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♪ Con lui volando lontano dalla terra ♪
♪ Dimenticando le tristezze della sera ♪
♪ Quando ami da morire ♪
♪ Chiudi gli occhi e non pensare ♪
♪ Il tempo passa, l'amore scompare ♪
♪ E la danza finirà ♪
♪ Una notte a Napoli ♪
♪ Delle stelle si scordò ♪
♪ E anche senza ali ♪
♪ In cielo mi portò ♪
Buongiorno.
Lo so, è presto, ma tu inizi il corso e io devo andare in Procura.
- Ti ho portato il caffè. - Grazie.
Beh, non leggi i suoi messaggi?
- Non ne voglio parlare. - Ah, allora è un vizio?
Anche con me, dopo Susy, ti sei chiusa, ma non serve a nulla.
Anzi, serve solo a perdere tempo e il tempo è prezioso, ricordatelo.
- Tu non dovevi andare in Procura? - Sì.
Dice che è andata a correre e guarda caso è da queste parti.
Non vuole parlare di noi, ma avere notizie di Gianluca.
- Ottimo, scendo e le dico di aspettarti. - Scusa?
Cerca di essere gentile, mi raccomando.
- Claudio! - A stasera.
- Ciao, grazie per essere scesa. - Non ho molto tempo.
- Che volevi sapere di Gianluca? - Non so niente di Procida.
Dove dorme, che fa, con chi sta. Sono preoccupata.
La proprietaria della pensione si chiama Juliette, è carina.
Ha una figlia coetanea di Gianluca, sono amici.
Lui con loro sta bene, l'isola è tranquilla.
È al sicuro, non devi preoccuparti di niente.
Che devo fare per riconquistarlo?
Già stare senza di te è difficile, senza di lui è impossibile.
- Non sono la più adatta per consigliarti. - Sì.
- Tu lo conosci meglio di chiunque altro. - Devo andare.
Non potete rimuovermi dalla vostra vita. Non fa bene nemmeno a voi.
Mina.
- Buongiorno. - Buongiorno a te, bentrovata.
- Vabbè, si inizia. - Sì.
- Sono un po' emozionata. - Anch'io.
Attenta.
- Neanche scusa si chiede? - Capo, vi avevamo visti già da là.
- Che modo è? - Lascia stare.
Stai tranquillo.
Se non c'ero, ti buttava a terra.
- Mi ricorda qualcuno. - Chi?
- Ti aspetto. - Sì, arrivo subito.
Ehi, ciao.
Avevi notato che dal mio ufficio c'è un bel panorama?
Te lo dicevo sempre le prime volte che venivo a trovarti.
Poi che è successo?
- Poi ho smesso, non mi davi retta. - Ero un cretino.
Devo... Devo andare, ciao.
Allora, io ho finito e vi lascio ai colleghi.
Mi raccomando, comportatevi bene, fatemi fare una bella figura.
- Buona giornata. - Buona giornata.
Ragazzi, il corso che faremo è di educazione sessuale,
però non parleremo solo di sesso.
Che siamo venuti a fare? Perdiamo tempo.
Quello che il dottor Gambardella voleva dire
è che parleremo soprattutto di relazioni,
perché il sesso, prima di un semplice atto fisico,
è una relazione con l'altro.
Una relazione basata sul consenso e sul rispetto,
ma che deve necessariamente passare
attraverso la conoscenza prima di voi stessi, poi dell'altro.
Solo così potrete avere una vita sentimentale...
Quanto dura 'sto strazio di corso?
Che ne so.
Il tipo è simpatico, ma quella tipa è una "palla" pazzesca.
Sarà pure una "palla", però almeno è "bona".
Che dici? È vecchissima. Avrà l'età di mia madre.
Che ti devo dire? Mi piacciono le Milf.
Che gusti! Ci sono tante belle ragazze a scuola.
Cammina.
I questionari sono a risposta multipla e in forma anonima.
Potete dare la risposta che ritenete più opportuna.
A te.
Quando avete finito, li potete consegnare alla cattedra.
Ti dispiace se faccio una deviazione sul programma?
Tranquilla, fai pure. Finite di distribuirli voi.
Allora, vediamo se ora mi ascoltate.
