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(COLPI SUL TETTO)
PRETE: Giacomo.
(sottovoce) Giacomo.
Casanova?
(in veneto) Sei uscito fuori?
Che succede? Perché hai fermato?
Volevamo sapere il tuo parere sul prologo. Vero, Leo?
- Volevamo agganciare... - D'accordo. Parliamo dopo.
Adesso andiamo avanti. Vai.
Vai!
Leo?
Avete montato il primo tempo, no? Vediamolo.
Quello che non c'è non si vede.
Cioè? Gianni...
noi siamo amici, ci conosciamo da una vita.
Lo adesso parlo al montatore di tutti i miei film.
L'inizio contiene tutta la storia.
Vediamo se ho capito l'entità di questa tragedia, del tuo film
per cui io ho ipotecato la mia unica casa,
per cui mi sto facendo un mazzo così
per portarlo al Festival di Venezia.
Del tuo film voi avete montato solo il prologo?
No, non è proprio così. Il film ce l'abbiamo in testa.
Leo, noi abbiamo fatto dieci film insieme.
Le cose sono andate anche abbastanza bene
siamo pure diventati amici.
Adesso tu hai una bellissima casa
un autista che ti porta in giro con una bellissima macchina
ti chiamano "Maestro"...
ma mi stai ascoltando?
Dai, io me ne vado a casa.
ALBERTO: Cosa gli è successo?
Non lo so. Da quando è tornato dal set, sembra un'altra persona.
Trova varie scuse per non venire a lavorare
è sempre nervoso, distratto. Io non l'ho mai visto così.
È come se non volesse finire il film.
Guardami. Se non porto questo film a Venezia
sono rovinato, davvero.
A questo punto c'è solo una soluzione.
(assistente vocale) Bentornato a casa, Leo.
Gianni, tu lo conosci come le tue tasche
tu sai cosa vorrebbe, chiedi qualche consiglio
gli fai vedere qualcosa, se vuole.
Ti prego, salva questo film.
Gianni, devi farlo tu. Fallo.
Gianni...
- Sono belle le ragazze che ridono. - Anche lei non è male.
Vestito così, nel fango, con un libro in mano.
- Poi con quella faccia. - Perché? Che faccia ho?
Una faccia che ha visto tante facce.
Ho saputo che vogliono girare un film da queste parti.
E lei? È il regista?
Sì, sto cercando dei posti dove girare.
- Un film sull'agricoltura? - No.
Sul tempo che passa.
È difficile fare l'attore?
Leggi un po' qua. Leggi, prova.
"Il Ritorno di Casanova".
- Come devo leggere? - Come ti viene. Semplicemente.
"Neanche lei conosce Venezia?
Chiese Casanova a Marcolina, e pensò:"
'La città dove sono stato giovane...'
'Oh, se ti avessi incontrata allora...'
e gli venne ancora un'idea quasi più assurda della precedente:
'Se ti portassi ora via con me?'
GIORNALISTA: Il montaggio è già finito?
Sì, il film è finito anche se ci metterei sempre le mani
ma il produttore mi fa: "Basta."
Il primo film ha avuto critiche entusiaste
e si è parlato di capolavoro.
- Non ha paura? - Ho cercato di fare un film libero
per quanto possibile libero. No, non ho paura.
- Quanto è costato? - Non lo so.
Il suo film, con quello di Leo Bernardi su Casanova
rappresenterebbe l'Italia al Festival di Venezia.
Per me sarebbe un grandissimo onore essere a Venezia con Leo Bernardi.
Lo considero un maestro.
Sì! Via Muratori 22.
Faccia presto, mi sono fatto molto male.
Te ne vuoi andare?
(altoparlante) "Il dottor Saccocci in geriatria.
II dottor Saccocci è atteso in geriatria."
Caviglia, eh?
Scusi, ma che fa?
- Fa male se faccio così? - Certo, mi fa male, un po'.
Non c'è distorsione tibio-tarsica.
Per me può tornare a casa.
Ha una stampella per non caricare?
- Non, non ce l'ho. Lei chi cazzo è? - Piacere.
Luigi Picchi, avvocato.
Da quando ho compiuto 56 anni e mia moglie mi ha lasciato...
infarto.
Ho paura a dormire da solo.
Da un paio di anni passo le notti qui
così nel malaugurato caso, diciamo...
mi sento avvantaggiato.
Sa, alle volte i secondi decidono.
Se lo ricordi. Comunque lei non ha niente.
- Per me può tornare a casa. - Grazie.
(altoparlante) "Leo Bernardi in stanza 5."
Usi una stampella e ci tenga il ghiaccio.
(altoparlante) "Leo Bernardi in stanza 5. Grazie."
Comunque, guardi che l'ho riconosciuta.
(sottovoce) Madonna mia.
Cosa ci sta preparando di bello, Maestro?
