All language subtitles for Mina.Settembre.S02E04.iTALiAN.720p.WEB.H264-NEUROSiS_ita

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Original subtitles

♪ Con lui volando lontano dalla terra ♪

♪ Dimenticando le tristezze della sera ♪

♪ Quando ami da morire ♪

♪ Chiudi gli occhi e non pensare ♪

♪ Il tempo passa, l'amore scompare ♪

♪ E la danza finirà ♪

♪ Una notte a Napoli ♪

♪ Delle stelle si scordò ♪

♪ E anche senza ali ♪

♪ In cielo mi portò ♪

Cosa hai provato?

Panico, terrore, voglia di fuggire.

Era la prima volta che parlavate di figli?

No, però era sempre in termini di "prima o poi", mai di "qui e ora".

Claudio ha sempre voluto un figlio,

anche prima che lo lasciassi, ma io non mi sentivo pronta.

E ora?

Non lo so.

Non hai sentito il bisogno di dire a Claudio la verità?

Io non gli ho mentito.

Non gli ho risposto e ho continuato a fare l'amore.

Mmh. Io ho la sensazione che siamo di fronte a due problemi diversi.

Il primo è che tu non sai se vuoi un figlio.

Forse dopo...

Il secondo è che non sai parlare chiaramente con Claudio.

- Perché mi vergogno. - Perché?

Perché dopo quello che abbiamo passato e gli sforzi che stiamo facendo

per rimettere insieme le cose, io non dovrei avere questi dubbi.

- Non dovresti. - No.

Ma ce li hai.

E se lui poi ci rimane male?

E se... questa cosa diventa un problema tra di noi?

Perché, non lo sta già diventando?

- Ci vediamo come al solito martedì? - Sì.

Grazie per avermi ricevuto stamattina.

Solitamente non mando messaggi all'alba, però...

Tranquilla, era un'emergenza.

- Siamo qui per questo. - Grazie.

- A martedì. - Certo.

Ciao.

Mina!

- Ciao! - Che ci fai qui?

Io ho... il dentista da queste parti.

- Una carie. - Ah. Ti ha fatto male?

Un pochino sì. Tu, invece?

Io? Ah, io ho... una visita a domicilio.

Una mia paziente non si può muovere da casa, è una cosa complicata.

Ah, capisco.

- Senti... - Per il pomeriggio...

Ci vediamo al consultorio e prepariamo la lezione?

- Va bene, ti aspetto là. A dopo. - Ciao.

Ciao.

- Ciao. - Ciao.

Scusa il ritardo, un'emergenza con una paziente.

Grazie di essere venuto nella mia zona.

Figurati, sono io che sono arrivato in anticipo.

Sono abituato alle emergenze con le pazienti.

Immagino.

- Ci... - Un caffè?

Scusami, è da un po' che non esco.

Non che non esco, che non ho un appuntamento vero e proprio.

Sono un po' in imbarazzo, ma poi passa.

Io rimorchio i ragazzi per strada e li carico in macchina.

- Veramente? - Scherzavo.

Ah.

No, perché per un attimo...

- Mi immagino solo che faccia ho fatto. - Bellissima.

- Buongiorno. - Buongiorno, dottoressa.

- Perché sussurrate? - Il "cacciuttiello" sta riposando.

Non era meglio metterlo in guardiola?

No, perché quando si sveglia, mi vuole.

A proposito, Donna Rosaria vi voleva vedere.

- Ah, vi ha detto perché? - Sì, mi ha detto qualcosa su Don Luciano.

Non mi ricordo. Lo sapete, quando parla Donna Rosaria, io mi perdo ammaliato.

Lo so. Grazie per l'ambasciata.

Vi volevo chiedere una cosa. Lo sapete, io sono un tipo...

- Com'era? Ah, pragmatico! - Ah.

L'ho imparato dai cruciverba. Sono uno che non si fa tanti film.

- No, mai. - Appunto.

Volevo sapere, ma non avete fatto caso se quel coso brutto...

Come si chiama? È un po' geloso di me?

Intendete il nuovo ginecologo, il dottor Jovine?

Brava.

- Non avete notato niente? - Ehm... Ci farò caso.

- Ecco, brava. - Buona giornata.

Arrivederci. Non pestate i tacchi!

"Cuongio cuongio". Eh!

- Ehi, Mina! - Ehi.

Sono ore che ti cerco, hai perso il telefono?

