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♪ Con lui volando lontano dalla terra ♪
♪ Dimenticando le tristezze della sera ♪
♪ Quando ami da morire ♪
♪ Chiudi gli occhi e non pensare ♪
♪ Il tempo passa, l'amore scompare ♪
♪ E la danza finirà. ♪
♪ Una notte a Napoli ♪
♪ Delle stelle si scordò ♪
♪ E anche senza ali ♪
♪ In cielo mi portò ♪
- Mina. - Zia.
Ero sotto la doccia, avevo lasciato il telefono fuori.
- Dove sei? - In che senso?
È da ieri che ti cerco e non rispondi. Spiegami.
La partenza improvvisa, poi la voce del generale.
- Ieri... - Sì.
- Ti spiegherò tutto. - Ti ho vista in TV, eri con mamma.
- Eravate sedute al tavolino di un bar. - Ah, ma no, figurati.
Ti sarai sbagliata sicuramente.
- Eravate voi. - Avrai preso fischi per fiaschi.
- La smetti? - Ora ti devo lasciare.
Ho i capelli bagnati e mi prende un accidente.
- Ti chiamo appena posso, ciao. - Aspetta.
Buongiorno, Canè. Che c'è? Che mi devi dire?
Vi voleva dire che ho trovato le cose che mi avete chiesto.
Perfetto, andiamo.
Andiamo, Canè.
Quel mio amico che fa il montaggio
mi ha dato tutta la giornata di servizi,
anche perché non mi avete detto precisamente che cosa vi serviva.
Oh! Non guardare!
Non sapete più o meno l'ora?
Era mattina ed era un servizio ambientato davanti a una caffetteria.
- Provo ad andare avanti veloce? - Proviamoci.
Ah, fermate!
Tornate indietro.
- Che dovete vedere? - Fate partire.
Un degrado inaccettabile per gli abitanti di San Giovanni a Teduccio
pronti a scendere in piazza.
- Che ve ne importa del degrado lì? - No, no, me ne importa.
Mina, ti posso richiamare?
Sì, volevo parlarti dell'udienza di domani.
Devi stare tranquilla, sono sicura che riuscirò a farla uscire.
Viola è solo una ragazzina, andrà tutto bene.
- Ti posso richiamare dopo? - Aspetta, ti devo dire una cosa.
- Ho scoperto un fatto assurdo. - Cioè?
Mia madre era con zia Rosa a San Giovanni a Teduccio,
dove abita Nunzia.
Qual buon vento ti porta al ventunesimo piano, bizzosa collega?
- È l'Improbabile? - Ti richiamo.
- Allora? - Niente.
L'altra sera sono stata un po' insopportabile senza motivo.
Concordo.
Il motivo c'era, ma tu non potevi saperlo.
Adesso posso saperlo o è un segreto?
Non è una cosa che si può raccontare su un pianerottolo.
- Quindi... - "Quindi..."
- Se ti va, possiamo uscire stasera. - Devo farti arrabbiare più spesso.
Non ti ci abituare.
Buon lavoro, collega.
- Quanto devo aspettare? - Buongiorno.
Hai visto quanti appuntamenti?
- Mamma mia. - Come mai a quest'ora? È tardi.
Ho avuto da fare. È successo qualcosa?
- Sì, ma hai parlato con Irene? - Ci ho parlato proprio adesso.
Per l'udienza di convalida dell'arresto non ci dobbiamo preoccupare.
Un problema in meno.
Il problema sarà recuperare la fiducia di Viola.
- Il vero problema è nella tua stanza. - Che succede?
Elvira.
Scusami, ho avuto una mattinata incasinata.
Non mi aspettavo di trovarti qua.
Neanche io ne avevo intenzione, ma ho ricevuto una telefonata.
Era la polizia.
Ti sei beccata una denuncia dalla madre naturale di Viola.
- "Una denuncia"? - Già.
Dice che ti sei presentata a casa sua fingendo di essere una vicina.
Allora è vero?
Come ti è saltato in mente?
Io...
Io cercavo qualche informazione per aiutare Viola.
Ti pare questo il modo?
Intrufolarti in casa di una persona che non avresti mai dovuto cercare?
Lo so.
Tu sai come funziona la legge sulle adozioni?
O c'è bisogno che te lo spieghi?
