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♪ Con lui volando lontano dalla terra ♪
♪ Dimenticando le tristezze della sera ♪
♪ Quando ami da morire ♪
♪ Chiudi gli occhi e non pensare ♪
♪ Il tempo passa, l'amore scompare ♪
♪ E la danza finirà ♪
♪ Una notte a Napoli ♪
♪ Delle stelle si scordò ♪
♪ E anche senza ali ♪
♪ In cielo mi portò ♪
Amore...
Ah!
- Ciao! - Buongiorno.
- È pronto, eccolo qui. - Grazie.
Ecco. Sei stata male anche stanotte?
- Malissimo. - Mangia una fetta di ciambellone.
- Ti sostiene, è ancora caldo. - No, grazie, ho lo stomaco chiuso.
Te lo apre. Dentro ci ho messo le scorzette di limone.
- No. - Ecco, tieni.
- No, grazie, non serve. A stasera. - Ciao, tesoro.
Sarà una storia seria?
- Voi che dite? - Secondo me, no.
- Mmh. - Perché non lo chiedi a lui?
Sì, certo, vado là e gli dico: "Domenico, hai una storia seria?"
- Come l'ha conosciuta? - Non lo so!
Non gli hai detto che con Claudio vi siete lasciati.
Non ho fatto in tempo.
- Mina è sempre lenta a dire le cose. - È Max, ancora!
Già mi ha chiamato prima, per poco non mi faceva scoprire da Giordano.
Rispondi. Di che hai paura?
Mi sento in colpa con Max
perché non gli ho detto del bambino e mi sento in colpa con Giordano
perché gli avevo promesso che Max non l'avrei più rivisto.
Vabbè, ma non molla, rispondi.
Mi raccomando, secca e decisa.
Max, dimmi.
Non se ne parla proprio.
No, no! Ci vediamo lì. Sì, ciao.
Per fortuna non voleva vederlo.
Ha detto che se non ci andavo a pranzo, passava a trovarmi al Locale.
- Chi è? - Nessuno, non mi va di rispondere.
Dottore! Io non ci posso credere.
È la notizia più bella del mondo.
- Trapanese, esagerato! - Anche Canè è contento di vedervi.
Come è bello!
Finalmente ce l'avete fatta a cacciare quel coso brutto.
Non dite così, Ermanno è una persona stimabile e un bravissimo collega.
Sì? Chiedete alle donne che vi stanno aspettando se siete meglio voi o lui.
- Buona giornata. - Buona giornata, dottore.
- È tornato! - Evviva!
Bentornato!
Non so se ve l'hanno detto, ma inizio le visite nel pomeriggio.
- Va bene. - Tranquillo.
- Finalmente siete tornato! - Vi stavamo aspettando.
- L'altro è troppo serio. - Volete dire che io non sono serio?
- Ci mancherebbe! - Voi siete serissimo, ma simpatico.
- Lui pareva un prete. - Salve.
Salve.
- Andiamo? Siamo in ritardo. - Sì.
- Ci vediamo nel pomeriggio. - Sì.
A dopo. Andiamo.
Mamma mia!
Ecco, questi sono gli appunti che avevamo preso.
La lezione è sulla nascita dei sentimenti, no?
Sì, ma anche sul coraggio di ammetterli.
Mi sembra un argomento complicato per ragazzi così giovani.
Da una parte è vero, però io penso anche che sia importante.
Devono abituarsi a dire la verità.
A proposito di questo, Domenico...
io ti vorrei dire...
- Zia, che ci fai qui? - Sorpresa! Buongiorno.
- Buongiorno. - Non avevo niente da fare a casa.
Mi andava di fare una passeggiata e qui non ero mai venuta.
Bello questo posto, eh? Ok.
- Che cos'è? - Il ciambellone.
Non ne hai mangiato neanche una fetta stamattina.
Ce n'è una fetta anche per questo giovanotto.
- Le piace il ciambellone? - Domenico, lei è mia zia Rosa.
- Domenico, molto lieto. - Molto piacere.
- Vado, eh? - Sì, certo. Allora?
Buonissimo.
- Hai visto? - Complimenti.
Ma sai che vi vedrei bene insieme?
Non ci hai fatto un pensierino?
Lui è un bellissimo ragazzo.
Gli piace anche mangiare,
quindi di conseguenza gli piacerà anche molto... vivere!
