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Complimenti, signor Franco. Tutti i suoi innesti sono riusciti.
- Se avrò bisogno di lavorare, avrò un mestiere. - Non c'è pericolo.
Finché c'è l'industria di suo zio, non ha bisogno di lavorare.
Che meraviglia questi crisantemi!
Guarda i petali, la corolla, lo stelo, le foglie.
- La gente dice che porta sfortuna! Come si fa? - Mah!
- E' meraviglioso, gli manca la parola. - Lo zio è morto...
- Prego? - Franco!
- Mamma, cosa è successo? - Lo zio è morto.
- Tu lo sapevi? - Sì.
- Perché non me l'hai detto? - Non me l'ha chiesto.
- Ogni mattina dovrei chiederti se è morto lo zio? - Beh, sì.
- Quando è successo? - Stamattina alle 9.
- Ha sofferto molto? - No, il cuore.
Certe cose alla sua età non poteva più permettersele.
Vai a salutare lo zio.
- Non è morto? - Sì, l'estremo saluto alla salma.
- Poi ti aspetta l'avvocato Randolfi. - Che ci vado a fare?
L'azienda è nostra. Devi prendere il posto dello zio Fortunato.
Mi ritiro in una fabbrica di carne in scatola?
Devi guardarti intorno e non pensare solo alle tue begonie
che fioriscono in primavera! - Fioriscono fino in autunno.
In ogni stagioni fioriscono piante, la carne in scatola non fiorisce mai!
Non vengo dallo zio. Mi faceva impressione da vivo, pensa da morto!
Glielo dicevo sempre! Glielo dicevo sempre!
Alla sua età certe cose non si possono più fare.
Invece lui niente, tutte le mattine sempre la stessa cosa.
Tutte le mattine sempre la stessa cosa! A 66 anni, da Milano.
- La puttana veniva da Milano? - Cosa stai dicendo?
Tuo zio veniva ogni mattina da Milano in bicicletta. Sono 40 chilometri!
Così stamattina il cuore non ha retto
e a metà strada c'è rimasto secco!
Adesso il povero zio Fortunato è morto, non c'è più
e tu hai ereditato tutta l'azienda.
- Questo è il tuo posto. - No, no.
No, non ci siamo capiti. Ho già deciso che cosa fare nella vita.
Quel posto è suo e di quelli come lei
che vogliono morire tra timbri, scartoffie e fiori di plastica.
Mi fanno incazzare! Non sopporto i fiori di plastica!
- Mi fanno incazzare! - Franco!
- Avvocato! - Che c'è?
- Che fa sdraiato? Si alzi. - Tu sei sdraiato. Tirati su.
Ah, sì... Già, io sono...
- Cosa ti è successo? - Scusi... No!
Scusi, ho avuto un momento di smarrimento.
- Fumi una sigaretta. - No, Franco.
- No, la fumi. Vedrà che le passa. - Grazie.
Negli ultimi tempi la situazione della fabbrica si è molto aggravata.
Tra gli scioperi, l'assenteismo, l'inflazione, le tasse.
Tuo zio stava per concludere un affare con Bolivia, Perù e Colombia.
Potremmo fornire 500.000 scatole di carne per i loro eserciti.
Ora il povero zio Fortunato non c'è più, tocca a te.
- Dovrei portare la carne in Bolivia? - No, per battere la concorrenza
bisogna consegnare 100 milioni di lire a una persona di un ministero.
Devi portarglieli tu, subito o l'affare salta.
- Perché non glieli consegna lei? - Io? No, non è possibile.
Io non devo sapere niente, nessuno deve sapere niente.
L'affare va trattato tra il sottosegretario Ventimiglia
e il titolare della ditta, tu. - Lei mi ci manda, ma non lo sa.
Devi partire subito, non puoi partecipare nemmeno alle esequie.
Mi dispiace. Mi dispiace veramente...
- Sì? - Come mi dispiace!
- Sì, faccia entrare. Va bene. - Chi è?
- Una commissione di operai. - Mi fa piacere.
Sono contento. Mi fa piacere!
Buongiorno, signor Colombo.
- Volevamo farle le condoglianze, a nome di tutti. - Grazie.
Vogliamo anche dirle che...
Confidiamo molto in lei perché prenda il posto di suo zio
e mandi avanti la nostra fabbrica.
Sappiamo che ci sono delle difficoltà, ma lei è giovane...
E' molto in gamba.
Noi siamo 500 operai che significa 500 famiglie.
Ho capito. State tranquilli, provvederò.
Grazie, signor Colombo. Scusi, se ci siamo permessi.
- Scusate il guanto. - Buongiorno. Grazie.
- Mi dica, cosa devo fare? - E' semplice, stai attento.
Qui ci sono i 100 milioni, in biglietti da 10.000. Contali.
- Non potevamo fare un assegno? - Franco, non fare l'ingenuo!
Il sottosegretario prende un assegno per un affare del genere? Contali.
- Uno, due, tre, quattro... - Ecco il biglietto dell'aereo.
- Cinque, sei... - All'aeroporto troverai la Citroen.
Domattina alle 10 dovrai essere al ministero.
- Parti da Malpensa. - Quindici...
- Volo AZ742. - Diciotto, 743...
Per la notte ho prenotato all'Hilton, stanza 340.
- 341, 342... - Troverai la Citroen, ecco le chiavi della macchina.
- E' targata Varese, il numero è 449972. - 73, 74...
- Posteggio numero quattro. - Cinque, sei, sette...
Mi raccomando, non abbandonare mai la valigia per nessun motivo.
Da te dipende la sorte di 500 famiglie.
501, 502, 503,
504, 505, 506, 507...
Alitalia, è in arrivo da Milano il volo AZ742.
I passeggeri in transito sono pregati di recarsi all'uscita numero due.
Scusi!
- Cosa fa nella mia automobile? - Quale tua? E' mia.
No, questa auto è la mia. Controlli il numero della targa.
- Guardi, 449972. - Che ti inventi? E' mia!
- Scusi, venga a controllare! - Questo mi fa perdere tempo, eh?
Vede? 449972, corrisponde.
Ieri sera ho lasciato la macchina qui prima di andare a Parigi.
- E' sicuro che... - L'ho lasciata qua! Eh!
Non so che fare, dovrei prendere un taxi per andare a Roma,
ma ho solo franchi francesi. - Se vuole...
- Può prestarmi 10.000 lire? - Vado a Roma, le do un passaggio.
Va bene. Guarda questi disgraziati!
Tutto a posto?
- Veramente il signore... - Sono il suo autista, lo porto a Roma.
Va bene, arrivederci.
- Arrivederci. - Arrivederci.
- Perché gli ha detto così? - Ti guardavano male, dammi retta.
- Perché? - Ti hanno visto vestito così...
- Come sono vestito? - Sei vestito un po' strano.
- Ma sei regolare? - Cosa significa "regolare"?
- Posso fidarmi? - Sono venuto a Roma perché ho appuntamento al ministero.
Ah... Va bene, portami a Roma.
- Vuoi che guido io? - No, guido io.
Guida piano, eh?
- Io mi chiamo Franco Colombo. - Cecioni Quinto.
- Piacere. - Molto lieto.
- Come mai da Parigi? - Sono dovuto andare a Parigi...
Insomma... un congresso. Un congresso di dottori, capito?
Ah, è medico!
Accuso spesso un forte dolore alla fronte.
Forse sinusite. Cosa mi consiglia?
Non mi intendo di quelle malattie, sono dottore... Come si chiama?
- "Termosifilitico", capito? - Prego? Scusi?