La madre naturale ha il diritto di non essere rintracciata.
Diritto che tu hai violato.
- Mi dispiace. - Anche a me.
Per colpa tua e della tua irresponsabilità,
tutta la ASL ha fatto una figura di merda epocale.
Non avrei mai dovuto affidarti un caso simile.
A Viola basterebbe veramente poco per stare meglio.
- Io potrei... - No, tu non puoi più niente.
- Che significa? - La tua posizione ora è troppo critica.
Io sono tenuta a prendere provvedimenti.
Sei sospesa, Mina.
Finché il Consiglio d'Ordine non avrà emesso un responso definitivo,
tu non puoi esercitare la professione.
- Non è possibile. - Avresti dovuto pensarci prima.
Mi dispiace.
Io sono sicura che il Consiglio ti capirà.
Non lo so.
- Stavolta l'ho fatta bella grossa. - L'hai fatto a fin di bene.
Il Consiglio deve calcolarlo.
Purtroppo temo che non sia una giustificazione valida.
La mamma di Viola ha ragione.
Il mio è stato un atto di violenza nei suoi confronti.
Sì, hai sbagliato.
Però è pur vero che sei la prima persona a cui Elvira si è rivolta.
- Questo che cosa vorrebbe dire? - Sei la migliore e lo sanno tutti.
Andrà tutto a posto, me lo sento.
Sì.
Poi adesso c'è l'udienza, concentriamoci su questo.
A questo proposito, io volevo dirti che forse è meglio se non vieni domani.
La tua situazione è abbastanza difficile.
Presentarti in tribunale potrebbe essere controproducente.
Mi dispiace.
- Ciao. - Ciao.
Ciao, sono io. Dieci minuti e arrivo.
Dai, non è la prima volta che lavori sul minorile.
Non è quello, per l'udienza sono pure abbastanza tranquilla.
Mi preoccupa quello che è successo a Mina.
- La sospensione? - Sì.
Prima con lei non ho rigirato il coltello nella piaga,
ma quello che ha fatto è grave.
- Rischia pure l'espulsione. - Sì.
Lo sai che quest'aria contrita ti dona?
Preferisco questa espressione a quella truce dell'altra sera.
Mi avevi promesso delle spiegazioni.
È una storia lunga e torbida.
Ah, guarda, abbiamo tutto il vino del mondo.
Avvocato, cerca di farmi ubriacare?
Sei una donna indipendente, ci riesci benissimo da sola.
Devi sapere che io e Mina siamo amiche fin dalle medie.
Io ancora non mi capacito.
Lo so, è stata una cosa tremenda.
Al suo posto, io sarei scappato con te sul primo aereo,
pure a rischio di cambiarmi i connotati a Casablanca.
Dai.
Aveva una figlia, era una persona seria.
Come no, serissima!
Scusa, le persone che fanno le cose a metà non mi sono mai piaciute.
Mi sembrano degli ipocriti.
Se devi fare una cazzata, la devi fare intera.
Che massima! Me la segno.
Sai che gli assassini si nascondono di solito nella tromba delle scale?
Questa dove l'hai sentita?
Aspettano che le vittime salutino gli accompagnatori e zac!
Le accoltellano sull'uscio di casa.
Tutto questo per dire che?
Sarebbe opportuno che io ti accompagnassi fin su.
No, grazie.
Lo sai, sono una donna indipendente, me la caverò.
Posso restare qua sotto ad aspettare le tue urla di terrore?
Per potere intervenire o per puro piacere personale?
Scusa, ma che tipo di uomo pensi che io sia, Pironti?
Un probabile pazzo omicida che si nasconde nella tromba delle scale.
L'udienza.
Oddio.
Buongiorno anche a te.
Tu qui non puoi restare.
Sono anche in ritardo, devo andare.
Il caffè lo prendi tu.
- Ciao, vado. - Siamo stati bene ieri sera, no?
Sì.
Ciao, per quanto riguarda ieri sera e stanotte in generale,
io credo che noi dovremmo pensarci e...
Tu che ci fai qui?
- Ti avevo detto di non venire. - Ci ho pensato tutta la notte.
- Hai ragione, però... - Non ce l'hai fatta.
No.
Lo devo a Viola. Almeno questo, dopo i casini che ho fatto.
