All language subtitles for Mina.Settembre.S02E03.iTALiAN.720p.WEB.H264-NEUROSiS_ita

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Original subtitles

♪ Con lui volando lontano dalla terra ♪

♪ Dimenticando le tristezze della sera ♪

♪ Quando ami da morire ♪

♪ Chiudi gli occhi e non pensare ♪

♪ Il tempo passa, l'amore scompare ♪

♪ E la danza finirà ♪

♪ Una notte a Napoli ♪

♪ Delle stelle si scordò ♪

♪ E anche senza ali ♪

♪ In cielo mi portò ♪

♪ Tutti mi vogliono, tutti mi cercano ♪

♪ Sono un barbiere di qualità ♪

♪ Figaro qua, Figaro là ♪

♪ Figaro, Figaro, Figaro, Figaro ♪

♪ Figaro qua, Figaro là ♪

♪ Ta ta ta tan, ta ta ta tan ♪

Mmh...

Buongiorno.

- Buongiorno! - Ah!

- Vi ho portato il caffè. - Ah... Grazie.

- Lo puoi appoggiare lì, zia, grazie. - Mica vi avrò svegliati!

- No! - È una giornata meravigliosa!

Mmh.

- Vi aspetto di là, eh? - Grazie.

Ricordami di chiudere a chiave la prossima volta.

Zia Rosa è sempre stata un po' esuberante. Devi avere pazienza.

Ho capito, ma bussare no?

- Vabbè, è andata così. - Mmh.

Stamattina voglio portarti in un posto.

Ti conosco. Sei curiosa, eh?

Dopo la doccia lo scoprirai.

Zia, senti...

- Che stai facendo? - Sto mettendo un po' in ordine.

Qui c'era la polvere di secoli! Chi fa le pulizie in questa casa?

Le faceva Nunzia, la badante di mamma, però ora...

Hai visto che c'era bisogno di aiuto? Meno male che sono venuta io.

Lo sgrassatore dove sta? Ho cercato dappertutto.

Ehm...

Ho capito tutto, prendi carta e penna e scrivi.

Sgrassatore, tre spugnette, uno straccio per pulire per terra, nuovo.

Quello vecchio l'ho buttato, perché puzzava.

Poi quatto bottiglie di aceto...

Zia, aspetta.

- Io ho da fare stamattina, non posso... - Ah.

- Che cos'è questo profumino? - Eh!

- Ho fatto il ciambellone di nonna Maria. - Ah!

- Tua madre non te l'ha mai preparato? - Mai.

Allora prendi un bicchiere di latte.

Te ne taglio una bella fetta e te la mangi.

Nonna Maria era una fortissima!

Non sapeva fare niente, tranne il ciambellone.

Era troppo carina.

Sai che faceva la sera, prima di andare a letto?

Si beveva due dita di liquore,

si prendeva mezzo sonnifero e poi si fumava una bella sigaretta.

- Ciao. Ci sono. - Com'è?

- Buono. - Tu sei ancora così?

- Vuoi altro caffè? - A proposito di questo, zia.

Ti volevamo ringraziare.

Sei stata molto gentile questa mattina, però non c'è bisogno.

No, guardate che a me fa piacere.

Lo so, ma alcune mattine ci piacerebbe dormire un po' più a lungo.

Avete ragione.

Quella è la vostra stanza e io devo farmi i fatti miei.

- Eh! - Visto?

Senti, che strada fate per andare al lavoro?

Se non ricordo male, qui vicino ci deve essere un negozio di casalinghi.

Se uno di voi due mi accompagna,

poi dopo mi potete aiutare a portare la roba sopra.

- Ah. - Vabbè, d'accordo, dai.

- Generale! Che bella giornata, eh? - Insomma...

Le posso presentare mia zia? Non vi siete incrociati.

- Con Claudio vi conoscete già. - Sì.

Incantato! Generale Gagliardi. Non sapevo che Olga avesse una sorella.

- Lei sa dov'è il negozio di casalinghi? - Come no!

Siccome una volta mi servivano dei feltrini per la poltrona...

Perfetto! Le dispiacerebbe accompagnarci zia Rosa?

Sono sicura che avrete tante cose di cui parlare.

Perbacco! Prego, da questa parte.

- Allora io vado. - Ciao!

Come è galante!

Ah-ah!

- Andiamo anche noi? - Sì.

- Dai, dimmi dove stiamo andando! - Devi aspettare.

Mmh.

- Non è una sorpresa romantica? - No, mi dispiace deluderti.

Ti approfitti della mia curiosità.

Ancora poco e scoprirai tutto.

Grazie mille, arrivederci.

Perché mi hai portata a Piazza del Gesù?

- Aspetta, tu vivevi qui da piccolo! - Esattamente.

