Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Arabic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Bulgarian
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
Dutch
English
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
French
Frisian
Ga
Galician
Georgian
German
Greek
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Indonesian
Interlingua
Irish
Italian
Japanese
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranî)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Persian
Polish
Portuguese (Brazil)
Portuguese (Portugal)
Punjabi
Quechua
Romanian
Romansh
Runyakitara
Russian
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Spanish (Latin American)
Sundanese
Swahili
Swedish
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Thai
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkish
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Vietnamese
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
♪ Con lui volando lontano dalla terra ♪
♪ Dimenticando le tristezze della sera ♪
♪ Quando ami da morire ♪
♪ Chiudi gli occhi e non pensare ♪
♪ Il tempo passa, l'amore scompare ♪
♪ E la danza finirà ♪
♪ Una notte a Napoli ♪
♪ Delle stelle si scordò ♪
♪ E anche senza ali ♪
♪ In cielo mi portò ♪
Mamma mia.
I nostri primi giorni di nuovo insieme li passiamo così, mi dispiace.
Figurati, io non vedevo l'ora di stare qua,
di svegliarmi nel cuore della notte e di prendere freddo insieme a te.
Hai ragione, ma che devo fare?
Nunzia si nega al telefono e solo lei può dirmi qualcosa di mamma.
Tranquilla, la colpa non è tua. La colpa è mia.
Me lo dovevo immaginare, queste cose con te le ho già vissute.
Nunzia, finalmente!
- Che ci fate qui? Che succede? - Dimmelo tu. Perché non rispondi?
Se mi vede al telefono, la mia titolare si innervosisce.
Chi sarebbe la tua titolare? Mia madre?
Perché dici così? Non la vedo da quando è partita.
Sì...
Senza questo? Non credo proprio. Tu sai dov'è.
Il generale ti ha vista a Montesanto, nello stesso posto dove aveva visto lei.
- Sarà stata una coincidenza. - E che ci facevano lei e zia Rosa qui?
Mina le ha viste in una trasmissione di una rete locale.
- Ti sono venute a trovare? - A me? Perché avrebbero dovuto?
Che cosa mi state nascondendo tutti quanti?
Mina, io non so che dirti. Mi dispiace, si è fatto tardi, devo andare al lavoro.
Se non mi credi, chiedi alla mia titolare.
Si chiama...
San Filippo, Teresa San Filippo.
No, aspetta.
Scusa, non volevo essere aggressiva, sono preoccupata per mamma.
Mi dispiace, ma io non so come aiutarti. Buona giornata.
Andiamo, che fa freddo.
Sì, lo so che è presto, ma abbiamo un problema.
Mina sta scoprendo tutto.
- Trapanese. - Buongiorno.
Comunque, aveva qualcosa da nascondere, era nervosa.
Sì, ma che cosa?
Più penso a questa storia, più mi sembra assurda.
A chi lo dici.
Il fatto è che lei, però, ti chiama. Cioè, sta bene.
E quindi?
Secondo me, tua madre ha fatto una scelta di vita.
Anche se non l'accetti, ti devi rassegnare.
- Ehi. - Annarella!
Ciao.
- Sei proprio tu? - Come stai?
- Quella è tua sorella? - Sì.
- Tutto a posto? Lui da dove è uscito? - Eh, tutta una storia...
- Anna! - Ehi, Mimmo.
Come stai?
Non dovevi passare il Natale a Barcellona?
Ho cambiato idea. Non sei contento?
Noi ci siamo presentate sul lungomare. Ti ricordi?
- Sì, mi fa molto piacere rivederti. - Anche a me.
Tu non dovevi fare un sacco di serate e di concerti?
Infatti! Ho saputo che sei diventata una cantante famosa!
"Famosa"... Rudy, non esagerare.
Sono cambiate un sacco di cose negli ultimi tempi,
quindi te ne volevo parlare.
Allora, Annare', quali sono queste novità?
- Ho fatto il caffè, è già zuccherato. - Grazie.
- Grazie. - Prego.
- Vi lascio soli. - No, resta.
Tanto sei di nuovo di famiglia, no?
- Anche io mi sono fidanzata, sai? - Questa è una cosa bella.
- Lui chi è? - Lo conosci.
Non mi dire che ti sei rimessa con Carmine.
Sì, Mimmo.
Voglio tornare a vivere a Napoli e non solo per Natale.
Ti sei rimessa con quel delinquente, lasci Barcellona... Sei impazzita?
- Mimmo, è cambiato. - Uno come lui non cambia.
