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♪ Con lui volando lontano dalla terra ♪
♪ Dimenticando le tristezze della sera ♪
♪ Quando ami da morire ♪
♪ Chiudi gli occhi e non pensare ♪
♪ Il tempo passa, l'amore scompare ♪
♪ E la danza finirà ♪
♪ Una notte a Napoli ♪
♪ Delle stelle si scordò ♪
♪ E anche senza ali ♪
♪ In cielo mi portò ♪
Che stai cercando?
Le chiavi della macchina, le avevo ieri sera.
Hai guardato nelle tasche della giacca?
Certo.
Forse in bagno.
Scusa, perché dovresti aver messo le chiavi in bagno?
Nell'armadietto, poi?
No, non ha senso. Aspetta, ti aiuto a cercarle.
Le metto dappertutto, quando ho sonno. Ti ricordi l'ultima volta in frigo?
- Eccole qui. - No! Le hai trovate?
Sì.
Vedi che non posso vivere senza di te?
Datemi anche due chili di cipolle, devo fare la genovese.
A disposizione. Sono troppo belle.
- Dottore'! - Maria.
Andate piano, sta parlando con una donna.
- Chi? - Il vostro fidanzato.
- Ah. - Come no!
Non è il mio fidanzato.
Vi sarete lasciati, però secondo me voi l'amate sempre, no?
- Tu guardi troppo "Un posto al sole". - Sì, sì.
Sei la solita pazza. Perché non me l'hai detto?
- Va bene, aspettami, arrivo. - Ciao.
- Ciao. - Saliamo insieme?
Sono appena stato al consultorio.
Dovevo parlare con Ermanno di una cosa importante.
- Problemi? - No.
Poi ti racconto, però adesso devo andare, scusa.
Figurati. Vai in clinica, no?
- No, una cosa personale. - Ah.
- Buon lavoro. - Ciao.
Buona giornata.
- Ecco. - Che vi siete detti?
Non hai niente da fare? Stai facendo la spesa? Fai la spesa!
Mamma mia!
- Le patate me le avete messe? - Sì, le migliori, quelle di Avezzano.
Buongiorno.
Buongiorno. Il dottore se ne è andato.
Gli ho detto di aspettarvi, ma lui aveva fretta.
Trapanese, lo so.
Eh.
Hai capito, Canè?
Oggi hanno tutti fretta.
Che dobbiamo fare? Noi ce la prendiamo comoda.
Hai capito?
- Ehi. - Ehi.
È appena passato Domenico.
Doveva parlare con Ermanno, ma se ne è andato subito.
Aveva fretta?
Gli ho pure detto che tu saresti arrivata.
No, la bolognese devi imparare a farla,
perché è un piatto che ti è sempre piaciuto.
Mamma, non ci sono tutte queste cose a Barcellona.
Non ci sono carote, sedano e cipolla?
Non ho tempo.
- Chi è? - Mamma, sono io.
- Che ci fai qui? - Eh, che ci faccio?
- La vedi questa pazza? - Ciao, fratellone.
Vieni qui. Oh...
Mi ha chiamato cinque minuti fa per dirmelo.
Tu lo sapevi che veniva?
- Lo sapeva? - Certo che lo sapeva.
- E perché non me l'hai detto? - Ma tu guarda il Padre Eterno!
Ti ho chiamato un paio di volte, ma tu eri sempre
"scusa, ho un paziente" oppure "scusa, ti richiamo".
Non mi hai mai richiamata. Non posso perdere tempo dietro a te.
- Come mai questa improvvisata? - Avevo alcuni giorni tra i concerti.
- Quindi sto qua. - Come sta andando a Barcellona?
Andiamo di là e mi racconti. Pure a me sono cambiate tante cose.
- Mi devi raccontare. - Dobbiamo avere tempo.
Ti porto a vedere una cosa.
- Ehi. Come stai? - Bene, sono a Procida.
"A Procida"? Non dovresti stare a scuola?
La scuola è occupata. Mina, ti devo parlare.
Qui c'è un problema. Non so se è un vero problema, però mi preoccupo.
Che succede?
Da un po' di giorni alla pensione di Juliette c'è un uomo con un bambino.
E quindi?
È un tipo strano, non parla con nessuno, sembra spaventato.
Il bambino dovrebbe andare a scuola, perché è qui?
Io che ne so? Qual è il problema?
Non l'ho ancora capito bene, però sono preoccupato per Juliette.
Secondo me, questo ha fatto qualche guaio e lei lo sta coprendo.
