All language subtitles for ancora domani (Paola Cortellesi, 2023).italian-full

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Original subtitles

[ticchettio di orologio]

[Delia] Buongiorno, Iva'.

[suona "Aprite le finestre" di Fiorella Bini]

[squittio]

♪ La prima rosa rossa è già sbocciata ♪

♪ E nascon timide ♪

♪ Le viole mammole ♪

♪ Ormai la prima rondine è tornata ♪

♪ Nel cielo limpido Comincia a volteggiar ♪

♪ Il tempo bello viene ad annunciar ♪

♪ Aprite le finestre al nuovo sole ♪

♪ È primavera, è primavera ♪

♪ Lasciate entrare un poco d'aria pura ♪

♪ Con il profumo dei giardini E i prati in fior ♪

♪ Aprite le finestre ai nuovi sogni ♪

♪ Bambine belle, innamorate ♪

♪ È forse il più bel sogno che sognate ♪

♪ Sarà domani la felicità ♪

♪ Nel cielo fra le nuvole d'argento ♪

♪ La luna ha già fissato appuntamento ♪

♪ Aprite le finestre al nuovo sole ♪

♪ È primavera, festa dell'amor ♪

♪ Aprite le finestre al nuovo sol ♪

- [Franchino] Fermo. - [Sergio] Oh, te l'avevo detto…

- [Franchino] Dammelo. - [Sergio] Togliti.

Basta! Basta! Seduti.

- [Franchino] Figlio di una mignotta. - [Marcella] Mettetevi seduti.

[voci indistinte dalla strada]

- Che hai in quella testa vuota? - Che ho fatto?

Sta' zitta!

La catena del cesso si è rotta un'altra volta, vuoi far piano?

Mannaggia.

Cerca di essere più delicata.

- Mangiate. - [insieme] Levati.

È mio.

Levati.

- Marce', mangia seduta. - E tu, allora?

- Che vuol dire? Io ho da fare. - Pure io ho da fare.

- Sbrigatevi o farò tardi al lavoro. - Un attimo.

Tu hai finito i compiti?

Peggio per te. Sai che bacchettate!

- Siete due somari. - Io che ho fatto?

Se mandavano me alle medie, sarei stata brava.

Alle medie ci va Sergio, che è maschio,

e già ci costa duemila lire. Ce le hai duemila lire?

Allora non ci puoi andare. Ringrazia che hai fatto l'avviamento,

almeno ti ritrovi un mestiere tra le mani.

Tu pensa a portare i soldi a casa e a dare una mano a questa incapace.

I soldi a casa li porto e mamma l'aiuto sempre.

Brava, fai il tuo dovere.

Forza, andiamo.

Senti un po'…

Quel tonto di Giulio quando si decide a farti la proposta?

- Non lo so. - Fatemi capire,

fate sul serio o giocate?

- Andate o farete tardi. - Sì.

- Portati questo, non hai mangiato. - Non mi serve.

Non mi serve niente.

Vedi di combinare qualcosa di buono oggi.

Ciao, Iva'.

[colpi]

[Ottorino] Delia, dove sei?

[Delia] Arrivo, papà.

[Ottorino] Delia.

[colpi]

[Ottorino] Delia!

Quanto cazzo ci metti?

Mi volete far morire di fame? Maledetti.

- Buongiorno a voi, sor Ottorino. - Stai attenta!

Dov'è mio figlio?

Buono, fate la cortesia, che oggi non è giornata.

Eh, quanto la fai lunga.

Quando ci si sposava tra cugini, non c'erano tutte ste questioni.

Mio figlio ha messo dentro casa un'estranea ed ecco i risultati.

- Ivano dov'è? - È andato a lavorare.

- E non mi ha salutato? - Eh…

Non mi saluta mai questo ingrato.

Dopo tutto quello che ho fatto per lui.

Gli ho insegnato tutto.

Ad allacciarsi le scarpe, a farsi la barba.

Chi l'ha accompagnato la prima volta a mignotte?

Voi, sor Ottori'.

- Io. - Voi, voi.

Io! Allora, non dico grazie, ma almeno un saluto.

Perfino la casa gli avevo lasciato.

La casa era pignorata, vi siete giocata ai cavalli pure quella.

Ma che c'entra, è il gesto che conta.

- Comunque, gli ho insegnato il mestiere. - Che dite? Che mestiere?

- Il tombarolo. - Ah, quello.

Da ragazzino a Cerveteri, facevamo il buco e lo buttavamo dentro

e Ivano tornava su con i vasi, le statuette…

- Era bravo, sembrava un gatto. - Che bel mestiere.

Ma cosa vuoi capire tu.

I fascisti ci compravano tutto.

- Erano gente perbene, elegante. - [ironica] Uh.

Gli piacevano le anticaglie da mettere in salotto, capito?

[Delia annuisce]

Non ti dico quanti soldi giravano.

Li ho prestati a tanta gente.

Vi hanno preso cinque volte,

eravate l'unico strozzino al mondo che non aveva mai una lira.

Ma che dici? Mia moglie viveva come una regina.

Vostra moglie per la disperazione si è buttata dal quinto piano.

Giustamente.

- Lo sai qual è il tuo problema? - Eh.

Il tuo problema è che parli troppo.

Devi imparare a stare zitta. Sei una brava figlia, però…

devi imparare a stare zitta, a bocca chiusa.

[risate di bambini]

Ragazzini! Fatela finita. Questi stupidi.

Ringraziate che ancora non l'ho detto a mio marito, quello vi gonfia.

[rumore sciacquone]

[brusio]

- Buongiorno, Alva'. - Buongiorno, De'.

Mi raccomando, date un occhio a Ottorino in caso abbia bisogno.

Contateci, ci penso io.

[brusio]

Quel povero vecchio.

Gli voglio un bene…

Mi dispiace che non sia mio padre.

Ma ringrazia Dio.

[voce inudibile]

POLIZIA MILITARE

[voci inudibili]

[voci inudibili]

[ticchettio di orologio]

- [donna] Dottore, ancora un po' di tè? - [uomo] Sì, grazie.

[passi]

[porta che si apre]

[porta che si apre]

Cara Delia, l'aspettavamo.

Venite, vi accompagno da papà. Adelina, fate in fretta.

Sì, signora.

[Adelina] Andiamo, signorine.

Vai.

[donna] Prego, Delia.

Veloci che è tardi, su, su, su.

Delia, vi devo dire che il ricostituente sta già facendo effetto.

- Mi sento molto meglio. - È vero, notaio.

Avete ripreso colore, prima eravate giallo.

Vostro padre come sta? Anche lui migliora?

No, è mio suocero.

Per migliorare andrebbe operato al cervello.

Con i vecchi occorre pazienza.

- Ecco fatto. - Avete la mano di velluto.

Grazie, notaio.

[uomo] Pensate di farla facile.

[ragazzo] Papà, è facile, deve solo decidere chi ne ha diritto.

[uomo] Deve decidere chi ne è all'altezza.

[ragazzo] Il vostro è solo il riflesso di una cultura antica, morta.

Servono nuove idee, nuove facce.

Contano i valori, non le facce.

Contano gli obiettivi comuni.

Per l'interesse della collettività.

Cara, taci. Non entrare in discussioni che non ti competono.

Piuttosto, dai le 20 lire alla signora.

- Buongiorno. - Buongiorno.

Veramente le lire sono 30.

[ragazzo] Quelle che chiami certezze ci hanno tradito.

[brusio]

Buongiorno. Ecco qua.

Allora, sono quattro reggipetti, 200 lire.

Due reggicalze, 60 lire. Ecco, 260 lire in tutto.

