.

Ma... llse... papà molto più ricco.

Tutto tre.

- Concert... music. - Sì, ho capito.

Ya, papà, director teatro dell'Opera di Copenaghen.

Ammazza! Quanti soldi hanno queste!

Cin cin.

Vieni con me, capellona.

E...

- Bella Roma. - Pure tu.

- Questo? - Cuore trafitto.

Un'usanza degli innamorati italiani.

- Bello! Tutti gli alberi? - Quasi tutti.

Da noi, Danimarca, no.

Da voi, in Danimarca, l'amore non lo fate per niente.

Sì, fare tutto, ma non ferire ALBERA.

Essere BARBARIA accoltellare pianta.

EXPORTACION... Dammi un bacetto.

- No, no. - Bassetta, te ne vai? Vieni qua!

- Italia bella. - Andiamo bene!

- Quanto è qua? - 8 e 50, signore.

E' bella Copenaghen?

Ma Roma più bella. Antica, monumenti... sole.

Per voi, con i vostri soldi...

Ma... tua "family" non ricca?

Beh... sì. Benestante.

Capito?

Mia "family" sta bene.

Mio padre... father...

buonasera!

Vice capo divisione ministero Marina Mercantile.

- Oh, Marina? - $ì.

- Importante. - Beh... impiegato statale.

E... tuo padre?

Orfana, ma io lavorare.

Brava.

Guarda.

Questa è Roma.

Andiamo, ragazzi, tutta vita!

Ricordi di Roma! Souvenir, signori! Souvenir!

Abbiamo ricordi per tutti i gusti. San Pietro, La Lupa, il Colosseo!

- Cartoline a tre dimension - Non servono, bastiamo noi.

Non far vedere che sei "micragnoso"!

Guardi che "sciccheria" queste a colori.

- Ho un'anteprima: San Pietro con la neve! > San Pietro, beautiful!

Che è questa "monnezza"? Questi non li vogliono nemmeno i pellerossa.

> - Solo gli americani. - > Ma che ti frega?

A me piacere tanto souvenir!

ESPORTESCION, questo vuole i soldi!

- Tanto per regolarità, sei autorizzato? > Autorizzato io?

Scherzi? Ho più di 30 anni di onorata carriera. Non vedi qua?

Bello. Molto bello Campidoglio.

Ammazza, che cultura ha!

Questo non è il Campidoglio, è la Torre Pendente di Pisa.

> Ah, Pisa! - Fai un po' di confusione.

Ricordo meraviglioso. Torre che non casca mai.

Prendiamola, altrimenti ci vende anche qualche cappello da prete.

Franco, non c'è niente da fare, bisogna subire,

i "vendi-cianfrusaglie" ci rovinano la reputazione nazionale.

- Vorrei sapere chi gli dà il permesso. - Louison Bobet.

Prendiamo anche la Torre di Pisa. Quanto è?

- Le cartoline le volete? - No, non sanno scrivere!

Tutto 4 mila lire.

- Che dici? - Tremila.

Duemila ed è anche troppo!

Che devo sopportare da questi pappagalli!

- { Monta. - Appoggiati a questo fusto.

Souvenir di Roma!

- Cosa prendiamo, sorelle? - Quattro cappuccini.

- Simpatici i romani, vero, llse? - Ya, "bauscia".

Suona buffo questo danese, eh?

- Ti piace? > Questa è Piazza Navona.

Scommetto che in questa piazza ci sta tutta Copenaghen.

- Oh, bello! - Ti piace, eh?

Ecco il Campidoglio, qua ci si sposa!

Beh, ti piace, eh?

< Questo Castello Cavaradossi! < No Castello Sant'Angelo?

< Sì, ma Cavaradossi morì ammazzato qui.

Non hai visto "La Tosca"?

> Questo è il Quirinale, una volta qui ci dormiva il re.

< E adesso?

< Panorama! Un'altra "panzata", tiè!

- < Questo essere... - < Giuseppe Garibaldi!

< Anche in Danimarca lo conoscono!

(< {ILSE) Eroe dei due mondi. < Si sono "culturate" in fretta.

< Facciamole partecipare a "Lascia o raddoppia"!

< Ridono come se avessero capito. < Non sono sorde!

< Questo essere Foro Italico. - Oh, bello!

- ( Questi chi sono? - ) Boh!

Mi sembra una sfilata per l'elezione di Mister Universo.

(< Sono simboli. < {ILSE) Dall'altra parte che c'è?

< Foglie di fico.

Vi accompagniamo all'albergo a cambiarvi. Avete capito?

Stasera DANZE', capito? Champagne. Vi piace?

- Champagne! - A che albergo state?

- Grand Hotel. - Stasera a ballare NIGHTCLEBBE!

- Che pasticcio, stasera verranno qui! - Come facciamo?

- Desiderate? - Ci siamo sbagliate.

- Per favore, c'è un'uscita? - Di qua. - Grazie.

Ragazzi, bisogna andare a cambiarci e a rimediare un po' di "grana".

Con quelle ci vuole una barca di soldi!

Souvenir, Martini, benzina! Stasera te ne accorgerai!

Ma quelle hanno un sacco di soldi!

Il padre della mia ha alberi, foreste...

È la mia, allora? Ha sei o sette Teatri dell'Opera.

Non possiamo fare brutta figura, dobbiamo trovare la grana.

- E come facciamo? - E' semplice, non siamo orfani.

Già, ma quelle mangiano, bevono e si ingrassano e papà paga il conto.

- Ma quando arriviamo "al sodo"? - Stasera portiamole "Alle Grotte".

Si balla, si stringe, le fai un po' bere... Sono straniere, no?

Però chissà se Margaret ci sta.