- Ci siamo trasferiti qui da Milano. - Tu avevi... Aspetta...

- 11 anni. - "11 anni".

Ricordo bene. Fu un trauma, sai?

Tanti anni a Napoli, ma l'accento non l'hai preso!

Ci tengo a preservarlo. Questo è il segreto del mio successo.

- Mi fai fare un tuffo nel tuo passato? - Mmh.

- È successo qualcosa? - No, macché!

Tu ti ricordi le mie vicine?

Sono passati un po' di anni, siamo venuti qui che stavamo per sposarci,

però come dimenticarle?

- Le signorine Esposito. - Esposito.

Meravigliose.

Una vera leggenda per tutto il vicinato.

Don Pasquale era il capo quartiere

già da molto tempo prima delle infiltrazioni camorristiche.

Questa qui è la vostra sorellina Annarella.

Era un uomo di mondo che aveva ispirazioni semplici.

Sperava in un figlio maschio, che però non arrivò mai.

Maria, vai a prendere un vaso.

- Buonasera, papà. - Eh, buonasera. Clelia?

Dopo la morte di sua moglie, divenne possessivo con le figlie.

- Ditemi. - Compri il pane?

Era terrorizzato dai pericoli del mondo.

- Controlla tua sorella. - Va bene.

Decise che le figlie sarebbero uscite solo per piccole commissioni

e mai tutte insieme.

"Come noi li rimettiamo..."

Si fece costruire una cappella privata in casa

pur di non mandarle neanche in chiesa.

A loro non sembrava pesare quella reclusione forzata.

Quando anche il padre morì, e portarono il lutto per mesi.

Fu in quel periodo che io le conobbi. Abitavamo vicini.

Era comodo per i miei genitori, che lavoravano molto.

Se c'era una certezza, era quella di trovarle sempre in casa.

Ormai erano abituate così e così volevano continuare a vivere.

La tua preferita era Annarella, se non sbaglio.

Sì, ma non dirlo alle altre. Sono molto gelose.

Ah, sì?

Quindi siamo venuti qui... Non ho capito, per un saluto? Così?

No. Cioè, più o meno.

Annarella ieri ha telefonato in Procura.

Ha fatto un discorso strano, che non ho capito.

L'unica cosa che ho capito è che vuole denunciare le sorelle.

- "Denunciare le sorelle"? - Sì.

Strano.

- Claudio! - Ehi, come stai?

Che gioia!

- Permesso, buongiorno. - Buongiorno. Gesù, che sorpresa!

Clelia, Maria, Elena, venite a vedere chi c'è!

Dove siete?

Mina, hai visto com'era bello?

- Sì. - C'è anche la foto della laurea.

- Ah. - Ce la diede sua madre.

Credo che Mina abbia già avuto il piacere di vedere queste foto.

Sì, le conosco.

- Ne vuoi un altro? - No, basta così, grazie mille.

È un modo per dirti che non sai fare i biscotti.

No, non è vero.

Però è un modo molto educato. Sei stato sempre tanto educato.

Tu sei ancora più bella di come mi ricordavo.

- Grazie. - Avete freddo? Chiudo la finestra?

- No. - No, stiamo bene.

Non fate complimenti. Volete ancora tè? O un caffè?

Come vuoi tu, davvero.

- Ok. - A proposito, ma Annarella dov'è?

È in camera sua.

- Non si sente bene? - No, no, sta benissimo.

Ha mangiato, ha dormito, però tutto lì dentro.

Mmh. Questa è una novità. Forse è una nuova fissazione?

- No, abbiamo dovuto chiuderla dentro. - Non sapevamo cosa fare.

Quella voleva uscire con un uomo, uno che ha conosciuto su Internet.

Tu lo sai, lei è la più giovane e inesperta.

- Ha deciso Elena. - No, l'abbiamo deciso tutte insieme.

Tu sei la maggiore e il tuo voto vale sempre il doppio.

Comunque, era l'unica soluzione.

Noi di quel signore non sappiamo proprio niente!

Noi lo facciamo per proteggerla.

Sequestrarla in camera da letto forse non era la soluzione migliore.

È a fin di bene. Tu hai qualche altra soluzione?

Ci credo che le vuole denunciare!

- Proviamo a parlare con lei. - Sì.

- Sembra tutto assurdo. - Vediamo che ci dice.

- Apri tu, non riesco. - Sì.

Annarella!

Oh, Claudio!

Madonna, da quanto tempo?

- Veramente da tanto. - Che è successo?

Una storia lunga, poi ti spiego.

- Ti ricordi di Mina? - Come me la scordo una così bella?

- Grazie, ti trovo benissimo. - Sì, davvero.

