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- Mamma, è arrivato Arturo. - A quest'ora?
- Buongiorno, mamma. - Sei già qua!
- E' successo qualcosa? - Sì.
Cos'è successo? Hai la faccia così scura e allarmata! Una disgrazia?
- Speriamo di no! - Cosa significa? Cos'è successo?
- Una cosa strana. - Cosa?
Ero in bottega con il principale. Stavamo ferrando un cavallo.
All'improvviso è arrivato papà. Di corsa e affannato.
Stamattina doveva andare a Pozzuoli per un carico di vino.
- Avrà cambiato idea. - Che ti ha detto?
E' entrato di corsa in bottega con la faccia stravolta.
Poi si è avvicinato e mi ha detto: "Lascia questi ferri!"
"Non ti servono più."
Io credevo che scherzasse e ho continuato a lavorare.
Lui invece mi ha preso per un braccio
e mi ha spinto fino in strada.
Il principale è uscito spaventato e ha detto: "Don Pasquale, che fate?"
"Vostro figlio deve lavorare."
"Se mio figlio lavora o no, sono affari che non vi riguardano."
"Pensate a vostra moglie. Lo sanno tutti che è l'amante del farmacista."
Mamma mia! Che ha detto don Lorenzo, il tuo principale?
- Mi ha licenziato. - Ecco! Ora l'opera è al completo.
Non ne posso più! Quell'uomo è stato sempre la rovina della mia casa.
Questo è niente. Sentite. Quando siamo rimasti soli,
papà mi ha detto: "L'ho fatto apposta per farti licenziare."
"Ora devo trovare un altro posto, un lavoro qualunque."
"Non c'è bisogno! Noi siamo gran signori."
"Da 5 minuti, tuo padre è entrato in possesso di 40 milioni."
- Madonna mia! - Lasciatelo parlare.
Gli ho detto: "Papà, invece di raccontare storie,
non è meglio che vai a caricare il vino?"
Mi ha guardato e mi ha detto: "Sei più scemo di quello che pensavo."
Poi mi ha dato uno schiaffo ed è scappato.
E' pazzo! Mio marito è pazzo!
- Non esageriamo! - Che disgrazia!
In fin dei conti, quali stranezze ha fatto?
Quali sono queste stranezze?
A don Lorenzo ha detto la verità. La relazione con il farmacista esiste.
- E lo sappiamo tutti. - Doveva dirglielo in faccia?
Va bene, era nervoso. A lui ha dato uno schiaffo.
- Che c'è di straordinario? - Mia mamma ha ragione.
Non vi allarmate, non c'è paura di niente.
L'ho osservato bene. Non mi è sembrato uno che non ragiona.
- Il fatto dei 40 milioni? - Quello non l'ho capito.
- Però dico che non è pazzo. - Allora è ubriaco!
Aspetta, Filomena! Se fosse una finzione per non lavorare?
La buonanima di mio marito, quando non voleva fare niente,
fingeva di essere impazzito e si metteva a parlare con mobili e quadri.
Io allora non ero tanto esperta e ci credevo.
Avevo deciso di fargli fare una visita da uno specialista.
Invece lui fingeva per non lavorare.
Come lo assodasti questo?
Quando fingeva di essere pazzo, faceva sparire i soldi che io risparmiavo
e andava a bere il vino.
Vai in camera mia, apri il tiretto del comò,
e vedi se ci sono ancora le 500 lire. Vai!
- Subito, mamma. - Carolina, Dio solo sa cosa faccio
per risparmiare qualche soldo! Io sono una martire!
Quell'uomo mi ha ridotto pelle e ossa. Guarda! Non c'è più niente.
Tu dici bene, quello si finge pazzo per non lavorare.
Se sono sparite le 500 lire, vuol dire che non è pazzo.
- E torna a casa ubriaco. - Mamma, le 500 lire non ci sono.
- Mio marito gli ha detto il segreto prima di morire. - Dammi la sciarpa.
- Gli faccio tornare il cervello! - Ti accompagno.
- Eccolo qui! Vostro marito! - Meglio così!
Fammelo vedere.
- Vi dico che papà non è ubriaco. - Arturo dice bene.
Se fosse ubriaco, non potrebbe camminare così dritto.
Hai ragione.
Calmi!
- Che c'è? - Niente.
- Carolina, buongiorno. - Buongiorno, don Pasquale.
- Come stai? - Non c'è male. Voi?
Male! Male! Male! Mi sento rimbambito.
La testa mi gira. Mi gira...
(ripetono in coro)
Che c'è? Mi sento male.
Mi sento come se dovessi cadere a terra da un momento all'altro.
Mi sento...
(ripetono in coro)
Cos'è? La grotta azzurra?
Speriamo che mi passi.
Ma se non passa, il rimedio è mezzo litro di vino.
Un altro mezzo litro!
Ho capito, Arturo ti ha raccontato cos'è successo in bottega.
- Noi ce ne andiamo. - Ve ne andate?
- Sì. - Ma più tardi tornate?
Se ho tempo...
Fate il possibile per tornare. Non ve ne pentirete.
Bene, torneremo. Speriamo che vi sia passata.
- Che cosa? - La malattia che avete in testa.
- Andiamo, Rosina. - Ci vediamo più tardi.
- Vieni tu da me? - Sì, voglio vedere come va a finire.
- Arturo ti ha dato le ultime notizie? - Sì.
- Che l'ho fatto licenziare? - Sì.
- Che non dobbiamo lavorare più perché siamo milionari? - Sì
- Che ho 40 milioni? L'hai saputo? - Sì.
E... non ti viene un accidente?
Neanche i milioni ti fanno venire gli accidenti?
Dammi le 500 lire!
Zitta! Zitta! Mi sembra che viene gente.
Sì, ho sentito correre.
Eh no.
E' ancora presto ma manca poco.
- Sto tremando come una foglia. - Non ti senti bene, papà?
Figlia mia bella!
Mi sento bene, ma è l'emozione.
- 40 milioni non sono tre soldi. - Sicuro!
Perché fai questa faccia? Ho 40 milioni! Sì!
Tuo marito possiede 40 milioni.
- Domandalo a Dante Alighieri. - Il tuo amico!
Il mio amico di stamattina. Amico vero, amico sincero.
Uno di quei amici che vivono lassù
e non hanno interesse a essere falsi e delinquenti
come quelli che vivono sulla terra!
Quelli dicono sempre la verità.
Hai detto la verità, eh? Carogna!
Delinquente! La verità? Non so chi mi trattiene!
- Perché ti arrabbi, papà? - Perché...
Mi arrabbio perché a volte gli amici, per essere troppo sinceri,
combinano certe cose...
Già... Si dice: "Non c'è gioia senza dolore."
"Non c'è rosa senza spine."
Da una parte è... Dall'altra è...
E allora?
(piange)
Dio mio, salvatemi!
Dio mio, salvatemi!
Abbi pazienza, scusa.
Ti chiedo perdono delle parole che ho detto. Sono pentito.
Ma tu capisci in che condizioni mi hai messo?
Io non posso né piangere né ridere.
Se piango, mi viene da ridere e se rido, mi viene da piangere.
Sei stato spietato!
- Papà! - State tranquilli.
Una simile felicità, una simile fortuna non capita tutti i giorni.
Ginarella, prendimi un bicchiere di vino.
- Subito, papà. - Aspetta! Dove vai? Non vedi che è ubriaco?
- Vai a prendere il vino! - Ma mamma...
- Che c'entra? Non c'è tua mamma. - Sto qua!
Non è vero. C'è aria e rumore.
Quella è aria e rumore. Io sono il capo di questa famiglia.
- Se ti do un ordine, devi eseguirlo immediatamente. Vai! - Subito!
- Pasquale! - Zitta!
- Parlo quanto mi pare! - Tu parli quando lo dico io!
Il capo di questa famiglia sono io.
- Siamo in caserma! - Brava! Brava!
- Il comandante della caserma sono io. - Davvero?
Sì! E voi dovete obbedire, altrimenti sono schiaffi, calci, morsi e pugni.
Hai capito, Filomena?
Schiaffi, calci, morsi e pugni.
Assortiti. Hai capito? Ricordatelo.
Ricordati le mie parole.
Guardate là!
Bello di mamma, tuo padre è pazzo veramente.
- Pazzo? Chi lo ha detto? - E' stato Arturo!
- Chi ha detto "pazzo"? - Parlavo del tempo.
Piove, c'è il sole. Il tempo è pazzo.
Zitto, non dire bugie. Sei stata tu. Tu hai detto che sono pazzo.
- Io? No. - Filomena, io non sono pazzo.
- Chi ha detto che sei pazzo? - Io sono savio.
- E ho 40 milioni. - Hai 40 milioni!
- E non sono pazzo. - Non sei pazzo.
- Perché hai paura? - Di te? Non ho paura di te.
Perché sei così calma e non hai fatto una piazzata?
- Perché dovrei farla? - Io ti conosco! Non hai paura?
No. Ehi! Non fare così!
Se mi vieni vicino con quella faccia, mi fai saltare.
