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Original subtitles

[musica liturgica]

[belato]

[in siciliano] Sei il più grande. Se a Pasqua vogliamo mangiare, devi aiutarmi.

Levati di mezzo, cosa inutile. Lo ammazzo io.

[uomo] Matteo.

Eccomi.

Il pupo…

[tonfo]

[uomo] È antichissimo. Vale un sacco di soldi.

Vendiamolo. Così diventiamo ricchi.

Farai tanti soldi, se ascolti e obbedisci a tuo padre.

Sempre.

[in siciliano] Ogni cosa che ti ordino, la devi fare.

Non devi né aggiungere né togliere niente.

Di quello che facciamo, non ne devi parlare con nessuno.

- Neanche con i tuoi fratelli. - Da grande, lo posso vendere?

No, Matteo.

Il pupo non si vende.

Da grande sceglierai, come ho fatto io con te

a quale dei tuoi figli darlo.

Tra qualche giorno, lo faccio portare al sicuro.

[bip prolungato di macchinario]

[uomo] Signora, non si avvicini.

[Stefania] Togliti di mezzo, cosa inutile.

Solo da morto siete riusciti a prenderlo.

Con questo rientrerai nel tuo paese.

[rombo di tuono]

Ha visto, Palumbo? Qualcosa dal cielo arriva sempre.

Segno propizio inviato da forze superiori.

Un messaggio degli angeli, come diceva mia madre.

- Che Dio la benedica. - La fede è la sua fortuna.

La fede comincia là dove la ragione finisce, agente.

Io comunque la trovo bene, preside.

- Mia moglie e mia figlia? - La aspettano a casa. Eccoci.

Perché non hai preso la mia Mercedes?

Ha il fermo amministrativo da due anni.

La nave per la Sicilia parte alle sette?

Da Cuneo a Genova sono due ore. Andiamo.

E se torniamo via strada? Ci godiamo il panorama.

Quale panorama? Non dire stronzate. Quale…

Quanti soldi ti ha dato mia moglie?

320 euro, pasti compresi. All'andata ne ho già spesi 140

solo per benzina e pedaggio, non ho neanche mangiato.

Godiamoci questo panorama.

- La macchina va bene. - Sì.

Ho fatto anche la revisione. In discesa, arriva a 120.

Vedrà che andrà tutto liscio come l'olio.

[suona dalla radio "Ballo, ballo" di Raffaella Carrà]

Aspetti, non è questa.

Non disturbarti ancora. Torna a casa tua.

Ma mia moglie ha cambiato la serratura? Elvira. Elvira.

Si sono trasferite di sopra. Venga, la accompagno.

Ecco. Vede, sua moglie ci ha già aperto.

Elvira.

- Ma che è successo? - Letizia! È arrivato tuo padre.

Chiudi, che fa corrente.

Tu stai ancora qua?

Ci vediamo, se capita. Tornatene a casa tua.

- Papino. - Letizia bella, vita mia.

Gioia del mio cuore. Ma che hai combinato? Eh?

Non sei venuta a trovarmi. Non mi hai mai scritto.

Scusa, hai ragione.

Per un carcerato, una lettera

è un motivo di conforto, è una consolazione. Non mi vuoi più bene?

- Che dici? Sono successe tante cose. - Eh, lo vedo.

- Vi siete trasferite qua. - Ma non solo quello.

E che cos'altro, vita mia? Che cos'altro?

La famiglia si è allargata.

Sì? In che senso? Elvira, non mi dici di queste novità?

- Non volevo rovinarti la sorpresa. - Avete preso un cane.

Ma che cane, papà? È che ancora non si vede tanto.

Però diventerai nonno.

Incinta? E di chi?

[porta si apre]

Posso chiamarla papà?

Il Signore non dispensa equamente il bene dell'intelletto, si sa.

Ma con questo è stato veramente… Ehi.

Ma io dico, Pino Tumino, questa cosa inutile.

Il bidello, il più cretino che la mia scuola abbia assunto mai.

La tua ex scuola. Non sei più preside, Catello.

Come non sei più sindaco, né assessore

né tantomeno consigliere comunale.

Sei stato espulso anche dalla massoneria.

Anche quei cadaveri imbiancati si vergognano di te.

Ipocriti.

Non sei più niente, solo un ex. Adesso anche ex detenuto.

Non puoi vergognarti se tua figlia sta con il bidello.

Non brilla per acume, ma è un ragazzo semplice, dolce.

E il suo stipendio fa comodo in questa casa.

L'intelligenza è una dote sopravvalutata.

Guarda come ci siamo ridotti fidandoci della tua.

- Un tempo l'apprezzavi. - E di tale errore pago le conseguenze.

Elvira, questa tua ostilità mi addolora.

Sarò pure un ex di molte cose, ma non sono ancora il tuo ex marito.

- Sei rimasta al mio fianco. - Sì, nella buona sorte.

- E adesso, che sei un rottame. - Sei libera di andartene, se vuoi.

Il divorzio per noi sarebbe tardivo quanto ridicolo.

Non te lo puoi nemmeno permettere. Pago io da anni gli avvocati.

Lo so. E te ne sono grato.

Ma come sai, sono vittima di una grave ingiustizia.

Di una macchinazione di loschi sicofanti.

Sì, falsi pentiti, calunniatori professionisti

pubblici ministeri senza scrupoli.

- Basta, Catello. Arrenditi. - Elvira, io sono una vittima.

- Io sono innocente. - So bene che cosa sei.

Ho sofferto quanto te.

Ho scontato sei anni con il mio scompenso.

Ma adesso, non lo so, provo entusiasmo.

Ho voglia di aggiustare tutto e di ricominciare. Sì.

- Comincia da questi. - [Catello] Da che cosa?

Sono i procedimenti giudiziali accumulati nel tempo.

Bollette, pignoramenti, cartelle fiscali.

Perfino le tue vecchie multe per divieto di sosta.

Ci chiedono di pagare anche quelle. Siamo rovinati.

Ci sarebbe l'albergo in costruzione.

Quello scheletro fatiscente?

Con la denuncia per abusivismo e i sigilli della polizia.

- Che cosa vorresti che io facessi? - Niente.

Sarebbe il minor danno possibile.

Goditi la vecchiaia e il nipotino in arrivo.

Io non sono tornato qua per fare il nonno.

O per seppellirmi con te qua, tra queste quattro mura.

- Io sono vivo. Sono vivo. - Mmm. Solo in apparenza, credimi.

Residuale agitazione delle cellule, schiuma di superficie.

Sei morto. Come il tuo amico Don Gaetano.

[musica da marcia funebre]

[clic di fotocamera]

La vicenda umana di nostro fratello Gaetano

la conosce solo Dio.

Per questo io dico: "Beati i perseguitati della giustizia…"

"perché di essi è il regno dei Cieli."