Ci dici cosa è successo? La chiamata in Procura...

Quelle non mi vogliono fare uscire più, le streghe!

Elena specialmente. Uh, Elena è tremenda!

Ma tu, invece? Hai conosciuto qualcuno?

È cominciato tutto da qua,

ma non è come pensano loro.

Hai capito Annarella!

Ho aperto questo profilo per fare quattro chiacchiere.

Qui le giornate non passano mai.

Pure se siamo in cinque, certe volte una si sente sola lo stesso.

Chissà che sta raccontando quella!

Che faccio, metto su qualcosa per il pranzo?

Ad un certo punto, chi incontro?

- Un vecchio amico? - Di più!

Un nipote!

- "Un nipote"? - Sì.

È il figlio di un figlio illegittimo di mio padre.

Dice che ha anche le prove e che noi siamo le uniche parenti in vita.

Mmh.

E come si chiama questo signore?

Armando. Aspetta, guarda.

Guarda qua. Che bell'uomo, eh?

- Eh. - Mai bello quanto mio padre!

Senti, ma non è che questa storia è tutta inventata?

Bah... Non lo so.

Però poi dico: "Perché uno dovrebbe inventarsi una cosa così?"

Eh, beh...

Voi l'avete visto il ritratto di mio padre, sì?

Sì.

Un uomo così, con quel portamento è normale che si facesse

i fatti suoi in mezzo al quartiere, no?

Sì, sicuramente. Tu che hai deciso di fare?

- Ci siamo dati un appuntamento. - Ecco.

Se quelle scoprono che hanno un nipote illegittimo,

si mettono a lutto un'altra volta.

Hai fatto credere loro che hai uno spasimante?

Comunque non mi lasciano uscire più!

- Quando lo dovresti incontrare? - L'appuntamento è per domani mattina.

- Eccoci qua. - Ah.

Allora, abbiamo un accordo.

Annarella ci ha spiegato che vuole solo parlare con questo signore

e mi ha detto che per lei non è un problema se l'accompagno io.

Sì, Mina sarà sempre con lei a controllare che non avvenga nulla di male. Mmh?

Due donne sole a un appuntamento con un uomo sconosciuto?

A me pare un poco un azzardo.

Se l'accompagnasse Claudio...

Non posso, lavoro, ma io mi fido ciecamente di Mina.

Dovete stare tranquille.

- Come facciamo? - Allora? Affare fatto?

Beh, che te ne pare?

Sicuramente non era una sorpresa romantica, sei stato sincero.

Mi spiace averti dato questa nuova responsabilità.

- Figurati, l'ho proposta io! - Vabbè...

- Mi faceva troppa tenerezza. - Mmh.

Questa cosa mi puzza di imbroglio.

Sì. Un nipote illegittimo, non si può sentire!

Poi uno che la contatta così,

all'improvviso, dal niente, su un social...

- Il nome di lui ce l'abbiamo. - Mmh.

- Puoi fare una ricerca? - Certo.

È un po' come se fosse la mia famiglia. Mi ha fatto piacere rivederle.

Ti ho visto! Ti coccolavano, ti trattavano come un re.

- Sono stata quasi gelosa. - Ah, sì?

- Mmh. - Questo mi lusinga.

- Senti, ma... - Mmh?

Perché non ce ne torniamo a casa?

Ci facciamo una doccia, ci rilassiamo un po'...

Se insisti così...

ci penso.

Aspetta.

Ecco fatto.

Devo rispondere. Zia?

Ciao. Ho messo il generale a pulire casa.

- Ma a lui fa piacere? - Certo che a lui fa piacere!

È vero che ti fa piacere?

E poi, detto fra noi, è meglio che si distragga un po',

se no si fissa con Olga e non va bene.

- Basta che non lo fai stancare. - Sta in formissima! È vero?

Quando ritorni qui, troverai la casa lucida come uno specchio.

Stasera che vi preparo per cena? Volete il sartù o la pasta al forno?

- Ehm... - Decido io, vada per la pasta al forno.

- No... - Ciao, amore.

Sta una bellezza!

Lasciami indovinare.

- La casa è occupata. - Mmh.

- Mi sembra di essere tornato al ginnasio. - Lo so. Vabbè, solo per un po'.

Comunque, anch'io oggi avevo da fare.

- Lavoro? - Una specie.

Un'altra zia adottiva da salvare?

Sai che la curiosità uccise il gatto?

Spostati. Dai, spostati!

Lasciami lavorare.

- Vieni qui. Stai sempre in mezzo. - Buongiorno, Trapanese!

- Buongiorno. - Ciao, Canè!

Saluta. Non camminate sulle foglie!

Si attaccavano al pelo di Canè e ho dovuto...

