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♪ Con lui volando lontano dalla terra ♪
♪ Dimenticando le tristezze della sera ♪
♪ Quando ami da morire ♪
♪ Chiudi gli occhi e non pensare ♪
♪ Il tempo passa, l'amore scompare ♪
♪ E la danza finirà ♪
♪ Una notte a Napoli ♪
♪ Con la luna e il mare ♪
♪ Ho incontrato un angelo ♪
♪ Che non poteva più volar ♪
♪ Una notte a Napoli ♪
♪ Delle stelle si scordò ♪
♪ E anche senza ali ♪
♪ In cielo mi portò ♪
♪ Una notte a Napoli ♪
♪ Delle stelle si scordò ♪
♪ E anche senza ali ♪
♪ In cielo mi portò ♪
♪ In cielo mi portò ♪
♪ In cielo mi portò ♪
Comunque, con uno sprint finale, nonostante i venti anni in più,
vince Mina!
Vabbè, non ti "frusciare" ora.
- È la prima in tre settimane. - Vale di più, perché mi hai trattenuto.
- Sì, vabbè. - Dai, accetta la sconfitta, no?
Oh, Federica Pellegrini.
- Eh. - Mi sa che hai fatto colpo.
Mmh...
Con gli uomini sto a posto, due bastano e avanzano.
Chi ti dice che ti aspettano dopo che li "hai appesi"?
Come parli?
Non è vero che li "ho appesi", ho detto che volevo stare da sola.
Quando torni a Napoli, chi chiami? Zio Claudio o Domenico?
- Salvata in corner. - Come sempre.
Andiamo a mangiare?
- La gara mi ha fatto venire fame. - Sì, pure a me.
Non era la prima volta in tre settimane.
- Sì. - No.
- Non imbrogliare domani. - Ho imbrogliato?
- Sì. - Sì, vabbè.
Buongiorno.
- Buongiorno. - Ciao.
Oggi c'è più gente, ma potete chiedere direttamente a mamma.
- Grazie. - Ormai siete di casa.
- Parliamo delle tue di conquiste? - Siamo solo amici.
Certo. Che mangiamo? Due spaghetti alle vongole?
- Che dici? - Sì, dai.
Juliette.
Ciao, è possibile...
Che succede?
- A Napoli c'è stato un brutto incidente. - Oddio, è il palazzo di Claudio.
Il procuratore De Carolis è rimasto ferito.
È all'ospedale Monaldi. Dobbiamo andare a Napoli.
Non abbiamo altre notizie.
Facciamo le valigie.
- Che è successo? - Ora ti spiego.
Il mio amico del noleggio può accompagnarvi.
Perfetto, grazie.
Vieni, vieni.
C'è stato un incendio a casa di Claudio, l'ho sentito al telegiornale.
Titti.
Lo so che mi ha provato a chiamare. Stiamo partendo ora da Procida.
Massimo due ore e siamo a Napoli. Ciao, ciao.
Stanno andando tutti all'ospedale.
Meno male che sei arrivata.
Come sta?
Come sta?
Il medico ha detto che non ha riportato ferite gravi.
Ha respirato molto fumo, stanno monitorando cuore e polmoni.
Sediamoci.
- Dottore. - Vi comunico che il procuratore sta bene.
Nessun rischio di complicazione. Cuore e polmoni funzionano regolarmente.
- Ora è al reparto. - Posso vederlo? Sono la moglie.
- Certo. - Grazie.
Ehi.
Mina.
Sto qua.
Che è successo?
Veramente, non lo so.
Io ero...
Non ricordo nulla.
Va bene, non parlare, non ti affaticare, scusami.
L'importante è che stai bene.
Mi hai fatto spaventare.
Scusate, volevo avvisarla che la terremo in osservazione 48 ore.
Poi potrà tornare a casa, cioè, dovunque pensa di sistemarsi.
In che senso?
La casa è inagibile, le fiamme sono arrivate fino in bagno.
Ora dove andrà?
- Può venire a stare da noi, no? - Certo.
- O con noi. - No, non esiste.
- È ancora mio marito, ci penso io a lui. - Come sei romantica.
Devo convincere mia madre.