No... Ah, forse mi sono dimenticata di riaccenderlo dopo la ter...

Lascia stare. Che mi dovevi dire?

Ho un compito per te. Don Luciano ha bisogno di aiuto.

- Dopo tutte le volte che ci ha aiutati... - Infatti, ora dobbiamo ricambiare.

Che è successo?

- Una persona che lui conosce è nei guai. - Ah.

- Ciao. - Salve.

Ma tu ascolti i fatti nostri?

No, sono uscito per prendere aria. Nella stanzetta mi sento oppresso.

Capisco perché Gambardella se ne è andato.

Ancora? Dai, penditi il caffè. Si sente oppresso, che esagerato!

Hai ragione, sono lamentoso. Vabbè?

- Un po' troppo lamentoso. - Che devo fare?

Io vi lascio. Buona giornata.

Ciao, Mina.

Piano.

Solo il cane dal sonno leggero mancava qui. Che pazienza!

Te lo giuro, a 19 anni.

Avevo fumato tantissimo e non capivo molto quello che stavo per fare.

Me lo ricordo come se fosse ieri.

A me a quell'età, fumato o non fumato, sarebbe bastato che mi dicessero:

"Se vuoi, forse c'è la possibilità di buttarti da un ponte con una corda".

- Sarei svenuto. - Addirittura?

Da ragazzino svenivo spessissimo,

quando andavo dal dentista, per un prelievo o una puntura.

- E hai fatto il medico? - Per esorcizzare.

Capisco.

- Oh, scusa. - Che succede?

Non ci crederai, ma sono già passate le due ore di pausa.

Tra poco ho un paziente.

Non me ne ero accorto, devo andare.

Non ti permettere, se no mi faccio venire un mancamento proprio qui.

Non sia mai. A una condizione, però: ti lascerai offrire una cena da me.

Ops, è la seconda volta che ti invito io.

A forza di rimorchiare per strada sono diventata troppo spavalda.

Vengo volentieri a cena con te, però scordati che ti faccio pagare.

- Prego. - Grazie.

Quando hai bisogno, sempre qua mi trovi.

Grazie, Don Luciano.

- Ciao, Lorenzo. - Ciao.

- Andiamo. - Mina!

Qua stai?

- Sì, Rosaria mi ha detto che mi cercavi. - E tu hai fatto subito.

Per questo noi andiamo d'accordo, non perdiamo mai tempo.

Io faccio solo il mio lavoro. Sei tu che fai molto di più.

- Comunque, non è mai abbastanza. - La ragazza mi sembrava contenta.

L'ho solo aiutata a trovare un asilo.

Sono due genitori che lavorano, ne hanno bisogno.

Non sarà facile, con un bambino piccolo.

Però è un'esperienza meravigliosa che tutti dovrebbero provare.

Tu hai figli? Non mi ricordo.

No, non ce li ho. Che cosa mi volevi chiedere?

C'è una persona che mi sta a cuore su cui ultimamente girano strane voci.

Preferirei un ambiente più appartato,

perché in questo quartiere anche i muri hanno le orecchie.

Dora è la madre di un ragazzo che io seguo oramai da anni.

Tra cooperative, doposcuola e attività nel quartiere,

sono sempre per strada.

Perciò sei il parroco preferito della Sanità.

- Figurati! - Sì, è così, lo sai.

- Comunque... - Sì.

Il ragazzo, Ciro, ha 12 anni.

Fa anche il chierichetto qui da noi.

Da un po' di tempo lo vedo con un cellulare nuovo e scarpe firmate.

Prima non era così.

Pensi che stia facendo qualche sciocchezza?

- Non lui, la madre. - "La madre"?

Dora è una mamma single ed è stata pure licenziata da poco.

Soldi non ne ha, ne sono sicuro. Ultimamente esce la sera.

Di tanto in tanto sono stati visti uomini entrare in casa sua.

Poi è vero che Dora è diventata sfuggente.

Quando provo a parlarle, trova sempre una scusa.

Credimi, io la conosco da anni. Qualcosa sta succedendo.

Fammi capire. Tu stai ipotizzando che Dora si stia prostituendo?

Io non ci credo,

ma tu sei la persona giusta per scoprire se è vero.

Allora, Via Schira numero...

Ehi.

- Quanto sei impegnata da uno a dieci? - Ehm...

Diciamo che mi posso concedere una pausa. Che proponi?