Il solito fesso. Appena gli piace una donna, la fa diventare santa.

- Lo? - Non sono nato ieri, gli morivi addosso.

E' già cotto.

Mai far vedere che sei innamorato o ti rovini con le tue mani.

Però quella "pupona" tutta curve ti piace, eh?

Certo che mi piace, ma io non mi cuocio!

- Per me le donne sono fatte per divertirsi e basta. - Lo senti?

- Diamoci da fare per "sbullonarle". - Sbullonarle?

- Dobbiamo trovare la grana. Straniere, ricche e bone! - Vamos!

I miei poveri piedi, che stanchezza!

- Come farai stasera? - Stasera?

- Peccato, non potrai venire con noi. - Dove? A letto?

- Finalmente a casa. - Davvero.

Signora, il vestito! E' tardi, ho lo spettacolo alle otto!

Va bene! Va bene!

Signorina Pia, quando la smette?

- (Oh, eccole qui! Buonasera. - {INSIEME) Buonasera.

- Vi siete divertite? - Sì. - Stanche? - Sì. - No.

Il cliente ha lasciato libera la stanza un'ora fa.

Stasera canta Terni nel coro del "Nabucco".

Ho fatto portare dentro i bagagli.

Eccoli lì. Prego.

Questa è la stanza.

Ho fatto aggiungere una brandina, così potete starci in tre.

Guardate che lenzuola! Fresche di bucato!

- Per me la pulizia è tutto! < Questo cos'è?

Quel muro è monumento nazionale. E' di Traiano, l'imperatore.

- Bello. - L'avete studiato, no? Al di là c'è tutta Roma.

Se nel muro ci fosse un buco, si vedrebbe l'Altare della Patria.

Ecco i vostri documenti.

Oh, i miei piedi!

Che belle "tuse". - E' di Milano anche lei?

Milanese puro sangue! Del carron di Milanzone!

Ma guarda che combinazione!

Chi vi ha dato il nome della mia pensione?

- Viraghi. - Il ragionier Viraghi!

Quello che veniva qui con la Miriam, "la fantasista".

Questa è una casa d'artisti, una casa seria!

Vengono tutti qui, soprattutto i milanesi.

Milano! Milano! Sono 20 anni che non la vedo!

- E' cambiata? - Veramente, 20 anni fa non eravamo ancora a Milano!

Ma che stupida! Siete così giovani!

Anche io ero giovane come voi quando sono venuta qui da Milano.

Giovane, bella e corteggiata.

Sapete cosa mi ha portato via da Milano? L'arte.

Cantavo. Avevo un fiato...

e un corpo che era una meraviglia.

Una silhouette... Come facevo io la scugnizza, non la faceva nessuno!

Beh... forse la Reggini.

E gli uomini! Tutti ai miei piedi, tutti!

Questo ferro da stiro, viene o non viene?

Un po' di pazienza!

Ogni volta che devo stirare

si deve fare domanda in carta bollata!

Ma che deve farci col vestito stirato...

se per guadagnare due soldi... lo deve togliere?

- Finalmente! - Insomma, basta. - Che chiacchierona!

Stava per raccontarci i particolari del suo viaggio di nozze.

Che hai? Mi sembri una moribonda.

Cos'ho? Non sto in piedi, sono stanca morta.

Come vi stancate presto voi due! Lo mi sento fresca come una rosa.

Stasera ci saremmo divertite.

Rassegnati, non possiamo andare vestite così.

Chissà quelli come saranno eleganti, con tutti i soldi che hanno!

- Che peccato! - Ma oggi non li volevi vedere!

- Perché non li conoscevo. - Il bel Franco ha fatto breccia.

Stupida.

Sapete che vi dico? Adesso mi spoglio.

Del mio non mi importa proprio niente. Ho i piedi gonfi.

Sei matta? Bisogna rispettare il nostro programma.

Roma di notte con i monumenti illuminati.

Io me ne infischio! Sono venuta a Roma per divertirmi.

Non per fare del podismo.

< E' permesso? - Di nuovo!

- (Avanti, si accomodi. > {IN MILANESE) Venga, signora.

Scusatemi... gente del varietà, ballerinette.

Hanno un sacco di pretese e poi, quando bisogna pagare il conto,

dicono che hanno fatto cattivi affari.

E invece dei soldi, mi lasciano valige e bauli.

Se sapeste...!

Ho di là tanti vestiti e tanta roba da aprire un negozio.

Davvero!

- Vestiti? - Tantissimi!

Anche da sera?

Mamma, perché in questa casa non si trovano mai i calzini?

Hai ragione, li ho lasciati sul terrazzino ad asciugare.

- Vai a vedere se sono asciutti. - Lasciami mangiare, sono bagnati.

- Lo sapevo! Ora che mi metto? - Se me lo dicevi, li lavavo io.

Pensate solo a mangiare! Lo ho solo due paia di calzini.

Uno lo metto e l'altro lo levo. Ma se uno non si asciuga?

- Sono fregato! - Non c'è bisogno di urlare!

- Qui ci sentiamo tutti! - Lo so, qui siamo tutti finti tonti, eh?

Questo non è uno schiaffo, è una "tranvata"!

Povera creatura mia, lo prendi a schiaffi!

Tu vuoi bene solo alla figlia femmina, che razza di padre!

> Ora le prendi pure te!

Vieni da mamma tua che ti vuole bene.

Non piangere, cuore di mamma,

quello non è un padre, è una bestia.

Posso mettermi i calzini di ieri, ma mi servono un po' di soldi.

- Che ci fai con i soldi? - Ho la vita mia, no?

Figlio bello, spendi come l'Aga Khan.

Ti ho dato l'altro giorno 2 mila lire.

Ah! Come brucia!