- Bene, su questa... - Sì.
- Grazie per il ciambellone. - Prego.
- Adesso noi abbiamo molte cose fare. - Va bene.
- Ci vediamo stasera a casa. - Ciao. È molto carino.
- Arrivederci. - Arrivederci!
- Ciao! - Ciao, ciao.
- È simpatica tua zia. - Sì, molto.
Ragazzi, quello che abbiamo detto oggi è molto importante.
Qualcuno vuole riassumerlo?
Maria.
Avete detto che quando abbiamo una storia, dobbiamo dire sempre la verità.
Se c'è un problema, lo dobbiamo dire.
È vero, ma abbiamo anche detto che dobbiamo dirlo soprattutto a noi stessi,
perché a volte succede che il problema non lo vogliamo vedere
e facciamo finta che non esista.
No?
Ragazzi, un attimo! La prossima lezione sarà sulla sessualità, giovedì.
Grazie.
- Ciao, arrivederci. - Ciao.
- Arrivederci, professore. - Arrivederci.
- È andata bene, no? - Sì, molto.
Sono ragazzi svegli, è un'altra generazione.
Vi posso disturbare un attimo?
- Vi devo parlare. - Certo.
- Dimmi tutto, Angioletta. - Ecco, io...
Io...
Io mi sono innamorata di una ragazza.
- È una cosa bella. - Infatti.
- E lei ricambia? - Sì, penso di sì.
Il problema è che Ginevra... Lei si chiama Ginevra.
Pensa che io sia Angelo, cioè che io sia un maschio.
Non vi siete mai viste?
Avevamo una storia in chat,
però oggi ci siamo date appuntamento al baretto fuori scuola, così...
Le hai fatto credere che sei un maschio?
Perché avevi paura che non fosse interessata alle ragazze, giusto?
- No? - No.
Le ho fatto credere che sono un maschio, perché lo sono.
Io da fuori sembro una femmina, ma dentro mi sento maschio.
Mina, forse è meglio che vi lascio parlare da sole.
Sì.
- Io vado. - Ciao.
Raccontami meglio.
Sono così da quando ero piccola.
Non mi trovavo a essere una femmina.
Mi volevo vestire da maschio e avere i capelli da maschio.
È stato così pure quando sono cresciuta.
- Angiole'! - Eh?
Sempre con questo pallone! Posalo. Vieni.
Mia madre non lo voleva accettare.
Mamma ti ha fatto un regalo.
Nemmeno mio padre.
Un bel vestito da principessa.
Si vergognavano di me.
La più bella, guarda qua.
Quando ho avuto le mestruazioni, stavo per impazzire.
Angiole', sei diventata signorina!
- È una cosa bella. - Io sono un maschio! Sono un maschio!
Era l'unica cosa che sapevo dire.
Tu sei una femmina, Angiole'. Hai capito? Sei una femmina.
Gli schiaffi non mi facevano niente, sono rimasto un maschio.
- È una cosa che può succedere. - Perché succede?
Beh, il discorso è lungo ed è pieno di parole difficili,
però se è come dici tu, potrebbe trattarsi di una disforia di genere.
Le cause possono essere genetiche, biologiche, sociali, psicologiche,
però bisognerebbe andare più a fondo e parlarne con i tuoi genitori.
Non avete capito? Hanno cercato in tutti i modi di cambiarmi!
Mi hanno costretto a tenere i capelli lunghi.
Me li tagliavo e loro non mi facevano uscire finché non ricrescevano.
Alla fine li ho tenuti lunghi.
Pure questo cazzo di nome, "Angioletta", fa schifo!
Io mi sento Angelo, professore'.
- Io ti capisco. - Intanto che devo fare con Ginevra?
Secondo me, non hai scelta. Le devi dire la verità.
Io ho paura.
Angiolet... Angelo...
Com'è bello che mi chiamate così! Grazie.
Se Ginevra si è innamorata di quello che hai scritto,
secondo me si è innamorata di quello che sei tu.
Vai all'appuntamento e spiegale tutto,
però devi lasciarle il tempo di capire.
Non devi avere fretta, non pensare che sia facile,
perché per lei non lo sarà, va bene?
Grazie, professore'.
Ho capito.
- Ehi, Titti, come va? - Una schifezza.