Una mezz'ora insieme.

Voglio approfittare al massimo di averti ritrovata.

- Brava, metti che litighiamo i nuovo! - Tu sei pazza! Tie'!

Mi raggiungi al bar della Sanità?

- Sì, va bene. - Ciao.

Non ti facevo un tipo scaramantico.

Avvocato, non è educato origliare le conversazioni altrui.

Basta non farle nell'androne del palazzo, urlando.

Mi piace, ti dà un tono un po' più misterioso.

- Abbamondi, oggi non è proprio... - Giornata, sì.

Ma arriverà il mio giorno fortunato.

- Aspetta e spera. - Io non ho nessuna fretta.

Ma chi, l'improbabile?

Proprio lui, Luigi Abbamondi.

Però almeno tutte queste attenzioni fanno bene alla tua autostima. No?

Che c'è?

L'unica cosa che mi fa bene è poter parlare di nuovo con te.

Mi dispiace solo che non ci sia Titti.

Le ho detto di venire, ma si sentiva stanca.

Aveva la nausea e tutto il repertorio della gravidanza.

Che direi che non è la meraviglia che ci propinano da bambine.

- Ha i suoi pro e i suoi contro. - Per me sono più i contro.

Tu sei di parte, la gravidanza ti ha sempre fatto impressione.

- Non esagerare. - Sì, l'hai sempre detto, fin dal liceo.

- No, dalle medie! Sempre. - Ero piccola.

Mi faceva impressione l'idea di una persona

che ti cresce dentro la pancia.

Adesso hai cambiato idea?

È che mi dispiace per lei.

È così contenta che abbiamo ricucito, ma non si riesce a godere niente.

Speriamo che abbia le forze per organizzare il matrimonio.

"Il matrimonio"...

Magari per quel giorno con Paolo vi sarete riappacificati.

- Che tristezza! - No...

Sono sicura che Almeno con Gianluca si sistemerà tutto.

Lo spero.

Senza marito e senza figlio ho tanto tempo per pensare. Un incubo!

A proposito di tempo, si è fatto tardi, me ne devo andare.

Ci vediamo stasera al Locale?

Sì, lo troviamo noi il modo di tenerti occupata.

- Paghi tu? - Offro io. A stasera.

Ci vediamo giovedì alla stessa ora, va bene?

Vuoi vedere che aveva ragione?

Chi cercate?

Sono Mina Settembre, un'assistente sociale.

- Che vuole? - Cercavo Dora Caputo. Siete voi?

Guardate, adesso non vi posso fare entrare, è un brutto momento.

Non è niente di grave, è ordinaria amministrazione.

Non potete tornare un altro giorno?

Se non mi fate entrare, poi sarò costretta a tornare,

ma non da sola, con due colleghi che sono molto tignosi.

È qualcosa che riguarda mio figlio?

Perché, avete un figlio? Io non lo sapevo nemmeno.

No, devo farvi qualche domanda sul vostro licenziamento.

- "Licenziamento"? - Io so che è una scocciatura.

Lo è pure per me, ma se mi fate entrare, ci mettiamo poco.

- Dai, falla entrare. - No.

Andiamo.

- Buongiorno. - Buongiorno.

- Vi immaginavo un po' più... - Più che?

No, niente. Posso entrare?

- Entrate. Prego. - Grazie.

- Che mi dovevate chiedere? - Buongiorno.

- Buongiorno. - Loro sono Alessia e Cristina.

- Ah. - Lavoravano in fabbrica con me.

- Che volevate sapere? - Posso sedermi? Sono tanto stanca.

Sono venuta a piedi.

- Prego. - Grazie.

Allora, la fabbrica di abbigliamento nella quale lavoravate

di che cosa si occupava?

- Camicie. - Camicie, bene.

- Con il licenziamento è tutto in regola? - Sì.

- Sì. - Sì, non abbiamo niente a pretendere.

Ah. Giusto un'ultima domanda.

Che ci fa un uomo chiuso in quella stanza?

A tal proposito, io dovrei andare via!

Ho un appuntamento importante. Grazie!

Nell'attesa mi sono preso una tazza di caffè.

Avete fatto bene. Vi piacciono queste camicie?

- Sì, le prendo tutte e due. - Sì?

- Sì. - 15,5, giusto?

- Esatto. - Adesso andiamo di là.

- Facciamo i conti. - Andiamo.