Chi di voi sa che cos'è lo slut-shaming?
- Prego. - Io so che "slut" significa puttana.
Ragazzi, una cortesia.
- Me l'ha chiesto la vostra collega. - Ha ragione, è giusto.
Il resto non so che vuol dire, chiediamo all'esperta.
Valeriona, tu che di slut te ne intendi...
- Di slut sì, ma del resto no. - Allora ve lo spiego io.
"Shame" vuol dire umiliazione.
"Fare slut-shaming" significa umiliare una donna
per dei comportamenti che sono considerati trasgressivi.
Solitamente sono comportamenti legati al sesso,
ma lo slut-shaming colpisce una donna anche per come si veste.
Se è troppo truccata,
troppo scollata.
Se ha dei pantaloni troppo attillati.
Ah, allora a voi non è mai capitato.
Professore', sembrate una suora.
Vale'!
Vieni.
- Ciao, allora è vero che sei rientrato. - Eccomi qui, ancora vivo.
Bene.
Mi dispiace per la casa. Adesso dove stai?
Sto da Mina.
So che sei appena rientrato e non vorrei metterti fretta,
ma i colleghi di Monaco vogliono una risposta
sui soldi della camorra riciclati dalle loro aziende.
Che ne dici? Te ne occupi tu?
- Bisognerà andare in Germania spesso. - Per forza.
Non lo so, Sergio, io...
In questo momento vorrei dedicarmi alla mia vita.
L'ho parecchio trascurata negli ultimi anni.
Vabbè.
Se non te la senti, chiedo a Barbagallo, quello scalpita.
- Lasciami un paio di giorni per pensarci. - Certo.
- Hai capito Valeria? - Come sta "fresca"!
Inizia ad andare, io arrivo subito.
Valeria, scusami.
- La mia era solo una battuta. - Non mi sono offesa.
Ti vorrei aiutare.
Tu fai finta di divertirti, di stare al gioco.
- Ma io so che non è facile. - Di che parlate?
Io ho visto come ti guardano i compagni, ho letto pure le scritte nei bagni.
Ho fatto pipì in quello dei maschi per errore.
Tu puoi vestirti come vuoi, nessuno deve scrivere cose volgari.
Non avete capito niente.
Per me quelle scritte sono una medaglia, non un dispiacere.
Fino all'anno scorso io ero una sfigata.
Siccome ero grassa, mi sentivo brutta e diversa dalle altre.
Le ragazze magre si vestivano come volevano, si fidanzavano.
Ci facciamo un giro?
Andavano a letto per la prima volta.
A me, invece, i maschi neanche mi vedevano.
Così ho cominciato a non uscire più.
Poi ho scoperto che quello che le altre ragazze facevano di persona,
io potevo farlo via chat.
I ragazzi mi immaginavano come volevano.
Io ero libera di esprimermi
senza paura di non piacere per il mio fisico.
Finché una sera mi è successa una cosa strana.
Erano due settimane che chattavo con quel ragazzo.
Quella sera si era fissato, voleva vedermi nuda.
Pensai: "Ora rimane deluso e mi insulta."
Sapete una cosa, professore'?
Mi fece un sacco di complimenti. Gli piacevo assai.
Era eccitato.
Per la prima volta nella mia vita io mi sono sentita bellissima.
Da allora la mia vita è cambiata.
Ho capito di piacere ai ragazzi pure se ero grassa.
Ho cambiato modo di vestire, ora si vede che sono una femmina.
- Non sono i vestiti a farti femmina. - Invece sì, professore'.
I ragazzi adesso mi guardano, ho la fila.
Dicono che noi grasse siamo più brave a fare l'amore delle altre.
Perché, scusa, tu sei già stata a letto con un ragazzo?
- Hai tredici anni. - Quattordici tra sei mesi.
Le volte sono state due.
Con due ragazzi diversi, mai niente di impegnativo.
Magari speravi che uno di quei due diventasse il tuo fidanzato?
Quando mai? A me piace essere single.
State tranquilla, professore'.
Io non ho problemi.
Non è vero che si accetta. Anzi, non si piace per niente.
Ha trovato un modo per attirare l'attenzione dei ragazzi con il suo corpo
e si è convinta che va bene così, ma io sono preoccupata.