- Io sto andando, però... - Io lo so, ti capisco.
Non è facile tenersi dentro una cosa così, ma tu sei forte.
E poi non sei sicura che il bambino sia suo.
Hai ragione, lo so.
- Io sono arrivata, ti chiamo dopo. - Va bene, stai tranquilla.
- Ciao. - Ciao.
Titti, che bello vederti!
- Ciao. - Ma... Ma sei incinta?
Sì.
Questa non me l'aspettavo.
Prendi qualcosa?
Ehm... Un'acqua minerale.
Un'acqua minerale e un gin tonic.
Scusami se ho reagito così, è solo che speravo
che ci fosse ancora la possibilità che io e te...
Però sono arrivato tardi, no?
Chi è il fortunato papà?
Giordano. Lavora con me al Locale, te lo ricordi?
Sì, vagamente.
Noi ci amiamo, molto.
Tra un po' ci sposiamo.
Ah.
Bene. Sono molto felice per te.
Mamma mia, che ha fatto?
Ginevra!
- Ciao. - Ciao.
- Ci conosciamo? - Sono Angelo.
- "Angelo"? Tu non sei Angelo. - Certo che sono io.
Non ti avvicinare.
Mi fai schifo.
Aspetta, Ginevra!
Prova a metterti nei suoi panni.
Lei si innamora di un ragazzo e si trova davanti una ragazza.
Ci vuole tempo.
Voi dite che poi ci ripensa?
Io dico che, se Ginevra è veramente innamorata di te,
forse ti chiamerà,
se no troverai un'altra ragazza di cui innamorarti.
La fate facile voi.
Scusate, professore'.
Vi ho fatto arrivare fino a qui.
- È la pizzeria dei miei. - Ah.
Perfetto, così parliamo con loro.
Se proprio ci tenete...
- Hai chiamato per la legna? - È permesso?
- Sì. - Mancano pomodoro, mozzarella.
- Passano tra poco. - Non dovevano passare ieri?
- Ora chiamo. - Sono finiti pure i cartoni per le pizze.
Va bene.
Angiole', che hai fatto ai capelli?
Anto'! Anto', vieni! Angioletta è impazzita, si è tagliata tutti i capelli!
Voi chi siete?
Una sua professoressa e un'assistente sociale.
Vorrei parlare a voi due di vostra figlia.
- Che c'entrate con i fatti nostri? - Calmati.
Vorrei aiutarvi a capire che probabilmente la condizione che Angioletta sta...
Questi sono affari nostri e ce la sbrighiamo fra di noi.
Fatemi la cortesia, andatevene.
Muoviti, dobbiamo parlare. Un'altra volta questa storia dei capelli.
- Simpatica la signora! - Molto!
Questo rende tutto più complicato.
Angioletta non conta più sui suoi genitori, non li considera proprio.
Beh, ti credo, se è cresciuta nel modo in cui mi hai raccontato...
Sì, ma lei è così giovane
e non sa ancora quello che la aspetta, quanto sarà difficile.
L'episodio di Ginevra è solo l'inizio.
Senza l'appoggio dei suoi, sarà ancora peggio.
Che c'è? Perché sorridi?
Sto pensando alla prima volta che ho visto quello sguardo.
Che sguardo, scusa?
Quello di una persona che sente il peso del mondo addosso.
È un modo carino per dire che sono un'illusa?
No, ma che sei contagiosa sì.
Dimmi un po', come ti posso aiutare?
Non ti preoccupare, Domenico, davvero, non c'è bisogno.
- Qualcosa mi invento, lo sai. - Su questo non ho dubbi.
- Allora io vado. - Sì.
- Però tu fammi sapere. - Va bene.
- Mmh? - Mmh.
- Ciao. - Ciao.
- A domani, Rosaria. - Ciao, a domani.
- È difficilissimo! - Ci credo.
Dovete pure lavorare gomito a gomito.
Tu sei sicura che lui con te proprio niente?
Non lo so...
La sintonia c'è sempre stata, quella non fa testo,
però è come se ci fosse una barriera.
- Una barriera psicologica. - Che risate, guarda!
Perché lo tratti così?
- Sei fredda! - Perché ho l'ansia.
- Me lo sento con il fiato sul collo. - Chi, Giordano?
- Max! - Com'è andata?
In teoria è andata bene, mi ha fatto anche gli auguri.