Parole di nostro Signore Gesù Cristo…

che leggiamo nel Vangelo di Matteo.

- Preside. - [prete] Matteo.

[prete] Il cui nome nostro fratello Gaetano scelse per il figlio.

Che oggi non può prendere commiato cristianamente

dal venerato Padre, che ha incantato i suoi occhi

e forgiato il suo cuore.

- [poliziotto] Butta la pistola! - La mano!

- Venga con noi. - Chi siete?

- In macchina! - Chi siete?

Su, salga!

[uomo dalla registrazione] Nicola, mi raccomando.

Zia Concetta arriva in aeroporto domani mattina.

La zia è anziana, poverina. Da sola si perde.

Qualcuno deve aiutarla, farla uscire e metterla sul taxi.

[Nicola dalla registrazione] Considerala cosa fatta.

Siete dei Servizi, vero?

Lei è un uomo di notevole acume.

Il maresciallo Di Graziano ce l'aveva anticipato.

Colonnello Emilio Schiavon, piacere.

È superfluo farle notare

che non era zia Concetta ad arrivare in aeroporto.

Grazie ai suoi contatti

alcuni carichi di stupefacenti passavano lisci.

Sempre per il tuo amico Don Gaetano.

Tutto da dimostrare.

Sa che questo è tutto su lei? La controlliamo da anni, Palumbo.

Sapevamo che prima o poi, ci sarebbe tornato utile.

Utile?

In che senso, scusi?

Sono passati 29 anni

ma sono sicuro che lei ricorda benissimo quel giorno.

Don Gaetano la volle

come padrino di cresima del suo amato terzogenito, Matteo.

L'ultimo grande latitante ancora in circolazione

è il suo figlioccio, Palumbo?

Noi lo crediamo ancora in Sicilia.

E vogliamo che lei ci aiuti a catturarlo.

Mettendo fine a questa latitanza durata… troppo a lungo.

Se ho sopportato in silenzio sei anni di carcere a Cuneo

senza accettare mai alcuna forma di collaborazione…

un motivo ci deve essere, non credete?

Oggi lei ha portato i suoi rispetti al funerale del suo amico.

Con la sua dipartita, si chiude anche una pagina della sua vita.

- Che cosa le rimane? - Non molto. Direi nulla.

Veda quest'incontro come un'opportunità.

[Schiavon] Lei potrà rimettersi in gioco in un contesto di discrezione.

Il suo nome non verrà fuori.

Si fidi di me.

Scriviamo insieme il nuovo capitolo della lotta alla mafia

e della sua storia personale?

Nuovo capitolo che non vorrei si chiudesse con un altro funerale.

Il mio.

Ma qualora ce ne fosse l'urgenza, godrebbe della nostra protezione.

Per finire a Casalpusterlengo

con una misera pensione e una falsa identità?

Preferisco la morte.

E allora che facciamo? Portiamo tutto in procura?

Fate pure.

Catello, ti ricordi quando arrivasti da Napoli che eri un ragazzino?

Io sono arrivato da Castellammare di Stabia

per la precisione, paese di mio padre.

- Che Dio l'abbia in gloria. - Tuo padre.

Penso spesso a lui. Era un carabiniere esemplare.

Non ci sono più quelli come lui.

Ricordi com'era felice quando ti sei sposato?

E che matrimonio, Catello. Con Elvira, il partito più ambito di tutto il paese.

E non c'è incarico che tu non abbia ricoperto con intelligenza.

Hai finito, Di Graziano?

Palumbo è un vecchio democristiano senza più DC e senza speranze.

E tu un maresciallo in pensione

dopo una lunga carriera volta con dedizione

al solo scopo di non rompere la minchia a chi comanda.

[Di Graziano] Attenta a come parli, Mancuso.

Siete due relitti della Prima Repubblica. Spiaggiati.

- E tu invece? - Una diversa da te. Fidati.

Il relitto qui presente vorrebbe spiaggiarsi a casa sua.

Palumbo, pensa che la sua famiglia reggerebbe un nuovo arresto?

Onestamente… non reggerebbe.

Tu devi fare quello che hai sempre fatto meglio. Usa la testa.

- Colonnello, posso andare? - Vada. Lei è libero.

Per il momento.

L'ispettrice Mancuso avrà il piacere

di riaccompagnarla a casa. Vero, Rita?

Ci faremo vivi entro 48 ore.

Per sapere che cosa ha deciso.

[neonato piange]

[TV] Dopo il beffardo ritrovamento del cadavere del boss

ricercato da più di dieci anni

fa scandalo il rispetto al passaggio della bara.

Malgrado i funerali pubblici fossero stati vietati.

Il potente capomafia, temuto e rispettato

perfino dai suoi alleati, è stato accusato di vari omicidi.

Oltre alle responsabilità nelle stragi di Milano, Firenze e Roma

insieme al figlio latitante Matteo.

Buongiorno, scaldo il pranzo o glielo porto in camera?

No. Qua fuori, grazie.

Purtroppo, come lei sa…

i contatti sono interrotti.

Per via degli arresti.

Però, su quelli rimasti a piede libero

bisogna essere prudenti.

Perché la qualità…

è venuta a mancare.

C'è pochezza di tutto.

In tutti.

Punto e a capo.

Per quanto riguarda NG…

me lo dice lei che cosa devo fare?

Continua a non pagare.

È così che si trattano le persone…

che lavorano onestamente?

Forse non ricorda…

che ci fu un tempo in cui l'ho aiutato?

La riconoscenza, per come mi ha insegnato mio padre…

non dovrebbe mai venire meno.

Giustamente, a questo idiota

non rompo la testa perché c'è lei di mezzo.

Non mi permetterei mai. Però…

Non ha mai usato un certo tipo di espressioni con lui.

Cancelliamo "idiota" allora? Eh?

Io riprenderei da…

"La riconoscenza non dovrebbe mai venire meno."

Addirittura? Ok.

Ok.

[Matteo] "Ovviamente, quando e se NG si deciderà a pagare…

la metà è, come sempre, per lei.

Questa mia la riceverà tramite 121, e solo tramite 121 mi risponderà.

Sempre che non arrestino pure lui.

Il suo caro e devoto nipote Alessio

che le vuole troppo bene."

[rumore di passi]

[porta si apre e si chiude]

Le pillole.

- Ti preoccupi per la mia salute? - Un infarto fulminante, magari.

La seccatura di un ictus me la vorrei evitare.

Ti sentiresti in obbligo di badare a me anche da infermo.

Finché morte non ci separi.

Mmm.

- Buon appetito. - Grazie.

Come mai queste facce cupe? Che avete voi due?

Oggi, hanno citofonato…

- E Pino ha risposto? - Una raccomandata.