- Arrivederci. - Arrivederci, buone cose. Salve.

- Adesso mi spiegate che state facendo? - Vabbè, avete capito.

Ecco qua.

È tutta roba buona, eh.

- Noi non facciamo pezzotti. - Questa c'è anche verde.

Le fate voi? Qui in casa?

Sì, dopo tanti anni lo possiamo fare pure a occhi chiusi.

Sono anche confezionate in modo molto professionale.

Da soli si possono fare molte cose.

Io sono ammirata, però ve lo devo dire, questo è un commercio illecito.

- Vabbè, per due camicie... - Pure belle, tra l'altro.

- No, belle sono belle. - Allora questa è vostra.

Sì.

Buongiorno.

- Ciao. - Allora aspetto la tua chiamata?

- Ciao. - Scusami, non ti volevo interrompere.

No, figurati. Questa bella camicia elegante è per me?

Scemo.

- Com'è andata con il dente? - "Il dente"?

- Il dente. - Il dente! Bene.

Benissimo, ho un dentista molto bravo.

Tu, invece? La tua visita?

La mia visita diciamo...

che è stata molto piacevole.

Bene.

Allora... idee per il prossimo incontro?

Sì.

Se sei d'accordo, farei una lezione sui modelli di riferimento.

Mmh.

I ragazzi hanno degli standard sessuali troppo alti

e questo li fa sentire a disagio.

Quindi parleresti di pornografia?

Perché no?

Sì, può essere un'idea molto interessante.

Spesso le aspettative sono più alte rispetto alla realtà.

Secondo me, è importante che loro capiscano una cosa,

la differenza tra pornografia e sessualità.

Sì.

- Sono due cose ben diverse. - Certo.

- La Ammaturo viene ancora? - Non nominarla, che si manifesta!

Ogni tanto tutto questo mi manca.

L'ascensore rotto, il consultorio, le stufe che non funzionano...

Ormai il tuo posto è stato preso, non si torna indietro.

- Oh! - Ehi.

- Dotto', ma ho sentito bene? - Che cosa, Trapane'?

Voi mi date false speranze. Io spero sempre in un vostro ritorno.

Mi dispiace di avervi illuso, ma il mio posto è già stato preso.

Pure Canè vuole stare con voi. Quell'altro non lo pensa proprio!

Io gliel'ho detto, con la gente del posto lui non ci sa fare.

- Trapanese, non diciamo assurdità. - Vabbè, se lo dite voi...

Vuoi un passaggio?

Guarda...

Non ti preoccupare.

- Sicura? - Sì, devo andare dietro l'angolo.

Arrivederci.

- Arrivederci. - Ciao.

Ehi.

Ho appena finito, sono uscito ora.

Il tempo di arrivare a casa.

- Sicura sicura? - Trapanese!

Lo dico per voi, si è fatto buio e il quartiere è quello che è.

Il quartiere lo conosco, state tranquillo.

- Buona serata. - Buona serata.

È un commercio illegale, sì,

ma non ha niente a che fare con la prostituzione.

- Tu sei sicura? - Sì, l'ho visto con i miei occhi.

- Non mi credi? - Anch'io ho indagato un po'.

Ho parlato con un amico di Ciro, che fa il chierichetto con lui.

Ha detto che Ciro non dorme mai a casa la notte

e nessuno ha capito dove va.

Una volta hanno visto lui e Dora rientrare all'alba.

Allora io mi chiedo: "Questi che fanno di notte?"

- Sì, pronto? - Dimmi che non hai cucinato.

Stasera finisco di lavorare tardi.

- Ah, mangi fuori? - Hai cucinato?

No, io no, però ho aiutato Rosa...

dalle cinque del pomeriggio.

Mamma mia, resisti. Ti giuro, faccio il prima possibile.

- Va bene... - Scusa.

Mina, scusa, ma non ritorni per cena?

- Noi stiamo preparando la pastiera! - Claudio non doveva lavorare oggi?

Cucinare non è un lavoro?

Vabbè, te la lascio sul tavolo. Te la mangi quando ritorni?

- Va bene, zia. - Ciao, amore, un bacio.

Non torna. Tu devi mischiare!

- Sì. - Eh.

Con questa che cosa ci facciamo?

La facciamo cucinare e poi si deve raffreddare.

Dentro ci mischiamo le uova, la crema, la ricotta, i canditi...

Poi ti insegno a tirare la pasta.