NARRATORE: A quasi 60 anni, Casanova,
da tempo non più spinto a vagare per il mondo
dal giovanile piacere dell'avventura
ma dall'inquietudine dell'avanzante vecchiaia
fu preso da una così intensa nostalgia
per la sua città natale, Venezia,
che cominciò a girarle intorno
simile a un uccello che viene giù a morire
da libere altezze in sempre più strette volute.
In quell'aria troppo limpida per i pensieri che Io tormentavano
tutto gli apparve insensato e ripugnante.
Casanova sapeva bene
che un tempo sarebbe bastato dire una sola parola
per disporre di quella giovane contadina a suo piacimento
ma adesso...
Fate attenzione, signore!
La sua vettura mi ha quasi investito.
Mi aspetto le sue scuse, signore.
Giacomo!
Sei tu? Olivo?
Evidentemente eri nascosto tra i rovi
di questo mio povero cervello. Fatti guardare.
Sei un altro da quando ti vidi al tuo matrimonio
ma come vedi sono cambiato anche io.
Ora sono solo un uomo impolverato.
Vieni, ho dell'acqua fresca in carrozza.
NARRATORE: Senza dare a Casanova la possibilità di rifiutare
Olivo lo invitò a passare qualche giorno nella sua villa
invece che nell'umile locanda dove alloggiava.
GIANNI: Come va? - Mah, insomma.
Ho visto un'intervista a questo giovane regista.
Come si chiama? Lorenzo Marino.
Dice che ha fatto un film libero. Che cazzo significa?
Pare che va pure lui a Venezia
ed è solo al secondo film, ma i critici lo adorano.
- Eh? - Cosa?
- Non ti infastidisce? - Chi?
Questo Marino, così pieno di energia.
I giovani corrono.
(sottovoce) Vaffanculo.
Silvia!
Scusi
- La conosci? - No.
Gianni, sto nella merda. Chiamo un taxi e me ne vado.
- Lo aspetto con te. - No, sei stanco. Vai a casa.
Domani mattina cerca di passare almeno un'ora in moviola.
- Poi posso andare avanti da solo. - Va bene. A domani.
È osceno.
Ha fatto un solo film e la critica già grida al miracolo.
"Il futuro del cinema italiano". Cose da pazzi.
- L'ho intervistato. - Ho visto.
Mi è sembrato piuttosto interessante e anche simpatico.
- Posso? - Sì, certo.
- Sarà mica che sei invidioso? - Non è invidia, è indecenza.
È questo schifo di piaggeria per i vagiti di talento.
È la fine di ogni merito, di ogni gerarchia, di ogni durata.
Sono convinta che ci farà vedere delle belle cose.
Speri che le faccia vedere soprattutto a te, vero?
Dovresti tornare al pronto soccorso dal tuo nuovo amico.
Lui ha paura di morire e tu, quando finisci un film, sei depresso.
Non dirmi che sono depresso, sai benissimo che lo sono. Mi irrita.
Se devono dirmelo, preferisco lo dica uno psichiatra
non una blogger che pensa di parlare di cinema
ma vuole solo portarsi a letto il regista di talento.
Mi hai rotto il cazzo. Trovati una badante perché è ora.
Brava! Brava!
Brava! Brava! Brava!
Brava! Brava! Brava!
Brava!
(ALLARME DI ERRORE)
(ALLARME DI ERRORE)
(RUMORE DI SPEGNIMENTO)
Cazzo.
NARRATORE: Casanova si era già pentito di aver accettato l'invito.
Che aveva poi da cercare in casa di Olivo?
Perché non ha preso la patente?
Mi piace farmi portare.
NARRATORE: Avrebbe rivisto anche Amalia, la moglie di Olivo
ma era passato tanto tempo.
- Come faceva con le ragazze? - Come facevo? Come faccio.
Senta, accosti qui. Proseguo a piedi.
Il resto del tuo bagaglio dov'è?
Questo è tutto quello che possiedo, Olivo.
I tempi sono cambiati.
OLIVO: Amalia, corri. Ti ho portato un ospite. E che ospite!
Hai visto che sorpresa, Amalia?
Giacomo!
Bello.
Starei meno sul primo piano di Casanova.
Sì, ma dobbiamo andare avanti.
Ti piace l'incontro con Olivo?
È esattamente come lo volevo.
Esattamente come lo volevo.
- Alberto ti sta addosso? - Sì e ha ragione.
Lo so. Abbiamo almeno un mese per finire il montaggio
e questi di Venezia già gli rompono per vederlo.
Il problema non è questo. II problema è che sto male.
- Anzi, sto malissimo. - Perché?
- Mi vuoi dire che cazzo hai? - No.
Almeno tu pensa solo al film.
Decidi, regista. Devi decidere.
Così sei di nuovo qui, Casanova.
Non sai quanto ho desiderato questo giorno.
È solo un caso che io sia qui, Amalia.
Chiamalo come vuoi, l'importante è che tu sia qui.
Nelle tue braccia sono stata felice per la prima volta.
"Voglio esserlo di nuovo con te, anche per l'ultima."
Fa troppo caldo qua.
CASANOVA: (dallo schermo) "L'ultima?