- Hai detto niente. - È un'emergenza, capirà.
- Ora vado, sono stanca. - Tieni.
Vuoi un passaggio? Io e Paolo siamo in macchina.
Non serve, grazie.
Vi tengo aggiornati.
- Noi ci sentiamo con calma. - Sì.
- Ciao. - Ciao.
- Vado a prendere la macchina. - Anch'io.
- Vieni con me? - Sì.
Vedrai che prima o poi gli passerà, a tutti e due.
- Sì, come no, tra mille anni. - Dai.
Tu come stai? Hai detto a Giordano del bambino?
- Io neanche sono andata dal ginecologo. - Che aspetti?
È che...
C'è Giordano, poi ti racconto. Stai su.
Ciao.
Ah!
Mi vuoi far morire.
- Che hai fatto? L'elettroshock? - Anch'io sono contenta di vederti.
Generale.
- Sembri la "Gorgone" di Caravaggio. - Chi?
Una donna con i serpenti al posto dei capelli.
- Non le dia retta, è incantevole. - Grazie.
- Anche lei è in ottima forma. - Beh.
Pure mamma, devo dire.
- Ti è tornata la voglia di ballare? - Giorni fa faceva tante storie.
- Hai deciso di goderti la vita? - Mah, tanto per fare una cosa.
Tu che fai qua? Non dovevi tornare tra qualche giorno?
Claudio ha avuto un incidente, niente di grave, ma va accudito.
Parli del tuo ex marito?
Hai preferito lui al tamarro?
- Vi siete rimessi insieme? - Mamma, per favore.
Sto cercando di chiederti se possiamo ospitarlo qua.
Tanto Nunzia viene solo le mattine,
io posso dormire nella mia stanza e lui lo metto di là.
Non vi siete rimessi insieme.
- Ho capito, cerco un'altra soluzione. - No, vabbè.
- Fallo venire, certo. - Veramente?
La tua vita sentimentale è un rebus,
ma un po' di compagnia non ti fa male, soprattutto in questo periodo.
Perché? Che periodo è?
Io vado a togliermi il vestito, tanto ormai si sono chiuse le danze.
Va bene.
Io vado a letto, generale, sono stanca, mi scusi, buonanotte.
Era chiaramente doloso.
C'erano i resti di bombolette di propano.
Sono dei dilettanti.
Li abbiamo identificati.
I fratelli Riccio, li hai fatti arrestati due anni fa.
- Ricordo. Rapina e aggressione, giusto? - Esatto.
Sono usciti da Poggioreale con il pensiero di fartela pagare.
- Ora se ne tornano da dove sono venuti. - Ottimo.
- Io vado, ti serve qualcosa? - No, grazie, Ludovico.
- Sicuro? - Sì.
- Stammi bene. - Sì, ciao, salutami tutti.
- Allora oggi è una splendida giornata. - Addirittura?
Sì, ho avuto un'ottima notizia e sono contento di sentirti.
- Che buona notizia? - Le indagini sull'incendio.
Poi ti dico di persona. Pare che non mi debba preoccupare.
Ah, bene.
Dimmi di te. Che volevi dirmi?
Ho trovato una soluzione alla faccenda della casa.
Vieni a stare da me.
Davvero? Olga?
Olga ha detto subito di sì, inspiegabilmente.
- Stupendo. - "Stupendo"?
Non è che hai avuto un trauma cranico?
Parliamo di mia madre, non so se te la ricordi.
Benissimo, sì.
- Sono contento di stare con te. - A proposito di questo, io...
- Signora! - Finalmente siete tornata.
Mentre voi eravate in ferie, qui c'era gente che aveva bisogno.
- Chi? - Salite.
Vai, non preoccuparti.
- Avremo modo di parlare. - Sì, ciao.
- Allora? - Un momento.
Permesso.
- Salve, sono Mina Settembre. - Mio padre non capisce niente.
- È sotto shock per la morte di mamma. - Mi dispiace, condoglianze.
- È successo da poco? - Più o meno dieci anni fa.
Ah.
- Buongiorno. - Ciao.
Mamma, vado ad allenarmi.
- Lui è mio figlio Cristiano. - Ci pensi tu a Ciccio?
