Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Arabic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Bulgarian
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
Dutch
English
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
Frisian
Ga
Galician
Georgian
German
Greek
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Indonesian
Interlingua
Irish
Italian
Japanese
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranî)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Persian
Polish
Portuguese (Brazil)
Portuguese (Portugal)
Punjabi
Quechua
Romanian
Romansh
Runyakitara
Russian
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Spanish
Spanish (Latin American)
Sundanese
Swahili
Swedish
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Thai
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkish
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Vietnamese
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
[brusio]
Zooma, zooma.
Natan, metti via quel cellulare.
Leva quel cellulare.
Natan, leva quel cellulare!
[in romanesco] Dammi il telefono,
sennò ti faccio ammazzare di botte da mio padre.
[risate]
Questo scemo!
[bussano]
[in romanesco] Mastro, ti vuole il Preside.
Cortese, che facciamo, ci giochiamo il pareggio del Lecce?
[colpi alla porta]
Avanti.
- Cortese. - Mi dica.
Senti un po', ma hai fatto te domanda per un'assegnazione provvisoria?
Sì, un anno fa. Ma non ho saputo più nulla.
Rupe? Un paesino di montagna?
378 abitanti.
- Ma perché me lo chiede? - Perché l'hanno accettata.
- Ma veramente? - Sì.
- Sul serio? - Sì.
Grazie.
[con accento] Senti, a proposito.
Io ho quattro gomme da neve, nuove nuove.
- Se ti servono, ti faccio fare un affare. - Perché no? Grazie.
Cortese, però tu mi devi far capire, ma chi te lo fa fare?
Preside… Io vivo a Roma da 35 anni.
Mi sono giocato due matrimoni per la scuola.
Ho passato tutta la vita a tentare di salvare gente,
che non solo non vuole essere salvata, ma ti mena pure.
Giorni fa, mi hanno inseguito in cinque: due genitori, la nonna e due zii,
perché mi volevano menare.
Ma io con chi parlo di natura, ambiente, sostenibilità?
Qui non c'è più niente da sostenere.
Ho buttato nel cesso 35 anni,
quando a soli 150 km da Roma avevo la felicità.
Io questa felicità me la vado a prendere.
[verso di lupo]
[ululato]
[motore ingolfato]
[ululato]
[cellulare]
Buongiorno, Agnese.
- Oh, Nunzio? - Oh.
Hai visto che tempo, sì? Qui a Sulmona fiocca.
Sì, ho visto, pure qui a Rupe nevica. È bufera.
Non è passato neanche Gerardo con lo spazzaneve.
E perché?
Dice che accompagnava la figlia a Pescara a fare un' "audiscion".
- Che cosa? - L'"audiscion".
Ho capito. Allora lo passo a prendere io il maestro nuovo,
sennò mi salta il primo giorno di scuola.
- Fammi sapere. - Va bene.
[Agnese] Dove sta questo adesso?
Sempre la stessa storia: questi si perdono e mi tocca ritrovarli a me.
Aspetta, ma che è questo? Dove cazzo sta, sotterrato sotto la neve?
Questi non so capaci proprio a stare qua.
Fregate se nevica oggi però, eh.
- Buongiorno. - Il maestro Michele Cortese?
Sì, sono io.
Piacere, sono Agnese, la vicepreside dell'istituto Cesidio Gentile,
detto Jurico, poeta pastore.
- Sì. - Tutto bene?
Un po' freddo. Ho provato a chiamarla.
Senti, diamoci del tu che accorciamo tutto.
Sì, grazie mille.
- Il telefono non prende fino al paese. - E se ti si ferma la macchina?
Se sei un insegnante, ti veniamo a prendere noi.
Perché noi dobbiamo arrivare a scuola sempre, con o senza neve.
La scuola non deve chiudere mai.
Certo. Io ho provato a farla ripartire, ma…
Devi cambiare le gomme.
Me le hanno date ieri, garantendomi che hanno fatto pochi km.
Queste?
Queste hanno viaggiato più di me che faccio 150 km al giorno da 20 anni.
- Come 150 km? - Sì, Sulmona sta lontana.
Senti, qui mi sa che t'hanno fregato. 100 euro tutte e quattro, immagino.
- 90. - Ecco appunto.
Dammi le chiavi, che la tua la facciamo recuperare più tardi.
- Ecco. - Muoviti.
Sì, arrivo.
Le prendo io le valigie, su. Su, forza.
[cigolii]
- Che freddo, eh? - Ti credo, hai i mocassini.
- Ah, sì. Grazie. - Prego. Faccio io, eh. Non si preoccupi.
Grazie.
Pensi, per un attimo, mi è sembrato come di sentire i lupi.
- Qua ci stanno davvero. - Ah, sì?
- La montagna lo fa. - Ecco.
D'altra parte, viviamo in un territorio un po' particolare.
Pensa che passiamo da - 25 d'inverno, a + 35 d'estate.
Ci sono 60° di escursione termica.
Però, insomma, siamo nel cuore del Parco Nazionale d'Abruzzo,
che proprio l'altr'anno ha compiuto 100 anni, pensa.
Guarda. Guarda la natura com'è potente.
Guarda, che belli, guarda. Che belli che sono, guarda!
- Sono cervi? - Sì.
Sono un branco, vero?
Sì, sono più di uno, quindi sono un branco.
Sono bellissimi. Bellissimi.
Io dopo anni di periferia romana, qui mi sento nel mondo dei sogni.
- Tu non sei di Roma. - No, io sarei di Lodi.
Ah, un insegnante del nord.
L'hai viste le graduatorie? Il 70% degli insegnanti viene dal sud.
Una volta erano solo carabinieri e operai.
Oggi, con 1.400 euro al mese, siamo noi la nuova classe operaia.
Eccoci qua. Qui a Rupe ci vivono 364 anime.
[Michele] Non erano 378?
[Agnese] Sì, un anno fa. Poi ci sono state 14 dipartite e nessuna nascita.
Le valigie tue le prendiamo più tardi. Andiamo.
- [Titina] Ciao, maestra. - [Agnese] Ciao, Titina.
[clacson]
- Ciao, a mamma. - Ciao.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- [in abruzzese] Ma che è lui? - Purtroppo sì.
Tempo una settimana schioppa. Con questo facciamo la fine di Sperone.
Questo sta già esaurito, peggio dell'altro.
Eccoci.
Andiamo che fiocca. Vieni, Miche', che ti presento.
Allora, lui è Nunzio.
Oggi, con enfasi, definito "collaboratore scolastico",
però da noi fa un po' di tutto, quindi se lo chiami bidello non si offende.
- Piacere. - Piacere.
Lei è Maria Antonietta.
- Piacere. - Piacere.
È arrivata a inizio anno, si è laureata il sabato,
e il lunedì già stava qua.
Tu eri nelle GPS, Graduatorie Provinciali Supplenze?
No.
Allora eri nella messa a disposizione, MAD?
No, io sono di ruolo. Ho chiesto io l'assegnazione qui.
Cioè, tu da Roma ti sei fatto trasferire qua?
Sì.
Questo è scemo.
E tu, pendolare casa-lavoro?
Io faccio casa-lavori, nel senso che lavoro in quattro scuole.
Tre ore a Barrea, tre a Villetta Barrea, otto a Rupe e due a Benaco.
Ma parliamo di un territorio meraviglioso, saranno posti bellissimi,
angoli di paradiso.
Io sento che qui il futuro della Terra è meno in pericolo.
- Quanto resta questo? - Sei mesi.
E come cazzo si fa?
Vabbè, ora vado che tra poco devo fare Digital learning,
con la quinta di Barrea.
- In bocca al lupo, Michele. - Viva il lupo, sempre.
Collega, andiamo, ci aspetta la nostra pluriclasse.
Sette bambini belli ruspanti, che vanno dai sei ai dieci anni.
Sette? E non vi hanno ancora chiuso?
Sono anni che ci vogliono far fare la fine di Sperone, ma noi resistiamo.
- Cos'è Sperone? - [Agnese] Andiamo, collega, andiamo.
Noi ora dipendiamo dalla scuola di Castel Romito,
un paese più grande, a 40 km da qua.
Siamo nelle mani di Gaetano, "'na coccia de cazzo" di preside,
a sua volta burattino nelle mani di una ben più grande "coccia de cazzo",
cioè il sindaco Ezechia, che ci vuole chiudere.
Vieni, Miche'.
- Buongiorno. - [insieme] Buongiorno.
Allora, qui c'abbiamo la prima, terza e quinta A.
Lui è il maestro Michele.
- [insieme] Buongiorno. - Buongiorno.
Facciamo le presentazioni.
Loro sono Quirina e Titina, queste a scuola sono inseparabili.
- Però fuori non ci possiamo vedere. - E perché non vi potete vedere?
Perché tra un po' inizia la campagna elettorale.