II mio amico Olivo potrebbe avere diverse cose da obiettare.
Il mio amore per Olivo è dovere, a volte anche piacere,
ma non è certo felicità.
Non lo è mai stato.
Sì, Maestro, sono degli integratori, ma non si deve eccedere.
La medicina vera, non la dà?
Signor Bernardi, sa bene che ci vuole la ricetta.
Mi guardi bene, ce l'ho scritta in faccia, la ricetta!
Mi raccomando, Maestro, però!
SILVIA: Scusa, c'è il mio fidanzato.
Dammi un bacio!
Grazie, regista. Non mi mollava più
allora gli ho detto che eri il mio fidanzato.
A che pensi?
Alla tua bocca.
Allora ci vediamo?
CASANOVA: Chi è quella ragazza?
È Marcolina, la nipote di Olivo.
Ti piace? È bella, sì
e fredda come un ghiacciolo.
Stanotte voglio baciare le tue labbra, Casanova.
Se mi vedessi adesso per la prima volta
ti piacerei come allora? Guardami, Amalia.
Le rughe sulla fronte, le borse sotto gli occhi
le grinze sul collo e qui nell'angolo mi manca un dente
e queste mani, Amalia. Guardale. Le vene gonfie, blu.
Sono mani di un vecchio, Amalia.
Verrò con te
solo dopo aver posseduto lei...
Marcolina.
- Che cosa desideri, Giacomo? - Di possedere quella ragazza
che mi farà tornare di nuovo giovane.
(RUMORE SPEGNIMENTO TV)
SILVIA: Io, invece, ti amerei per tutta la vita.
(CITOFONO)
(CITOFONO)
(CITOFONO)
- Chi è? LEO: "Gianni, sono io."
- "Cos'è successo?" - Niente, volevo dirti
che ho visto il montato. Va benissimo.
- Sono le tre! Parliamone domani! - "Scusa, Gianni. Scusa."
Devo dirti una cosa importante e sei l'unico amico che ho.
- "Una questione di vita o di morte?" - Sì,
- "ma se vuoi posso aspettare." - Grazie.
C'è mio figlio che dorme di là. Dopo il divorzio con mia moglie...
Perché, adesso sei pentito di averla lasciata?
Mi ha lasciato lei, ma non possiamo parlarne domani?
Scusa, Gianni. Scusa.
- Tu mi vuoi bene? - Sì che ti voglio bene.
Vai a letto e cerca di sognare poco.
(CLIC CORNETTA)
Sì, salve. Sono Bernardi.
Mi serve un'auto domani mattina presto. Grazie.
(MUGGITI IN LONTANANZA)
SILVIA: Ok! Vai!
Un po' di gel. Ok.
Metti la corda che è pronta.
Dai che si vede il musetto.
Tira. Tira giù!
Eccolo!
Amore! Sei stata brava!
Caspita! È una bella fatica!
Sarai stanca?
No, loro erano pronte.
Hai deciso finalmente?
- Allora che sei venuto a fare? - Niente, volevo vederti.
- Tu hai deciso veramente? - Qui non si tratta di decidere.
Qui si tratta di desiderare.
Silvia, io non lo so.
Vieni qua.
Non venire qui a dirmi: "Non so"
perché non ci faccio un cazzo con i tuoi "non so".
(CELLULARE SQUILLA)
Ciao, Gianni.
- Non dovevi raccontarmi una cosa? - Sono venuto a risolverla.
(MUGGITI)
Dove sei? Sento delle mucche.
Mucche, sì. Mucche.
Sapessi quante cose ti devo raccontare.
Vediamoci nel pomeriggio con la mente sgombra. Ciao.
(CANTA IN INGLESE)
(CANTA IN INGLESE)
# Non mi ricordo le parole #
# ma son felice di star qui con te. #
NARRATORE: In onore del suo caro amico,
il buon Olivo aveva organizzato una cena
invitando alcuni suoi vicini di casa
che frequentavano con piacere la sua dimora.
C'era il marchese Celsi, un uomo sui 60 anni
che, anche se la sua fortuna cominciava a essere in crisi
era ancora piuttosto ricco
e non nascondeva sotto il trucco pesante
un viso arrogante e che certo non ispirava simpatia.
La Marchesa, sua moglie, più giovane di lui, napoletana
di umili origini e di disinvolti costumi
in gran parte responsabile
dell'assottigliarsi del patrimonio del marito.
L'abate Rossi, la cui acidità era anche dovuta
al fatto di non essere riuscito a fare carriera.
(MUSICA CLASSICA)
Spero, cari amici,
che la nostra umile tavola non deluda i vostri raffinati palati.
Ecco la bella Marcolina.
Siediti accanto al mio amico Casanova.
NARRATORE: Casanova notò che nello sguardo di lei
non brillava nemmeno un po' di quella luce
che lo aveva tante volte salutato nello sguardo delle donne
in tempi passati.
Da qualche giorno a questa parte
noto nell'aria una certa tensione.