Vieni con nonna.
- Io vado, arrivederci. - Ciao.
Ecco qua, amore.
- Gioca con il coniglietto. - Siete già nonna?
Io ho la vostra età.
Me li porto meglio di voi, ma sempre 37 sono.
- Accomodatevi. - Grazie.
Di figli ne ho altri due, ma più piccoli.
Ora sono a scuola come la fidanzata di Cristiano, la mamma di Francesco.
Ah, vivete tutti qua?
Con uno stipendio solo non possiamo permetterci una reggia.
No, certo, immagino.
- Lavora Cristiano? - No, lui sta cercando.
Lo stipendio del mio compagno. Lavora in un bar e io arrotondo.
Faccio le pulizie in una palestra, ma di notte per non disturbare i clienti.
Di giorno sto dietro alla famiglia.
Io non ho capito come vi posso essere utile.
Figuriamoci se io ho bisogno di voi. Vi chiedo aiuto per una persona.
Si chiama Giovanni Capasso e in un'altra vita era mio marito.
Ci mettemmo insieme da ragazzini, eravamo innamoratissimi.
Quando restai incinta, ci sposammo.
Ancora, via, via, forza.
- Via, ancora. - Ok, maestro, pausa.
Ecco papà.
- Hai visto papà? - Ah, tu stai qua?
Gabriele era bellissimo ed era la nostra vita.
Ma un giorno, quando aveva quattro anni...
Gabriele!
No!
Fu un momento.
Una distrazione.
Si chiamava Enzo Pellegrino
il disgraziato che guidava quella moto.
Giovanni non aveva colpa, adesso lo so, ma allora il dolore era troppo.
Te ne devi andare, Giovanni. È tutta colpa tua.
Vattene! Hai capito? Vattene!
In certe cose è come una catena.
Io me la presi con lui e anche Giovanni doveva prendersela con qualcuno.
Andò da quello che guidava la moto e...
Che cazzo fai?
Era pugile dilettante.
- Ah! - Ah! Ah! Ah!
Diciotto anni di carcere a Poggioreale si è fatto e oggi esce.
Ad aspettarlo, però, non ci sarà nessuno.
In tutto questo tempo i genitori sono morti e gli amici scomparsi.
Che farà? Come camperà?
Io voglio che qualcuno gli stia vicino e si occupi di lui.
- Non lo potete fare voi? - Troppi brutti ricordi.
Giovanni è stato mio marito, sarà sempre un pezzo della mia vita.
Non posso non preoccuparmi per lui.
- Maria, ci penso io. - Sapevo che dovevo aspettare voi.
Siete arrivata giusto in tempo, però non gli dite che vi mando io.
- Io a che titolo mi presento là? - Questo è il lavoro vostro, non mio.
Il numero di Virgilio dove sta?
- Dottoressa, finalmente. - Mi avete fatto prendere un colpo.
Scusate, sono così contento di rivedervi che...
Qua, in vostra assenza, è successa una tragedia.
Lo so, sono andata in ospedale a trovarlo.
- "In ospedale"? - Eh.
- Di chi state parlando? - No, di chi state parlando voi?
- Di Rosaria. - Ah.
Secondo me, è tornata con l'ex fidanzato.
Non ho tempo per gli affari di cuore, ho una cosa da risolvere, scusate.
Eccolo qua.
Bruno, ciao, sono Mina.
Bene.
La tua cooperativa lavora sempre con i detenuti di Poggioreale?
Vi occupate anche di un certo Giovanni Capasso?
Ottimo. A livello burocratico ha firmato tutto?
È tutto a posto, ci vediamo al controllo.
- Dottoressa, buongiorno. - Buongiorno.
- Mina, bentornata. - Grazie.
- Vieni, ti presento il nuovo ginecologo. - Ah.
- Com'è andata a Procida? - Bene.
- Tutto bene, sì. - Meno male.
- Ermanno. - Ah.
- Ciao, benvenuto. - Ci siamo già conosciuti.
Sì, mi ricordo. Una giornata memorabile quella.
Se aspetto ancora, partorisco qui.
Signora, non lo so, le sembra il modo?
- Prego, si accomodi. - Eh.