- Mi meraviglio che tu gli creda ancora. - Gli crederesti, se sapessi...
Io di lui non voglio sapere niente e non lo voglio vedere.
Ora ho le pazienti, scusa.
Domenico!
Almeno ascoltala, cerca di capire.
Mina, qui c'è poco da capire.
Fidati, so quello che faccio.
È lei la signora Pennaruso? Accomodatevi.
Mi sembra di capire
che questo Carmine non gli piaccia proprio, eh?
Ovviamente ha le sue ragioni.
Io e Carmine ci siamo conosciuti qui, alla Sanità.
Bravo!
Lui era più grande di me
e io lo trovavo... bellissimo.
Bellissimo e carismatico.
- Aspetta, ti do una mano. - Grazie.
Quando mi rivolse la parola per la prima volta, non mi sembrava vero.
Era dolce, gentile.
Mi innamorai subito e anche lui di me.
All'epoca i miei non c'erano mai,
papà imbarcato e mamma a fare i servizi nelle case,
perciò fu Domenico a preoccuparsi e non aveva torto.
Io smisi pure di studiare.
Ero talmente presa da Carmine e dal nostro amore,
che non vedevo i casini che faceva, non gli davo peso.
Pensavo che fossero delle ragazzate.
- Carmine, falla finita. - Tu che vuoi?
Domenico ha cercato tante volte di portarmi via, ma non è servito a nulla.
Ogni volta tornavo da Carmine, non ce la facevo a stare senza di lui.
Non volevo.
Poi a 16 anni ci sono proprio andata a convivere.
Domenico per colpa mia non è potuto partire.
- Perché, dove doveva andare? - In Francia.
Aveva vinto una borsa di studio per la specializzazione.
Non lo sapevo.
Non volle lasciare i miei da soli
e soprattutto voleva tenermi sotto controllo.
Alla fine è riuscito a dividervi?
Non lui.
La polizia.
Un giorno venne arrestato per una storia di truffe
e anche io rischiai di finire coinvolta.
- Anna Gambardella? - È mia sorella, che succede?
Ci deve seguire in Centrale.
Domenico trovò un bravo avvocato e riuscì a tirarmi fuori dai guai.
Io mi rimisi in carreggiata,
aggrappandomi alla mia grande passione, la musica.
Quando Carmine uscì di prigione, fu Domenico a propormi Barcellona.
Voleva allontanarmi da lui, aveva degli amici che potevano ospitarmi.
È normale che lui sia arrabbiato, ha faticato tanto per liberarti da lui.
Però Carmine è cambiato!
Mi ha chiesto scusa e mi ha proposto un nuovo progetto.
Quale?
Sta rilevando una sala di registrazione
per produrre la mia musica.
Vorrei portarci Domenico a vederla o farlo parlare direttamente con Carmine,
però se lui mi fa muro così, è impossibile.
Non è che mi aiuteresti a fargli cambiare idea?
Forse non è il caso che io mi metta in mezzo, sono cose vostre.
Ma sì! Lui ti adora e ti ascolta.
Io e Carmine ci meritiamo un'altra occasione.
Abbiamo resistito per tanto tempo a tutti quei casini.
Significa che il nostro è amore vero, no?
Va bene, dai ci parlo io.
- Grazie. - Però non ti prometto niente.
Mi avevano detto tutti che eri una persona buona.
Una romanticona, più che altro.
- Grazie. - E di che?
Perché hai ceduto così tardi?
Ci siamo persi almeno 20 anni di questo paradiso.
Come ti vengono queste atrocità?
Le invento, modestamente.
- Mamma? Sono io. - No, no, no!
Questo benedetto ragazzo non dovrebbe essere a scuola?
Ci siamo visti di mattina per stare tranquilli.
- Il tuo giaccone dov'è? - Non lo so, l'ho lanciato mentre...
- Shh! - Ti saltavo addosso.
Tranquillo, facciamo così. Usciamo e andiamo dritti alla porta.
- Di solito Gianluca si chiude in camera. - Sì.
- Dai. - Aspetta.
Dai!
Vai.
Mamma.
Amore! Non ti ho proprio sentito rientrare.
La prof di matematica non è venuta.
- Ci hanno fatto uscire un'ora prima. - Che... fortuna!
Luigi Abbamondi, un collega.
È venuto a prendere dei fascicoli e va via.
Non li avete trovati?
- Che? - I fascicoli, mamma.
No, si è ricordata di averli dati a un altro collega.
Ah.
È stato un piacere.
- Piacere. - Ci vediamo.