Andiamo, è ora.
- Tu mi aspetti qua. - Sì.
- Lei è dentro? - Credo di sì.
Le parlerai dopo.
Adesso stai tranquilla, vedrai che questa cosa la risolviamo.
Buongiorno.
Mina.
Domenico.
Pensavo che avessi bisogno di un po' di supporto e sono venuto.
Grazie, davvero.
Mi sento così...
Lo posso solo immaginare.
Quando è successo a me, mi è cascato il mondo addosso.
Per te era diverso, le voci su di te non erano vere.
- Sono venuto pure per un altro motivo. - Dimmi.
Al consultorio è arrivata questa.
È la comunicazione ufficiale della ASL.
Decideranno se posso riprendere servizio.
Non lo dire neanche.
Non pensarlo. Sarebbero dei pazzi a mandarti via.
Lo pensi davvero o è solo un premio di consolazione?
Mi rifiuto di risponderti.
Allora?
È andata bene.
Il giudice ha concesso a Viola di tornare alla casa famiglia in attesa del processo.
- È un buon segno. - Un ottimo segno.
Per allora si aspetta buone notizie sul suo comportamento.
- Niente più risse. - Esatto.
- Deve tornare a scuola. - Ovvio.
Non preoccuparti, se ne occuperà qualcun altro.
Sei venuta.
Certo.
Hai visto? È andata bene.
Ti va di parlare un momento?
- Carola, prendiamo solo un po' d'aria. - Sì.
Vieni.
Grazie.
Allora? Che cosa mi dovevi dire?
Ti devo spiegare.
So già tutto.
Questa volta mi è andata bene, ma devo cambiare.
Basta con le cretinate, eccetera.
Dottore', io lo so che tu pensi di essere diversa dagli altri assistenti,
ma la verità è che sei come loro.
Tanti sorrisi, tante belle parole, ma poi alla fine?
Intanto l'avvocato che ti ha tirata fuori è una mia amica.
Vedi? Ora stai pure a posto con la coscienza.
Stammi bene.
Ho trovato tua madre.
- Non ci credo. - Invece è vero.
- Dove sta? - A Napoli.
Bella scoperta. Dove abita?
- Non te lo posso dire. - Come si chiama?
Non ti posso dire nemmeno questo. Viola, è così.
Ho fatto un casino per trovarla.
Quando ti ha data in adozione, ha firmato un modulo.
Per la legge ha il diritto di restare anonima.
Ma tu l'hai trovata lo stesso, giusto?
Come hai fatto?
Questo non conta.
Quello che conta è che io l'ho conosciuta e non è pazza.
Anche se lo sappiamo tutte e due che non è questo il problema, vero?
- Hai detto che le hai parlato. - Poco, ma sì.
Di me?
- Che ti ha chiesto? - Beh, più che altro ho parlato io.
Ha un'altra famiglia?
Ha un'altra famiglia? Ha dei figli? Non puoi dirmi nemmeno questo?
- Non posso. - Quindi ce l'ha, vero?
Ti ha detto perché non ha voluto me, ma gli altri figli sì?
Io non so perché ti ha data in adozione.
Non lo possiamo sapere né tu né io, purtroppo.
Sei troppo intelligente per farti condizionare da una sua scelta.
Io devo accontentarmi di una sua scelta, però non devo sapere il perché?
Perché sono fatti suoi, è così?
- Non è così, però devi capire... - Che devo capire?
Che non mi ha voluta?
Che mi ha lasciata in mezzo a una strada come neanche con i cani si fa?
Io devo fare finta di niente, perché sono una ragazza intelligente?
Questo devo capire?
- Mi dispiace tantissimo. - Dispiace più a me, guarda.
Mi dispiace che non puoi dirmi chi è e non posso andare a sputarle in faccia.
Viola...
Niente, è così.
- Lei è così. - Vieni con me.
Io non mi faccio capace.
Non è giusto che non possa parlarci.
Devo farle ritirare la denuncia, sennò non posso aiutare Viola.
- Così passi a un'ingiunzione restrittiva. - Chi se ne frega!
Non hai il dubbio che questa donna abbia il diritto a non essere torturata?
Come aiuti Viola se non fai l'assistente sociale?
Non lo so, ma io questo so fare.