- Che bello! - Poi la inforniamo.

Una fetta la voglio portare al generale, che è sempre felice di vedermi.

Entusiasta, direi.

- Però ha funzionato, sto male. - Ehi!

- Ciao. - Ciao.

- È qui la festa? - Sfotti, sfotti!

Vorrei vedere te con un Alien in corpo.

Stavo provando a spiegarle che questo è il mese peggiore della gravidanza.

Il peggio della maternità arriverà tra circa 17, 18 anni.

Fidati di lei, andrà meglio. Giordano, scusa, mi porti il solito?

Grazie.

Dopo il quinto mese passeranno nausea e sonno.

Tu eri una ragazzina. Io ho una certa età.

Chi lo può sapere che cosa succederà a me?

Forse lo sa la scienza?

Gestire un locale non è un lavoro per donne incinte.

- Io già sarei andata a letto due ore fa. - Vai, no? C'è Giordano.

La titolare sono io, è una questione di immagine.

Giordano è scontroso, non sa gestire i clienti.

Gin lemon. Per te? Come ho fatto ieri con la variante?

- Sì. - Già.

- Sì. - Negato.

- Negato. - Ve l'ho detto.

Noi a che ora partiamo per la nostra missione?

- Ah. - Avete programmi serali voi due?

Questo stupore te lo potresti pure risparmiare.

Non è come pensi, è una cosa di lavoro e ho chiesto a Irene di aiutarmi.

Mmh. Avete fatto pace l'altro ieri e già mi avete esclusa.

- Dai! - Non fare così!

- Smettila! - No.

- Non pensavamo che tu... - Io cosa?

Sono giorni che dici che sei stanca e non ce la fai a muoverti.

- Ecco a te. - Grazie.

- Tutto a posto? - Sì, sì.

Stasera il locale lo chiudi tu, perché io ho da fare.

Non faccio domande.

E se non esce nessuno?

Aspettiamo un altro po'.

Mina, puoi andare più avanti con il sedile, per favore?

Così?

Sono loro. Dove vanno?

Si sono fermati. Forse hanno appuntamento con qualcuno.

No, Mina, un altro po' più avanti. Io dietro sono tutta "arrognata"!

Più avanti è finita la macchina. Così va bene, tesoro?

Ecco chi aspettavano!

Quella è la sua collega, l'ho conosciuta a casa sua!

- Che faccio? - Accendi la macchina, li seguiamo.

- Dai! - Volete stare un po' zitti?

Dora, che hai stasera?

Non lo so, mi sento osservata.

Ti stai fissando con quell'assistente sociale.

Già se ne sarà scordata.

Sì, quelli fanno così. Tante parole, ma poi...

Di quelli come noi non si interessa nessuno.

Wow! Sono tanti anni che non venivo in questa parte della città.

- Perché sei snob. - Non è vero.

Poi parla lei che dice che è allergica alla lana

e può indossare solo il cashmere.

- Mi irrita la pelle. - Accelera, se no le perdiamo!

Però guida meglio, perché già ho la nausea.

Forse ora vomito.

Se devi farlo, fallo fuori dal finestrino.

Gira a sinistra!

- Dove si sono infilate? - Boh, è un vicolo cieco.

- Ferma la macchina. - Sì, non facciamoci vedere.

Ah...

Almeno si respira.

- Ma che posto è? - Stiamo facendo una cosa legale?

Come no! Garantisco io che sono avvocato.

Ora che facciamo?

Te l'avevo detto, te ne potevi stare a casa tranquilla.

Lo sai che sono gelosa di voi due.

Sono entrati, andiamo.

"Filosetex". Che cos'è?

Toglietevi le giacche e mettetevi a letto.

Vi serve qualcosa?

Un po' d'acqua? Una copertina?

Stanno lavorando!

- Secondo voi, c'è un bagno? - Shh, non farci scoprire.

- Hai sentito? Mi pareva una voce. - No, sarà un gatto.

Me la sto facendo addosso.

Faccio un salto fuori e torno.

Non puoi aspettare un attimo?

- Non ce la faccio! - Stai zitta!

Non è colpa mia. Sono incinta, mi scappa.

Sentite, io faccio un salto fuori e torno.

Ma...

Posso spiegare.

Sono sei mesi che veniamo qui.

Eccomi, bagno pulitissimo. Vi occupate voi pure di quello?

- Sì. - Ah, complimenti.