OLIVO: Due miei amici sono partiti di notte
con i loro reggimenti in direzione di Milano.
Da quando gli spagnoli hanno assunto questo atteggiamento arrogante
bisogna stare in guardia.
- Ne so qualcosa io. - Ci sarà una guerra?
- Non si può escludere. - Con chi ci schiereremo?
Con gli spagnoli o con i francesi?
Al tenente Lorenzi dovrebbe essere indifferente.
Riuscirà comunque a dimostrare il suo coraggio.
Lei è più informato di me, signor Casanova.
Anzi, è più informato del mio colonnello.
Ho appena ottenuto una licenza a tempo indeterminato.
Temo dovrò sfruttare ancora la vostra ospitalità.
Vuole scherzare? Noi eravamo talmente...
Voglio dire, mia moglie era così convinta della sua partenza
che per riempire il vuoto della sua assenza
aveva invitato al castello un altro dei suoi carissimi amici
famosissimo per i suoi gorgheggi. Il cantante Baldi.
Che fortuna! Baldi e io siamo buoni amici.
- Andremo certo d'accordo. - Vi conviene.
Bene. È giunto il momento, signori
di esprimere la mia gratitudine al mio amico
il Cavaliere di Seingalt
per aver onorato la mia casa con la sua presenza.
Dov'è?
Dov'è, mio caro Olivo, questo Cavaliere di Seingalt?
Perdoni il Tenente, Cavaliere.
Molti la conoscono ancora
con il suo vecchio e famoso nome di Casanova.
Non sapevo che il re di Francia avesse conferito al signor Casanova
il titolo nobiliare.
Ho potuto risparmiare al re questa fatica.
L'alfabeto è un bene comune.
Ho scelto un certo numero di lettere
e mi sono fatto "Cavaliere di Seingalt".
Spero che il nome che mi sono dato meriti la sua approvazione, Tenente.
Beviamo un altro bicchiere e domani andremo a vedere il convento.
Zio, sai che non mi piacciono i conventi.
Il voto non è altro che costrizione, così come i matrimoni.
È un luogo bellissimo. Vero, Abate?
Bellissimo.
Bello, eh? Che dici?
Guarda qua.
Fino a poco tempo fa, se digitavo "Leo", venivo subito fuori io.
Adesso viene fuori gente che non conosco.
- Se digito "Lorenzo Marino"... - Ancora?
Vogliamo smetterla? Intanto lui ha già un piede a Venezia
e invece tu mi parli di tragedie.
Mi citofoni alle tre del mattino,
frequenti bovini... Si può sapere cosa ti succede?
Secondo te sto male perché lo invidio
o lo invidio perché sto male? Guarda qua.
Ma che fai?
NARRATORE: "Casanova notò che nello sguardo di lei
non brillava nemmeno un po' di quella luce..."
Sono salita sull'armadio di camera mia
e mi sono lanciata sbattendo le braccia tipo ali...
- Mi stai riprendendo? - Sì.
Sai che mi dà fastidio. Poggialo.
Comunque questo è il segno
che mi sono fatta sbattendo sulla testata del letto.
Ora spegnilo. Spegni?
Dai! Spegni!
- No. - Spegnilo.
Che cazzo ti ha preso? Stai calmo, hai capito?
Se hai fatto un film di merda, prenditela con te stesso.
Siete tutti uguali voi altri
ricchi, isterici e lamentosi.
Ecco. Ho fatto.
È sistemato pure lo sciacquone.
- Grazie. - Altri problemi?
Il robot aspirapolvere fa quello che gli pare.
Deve essere un problema del sistema centrale.
Ultimamente ha cambiato abitudini?
- No, perché? - "Perché"...
- antidepressivi. - Come si permette?
- Deve stare molto attento. - Sono fatti miei. Arrivederci.
Saranno pure fatti suoi
ma potrebbero essere anche della casa.
Cioè?
Le rivelerò un segreto aziendale.
È una cosa delicata.
A un cliente di Chicago, quando la moglie lo ha lasciato,
gli si è allagata la casa
perché tutti i rubinetti si sono aperti.
L'azienda sta ancora studiando,
ma pare che i sensori siano sensibili
all'umore del proprietario.
Io, se fossi in lei, starei attento.
(RUMORE SENSORI)
"Ora che il mio aspetto è cambiato, mi cerco e non mi trovo.
Non sono più quello di ieri né quello di oggi. lo sono...
fui...
(TIRA su COL NASO)
Mia dolce piccolina...
NARRATORE: Con il piacere di tormentarsi,
Casanova lasciò pendere flosci gli angoli della bocca...
La pelle molla.
NARRATORE: Come se dovesse recitare un ruolo di cattivo gusto.
- Mostrò la lingua. - La lingua bianca.
NARRATORE: Gracchiò con voce intenzionalmente rauca...
Altro che Casanova. Casavecchio, ti dovevi chiamare.
NARRATORE: una serie di stupide ingiurie contro se stesso.
Vabbè.