- Va bene, non piangere. Ti passa, ti passa. - Ah, sì?

- Quanto ti serve? - Vado con Franco, quello è un signorino.

- Ha sempre 10 mila lire in tasca. - 10 mila lire?

E' Pasqua, mamma.

Questi sono gli ultimi!

Signorina, ma quando la smette?

Dove andate stasera?

- Al night club. - Sono proprio così bone?

Tre fiori dei fiordi del nord sbocciati al sole di Roma.

Bello! Dove l'hai letto?

E' roba mia, cretino. Autentica.

Dov'è l'Acqua di Colonia?

La tua è finita e la mia col cavolo che te la do!

E... combinerete stasera?

Combinare... con questo fusto?

La mia cravatta!

- Disgraziato! Brutto figlio... - Smettila!

- Compra le cravatte invece di buttare i soldi! - Stai fermo!

> Non dite cose impossibili.

> Certo, se invece di un maschio avessi avuto una femmina...

- Ecco il mio Franco. - Ciao. - Ciao, Caro.

- E' diventato un uomo. - Fatti vedere. - Mamma!

E' cambiato molto dall'ultima volta!

- Certo, era 10 anni fa! - Franco!

- Che carattere! - Buonasera, signora.

- Prendi qualcosa? - No, scappo subito.

- Dove vai? - Ho un impegno.

- Non devi fare tardi la sera. - Ma non esco mai!

- Ti prego, mamma, ho un impegno. - Lascialo andare.

- L'amore alla sua età è importante. - L'amore?

Franco non pensa a queste cose, vero?

- Franco, a noi puoi dirlo. - Lascialo ai suoi segreti.

- Lui pensa studiare, non pensa all'amore. - Ma che amore!

Devo accompagnare alcune persone di Copenaghen per la città.

Ah!

Il mio Franco sembra un ragazzone, ma è ancora un bambino.

- Se non si diverte adesso... - Ha raggiunto un'età...

Hai ragione, la sua è un'età ingrata.

Scusi, può dire alle tre signorine danesi che le stiamo aspettando?

- Il nome, per favore. - Mencioni Sandro.

Non il suo, il nome delle tre signorine danesi.

Certo. Qual è il loro cognome?

- Chi gliel'ha chiesto? - Morti de sonno!

Non importa, tanto abbiamo già un appuntamento.

Quando scendono, dica loro che le aspettiamo in salone.

Bene, signore. Comunque ho capito.

Devono essere le tre signorine danesi delle stanze 213 e 215.

- Sì, devono essere quelle. - Signorine Hoppingher.

Sì, grazie. Andiamo?

- Pronto? - Casa Mencioni? - $ì.

- Sandro? - No, Sandro non c'è.

- Sono Magda, dov'è? - E' andato via stamattina.

- Con i parenti di Bari? - Come?

- Quelli del "tacco". - No, forse quelli d'Egitto!

- Di Bari, ho detto. - Ed io le ridico, d'Egitto.

Non abbiamo parenti a Bari. Non è venuto neanche a pranzo.

Mio padre dice che quando torna, gli rompe il "grugno".

Non mi importa un corno cosa dice, voglio sapere dove sta Sandro.

Sono usciti, lui, Sergio e Franco...

a divertirsi alle "Grotte del Piccione".

- Con tre "paciocchette". - Tre "paciocchette"?

"Sgrinfie", "pupe", "pollastrelle", ragazze, come lo devo dire?

Ragazze, eh? E mi ha fatto ammuffire tutta il giorno in casa!

Ehi! Danimarca!

Ci dev'essere qualcosa sulla Danimarca!

Così ci facciamo un'erudizione alla svelta.

E' un paesetto piccolo la Danimarca.

4 milioni di abitanti, 5 milioni di bovini.

Hanno più di una vacca a testa, ecco perché mangiano tanto!

- E l'ALBRA? - Che?

- L'ALBRA, le foreste. - Qui non ne parla.

- E' fatto male. - "Divertimenti, clima e vestiario, eccetera.",

- "Folclore." - Folclore.

Allora lo sai il danese.

Sì, buonasera! Ma chi ti capisce?

Comunque noi abbiamo già un appuntamento.

- Forse ci vogliono rapire. - Non ti salvi.

Le straniere quando arrivano in Italia, ti saltano addosso.

Adesso gli faccio capire che hanno sbagliato indirizzo.

Madame, noi essere molto occupati, molto OCCUPE'.

Non possiamo darvi retta, non possiamo venire con voi.

Noi molto impegnati.

Ci dispiace, noi aspettiamo tre amiche, sarà per un'altra volta.

Certo, domani.

- (Buongiorno, signori. - {INSIEME) Buongiorno.

Che befana! Gli manca solo la scopa.

- Che scorfani! - E come insistevano!

Quelle hanno un anno più del Colosseo.

- Ehi! - Accidenti!

Qui io faccio fallire mio padre!

No, Riccardo, non scendo. Due colpi di clacson,

così la signorina capisce. E aspettiamo.

- Ehi! - Che c'è? - Le cosce.

# lo, nella notte, solo me ne vo.

# E fischiettando penso al tempo che fu.

# Quando gioivo alle speranze che serbavo in cuor,

quando credevo di trovar la gioia nell'amor.

# Quel tempo è andato e non ritorna mai più.

# Ti ho sepolta nei sogni di gioventù.

# Ed ora nella notte fischio al ciel.

# Sono felice come un re.

# Lassù nel cielo brillan

le stelle che mi stanno ad ascoltar.

# La luna, tra le nubi, occhieggia al mio passar

e sembra che mi voglia accompagnar.

# Che me ne importa se non ho un palpito in cuor.

# Che me ne importa se è finito l'amor.

# lo fischiettando nella notte vo.

# Sono felice come un re. #

- Finalmente arriva qualcosa. - Speriamo non sia il conto.

