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♪ Con lui volando lontano dalla terra ♪
♪ Dimenticando le tristezze della sera ♪
♪ Quando ami da morire ♪
♪ Chiudi gli occhi e non pensare ♪
♪ Il tempo passa, l'amore scompare ♪
♪ E la danza finirà ♪
♪ Una notte a Napoli ♪
♪ Delle stelle si scordò ♪
♪ E anche senza ali ♪
♪ In cielo mi portò ♪
Buongiorno, zia.
Volevo solo dirti... che è stato bello averti qui con me.
Mi manchi già.
Di' a Riccardo che è fortunato ad averti come mamma.
Stai bene, ciao.
Mina, è stato bellissimo anche per me.
Mio figlio ti ringrazia tanto e non vede l'ora di rivederti.
Un bacio, tesoro. Ciao.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Buongiorno.
Mina, meno male che sei arrivata.
- Perché, che è successo? - Hai delle colleghe sfaticate.
Guarda, queste sono tutte richieste che ho fatto alla Asl
per la sostituzione al corso con Domenico.
Ce ne fosse una che ha risposto! Nessuna.
Ma non ti preoccupare, tanto figurati, dovessi rivoltare la Asl,
fare le notti in bianco, stare lì digiuna,
trovo una sostituzione.
Vuoi un caffè?
Hai finito?
- Che cosa? - La sceneggiata.
Se non vuoi fare una cosa, usi la tecnica dell'"ammuina".
Chi, io?
Fatti comprare da chi non ti conosce.
Continuo io il corso, stai tranquilla.
Ah, se insisti...
Guarda che hai una visita illustre.
Elvira! Non sapevo della sua visita.
Prego, si accomodi. Aspetta da molto?
- Cinque minuti. - Ah.
- Diamoci del tu, ti va? - Certo, volentieri, grazie.
È strano che non abbiamo mai lavorato insieme.
- Ho sentito molto parlare di te. - Mai quanto io di te.
Sei un mito, praticamente.
Tanti anni sul campo, tante battaglie e troppe ferite.
Che è successo?
Sai che nel nostro mestiere alcune storie non sono come le altre.
- Mmh. - Viola è stata da subito la mia storia.
La madre l'aveva data in adozione dopo il parto.
Sapevo che sarebbe stato facile trovarle una famiglia.
- Sai come funziona con i neonati, no? - Certo.
Per cinque anni, Viola ha avuto dei genitori splendidi.
- Arrivederci. - Grazie di tutto, davvero.
Poi il cane morde lo stracciato.
C'è stato un brutto incidente d'auto.
Viola ha perso tutti e due i genitori
e da quel momento le cose hanno cominciato ad andare sempre peggio.
Un'altra sospensione?
Un affido rifiutato dopo l'altro, una rissa dopo l'altra,
un abbandono scolastico dietro l'altro.
Viola ha accumulato una tale rabbia e frustrazione
da esasperare tutti quelli che hanno a che fare con lei.
È sempre violenta.
La cosa più preoccupante è che ormai non ascolta neanche più me.
Viola!
Viola, dobbiamo parlare! Ah!
Questo è un po' il segnale della mia sconfitta.
Sia chiaro, però, che non è il braccio il problema.
Il problema è che io devo andare in pensione.
Ah.
Ho già passato tutti i miei casi ai colleghi,
ma Viola è diversa e vorrei che fossi tu a darle una mano.
Certo, anche se il fatto che non ci sia riuscita tu mi preoccupa.
- Tu sei più giovane, hai più energia. - Sì, ma ho anche meno esperienza.
So come lavori e credo davvero che tu sia l'ultima possibilità di Viola.
Il giudice è stato chiaro.
Alla prossima che combina, va a Nisida.
Ah, capisco.
Allora ci conto?
- Ti terrò aggiornata. - Solo se ti va e ti posso essere d'aiuto.
- Non sentirti obbligata. - Per me è un onore, davvero.
Vado subito a conoscere Viola.
Grazie per la fiducia.
- Buon lavoro. - Grazie.
- Dottoressa. - Eh?
Che è successo?
Niente, è tutto a posto. Perché?
Avete la stessa faccia di quando ho incontrato Maradona per strada.
Quella donna è un po' la Maradona degli assistenti sociali.
Nientedimeno?
- Che ci faceva con voi? - Mi ha affidato un caso molto importante.