Grazie.

Se avete altre riparazioni, sono a disposizione.

Calzini, maglie di lana. Pure se avete una calza smagliata.

Per chi mi avete preso? La calza smagliata la butto.

Beata voi, io con un buco così ho fatto tutta l'occupazione.

Arrivederci, sora Fra'.

[voci indistinte]

- A quest'ora si arriva? - Vi chiedo scusa, commendatore.

- Vai al laboratorio. - Sì.

Allora, siamo d'accordo. Arrivederci. Vi aspetto giovedì.

- Grazie. - Arrivederci.

Allora, guarda bene come si fa, devi avere la mano ferma.

Delia, fagli vedere.

Questo ombrello aveva la balena rotta e l'abbiamo cambiata.

Prendi la coperta e metti questo dentro.

Infili le punte, una a una. Vedi, così, facile facile.

Vedi?

- Mi capisci quando parlo? - Cosa sono la balena e le punte?

- Andiamo bene. - Delia, dagli una mano, su.

Adesso è colpa mia.

- Datti una svegliata. - Oh, sono qua per imparare.

Se conoscevo il mestiere, non prendevo 40 lire.

Come 40 lire?

Commendatore, permettete una parola?

Io sono tre anni che lavoro qua, pure sotto i bombardamenti.

Perché lui, il primo giorno, prende più di me?

Ma lui è un uomo, no?

[rintocchi campane]

- Oddio, che paura! - Ti prendesse un colpo.

Sembrava un'altra bomba.

Perché non ci fanno usare l'ascensore come gli altri?

Se incrociamo qualche signore, potremmo metterlo in imbarazzo

Non lamentiamoci, è già tanto se ci chiamano per le lenzuola…

Pensavo che con gli americani girassero più soldi.

- Però la guerra l'abbiamo persa. - Adda venì Baffone!

Ci manca solo lui.

Adesso che andiamo a votare noi vedrai come cambia la musica.

Sì, giusto la musica.

[voci indistinte e campanelli]

30, la puntura. 260, la signora Franca.

Più 30 di Fiacchini.

[voci indistinte]

[uomo] È tutto in regola qua. Tutto regolare.

Mi sa che è tua, vero?

[in inglese] Ha trovato…

Grazie, grazie tantissime!

Lasciami, mettimi giù. Sei matto?

[in inglese] Mi scusi.

Scusi.

Grazie!

Grazie infinite per questa…

Lo sapevo che era tua.

L'ho immaginato perché sono tutti negri.

[in inglese] Non vedo la mia famiglia…

Non so più da quanto.

E questa è l’unica foto che ho con me.

Questa bella donna è mia madre.

È tua madre?

[in inglese] Questo è mio padre e questi sono i miei fratelli e sorelle.

Belli, tanto carucci.

[in inglese] Mi mancano tantissimo.

Signora, grazie, dal profondo del cuore.

Posso fare qualcosa per lei?

Bello, mi dispiace, ma non ti capisco.

Parlo solo romano.

[in inglese] Un attimo.

Questa è cioccolata americana.

Viene dall’America, è davvero buona.

Ah, cioccolata?

[in inglese] Sì, è per lei.

- Per me? - [in inglese] Per lei.

Grazie, la prendo per i pupi.

- Pupi? - I pupi. I ragazzini.

Grazie.

[in inglese] Posso chiederle il suo nome?

Senti, io "devo annà" via. "Devo annà".

[in inglese] No, no, il suo nome! Può dirmi il suo nome?

Io "devo annà", ciao.

[in inglese] Beh, grazie, "Devoannà".

Mi chiamo William.

[in italiano] Io… William.

[in inglese] E le sono debitore.

[in italiano] Ciao, "Devoannà".

[in inglese] E grazie.

[uomo] Ma come ve lo devo dire?

[brusio]

Fagiolini freschi! Sono burro questi fagiolini!

Come i fagiolini? Devi vendere la bietola.

I fagiolini durano una settimana, la bietola appassisce, si ammoscia.

Allora, vieni, dammi un bel bacio, così non si ammoscia niente.

- Lasciami. - Dammi un bacio.

Falla finita!

Forza, lavora, schiavo, che adesso arrivo.

La bietola quella buona, quella fresca, che non si ammoscia.

Cosa devo fare? Ho sposato un deficiente.

[risate]

Dimmi un po', l'americano ti ha detto il nome?

Sì, sì.

- Si chiama "Willian". - "Willian".

Hai visto come sono belli gli americani?

- Hanno tutti i denti. - Eh.

Ma tanti.

- Più di noi, mi sa. - Può essere.

- Era alto, vero? - Eh, un marcantonio di niente.

- Alto quanto? - Tanto.

- Così? - Di più, fino alla tenda.

- Ah, vedi. E le mani com'erano? - Oh.

Non saprei, gli ho guardato la faccia.

È stato molto gentile, guarda.

Ecco, a te servirebbe proprio un americano gentile.

Altro che quel delinquente e farabutto di tuo marito.

Sai com'è fatto, è nervoso.

- Ha fatto due guerre. - Ancora con le guerre?

Eh, tanto…

Quello carogna era e carogna è rimasto, dammi retta.

- Vado, devo ancora rigovernare. - No, aspetta.

- Prendi pure questo. - [Delia] No.

Sì, tieni.

Grazie, Mari'. Ciao.

Delia, ho due cassette di albicocche che ormai sono andate…

Stasera faccio la marmellata. Aiutami e ti prendi un barattolo.

- Mi piacerebbe. - Ti aspetto allora?

- Devo sentire Ivano. - Cosa vuoi che dica?

Che è nervoso perché ha fatto due guerre.

- Magari stasera mi manda. - Sì, stiamo fresche…

- [Delia] Vabbè. Ciao, Mari'. - Ciao.

[Delia] Ciao, Pe'!

Ancora con questi fagiolini.

[brusio indistinto]

[Nino] Tu non ti fermi proprio mai?

Scusi, eh.

Eri così pure da ragazzina, scappavi sempre di corsa.

- Veramente sei stato tu a scappare. - E allora ora scappiamo insieme.

Ecco, bravo, cambia discorso.

Me ne pento ogni mattina da trent'anni.

Mi sono distratto un attimo e quello ti ha portata via.

Si può sapere che hai oggi?

Le cose non vanno bene.

Per la metà dei clienti lavoro gratis

e l'altra metà mi paga quando si ricorda.

Io, così, qui dentro ci muoio.

- [uomo] Nino! - Arrivo.

- [Delia] Cosa vorresti fare? - Eh.

Un'idea l'avrei, non so se ho il coraggio.

Non riesco neanche a dirtela.

- Allora, puoi scriverla. - Capirai.

[suona "M'innamoro davvero" di Fabio Concato]

Vabbè. Fammi andare…

♪ Mi sento strano davvero ♪

♪ Da un po' di tempo è così ♪

♪ Succede sempre ogni volta ♪

♪ Che sei qui ♪

♪ Sei sempre il primo pensiero ♪

♪ E mi addormento con te ♪

♪ Sembra un malanno ♪

♪ Ma è buono come te ♪

♪ Mi fa sentire leggero ♪

♪ Sorridi e stai come me ♪

♪ Lo sai, mi sto innamorando ♪

♪ Anch'io di te ♪

♪ E vai ♪

♪ Che m'innamoro davvero ♪

♪ Per troppi giorni e da quanti ♪

[voce inudibile]

♪ Quasi una vita a cercarti e adesso ♪

♪ Ti ho qui davanti e vedrai ♪

♪ Vedrai che di tempo ne avrò ♪

♪ Ne avrai ♪

♪ D'amore quanto vorrai ♪

♪ Perché non basta mai ♪

Oh! Non mi senti?