Anche Sophie è preoccupata. Faresti un salto a vedere che succede?
- Mina, ci sei? - Sì, sono qui.
Hai da fare oggi? Appuntamenti fondamentali?
No, però...
Allora dai, su! Vieni, mangiamo una cosa al volo, dai un'occhiata e te ne vai.
Va bene, arrivo. Ciao.
Ciao.
Salve, signora.
- Tutto bene il viaggio? - Sì, sì.
- Ehi. - Grazie per essere venuta.
Sono venuta soprattutto per stare con te, visto che ormai ti sei trasferito qui.
- Si sta bene a Procida, lo sai? - Sophie è sempre così carina?
- Salve. - Salve.
Non c'entra.
Se c'entrasse, non ci sarebbe niente di male.
Oh!
- Andiamo. Come stai? - Sto bene.
Ero al consultorio, una giornata tranquilla.
- Ciao, Sophie. - Ciao.
- Ehilà. - Ehi!
- Come mai da queste parti? - Gianluca voleva stare un po' con me.
Sei arrivata al momento giusto. Ho finito di fare le polpette.
- Tra poco friggo la salvia. - Uh!
Tra mezz'ora c'è il pranzo. Resti con noi?
Molto volentieri, sì, grazie.
Molto bene.
È buono?
- È sempre un piacere vederti. - Lo è per me venire qui.
Questo posto è magico. Gianluca non se ne vuole andare.
È quello che è successo a me un po' di anni fa.
Sophie, forse dovresti andare a preparare il pranzo per la tre.
- C'è qualcuno che sta male? - No, perché?
Non era praticamente obbligatorio mangiare tutti qui al tavolo sociale?
Beh, se qualcuno ha problemi, mica lo costringo.
- Ci mancherebbe. - Juliette, gliel'ho detto.
- Che cosa? - Che sono preoccupato per te.
- Lo è anche Sophie. - È vero, mamma.
Non è normale che questo tizio stia tutto il giorno nella sua stanza.
- Il bambino dovrebbe andare a scuola. - Sì.
Io non entro negli affari privati dei miei ospiti.
Si vede che c'è qualcosa che non va, lo sai anche tu.
- Questo signore è un tuo amico? - No.
- Lo conoscevi già? - No.
Dai, allontaniamoci. Non mi va di parlare qui.
Prima di tutto, quel bambino è suo figlio.
- I due sono molto legati. - Però?
Va bene, è un po' strano.
Ogni mattina rinnova la stanza, come se non sapesse bene cosa fare.
- E tu non hai chiesto niente? - I miei ospiti sono liberi.
Ho capito, ma se hai un sospetto, devi chiedere.
Sì, lo so.
La sera in cui è arrivato gli volevo dare una coperta in più.
Ma l'ho sentito piangere.
Avresti dovuto vedere la faccia che aveva, era disperato.
Ciao. Comincia a fare freddo. Tieni.
Lo sguardo mi ha colpito molto.
Mi ha fatto una gran pena.
Mamma, io vado.
No, Sophie, aspetta. Ehm...
All'attacco contro Dino!
Ma Dino è forte...
- Buongiorno. - Lei chi è?
Sono un'amica di Juliette. Prego.
- Ok, grazie. - Posso entrare, per favore?
Perché?
Juliette si è raccomandata di riportarle il vassoio.
Sa come è fatta, lei è un pochino precisa.
- Grazie. - Vai!
- Ciao. - Ciao.
Allora, prende e va in un altro universo.
È suo figlio?
Ecco.
No, un attimo ancora, vuole indietro pure i contenitori.
- Ci metto un attimo, faccio io. - Tira una palla di fuoco!
Come ti chiami?
- Se... - Sebastian. Perché?
- Sebastian, ti piacciono le polpette? - Sì, mamma me le fa sempre.
Ah, allora assaggia queste di Juliette,
perché sono veramente buonissime.
Tieni.
Tu non mangi?
Papà mangia dopo. Io e lui dobbiamo parlare un po'.
Andiamo fuori?
Papà torna subito, eh? Tu intanto mangia.
- Si può sapere che cosa vuole? - Capire.
Sono un'assistente sociale, posso aiutarla.
La manda Margaret, la mia ex moglie?
- No. - Mi porterà via Sebastian?
- No. - Chiamerà la polizia?
Perché dovrei chiamarla?
Allora che cosa vuole?
Che ci fa qui con un bambino che dovrebbe stare a scuola?
- Come faccio a spiegarglielo? - Ci provi.
- Dall'inizio? - Dall'inizio.
Uh!