- È proprio lui? - Sì.
Dottore, io mi preoccupo! Siete passato alle quattro ruote?
- Ci cade un mito. - No, ho la moto a fare il tagliando.
- Giulia mi ha dato un passaggio. - È allergico ai mezzi pubblici, pare.
- Ciao, come stai? - Ciao.
- Lei dev'essere il mitico Trapanese. - Eh, "mitico"!
Più un'istituzione.
- Ah! - Modestamente.
- Sei bellissimo! - Tempismo perfetto.
Aspetta a dirlo.
Che è successo?
Titti è in modalità straziata. Giordano le non risponde al telefono.
- Poverina. - Vieni a darmi una mano?
- Corro. - Ah, porta i fazzoletti.
- Abbiamo esaurito le scorte. - Va bene.
- Non mi chiamerà più. - Ma no, ha solo bisogno di tempo.
Sono scema. Perché non gliel'ho detto? È vero che sono scema?
No, non sei scema, avevi paura.
Tesoro, è normale.
- Io avrei fatto la stessa cosa. - Eh!
Che fai? Dove vai?
Mi fa male il sedere a stare seduta sulla tavoletta.
Con questa pancia non posso fare niente!
Mi ritroverò a crescere un bimbo da sola.
- Titti... - Leva questa coscia.
Che facciamo?
Due cose. La prima, ci alziamo, perché mi si sono addormentate le gambe.
Sì, anche a me.
- La seconda... - Mmh.
Una di noi resta qui e l'altra va a parlare con Giordano.
Oh, mamma mia.
Va bene. Io resto, vai tu.
Tocca a te, perché sei tu che le hai consigliato di non dire niente di Max.
Se tu non le avessi affibbiato zia Rosa, Titti non avrebbe più rincontrato Max
e questo casino non sarebbe successo.
Mi lasciate sola pure voi?
- Pari o dispari? - Chi vince sceglie.
Io pari. Uno, due, tre.
Ciao, so che non vuoi essere scocciato, ma io non ti chiamavo per Titti.
Ti chiamavo perché ho un problema vero. Devo andare a Cuma.
Non ho nessuno che mi possa accompagnare. Non so se tu mi puoi dare un passaggio.
Ti prometto che non pronuncerò il nome di Titti per tutto il tempo.
Mi fai sapere? Grazie.
Uomini...
Giordano, ciao.
Ah, grazie, guarda.
No, veramente, mi stai salvando.
La verità è che sono tesa.
Non è la prima volta che mi capita un caso così complicato,
però il fatto che me l'abbia affidato Elvira mi fa sentire...
Insomma, io... Mamma mia, spero di farcela.
- Grazie davvero per il passaggio. - Figurati.
Grazie, non penso che morivi dalla voglia di arrivare a Cuma,
soprattutto in un periodo delicato come quello che state vivendo.
Insomma, non penso...
Che succede?
Hai promesso.
Scusa. Hai ragione, sono fatti vostri.
Eccoci qui.
Per il ritorno sai come fare?
In qualche modo mi organizzo, non ti preoccupare. Grazie.
Giordano, senti...
Sei scorretta, hai aspettato che arrivassimo.
Sì, sono scorretta, però una cosa te la devo dire.
So come ti senti, anche io sono stata ingannata dalle persone che amavo di più.
Sai anche che qualsiasi cosa puoi dire per giustificare Titti è inutile.
Non la sto giustificando, Titti ha sbagliato, va bene,
come hanno sbagliato Irene e mio padre al tempo.
In questi mesi mi sono chiesta spesso perché l'avessero fatto, perché a me,
che ero una persona importante per entrambi.
Ho capito che una parte della ragione la dovevo trovare in me stessa.
Li avevo idealizzati, tutti e due.
Fino a qualche mese fa ero convinta
di aver avuto un padre perfetto e un'amica infallibile.
Se ci ripenso ora, mi sembra anche molto ingenuo,
ma la verità è che se loro me l'avessero detto all'epoca,
io non sarei stata in grado di accettare la loro imperfezione.
Loro questo lo percepivano,
per questo non se la sono sentita di darmi un dolore così grande.
Non sto dicendo che la colpa è mia
e non è colpa tua se Titti non ti ha detto di aver visto Max,
però forse tu l'hai messa in una condizione impossibile.
- Le ho detto di non dirgli del bambino. - Non l'ha fatto, infatti!