LEO: Vedo che ti sei sistemato. GIANNI: Qualche volta mi fermo di notte.
Tua moglie ti manca?
No. Non parlavamo neanche più.
C'è mio figlio. Ora mi occupo di lui.
È giusto e fai bene così.
Lui è bravo con me.
Lo mi occupo di lui e lui si occupa di me.
Ci aiutiamo.
Parliamo dei nostri problemi
ci diciamo le cose.
Mio padre a 76 anni diffondeva intorno a sé
un malessere dell'anima, del corpo
che piano, piano ha allontanato
tutte le persone che gli volevano bene.
Nemmeno io andavo più a trovarlo.
Poi un giorno
mi ha detto:
"Io mi costituisce, vado in galera".
Ha cambiato la serratura alla porta
e non ha aperto più a nessuno.
Poi un giorno di primavera
ha aperto le finestre, è salito su una sedia
per vedere quello che succedeva fuori.
Che succedeva fuori?
Non l'ho mai saputo.
Lo l'ho trovato morto sul marciapiede.
- Non me lo avevi mai detto. - Infatti.
I segreti e la solitudine ti uccidono.
Quindi, se vuoi, io sono qua.
L'ho conosciuta sul set.
- Me l'aspettavo. È Marcolina? - No.
Si chiama Silvia, fa la contadina.
Non è come le altre volte.
Silvia?
Silvia! Ma che c'è?
Sto bene.
È così bello.
- Ti sei divertita ieri sul set? - Non lo so.
- Mi passi la pistola? - La pistola?
- Il compressore. - Questo?
È che non mi piace stare ferma senza fare niente.
Poi se non fai niente, non capisci niente.
- Una cosa mi ha colpita. - Cosa?
Quanto ci vuole per fare una sola scena.
Un giorno, è da pazzi.
Almeno un film dura per sempre.
Per sempre... Dura fino a quando c'è qualcuno che vuole vederlo.
- Tu lo ami per sempre? - Non lo so.
Lo amo quando lo faccio.
Poi provo una specie di affetto e devo farne subito un altro.
Lo, invece, ti amerei per tutta la vita.
CASANOVA: Così, cara Marcolina,
non le piacciono i conventi.
Eppure sono luoghi tranquilli, isolati
lontani da sguardi indiscreti.
Sono luoghi di ubbidienza, come le corti.
Le devo confessare, Cavaliere,
che non nutro particolare considerazione
né per i principi della terra
né per le istituzioni dello Stato.
Sono convinta che nelle piccole cose e nelle grandi
il mondo sia turbato da egoismo e ambizione.
Cavaliere, la stanno aspettando.
Peccato.
Proprio adesso che eravamo finalmente soli.
Buona fortuna con le carte e buon riposo.
Le hai parlato?
Non ce n'è bisogno, te l'ho detto. Non sarà mai di un uomo.
- E il tenente Lorenzi? - Cosa c'entra?
- È il suo amante. - Ti sbagli.
Il tenente Lorenzi le ha chiesto la mano
e lei lo ha respinto, anche se è giovane e bello.
Forse è più bello di quanto lo sia mai stato tu.
(CAMPANELLO)
Chi è? ...Silvia?
Silvia? Silvia, mi senti?
Mi senti? Aspetta che scendo io. Resta lì che scendo io.
Non funziona mai questo citofono!
Silvia! Silvia! Silvia!
Silvia!
Silvia. Scusa.
Silvia!
(CLACSON)
(SCATTI DI MACCHINA FOTOGRAFICA)
Sono incinta.
Stai scherzando?
È mio?
No, è mio,
ma l'ho fatto con te.
CASANOVA: Inoltre, in "La Pulzella di Orleans"
il vostro caro Voltaire mostra tutto il suo disprezzo
per la religione e il sentimento patriottico.
- Questo non può negarlo. - Non sono d'accordo con lei.
Penso che proprio quel poema testimoni
il suo genio scientifico e letterario
e la sua instancabile e appassionata ricerca della verità.
Dubbio, scherno e addirittura la mancanza di fede,
se accompagnati da tanto sapere, onestà e coraggio
possono essere graditi a Dio più della modestia di un uomo pio
dietro la quale modestia spesso si nascondono viltà e ipocrisia.
Non potremo mai cogliere l'infinito e l'eternità.
Cosa ci resta se non vivere il destino che ci è stato assegnato
o anche contro di esso?
Umiltà e ribellione vengono ugualmente da Dio.
Vero, Cavaliere?
Cavaliere! Da questa parte.
NARRATORE: Non è una donna, pensò Casanova.
Sarà una studiosa, una filosofa, anche un prodigio,
ma non è una donna.
È un posto unico. Vero, amico mio?
Sì.
CASANOVA: Marcolina?
Marcolina, dove sei?
Olivo?
Dove siete tutti?
Marcolina?
(VOCI INDISTINTE)
(PREGANO IN LATINO)
(PREGANO IN LATINO)
Casanova?
Chi sei?
Chi sei?