Papà, io ho visto che c'era il suo nome e ho firmato, non sapevo che…

Che mai e poi mai bisogna rispondere al citofono.

E soprattutto, regola d'oro

che ti devi sempre fare i santissimi cazzi tuoi.

- L'ha pure aperta. - [Elvira] Sono stata io.

Notificano l'imminente demolizione del tuo albergo.

Arrivano le ruspe, mio caro.

- Bravo. - Ha un albergo?

- Amore. - Che ho detto?

Stai zitto, no?

Stefania ci interessa di più.

Per arrivare a lui, bisogna partire da lei.

[Catello] Soglia infernale. "A 'ncuttumata."

"A 'ncuttumata?" Parli italiano, per favore.

Anche l'appuntato è del continente.

Significa che la sua anima schiuma di rabbia. Una repressa.

Avrebbe preso il potere se il padre l'avesse consentito.

Non l'ha fatto, per fortuna nostra e di tutto il genere umano.

Ho saputo che recentemente si trova in grande difficoltà

per una notevole mancanza di liquidi.

Paradossale, potrebbero disporre di miliardi.

Evitare confische, muovere capitali renderli disponibili,

non è una cosa facile per Matteo.

Per Iddu, "u Pupu", come lo chiamano qui da noi.

Come L'efebo di Selinunte, no?

Bravo, il pezzo più pregiato del nostro museo civico.

Ci viene a dire che la sua famiglia è a secco di liquidi?

I tempi cambiano, la latitanza costa.

Per questo… credo che…

la mia idea potrebbe funzionare.

Proporgli l'affare del suo albergo abusivo nella riserva.

Esattamente.

È incredibile che si collabori con Palumbo

aiutandolo a portare avanti i suoi affari.

Volete attirare l'attenzione di Matteo o no?

La costruzione di un grande albergo sul suo territorio

non è una faccenda da poco.

Come intende muoversi?

Avvicinerò Giovannino.

- La Lappana? - Sì, la Lappana.

Nome che qui comunemente attribuiscono al tordo d'alga

il pesce più ottuso del Mediterraneo.

Smista i pizzini per il fratello.

Tutti hanno un soprannome, non ci ha detto il suo.

Mi chiamano "il preside"

in ragione dei miei lunghi trascorsi scolastici.

Strano. A noi ne risulta un altro, messo in giro dal nuovo sindaco.

- Quale sarebbe, scusi? - Non siamo tenuti a dirle nulla.

Ispettrice Mancuso, forse non sa che qui è il ridicolo a uccidere

molto più delle pallottole.

Pensi a organizzare l'incontro con Lappana e gentile sorella.

- Ma che ci fai qua? - Aspetto Ciccio.

- Abbiamo la partita, papà. - Hai rotto il cazzo con "papà".

Ehi, Ciccio. Ti hanno messo in porta? Bravo!

- Papà come sta? - In galera.

Mammina? Sta su?

- Non una parola a casa, non mi hai visto. - Va bene.

- Preside. - Giovannino, posso? Grazie.

Preside, devo avvertirla. Oggi non è giornata.

Ha mal di testa, è nervosa.

- Ah, sì? - Sì.

Vogliamo rimandare?

No, è peggio.

Facciamo domani, dopodomani, quando le passa il mal di testa.

Oramai ci aspetta.

Allarghi le braccia.

- Che c'è nella tasca, preside? - Le chiavi, il telefono.

Li deve poggiare qua.

Prenda un tarallo.

[Stefania] Sono i miei.

Gentilissima, ma non posso.

Con il mio scompenso, devo stare attento alla glicemia.

Giovannino mi ha detto dell'albergo.

[in siciliano] Non sono convinta.

Capisco. Ci sono alcuni ostacoli.

Ma…

Che cosa non si può superare con il vostro valido aiuto?

Tutti sempre a chiedere aiuto a noi.

Ma la tetta si è seccata, latte da succhiare non ce n'è più.

Il terreno, l'albergo, tutto l'affare sarebbe come vostro.

Io e la mia famiglia saremmo dei tramiti.

- Prestanome. - [Catello] Appunto.

[Catello] È un progetto di alto livello, centro benessere, piscina…

Certo, le insidie poste

sul nostro percorso da questa nuova amministrazione…

e da questo nuovo sindaco, persona anche a voi sgradita…

[Giovannino] Il preside ha subìto molte ingiustizie.

Stefania, mi sono fatto sei anni di carcere a Cuneo.

[Giovannino] Condannato al martirio giudiziario, come papà.

Ma il preside è un galantuomo, con la schiena diritta.

[Giovannino] Stefania, tu lo sai quanto papà gli voleva bene.

Scriva, preside.

Scriva.

A chi?

A Iddu?

Una bella letterina.

Se per lui va bene, va bene per tutti.

E i problemi si risolvono. Non più di un foglio.

- Dove eravamo rimasti? - "Matteo, mi rivolgo a te

come un padre si rivolgerebbe a un figlio."

Certo, non oso paragonarmi a quel faro che con la sua luce

ha illuminato tutta la tua vita.

- [Rita] Faro? - Il padre, è ovvio.

[Rita] Non so. Al suo posto, mi sentirei presa per il culo.

Questa piaggeria non lo irriterà?

Ciò che siamo non è ciò che raccontiamo a noi stessi.

Immaginarci in un altro modo sentirci adulati, ci piace, ci conforta.

Disapprovo l'untuoso sentimentalismo di questa lettera.

È un pluriomicida, padrone di sé

più lucido di alcuni in questa stanza, comincio a pensare.

Mi dispiace che il mio umile contributo la deluda

ma il padre era tutto per lui e ora l'ha perso.

Questo è il punto di partenza del mio ragionamento.

Il padre era un re

e Matteo un principe a lutto che eredita il regno.

E lei con questa lettera si candida come giullare di corte?

- Rita. - Sempre Ispettrice Mancuso, lei.

Ispettrice, vede, io per 25 anni sono stato abbonato

alla stagione di prosa del Teatro Impero di Marsala. Ma…

Non proprio un cartellone d'avanguardia, Pirandello, Goldoni

e ovviamente Shakespeare.

Lei deve provare a immaginare Matteo come se fosse il principe Amleto.

Come sui bastioni di quel castello danese

in questa lettera dobbiamo evocare un fantasma.

Dobbiamo fargli sentire la voce del padre dall'oltretomba.

Una voce terribile.

Questo è il suo unico punto debole.

Dobbiamo assecondare il suo istinto.

[Catello] "Matteo, l'affare dell'albergo che ho l'ardire di proporti

rinnova il legame profondo che da tempo ci unisce.

Ora che tuo padre non c'è più

sento il dovere di rinnovare la mia presenza.

Lo devo a lui e a te, mio caro figlioccio.