Meno male che mi hai mandato un vocale, me ne stavo scordando.
- Sommersa di lavoro come sempre? - Già.
Però in tribunale non eri, in studio nemmeno. Dove stavi?
- Stamattina lavoravo da casa. - Ah.
- Siamo in orario, no? - Ehi.
- Ciao. - Ciao.
Pronte per affrontare l'emergenza testimone.
Non scherzare, il problema è serissimo. Io non ci dormo da due notti.
Mi sono informata e il testimone in Comune può essere uno solo.
- Ah. - La soluzione è facile, lo faccio io.
Se no ho pensato di fare testa o croce.
Io non rinuncio a nessuna di voi due.
- Mina? - Mmh?
Sei con noi?
Stiamo decidendo di affidare alla sorte l'onore di fare da testimone
e tu non ti pronunci?
Avete ragione, ragazze. È che ho la testa da un'altra parte.
- Visto? Lo faccio io. - Smettila. Che hai?
Continuo a pensare che mia madre mi stia mentendo.
Domenico dice che dovrei lasciare stare, ma...
Se mi rivolgessi a un investigatore privato?
- Eh! - Tu ne conosci qualcuno di affidabile?
Io no, ma sai chi fa un grande uso di investigatori per i suoi clienti?
Abbamondi. Potrei chiedere a lui.
- Sì, poi ricomincia a darti il tormento. - Non posso richiederti questo sacrificio.
Cosa sarebbe l'amicizia senza sacrifici? Ordiniamo?
Grazie.
Cinque lettere, inizia per "A". "Il cane di Ulisse".
- Buongiorno. - Buongiorno, dottoressa.
Canè, se non mi aiuti tu...
Ehi!
Ti prego, non mi dire che hai combinato un altro guaio.
In realtà, mi sto comportando benissimo.
- Però un problema c'è. - Ti pareva.
Quale problema?
Allora, la casa famiglia è a Cuma, mentre la scuola è qui alla Sanità.
Sì.
Io ogni giorno mi devo fare praticamente chilometri.
Sei giovane, ti fa bene.
Non è vero, mi stanco troppo.
Viola, se vuoi cambiare scuola, mi dispiace, non si può.
Non ci penso neanche, ho preso pure nove in matematica.
Veramente? Bravissima!
Quello che voglio è cambiare casa famiglia.
Non ne hai una più vicina?
Mi hai preso per un'agente immobiliare?
- Dai, Mina, per favore. - Lì ti conoscono tutti, ti vogliono bene.
Dai, tornatene a studiare,
così magari la prossima volta il nove me lo porti in italiano.
- Ah, quasi dimenticavo. - Che cosa?
So che sei stata quasi licenziata per colpa mia, mi dispiace.
Però grazie, mai nessuno aveva fatto tutto questo per me.
Ah.
- Mamma! - Che fai, stai piangendo?
Mi sono commossa per una persona, è una storia lunga.
Se è triste, non la voglio sapere.
Tutta questa malinconia non ti dona, ti invecchia di almeno dieci anni.
Ti trovo benissimo. Ti sei lisciata i capelli?
Con la cheratina, qui in Brasile sono fissati.
- Vengono benissimo, vero? - Quindi ora sei in Brasile?
Ah! Ci hanno fatto fare una gita nell'entroterra. Vedessi che posti!
Chilometri e chilometri di verde, cielo, aria!
E nemmeno una persona. Il paradiso, praticamente.
- Ti dovresti trasferire là. - Quasi quasi...
La prossima volta, però, portati il passaporto! Non sono scema.
Mi fa piacere vedere che stai bene, ma lo so che non sei in crociera.
Perché, hai trovato il passaporto?
Guarda che io ne ho un altro, quello pensavo di averlo perso.
Sì, brava, continua con le bugie.
Mi sono rivolta a un investigatore privato,
così questa pagliacciata finisce e scoprirò che cosa stai combinando.
- Ciao, Mina. - Devo proprio chiederti quel sacrificio.
Tranquilla, avevo già deciso di immolarmi.
- Vedremo. - Ti chiamo dopo.
- Va bene, grazie. - Ciao.
- Ciao. - Ciao.
La tua segretaria mi ha detto che ti avrei trovato al bar.
Quindi non è un incontro casuale, mi stavi cercando?
Devo chiederti un favore, ma è una cosa facile.
Facile o difficile, per te scalerei una montagna.
Avrei bisogno di un investigatore privato affidabile.
- Chi è il cornuto? O la cornuta? - Perché devi essere così rozzo?