L'inizio è stato bello.
Sai dov'è l'aula di Architettura del Paesaggio?
No, la sto cercando anch'io.
Ti ci accompagno?
Ci siamo conosciuti alla Facoltà di Architettura a Napoli.
Studiavamo entrambi lì.
Lei si era trasferita da Monaco
perché era innamorata dell'Italia, di Napoli.
Si innamorò subito pure di me.
- "Hallo". - "Hallo".
E io di lei.
- Com'è andata? - Benino. A te?
- Potevo fare meglio. - Solo 30, senza lode.
- Pizzette? - Sì.
Dopo sei mesi ci sposammo e subito arrivò Sebastian.
- Andiamo. - Olé!
I primi anni sono stati belli.
Lei non aveva trovato lavoro, ma io sì,
presso uno studio di giovani architetti.
Non guadagnavo molto, ma ci bastava.
- È un bel gruppo di lavoro. - E il nuovo progetto?
Aspettiamo i finanziamenti e partiamo.
Poi, però, tutto è precipitato in poco tempo.
Io ho perso il lavoro per una sciocchezza.
Ti sei fatto cacciare dallo studio.
Non trovavo più niente. Non avevamo soldi.
- Non è colpa mia. - Abbiamo una famiglia.
- Ho cominciato a fare il cameriere. - Non è una sicurezza. Sebastian...
Facevo ogni tipo di lavoro, il cameriere, il muratore, il rider.
Margaret!
Guadagnavo poco, ma i soldi a fine mese li portavo in casa.
E a sua moglie non bastavano?
Diceva che voleva dare a Sebastian un futuro migliore.
Perché, io non lo volevo?
Non era colpa mia, se avevo perso il lavoro.
È che eravamo diversi.
Io prendo la vita come viene, mi arrangio.
Lei invece è tedesca. Ordine, rigore, sicurezze.
Mmh.
Lo dovevo capire subito.
E poi che è successo?
Di colpo lei è diventata cattiva.
Secondo me, aveva già il suo piano in mente.
Ora scriviamo, se no la maestra...
Aveva già deciso tutto, da tempo.
Ciao.
- Ciao, mami. - Ciao.
Piero, ti devo parlare.
Non mi ha dato possibilità di scelta.
Sono stata dall'avvocato, voglio la separazione.
Finisci di scriverlo in corsivo, poi andiamo a giocare a pallone. Va bene?
Le ho chiesto di prenderci un po' di tempo, ma niente.
Avvocati, separazione, il giudice decide i giorni in cui posso vedere Sebastian...
Per questo l'ha portato qui? Perché i giorni non le bastavano?
No, no. Lo vedevo una settimana sì e una no, ma almeno lo vedevo.
E poi?
E poi lei ha deciso di tornare in Germania, a Monaco.
Pare che abbia trovato un lavoro lì.
Il giudice le ha dato il permesso di portarselo via.
Pare che il benessere del bambino sia stare con la madre
solo perché lei ha trovato un lavoro per mantenerlo.
- Beh, non è poco. - Sì, ma è mio figlio!
Non può portarselo via da un giorno all'altro.
- Il suo avvocato che dice? - È un imbecille.
Quindi lei ha pensato bene di rapire Sebastian?
Aveva già fatto i biglietti, stavano per partire.
- Sua moglie lo sa che l'ha preso lei? - Certo.
È solo che non sa dove siamo.
Quella stronza mi ha pure denunciato per sottrazione di minore.
È una cosa gravissima! Lei rischia l'arresto, un processo.
Scusi, ma lei non ha figli? Io non posso rinunciare a lui.
Ma non può nascondersi per sempre. Ha pensato a come fare? A come uscirne?
Papà? Ah!
- Papà, ho finito. - Amore, vieni.
Spero che stia dalla nostra parte.
Ti sporchi sempre con il pomodoro.
Alla faccia! Hai fatto i soldi, fratellone!
Eh... Infatti sono molto indeciso.
Che faccio, prendo una villa a Posillipo o un attico al Vomero?
Però stai bene qui, no?
- Abbastanza, non mi lamento. - Come "abbastanza"?
- Mamma dice sempre... - Buongiorno.
- Salve. - "Che bel posto che si è trovato!"
Ah, sì?
- Buongiorno. - Buongiorno. I miei appuntamenti?
- Sì. - Grazie.
Mamma dice così perché non ha mai accettato che tu facessi la cantante.
Comunque sì, sto bene qui, però non lo so.
Ho come la sensazione che manchi qualcosa.
È tutto troppo ordinato, preciso. Non so se mi capisci.