- Allora vengo piano. Non sono pazzo! - Aaah! Non sei pazzo.
Mannaggia!
Filomena, ora ti dimostro che non sono pazzo.
Il pazzo non ragiona. Se tu non stessi pensando che io sono pazzo,
perché io ti conosco,
non mi daresti un momento di pace e tranquillità.
Mi chiederesti che cosa ho fatto con le 500 lire
che ho preso stamattina dal comò, sotto le camicie.
Te lo ricordi? Allora non sei pazzo!
Lo hai capito! Madonna mia, dammi la pazienza!
- Papà, calmati. - Se non mi risponde, lo uccido!
- Che hai fatto con le 500 lire? - Le ho spese.
- Davvero? Tutte quante? -Tutte quante.
Se invece di 500 ne trovavo 5.000, le spendevo tutte.
"Mariuolo"! Sei un mariuolo! Lasciami stare!
- Quelli sono soldi miei. - Davvero?
- Io lavoro, la ladra sei tu che prendi i soldi della spesa.
- Li risparmio. - Se invece di 5.000 ne trovavo 50.000, le spendevo tutte.
- Davvero? - Ora dimmi "mariuolo" un'altra volta!
Mariuolo!
Papà!
Ti rimane la testa in mano!
(Filomena urla)
- Mamma, vieni qua. - Guardate là!
Io sono milionario e lei mi chiama "mariuolo"!
Sono un signore! Sono milionario!
Ho 40 milioni!
Siamo diventati signori.
Ho 40 milioni.
Passa il milionario, inchinatevi.
Salutatemi, sono milionario.
- Mi voleva uccidere. - Ho paura che tu abbia ragione.
- Mamma mia! Dove sta? - E' fuori. Zitta.
(Pasquale) Non si lavora più.
E quella specie di donna vivrà felice con i milioni che lascio io!
Io lascio i milioni e tu te li mangi!
Io ti diseredo! Io ti maledico!
Maledetta!
Non te li lascio i milioni! Finirai a chiedere l'elemosina.
Ma non è detta l'ultima parola.
Quella la dirò fra otto mesi. Se Dante Alighieri ha detto la verità.
Potrebbe aver scherzato.
I poeti sono stravaganti. Chissà!
Ecco l'orologio. Spacca il minuto.
Lo sapremo fra poco.
Se i 40 milioni sfumano, vuol dire che Dante Alighieri ha scherzato
e abbiamo perduto 500 lire.
Perché ha scherzato non lo capisco. Io non lo conosco.
Se i 40 milioni arrivano...
Figlio mio! Figlio mio!
Papà tuo...
Così...
(musica celestiale)
Esco da qua. Così...
Cuore di mamma, non mi lasciare. Con te mi sento più sicura.
- Mamma! - Gina, hai sentito?
- Dove sta? Che sta facendo? - E' là.
- Ti sta guardando. - Mamma mia! Si è fissato con me!
- Tieni, papà. - Dammi il vino.
Dallo qua.
Carogna! Carogna!
Mamma mia! Alla sua pazzia aggiunge anche il vino!
(rumore di vetri infranti)
Non servirai più tuo padre.
- Sì. Sì. - Fra poco non ci sarà bisogno.
- Fra poco avrai i servitori. - Sì, papà.
E un servitore speciale, personale, per te.
- Sì, papà, sì. - Avremo cavalli da corsa.
- Automobili! - Vero!
- Belle le automobili! - Compriamo un bell'appartamento.
- Panoramico. - Panoramico, sì, sì!
- Come no! - Vestiti, brillanti.
Pellicce! Andiamo a Monte Carlo.
- Monte Carlo è bella. - Sì!
- Io non sono pazzo. - No!
- Non sono pazzo! - Aaah! Non sei pazzo.
Non sono pazzo! Sarete felici.
- Sarete tutti felici. - Anche tu, papà.
Figlia mia! Figlietta mia bella!
Cuore di papà tuo. Io non posso essere felice.
Se siete felici voi,
io...
(musica celestiale)
Così...
- Così... - E' pazzo. E' pazzo.
- Non c'è niente da fare, è pazzo. - Non farti sentire.
- Che stai dicendo? - Niente. Stavo dicendo ad Arturo
che con le 500 lire volevo comprare calzini e fazzoletti.
Ho comprato qualcosa di più sostanzioso.
Tu sei tanto giudizioso, Pasquale.
- Che hai comprato? - 40 milioni.
Bravo! Bravo! Hai fatto un buon affare.
- Dove li hai comprati? - Dal governo.
Ma guarda! Il governo adesso si è messo a vendere i milioni!
Ho giocato al lotto le 500 lire. Le ho messe su quattro numeri.
500 lire su quattro numeri?
- Sì. E ti restituisco 40 milioni. - Sei tanto sicuro di vincere?
E' sicuro! La fortuna sarebbe se io non vincessi.
Se vinco, è una disgrazia.
Se non vinco è una fortuna.
- Perché? - Perché...
Stanotte ho fatto un sogno.
Ho bevuto mezzo litro di vino ed è stato l'inferno.
Era un miscuglio, una porcheria! Ho sognato di stare in Paradiso.
Stavo facendo una passeggiata sulle nuvole.
All'improvviso ho visto un signore alto e magro.
Con un mantello rosso. Era lui, Dante Alighieri.
Non l'ho riconosciuto perché era molto sciupato.
E' morto da tanti anni.
Lui mi ha riconosciuto e ha urlato: "Pasquale! Che fai da queste parti?"
Io ho risposto: "Faccio una passeggiata."
"Prendo un po' d'aria, in camera mia faceva caldo."
"Bravo, Pasquale. Riposati un po'. Siediti."
"Dove mi siedo? Cadrei di sotto."
"No, no. Ti puoi sedere." Con la mano ha fatto così
e tutte le nuvole sono diventate poltrone, divani.
Era un grande salone con tanti lampadari.
Ma erano tutte nuvole che si erano formate così.
Ha detto: "Siediti sulla poltrona."
Mi sono seduto ed era morbido. Mi sentivo dondolare.
- Era il vino! - Stai zitta! Fammi parlare.
Lui si è seduto di fronte a me e mi guardava.
Con quel naso così...
"Bravo, Pasquale! Bravo!"
Era proprio la voce di Dante. Tale e quale!
"Sei venuto a farmi visita. Bravo."
"Pasquale, ti volevo parlare seriamente."
"Devo ricompensarti di una cosa."
"Di che cosa?"
"Ho visto che in casa tua c'è la mia effigie."
Sarebbe quel busto che sta lassù.
"Sì, me l'ha regalata l'avvocato quando fece uno sfratto."
"Mi ha dato delle sedie vecchie e altre cianfrusaglie
come quel busto che non gli serviva e io l'ho messo in casa."
"Ecco! Per questo ti voglio ricompensare!"
"Se tu fossi stato un altro,
uno che non capisce l'importanza di questo busto,
lo avresti regalo, lo avresti venduto."
"Invece tu lo hai messo in casa tua perché mi vuoi bene, mi stimi,
e non mi hai dimenticato come molti altri sulla terra."
"Ma io mi vendico! Sono carogne!"
Lui diceva: "Sono carogne, ma non voglio fare nomi."
"E io non voglio sapere niente."
"Pasquale, alzati e vieni con me."
Lui camminava davanti e io andavo dietro a lui.
Era un sogno proprio ragionato.
A un certo punto si ferma a fa: "Pasquale, girati e guarda in basso."
Io mi sono girato e che hanno visto i miei occhi?
Figli miei! Una festa paradisiaca,
non come quelle che facciamo noi.
No! Era come il cielo e il mare tutto insieme.
Poi dei fasci di luce che si incrociavano.
Celeste, giallo, verde, blu. Di tutti i colori.
In mezzo tanti angeli, grandi, piccoli, medi,
che suonavano i violini e le trombe. Centinaia di migliaia.
Volavano e si incrociavano fra di loro.
(imita il suono della tromba e del violino)
Erano come mosche. E io ero rimasto incantato.
"Hai visto, Pasquale? Ora guarda laggiù."
Guardai dall'altra parte. C'erano i fuochi artificiali.
Le granate che si aprivano...
Di tutti i colori. Argento, blu, d'oro, rossi, gialli.
Se ne è aperta una grandissima, che mi ha fatto impressione.
E' esplosa e si è aperta questa granata rosso fuoco
che ha coperto tutto il cielo. Non si vedeva più niente.
Quando il fuoco ha cominciato a cadere,
ha scoperto un muro tutto d'oro.
Era così lucente che non lo potevo guardare. Dovevo chiudere gli occhi.
Fece: "Pasquale, guarda."
Questo fuoco della granata che cadeva...
Ogni pezzo che cadeva si metteva vicino al muro d'oro.
Poco per volta, hanno formato delle lettere
che hanno composto il mio nome.
Pasquale Grifone.
E sotto, quattro numeri di fuoco. Proprio con le fiamme.
Mi ha detto: "Pasquale, gioca quei quattro numeri
che il destino ha scritto sotto il tuo nome e diventerai milionario."