Max l'ha scoperto per caso.
- Mina... - Sì, l'ha visto e non te l'ha detto, ok.
Onestamente, tu come l'avresti presa, se lei ti avesse detto tutto?
Ti saresti fidato davvero? L'avresti capita?
Pensaci, perché alla fine quello che ci perde sei tu.
Titti avrà un bambino bellissimo.
Non sarà mai sola, perché ci siamo io e Irene.
E tu, invece?
Pensa a tutto quello che ti perdi.
Mi dispiace che Elvira debba andare in pensione, è una donna eccezionale.
- È vero. Viola è lì? - No, quelle sono altri ospiti.
A casa Viola sta sempre chiusa nella sua stanza.
Ah.
Le voglio bene, ma è difficile averci a che fare.
Lo so, Elvira me l'ha detto.
A scuola?
- Mmh. E con le altre ragazze? - No, no.
Hai presente gli istrici? Così.
Se ti avvicini troppo,
tira fuori i pungiglioni e guai a chi le capita sotto.
La sua stanza è di là. Vuoi che ci parli prima io?
No, non c'è bisogno. Ti ringrazio.
Viola?
Viola!
- Ciao. - Chi sei?
Sono Mina. Sono una collega di Elvira.
Scusami se sono entrata così.
Ho bussato, ma non mi hai sentito con le cuffiette.
Non c'è problema.
- Devi uscire? - Sì.
È molto carina questa stanza, ti sei sistemata bene.
Vabbè, qui è tutto a posto.
Io vado. Se hai bisogno di me, ho lasciato il mio numero a Carola. Ciao.
Tutto qui?
- Ora se ne va e se mi serve la chiamo? - Mmh.
- Mah. - Perché, ti sembra strano?
No, ma quando ha detto che era una collega di Elvira, immaginavo un altro approccio.
Tipo dei grandi pipponi: "Non devi fare così, non devi fare cosà"?
Conoscendo Elvira, di questi discorsi te ne ha fatti pure troppi.
Ci ha rimediato un braccio rotto.
Visto che a me le braccia servono tutte e due...
La cosa del braccio non l'ho fatta apposta.
Ne sono sicura.
Lei ti ha detto tutto ciò che potrei dirti.
La scuola, le risse... il pericolo di finire a Nisida...
Queste cose le sai già, giusto?
Hai le informazioni che ti servono e io ho un sacco di cose da fare.
Sono venuta, ci siamo conosciute. Perché dobbiamo perdere tempo?
Giusto.
Hai finito? Stai per uscire?
- Sì. - Ah.
Ti posso chiedere un favore?
Usciamo insieme, così Carola non mi fa un cattivo rapporto?
Grazie.
- Hai appuntamento con qualcuno? - No, faccio solo un giro.
- Mi rompo di stare chiusa in camera. - Mmh.
Ah, senti, un'informazione.
L'Antro della Sibilla è da queste parti?
- Sì, dieci minuti da qua. - Ah, perfetto. Non l'ho mai visto.
Visto che sono qui, pensavo di imboscarmi un'oretta, tanto all'Asl che ne sanno?
È bello, eh?
Boh.
Non ci sei mai andata? Con la scuola non ti hanno mai portata?
Ah, no, tu a scuola non ci vai più, che sto dicendo? Mi ero dimenticata.
Elvira ti ha già detto che è una cazzata lasciare la scuola, eccetera?
Un sacco di volte.
Meno male, se no toccava a me. Sai che palle?
Che c'è?
Lei è un'assistente sociale molto strana, lo sa?
Ah, non sai quanto.
Senti, praticamente tu non hai niente da fare, no?
Io mi scoccio a fare queste cose da sola. Perché non mi accompagni? Che dici?
- Vabbè... - Andiamo?
- Andiamo. - Di là, no?
Di là.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Ecco. Anche il tuo. - Bene. Perfetto.
- Grazie. - Grazie.
A un certo punto, ho avuto una storia con il mio collega,
ma in realtà con mio marito era già finita.
Che vado a scoprire?
Che la nuova donna di lui è lei.
Cioè, ti rendi conto?
- È una balla sicuro! - No.
Ti giuro, sta con la mia strizzacervelli.
- È impossibile. E lei? - Chi, la strizza?
No, intendo te. Come l'hai presa?
Hai ragione, non ti ho detto di darmi del tu. Che scema!