- Bene. - E allora? Qual è il problema?
Il problema sono io, mi sento in colpa.
Mi dispiace dover abbandonare una così allegra compagnia di sfigate,
ma per essere alla vostra altezza, devo andare.
- Dove? - Appuntamento galante?
Magari. Devo pagare pegno.
Abbamondi! Ah!
- L'improbabile? - Ho dovuto accettare almeno una pizza.
Ho scelto una pizzeria anonima, così non si fa illusioni.
Brava.
- Bella serata che ti aspetta, Irene! - Divertiti!
- Oh, finalmente! - Ciao.
Come mai non c'è nessuno?
Ho riservato tutto il locale. Ho cercato di migliorarlo un po'.
Detto tra noi, hai pessimi gusti quanto a pizzerie.
Una cosa veloce, non voglio fare tardi.
Dammi il tempo di conquistarti.
Di solito ci metto molto poco.
Con me non ti basterebbero dieci anni.
Vedremo.
Buonasera.
- E la pizza? - Mi sono permesso di modificare il menu.
Siamo sicuri? Possiamo mangiare frutti di mare qui in pizzeria?
Li ho fatti arrivare dalla mia pescheria di fiducia, tranquilla.
"Cheers".
Ah, finalmente!
- Ciao! - Zia, è tardi. Perché non hai mangiato?
Perché ti ho aspettata e poi pasta e zucca è più buona riposata.
Sì, ma non c'era bisogno.
È brutto mangiare da soli dopo una giornata di lavoro, no?
È stato molto simpatico il tuo collega oggi al consultorio.
C'era bisogno di fare tutte quelle allusioni?
Che c'è di male? Tu sei single, lui è un bel ragazzo...
Zia, mamma ti ha detto della mia crisi con Claudio?
Mmh.
Ecco, in quel periodo io e Domenico stavamo...
Ah, è lui il tamarro di cui parlava Olga?
Allora meglio mi sento!
Riprendete da dove avete lasciato.
- È impegnato. - Ah.
A te piace ancora?
Vabbè, allora lascia fare a zia Rosa. Sai che cosa faccio?
Uno di questi giorni vado al consultorio, ci faccio due chiacchiere...
No, no. Lascia perdere, è già complicato così.
- Poi tu avrai un sacco di cose da fare. - Veramente no.
No?
La casa è uno specchio e io, a dirti la verità,
mi scoccio di stare in questa casa senza fare niente.
E poi vuoi mettere il piacere di aiutarti con Domenico?
- Eh? - No!
Davvero. Grazie, ma no.
Buon appetito.
- Senti, te lo ricordi Cozzolino? - Come no!
Lo stronzo più stronzo degli assistenti.
Per colpa sua ho dovuto ripetere tre volte...
- Procedura Civile. - Come lo sai?
- Mi ricordo che ti aveva fatto impazzire. - Sì, però la giustizia divina esiste.
L'hanno beccato a vendersi gli esami e l'hanno cacciato.
Già, proprio la giustizia divina.
No! Sei stato tu?
- Se lo meritava. - Ha fatto penare pure te?
No, Procedura l'ho passata subito.
- Allora perché? - Perché aveva fatto penare te.
- Tu veramente l'hai fatto per me? - Un po'.
Un po' anche perché non sopporto le ingiustizie in generale.
Eccoci qua, questa è la mia.
Lo so, ci ho messo una cimice per seguire ogni tuo spostamento.
Cretino.
Comunque, grazie per questa bella cena.
Inaspettatamente piacevole.
Anche per me. Io me l'aspettavo, però.
Che fai? Te l'ho detto, con mio marito è una separazione momentanea.
Perché devi sempre rovinare tutto?
Scusa, è che... pensavo...
Non dormi?
Tra un po', sto finendo di leggere un articolo.
Peccato, pensavo di averti distrutto.
Quasi. Diciamo che l'articolo è breve.
Ok.
Di cosa si tratta?
È una pubblicazione sulla disforia di genere.
Al corso abbiamo un caso abbastanza complicato.
Volevo capirne un po' di più.
Cerca qualcosa dell'Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere.
Scrivono roba seria.
Buonanotte.
Allora, "Osservatorio"...
Zia?
Che ci fai ancora a letto?
Ho un po' di mal di testa.
- Ti prendo qualcosa, un antidolorifico? - No.