Ci faccio la buca qua!

Eccolo.

Ciao, De'.

Ciao, Ni'.

[urla di bambini]

- Sergio! - [Sergio] Eh.

Tua sorella dov'è?

Mamma, è là.

[brusio]

[Giovanna] Sora De'.

Sono proprio una bella coppia, eh?

Eh, addirittura, è solo un filarino.

Dite così per scaramanzia.

Sarà un annetto che si pizzicano, ma ancora niente anello.

Non ascoltatela,

a questa le rode perché Marcellina ha trovato un ragazzo a modo

- e pure facoltoso. - Ecco.

Il padre ha il miglior bar del quartiere.

Tutto nuovo e luccicante, dovresti vederlo.

Come no? L'ha aperto con i soldi della "borsa nera".

- Che sciacalli. - Tutti hanno fatto la "borsa nera".

Non avete venduto l'olio di vostro cognato?

Ha ragione.

Meglio sciacalli che morti di fame come loro, no?

Dai, De', se Marcellina lo sposa non fa la vostra fine.

Grazie, sora Gio'.

Marce', chiama i ragazzini e rientra subito,

che tra un po' arriva tuo padre.

Dia a me, l'aiuto io.

Signora Delia, perdonatemi, però ormai con Marcella

sono diversi mesi che ci vogliamo bene e…

E mi chiedevo se… a voi e a sor Ivano andrebbe…

- Insomma… - Che?

Se vi andrebbe di conoscere mio padre e mia madre.

Certo.

- Venite a pranzo domenica. - No!

- Come no? - No, ma', da noi, no, ti prego.

- Ci farebbe piacere avervi da noi. - Non esiste proprio.

Mio marito non accetterebbe mai, ci tiene alle tradizioni.

Il fidanzato va a casa della fidanzata.

- Andiamo in trattoria? - Eccola, ma come…

Non ti preoccupare, amore, pensa a tutto mamma tua.

- Vi aspettiamo domenica, allora. - Domenica.

[voci dei bambini che giocano]

[Delia] Grazie. Vai a chiamare i ragazzini.

Hai visto? Andiamo a chiamare i ragazzini, dai.

Delia, c'è la posta.

- Datela a Ivano, non ci capisco niente. - Meglio di no.

Non è per Ivano, è per voi.

- Come per me? - [Ada] Sì, una lettera.

- Non è possibile. - C'è il vostro nome.

Grazie.

Sora Ada!

Non dite niente a Ivano, lo sapete com'è fatto.

Io mi faccio gli affari miei.

[Ottorino] Delia, corri, mi serve il pitale.

Arrivo!

[voci indistinte]

- [Sergio] L'ultimo è un somaro. - Lavatevi le mani.

Sbrigatevi, che ceniamo presto.

- Amore di mamma. - Perché li hai invitati qua?

- Io mi vergogno. - Di che ti vergogni?

- Mamma! - Beh, ora che ho fatto?

Sei sempre col grembiule e lo straccio in mano.

Per forza, ho sempre da fare.

Comunque, è ovvio che per l'occasione un'aggiustatina me la do.

E poi Franchino e Sergio dicono sempre parolacce.

Sapessi che dannazione!

Quelli sentono tuo padre e tuo nonno e ripetono.

In tutti i modi, ora sono grandi e capiscono,

gli spieghiamo che abbiamo a pranzo ospiti altolocati

e vedrai che non…

Li pago. Gli do cinque lire a testa se non le dicono.

Con papà come facciamo? Lo sai com'è quando beve.

Teniamo il vino lontano, non lo facciamo bere.

Nonno Ottorino…

- Rutta e bestemmia il Signore. - No, solo la Madonna.

A nonno Ottorino ci penso io. Lo facciamo mangiare prima,

così si addormenta,

poi lo chiudiamo in camera e non lo vedi e non lo senti.

[porta che si apre]

[sottovoce] Dai, è arrivato tuo padre, aiutami, non farti vedere così.

De', dai una pulita, che questa casa è uno schifo.

- [Delia] Vieni qua, fatti pulire. - [Franchino] Lasciami.

- Sudicio, sei sudicio. - [Franchino] Basta.

Hai visto la catena del cesso? L'ho riparata.

- Bravo. - Adesso rompila un'altra volta.

Allora, c'è una bella novità.

[Ottorino] Maledetti. Mi fate morire di sete! Di sete!

- Portate il vino al nonno. - Io ho portato da mangiare.

Tocca a questo paraculo, che non ci va mai.

Sei un figlio di una mignotta, io ci vado sempre.

- [Sergio] Bugiardo. - Pezzo di cane morto.

Ti sgrugno.

Va bene, ci vado io. Ci vado io. Lo porto io.

- Che vi "hanno imparato" oggi a scuola? - I fenici, due palle.

Ahó, ti mando a scuola per studiare tutto, pure gli uccelli.

Quelli sono i fenicotteri, i fenici mi pare che sono una specie di turchi.

[rumore di porta]

Senti, io e Marcella volevamo dirti una cosa.

Marce', ti hanno pagato alla stireria oggi?

- Tu tira fuori questi due soldi. - Sì.

[voci indistinte dalla strada]

280 lire? Ti hanno fatto l'elemosina?

Con questi non paghiamo neanche la luce.

[Delia] Però non siamo messi male.

Marcella porta a casa quasi 600 lire a settimana

più le tue 13.000 fanno 15.400. Togli 4.000 della pigione,

200 di luce, 80 di gas, fanno 11.120.

Brava, fai i conti della serva.

Senti, Marcella deve dirci una cosa importante.

Vai, Marcella.

Giulio vuole venire a pranzo qui con i genitori,

per farveli conoscere.

Oh, queste sono soddisfazioni!

- Eh, De', Marcellina si sposa. - Amore di mamma.

- Allora il suo letto lo prendo io. - Vieni, gioia di papà.

Se penso che quando te ne andrai

non ci sarà più una donna in questa casa.

- Marcellina, ora fai l'amore? - Dormi senza mutande?

Fatela finita voi due.

Dovete morire tutti,

perché mia figlia si sposa un signore, non un pezzente come voi.

- Miserabili! - [uomo] Falla finita, matto.

Io stasera andrei da Marisa a fare la marmellata.

Non vai da nessuna parte, preparami una camicia, che esco.

- Dove vai? - Non sono affari tuoi.

Per la gioia quasi mi dimenticavo.

Guardate cosa ho!

- La cioccolata americana. - Buona. Dai.

[Sergio] Ti devi togliere.

Me l'hanno regalata, così festeggiamo con il dolce.

Piano, uno per volta! Uno per volta!

Dove hai preso questa cioccolata?

Ma niente, la davano certi soldati.

- A chi la davano? - A tutti, a chi passava.

La davano alle baldracche,

a quelle che fanno le scivolose per strada.

Ecco a chi la davano.

- No, davvero, la distribuivano. - Stai zitta.

Hai pure il coraggio di farla mangiare ai ragazzini.

Non ti vergogni?

[sospira]

[rumore di porta]

Iva'.