- Da che cosa può dipendere? - Da mille ragioni.
Solitamente però riportano tutte alla famiglia.
Bisognerebbe capire che rapporto ha con i suoi genitori.
Tu nel quartiere conosci tutti, no?
Va bene, ho capito. Indago e ti faccio sapere qualcosa.
- Grazie, mi fai un regalo. - Perché l'hai presa così a cuore?
Da ragazzina ho avuto dei problemi.
Con la madre che mi ritrovo, capirai, ero piena di insicurezze.
Ho sofferto anche di disturbi del comportamento alimentare.
Veramente?
Come ne sei uscita?
Irene.
Mi dava tutto quello che mia madre non mi dava.
Complicità.
Ascolto.
Empatia.
- Soprattutto un esempio. - Cioè?
Forse è quello che serve a Valeria.
- Devo andare a parlarne con Rosaria. - Ti do un passaggio.
Domenico, meglio di no.
- È vero, scusa, è l'abitudine, capito? - Tranquillo.
Io chiedo informazioni in giro sulla famiglia e ti faccio sapere.
Grazie, ciao.
Io sono un ginecologo, non un gastroenterologo.
Per i dolori intestinali che ci posso fare?
Gambardella diceva che era collegato. Mi dava qualcosa per farmeli passare.
- Allora chiamate Gambardella. - Buongiorno.
Questo è un altro regalo che ci avete fatto.
- Io che c'entro? - Voi ci entrate sempre, arrivederci.
La gente non sta bene.
Per niente, soprattutto in questo quartiere.
- Io non so come avete resistito. - È l'abitudine, amore mio.
Vai a prendere un caffè al bar, ti raggiungo subito.
- Meglio una camomilla. - Sì.
- Scusa. - Prendi quello che vuoi.
- Dici che si abitua? - Sì.
- Per me, va verso l'esaurimento nervoso. - No, si abitua.
- Com'è andata la prima lezione? - È andata bene.
I ragazzi sono tosti, però con Domenico abbiamo funzionato.
Ah, meno male.
Ricordi la ragazza che aiutammo a uscire dalla prostituzione?
- Patrizia? - Patrizia, sì.
- Perché me lo chiedi? - Potrei avere bisogno di lei.
- Ti giro il numero? - Sì, grazie.
- Ora vai da Ermanno, sennò chi lo sente? - Vado, vado.
Vuoi un caffè? Vuoi un tè? Senza limone?
Mina.
Ma ancora così stai?
Ci aspettano alla Gaiola.
- No, non mi va. - Sei scema?
- Si muore di caldo, dai. - No, il ventilatore mi basta.
Poi, lo sai, non mi diverto al mare, c'è tutta quella gente.
Non ti piace il mare? Non c'entra con il mettersi in costume, no?
Posa il gelato. Mina, posa il gelato e andiamo.
Anzi, sai che ti dico? Andiamo a piedi alla Gaiola.
- Ti muovi e dimagrisci. - Tu sei pazza, è lontano.
Tu sei pazza, se pensi che io lasci la mia amica a piangersi addosso.
Professor Piegari, sono Mina.
Non troppo bene, per questo la chiamavo.
Vorrei tornare in terapia, ho bisogno di sostegno.
Non sapevo che si fosse trasferito all'estero.
Brava che sei arrivata. Vieni, è pronto.
Che meraviglia!
Come hai fatto con una mano sola?
Ho ordinato nel mio ristorante preferito.
Ah, ecco.
- Questo non riesco ad aprirlo da solo. - Ci penso io.
- Dovrei occuparmi io di te, invece... - Com'è andato il corso?
È andato...
È andato bene, è un'esperienza interessante,
però credo che sarà più impegnativo di quello che pensavo.
In che senso?
Oltre alle lezioni, ci sono questionari, attività da organizzare.
Poi i ragazzi hanno storie complicate.
Quindi...
Finirò per occuparmene spesso.
Beh, non avevo dubbi, conoscendoti.
Grazie.
- Passerò tanto tempo con Domenico. - Sì.
Ok.
- Non ti dà fastidio? - No.
Non faccio i salti di gioia, ma non sono geloso.
Il problema tra noi non è stato Domenico.
Lui è stato una conseguenza dei nostri problemi.