- Ah. Nessuna notizia dei proprietari? - No, niente ancora.

Era da tanto tempo che non vi vedevo così felice.

Che c'è di meglio di prendersi un po' cura di qualcuno?

- Vi manca Diego? - Che ve lo dico a fare?

Però sta bene con il papà. Voi lo sentite?

- Sì, mi chiama tutte le settimane. - Ah, bene.

Buona giornata a tutti e due.

- Saluta. - Ciao!

- Ehi! Come mai qui? - Ti ho aspettato fino ad ora.

- Ah, i questionari dei ragazzi! - Eh.

- Scusa, ho dovuto accompagnare Claudio... - Non fa niente.

Li ho già letti, ho lasciato le mie osservazioni.

- Appena hai tempo mi fai sapere. - Vado subito, grazie.

Sono in una cartellina sulla tua scrivania.

- Perfetto. - Come sta andando al consultorio?

Bene, bene.

Trapanese, non abbassate la guardia.

Va bene che avete il cane, ma qui stanno tutti in mano a voi.

- Addirittura? - Fammi sapere appena hai letto.

- Sì. - Buona giornata.

- Ciao. - Arrivederci.

Che bella persona il dottore, eh?

Lui l'avete fatto camminare sulle foglie.

- Non me ne ero neanche accorto! - Ah, no?

- Di nuovo! - Arrivederci.

- Eccolo, signora. - Grazie mille.

- Buongiorno. - Buongiorno.

- Buongiorno, dottore. - Salve.

- Avevamo un appuntamento? - No, è venuta a riprendere il foulard.

Già.

Come va? Emma tutto bene? È partita poi?

Sì, lei sta benissimo.

Io un po' meno. Mi mancano anche le porte sbattute senza grazia.

- A che ora ha appuntamento la Viglietti? - Tra una ventina di minuti.

Se le va, mi può fare compagnia mentre aspetto.

Sì, se vuole ascoltare i lamenti di una madre abbandonata.

Prego.

Anche i terapeuti hanno bisogno di una spalla su cui sfogarsi, no?

- Si può accomodare qui. - Grazie.

Sì, ma per questo paghiamo profumatamente gli altri colleghi.

Il vostro è un circolo vizioso!

Oppure dovrei dire "virtuoso"? Per la categoria, naturalmente.

Sì, in un certo senso.

- Lei ha figli? - No.

Come può intuire, sono un po' in ritardo sulla tabella di marcia.

Prima devo trovare la madre.

Però ho una sorella, è più piccola di me. È bravissima a sbattere le porte.

Ecco. Come si chiama?

Si chiama Anna, però vive fuori, a Barcellona.

Fa la cantante.

- Mmh. - È bravissima.

Avete un bel rapporto, vero? Ti si sono illuminati gli occhi.

Ti ho dato del tu, scusami, mi è venuto naturale.

No, va benissimo, non ti preoccupare.

Anna è davvero l'unica donna che mi ha sempre fatto ridere tanto.

Non ci credo.

Non credo che non hai incontrato un'altra che ti abbia fatto ridere.

- Vabbè, sì, in effetti una c'era. - Ah, ecco.

Lavora nel posto dove lavoravo io prima,

però ha deciso di rendere più allegra la vita di un altro.

Dottore, la signora Viglietti è arrivata.

Ah, sì.

Bene, allora...

- Grazie per la compagnia. - No, grazie a te.

È vero, dovevo ascoltare te.

- Invece tu hai ascoltato me. - Figurati.

- È stato un piacere conoscerti meglio. - Il piacere è stato mio.

Sì.

Senti, magari ci possiamo prendere un caffè uno di questi giorni?

Guarda, io veramente non lo so.

Puoi rifiutare, ma non usare la regola medico-paziente,

perché è una nostra esclusiva.

Certo, molto volentieri.

Allora ci sentiamo.

- Scusa. - No, figurati.

Entra pure, io vado. È appena tornato Gianluca da Procida.

Magari con lui a casa mi sento meno sola.

- Si, ho saputo. Mi dispiace. - Grazie.

Sotto sotto, so che pensi che me lo merito.

Ti conosco troppo bene.

Ma va bene così.

Probabilmente hai ragione tu.

Vado.

- Ehi. - Cambio della guardia perfetto.

Pare che vi siete coordinate.

Ti avevo detto di avvisarmi quando c'è lei.

Lo sai che non mi fa piacere.

- Me ne sono scordata. - Sì, vabbè.

Senti, Titti, io ti volevo chiedere scusa per l'altra sera.

- Di che? - Zia Rosa.

- Ah. - Non lo fa apposta, è proprio fatta così.

Per questo la vedevamo una volta all'anno, fino ad ora.

Poi con Giordano ci ho parlato.