[suona "Nessuno" di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti]

♪ Nessuno, ti giuro, nessuno Nemmeno il destino ♪

♪ Ci può separare, perché questo amore Che il cielo ci dà ♪

♪ Sempre vivrà ♪

♪ Nessuno, ti giuro, nessuno ♪

♪ Può darmi nel dono Di tutta la vita ♪

♪ La gioia infinita Che sento con te ♪

♪ Solo con te ♪

♪ Sei tu Dolcissimo amore ♪

♪ Soltanto tu Passato e avvenire ♪

♪ Tutto il mio mondo Comincia da te ♪

♪ Finisce con te ♪

♪ Nessuno, ti giuro, nessuno ♪

♪ Nemmeno il destino Ci può separare ♪

♪ Perché questo amore S'illuminerà d'eternità ♪

♪ Sei tu Dolcissimo amore ♪

♪ Soltanto tu Passato e avvenire ♪

♪ Tutto il mio mondo Comincia da te ♪

♪ Finisce con te ♪

♪ Nessuno, ti giuro, nessuno ♪

♪ Nemmeno il destino Ci può separare ♪

♪ Perché questo amore S'illuminerà d'eternità ♪

[Ivano] Prendimi un fazzoletto.

La colonia.

Dai.

[rumore di porta]

Gli hai messo pure il profumo per andare a donnacce.

Ma che dici.

Tuo padre stasera ha la briscola con i suoi amici.

Sì, certo.

Si è messo la brillantina per vedere gli amici.

Io, piuttosto di fare la tua fine, mi ammazzo.

Che hai detto, ripetilo.

Perché ti fai trattare così?

Perché non te ne vai?

Dove vado?

Dove vado?

[ticchettio di orologio]

[Ivano sospira]

Lo vedi che ti voglio ancora bene.

Mi dispiace per ieri.

Sono un po' nervoso.

- D'altronde… - Hai fatto due guerre.

Eh.

[brusio e rintocchi di campana]

- Sapete che pasta danno oggi? - Boh, chi lo sa?

L'altra volta solo cannolicchi.

Abbiamo mangiato minestra per una settimana.

Cannolicchi… Speriamo di no.

Non gli posso dare la minestra.

[insieme] Ah!

Ha aperto.

- [donna 1] Ce l'abbiamo fatta. - [donna 2] Andiamo.

[voci indistinte]

[William, in inglese] Ehi, signora!

"Devoannà", amica mia, bello rivederti, come stai?

- Scusa, ma devo andare. - [in italiano] Sono amico.

Amico, ma, se non te ne vai, io passo i guai.

[in inglese] Aspetta! C'è qualche problema?

- Oh, embè? - [in inglese] Che ti è successo?

Ti ho detto che mi devi lasciar perdere. Lo capisci?

E tocca. Ma che tocchi…

No, siamo a metà maggio, è tardi per i carciofi,

sono pieni di pelo, non li prendo più.

- Allora tre etti di cicoria. - Vabbè.

Lo sapevo che Ivano non ti faceva venire ieri sera.

Quello non vuole che vedi nessuno.

Questa ha un marito che è un secondino, sta in galera.

- Le metto anche due odori? - Sì, e un chilo di patate.

- Era nervoso per la notizia di Marcella. - Che notizia?

- Ti ho messo da parte la marmellata. - [Delia] Grazie.

Potrei fare una crostata per domenica, che…

a pranzo vengono i consuoceri.

- Marcella si fidanza con Giulio? - Pare di sì.

Peppe!

- Non c'è bisogno. - Hai sentito?

- No. - Marcella si fidanza.

- Complimenti, tanti auguri. - Grazie.

- Avete sentito? - Pure a lei?

- Sua figlia si fidanza. - Tante felicitazioni.

Grazie, ma non è sicuro. Non è ancora…

- Non si dice, porta male. - Festeggiamo, andiamo al bar.

Dove vai? E le mie patate?

Sono vostre quando le pagate. Peppe, pensaci tu, che abbiamo da fare.

[Delia] Ma ho da fare, devo fare mille cose per domenica.

[Marisa] Ma lascia perdere.

Cosa deve succedere, un pranzo è un pranzo.

Mmh, mi dirai

l'importante è chiudere in cantina quell'assassino

figlio di una mignotta di tuo suocero.

Marcella ci tiene tanto, io non ho dormito tutta la notte.

Quanto la fai lunga! Li metti a tavola,

lui tira fuori l'anello, un brindisi e avete finito.

Devi stare tranquilla, andiamo.

- Salvatore, segna, che tanto mi trovi. - Dove vuoi scappare?

[brusio]

Tieni, prendi una di queste.

Prendi! Tieni.

- Dove le hai prese? - Me le ha date un americano.

Per mezzo chilo di puntarelle.

- Gli hai dato una piccola fregatura. - Eh!

Non le hanno mai viste le puntarelle.

Nel Wisconsin.

Poveraccio.

Non so neppure se ha capito che deve mangiarle.

Ammazza.

Ti devo dire una cosa, non la sa nessuno.

Che hai fatto?

Da qualche mese rubo qualche soldo dai miei lavori.

Non ho capito. Come rubi? Sono soldi tuoi.

Vabbè, non li do a Ivano e li metto da parte.

Quasi 8.000 lire.

- Sono un sacco di soldi. - Eh.

Sono per il vestito da sposa di Marcella.

Ivano vuole che si sposi con il mio vecchio.

Capirai, era già uno straccio.

No, no.

Deve essere la più bella di tutti.

Tieni, mettitela via.

Te la fumi domenica dopo il fidanzamento.

Devi stare attenta, che rimane…

- Tutti i pezzetti. - Non li mangiare.

[voci indistinte]

Beh! Cosa piangi, non fare la femminuccia, su.

Vai a giocare. Te possino…

- [Rosa] Tutto pronto, De'? - Sì, sì, grazie.

Se vi serve una mano per Marcellina, questo e altro.

- [Delia] Grazie. - Io ho la tovaglia, quando volete.

Grazie, porto a casa questa roba e vengo a prenderla.

- [Giovanna] Fate con calma. - La lavo, la stiro e la riporto.

Non vi preoccupate. Ci mancherebbe.

Le prestate anche la tovaglia buona

per fare bella figura con quelle canaglie.

Sì, la presto a chi voglio, senza chiedervi permesso.

- Ci mancherebbe. - Questa l'ha morsa una tarantola.

Non vi va giù che Marcella si sistema con gente perbene, eh?

Perbene? Sono burini di paese.

Tutti sanno come si sono arricchiti. Sulla pelle degli altri.

- Traditori infami. - Attenta a come parlate.

- Altrimenti? Mi graffiate? - State calme.

- Vi arriva uno sveglia che fate due giri. - Sì? Davvero? Vediamo.

Non mi mettete le mani addosso.

- Che succede? - Vi brucia?

Che Marcellina è bella e la vostra non la prende nessuno.

- Sciacquatevi la bocca. - La bocca della verità.

Ha parlato quest'altra.

Pulitevi voi la bocca, che è piena di veleno.

Calma o lo dico ai mariti e stasera ci fate i conti.

- Non c'è bisogno. - Diteglielo, che poi parliamo noi.

E diteglielo! E io racconto di quei disgraziati dei ragazzini vostri,

che tirano i rifiuti con la cerbottana.

Non è vero. Che dite?

- Basta. - Li abbiamo visti tutti.

Basta!

[voci accavallate]

[donna 1] I nostri figli non le fanno queste cose.

- Palla. - [donna 2] Li abbiamo visti tutti.

[donna 1] Non avete il coraggio di dirlo.

[voci accavallate]

[voci indistinte]

[rintocchi di campana]

[voci indistinte]

- [Sergio] Che vuoi? L'ho preso prima io. - [Franchino] No, no.

Ridammelo. Ridammelo.

Fermati, cornuto. Dammelo, l'ho preso prima io.

Oh, fate piano, se vi sporcate, vi ammazzo.

[Franchino] Se ti prendo, ti faccio il culo a strisce.