- Mi occupo delle malattie del cazzo. - Malattie non importanti.
Mortacci!
- Porca miseria! E' finita la benzina. - E allora?
- Allora bisogna spingere! - E chi spinge?
- Scendiamo e spingiamo. - Spingi tu, io sono ospite.
- Spingerò io. - Non è educato.
- Dammi la valigetta. - No, la tengo io.
- Si spinge meglio senza. - No, spingo ugualmente.
Va bene, contento tu!
Vai!
Forza, forza!
Guarda che devo fare.
Se mi davi le 10.000 lire, prendevo il taxi ed ero già a Roma!
Non sapevo che la macchina non aveva benzina, è del mio avvocato.
Potevi informarti.
- E' lontano il distributore? - Sta a Roma.
Quanti chilometri ci sono?
Su questa strada sono 35.
Se prendiamo il raccordo anulare, sono 70,
ma è meglio perché non c'è traffico e andiamo più veloci. - Eh!
Non c'è la radio qui?
Non lo so, la macchina non è mia.
Non ho voglia di parlare, sto spingendo, faccio fatica!
Non c'è la radio, non ti va di parlare, io mi rompo il cazzo!
Longobardo, stai qua da un'ora!
Non ho capito, quanto ti ci vuole? Quanta benzina porta la macchina?
Taxi driver, la tua, quanti stronzi porta?
No... io sono solo.
- Anzi... ho fatto tardi. - Allora vattene.
- Me ne vado. - E' meglio. Vai, corri.
Guarda che gente! Vaffanculo, va'!
Quando vedono uno con la faccia come la tua,
se gli finisce la benzina, ti fanno anche spingere la macchina.
Roba da matti! Guida tu, io sono stanco.
- Che faccia ho? - La faccia di uno che spinge.
Lo zio è morto improvvisamente e sono diventato titolare della ditta.
Carne in scatola, carne in scatola Colombo. Ha presente?
Quella merda che danno ai carcerati!
Non piace neanche a me, io la uso per concimare.
Come carne in scatola è uno schifo, ma fa certi gerani!
Io sono appassionato di fiori.
Come sa che la danno ai carcerati?
Sono stato in galera un anno e mezzo.
- Come dottore, no? - Non denuncia il furto della sua auto alla polizia?
La polizia? Con tutti i cetrioli che devono sbucciare!
- Cetrioli? - I cazzi.
- Se la valigetta ti dà fastidio, la tengo io. - No, no!
No, sono abituato. Grazie.
- Senta, signor... - Quinto.
- E' il quinto fratello? - No, sono nato per secondo.
Hanno chiamato Secondo il terzo, Sesto è nato per primo.
Settimio è nato di due mesi e l'hanno gettato al cesso.
Mi dispiace. Mi dispiace veramente.
- Ho capito, che vogliamo fare? - Lo so, ma mi dispiace.
- Suo padre faceva il ragioniere? - No, guidava un taxi.
- Si chiamava Guido. - Giusto.
Non sono pratico, conosce una trattoria dove si mangia bene?
Ti porto in un posto dove si mangia bene, "Dar buiaccaro".
Prima puoi passare all'Eur? Mia sorella lavora al Luna Park.
- Fa il fenomeno vivente? - Ma quale fenomeno!
In un certo senso è un fenomeno, la vedrai.
- E' una brava ragazza, tutta casa e Luna Park. - Mi fa piacere.
Sono contento, mi fa proprio piacere. Mi fa piacere...
Mi prendi per il culo?
- No, mi fa solo piacere. - Ah!
Ciao, Silvana! C'è tuo fratello!
- Finalmente! Come stai? - Fatti abbracciare. Quanto sei bella!
Ti presento Colombo Franco, un industriale di Milano.
Fabbrica carne in scatola nel nord. Vuole invitarti a cena.
- Se vuole venire con noi... - Non ho finito qui, come faccio?
Chiedi al principale. Gli ho fatto tanti favori, non può dirti di no.
Sor Gigi, mio fratello e il suo amico vorrebbero che cenassi con loro.
- Posso andare via prima? - Andare via prima?
Manca un'ora e mezza! Che cazzo vieni a fare qui?
- Non incazzarti! Non incazzarti! - Tua sorella è qui per lavorare!
- Chi ti ha chiesto niente? - Andate a fanculo tutti e due!
- Stasera Gigi è nervoso. - Va bene, non facciamo scenate.
Perché vuoi venire via prima? Hai preso il lavoro per una buffonata?
Ha ragione sor Gigi!
- Ahò! - Devi lavorare, ha ragione lui!
- Mi hai invitato tu! - Poi prendi la metro e vieni a casa.
- Che state dicendo? - Niente!
Perché la metropolitana? Accompagno io tua sorella.
- Vai via. Lascia stare mia sorella. - Perché?
- Non va con uno che dà da mangiare ai pescecani. - Che hai da dire?
E' un lavoro onesto, si guadagna. Posso mantenere tua sorella.
Charles Bronson, non fare lo stronzo.
Vai, va'. Vai!
Scava.
Sgancia, sgomma.
Ecco, bravo.
Franco, andiamo?
- Che cos'è? - Sono fiori per sua sorella.
Che "caruccio"! Silvana, sono per te.
- Grazie, lei è molto gentile. - Arrivederci. A presto.
Non mi sta bene che mia sorella gioca con le palle tue!
Le palle mie? Hai sentito che ha detto tuo fratello?
- Ha ragione. Una volta che chiedo un favore! - Guadagnati il pane!
Non do mia sorella a quello.
Per lei cerco un bravo ragazzo, che ha studiato, anche del nord,
magari industriale. - Al nord ci sono ragazzi.
- Avete lasciato questa. - La mia cartella! La mia valigia!
Grazie, molto gentile! Vuole venire a cena con noi?
Vai a dare la cena ai pescecani, va'.
- E' stato gentile. - E' un ruffiano.
E' una persona squisita, mi ha riportato la valigia.
Voleva arruffianarsi, sei un signore con un bel cappotto!
- Dai retta a me e non sbagli. - Ho capito.
- E' lontano il ristorante? - Sono due passi!
- Dov'è la valigia? - Nel baule.
Prendila o dopo ne trovi due.
- Ma... Dottore, che cosa fa? - Ho tolto lo spinterogeno.
- Perché? - Sennò te la rubano.
- C'è l'antifurto. - Ai ladri non frega dell'antifurto.
- Dammi la valigetta. - No, la porto io.
Allora dammi l'altra.
- Ti piace la cucina romana? - Io mangio di tutto.
- Ciao, Quinto! Finalmente ti rivedo! - Come state?
- Guarda chi si rivede! - Salute, ragazzi!
- Capoccione! - Dammi la mano!
- Vi presento un mio amico di Milano. Capoccione. - Molto lieto.
- Bingo. - Onorato.
- Pancotto. - Piacere.
- Gnappetta. - Ciao.
- Tutti medici? - Tutti primari.
- Metti la valigia a posto. - Non provarci, Capoccione!
Questo è un mio amico, le valigie restano qui, capito?
Bello Capoccione!
Allora...
- Metto a posto la valigetta. - No!
- Che hai lì dentro? - Ho...
Ho delle carte geografiche della Svizzera romanda
con delle pubblicazioni su usi e costumi delle popolazioni locali.
Hai capito, Capoccione? Fatti i cazzi tuoi.
Io non ho detto niente.
Ciao, Quinto. Non ti vedo da 18 mesi. Io ne ho fatti 24!
- Era in Marina? - Sì, era medico di bordo.
