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I Radio Boys debuttarono nel 1948 negli studi Rai di Torino.
Era un gruppo vocale di otto uomini che raggiunse il successo nel 1950
quando per la Cetra incise insieme all'orchestra Excelsior
"Malagueña Salerosa".
È una canzone che parla di un uomo che si rivolge alla sua innamorata
lodandone la bellezza,
ma, tuttavia, lei lo rifiuta a causa della sua povertà.
I Radio Boys!
[suona "Malagueña Salerosa" dei Radio Boys]
[rintocchi di campane]
[applausi]
[frenata]
- Auguri! - Grazie!
Dai, che dobbiamo andare! Dai, su! Sbrigati!
Devi leggerla prima.
- Prima di…? - Prima della chiesa.
[passi e voci indistinte]
[narratore] Alla vigilia del cambiamento della sua vita
la giovane Caterina scrisse una lettera al suo futuro sposo.
In quella lettera gli prometteva che dandosi reciproco e infinito amore
sarebbero stati immortali.
Immortali in tutti i luoghi e in tutte le stagioni.
Io solo in questa casa
non riuscirei a chiudere occhio. E tu lo sai.
Ma là non ti farebbero venire.
Sei geloso di una vecchia?
Eh, sì.
Avrei preferito che lo fossi stato prima.
Lo sono sempre stato.
Debbo ricordarmela bene questa casa.
Che cosa vuoi dire?
Che non ci torno più.
Non lo dire così, lo sai che non puoi scherzare.
Hanno detto che ti tengono là solo due giorni.
Per te ci sono i nostri figli.
Per me ci sei tu. E tu lo sai.
- Ah… - Ti ricordi la lettera?
- L'hai buttata. - No, non l'ho buttata.
[senza fiato] Era un gioco.
No, era vera. E lo sai anche tu che è ancora vera.
Siamo immortali.
Siamo immortali, amore!
[porta che si apre]
Tieni, portaglielo in fretta.
Non farti vedere che glielo dai e dille di tenerlo sempre acceso.
Mamma, va tutto bene. Sono qui.
Suo padre ha detto di farglielo tenere sempre acceso.
[sirena]
È pronta la colazione. Vuole rimanere lì in piedi?
Non la fa tornare prima se rimane qua in piedi.
Almeno, si sieda, per favore.
- Se gliela porto qui, fa colazione? - Lasciami stare!
Non vuole muoversi dalla finestra, vuole fare colazione lì.
Tutto bene, stiamo per arrivare.
[sirena]
No, non posso passartela, ha l'ossigeno.
Ma quando è nella sua stanza, posso telefonare?
Secondo te, quanto ci mettono ad arrivare?
Poco. Vanno forte, ci mettono poco.
[rintocchi di un pendolo]
[dottore] Per di qua.
[squillo del telefono]
- Pronto? - [Elisabetta] Sono io, papà.
Ah! Allora?
È in rianimazione, non posso stare, ma va bene, non angustiarti.
Il suo telefono?
Sono riuscita a nasconderlo sotto la coperta, ma non si può, lo sai.
Prometti che non chiami?
[Elisabetta] Giura che non la chiami.
Giuro, giuro.
[Elisabetta] Ti richiamo io. Hai mangiato?
[Nino] Sì, sì. Ho mangiato.
- [Elisabetta] A dopo, papà. - Mi raccomando!
Certo.
[segnale di linea libera]
[ECG]
[vibrazione del cellulare]
[Nino] Rina!
Rina!
Dimmi se ci sei, Rina.
[senza fiato] Sì.
[Nino] Rina, ti ricordi i Radio Boys delle mie sorelle?
Quando guarisci, andiamo a Torino a cercarli.
Magari suonano in un ricovero di centenari!
[Nino] Ti ricordi "Malagueña Salerosa"?
[infermiere] Signora, non si può telefonare in questo reparto.
Mi lasci il telefono, per favore. Grazie. Non si può.
Pronto? Sono il responsabile del reparto.
La signora in terapia intensiva non può parlare al telefono.
[Nino] Ma sono suo marito. Non potete impedirmelo!
Mi dispiace, ma in questo reparto non possiamo permettere né le visite
né le telefonate, abbiamo allontanato anche la figlia.
Ma sono suo marito!
[Nino] Se potesse dirle di non avere paura. È fatta così.
Lei non fa vedere quando ha paura, ha sempre avuto coraggio per tutti.
Basta che le dica che Nino l'aspetta a casa.
Dice che l'aspetta a casa e di non avere paura.
[Nino] Siamo sposati da 65 anni!
[narratore] Fu in quella notte che sognò Bruno, il fratello di sua moglie.
Era morto da molti anni e con lui aveva spartito
la passione per la pesca e la poesia.
Lui sapeva che Bruno tornava dall'orto dei morti
solo nelle circostanze più speciali.
[sottovoce] Nino, Nino… Nino! Nino!
Devi essere bravo e forte, ma sei sempre stato bravo e paziente.
Mia! Li vedo, Mia.
Li vedo. Laggiù, contro quelle nuvole scure.
Sono tutti assieme, il fabbro e Lisa…
il cavaliere e Raval e Jöns e Skat!
E la morte austera li invita a danzare.
[prete] Come abbiamo anticipato, i personaggi centrali sono
il cavaliere che possiede la fede
e lo scudiero materialista e indifferente.
Possiamo avviare una riflessione. Se c'è chi vuole intervenire…
Fortuna che possiamo contare sempre su di lei, professore!
- Grazie, grazie. Intanto, buona sera. - Prego.
Grazie mille.
Volevo solo dire che il cavaliere che ritorna deluso dalla crociata
attraversa una crisi spirituale, infatti, si confida con il monaco
che in realtà è la morte.
Dice che l'ignoto l'atterrisce e vorrebbe la certezza dell'esistenza di Dio.
- Bravo, no? - Bravissimo.
E se Dio non esiste? L'intera esistenza è un vuoto senza fine.
Da qui i sette sigilli dell'apocalisse.
Il numero sette nella Bibbia rappresenta completezza
e l'apocalisse tratta del compimento del sacro segreto di Dio.
[applausi]
[pianto del bambino]
Come sempre, ha colto il nocciolo del film, professore.
Questo è per me il secondo film di Ingmar Bergman
e debbo dire che non smette mai di stupirmi.
[applausi]
[pianto]
Ssh.
- Niente… Vi aspetto fuori. - Va bene.