Ho detto: "Io non posso giocare perché non ho soldi."
"Già! Povero Pasquale, sei disperato."
Dice: "Ho capito quello che devi fare."
"Apri il cassetto di tua moglie. Sotto le camicie ci sono 500 lire."
"Giocatele tutte."
Me lo ha detto lui! Io non sapevo che lì c'erano i soldi.
- Ha fatto la spia! - Stai zitta!
Non potevo sapere niente. Infatti ho trovato le 500 lire.
Allora io ho detto: "Se non escono i numeri, se perdo,
mia moglie la devo mandare a fare compagnia a te!"
Lui ha detto: "No. E' sicuro che vincerai. Ciao, Pasquale."
Mi ha dato la mano e io sento ancora la mano forte che mi stringe.
Mentre me ne stavo andando, mi è venuta un'idea e ho detto: "Senti!"
Lui dice: "Di che si tratta?"
"Vorrei sapere perché il destino
ha scritto quei numeri sotto il mio nome."
Lui è rimasto così, ha fatto un'espressione come per dire:
"Ma guarda che domanda ha fatto questo!"
Dice: "Pasquale, sai com'è..."
Si guardava le unghie, faceva così...
"Che vuoi fare? Pasquale, rassegnati."
E io: "Sei una carogna! Rassegnarmi? Che significa?"
"Sto per vincere una quaterna e mi devo rassegnare?
"Mi devi spiegare che significa."
Dice: "Ho da fare. Devo andare in sogno ad altra gente."
"Va bene, ma spiegami questa cosa prima che mi svegli."
"Devo andare. Ciao."
"No, fermati!" In quel momento il cielo è diventato scuro.
Le nuvole sono diventate nere e il vento le faceva correre.
Si intrecciavano fra di loro, si allungavano e si incontravano.
L'acqua a catinelle.
Io mi avvilivo, non voleva parlare. "Parla!"
"Perché il destino ha scritto quei numeri sotto al mio nome?"
Ma non lo vedevo più perché era buio. Lui correva.
Si è illuminato tutto. Lui correva e scavalcava le montagne.
L'ho afferrato per il mantello, ma è scappato.
"Fermati! Fermati!" E' caduto il cappuccio.
L'ho preso. Dice: "Lascia il cappuccio!"
"Se non rispondi alla mia domanda, non te lo do."
Lui: "Ne ho un altro." Io: "Ti rincorro."
"E io ti accorcio le gambe!"
Le mie gambe erano piccole, le sue grandi. Lui correva.
"Parla! Parla!" Io strillavo.
Tuoni, lampi e l'acqua... Quella carogna rideva.
"Perché?" La voce non mi usciva.
"Perché il destino ha scritto quei quattro numeri
sotto il mio nome?" E lui...
- Ehi! - Aaah!
Accidenti! Carolina! Credevo fosse Dante Alighieri.
Voi sembrate imbalsamato. Che è successo?
(Filomena) Ha scommesso 500 lire su quattro numeri.
500 lire! Accidenti! Avete fatto ambo, terna e quaterna?
No! Quaterna secca.
- Ah! Quei 40 milioni che dicevate! - Glieli dà il governo.
Vieni, Arturo. Quella è una scema. Vieni qua.
Mettiti sul balcone. Aspetta Antonio, il figlio del portinaio.
Gli ho dato un foglio bianco per scrivere i numeri estratti.
Appena arriva, dimmelo. Io non riesco a stare fermo.
Sono emozionato, devo muovermi.
- Che numeri avete giocato? - 8, 13, 52, 90.
- Belli! Chi ve li ha dati? - Il suo amico, Dante Alighieri.
Può darsi che escano.
A me Dante Alighieri ha sempre detto la verità.
Diversi anni fa, in sogno mi disse che avrei avuto una grande gioia.
Infatti, dopo tre giorni, morì il prete che mi aveva sposato con lei.
Quando passò il funerale qua sotto, me ne andai in campagna.
Papà! Papà! Sta venendo Antonio.
- Antonio! (balbetta)
- E' allegro? - Non lo vedo, è troppo lontano.
- Come cammina? - Con le gambe.
- Lo so! Corre o va piano? - Corre come il vento.
Corre? Ho vinto! Carolina, dammi una sedia.
Dammi una sedia, Carolina.
- Si è fermato. - Togli la sedia.
- Sta parlando con il portiere. - Gli fa vedere un pezzo di carta.
Una carta bianca? E' quella che gli ho dato io per segnare i numeri.
- Ho vinto! Che fa? E' ancora fermo? - Sì, sì, sì.
- Che fa? - Si muove, salta, sembra impazzito.
- Mosse di allegria? - Di gioia.
Ho vinto. Ho vinto! Ho vinto!
Antonio!
Antonio!
(tutti insieme) Antonio! Antonio!
(Antonio) I numeri sono usciti! - Mamma mia!
Ha vinto!
Papà! (grida di giubilo)
Abbiamo vinto! Abbiamo vinto!
Papà! Abbiamo vinto! Corri, papà!
40 milioni! Andiamo, papà, corri.
- Papà! - Sono usciti tutti e quattro!
- Sono usciti tutti e quattro. - Veramente?
- Ecco qua. - 8,13, 52, 90.
- Se ti fossi sbagliato, Antonio? - Scherzate? Me li ha scritti proprio
don Giovannino del botteghino. - Papà! Aspettate! Papà è svenuto.
- Papà! - Non vi preoccupate. E' la contentezza.
- Prendete l'aceto. - L'aceto!
State tranquilli, si riprende subito.
Ecco l'aceto.
Non c'è bisogno. Dimmi...
- Dite. Dite. - Tutti e quattro?
- Tutti e quattro. Siete contento? - Disgraziato!
(grida confuse)
Iettatore! Non venire più in casa mia, altrimenti ti ammazzo!
- Uccello del malaugurio! - Papà!
Pasquale! Pasqualino mio bello!
Ti uccido!
- Papà! - Che ho fatto?
- Io non posso essere contento. - Perché?
Voi non sapete che ha risposto Dante Alighieri
quando gli ho chiesto che significavano quei quattro numeri.
- E' una cosa brutta? - Figlia mia! Una cosa tremenda!
Ha detto: "Pasquale, quei numeri sono la data della tua morte."
Com'è possibile? 8, 13, 52, 90.
Ha detto: "Tu morirai fra otto mesi. Alle ore 13."
"All'età di 52 anni. 90 giorni dopo il tuo compleanno."
"Dopo il tuo compleanno, avrai tre mesi di tempo."
"Se durante questi tre mesi la tua famiglia ti fa mangiare pesce,
muori immediatamente, di colpo."
Figli miei! Figli miei!
- Figlia mia bella! - Papà!
Il sogno si è avverato. I numeri sono usciti.
Se mi volete far vivere altri tre mesi dopo il mio compleanno,
non comprate pesce.
Questo lo dico a voi figli perché mia moglie
mi farebbe mangiare pesce ogni giorno! Un'eterna vigilia!
Rassegnatevi. Rassegnatevi.
Fra otto mesi farete il mio funerale.
Va bene, Pasquale, non è niente!
Mia cara, non è facile vivere e agire da signori.
Signori si nasce. I nostri padroni non ci sono nati.
- E' vero, ma è gente buona. - Non dico il contrario.
Io sono abituato a vivere nelle case signorili. Qui non resisterò.
- Ti vuoi licenziare? - E dove vado?
E' difficile trovare un posto buono. Qui potrei anche abituarmi,
ma il padrone mi tormenta dalla mattina alla sera.
Non è mai contento, non gli va bene niente.
E' colpa tua. Che cosa ti dissi quando entrasti in questa casa?
Attento che alla padrona devi parlare ricercato, ma al padrone no.
Invece, tu usi termini scelti. Lui non ti capisce e si arrabbia.
Io non so parlare diversamente. Mi hanno insegnato così.
Non fare troppo il difficile. Ieri il padrone ha detto
che avere due persone di servizio in casa è un'esagerazione!
Bene! Se mi licenziano, mi fanno un piacere!
Piano! Se si spegne il lumino, la padrona ti licenzia immediatamente.
Certo! Questo è l'angelo tutelare.
Come dice la signora: "Il lumino deve stare sempre acceso."
- E' proprio vero, la fortuna è cieca! - La padrona!
- E' rientrato il padrone? - Non ancora.
- E la signorina? - Credo sia andata al tennis.
- A piedi o con la nostra automobile Alfa Romeo? - A piedi, signora.
Sola o accompagnata da un giovanotto straniero?
- Sola, signora. - Va bene.
Vi potete ritirare.
Un momento! Tenete pronto il tè. Non si sa mai.
- Va bene, signora. - Grazie.
Il padrone!
- Che c'è? Hai perduto qualcosa? - No, signore.
Allora? Perché fai questo saluto esagerato?
Esprimevo il mio profondo rispetto.
Non lo fare profondo. Fallo normale.
Io ti capisco, fai una caricatura. Vuoi dire che sono un arricchito.