- [Sergio] Quando mi prendi. - State fermi.

- È stato questo figlio di una mignotta. - Zitto, brutto frignone.

Se dite un'altra parolaccia, vi ammazzo.

- [Sergio] Buone queste. - Oh! Piano! Piano!

Vieni qua. Vai da tuo nonno e chiudilo a chiave. Poi me la riporti.

Fai piano, che, se si sveglia, ti ammazzo, andate.

- [Sergio] Dai. - [Franchino] Andiamo, ti ho detto.

- [Sergio] Tanto non ci arrivi. - [Franchino] Infame.

[voci indistinte dalla strada]

Mamma, sei ancora così?

Levati il grembiule e datti una pettinata, che arrivano.

Io sono pronta.

- Si vede il rammendo. - Io ho solo questa.

Rimettiti il grembiule.

[trillo campanello]

[Ivano] Ferma, vado io.

- Benvenuti. Buongiorno. - Buongiorno.

- Come va? - Bene. Sora De'.

- [Ivano] Santucci, piacere. - Molto lieto, Moretti.

Questa è Orietta, la mia signora.

- Piacere. - Piacere. Prego, si accomodi.

- Prego. - [Mario] E Luisa, la piccola di casa.

- Come va? - Piacere.

Piacere mio. Accomodatevi. Prego.

[Franchino] Fermati, cornuto.

[donna dalla strada] Oh, ma la fai finita!

Buona, non l'avevo mai vista con i cannolicchi.

Io di solito la faccio con i rigatoni e ci metto le polpette di vitella.

Vabbè, voi la fate più leggera.

Se volete, vi do l'indirizzo del mio macellaio.

Un po' caro, ma ha tutta roba di prima scelta.

Grazie. A Franchino la carne nella pasta non gli piace.

Mamma, che cazzo dici?

Mangia.

Signora, voi non vi sedete?

Sì.

- Prendi un altro po' di vino. - Sì.

Questo vino va giù che una bellezza, eh?

Sì, anche se io a pranzo, solo un bicchiere.

E questa bella figlia

che fa di mestiere?

Luisa nostra studia.

Che fa?

Studia. Prepara gli esami di terza media,

ma tanto ha tutte lodi.

Tiro fuori le polpette.

- Posso avere dell'altro pane? - Sì.

Comunque, non ho chiaro da che parte stare.

Ti sarai fatto un'idea, manca poco.

- [Franchino] Mamma, l'acqua. - Sì.

Dopo tutto quello che abbiamo passato,

a questo punto meglio una cosa nuova.

E poi questa volta posso dire la mia.

Cosa devi dire tu, mangia, va'.

- Si può avere un po' di sale, per piacere. - Sì.

Il sale non si passa.

Porta male.

Va' a prendermi le sigarette.

Permette, sor Iva'.

Ve ne offro una di quelle vere.

Grazie, sor Ma'.

Signori cari, avervi come ospiti è un grande piacere,

ma veniamo al motivo di questa bella riunione di famiglia.

[colpi]

Si è svegliato.

[colpi]

- Qualcuno bussa alla porta? - No.

- Sono buone queste sigarette. - [Ottorino] Maledetti!

Porca mignotta, mi sono dimenticato di chiuderlo a chiave.

- [Sergio] Bravo, deficiente. - [Franchino] Tu non fai mai un cazzo.

Adesso cammina?

Non si alzava da prima della guerra.

- Prego, papà. - Papà un cazzo!

Per una volta che si mangia bene, non mi chiamate?

- Vi porto un po' di pasta al forno? - Vedi un po'.

- Santucci Ottorino, piacere. - Moretti, molto lieto.

- Loro sono i genitori di Giulio. - Piacere.

Ah, ho capito.

Voi avete il bar con Cecio l'infame.

Ha venduto più persone ai tedeschi che tu caffè al bar.

Dicevamo…

Questa bella riunione di famiglia aveva un motivo,

quello di far promettere questi due innamorati.

Perché una promessa è una promessa, vero, Giulio?

Dammi la mano.

Facciamo un bel brindisi a questi giovanotti.

- Auguri! - [Mario] Auguri!

- Il letto suo è mio? - Avevi detto che era mio. Levati.

Delia me li levi di torno? Delia!

[Delia] Forza, c'è momento e momento. Seduti.

State buoni. Amore… State buoni.

- Tante felicitazioni. - [Marcella] Grazie.

- [Luisa] Auguri. Congratulazioni. - [Ivano] Basta.

- Amore di ma… - [Ottorino] Fammi vedere.

- Ma questo è uno zircone. - A me piace così.

Quando farai un figlio, fatti regalare un gioiello vero,

- non un pezzo di vetro. - Questo pezzo di vetro…

- Prendo le pastarelle! - Eh.

- [Ivano] Facciamo il brindisi. - Un brindisi.

- [Ivano] Il vino, papà. - Bellissimo.

- Visto che bello? - [Ivano] Bevete un po' di vino pure voi.

- [Sergio] Buono il vino, pa'. - [Franchino] Pure io, papà.

[Ivano] Alla salute. Auguri a questi ragazzetti belli.

- [Marcella] Grazie. - [Giulio] Grazie a tutti.

- [Ottorino] Brava, Marcellina. - [Marcella] È bellissimo.

[Giulio] Sono contento che ti piaccia.

- [Ivano] Un po' di vino alla consuocera. - [Orietta] Grazie.

- [Ivano] E a questa bella figlia? - [Orietta] A Luisa no.

- [Ivano] Nemmeno un goccio? - [Luisa] No, grazie.

Il piatto di mamma.

De', hai fatto proprio un "piccolo" danno.

Sono cose che succedono, su.

[Orietta] Bisogna fare attenzione.

Scusate, adesso sistemo tutto. Non badate a me, festeggiate.

Festeggiate!

- L'aiuto io, sora De'. - [Delia] No, no.

- [Giulio] Si faccia aiutare. - [Delia] No, è pieno di cocci.

No, voi andate avanti, continuate, continuate.

Papà, perché non andiamo a mangiare un bel gelato al nostro bar?

- Buono il gelato. - Andiamo, papà?

[insieme] Per favore.

Andate avanti, che io e mamma vi raggiungiamo.

De', porta papà in camera, che è stanco.

- Arrivederci. - Tante cose.

Vieni, papà.

- [Mario] Sora Delia. - Con permesso.

[porta che si chiude]

- Iva'. - Non sai fare nemmeno la serva.

- Buongiorno. - Buongiorno.

Buongiorno.

- [Luisa] Basta. - Buongiorno.

Giulio mio si meritava di meglio, non ha voluto sentire ragioni.

- È caruccia. - Insomma… Una furba, mi dirai.

La stiratrice… Ha fatto una tombola di niente.

Appena si sposa, non lavora più. Ci pensa Giulio a civilizzarla.

Quello che mi leva la vita è imparentarmi con quei poveracci.

- Cafoni. - E ignoranti.

Sì.

- [Sergio] Non devi starmi vicino. - Chi ti vuole? Vattene.

- [Giulio] Salve. - Buongiorno.

- [Giulio] Marcella. - [Marcella] Grazie.

- Buongiorno, sor Mario - Ciao, caro. Come stai?

Ecco il gelato.

Grazie.

[voci indistinte]

Proprio qui vi dovete mettere? Disturbate i clienti, è il mio bar.

La strada è di tutti, un minuto e ho finito.

[brusio]

[Marcella] Fatela finita.

Speriamo che Luisa scelga con un po' più di giudizio.

Che deve scegliere Luisa? Per Luisa scelgo io.