Ecco, signori, il pollo alla diavola.

Oh, diavolo!

- Che hai? - Non ricordo a chi devo telefonare.

Alla Celere.

# Che me ne importa se non palpita il cuor.

# Che me ne importa se è finito l'amor.

# lo fischiettando nella notte vo... #

- Insomma che hai? - Non lo so, dovevo fare una cosa...

Che ti frega? Pensa a mangiare!

Ah, finalmente! Finalmente, coccolina mia!

Sei bellissima! Bellissima!

Sei proprio una stella!

Valeva la pena aspettare tre quarti d'ora.

- Passeremo una magnifica serata. - Guido io.

- Sì, signorina. - Magnifico, noi due soli.

- Possiamo mandare via l'autista. - No, Riccardo viene con noi.

- Ma Riccardo non ha mangiato. - Mangerà con noi.

Forse non è vestito. Non è vestito.

Lo sono, è Pasqua, commendatore.

E buona Pasqua pure a te!

Andiamo.

Mi piaci, sei una donna misteriosa!

Bevi!

Bevi, o gelida fanciulla del nord, il vino dei Castelli.

Oh, il vino dei Castelli! No in Danimarca.

- (Però lo bevi. - {IN MILANESE) L'è proprio bun.

- Che lingua parla questa? - "Bun" è danese.

< Danese?

- Rock and roll! Ballare? - Su, andiamo.

Andiamo a ballare!

"A Margaret. Franco."

Ah!

Che serata, eh? Hai mai passato una serata come questa in Danimarca?

Già, tu non mi capisci.

Proprio perché non mi capisci, posso confessartelo.

Mi sono innamorato di te da stamattina.

AI Colosseo.

- Ecco. - Ah! Innamorato Colosseo.

Che c'entra il Colosseo! Sono innamorato di te, capisci?

Non è la prima volta che amo una ragazza,

però è la prima volta che ho il coraggio di dirlo.

I miei amici mi canzonano sempre per questo.

Quando parlo con una donna mi si paralizza la lingua.

Mi preparo tante belle frasi, ma non riesco a dirle.

Con te invece è diverso, e lo sai perché?

Perché tu non mi capisci.

- No capire. - Quanto sarebbe bello se tu mi avessi capito.

Se tu avessi capito che ti amo.

Sandro! Dove sono i parenti di Bari?

I parenti? Là... là.

La bionda è tua zia?

- Una cuginetta, una ragazza di campagna. - Certo.

Cara, andiamo al nostro tavolo?

AI prossimo giro.

Ecco a chi dovevo telefonare!

Ho sudato come un coccodrillo.

- Quella bella signora, tua amica? - No, è mia zia.

- Michele, fammi ballare. - Amore, sai che non so ballare.

- Allora ballo con Riccardo. - Con Riccardo? Con l'autista?

# lo leggo nei tuoi occhi la bugia.

# Se ridi, tu sei l'unico per me.

# Adorarti, che follia.

# Lo penso, eppur mi stringo a te. #

Coccolina mia, perché sei nervosa?

Avanti, diglielo.

- Riccardo, spegni la sigaretta. - Sì, signore.

- La signorina vuol ballare. - Prego.

Grazie, signorina.

- Mesci. - Subito.

Vedi quello?

Al tavolo di quelle scalmanate?

Quale? Sono in tre, signorina.

- Il più simpatico. - Quello con il Principe di Galles?

Sì.

Mi ha insultata.

Devi dargli una lezione.

Subito, con piacere.

- Devo lasciargli il segno? - Sì.

- Un segno che duri almeno tre giorni. - Ci vado.

Sarà contenta di me.

- Scusi il disturbo. - Prego.

- Permette? Riccardo Moretti. - Piacere, Mencioni Sandro.

- Le chiedo perdono, ma ho un incarico di fiducia. - Prego.

- Mi scusi. - Mamma!

Cosa succede qua?

- Ecco il conto. - Ecco la paralisi.

Sandro, fatti l'impacco con questo!

Prego, signora.

Un bel posticino, eh? Un po' movimentato.

Molto movimentato.

Cin cin.

# Fammi in sogno vivere...

e parlami d'amor. #

- Ahi! Ahi! - Ti fa male?

Guarda quelli come sono conciati!

- Ahi, mamma! - Ma quale mamma?

- Metti questo. - Fai piano.

Ecco che succede a dare fastidio alle donne perbene!

- Già, venivo a perdete il sonno con voi! - Fatevi gli affari vostri!

Ve ne volete andare? 'Ste disgraziate! Via!

Se lo rincontro, lo faccio diventare monnezza!

Vacci piano con quest'acqua, mi fai prendere una polmonite!

Cerca di muovere il collo, se non l'avvitiamo, si stacca.

- Ecco, così. - lo sto morendo e quelle si divertono.

Vai a dire di smettere di cantare!

Come faccio? Se tolgo la pezza, si riforma il bozzo.

# O mia bella Madunina... #

Smettetela con questo strazio!

Non strillare, tanto non ti capiscono.

Ora ti faccio vedere se mi capiscono.

Le vuoi picchiare?

# O mia bella Madunina...

che te brilli... #

Le canzoni italiane le sanno anche a Copenaghen.

Cantano l'inno milanese.

Chissà Franco e quell'altra dove sono andati a "infrattarsi".

Dimmi quello che ti pare, ma per me questa scritta non è danese.

- Allora cos'è? - Ti serve il cervello elettronico?

Ma che nordiche e nordiche! Sono nordiste, buzzurre e traspadane!

- Sono milanesi? - Finalmente l'hai capito!

Queste disgraziate!