Stai attento, tu mi sei antipatico! Hai capito?
Ti tengo in casa per mia moglie. Io ti avrei già licenziato a calci.
- Il signore vuole scherzare? - No, i calci li do seriamente!
Ricordati che sono nervoso. Stai attento!
Oggi fa un caldo che non si respira neanche in automobile.
- Se il signore permette... - Che vuoi?
- Il cappello. - E' nuovo! Non te lo regalo.
- Il signore non ha capito. - Certo!
Tu vuoi parlare difficile e io non capisco.
Parla come ti ha fatto mamma!
Poiché avete detto che avete caldo,
orbene, toglietevi il cappello.
"Orbene"! Hai capito? "Orbene"!
Fammi un piacere. Quando parli con me, non mettere la lingua nel pulito!
- Pasquale! - "Pasquale"!
Stai qua, mia nobile consorte! Mi hai capito?
Nelle case nobili, dove sono sempre stato
prima di avere l'alto onore di entrare qui,
si parlava italiano. - Io parlo napoletano, non turco!
- Non dico questo. - Stai attento!
La gente del popolo che parla pulito, come fai tu e la mia nobile consorte,
sono pezzenti rifatti! - Pasquale!
"Pasquale"! Non è così? Parla tu, Lumachella!
Non chiamare la mia cameriera con un nome così volgare!
Al tuo paese non ti chiamavano "Lumachella"?
Sì, perché da piccola ero poco svelta.
Ti dispiace che io ti chiami con questo nome così volgare?
No, anzi, mi sento a casa mia. Se mi chiamate così, mi fa piacere.
La sincerità! Una cosa genuina! Che bello! Tieni.
Guarda. Ti voglio regalare 5.000 lire. Tieni.
- Alla faccia di Giovanni. - Grazie, signor Pasquale.
- Ritiratevi subito. - Sì, signora.
- Scusate, Giovanni. - Si figuri, signora.
- Sono mortificata. - Prego.
- Scusate. - Si accomodi.
- Siete molto gentile. Grazie. - Prego, signora.
- Grazie. - Prego.
Con permesso.
Con la testa rotta andrai via da casa mia!
Se trovi un annuncio sul giornale: "Cercasi cameriere con la testa rotta",
presentati pure.
Che animale!
Insomma? Hai deciso di farmi diventare lo zimbello di tutti?
Ma non farti illusioni perché, se ridono alle mie spalle,
ridono anche alle tue. Anzi, alle tue ridono di più!
Figuriamoci! Di quelli che ridono alle mie spalle, io me ne frego!
Sentite che parole volgari!
Filomena, ti sei dimenticata quello che io dicevo in passato?
Ora ti fa impressione "me ne frego"?
Non vuoi capire che non siamo più quelli di una volta?
No, ora siamo quelli di un'altra volta!
Non capisco perché tu devi respingere
tutto quello che potrebbe farti diventare un gentiluomo purosangue.
Filomena, tu parli in un modo per cui dovrebbero proprio fare
un concorso a premi per chi ti fa il pernacchio più forte!
Io parlo come deve parlare una gentildonna
della mia condizione e della mia casta.
Filomena, la tua casta! Ma quale casta? Filomena!
- Io non sono un buffone! - Perché? Io sono una buffona?
No. Ora ti dico che cosa sei tu.
Tu sei la caricatura di una buffona. Figurati!
E tu sei un ignorante senza cuore.
Io sarei senza cuore?
Io ho questo schifo di famiglia!
Tutti si sono sistemati sulle mie spalle.
Io pago con la morte questi soldi che voi state spendendo.
Tutti si sono messi a posto. Mia figlia ha trovato lo straniero.
Finora nessuno voleva sposarla.
Appena hanno sentito l'odore dei soldi,
è uscito fuori lo straniero che la sposa!
Devo comprare l'appartamento per gli sposi.
- Dev'essere panoramico. - Certo!
Dev'essere panoramico. Sennò come fanno?
Il corredo da dodici. Non poteva essere da sei?
No! Di tela d'Olanda. Da dodici.
Ci sono i miei soldi e mia figlia si sistema.
Mio figlio fa il commerciante di vino all'ingrosso.
Gli affari vanno bene perché paga in contanti.
Non fa le cambiali e quindi gli affari vanno a gonfie vele.
E' diventato intelligente! "Quanta intelligenza ha mio figlio!"
Quello è cretino! E' cretino!
I soldi fanno diventare intelligenti.
Mettete i soldi in tasca a un cretino e quello diventa subito intelligente!
Mio figlio si è sistemato.
Mia moglie... eccola là! Che hai fatto? Sembri San Gennaro.
Guardatela! La mattina, quando si sveglia, apre la cristalliera.
Bicchieri, forchette, coltelli, piatti... Guardate.
Che fai? Togliti questa roba!
Passa la sua giornata dal parrucchiere
a sistemarsi i piedi, le mani, le orecchie, i capelli.
Guardate là! E si è sistemata anche mia moglie.
Fra poco mi sistemo anche io!
E ti saluto!
(lamenti)
Mia nobile consorte, tu non capisci che sono agli sgoccioli.
- Non capisco. - Che abbiamo festeggiato un mese fa?
- Non lo so, facciamo tante feste. - Il mio compleanno.
Dante Alighieri disse che sarei morto tre mesi dopo il mio compleanno.
Un mese è passato. Fra 60 giorni farete il mio funerale!
- Mamma mia! Questa è una fissazione! - Una fissazione! Sì, sì...
Anche quando vinsi la quaterna, dicesti che era una fissazione.
- Anzi, allora dicesti che ero pazzo! - Santo cielo!
Hai un aspetto magnifico, mangi di buon appetito,
non ti senti niente, ti sei pesato e non sei dimagrito. Che vuoi?
Non mi sento niente adesso. Non sappiamo come starò fra 60 giorni.
Pasquale! Tu vivrai 100 anni e farai il funerale a tutti noi.
Figuriamoci! Per me non ci sarebbe nessuna difficoltà!
Ora che ho visto come la pensate. Che schifo di famiglia!
Vi vorrei sotterrare tutti, uno dopo l'altro.
Tutti in ordine, sotto terra. Uno sopra all'altra.
Una bella parmigiana di morti!
Non è così. Non è così.
Devo morire prima io.
(lamenti)
- Te lo ricordi? - Chi?
Quel mio amico di Salerno che vendeva le mozzarelle.
- Non me lo ricordo. - Vinse il terno
e dopo tre mesi morì, come aveva detto sua madre in sogno.
- Forse era malato. - No, stava benissimo.
Allora, com'è morto?
Con la morte! Così si muore!
Le malattie non significano niente. Sono al servizio della morte.
Con la bronchite si può vivere, con la polmonite si può vivere,
con la paralisi si vive, con la morte non si vive!
Quella è la malattia principale che dovrebbero studiare.
Che fanno gli scienziati? Non capisco!
Perdono tempo e non studiano la malattia più importante.
Queste sono le domande stupide che si fanno: "Com'è morto?"
Con la morte!
Le due domande che si fanno: "Come è morto e quanti anni aveva?"
"E' morto tizio. Quanti anni aveva? Che malattia aveva?"
Io lo so perché si domanda. Non per affetto né per interessamento.
Si domanda per controllare.
"Quanti anni aveva? Fammi vedere se è la mia categoria."
"Che malattia aveva? Forse ce l'ho anche io?"
Per questo si domanda!
Morire con la morte: un colpo e ti saluto!
Come succederà a me. Un accidente e ti saluto.
Anzi, prima ti saluto e poi mi viene un accidente.
Filomena! Filomena! Non ne posso più. Soffro le pene dell'inferno.
Voglio essere confortato dalla famiglia.
Voglio il conforto, Filomena!
Voglio il conforto!
Questo veleno amaro! Quella non mi pensa nemmeno!
Filomena! Come faccio? Me lo sono anche sognato.
- Che cosa? - Che ero morto.
Benissimo!
Benissimo? Tu non vedi l'ora che io vada a ingrassare i broccoli
perché io sono il parente "lazzaro" che dà fastidio in casa
e vi fa fare brutta figura.
Ma non credere che me ne andrò in silenzio.
- Te ne andrai con la banda? - Lo vedrai fra 60 giorni!
Lo vedrai! Lo vedrai fra 60 giorni.
- Io mi ritiro. - No, no! Aspetta.
Ti voglio raccontare il sogno che ho fatto stanotte.
- Sentiamo questo sogno. - Sentilo che è bello.
Ho sognato che ero morto.
- Benissimo! - Benissimo.
Ero in camera mia e mi avevate sistemato sul letto antico.
Ero morto sereno, con un mezzo sorriso da questa parte. Così...
Ero morto sorridendo. Io sono un'anima buona.
Perché dovrei morire con una faccia brutta? Sono morto sereno.
Intorno al letto c'erano molte candele.
Era tutto acceso, sembrava la festa della Madonna.
A sinistra, dalla parte del cuore, c'erano i figli.
A destra, dalla parte del portafogli, ci stavi tu.