Che ci dai da mangiare? Fammi fare bella figura, viene da Milano.
Ci sono gli spaghetti alla puttanesca, bucatini alla zozzona
e rigatoni alla cacasotto. - Per me un panino al prosciutto.
Non offenderti, viene dal settentrione.
- Per me, un piatto con tutte e tre. - Portami una bella trippa!
Facciamo un brindisi.
- Alla salute! - Salute!
- Salute! - Salute!
I frati dipingevano Sant'Antonio sul fondo del bicchiere.
Dicevano: "Santo mio, fai che ti veda." E svuotavano il bicchiere!
Prendo due fagioli.
- Le salsicce. - Un po' di pane.
- Fammi mangiare, lasciami stare. - Buoni, i fagioli.
Non li mangiate tutti, eh?
Una volta per scommessa ne ho mangiate 15 scodelle.
Sono stato tutta la notte a cantare "Il barbiere di Siviglia".
- E la madonna! - Quinto, che ho fatto?
- Ti avevo avvisato, non provarci. - Gli hai fatto i fanghi!
- Mi sento un po' in disordine. - Ti aiuto io, vieni.
Sì, portalo al ricovero, va'.
Mi ha rotto il piede, mortacci suoi!
- C'è il sapone? - No, c'è il detersivo.
L'olandesina ci aspetta al bagno.
- Che bella valigia! - "Gajarda"!
- Vuota varrà due "piotte". - Anche di più.
- Ecco fatto! - Sono tutto bagnato!
- Aspetta... Scusa, eh? - Mi asciuga con la carta igienica?
Con la faccia che hai, solo con la carta igienica!
- Sì, faccia lo spiritoso! Ho freddo. - Non innervosirti, eh?
- Come sei permaloso! - Mi prendo la polmonite.
Non preoccuparti, copriti. Sono i colori del Milan. Sei contento?
- Chi paga il conto? - Se non vi offendete, offro io.
- Se offre lui, io me ne vado. - Ah! Ho perso il portafoglio!
- Capoccione! - Che vuoi?
Il signor Colombo ha perso il portafoglio. Guarda nella tua tasca.
- A volte uno è distratto... - E' il mio!
- Ti vengono i "lapis"... - Che?
- "Lapis". - Mettitelo al culo, il lapis!
Quant'è?
- Facciamo "alla romana". - Sì, ha ragione lui.
- Meno male! - Ciao!
- Se ne sono andati? - Hanno fatto alla romana. Ciao!
- 90.000 lire. - Qui si spende poco.
- Grazie. - Dopo una bella mangiata, sai che ci vuole?
- Una bella dormita! - No, una bella scopata.
- Prego? - Una bella "strombazzata".
Non ho mangiato, ma se c'è da scopare, vado in albergo a cambiarmi.
Poi ti porto in un posto dove farai indigestione.
- Andiamo. - Manca qualcosa alla macchina.
Non doveva farmi questo! Non doveva farmi questo!
Dovevamo portare via anche le gomme.
Il Caprone non doveva farmelo! Non doveva farlo!
Hai capito, Caprone? Non dovevi farmelo, mortacci tuoi!
- Si calmi, ricompriamo le ruote. - Macché mi calmo!
Caprone! Caprone!
Che facciamo? Eh? Vuoi che ti tolgo le frattaglie
e ci faccio i festoni per la Festa di Noantri?
Allora? Che facciamo?
Vengo io o vengono le ruote?
Eccole, hai visto?
- Come a Lourdes. - Proprio come a Lourdes!
- Ho la valigia nel baule. - Bene, signore.
- Ecco. Grazie, eh? - Prego.
- Vado a cambiarmi. - Io faccio una telefonata.
- Ci vediamo tra poco. - Va bene.
- Posso telefonare? Sto con il signor Colombo. - Prego.
- Questa è la camera da letto. - Ah, non è un aeroporto?
- No, no. - Tenga.
- Grazie. Serve altro? - No, grazie.
Lena, sono Quinto. Er Monnezza, sì.
- Quinto, dove sei stato? - Ciao, amore mio.
- Sono stato ospite della regina. - Quale regina?
- Regina Coeli. - Al "gabbio"! E come è stato?
E' stato quello stronzo del Pirata, il maresciallo Giraldi.
- Ti ha fregato proprio lui. - Sì, mi ha fregato.
- Dimmi, che vuoi? - Senti, io sto qui all'albergo.
Sto con... Come si chiama? E' un milanese, è "pieno come un uovo".
- Vuole sfogarsi. - Mi dà il 448?
- Come stai a "fregne"? - Come?
- Come stai a fregne? - Bene.
- Tienile in ammollo, arriviamo. Ciao. - Bene, vi aspetto.
Si controlli, siamo in un albergo.
- Non ho detto a te di mettere la fregna in ammollo. - Andiamo?
Ammazza che eleganza! Perché in scuro?
- Andiamo a troie! - Certo.
Buonasera.
Non eri mai stato a Roma? E' la prima volta?
C'ero stato con i miei genitori, erano in viaggio di nozze.
All'andata ero con mio padre, al ritorno con mia madre.
Andiamo su a divertirci?
- Non so chi scegliere, mi piacete tutte e tre. - Veniamo tutte e tre.
- Ce la fai con i soldi? - Sì, ma con il trapano... non so.
Non preoccuparti, ci pensiamo noi.
Una volta con una ragazza di Pinerolo
ne ho fatte otto in sette minuti e lei non si è accorta di niente.
Con noi avrai tutto il tempo che vorrai.
- Che c'è dentro la valigia? Non puoi lasciarla qui? - No!
C'è il nuovo progetto del porto del signor Lavazza,
compreso di banchine galleggianti verdi e un'idrovora gialla.
Che divertente!
Però potresti dare un bacetto a Lena tua. Capito?
Non ti ho dato un bacetto, ma ho portato uno che fa "una tripla".
- Tu dovresti dare qualcosa a me. - Ti do tutto, Monnezza mio.
Lo sai che a me...
- Mi dice sempre il cuore... - Ti metti a cantare?
Stai zitto e non parlare, amico dell'amore,
della sincerità. Ma quando tu mi guardi...
Calmati, sembri matta! Ho paura!
Vai a specchiarti, sembri Renato Zero vestito da uomo!
Perché mi tratti così? Quando ti vedo vado a fuoco.
Chiama i pompieri. Che posso dirti? Che posso farti?
Non scherzo, amore. Vieni a letto con me?
E' surgelato per mia moglie! Devo darle il piacere di scongelarlo, no?
- Signora? - Sì?
Lui deve uscire.
Su, vieni. Una persona non può vederti. - Che gli ho fatto?
- Non può essere vista da nessuno. - Perché?
Vai. Vai.
Venga, onorevole.
- Arrivederci, onorevole. - Ciao, cara.
Grazie, onorevole. Tornerà domani?
Vedremo. Telefonerò.
Venga, l'accompagno, onorevole.
- Buonasera, onorevole. - Di nuovo.
Lena, chi è quello lì?
E' un sottosegretario non so di quale ministero.
Ha un appartamento personale e gli fornisco le ragazze gratis. Capito?
- Chi cazzo te lo fa fare? - Mi fa stare tranquilla con la polizia.
E' di un'organizzazione che si chiama "Astensione e purezza".
- E' una persona bigotta. - E' un gran figlio di mignotta!
Franco! Franco!
- Che c'è? - Devo andare a casa.
Aspetta. Due le ho ridotte a groviera, ora sistemo la brasiliana.
Aspetta, eh? Aspetta!