[voci indistinte dei bambini]

Ecco.

- Meno male. - Per favore, andatevene.

Sì, ma state calmo, pensate a fare la cosa giusta.

Non iniziate pure voi. Da un anno ci fanno una capoccia così.

Mi avete chiamato, papà?

Stai sbagliando con Delia.

È che me le leva dalle mani.

La pazienza ha un limite.

- Sì, ma non è così che risolvi. - Lo so, lo so, mi dispiace.

Vieni qua.

Vieni qua, figlio mio. Siediti.

[Ivano sospira]

Dai retta al vecchio tuo.

Non puoi sempre picchiarla.

Se no, si abitua.

Una.

Una volta ogni tanto, un sacco di legnate, ma forti, così capisce.

Io così ho fatto con la tua povera madre.

Ci hai mai visto litigare?

- No. - E perché?

Perché era mia cugina, era di famiglia. La famiglia è importante.

Dai, papà. Non ricominciare con la storia della cugina.

Da sempre tutti si accoppiano con le cugine.

È l'unica cosa sensata da fare.

Se mi davi retta e sposavi tua cugina Adelaide…

Adelaide era brutta come il peccato. Dai.

Ma sapeva stare al suo posto.

E non mi toccava sentire questa cagnara tutte le volte.

Lo so, lo so, mi dispiace.

Comunque…

Alla fine dei conti, Delia è una brava donna di casa,

ma ha il difetto di rispondere.

Deve imparare a stare zitta.

Non farmela sentire che piange.

Mi fa pena.

E poi avrò il diritto di dormire in santa pace?

[suona "Perdoniamoci" di Achille Togliani]

♪ Mi sento assai colpevole con te ♪

♪ E pure tu con me ♪

♪ Non osiamo guardarci negli occhi ♪

♪ Perché il rimorso ♪

♪ Ci pesa sul cuor ♪

♪ Perdoniamoci ♪

♪ Tutto il passato ♪

♪ Ogni peccato ♪

♪ Perdoniamoci ♪

♪ Ancora una volta ♪

♪ Torniamo ad amarci così ♪

♪ Come un’anima sola ♪

♪ Ricordiamoci ♪

♪ Il primo giorno ♪

♪ Del nostro incontro ♪

♪ Ricordiamoci ♪

♪ Quel giorno radioso ♪

♪ Che tutta la vita cambiò ♪

[voce inudibile]

♪ Da una sola parola ♪

♪ Ma poi nel nostro amor ♪

♪ Per gioco o crudeltà ♪

♪ S’è perduta la sincerità ♪

♪ Perdoniamoci ♪

♪ Perdoniamoci ♪

♪ Amor ♪

[In inglese] Ciao, signora…

Forse ti ho spaventato?

[in italiano] Scusami se ti ho fatto paura.

- [in inglese] Non volevo. - Non ti preoccupare.

[in inglese] Cos’è questo? Di nuovo?

Che vuoi? Ho sbattuto, lasciami andare.

[in inglese] Signora, devi tirarti fuori da questa situazione,

e, se non riesci a farlo da sola, io posso aiutarti, hai capito?

Io non ho capito niente.

[in inglese] Per favore, lascia che ti aiuti!

Che bisogno c'è di strillare? Che ti strilli?

[in inglese] Se hai bisogno di qualcosa, vieni da me, ok?

Ci mancava solo questo.

Credevo che scherzassi.

Magari. Stavolta devo andare.

Mio cugino dice che al nord c'è lavoro e i salari sono buoni.

È giusto, devi andare.

Portati le calze di lana, l'inverno là fa freddo.

Sembra non ti interessi che me ne vado.

Non è vero.

E lo sai.

Allora pensaci.

Pensaci.

De'…

Io te l'ho detto.

Quando parti?

Finisco di sistemare tutto questa settimana

e domenica vado.

Fammi andare.

Delia!

Ci pensi?

[voci indistinte]

Marcella ci ha fatto vedere l'anello, siamo tanto felici per lei.

Grazie.

- E pure per voi. - Grazie.

- Tanti auguri. - Grazie.

Quanto sono belli, sembrano usciti da un film.

[Delia] Eh, sì.

Una cosa l'ho fatta bene.

Sembra ieri che era attaccata al seno.

- Adesso ha l'anello al dito. - State attenta a Ottorino,

quello si è venduto anche l'oro dei denti.

[risate]

[voci ovattate]

Oddio, le patate.

Marce', vieni a casa, corri.

- Oddio, che ho fatto? - Eh.

Mi dispiace, mi sono dimenticata.

Dai, aiutami. Sbrighiamoci, che, se arriva tuo padre, fa un macello.

- Papà, ti chiedo scusa… - Mannaggia alla mia testa vuota.

Le ho dimenticate, scusami.

- Scusami. - No, mamma.

Che fai qui. Vai a guardare i ragazzini.

- Ma'. - Va'! Va'!

[rumore di porta]

Che hai da guardare?

Stasera pane e latte, ringraziate la ritardata di vostra madre.

Hai visto? Tutto sistemato.

Che avresti sistemato?

È così che sistemi le cose?

Vabbè, almeno si è sfogato e stiamo in santa pace.

- Dai, vai a tagliare il pane. - Non ti vergogni?

Non vedi che sei una pezza da piedi?

Non vali niente, non conti niente.

[porta che sbatte]

[uomo] C'è da firmare. Mi chiamate vostro marito?

[Franca] Firmo io.

- E vostro marito? - Qua non ci sono uomini.

Che facciamo? Ti accontenti o le lampo te le riporti a casa.

[uomo] Che vi siete messe in testa tutte quante?

- Allora, che avevamo detto noi? - Duecento.

Duecento lire.

Grazie, arrivederci.

[brusio]

- [Delia] Ciao, Mari'. - Ciao, De'.

- [Delia] Senti, ti devo chiedere un favore. - Mmh.

Domenica, dopo la messa

devo fare le punture nel tuo palazzo.

- Vabbè, che favore? - È questo il favore.

- Mi devi reggere il gioco. - Ma che combini? Dove devi andare?

Eh, non posso dirtelo.

- Hai un altro? - No.

Oddio, volesse il cielo.

- Mi fai questo favore? Sì o no? - Sì, ho capito.

Se Ivano me lo chiede, domenica vieni a fare le punture.

Ecco.

Ma dimmi tu.

- Se te ne vai… - Ma no…

Se te ne vai…

non farti riprendere, perché quello stavolta ti ammazza.

- Addirittura. - Sì, addirittura.

Dai retta a questa scema.

Ciao, Mari'.

Ciao, De'.

- Delia. - Oh.

[brusio]

Che fai! Fermo.

- Dai, non ci vede. - Sì che ci vede.

Quanto sei bella, Marcella.

Come ti sei truccata? Cos'è questa novità?

- Perché, non ti piaccio? - [Giulio] Pure troppo.

Dove sei andata così truccata?

[Marcella] A lavorare.

[Giulio] Non mi va bene.

- Ah, no? - No, devi truccarti solo per me.

Io mi sono truccata per essere bella per te.

- Sicura? - Sì.

Ahia, mi fai male, dai.

- Solo per me? - Solo per te.

Allora, se è solo per me, da domani a lavoro ci vai pulita.

Tanto, quando ci sposeremo, non andrai più a lavorare.

- Chi te l'ha detto? - Te lo dico io.

Tu sei mia.

Capito? Sì, sei solo mia.

[Marcella] Solo tua.

Dai, ci vede.

Marce'!

Vieni un attimo qua.

- Che c'è? - Siediti.

- Beh? - Stavo pensando, no…

Il matrimonio è una cosa bella.