Come una sentinella. In piedi. Pronta!
Ai piedi del letto c'era la servitù. Giovanni, il portinaio, la cameriera.
Amedeo, l'autista, col baffetto...
- Che vuoi dire? - Io l'ho capito!
- Vai avanti. - Quello prende il posto mio!
- Vai avanti. - Ti piace Amedeo, eh?
L'ho capito da come lo chiami.
"Si è otturata la fontana. Chiamate Amedeo!"
Con quella voce che fa una donna quando chiama uno che le piace.
"Chiamate Amedeeeo!"
- Vai avanti. - "Amedeeeo!"
Ma non mi interessa. Io penso a me!
- Io non ti vedo nemmeno. - Dimmi il sogno.
I figli e i camerieri piangevano.
- E io che facevo? - Tu no. Tu ridevi.
- Io? In sogno, forse. - No!
Come stai ridendo adesso.
Ridevi e non ti potevi frenare. Però eri vestita di nero.
Certo! Nelle nostre condizioni, bisogna mettere il lutto.
Sennò, che figura facciamo?
Che schifo di famiglia! Mamma mia!
A un certo punto è entrato il notaio per la lettura del testamento.
Ha visto che ridevi e non sapeva se farti le condoglianze o i complimenti.
Ha detto: "Devo leggere il testamento. Non c'è niente da ridere."
Ti sei fatta riprendere dal notaio! Allora siete andati tutti in salone.
Tu continuavi a ridere. Questo è importante.
Sei stata la prima a prendere posto. E ridevi.
Il notaio ha cominciato a leggere il testamento.
"Questo a quello, questo a quell'altro..."
Sai che cosa è successo? I figli e i servitori si sono messi a ridere,
e tu, dopo la lettura del testamento, ti sei messa a piangere.
Io non ti rispondo. Mi ritiro sdegnata nelle mie stanze.
Non ti lascio neanche un centesimo. Neanche un gettone per il telefono!
- "Saluta la fibbia"! - A chiedere l'elemosina!
- Devi chiedere l'elemosina in chiesa! - E chi me la dà?
"Fate l'elemosina alla vedova di un milionario."
- Mi fai proprio ridere! - Neanche un soldo.
Prego, mia nobile consorte! Andate via!
Via! Via! Via!
Ti devo distruggere!
Questi altri 60 giorni che resto qua saranno la tua distruzione.
Ti darò tanto veleno, sarò tanto tossico,
che ti farò morire verde scura.
Tutta storta.
Devi morire prima tu!
Le mogli devono morire prima dei mariti. Prima tu!
Fra 60 giorni, io. Ma prima tu!
Sì! Prima lei!
No! No! No!
No! Altrimenti la trovo ad aspettarmi dall'altra parte!
No! Voglio morire da solo! Basta che non ti vedo più.
Solo!
- Di' a mamma che sono tornata. - Subito.
- Qua. - Questo è un regalo per la signora.
- Le piace molto la frutta. - Molto!
- Io volere... - Voglio!
Io voglio restare ancora un po' con te.
- Stiamo insieme da più di un'ora. - Yes, ma un'ora è molto poco.
- Signor Jack! Come va? - Molto bene. Grazie. "Thank you".
- Guarda che ti ha portato Jack. - Che bella!
- Vado scema per la frutta. - E' tutta roba tua.
- Grazie. Accomodatevi. - Thank you.
- Come vanno le lezioni di italiano? - Molto bene.
- Io sparo. - Spero!
Io spero di parlare presto correttamente vostro "parlamento".
Che simpatico! Prendete una tazza di tè?
Ginarella, suona al cameriere.
- Subito, mamma. Dov'è il babbo? - Nel suo studio.
Lo abbiamo visto fuori. Con "machine".
- Macchina! - Sì, con la macchina.
Ma lui non ci ha visto. No.
- La sua auto correva come una lepre. - "Lepra"!
- "Lepra"? - No, mamma, si dice "lepre".
Non fare la maestra! "Lepre" è quando sono due.
Quando è una, si dice "lepra".
- Il tè. - Lascia, servo io.
- Jack, lo vuoi con il limone? - No! Con il latte.
Per me, tanto limone e tanto zucchero.
Quanto è buono il tè! Ci piace tanto.
Lo prendono tutti i signori e noi lo dobbiamo prendere per forza.
Signor Jack, vi tratterrete molto a Napoli?
- Tratterrete? - Rimani qua?
Ho capito. No.
Lascerò il vostro Paese dopo l'avvenimento molto importante.
Avvenimento importante?
Non capisco.
- Come vanno le lezioni di ballo? - Molto bene.
Ora Gina balla molto bene.
Brava! Fatemi vedere qualcosa.
- Adesso? - E quando? Domani?
Metti un disco. Comunque, Gina ballava già bene prima.
Ora, con le vostre lezioni, diventerà una perfetta ballerina americana.
(musica dal giradischi)
Gina!
Come attacca bene questa tromba!
Questo dev'essere "Armstrongolo"!
Quanto è sentimentale! E quanto è sfiziosa!
Dopo il piano viene il forte.
Quanto mi piace il forte!
(Filomena) Adesso viene il forte. Attenti!
Eccolo, sta arrivando. Eccolo.
(musica vivace)
Sentite come è ritmata?
Ti fa venire il prurito nelle gambe.
(Filomena) Vorrei fare le piroette anche io!
Vieni, mamma!
- Sto andando bene? - Sì!
Alzo anche la gambetta!
Basta! Basta!
A casa mia non si balla!
A casa mia si piangono lacrime così.
Ora vi do una disposizione.
Tutta la famiglia si chiude in camera un'ora al giorno a piangere.
Papà! Ti presento il signor Jack Fiorillo.
- Molto piacere di conoscerla. - Non ci penso proprio!
Non badate a me.
- Io sono di passaggio. - Passaggio?
- Sì, fra due mesi, parto. - Dove andate?
- Molto lontano. - In America?
No, no. Io parto per conto mio.
Non parto come partono gli altri.
(lamenti)
Gli altri partono così, vedi?
Io parto così.
(lamenti)
- Hai capito? - No.
- Stammi bene. - Pasquale, dove vai?
- Dove mi pare. - Resta un po' in nostra compagnia.
Degusta una tazza di tè.
No, grazie. La camomilla la prendo quando ho il mal di pancia.
- Mamma, dai del tè al babbo. - Sì, sì.
Mamma, non ti avvicinare al babbo perché "ha la luna".
- C'è anche il limone. - Mangialo tu.
- Ti fa bene. - Non ti avvicinare!
- Ti mando all'ospedale. - Preferivi il vino?
- Vattene! - Sei volgare!
Ne ha preso soltanto un sorso.
Papà, poco fa ti abbiamo visto a Via Caracciolo.
Ti volevamo fermare, ma tu correvi come il vento.
E' l'autista che ha deciso di farmi morire prima del tempo.
E' d'accordo con mia moglie.
L'autista e mia moglie stanno d'accordo. Aspettano la mia morte.
Loro due stanno... E io...
Ah! Capito. Corna!
Lo hai capito? Le corna sono internazionali!
Mandalo via.
Mandatelo via. Mi è antipatico. Sennò lo mando via io!
- Mamma, il signor Jack va via. - Quanto mi dispiace!
- Io posso rimanere. - Noi dobbiamo mangiare.
- Posso mangiare con voi. - Un'altra volta.
- Ho portato la frutta. - Grazie assai. Andate.
- Vieni, vieni, Jack. - Tuo papà è molto simpatico.
- Tu sei antipatico! - Sì, simpatico.
Tutti i capelli così...
Ehi! Hai le corna!
- Vieni. - Dura molto questa storia?
- 60 giorni. - Io ti lascio e me ne vado.
Perché lo hai trattato in quel modo?
Potevi dirgli due paroline gentili!
Un condannato a morte non passa le ultime ore a fare gentilezze!
Io sono un condannato a morte. Lo volete capire?
Anzi, peggio! Il condannato a morte lo uccidono dopo 24 ore.
Io muoio otto mesi dopo la sentenza. E' tremendo!
Tu sei allegro, vero? La tua allegria è compatibile
perché tu non sai che il tuo padrone...
Hai visto che schifo di famiglia che ho?
Ballano, cantano, si divertono.
Tu non sei un pesce che si mangia, vero?
Non puoi farmi del male.
Ci facciamo compagnia, siamo io e te.
Io ti nomino erede universale!
Lascio il capitale vincolato.
Con l'usufrutto, mia moglie dovrà mantenere te e la tua discendenza.
Compro una bella pesciolina femmina e la mettiamo dentro.
Così fai i figli.
Come ti piace? Bianca e nera? Color argento? Dorata?
La scegli a gusto tuo, come preferisci. Hai capito?
Così fai i figli e mia moglie dovrà mantenere tutta la famiglia.
Carolina cara, noi frequentiamo gente molto fine.
E' naturale. Ginarella, come stai?
- Bene, grazie. - Hai un fidanzato?
- No. - Allora i napoletani sono ciechi!