- Che c'è? - È bello averti.
- Mia sorella? - Ci aspetta fuori.
[narratore] Lui è Bruno.
Fin da ragazzi, avevano un posto speciale sul fiume
dove pescare e sfidarsi nella loro più grande passione.
Nella poesia Bruno era imbattibile.
"Quale in notte solinga, sovra campagne inargentate ed acque
giunta al confin del cielo, nell'infinito seno scende la luna
- e si scolora il mondo." - Leopardi, "Il tramonto della luna".
- Era troppo facile. Dai. Tocca a te! - Difficile o facile?
Difficilina.
"Le stelle lucevano rare…
tra mezzo alla nebbia di latte:
sentivo il cullare del mare."
- Sarebbe quella difficile? - Vabbè, allora?
- Pascoli, Myricae. - Vai. Cinque a tre.
"Quel che l'uom vede Amor gli fa invisibile
- e l'invisibil fa vedere Amore". - L'autore è il tuo padrone di casa.
- Cioè? - Ariosto, Orlando furioso.
- Canto? - Ehm… Primo?
- Ottava? - Ehm… Quaranta?
- Quarantuno? - Cinquantasei!
Questo è un sogno, vero?
Tu non ci sei più da molti anni.
Questo posto è un sogno, vero?
Promettimi che, quando mi risveglio, ritrovo la Rina?
- Ma dove eravate? - Hai visto che cosa abbiamo pescato?
Siamo stati bravi, eh?
[applausi]
[ride] Bello? Guarda che bello!
- Davvero l'hai pescato con mio fratello? - Attenta alle spine.
Siamo già stati qui…
e io ero seduto al tuo posto.
Quando ti dissi che aspettavamo un altro figlio.
[Nino, ridendo] Dovevamo festeggiare!
Un maschio lo avevamo già, sarebbe nata di sicuro una femminuccia.
- Svegliati. - No, lasciami qua ancora un po'.
Sai che stai per perderla?
- No, voglio stare qua. - Svegliati!
[rintocchi di campana]
- Allora? - [Edera] Niente, tutto bene.
Lascia stare la pressione. Cosa ha detto?
Niente, tutto bene.
Giura!
Giuro.
Le sta portando i vestiti?
Allora torna a casa!
Devo andare da papà.
Ciao.
[pianto]
- Mio padre? - È chiuso in camera.
Forse ha capito qualche cosa.
[Elisabetta] Papà?
E se lo mandassero in casa di riposo e qui chiudessero tutto?
[porta che si apre]
Mi guarda, ma non ascolta.
È completamente assente.
[vibrazione del cellulare]
- Pronto? - C'è del caffè?
Sì.
Sì, grazie.
Grazie.
[squillo del telefono]
Dall'ospedale lo hanno fatto sapere.
Pronto? Un attimo.
Per lei.
Sì?
[squillo del cellulare]
Sì, purtroppo due ore fa.
Pronto? No, sono la sorella.
Va bene, grazie.
Ci sono due della TV fuori.
[Elisabetta] Grazie.
[voce inudibile]
[sirene in sottofondo]
Lavori già a quest'ora?
Dormi ancora un po', dai!
Ma è sabato! Dovevamo fare qualcosa. Non facciamo nulla?
- Non facciamo niente? - Eh, finisci tu questo? Lo finisci tu?
Che cosa?
Niente. Un articolo che mi ha chiesto un mio amico dottore sulla…
deontologia professionale nel mondo della chirurgia estetica.
Scusa, che ne sai di deontologia della chirurgia estetica?
Niente.
- Però lui ancora meno. - Ah.
[squillo del cellulare]
[Gioia] Ciao, papà!
- Ciao, Gioia! - [Gioia] Come stai? Che fai?
- Da che numero chiami? - Dal mio.
Come il tuo? Hai un telefonino?
Me l'ha regalato Giovanni. Ha 256 giga di memoria!
È il più grosso che ci sia!
Amore, per favore, mi passi mamma? Dov'è?
[Gioia] È in bagno, ti faccio richiamare. Ciao, papà. Buon week-end.
Quello stronzo le ha comprato il telefonino!
Glielo volevi comprare tu?
Marta, ha sette anni.
Ti sembra normale che una bambina abbia uno smartphone
che fa le videochiamate?
La madre non dice niente.
Sai a che età ho avuto il primo telefonino?
I telefonini non c'erano quando eri bambino tu!
Non chiuderti in bagno, per favore, che devo uscire!
Ecco, papà.
No!
No! Ti ho detto che non deve venire! Sono due giorni che ne parliamo.
Ma sei cretina! Se non lo facciamo venire, non ce lo perdonerà mai!
Togliamo il cappotto, papà. Metti via quel bastone!
Togliamo il cappotto.
[vibrazione del cellulare]
Pronto? Chi sei?
Sì, lo so, siamo in ritardo. Giuro che stiamo uscendo!
Che cazzo…
C'è la chiesa piena.
Sono arrivati tutti…
e la mamma è là da sola.
Allora, noi andiamo, papà, eh?
Papà…
Sbrigati.
Forse ha ragione lei. Rimani con Giulio, mangiate qualcosa
e poi noi torniamo presto, va bene?
Ma dove andate tutti?
[porta che si chiude]
- Dalla mamma. - Non posso venire anch'io?
Te la salutiamo noi.
Giulio, mi raccomando.
[Giulio] Certo, io e il dottore stiamo bene insieme.
Allora, basta che rimanga Giulio o devo rimanere anch'io?
No, no, no, vieni. Rimane tuo marito.
Hanno detto che vanno dalla Rina e la salutano da parte mia.
La Katia ha fatto il brodo buono con i cappelletti.
Glieli ha fatti cuocere poco, come piacciono a lei.
Te lo ricordi Pino?
[Giulio] Il bracco da ferma di Orlandi.
Una mattina stanò tre lepri.
Se tu fossi la Rina,
dove ti nasconderesti?
Con tutti i capolavori che ci sono, ti puoi nascondere dappertutto.
- Beh, nemmeno Pino ti troverebbe. - Neanche lui.
Io sì.
[rumore di passi]
Mi dispiace, anch'io ho perso la mia Lella.
Grazie.
Sono la figlia della Sultana. Si ricorda quando la mamma si è ammalata?
Grazie.
- Mi dispiace, dottore. - [Nino] Grazie.
- Le volevamo bene anche noi di Stienta. - [Nino] Grazie.