Sì, ti capisco e ti conosco.
- So che vuoi cambiare il mondo. - Lo sai che faccio?
Mi sa tanto che il mondo torno a cambiarlo. Sì, ci provo.
Che bello!
Guarda che vista!
Bello, eh?
Ma se riesco, torno al consultorio.
Tu te ne vuoi andare da qui?
- Povera mamma! Ora chi glielo dice? - Eh...
Al consultorio c'è ancora quella che ti ha mollato?
- Mina? - Mmh.
- Che c'entra? - Non è che ci torni perché speri che...
Anna, ma quando mai? Dai.
- Mmh? - Veramente, no.
Com'è che non esci con nessuna da una vita?
Prima c'era Piera e va bene.
Poi arriva questa Mina e va bene un'altra volta.
Ora sei solo, sei bello come il sole, tutte le donne ti muoiono dietro.
- Che fai? Il monaco "trappano". - "Trappista", ignorante.
"Trappano". Pure se hai uno studio chic, sempre "trappano" rimani.
Possibile che non ci sia nessuna che ti toglie quella dalla testa?
Una ci sarebbe, si chiama Giulia.
Ci sono pure uscito, però...
Però non è Mina, giusto?
- No, non è... - Dottore?
- La signora Schiavi è arrivata. - Sì. Andiamo.
Ne parliamo questa sera.
No, mi devo vedere con degli amici. Domani.
"Amici"?
- Amici. - Eh...
Ciao, fratellone.
- Vai. - Arrivederci.
- Falla accomodare. - Sì.
Che cosa farai?
Gli ho detto che non andrò dalla polizia, ma sa di non avere via d'uscita.
- Io inizio a fare i biglietti. - Va bene.
Juliette, senti, in questo momento siamo tutti complici di un reato.
Cerca di tenere Sophie fuori da questa storia.
Assolutamente.
- Con Gianluca non sarà tanto facile. - Lo so, ma con lui ci parlo io.
Hai finito di fare l'offeso?
Non sono offeso, sono preoccupato. Volevo rimanere a controllare.
Hai già fatto abbastanza.
Sei stato bravo a chiamarmi, ma ora è meglio...
Lo so, è meglio che ne sto fuori, me l'hai già detto.
- Pronto? - Claudio, sto tornano da Procida.
"Da Procida"? Che cosa ci sei andata a fare?
È complicato, poi ti racconto, però prima passo da Titti.
- Devo parlare con Irene, ok? - Mmh.
- Tranquilla, tanto anch'io farò tardi. - Perfetto, avviso zia Rosa.
- Sì, voleva fare la parmigiana. - Ah.
Quella più si riposa e meglio è.
- A dopo. - A dopo.
- Ciao. - Ciao.
Si può sapere che hai stasera?
Non lo so. Forse se lo sapessi, non starei così.
Perché devi sempre complicarti la vita?
Aspetti un bambino, il tuo uomo ti ama ed è pure bello. Vi state per sposare.
È quello il problema, che Giordano è troppo bello.
Io sto cambiando, sono gonfia.
Ho paura di non piacergli più.
Vedi? Non gli piaci più.
Comunque, io sono inquieta.
- Non sono abituata a essere incinta. - Ehi.
- Ciao. - Ciao.
Ciao.
- Sei stanca? - Di più.
- Ciao, Mina. - Ciao.
- Che ti porto? - Ehm...
- Aspetta, a guardarti... una roba forte. - Sì, molto forte.
- Ci penso io. - Grazie.
Irene, poi ti devo dire una cosa. Eh?
Prima fatemi rilassare. Di che stavate parlando?
Del misterioso tormento che assale le donne incinte
che non hanno altri pensieri.
Smettila! Mina, non lo so.
È come se avessi sempre l'ansia.
Forse perché hai paura di diventare mamma. No?
Io ce l'avrei.
Se Gianluca era lì, è complice.
Se arriva la polizia, rischia il concorso di reato.
Te l'ho riportato a Napoli.
Mi ha promesso che ci sarebbe rimasto finché non si sarà risolto, fidiamoci.
Di chi? Di te, di Gianluca, di questa Juliette?
Gianluca è mio fratello. Tengo a lui quanto te.
Hai scoperto di essere sua sorella da poco tempo.
Io sono sua madre da tutta la vita, ma nessuno se lo ricorda.
Hai ragione. Scusa.
Mi aiuti a trovare una soluzione?
Questa persona va denunciata alla polizia.
No, vorrei aiutarlo a trovare un accordo con la moglie.