Ha lasciato indelebile testimonianza

di quanto e come l'intelligenza debba sempre essere

l'indispensabile filtro di ogni nostra condotta.

Nulla sia mai il prodotto dell'improvvisazione istintiva

di chi si ritrova un vuoto contenitore cranico.

Ed è costretto a colmare la sua deficienza mentale e morale

con il ricorso alla violenza

e alle bassezze che come onde ci travolgono da ogni parte.

Io non so dove sei

e se davvero le mie paterne parole giungeranno fino a te

prego che alleggeriscano la tua pena.

Mettila su queste mie vecchie spalle

perché l'amarezza e la solitudine della tua vita sono le mie.

Spero la fede che mi ha sostenuto sia di conforto anche a te.

Pur nella consapevolezza del destino di quelli come noi.

Viviamo come sogniamo e sogniamo come moriamo.

Soli."

- [Lucia] Buongiorno. - Lasci qua.

Sono più del solito.

Troppi cani intorno ad un osso solo.

Lei è mai stata ai Musei Vaticani?

Con mio marito.

Anche alla Galleria delle carte geografiche.

- Ah, sì? - A Pasqua, nel '78.

Eh, sono belli i musei.

Lei è credente?

- E lei? - [Matteo] E la fede…

le è stata di conforto, dopo la morte di suo marito?

"Contempla quel che Dio ha fatto.

Se ha storto qualche cosa, farla dritta non puoi.

Vivi bene nei giorni felici e male nei cattivi.

Dio in questi converte quelli

perché l'uomo perda ogni traccia del futuro."

Conosce l'Ecclesiaste?

Non è un libro in cui cercare conforto.

Dice le cose come stanno.

Siamo solo giorni contati…

di vita inutile.

E anche la morte non ha nessun valore.

Gli altri libri della Bibbia cercano di addolcire la pillola.

[Matteo] Dicono che la felicità per i buoni c'è.

[Lucia] Contro ogni evidenza.

Ecco.

Ma chi lo stabilisce quali sono i buoni e quali i cattivi?

Come dice l'Ecclesiaste, felice è…

chi non è ancora nato.

E non ha visto le malvagità che si commettono sotto il sole.

E di sole nella nostra amata Sicilia ce n'è.

Non trova?

[Matteo] Signora Lucia.

[Matteo] Ma lei lo sa quanti anni avevo quando mio padre mi chiese di occuparmi

di quel rapinatore che ha ucciso suo marito? Avevo 17 anni.

Diciassette anni.

Nemmeno mi ricordo che faccia aveva… quel poveraccio.

Ma quello che ho fatto…

le sarà stato di conforto.

[Matteo] O ha trovato più conforto in Dio?

[Stefania] "Ci sono troppe cose inutili e parassiti in giro.

I soldi arrivano con il contagocce.

Deve scorrere sangue, perché preghiere senza sacrifici

come ci insegnò nostro padre, sono solo chiacchiere."

Sì. Sempre le stesse cose.

[Catello] "Matteo, mi permetto di rivolgermi a te

come un padre si rivolgerebbe a un figlio.

Quel faro di tuo padre, che vive in te, illumina la rotta affinché

dopo la tempesta la nostra nave torni a navigare verso quel futuro

a cui solo le tue decisioni possono dare forma.

Per questo mi metto al tuo servizio

nei modi e nei tempi che indicherai.

A te offro il mio paterno affetto.

Matteo, praticamente ti ho visto nascere.

Tuo padre ti teneva in braccio cantando una dolcissima ninnananna.

Eri il suo pupo bello."

[musica dance]

- [donna] Vieni a ballare. - A ballare?

- [donna] A ballare! - Ma quale ballare…

- [donna] A ballare. - È più bello guardarti. Vieni qua.

Sei bellissima. Lo sai?

Andiamo in camera?

Devo andare dai ragazzi, stasera abbiamo da fare.

Sicuro?

Peccato.

Ciao, ciao.

Balli da solo?

- Oh. - Ce ne andiamo?

[in siciliano] Dove devi andare? Aspetta.

[uomo] Il secchione deve studiare.

- Coglione, penso a studiare? - [Matteo] Tieni, bevi, bevi.

E anche questa è finita.

[Nando] Lo sai che non l'ho rubata io quella cocaina.

È mio padre che la pensa così.

- Sì, ma tu mi credi? - Certo, non ti preoccupare.

Beviamoci un'altra bottiglia. Ah?

[Nando] Maledetto me e quando mi sono fermato.

Non ci pensare più.

Mi hanno seguito e hanno aspettato che mi fermassi

alla stazione per rubarmela.

Quando non studi, hai la testa tra le nuvole.

Dimmi quanto valeva. Ripagherò tuo padre.

[Nando] Poco per volta, ma gli ridò tutto.

Basta, Nando. Devo pisciare.

[Matteo] Troppo champagne.

[Matteo] E comunque, non è una questione di soldi.

È una questione…

di fiducia.

[Matteo] Perché l'ho dovuto fare io?

♪ Figlio mio, cresci contento ♪

♪ Quando sei grande ti faccio tenente ♪

♪ O tenente o capitano ♪

♪ Basta che tieni la sciabola in mano ♪

♪ Bò, bò, bò ♪

♪ Vedi che arriva il papà tuo ♪

♪ E ti porta la semenza ♪

♪ La rosa marina e il basilico ♪

Arrivo.

[Matteo] Tante cose sono cambiate, e in peggio.

[Matteo] Non lei, che non ha perso la fede.

Ed è rimasto, anche nella cattiva sorte…

l'amico onesto…

che ha sempre meritato un posto speciale…

nel cuore di mio padre.

Quel faro… come scrive lei…

la cui perdita rischia di farci sprofondare…

nel vuoto che ci assedia.

[Matteo] "Oggi questo suo figlioccio è il niente.

Ma se è di questo niente che ha bisogno

sono a sua disposizione.

P.S. Io per lei sarò Emanuele.

Lei invece dovrà firmare le sue lettere

col nome in codice di Salustio."

"Passo quindi al discorso che mi propone

l'affare del grande albergo.

Ho capito tutto in linea di massima.

Mi sembra una bella idea e mi adopererò come meglio posso."

Preside, Iddu ci sta!

Ma che cosa fa? Preside!

- Si ricordi, il pizzino lo deve bruciare. - Sì, sì, sì.

> Questo supermercato è l'ufficio postale del clan.

Abbiamo esaminato gli impiegati e i fornitori.

I pizzini passano tutti da lì.

Fermo. Ingrandisci quello al centro.

Gaspare Pizzullo di Bagherìa. Forniture ittiche.

[Mancuso] Sì. Mia vecchia conoscenza.

Che ci fa da queste parti?

Siamo lontani dalla sua zona.

È uscito di galera e rifornisce il supermercato,

forse in cambio di favori, del silenzio. Lo tengo d'occhio io.