Che cosa hai inalato durante l'incendio?
Tu ridi, ma in realtà, mi è cambiata la prospettiva.
- Me ne sto accorgendo. - Senti, Mina, io...
Per far funzionare questa cosa, dobbiamo impegnarci.
Lavorare su di noi, sui nostri limiti, ecco.
- Sono d'accordo. - Bene.
- Allora, a noi. - A noi.
Bene.
Vorrei invitare Irene a cena domani sera.
È importante che tu risolva questa situazione, davvero.
Lo so.
Ho chiamato Piegari per quanto sto male.
- Che ha detto? - Non mi può seguire, non è più a Napoli.
Mi ha dato il numero di una sua collega,
ma io non la conosco e non la voglio chiamare.
Per questo devi fare pace con Irene.
È lei la tua vera psicologa.
- È diventata la tua postazione questa. - Ti scoccia?
- Vuoi guardare qualcosa? - No. No, no.
Ti volevo dire che siamo stati invitati a cena da Mina domani.
Io e Claudio abbiamo deciso di intervenire,
questa situazione va risolta.
Dubito che una cena risolva le cose, però grazie, mi sento meno sola.
- Ciao, che ci fai qua? - Ti cercavo.
Sono stato da mia madre a prendere un caffè.
- Conoscono la famiglia di Valeria. - Ah.
- Che hai scoperto? - Sono dei marittimi, come mio padre.
Adesso sono in navigazione, tornano tra tre mesi.
- Valeria con chi vive? - Con la nonna.
È anziana, una brava persona, ma è molto semplice.
- Non so se è il caso di parlare con lei. - No, per carità.
Metterò in mezzo Patrizia.
- Chi è Patrizia? - Dottore!
- Trapanese. - Da dove viene fuori?
- L'ho trovato qua fuori. - Ciao.
Non so se si è perso o l'hanno abbandonato.
È stupendo. Non aveva il collare?
No, sono andato dal veterinario e non aveva neanche il "kip".
- Il chip? Il chip. - Eh.
- Che ve ne fate ora? - Non lo so, per il momento me lo tengo.
Ho pensato che mentre trovo chi l'ha perso, devo dargli un nome.
- Sono d'accordo. - Io avrei pensato Canè, che ne dite?
- Carino. Cane alla francese. - No, è brasiliano.
Canè era un giocatore del Napoli degli anni '60.
Ah.
"Didì, Vavà, Pelè, siete la 'uallera di Canè".
- Non vi ricordate? - No.
Come fate a ricordare? Siete troppo giovane.
È troppo bello rivedervi insieme. Io ho sempre fatto il tifo per voi.
Non stiamo insieme, stiamo seguendo lo stesso progetto di lavoro.
- Ah. - Io devo andare.
- Sì. - Quello che dovevo dirti te l'ho detto.
Trapanese, ci vediamo presto.
- Sì. - Grazie. Ringrazia tua madre.
Che è?
Voi parlate sempre troppo.
Andiamo a fare il bagnetto.
Piano, piano.
- Valeria. - Ci vediamo domani.
Ciao.
- Un'altra volta qua? - Ti voglio portare in un posto.
- Che posto? Ho da fare. - Che cosa?
Pranzare da sola e chattare con gli sconosciuti?
Per una volta risparmiatelo. Vieni, ti piacerà.
Mangiamo insieme, ci facciamo compagnia.
Magari avvisa casa, di' che pranzi con un'amica.
Avete una strana idea dei miei gusti.
Scampia è molto meglio di quello che la gente pensa.
Poi non siamo qua per una gita turistica.
- Dove dobbiamo andare? - Ora lo vedi.
L'istruttrice è una mia amica,
ma fino a qualche anno fa faceva un altro lavoro.
Che lavoro?
Ora te lo dice lei.
La puttana, questo facevo.
Le cose si devono chiamare con il loro nome.
Di lavoro andavi con gli uomini? Cioè, in mezzo alla strada?
In strada, in casa, in ufficio, dovunque mi chiamavano.
Guadagnavo molti soldi, agli uomini piacevo, avevo successo.
- Ma come mai? - La verità?
Non lo so, è successo.