Adesso mi passa, stai tranquilla.
Stasera torno presto, così parliamo un po'.
Sì, sì.
Ciao, zia.
Mina?
- Generale. - Buongiorno.
Buongiorno a lei. Come sta?
Bene, se non fosse per il pensiero di tua madre, che un po' mi assilla.
- Vorrei chiederti una cosa. - Mi dica.
Mi daresti l'indirizzo di Nunzia?
Sì, certo. Come mai le serve?
Ho provato a chiamarla, ma non mi ha risposto.
Vorrei fare una piccola verifica.
Sì, generale, io l'indirizzo glielo do,
ma posso permettermi di darle un consiglio?
Io capisco quanto ci possa essere rimasto male,
però non credo che da Nunzia otterrà molto di più, ne sa quanto noi.
Tra poco mamma tornerà dalla crociera e vi chiarirete.
Ecco a lei.
- Non ha senso insistere così. - Grazie.
Ci proverò.
- Buona giornata. - Buona giornata. Flender!
Rosaria, ciao. Senti, Domenico è già arrivato?
Quando lo vedi, digli che vado a scuola. Voglio vedere come sta Angioletta.
Grazie.
Cammarota?
- Buongiorno, professore'. - Ciao.
- Tu stai nella C? - Sì.
È la stessa classe di Angioletta Piazza?
- Sì. - È arrivata?
Non mi sembra, stamattina non l'ho vista proprio.
- Ah. - Arrivederci.
- Mi puoi dare il suo numero di telefono? - Va bene.
- Siamo di nuovo in ritardo, muoviti! - Ho capito, ma tu fai tardi.
- Pronto? - Angelo, sono la professoressa.
- Sono venuta a cercarti a scuola. - Quelli mi hanno chiuso dentro!
In che senso?
Hanno chiuso la porta a chiave e mi hanno lasciato qui./i>
Non ci posso credere.
- Ora ci vado a parlare io. - Sì, però fate presto.
Il casino è scoppiato perché mi è arrivato un messaggio di Ginevra.
- Vuole vedermi per chiedermi scusa. - Hai visto? Le cose belle succedono.
Sì, ma dobbiamo vederci tra poco e non posso avvisarla.
- Il telefono non è raggiungibile. - I tuoi sono in pizzeria?
- Sì, ma sbrigatevi. - Stai tranquillo. Ciao.
Ehi, Titti.
Mi accompagni alla prova dell'abito da sposa?
Non dire di no, Irene non può e io alle prove non ci capisco niente.
- Tu hai da fare? - Oggi è da bollino rosso.
Anche Irene mi ha detto così.
Non è giusto, mi abbandonate nel momento del bisogno.
Senti, ti andrebbe bene se ti accompagnasse zia Rosa?
Lei ci capisce di queste cose. Le farà piacere, non ha niente da fare.
Che ti devo dire?
Meglio di niente, da sola non ci voglio proprio andare.
Le dico di chiamarti e vi mettete d'accordo.
Va bene, grazie.
Ciao.
Ciao, zia. Senti, mi potresti fare un piacere?
Buongiorno.
Ah, siete voi. Giovanna, c'è l'assistente sociale.
Ah, è lì. Venite, devo parlarvi.
Professore', vi siete proprio fissata con noi.
- Di che avete bisogno, signorina? - Io di niente.
Vostra figlia avrebbe bisogno di andare a scuola.
Avete detto bene, "nostra figlia".
Capisco che è difficile accettare quello che sta succedendo ad Angioletta.
Ad Angioletta non sta succedendo proprio niente.
Non è vero e lo sapete! Non è facendo finta di niente che l'aiuterete!
Mai come in questo momento ha bisogno del vostro appoggio,
della vostra comprensione.
Io sono qui per questo, per aiutarvi, per aiutarvi a capire...
Noi dobbiamo essere aiutati?
Sì, avete bisogno di aiuto per capire che quello che sta vivendo Angioletta
non è niente di sbagliato, niente di cui vergognarsi.
Invece sì, è sbagliato che una femmina vuole essere un maschio.
Signorina bella, io sono la mamma di Angioletta.
Se la voglio chiudere in casa per farle passare certi pensieri,
io in casa ce la chiudo.
- È chiaro o no? - No. No, non è chiaro per niente.