Prego, prego.
Qua l'educazione è una sconosciuta. Con permesso.
- Questo quartiere non è il posto per lui. - Ah.
Si è trasferito da poco, ha lasciato la moglie per me.
- Quindi vi siete rimessi insieme? - Eh, perché?
A tutti bisogna dare una seconda possibilità.
Eccomi. Come va? Mi ha portato le analisi?
- Povero Trapanese. - Io la vedo bene.
Ho un appuntamento con il dottor Gambardella.
Sì, è al terzo piano, l'ascensore è in fondo.
Grazie.
Ecco qua.
La pillola ti protegge dalle gravidanze, ma non dalle malattie.
Lo so, mamma me l'ha detto cento volte.
- Sono noiosa, che ci posso fare? - Lei fa bene. Emma è fortunata.
I genitori non accettano che i figli facciano sesso, non ne parlano.
- Al massimo mettono qualche divieto. - I divieti non servono a nulla, no?
L'unica arma che ho per proteggerla è renderla consapevole.
- Poi ora starà molto tempo all'estero. - Già.
Scusate, la segretaria ha detto che potevo entrare, però...
- Non si preoccupi, abbiamo finito. - Arrivederci.
Quando rientri, facciamo un altro controllo.
- Divertiti in America. - Va bene.
- Arrivederci. - Arrivederci.
Grazie per avermi inserito in agenda.
Mi hai chiamato ieri sera, sembrava urgente, dimmi tutto.
Allora, eccolo qua.
Dalla lunghezza direi che sei intorno alle 12 settimane.
Ma 12 precise precise? O magari, non so, 11 o 13?
Per febbraio tu e Giordano diventerete genitori.
Si può sapere la data del concepimento? Il giorno, capito?
Vabbè, ma in queste cose niente è proprio preciso.
No, lo so, io dico più o meno.
Mi voglio ricordare le circostanze, così quando è grande, glielo racconto.
Facciamo così.
- Quando hai avuto l'ultimo ciclo? - Il 12 maggio.
- Il 12 maggio. - Sì.
Vediamo un po'...
Lo avete concepito tra il 24 maggio e l'8 giugno.
- È attendibile questo giochino? - In che senso?
- C'è la probabilità che si sbagli? - Perché dovrebbe?
Neanche lo 0,01 per cento?
Titti, lo 0,0001 per cento di errore ci può stare.
Eh.
- Non capisco, che problema hai? - No, è una mia curiosità, capito?
Sono calcoli astrali senza nessun senso.
- Vabbè, ti mando tutto via e-mail. - Va bene, grazie.
- Dimentichi il foulard. - Non è mio. Ciao.
"Compleanno fratellone".
Lo sapevo.
- Pronto? - Sono nei guai, ti devo parlare.
Sapessi io. Scusa, ti devo richiamare.
Sei stato via più di tre settimane, non puoi già ripartire.
Perché no? La scuola non è iniziata.
A Procida le camere sono pagate per qualche giorno.
- Parliamo di ciò che è successo? - Di che cosa?
Hai tradito papà e mi hai detto "palle" per una vita.
Le "palle" te le abbiamo dette tutti e due.
In questa situazione io e tua madre siamo ugualmente colpevoli.
No, per me no.
Tu mi hai voluto anche se non sono tuo figlio.
Io vado, il traghetto parte tra poco.
Mi faccio vivo io.
Come "non è un buon momento"? Mina, io ho bisogno di parlarti adesso.
Mi racconti tutto stasera al Locale. Ora devo andare, Titti, mi dispiace.
Ci vediamo stasera, scusami, ciao.
Vittorio, io ti volevo davvero bene, ma tu qui hai combinato un guaio.
- Giovanni Capasso? - Sì.
- Ciao, io sono Mina Settembre. - Buongiorno.
Mi manda l'associazione Beccaria, quella del posto al cantiere.
- Devo firmare il contratto di assunzione. - L'ho portato.
Ti accompagno a casa, lo firmi e vedo come ti sistemi.
- Bruno non mi aveva detto niente. - No?
- No. - Strano, preciso com'è.
Si sarà dimenticato. Io ti devo accompagnare, è la procedura.