Aspetto.
- Ecco, io abito qui. Ciao e grazie. - Ciao.
- Ma... è un giardinetto con i fiori? - No, neanche uno.
- Posso vedere? - Vieni. Ti piacciono i giardinetti?
Adoro i fiori, li coltivo. Qui è tenuto male, è tutto secco!
- Qui i ragazzini giocano, pisciano, cagano. - Il concime umano fa bene.
Sai quanto pago quello di cavallo a quintale? 30.000 lire!
- Vengo io a cagare a casa tua con tutta la famiglia. - Ciao, grazie.
- Vuoi bere una cosa a casa mia? - No, è tardi...
- Mia moglie è sveglia. - Non vorrei disturbare.
- No, con me è una rompicazzo, con gli amici è gentile. - Grazie.
Entra.
Sei impazzita? Hai colpito un mio amico!
- Quale amico? - Franco!
- Ti ha fatto male? - No, un po' di nostalgia...
Volevo colpire te! Mi sono lavata, truccata
e torni dopo 18 mesi di gabbio alle 3 di notte? - Avevo da fare con lui!
- Chi è questo stronzo? - E' un industriale del nord.
Fabbrica carne in scatola, mica cazzi!
Colombo Franco, Ines Stefanucci in Cecioni, mia moglie.
- Molto lieto. - Dagli la mano, no?
- Incantato, signora. - Ti bacia anche la mano.
Fallo accomodare!
Non farti vedere subito per quello che sei, "trucida"!
Franco, quella si rompe. Dammi la valigia.
- La valigia no! Mi alzo da solo. - Tu chiudi la porta.
Siedi qua.
- Posso offrirle qualcosa? - Un frullato di Optalidon.
- Che cos'è? - Frullato di Optalidon? Serve un bel cognac forte!
- Vai a prendere il bicchiere, corri. - Va bene, vado.
Carina tua moglie. Dove l'hai conosciuta?
Una volta sul 93, l'autobus che va alla Garbatella,
stavo lì e mi sento tastare.
Mi giro. Questa figlia di mignotta mi stava rubando il portafoglio.
Le ho dato "due pizze", si è eccitata e l'ho scopata.
- Tutto sul 93? - Perché no?
Le strade della Garbatella sono piene di buche, non si batte!
- Devi provare. - Matrimonio d'amore.
- A Ponte Milvio c'era un brigadiere... - Guarda chi c'è!
Figlio di mignotta, sei tornato!
- Tira sempre, nonno? - Una tantum.
- Lui è mio nonno. Colombo Franco. - Molto lieto.
- E di nome? - Domenico.
Detto Er Chiavica. E' forte mio nonno, eh?
A Ponte Milvio, dopo mezzanotte, sotto un lampione c'è una vecchietta
con i capelli bianchi, piccoletta. Vende "mosciarelle" e mele cotte.
- Nonno, non rompete i coglioni! - Non mi fanno mai finire!
Qui non c'è un cazzo. Quale cognac? C'è solo il brodo d'ossa di ieri.
Il padrone di casa ci lascia tutti "a stecchetto".
- Vai a lavorare invece di rompere il cazzo! - Vai tu a lavorare,
invece di fare dentro e fuori dal carcere! - Di che parli? Vai via!
- A Ponte Milvio c'era una ragazza... - Abitano tutti a Ponte Milvio?
- Non rompete il cazzo con le poesie, nonne'! - Lascialo recitare!
Può recitare, può scoreggiare perché io vi do da mangiare!
Ahò! Volete smetterla?
- Signor Colombo! - Buonasera, signorina.
Non l'avevo vista.
- Come sta bene! - Grazie.
- E' una famiglia un po' turbolenta. - Sono simpatici.
Beh? Tasti?
- Ti sei dimagrita, eh? - Ho fatto la dieta dei punti.
Dammi un po' d'acqua.
Se si ferma a Roma, non mancherà occasione.
- Che è questo vestito? - L'ho comprato per te.
- Fa schifo. - Vaffanculo, fai schifo te!
- Che modi! - Mi è venuto in mente qualcosa?
Scusi... Venga con me, le bagno la testa. Venga.
- Eppure mi sembrava mi fosse venuto in mente qualcosa. - Che gente!
- Quanto "ti rode"! - Certo.
Pensa a me! Dormivo con il Chiappetta.
- Stanotte ti faccio strillare "viva l'Italia". - Andiamo a letto!
Aspetta che va via il mio amico.
- Che bella! - E' di coso... di...
Del milanese. Che c'è dentro? La tiene sempre stretta.
- Apriamo e vediamo. - Ci sono i numeri del lotto, nonno.
Da giovane ci riuscivo. Proviamo.
Mi dispiace per quello che è successo. Ora si sente meglio?
- Sì, più in ordine. - Che figo! Sembri John Travolta!
- Vuole un liquore? - Che liquore? Sono le quattro di notte, ho da fare!
- Fatti i cazzi tuoi! - Voglio proprio farmi i cazzi miei.
Ho offerto da bere a un ospite!
Che offri? Non abbiamo neanche gli occhi per piangere!
Mortacci vostra, volete stare zitti?
Quando torna a Milano, parla male dei romani!
- Quando metti in moto, fai piano, si sveglia il vicinato. - Come?
- Quando metti il moto, fai piano o svegli il vicinato! - Sì, sì.
Vado via, vi lascio morire di fame!
Cento milioni...
- Pronto? - Franco, ancora dormi?
- Avvocato! - Sei ancora lì? Non hai messo la sveglia?
Sì, ho fatto tardi. Ho fatto tre "ciulate", anche con una mulatta.
- Come? - Anche con una mulatta!
Che c'entra la mulatta? Sei a Roma per una missione importante.
- Al ministero. - Certo. L'onorevole Ventimiglia è una persona precisa.
E' un cronometro, un pignolo!
Va in ufficio di sabato per incontrarsi apposta con te.
- Lo so, avvocato. - Devi essere lì alle 10 precise.
Mi hanno detto che serve un quarto d'ora per arrivare al ministero.
- Che ore sono adesso? - Adesso?
- Sono le 7 e 35. - Allora vado subito.
- Sbrigati! - Sì, arrivederci.
- Dove va? - Buongiorno. L'onorevole Ventimiglia.
- Non si può. - E' importante, ho un appuntamento.
Non si può. Mi faccia vedere le mani.
- Perché? - Mi faccia vedere le mani!
- Le mani non sono unte. - Onorevole Tarantino.
- Primo piano, si accomodi. - Ho capito. Bisogna ungere.
- Beh... - Tenga, 100.000.
- Terzo piano, seconda porta a sinistra, si accomodi. - Grazie.
- L'ascensore non funziona. - Ho capito.
- Tenga. - Adesso può accomodarsi.
- Dottor Martinelli. - Si accomodi.
- Stesso ufficio. - Secondo piano.
Con l'affare del metano guadagneremo 200 miliardi.
Che dici? Sono molti, molti di più.
Se succede uno scandalo, sono guai per tutti.
La prego, ci aiuti anche lei.
- Io non c'entro niente. - Non si faccia scrupoli, li accetti.
- Prenda. - Coraggio, su.
Così. Prenda. Bravo.
Dieci milioni per l'esclusiva dei gabinetti pubblici
a Villa Celimontana. D'accordo? - Stia tranquilla.
- Ehi, senta! - Ah, scusi!
Ecco, 100.000. Non sono abituato.
Permesso?
Com'è andata?
- Ha firmato la pratica, ma guarda come mi ha ridotto. - Andiamo.