Nessuno viene a controllare?

La fabbrica è abbandonata. Sapete come funzionano queste cose.

Prima che smantellino, possono passare anni.

- Intanto usate i loro macchinari. - Un tempo erano i loro.

- Adesso sono i nostri. - Sì, perché almeno a noi servono.

Per la Filosetex, questa era solo una piccola succursale,

con poche operaie e degli stipendi da fame.

Abbiamo lavorato anche in altre sedi.

Non era a norma, ma ci dava qualche soldo in più.

Per noi andava pure bene, ma poi sono cominciati i licenziamenti.

Avete capito che sta succedendo? Siamo rimaste pochissime.

Qua ci vogliono licenziare tutte.

Per un po' abbiamo provato a resistere,

ma ormai era chiaro che non c'era più niente da fare.

Sapete qual è la cosa più triste?

Che noi continuavamo a tornare qui, ogni tanto.

Quasi non ci volevamo credere che era finita.

Quello che faceva più male

era che dentro era rimasto tutto come l'avevamo lasciato.

Mancavamo solo noi.

Ma in fondo, noi ci saremmo potute essere.

Ci siamo ricordate della finestra sul retro.

Così è cominciato tutto, no?

Sì.

Poi abbiamo trovato un mazzo di chiavi in direzione.

Da allora lavoriamo qui di notte.

La domenica vendiamo le camicie al mercato.

Tutto il resto lo facciamo a casa di Dora.

Sì. Per la corrente utilizziamo un generatore autonomo.

Le pezze delle camicie ce le siamo comprate noi.

Sono pure più belle di quelle della Filosetex.

- Quelle erano stoffe cinesi. - Sì.

Alla fine ci siamo arrangiate, perché se uno ha delle buone amiche

ha tutto.

Siete state molto coraggiose.

Infrangendo un po' di regole, ma sì.

Alla Filosetex c'è una luce accesa e una macchina sospetta.

- Spegnete tutto! - Che facciamo, entriamo?

- "Macchina"? - Dove avete parcheggiato?

- L'ho lasciata in mezzo alla strada. - Irene...

Voi che ci fate qui?

In orario notturno, al fine di utilizzare

i macchinari abbandonati,

si introducevano mediante effrazione

all'interno dello stabilimento, regolarmente dismesso.

"Regolarmente" è una parola che andrebbe verificata agli atti.

Avanti.

- Dottore, che piacere. - Mi permetti una parola?

- Come no. - Grazie.

Grazie veramente che sei arrivato, Claudio.

Partorire in carcere non sarebbe stato per niente bello.

Io mi sento così in colpa!

Prima o poi le avrebbero beccate. Se la sono cavata solo con una denuncia.

Già è tanto nella loro situazione.

Mina, che ti aspettavi?

Ragazzi, io sono cotta. Irene, mi accompagni a casa?

Certo. Proveremo a trovare una soluzione. Passi da me domani?

- Sì, va bene, grazie. - Grazie ancora, Claudio.

- Buonanotte. - Ciao.

Vieni.

Lo so, ho fatto un guaio.

- Beh, il vecchio me avrebbe detto di sì. - Mmh.

Il nuovo me... non vede l'ora di andare a casa.

- Sì, ma secondo... - Sì, ma ne parleremo dopo.

Lo so che sono solo un ginecologo,

però l'idea che anche una sola di quelle lezioni possa aiutare

un ragazzino a vivere meglio l'adolescenza mi fa stare bene.

Sì, a quell'età un input assestato bene dà dei risultati esponenziali.

Speriamo.

- Tu sei venuta in macchina? - Sì.

- Allora ti accompagno, se ti va. - Volentieri.

Sono stata molto bene. Non conoscevo questo ristorante.

Il proprietario è un bravo ragazzo. È un ex corteggiatore di mia sorella.

- Naturalmente, lei non se l'è mai filato. - Ecco che esce fuori il fratellone.

Si vede che fare scelte sbagliate in amore è un vizio di famiglia.

No, ti prego.

- Che ho detto? - No, niente.

È solo che per tutta la sera siamo riusciti a non parlare dei nostri ex

e io non vorrei rovinare questo miracolo.

- Va benissimo. - Sono arrivata, questa è la mia macchina.

È stata una bellissima serata.

Anche per me.

Sono contenta di essere stata così spavalda da invitarti.

Sono contento che tu lo sia stata. Veramente.