Gli ho detto che il figlio potrebbe essere di Max.

Ah.

Ciao.

- È andata così male come sembra? - Abbastanza.

Amore?

- Eccoti, finalmente. - Ciao, ma'.

Ciao.

Che fai?

Ci ho pensato e ne ho pure già parlato con papà.

Qui dentro non ci sto più bene.

Lo so, non è facile, ma vedrai che piano piano aggiustiamo tutto.

Non lo so...

Forse ci sono cose che si rompono e basta.

Noi dobbiamo parlare, tirare fuori quello che abbiamo dentro.

Lasciami spiegare e poi insieme troviamo un nuovo equilibrio.

Si... però forse ho bisogno di cambiare aria.

- Non puoi vivere per sempre a Procida. - Infatti vado da papà.

Ma è questa casa tua.

Mi dispiace.

Io ti chiedo solo di farle una telefonata. Che ti costa?

"Pronto? Ciao, Irene, sono Mina. Come stai?" Basta.

Non ho nessuna intenzione di farlo. Smettila di chiedermelo, per favore.

Va bene, basta, non parlo.

- Cambiamo argomento? - Mmh.

Con Claudio come va?

Allora, non lo voglio dire per scaramanzia,

però va bene, molto bene.

Lui mi sostiene nel lavoro. È presente, è attento.

Non pensa solo alla carriera.

Finalmente! Perché vi state bilanciando.

- Sì, speriamo di continuare. - Quindi i tuoi dubbi sono tutti spariti?

Secondo me, la mia psicologa ha ragione.

Lei dice che uno deve percorrere tutta la strada, fino in fondo,

per capire se è quella giusta.

- Ehi. - Ehi!

Tutto tace? Zia Rosa dorme?

- Si, non rischiamo di svegliarla. - No, per carità.

Però la casa è uno specchio, ammettilo.

Più che altro mi preoccupa la salute del generale, sia fisica che mentale.

Massimo due giorni e torna tutto come prima, giusto?

Guarda che se non facevi il magistrato, non ti saltava in aria la casa.

Ah, touché!

Ma proprio perché faccio il magistrato, ho potuto scoprire qualcosa su Armando.

- Ah. - Il presunto nipote delle Esposito.

- Che hai scoperto? - Niente.

- "Niente"? - Sì, sembra pulitissimo.

Niente precedenti penali, niente di niente.

Il fratello fa i pastori a San Gregorio Armeno.

Insomma, è brava gente.

Quindi questa storia potrebbe pure essere vera?

Magari sì.

- Che stai guardando? - Niente, sono cose di lavoro.

- Mamma mia, che brutta faccia! - Il curriculum è pure peggio.

Mmh...

Siccome ho rifiutato Monaco di Baviera,

mi hanno appioppato questa pratica.

Si chiama Agostino Coppola.

Pare essere un trafficante di droga. No, però se fai così...

Non siamo ancora riusciti a incastrato.

Vabbè, chi se ne frega.

I questionari.

- Che cosa? - I questionari!

- "I questionari"? - Mmh.

Non dico niente, ma prima mi provochi e poi mi lasci per i questionari?

Lo so, hai ragione, però me li ha dati oggi...

Domenico?

- Sì. - È un segreto adesso?

No... a differenza del tuo pomeriggio top secret.

Mi dici che hai fatto?

Ogni cosa a suo tempo, ho detto.

Dai, ci metto poco, a meno che non siano un disastro.

- Sono un disastro. - Appunto.

Ne riparliamo domani mattina, zia Rosa permettendo.

Giordano...

possiamo parlare?

Per favore!

È tutta la sera che ci penso.

Ho capito una cosa.

Io questo bambino con te lo voglio,

anche se...

- Non è detto che sia di Max. - Non importa.

Lo voglio crescere e voglio farlo insieme a te,

però Max non deve saperlo, non deve neanche sapere che esiste la possibilità.

Non deve fare parte della nostra vita.

Me lo prometti?

Sì, te lo prometto.

D'ora in poi andrà tutto bene.

Ora che sono più tranquillo, c'è una cosa che voglio chiederti.

Cosa?

Sì.

Non vuoi neanche che ti dica la formula?

Per me è sì, ho detto di sì. Sì!

Sì!

- Mina? - Che è?

- Che c'è? - Vi ho portato il caffè.

Non ti preoccupare, non entro.

- Ecco, brava, grazie. - Quanto zucchero ti metto?

- Amaro. - Poi ti volevo chiedere una cosa.

Chissà quante volte è capitato anche a te.

- Che cosa? - C'è stata una sparizione strana.

Il foulard stava qua e adesso non c'è più.

Secondo me, c'è uno spirito in casa. È l'unica spiegazione.