- L'onorevole Ventimiglia. - Non c'è.
- Vada, è dentro. - Grazie.
Venga avanti. Venga, venga pure.
- Buongiorno. - Si accomodi.
- E' il signor Franco Colombo, vero? - Esatto, eccellenza.
Macché eccellenza! Io sono un buon amico della ditta Colombo.
Con suo zio, il povero commendator Fortunato Colombo...
Che uomo! Un uomo di primissimo ordine.
Ci conoscevamo da vent'anni. Abbiamo fatto insieme la campagna in Sicilia.
- Lo sbarco dei mille? - No, la campagna elettorale.
- Ah! - Onorevole, sono pronto.
Vada pure. Troverà la persona a Lugano.
Se sentirà dei forti dolori alle gambe, degli spari,
non ci faccia caso, continui e non faccia nomi. Vada, vada.
- E allora? - Sono qui per la licenza di esportazione per la Bolivia...
- So tutto. E allora? - Dovremmo esportare della carne
in Perù, in Colombia... - Ho capito, so tutto. E allora?
- Allora i documenti sono pronti? - E' tutto fatto, tutto a posto.
Manca solo la mia firma, dopo che lei avrà espletato
quella piccola formalità. - Ah, sì! Questa è la formalità.
- Cento milioni in biglietti da 10.000. - Lasci, non dica niente.
- Se vuole controllare... - Controllare?
Noi siamo due persone oneste.
- Il vuoto sarebbe a rendere. - Ah, la...
La combinazione della serratura è 474, il giorno della mia nascita.
474...
Che significa questo? Che scherzo è?
Che faccio con la carta igienica? Mi pulisco il sedere fino al 1998?
- I soldi c'erano, li ho contati io! - Se ne vada, Colombo!
Ringrazi Dio che tutto deve restare segreto o la farei arrestare!
- Vada via! - Le chiedo scusa.
Le auguro di fallire lei e la sua ditta di carne in scatola di merda!
D'accordo, presenterò. Le assicuro che avrà i soldi.
Vada via, Colombo!
Il ladro che sta al gabbio fa il "marpione".
Piange, giura che più non lo farà,
ma appena esce di prigione, dice a se stesso...
Fermi tutti! Dov'è il delinquente?
- Quale delinquente? - Non cercate di difendere Quinto!
- Che è successo? - Che è successo? Spieghiamo che cosa è successo!
Qui c'erano 100 milioni in contanti che avevo per motivi di lavoro.
- Invece ora... - E' rincarata la carta igienica!
- Non fate gli spiritosi! - Che c'entra Quinto?
Da quando sono a Roma non mi ha mollato per un secondo.
Dov'è il farabutto? E' già fuggito all'estero con il mio denaro?
Dov'è? Albania, Romania, Cecoslovacchia?
- Quinto è al bar. - Voi restate qui, tu vieni con me!
- Dov'è il bar? - Laggiù.
Bene. Tu stai lontana, eh?
Non è quello il bar!
Avverti Quinto, il suo amico sta facendo macello al bar!
Monnezza, al bar del sor Venanzio c'è il tuo amico milanese.
Lo sta spaccando tutto! C'è anche tua sorella.
Dove sei?
Questo è solo l'inizio! Vuoi uscire o no?
Franco, sei impazzito? Guarda che hai combinato.
Ti sei fatto vivo, professore in furti e rapine
sempre dentro e fuori dal gabbio! - Ma dici a me?
Sì, a te! Ladrone, figlio di una mignotta, mortacci tuoi!
Non devi incazzarti, io devo incazzarmi!
Non mi incazzo mai, ma quando mi incazzo, mi incazzo!
Anche tu quando ti incazzi, ti incazzi! Che cazzo vuoi da me?
Sai dove ti metto questo, se non mi ridai i 100 milioni? Sotto la coda!
Così impari!
Cosa stavamo dicendo?
- Come va? - Ancora non si è ripreso.
- Prima ha detto "ciap". Che sono? - Saranno i biscotti per i cani.
No, "ciap" sono le chiappe in milanese.
Si riprenderà?
Dovete sapere che la padella, se data in testa molto forte,
può provocare emicrania, "cacarella" e qualche volta può darti la morte.
Oddio, ho il sugo sul fuoco!
Andiamo, nonne'.
Ehi! Ehi!
Allora? Come va? Le fa ancora male la testa?
- Dov'è l'aereo? - Quale aereo?
- L'aereo che mi è caduto in testa. - Ma no!
Il barista le ha dato una padellata dopo che lei ha demolito il locale.
Sì, adesso ricordo.
Ero incazzatissimo, veramente incazzato! Chiamo la polizia.
No, stia calmo. Il padrone del bar voleva chiamare la polizia.
Quinto gli ha detto di stare buono. Ha fatto danni per qualche milione.
- I miei milioni dove sono? - Quinto non ce l'ha, ha dato la sua parola.
Dovrei credere alla parola d'onore di un galeotto?
Quando lei mi ha portato in bagno, dopo la scopata della signora Ines...
Scopata in senso traumatologico.
Ho lasciato la valigetta in cucina e loro hanno messo la carta igienica!
- Dove prendevano la carta igienica, se in bagno c'eravamo noi? - E' vero.
Le prove cadono e l'indagine assume un nuovo iter.
Dunque, sono nato nel...
A noi chi garantisce che lei aveva davvero quei soldi nella valigetta?
Non sono venuto per divertirmi. Ho dovuto abbandonare i miei fiori
e la mia azienda con 500 impiegati, 500 famiglie sulla coscienza!
Adesso telefono alla polizia.
Chi le dice che crederà che lei aveva quel denaro? Quinto ci crede.
E' in libertà provvisoria, non vuole avere a che fare con la polizia.
Le chiede di aspettare solo 24 ore.
Sta cercando di recuperare il suo denaro. Ha preso la sua macchina.
- Ha la patente? - Ne ha tre.
24 ore...
24 ore in questo frangente per me sono una vita.
Se vuole, può restare qui. Io potrei farle compagnia.
Beh... Mi fa piacere. Mi fa veramente piacere. Veramente, eh?
- Non ne sapete niente? - Noi rispettiamo i tuoi amici.
Chi sapeva che aveva dietro una valigetta con 100 milioni dentro?
Allora è stato Gnappetta.
Quando siamo usciti dalla trattoria, l'hanno arrestato.
In trattoria c'eri tu, tu, Gnappetta...
- Allora è stato Capoccione. - Boh!
Che figlio di mignotta! Vado a casa sua.
- Se viene qua, trattenetelo che torno. - Oh!
Se Capoccione ha fatto il colpo da 100 milioni, è stato bravo!
Il milanese è un mio amico, quei soldi non dovevano essere toccati!
Casomai li prendevo io, hai capito?
- E' passata un'ora. Suo fratello? - Gli dia tempo, no?
Che bella cravatta! Dica la verità, chi gliel'ha regalata?
Cesare Papis, un mio amico di Como. Le fabbrica lui.
Io verrei a lavorare al nord. Ho il diploma di stenodattilografa.
A Roma non si può più lavorare, c'è sempre il capoufficio che tocca.
Palpeggia qua, là, non lo sopporto. Scommetto che da voi è diverso.
Se non fosse successo questo guaio, l'avrei assunta come dattilografa.
Avremmo potuto... Andiamo di là?
Ma che dice? Ho tolto il golf perché avevo caldo!
- Anche da voi è la stessa cosa, eh? - Beh, insomma...
Cambia il clima, non ci si toglie il golf.