- Sì, ma qualche straniero... - Caspita!
- Uno straniero? - Carolina mia, noi andiamo su.
Sempre più su. Chissà dove arriveremo!
- Arriverete in cielo! - Il più tardi possibile.
Si devono comprare i mobili per gli sposi.
Bisogna chiamare Arturo. Ginarella, dai un colpo di telefono.
- Subito, mamma. - Che bella casa!
- Grazie. - Sì. E che bel palazzo!
- E' principesco. - Devi vedere il giardino!
- Dopo te lo faccio visitare. - Tuo marito?
Per carità! Non me ne parlare, Carolina mia.
Ci sta avvelenando questa opulenza che ci sta cascando dal cielo.
Con quella fissazione che deve morire non ci dà un minuto di pace.
E' diventato anche cattivo.
Adesso mancano 30 giorni. Quello che ci fa passare!
Arturo viene subito.
- Don Pasquale, vi saluto. - Saluti.
- Come va? - Male!
Non fate così, state allegro. L'allegria fa bene, fa vivere a lungo.
Allora voi vivrete quanto un pappagallo!
Anche voi. Io non mi sbaglio mai, indovino sempre.
- Sono come Dante. - Accidenti a voi e a Dante!
- Rosina mia! Come stai? - Piano, piano.
- Suocera mia bella! Come va? - Bene.
- Avete fatto buon viaggio? - Sì. Sono stanca.
- Sedetevi. - Vedete com'è allegro vostro figlio?
Sì, qui sono tutti allegri.
C'è una specie di giubilo generale. Tutta la famiglia...
Mamma mia! Che schifezza di famiglia!
Ho fatto un grande affare. Sono il miglior commerciante del mondo.
La fornitura che ho fatto oggi ci farà guadagnare soldi a palate.
Io l'ho detto sempre: tu sei intelligente. I maschi "matrizzano".
Papà, non dici niente? Fra 10 mesi, quando si chiuderà il bilancio,
non ti metterai le mani nei capelli.
Fra 10 mesi, le mani non potrò metterle da nessuna parte!
- Che è successo? - Ha detto che fra 10 mesi
le mani non potrà metterle da nessuna parte perché sarà già morto.
(Arturo) Dice sempre la stessa cosa!
(Arturo) Il contratto è firmato. (Filomena) Bravo, figlio mio.
Bello di mamma, dobbiamo fare un matrimonio con i fiocchi.
Usciamo. Gina, vai a vestirti. Rosina, aiutala o faremo tardi.
Papà, hai preso tu un milione e mezzo dal conto corrente?
- Sì. - Siccome non mi hai detto niente...
- Hai pagato qualche tratta? - No.
Scusa, ma devo segnare tutto, altrimenti i conti non tornano.
Segna "spese personali".
Un milione e mezzo per le spese personali?
Dovete andare a comprare i mobili per la casa degli sposi?
Non vi preoccupate per le spese personali altrui.
Lo dici tu che non devo preoccuparmi! Che ne hai fatto dei soldi?
Non li ho spesi come pensi tu.
Divertimento, gioco... Non ho questa fantasia.
Sto aiutando la gente bisognosa. Ho comprato il latte alle vecchie.
Alle vecchie dell'ospizio che mi mandano le benedizioni.
Signori miei! Io resto "di princisbecco"!
Ditemi voi se di fronte a un mentecatto simile,
uno può restare calmo. - Mamma ha ragione! - Certo!
State zitti! Guardate come diventano i figli di fronte ai soldi,
dopo che li ho fatti diventare signori!
Che ne sapete voi di quello che sto soffrendo?
15 notti fa, feci un altro sogno.
Un altro?
Quelle sono visioni che io sto avendo.
Ho sognato don Peppe, il negoziante. Te lo ricordi?
Ora sta in paradiso. E' morto tanti anni fa. Sì, sta in paradiso.
E' venuto in camera da letto in tenuta da paradiso.
Come stava bene! Disse...
Disse: "Pasquale."
"Ho saputo che devi essere dei nostri."
Ho detto: "Lo hai saputo?
"Sì, si è sparsa la voce, ci sono i manifesti."
"Prossimamente, Pasquale Grifone."
"Sì, devo morire. Verrò in paradiso."
"Stai scherzando? In paradiso non si entra così."
"Si deve fare un esame. Non si entra facilmente."
"I gerarchi che sono lassù vogliono sapere
se hai fatto del bene o se hai fatto dei peccati."
Siccome io, quando ero giovane...
Quando ero giovane, non adesso!
Quando si è giovani, il sangue bolle.
Che ci vuoi fare?
Dissi a don Peppe della mia situazione.
Il fatto della lavandaia al Vomero quando ero giovane.
La stiratrice al Vicolo della Neve.
La panettiera a Largo Baracche.
Raccontai le mie cose e lui mi disse:
"Pasquale, dove ti vuoi presentare? Tu sei nei guai."
"Se ti presenti così,
ti danno un calcio e finisci in braccio a Belzebù."
"Con le palle di fuoco in bocca."
"Preparati! Hai altri 30 giorni. Preparati."
Che devo fare? Ho 30 giorni per prepararmi
e presentarmi all'esame con la speranza che mi facciano passare.
All'ultimo momento mi sono comportato bene.
Poi vediamo se posso avere una raccomandazione.
Questa è la mia speranza!
Io spenderei qualunque somma pur di salvarmi l'anima!
Avete sentito? Quest'uomo ci manda in rovina.
- Calmati, mamma. - Sono calma e so che devo fare.
- Che fai? - Quello che fa una buona madre
per tutelare l'interesse dei figli. - Che vuoi tutelare?
- Ti faccio interdire. - Mi fai interdire?
Carolina, hai sentito?
- Vado subito dall'avvocato. - No, Filomena lo dice
ma non lo fa. - Lo fa! E' una carogna!
- Mi conosce! - Guarda le facce dei figli.
Sarebbero capaci di testimoniare contro di me
e farmi passare gli ultimi 30 giorni dentro uno "scemicomio".
Un manicomio!
Che schifo di famiglia!
- Filomena, vai dall'avvocato. - Sì.
Digli di legarmi mani e piedi. Ma prima di questo, io vi distruggo!
Filomena, tu vuoi la guerra fra me e te?
- Sì. - E guerra sia!
Ritorniamo ai tempi dei Guelfi e dei Ghibellini.
Di Giuseppe e di Putifarre.
Avanti...
Fra 10 minuti morirete tutti e cinque.
Te lo ha detto Dante Alighieri?
No, Dante Alighieri non ne sa niente.
Questa è una notizia che vi do io.
Vi voglio far provare per 10 minuti quello che provo io da sette mesi.
Sono generoso perché 10 minuti passano presto.
Dite i "Padre Nostro" e le "Ave Maria".
Preparatevi perché fra 10 minuti morirete.
Andiamo a comprare i mobili.
Non vi muovete!
Morirete! Non vi muovete perché vi sparo alle spalle.
Non vi muovete!
(grida) - State fermi!
Pasquale!
Guarda quanto sono belli! Può darsi che fra 10 minuti io cambi idea.
- Non è sicuro se morirete o no. - Pasquale!
(grida)
- Adesso sparo a Carolina. - No!
- Poi sparo a mia moglie. - Papà!
Carogne! Avete paura di morire, vero?
E perché io non dovrei avere paura?
Un momento! Un momento! Venite, Vincenzo.
Accettate questo piccolo regalo.
- Roba fresca. - Freschissima.
- Il pesce! - Mamma mia!
- Don Pasquale non ha mangiato? - Io gliel'ho conservato.
Se vuole mangerà.
- Una sigaretta? - No, grazie, non fumo.
Mancano ancora tre giorni. Sta facendo il pazzo.
Non ha niente, è sano come un pesce. Ma è fissato.
Dopotutto...
Don Pasquale... su con la vita!
Vi ho visitato tante volte. Voi non avete niente.
- Mangia qualcosa. - Mangiate.
Non posso mangiare.
Mi sento già i sintomi della morte.
Mi è passato completamente l'appetito.
- C'è Amedeo l'autista. - Fallo passare.
(Pasquale) Amedeo! E' venuto Amedeo!
- Avete ordini per domani, signora? - Mi sveglierò tardi.
- Poi ve lo farò sapere. - Benissimo.
- Avete mangiato? - Io mangio una sola volta al giorno.
Mangio poco. Un'insalata di pomodori,
un pezzo di mozzarella. Solo vegetali.
E' un'anima così sensibile! Scrive anche poesie.
- A tempo perso. - Avete studiato?
- Sono un "autoritratto". - Mangiate una coscia di pollo.
- No, veramente. Grazie. - Non volete? Mi dispiace. Buonanotte.
Come se avessi accettato. Buonanotte, signora. Buon riposo.
- E' un bravo ragazzo. - Mamma, vado a letto. E' tardi.
- Ciao. - Buonanotte, figlio mio.
Buonanotte, dottore. Papà, tu non vai a letto?
- Faccio quello che mi pare e piace. - Non addormentarti qua fuori.