La farmacista mi ha curato la tosse cattiva.
- Anche a me ha curato la tosse cattiva. - [Nino] Grazie.
- Anche a me. - Grazie.
La mamma non è potuta venire, ha mandato me.
Non ti possiamo lasciare solo qui.
[guaiti del cane]
Pensavamo che forse potresti venire a vivere a Milano.
Anche a Roma, se preferisci.
Allora non sai che bene vuole tua madre a questa casa.
Se guardi sul suo cellulare,
ci sono le fotografie di ogni stanza,
di ogni angolo, dei capolavori,
persino degli alberi là fuori, presi in tutte le stagioni.
- Lo so. - Devo stare qua io a badargliela.
Devi restare tu a badargliela.
Devi andare a letto, domani mattina partite presto.
- Non so come fai, papà? - A fare cosa?
A essere così bravo.
- Non sono bravo. - Sei il migliore di tutti noi.
Voglio dirti una cosa che nessuno conosce.
Cosa?
Il giorno che ci siamo sposati,
tua mamma mi diede una lettera.
C'era un segreto.
Quale segreto?
Se ci fossimo voluti tutta la vita
quel bene che ci volevamo quel giorno,
saremmo diventati…
immortali.
[sottovoce] Immortali…
[Nino] Proprio così.
Bruno, ti prego, non portarmela via.
Ce ne andremo via insieme quando sarà.
Però, ti prego, non portarmela via!
[mormorio]
[Rina] Non sapevo che fossero i tuoi libri.
La Granchi mi ha detto che li avevi tu.
Non mi servono più.
[mormorio]
Dicono che ti ho perduta.
- Scusa? - Che ti ho perduta per sempre.
Chi lo dice?
Eh, tutti.
I nostri figli, le donne di casa,
tutti quelli che sono venuti oggi pomeriggio…
Tutti dicono che ti ho perduta.
E tu ci credi?
Sono confuso.
Ho molta paura.
Loro mi vogliono bene. Non capisco perché debbano farmi soffrire.
Non mi hai perduto.
[sottovoce] Però ricorda…
È un segreto tra me e te. Eh?
Non lasciarmi solo.
Non sono capace.
- Ehi. - Oh! Hai messo su dei chili?
No, ho perso qualche chilo.
Dai, siediti.
Non aspettarti granché.
- Ma l'ha letto? - Lo legge, lo legge.
- Che devi dirmi? - Fammelo dire.
- Parla, cazzo! - Non vogliamo ordinare qualcosa?
- [cameriere] Desiderano, signori? - No, dopo. Dopo
- Prego. - Spiegami prima.
Considerala un'opportunità.
Il solo modo che ci resta perché lei ti legga e probabilmente ti pubblichi.
Non ho capito. Cosa devo fare?
Da quando è morta la madre, lei è in una situazione difficilissima.
I suoi sono stati sposati più di sessant'anni
e adesso il padre è rimasto solo,
in una villa che sembra il Prado, ma in un buco di paese fuori dal mondo.
Ho capito. Io che c'entro?
Dopo la morte della moglie,
lui ha cominciato a ricordare tutta la sua vita
con dei particolari, a detta delle persone di servizio
e della stessa figlia, impressionanti.
- Hai un'amante a Roma? - Che domanda è?
Così capisco perché sei venuto da Milano?
- Sono venuto per te. - Per favore, dai!
- Te lo giuro! - Che cazzo giuri?
In un anno e mezzo, dopo avermi fatto riscrivere l'autobiografia
di un giocatore di pallone della minchia,
inventandone più della metà…
- Ha venduto moltissimo! - Sì. E quella di uno chef analfabeta.
[agente] Molto bene anche quella.
Adesso, la tua nuova proposta, se ho capito bene,
sarebbe quella di far diventare Proust un vecchio che straparla.
La figlia ha la stessa paura che avremmo tutti
e che solo una testa di cazzo come te non riesce a capire.
Ossia?
Che un uomo che ha vissuto più di sessant'anni con una donna
si trovi improvvisamente solo.
Lei vuole che la mattina abbia qualcosa, un impegno che abbia un senso.
Tu ci credi? E poi mi pubblica?
Hai 53 anni, no?
- Quattro. - [agente] Hai 54.
E da quanto ci provi? Da una vita.
Prima con il cinema, poi con la TV, i giornali, ora con questo romanzo…
Bellissimo.
Bellissimo. Così bello che l'hanno rifiutato tutti!
Almeno per una volta, fammi lavorare con una persona che ha…
qualcosa di suo, che ha un suo mondo.
Quelli scrivono da soli i loro capolavori, stronzo!
[squillo del cellulare]
- [Amicangelo] Pronto? - [Enrica] Sono io.
Stamattina mi ha chiamato Gioia. Lo sai?
- Sì, le ha regalato il telefonino. - Ma sto stronzo è sempre da voi?
- Per sapere! - C'è l'ufficiale giudiziario.
Un'altra volta? Io ho pagato, eh.
Se hai pagato, spiegaglielo tu. Mio marito.
Sono Brega, la sua segretaria mi aveva assicurato
che avreste fatto il bonifico il mese scorso.
Mi perdoni, c'è stato un disguido con quella scema che ho licenziato.
Non è la prima volta che mi fa fare una pessima figura.
Comunque, stia tranquillo, che provvedo io stavolta.
Mi sta entrando un lavoro grosso, forse pubblicano il mio romanzo.
Non si preoccupi, che sistemo tutto.
Ora devo salutarla, perché c'è un nubifragio!
Non sento niente. Non sento più niente! La saluto!
[vibrazione del cellulare]
Sono io. Che cosa ha detto?
[agente] Prima di tutto, ti ringrazia moltissimo.
È onorato del fatto che abbia scelto lui per un incarico così delicato.
- Però? - [agente] Solo che ha quel suo romanzo.
Sai, i tuoi colleghi se lo litigano.
- Che cosa? - [agente] C'è molto interesse.
Certo che se lo leggessi tu…
Va bene, allora ti faccio mandare il contratto. Ciao.
Ehi! Allora hai capito? Se chiamano…
Non rispondo.
No, invece, rispondi. Dici che sono partito per lavoro,
perché è la verità, che, quando torno lunedì, faccio il bonifico.
- Non ci credono più. - Stavolta è vero.
- Se chiama tua moglie? - Aspettano tutti, aspetta pure lei.