Ridi, ridi.

La mia borsa!

Nanda Colombo, Gallarate. Sono pure burine.

- Ti faccio vedere che faccio! - Pensa a quanto ci sono costate.

- Vuoi risolvere le cose in macchina? - lo...

- Non è neanche nostra! > Ragazzi!

Arriva l'altra che non è ubriaca. Facciamo finta di niente.

Ragazzi.

L'amore non conosce confini.

Si fa capire in tutte le lingue del mondo.

- Anche in milanese? - "Beviti" pure questa!

- Che succede? - Ci hanno fregato.

Sono danesi di Milano.

Siccome sono ubriache, i conti li faremo domani.

Adesso faremo finta di niente. Montiamo in macchina.

Senoritas, good morning!

- Non capisco, è possibile... - Stai zitto.

Le danesi hanno trovato l'America, eh?

# O mia bella Madunina... #

- ( Adesso dove le portiamo? - ) AI fiume!

- 28 mila. - 40 mila. - E 700 di benzina.

E' esatto. 28, 40 e 700.

Io mi darei i morsi in testa! Abbiamo finito i soldi di 2 mesi.

E la figura da fessi! Se penso a tutte le parole che io...

- che noi gli abbiamo detto. - Ci mettiamo pure questo.

- Devono pagare! - Certo che devono pagare!

Per me bisogna rivederle, allisciarle...

- e fargli la prepotenza. - Sì, stasera non si salvano.

> Sergio! - Ci mancava mia madre. > Siamo pronti!

Guarda queste tre "scopette" come ci hanno inguaiato.

Mamma, che vuoi? Ti ho detto che non vengo.

Non vieni? E chi lo sente tuo padre?

Ho già un impegno con gli amici.

Ma quale impegno? Che amici? Oggi è Pasquetta!

Con gli amici ci andrai a Ferragosto.

Sì! Andate, buon divertimento.

- Papà, non ti ubriacare. - Si può sapere perché non vieni?

Disgraziato! Ti farei vedere io...

brutto figlio... di tua madre.

Ammazza! Vi lascio due minuti e vi "sgargarozzate" tutta la bottega.

E' tutto deciso. Hai la chiave?

- Eccola. - Siamo d'accordo, gliela facciamo pagare.

Un momento. lo sono arrabbiato come e più di voi...

ma la prepotenza non mi va.

Ci sono tanti modi di rendere "pan per focaccia".

Franco, ma abbiamo concordato tutto!

Le portiamo in villa... e ci devono stare.

Fai venire questa sera.

Ieri... # O mia bella Madunina... # Stasera gli strilli.

Dai, muovetevi! E' un'ora che ho acceso il motore!

- Aiutatemi! - Tu lascia perdere, sali.

Aiutami. Prendi il pentolone, non ce la faccio più.

Calmati. C'è altra roba?

- Mamma, venite. - Il trono della suocera!

Ecco l'abbacchio! Non lo perdere, del resto non mi frega niente.

- Signori, in carrozza! - C'è tutto?

Cestini e giornali! Si parte!

Hai portato il bicarbonato?

Aiuto! Che fai? Mi perdete!

- Pardon. - Hai sentito questo pecorino?

Cameriere! Un altro litro!

'Ste fave non ti dicono niente?

- Ti piace la fava romanesca? - No, grazie.

Mamma mia, che paese rovinato questa Danimarca!

Saranno carine, ma sono proprio tonte.

- Altro vino? - No, grazie.

- Un altro goccetto. - No. Ho detto di no.

Il vino dei Castelli non ha mai fatto male a nessuno.

No? Dopo quella sbornia di ieri sera!

Sandro, faccio la reclam al pecorino. Senti che roba!

- Profumo d'oriente! - Per favore, no!

Quanto sono delicate queste straniere!

Si abbuffano solo di sfogliatelle e pollo alla diavola.

Bravo, ora fai venire i cantanti.

Le signorine sono romantiche, sono venute apposta dalla Danimarca

per sentire la musica italiana.

Volete sentire la musica romanesca?

- Dolce, languida. - Cosa volete ascoltare?

Volete sentire un po' di stornelli del sor Capanna?

Bravo, attacca!

Bevi! Bevi ancora, disgraziato!

Questa è mia moglie, quella che pretende di educare i miei figli...

moralmente.

Cominciamo con i figli?

Quando c'è da rimproverarli sono figli miei,

quando c'è da lodarli sono suoi.

Quel povero figlio mio sempre chiuso in una latteria!

Se per una volta vuole fare una gita con gli amici...

Non doveva fare la gita quella povera creatura,

doveva stare in famiglia che è Pasquetta. Con la nonna...

e con lo zio che è venuto da Rocca Marzicana, il povero disgraziato.

Sì, di' addirittura mendicante!

Con la nonna e con lo zio, sai che divertimento!

Ha sempre avuto la testa dura!

Figurati se non dava ragione alla figlia!

Per la rappresentanza della progenia, bastava solo Pinuccia, no?

Scusate se mi intrometto, ma io di qua...

Scusate se mi intrometto, ma abbiamo mangiato, abbiamo bevuto,

stiamo tanto bene... Ecco adesso abbiamo anche il pallone!

- Facciamo una bella partita! - Vi faccio vedere io come si gioca!

< lo da ragazzino facevo il portiere, sai!

Forza, piazzati!

Beccati questo SPUTINICCHE!

A me! A me! A me!

- Vedi, non sei capace! - Stai zitta!

Levati di mezzo!

Il nostro pallone!

Fateci giocare un pochetto.

Ridammi il pallone o chiamo mio padre.

Chiama tua sorella che è meglio.

- Panzone! - Va bene, ecco il pallone. Andatelo a prendere.