Non so chi sarei senza il mio lavoro.
Io farò il possibile per aiutarti, te lo prometto,
però in questa cosa tu devi collaborare.
- Lei aveva diritto a fare quella scelta. - Lo so.
Lo so, Domenico.
Ma perché io la vivo comunque come un'enorme ingiustizia?
Tu metti il cuore in ciò che fai.
È la cosa che ho sempre amato di te.
- Mi sento così stupida. - No, quale "stupida"?
Cerchi di fare il tuo meglio.
Vieni, ti accompagno a casa.
- Hai deciso che cosa prendi? - Mmm?
No, un minuto ancora e scelgo.
Mentre continui a fissare il menu senza decidere,
vuoi dirmi com'è andata oggi?
- La verità è che è andata così così. - Viola è nei guai?
No, l'udienza è andata bene, ha buone possibilità di cavarsela.
Ma...
- Mina? - Sì.
- Scusa se parliamo sempre di lei. - No, figurati.
Mi avevi parlato di una sospensione. C'è altro?
È che la sospensione potrebbe diventare un'espulsione.
Questo comporta...
Vabbè, ma non voglio...
Bene, allora cambiamo argomento.
- Che cosa facciamo a Capodanno? - Questa è una buona domanda.
Non può non rispondere al terzo tentativo.
Chiamata rifiutata.
- Non è un buon segno. - No.
Mandale un messaggio.
Ti percepisco in pigiama e calzettoni, non è una cosa buona.
Mettiti un paio di scarpe, vestiti carina e vieni al Locale.
- Speriamo che abbocchi. - La vedo dura.
Tu, ormai, fuori tutte le sere.
Sai, quando non c'è nessuno che ti aspetta a casa la sera...
Tu, invece? Il matrimonio e i preparativi ti stressano un po'?
No, da quando abbiamo deciso di fare una cosa più ristretta,
è tutto più semplice.
Avete fatto bene, sono le feste migliori.
Sì, poi ho pensato che magari se c'erano più invitati,
la presenza di Paolo ti avrebbe pesato di meno.
- Però, Irene, io... - No, no.
Non importa, la vita va avanti ed è giusto così.
Da quando sei così tranquilla sull'argomento?
Non è che hai qualcuno?
- Ma chi, io? - Eh.
Quando mai?
Ecco Mina.
"Amiche, sono stanca e non ce la faccio."
Pessimo risultato.
Oddio, no.
Ti fa ancora le "postegge"?
Sì, ma penso che questa volta sia colpa mia.
Torno subito.
Non ti sei fatta sentire tutto il giorno e ho pensato di passare.
Scusa, ero sicura di averti mandato un messaggio,
ma mi sono accorta che non l'ho fatto partire.
- Figurati. Ti offro un cocktail? - No, ho già bevuto abbastanza.
Dobbiamo festeggiare, volevo farti i complimenti per l'udienza.
Niente di sicuro.
L'unica cosa sicura è che ho avuto voglia di vederti tutto il giorno.
Questo silenzio non è un buon segno.
Sono stata bene con te ieri, ma io mi sono separata da poco e...
Non sei pronta, stiamo correndo troppo, non ti senti sicura, sei confusa.
Stoppami alla frase esatta.
Sarà banale, ma io mi sento proprio così.
- Era questo il contenuto del messaggio? - Più o meno sì.
Peccato, invece io ero venuto a dirti il contrario,
che era da tempo che non mi sentivo così
e per me potevamo vederci stasera, domani, fino a quando vuoi.
- Mi dispiace. - Tranquilla.
La prossima volta assicurati di inviare quel messaggio,
così evito di attraversare la città solo per prendere un palo.
Va bene.
Andiamo.
Ho commesso un errore.
Lo so.
Ne ero consapevole mentre lo commettevo.
Posso solo provare a spiegarvi le mie ragioni.
Non era mia intenzione mancare di rispetto a quella donna,
ma sapevo che correvo il rischio di farlo.
In questi anni io ho sempre pensato
che il mio lavoro fosse mettere al primo posto il bisogno degli assistiti
e provare ad aiutarli in ogni modo, con tutte le mie forze,
anche correndo qualche rischio.
Io ero convinta...
Anzi, io sono ancora convinta
che l'unico modo per aiutare Viola era correre quel rischio.