Andiamo.
Allora?
- Mi fa firmare queste carte? - Sì, certo.
Ecco qua, contratto e assicurazione.
Sigla ogni pagina e fai una firma per esteso sull'ultima.
La penna.
- Tieni. - Grazie.
- È bello il tatuaggio. Che cos'è? - È l'occhio di Horus.
Sarebbe?
Una divinità egizia, simbolo di prosperità e di buona salute.
- Lo hai fatto in carcere? - Sì.
Ecco qua.
Ora, se non le dispiace, vorrei riposare, è tardi, sono stanco.
Il primo giorno di libertà lo passi chiuso in casa?
Non è reato, no?
- No. - Prego, la accompagno.
Arrivederci.
Arrivederci.
Chi ci abita là? Lo sapete? Non lo so, un parente?
Non mi pare che Giovanni ne avesse alla Pignasecca.
Io ho fatto una foto ai nomi sul citofono, venite a vedere, ecco.
Qualcuno vi dice qualcosa?
No, niente.
Come mai questa cosa vi ha messo in agitazione?
Mi ha nascosto che sarebbe uscito, poi era cupo, inquieto.
- Mi ha dato una brutta sensazione. - Bentrovata.
- Ciao. - Ciao, mamma.
- Pure tu fai pugilato? - Sì, chi altro?
Niente, lei è dei Servizi Sociali. Le dicevo che non trovi lavoro.
Il fatto che so fare a pugni può servire?
Vabbè, ora ci pensa lei a trovartelo, stai tranquillo.
Grazie.
Prego.
Oltre a occuparmi dell'ex marito, devo pure provvedere al figlio.
Io ti devo dire una cosa.
L'ho scoperta nei giorni in cui tu hai saputo di Gianluca.
Non te l'ho detto, perché non tenevi la testa,
però ora te lo devo dire.
Titti, mi fai preoccupare. Che è successo?
Non è niente di grave, anzi.
C'è Irene.
Vieni.
È tardi, devo andare.
Non è vero, sei arrivata cinque minuti fa. Dai, Mina, ti prego.
- È da tempo che non stiamo tutte insieme. - Non è colpa mia.
- Tu resta, vado via io. - Irene, non fare la scema, vieni qua.
Infatti, non serve.
Se continuate, vi faccio "capa e capa" a entrambe.
- Mi avete scocciato. - Ci sentiamo domani.
- Mi dispiace, ci ho provato. - Lo so, grazie.
- Senza di te, mi sparerei. - Non dire così, esagerata.
Tu hai pure Paolo.
Non è che le cose vadano benissimo con lui.
A casa non c'è quasi mai e se c'è, sta sulle sue, non mi parla.
È arrabbiato.
Ce l'ha con me, perché sto facendo soffrire Gianluca.
In realtà, sono andato oltre. Per me il problema siamo io e lei.
Non siamo più una coppia, siamo solo i genitori di Gianluca.
Infatti quest'estate Gianluca non c'era ed è stato tremendo.
Sì, però, sai che i matrimoni vivono momenti difficili, devi resistere.
Prima o poi le cose migliorano.
Mi sa che non parliamo più di me e Irene.
No, è...
Scusa, è che sono rimasto colpito da come mi guardava Mina ieri.
- Non era solo affetto. - Avrete molte occasioni per scoprirlo.
Vivrete sotto lo stesso tetto.
Sì, sempre che mia suocera ci lasci un po' di privacy.
Mi hai fatto una bistecca.
Buono, no?
- Parti domani? Dove vai? - Un po' dovunque.
Una crociera intorno al mondo.
- Starò via qualche mese. - Mamma, scherzi?
Dicevi che le crociere sono una cosa da rimbambiti.
- Poi tu odi le vacanze. - Mai detta una cosa del genere.
- Non mi ricordo. - Poi così? Dalla mattina alla sera?
Veramente mi sono organizzata quando eri a Procida.
Quindi non mi avresti salutata? In teoria, io dovevo stare là.
Uffa! Quanto sei melodrammatica. Ti avrei aspettata.
Poi avrei raggiunto la nave con un volo alla prima tappa utile.