- Andiamo. - Lo mi ero "riscaldato".

- Io no. - Hai visto che dribbling? Come ai bei tempi!

Ma non vi vergognate, dico io?

Perché dobbiamo vergognarci?

Ha ragione, due uomini anziani che si mettono a giocare a pallone.

Io mi sono addirittura scordato della villa!

Con questa villa! Non te la rubano, non è una bella ragazza!

Per fortuna che ho le chiavi qua e le tocco ogni mezz'ora.

Ogni quanto le tocchi?

Oddio! Le chiavi! Manca proprio la chiave del cancello, guarda!

Erano quattro e adesso sono tre! Ora come faccio?

Poverino, non ti spaventare, vieni a bere...

- E' la fine del mondo! - Quando le hai toccate l'ultima volta?

Prima di partire. Qualcuno mi ha pedinato e me le ha prese.

- Andiamo a bere un goccetto. - No, torniamo subito a Roma!

- Dobbiamo andare alla polizia! - Andiamo a bere.

Correte! Sono rovinato! Dopo 20 anni di servizio scrupoloso!

Andiamo subito a Roma! Lasciate perdere tutte le stoviglie!

Correte!

Mamma, ha perso le chiavi della villa! E' una grande responsabilità.

Prendete tutto, prendi la sedia, la pentola, il tegame.

Lasciate perdere le vecchie! Abbandonate le vecchie! Via!

Via! Via!

Bravi!

Magari tutti i giorni fossero come oggi!

Ragazzi, questa sì che è musica,

altro che il Teatro dell'Opera di Copenaghen!

Peccato che siete straniere, non avete capito un cavolo.

- Basta con questi insulti! - Margaret, taci. Capito?

Smettila, abbiamo capito tutto da un bel po'. Ci credi tanto fessi?

Fessi no, ma villani, maleducati.

A questo punto è ora di smetterla con queste volgarità da romanacci.

- Già, perché la storia della Danimarca è intelligente? - No.

Ora la partita è pari, si può chiudere così.

Comodo, eh? Anche tu la pensi come lei?

Certo e non credevo che tu fossi volgare come loro.

Dei ragazzi beneducati avrebbero trovato un modo più simpatico...

per vendicarsi del nostro piccolo scherzo.

Lo chiamano piccolo scherzo.

Ci è costato 40 mila lire!

Ma sapete quanto dobbiamo lavorare per guadagnarle?

Vi credevamo dei signori! Comunque grazie di tutto e arrivederci!

Marisa, Elsa, andiamo via.

- Un momento, dove andate? - A Roma e a piedi!

Non esageriamo, adesso è tutto chiaro.

Appunto, non c'è più gusto!

Tre ragazze come noi vanno in cerca di "polli", voi siete troppo furbi!

Ehi, andiamo.

Ragazzi, prima di andare via dovete pagare il conto e in contanti.

- Allora fallo. - Pecorino...

- Non esagerare. - ..fave... - Pagate il conto? - Sì.

- ...vino... Sono 5 mila. - Eh?

- Sono prezzi che fanno ridere! - Credi che siamo danesi?

Prendi questi e stai bene! Ciao!

Ragazzi, che fate?

E vanno in giro con la macchina, disgraziati!

A Roma, tra ieri ed oggi, sono sbarcati quasi 400 mila stranieri!

Tutta la Mobile è in subbuglio per prevenire scippi, borseggi, furti

e scassi! E Rocca Marsicana non è sotto la mia giurisdizione.

A me, dei conti Mastelloni, non me ne importa nulla!

Non c'è bisogno che ti arrabbi! Rimediaci una coppia di carabinieri.

Ci siamo lui ed io, ci vieni pure tu... e ci portiamo pure questo!

Basta, per la miseria!

Tra 5 minuti, io, commissario capo con due lauree,

responsabile di un quartiere devo perlustrare con questo superstite.

E voi da mezz'ora mi state facendo impazzire

con la vostra Rocca Marsicana, i banditi, la villa e le chiavi!

Non voglio più ascoltare niente!

Signor commissario, lo scusi. Mio fratello è un po' cafone,

non si è mai mosso da Rocca Marsicana, non lo fa per cattiveria.

- Andiamo, il commissario ha da fare. - Basta un'ora.

- Le indico io la strada. - Ti accompagno io.

Facciamoci prestare almeno qualche mitra, qualche bomba lacrimogena.

- Due pistole! - Troveremo tutto sul posto.

Via! O vi metto dentro!

Via!

Stai buono, adesso telefoniamo alle guardie di Rocca Marsicana.

- E' sotto la loro giurisdizione. - Lì ci sono le guardie campestri,

guardano i broccoli, le barbabietole.

Meglio Campestri che niente! Cammina!

In un'ora avrebbero risolto tutto!

- Dove corri, fermati! - Cammina, non perdiamo tempo.

- Quanto manca? - Un'altra mezz'ora e siamo a Roma.

- E domani a Milano. - Un po' di torto l'abbiamo anche noi.

- Cafoni! Ecco che sono! - Anche il tuo Franco?

Sì, anche lui.

- Ora fermo la prima macchina che passa. - E se ci stanno loro?

Io salgo!

Eccoli, stanno arrivando. Non vi azzardate a parlare.

Cammina dritta e anche tu.

Sandro, stiamo accompagnando il morto?

- Accelera. - Facciamole stancare un pochetto.

Chi immaginava che si arrabbiavano così.

- Io l'avevo capito subito. - Dobbiamo rifare pace.

Io non resto a "bocca asciutta".

Lui ancora si illude. Ormai abbiamo chiuso.

- Ehi, c'è una borsa! - Di chi?

- Si devono fermare per forza! - Questa è l'arma!

Eccole, alla curva!