Come l'ho presa?
Mi sono resa un po' ridicola, ho fatto un bel po' di figure di merda,
ma pare che lui sia contento così.
- Che devo fare? - Ma l'altra è bella?
- In che senso? - È più bella di te?
Boh. Cioè, bella è bella, ma...
Mi sembra una domanda strana.
Credo che in queste cose non c'entri tanto la bellezza.
Mah, secondo me sì.
- Mmh. - Quelle belle hanno molti più vantaggi.
Hanno più potere e possono fare quello che vogliono.
La gente non rompe le scatole a quelle belle, non credi?
Non lo so. Ci devo pensare.
Parlando, ci siamo distratte e non abbiamo visto niente. Allora...
Abbiamo percorso il cunicolo lungo 131 metri
che porta all'Antro vero e proprio.
Dovrebbe essere qui, siamo arrivate.
Ed è...
questo!
Qui stava la Sibilla e dava gli enigmi.
Cioè, tu mi stai dicendo che questa se ne stava qui,
la gente veniva a chiederle il futuro
e lei rispondeva con delle cose che neanche si capivano?
- E quelli la veneravano pure? - È un modo di vederla, però sì.
Scommetto che era bellissima.
Era sempre una ragazzina a fare la Sibilla.
Che ti dicevo? Pure gli antichi l'avevano capito.
- Che c'è? - Niente, mi è venuto un pensiero.
Dillo anche a me, mi guardi strana.
Va bene.
Stavo pensando che in un certo senso tu sei proprio come la Sibilla.
Per la bellezza?
No. Anzi, scusa se te lo dico, ma dovresti truccarti meno e meglio.
No, per la cosa degli enigmi.
Non lo so, è come se tutti i tuoi comportamenti, le risse,
gli scatti di rabbia, le provocazioni varie
non siano altro che degli enigmi che dai a quelli che ti vogliono aiutare.
Però se non è riuscita a decifrarti una brava Elvira, figurati io.
Vabbè, la pagnotta me la sono guadagnata anche oggi. Andiamo?
Prima che al consultorio si accorgano che mi sono imboscata. Vieni.
Tu torni da sola, no? Tanto è qui vicino, io devo scappare.
Tutto bene? Perché ti sei incupita?
No, niente.
Ho capito, è per la cosa del trucco che ti ho detto prima.
Se vuoi, uno di questi giorni mi chiami,
così ci vediamo e ti spiego come dovresti truccarti.
Va bene?
Grazie per la compagnia.
Fai la brava!
Adesso come torno?
Sei ancora da Titti?
No, stava un po' meglio, così sono passata in tribunale.
- Com'è andata con Giordano? - Poi ti racconto.
Non è che mi verresti a recuperare? Sto in mezzo al niente.
La tua fortuna è che ho un cuore troppo buono. Mandami la posizione.
Sei un angelo. Te la mando subito, ciao.
No! Ma...
Non ci posso credere.
Chi è questo cretino?
- Problemi? - Lasciami perdere, che non è aria.
- Tanto è inutile. - "Inutile"?
Adesso do una lezione a questo incivile e chiamo i vigili.
Secondo te, quanto ci mettono ad arrivare?
L'ho sempre detto che hai un gran senso dell'umorismo.
Vuoi un passaggio?
Devo andare a recuperare un'amica e credo che stia un po' lontano.
La tua fortuna è che ho un cuore troppo buono.
Però cambiamo musica.
Stai impazzendo? Questo è un album straordinario!
Quindi hai proprio tutto l'album?
Lascia stare, è una battaglia persa.
Che avete da lamentarvi?
Il country è la musica del cuore, parla di cose semplici.
Parla di un uomo che ama una donna, la donna lo ricambia
e insieme possono essere felici.
Allora perché è così triste?
Te lo dico io. Le cose semplici non esistono, allora sono tristi.
Mamma mia, che cinismo!
Parla colui che cercava le cose semplici sui siti d'incontri.
Che c'entra? Quello è un altro tipo di semplicità.
Io sto parlando di sentimenti.
No, tu stai parlando di vaccari che muggiscono invece di cantare.
- Lo sapete che siete divertenti insieme? - Sì, da morire.
Mina, parliamo io e te, che è meglio. Tu la conosci bene.
Davvero Irene è sempre stata così controllata?
O qualche volta si è innamorata pure lei?
Ti ricordo che sono stata sposata per 20 anni, quasi.