Visto che sei tornata,
perché dovrei perdermi l'inizio del viaggio?
Ah, ho capito perché hai accettato Claudio.
Non ci saresti stata.
Sono contenta che non resti da sola.
Era la mia unica remora a partire, lasciarti qui senza nessuno.
Infatti...
- "Infatti" che? - Eh?
Nunzia, hai finito con quei quattro vestiti?
Sì, sì, eccomi qui. Ecco qua, tutto pulito e stirato.
Tanto li metti in valigia e si sgualciscono un'altra volta.
Ora che farai? Chiedo a qualcuno se ha bisogno di una persona?
No, per carità, non ce n'è bisogno.
Ne approfitto per andare a trovare dei miei parenti al Nord.
Ah.
- Adesso vado, si è fatto tardissimo. - Va bene.
- Stammi bene. - Pure tu.
Guarda che restiamo in contatto.
- Ciao. - Ciao.
"Secondo la mitologia egizia,"
"Horus volle vendicare l'uccisione del padre Osiride da parte di Seth"
"ma nello scontro con lo zio perse l'occhio sinistro."
"L'occhio di Horus è dunque, tra le altre cose, simbolo di vendetta."
Perché tatuarsi un simbolo di vendetta, se ha già ucciso l'assassino del figlio?
Forse per ricordarselo e poi espiare.
- No, ma non... - Grazie.
Non mi ha dato la sensazione di un uomo così risolto.
La visita nella Pignasecca mi ha inquietato, così ho studiato.
- Ce la fai? - Sì.
A bordo dello scooter erano in due.
Maria non ti aveva parlato solo di Pellegrino?
Sì, perché lei dell'altro uomo non sa niente.
Quando morì il figlio, non volle sapere com'era andata.
Non seguì il processo.
Voleva solo rimuovere il dolore, voleva dimenticare.
Però, forse agli atti,
il nome del secondo uomo c'è.
- Se fosse lui a vivere nella Pignasecca? - Per questo sei venuta da me.
Tu riesci a ottenere informazioni più velocemente.
Vabbè, quindi, se ho capito bene,
tu hai paura che quell'uomo viva lì e Giovanni voglia vendicarsi?
Sì.
- Vabbè, pensi che sono pazza. - No.
No, ha senso.
Faccio un paio di chiamate.
Voglio scoprire quale collega ha seguito il caso.
- Appena so qualcosa, ti chiamo. - Grazie.
Ciao.
Ciao.
- Non dirmi che hai già fatto. - Sì, ma non ho buone notizie.
Il secondo sulla moto era Ciro Iovine.
Ha confessato che lui e Pellegrino erano imbottiti di cocaina.
Iovine ha incitato l'amico a provare la moto che lui aveva truccato.
Il concetto di responsabilità morale è controverso.
Iovine aveva un ottimo avvocato e non è andato in carcere.
Aspetta, ti metto in vivavoce, devo controllare una cosa.
Iovine abita in quel palazzo. Se Giovanni ci va oggi dopo il cantiere?
Allertiamo la polizia.
Per un reato ancora non commesso? Parliamo di supposizioni.
Se ho ragione, succede un'altra tragedia.
- Devo fare qualcosa. - Mina.
Entro le quattro. Vabbè, ciao.
Sì, che c'è ancora?
Volevo ringraziarti, sei stato fantastico.
Trapanese.
Trapanese.
- Vi devo chiedere un favore. - Ah, ditemi.
Non fate così, mi dispiace per ieri.
Mi volete parlare di Rosaria?
- Veramente? - Sì.
Secondo me, ha fatto una scelta sbagliata.
- Parlate mentre andiamo. - Dove?
- Poi vi spiego, ma vi dovete cambiare. - Come?
Serve qualcosa di più aggressivo.
- Le minestre riscaldate non funzionano. - Eh.
- Poi alla sua età perché perdere tempo? - Infatti, sì.
Le dovete parlare.
- Sì. - Vi sta a sentire.
- Di me pensa che è una cosa interessata. - Eccolo, arriva.
- Ah. - Purtroppo.
- Sicura che è una cosa tranquilla? - Speriamo.
- Come? - Fate ciò che vi ho detto.