Dopo quella denuncia?
- Sì. - Impossibile.
Ci voglio provare e vorrei che tu mi aiutassi.
Servirà un avvocato. Posso contare sul tuo aiuto?
Certo.
Lo sapevo.
Paolo, senti, ma tu un po' Gianluca lo controlli?
Sì, lo so che adesso sta lì con te, ma prima dove stava?
Che faceva? Con chi?
Mmh, che profumo!
Che stai dicendo?
È una tragedia! Ho dovuto fare il sugo con i pelati.
Scusami, non vanno bene?
No, perché la parmigiana di melanzane si fa con la salsa,
possibilmente fatta in casa.
Perché non l'hai usata? Ce l'abbiamo.
Ce l'avevamo!
Dodici bottiglie, sono impazzita per cercarle.
Hai ragione, stavano qui.
Chi le ha prese?
Io non voglio insistere, ma in questa casa spariscono un sacco di cose.
- Tu sai che cosa diceva nonna Maria. - Mmh, il munaciello.
Brava.
Secondo te, viene qui e prende dodici bottiglie?
Non c'è altra spiegazione.
- Ciao. - Ehi!
Mmh, che profumo di sugo!
- Sarà venuto una schifezza. - Bene.
Ho dovuto usare i pelati, perché le bottiglie di salsa...
- Sono sparite. - Sì.
- Le ha prese il munaciello. - E chi, se no?
- Zia, noi andiamo ad apparecchiare. - Sì.
Vieni, così ti racconto di oggi.
Questa è una brutta situazione,
ma le brutte situazioni sono quelle che preferisci, no?
- Sapevo che ti saresti arrabbiato. - Non sono arrabbiato.
- Mmh. - No, davvero.
Perché hai deciso di coprire Juliette e soprattutto il tipo con la denuncia?
Voglio proteggere il bambino. Pensa se arrestano il padre davanti a lui.
Se la cosa è così, allora va bene.
Scusa?
Se riesci a evitare che il bambino subisca dei traumi, sei bravissima.
Adoro quando mi dai ragione.
E io adoro vederti tirare fuori il tuo istinto materno.
- "Istinto materno"? - Pensaci.
Tu accudisci sempre tutti, ti prendi cura di tutti,
risolvi i problemi di chiunque.
Se non è istinto materno questo...
- Sì, forse sì. - Sarai una madre straordinaria.
Non si è riposata!
L'ho fatta con i pelati, ma alla fine è venuta buona,
alla faccia del munaciello.
- Allora, mangiamo? - Non sia mai, zia Rosa.
Eh!
Juliette?
Calmati. Che succede?
Tu cerca di trattenerlo, io arrivo il prima possibile. Ciao.
- Ehi. - Che è successo?
Pare che la moglie di Piero li abbia trovati.
Sta andando a Procida e lui vuole scappare di nuovo.
- Un casino, devo andare. - Vuoi che ti accompagno?
No, anzi mi dispiace se ti ho svegliato. Ti aggiorno, ciao.
- Ehi. - Ciao.
- Non mi piacciono i litigi tra ex. - Non piacciono a nessuno.
Almeno dirmi "grazie"?
Grazie, grazie, grazie, grazie.
A che ora parte l'aliscafo?
Tra una ventina di minuti, ce la dovremmo fare.
- Possiamo? - Prego, salite.
Grazie.
Alla Pensione da Juliette, per favore.
Grazie.
- Juliette, ciao. - Ciao, Mina.
- Buongiorno. - Sono Irene, la madre di Gianluca.
- Ah. - So che a lui piace molto venire qui.
- È lei? - È arrivata un'ora fa.
- Non è stato facile calmarla. - E Piero?
È nella sua stanza, Sophie sta giocando con il bambino per distrarlo.
- Ah. Buongiorno. - Buongiorno.
Lei è Margaret, la moglie di Piero e la madre di Sebastian.
La ex moglie.
Io sono Mina e lei è Irene, una mia amica e uno dei migliori avvocati di Napoli.
- Siamo venute per aiutarla. - No, il mio avvocato sta per arrivare.
Margaret.
Mi ascolti.
Sono un'assistente sociale, affronto spesso problemi come il vostro.
La soluzione migliore sarebbe quella di provare a trovare un accordo,
per il bene del bambino.
Non ho violato io le decisioni del giudice.
Lei ha denunciato il suo ex marito per sottrazione di minore.
- La pena va da uno a tre anni. - Io speravo che fossero di più.
Se lo immagina Sebastian che va a trovare il padre in carcere?