Io non parlo di quel genere d'amore, ma della roba che ti prende
e non ti fa dormire la notte, che ti fa fare le cazzate
e non tiene conto di niente e di nessuno, neanche degli amici più cari.
Non lo so.
Mi potete lasciare a casa di Titti? Quasi quasi dormo da lei stanotte.
Sì, certo, nessun problema.
Tu vai, poi quando entriamo a Napoli ti diciamo noi la strada.
- Grazie. - Prego.
Grazie ancora per il passaggio.
- Ci sentiamo domani. - Sì, ciao.
Si può sapere che cosa è successo?
È successo che sei un troglodita, ecco che è successo.
Mi dispiace, ma che ho detto che non andava?
Lascia stare. Anzi, sai che c'è? Resto anch'io dalla mia amica.
- Ma la tua macchina? - La prendo domani.
Comunque, grazie per il passaggio.
- Aspettami, Mina. - Che c'è?
Ho pensato che se siamo tutte e tre, per Titti è meglio.
- Molto meglio. - Scusa per prima.
- Luigi apre bocca e parla a sproposito. - Non ti preoccupare, è acqua passata.
- Comunque sì, è un vero personaggio. - Sì.
Non mi hai più detto di Paolo.
Abbiamo avuto altre emergenze da risolvere.
- Come stai? - Bene.
Sorprendentemente bene.
Devo ammettere che la raccontavo un po' la storia
che si trattava solo di una separazione momentanea.
Ho portato latte e biscotti. Ah!
Come al liceo, vi ricordate?
Non avevi una cosa per dormire più normale di questo leopardo qui?
Io ho questo. L'alternativa sono i miei pigiamoni pré-maman.
- No, non ti preoccupare. - No.
- Va bene pure il leopardo. Tieni. - Sì.
- Avete scelto il film? - No.
Ve lo dico subito, per me va bene tutto,
però vi prego, no storie di ammazzamenti vari e quelle cose lì.
Io invece pensavo a un film western, con un po' di musica country.
La smettete di sfottere su Abbamondi?
Mamma mia, quanti paletti! Niente ammazzamenti, niente sfottò...
Che palle!
Sono felice.
Mi sembra di essere ritornata a quando eravamo ragazzine.
Grazie, amiche, vi adoro. Non stavo così bene da un sacco di tempo.
Grazie a te per farmi fatto dormire qui.
Da quando zia Rosa se n'è andata di casa, io... mi sento sola.
Io e la solitudine ormai ci diamo la buonanotte e il buongiorno.
Messaggio notturno. La cosa si fa interessante.
Sorrisetto soddisfatto. Attenzione, la cosa si fa molto interessante.
- Cretine, è una cosa di lavoro. - Mmh, sì.
Ho appena pescato Moby Dick, chiamatemi Achab.
Eccoci qui.
Elvira non mi avrebbe mai portato in un posto così.
Perché non ha le amiche che ho io. Vieni.
- Buongiorno. Arianna! - Mina!
- Ciao, come stai? - Bene, tu?
Bene, grazie.
Da quando lavoro qui, è tutta un'altra cosa.
- Immagino, grazie per la disponibilità. - Figurati, per te questo e altro.
Lei è Viola. È una mia amica e ha bisogno delle tue cure.
Ci penso io.
Ciao, Viola, io sono Arianna. Vieni con me.
- Sei fortunata a essere amica di Mina. - Sto cominciando a capirlo.
È arrivata con quel bordeaux...
- Molto meglio questo. - Eh! Fai vedere.
- Ti piace? - Sì, tantissimo. Brava, Arianna.
Questa macchia che cos'è?
Ce l'ho da quando sono nata, credo sia una voglia.
No, è una banale macchia della pelle.
- Va via con un po' di laser. - Non c'è bisogno, grazie.
È una sciocchezza, non fa male.
Finisco di truccarti e dopo proviamo. Se ti fa male, mi fermo.
Ti ho detto di no! Levami queste mani di dosso!
Viola, tranquilla, nessuno ti toglie la macchia.
- Me ne voglio andare. - Va bene.
Scusa.
Eccoci qui.
Alla fine è stato divertente, no?
Ora sei bella come una Sibilla Cumana.
- Vabbè, grazie. Ciao. - Ciao.
Tu hai già fatto i regali?
Mina!
Senti, scusa per prima.