Più tardi vengo in camera tua a vedere se dormi.
- Grazie per il pranzo. - Grazie a voi.
- Signorina, buonasera. Voi scendete? - Sì, vengo con te.
- Grazie ancora per il pranzo. - Buonanotte, signora Filomena.
- Buonanotte. - Ciao.
- Buonanotte, papà. - Voi state bene! Mi fate ridere.
- Non ridete! - Mi fate ridere.
- Non puoi andare a letto digiuno. - Faccio quello che voglio io!
Non vuoi mangiare? Fai come vuoi. Gina, andiamo a letto.
Domani andiamo a Portici. L'aria di campagna ti farà bene.
- Che fai? - Ho preso una coscia di gallina.
Lasciala! Mettila qua dentro.
- Me l'ha regalata la signora. - Io sono il padrone delle galline.
- Di tutte le galline? - Sì. Sono amico del gallo. Cammina!
- Amico del gallo! - Sì, amico del gallo! Cammina! Vai!
Gesuita anche tu! Il poeta!
Il poeta!
- Figlia mia! - Povero papà!
- Povero babbo! - Povero papà!
Reggetemi che casco!
Che fate?
Don Pasquale è malato.
(voci confuse)
Figlia mia bella!
Le gambe non mi reggono.
- Povero me! - Don Pasquale è malato.
"Orate, Fratres."
Fatemi sedere. Piano che non mi posso piegare!
E' la paralisi. Piano...
- Adesso vi potete sedere. - Piano, piano...
Perché non è rimasto a letto? E' preparato per morire.
Preparato per morire?
Non volevo rimanere là dentro. Qua c'è più aria, si sta bene.
- Perché ridi tu? - Scusate, non ne posso fare a meno.
Morirai anche tu, però!
- Adesso come ti senti? - Male, figlia mia.
(brividi)
Il freddo della morte! Il freddo della morte.
Datemi il termometro. Dov'è l'infermiera?
Non si fa vedere.
Mandatemi l'infermiera.
Un altro po'... Mettetelo bene! Mettetelo bene.
Ecco, così, grazie. Grazie tante.
(brividi)
Mamma mia bella!
Guarda qua. La gamba non si può muovere più.
Figlia mia! Guarda il braccio.
Fai vedere. Povero braccio!
- Il braccio è morto. - Povero braccio!
- C'è la paralisi. - Vuoi vedere il braccio di papà?
Paralisi. Povero braccio!
Che maniere! Con la paralisi non si scherza.
- Eppure il dottore... - La paralisi è uguale per tutti.
Il dottore non voglio vederlo. Quando viene qua si mette a ridere.
Dice che non ho niente, che è solo un'impressione,
ma io sto male!
Dice che fra due giorni non sentirò più niente, ma...
Il braccio si muove!
Questo! Questo braccio è morto.
(brividi)
Ho freddo. Mettete un cuscino sulla sedia, mi sento troppo basso.
- E una coperta sulle gambe. - Un cuscino e una coperta, su!
Il Signore ve lo rende. Aiutate gli infermi.
Piano...
Abbiate pazienza con gli infermi e i moribondi.
Quello che si fa, si trova. Che state facendo?
- Niente, papà. - Fate presto! Non scherzate!
Padre... Padre! Avete fatto bene a venire.
Altrimenti vi avrei mandato a chiamare.
Sono stato un peccatore ma poi ho fatto del bene,
ho comprato il latte alle vecchie...
Ho comprato... Carolina!
- Don Pasquale. - Sei Carolina?
Credevo fosse il sacerdote! Che fai con questo libro?
- I conti. - Posalo!
Porta sfortuna vicino a me in queste condizioni.
(brividi)
- Sei venuta a vedere come muoio? - No, sono venuta per fare spese.
Sei venuta a vedere la mia morte. Hai visto che sono ridotto ossa e pelle?
Se mi spoglio lo vedi. Sono così!
- Coraggio! - Stanotte ho avuto la febbre.
- Il delirio. - Veramente?
Si era rivoltata la casa. Cantavo, ballavo, sentivo musica.
- Non hai mai visto il delirio? - No.
Il delirio... il delirio...
Ti fa vedere cose che non esistono.
Ho sentito musica, ho visto un incendio,
ho visto...
- Gina, togli da là quel gatto nero. - Non c'è niente.
- Non dire così. Sta là. - Non c'è.
Mi guarda. Ha gli occhi gialli con le fiamme dentro!
- Non c'è niente. - Non lo vedete?
Io sì. Questo è il delirio. Avete capito?
E' il diavolo! Il diavolo che mi vuole prendere.
La morte! L'incendio! Si incendia la casa!
- Aaah! - Chiamate i pompieri!
(Pasquale) L'incendio! La casa si incendia!
Non vi fa impressione? A voi non vi fa impressione niente!
Che maniere! Va bene, è finito il delirio.
Che ore sono?
- Mezzogiorno e dieci. - 50 minuti.
No, no! Il suo orologio va male. E' mezzogiorno e venti.
- Allora, 40 minuti! - No, il tuo orologio va avanti.
- No, è un cronometro. - Però va avanti.
- No, va benissimo. - Ti dico che va avanti!
Quello non capisce!
Fate i segni della morte!
- Ah! Ho capito! - Finalmente ha capito!
E' mezzogiorno e dieci. Ma sta comunque sta per morire.
Vi sembrano pochi dieci minuti per chi deve morire a un'ora precisa?
- Che vi sentite? - Me ne sto andando.
E' finita.
Dove sta mia moglie?
- Dorme nella camera degli ospiti. - Dorme?
L'ho fatta riposare un po'. Non ne poteva più.
- Non ha riposato tutta la notte. - Fatela dormire, povera donna.
Siamo stati in piedi tutta la notte fino all'alba.
E che avete fatto?
Abbiamo fatto pace. Era l'ultima notte...
E' per questo che vi sentite poco bene!
Anche per questo. Ho fatto troppo tardi, non ero abituato.
Ho voluto vedere tutte le cose mie e lei stava appresso a me.
Filomena! Ha fatto tanti giuramenti. Ha detto che mi ha sempre voluto bene
e che terrà sempre spento il lumino davanti a Dante.
- Ora è acceso. - No.
- Guardate. - Chi ha acceso il lumino?
- Io. - Non fa mai niente,
però accende il lumino! Dante Alighieri ti dà le mance?
- No. - E allora? Togli immediatamente
quella testa da là.
- Portatela via! - Perché l'avete portata anche qui?
Non l'ho portata io a Portici, è stata mia moglie.
Ha detto che altrimenti si arrabbia e poi si vendica.
Allora l'ho portato qua, in questa casa che ho comprato a Portici,
con la campagna, che è bella e non potrò godermela!
- Lasciate fare a Dio! - Se la godranno i figli.
- Arturo è tornato? - Non ancora.
No? Speriamo che abbia ottenuto il posto che ho scelto al cimitero.
- Speriamo, papà. - La vedova!
Mamma!
La vedova mia!
(pianto)
- Carolina! Carolina! - Filomena! Filomena!
Guardate quanto è bello!
Vedete quanto è bello?
- Che disgrazia! - Guardate com'è ridotto!
Pelle e ossa.
Marito mio! Avevi ragione tu.
Il sogno si avvera.
- Ti sei messa l'uniforme? - Pasquale!
- Come faccio senza di te? - Andiamocene insieme.
- Avviati che io vengo dopo. - Non dite queste cose.
Io mi sento un po' meglio.
Mi sento un po' meglio.
Mi sento meglio, ma non mi sentono.
Filomena, io mi sento meglio!
Ehi! Filomena!
Filomena! Che maniere! Togliti di qua.
Guarda là. Dai un occhio ai ragazzi!
Quanti occhi dobbiamo avere? Per te, per loro... Pensa a morire.
- Che educazione avete? - Io conforto Gina.
Così vi confortate al vostro paese, qui ci si conforta in un altro modo.
E lei stava là a fare la civetta!
Ve ne approfittate perché io sono in agonia.
Per questo ve ne state approfittando.
Dunque, dunque...
Filomena! Tu stavi piangendo e non hai sentito quello che dicevo.
Dicevo che mi sento un po' meglio.
Che dici? Tu stai peggio. Hai la faccia del trapassato.
- Da dove si vede? - Hai le orecchie bianche.
- Fammi vedere il naso. Com'è freddo! - No! E' solo impressione.
- Chiamate un dottore. - Chiamate i luminari.
- Che lo chiamiamo a fare? - C'è la colazione?
- Sono digiuna. - In cucina c'è quello che vuoi.
Aspetta un momento. Giovanni! Accompagnate Carolina in cucina.
Che volete? Uscite! Fatelo morire in pace.
Andate! Andate!
- Volevamo vedere lo spettacolo. - Ehi! Sei qua!
Papà, come stai?
In partenza. Vedi? Il braccio è andato.
Che ha detto il commendatore Sperani?
- Ti ha ceduto il posto. - Davvero?
- Ha ceduto la tomba? - Sì.