Tana per me!
Stavi lì? Sei bravissimo a nasconderti.
Dai, giochiamo di nuovo!
Va bene, ma stavolta mettiti in un posto più facile.
Uno, due, tre, quattro, cinque,
sei, sette, otto,
nove, dieci.
Sebastian?
- Ciao. - Ciao, Giovanna.
Conosco l'avvocato. È una brava, con cui si può ragionare.
Margaret è ferita e arrabbiata, non sarà facile farle cambiare idea.
Noi ci riusciremo.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Giovanna Fusco. Anche lei è una dei migliori avvocati di Napoli.
- Ciao, Giovanna. - Ciao, Irene.
- Mi ha convinto lei a fare la denuncia. - Era l'unica cosa da fare.
- Quindi lei è un'assistente sociale? - Sì.
- Dovrebbe saperlo. - Possiamo parlare un po' da sole?
- D'accordo. - Grazie.
- Vieni. - Come stai?
- Bene, tu? - Non c'è male.
- Vuole un caffè? - Volentieri, grazie.
Le assicuro che tutto quello che ho fatto è stato per il bene di Sebastian,
anche la decisione di trasferirmi in Germania.
Piero mi ha raccontato un po' la vostra storia.
Mi ha detto che all'inizio vi amavate molto.
Ah, certo, sì, ci siamo amati molto,
ma all'inizio sembra tutto facile.
Piero è stato il mio sogno italiano.
In bocca al lupo.
Anzi, napoletano.
Mi ero iscritta ad Architettura a Napoli perché mi ero innamorata della città.
Innamorarmi di un napoletano mi sembrava una conseguenza naturale.
Ci siamo sposati che ancora non sapevo di essere incinta.
Bacio! Bacio! Bacio!
Mi sono laureata lo stesso.
Solo dopo ho capito che Piero non voleva che lavorassi.
Quando Sebastian andava al nido,
avevo trovato un posto come disegnatrice in uno studio.
- Pensavo di accettare. - No.
Piero mi ha convinta a restare a casa.
Diceva che nostro figlio aveva bisogno di una mamma a tempo pieno.
Ciao, amore!
Lo hanno licenziato perché arrivava in ritardo,
litigava con i clienti, non si presentava in cantiere...
È sempre stato così, ha sempre fatto come gli pareva.
Ha iniziato a fare qualsiasi tipo di lavoro,
il cameriere, quello che consegna le pizze...
Margaret, ti ho detto di no!
Ma non voleva che lavorassi.
Perché non posso lavorare anch'io? Qual è la ragione?
Penso io a questa famiglia.
Sei geloso di me, del mio lavoro? È questo?
Margaret, io decido, basta!
Forse era geloso, forse è solo uno stronzo maschilista.
Fatto sta che io non potevo fare altro, per me e per Sebastian.
- Parti dalla punta. - Ciao.
- Ciao, mami. - Poi così.
Piero, ti devo parlare.
- Dietro. - Piero.
Andiamo di là, per favore. Non mi va qui.
E poi continuiamo di qua.
- Guarda, guarda. - Sì.
Che cosa le ha detto di Monaco?
Che ci vuole andare per togliergli il figlio.
A Monaco ci sono mia madre, mio fratello
e un cugino che ha un'impresa di costruzioni e vuole offrirmi un lavoro.
Mi sembrano buone ragioni per trasferirmi.
Sì, sicuramente lo sono, ma...
non pensa che Sebastian possa soffrire per la mancanza del padre?
No.
Soffrirebbe il doppio, se restasse qui a Napoli.
- Sophie, ho fame. - Certo che hai fame.
Stamattina, con tutto quel casino, non hai fatto colazione.
Aspetta qui, vado a prepararti qualcosa. Torno subito.
Ah, bene, c'è anche lei!
Grazie per averle detto dov'ero. Siete diventate amiche?
Non me l'ha detto lei, mi ha chiamata Sebastian con il tuo telefono.
Voleva sapere quando arrivavo.
Vi lascio soli.
- Margaret, tu mi devi ascoltare. - No, io...
- Tu... - Stammi distante.
Ti rendi conto di quello che stai facendo a me e a Sebastian?
- Mi vuoi mandare in galera? - Tu hai portato via Sebastian.
- Non io. - Sebastian vuole stare con me.
- Mi ha chiamata! - Tu te ne pentirai.
- Sei tu che te ne pentirai! - Gli stai distruggendo la vita!
- Io? - Sì!
- Smettila! - Piero, Margaret, per favore.