- Tu sei stata così carina e io... - Non ti preoccupare.
Davvero, voglio spiegarti. Vieni con me.
Quella macchia io lo sapevo che non era una voglia,
però mi hanno detto che probabilmente è ereditaria,
quindi potrebbe averla anche mia madre.
È l'unica sua cosa che mi è rimasta.
È molto importante per me.
- Capisco. - Però mi dispiace.
Non so perché sono scattata così. Lei era così carina...
Io gliel'ho detto, lei ha insistito e non ci ho visto più.
È come se si fosse spento tutto nel mio cervello.
Ti capita spesso?
- Secondo te, sono pazza? - Ma che dici?
- No. - Perché no?
Magari oltre alla macchia, ho ereditato anche quello da mia madre.
Qualcuno ti ha detto che era pazza?
- No, ma secondo me lo era. - Perché?
Io so che ci sono tanti motivi per abbandonare un figlio,
ma sono passati anni e non mi ha mai cercata.
Gli altri problemi si risolvono.
Solo se è pazza non si può fare niente, no?
Io penso che tu sia sanissima.
Hai solo bisogno di tirare fuori il dolore che ti porti dentro.
Un altro psicologo no, ne ho visti e rivisti e non cambia mai niente.
Sai che cosa? Lascia stare.
No, aspetta, Viola.
Facciamo così.
Io proverò a scoprire qualcosa in più su tua madre
e sul perché ti ha abbandonata.
- Perché, potresti? - Non è facile, ma ci provo.
A una condizione, però.
Che mi prometti che ti fidi di me
e accetti di parlare con una persona che ti trovo io.
Io lo sapevo che non eri poi così diversa da Elvira.
Sono solo un po' più furba.
Va bene, ci sto, basta che non mi mandi da quella che ti ha rubato l'uomo.
- Sì? - Mina, sono Mimmo. Posso?
Vieni, vieni.
- Sei ancora qui? - Sì, ma ho quasi finito, purtroppo.
- Perché "purtroppo"? - Sto cercando un ago in un pagliaio.
- Ti do una mano, sono qui. - Veramente?
Grazie, due occhi in più mi farebbero comodo.
Scusa un attimo.
- Ah, è Giulia. - Mmh.
Sono senza moto. Doveva passare a prendermi più tardi, ma è già arrivata.
- Non ti preoccupare, vai, figurati. - Come non detto.
- A domani, allora. - Ciao.
- Chiudo? - No, lascia aperto, grazie.
Ti prego, dimmi che ci vediamo al Locale.
Sempre che non mi abbiano di nuovo bloccato la macchina. Che succede?
Mi sa che stasera è il mio turno per i tormenti d'amore.
Speriamo che Titti non sia gelosa. Dai, ci vediamo lì.
Va bene, ciao.
Ehi! Tempismo perfetto. Non ti ha bloccato nessuno?
No, stasera no.
Ma è chiuso.
- Una luce c'è. - Che facciamo?
Che domande!
- Ci siamo perse il meglio. - Non hai concorrenza per le pene d'amore.
È tornato!
- Lo vediamo. - Siamo molto felici.
Pure noi. Abbiamo deciso che anticipiamo il matrimonio.
È inutile aspettare ancora.
Siamo già una famiglia.
- Sì, ma anticipare a quando? - Entro Natale.
- Ah. - Siete pazzi?
- Perché? - Ora ne parliamo con calma.
Ti rendi conto che l'unica cosa che abbiamo è l'abito da sposa?
Facciamo una cosa più piccola, più ristretta, tranquilla.
- Cioè? - Ti spiego.
Per me l'importante è che ci siete voi due.
Grazie.
Sei stato bravo.
- Ciao. - Ciao.
- Come stai? - Mmh.
- Hai trovato quello che cercavi ieri? - No, purtroppo no.
Infatti sto andando a Cuma a deludere una ragazzina.
- Ti accompagno, così mi racconti? - Hai di nuovo la moto?
No, però mi ha accompagnato Giulia con la macchina.
Ha la mattinata libera, sarà ancora in zona.
No, non ti preoccupare, non è necessario.
Grazie, però. Ciao.
- Chi è? - Posso?
Entra pure, tanto ormai sei di casa.
Poi magari mi dai una mano a truccarmi come dice l'estetista.
Magari più tardi, prima ti dovrei parlare un attimo.