[rumore di passi]

Ci sta.

[Schiavon] Emanuele.

È il nome in codice che ha scelto per sé.

In ebraico significa "Yahweh è con noi".

È il nome utilizzato da Isaia per indicare il Messia.

Evidentemente legge e cita la Bibbia.

Interessante anche quello che ha scelto per me.

"Salustio." Amico, filosofo, maestro di un imperatore romano.

Dal confronto con vecchi pizzini del latitante per altri destinatari

colpisce la lingua che usa.

Il rapporto con una persona più istruita lo gratifica.

Lettore, scrittore epistolare.

Non corrisponde a quello che sappiamo di lui

- non proprio plasmato dagli studi. - Ehm…

Gli ultimi in Italia a leggere ancora dei libri sono i carcerati.

Matteo come lo vogliamo considerare?

Posso fornirle un elenco dettagliato

dei mafiosi che in carcere hanno iniziato a leggere.

I romanzi russi vanno forte. C'è chi ha finito Guerra e Pace.

- Io non ce l'ho fatta. - Io non ci ho provato.

Guerra, pace…

Se ci sono due che si fanno la guerra, mi ci infilo in mezzo.

[Mancuso] Ascoltate che scrive: "È venuto a mancare mio padre."

"Adesso c'è lei." Riflette sul vuoto che rimane dopo la morte del padre.

Ha ragione lei, Palumbo.

La sua voce può riempire questo vuoto.

Abbiamo riscontrato la bontà della tua proposta, credimi.

Ma?

Ah… sai, la stampa, gli ambientalisti ci stanno addosso.

Questa struttura sta sulle dune, in una riserva.

Ambientalisti? In questo paese non ne ho mai visti.

Saranno una specie protetta.

Come la capra girgentana, la ghiandaia.

Invece, di ipocriti, ne vedo ogni giorno.

Voi avete creato difficoltà al municipio.

Con le minacce dei sigilli e delle ruspe.

- Preside, decaffeinato. - Grazie, Giovannino.

Le ruspe si possono fermare, ma il sindaco pone una condizione.

- E qual è? - Giovannino, non è ovvio?

Catello si deve togliere di mezzo.

- Come sarebbe? - Hai una condanna.

- Il tuo nome è vecchio e compromesso. - Assessore.

Accetta il risarcimento, ripiana i tuoi debiti.

E ti metti da parte, mh?

L'albergo si fa, per la soddisfazione di tutti.

Preside!

Vorrebbero che cedessi questo paradiso in cambio dell'elemosina.

Ma… non è meraviglioso?

Dobbiamo scrivere la seconda lettera, sono qua per questo.

Ha detto che aveva bisogno di questa gita.

Appunto.

Respiriamo, eh? Rilassiamoci, l'ispirazione arriverà.

Il mio albergo e la vostra operazione ormai sono inestricabilmente legati.

Catello, lei sta giocando una partita molto complicata.

Non si illuda troppo di spuntarla.

Che c'è? Le è venuta l'ispirazione?

Mi hai chiamato "Catello". È la prima volta che lo fai.

- Rita, diamoci del tu. - Escluso.

- Ti posso fare una domanda? - Se riguarda la missione, sì.

Perché ancora tanta ostilità nei miei confronti?

Voglio catturare lui, di te non mi importa.

Ok. Ma cos'è che non sopporti di me?

A parte che eri amico di un famoso capomafia

sei il padrino di suo figlio e hai commesso reati?

Non ho mai avuto problemi con i nemici.

Gli amici non mi hanno fatto dormire.

Ho fatto qualche favore di troppo.

È quello che ti racconti ogni mattina davanti allo specchio?

Te la faccio io una domanda.

Per te, quali valori contano nella vita?

Rita.

Gli ideali e i valori umani hanno un carattere

illusorio, compensativo.

Questo evidentemente in accademia non te l'hanno potuto dire.

Ma il tempo e l'esperienza non te l'hanno insegnato?

Signora Lucia, non è che può venire un attimo con me di qua?

Guardi qua. Manca l'ultimo pezzo.

È assurdo.

Non è che lei inavvertitamente ha spostato qualcosa?

Le avevo detto di non toccare niente.

Non ho toccato niente.

- Niente? - No.

E allora è sparito per virtù dello Spirito Santo.

- [Matteo] Sono incazzato. - Ha cercato nella sua stanza?

Ma quale mia stanza, signora Russo?

L'ho cercato ovunque. È assurdo tutto questo. È assurdo.

- Magari l'ha messo in tasca. - [Matteo] Ma…

Ora la risolviamo.

Si sieda.

Si sieda.

Vi prego quindi di voler provvedere…

all'invio del pezzo mancante.

O, "virgola"…

solo qualora ciò non sia possibile, "virgola"…

alla spedizione di una scatola nuova.

Completa.

Cordiali, ma delusi saluti, Lucia Russo.

Guarda qua.

- Controllate anche loro? - Mm.

È una delle tante, era già finita prima del bambino.

Matteo non ha voluto incontrare il figlio

non l'ha voluto riconoscere.

- Si chiama Gaetano, come il nonno. - La madre voleva compiacere Matteo.

Matteo ha sempre fatto sbalzare le donne di sella

come re Davide, e questo creava attrito tra lui e il padre.

Il figlio non ascoltava i saggi consigli del faro?

No.

Non con le donne, soprattutto straniere.

Avevo consigliato a Don Gaetano di lasciarlo libero con le donne.

Era necessario per farlo funzionare con il resto.

La zia Stefania sembra avere a cuore il nipotino, lo incontra.

Rita… è meglio non aprire questo nuovo capitolo

se vogliamo che continui a risponderci.

So che cosa gli devi scrivere.

È venuta a te l'ispirazione?

- "Caro Matteo…" - Semmai "Caro Emanuele".

"Io sono sempre stato dalla tua parte."

[voci indistinte]

"Anche quando ti scontravi con tuo padre per le donne."

No, no, no. "Io sono… sempre stato dalla tua parte

anche quando la tua navigazione si allontanava da quel faro."

[Catello] "E lo sono adesso a maggior ragione che lui non c'è più.

Se necessario, quindi, per far sì che questo affare vada in porto…

uscirò umilmente di scena.

Se è questo che anche tu ritieni giusto."

[colpi]

- Signor Bonura, che ha combinato? - Non si preoccupi.

A breve richiudo tutto con una finestrella.

- Faccia richiudere subito! - D'estate soffoco.

Serve un po' d'aria.

Non può farlo, la legge non lo permette!

La legge? Vabbè, la legge…

Che c'entra con una cortesia fra vicini?

- Chiamo i vigili, subito. - Lei ha tutto in regola?

Un cretino che vuole aprirsi una finestra abusiva.