Forse l'hai messo da un'altra parte. Hai visto nei cassetti? Fai mente locale.

No, io ne sono sicura! Ieri ho fatto le pulizie.

Me lo sono annodato sulla testa per proteggere i capelli.

Poi sono entrata in questa camera e l'ho poggiato in questo punto.

Allora è qui, no? Uscirà fuori, vedrai.

Speriamo, perché se no tua madre chi la sente? Era quello di seta.

- Quello con il cavallo? - Sì, perché?

Tu cercalo, trovalo, fallo uscire.

Io magari... lo ricompro. Aspetto i saldi, però.

- Nemmeno con i saldi, in realtà. - Questo fatto è strano.

Tu sei sicura che nessuno ha le chiavi di casa?

No, non che io sappia.

Forse il generale, ma tu ce lo vedi che viene qui e si prende un foulard?

Non mi pare interessato ai foulard.

No, ma se è per questo, quello non è interessato a niente.

Meno male che sono arrivata io a spettinargli un po' la vita.

Vedi di non spettinarlo troppo, zia.

- Perché? - Non lo devi fare stancare.

Non sono tutti... energici, come te.

Gli ho fatto fare solo una spolverata, ma neanche quello sa fare.

Oggi gli vado a sistemare un po' la casa.

- Ah, ti ha detto di sì? - No, non lo sa ancora.

Quindi?

Ieri ho incontrato Irene al Locale, dove ci vedevamo sempre.

Non era la prima volta che la incontravo,

però non lo so, ieri è stato diverso.

Come?

Ho saputo che il marito se n'è andato di casa.

Mi ha fatto effetto.

In un'altra vita...

In un'altra vita, ne avremo parlato per ore e io sarei stata al suo fianco.

Ora non sente il bisogno di stare accanto a una persona a cui ha voluto bene?

No...

perché mi ha tradita nei peggiori dei modi.

E tu non riesci a perdonarla?

Sarebbe troppo facile per lei. Non se lo merita.

Chi sei tu per decidere cosa uno merita e cosa no?

Scusami, ma se uno sbaglia, ne paga le conseguenze, se no sarebbe...

Troppo facile?

Eccomi. Come sei bella!

È tutta la vita che me lo conservo.

Speravo di mettermelo un giorno per andare alla Casina Vanvitelliana.

- Non fa niente, va bene pure così. - Sì.

- Andiamo. - Andiamo.

Aspetta, le saluto!

- Ciao! - Mi raccomando, stai attenta.

- Hai capito? Ti aspettiamo. - Ciao. Andiamo.

Quando tornò dal viaggio in Africa,

disse che non gli era mancato niente, tranne la frittata di scammaro.

Papà andava matto per la frittata di scammaro, ma solo...

Senza uova! E chi se lo scorda?

Mia nonna gliela preparava sempre.

In che rapporti erano sua nonna e Don Pasquale?

Beh, erano amanti, lui per lei era tutto.

Sono sicuro che anche lui l'abbia amata, a modo suo.

A proposito, in verità, io avevo una missione.

A casa mia girava voce che... voi avevate il gemello.

Ma... Ma questo è l'altro "Scugnizzo"?

Oh! Papà ne aveva comprati due,

ma un bel giorno uno sparì e non si...

Allora l'aveva dato a sua nonna!

Da quando ero piccolo mi è sempre stato detto che era un regalo di Don Pasquale

e che un giorno mi sarebbe servito.

Forse quel giorno è proprio oggi, no?

Sono felice che abbiate accettato il mio invito.

Mi piacerebbe conoscere anche le vostre sorelle.

Eh, pure a me piacerebbe.

Magari potrei portarvi tutte a pranzo fuori, no?

Ora vediamo che si può fare.

Dici che potrebbero accettare?

Quella statua è vera. Noi ne abbiamo una uguale, te lo giuro!

Io ti credo, non è questo.

Il fatto è che... Non lo so, continua a sembrarmi strano.

- Dopo tanti anni lui... - Mina, quell'uomo dice la verità.

Io l'ho capito dai suoi occhi.

Va bene, allora facciamo così.

Prova a parlare con le tue sorelle e fammi sapere che dicono.

Certo.

Eccoci qua.

Dammi notizie.

- Appena mi dicono. - Va bene.

Grazie, Mina!

- E di che? Ciao. - Grazie ancora.

- Ciao. - Ciao.

Noi invece andiamo nella Sanità, il più veloce possibile.

Mi hai fatto prendere un colpo!

Scusami, non sapevo dove aspettarti e mi sono seduto qui.

Hai fatto bene.

Scusami, un appuntamento che avevo si è protratto.

Mmh.

Se ti conosco un po', sei finita in una storia assurda,

con persone assurde e dai risvolti...