Vedo... Vedo
nel tuo destino
presente e futuro
che dietro alla porta c'è un uomo bruno, la tua anima gemella.
Davvero? Oh!
- Sei la mia anima gemella! - No, l'anima "de li mortacci tua".
- Non vedi che sono concentrata? - Armida!
- Guarda nella palla e dimmi dov'è tuo marito. - Non lo so.
- Guarda nella palla, che cazzo di indovina sei? - Lasciami lavorare!
Quinto, vuoi sapere la verità?
Capoccione ha messo un gessato a righe scure, un cappello nuovo,
un cappotto, la valigia, ed è andato all'aeroporto.
All'aeroporto, eh?
Se tuo marito ha fatto quello che penso, gli taglio la testa.
- Che ha fatto? - Tu lo sai, Armida.
- Come? Sono una "parapsicologica". - Sei una paracula, Armida.
Va via? La palla ha detto che lei è la mia anima gemella!
Le mie hanno detto che non è vero!
- Io cerco... - L'anima gemella è dentro.
- E' arrivata in moto, ha una testa così. Ti aspetta. - Grazie.
- Aurelio! - Come si permette?
Non incazzarti! Ti ho preso per un orecchio, mica per il culo!
Di spalle somigli a un altro stronzo che conosco, ho sbagliato stronzo.
- Cicerchia! - Monnezza, come stai?
Bene. Cerco Capoccione.
E' a Via della Conciliazione, dal Papa.
Dal Papa?
Che è? Che è?
Mi stacchi l'orecchio!
Ti stacco anche quattro dita delle mani, così rubi con i pollici.
- Perché? Che ho fatto? - Hai rubato la borsa del mio amico milanese.
Aveva 100 milioni dentro! Tirali fuori.
Se avevo 100 milioni, stavo a rubare portafogli a San Pietro?
Che dici?
Hai ragione!
- Hai detto 100 milioni? - 100 milioni!
- Dentro la borsa? - 100 milioni nella borsa!
- 100 milioni veri? - Sì.
- Quanti? - 100 milioni!
- 100 milioni! - Hai capito, Capoccione?
- Quanti erano? - 100 milioni!
100 milioni?
Mamma, che figlio stronzo che hai fatto! Oddio!
Perché non mangia qualcosa?
Mangiamo, facciamo un bel pranzo! Abbiamo vinto al Totocalcio.
Sono passate sette ore e Quinto non è tornato.
Questa storia finirà in un casino!
Io pagherò più di tutti, ma anche voi passerete dei brutti momenti!
E' lui?
- Ciao, Filiberto. - Ciao, amore.
Ho saputo che è tornato Quinto. Sono venuto a festeggiare.
- Lei chi è? - Sono il cognato di Quinto.
- Cognata. - Cognata, cognato, che importa? Guarda questo!
E' mio fratello. Qualcosa non va?
No, ma non mi dica che lavora al Ministero dei Trasporti.
Sssh! Deve essere Quinto.
- Cucù! - Filiberto!
Amore, bello di mamma tua!
Come stai? A chi l'hai rubata?
- Me l'ha regalata un americano. - Allora?
Allora che? Allora che? Ho girato tutta Roma e non ho trovato niente!
- Adesso chiamo la polizia. - Chiama chi cazzo vuoi!
- Non sono la Squadra Antifurto. - A Ponte Milvio, con i papponi,
ci sono i travestiti e le puttane. - Ce l'hai ancora con le puttane?
- Filiberto, stai buono. - Ma quali puttane?
Ahò... A proposito delle puttane.
Dalla signora Lena non scopavi con la valigetta, no?
Sì, durante la prima e la seconda.
- La terza? - Non lo so, sono svenuto.
Sei svenuto! Perché ti chiedi dove sono i soldi? Te li hanno rubati lì!
Così imparate ad andare con le puttane! Dovevi portarlo da me.
- Quello è il mio vestito! - Me l'ha regalato lei.
- Perché? - Non posso fargli un regalo?
- Se non ti sta bene, vattene! - Certo, me ne vado!
Sono stufa di questa famiglia di trucidi, travestiti, ladri!
- Se vado via, voi non mangiate più! - Stai sempre a rinfacciare!
- Ridatemi i soldi, sono stanca! - Tu stai zitto e mangia!
Stai zitta, me ne frego! Io guadagno i soldi anche senza di te!
Dove vai? Vieni qua. Dobbiamo entrare di sorpresa.
- Come facciamo? - Come le teste di cuoio, non come teste di cazzo.
In terrazza c'è una porticina e la scalettina.
Entriamo da una finestrella che porta a una cucinetta.
Andiamo a prendere i soldi o da Biancaneve e i sette nani?
Signora, non si preoccupi, ci penso io.
Cerchi di non farsi sentire da mia madre, vada dopo la mezzanotte.
Lei ha il sonno pesante, capito?
Entri nel giardino, a destra trova gli attrezzi del giardiniere.
Faccia un buco molto profondo, sotto l'albero del fico. Capito?
Va bene, ho capito. Stia tranquilla.
Fermi! Nessuno esca dalla casa chiusa!
- Che volete? - Vogliamo i soldi.
- Quali soldi? - Questi!
- Andiamo! - Guarda se ci sono tutti.
Qui c'è un gatto morto!
Il gatto è mio! Giacinto, lo porti via.
- La richiamo stasera. - Stia tranquilla.
Mi dispiace. Com'è successo?
- Ha mangiato la carne Colombo. - Non è quella che fabbrichi tu?
- Non ci riguardano i particolari. - Riguardano lei, è morto il gatto!
- E i soldi? - I soldi?
- Quali soldi? - Prendi per il culo lui, a me no.
- Questo è vero! - I soldi che aveva nella valigetta
quando è venuto a scopare ieri sera!
- Di quale soldi parlate? - Se non saltano fuori, faccio un casino!
- Siamo già nel casino. - Insomma... Rilevo il casino.
Cerchiamo di ritrovare i soldi.
Dove andate? Ho due clienti importanti, volete rovinarmi?
- Non vedi che sto con un cliente? - Stavamo solo conversando.
- Non mi interessa. Fuori i soldi! - Quali soldi?
Ieri, quando abbiamo fatto quella cosa a quattro, Wimbledon,
sono spariti 100 milioni! - 100 milioni? Ma dove?
Li avevo nella mia valigetta rossa.
Nella valigetta rossa? La portavi sempre dietro, un impiccio!
Chiedi alla mia amica brasiliana. Eh?
- Vai a chiedere alla brasiliana. - So io dove devo andare!
- Come mai non si esce di qua? - E' un armadio.
Questo è proprio un casino, neanche le porte sono al loro posto!
Dove sono i soldi? Dove sono i soldi?
Quinto, che fai? Ho impiegato due ore per prepararlo!
- Arrivi e rovini tutto. - Dove sono i soldi?
- Quali soldi? - Quelli del mio amico, dentro la valigetta.
Quando è stato con me, non ha lasciato un attimo la valigetta.
Bugiarda. Ammazza quanto sei bugiarda!
Lo vedi che sei bugiarda? Non sei bionda naturale!
- Che facciamo adesso? - Ti racconto una barzelletta.
- Jarsina! - Ah, sei quello di ieri sera! Sei venuto per me?
- No, sono venuto per me! - Che vuoi? Che cerchi?
Ieri, quando stavamo facendo...
Insomma, quando sono svenuto, sono spariti 100 milioni.
- 100 milioni? - Erano nella valigia rossa.
Sei matto. Nella valigetta non c'era niente, solo carta igienica.