Non ti arrabbiare, è solo per capire di che tipo di persona hai bisogno.
Una persona perbene e discreta, perché deve indagare su un'anziana.
- Vabbè, ci penso e ti faccio sapere. - Grazie.
- Scusami per stamattina. - Figurati.
Adoro essere buttato fuori dal tuo letto.
Sei impazzito?
Comunque, grazie.
Ho pensato che fosse una soluzione possibile,
almeno mi levo questo tarlo dalla testa.
Sai che ti dico? Hai fatto la cosa giusta.
Sì?
Un investigatore privato ti costerà un bel po'.
Eh. Magari Abbamondi ci può mettere una buona parola.
Questa sua passione per Irene si è rivelata più utile di quanto pensassi.
Chissà che alla fine non riesca ad avere ciò che vuole.
Chi, l'improbabile? Figurati! No, Irene non ci cascherebbe mai.
Senti, ho parlato con Anna.
- Abbiamo parlato soprattutto di Carmine. - Mina.
Per una sera, solo per una sera, riusciamo a non pensare agli altri?
- Beh, ma è tua sorella. - Solo una sera.
Mmh?
Va bene.
Va bene.
Simpatico il tuo amico di stamattina. Com'è che si chiama?
- Non è un amico, è un collega. Luigi. - Ah.
Se fosse un amico, andrebbe bene lo stesso.
- Non lo è. - Anche se fosse un fidanzato.
Dai, ce lo vedi uno così con me?
In effetti è un tipo strano, però i gusti sono gusti, mamma.
Ti aiuto a sparecchiare.
Lascia stare, ci penso io. Vai.
- Sicura? - Sì.
- Sei sicura che non vuoi venire con me? - Non rinuncio alle mie passeggiate.
- Però dopo ci vediamo? - Sì.
- Eh? - Mmh.
- Vai, ci vediamo dopo. - A dopo.
Anna, ciao, sono Mina.
Hai capito? Ho pensato che, se conosco anche io Carmine,
magari ho qualche strumento in più per far cambiare idea a tuo fratello.
- È un tentativo, proviamo. - Grazie, speriamo bene.
- Ecco. - Ah.
Siamo arrivate.
Non puoi immaginare l'emozione quando mi ha detto quello che aveva fatto per me.
- Vedi "AC"? - Mmh.
- "Anna" e "Carmine". - Ah.
- Vieni, te lo presento. - Sì.
Questo studio rappresenta un pezzo di storia della canzone napoletana.
L'hanno aperto nel 1911. Si dice che pure i Beatles siano passati a visitarlo.
- Senza Carmine, chissà che fine faceva. - Perché?
Quando l'ho rilevato, non era abbandonato, ma poco ci mancava.
È stato molto coraggioso.
Non è vero, il mio non è stato coraggio.
Le avevo promesso fin dal primo momento che l'ho sentita cantare
che l'avrei messo a posto.
Senti, Mina...
so quello che ti ha detto Domenico di me.
So pure che ho fatto parecchie cose sbagliate nella mia vita.
È difficile da credere,
ma quando le facevo avevo in testa un solo obiettivo,
realizzare tutto questo... per lei.
E poi nella nostra vita è arrivato quest'uomo. Vieni, Agostino.
Mina, ti presento Agostino.
- Coppola. - Piacere.
È il mio socio finanziatore, solo lui ha creduto nei nostri sogni.
- Mamma, che brutta faccia! - Si chiama Agostino Coppola.
Sembra che sia un truffatore.
Quando ci sono un grande talento e un grande amore,
io proprio non riesco a resistere.
- Il migliore che c'è su piazza. - Grazie.
Mina.
Se vuoi sapere dell'investigatore, ho tutti i riferimenti.
Davvero? Grazie!
In realtà, ti chiamavo per chiederti un altro favore.
con l'improbabile, tranquilla.
Di che si tratta?
Vuoi vedere se trovi qualche informazione su un certo Agostino Coppola?
Claudio me ne aveva parlato come di un tipo poco raccomandabile.
- Sarà fatto.
- Io lo so.
che ti ho prestato due anni fa?
- Me le voglio mettere sabato. - Non te le ho restituite?
- Non le ho nemmeno mai messe. - Eh...
Se mi passi a prendere, andiamo a casa e te le ridò.
Allora, facciamo così.
MI dai almeno dieci minuti per fare la ricerca e tu ti prendi un caffè.
Poi mi mandi la posizione, ti passo a prendere e andiamo a casa tua.
Però muoviti, fa freddo. Ciao.