- Non c'era la retta della bambina? - Ma la pago! Pago tutto.
Almeno da questo punto di vista, questo lavoro mi salva.
Mi raccomando, pure se è una merda, fattelo piacere.
Con i casini che ho me lo faccio piacere di certo.
Dai, vado. Stasera me lo hai promesso…
- Non ci vado! - Non fumare quella roba.
Non la fumo.
- Dai, ciao. - Ciao.
[voce dagli altoparlanti]
- [Giulio] È lei? - Credo di sì.
[Giulio] Piacere. Giulio. Dia a me.
Scusi la macchina, ma quella della signora non la usiamo più.
È quella del dottore.
- Neve? - Eh, sì, credo di sì.
- Ah, vuole… Posso fare… - No, lasci.
Ha bisogno di qualcosa? I servizi? Un caffè?
Grazie, va benissimo così. Andiamo.
La signora ha detto se può chiamarla prima di arrivare a casa.
- [Amicangelo] Grazie. - Perdoni la calligrafia di campagna.
- Non si preoccupi. Chiamo ora? - [Giulio] Sì.
[vibrazione del cellulare]
- Pronto? - [Amicangelo] Buongiorno.
Mi hanno detto di chiamarla.
[Elisabetta] Mi hanno parlato benissimo di lei.
Nel week-end vengo da mio padre, così mi porto il suo libro.
Bene, mi fa molto piacere, perché è la prima persona che lo legge.
Senta, volevo dirle che mio padre è una persona buonissima, è anziano.
Francamente non abbiamo capito
fino a che punto abbia accettato la morte di nostra madre.
Mi scusi. "Accettato" non è la parola giusta,
ma non me ne vengono altre.
Naturalmente, lui sa di me? Sa il motivo per cui sono qui?
[Elisabetta] Lo sa e non lo sa.
L'idea è mia. Mio fratello era assolutamente contrario,
pur essendo il primo che ha detto che i racconti che fa del loro passato
sono assolutamente meravigliosi.
Le volevo dire anche che il primo incontro forse non sarà così facile,
è sempre stato un uomo molto riservato,
ma con la morte della mamma è cambiato tutto per lui,
come se non avesse più riferimenti, capisce?
Sì, certo, credo di sì.
Avrei voluto esserci, ma la mia presenza avrebbe complicato le cose.
Però lì le nostre donne fanno da mangiare bene
- e abbiamo un gran vino. - Grazie. Andrà benissimo.
[Elisabetta] Buon lavoro.
Allora, per il mio romanzo
resto in attesa di sue notizie?
Appena l'ho letto, la chiamo. Si fidi.
Marina, di' a Zoe che le chiavi erano nella borsa.
[Giulio] Siamo arrivati.
- Come? - Siamo arrivati.
Se allunghiamo non di molto, posso portarla all'orto dei morti.
Che cos'è?
È come noi qua chiamiamo il cimitero, così vede dov'è la povera signora.
No, no, andiamo pure.
- Magari ci passo più avanti. - Va bene.
Da quando non c'è più lei, qui c'è un dolore brutto,
che non vuole andare via.
[Giulio] Passiamo dalla cucina, tanto lui è sempre qui.
Venga.
[porta che si apre]
[Giulio] Dottore, gliel'ho portato sano e salvo.
- Buongiorno. - Ben arrivato.
La porta!
Sì, scusi.
[Edera] Il dottore è reduce da una brutta bronchite.
Cosa c'entra la bronchite? Siamo in inverno, fa un freddo cane
e il riscaldamento costa un occhio della testa!
[Edera] Va meglio, eh.
Va molto meglio. Meglio di ieri. Anche la massima è calata.
Le mostro la sua stanza.
Sì, grazie.
Hai visto?
Venga, prego.
- Ma qui è tutto così? - Abbiamo solo capolavori qui.
Una bella accoglienza, eh?
Non mi è sembrato molto contento di vedermi.
Perché non sa a cosa ho rinunciato.
[Giulio] Non è vero,
ieri ha detto alle donne di stirargli la camicia di seta e il foulard.
E quindi?
- [Giulio] Per lei. - Per me?
È pronto. A tavola.
Arrivo.
- Lì va bene? - Sì, grazie.
Basta. Basta così, grazie.
Sono tortelli con la zucca, magari a Roma li fate diversi.
Infatti, è la prima volta che li assaggio.
Sono un po' dolci.
Sono buonissimi, grazie.
Dagli del vino!
- No, no. Sono astemio. - Meglio così! Lo bevo io.
Preparami il letto!
Di solito a quest'ora dormo.
[verso di dolore]
No, senta, scusi!
Lei sa perché sono qui?
Sicuramente non l'ho invitata io.
Sua figlia, sì, però.
Mia figlia sa benissimo che non mi va di raccontare i fatti miei.
Quindi io sarei qui per niente?
- Il Guercino sarebbe niente? - Cioè?
Si fa un giro della casa,
potrà ammirare il Guercino, Niccolò dell'Arca, tutti gli altri…
La accompagna Giulio. Vedrà che meraviglie,
e così si renderà conto di non essere venuto per niente.
Se continua così, domani siamo bloccati.
Fagli fare il giro della casa.
Sta scherzando, vero?
Guardi che con sua figlia ho preso un impegno di lavoro!
Non è che sono qui per fare una gita culturale!
Fra l'altro, quando lo saprà il mio agente
non so come va a finire.
Alla mia età, in galera non finisco sicuramente!
Ma l'ha sentito?
Mi dispiace.
Mi ha fatto parlare lei con la figlia,
ha sentito quello che ci siamo detti in macchina.
Sono stati loro che mi hanno pregato di venire in questo cazzo di posto o no?
Sennò divento matto!
Vabbè, facciamo così. Mi accompagni alla stazione adesso.
Speriamo di trovare un treno.
- Mi dispiace. - Si figuri a me.
- Comunque, arrivederci. - Guardi, non credo proprio!
È la prima volta che mi capita una cosa del genere, guardi.
Ma non è così. Non si è mai comportato così.
- Ah, no? - No.
Vuole parlarle!
- [Amicangelo] Cosa vuole? - Dice che è importante!
Eh…
[bussano]
Avanti.
Allora, cosa c'è ancora?
Mi hanno detto che ha rifiutato un altro lavoro.
- Sì. - Che non è più in grado di recuperarlo.
No, purtroppo no.
- Tenga. - Cos'è?