- Così non risolviamo la situazione. - Non cedere alle provocazioni.
- Che squadra! E a me chi pensa? - Egoista, pensi solo a te stesso!
- Sebastian? - Chi pensa a me e a mio figlio?
Io sono egoista?
Parla quella che pensa sempre a lei e se ne fotte di tutto e di tutti!
- Avete visto Sebastian? - Che cosa?
- Avete visto Sebastian? - No, perché?
Mi sono allontanata per preparagli la colazione e lui è scomparso.
Credo che vi abbia sentiti litigare.
- Vediamo in casa. - Andiamo di là.
- Sebastian! - Vengo con te.
Sì, andiamo di là.
Sebastian!
- Sebastian! - Sebastian!
Sebastian!
Dividiamoci, non può essere lontano. Vieni, Irene.
Dove sarà?
- Eccolo! - Mattia?
- Scusate. - Di nulla.
- Andiamo all'altro porticciolo. - Sì.
Avete visto un bambino passare di qui? No?
- Tu che ci fai qui? - Gianluca!
- Sono arrivato poco fa. - Lo vedo.
- Non doveva stare a Napoli? - Sì.
Che vuoi? Juliette è mia amica e io mi preoccupo per lei, va bene?
- No! - Potete rimandare la discussione?
- Siamo nel pieno di un'emergenza. - Che è successo?
Il bambino è scomparso.
- Sebastian? - Sì, ha sentito i genitori litigare.
Eccolo! È sulla barca di un amico di Juliette.
- Sei sicura? - Sì, si è nascosto, l'ho visto.
- Avvisate gli altri. - Sì, vieni.
- Hai il numero di Juliette? - Sì.
Sebastian?
Guarda che ti ho visto, eh!
Tanto lo so che sei lì.
Perché non vieni fuori?
Dai, vieni.
- Che ci facevi qui da solo? - Niente.
Perché sei scappato?
È tutta colpa mia.
Oh, Gesù mio! "Colpa" di cosa?
Che papà e mamma non si vogliono più bene è colpa mia.
- Non è vero che non si vogliono più bene. - Sì, li ho sentiti io.
Litigavano, ma non come le altre volte, di più.
Mmh.
A scuola litighi mai con i tuoi compagni?
Ah.
Poi la cosa più bella di quando si litiga è fare pace, no?
Pensa che ci sono dei grandi che litigano apposta,
così poi fanno pace e sono più contenti.
Sebastian! Amore mio, vieni qui!
Amore.
- Sophie, non mi prendi! - Sei troppo veloce!
Dai!
Vai piano, ti fai male!
- Dino è il più forte. - Come finirà?
Non lo so, ma sono fiduciosa.
- Tua madre è bravissima. - Lo so.
La signora è d'accordo a ritirare la denuncia.
- Adesso date... - Grazie.
Siamo d'accordo.
Chissà come sarebbe andata se fosse stata altrettanto brava con me e papà.
Ci penso molto negli ultimi tempi.
Secondo me, pure la storia con tuo padre...
- Con nostro padre... - Mmh.
Se le cose fossero andate diversamente,
forse sarebbe stata una madre meno triste.
- "Triste"? - Sì.
In un certo senso, avevi la sensazione che le mancasse sempre qualcosa.
Anche nei momenti più belli
c'era una specie di freno a mano,
qualcosa che le impediva di stare veramente bene con noi.
Lancio la palla di fuoco contro il congelamento!
Secondo me, era quello a tenerla distante.
- Non può essere? - Non lo so.
- Può essere. - Ancora mi attacchi? Basta!
Ma io sono sicura che lei ha sempre fatto del suo meglio.
Mi sembra che stia andando bene.
Nessuno urla, almeno.
Ah, questo va bene.
Sebastian!
- Tesoro! - Mamma!
- Com'è andata? - Di più non si poteva fare, quindi bene.
È pronto! Venite! Venite a tavola.
- Ti aiuto. - Dottoressa?
Che profumino!
- A tavola! - Grazie di tutto.
- Anche da parte mia. - Vuoi, Juliette?
- Che ti dicevo? Avevo ragione? - Sì.
Che ti diceva?
I grandi litigano apposta, perché è bello fare pace.
Ah.
- A tavola! - A tavola.
- Che fame! Che si mangia? - Grazie.
Un po' di vino?
- Si mangia? - Sì, grazie.
Facciamo un bel brindisi.
Posso fare io il brindisi?
Meno male che Piero potrà continuare a vedere suo figlio.
L'aliscafo arriva tra mezz'ora.
Continua.