Assurdi, sì.

Grazie.

- Hai letto i questionari? - Sì.

Secondo me, abbiamo parecchio lavoro da fare.

Sono d'accordo con te.

Guarda, per esempio alla quattro hanno risposto tutti quanti "B".

Sì.

Abbiamo fatto un buon lavoro.

Abbiamo esaminato tutti i questionari.

Sì. Erano tanti, eh?

- È l'ora dello spuntino? Hai ragione. - Vabbè, niente, ci vediamo a scuola.

D'accordo, professore'.

- Ciao. - Ciao.

- Dottoressa. - Trapanese.

Tutto qua?

- Stavate origliando? - No, per carità!

È che voi mi passate davanti...

Comunque, mettetevi l'anima in pace.

Io e il dottore siamo in ottimi rapporti, ma basta così.

Chi ha detto niente?

Per dire, a me vostro marito piace, ci mancherebbe,

però, come dire, è un po'... austriaco.

- "Austriaco"? - Eh.

- Austero? - Vabbè, è lo stesso, no?

Sì, più o meno.

- Un numero sconosciuto. - Vedete chi è.

Pronto?

Sì, sono io.

Sì, è la barca di mio padre. Perché, che è successo?

Ah, ho capito.

Sì, arrivo subito. Grazie, grazie.

La barca di mio padre è in pessime condizioni

e bisogna decidere che farne.

È sempre difficile separarsi dalle cose care.

Lo so. Purtroppo, lo so.

- Arrivederci, Trapanese. - Arrivederci.

Hai fatto la pappa? Un altro po'? Tieni.

Ciao, vecchia mia.

- Ehi! - Claudio!

- Ma... - Ciao.

Sei tu che mi hai fatto venire qui?

Sì, volevo farti una sorpresa.

Ho pensato che era una cosa bella rimetterla in acqua.

L'amavi così tanto!

E io che pensavo di doverla salutare.

- Grazie. - No, non mi devi ringraziare.

Davvero.

Ho sprecato tanto tempo dietro a cose completamente inutili

e troppo poco a fare cose belle.

Allora è vero che sei cambiato. Non sei più... austriaco.

In che senso?

Niente, lascia stare.

Mmh...

Non rispondere.

- È Titti, la devo vedere tra un'oretta. - Io penso che possa aspettare.

- Digli che sta sbagliando. - Sei arrabbiato, ma stammi a sentire.

Mina, io ci ho provato, ma sai anche tu quanto è difficile.

- Non posso perdonarla. - Lo so.

Sto bene, sto da papà. Non ti devi preoccupare per me.

Anzi, fammi andare, va'.

- Va bene. - Ciao.

Ciao.

- Non c'è verso, eh? - No.

Beh, io lo capisco. Che pretendeva Irene?

Come possiamo dimenticare ciò che ci ha fatto?

Dimenticare no,

ma perdonare sì.

Dopo ciò che ha combinato? Troppo facile!

A volte vanno bene pure le cose facili, Mina.

Mi ha mentito per tutta la vita.

Ti ha anche supportato per tutta la vita.

Quando Claudio ti ha tradita, lei c'era.

E questo?

- No! - Sì.

Veramente?

- Dobbiamo andare al Locale a festeggiare. - No, io non festeggio da nessuna parte.

Perché?

Fino a quando non siamo tutte e tre insieme.

Adesso prendi il tuo orgoglio, lo metti da parte

e fai quello che devi fare.

Non ho capito. In che senso?

Che hai in mente?

Titti, che ci facciamo qua?

Il nostro dovere di amiche.

Dai.

- Ciao. - Ciao.

Mi sei mancata tanto.

Pure tu...

tutti i giorni.

- Ti voglio bene. - Pure io.

Finalmente! Mi stavate uccidendo la salute.

Quindi hai fatto pace?

Diciamo che abbiamo iniziato a risolvere, sì.

Dottoressa, forse le cose della sua vita si stanno rimettendo a posto?

Mmh.

- Ah, Titti si sposa! - Addirittura?

- Mmh. - Con chi?

Scemo!

Alla fine la gaffe di zia Rosa non è stata così tragica, hai visto?

- Ragazzi, state mangiando in piedi? - Ehi!

Volete che vi apparecchio?

- No, zia, non c'è bisogno. - No, grazie.

- Buonissima la pasta. - Sono contenta.

- Dov'eri? - Sono stata dal generale.

Non potete immaginare quanti peli ha quel cane.

Sono rimasta tutto il pomeriggio a pulire. Poi lui si è steso, perché era stanco.

- Quello è vecchio. - Vuoi mangiare pure tu?

No, mi bevo un po' d'acqua.

Ah, l'acqua non c'è. Prendo il limoncello.