E questa volta, non posso risolverglielo io il problema.

[Matteo] Guardi che non era una battuta.

Mio padre mi ha insegnato tanto, ma non a essere spiritoso.

Ha capito che lei non era portato.

Verranno i vigili, chiuda a chiave la sua stanza.

Non vorrei che qualche cretino l'aprisse per sbaglio.

Ecco.

[porta si chiude]

[porta sbatte]

Ho fatto la denuncia.

Ma la cosa andrà per le lunghe.

[Lucia] Se ne deve andare.

La situazione è troppo rischiosa, non me la sento più così.

Ehi, signora Lucia.

Significa che…

rinuncerò alla mia ora d'aria.

Persiane chiuse. Anche qua.

E niente più terrazza.

Si rilassi.

È così.

Perché non ceniamo insieme?

[tonfo]

[belato]

[musica dance]

- Annika, torna al lavoro. - Non sono in servizio.

- Dobbiamo finire di parlare. - Di cosa?

Questi mafiosetti di merda non li voglio più qua.

[bussano alla porta]

Avanti.

Mi deve dettare le risposte.

- Domani è giorno di consegna. - Ah… nessuna risposta.

- Più tardi? - No.

- Neanche alla sua famiglia? - Vuole rispondere lei? Eh?

Magari risponderò a Salustio.

Solo a lui.

Li seguiamo da mesi, ma non riusciamo a capire

chi prende i pizzini direttamente da lui e glieli consegna.

[Schiavon] C'è Palumbo. Non risponde alla sua famiglia.

Perché dovrebbe scrivere a Catello?

Tu… devi analizzare quello che avete in mano.

E poi analizzarlo ancora e ancora, e ancora.

Solo così potrebbe emergere qualcosa che…

ancora non vedi.

Non accontentarti.

Devi avere pazienza.

E non è la tua qualità migliore.

Pizzullo. Sua sorella Cinzia ebbe una relazione con il latitante.

Pizzullo forniva l'alcova per i loro incontri.

Lo so. Lo so.

E so anche che lui e la sorella furono gli unici arresti

in quella vostra sfortunata operazione conclusa nel caos.

Continua a marcare stretto Palumbo.

Tu lo sai che non possiamo fidarci davvero di lui.

[urlando] Io ti ho offerto una seconda possibilità!

Vuoi bruciare anche questa operazione?

[Mancuso] Hai cercato ciò che ti ho chiesto?

Centro siciliano ricerche e studi dirigenziali.

Sede ufficiale, qui a Palermo.

Non è stata rilevata alcuna attività.

Nessun corso, nessun convegno, nessuna consulenza. Niente.

Hai ragione tu.

[vibrazione di cellulare]

Che c'è? No, non dirlo a nessuno.

Ci vediamo stasera, a casa mia.

Ma le hai bevute tutte tu?

La nuova lettera di Matteo. Non dice niente di che.

Anche sull'albergo è molto evasivo.

Ma che c'è?

[Catello] Vai a fare una doccia. Metto io a posto, ti faccio un caffè.

Il caffè è pronto.

Quattro anni fa, a Bagherìa, io stavo per arrestarlo.

Con la Catturandi.

Penso che furono i Servizi a far fallire tutto.

Pizzullo, un fiancheggiatore del latitante, collabora con loro

in una struttura attiva da molti anni, a Palermo.

Una struttura che fa capo al Colonnello.

Come tutto in Sicilia.

Qualcuno protegge Matteo da anni, è evidente.

E non so quale sia il senso della missione.

Forse mettergli pressione. Controllare che qualcuno non gli si avvicini troppo.

Non penso che sia catturarlo.

- Allora io sono fottuto, eh? - Di me ti puoi fidare.

- Solo di me. - Tu ti fidi di me?

- Assolutamente no. - Ecco.

Però io ormai ti conosco.

So che cosa vuoi, come funzioni.

- Dobbiamo fare a modo nostro. - Che significa? Che dici?

Matteo non scrive niente di che?

Senti qua.

"Le confido una cosa con affetto filiale.

Non conosco mio figlio, non l'ho mai voluto vedere.

Un'ingenua forma di ribellione al destino scritto per me?

Forse. Sicuro, un grande dispiacere per mio padre.

Ora, come posso io sperare in una vita diversa?"

Nessuno deve sapere di questa lettera.

- E non gli rispondiamo più? - Sì, gli risponderemo.

- Ma Schiavon e gli altri non lo sapranno. - Che cosa?

Puoi convincerlo che c'è un futuro che solo lui può ancora scrivere.

- Quello di padre. - Rita.

Ci dobbiamo tenere alla larga da questo argomento, è chiaro?

Sai qual è il soprannome che ti ha dato il sindaco?

"Cacaladdritta."

Non è uno che caca in piedi, no?

Mmm. Perché mi chiamano così?

Il sindaco e la moglie hanno diffuso una voce.

Che la polizia ti sorprese in bagno

e ti costrinse ad alzarti dal cesso mentre cacavi.

- Lo dicono nelle intercettazioni. - Che altro dicono?

No, niente di penalmente rilevante.

Però c'è una cosa che, se la sentisse la sorella di Matteo

il sindaco e la moglie sarebbero fottuti.

Posso avere una copia di questa intercettazione?

Sì.

E se ti sarà utile, come penso, scriverai la lettera che dico io.

Tu giochi a calcetto con il figlio, no?

Ufficialmente sarai là per questo.

Ciccio si deve affacciare e farti salire.

- Ma perché ci devo andare da solo? - Mamma mia. Ancora?

Io non posso. La casa è controllata.

Ma io che le dico? Come abbiamo avuto questa registrazione?

In questo paese, tutti spiano tutti.

No, non me la sento. Mi dispiace. Mi fa troppa paura. Non può essere…

Io e te siamo partiti col piede sbagliato.

- Perché sono una persona inutile. - Lo sai pure tu.

Però, Pino, figlio mio, io oggi sto qua per darti una possibilità.

Sai quanto è importante l'albergo per il futuro.

Non è più il mio, ma il tuo e di Letizia.

Del bambino che nascerà. Ehi.

Essere padre è una grande responsabilità.

Va bene, va bene. Conti su di me.

- Bravo, così ti voglio. Eh? - Papà!

Andrà tutto bene. Entri, le fai sentire la registrazione

e te ne torni a casa, eh?

Mi raccomando ai taralli.

Stefania li offre sempre, ma sono duri. Tu declina.

Serviti pure.

Prendi un tarallo.

- No, grazie, ho già mangiato. - Mi offendo.

È che li faccio io stessa con le mie mani.

- [Stefania] Come sono? - Delicatissimi.

Predisponi.

Tu sei il bidello della scuola dove va mio nipote, giusto?

Ma ti intendi anche di cimici, microspie, roba elettronica.