- Mamma mia. - Giovanni.
- Che ci fate qua? - Tu che ci fai qua?
Casa tua è dall'altra parte della città.
Il cantiere dove lavoro no. Facevo una passeggiata.
"Una passeggiata"? Eri qua pure ieri, ti ho visto.
- La cooperativa si è messa a spiarmi? - Non lavoro per loro.
Sono un'assistente sociale. Mi manda Maria, era preoccupata per te.
Aveva ragione. Esci di prigione e il primo pensiero è la vendetta?
- Non so di che parlate. - Ah, no?
Perché quello non è al cantiere?
Iovine è un pezzo di merda.
- Così torni in carcere. - Allora?
Quel giorno sul lungomare io ho perso tutto.
Ora andatevene.
Andatevene.
Va bene, sì, io me ne posso andare,
ma tu non risolvi niente.
Il mio ex marito è un magistrato.
Ha messo due agenti a piantonare la situazione.
Uno è là e l'altro è al piano di Iovine.
Che vuoi fare?
Non lo potete sorvegliare per sempre e io ad aspettare sono allenato.
- Come sono andato? - Benissimo, Trapanese, benissimo.
- Torniamo alla Sanità. - Andiamo.
- Levatevi l'auricolare. - Già.
- Dottoressa. - Eccomi.
- State un'altra volta qua? - Sì.
- Mi avete trovato un lavoro? - Non ancora, non è una cosa facile.
- Cercavo tua madre. - Sì, venite, entrate.
Posso? Grazie.
Mamma, è per te.
Buonasera.
- Andiamo sul balcone. - Sì.
- Papà cena con noi? - Sì.
- Preparo qualcosa. - Allora?
- Lui non lo sa, vero? - Che cosa?
Cristiano assomiglia a Giovanni.
Fa i suoi stessi gesti, è appassionato di boxe come lui.
Ditemi la verità, è figlio suo?
Quando morì Gabriele,
non sapevo di aspettare un altro figlio.
L'ho scoperto dopo.
Per fortuna il mio compagno mi volle pure con il pancione di un altro.
Ve l'ho detto che è un brav'uomo.
Giovanni deve sapere che ha un altro figlio.
Lui ha bisogno di una ragione per andare avanti.
A Cristiano non ci pensate? Non so come la prenderebbe.
Magari a Cristiano lo dici in un altro momento, lo prepari bene,
però Giovanni deve saperlo, rischia di fare un altro guaio.
Non lo so.
Maria,
tutti meritano una seconda possibilità.
Quella di Giovanni dipende da te.
Quello che mi chiedete è una cosa grossa, ci devo riflettere.
Hai ragione, però promettimi che lo farai.
- Mamma. - Finalmente! Ho già chiamato il taxi.
Se facevi un po' più tardi, non ti salutavo proprio.
- La nave parte tra un'ora. - Il generale dov'è?
- Lui non viene. - Eh?
- Vabbè, lascia stare. - Come "lascia stare"?
L'altra sera ballavate carini, eravate affiatati.
- Che è successo? - Sì, vabbè, è caruccio, ma...
Abbiamo anche una certa intesa... Capiscimi.
Ma io sono uccello di bosco, non posso stare chiusa in gabbia.
Poi non voglio farlo soffrire. Io oggi sto qua, domani chissà.
È l'uomo perfetto per te. È gentile, è paziente per sopportarti.
Voglio godermi la mia libertà, va bene? Come stai facendo tu.
- Eccolo. - Buonasera.
Anzi, come stavi.
Grazie.
Con questo senza braccio che ti vuoi godere?
Mamma.
Vabbè, è così.
Dammi, ecco qua.
- Scusi, è libero? - È così.
Le dispiace, scusi?
- Mi raccomando, niente smancerie. - Fatti abbracciare.
- Chiamami spesso, mi raccomando. - È una parola.
Sulla nave non prende. Ti chiamo quando posso.
Mi raccomando, non fare guai.
- Sorvegliala. - Sì.
Dove va?
In crociera in giro per il mondo, da sola.
- Devo fermarla? Si è scimunita? - Scimunita sarai tu.
- Ciao. - Ciao.
Buon viaggio.