NARRATORE: Non riuscì a capire
se fosse stata un'amante del passato o una donna mai vista
a infrangere il voto dell'eterno silenzio.
Una sola cosa sapeva.
Per la prima volta oggi il suo nome gli era giunto al cuore
con il suono pieno dell'amore.
Sono solo scuse, Leo. lo comunque lo voglio e Io faccio.
Un figlio a 63 anni?
Ti rendi conto che quando avrà 7 anni, io ne avrò 70?
Vorrà dire che ti cambierò i pannolini.
Silvia, ti prego.
Vorrebbe dire cambiare completamente la mia vita.
- Riesci a capirmi? - Perfettamente.
Tu non vuoi un figlio con me e io non perdo tempo con te.
- Adesso fammi ballare, regista. - Ballare?
Come ballare?
(MUSICA FOLK)
SILVIA: Io ho tanta vita davanti
e tutto il tempo per innamorarmi di nuovo.
Benvenuto, Maestro. Siamo onorati di averla qui.
La accompagno all'ascensore.
Il camerino è al secondo piano. La stanno aspettando.
Dopo il trucco andrà in studio.
- Buon lavoro. - Grazie.
Maestro! Non ci posso credere. Sono Lorenzo Marino.
L'idea di essere in concorso con lei a Venezia... è pazzesco!
Mio padre mi ha fatto vedere i suoi film.
Da allora li ho visti proprio tutti.
Possiamo dire che sono cresciuto con i suoi film.
Ho l'impressione che li ha visti male.
ALBERTO: Fai uno sforzo!
Devi convincerli che stai facendo un film bellissimo
e che ce l'hai stretto in mano.
Alberto, nelle mani non ho niente.
"Mesdames et messieurs! Niente di qui, niente di qua".
Come si fa a raccontare un film?
Stavo per chiederle di raccontare il suo
- "Il Ritorno di Casanova". - Non si può raccontare.
(dalla tv) "Lei riuscirebbe a raccontare una notte d'amore?
Un film è un'esperienza per chi lo fa e per chi lo vede."
GIORNALISTA: "Almeno una suggestione, un'idea.
Di cosa parla il suo film?"
"Non so cosa dire."
"Questa volta davanti alle riprese ho conosciuto una persona
che giorno dopo giorno è diventata sempre più preziosa.
Sa cosa ha detto una volta Hitchcock?
"Per voi quello che ho fatto è solo un film,
Per me è tutta la vita". lo l'ho pensata sempre così.
Per me la vita è accettabile soltanto quando giro.
Ma questa persona mi ha fatto venire dei dubbi."
In fondo quello che ci manca è soltanto un po' di coraggio.
(dalla tv) "Non voglio eludere la sua domanda."
Casanova si chiede se ha ancora la forza
per continuare a recitare il suo personaggio, e...
mi domando se ho ancora il tempo di agguantare uno scampolo di vita.
Non so di che parla questo film.
Alberto, non fare quella faccia.
Morto un film, se ne fa un altro.
(FRENATA BRUSCA)
Questa è l'ultima volta che faccio un film con te!
Fuori dai coglioni, tutti e due! Fuori! Via!
GIANNI: Vabbè.
Lo sono quasi arrivato a casa. Tu cosa fai?
Faccio un bancomat, prendo un taxi.
- Ci vediamo. - Ciao.
(NON UDIBILE)
Sono rimasto dentro.
(ALLARME)
ALTOPARLANTE: "Attenzione, si prega di tornare indietro."
ASSISTENTE VIRTUALE: "Bentornato a casa, Leo."
LEO: Fanculo.
Vado a pisciare.
(SCROSCIO D'ACQUA)
ASSISTENTE VIRTUALE: "Bentornato a casa, Leo."
"Bentornato a casa, Leo."
(con voce distorta) !Bentornato a casa, Leo."
Leo, ma che cazzo succede?
La casa si ribella alla malinconia.
Può succedere, sai?
È già successo a Chicago. Me l'ha detto il tecnico.
(con voce distorta) "Bentornato a casa, Leo."
Che cazzo!
(con voce distorta) "Bentornato a casa, Leo."
Leo!
RECEPTIONIST: Buonasera.
Buonasera. Vorrei una matrimoniale uso singola per il Maestro.
- Quanto si ferma? - Intanto stanotte, poi si vedrà.
Leo? Hai i documenti?
Senta, intanto prenda il mio documento.
Per sicurezza, se vuole controllare in rete
cerchi "Leo Bernardi".
Va bene. Mi dia un attimo.
Bern... Bernardoni, Bernardeschi, Bernini...
Non c'è.
Cerchi meglio. Il signore qua è il Maestro Leo Bernardi. Cerchi.
Ah, eccolo!
Scusi?
Maestro di cosa?
È lei questo?
LEO: Non so più che fare, Gianni. La verità è che mi sento sbandata.
Di' la verità.
Se ti senti sbandato, faremo un film sbandato.
Tieni. Questo è per dormire.
Quattro o cinque gocce. Non attaccarti come al biberon.