Un pochino. È il mio hobby.

> Che apparecchio hai messo dai Manciaracina?

Come sei entrato nella villa del sindaco? Sono curiosa.

Me l'ha chiesto mio suocero. Ehm…

Non vuoi rivelare i tuoi segreti?

[Stefania] Procedi.

[sindaco dalla registrazione] Oggi ho visto la famiglia reale al gran completo.

- [donna dalla registrazione] Ah, sì? - Giovannino mi voleva parlare.

[donna dalla registrazione] La Lappana.

[sindaco dalla registrazione] La sorella mi guarda sempre storto.

[donna dalla registrazione] Mamma mia, com'è brutta.

[sindaco dalla registrazione] Sembra il padre con la parrucca.

[sindaco dalla registrazione] Identica!

[sindaco dalla registrazione] Capisco perché suo marito si fece arrestare,

per non dover…

Allora io tolgo il disturbo.

Deve fare rifissare quelle tavole.

È inutile. Finché non ho l'autorizzazione a rifare il muro

continuerà a buttare giù le tavole.

Ah…

Lo conosce bene questo signor Bonura?

So chi è. "Buongiorno e buonasera", niente di più. Vive solo.

Ma che tipo è?

Sa se c'è qualcosa che gli piace, a cui tiene in maniera particolare?

- So che ha una vigna. - Ah.

Quando c'era mio marito, ogni anno gli regalava una bottiglia di vino.

- E poi niente più? - No.

Ecco.

Vai. Vai.

> Hai visto?

[musica classica in sottofondo]

[ronzio del trapano]

[uomo] Matteo, che stai facendo?

Papà. Mi diverto.

- Hai cose più importanti a cui pensare. - Ah, sì?

Cose più importanti… Ma sei morto in mezzo alle pecore.

Io sto vivendo come un topo.

A questo penso. A questo penso.

Lasciami andare. Lasciami andare, vattene.

Buonanotte.

Buonanotte.

Sono stato tanto bene stasera.

Lei no?

[porta si chiude]

- Esci anche stasera? - Sì.

Pino viene con me, non ci aspettate. Decaffeinato?

Io non so che stai combinando, ma qualcosa stai combinando.

Quando scoprirò che cosa, ti ammazzo con le mie mani.

Buona serata anche a te, cara.

[TV] Con spirito di servizio all'istituzione che rappresento

ho depositato oggi le mie dimissioni dalla carica di sindaco.

Ma non si illuda chi vorrebbe tornare indietro…

[in dialetto] A quella "zompapereta" di tua madre!

[risate]

Una manina ha favorito la procura.

Documenti piovuti dal cielo sul tavolo dei magistrati.

Sì. Dal cielo. Sapete che mi ha detto un secondino

quando un piccione mi ha cagato sulla spalla?

"Qualcosa dal cielo arriva sempre." Aveva ragione.

Sono segnali, forze superiori.

Qualcosa dal cielo arriva sempre.

- Signori, a noi! - Al suo grande albergo!

All'albergo!

E un brindisi al nostro giovane candidato.

[risate]

Bravo. È finito lo champagne.

Una bottiglia di champagne. Anzi, due.

Perché mi ha chiamato "candidato"?

Ti ho messo in lista alle comunali.

Ma non so niente di politica.

Sarai eletto. Li vogliono imbecilli e incompetenti.

- Letizia è d'accordo? - In casa comandano gli uomini.

Ti devo spiegare proprio tutto.

[suoneria di cellulare]

Pronto?

È Stefania. Mi ha convocato a casa sua.

- E che vuole? - Non lo so.

Vacci subito e poi mi dici. Vacci subito. Subito.

No, no, no.

Qua, accanto a me.

Tu e tuo suocero avete avuto quello che volevate.

E adesso, sono io che ho bisogno.

Di che si tratta?

La professoressa di mio nipote dovrebbe morire dissanguata.

La Butera?

Perché? Che ha fatto?

Ha assegnato un tema per la festa del papà.

Dico, lo sai chi è mio fratello e gli chiedi un tema sul padre?

Ma allora sei una puttana.

- E il bambino? Che ha fatto? - L'ha scritto, piangendo di rabbia.

Ma non l'ha dato alla puttana, l'ha portato a me.

Per farmelo leggere. Non può parlare di questo con sua madre.

- Poverino. - Sì.

Una vita disgraziata, senza la guida di suo padre.

I figli non devono crescere senza il padre.

Anche tu non hai mai conosciuto tuo padre.

[balbettando] La gente non lo sa che significa.

Perciò ci dovete aiutare.

E come?

Mio fratello non mi dà più retta.

Neanche mi risponde.

Ma a tuo suocero sì.

Perciò…

portagli questo tema.

Il preside saprà come scrivere a mio fratello che, come lui…

fu il pupo bello di nostro padre…

Gaetanino, gioia mia, deve esserlo per lui.

[uomo] Matteo.

- Che piacere rivederti. - Senatore.

- Come stai? - A posto.

Mi compiaccio.

Questo volevo sentirti dire. Perché c'è da rimboccarsi le maniche.

Erano anni che non si vedevano finanziamenti pubblici simili.

Oggi si festeggia, da domani al lavoro.

Grandi progetti, una marea di soldi.

Porti, parchi eolici.

Manna che piove dal cielo per placare la fame.

Va bene.

Matteo, che succede?

- Succede qualcosa? - Ehm…

- Girano voci. - Ah, sì?

Lamentele. Dicono che non vai agli incontri.

Che non rispondi ai messaggi, che ti sottrai alle responsabilità.

Mi devo preoccupare? Eh? Ci dobbiamo preoccupare?

Vede, Senatore, quando ero ragazzo,

venivo anch'io alle feste a Palermo.

Solo che non c'erano tutte queste ragazze.

C'era solo qualche signora scosciata della Palermo bene.

Ora, qualcuna di quelle signore

sarà sicuramente qui anche stasera, magari con il marito.

E magari tra quelle ragazze, ci sono le loro figlie.

- Considerando l'età, direi le nipoti. - Ecco.

Le nipoti. Tutte convinte che…

sculettare e ballare aprirà loro magicamente le porte del futuro.

È importante andare con gioia e fiducia incontro al futuro, no?

Il futuro, Senatore.

Dieci generazioni passarono da Adamo a Noè.

E degenerarono.

Dieci generazioni passarono da Noè ad Abramo…

e degenerarono.

Due generazioni sole passano

tra le signore scosciate e le nipoti.

Come vede, degenerare è il nostro destino.

Vale anche per te?

Vale anche per lei, Senatore. Vale per tutti.

Quello che è stato sarà.

Quello che si è fatto si rifarà.

Niente di nuovo sotto al sole, Matteo.

Passato, presente, futuro, non cambia niente.

Ognuno deve fare la propria parte.