Il problema è che nessuno mette in discussione le tue buone intenzioni,
ma il nostro lavoro prevede di fare tutto ciò che è nelle nostre capacità
per aiutare le persone rispettando la legge.
Tu hai ritenuto che non fosse abbastanza importante,
così hai violato la privacy di un altro individuo.
Questo è contrario alla nostra deontologia professionale.
Forse sono responsabile anch'io
per averti coinvolta in un caso che era oltre le tue capacità.
Mi dispiace, non credo che possiamo aiutarti.
Con permesso.
Tu lo sai che qua puoi tornare quando vuoi.
- Che ci torno a fare? - Che ne so?
Magari solo per fare un saluto a una vecchia amica, che dici?
Non mi sembra vero che stia succedendo.
Non sembra vero neanche a me.
Questa è casa tua in ogni momento.
Poi io non mi arrendo, possiamo sempre fare ricorso.
- Magari riusciamo pure a fare qualcosa. - Ehi.
- Ho finito adesso di fare le visite. - Vabbè, dai.
Io me ne vado, tanto ti lascio in buone mani.
Mi raccomando, quando te ne vai, vienimi a salutare.
Come stai?
Così, uno schifo.
Ehi.
- Vorrei potere fare qualcosa. - Domenico, tu hai già fatto troppo.
- E poi... - "E poi" che?
Forse questo è il momento in cui ci diciamo addio.
Io non scompaio, sto qua.
Tu hai la tua vita ed è giusto che io mi ricostruisca la mia.
Noi abbiamo un sacco di cose da fare insieme, tanti progetti.
- Abbiamo il corso. - Il corso non posso continuarlo.
Non so che cosa farò.
Devo ripensare a tutto, devo ricominciare da capo.
È giusto che io lo faccia a mente libera.
È inutile chiederti se posso accompagnarti a casa?
Guarda quanta roba ho.
Prendo un taxi.
Ciao, Domenico.
- Chi è? - Salve, sono Domenico Gambardella.
Dovrei parlarle con urgenza. Posso salire?
- Sì, terzo piano. - Grazie.
- L'ha mandata la dottoressa Settembre? - No.
La dottoressa è stata radiata stamattina.
Sono venuto di mia iniziativa.
Spero che non vogliate incolpare me. Io ho agito secondo i miei diritti.
Non voglio darle nessuna colpa, io avrei agito allo stesso modo.
- Viola? - Viola sta bene.
Sta nella sua casa famiglia.
Il giudice le ha concesso un periodo per dimostrare la sua buona condotta,
però con tutta la rabbia che ha accumulato è un po' difficile.
Quella rabbia...
L'ho provata anche io, sa?
Non sono solo una che abbandona i figli. Sono una vittima anche io.
Io non sono qui per giudicarla.
Ho capito che dietro questa storia c'è un sacco di dolore.
Non immagina nemmeno quanto.
Da quando la dottoressa è entrata qui, io non faccio altro che ripensarci.
Avevo 20 anni e mi sembrava una festa come tante.
Io e le mie amiche ci stavamo divertendo
quando si avvicinò un ragazzo.
ma a me non interessava granché.
Non può non piacerti.
A un certo punto ha insistito per offrirmi qualcosa da bere.
Da un momento all'altro tutto è diventato confuso.
Solo flash,
ricordi sfocati.
Sentivo la testa che mi rimbombava,
il suo alito di alcool addosso.
Era come se il mio corpo mi avesse abbandonata.
Oggi la chiamano la droga dello stupro.
All'epoca chi ne aveva mai sentito parlare?
Grazie per avermelo raccontato.
Ora sa il motivo della mia scelta.
Non ce l'avrei fatta a crescere una figlia da sola a quell'età,
senza sapere chi fosse il padre.
Ha deciso comunque di farla nascere.
Ci ho pensato spesso,
ma alla fine l'affido mi è sembrata la scelta più giusta,
anche se a quanto pare non è andato a buon fine.
Viola è una ragazza speciale.
La vita non è stata generosa con lei, è stata molto dura,
ma ne verrà fuori.
Con la dottoressa Settembre aveva un legame particolare, vero?
Sì.
La dottoressa è molto brava a parlare con i ragazzi.