Però è per tutta la vita.

Non si torna indietro.

Quindi? Che vuoi dirmi?

Giulio ti vuole bene veramente?

L'uomo devi scegliertelo bene.

Deve essere quello giusto. Giulio è quello giusto?

Non lo so, dimmelo tu,

che te lo sei scelto bene.

Che vuol dire? Io non ho mai capito nulla.

Tu però sei in tempo.

Pure tu, ma'.

[voci indistinte]

Loro mettono la casa, le fedi

e dicono che hanno un fotografo bravo.

A noi toccano i fiori, che possiamo anche farne a meno.

Per quello possiamo andare da don Felice,

che, se Dio vuole, il giorno prima schiatta qualcuno,

- ti regala quelli del funerale. - Ah. Eh, bravo.

Per il vestito, Marcella ha quello di Delia.

Ahó, gli hai dato una sistemata?

- Deve sembrare nuovo. - Sì.

Per la musica chiedo ad Alvaro, che è stato cantante.

Chi è?

Nuvoloni, quello che viene ogni mattina a farvi compagnia.

Quel morto di fame? Porta pure male.

Dio ce ne scampi e liberi, non lo voglio al matrimonio.

Ma si vorranno bene davvero questi ragazzi?

- Ma che domande sono? - Apre bocca e gli dà fiato.

Forse non hai chiara la situazione.

Dobbiamo sistemare Marcella e sistemarci pure noi.

Ti fa schifo che tua figlia faccia la signora? Eh, De'?

Certo, con quei cafoni ripuliti.

Fosse per me, li manderei a fare stracci, questi burini spilorci.

Ma finché hanno il bar

questo matrimonio fa comodo a tutti.

[uomo] Che è successo?

[voci indistinte in lontananza]

[Marcella piange]

[sospira] Non si dà pace, povera Marcellina.

Voleva sposarsi lo stesso, ma Ivano non sente ragione.

Lo capisco.

Che, alla fine, non ha tutti i torti, non può mandarla a fare stracci.

- Dove va? - Quelli non hanno più niente,

devono tornare al paese, almeno lì mangiano.

Del bar non sono rimaste neanche le sedie.

Le hanno fatte saltare in aria col tritolo.

Io mi chiedo, chi può aver fatto una cattiveria del genere?

Sai quanti! C'è la fila di chi gli vuole male.

D'altro canto, chi la fa l'aspetti.

- Non vi vergognate? - No.

[Marcella piange]

Oh! Basta con questa lagna. Basta!

Io sono buono e caro, ma la pazienza mia ha un limite.

Giulio mi voleva bene.

[Ivano] Col bene non ci fai né il pranzo né la cena.

A Giulietto tuo non sono rimasti neanche gli occhi per piangere.

- Hanno ripreso pure l'anello. - [Ottorino] Taccagni maledetti.

Voglio vedere che ci fanno con quel pezzo di bottiglia!

Quelli burini erano e burini ritorneranno, papà.

[Marcella piange]

Ma fammi capire.

Vuoi andare in giro nel paesello scalza e legata a un somaro?

Eh?

Me ne vado.

Mamma, di' qualcosa.

Non fai mai niente.

Lo dici tu.

[suona "La sera dei miracoli" di Lucio Dalla]

♪ È la sera dei miracoli ♪

♪ Fai attenzione ♪

♪ Qualcuno nei vicoli di Roma ♪

♪ Con la bocca fa a pezzi una canzone ♪

♪ È la sera dei cani Che parlano tra di loro ♪

♪ Della luna che sta per cadere ♪

♪ E la gente corre nelle piazze ♪

♪ Per andare a vedere ♪

♪ Questa sera così dolce Che si potrebbe bere ♪

♪ Da passare in centomila In uno stadio ♪

♪ Una sera così strana e profonda ♪

♪ Che lo dice anche la radio ♪

♪ Anzi la manda in onda ♪

♪ Tanto nera da sporcare le lenzuola ♪

♪ È l’ora dei miracoli che mi confonde ♪

♪ Mi sembra di sentire ♪

♪ Il rumore di una nave ♪

♪ Sulle onde ♪

♪ Si muove la città ♪

♪ Con le piazze e i giardini ♪

♪ E la gente nei bar ♪

♪ Galleggia e se ne va ♪

♪ Anche senza corrente camminerà ♪

♪ Ma questa sera vola ♪

♪ Le sue vele sulle case ♪

♪ Sono mille lenzuola ♪

♪ Ci sono anche i delinquenti ♪

♪ Non bisogna aver paura ♪

♪ Ma stare un poco attenti ♪

♪ A due a due gli innamorati ♪

♪ Sciolgono le vele come i pirati ♪

♪ E in mezzo a questo mare ♪

♪ Cercherò di scoprire Quale stella sei ♪

♪ Perché mi perderei ♪

♪ Se dovessi capire Che stanotte non ci sei ♪

[rintocchi di campane]

Siete pronti? Marcella, andiamo.

- Non strillare, sono qua. - [Franchino] Lasciami.

- Tuo padre dov'è? - Al gabinetto.

Venite qua voi.

- Buoni. - Che hai? Ora andiamo.

Don Felice non ci aspetta per dire la messa.

Forza. Buoni voi due.

- Forza, forza. - Vai a sentire se papà ha bisogno.

Sì.

Papà.

Vi occorre qualcosa?

Sentite, per favore, non mi fate perdere…

[Ivano] Datti una mossa.

Arrivo.

Oggi no.

- [donna] Dai, vieni. - Noi andiamo adesso.

- Noi andiamo a messa. - [Sergio] L'animaccia tua!

Eccomi. Forza, forza, sbrigatevi.

- Oh. - Oh, vai piano, cos'è questa fretta?

Facciamo tardi.

Papà, a posto? Ha bisogno di qualcosa?

Tutto a posto, non ha bisogno di niente.

Andiamo.

[messa in latino]

[in coro] Amen.

[messa in latino]

[in coro] Amen.

Scendo dal sor Ottorino.

[messa in latino]

[in coro] Et cum spiritu tuo.

[messa in latino]

[messa in latino]

Sor Ottorino?

Sor Ottorino, sono Alvaro, vi occorre qualcosa?

[messa in latino]

Sor Ottori'.

[messa in latino]

[in coro] Amen.

Andate.

E oggi, mi raccomando,

agite secondo coscienza,

la coscienza di Dio nostro Signore onnipotente,

che, ricordatevi, sempre vi guarda e vi giudica.

[voci indistinte]

Basta con questa faccia da funerale, non è mica morto nessuno.

- Hai trovato il quarto? - Macché.

Oggi sono tutti indaffarati, non è venuto nessuno.

- C'è una caciara per strada. - [uomo] Sono andato stamani,

- ora c'è una fila che non si passa. - Ci vediamo dopo.

Che hai lì dentro?

Che ho? La siringa e l'occorrente per disinfettare.

Vado da Marisa.

Vai, va'.

[gridando] Il signor Ottorino è morto!

[ansima] L'ho trovato così, Iva'. Adesso.

Ho corso come un ghepardo.

Papà, quindi la sua camera la prendiamo noi?

[Alvaro ansima]

Perché me l'hai portato via?

- Ivano non fare così. - Perché?

- Tirati su, dai. - Ah!

- Non fare così, dai. Non fare così. - Papà!

- Perché? - [uomo] Mi fai male, tirati su.

- Non si può fare. - [Ivano] Perché papà?

Perché me l'hai preso? Perché?

- Allora io vado. - Dove cazzo vai?

Papà! Lasciatemi solo. Lasciatemi solo.