E io so che tu… la farai.

- Ci mancherebbe. - Perché io so di chi sei figlio.

Faccio qualche saluto e torno con lo champagne.

"Caro papà, spero che tu stia bene.

Io sto bene. Vado a scuola e faccio i compiti.

Con me sono tutti buoni, la zia mi ha mostrato le tue foto.

Risalgono a quando non ero nato. La zia dice che ti somiglio.

Papà mio, io ti vorrei tanto conoscere.

Perché tu non vuoi?"

- Questo tema è un segno del cielo! - Sì, infatti.

Qualcosa dal cielo arriva sempre.

Rita, io non mi sento tanto bene.

Mi manca l'aria.

Nella prima lettera, gli hai fatto sentire la voce del padre.

È tempo di fargli sentire quella del figlio.

Gli proporrai di incontrare il bambino.

Tu mi odi. Il Colonnello non vuole catturarlo, ma tu vuoi farmi morire.

Se ho ragione su Schiavon, sei già morto.

Mamma mia.

Coinvolgere un bambino innocente. Non sarò più un infame nella norma.

Sarò l'infame più infame della storia dell'infamità!

Hai ottenuto quello che volevi col Sindaco, ora rispetta i patti.

Spero che il Colonnello mi faccia arrestare prima.

Perché Iddu non farà trovare neanche il mio cadavere.

Neanche il mio cadavere.

[Catello] "Caro Matteo, nella tua precedente lettera

chiedevi: 'Come posso io sperare in una vita diversa?'

Domanda sulla quale da tempo anche l'umile sottoscritto si arrovella.

Il tema di tuo figlio che spedisco insieme a queste poche parole

offre a te la risposta.

Incontra il bambino, accogli le tue responsabilità di padre.

Questa è la nuova vita."

Bentornato, Catello.

Tieniti pronto, domani lo incontri.

Con il bambino.

- Buongiorno. - Andiamo.

Dai.

[uomo] Si deve spogliare. Metta tutto qua dentro e indossi questi.

Non si preoccupi, le sarà restituito tutto.

Addirittura le mutande?

Ci sono microspie così piccole che si nascondono anche nel retto.

Gaetanino, chiudi gli occhi.

Dai, scendete.

Forza.

[gracchiare di uccelli]

- [Catello] Uccellacci del malaugurio. - [Gaetano] Dov'è papà?

Starà arrivando.

[Gaetano] È lui?

Io non mi sento proprio bene.

Tuo figlio sta qua, come promesso.

Perché non stai zitto, buffone?

Ma tu veramente pensavi di venire a fottere me, eh?

Ti sei riempito la bocca col nome di mio padre.

- Mi hanno costretto. - Sì?

Non avevo scelta.

Perché sei sempre stato solo un servo.

- Vattene, nessuno sa che sei qua. - Ah, no?

- Sono un verme. - Che fai?

Ho tradito la tua fiducia. Merito la morte, ma non mi ammazzare.

- Eh? - No?

Non mi ammazzare.

Ti prego, non mi ammazzare.

Io non sono mio padre, purtroppo. Lo capite?

Io non ne voglio figli.

[Gaetano] Ehi. Catello?

[Gaetano] Catello!

[Gaetano] Che ti è successo?

- [uomo] Che ha? - [Gaetano] Non lo so.

Ehi.

[uomo] Pronto? Sì.

[uomo] C'è uno che si è sentito male. Non lo so, non si muove, sta male.

[uomo] Sì, alla foce del fiume. Sì.

[uomo] Ok. Fate presto.

[belato]

[forte belato]

- Rita. - Pensavi davvero di farmi fessa?

Incontrarlo da solo.

Volevo solo che finisse.

- Che ci lasciassimo tutto alle spalle. - Vaffanculo!

Rita, la tua operazione può continuare.

Io gli scriverò.

È finita, Schiavon ha scoperto tutto.

La madre del bambino ha sporto denuncia per sequestro.

Volevano arrestarti.

- Volevano? - Schiavon li ha fermati.

Confermando in procura che stavi collaborando con i Servizi.

Cosa che…

ci puoi scommettere, diventerà presto di dominio pubblico.

- Buona fortuna. - Rita!

Adesso tu prendi un aereo, vai a casa, ti riposi.

Deciderai se continuare con me o finire sotto inchiesta

e in galera a pulire i cessi.

Qual era il vero scopo di quest'operazione?

Non catturarlo, ovviamente.

Il nostro primo dovere è esserci.

Senza farci notare.

E intervenire solo se necessario.

[Mancuso] Perché arrestate tutti, ma non lui?

Conosce troppi segreti?

Continui a non capire la vera natura di questo lavoro.

Noi dobbiamo penetrare nelle budella di questo paese

come un virus, per scoprire cosa si agita nelle sue fetide oscurità.

E, se il sistema si inceppa…

provocare l'evacuazione, liberarsi dalle scorie.

Riportare il sistema in equilibrio, un equilibrio precario…

- [Mancuso] Ma vitale. - Vitale, brava.

Con me, imparerai a essere paziente.

Ma il tuo lavoro non sarà buttato via.

Adesso le forze dell'ordine,

la magistratura gli faranno terra bruciata intorno.

È quello che dite a ogni conferenza stampa.

Il nostro orizzonte è…

l'incompiutezza.

Ma un giorno

al maturare delle giuste condizioni…

arriverà anche la sua ora.

Siete poliziotti?

[urlando] Aiuto! Aiuto!

Aiuto!

[dialogo non udibile]

- [Letizia] Mamma, il bambino ha fame! - Sto scaldando il biberon.

[bimbo piange]

[Matteo] "Spregevole Catello Palumbo

lei che si presenta come un timorato di Dio

alla fine è solo un Iscariota.

Due domande. Perché?

E ora che facciamo?

Alla prima domanda dovrebbe rispondermi lei.

Ma essendo privo di onore e dignità, non lo farà.

Alla seconda rispondo io.

Quello che l'aspetta non è la morte.

Perché è meglio il giorno in cui muori del giorno in cui nasci.

Lei continuerà a vivere solo.

Abbandonato dalla sua famiglia e messo al bando da tutti e tutto.

Tutti i suoi indegni sforzi

nutriranno i suoi giorni di tenebra ed estesa afflizione.

Tutti si scorderanno di lei.

Solo e invisibile. Come me.

Perché siamo quello che siamo.

Però, vede, la mia invisibilità, al contrario della sua

rinsalda la mia presenza alla coscienza di tutti.

Lei resterà sempre nei miei pensieri.

Non speri in una disgrazia, in una malattia, nel mio arresto.

Cose che potrebbero capitarmi.

Ma se accadessero, ci sarà sempre qualcuno

che vigilerà perché lei

continui a saldare il debito che ha follemente contratto.

Matteo."

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