Il papà di Titina si è candidato come sindaco per il centro sinistra,
e invece il papà di Quirina per il cento centro destra.
- E allora? - Lo so, Miche', la montagna lo fa.
- Lui è Aniceto. - Come?
- A-N-I-C-E-T-O. - Aniceto. Come mai?
- Si chiama così il papà di mio papà. - Ho capito. E tu?
Io mi chiamo Concezio,
e papà mio dice che il papà suo, e il papà di papà suo,
sono due stronzi.
- Ecco. - Ma perché?
No, ti spiego, il nonno di Aniceto era una guardia del parco,
e il papà è il direttore,
invece il papà di Concezio ha una ditta edile.
E quindi si appiccicano.
Lei è Filomena.
- Tua madre guidava la corriera, vero? - Sì, mamma sta sempre sulla corriera.
Cesidio, invece, litiga tutti i giorni con l'italiano, vero?
Però se hai problemi al PC, ci pensa lui. Praticamente è il nostro data manager.
E poi c'è Sabatino. E tira su 'sto mento, Sabati'.
Va bene, dai, potete cominciare.
Ciao. Buon lavoro, Miche'. Fate i bravi, eh.
Grazie.
Eccoci, bambini.
Io sono felice di essere qua, nella vostra scuola.
La scuola dedicata al poeta Giurico.
Mae', si dice "Jurico".
Jurico. Jurico.
- Ma lo sai chi è? - No, no.
Ecco, mae', questo è Jurico.
Cesidio Gentile, detto Jurico,
poeta pastore nato nel 1847 tra queste montagne.
Ai tempi non c'era la scuola pubblica,
c'era solo quella privata, che costava troppo.
Allora, mentre pascolava le pecore,
imparò a leggere e scrivere e comporre poesie.
Qualche anno dopo, fu costruita una scuola pubblica.
E la prima strada è arrivata nel 1956,
dopo che è arrivata la televisione.
E…
In italiano dove siete arrivati?
- Dipende. - Dipende da cosa?
- Noi di prima siamo alle vocali. - Noi di terza al trapassato remoto.
Noi di quinta elisione e troncamento.
Ho capito.
Mae', funziona così, mentre con quelli di quinta fai l'analisi logica,
a noi di terza ci fai scrivere sinonimi e contrari,
e alla prima ci fai fare le consonanti.
Però a volte puoi fare delle cose insieme a prima e terza, oppure terza e quinta,
ma mai prima e quinta insieme perché siamo troppo distanti.
[in abruzzese] S'è capito?
Sì, sì. Chiaro.
[campanelle]
Allora, i bambini ti hanno spiegato chi era Jurico, sì?
Lo sai che io ho insegnato a Roma 20 anni, all'Alberto Moravia,
e non c'è mai stato nessuno, genitore o bambino,
che sapesse chi fosse Alberto Moravia?
Noi le nostre cose le conosciamo.
Solo che, tolti i soliti Croce, D'Annunzio e Silone,
l'eccelso Flaiano e il grandissimo Ivan Graziani,
noi non ci sappiamo vendere bene.
[cellulare]
Argita?
Sì, Concezio sta qua, perché? Ora vengo, sì.
Cos'è successo?
Gemma, la sorella adolescente di Concezio, una mia ex alunna,
se n'è andata un'altra volta di casa.
- Ma chi era al telefono? - Argita, la madre.
- Argita? - Sì.
Ma perché, i genitori hanno il vostro cellulare?
Qua non ci stanno solo i colloqui, noi siamo disponibili h24, te lo dico.
Come un pronto soccorso.
Stiamo sempre insieme, sappiamo tutto di tutti.
- Come… - Più, più di una famiglia.
Come maestri siamo bravini, eh.
Magari nelle nostre famiglie un po' meno, perlomeno nella mia.
A chi lo dici.
Senti, Miche', fammi una cortesia. Me la fai tu l'ora dopo?
Certamente.
- Anzi. - Va bene.
Guardate quanti fiocchi di neve. Guardate che cime meravigliose.
Vedete? Questa natura selvaggia.
Ecco, noi adulti non ne siamo stati capaci,
ma voi la dovete salvare.
Ecco, bambini, questo è quello che dovete fare, e subito.
Fidatevi, salvare il mondo prima di cena. È importante.
Questo dovete fare.
[campanella]
- Che è successo, Anice'? - Devo fare una cosa prima di cena.
Che cosa, a mamma?
Una cosa importante che voi non avete mai fatto.
Cosa?
Agnese, com'è andata con Gemma?
Bene, per oggi lo psicodramma è rientrato.
Vieni a prenderti le valigie. Nunzio? Aiutami.
- Arrivo. - [Michele] Che freddo.
- Tieni, mae'. - Grazie, signor Nunzio.
Prendi pure questa.
[Agnese] A domani. Vado a prendere la borsa.
- Sì, a domani. - Ciao, Nunzio.
- Mae', andiamo a casa tua, va. - [Michele] Sì. Benissimo.
- [Nunzio] Ti si stracc? - [Michele] Mi scusi, non ho capito.
[Nunzio] Ti sei stancato?
[Michele] Ah, no, no. Fa un po' freddo, questo sì.
[Nunzio] Sei arrivato con le ciabatte ai piedi.
Sì.
- Oh. - Oh.
- [poliziotto] 'A ddo va'? - [Nunzio] Me vaj 'a crcà.
- Mi scusi, cosa vi siete detti? - "Me vaj 'a crcà".
È swahili?
No, è abruzzese. "Me vaj 'a crcà", "io mi vado a coricare".
Ho capito, adesso è più chiaro.
- La montagna lo fa. - Sì.
Quanti bar ci sono qui?
- Uno. Stop. - Ho capito.
Ciao.
Mae', ti abbiamo messo le catene e fatto un "overall check-up".
Cosa?
Il papà ti ha fatto un controllo generale. Fa il meccanico.
Grazie, grazie. E quanto devo al papà?
- Niente. - Come niente?
Papà ti voleva cambiare le gomme da neve,
ma ha visto che sei vestito come un poveraccio,
per farti risparmiare, ti ha messo le catene, perché gli facevi pena.
Grazie, ringrazia il papà.
- Oh. - Oh.
Cos'è questo suono che emettete voi?
- Questo è un saluto nostro. - Ah, ho capito.
- Oh. - Oh.
[Michele] Permesso.
- Ora è casa tua, mae'. - Grazie.
- Vieni, mae'. - Va bene.
Entra, entra. Queste sono le chiavi.
- Chiudo la porta, fa freddo. - Chiudi.
- Fa freddino anche qui. - La sai appiccià la stufa?
- La stufa? - Sì, la sai appiccià?
Certamente.
Se senti rumore, qui intorno, non ti spaventare.
- Che rumore? - Gl'lupe.
- Come? - I lupi.
- I lupi. - Sì.
I lupi. E gli orsi?
- No, è presto. - Va bene.
- Ma non si sa mai. - Bene.
Stasera riscaldati la zuppa di orapi e fagioli.
- Oripo? - Gli orapi e fagioli.
Fagioli so. "Oripo"?
Gli orapi. È una verdura selvatica che nasce in montagna.
- Ho capito. - Tipo gli spinaci.
Zuppa di orapi.
- Ciao, mae'. Statte buono. - La ringrazio molto. Grazie.
- Ciao, mae'. - Arrivederci.
Gli orapi… I fagioli.
Gli orapi. I fagioli.
Niente da fare.
Gli orapa. I fagioli.
"Gli orapa". I fagioli.
Com'è andata oggi a scuola col maestro nuovo?
- Bene. - Che dice?
Dice che dobbiamo fare quello che non avete fatto voi.
- Sentiamo un po'. - Salvare il mondo prima di cena.
Ah, è arrivato un altro scienziato.
Tu prima di cena devi fare i compiti. Poi dici che uno diventa violento.
[in abruzzese] Due pizze in faccia a questo.
Ma tu guarda la miseria. Porco Giuda della Maiella.
Uno rientra stanco, e deve sentire queste cose.
[lupo ulula]
[Agnese] Ho capito tutto. Ci penso io, va bene?
- [Ermanno] Ciao, Agne'. - Ciao, Ermanno. Ciao, Maria.
Buongiorno.
Buongiorno.
[in abruzzese] gli faccio passare il sonno a questo! Due schiaffi…
- Lascia perdere. La prossima volta. - No, non esiste proprio.
Prima di cena, eh? Vabbè, andiamo, va.
Oggi facciamo educazione sessuale.
Come educazione sessuale? Io non l'ho mai fatta.
Ora impari.
Allora, come sapete, bambini, esistono vari tipi di identità di genere.
Li indichiamo a caso, così non si offende nessuno,
che qui come fai sbagli.
Allora, c'è il genere maschile e il genere femminile.
Poi c'è il transgender, il cisgender,
agender, bigender,
gender-queer, pangender e il gender fluid.