- Lasciatemi solo. - Andatevene a casa.

Dopo veniamo tutti da voi.

[anziana prega]

[Franchino] Ci sono le ciambelle. Corri.

Calmi. Non sono per voi.

[Franchino] Dammelo, l'ho preso prima io.

[Alvaro] Era ancora caldo, era spirato da pochi minuti.

Sembrava che mi sorridesse.

Mi voleva un bene… Come a un figlio.

Di uomini così perbene non ne nascono più.

Un santo.

[anziana prega]

- Possiamo avere la cameretta? - Dai, papà.

Non qui, buoni.

Iva', bevi un po' d'acqua.

Papà, come faccio senza di voi?

Iva', fatti forza.

[anziana prega]

Iva', chi è questa vecchia?

[sottovoce] Che ne so io?

[sospira]

Amore, perché soffri così? Amore mio.

Il nonno era anziano, ha fatto la sua vita.

Che mi importa del nonno, io piango per Giulio.

[trillo campanello]

Che dolore. Che dolore immenso e infinito.

- Un po' di caffè? - Sì, due di zucchero.

Avercelo.

Che dolore. Che dolore immenso. Che dolore immenso e infinito.

[Alvaro] Signora mia, oddio.

- Gli volevano bene tutti. - Tutti, tutti.

A me sorrideva.

- Grazie. - Prego.

[Alvaro] Bussavo, bussavo e non rispondeva.

"Sor Ottorino, sor Ottorino", silenzio.

Busso, busso e sor Ottorino non risponde, vado a vedere.

Sono entrato che era ancora vivo.

- Mi guardava come per chiedere aiuto. - [uomo] Ma dimmi tu.

Non parlava, ma gli strillavano gli occhi.

[trillo campanello]

Buoni voi, basta. Fuori, fuori, andate a giocare.

Fuori.

Siamo usciti appena saputo, ma oggi non si circola,

c'è una caciara in giro, non si riesce a passare.

Ma io mi domando, proprio tutti oggi? Andateci domani.

E no…

- Mi dispiace per vostro marito. - Eh, cosa ci vuoi fare.

- Un caffè? - Con piacere.

- Grazie. - Oddio.

[voci indistinte]

[ticchettio dell'orologio]

- Tante condoglianze. - Grazie.

- Iva'. - Condoglianze.

Grazie.

- Permetti una parola? - Che dolore immenso e infinito.

- Io devo andare da Marisa. - Grazie.

[trillo campanello]

- Quella ancora mi aspetta. - Va' ad aprire la porta.

Ah.

- Meno male che sei venuta. - Abbiamo saputo.

- Non potevamo non venire. - Eh.

Peppe. Marisa.

- [Peppe] Condoglianze, Iva'. - [Marisa] Tante condoglianze, Iva'.

- Grazie. Grazie. - Come è successo?

- L'ha trovato Alvaro. - Eh.

Mi ha guardato e mi ha detto solo quattro parole:

"Ti voglio bene, Alva'".

[anziana prega]

Ho aspettato per un bel po', però una volta saputo…

- Peppe mi chiedeva di venire. - Eh.

[anziana prega]

- Chi è questa vecchia? - Ma chi lo sa.

Signora, alzatevi, che ci avete fatto la buca qua. Alzatevi.

Riposatevi, bevete un bicchiere d'acqua.

Altrimenti, le prossime preghiere le diciamo per voi. Grazie.

Vado.

- Meno male che ti ho trovata. - Eh.

Pensa se fossi uscita, che dicevo a Ivano?

Mamma mia.

Di tanti giorni, proprio oggi ha deciso di morire.

Te l'ha fatto per dispetto. Questo disgraziato.

- Carogna infame. - Mascalzone cornuto.

- Assassino cravattaro. - Zozzone maledetto.

- Dite una preghiera anche per noi. - Eh, ne abbiamo dette tante.

- Arrivederci. - [insieme] Arrivederci.

Dai, De', su! Meglio così, no?

Cosa ti eri messa in testa?

Ivano, lo sappiamo, è un farabutto, però…

pensa ai figli.

Pensa a Marcella.

Eh. Io penso proprio a lei.

C'è ancora domani.

[anziana prega]

No, signora, abbiate pazienza.

Abbiate pazienza, veramente, eh.

[anziana prega]

[Ivano] Oh.

- Oddio. Mi hai fatto venire un colpo. - Dove stai andando?

Per le punture.

Vado a fare le punture ai vicini di Marisa.

A quest'ora di mattina?

Eh.

Ma dove vai? Prepara la colazione, cammina.

- Papà. Tutto a posto stanotte? - Eh?

Sì, sì, non si è mosso.

Iva', lasciami andare a fare queste punture.

Qualche lira in più ci serve per il funerale del papà.

Gli prendiamo due fiori come si deve.

Se li merita, no?

[Ivano sospira]

Vedi di tornare presto.

[suona "B.O.B (Bombs Over Baghdad)" degli Outkast]

Questa disgraziata.

[brusio]

[voci indistinte]

[uomo] Signori, per cortesia. Uno alla volta. Non spingete.

Non spingete. Preparate i documenti.

[voci indistinte]

[suona "A bocca chiusa" di Daniele Silvestri]

♪ Fatece largo che passa domani ♪

♪ Che adesso non si può ♪

♪ Oggi non apro, perché sciopererò ♪

♪ E andremo in strada Co’ tutti gli striscioni ♪

♪ A fare come sempre La figura dei fregnoni ♪

♪ A me de questo sai Non me ne importa niente ♪

♪ Io oggi canto in mezzo All’altra gente ♪

♪ Perché ce credo o forse per decenza ♪

♪ Che partecipazione certo è libertà ♪

♪ Ma è pure resistenza ♪

♪ E non ho scudi ♪

♪ Per proteggermi Né armi per difendermi ♪

♪ Né caschi per nascondermi ♪

♪ O santi a cui rivolgermi ♪

♪ Ho solo questa lingua in bocca ♪

♪ E forse un mezzo sogno in tasca ♪

♪ E molti, molti errori brutti ♪

♪ Io però li pago tutti ♪

♪ Fatece largo che passa il corteo ♪

♪ E se riempiono le strade Via Merulana ♪

Le signore sono pregate di levare il rossetto

prima di chiudere la scheda con le labbra.

Qualsiasi macchia di rossetto potrebbe invalidare la scheda.

[donna] Signore, per cortesia, togliere il rossetto.

♪ Come dice la questura ♪

♪ E le parole, sì lo so So' sempre quelle ♪

♪ Ma è uscito il sole E a me me sembrano più belle ♪

♪ Scuola e lavoro, che temi originali ♪

♪ Se non per quella vecchia idea ♪

♪ De esse' tutti uguali ♪

♪ E senza scudi ♪

♪ Per proteggermi Né armi per difendermi ♪

♪ Né caschi per nascondermi ♪

♪ O santi a cui rivolgermi ♪

♪ Con solo questa lingua in bocca ♪

♪ E se mi tagli pure questa ♪

♪ Io non mi fermo, scusa ♪

♪ Canto pure a bocca chiusa ♪

[Daniele Silvestri canticchia a bocca chiusa]

♪ Guarda quanta gente c'è ♪

♪ Che sa rispondere dopo di me ♪

♪ A bocca chiusa Guarda quanta gente c'è ♪

♪ Che sa rispondere dopo di me ♪

♪ A bocca chiusa ♪

♪ A bocca chiusa ♪

♪ A bocca chiusa Guarda quanta gente c'è ♪

♪ A bocca chiusa Guarda quanta gente c'è ♪

♪ A bocca chiusa ♪

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