All'inizio andavo con chiunque mi mostrasse un po' di attenzione,
però non prendevo soldi.
Poi un giorno,
un ragazzo che mi piaceva veramente mi disse questo.
"Sei brava, perché non ci guadagni?"
Un po' mi si spezzò il cuore,
però poi gli ho dato retta.
Dentro di me sentivo di non essere buona a fare altro, capisci?
Pensavo: "Se piaccio agli uomini, qualcosa valgo."
Poi mi sono resa conto
che più piacevo a loro, meno piacevo a me stessa.
Alla fine la cosa più importante è piacere a se stessi.
Esatto.
Per fortuna Mina e Rosaria mi hanno aiutato a capirlo.
Mi sono ricordata che qualcos'altro lo sapevo fare.
A scuola ero molto brava in educazione fisica e così, eccomi qua.
Professoressa, andiamo? Si sta facendo tardi.
Andiamo.
- Grazie. - Quando vuoi.
Non mi interessa cambiare, io mi piaccio così come sono.
Non sei tu che piaci, piace il fatto che sei disposta a tutto.
Sempre meglio che essere ignorata come succedeva prima.
Tu veramente lo pensi?
Ti piace che i ragazzi ti trattino senza rispetto?
Ora state esagerando.
Io non sono come Patrizia, non farò quello che faceva lei.
Mi diverto quanto i maschi, è una cosa alla pari, tra amici.
È quello che torna verso casa mia. Lo prendo, arrivederci.
- Ehi. - Ehi.
Sei arrivata, finalmente.
Beh, che fai? Non ti cambi? Fra poco saranno tutti qui.
La cena...
Claudio, me ne ero completamente dimenticata.
- Non sono molto dell'umore. - Dai, gli amici servono anche a questo.
Fatti una doccia, di là è pronto, bisogna solo apparecchiare.
Ehi, ciao. Ti ho provato a chiamare stamattina.
Ti stavo richiamando, poi ho detto: "Tanto ci vediamo stasera."
- Tanto valeva aspettare. - Aspettare per che cosa?
- Ciao. - Ciao.
- Che meraviglia, champagne. - Sì.
- Buonasera. - Paolo, vieni.
- Come stai? - Bene.
- Ciao. - Ciao.
- Ciao. - Ciao.
Ho trovato le scazzette del cardinale.
- I dolci preferiti di Mina, brava. - Sì, quando avevo quindici anni.
Sono buoni pure adesso.
- Paolo, li metti in frigo? - Sì.
Mina, però, per favore, non cominciare, ti prego.
Buonasera.
- Ciao. - Vieni. Irene.
Adesso mi dovete dare retta. Ho un problema grande come una casa.
Da giorni aspetto di parlare con voi.
- Possiamo andare in camera da letto? - Andiamo, certo.
Irene, chiudi la porta.
- Titti, ma è stupendo. - Sì.
Sarebbe stupendo.
Sarebbe stupendo, se il bambino fosse di Giordano.
Quasi sicuramente non è così.
- Che vuol dire "quasi sicuramente"? - Con chi sei stata?
- Non dirmi che con quell'Edoardo... - Eh, Edoardo, è colpa sua.
- Non era gay? - È gay.
Ero depressa perché non mi voleva, poi ho incontrato Max...
- Max? - Il truffatore?
Vi eravate lasciati. Come siete rifiniti insieme?
Te l'ho detto, ero depressa.
Poi l'ho rivisto.
Diceva che era innamorato e ci sono cascata.
Ho bisogno di bere.
- Ho bisogno di bere pure io. - No, tu non puoi.
Tutto bene?
- Sì, un minuto e arriviamo. - È pronto, vi aspettiamo.
Che devo fare?
Glielo devo dire o non glielo devo dire a Giordano che il bambino non è suo?
- No! - Sì!
Ecco.
Certo, la tua soluzione è mentire, sempre e comunque.
È arrivato il momento di parlare una volta per tutte.
Scusate, proprio adesso?
Il mio unico errore è stato rubare quella foto.
Per il resto, non mi pento di aver mantenuto il segreto.
- Tu dici davvero? - Sì.
Abbiamo avuto altri 18 anni di un'amicizia bellissima.
Se te l'avessi detto, non ci sarebbero stati.