Sì, mae', però i figli li potete fare solo voi due.
Sì. Cioè, no. Noi due no.
Vabbè, comunque la cosa importante
è andare oltre alle etichette che si appiccicano alle persone, capito?
Sì, però i figli li potete fare solo voi due.
Sì, questo l'abbiamo capito. Altre domande? Dicci, Quirina.
Papà dice che voi parlate tanto di omosessualità,
di genderflu' e di transiberiana.
Transfobia.
Vabbè, dice che la verità è che se tutti gli animali fossero omosessuali,
la fauna che voi volete tanto proteggere si sarebbe già estinta,
e il parco che amate non esisterebbe più.
E dice anche che è meglio se non lo fate parlare, va.
Hai capito, sì? Te che volevi salvare il mondo prima di cena.
Forza, bambini, tutti seduti che adesso arriva Nunzio con la pasta.
- E tu cosa fai? Cosa stai disegnando? - Mia sorella Gemma.
Tua sorella è una cerva?
Mia sorella è come dice Quirina, lei fa estinguere gli animali.
[parla in abruzzese]
- Ciao, Miche'. - Ciao. Dove vai?
Vengo da Barrea,
ora vado a Villetta Barrea a fare un seminario sullo storytelling.
Tu lo sai della sorella di Concezio.
Secondo te perché faccio educazione sessuale, Miche'?
Qui di certi argomenti a casa non ne parla nessuno.
La responsabilità è nostra, funziona così.
A proposito, Concetta, la mamma di Filomena, non viene ai colloqui,
perché quando stacca dalla corriera aiuta il padre a fare i formaggi.
- Quindi vai alla stalla e parlaci. - Come alla stalla?
- I colloqui con lei si fanno lì. - Io non so ancora nulla della figlia.
Tranquillo, tu vai lì, ci parli, ti fai conoscere, prendi confidenza.
Ma fai presto, perché arrivano i genitori di Titina, che sono disperati.
Perché disperati? Dicevi che era brava.
Miche', un problema alla volta. Ora vai da Concetta.
- Alla stalla? - Sì.
Buongiorno.
Buongiorno, signora.
Letame.
Buongiorno. Sono il nuovo maestro, signora.
Buongiorno, mae'. Vieni, vieni.
Che dice Agnese? Con Filomena tutto bene, sì?
Sì, sì, con Filomena tutto bene.
Di' ad Agnese che Filomena ha ripreso a dormire con noi.
Dopo la pandemia, prende e si infila nel letto.
La prima cosa che mi ha detto Filomena è che lei sta sempre in corriera.
Io in corriera ho passato la vita mia, elementari, medie e liceo.
Ora ci lavoro, mae'.
Sono stata la prima donna della Marsica con la patente D.
E quando ho fatto gli esami,
ci stavano gli stessi pullman che portavano me a scuola.
- Me la puoi tenere un attimo, per favore? - Cosa?
La pecora, mae'. Reggi qua, reggi qua.
Io qua ci vengo per dare una mano a mio padre.
Ma quando lui non ce la farà più, 'sta storia delle pecore finisce.
- Peccato, sono mestieri che spariscono. - Ma la puzza no, la puzza rimane.
Il maestro che stava qua prima di te è svenuto per la puzza.
- Gli è venuto l'esaurimento nervoso. - Come?
- La montagna lo fa. - Sì, questo ormai mi è chiaro, sì.
- Sta sempre vicino a Quirina. - Ma che è 'sta puzza?
- Mamma mia, Miche'. - Scusami. Scusatemi tutti.
Loro sono i genitori di Titina: Dionigi e Gianna.
- Piacere. - Il maestro nuovo.
- Piacere. - Michele.
Che succede con Titina?
No, con Titina è tutto a posto. Il problema è Duilio.
- E chi è Duilio? - Il nostro figlio più grande.
È stato un mio alunno, bravissimo. E qual è il problema?
È un periodo che si è messo in testa di dare una svolta alla sua vita,
fare qualcosa di contemporaneo.
Vuole fare il project manager a Pescina? O il fashion blogger?
Sì, magari.
Vuole trasferirsi a Shanghai, a Tribeca?
- Peggio. - Cioè?
Vuole coltivare la terra.
[in abruzzese] Vuole fare il contadino.
Non gli dovevo intestare i terreni abbandonati.
Ancora non gli è passata. Da piccolo mi riempiva la classe di piantine.
Ma ha deciso che vuole fare l'azienda agricola.
Mannaggia alla Maiella.
Scusate, scusate. Signori, siamo di fronte a un esempio virtuoso.
Il desiderio di questo ragazzo va assecondato.
Duilio deve essere aiutato.
Guardate, l'antropologo Vito Teti, nella sua opera "La restanza",
parla di questo. Partire e restare sono i due poli della storia dell'umanità.
"Al diritto a migrare corrisponde il diritto a restare. "
La restanza. Cos'è la restanza?
"Restanza significa sentirsi ancorati e insieme spaesati,
in un luogo da proteggere e nel contempo da rigenerare radicalmente".
Ma certo.
- La restanza, ha detto. - Sì.
Ma che cazzo c'entra questo?
Ma da qua la gente se ne vuole andare via.
Qua c'abbiamo solo la partanza. Ci mancava l'antropologo.
Bisogna restare per proteggere i luoghi e guardare avanti.
Mae', ho capito, io li conosco quelli come te.
A te piacciono i piccoli borghi, ti piace venire d'estate.
- No. - Fammi parlare.
I ruscelli, le verdure del posto, la carne del posto.
- No… - Fammi parlare.
Poi, a settembre, a ottobre, vi piacciono i boschi, vi entusiasmate.
I colori. Il giallo, il rosso, il foliage.
- Io non sono… - Stai zitto.
Col foliage voi ci fate le vostre belle foto, le pubblicate sui social.
Poi, però, a novembre, qui iniziano le piogge.
A Natale viene la neve.
Pesante, diventa tutto complicato, fino a giugno.
Quindi, ti dico una cosa, noi ci siamo stancati di tenere vivi questi paesi,
per permettere a voi di venirvi a fare i vostri fine settimana.
Facciamo a cambio, venite voi durante la settimana,
così capite che magari 'sta vita semplice,
come fate voi con 'ste cazzo di dita, è un passo indietro per noi.
La verità è che nascere qua è una maledizione.
Diventa una benedizione quando muori.
Capito? Quindi, scrivi alla casa editrice, mae'.
Di' all'antropologo, da parte nostra, di andarsene a fanculo.
Ecco. Mannaggia alla Maiella.
- L'antropologia ci mancava. - Come facciamo con Duilio, non lo so.
L'antropologo? Ma tu li hai visti questi?
- Volevo solo fare una citazione. - Tu non devi citare, devi insegnare.
Questa è la terza merda che pesti in 24 ore, compresa quella di pecora.
Quindi se vuoi essere utile, datti una svegliata, capito?
Sennò fatti venire l'esaurimento pure tu e te ne vai.
Qua non siano nel mondo di sogni, siamo in un mondo a parte.
Quindi levati 'sti cazzo di mocassini, comprati cappello, guanti
e evita di dire che il mondo va salvato prima di cena,
perché sennò tu a cena neanche ci arrivi.
La citazione, fa. La citazione.
- Mae', l'hai appicciata la stufa? - No.
- Fammi entrare, va'. - Sì, grazie.
Ma che hai combinato qua? Mettiti a sedere, va.
Sì.
Prima devi mettere la carta, poi ci metti due o tre pigne.
Ecco.
Due schiopparelle, e ci schiaffi sopra anche la legna.
Anche quella.
Prova tu.
Sì, quindi, la carta, poi dopo la carta, le pigne,
le schiopparelle e poi ci schiaffo la legna.
- Bravo, ora appiccia. - Appiccio.
Guarda. Ecco, Cesidio.
Guarda. Grazie, Cesidio, grazie.
Cosa dici, Cesidio, mi sa che mi devo dare una svegliata, eh?
- Sì, mae', mi sa pure a me. - Sì.
Vatti a comprare due cose a Pescasseroli.
Sì.
- Oh. - Oh.
- Oh. - Oh.
- Oh. - Oh.
- Buongiorno. - Oh.
- Miche'? - Mh.
- Buongiorno. - Oh.
- Buongiorno, bambini. - [insieme] Buongiorno.
Visto? Piano piano si acconcia.
Il protagonista del nostro racconto
sa riconoscere gli uccelli dal loro volo.
Questi sono una cinciallegre e un merlo.
- Voi li sapete riconoscere? - Sì, ma dal verso.
- Cioè? - Per sentire, dobbiamo andare fuori.
- Fuori? - Sì, mae', fuori.
Va bene. Andiamo fuori allora, dai.
[insieme] Sì!
Dove andate?
Andiamo a sentire i versi degli uccelli, mae'.
- Ah. - [Michele] Andiamo.
Avevi ragione, si è acconciato completamente.