- Se no che fate? - Io faccio il mio lavoro.
Se scopro che un minore viene chiuso in casa
e non viene mandato a scuola, la legge mi autorizza a intervenire.
- Uh, che paura! - Giova', smettila.
Ma perché? Io...
Non è il mio modo di concepire il lavoro, io volevo collaborare con voi,
ma vi avverto, se non liberate subito Angioletta,
chiedo al giudice minorile di sospendere la patria podestà.
Questo è chiaro o no?
Andate ora.
Subito!
Zia, grazie che mi accompagni.
Sicura che non ti sto facendo perdere tempo?
Figurati! Io di tempo ne ho quanto ne voglio.
E poi mi fa piacere.
Allora? Quando nasce questo bambino?
Eh... Nasce tra quattro mesi.
Che bello! Ti stai già organizzando?
Mina mi ha detto che tu non hai più i tuoi genitori.
Avere una mamma che ti aiuta in questi casi è importante.
Avere una mamma è importante sempre, pure in altri casi,
però io purtroppo non ce l'ho.
Allora basta, ti aiuto io. Eh?
Veramente faresti questo?
- Sì. - Va bene.
Grazie.
La parcheggi qui in seconda fila?
- Sì, che problema c'è? - Vabbè, contenta tu...
- Sono emozionata. - Titti, è normale.
- Buongiorno. - Salve.
- Signorina Titti, come siete bella! - Se lo dite voi...
- Venite, la sarta vi sta aspettando. - Grazie.
- Zia? - Sì?
- Mi aspetti qui? - Certo.
- Buongiorno. - Buongiorno. Prego.
Grazie.
Lo sapevo!
Giovanotto, deve uscire? Un attimo, chiamo la mia amica.
Signora, scusate, per caso la vostra amica si chiama Titti?
Sì. Perché, la conoscete?
Zia...
- Come sto? - Elegantissima.
- Max, che ci fai qui? - No, niente.
Passavo di qua e ho visto la tua macchina parcheggiata.
In realtà, mi bloccava.
- Scusa. - Dite pure voi, come sta?
Sta un incanto.
Il tuo amico ha ragione, Titti, sei bellissima.
Non si vede neanche che sei al quinto mese.
- Posso stare tranquilla, dottore? - Sì, seguite la cura e poi ci sentiamo.
- Rosaria, la cartellina. - Grazie.
Ohi, Mina.
- Ehi. - Sei arrivata. Novità di Angioletta?
- L'hanno chiusa in casa. - Come? Tu che hai fatto?
Ho parlato con i genitori in pizzeria.
È lei, aspetta. Allora?
Volevo avvisarvi che è tutto a posto, mi hanno fatto uscire.
- Meno male. - Grazie.
Sto correndo all'appuntamento, spero che Ginevra mi abbia aspettato.
Va bene, fammi sapere come va. Ciao.
- Emergenza rientrata, l'hanno liberata. - Meno male.
Speriamo bene.
Dotto', io sto aspettando. Ci vuole molto?
No, arrivo. Andiamo.
- Vai. - A dopo.
- Sei tu che dai fastidio a mia sorella? - Io veramente non...
Se ti permetti un'altra volta, ti ammazzo.
Hai capito, brutta lesbica di merda?
Se ti ha detto che è tutto a posto, sicuramente va tutto bene.
Per qualsiasi cosa puoi chiamare.
- Ti serve aiuto? - No, grazie.
- D'accordo, grazie. - Di niente, figurati.
Mamma mia! Che c'è? Ti sei fatta male?
Vieni! Sei caduta?
- C'è la professoressa? - Sì, certo.
Mettiti qui, te la chiamo subito. Mina! Mina!
- Che c'è? - Una ragazzina che non sta bene, vieni.
Che ti è successo?
- Mi hanno picchiato. - Chi?
- Il fratello di Ginevra. - Domenico?
È venuto lui con un amico al mio appuntamento con lei.
Vieni, dobbiamo disinfettare.
Appoggiati.
- Che c'è? Angioletta, che è successo? - Lascia stare.
Portiamola da me.
I tuoi li hai avvisati?
- Mamma ha detto che me lo sono meritato. - Non è possibile.
- Ora la chiamo e le spiego meglio. - No.
- Stai ferma. - Non voglio.
- Perché no? - Mi vergogno.