Forse sono pochi, forse bastano. Ho capito la situazione?
No, non ha capito la situazione, la ringrazio, ma non è questione di soldi.
- Allora che questione è? - Non è questione di soldi.
- Diciamo, non solo di soldi. - La verità?
Sua figlia ha un mio romanzo in lettura.
- E allora? - Allora…
Ci ho messo cinque anni a scriverlo
e se lei lo pubblicasse, mi cambierebbe la vita.
Solo che, quando sua figlia saprà che fra me e lei non ha funzionato,
salterà l'opportunità. Lei capisce che non sono più un ragazzo.
- È sposato? - Sì, avevo una compagna.
- Non c'è più? - No, no. Non stiamo più insieme.
- Mmh. Quanto è durata? - Tre anni e… Quattro.
- Figli? - Una.
Sta con la madre?
- Sì, ma la vedo. - Poco.
Come può lei scrivere la mia storia, se non ha amministrato la sua?
Beh, quello è il mio mestiere.
Sessantacinque anni passati con una persona lei non li capirebbe mai
e non ci starebbero nel libro.
Ah, no. Lì basta scegliere
le cose più importanti, più significative, più belle.
E quali sono le cose meno belle che avrei passato con la Rina?
Quelle da non scrivere?
Neanch'io me le ricordo tutte. Anche se ci penso continuamente.
Tutte le canzoni che abbiamo ballato tenendola stretta ai fianchi,
il suo tepore,
i baci…
Quanti baci ci siamo dati!
[piangendo] E quando andavamo al cinema a Ferrara…
Basta dimenticarsi un film o una canzone
per avere perso anni della nostra vita.
- Poi lei non vuole. - Lei?
Mi scusi, ha detto che lei non vuole. "Lei" chi?
No, ho detto una sciocchezza. Alla mia età ogni tanto si straparla.
- Adesso dovete andare. - Aveva cominciato benissimo.
Lei sa perfettamente come potremmo lavorare.
Anche se Giulio guida bene, non è più un ragazzo.
Non voglio farlo rischiare, dovete andare.
Peccato.
- Arrivederci. - Ciao.
Ma non è vero! Non è vero!
Lei lo sapeva benissimo che suo padre non ci pensava neanche!
[agente] Calmati, stammi a sentire. Ascoltami.
[Amicangelo] No, no, ascolti me, adesso, cazzo!
[Amicangelo] La chiami tu
e le dici che ce l'ho messa tutta e che non l'ha voluto fare.
Che è la verità. E che, per favore, si legga il mio libro lo stesso.
[agente] Ascoltami!
Ah! E fai il mio agente, cazzo, per una volta, no!
Ciao.
[pneumatici che slittano]
[Giulio, gridando] I freni! I freni!
[sospira]
[ansima]
Scenda! Mi dia una mano! Forza, veloce!
Se passa una macchina, è un massacro! Scenda!
Aspetti, che tiro giù il finestrino!
[finestrino che si abbassa]
[Giulio ansima]
[Giulio] A posto.
Via!
- Spinga! - [Giulio] Sto spingendo!
[versi di sforzo]
[Amicangelo] Bisogna chiamare un carro attrezzi.
[versi di sforzo]
Cosa fa ora?
Non le serve?
- Senta, in quella casa non ci torno. - E dove va?
- Ci sarà un albergo! - Sì, a dieci chilometri da qui.
[ansima]
Te lo avevo detto o no che era una pazzia?
Ci abbiamo provato.
Cavati quella roba di dosso, che sei fradicio.
Lui?
Si è appena addormentato, quindi fai piano.
Senta…
Io domattina devo prendere il primo treno, eh.
Se puliscono le strade e arriva il carro attrezzi a tirarci fuori, certo.
Vabbè, io, comunque, devo partire, eh.
Vuole vedere dov'è il bagno?
- Sì, mi faccia vedere dov'è il bagno. - Di qua.
Qui c'è il bagno.
La camera del dottore è…
Questa è la camera del dottore.
Io e mia moglie, invece, dormiamo di là. Per qualunque cosa ha bisogno…
Voglio solo tornare a Roma, tra persone normali.
[Nino] No, quello basso era Nicki, invece, quello che dici tu era Giordano Barboni.
[Nino ride]
Ma, sì, di Bondeno.
Certo che me lo ricordo, sullo smoking…
Vabbè, non era esattamente uno smoking, ma voleva sembrarlo.
Comunque, lui ti veniva dietro. Sì, Bevilacqua ti veniva dietro.
Anche quando c'ero io.
Quello era campione del mondo di ciclismo.
[Nino ride]
No, quello basso era Nicki!
[bussano]
Un momento. Arrivo!
Non devi raccontarmi nulla. So tutto.
Quattro ore di macchina da Milano con il ghiaccio che c'è…
Allora sa che non vuole che scriviamo più niente.
Sì, ma non è più così.
Senta, ho parlato con suo padre.
Io temo che abbia anche le sue buone ragioni.
[Elisabetta] Si è convinto del contrario.
Senta, lei lo sa meglio di me.
Può costringere uno a fare qualunque cosa, ma non a scrivere un romanzo.
Guardi che io e lei abbiamo un accordo economico.
E poi non c'è quel suo libro?
Non me ne importa più niente.
Cioè?
È bastato ascoltare le cose che mi ha detto…
per sentirmi…
Sa che di notte parla ancora con lei? Con sua madre?
Lo so.
Quanti anni pensa che abbia ancora da vivere?
Pochi.
Di tutte le malattie che poteva avere…
la morte della mamma è quella…
è quella incurabile, capisce?
Dalla quale non guarirà mai!
La prego, mi deve aiutare.
Sa anche lui che gli farà bene aprirsi
e che non deve solo augurarsi di andarsene.
Sta facendo una cosa importante.
Anche per la mamma.
La sta aspettando.
Si organizzi al meglio per registrare tutto, mi raccomando.
Incontrerà una persona diversa, vedrà.
Come sarebbe avvenuto questo miracolo?
È avvenuto.
La prego, mi aiuti.
Le affido la persona che amo di più al mondo.
[porta che si apre]
[Elisabetta] Katia, noi stiamo andando. Devo essere a Milano alle due.
Se vuoi preparare la colazione anche al nostro ospite, è meglio.
[sbuffa]
- Buongiorno. - Buongiorno.
Caffè nero le va bene?
Sì, sì, benissimo, grazie.
Allora, è sicuro che vogliamo cominciare davvero?