Ho visto.
- Vieni, mae', ti ci portiamo noi. Di là. - Di qua? Andiamo.
Mae', girati, guarda che bello.
Mae', hai visto il lago?
Bello, sì.
[verso di uccello]
Sentite? Questo cos'è? Questo è un passero.
- È un pettirosso, mae'. - Un pettirosso?
- Questa è una cornacchia. - No, mae', questa è ghiandaia.
- Questo? - Questa è un'aquila. Eccola là.
Mae', tu che versi sai fare?
- Io sono fare il grillo. - Fai sentire.
[imita verso di grillo]
Mae', sei bravo.
Grazie. Adesso, bambini, provate a chiudere gli occhi, tutti.
[imita verso di grillo]
Che bello, mae', sembra estate.
Andiamo.
Guardate, sono cani.
Occhio che quando sono in branco, sono pericolosi.
Ma che stai dicendo? Questi sono lupi.
- Lupi? - Sì, mae', lupi.
- Allora, mi raccomando, stiamo in gruppo. - Ma perché, hai paura?
Beh, ma sono lupi.
- Sì, ma se tu non gli dai fastidio… - Non ti fanno niente.
- Ma stiamo in gruppo, non ci disperdiamo. - Mae', non ti preoccupare, sono buoni.
- Ma cos'è questa? - [Concezio] La palestra.
- E da quand'è che è così? - [Concezio] Io l'ho sempre vista così.
Sì, mae', è sempre stata così.
- Ma che peccato. Cosa gli è successo? - [Concezio] È stata bruciata.
Ah, sì?
[Concezio] Poi è crollato il tetto, ed è stata abbandonata.
Che peccato. Andiamo. Andiamo, che nevica.
- Questo cos'è? - [Concezio] La piscina.
E da quand'è che è così?
[Concezio] Pure questa l'abbiamo sempre vista così.
Mae', tra poco pure la scuola nostra fa la stessa fine.
- Che dici? La scuola non chiuderà mai. - Lo sappiamo tutti che chiuderà.
Concezio, voi non avete l'età per essere rassegnati.
Mia sorella Gemma dice che qui la rassegnazione
si mangia a morsi come la scamorza.
Ho capito, Concezio, ma voi dovete guardare avanti.
Per esempio, cosa vi piacerebbe fare da grandi?
- Gli youtuber. - [insieme] Sì, gli youtuber.
- Tutti? - [insieme] Sì.
Bene.
Miche', che hai fatto?
I bambini hanno paura che chiuda la scuola.
Sono già rassegnati.
Quando vengono qui a scuola la prima volta sono vivi.
Ma dopo un po' la vitalità si spegne.
Dai genitori la rassegnazione viene trasmessa come la varicella.
Hai capito che responsabilità abbiamo io e te?
- Poi, ogni tanto, ci sta l'anomalia. - Cioè?
Oggi pomeriggio andiamo a vedere che combina Duilio.
- Ciao, Dui'. - Ciao, mae'.
- Ciao. - Ciao.
- Lui è Michele, il maestro nuovo. - Ah, sì, quello della restanza.
- Che stai facendo? - Provo a sistemarlo.
Sei marsicano, Dui', non sei cubano che recuperi tutto, eh.
Tra aprile e maggio comincio a seminare le lenticchie.
Ma perché tu non sei come tutti gli altri, eh?
Com'è che non vai su Tik Tok?
Com'è che non ti viene voglia di scappare pure a te?
Perché io qua sto bene, mae'. Perché devo andare via da casa mia?
E poi, io non voglio fare la fine di Sperone.
Miche', qui le cose massimo due anni aprono, chiudono e muoiono.
E lo sai che succede al Duilio di turno, sì?
Che piano piano viene isolato,
come tutti quelli che prendono l'iniziativa.
E così sono tutti contenti.
Tutti perdenti, tutti contenti.
Così non c'è da invidiare nessuno.
Per questo vince l'immobilismo.
Miche'…
Qua la rassegnazione…
Si mangia a morsi come la scamorza, lo so.
Me l'ha detto Concezio.
Bravo.
Tiene ragione Nunzio, "ti si acconciato".
Ma cosa vuol dire acconciato?
Che pure tu sei entrato in un modo a parte.
Il nostro.
- Agnese? - Mh?
Che cos'è Sperone?
Andiamo, va'.
Beh? Che succede?
- Una giornata complicata, Miche'. - No, è una giornata di merda proprio.
Non riparte la caldaia. Mannaggia alla Maiella impestata.
Vediamo che altro succede oggi.
- Io vado con i bimbi. - Sì.
[cellulare]
- [Michele] Buongiorno. - [insieme] Buongiorno.
- [Michele] Come state? - [insieme] Bene.
[Michele] A seconda ora Aniceto e Quirina leggono Rodari a Filomena e Sabatino,
va bene?
La caldaia è ripartita.
Bene. Senti, hai visto Agnese, per favore?
Sta lì. Non è uscita per niente.
Agnese, tutto bene, sì?
Nunzio ha riparato la caldaia.
- Eh? - Nunzio ha riparato la caldaia.
Bene.
Nunzio, stai tu con i bimbi?
Sì, dieci minuti, che poi arriva Maria Antonietta.
Va bene.
Questo è Sperone.
Qui ho fatto il mio primo giorno di scuola.
Il mio insegnante si chiamava Carmelo. Era tanto affezionato a noi.
Eravamo…
Cinque bambini, 80 abitanti.
Quando la scuola ha chiuso, piano piano se ne sono andati via tutti.
E così Sperone è stato abbandonato.
Quel giorno è stato un dolore troppo forte.
Piangevano tutti, piangevano i bambini, piangevano i genitori.
Piangevo io. Piangeva pure Carmelo.
Quando sono diventata insegnante, ho giurato a me stessa
che non avrei mai più permesso che succedesse una cosa così.
Per questo, pur di tenere la scuola aperta,
io gli insegnanti li vado a prendere in mezzo alla bufera,
come ho fatto con te.
Da quando aveva chiuso non c'ero più tornata.
Mi faceva troppo male.
Abbiamo perso prima la biblioteca,
poi la piccola sala cinema, dove facevamo le proiezioni con le videocassette,
gli spettacolini teatrali.
Ci siamo abituati a perdere una cosa dopo l'altra.
Ci siamo abituati al peggio.
E abituarsi al peggio è la cosa più brutta che un essere umano possa fare.
Agnese? Perché sei venuta qua?
Perché dopo 100 anni, due Guerre Mondiali,
12 terremoti, due alluvioni e una pandemia,
l'Istituto scolastico Cesidio Gentile, detto Jurico, poeta pastore,
chiude.
Come chiude?
Non abbiamo più i numeri per restare aperti.
A giugno si chiude, Miche'.
E la scuola che chiude è la morte del paese.
Sai che c'è?
Che qui non abbiamo mai deciso veramente noi cosa cambia e cosa resta.
E lo sai di chi è la colpa? È nostra.
Ma io mi sono rotta il cazzo, Miche'.
Io domani vado all'Ufficio Generale, all'Aquila.
- E tu vieni con me. - Certo.
La direttrice, Luigia, la conosco, è di Bussi, in provincia di Pescara.
- Una parente di mio marito. - Bene.
- Insomma, non si sa chi è più stronzo. - Ho capito.
- Permesso? - Preche, preche.
- "Preche"? - È gentile, dice "preche". Andiamo.
- Buongiorno, Luigia. - Buongiorno, signora.
- Accomodatevi. - Grazie.
- Lui è Michele Cortese, il maestro nuovo. - Piacere.
Piacere, piacere. Porti qualche novità?
- Lui', Cesidio Gentile… - Sì.
Detto Jurico, poeta pastore, a otto anni è andato a pascolare le pecore
perché non c'era la scuola elementare pubblica.
E adesso che vogliamo fare, vogliamo tornare indietro di 200 anni?
Veramente sarebbe quasi meglio.
Perché 200 anni fa, caro maestro, i figli si facevano,
ora no, non si fanno più.
E se non mi credete, guardate qua.
Questo è l'andamento delle nascite nella Val di Sangro.
Guarda che disastro. Guarda come cala.
È una cosa possibile? Si può fare? Si può fare, mae'?
Non saprei.
No, non si può fare. Non si può proprio fare.
Non si può fare.
Cara Agnese, se noi ci accorgessimo
di un flebile segnale di inversione di tendenza, pure pure,
ma qua i dati parlano chiaro.
[in abruzzese] I numeri sono numeri.
Mae', vuoi sapere quando c'è stato un minimo di incremento di nascite?
Non saprei.
Nel 2006, maestro. I Mondiali del 2006, quando vincemmo con la Francia.
Vabbè, dai.
Ora, se tutto va bene, i prossimi Mondiali ci saranno del 2026, maestro.
Ma se tutto va bene, però. Perché sennò ti saluto!