Dov'è che devi andare sabato con il tacco 12?
Al matrimonio di una delle mie due migliori amiche.
Fico, mi piacciono i matrimoni e anche i tacchi 12,
soprattutto indossati da te.
Non penserai mica che ti inviti!
Perché no? Ah, già, non fa parte dell'accordo.
Appunto, non mi pare il caso.
Io invece ti porterei dovunque.
Matrimonio, battesimo, comunione... pure direttamente all'altare.
Non dire scemenze, dai.
Io scherzo, Irene, però mi piaci veramente.
Non vedrei l'ora di gridare al mondo intero che stiamo insieme.
Invece tu di noi ti vergogni
e allora forse non va bene.
- Dove vuoi arrivare? - Io mi ritiro dall'accordo.
Con te non me ne frega niente di farmi qualche scopata ogni tanto.
Io con te voglio di più.
Non è possibile, Luigi, noi ne avevamo parlato.
Ciao, Irene. Fai gli auguri alla tua amica.
Non sono mai stata così dispiaciuta di avere ragione.
Coppola è un delinquente,
invece è bello pensare che le persone possano cambiare, sorprenderti.
Tutto bene?
Sembri strana.
Ho fatto sesso con Abbamondi, più di una volta.
- Mi è piaciuto, ma non ne voglio parlare. - Cosa?
No, aspetta, voglio sapere tutto. Quando è successo la prima volta?
Una settimana fa, tipo.
L'avete fatto più volte in una settimana? Dove?
- Mina. - In ufficio?
- La smetti? - In macchina?
Prometti che non lo dirai a nessuno.
- "Nessuno"? - Mina!
Ma questa è la notizia del secolo!
- A Titti glielo devi dire. - No.
- Come no? - Mi vergogno troppo.
Irene!
Va bene, va bene,
però solo dopo il suo matrimonio.
- Chi c'è? - "Chi c'è?"
- Il fantasma Formaggino. - Mamma.
Finalmente sei arrivata, stavo facendo la muffa.
Irene, ci sei pure tu. Come stai? Tutto bene?
- Buonasera, Olga. - Forse non è veramente lei.
Mmh! Sarà stato il mare.
Quando ti manca la terra sotto i piedi,
ti senti diversa, più... buona.
Più cattiva era difficile.
Vogliamo accomodarci in salotto? Parliamo più comode.
Grazie, ma credo sia meglio lasciarvi da sole.
Avrete molte cose di cui parlare. Ti chiamo poi per le scarpe.
- Va bene. - Arrivederci.
Io sarò antipatica, ma lei... non scherza.
Ora mi spieghi tutto.
Sono venuta apposta, è inutile che ti scaldi tanto.
Ah, è inutile? Metti su questo teatrino per mesi e dovrei stare calma?
Mettiti seduta, stammi a sentire.
Quando stavi a Procida,
ho conosciuto un uomo.
- Non ci credo. - No, per cortesia, fammi parlare.
Mi ha accolta fra le sue braccia
e così è iniziata la nostra relazione.
- Scusa, tu non stavi con il generale? - Fammi parlare, se no me ne vado.
Eh. Stavo con il generale...
ma avevo pure l'amante, va bene?
Siccome non sapevo come uscirne,
mi sono inventata la storia della crociera.
Era un modo per prendere tempo, sapevo che non sarebbe durata.
Infatti il generale non ci ha mai creduto.
Esatto.
Prima lui e poi Rosa hanno scoperto che ero sempre rimasta a Napoli,
nell'appartamento che ho preso con Ezio,
dove Nunzia ha continuato a farmi le pulizie.
- No, aspetta, chi è Ezio? - Gesù...
Di che stiamo parlando? La persona con cui ho una relazione.
Ma perché non me l'hai detto?
- Sarebbe stato tutto più semplice. - Perché, perché...
Perché è molto più giovane di me.
Sai quante me ne avresti dette?
Che stava con me solo per interesse, che mi ero rimbambita.
Io non volevo starti a sentire.
Volevo vivermi la mia storia senza essere giudicata.
E ancora voglio farlo, perciò...
Ricordati che chi si fa i fatti suoi campa cent'anni.
È chiaro che tu non ci vuoi arrivare proprio.
Mamma! Mamma, dove vai?
Da Ezio. Sono due ore che mi sta aspettando quel poveretto.
- Devi spiegarmi un sacco di cose. - Ho detto quelle necessarie.
- Non so neanche dove stai. - È la mia vita e non voglio...
Ezio, mia figlia Mina.