Lo faccio solo per mia figlia, non so se ne rende conto.
[Amicangelo] Sì, certo.
- Adesso i romanzi si scrivono così? - Così pare.
Come avrà fatto il Manzoni senza tutte quelle cianfrusaglie?
Questo non lo sapremo mai.
Allora, proviamo.
- Vada. - Dall'inizio?
Se sbaglio, lei mi corregga, eh.
Sì, andrà benissimo. Dall'inizio. Ehm…
Le prime cose che le vengono in mente.
Mi sto rendendo conto che la persona che ha più contato nella mia vita…
Rina.
La Rina… non mi ha abbandonato.
E quel sentimento di non accettare la mancanza dell'altro
si è talmente radicato che ci ha resi…
- Non si spaventi, eh. - No, no. Non mi spavento.
Immortali.
Un po' infantile?
No, no. È che è una parola che non usa più nessuno.
- È bella, però. - Come vi siete conosciuti?
Sulla porta di casa sua, ero andato a recuperare dei miei libri.
Lei abitava in una casa già abitata dall'Ariosto
e tutti dicevano che fosse la ragazza più bella di Ferrara.
Io conoscevo tutte le ragazze belle, ma non avevo mai incontrato lei.
Mentre mi stava consegnando i libri,
mi sono accorto che mi stavo innamorando di lei.
Non che fosse la prima volta, eh.
Però quella volta ho voluto che fosse per sempre.
Oggi è difficile da capire.
Volevo sapere come stava andando?
[Amicangelo] Al lavoro stiamo andando avanti.
Abbiamo fatto una prima parte grossa.
- Ho iniziato il suo libro… - [Amicangelo] Grazie.
Però volevo chiederle una cosa.
Quando avrò finito qui con suo padre,
non so se voi avevate già intenzione… avevate pensato…
Per il compenso?
No, non proprio. Intendevo per il nome,
mi chiedevo se ci fosse la possibilità…
di far comparire anche il mio con quello di suo padre.
Come autore?
[Amicangelo] Sì, è una cosa che mi farebbe molto piacere.
Quale treno?
- [Amicangelo] Per Roma. - Hai già finito?
[Amicangelo] Sto lavorando sul primo capitolo,
adesso torno giù, lo sistemo e poi torno su a Ferrara.
- Come sta lei? - Sta benissimo. Ti saluta.
Ma lei ti domanda mai di me? Che faccio? Dove sono?
Sì, ogni tanto me lo chiede.
No, così, per sapere.
[Amicangelo] Stai tranquilla,
domani pago tutto, sia la retta che il condominio.
Guarda che ti credo.
[clacson]
Eccoci, ciao.
E quindi parlerebbe con la moglie che non c'è più?
- Sì. - [annuisce]
Anche con un fratello di lei, coltissimo, che è morto da un po' di tempo.
Un paio d'anni.
[Marta] Siamo sicuri che poi ti pagano?
Ecco, questa è la sua voce.
[Nino, registrazione] All'improvviso, in qualsiasi posto siamo,
senza una ragione,
la Rina mi guarda in un modo suo, non saprei spiegare,
ma giuro che in quel momento torna ragazza
e sa di essere tornata quella della balera sul fiume.
- Quanti anni ha? - Più di 80.
Non ci posso credere.
[canta "Non partir" di Bracchi e D'Anzi]
Non è colpa mia se tuo padre non si fa mai trovare.
Scusa, non possiamo sposarci lo stesso?
- Senza dirlo ai tuoi? - Senza!
Non si può.
Non si può? Se il prete è d'accordo e ci fa le carte, si può.
[applausi]
[comincia a cantare un'altra canzone]
Se volete, lo dico io a papà. Ci parlo io.
- Sì? - Sì.
[prete] Dio ci ha dato tanti benefici,
primo tra tutti, il dono della fede
e preghiamo perché ci renda capaci di testimoniare questo valore…
- Hai letto la lettera? - Sì.
[organo]
E allora?
Sì.
Promesso?
Promesso.
Saremo immortali!
Siamo già nel Veneto.
Mia madre, dopo aver visto dove abiti, è sicura che non saprai adattarti.
Perché non mi conosce.
[clacson]
Stienta! Per chi ha dei bisogni, c'è il bar!
[clacson]
[campanello]
[voci inudibili]
Benvenuti nella nuova casa!
- Grazie, signora. - Ciao, mamma.
- Ora puoi chiamarmi mamma. - Mamma.
Avete visto com'è bella la nostra Caterina?
Ti voglio presentare le mie figlie.
Lidia…
- Piacere. - Sei amica della Piera Cranchi, vero?
Sì, eravamo al liceo assieme.
- La Nelly. - Balli al circolo dei negozianti, vero?
Qualche volta, ma poco…
La Piera Cranchi dice che è bellissimo.
Al bar Cazzoli domenica c'era Oscar Carboni in Maserati!
Questo disco l'ha firmato proprio lui.
"Tango del mare" con dietro "Firenze sogna".
- Che bello! - [Nelly] Cosa metto? Scegli.
- Scelgo? - Certo!
Ehm… Non so… Magari avete "Mam'selle"?
Dei Radio Boys di Torino?
Macché Torino. Americano! Frankie Laine, quello di "That's my desire".
Qui di straniero abbiamo solo Malagueña Salerosa
dei Radio Boys di Torino.
[Clementina] Lei è la più grande, Angiolina.
E mio marito, il più grande esperto di musica di Stienta!
- Piacere. - [Clementina] È il maestro delle scuole.
- Ah. - Ma lei ha due lauree, però.
- In Farmacia e in Matematica. - Solo?
Prova a prenderle tu.
Non trovate che sia una gran bella ragazza.
- Allora? - Due lauree sono poche.
Guardi che io ho studiato.
- Avrà anche studiato, ma… - No, ho solo studiato!
Lasciala perdere, Rina. È una matta.
Mio padre ha sempre detto che avevo una sorella matta.
Senza la matta chiudete il mulino! E non solo…
- Comunque, lo sai benissimo anche tu. - [Nino] Cosa?
Che una così non c'entra niente con noi.
Dai, dai, su, andiamo a mangiare!
- Lei è la nostra Flora. - Piacere, Flora.
- Ma che bella signora! - [Rina] Grazie.
Posso mettermi di qua, che non c'è lo spiffero?
[Clementina] Ma si sieda dove vuole.