- Qua i numeri sono numeri. - Mi perdoni, signora Luigia.
È chiaro che "i numeri sono numeri",
ma così noi facciamo sparire un'intera comunità.
Mi ha chiamato il preside di Castel Romito.
Ecco perché.
È il reggente della vostra scuola, no?
Mi dice che voi a settembre avrete tre bambini di quinta che se ne vanno,
e nessun altro iscritto.
E per una pluriclasse ci vogliono almeno otto bambini.
Ora io vi dico che tempo una settimana, prima che chiudono le iscrizioni,
mi dovete portare quattro vajulitti che rimpiazzano quelli.
- "Vajulitti"? - Bambini.
- Non si può fare niente. - Dove li troviamo ora quattro bambini?
Questo è affar vostro. Quattro e non meno di quattro.
Perché sennò noi questa scuola la chiudiamo.
Ma poi, queste cose, perché le sto dicendo a te?
Vorrei ricordarvi che tu sei la vicepreside, non la preside.
Lui', tu lo sai che se di questa cosa se ne occupa il preside di Castel Romito
per noi è finita, sì?
Ma io che ti posso fare, bella mia? I numeri sono numeri.
- Sì, grazie… - Abbiamo capito. Grazie, signora.
- 'Sti cazzo di numeri. - "I numeri sono numeri".
[Agnese] Fanculo, va. Te l'avevo detto che era una stronza.
Andiamoglielo a dire.
- Mannaggia alla Maiella impestata. - Madonna mia, e ora?
Pure se scende lo Spirito Santo e ingravida le donne del paese,
siamo sempre fuori tempo.
Per ora questa cosa non si dice a nessuno.
Io lo sapevo che facevamo la fine di Sperone.
[donna, TV] A quasi due anni dall'inizio della guerra,
l'esodo dei profughi ucraini continua.
Una nuova ondata di rifugiati raggiungerà il nostro Paese nelle prossime 48 ore.
A partire sono sempre donne, anziani, ma soprattutto minori in età scolare,
che dopo gli orrori della guerra devono tornare a frequentare la scuola.
Un'emergenza dentro l'emergenza.
La situazione, secondo…
[cellulare]
Oh? Come non torni? Perché? Devi lavorare?
Sono dieci anni che devi lavorare. Con le zoccole tue, devi lavorare!
Ma vaffanculo, va!
[cellulare]
Cazzo vuoi ancora?
- Agnese? - Oh, Michele.
Metti il TG5, subito.
[donna, TV] L'urgenza riguarda i minori.
Le scuole dovranno attrezzarsi
per permettere l'inserimento dei bambini ucraini,
chiamati a integrarsi in una nuova realtà,
dopo l'addio al loro Paese e la fuga dalla guerra.
Che stai dicendo?
Non vogliamo fare la fine di Sperone, giusto?
Nunzio, Maria Antonietta? Venite qua.
Tu sistema i bambini. Andiamo, Nunzio, vieni.
Allora, buoni, buoni. Oggi faremo un compito in classe.
La prima farà il tema "Come immagini Rupe nel terzo millennio",
la terza fa "La transizione ecologica da Benedetto Croce a Greta Thunberg",
la quinta "La transumanza digitale: l'ovino 4.0".
Buon lavoro.
[Michele] Ci siamo? Allora, sentite.
Per non far chiudere la scuola, a noi servono i bambini,
e siccome i bambini qua non ci sono, ce li dobbiamo andare a prendere.
A primo impatto, quello che sto per dirvi potrà sembrare un po' duro,
ma questo è uno di quei momenti della storia.
Qui non bisogna guardare il mezzo, ma il fine.
Per un giusto fine, ogni mezzo è lecito.
[Michele] Per salvare l'istituto Cesidio Gentile detto Jurico, poeta pastore,
noi dobbiamo prenderci qualche famiglia di profughi ucraini in arrivo in Italia.
Loro hanno bisogno di una casa, di un Paese che li ospiti,
noi dei bambini.
Ci aiutiamo a vicenda, mi sembra una soluzione ragionevole.
Ma questa è follia. Ma vi siete impazziti?
Ma poi tu, uomo di principi e di regole,
fuggito dalla giungla romana per trovare un mondo più giusto,
vieni qua a proporci soluzioni barbare al limite della legalità?
- Sì. - Ma pure tu la pensi come lui?
Noi dovremmo essere limpidi come l'acqua,
invece speculiamo pure noi su guerra e profughi?
Nunzio, pure tu non dici niente?
- Mi fate schifo. - Ascolta, le cose stanno così.
O troviamo quattro bambini in sette giorni, o la scuola chiude.
[Agnese] E dopo la scuola, chiude il paese.
Ti vuoi prende tu questa responsabilità? Eh, Maria Antonietta?
Vuoi fare la fine di Sperone?
Allora datti da fare e non scassare il cazzo.
Hai paura che qualcuno ci scopre? Tanto lo sai come si dice qua, no?
- Se le cose non le dici, non succedono. - Ecco.
Allora, per prima cosa dobbiamo compattare il paese,
perché senza le istituzioni questa cosa non si fa.
Poi andiamo alla Protezione Civile e reclutiamo i profughi ucraini.
- Tante vale che andiamo pure al Fucino. - Che cos'è "lu Fucino"?
È una piana bonificata, dove per 30 anni hanno lavorato marocchini, tunisini,
che prima erano clandestini, facevano caporalato alle 4 di mattina.
Poi hanno preso casa, si sono sposati e hanno figli che parlano abruzzese.
Allora, io e te andiamo a Pescasseroli, e loro andranno a "lu Fucino".
Ah, sappiate che il preside di Castel Romito,
da cui questa scuola dipende, non muoverà un dito per aiutarci.
Anzi, farà di tutto per agevolare la chiusura,
prendendosi i nostri bambini,
e salvaguardando la sua scuola e i suoi centri commerciali.
Abbiamo una settimana. Ora tocca a noi.
- Cominciamo dal sindaco, va. - Sì.
Io lo conosco il paese, questi prima dicevano che difendevo il parco,
e ora diranno che riempio il paese di zoccole. Questo succede.
Onofrio, tu davvero vuoi darla vinta al sindaco di Castel Romito?
Non vorrà essere ricordato come il sindaco che ha fatto chiudere la scuola, vero?
[insieme] Eh.
Vabbè, dai.
- Arrivederci, Onofrio. - Grazie.
- Andiamo dal maresciallo. - Sì.
Ricordati che il maresciallo è famoso per non pagare i conti nei negozi.
Hai capito il maresciallo.
Capisce, maresciallo?
Chiusa la scuola, chiuderebbero tutti i negozi.
Ci sarebbe il problema di dove andare a far le spese.
Capito? Altri paesi, altri negozi… E chi li conosce, a questi?
E certo.
Vabbè.
- Grazie, marescia'. - Grazie.
Ora manca solo il capo degli albergatori e della Protezione Civile.
Bene.
Nino, onestamente, l'albergo è vuoto.
E poi, diciamocela tutta, voi prima di luglio non vedete un turista.
Diciamocelo, Nino, i profughi sono una mano santa, sono soldi sicuri.
Vabbè.
Bene.
Allora tra 30 minuti facciamo una bella riunione operativa a scuola.
Ve ne siete dimenticati uno.
Io capisco che non tiene più l'importanza di prima,
ma avercelo contro su una cosa così, non si può.
Non si può.
- Ma certo. - Ha ragione Nunzio: non si può.
Con questi altro che Sperone, qui diventa Chernobyl.
[canto di chiesa]
Don Bernardo, del resto è tutto legato.
Se non ci sono i bambini, non ci sta neanche la scuola.
E senza bambini, non c'è il catechismo, la prima comunione, la cresima.
Figuriamoci il battesimo.
Che facciamo, Don Berna'?
Grazie.
[Agnese] D'altra parte, ogni cresima si prende 250 euro.
Volevo vedere se diceva di no.
Signori, siamo tutti consapevoli, sì? Tutti d'accordo?
Don Berna'.
Domani che è domenica andiamo a Pescasseroli.
- Andiamo a prendere i profughi. - Siamo sicuri?
Maria Antonietta, abbi pazienza!
Scusa, guardami, io ero così quando sono arrivato?
- No. - No. La montagna lo fa.
[donna, TV] Adesso andiamo in Abruzzo, che si sta organizzando
per dare accoglienza e fornire beni di prima necessità
ai profughi ucraini in arrivo.
Come già accaduto in passato,
tanti cittadini hanno deciso di aprire le proprie case ai rifugiati.
Ma questo sforzo di solidarietà…
Vediamo che fanno quelle cocce di cazzo di Castel Romito.
- Che hai detto? - Niente. Ancora?
- No. - Tieni.
[donna, TV] Se è vero che ci sono famiglie di rifugiati
che hanno deciso di tornare in Ucraina,
sono tante quelle pronte a lasciare il proprio Paese.