- Piacere. - Ciao.
Dai, aspettami in macchina.
Questa fretta io non la capisco.
Mina, non preoccuparti. Io sono felice, sto bene.
Ezio è un ragazzo sincero e si prende cura di me.
Ti chiamo presto, eh?
- Ha detto che è un suo socio? - Lui ha detto: "Socio finanziatore".
Guarda se dopo tanti anni Anna si deve ancora coinvolgere nella merda di quello.
Magari Anna non ne sa niente.
Non stiamo parlando di un delinquente qualunque.
È un criminale.
- Lo so, hai ragione. - Sì?
Ciao, Mimmo, mi hanno detto che stavi qua.
- Ciao. - Ah, ci sei pure tu.
Ho pensato che questa cosa la dobbiamo risolvere,
quindi io e Carmine volevamo parlarti.
Ciao, Dome'.
Che ne dici se usciamo, ce ne andiamo al bar
e ci prendiamo una cosa, così cerchiamo di capirci?
Ovviamente tutti insieme.
Certo, come si può rifiutare un invito del genere?
- Se devi fare lo stronzo, no. - Perché, che ho detto?
Magari capiamo come mai si è scelto Agostino Coppola come socio, no?
Adesso che hai da dire su di Agostino Coppola?
Sapessi quello che ho da dire! È tutto qui, guarda.
- Mina, che sta succedendo? - Mi dispiace, Domenico ha ragione.
Agostino Coppola, il socio finanziatore,
è quello che mette i soldi, che mette il cash, capito?
è uno che ha sei condanne per riciclaggio di denaro sporco,
finanzia attività diverse ogni due anni e quando arriva la polizia,
non si trova più, scappa, scompare.
Tu lo sapevi?
Certo che lo sapeva, Anna. Ti svegli o no?
Guarda che ha potuto sapere un avvocato da un computer.
Vuoi vedere che Carmine tuo non sapesse chi si stava mettendo come socio? O no?
Anna, avevo sentito qualcosa, però quello che stavo facendo lo stavo facendo per te.
Vattene.
- Fammi spiegare. - Vattene.
- Hai sentito mia sorella? - Stai zitto, ci penso io.
Se è questo l'amore che provi per me, allora l'amore non sai dove sta di casa.
Te ne devi andare, vai. Non ti voglio più vedere, vattene!
- Sei contento, sì? - No, non sono contento.
Sì, invece.
Non sono contento, ma è la cosa migliore per te.
No, perché tu questo volevi.
È meglio per te, credimi. Mmh?
Tu vuoi che io la faccia cantare al mio matrimonio?
Esatto, magari le diciamo che l'altra cantante ha dato forfait.
Ma io non ho chiamato nessuna cantante, avevo previsto una band.
Lo so, però questa è un'opera buona.
Quella ragazza è a pezzi e ha bisogno di distrarsi.
Ho pensato che magari farla cantare poteva aiutarla.
- No? - Non guardare me.
Se fosse il mio matrimonio, avrei già una crisi isterica.
- Grazie. - Anna canta così male?
- No, è bravissima! - Ah!
- Almeno quello. - Credo.
Non lo so, la verità è che non l'ho mai sentita.
- Che dici? - Buttiamoci, mi piacciono le sorprese.
- Veramente? - Sì.
Grazie.
Visto che questa faccenda è conclusa, possiamo darci alla pazza gioia?
Pazzissima, proprio!
Vi avverto, sarà l'addio al nubilato più sfigato della storia.
- Scusa? - Scherzo.
- Con voi due io non sarò mai una sfigata. - Brava, adesso sì che hai parlato bene.
Adesso musica. Guardate che vi metto.
Guarda che ti faccio. Grazie.
- Questo... - Che ci faccio con questo?
- Perché l'hai messo là? - Gioca, gioca.
- Che hai? - Ah! Vieni!
Porca miseria!
- Cavoli! - Quella una volta alla settimana.
Adesso quanto deve stare in posa? La mia dieci, la tua?
Dovrebbe farmi diventare giovane? Farmi ritornare giovane?
- Grazie. - Eccola!
- Che bello che sei venuto! - Per forza.
Dovevo essere sicuro che non scappassi dall'altare.
Dove vado con questa pancia?
È bellissima.
Controlla che non scappi lo sposo.
Non c'è pericolo, l'ho già pagato.
- A proposito, il bonifico? - Non ti è arrivato?
- No. - Siete scemi, tutti e due.
Sei pronta?
- Andiamo? - Andiamo, va'.