Ehi, fraulein!

Per andare a Copenaghen, bisogna girare a sinistra!

Mademoiselle, avete lasciato la borsa! Ve la riportiamo noi!

Ehi! Dove andate senza ombrello?

- Stiamo arrivando! - Vi diamo un passaggio fino a Milano!

Veniamo anche noi con voi.

Non fate le sostenute, sappiamo che già vi fanno male i piedi.

Avete una voglia da morire di guardarci!

Arrivano i vostri!

Vi serve qualcosa? Giornali, bibite, acqua minerale?

Cuscini da viaggio!

Ein, zwei. Ein, zwei.

Ein, zwei. Ein, zwei.

Abbiamo le belle danesi.

Sono per me quei fiori?

- Adesso basta. - Che facciamo? - La vogliamo finire?

Se state buone il prossimo anno veniamo alla Fiera di Milano.

- Quanto vi muovete. - Piccoletta, non fare l'antipatica.

Oggi abbiamo fatto i mascalzoni, ma ieri siamo stati dei signori.

- E' stato uno scherzo. - Non c'è niente da fare.

Per questa cosa, come facciamo?

- E' un ricatto, là ci sono i biglietti. - Già, i biglietti.

Ma che ricatto! Noi vi chiediamo scusa per come ci siamo comportati.

Va bene? In fondo siamo dei bravi ragazzi.

Sì, siete dei bravi ragazzi.

Dei fanciulloni, io ho 32 anni!

Piccoletta, con quei fiori non ci vedo. Buttali via!

Sono 2 ore che sto all'apparecchio!

Per favore, mi dia 2424 Rocca Marsicana.

- Che dice? - Togliti!

- Faccia presto, signorina. - Sollecita!

Ma che sollecita! Dice che la linea è carica.

- Scaricala! - E' un caso di emergenza!

Si tratta di vita o di morte!

Pronto? Pronto? Sei Cesira?

Finalmente! Mi riconosci? Sono io!

Gaetano! Certo che ti riconosco.

Fonogramma urgentissimo!

Ecco. Prendo subito carta e penna. Dettami il fonogramma.

Trafugate chiavi, villa conte Mastelloni.

- Stop. - Stop.

Prosegui, prosegui!

- Banditi armati si accingono a saccheggiare villa. - Stop.

Insieme questi "stop", poi li distribuisci!

Piano, mi fai girare la testa.

Mi sono fermata ai banditi.

Lo diceva Barbanera: "La Pasquetta che verrà, furti e gran calamità".

Angelino! Comandante!

Angelino, affacciati!

Angelino!

- Che diavolo succede? - Fonogramma urgente da Roma!

- Ecco la villa! La mia villa! - Sbruffone!

- (Apri le porte del paradiso. > {ILSE) Proprio il paradiso.

> Questa chiave parli!

Pasquale!

Che fai, muoviti!

Ti vuole il comandante!

Angelino!

Cose grosse! E' arrivato un fonogramma da Roma!

Vengo. Neanche qui dentro si può stare in pace?

Prendi lo "schioppo", io chiamo gli altri!

- Che ne dite? - Che meraviglia!

- Adesso andiamo a fare il bagno in piscina. - E i costumi?

- L costumi ci stanno. - E' di tuo zio questa villa?

La villa è nostra,

ma non roviniamo niente, altrimenti mio zio va in galera.

Turiddu!

Turiddu!

> Adunata!

> Turiddu! - Chi sei?

- Il parroco? - Ma che parroco, sono Angelino.

Agli ordini, comandante.

Alla villa dei conti Mastelloni ci sono i banditi, bisogna arrestarli.

Ragazzi, affoghiamole!

> Lasciami!

Ragazzi, guardate come nuoto!

A forza di stare in acqua sono diventato un pesce.

Usciamo, Elsa, ti devo parlare.

Aspetta, vengo anch'io a prendere il sole.

Non correre!

Ahi! Il piede!

Non finisce mai questa scala?

Se ti prendo, ti do un pizzico!

Accidenti quanto corri!

Eccomi!

Stai fermo!

- Che paradiso! - Dove lo trovi a Milano?

Mi sei simpatico, ma non sei il mio tipo.

Io non sposerei mai un lattaio.

Prima di tutto non sono un lattaio, ma un industriale del latte.

E' quasi uguale.

E poi non mi sono mai sognato di dirti che ti voglio sposare.

- Sì? Allora cosa intendevi dire? - Niente.

Dicevo che il matrimonio è un concetto superato.

Oggi, un uomo e una donna, si amano e basta.

Figurati! Hai trovato il tipo che si sposa!

E tu hai trovato proprio la tipa che ci sta!

Su, dammi un bacio.

- Sì, domani! - No, adesso.

Mamma mia.

Bella!

- Cu-cu! - Macché cu-cu!

Piccoletta, fermati!

< Tanto ti prendo!

< Dove scappi? Ti prendo!

< Ti metti pure le ruote?

< Eccomi, arrivo! - Cu-cu!

< Ancora con questo cu-cu!

Eccomi!

AI paese tuo correvi i 100 metri?

Fermati!

Ti devo parlare!

Ahi, i piedi!

I piedi sono diventati come due melanzane!

Fermati! Se ti prendo, ti gonfio!

Mi sarebbe tanto piaciuto lavorare con i bambini.

L'assistente sociale, per esempio.

- Ti fa ridere? - No, perché?

- (FRANCO} Sei ancora in tempo a farlo. - Cose che si dicono.

Dopo la morte di mio padre ho dovuto cercare un lavoro qualsiasi,

e così sono stata condannata a battere cartelle a macchina

dalla mattina alla sera per un avvocato.

Aspetto la domenica come tu aspetti le vacanze.