[cellulare]
Preside, che c'è?
Sindaco, stavo pensando, se questi di Rupe si organizzano?
- Con tutto quello che sta succedendo… - E cioè?
Domani arrivano i pullman di profughi a Pescasseroli.
- Ho visto. - E se ne prendono qualcuno?
L'istituto Cesidio Gentile detto Jurico, poeta pastore,
non muore, resuscita.
Lì sono rimasti quattro pecore. Quelli a settembre devono chiudere.
- Comunque, ho capito, ora ci penso io. Chiamo mio cugino.
Va bene.
- Non so voi, ma per me è no. - Non ti troviamo ancora pronta.
Ma vaffanculo, va'.
- Va bene, grazie. - Un bacione all'Abruzzo.
[cellulare]
Sindaco, pronto?
Gera', senti un po', domattina non passare con lo spazzaneve
da Rupe a Pescasseroli.
Ma come? Stanotte fiocca, tanto.
Gera', serve così.
Andiamo tranquilli, sì?
Va bene.
- Occhio alla curva. - Sì, però…
Ma non puoi evitare di stare così attaccata al ciglio della strada?
- Attenta! - Niente paura, è passato lo spazzaneve.
- Me lo dici per tranquillizzarmi? - No, te lo dico perché si vede, sta là.
- Ciao, Gerardo. - Ciao, Agnese.
- Miche'? - Eh?
- Andiamo? - Sì, andiamo.
- Ecco a lei. - Una firma, per favore.
Buongiorno. Questo è suo.
- Buongiorno. - Buongiorno. Voi?
Noi siamo qui per l'assegnazione profughi. Veniamo da Rupe, alta Val di Sangro.
Aspettate qui.
Un insegnante di educazione fisica?
- Eccolo. - Venga con me.
Ma chi sono?
Sono colleghi nostri. Vengono qua tutte le mattine a cercare una supplenza.
Siamo ridotti al caporalato.
Siamo diventati come i marocchini del Fucino di 30 anni fa.
Questi sono piccoli.
Questi sono grossi.
Ecco, questo è buono.
Piano, piano.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Vi volevo dire una cosa, si può? - Sì, prego, accomodatevi.
- [Nunzio] Grazie. - Prego.
[in abruzzese] Mamma, vado a a giocare a pallone!
- Quanti anni tieni? - Io tengo sette anni.
- Quanto pagate di affitto qua? - Qua paghiamo 300 euro.
Cazzo. Se venite a stare a Rupe, il primo anno è gratis.
E dal secondo,
vi facciamo un prezzo speciale di 199 euro al mese.
L'offerta è valida solo per oggi.
- Ecco a voi la vostra assegnazione. - Grazie, grazie.
Mi scusi, questi vanno alle medie, noi abbiamo solo le elementari.
Ogni giorno dovrebbero fare 60 km ad andare e 60 a tornare.
Hanno già lasciato il loro Paese…
Insomma, io non metterei stress su stress. Sono un po' grandi.
Ma voi chi siete, sindaco e vicesindaco?
No… Siamo maestro e vicepreside.
Ma vi stanno per chiudere?
- Eh, sì. - E allora ditelo prima, no?
Ma qua ci offrono pure l'ADSL gratis, per sempre.
Hakimi, stammi a sentire.
Io ti offro un televisore 4K,
ultra HD, 75 pollici.
Super fibra e giga illimitati.
A voi.
- Grazie. - Grazie, eh.
Questi tre come età vanno bene, però ce ne manca sempre uno.
Manca uno.
Ma ci offri anche tutte le piattaforme gratis per sempre?
- Per sempre. - Va bene.
Allora uno ce l'avete voi.
Sì, Miche', li ho convinti io. Tutto a posto.
Bene, allora jamme va.
Jamme.
Sei arrivato agnello, e ti abbiamo trasformato in lupo.
La montagna lo fa.
- Bene. - Ce l'abbiamo fatta.
- Bravissimi. - Bravi, bravi.
- Complimenti. - Grazie.
- Bravi. - Grazie.
Ma mi devi dire come hai fatto?
L'ho convinto. "Ci ho fatto ave una casa gratis".
- E chi paga? - Voi.
- Come noi? - E certo.
- Allora, come ci organizziamo? - Gli ucraini li mettiamo in albergo.
I nordafricani li possiamo mettere alle casette del terremoto.
Tanto sono abituati quelli.
- Don Berna', che dici? - E vabbè.
- Marescia', voi che dite? - Vabbè, andiamo avanti.
[Michele] Bene.
Tu con l'audition di tua figlia hai chiuso!
Che cazzo mi frega? È stata eliminata.
Disgraziato che non sei altro! Se ti prendo ti spacco la coccia!
Io ti caccio! Io ti rovino!
E io dico a tutti che non volevi far passare lo spazzaneve.
Interruzione di servizio pubblico. Passi i guai.
Quanti soldi ti ha dato, eh? Quanti soldi ti ha dato?
- Ma vaffanculo! - Disgraziato, vaffanculo tu!
Vaffanculo!
[Nunzio] Quella coccia di cazzo di Castel Romito ci voleva fregare.
Ma l'ho fregato io.
Mi so' giocato tutta la carta igienica dell'anno.
- Ti bastano? - Sì.
- [Nunzio] Ho pagato 300 euro. - Bravo, Nunzio.
- Bene, no? - Bene, bene, sì.
- Vuoi un passaggio? - No, grazie, vado a piedi.
Vabbè. Ci vediamo domani.
Allora, bambini, tra poco avrete dei nuovi compagni.
Ci sarà un bambino nordafricano, che viene dal Fucino,
e poi tre bambini ucraini, provenienti dalle zone di guerra.
Dimmi, cara.
Nonna dice che ora il paese si riempie di zoccole.
- Ma, Filomena, cosa dici? - Nonna dice così.
E di' a nonna di stare zitta,
sennò i profughi non vengono e ci chiudono pure la scuola.
E noi che facevamo gli 007 della Marsica.
Qui sanno tutto di tutti.
Non tengono la bocca chiusa neanche quando mangiano.
E ora che è successo?
Guardate, l'antropologia non è proprio una scienza esatta.
Sì, sì, vabbè! Voi ci avete parlato con Duilio?
Sì, perché?
Perché quello, per fare l'azienda agricola, si è ipotecato pure i terreni.
Ora c'abbiamo pure i debiti. Mannaggia alla zozza, mannaggia.
Mannaggia alla Maiella. Ma tu guarda questo.
Duilio?
Oh, ora sì.
Duilio, ascolta,
a volte noi che non viviamo qui vi mettiamo in testa delle stronzate,
tipo che c'è un futuro nella terra, nel recupero dei borghi.
E non ci rendiamo conto che vi mandiamo in guerra,
col rischio che non torniate più.
Dovremmo insegnare noi a coltivare la terra.
Allora sì che avrebbe senso tenere aperta la scuola.
Duilio, stammi a sentire, tu lo sai come funziona qui.
Tutte le cose che uno prova a fare, dopo due anni muoiono.
Tu mi devi promettere che resisti.
Se arrivi al terzo anno allora ce l'hai fatta.
Però me lo devi giurare.
Te lo giurò, mae'. Io ce la faccio.
Va bene.
I primi cinque kg di lenticchie te li compro io.
- Ciao, Dui'. - Ciao, mae'.
Guarda.
Noi essere umani saremmo fatti per non lasciare indietro nessuno.
E poi siamo diventati un'altra cosa.
Qui anche una sola persona che non si rassegna va aiutata.
Io gli voglio bene a Duilio, perché è l'unica speranza che abbiamo.
[musica bandistica]
- Andiamo, Don Berna'. - Andiamo, va'.
Benvenuti.
- Laskavo prosymo. - Eh?
- Benvenuto. - "Laskavo"?
- Laskavo prosymo. - Laskavo prosymo.
Cascavo prosimo.
- Ma cosa cascavi? Laskavo prosymo. - Laskavo prosymo.
Voi se-gui-te il pa-rro-co.
Sindaco, non parlano italiano, è inutile che scandisci.
[parla in ucraino]
I marocchini vengono con me allora. Andiamo.
- Laskavo prosymo. - L'hanno capito che sono i benvenuti.
Mettiamo i banchi in ordine canonico. Canonico vuol dire normale.
[in abruzzese] Credevi di parlare al prete?
Ti mollo uno schiaffo che ti sbianco!
Bene, possiamo entrare. Bravissimi.
- Sedetevi. - Bravo.
Aniceto.
- Mae'? - Che c'è?
- Io vicino a lui non ci voglio stare. - E perché?
- Perché… - Oh.
È che lei è abituata a stare con le femmine, capito?
Bene, sembriamo una classe vera. Possiamo cominciare.
Allora, bambini, adesso presentatevi ai vostri compagni.
- Prego. - "Men'e zv'aty Svitlana".