[suona "Malagueña Salerosa" dei Radio Boys]
Caterina, siamo gente molto semplice, l'avrai capito
e mi scuso, credimi, non succederà mai più.
Il sindaco!
- [sindaco] Buongiorno a tutti. - [insieme] Buongiorno!
[voce inudibile]
[applausi]
[donna] Bravi!
[insieme] Bravi!
[insieme] Complimenti! Complimenti! Bravi!
Questa è Stienta, la vera Stienta.
Hai visto come ti vogliono già bene!
A nome della cittadinanza porgo il mio saluto alla nostra Caterina!
Grazie.
[prete] Buongiorno!
C'è il parroco di Stienta!
Buon pranzo. Che il Signore…
Non mi sento tanto bene.
- Che cosa hai? - Non mi sento bene.
…la benedizione di tanti figli, più numerosi delle stelle del cielo.
Tuo padre, quando non voleva che ci sposassimo, aveva ragione.
Anche mia zia, nella sua follia, ha ragione.
Tu con gente come noi non c'entri niente.
Io ho voluto quello che non potevo permettermi,
sono andato oltre.
Questa casa, le mie sorelle, mia madre, mia zia, la gente di qui…
Io non li avevo mai visti.
Solo oggi per la prima volta li ho visti con i tuoi occhi.
Ho visto davvero come siamo.
È proprio per il bene che ti voglio…
Dove vai?
Ti riporto a casa.
Anche se siamo sposati, tuo padre capisce.
Vedrai che con tutti gli avvocati che conosce a Roma
una soluzione la trova.
Sarà troppo contento di riaverti per non trovarla.
Vuoi davvero che me ne vada?
Sì.
- Debbo crederti? - Sì.
Ridammi la lettera.
L'ho buttata.
Va bene qui?
[rumore di urina]
- [Nino] Scusi. - Dica.
- Tra quanto parte la corriera? - Tra mezz'ora.
Un biglietto per Ferrara.
- E la signorina? - È solo lei. Io non vengo.
[rombo di motore]
Dai, su. Dai!
[rumore di passi]
Ti vogliono.
Nino, dico a te!
- Cosa? - Ti vogliono.
Chi?
Fuori.
Fuori chi?
Se non ci vai…
[rumore di passi]
- [Rina] Io la mia parte l'ho fatta. - Sì.
[Rina] Sono qui e non è stato facile.
Sì.
[Rina] Trovare un autostop per tornare non è stato semplice.
Sì.
[Rina, ridendo] Per i Radio Boys ne vale la pena, no?
[Rina ride]
[piange]
Dov'è la Rina?
Non lo so.
- Che cosa le avete fatto? - Niente!
Mamma, cosa le avete fatto stavolta?
- Sarà andata a prendere un po' d'aria. - Se scopro che le avete fatto qualcosa…
[Nino] Rina!
[Rina piange]
- [Nino] Che cos'hai? - [Rina] Niente. Non è successo niente.
Come "niente"? Stai piangendo!
Sono state loro?
[giornalista] Questo era il Po, amico fiume di casa nostra.
La rabbia lo ha stravolto. Per centomila ettari il Polesine…
[voci accavallate]
[giornalista] L'argine maestro di Occhiobello continua a franare.
Di fronte c'era una…
[giornalista 2] Lungo le rive del Po, nella bassa pianura tra Rovigo e Ferrara.
Antiche storie di sofferenze umane erano sempre state associate alla vita
del delta padano…
[narratore] Attraversare quel ponte riemerso
dalla devastazione dell'alluvione del '51
permise loro di accedere a una parte totalmente nuova ed eccitante
della loro vita.
Fu l'aver scoperto quell'edificio semidiroccato,
che celava una piccola farmacia di paese,
a convincerli di essere approdati alla casa di tutta la loro vita.
Il lavoro indefesso di anni e anni in due farmacie,
una a Ro Ferrarese e una a Milano,
permise loro di dedicarsi al collezionare opere d'arte,
scovate spesso a poco prezzo in ogni dove
dallo straordinario intuito artistico della madre e del figlio
fino all'approdo alle grandi aste internazionali.
[Rina] Certo che è quello! Quello che piace anche a tuo padre.
[narratore] Il vecchio farmacista narrò allo scrittore
la gioia che procurava alla moglie, ma soprattutto al figlio
il poter convivere con quelle opere che parlavano e respiravano con lui,
anime sensibili e corpi viventi.
Se ipotechiamo sia la casa che la farmacia…
A che lotto sono ora? A che lotto?
Siamo al lotto 43. Il nostro è il 45.
Stai calmo! Senti, diglielo tu.
- Sì? - Di' alla mamma di essere brava.
- Sì, ma adesso calmati. - [Vittorio] Deve essere brava.
Dice che dipende tutto da te.
[uomo, telefono] Anche il 44 è andato.
Il 44 è andato, adesso sta a noi.
[uomo] Le traduco quello che stanno dicendo
Lotto 45, Giovanni Francesco Barbieri, soprannominato il Guercino…
Stanno descrivendo il quadro.
[uomo] Il Ritratto dell'avvocato Righetti
Tocca a noi.
[voci indistinte dal telefono]
[Rina] Dice che sono a 380.000. 400 va bene?
[gridando] È nostro!
E vai!
Abbiamo un Guercino!
Un Guercino!
[notifica dal cellulare]
[sospira]
Ciao, tesoro. Sì, l'ho vista, è bella!
Sì, sì. Fa foto belle sto cellulare!
Senti, com'è lui? È simpatico?
[annuisce]
Ti vuole bene? Sai che papà ti vuole molto più bene?
Sì. Dai, vai, vai.
- [Amicangelo] Buongiorno. - Salve. Dica.
Senta, volevo vedere uno di quei telefonini in vetrina.
Sì. Quale?
Non lo so… Uno bello. Ne ha uno da 512?
- Sì, dovremmo averlo. - Ok. Quanto costa?
Quello da 512 costa… 1299, IVA inclusa.
Milleduecento?
- Novantanove, IVA inclusa. - Ho capito.
Glielo prendo?
No, no, grazie. Era un'informazione. Magari… passo dopo.
- Grazie. - A lei. Arrivederci.
- Il pranzo è quasi pronto! - Grazie.
- È andato a fare un giro in città? - Sì.
Scusi, se posso… Ma lei e sua moglie perché vi siete lasciati?
Ah…
Non andavamo più d'accordo.