Marisa, ora ti apprezzo ancora di più. Capisco la tua allegria,

la tua gioia di questi due giorni. Noi stavamo per sciupare tutto.

- Mi dispiace. - Non importa, caro, io vorrei...

Cosa vorresti? Dillo. Farei qualunque cosa.

Stavo dicendo una sciocchezza.

Dilla. Tanto io sono un timido, te ne sei accorta ieri sera.

Non è per questo, Franco. E' che io torno a Milano e tu resti qui.

Sì, lo so.

Ma le distanze non contano, quando ci si vuole bene davvero.

Bisogna avere un bel personale, stile, portamento.

Ma soprattutto bisogna avere buone raccomandazioni.

Anche nel campo delle indossatrici? Non ci credo.

Sei un ingenuo. Credi davvero che basti essere bella per sfilare?

Comandano i soliti industriali vanitosi che finanziano

- sartorie e indossatrici. - Perché non cambi mestiere?

Che cosa? Per tornare a 30 mila lire al mese?

Che importa il guadagno?

Per voi donne, prima o poi arriva il marito e dovrà lavorare lui.

Non mi faccio mantenere. Per ora non ho nessuna intenzione di sposarmi.

Una ragazza moderna vuole la sua libertà perché...

- lo intendo diventare qualcuno. - Ah! Brava.

Qualcuno con un posto tutto suo nella vita.

Magari al sole, eh?

Ti prego, non scherzare.

Io devo arrivare da sola, con il mio lavoro, con le mie forze.

Senza nessun aiuto.

Anche se questa mia ambizione potrà costarmi qualche sacrificio.

E va bene. Hai una personalità tutta tua.

Ma adesso, in cima a quest'albero, non la puoi dimenticare?

Per pensare a te stessa.

A noi due.

- A questi due giorni. - Ti sembro proprio un'egoista?

- No, ti vorrei più donna. - Perché, non lo sono abbastanza per te?

Sei una ragazza straordinaria, mi piaci... da morire!

- No! - Dai, ti voglio bene.

- Quelli chi sono? - Se non sono ladri, sono i padroni.

- Mamma mia, meglio che siano i ladri! - Ci credo.

Bisogna chiamare gli altri!

Entriamo dalla parte posteriore della villa.

Avanti, senza fare rumore.

- Correte! - Questo non ci voleva!

Se mi prende mio zio, mi stacca la testa.

Metti in moto!

Giù! Sento il motore di tuo zio!

Capitano! Che state combinando?

- Qui non c'è nessuno, le guardie ti vogliono picchiare! - A me?

; "Il direttissimo per Milano delle 23,15...

è in partenza dal marciapiede 3..."

- No. - Come no? Adesso mi devi dare un bacino.

- No, accompagnami al treno. - Adesso vi raggiungo.

La vacanza è finita. E' la prima volta che mi sento così triste.

Davvero? Sono proprio contento.

Voglio dire, contento che ti dispiace andartene, di lasciarmi.

Ormai ero convinto che una ragazza come te non sapesse essere triste.

Si è sempre un po' tristi quando una vacanza finisce.

E la chiami una vacanza? Questa è stata una corsa.

Diciamo una bella passeggiata.

Speravo tanto che tu potessi restare qui un altro giorno.

No, è impossibile.

Domani si ricomincia con la sartoria, quello strazio di padrone.

Allora? Ci lasciamo così, senza un bacetto?

- Te l'ho già dato. - Quello era il bacio del perdono.

Adesso voglio quello dell'addio. Alla stazione si baciano tutti.

No!

E poi, a che servirebbe?

Vedi, Sandro, io sono sincera.

Questi due giorni non li dimenticherò mai.

Sono stati due giorni meravigliosi.

A che servirebbe un terzo, un quarto.

- Io a Milano, tu a Roma. - Già, dimenticavo.

Nanda! - Devi essere indipendente per poter arrivare.

Pensi solo al lavoro. Ma hai visto che vita a Roma in questi 2 giorni?

Quando andate "fuori porta" a Milano?

Tu ci vai spesso, eh? Ti dispiace che non ti sei divertito abbastanza?

Lasciamo perdere.

Mi scriverai? Non so, almeno una cartolina.

Prima mi devi scrivere tu.

> Dammi un bacetto.

Hai promesso di scrivermi.

Certo, una cartolina:

"T'amo così, t'amo solo così."

- Ciao. - Ciao.

- Te lo prometto, vengo a Milano. - Lo dici.

- Lo giuro, appena presa la laurea. - Oddio! Allora quando?

Presto. Adesso mi metto a studiare come un matto.

- Ricorda di mandarmi subito la foto. - Temi di dimenticarmi?

Vorrei dirti tante cose.

Ma non mi viene in mente niente, non trovo le parole.

- Ti scriverò. - Ma non a casa, al fermoposta, è meglio.

Devo vedere fino a che punto mi vuoi bene, prima di dirlo a mia madre.

- E tu mi risponderai? - Sì.

> Marisa, parte! Cosa fai là?

- Devo andare! > Marisa!

In vettura, signori.

- Ti amo, Marisa. - In vettura, presto.

Ciao, Franco.

- Non ti dimenticare l'indirizzo. - No!

- Addio, piccoletta. - Arrivederci, ragazzi.

- Ciao, Sergio. - Ciao, llse! - Ciao, Margaret!

- Marisa, vado a casa a scriverti. - Sì, scrivimi.

- Mi raccomando, pensami. - Ti scriverò. - Ciao! - Ciao!

Ti voglio bene, Franco!

Ciao, piccoletta!

- A presto! - Ci vediamo a Milano per le nozze!

Andiamo.

Stai su con la vita. Ti ha rivoltato come un calzino!

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