- Poi? - Men'e zv'aty Yulia.
- Bene. - Men'e zv'aty Anatoly.
- Io sono Khaled e sono marsicano. - Marsicano.
Allora, facciamo vedere Rupe ai vostri compagni.
Khaled, Svitlana, Yulia, Anatoly, venite qua.
Sono disegni fatti dai vostri compagni. Khaled, qual è il disegno più bello?
- Questo. - Anatoly?
[parlano in ucraino]
- Questo? - [insieme] Il lupo.
Il re in assoluto è l'orso marsicano.
- Marsicano. - [Michele] Bravissima.
- Bravo - Bravo. Molodets.
[insieme] Molodets.
E adesso andiamo a mangiare.
- Kharchuvannya. - Kharchuvannya.
- Io devo correre a Benaco. - D'accordo.
Faciuli e orape.
Nunzio, non ti ci mettere anche tu.
Non è che se scandisci il dialetto ti capiscono.
Non parlano neanche l'italiano, io gli parlo dialetto.
- Va bene. - Faciuli e orape.
- L'ha detto. - Brava.
Agnese?
Mi ha chiamato la Regione, dicono che dobbiamo fare una cosa per i social.
L'hanno chiamata, foto oppurtunity. Così domani la pubblichiamo.
- Sì. - "Rupe chiama Kiev".
Così autorità e istituzioni vedono quello che facciamo.
- Buon lavoro. - Grazie, arrivederci.
- Torni a Sulmona? - Sì.
Perché non resti qui?
[cellulare]
Scusa. Mio marito.
Oh, che vuoi?
Ah, non torni neanche stasera. Certo. E dove vai?
Montesilvano. Altre zoccole. Ma vaffanculo, va.
[bussano]
- Ne manca uno. - Come ne manca uno?
- Una famiglia di profughi se n'è andata. - Ma come?
Dicevano che piuttosto che restare qua, preferivano tornare al Paese loro.
- Ma domani ci sono le foto. - E ora sono cazzi!
Eh, sì, Nunzio. Senza alcun dubbio, sono grandissimi cazzi.
[cellulare]
Ciao, Miche'.
- Ne manca uno. - Come ne manca uno?
Una famiglia di profughi se n'è andata. Come facciamo a trovare un bambino ora?
- Mannaggia alla Maiella impestata. - Mà, che succede?
[Michele] Agnese?
A me Rupe fa schifo, io non ci voglio venire!
Io voglio andare a scuola mia! Mi fa schifo!
Dici sempre che sto più con i miei alunni che con te, giusto? Oggi stai con me.
No, io voglio andare a scuola mia!
- Ma tu chi sei? - Fatti i cazzi tua.
Un bel sorriso.
- Bellissima. - Tutti in classe, forza.
Forza, bambini, dai. Seguite Nunzio.
Pure questa è fatta.
Sì, ma non posso portare tutti i giorni mio figlio da Sulmona.
E dai.
[cellulare]
Oh, Argita? Sì.
Ho capito.
- Che c'è? - Gemma è sparita, non si trova più.
Ha litigato con i genitori, stanotte non è rientrata.
Miche'?
Concezio, ascolta. Tu sai dov'è Gemma, vero?
Dove sta?
Lei dice sempre,
che se mamma e papà la fanno arrabbiare un'altra volta,
si butta dal ponte di Barrea.
Gemma!
[suona "Not the same" di Sheldon Riley]
- La devi piantare! - "Tu l'ha da pianta"!
Quella, tu la devi lasciar perdere, capito?
[cellulare]
Sì?
- Vieni qua. - Io qua non ci voglio stare!
Invece tu rimani qua. Gemma, rimani qua, dove vai?
Lasciami!
Fermati!
Gemma!
[insieme] No, no! Gemma!
Michele. Michele!
- Forza, forza. - È finita.
È finita.
- Ora andiamo a salvare la scuola. - Sì, ma prima vatti a cambiare.
[Gaetano] Sindaco, guarda un po' 'sta foto?
Sei, sette, otto, nove, dieci, undici. Questi sono tutti.
- Ma come può essere? Anatoly sta qua. - E io che ne so?
Vabbè, ora ci penso io.
- Agne', va tutto bene? - Sì, sì, tutto bene. Dimmi.
Mi ha chiamato il sindaco di Castel Romito.
- Che vuole ora? - Dice che ti devo mandare un'ispezione.
- Fanculo a soreta. - Che dici? Non ho capito.
Quando c'è l'ispezione?
- Mae', ti sei asciugato? - Sì, grazie, Aniceto.
- [insieme] Bravo. - Grazie, grazie, bambini.
Quando arriva?
Domani. Miche', io ci sto pensando, ma non mi viene in mente niente.
Guarda. È il sito del Ministero, sono i parametri per tenere la scuola aperta.
Guarda il rigo sotto.
"Insegnante di sostegno obbligatorio…"
Ho capito, ma questo vale per un disabile.
Una classe con un disabile si forma sempre.
Miche', ma "ti sei sciacquato il cervello nel lago"?
Vuoi fare la fine di Sperone?
Ho capito, Miche', ma pure volendo,
dove lo troviamo un bambino disabile in 24 ore?
- Sono stanco. - E di che?
Alza 'sta testa, a mamma. Che hai fatto?
- Miche', ci sarebbe un limite a tutto. - No, non c'è un limite a niente.
- No, ci sarebbe, invece. - No, non c'è.
E allora vabbè.
Felicita e Pasquale,
arriva un momento nella vita in cui le cose vanno affrontate.
E noi non possiamo più ignorare i segnali che Sabatino ci manda.
Anche lui se n'è accorto.
Sì. Io ho riconosciuto subito i segnali,
ma per rispetto ai colleghi ho fatto un piccolo passo indietro.
Però siamo ancora in tempo.
Due genitori, per quanto dura possa essere la realtà, la affrontano.
Agne', evitiamo 'sta commedia.
Che vi serve per tenere in piedi la scuola?
- Un disabile e un insegnante di sostegno. - Quindi Sabatino deve essere scemo?
Oddio, scemo no. Una cosa così…
È sufficiente un impercettibile ritardo, una leggerissima disabilità.
Tutte cose che il bambino può imparare facilmente.
Tu che dici, Sabati'?
Che devo dì?
Caro… "Che deve dì"?
Ora dobbiamo trovare un medico.
Qua non c'è il medico, qua ci sta Carmen.
Stasera andiamo da Carmen.
Carmen sta qua.
Eccoci. Felicita, Pasquale, prego.
Eccoci qua. Buonasera.
- Ecco qua. - [Agnese] Grazie, Carmen.
Che c'è, Feli'?
Boh. Non è che dopo Sabatino rimane scemo tutta la vita?
Ma che vai dicendo? L'anno prossimo andiamo alla ASL e ne facciamo un altro
che dice che sta bene, non ti preoccupare.
- Come faceva tuo padre con me? - Sì, sì.
[capra bela]
Tieni. Ma cos'è?
Scusate, devo mettere il microchip alla capra di Concetta.
- Alla capra? - Di Concetta.
Allora, bambini, sta arrivando l'ispettore, mi raccomando.
Prego, ispettore, si accomodi. Da questa parte.
- Oggi si è messo proprio paro paro. - Prego.
- Buongiorno. - Buongiorno. Salutiamo.
- Bambini, salutate. - Salutate.
- [insieme] Buongiorno. - Buongiorno.
Allora, come vedi, tra di loro ci sono i nuovi arrivati.
Lei è Svitlana, Yulia e invece lui si chiama Khaled.
- Sì. Poi c'è il bambino quello… - Ah, sì, Sabatino. Vedi?
Purtroppo ultimamente il bambino ha dato dei segnali inequivocabili.
Sì, ho capito.
- Ispetto', la montagna lo fa. - "Lo saccio".
Naturalmente io darò il nullaosta.
La documentazione va mandata al Ministero per la convalida.
Sì, lo faccio subito.
No, la documentazione va mandata dal dirigente di competenza,
che è il preside di Castel Romito.
Io penso che già domani mattina arriva la risposta del Ministero.
Ok.
Meglio che me ne vado sennò oggi rimango bloccato. Arrivederci.
- Arrivederci. - Arrivederci, ispettore.
Preside di Castel Romito.
Oh? Che è 'sta mosceria?
Adesso mandiamo i documenti. Forza, andiamo dentro.
Pure voi. Vendiamo cara la pellaccia.
[Michele] Mi aiutate?
Adesso scansioniamo i documenti e li spediamo.
- [Agnese] Mettimi i fogli davanti, dai. - [Michele] Perfetto. Prendi il foglio.
Mettilo nell'angolo. Vieni qua. Schiaccia pure. Perfetto.
Ragazzi, ci proviamo lo stesso.
Allega. Bene, c'è tutto.
Vai.
- Vado, eh? - Sì.