È brava in generale, ma a volte si lascia coinvolgere troppo.
Non voglio essere la causa dell'ennesima sofferenza per Viola.
Se vuole evitarle questa sofferenza,
un modo c'è.
Però la prima a esserne convinta deve essere lei.
- Domani preparo il ricorso. - Non servirebbe a niente.
Ragazze, hanno ragione loro.
Ho sbagliato e lo devo accettare.
Ehi, tu sei la migliore.
Se vuoi sentirtelo ripetere, quello è un altro discorso.
Mina, ce la faremo anche questa volta.
Vi voglio bene.
Grazie.
Ciao.
Dimmi la verità, davvero pensi di vincere il ricorso?
Non lo so.
So che voglio fare qualcosa, ma non so che cosa.
- Dobbiamo pensare con un po' di fantasia. - Cioè?
Una lettera dell'avvocato, secondo me, li irrigidisce di più.
A nessuno piacciono gli avvocati.
- Su questo non posso darti torto. - Senza offesa, eh.
Sai forse chi ci può dare una mano? Rosaria.
- Tu hai il suo numero? - Sì.
A cosa pensi?
- Io? - Sì.
No, a niente.
Sono una psicologa.
Non mi accontento di questo tipo di risposta.
Ti chiedo scusa.
- È che a volte... - Non ti preoccupare.
Non dobbiamo parlarne per forza adesso.
Buonanotte.
Come hai fatto?
Io non ho fatto niente. Ci ho solo parlato, ha fatto tutto lei.
- Ti ha detto di darlo a Viola? - Sì.
Ci sei riuscito, non ci credo.
La fortuna del principiante.
Che dici?
- Gliela portiamo? - Sì, subito.
- Più su? - Sì.
Andiamo.
Scusate.
Dove andate? Non potete salire tutti insieme.
Avanti.
- Sei impegnata? - Sempre. Che succede?
Ti sembrerà una cosa bizzarra e abbiamo cercato di fermarli, ma...
- Di che parli? - Stamattina hai visite.
- Permesso? - Permesso?
- Buongiorno. - Venite.
- Buongiorno. - È un'imboscata?
Chi siete?
Vogliamo parlarle. Siamo qui per Mina Settembre.
Non abbiamo tempo da perdere, oggi io dovevo andare dall'estetista.
- Facciamo presto, così vado a casa. - Eh!
È un comportamento inappropriato.
Non mi sorprende che venga dalla dottoressa Settembre.
Mina non c'entra, lei non sa che siamo qui.
Siamo noi che vogliamo che tutto torni come prima.
Senza Mina, tutta questa gente rimaneva a piedi.
- È vero. - Ha ragione.
- Sì. - È così. - Ha ragione.
Questo dovrebbe fare un assistente sociale.
Aiutare la povera gente.
Forse non basta per farvi ripensare alla vostra decisione
ma noi volevamo dirvelo.
Quindi, si accomodi. Le raccontiamo un po' di cose.
Mina ha dato una grande mano sia a me sia a Giovanni.
- Diglielo. - Senza Mina io sarei di nuovo in galera.
Per mio figlio veniva a bussare tutti i giorni.
- Per mio figlio, diglielo. - Sì.
Mi volevano sfrattare e mi ha fatto rincontrare con mio cugino Vincenzino.
Di qua, vieni.
Hai più o meno l'età che avevo io qui.
Non mi sono mai sentita così viva come in quel periodo.
Tutte quelle opportunità, quelle emozioni,
tutte le cose che devi vivere anche tu, Viola.
Non so quando e se sarò pronta a conoscerti
e a darti le risposte che è giusto che tu abbia,
ma intanto, Viola, una cosa voglio dirtela.
Vivi, vivi al massimo,
vivi la vita migliore che puoi, senza mai guardarti indietro.
Tua, Simona.
- Quindi non mi odia? - Non ti ha mai odiata, Viola.
Grazie, Mina.
Ti giuro che ci proverò a comportarmi meglio.
Io ti giuro che sarò sempre vicino a te,
anche se forse in una forma un po' diversa.
Ti ho già ringraziato, vero?
L'hai fatto tante volte, ma funziona sempre.
Domenico, senti...
Riguardo a quello che ti ho detto ieri
sul fatto che era meglio non vederci più...