- Tradimenti? - [Amicangelo] No.
Più che altro, non so come dire… Un problema di comunicazione.
Ora, io non sono una persona semplice,
però le assicuro che mia moglie ha un carattere…
molto particolare.
Ma i caratteri particolari non sono i più belli?
E se lei non si fosse arreso?
In che senso?
Se lei e sua moglie non vi foste divisi, quale sarebbe stato il poi?
Come sarebbe adesso? Ci ha mai pensato?
Guardi, adesso sto con un'altra ragazza, lei sta con un altro uomo.
- Quindi tutto a posto? - Tanto indietro non si torna, no?
Portare avanti una relazione non è una cosa facile.
Però provarci e riuscirci dovrebbe avere un valore misterioso, sacrale.
Tutto bene?
[senza fiato] Chiamami Giulio.
Si vuole sedere?
[Amicangelo] Giulio! Giulio!
Arrivederla.
[porta che si apre]
Quindi?
Adesso tutto bene.
- Allora? - Tutto a posto.
Sembra che sia solo un po' di stanchezza e un calo di pressione, come al solito.
Meno male.
È che alla sua età dovrebbe stare attento a tutto.
[cani abbaiano]
Mi scusi, non volevo che mi vedesse.
Ma dove va?
- Sto tornando a Roma. - Che cosa è successo?
Non stavamo facendo un buon lavoro? Non andavamo bene?
Sì, sì, stavamo andando bene. Credo di sì.
Allora?
È che io non lo posso fare questo libro, non posso aiutarvi.
- Dovete cercare un altro. - Mi può spiegare perché?
Nella mia vita, in questi anni, ho scritto di tutto, lo sa?
È il suo mestiere.
Sì, sì, ma le assicuro che sono stato in grado di diventare qualunque cosa.
Sono stato un ex calciatore, mi sono immaginato la sua storia.
Sono stato un attore degli anni '80 e ho inventato con lui la sua storia.
Sono stato un politico dentro Tangentopoli e ho inventato la sua storia.
Però sa… [sospira]
Sa qual è la verità? Questa cosa mi veniva anche un po' facile,
perché ogni volta riuscivo a trovare qualcosa.
Qualcosa che mi facesse diventare un po' come queste persone.
- Io la trovavo sempre. - E con me non riesce?
Con la sua storia, con il suo matrimonio, con i suoi figli,
con tutto il racconto della sua vita,
lei è la persona più distante da me che io abbia mai incontrato.
Lei non è come crede.
[voce dagli altoparlanti]
Buonanotte.
C'è papà!
Oggi ho deciso che vorrei portarla io a scuola.
Gioia, papà sta scherzando,
a papà piace scherzare.
No, non sto scherzando affatto, vorrei portarla io.
Enrica, è mia figlia.
Va bene per te?
Siamo tutti d'accordo?
D'accordo.
- Ciao. - [Enrica] Ciao.
Non sai nemmeno dov'è la scuola!
[Gioia] Torni a prendermi anche domani?
[Amicangelo] Certo, se la mamma vuole.
[narratore] Lui trascorse tutto quell'anno
recandosi a Ro Ferrarese ogni due settimane.
Tra quel vecchio farmacista e quel giovane aspirante romanziere
si era creata una misteriosa e imprevedibile sintonia.
"Ballavamo soprattutto i lenti, come a Stienta, al bar Cazzoli.
Aveva un salone molto grande,
che all'occasione si trasformava in sala cinematografica o da ballo.
I ragazzi, che per un fatto di distinzione e finezza indossavano guanti bianchi,
le andavano a invitare."
Il valzer è un ballo che nacque in Austria,
portato in Francia da Maria Antonietta.
Il successo che ebbe fu dovuto al fatto
che era la prima volta che la coppia di ballerini ballava abbracciata.
Per danzarlo i ballerini indossavano guanti bianchi.
[Amicangelo] "La Rina era abituata ad andare a ballare
in ambienti ben diversi, soprattutto, non quel genere di musica.
Ma quella sera, in quel bar di paese,
con tutti che la guardavano come fosse venuta da Marte,
fu bellissimo."
[canta "Non partir" di Bracchi e D'Anzi]
"Quando penso a lei, la rivedo sempre come era quella sera
come la tenevo stretta a me.
Quando si è vecchi non ci si abbraccia più.
Provi un affetto infinito per la persona che è stata con te per tutta la vita,
ma non ci si abbraccia più, è la cosa che non so perdonarmi,
che mi manca di più."
Ma queste ultime cose le ho dette io?
[sospira]
Vuole che le tolga?
No, teniamole.
Allora, ci vediamo la settimana prossima
e ci rileggiamo l'ultimo capitolo.
Mi dispiace che abbiamo finito.
Beh, allora, ne facciamo un altro, magari!
- Su cosa? - Magari non subito.
Però vedrà che, tra qualche anno,
avrà tante altre cose magnifiche da raccontare!
"L'uomo mortale non ha che questo di immortale:
il ricordo che porta e il ricordo che lascia."
Sai chi l'ha scritto?
- Ehm… No, francamente no. - Non ha importanza. Buon viaggio.
[rombo di motore]
E pensare che aveva appena vinto il Premio Strega!
Qui dice: "In preda a un profondo disagio esistenziale,
il poeta Cesare Pavese ha messo prematuramente fine alla sua vita
in una camera di un albergo in piazza Carlo Felice a Torino.
Ha lasciato scritto: 'L'uomo mortale non ha che questo di immortale:
il ricordo che porta e il ricordo che lascia'".
Non dobbiamo più aver paura?
No, non devi più avere paura.
[Nino] Restiamo qui? Per sempre?
[squillo del cellulare]
Pronto?
[Elisabetta, piangendo] Pronto? Sono io.
Le dovevo dire che…
questa mattina…
Sì, è papà…
Va bene, grazie.
[narratore] Alla vigilia del cambiamento della sua vita
la giovane Caterina scrisse una lettera al suo futuro sposo.
In quella lettera gli prometteva che, dandosi reciproco e infinito amore,
sarebbero stati immortali.
Immortali in tutti i luoghi e in tutte le stagioni.
Ma quella lettera nessuno poté trovarla,
perché il vecchio farmacista l'aveva celata dentro le profonde tasche
del suo ultimo abito.
E così nessuno seppe il segreto
degli ombrelli che si aprono nelle notti sul Po
quando vai per l'argine e ti nascondi alle stelle.
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