"Amicizia bellissima"?
- Era tutto finto. - Non era finto e tu lo sai.
- L'unica bugia riguardava Gianluca. - Ti pare poco? Sto male per lui.
Aveva il diritto di sapere e tu te ne sei fregata.
Non me ne sono fregata, Mina. Ho fatto una scelta.
Ho scelto di dargli un'infanzia e un'adolescenza serene.
Almeno adesso è grande e ha gli strumenti per capire.
Da piccolo come avrebbe fatto?
Come avrebbe reagito
a sapere che suo padre preferiva un'altra famiglia a noi due?
Mina.
Mamma mia, che casino ho combinato.
No, Titti, tu non c'entri. Non è colpa tua.
Buona la spigola in crosta di patate. Dove l'hai presa?
Una pescheria alla Torretta, hanno fatto tutto loro.
Lì ci prendo i crudi per i carpacci dell'aperitivo.
- Vengono buonissimi, vero, amore? - Sì, sì, buoni.
- Qui ci vuole altro vino. - Sì.
No, no, no. Io no.
- Mina? - Sì, per me sì, grazie.
- Chi è a quest'ora? - Non ne ho idea.
- Zia Rosa. - Mina, che felicità vederti!
Che ci fai qua?
- Senti, ma tu diventi sempre più bella. - Eh.
- Tale e quale a me alla tua età. - Veramente?
- Io avevo file e file di corteggiatori. - Rosa!
- Hai visto chi c'è? - Da quanto tempo!
Claudio, che ci fai qua?
Olga mi ha detto che voi due vi eravate separati,
poi tu avevi avuto un'altra storia ed eri andata a Procida tu sola.
- Non ti ha nascosto nulla. - No. Hai sentito mamma di recente?
Non molto tempo fa.
Lei mi ha detto di venire a stare qualche giorno con voi.
- Ah. - Non ve l'ha detto?
- No, veramente no. - Allora ti voleva fare una sorpresa.
- Sì, bella idea. - Eh.
Hai visto che a volte ci azzecca anche lei?
- Dov'è? La voglio salutare. - Aspetta, zia.
Ma quanta bella gente! Ma qui si mangia!
- Irene, Titti. - Zia Rosa.
Dovete sapere che questa ragazza me la sono cresciuta.
La tenevo in braccio quando aveva due anni.
Veramente undici, prima media, ma va bene lo stesso.
- Paolo. - Come sta, signora?
Quale "signora"? Io sono zia Rosa per tutti.
- Titti! - Zia.
- Che piacere rivederti. - Anch'io.
Questo bel giovanotto chi è?
- Giordano Rajola, piacere. - Lieta.
- Il mio fidanzato. - Ah! Hai fatto questo acchiappo?
Somiglia a un attore hollywoodiano.
- Sì, il sex symbol. - Non esageriamo.
- Anche tu sei una bellissima donna. - Grazie.
Anzi, ancora più bella di come ti ricordavo.
- Che cosa hai fatto? - Niente.
Ma no, sei radiosa. Hai i lineamenti morbidi e...
Hai una luce particolare negli occhi.
- Sarà l'amore, zia. - Infatti.
Vai a darti una rinfrescata, poi mangi con noi.
Sì, sì.
Ma non è che sei incinta?
Perciò non bevevi? La stanchezza e i misteri con le amiche?
- Sì. - Perché non me l'hai detto?
- Aspettavo il momento giusto. - È bellissimo.
- Dobbiamo festeggiare. - Prendo lo champagne.
- Già bevuto tutto. - Il prosecco è rimasto?
- Sì, forse. - Prosecco?
- Vengo a darti una mano. - Olga dove sta?
- Ciao. - Ciao, grazie.
- Buonanotte. - Grazie a voi.
- Ciao. - Ciao, Claudio.
- Ciao, buonanotte. - Buonanotte.
Che sospirone!
Allora, com'è andata?
- Difficile? - Sì.
A questo punto, forse il problema sono io. Che ti devo dire?
C'è stato un momento prima, quando eravamo con Titti,
che avrei potuto dirle che mio padre non sapeva di Gianluca e non l'ho fatto.
Se io penso a lei e a mio padre insieme,
mi sale il sangue al cervello.