Non lo sopporterei.
- Questo te lo devo dire. - Davvero?
Lo sai, no?
Scusa.
Rosaria, dimmi.
No, non me la sento di passare al consultorio, è troppo presto.
"Urgente" in che senso?
Va bene, arrivo, dai, ciao.
Non lo so, dice che è urgente.
Andiamo insieme?
Sì, però ti accompagno solo, perché devo fare una cosa.
Va bene.
Ci vediamo la settimana prossima.
- Sì. - Ciao.
- Eccoti! - Che è successo?
- Non sai che giornata ho avuto. - Vedessi la mia.
No, non te lo puoi immaginare.
Ricordami di raccontartelo quando hai finito.
"Finito" cosa?
Vai, c'è una persona che vuole vederti.
Inna, andiamo, dai.
Elvira, che ci fai qua?
- Come è spoglio qui, eh? - Sì.
Pare che se ne sia andata l'anima da questo posto.
Era il mio studio, mi rappresentava.
Stamattina sono successe due cose strane.
La prima è stata una delegazione di personaggi curiosi
che si è presentata alla ASL.
Volevano tutti parlare di te.
C'erano Rosaria, qualche tuo assistito e due bionde dall'aria perbene.
Mi sa che una fa l'avvocato. Può essere?
Erano tutti lì per te.
Volevano dirmi quanto sei brava e che aiuto sei riuscita a dare loro.
Io che sei brava lo so. Ma questo che cambia?
Niente, purtroppo.
Infatti li ho mandati via.
Certo, un po' mi dispiaceva, però che vuoi farci?
È lì che è successa la seconda cosa strana.
Ho ricevuto una telefonata che non aspettavo.
La tua denuncia è stata ritirata.
La signora ci ha ripensato e ha deciso di non proseguire.
Certo che la gente cambia idea in maniera repentina, vero?
- Questo significa che... - Forse cambio idea anch'io.
Ho parlato con il Direttivo e siamo tutti abbastanza d'accordo.
Andranno ridefiniti alcuni confini.
Grazie.
- Ahia. - Oh, scusami.
Grazie.
Ehi.
Scusa il ritardo, ho solo avuto un imprevisto.
Ti prego.
Non prendiamoci in giro.
Lo so che hai visto Mina.
Hai ragione, non prendiamoci in giro.
Hai ragione su tutto, Giulia.
- Ho provato a convincermi che... - Che la storia con Mina fosse finita?
Magari è finita.
Ma non sono finiti i miei sentimenti per lei.
Non posso più mentire a me stesso
e soprattutto a te.
Mi dispiace.
A Mina, che ce l'ha fatta pure questa volta.
No, alle mie amiche,
che hanno organizzato una follia per tirarmi fuori dai guai.
Siete state due pazze, però non ce l'avrei fatta senza di voi.
Grazie.
Ci tengo a specificare che è stata un'idea di Titti.
Sono un mezzo genio, ma l'hai sottoscritta subito.
No, subito no, ci ho messo qualche minuto.
- L'avvocato non si lascia andare mai. - È di pietra.
Inscalfibile.
- Una donna di ghiaccio. - Senza cuore.
Senza cuore. Giordano?
- Vieni, brinda con noi. - Sì, dai.
L'ho solo assaggiato. Dice che non posso bere.
Ha ragione, si è bagnata le labbra, te lo giuro.
Buonasera.
- L'avvocato c'è? - Sì.
Devo parlargli.
- Buonasera. - Buona serata.
Senti.
Io non voglio passare per inscalfibile, di pietra, gelida,
eccetera, eccetera.
Però patti chiari, ci divertiamo e basta.
Non è che ti metti in testa che...
Ehi.
Sei venuto a incassare altri ringraziamenti?
Di che parli?
Sei stato tu a fare ritirare la denuncia alla mamma di Viola.
- No, ha fatto tutto lei. - Sì, ma l'ha capito grazie a te.
Senti, Mina,
tra me e Giulia è finita.
Ah.
- Mi dispiace. - No, doveva andare così.
È inutile stare con una persona, se pensi sempre a un'altra.
- Aspetta. Aspetta. - Mina, che c'è?
È sempre stata qua.
Tua madre non era partita per il giro intorno al mondo?
Evidentemente no.
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