- Nunzio, portali in classe. - Andiamo fuori, ragazzi.
[Michele] Sai cosa penso adesso?
Penso che questo paesetto moribondo
è riuscito a ritirarmi fuori le passioni che avevo cancellato.
Gli voglio bene.
[campanella]
[Nunzio] Dicevano che non nevicava più, ma a me sembra sempre uguale.
[Michele] State tranquilli, bimbi.
Dai, andiamo. Andiamo.
Hanno chiuso Passo Godi, ora chiudono pure la provinciale.
Ho capito, chiamo zia Maria per accendere la stufa.
Stanotte mi tocca restare qua. Fammi avvisare a casa, va.
Oh? Sì, stanotte non torno, eh. No, hanno chiuso Passo Godi.
Eh, ti impari.
La frittata.
Fa finta di fare il padre di famiglia,
come se non lo sapessi che si fa tutte le zoccole della Valle Peligna.
Andiamo. Andiamo ad aiutare a liberare la corriera.
[Agnese] Piano. Attenzione.
[uomo, TV] Domani scuole chiuse per allerta meteo.
[bussano]
[uomo, TV] Una violenta nevicata si è abbattuta in Abruzzo.
Hai imparato ad appiccià la stufa?
Mannaggia a te, mannaggia.
La montagna lo fa.
Hai visto oggi com'erano preoccupati i bambini?
Loro stanno bene a scuola,
anche se sognano quasi tutti di diventare degli youtuber.
Miche', finché sei un bambino, qua è tutto bello.
Ci sta…
Il cervo, la volpe, il lupo. È come una favola.
Poi arrivi a 15 anni e la favola diventa un incubo.
Per fare sport ti devi fare 50 km ad andare e 50 a tornare.
Poi ti credo che maledicono la neve e dicono che la natura è una disgrazia.
Diventano adolescenti incazzati, che, se va bene, vogliono scappare.
Ma se va male, diventano fragili, come ramoscelli secchi.
Qui la gente non fa più bambini per paura che diventino adolescenti.
Ma poi c'è Duilio. Dobbiamo tenere aperta la scuola per quelli come lui.
Sì. Sennò i Duilio se ne vanno.
E a noi ci rimangono solo le cocce di cazzo.
- Oddio! - Madonna, Ezechi'! Che hai fatto?
Un incubo. Rupe era tutta piena.
Case riaperte, negozi… Nessuno veniva più ai centri commerciali nostri.
La scuola era piena di ragazzi.
E tutte quelle pecore… Centinaia di migliaia di pecore.
- Che brutte che sono. - Madonna, Ezechi'.
Troppi arrosticini, non me li devo mangiare più, no.
Te l'ho detto che la sera non te li devi mangiare gli arrosticini.
- E ora fammi dormire. - Che sogno brutto.
Centinaia di migliaia di pecore. Un milione di pecore.
E zitto e dormi!
Ha smesso di nevicare.
Dormi che tanto le scuole sono chiuse.
Ma che chiuse? Ricordati che noi siamo sempre aperti.
Allora andiamo insieme?
Pubblichiamo in gazzetta ufficiale?
Comunque adesso la situazione è migliorata.
Siamo riusciti a liberare la corriera.
Non tutte le bufere vengono per nuocere.
La montagna lo fa.
Siamo la notizia del giorno ancora per poco.
Andiamo a leggere 'sta condanna a morte.
- Hanno accettato. - Ma come? Veramente?
Allora Gaetano non è una coccia di cazzo. Pensavamo male noi.
No, no, avete pensato bene. Quel preside è una coccia di cazzo.
- Cioè? - Ci voleva far chiudere.
Perché lui essere coccia di cazzo.
No, Svitlana, "lui essere grandissima coccia di cazzo".
Tu sì 'na coccia de cazzo! Gaeta', tu una cosa dovevi fare.
L'ho fatta, sindaco.
E perché l'istituto Cesidio Gentile resta aperto?
Non capisco, sindaco.
Ora ti faccio vedere una cosa. Ora inauguriamo il "Marsica Mall".
Questi hanno fatto un investimento da 12 milioni di euro. Che gli diciamo?
Che gli diciamo?
Che sei una grandissima coccia di cazzo! Sparisci!
Comunque c'abbiamo pensato noi a sistemare le cose.
E come?
[Cesidio] Mentre stavate mangiando…
Sbrigatevi.
[Cesidio] Prima ci siamo copiati i documenti che avete inviato,
poi, mentre papà e mamma dormivano, ho hackerato il sito del Ministero,
e sono entrato nella posta elettronica,
per controllare l'email che ha mandato il preside Gaetano.
[Cesidio] E lì ho trovato la sorpresa.
Dalla documentazione che avete inviato,
ha eliminato il certificato medico di Sabatino.
Via pure tu.
[Cesidio] E ha cancellato pure Khaled.
Al Ministero. Ora sì.
Dalla posta elettronica di Gaetano,
ho sostituito l'email vecchia con un'email nuova,
con tutti i documenti che aveva cancellato,
e l'ho inviata al Ministero.
- Mae', siamo fatto bene? - "Siete fatto benissimo".
- Ma voi siete pazzi. Questo è reato, eh. - Chiudere la scuola è reato.
Mae', quindi la scuola non chiude?
No, Sabati', quest'anno la scuola non chiude.
Andiamo in classe.
- Ora mi tocca fare lo scemo tutto l'anno. - Non ti preoccupare, Sabati', dai.
Ma adesso manca l'insegnante di sostegno.
Io una mezza idea ce l'ho.
Andiamo. Andiamo, forza, tutti in fila.
Carmelo!
Eccoci qua. Che diamine, io so' vecchio, mica sordo.
Dai, Sabati', raggiungiamo il gruppo.
Allora oggi andiamo in un posto bellissimo.
- Sca-mo-rza. - Sca-mo-rza.
Maria Antonie', ancora ci pensi?
L'importante è che la scuola sia rimasta aperta.
- Neanche fosse la prima volta. - Cioè?
L'abbiamo già fatto con gli albanesi, negli anni '90.
Quelli che erano qui
mi mandavano le copie dei documenti dei parenti in Albania.
Noi facevamo finta che si dovevano trasferire
e li iscrivevamo a scuola.
Ma veramente?
Quindi iscrivevamo i figli, i nipoti, i cugini.
- Insomma, siamo andati avanti per anni. - Poi cos'è successo?
Niente. Nessuno ha detto niente.
- Eh già, perché se le cose non le dici… - Non succedono.
E si capisce.
Mae'? Mae', guarda che abbiamo trovato.
Che bello.
[imitano il frinire di grillo]
Adesso andate pure a liberarlo.
- [insieme] Ciao, mae'. - Ciao, ciao.
L'assegnazione provvisoria è scaduta.
Torno a Roma.
- Scusa. - Perché ti scusi?
Anzi, grazie. Mi hai dato un motivo per lasciare mio marito.
Così adesso si può occupare a tempo pieno delle sue zoccole della Valle Peligna.
Quando te ne vai?
Domani.
- Ultimo giorno di scuola. - Sì, ultimo giorno di scuola.
Ciao, bambini. Ciao, ciao.
Ciao, ciao a tutti. Fate i bravi.
Mi raccomando.
Ciao, ciao. Ciao, ciao.
- Oh. - Oh.
Mae', abbiamo messo le gomme estive.
Grazie, Cesidio. Grazie a tutti.
[insieme] Ciao, mae'. Ciao!
Andiamo, ragazzi. Andiamo dentro. In classe, su.
[suona "Agnese" di Ivan Graziani]
[clacson]
[lupi ululano]
Cosa abbiamo imparato quest'anno?
Quest'anno abbiamo imparato che la scuola è veramente nostra,
che, quando serve, bisogna difenderla.
Se era per qualche coccia… Vabbè, avete capito.
Noi dovevamo chiudere per sempre. E invece no, perché a settembre si riapre.
Ovviamente, ci mancherà un po' il maestro Michele.
Mae'?
Tu che ci fai qui?
La montagna lo fa.
[suona "Agnese" di Ivan Graziani]
- Vieni, Sabati'. - Ciao, Sabatino. Ciao.
[Cesidio] "Sono Gentile Cesidio,
che, fra le gregge e con la verga in mano, ho scritto le memorie marsicane.
Crebbi colmo di miseria e nell'ignoranza,
a motivo che a quei tempi scuole elementari non esistevano.
Mio padre era un misero pastore,
e nella scuola privata non ebbe il potere di mandarmi.
Nella capanna dei pastori,
mi imparai a conoscere le lettere dell'alfabeto.
E così, appena comincio a scrivere,
scrivevo versi ispirati dalla mia fantasia.
In questi Marsi monti abitatrice, il giorno splende, se la notte tace.
Il Sangro grida un gentile mormorio.
Hanno nido fra noi virtude e pace".
[suona "Taglia la testa al gallo" di Ivan Graziani]
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.