- Ci vogliamo sedere? - Che è successo?
Viola, sediamoci, è meglio.
No, Mina, lascia perdere, dimmi.
Riguarda tua madre.
Non ho scoperto niente.
- Niente proprio? - No.
La cosa peggiore è che nessuno può scoprire niente.
Perché?
- È morta? - No.
Cioè, non lo so.
Lei ha deciso di rimanere anonima, quando ti ha dato in adozione.
Il suo nome non compare da nessuna parte.
La legge prevede questa possibilità per tutelare le donne che fanno questa scelta.
Mi dispiace tanto,
soprattutto perché so che il vero problema non è questa cosa della pazzia.
Tu avresti bisogno delle risposte
a tutte le domande che ti sei fatta in questi anni.
- Vorrei tanto aiuta... - Senti, va bene così.
Hai detto che hai fatto quello che potevi e io ti credo.
Il resto sono solo chiacchiere.
Perché non mi dici quello che stai provando?
- Cosa sto provando? - Mmh.
Freddo. Ho i capelli bagnati e mi devo vestire, quindi per favore...
- Mi prometti che mi chiami dopo? - Promesso.
- Pronto? - Mina?
Zia!
- Ah, sei a casa! - Sì, sono appena tornata.
Ti ho chiamata un sacco di volte, ma forse il cellulare era spento.
Come "spento"? No, non...
Ah, si è scaricato, sì. Perché parli sottovoce?
Perché mio figlio sta dormendo e la casa è un morso.
Ti volevo dire che mi dispiace veramente di essermene andata così all'improvviso.
- Però talvolta la vita... - Rosa!
- Ma chi è, il generale? - No! Quale generale?
- È mio figlio che si è svegliato. - Perché non rispondi?
Sì, zia... Scusa, ma che ci fai con il generale? Dove stai?
Mina, devo scappare.
- Ti chiamo poi con calma. - No, aspe...
Ah, sei qui.
Mi dispiace.
Non è giusto che lei non sappia come stanno le cose.
Dispiace pure a me, ma abbiamo giurato.
"Zia Rosa", "Casa Famiglia", "Casa Famiglia"... Che è successo?
Da quello che ho scoperto,
Viola ha aggredito una ragazza, che è finita al Pronto Soccorso.
La casa famiglia l'ha denunciata e l'hanno portata qui ieri sera.
Il giudice l'aveva avvisata.
L'udienza di convalida la fisseranno tra qualche giorno.
Io intanto sono riuscita a farti avere questo colloquio,
ma di più non ho potuto fare.
È già tanto, Irene, grazie.
Signora... il colloquio non è stato accettato.
- In che senso? - La ragazza non la vuole vedere.
- Mi dispiace. - Grazie.
Io so che non era una voglia,
però mi hanno detto che è ereditaria.
Probabilmente potrebbe averla anche mia madre.
È l'unica sua cosa che mi è rimasta.
È molto importante per me.
Ciao. Senti, tu conosci ancora qualcuno al Cardarelli?
Ti devo chiedere un grosso favore.
Se mi avessi detto prima a cosa ti serviva il favore, non te l'avrei fatto.
Lo sapevo, perciò non te l'ho detto. Scusami, ma non avevo scelta.
Mi serve il nome, poi cerco su Internet. Non lo saprà nessuno.
- Puoi passare un guaio, lo capisci? - Lo so, lo so.
Se non trovo niente nell'archivio dell'ospedale, mi rassegno,
ma ci devo provare, se no impazzisco io.
- Eccola qui, la stanza è questa. - Ah.
Corridoio B, scaffale dieci. Così ha detto il mio amico.
Grazie.
Mina.
- Per favore. - Solo il nome, nient'altro.
Vattene, ti ho già coinvolto troppo. Me la vedo da sola.
"Corridoio B, scaffale dieci"...
Eccoti!
Ciao!
Ah, però!
- Ti piace? - Molto.
Ho fatto del mio meglio...
per allestire una cena romantica con quello che ho trovato.
Accomodati, fai come se fossi a casa tua.
Dove eravamo rimasti?
Che c'è?
No, niente, è solo... che è stata un giornata piena di impegni.
Immagino. Ho provato a chiamarti sul cellulare, ma era staccato.
Al consultorio mi hanno detto che sei scappato via di corsa.
Spero niente di grave.
No, una specie di emergenza, diciamo.