Grazie.
Parole non udibili
(in veneto) Ti prego, fa bene!
Al massimo due gocce! Poca, ma fa bene.
(RISATE)
(RISATE)
(CIGOLIO)
(in napoletano) Andiamo, dai.
Sono stanca. Questo gioco mi annoia.
Vi lascio, signori. Buonanotte a tutti.
LORENZI: Le faccio i miei complimenti, Cavaliere.
Lei era meglio informato di me.
II mio reggimento effettivamente parte dopodomani, prima di sera.
- Ce Io dice soltanto adesso? - Non è così importante.
Per me non tanto, ma per mia moglie.
Non le pare?
Del resto un po' anche per me,
giacché ieri ho perduto con lei 400 ducati
che vorrei poter rivincere.
Eccoli, Marchese. Giochiamoceli in una sola volta,
così non dovrà correre dietro al suo denaro.
Grazie, signori.
Sarà la mia ultima partita in questa ospitale dimora.
Si sieda. La notte è ancora giovane e mia moglie è una donna paziente.
Se vuole, il mio cocchiere può andare a casa ad avvertirla
che lei arriverà in ritardo.
Devo andare al reggimento a Mantova.
A Mantova... a Mantova!
Reggimento...
Non ho più nemmeno un ducato.
I soldi ce li ho io, Lorenzi. Sono duemila ducati
e gliene presto altri all'occorrenza.
Si sieda, Tenente. Giochiamo.
Forse è meglio che noi si vada a prepararci per la notte.
Auguriamo a voi tutti di fare dei bei sogni.
Mille ducati.
Noi ci fermiamo qui.
Forse è meglio che anche io e il caro abate...
Vi prego di perdonarmi, signori, per la mia fortuna sfacciata.
Bene, signor Marchese.
Come vede, non posso più continuare. Non ho più niente
e non intendo accettare altri prestiti.
Ora dovete scusarmi, signori, vado a procurarmi il denaro.
Sono curioso di sapere come farà.
Non c'è una sola persona in città
disposta a prestarle un ducato, figuriamoci duemila.
Inoltre, lei sta per partire per la guerra.
Potrebbe anche non tornare.
Riavrà il suo denaro, Marchese, sul mio onore.
Sul suo onore? Per me il suo onore non vale mezzo ducato
men che meno duemila.
Mi darà soddisfazione per questo.
Non appena avrà restituito i suoi debiti.
Bisognerà concedere al tenente Lorenzi di allontanarsi
- per procurarsi il denaro. - Questo è giusto, Marchese.
D'accordo, ma esigo un pegno.
Qualunque cosa abbia potuto commettere il tenente Lorenzi
lei, Marchese, è la canaglia peggiore.
Alla nostra età non bisogna farsi battere da nessuno.
Il mio pegno.
- È soddisfatto, signor Marchese? - Soddisfattissimo,
anche perché conosco molto bene queste pietre.
Lo stesso le ho regalate a mia moglie
e adesso tornate a casa. Magnifico.
La aspetto domani a mezzogiorno con i miei soldi.
Buonanotte a tutti, signori.
(TUONO)
Dove andiamo, signore?
Ho da farle una proposta, Lorenzi.
Non ho intenzione di accettare la sua carità.
Non le offro denaro, ma piuttosto uno scambio.
Ecco, i duemila ducati che le servono.
Ha parlato di scambio.
La ascolto.
Mi dirà solo sì o no,
anche se la proposta dovesse provocarle stupore
riprovazione o sdegno.
Voglio godere di un'intera notte con Marcolina
e per farlo voglio che Marcolina creda che io sia lei, Lorenzi.
Per questo le proporrà un'ultima notte d'amore senza parole
cosicché non si domandi il perché del mio silenzio.
Le dirà di lasciare la finestra aperta
e di farsi trovare nuda e bendata
per rendere la cosa più eccitante.
Me ne andrò prima che sorga il sole.
Non potrà riconoscermi in alcun modo.
Se accetta lo scambio, quelli sono suoi.
(TUONO)
È stato un affare come un altro, Lorenzi, ora siamo pari.
(COLPI ALLA PORTA)
(COLPI ALLA PORTA)
Buongiorno. Sono il direttore dell'albergo.
Beh?
Mi dispiace disturbarla, Maestro, ma abbiamo un grosso problema.
Si è sparsa la voce che lei soggiorna qui da noi
e nella hall abbiamo una folla di giornalisti
- che chiede di lei. - Allora?
Noi abbiamo avuto massima cura della sua privacy
ma a questo punto ci dobbiamo occupare
di quella degli altri clienti.
Lo credo che basterebbe un saluto, due parole per mandarli via.
Due parole? Certo.
Mi dia il tempo di rimettermi in ordine.
La ringrazio immensamente...
- Eccolo, è lui! - Maestro!
- Indietro! - Come mai si è rifugiato qui?
- Bastardi! - Piano!
- Maestro, è pronto il film? - E una sfida italiana a Venezia.