Non sei tu che ti devi vergognare, ma quelli che ti hanno fatto questo.
Allora, come prima cosa andiamo a sporgere denuncia.
Aspettate, magari Ginevra non lo sa che cosa ha fatto il fratello.
Se io lo denuncio...
Se Ginevra non lo sa, non le succederà niente.
Devi stare tranquillo su questo,
ma dobbiamo denunciare, è grave quello che ti hanno fatto.
Voi iniziate a scendere, io vi raggiungo subito.
- Pizzeria, buonasera. - La signora Giovanna?
- Sì, chi parla? - Sono Mina Settembre.
Ah, ancora voi, dottore'?
Sto accompagnando vostra figlia a sporgere denuncia per l'aggressione di oggi.
- Addirittura? - Sì, addirittura.
So che vi ha già informata, ma pensavo che vi interessasse sapere
che stiamo andando al Commissariato qui alla Sanità.
Ho capito, va bene.
- Nel caso in cui cambiaste idea. - Va bene, grazie.
Prego.
Chi era?
Niente, pensa a lavorare.
Era l'assistente sociale. Che è successo?
Te l'ho detto, niente. Cose di ragazzi.
Angioletta si è presa le botte, una cosa da niente.
Dove sta?
La dottoressa la sta accompagnando a fare la denuncia alla polizia.
Tu lo sapevi già?
- Te l'ho detto, sono cose di ragazzi. - Muoviti.
Andiamo pure noi.
Ti fa ancora tanto male?
Sì, un pochino.
- Dici che ci vorrà ancora molto? - Speriamo di no.
Stai un po' più tranquillo?
Devi solo raccontare quello che ti è successo, non ti preoccupare. Mmh?
Vi posso chiedere una cosa?
- Secondo voi, sarà sempre così? - "Così" come?
Così, che uno come me farà sempre schifo alla gente.
Che dici? Ma quale schifo?
Queste cose non le devi pensare neanche per scherzo.
Vedo tutti quelli della mia età che si innamorano, si mettono insieme...
e magari si lasciano,
ma nessuno dice loro quello che hanno detto a me.
Io volevo solo essere come loro,
sentire le cose che voi dite a lezione
che quelli della mia età dovrebbero provare.
Pensavo che essere maschio o femmina non c'entrasse...
che se uno si innamora, alla fine contasse solo quello...
e che alla fine anche io potessi avere questa cosa.
Invece io ho tanta paura che non mi capiterà mai...
che ogni volta qualcuno mi sputerà in faccia
perché non sono come vorrebbe.
Se succede questo, io che faccio?
Papà, mamma.
Mi dispiace.
Sono qui, amore mio.
Prego, potete entrare.
Però siete troppi, chi entra con la ragazza?
Entriamo noi.
Vero?
Siamo i genitori.
Grazie.
Scusate se ci ho messo così tanto.
Che ti hanno fatto? Vieni, appoggiati a me.
Direi che è andata bene, però.
Quando ha detto quelle cose, mi si è spezzato il cuore.
Deve essere orribile avere paura di non potere essere amati. No?
È la paura peggiore. In fondo ce l'abbiamo tutti.
Tu no, dai.
Ultimamente sì.
Oh.
Ah...
- Devi scappare? - Sì, ho l'ultima visita in clinica.
L'ho messa sul tardi per stare in consultorio.
In realtà, anche io devo andare, quindi vabbè...
- Ciao. - Ciao.
Ti ha detto che vuole fare da nonna a tuo figlio?
No, vabbè, è incredibile.
Titti, ora ti devo lasciare.
Sto correndo da Giulia, mi ero dimenticata della seduta.
Glielo dico, non posso continuare così, né con Domenico né con lei.
Ci vediamo dopo al Locale, dai. Ciao, ciao.
- Scusa, è tardi, ho avuto un'emergenza. - Potevi avvisare.
Hai ragione, però ormai sono qui.
Ecco.
Non possiamo fare la seduta, è troppo tardi. Conosci le regole.
Sì, le conosco...
ma io avrei bisogno di parlarti di una cosa molto delicata.
Dimmi.
Allora...
Ti ho detto del corso di educazione sentimentale
che tengo con il mio collega?
No, non credo.
Vabbè...
La cosa delicata riguarda proprio lui, il mio collega,
che poi è lo stesso con cui stavo prima di rimettermi con Claudio.