Serve un po' di tempo, tutto qui.
Mina, bella! Dov'è il sapone per i piatti?
Vado a vedere.
Eccolo, l'ho trovato.
- Non serve, c'è la lavastoviglie. - No, figurati, ci metto due minuti.
- Come vuoi, ti aiuto. - Certo che tua madre è strana assai.
Mi invita a casa sua e lei va a fare una crociera di quattro mesi?
- Si vuole godere la vita. - In questo momento?
Quando tu stai passando quello che stai passando?
Per non parlare di tuo padre che ti ha fatto questo bel regalo.
Ma come? Un figlio con Irene?
Ogni volta che ci ripenso, io non ci credo.
Dillo a me.
Paolo come l'ha presa?
No, perché io l'ho visto calmo,
ma ho sentito che sta covando qualcosa.
- Vieni di là? Ti devo parlare. - Arrivo.
Eccomi.
Dimmi.
Ho preso un appartamento. Domani me ne vado.
Non fare quella faccia, sai bene che le cose tra noi vanno male.
Non così male da separarci.
Invece sì.
Si è rotto qualcosa e non siamo capaci di aggiustarlo.
Mi dispiace, quando ho preso la foto, io non ho pensato alle conseguenze.
Se potessi tornare indietro, non lo rifarei.
Non cambierebbe niente. Il problema siamo io e te.
Quando non c'è Gianluca, non sappiamo di che parlare.
Da quanto tempo non facciamo l'amore? Da quanto non ci divertiamo?
È normale dopo tanti anni di matrimonio.
Succede a tante coppie. È adesso che dobbiamo resistere.
È da troppo tempo che lo facciamo. Io sono stanco.
Io non voglio più sopravvivere né accontentarmi.
Siamo ancora giovani, possiamo stare meglio di così.
Ce lo meritiamo.
- A Gianluca che diciamo? - La verità.
Basta con le bugie.
Quando torna, ci parliamo.
Io sono stanco, vado a dormire.
Domenico, che succede?
Comprate! Patate, cipolle, zucchine solo a un euro.
È tutto fresco!
Eccomi.
Ho fatto prima che ho potuto.
Un ragazzo del corso mi ha mandato una e-mail.
Gli abbiamo fatto venire i sensi di colpa.
Che c'entra Valeria?
Due suoi amici l'hanno convinta a fare sesso a tre.
Mio Dio.
Vogliono riprendere tutto, mandarlo in streaming.
- È reato. - Appunto.
Si stanno scambiando messaggi per stabilire l'ora e dove collegarsi.
Lo faranno stamattina, mi hanno detto dove la portano.
Non risponde.
- Prova a mandare un messaggio. - Sì.
- Tutto ok? - Sì, certo.
Ma questo posto?
È il magazzino di mobili di mio zio, non ci viene mai nessuno.
Ci pensi tu alla logistica? Io penso al catering.
A quest'ora?
Per scioglierci un po'.
- Ma se non vuoi... - No, dai, va bene.
Quando vuoi, siamo pronti.
Valeria!
- Che ci fate qua? - Ti impedisco di fare una cazzata.
Lui era dietro gli scatoloni a riprendere tutto, lo sapevi?
- Io stavo giocando con il telefonino. - Stai zitto.
- Perché? - Non ti rispettano, ecco perché.
- Non vi vergognate? - Di che? Noi ci stavamo divertendo.
Diresti così se al posto suo ci fosse tua sorella?
- Che cazzo dite? - Oh!
Ah, l'hai capito?
Prima di fare qualcosa a qualcuno, devi pensare che è una persona,
che ha dei sentimenti e una dignità, non è un giocattolo.
Professo', come la fate pesante.
Te lo avevo detto che era una stronzata.
Professore'...
Scusate.
Capite che avete rischiato? Non finisce qua.
Questo lo prendo io. Dopo facciamo i conti.
- Valeria, aspetta. - Vi prego, ci manca solo che mi cazziate.
Non hai capito che non sono una che "cazzìa"?
Una cosa te la devo chiedere.
Perché? Perché hai accettato di fare una cosa del genere?
Perché me l'ha chiesto Lorenzo e lui mi piace da sempre.
Dal primo giorno di prima media.
Finora non mi aveva mai considerata.