Buonanotte.

Magari... la prossima volta tocca a te.

- Io sono stata anche troppo sfacciata. - Va bene.

Buonanotte.

Buonanotte.

Pensavo di trovarti addormentata alla scrivania.

Non so nemmeno io come faccio a stare sveglia.

Allora? Che mi dici?

Ho provato a cercare un cavillo, qualsiasi cosa, ma non è facile. Però...

- Adoro quando dici "però". - Non sperarci troppo.

Secondo me, dobbiamo trovare una strada extra giudiziaria e parlare con l'azienda.

- Sì, sono loro che hanno sporto denuncia. - Non avevano tutti i torti.

Ecco qua. Voglio vedere se conosco il loro avvocato.

Prima stavano con Gaudioso, poi sono passati...

Che c'è?

L'improbabile colpisce ancora.

Quindi siete vicini di studio?

Pensa la felicità mia quando l'ho scoperto.

Visto che ha un debole per te, magari potrebbe aiutarci.

No, perché l'unico altro debole di Abbamondi è quello per la carriera.

- Ah. - E per le cravatte.

- L'avvocato Abbamondi? - È nel suo studio.

Il mio giorno fortunato è arrivato.

Levatelo dalla testa. Sarò rapida, perché abbiamo poco tempo.

È più di quanto mi aspettassi da un banale mercoledì.

Prego, accomodatevi nella mia umile dimora.

Dunque, che cosa posso fare per voi?

- Abbiamo bisogno di un favore. - Sono Mina Settembre, assistente sociale.

- Non ci siamo ancora presentati. - Il mistero si infittisce.

- Io sono sempre più avvinto. - So che sei l'avvocato della Filosetex.

- Allora noi... - No! Non mi dire che sei tu!

Ho ricevuto la notizia stamattina, ma non pensavo...

Sì, ero io.

Irene Pironti catturata in piena notte in una fabbrica abbandonata!

Adesso vuoi smetterla? Quelle tre poverine sono nei guai.

Noi vogliamo aiutarle.

Non paga delle sue follie notturne,

mi chiede di tirare fuori dai guai le sue assistite.

Che piratessa!

- Puoi ritirare la denuncia o no? - Sei matta? Con che motivazione?

Perché è la cosa giusta.

Buona risposta, ma non credo che sia sufficiente.

Certo, lo potrei fare per te.

Però a che pro? Sarebbe azzardato. Che figura ci farei?

Non capisco che cosa c'entri questo discorso con la tua immagine.

C'entra eccome.

Prima o poi arriverà il mio momento, il mio giorno fortunato.

Non voglio arrivarci con la fama dello zerbino.

Va bene, ho capito. Grazie, non è stato un piacere.

Torna quando vuoi. È sempre una gioia per gli occhi vederti.

Devi avergli dato una bella delusione all'Università.

- Com'è che si dice? Rifarei tutto. - Sì, ma ora che facciamo?

Non lo so, ma qualcosa la trovo.

- Ormai è una questione personale. - Voglio andare a parlare con Dora.

- Ti accompagno? - No, ci vado da sola.

Ah.

- Dora. - Che vuoi?

Io ti vorrei chiedere scusa.

È solo colpa mia, se siete finite in questa situazione.

Che state facendo?

- Fatti i fatti tuoi. - Non ti sei impicciata abbastanza?

Io sto dalla vostra parte, vorrei evitare che finiste in un guaio peggiore.

Che guaio? Ci stiamo solo liberando della merce.

Poi siamo di nuovo senza lavoro.

Adesso, come se non bastasse, abbiamo pure una denuncia.

E tutto questo grazie a te.

Il giorno del battesimo vediamo insieme, me ne occupo io.

- Arrivederci. - Grazie.

- Mina! - Don Luciano.

Allora? Hai novità?

Sì, però non buone.

Abbiamo scoperto che producevano le camicie nella fabbrica dismessa.

Il fatto è che si sono beccate una denuncia ed è tutta colpa mia.

Questa camicie come sono?

Perfette. Questo che cambia?

Niente. Con una denuncia pendente, dubito di poterle inserire in cooperativa.

Se ritirassero la denuncia?

Allora si potrebbe pensare a qualcosa. Lo sai, io sto in mezzo a mille progetti.

- Grazie. - Ciao, Mina.

Irene, sei sicura che la denuncia non possa essere ritirata?