E quello per cui provi ancora qualcosa, giusto?
Sì.
Non ci crederai, è una cosa assurda...
- È il prossimo paziente, dammi un minuto. - Va bene.
Allora? Parlavi di una cosa a cui non potrei credere.
Sì, però forse hai ragione tu, non ha senso farlo così di fretta.
Se l'argomento è così delicato, ne pareremo durante la prossima seduta.
- Va bene. Scusami ancora. - Tranquilla.
Ti vedo un po' giù.
Anche tu stai giù.
Hai ragione, oggi non è una buona giornata.
Mi è ritornata in mente tua madre.
Mi è venuta una malinconia...
Forse perché sono andata a vedere gli abiti da sposa.
Mi sono ricordata di quando io e tua madre siamo andate a scegliere il mio.
Poi una cosa tira l'altra.
Ho cominciato a pensare al mio matrimonio,
ad Alfonso che mi molla e se ne va...
a me che resto sola e certo non sono una ragazza.
Zia,
tu ora stai qui con me.
Quando torna mamma, resti con noi. Non ti devi preoccupare.
Grazie, Mina.
Vuoi un altro pezzo di parmigiana di melanzane?
- No, a posto così, grazie. - Allora sai che facciamo?
Domani te ne prendi un bel pezzo e te lo porti al lavoro, va bene?
Tu ti occupi sempre degli altri, vuoi aiutare tutti,
però secondo me tu dovresti pensare un po' di più a te stessa.
Eh, ti pare facile!
È tutta la vita che mi sono abituata
a pensare prima agli altri e poi a me stessa.
Pure per me è la stessa cosa.
Allora lo vedi che io e te siamo uguali?
Mi sa che hai ragione.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Aspettava me? - Sì.
- Angioletta come sta? - Meglio.
- Il padre non la lascia un attimo. - Bene.
Già.
Lui è molto bravo.
- E lei? - Io no.
Voi dovete sapere che quando è nata Angioletta,
io ero la mamma più felice del mondo.
Volevo una femmina. Ho sempre voluto una femmina.
Volevo che fosse come me,
che diventassimo migliori amiche,
che magari un giorno mi rendesse nonna.
Quando ha iniziato a dire che era maschio...
non ci ho capito più niente.
Può capitare.
L'importante è capire che le cose possono cambiare.
"Capire"... Io adesso l'ho capito.
Se non riesco a cambiare pure io?
Ci riuscirà. Magari ci vorrà un po' di tempo, quello sì.
Non lo so, dottore'.
Forse avevate ragione voi.
Io ho bisogno di aiuto. Mio marito no.
Lui è buono dentro.
Io non lo so se da sola ce la faccio.
Mi potete aiutare voi?
Certo.
- È il mio lavoro. - Grazie.
Di qua.
Come prima cosa, conviene fissare un appuntamento...
- Giulia! - Ciao.
- Ehm... Rosaria? - Sì?
Puoi offrire un caffè alla signora?
- Sì, certo, venga. - Grazie.
- Scusa se sono venuta senza avvisarti. - Non c'è problema.
Vieni, entriamo.
Ci ho pensato tutta la notte e credo che sia successa una cosa grave.
- Perché non ci sediamo? - No, grazie.
Ti ricordi che ieri mi hai parlato di un corso di educazione sentimentale?
Sì.
Il fatto è che il mio compagno me ne ha parlato qualche giorno fa.
Io ho cominciato a mettere insieme i pezzi.
Temo che il mio compagno sia il famoso collega di cui mi parli
da quando ci siamo conosciute.
Si chiama Domenico, giusto?
Sì.
Mi dispiace. Ti giuro, è una situazione veramente strana.
Io non so nemmeno come gestirla.
No, infatti è assurda.
È assurdo.
Tu lo sapevi?
Sì.
- Da quando? - Ehm...
- Da qualche giorno. - E perché non me l'hai detto?
Io ci ho provato, Giulia. La cosa delicata, ti ricordi?
Potevi dirmelo per telefono, mi hai disturbato per cose meno gravi!
Lo so, hai ragione, scusami.
Ero in difficoltà, tu sai tutto.
- Io ti ho detto cose di lui che... - No.
Non va bene, così non va bene.
Il nostro rapporto finisce qui. Mi dispiace tanto.
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