- Ce l'hai messa tu. - Io? Sono qui per fare altre cose.
- Se vuoi fare una cosina... - Una cosina da 100 milioni?
Ridi che la mamma balla la samba! Vado a fare un controllo.
- Dove vuoi andare? C'è l'onorevole! - Non rompere il cazzo!
Monnezza, che fai? Non puoi stare qui, c'è un cliente!
- Stai buona. - Che cerchi? Vattene!
- Devo trovare i soldi. Dove sono? - Quali soldi?
- Non c'è niente, te l'ho detto! - Vediamo qua.
Gallinella?
Co, co, co, co!
Ho le penne sul "popò".
E questo chi è? Un ladro, un rapinatore o il tuo pappone?
- Pappone? - Monnezza, che fai?
Questo mi sta chiamando pappone!
Il pappone te lo faccio mangiare, se hai rubato i soldi!
Maleducato! Non è lecito entrare nella vita privata di una persona
che lavora da mattina a sera per concedersi un po' di svago.
Non si vergogna?
Dovrei vergognarmi io, mortacci tuoi! Guardati allo specchio.
Guarda quanto sei caruccio!
Non dovevi mettere le penne qua. Qui stanno meglio.
Non hai la faccia come il culo, hai il culo in faccia!
- Quinto, che hai combinato? - I soldi devono uscire fuori!
- I soldi devono uscire! - Quali soldi?
In tutti i bagni c'è solo carta igienica rosa a fiorellini.
- La sostituzione non è avvenuta qui. - Quella bianca?
Ho solo questa, me l'ha regalata un cliente, sei quintali!
Andiamo a trovare gente con il culo meno sofisticato.
Onorevole!
E' la rovina! Capisci quello che hai fatto, Franco?
Come hai potuto farti rubare 100 milioni e dare al sottosegretario
la carta igienica? - E' incazzato?
- Sono 100 milioni, eh! - Già...
Vuol dire il fallimento, quello non ci aiuterà più!
Ma quale polizia? Non dire cretinate. Abbi almeno il pudore di stare zitto!
- Che dice? - Praticamente, riassumendo... che sono uno stronzo.
Digli della macchina.
Avvocato, sono rimasto senza soldi. Posso vendere l'automobile?
"Cujon"!
- Che vuol dire? - Sciocchino.
Avvocato, che politica devo seguire?
Torna subito a casa!
Sono avvilito, signora.
- Lei non c'entra, so che ha fatto il possibile. - E' stato inutile.
La distrazione di suo figlio è stata il colpo di grazia.
Perché ce l'ha mandato? Doveva andare lei. Quello pensa solo ai fiori.
L'unica speranza è vendere la ditta prima di dichiarare il fallimento.
Io sono stronzo. Mi sono fatto rubare 100 milioni davanti agli occhi.
Se si viene a sapere, non mi fanno neanche entrare a Regina Coeli
per manifesta inferiorità. - All'aeroporto i soldi c'erano.
Ho incontrato te, poi ho guidato l'auto abbracciato alla valigetta.
Abbiamo fatto benzina e incontrato quello che hai mandato via.
Siamo andati a prendere tua sorella e poi...
Quando siamo andati da tua sorella ho dimenticato la valigetta.
Me l'ha riportata... il suo fidanzato, l'attore americano.
Charles Bronson.
E' vero, è un figlio di mignotta. Se è stato lui, lo faccio parlare.
- Andiamo, dai. - Finisco il cappuccino.
Venite al padiglione degli squali tigre dall'oceano,
con tutta la loro ferocia, uno spettacolo continuato.
Venite a vedere gli squali, squali tigre!
Pronto, Silvana? Ho saputo che sei andata via di casa.
Oggi non ti ho visto e ho pensato che eri dalla chiromante.
Domani andiamo via con gli squali.
Facciamo una tourneé sulla Costa Azzurra. Vieni con noi?
Sei matto? Non dirlo neanche per scherzo!
Ti avverto, mio fratello può credere che sono scappata di casa
per venire a stare con te. Non offenderti, non ci penso nemmeno.
Se mio fratello ti trova, ti ammazza.
Non mi importa di tuo fratello, non ho paura di lui. Ciao.
Ahò! Che fai? Ci sono i pescecani, sono affamati!
- Dimmi dove sono i 100 milioni. - Non so niente dei 100 milioni!
I pescecani non hanno mangiato! Di quali milioni parli?
- Erano nella valigetta rossa. - Non so niente!
Quando decidi di parlare, scoreggia. Io vedo le bollicine, hai capito?
Giù.
Hai paura, eh? Dovevi pensarci prima di rubare.
Fammi uscire! Il pescecane!
Arriva lo squalo con le pinne gialle, quello che ti mangia le palle!
Dai!
- Allora? - Non so niente!
Non ho neanche aperto la valigetta. Fammi uscire, c'è il pescecane!
Giornali, maledizione!
Maledetti intellettuali!
Andiamo, non è stato lui. Qui si puliscono con i giornali.
- Aiutami! - Sono istruiti. Dammi una mano, tiriamolo su.
Vieni. Basta con il bagno, Charles Bronson, dai!
Forza!
Ciao.
- Dove cazzo saranno finiti i soldi? - Come?
Dove cazzo sono i soldi?
- Non ci sono più, pazienza! - Ma come? Quale pazienza?
- Allora? - Torno a casa!
Fa freddo, è notte, vai in macchina fino a Varese?
- Non ho soldi per l'albergo. - Vieni a casa mia, no?
- C'è la stanza di mia sorella che è andata via. - Va bene, ti ringrazio.
- Come? - Ti ringrazio!
Hai fatto male ad andartene.
- Devo tornare? - Le carte dicono che hai sbagliato.
Se ritorni, incontrerai un uomo giovane, biondo che ti amerà.
Silvana, se non mi ascolti, sono cazzi! Perderai anche molta moneta.
Non sopporto più quella gente.
Lo so, ma devi tornare, magari per poco,
altrimenti non sgominerai mai i tuoi nemici. - Va bene.
Posso accompagnarti io, tanto devo uscire.
Dunque, ricapitolando.
All'aeroporto i soldi c'erano, li ho visti io.
Durante il viaggio in automobile non li ho mollati un momento.
Prostitute e ladroni sono scagionati.
Dove cavolo si sono cacciati?
Chi è?
- Brutto mascalzone! - Ferma!
Tenga le mani apposto! Da quando sono entrato qui,
prendo solo botte, sono diventato uno sparring partner!
- Che fa nel mio letto? - Aveva detto che non tornava.
- Suo fratello, gentilmente, mi ha pregato di... - Va bene, esca da lì.
Mentre lei si spogliava, non ho potuto evitare di guardarla.
Mi sono, praticamente... irrigidito.
Le mie condizioni fisiche non mi permettono di uscire dalle lenzuola.
Che cosa dice?
Va bene, mi scusi. Mi è già passato, sono calmo. Me ne vado.
Adesso dove va?
- Vado in cucina a dormire. - Lì dorme il nonno.
Allora non lo so... Vado in strada, in automobile.
Con questo freddo?
Posso dormire sulla poltrona?
Sì, dorma lì.
Sa che una volta mio zio ha cercato di ipnotizzarmi?
Sul più bello mi sono accorto che non era quella volta lì.
- Oh, mi dispiace! - Sarà stata debolezza.
- Sta comodo? - C'è di meglio.
Senta... Vuole dormire con me?
- Mi fido di lei. - Sì!
- Lei è un gentiluomo. - Certo, può fidarsi, sono un gentiluomo.