Aspetta a dirlo. Ricordi cosa ci ha detto l'improbabile?

Che mancava una motivazione per ritirare la denuncia.

- Sì.

Come sai, le sfide le prendo in un certo modo.

Lo avevo notato.

Mi sono messa a spulciare e ho trovato una cosa.

- Adesso devo lasciarti, te lo dico dopo. - Va bene.

- Abbamondi c'è? - Sì, lo avverto.

Faccio da me.

Oggi non riesci a starmi lontana, eh? Dev'essere il mio nuovo profumo.

No. Comunque, ne hai messo troppo.

Volevo farti vedere questo.

Il proprietario della Filosetex ha un contenzioso aperto in Brianza

per ingiusto licenziamento.

Mi piace quando parli legalese.

Ammanta tutto di un sapore burocratico che mi fa impazzire.

Non capisco una cosa. Questo che cosa cambierebbe?

La sentenza è attesa a giorni.

Il collega che si occupa della causa si è dimostrato molto interessato,

quando ha saputo che anche qui sta per aprirsi una questione simile.

Qui non c'è nessun contenzioso per ingiusto licenziamento.

Non ancora, vorrai dire. Questi sono pronti per partire.

Al tuo cliente non conviene imbarcarsi in un'altra causa

quando è già in corso quella lassù in Brianza, ti pare?

Bella trovata, non mi aspettavo niente di meno da te,

però questa sarebbe una causa senza basi solide.

Può essere, ma intanto avrebbe effetto su quell'altra.

Se poi il tuo cliente ritirasse questa stupida denuncia...

Quando fai così, sei irresistibile, lo sai?

Allora? Abbiamo un accordo?

Chi è?

Amici.

Ancora? Don Luciano, ha coinvolto pure voi?

Veramente, sono stato io a chiamare Mina, per fortuna.

Se aspettavo che tu mi spiegassi questo casino...

Mi dispiace.

Per voi la chiesa esiste solo per la comunione.

Se mi parlavi prima, una soluzione legale la trovavamo subito.

È pronto a collocarvi in una cooperativa.

Pure ora che abbiamo una denuncia penale?

- No, purtroppo. - No.

In effetti, la denuncia pregiudica abbastanza la vostra assunzione.

E allora?

E allora... potete stare tranquille. La denuncia è stata ritirata.

- Come avete fatto? - In realtà, è stato merito di Irene.

Come dici tu... quando hai le amiche, hai tutto.

Grazie.

Grazie.

- Zia, che stai facendo? - Eh, che sto facendo?

Sto cercando ancora quel foulard, che non riesco a trovare.

L'unico posto dove non avevo guardato era sotto i cuscini.

- Non c'è. - Ciao!

- Ohi. - Ehi!

- Eccovi. - Ciao!

- Com'è andata la giornata? Con Dora? - Bene.

- Molto bene. - Ottimo.

Non è il caso di festeggiare con un bel piatto di spaghetti?

Sia mai che saltiamo un pasto!

- Però al ristorante. - Una cena fuori tutti e tre! Bell'idea.

- Ci facciamo una doccia e arriviamo. - Sì.

Niente.

Irene! Irene!

Luigi. È tutto nero su bianco.

Denuncia ritirata, niente scherzi.

Nessuno scherzo.

Volevo dirti che se pensi che sia davvero così scemo da essermi bevuto il bluff

della causa per ingiusto licenziamento, mi offendo.

Che vuoi dire?

Ho sentito anch'io il collega in Brianza e lì le cose ormai sono chiuse.

Allora perché mi hai aiutata?

Perché adesso ho una carta in più, un favore da riscuotere.

"Un favore"?

Vieni a cena con me.

A tuo marito di' che è una cena di lavoro, se è quello il problema.

- Stai scherzando? - No, affatto.

Scegli tu il ristorante, anche il giorno e l'ora.

Prometto che non te ne pentirai.

Ti saluto, Luigi. Buona serata.

- Buonasera, generale! - Buonasera.

- È passato il mal di schiena? - No, ho ancora qualche acciacco.

Vuoi venire con noi a cena? Mina ci sta portando... Dove ci porti?

- Sì... - No, grazie.

Vado a casa a riposare per qualche giorno, forse fino alla fine del mese.

Con permesso. Andiamo.

- Prego, buona serata. - Uh!

Come è pesante!

- Avrà i suoi motivi. - Eh!

- No? È fresco stasera. - Sì.

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