Cosa? Indietro!
- Andiamo! - Vai!
Come mai un altro film su Casanova?
- Fuori! - Vi siete visti con Marino?
Fuori!
(TUONO)
(SOSPIRI)
(TUONO)
Gianni? Gianni!
Dimmi che sono un genio.
"Bernardi aggredisce la stampa".
"Casanova lancia il guanto della sfida".
"Venezia si infiamma".
"Marino risponde a Bernardi: 'Ci vediamo in Sala Grande”.
Che c'è? Non dici niente al tuo regista?
Hai ragione tu, sono tutte stronzate.
- La cosa importante è il film. - L'ho finito.
Come lo hai finito?
Non mi hai detto niente?
Potevi avvertirmi, no? Il film è il mio.
Tu sei veramente un egoista!
Sei un bambino capriccioso, sei un narcisista.
Tu ascolti solo te stesso.
Non hai mai ascoltato una parola di quello che dicono gli altri.
Io sono qui dentro da giorni a lavorare per te
e tu fai il buffone con i giornalisti!
La verità è che il film non lo vuoi finire
perché là fuori c'è la vita vera che ti aspetta.
Adesso ti siedi su quella sedia e fai i compiti!
Te lo guardi dall'inizio alla fine
altrimenti non ti fare più vedere!
Vaffanculo.
(SUSSULTO CARROZZA)
Marcolina? Marcolina?
Ferma!
Ferma!
NARRATORE: Lesse una sola parola negli occhi di lei.
Non "bastardo", "vile" o "ladro",
ma la più terribile di tutte:
"vecchio".
LORENZI: La stavo aspettando.
Tenente Lorenzi
non le sembra che questa idea le sia venuta un po' in ritardo?
Uno di noi due non lascerà vivo questo posto, Cavaliere.
Come desidera.
Ma vorrei farle notare che sarei costretto a presentarmi
in un costume del tutto inadeguato.
Mi segua.
Non intendo concederle nessun vantaggio.
NARRATORE: Casanova pensò
che, forse, stava vivendo gli ultimi attimi della sua vita.
Del resto, cosa aveva ancora da fare al mondo?
"Come sono sottili gli alberi lassù."
"Perché gli uccelli non cantano sui rami?"
LORENZI: Sono pronto.
NARRATORE: "Se buttassi via la spada?"
"Se lo abbracciassi?"
In guardia, Cavaliere.
NARRATORE: "Perché quello sguardo d'ira, Marcolina?
Guardaci. Non siamo entrambi degni del tuo amore?
Giovinezza e vecchiaia sono solo una menzogna.
Lui è giovane,
ma io sono Casanova!"
Beato te.
LEO: L'ho Visto.
Mi sa che ci tocca tornare a Venezia.
Gianni, grazie.
Per questo mi sei piaciuto
quando hai detto che il cinema è come una passione amorosa
perché è vero, è così!
Anche la nostra storia, se ci pensi, no?
La storia di un regista con il suo attore
ha tutto della storia d'amore, ma proprio tutto.
- Non mi fraintendere. - No, ti seguo.
- Ti vedo che hai frainteso. - Te lo giuro. Non ti ho frainteso.
Allora dimmi cosa ho detto.
Provi per me un sentimento simile all'amore
ma non sei omosessuale. - Hai frainteso.
Sei innamorato di me e sei omosessuale.
No, fraintendi. Continui a fraintendere, Leo.
Anche se...
è vero che sono stato geloso di te e che ti ho invidiato molto.
Lo sai quando?
- Sì. - Quando?
Quando Silvia è venuta sul set.
Ha portato le arance,
le ha sbucciate con le mani e mi ha imboccato come un bambino.
Esatto.
Sai, io adesso non sono più Casanova.
Tra un mese sarò zio Vanja,
e poi un capo mafia in una serie televisiva.
Invece lì io ho visto come vi guardavate.
C'era la vita vera in quello sguardo, hai capito?
Altro che cinema, la vita vera.
Ti ho invidiato.
NARRATORE: Finalmente Casanova era tornato a casa.
Ma il suo primo e tanto agognato sonno in patria
fu scuro e senza sogni.
È il mondo nuovo! E la lanterna magica!
(in veneto) Entrate, signori. Venite a vedere il mondo nuovo.
(FOLLA ACCLAMA)
(APPLAUSI)
(FOLLA ESULTA)
Comunque è bravo.
Sì, molto.
Sempre una testa di cazzo rimane, perché ha 30 anni.
Facciamo un brindisi.
Al Leone d'oro di Lorenzo Marino...
e alla gioventù.
- Lo vado che sono a pezzi. - Ciao.
Gianni?
Grazie.
Morto un film, se ne fa un altro.
(SQUILLI DI CELLULARE IN LONTANANZA)
(SQUILLI DI CELLULARE PIÙ VICINO)
(SQUILLI DI CELLULARE)
Che ci fai qua?
Volevo vedere il film ma non ho trovato posto.
Allora mi sono fatta un bagno.
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