- Con lei posso stare tranquilla. - Certo, può stare tranquilla.
- Buonanotte, eh? - Buonanotte.
Le dà fastidio, se dormo così? No, mi fido.
- E così? - Sì, ho tanta fiducia.
- Io così sto benissimo. - Anch'io!
Non è che lei... si sta fidando... un po' troppo?
Chissà che cosa penserai di me, dopo quello che è successo!
- Hai deciso di partire? - Sì.
Devo andare e spiegarmi, con mia madre, con l'avvocato,
con i 500 operai.
Ho lasciato le mie piante, ho degli innesti in sospeso.
Se va male un innesto... Spiegalo ai radicali!
- Nonno, vi ho portato il caffè caldo. - Grazie.
Gli uomini di questo mondo sono come chicchi di caffè nel macinino.
- Bevete! - E' Gioachino Belli.
E' stato espulso dall'arbitro nel corso del primo tempo.
Il Cesena è con 10 uomini, c'è stata anche una sostituzione.
Franco!
- Cosa c'è? - Non ti hanno rubato la valigia.
- Te l'hanno sostituita. - Sostituita?
Sì. Quando sei andato in albergo per andarti a cambiare,
hai lasciato la valigia da qualche parte per andare a pisciare, no?
Sì! Prima di andare dalla signora Lena, quando ho lavato i denti.
- L'ho dimenticata in camera. - Adesso ti racconto una cosa.
Quella sera sei entrato nella stanza con il facchino.
Hai posato la valigetta sul tavolino,
ti sei spogliato e sei andato al cesso.
Già, hai detto tu che sei andato a lavare i denti.
Secondo me, mentre tu stavi al cesso,
da sotto al letto è uscito qualcuno che aspettava lì.
Qualcuno con un'altra valigetta rossa uguale.
L'ha posata sul tavolino, ha preso quella con i soldi e se n'è andato.
Poi ha preso l'aereo e a mezzanotte già stava a casa.
Secondo te chi può essere stato?
- Solo chi conosceva la tua valigetta e poteva lasciarne una uguale. - Già!
- L'avvocato Randolfi! - Ecco. Quel figlio di mignotta ha ancora i soldi.
- E' domenica, le banche sono chiuse. - Dobbiamo andare subito a Varese!
- Siamo arrivati. - Abita qua?
No, più avanti, ma lasciamo l'auto qua.
- E' qui? - Sì, ma è chiuso. Come facciamo?
Non preoccuparti, c'è Cecioni, il mago dei portoni.
Vedi queste? E' la collezione di chiavi migliore di tutta Europa.
Volevano pagarmela molto, hai capito?
Serve tempo per trovare quella giusta, non è facile.
Allora... questa no.
- Sì? - Sono l'avvocato Randolfi.
Ho dimenticato le chiavi, può aprirmi?
- Va bene. - Grazie.
Che paraculo! Andiamo, va'.
- Queste ce le sbattiamo al cazzo. - Perché?
- E' blindata, serve il bazooka. - L'hai portato?
- Un paio di coglioni ho portato! - Era meglio il bazooka!
- Come si fa? - Questa finestra dove porta?
- Sul cortile. - Vediamo.
- C'è una finestra. - Non fare il pazzo, siamo al terzo piano!
Mi chiamano "diavolo volante".
Stai attento, eh?
No!
Ho fatto cadere un vaso. Che sarà mai?
Mi raccomando, eh?
- Come sei entrato? - Con le tue chiavi.
Io me ne vado. Non c'è gusto, fai tutto facile, vaffanculo.
- Dai, - No, cazzo!
Ehi! Dai!
E' un bagno.
- Cosa fai? - Somiglia a mia madre, la prendo.
Ma va'!
Salotto con pianoforte, non è qui.
- Cosa c'è? - Il telefono.
- E allora? - Io non ce l'ho.
Dai, vieni!
- Salotto con pianoforte. - Un altro?
- No, lo stesso. - Allora è qui. Vai.
- Ahò! - Ah!
- Guarda chi c'è. - La valigetta!
Mortacci suoi!
Andiamo.
Ti prego, amore, picchiami.
Così ti faccio male!
- E' l'avvocato. - Reggi mamma un momento?
- Dove vai? - Buono, buono.
- Non hai esagerato? - No, senti.
Vacca boia! Vacca boia!
Ti avevo detto di picchiarmi, ma mi hai dato "botte della madonna"!
Franco! Franco! Siamo arrivati.
- Dove siamo? - Al ministero. La benzina aumenta.
Hai capito? "Il prezzo attuale pare che sarà portato al doppio"
"per l'aumento del dollaro." - Quinto, guarda qua!
E' l'onorevole al quale devo portare 100 milioni.
"L'onorevole Ventimiglia diventerà ministro."
Io lo conosco, ora ho capito tutto!
- Tu vai dall'onorevole, devo fare una cosa. - Mi raccomando, torna.
- Prometti? - Sì. Se a promettere è Cecioni, puoi giocarti i coglioni.
- Ci siamo, Franco! - Mi raccomando, eh? Devo ripartire.
Signor Colombo, scusi l'attesa, ma l'aereo da Ginevra era in ritardo.
- Non si preoccupi. - E allora?
Allora sono venuto con la formalità. Stavolta ci sono i soldi, controlli.
Molto bene! Credo che sia il caso di controllare.
- Com'era la sua data di nascita? - 474.
474.
Permesso? Scusate, eh?
- Venite, ragazze. - Ciao!
Lena, conosci l'onorevole Coccoricò?
Certo, lo conosco. Vero, onorevole?
Certo... conosco la signora Lena. Si accomodi.
Anche loro, signorine, prego.
Perché sei venuto con la delegazione di troie?
Lo sa l'onorevole "piume al culo".
Facciamo una conferenza stampa o ci restituisce la valigetta?
- La valigetta con il contenuto. - No, deve firmare la pratica!
- Ora la firma, no? - Certo, Bolivia.
- Bolivia. - Bolivia.
- Perù. - Perù.
- Colombia. - Colombia.
Vuoi anche il Paraguay?
- Mettici il Paraguay. San Marino? - No, no.
- Allora metti l'Ecuador. - Va bene.
Ecuador. Ecco.
- Ecco, signor Colombo. - Grazie.
- No! - E' d'accordo anche lui.
- Vero? - Sì, d'accordo.
- Buonasera, signorine. - Arrivederci.
- Andiamo. - Arrivederci, onorevole!
Arrivederci, onorevole.
La prossima volta che vai dalla signora Lena, devi pagare!
- Come tutti! - Certamente.
- Zozzo! - Eh!
- Ciao, caro, arrivederci. - Ciao.
- Spero di rivederla. - Arrivederci.
Mi raccomando mia sorella.
Sì, non preoccuparti. Stai tranquillo.
- Dove metto la borsa? - Qua.
- Quinto, mi dispiace partire. - Non pensarci, fatti sposare, eh?
- Ciao! - Guarda che forza!
- Sposi mia sorella? - Non lo so. Farà la mia segretaria, poi vedremo.
Per quello che hai fatto volevo regalarti 30 milioni.
No, no, non esiste. Non esiste. Non esiste. Non esiste.
Ho recuperato i soldi solo perché tu...
No, non hai capito. Non esiste.
Accettane almeno dieci.
No, né 10 né 5 né 2 né 1. Io li voglio tutti.
Tutti?
- Non dovevi darli a quel figlio di mignotta di sottosegretario? - Sì.
- E allora? - Sì, hai ragione. E' meglio darli a voi che a lui.
Tieni. Prendi.
Fine!
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