E quindi, a seguito delle vostre risposte affermative,
in nome della legge,
io vi dichiaro uniti in matrimonio.
I testimoni vengano a firmare.
Chi sono?
- Io. - No, in Comune è uno.
Falle firmare tutte e due,
se no mi ammazzano.
In via del tutto eccezionale, venite tutte e due.
Prima io.
Ma lasciati andare
Segui il tuo cuore
E arrivando alle stelle prova a prendere quelle
Nessuna è più bella di me
Grazie. Sembra rinata, guarda.
E non dirmi ti amo anche tu
Dammi soltanto il tuo cuore
Grazie.
- Ciao. - Ciao.
- Non eravamo ancora riusciti a salutarci. - Vero.
Come stai?
Amore, ti ho portato il Danubio che ti piace tanto.
- Nora. - Ciao.
- Vedo che vi ricordate. - Sì.
Bello qui, vero?
Moltissimo.
Noi stavamo andando di là.
- Mmh. - A dopo.
- Divertitevi. - Grazie.
Segui il tuo cuore e arrivando alle stelle
Prova a prendere quelle
Nessuna è più bella di me
E non dirmi ti amo anche tu
Lascia soltanto il tuo cuore
E niente di più
- Comunque il regalo l'hai fatto tu a me. - Eh!
- È bravissima. - È vero, è una bomba.
Ah
Vai, che ti reclama.
Dammi tre parole, sole, cuore e amore
Dammi un bacio che non fa parlare
È l'amore che ti vuole prendere o lasciare
Stavolta non farlo scappare
- Mamma. - Amore.
- Mi presteresti il cellulare? - Perché?
Devo avvisare un amico che qui farò tardi, ho finito il credito.
- Ti pareva. - Grazie.
Uh, ah
Due minuti di pausa.
- Che ci fai qui? - Voglio solo che mi ascolti un attimo.
- Fammi spiegare. - Dovevi farlo prima, è tardi.
- Volevo farlo, ma... - Carmine.
- Non puoi stare qui, è una festa privata. - Sì, non è il caso.
Avete ragione, me ne vado subito, però devo dire solo una cosa a lei.
Anna, io so che ho sbagliato.
Sapevo che quello non era proprio pulito.
È solo che... non ho voluto vedere fino in fondo quanto era sporco.
Perché?
A uno con la mia storia, con il mio passato,
chi glieli dava i soldi?
La gente non è come te.
Vogliono vedere solo il Carmine che vede tuo fratello,
ma tu mi conosci veramente, sai come sono.
Per vivere la mia vita vicino a te, avrei chiuso tutti e due gli occhi,
ma poi ho capito che stavo sbagliando.
A Coppola ho lasciato tutto, la società, pure i soldi che ci ho messo dentro.
Io stasera torno a Barcellona.
Va bene.
Se va bene a te, va bene pure a me.
Se non posso stare con te, non mi importa di niente e nessuno.
Io voglio solo te.
Vuoi vivere a Barcellona? Mi trovo un lavoro a Barcellona.
Se perdo te, perdo l'aria che respiro. Senza aria, si muore.
- Grazie, Mina. - Ciao, Anna.
Ciao, Mimmo.
Sei preoccupato?
Molto.
- Lei sembra felice. - Lo so.
Quando vuoi bene a una persona, non puoi non essere preoccupato.
- Un po' come te con tua madre, no? - Mmh.
Però, come diceva un uomo saggio
e bellissimo:
"È una loro scelta e noi dobbiamo rispettarla."
- "Saggio"? - Mmh.
"Bellissimo"?
- Di più. - Ah.
Ciao.
Ti sei pentita di non avermi portato, eh?
Quando mai? Mi sto divertendo tantissimo.
A vederti non si direbbe.
- Perché, sei qui? - Non lo so, dipende da te.
- Tu vuoi che io ci sia? - Dove sei?
Gianluca dice di sì, però io lo vorrei sentire da te.
Che c'entra Gianluca?
Chi pensi che mi abbia chiamato, la divina provvidenza?
Dai, ti prego, dove sei? Ti voglio vedere.
Girati alle ore 16.
Mi concedi questo ballo?
- Stai bene? - Di più, ho un picco di felicità.
Vorrei che restassimo così per sempre.
Facciamolo.
Io sto qua. Ce ne stiamo qui e non ci muoviamo più. Mmh?
- Dottoressa, ti stai muovendo. - Anche tu.
- Allora ho un'altra proposta. - Mmh.
Ce ne stiamo qui e balliamo per sempre.