Il sensale ha detto: "Non la venderà, l'ha portata in dote sua moglie."
"Ci è affezionato. Sono freschi sposi."
Invece l'ha ceduta?
Non mi ha fatto neanche parlare. Ha detto: "E' per vostro padre?"
"Io lo conosco. Venga pure."
Mi fa piacere, è stata una vittoria. Sono contento.
Filomena, quella è una tomba molto bella.
Sembra una garconniere. E' piena di sole, esposta a mezzogiorno.
Dai finestroni entra il sole e va a finire sulle nicchie.
Tutte colorate: gialle, blu.
C'è un angelo su in cima. Sembra che spicchi il volo.
- Che delizia! - E' bella.
(sbadiglio) Sono proprio contento di questa tomba.
(sbadiglio) Venite a trovarmi.
- Come no! - La domenica. Quando non avete da fare,
fate un cesto con la frittata di maccheroni, il vino, la frutta,
e venite a farmi compagnia. Tanto poi ci verrete anche voi.
Lo spazio ci sta! Mi fate compagnia.
- Devo fare il discorso ai figli. - Davvero?
Non mi ricordavo il discorso del moribondo.
Le raccomandazioni.
- Filomena, ci siamo. - Non dirlo, Pasquale!
- E' arrivato il momento. - Papà!
- Papà! - Non fare così!
- Fate presto. - No! Un momento.
Devo dire due parole, no?
Figli miei...
Piangete, mi fa piacere.
Se ne va.
Dunque, dunque, dunque...
Figli miei...
Se piangete così forte, non sentite niente.
Dovete sentire le raccomandazioni, le ultime volontà, quello che dico.
Fate un pianto regolare, non c'è bisogno di fare questa esagerazione.
Un singhiozzo... (lamento)
Ci sta bene sotto a quello che dico io.
Ma leggero, così sentite. Vi faccio un esempio.
Figli miei... (lamento)
Voi non sapete
che grande disgrazia
quando in una casa viene a mancare il capo di casa.
(lamento)
Una casa senza il capo di casa
che casa è?
E' una barca senza timone,
una campana senza batacchio.
- Chi è? - Che succede?
- Chi è? - Sono io!
Credevo fosse la morte che mi veniva a prendere per i capelli.
Stai ferma! Quando sarò morto,
tu che sei l'uomo di casa prenderai le redini della famiglia.
Fai sposare tua sorella con l'americano.
Dopo il matrimonio gli dai la dote. Dopo, non prima.
Ricordati quello che ti dico. So quello che faccio.
Non sappiamo come la pensano questi stranieri.
Potrebbe prendere i soldi e sparire. Daglieli dopo il matrimonio.
L'appartamento a Napoli l'ho lasciato a te.
- Bravo, papà. - E' un appartamento grande.
Se avrai dei bambini, avrete lo spazio.
E' spazioso, è molto bello.
A te ho lasciato la casa qui a Portici,
che è grande e bella e ha la campagna che dà la rendita.
Io ho l'ufficio a Napoli, dovrei stare là.
- Che faccio io a Portici? - E io?
- Non litigate adesso! Un momento! - Che maniere!
- Poi ne parliamo! - Ne parlerete dopo!
- Non litigate adesso. - Andremo a finire dagli avvocati.
Mamma mia! Che schifo di famiglia!
- Fate parlare papà. - Ne parlate dopo!
Dopo vi dividete le cose. Dicevo...
Fatemi fare un bel funerale. Non badate a spese.
Un carro di prima classe con otto cavalli.
Mi raccomando, tanti fiori. Io non dispenso dai fiori.
Non dispenso dai fiori! Anche i fiorai devono vivere.
Povera gente. Quando leggono "Si dispensa dai fiori",
mandano bestemmie e maledizioni al morto.
Scrivete sul giornale: "Si accettano fiori. Non si dispensa dai fiori."
Qualsiasi cosa arriva, fiori, regali, doni, condoglianze, accettate tutto.
Appena sarò morto mettetemi il vestito blu e le scarpe vecchie.
Non mi mettete quelle nuove lucide perché mi fanno male.
Due fazzoletti in tasca, non si sa mai.
Non piangere.
Fatemi dire molte messe.
Voglio sentire messe dalla mattina alla sera.
Voglio la lampada a olio.
E venite ad accompagnarmi fino al cimitero.
- Sì. - Non dite di sì.
So come vanno queste cose. Dopo pochi passi il corteo si scioglie.
Si salutano con la faccia da occasione.
Vanno a mangiare e il morto nel carro va al cimitero al trotto.
Accompagnatemi fino al cimitero. Tutti, anche gli amici.
Tutti i buoni amici. Anche se piove.
- Papà, se piove... - Anche se piove! Aprite gli ombrelli.
I buoni amici hanno sempre le scarpe un po' rotte.
L'acqua si infiltra e un raffreddore può diventare bronchite,
la bronchite può diventare polmonite e forse me ne porto dietro due o tre!
- Che succede? Che dice? - Basta.
- Mamma mia bella! - Che c'è?
- Ci siamo. - Mamma mia! Me ne ero dimenticato!
- Quanto manca? - E' meglio che non te lo dica.
- Dieci minuti? - Meno.
- Otto? - Meno.
- Sette? - Meno.
- Quanto manca? - Due minuti.
Due minuti! Due minuti...
- Mamma mia! Non ci vedo. - Pasquale!
- Pasquale, non morire! - Aspetta! Adesso vediamo.
Vediamo come si mettono le cose.
Io non vedo niente. E' calata una benda.
Dove sta Jack? Chiamatemi l'americano. Voi non mi nascondete mai niente.
Ditemi l'orario ad alta voce fino all'ultima agonia.
Sono le 12:59.
"Attenzione, segnale orario. Ore 13."
Non scherziamo! Con queste cose non si scherza.
(colpo di tosse)
- Pasquale! - Voglio mia moglie.
(colpo di tosse) Filomena!
Caso mai non dovessi morire... Ah!
Hai fatto preparare qualcosa da mangiare?
- Non ti preoccupare, c'è tutto. - Meno 50.
Ah! Le paralisi! Le paralisi!
- Meno 40. - Eccola là!
- Meno 30. - La vedo.
- Meno 20. - La morte è là!
- Meno 10. - Mi chiama.
- 5, 4, 3, 2, 1... - Mi vuole. Sta venendo.
Ore 13.
Come mi sento bene!
Aaah!
Pasquale! Pasquale!
Pasquale! Pasquale!
Abbi pazienza.
Pasquale! Pasquale!
- Ora vediamo. - Pasquale!
- Lasciami morire! - Mamma mia! Sei ignorante e volgare!
- Muori come ti pare! - Mi urlava nell'orecchio!
30 anni di guai! Vattene! Lasciami morire.
(grida e versi)
(grida) E' morto! E' morto!
(grida e pianti)
(Arturo) Ora devo vestirmi a lutto anche io.
(grida e pianti)
(Arturo) Povero papà!
- Donna Filomena. - Chi è?
- E' arrivato il dottore. - Dottore, è troppo tardi. E' morto.
E' morto?
Togliete le candele, portano sfortuna. Non è morto!
Datemi questa roba. Guardate qua!
(musica celestiale)
(voci non udibili)
La casa mia! La casa mia!
Il dottore! I figli!
- E' finita! Mia figlia! - Papà!
- Mio figlio! - Papà!
Mia moglie!
Dottore, non sono morto. Avete visto?
Macché morire! Voi avete una salute di ferro.
- Sentitemi il polso. - Non c'è bisogno.
Io ho ancora il termometro. Sì, ce l'ho ancora...
- Dove lo tenete? - Non lo so.
Eccolo qua.
- Quanto ho? - Che vi dico?
- 36,5. - Ma è caduto.
Sentitemi il cuore.
- State bene. - Ho avuto una grande emozione.
- Accontentatelo. - E' passata.
Sentite tutto. Silenzio, che sente il cuore.
Silenzio! Io pago.
Va bene, va bene.
- Va bene. - Sentite!
- Sentite! Sentite! - Don Pasquale!
- Volevate soffocarmi! - Io pago! Che si sente?
- Niente. - Il cuore non si sente?
- Sì. - Che volete sentire qua dentro? "La Vedova Allegra"?
Intendevo, niente di anormale. State benissimo, campate 100 anni.
La prendo sulla parola. Avete capito? Campo 100 anni.
Il dottore resta a pranzo con noi. Potrebbe succedere qualcosa.
Siete capitato male. Date le circostanze, ci sarà brodo e verdure.
- No, i ravioli con la ricotta. - I ravioli con la ricotta?
Era morto Carnevale! Li mangeremo noi.
- Metti un altro posto a tavola. Il dottore vicino a me. - No! No!
(voci confuse)
Vi prego. Ho un consulto all'una.
Eeeh! Adesso è l'una e sette.
- E' l'una e un quarto. - Buttateli questi orologi.
Il mio è preciso, l'ho appena rimesso.
Guardate. E' l'una meno cinque.
Statemi bene! (voci confuse)
Non ci vedo!
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