- Pensate che sono una scema, vero? - No, non lo penso.
Aveva ragione Patrizia.
Lo facevo solo per piacere a lui.
Come faccio ora? Ho fatto un casino.
Allora, facciamo così.
Ricominciamo dalle cose semplici.
Quelle adatte a una ragazza della tua età.
Andiamo.
Dice che non vuole saperne dei ragazzi per almeno due anni.
Ci credo.
A che stai pensando?
A te e alle tue amiche.
Irene, Titti.
A voi non sarebbe accaduto quello che è successo a Valeria.
Non lo avreste permesso, vi sareste protette.
- È vero. - È tardi, devo andare.
- Buon lavoro. - Ciao.
Ciao, amica.
Sono stata pessima in questo mese.
Ho pensato ai miei problemi e non ai tuoi. Ti giuro che da oggi farò meglio.
- Che fai? - Sto bevendo il latte.
No, intendevo con Giordano. Glielo dici di Max?
Ho passato tutta la notte insonne, però ho deciso di sì.
Glielo volevo dire già poco fa a Giordano, però mi ha chiamato Irene.
Paolo è andato via di casa.
- Ah, ma così, a scoppio ritardato? - Sì.
Neanche lei se lo aspettava, infatti sta uno schifo.
Ora vado a trovarla. Se tu potessi farle una telefonata...
Vediamo, non lo so, non ti prometto niente.
- Grazie, a dopo. - Ciao.
Che cosa volevi dirmi?
Sono Mina Settembre, mi ha dato il suo numero il professor Piegari.
- Dottoressa, buonasera. - Ciao, chiamami Giulia.
Siamo colleghe e abbiamo avuto lo stesso professore, credo.
- Sì, è vero, volentieri. - Accomodati.
Allora, che cosa ti porta qui?
Mi sento un po' infantile a dirlo, però è la verità, quindi...
Ho rotto con la mia migliore amica.
Piegari mi aveva detto di una separazione, ma credevo che parlasse di tuo marito.
Sì, è successo poco più di un anno fa, qualche mese dopo la morte di mio padre.
C'è sempre lui dietro i miei casini. Mio padre, intendo.
Tuo padre ha avuto un ruolo nella separazione con tuo marito
o nel litigio con la tua amica?
Tutt'e due, però soprattutto la seconda.
La mia amica, Irene, ha avuto una relazione con mio padre 19 anni fa,
ma io l'ho scoperto da poco.
Ho scoperto da poco che suo figlio è anche figlio suo, di mio padre.
Il figlio della mia migliore amica è mio fratello.
L'ho scoperto da poco,
ma con lui ho sempre avuto un rapporto un po' speciale.
Lo sentivo come un nipote acquisito. La situazione è incasinata, lo so.
Diciamo che abbiamo molto su cui lavorare.
Ah, poi c'è mia madre, però quello è un capitolo a parte.
Manco è arrivata e già ha fatto un guaio, Rosa è una calamità.
- Lei e le sue intuizioni. - Non c'è niente da ridere.
Titti non voleva dirgli che è incinta.
Mia sorella non sa tenersi un cecio in bocca.
Tu come stai? Soprattutto dove?
Sono ancora in Italia, giriamo per le Eolie.
Com'è? Fa caldo?
- È mia sorella? - Sì.
Dammela, devo dirle un paio di cose. Sbatti, sennò si ammoscia.
- Rosa, ciao. - Ti rendi conto di quanto sei egoista?
Tu fai sempre la dama di carità?
Tu e mia figlia siete una bella coppia di suffragette.
Pensa a te.
Prima mi inviti e poi vai a fare il giro del mondo.
Ti pare normale?
Non ero sicura che venivi. Sei una scombinata.
Io scombinata?
Quanto sei antipatica! Antipatica eri da bambina.
Antipatica eri da adulta e antipatica resti da vecchia.
Vecchia sarai tu.
Riprenditela, perché mi fa venire i nervi, tieni.
- Eccoci qua, dicevamo del tempo. - Eh.
- Il mio si è esaurito. - Già? Fammi vedere almeno dove stai.
Che ti devo fare vedere? È una normale cabina di nave.
Stammi bene, Mina, salutami mia sorella.
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