- Sì? - Gli hanno sparato!
Fuori dall'aeroporto hanno sparato a Carmine!
- Com'è possibile? Come stai? Dove sei? - Ho paura, stiamo andando in ospedale!
- Anna... - Fai presto!
Anna, devi stare calma. Prendo il primo volo e vengo.
- Devi correre! - Sì, però tu devi stare calma.
- Gli hanno sparato! - Va bene, ti chiamo dopo.
Hanno sparato a Carmine.
- Sicuro che vuoi che non venga? - Assolutamente.
Se c'entra Coppola, è pericoloso.
- Stai attento e chiamami quando arrivi. - Certo.
Vai da lei.
È stata la notte più bella della mia vita.
Ti amo tanto.
- Ti amo anch'io. - Vai.
Se non mi credi, chiedi alla mia titolare. Si chiama...
San Filippo, Teresa San Filippo.
Ma veramente sono così scema?
Nunzia, attenta!
Scusi.
Mina, mi dispiace, è stata lei a farmi giurare di non dirti la verità.
Andiamo, vieni. Vieni con me.
Ciao, Ezio.
- Abbiamo una visita. - Prego.
- Zia. - Mina.
Mi dispiace tanto, avrei voluto dirtelo.
Lo so, non ti preoccupare.
È fuori. Vai.
Mina, sono molto contento che tu sia qui.
Quanto è seria?
Abbiamo fatto un intervento, ma non è bastato.
La guerra va avanti.
- L'hai scoperto mentre ero a Procida? - Un incontro fatale.
- In fondo, non ti ho mentito del tutto. - Perché non me l'hai detto?
Volevo affrontarla
come ho affrontato le cose brutte della vita.
Da sola, Mina,
senza subire il peso del dolore degli altri.
Nella mia testa Nunzia doveva essere l'unica a saperlo,
ma solo perché mi doveva lavare i panni.
Purtroppo sono circondata da gente
che vuole farmi sentire la sua vicinanza.
Il generale, Rosa e adesso pure tu.
Scusa se ci siamo preoccupati.
Un paio d'ore e poi te ne vai, mmh?
Qui mi curano
e mi trattano benissimo.
A casa non ci torno.
Non ti azzardare proprio.
La guerra è mia e la combatto io.
Solo da morta non sarò più io a occuparmi di me.
Beh...
sarei del tutto impossibilitata.
Viola!
Che ci fai qui?
Che altro è successo?
Niente, passavo di qui tornata da scuola...
- Mmh. - E mi sono accorta che era la tua via.
Ho letto l'indirizzo su una tua bolletta al consultorio.
Per andare a Cuma si passa da qua?
Sai che sei vicinissima alla Sanità? Dieci minuti con la funicolare.
Più o meno.
Vabbè, di sicuro più vicina della casa famiglia.
- Vabbè, me lo offri un caffè? - Certo, vieni.
Certo che è grande casa tua, eh?
In realtà, non è proprio casa mia, è casa di mia madre.
Ecco perché è così arredata da vecchia.
Ci vivete solo tu e lei?
Viola, che mi devi dire?
Non l'hai capito?
Vorrei che tu mi adottassi, Mina.
Sai che non sono brava con questi discorsi,
però tu sei l'unica persona al mondo
che ha dimostrato di tenere veramente a me.
Io sarei felice, se tu diventassi mia mamma.
- Sorpresa! - Zia, che è successo?
- Mamma ha cacciato via anche me. - Ah.
Vengo a stare qui. D'altronde, è quello che vuole.
- Aveva già pianificato tutto. - In che senso?
Mina, vuole che io mi occupi di te mentre lei non c'è, ecco.
- Ah, questa così carina chi è? - Mi chiamo Viola.
- Mangia con noi? - Molto volentieri.
- Benissimo, vado a preparare qualcosa. - Vabbè, vi aiuto.
Sei pazza, mi dai del voi? Io sono zia Rosa.
Prendi il tagliere, così ti do la farina.
Fai una bella fontanella, mentre io ci rompo dentro tre uova.
Che vuoi fare?
Voglio fare una lasagna, perché abbiamo bisogno di tirarci su.
Ce la mettiamo la provola?
Certo che ci mettiamo la provola, se ti piace.
Ci metto tutto quello che vuoi, va bene?
E io che faccio?
Tu tagli la provola e il salame e poi fai pure le polpettine.
Ah.
Quanto ci vuole per fare una lasagna?
Perché, hai da fare?
- No. - E allora prendiamoci cura di noi.
A dadini la devi fare.
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.