Comunque, il foulard non l'ho trovato.

Qui in casa c'è un fantasma.

Se non c'è il fantasma, c'è il munaciello.

- Mmh! Buonanotte. - Buonanotte.

Che sarebbe il munaciello?

È uno spirito buono che ogni tanto fa i dispetti e ruba gli oggetti in casa.

- Una cosa di Napoli antica. - Interessante.

- Le signorine Esposito! - Oh!

Speriamo che vada tutto bene.

Annarella, pronto?

Scusa per l'orario, ma ero d'accordo con Mina che l'aggiornavo.

- È lì con te? - Sì, è qui. Te la passo?

No, dille soltanto che è andato tutto bene

e che domani presento Armando a tutte quante!

Ci porta a Capodimonte!

- Eh! - State un po' zitte, per favore!

Claudio non sente niente!

Vabbè, dai un bacio a quell'angelo di Mina.

- Va bene, ciao. - Ciao.

- Che dice? - Non puoi capire, un evento epocale.

Le sorelle hanno acconsentito a vedere questo Armando,

quindi domani usciranno per pranzare a Capodimonte.

Ti rendi conto? Non è mai successo in vita loro, mai.

- Che c'è? Che faccia fai? - Questa cosa ancora non mi convince.

- Non so, c'è qualcosa che non mi torna. - Ti vuoi rilassare? È anche merito tuo.

Perché stai sempre lì a cercare la magagna? Rilassati.

Su! Goditi la vita.

Mmh?

- La luce... - Scusami.

Ah, eccola.

Annarella, c'è scritto proprio tutto qua!

E di che? Che bello, siamo tutti insieme! Da questa parte.

- Ho messo la macchina qui davanti. - Noi siamo sei.

- Vabbè, ci stringiamo! Dai, venite. - Andiamo!

Sarà una bellissima gita. Prego.

- Sì, Annare', sempre così. - Quante storie!

Guarda, ci entriamo.

- Hai visto che ci entriamo? - Tutto bene?

Siete pronte?

- Vai! - Andiamo, allora!

Questa cazzo di serratura...

Non aveva detto che la porta rimaneva aperta?

Vai.

Claudio?

Manda una volante. Le signorine hanno visite.

Come è possibile?

- Chi è stato? - Che è successo?

Una cosa del genere!

- Di sicuro qualcosa ha fatto. - Che ne potevo sapere?

- Claudio, Claudio! - C'è Claudio.

Come è possibile?

Mi dispiace avervi rovinato la giornata, ma quello era davvero un impostore.

I complici hanno cercato di svaligiarvi casa.

- Ma come? - "Impostore"?

- Ma lo "Scugnizzo"? - Il fratello fa i pastori.

Ne ha fatto uno falso e ce l'ha rifilato, capito?

Madonna mia, che vergogna!

- No! - Ma va'!

- È quello che si deve vergognare, non tu. - Bravo.

- Hai visto che sei una scema? - No.

Ma che scema? Si è fidata.

- Io non immaginavo... - Internet è un posto pieno di pericoli.

- Vero. - Specie per chi non è esperto.

L'avevamo detto.

Ti ho insegnato a navigare su Internet.

- Quello è stato il guaio. - Ecco.

- Ho deciso di regalarti un corso. - Ah.

Magari diventi più esperta e non incappi in truffe.

- Sì. - Meno male.

Adesso che facciamo?

E se volessimo mangiare una cosa tutti insieme?

- Brava! - Brava, che bella idea!

- D'accordo. - Andiamo?

- C'è qua il ristorante. - Andiamo.

- Non rimanerci male. - Mi si è chiuso lo stomaco.

No.

Meno male che ce ne siamo accorti!

- Madonna! - Adesso non ci pensiamo.

Generale, buonasera. Come va? Un po' meglio?

Ho saputo grandi cose, eh!

- Mi devi fare una grandissima cortesia. - Mi dica.

Tua zia la devi tenere a casa.

Non la devi fare avvicinare al mio appartamento per nessuna ragione.

- Per carità di patria. - Le pulizie sono state un po' pesanti?

"Un po'"? Sono stato tutta la notte con un attacco di sciatica.

- Tre antinfiammatori non sono serviti. - Però la casa è pulita?

Mai più, basta.

Buona serata. Ahia...

Oh, Flender mio, come soffro!

- Un giorno di straordinaria follia. - È vero.

- Però ci siamo divertiti, dai. - Molto.

Vieni qui.

Era da tanto tempo che non stavo così bene.

- Mina? - Eh?

- C'è una cosa che voglio dirti da tanto. - Dimmi.

È un discorso che è rimasto in sospeso, ma io continuo a pensarci.

Mina, io voglio un figlio da te.

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