- Niente di importante. - Cazzo, la spigola!
- Mina. - Che ci fai qui?
- No, così, sono...
Ho ritirato la moto dal meccanico e stavo facendo un giro per provarla.
In realtà, non ho chiuso occhio tutta la notte.
- L'hai trovato? - Sì.
- E? - Non ho chiuso occhio nemmeno io.
Ho cercato su Internet, ma niente. Non ha social, non ci sono notizie.
Ho il suo nome
e l'indirizzo che ha lasciato all'epoca.
No.
- Che c'è? - Mina, questo non lo puoi fare.
Probabilmente è pure inutile, chissà quante case avrà cambiato nel frattempo.
Anche se abitasse ancora lì?
Ti avvicini e chiedi se ha problemi mentali?
No, infatti, lo so. Lo so.
Dimmi la verità.
Non è che la vuoi convincere a riavvicinarsi a Viola?
Non lo so. So solo che devo fare qualcosa.
La devo conoscere.
Magari lei nel corso di tutti questi anni ha cambiato idea.
Lo devo a Viola, è a Nisida per le aspettative che ho creato io.
Ci sarebbe finita lo stesso.
Starò attenta.
Te lo prometto.
Ciao.
Mina!
- Non farai questa stupidaggine da sola. - Non volevo farla da sola.
Sta alla Riviera di Chiaia.
Qui, fermati qui.
Il cognome c'è ancora.
Hai pensato a cosa ti inventi?
Non sai niente della sua vita, che le dici?
Se abita ancora qui, è già un punto di partenza.
E poi improvviso.
Sto sbagliando?
Dico solo che secondo me se ci ripensi è meglio. Boh, fai tu.
Sì?
Buongiorno, scusi il disturbo. Mi chiamo Mina.
Mi sto per trasferire in questo palazzo.
So che sembra una richiesta strana,
ma mi farebbe comodo farle qualche domanda,
giusto per sapere a cosa vado incontro.
Va bene, non c'è problema, si figuri. Terzo piano.
Grazie.
- Ti aspetto qui. - Va bene.
È un condominio tranquillo.
Mia moglie ha vissuto qui con i suoi genitori
e dopo il matrimonio l'hanno lasciata a noi.
In generale, non ci possiamo lamentare. Lei a che piano ha preso casa?
- Secondo, secondo piano. - "Secondo"?
Sì. Ehm...
Potrei parlare anche con sua moglie?
Noi donne siamo più attente a certi dettagli.
Simona è andata ad accompagnare le bambine a scuola, ma torna tra poco.
- Vuole un caffè? - No, grazie, molto gentile.
Ecco, come dicevo. Con permesso.
Prego.
- Ciao, amore. - Ciao, amore.
Una signora dice che ha comprato un appartamento qui al secondo piano.
- Come si chiama? - Non lo so.
- Non ha detto come si chiama? - Non lo so.
- Da quanto tempo è qui? - Che saranno? Cinque minuti.
Ora ci parlo io.
- Ma che... - Buongiorno.
Mio marito ha detto che voleva parlare con me.
- Sì. Piacere, Mina. - Piacere, Simona.
Le ha detto che ho preso un appartamento...
Sì. L'appartamento sarebbe al secondo piano, giusto?
Sì.
È impossibile. Ci abitano due amici nostri e non hanno venduto.
Mi vuole dire chi è lei e perché è venuta a casa mia?
Ha ragione.
Mi scusi.
Mi chiamo Mina Settembre, sono un'assistente sociale.
- Io avevo bisogno di conoscerla. - In che senso?
Da poco mi è stato affidato il caso di una ragazza in grande difficoltà.
Non capisco. Che c'entro io con questa ragazza?
C'entra...
perché si tratta di sua figlia.
Che sta dicendo? Quale figlia?
Quella che lei ha dato in adozione 16 anni fa. Si chiama Viola.
È straordinaria.
- Se ne vada. - Aspetti...
Lei non dovrebbe essere qui, non dovrebbe nemmeno sapere che esisto.
- Come si è permessa? - Ha ragione.
Se ne vada!
- Che succede? - Niente, niente.
Me ne vado. Scusate ancora.
Che voleva?
- È andata così male? - Come peggio non poteva.
Mi dispiace.
Andiamo via.
Sì, pronto?
Vorrei denunciare un fatto gravissimo.
Chiamo da Napoli.
Simona Marino.
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