Stavo dicendo che anche Piero ha deciso di trasferirsi a Monaco.
Pensi che si rimetteranno insieme?
Questo non lo so.
È difficile dopo un amore finito male.
Il rispetto reciproco è già una conquista.
Io devo tornare.
- Ciao. - Grazie.
- E di che? - Ciao.
- Ciao, Juliette. - Ciao.
Sei silenziosa.
Sto solo riflettendo.
Guardalo.
È cresciuto, eh? Ormai è un uomo che sceglie le sue battaglie.
Peccato solo che voglia combatterle senza di me.
Ti devo dire una cosa.
Riguarda mio padre.
Non ha mai saputo di Gianluca.
Non è vero, io gli scrissi una lettera.
Non l'ha mai ricevuta. Mia madre la intercettò e la distrusse.
Quindi lui non ci ha rifiutati.
Non ha mai saputo di me e Gianluca.
Perché me lo dici adesso?
Perché è giusto.
Anzi, avrei dovuto farlo appena l'ho scoperto.
Ma soprattutto perché ti voglio bene
e voglio che anche tu trovi pace, come ho fatto io.
Hai capito Anna Gambardella! Quanta gente!
- Visto? - Dov'era qui?
- A Granada. - Mmh.
Che bello!
Mina!
- Ciao! - Vieni!
Ti posso presentare Anna?
- Certo. - La mia sorellina.
- Ah, piacere. - Piacere.
Lei è Mina, una cara amica. Anna vive a Barcellona.
Non c'è quasi mai, ma ogni tanto si degna di venirci a fare visita.
Ti siedi con noi?
No, grazie, torno a casa. Sono molto stanca.
- Sicura? - Sì, davvero.
- Sono stata felice di conoscerti. - Anch'io, davvero.
- Buona serata. Ciao. - Ciao.
Lei è la famosa Mina?
- Già. - È bella.
- Lo so. - Mmh.
Continuo a pensare che sbagli,
se rinunci a una possibilità con quella Giulia
sperando che lei cambi idea.
- Non è facile. - Ci devi provare, se no è inutile.
Lo so.
Voi mi state dicendo che io mi sono immaginato tutto?
No! Quando mai!
- Perché non dovremmo crederle? - Chi è che non le crede?
- Buonasera. - Ciao.
Brava, Mina, stavo dicendo che oggi mi è sembrato di vedere tua madre.
- Mia madre? - Sì, Olga.
Mmh. Dove l'avrebbe vista?
In Piazzetta Montesanto.
Mia madre in questo momento dovrebbe essere in Israele,
non a Napoli.
Appunto, è quello che dico anche io!
Ma lei è sicuro di averla vista?
Perché certe volte capita che se uno ha un grande desiderio
di vedere una persona, poi alla fine la vede.
Difatti, io ho detto che mi è sembrato di vedere tua madre.
Era pieno di gente, ma sono sicuro che era lei.
Magari ne parliamo in un altro momento. Siamo tutti stanchi.
Sì, mi scusi, ma ho avuto una giornataccia.
Sì, meglio parlare di Olga domani a mente fresca.
- Sì. - Sono assolutamente d'accordo.
- Eh. - Stavo andando via.
- Ti accompagno. - I miei rispetti.
- Buonasera. - Buonasera.
Guardate che questo è proprio ossessionato da Olga!
- Generale, aspetta! Ci vediamo domani? - Andiamo a mangiare.
Non lo so, vediamo. Buone cose.
Claudio.
Io...
Basta, non voglio più farlo di nascosto.
- Scusami se non te l'ho detto prima. - Che cosa?
Non ho mai smesso di prendere la pillola.
- Ma... - No, aspetta, fammi finire.
Su questa cosa del figlio non sono sicura.
È una decisione importante.
Ho appena iniziato a mettere ordine nella mia vita.
Hai presente come si fa con gli armadi?
Quando apri, tiri fuori tutto e c'è un casino pazzesco,
però poi rimetti in ordine le cose piano piano, una alla volta.
Io mi sento così.
Mi sento che ho iniziato a mettere ordine,
però mi serve del tempo per fare le cose con criterio.
Non ho la più pallida idea di come si sistemi un armadio.
Non l'ho mai fatto in vita mia.
Quando ho saputo che ti avevano incendiato la casa,
è stato uno di quei momenti in cui mi è sembrato tutto chiaro.
Volevo solo sapere che stavi bene, che eri vivo.
Allora vado e la incendio di nuovo.
Mi capisci?
Mi odi?
Io ti amo. È un po' diverso.
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