Lei è così, lo sai.
- Vieni, vieni. Come stai? - Mmh.
- Mia madre non ha fatto la spesa. - Sì, doveva partire.
Non c'è niente? Nemmeno, che so, tre pomodorini in croce?
Sì, forse stanno qua, fammi vedere.
- Ah, sì. - Ah.
Fai uno dei tuoi spaghetti "sciué sciué"?
- Devi farli tu, io sono inabile. - Mamma mia.
Quanti ne abbiamo mangiati i primi anni di nozze?
Uh! Beh, d'altronde, non facevamo mai la spesa.
Ti ho sistemato qua, spero che ti vada bene.
Pazzesco, non sembra più lo studio di tuo padre.
C'è voluto uno psicodramma, ma l'ho buttato giù dal piedistallo.
Questa ha resistito.
L'ho amata tanto anch'io.
- Che fine ha fatto? - È in una rimessa, abbandonata.
Poverina, è che non ho tempo né soldi per metterla a posto, quindi...
Così.
- Sì, allora, la borsa te l'ho messa qua. - Grazie.
Non so se hai bisogno di aiuto, qualcosa.
- No, no, sto bene. - Forse con la camicia, non...
Magari quello sì, ho difficoltà con i bottoni.
Sì, ci penso io.
Ecco qua.
A posto.
Buonanotte.
- Io non credo che sia una buona idea. - Io credo che sia un'ottima idea.
Il nostro matrimonio merita una seconda possibilità.
Se non gliela diamo adesso, quando gliela diamo?
Pronto?
- Hai fatto la cosa giusta. - Speriamo.
- Vuoi il biscotto? - Ciao.
Ciao, mamma.
Vestiti, giù c'è uno che può darti lavoro.
- Veramente? - Vai.
Amore di nonna, ciao. Biscottino?
Cristiano Volla, molto piacere.
Giovanni sarà il tuo responsabile al cantiere.
È merito suo se hai un lavoro. Te lo devi guadagnare, sei in prova.
Sì, sì, grazie.
- Grazie mille. - Lavoreremo bene insieme.
- Ci conosceremo un passo alla volta. - Non vedo l'ora di iniziare.
- Andiamo? - Sì, andiamo.
Aspettate un attimo.
Lui è il figlio di Cristiano, si chiama Francesco.
Mia madre ha insistito per darglielo. Aveva ragione, è proprio un bel nome.
Sai che se avessi avuto un secondo figlio, lo avrei chiamato così?
Avviati alla macchina, io arrivo subito.
Sì. Ciao, mamma.
Dottore', grazie mille.
- Sono pure nonno? - Eh, sì.
Grazie, dottoressa, grazie.
Grazie soprattutto a te, Maria. Mi hai ridato la vita.
Ora vai, sennò Cristiano si accorge di qualcosa.
Ciao.
Grazie.
Non è perché siamo diventate amiche,
io non scrollo più la tovaglia dal balcone.
Mi preoccuperei se non lo facessi.
- Mina. - Ciao.
- Come stai? - Bene, tu?
Bene.
- Che ci fai qua? - Aspettavo Rosaria.
Il Comune ha avviato un progetto che ho presentato settimane fa.
Ah.
Un corso di educazione sessuale per i ragazzi delle medie.
È solo che quando lavoravo qua
ho visto che i ragazzi arrivano al sesso troppo presto e poi fanno i guai.
Domenico, prima che la voce ti arrivi da qualcun altro,
io volevo dirtelo di persona.
Io e Claudio abbiamo deciso di riprovarci.
In effetti, me lo aspettavo, non ti sei fatta più sentire.
Vabbè.
- In bocca al lupo per il corso. - In bocca al lupo a te.
- Scusate, sono in ritardo. - Ciao.
- Aspetta. - Che è?
- Domenico ti ha detto del corso? - Sì, è una bellissima idea.
Meno male, perché lo dovete fare insieme.
- "Insieme"? - Scusa?
Il Comune ha chiesto
che con il ginecologo ci sia l'assistente sociale e la psicologa.
Ha chiesto dei nomi e io ho fatto il tuo.
Ho detto:
"Mina fa sia l'assistente sociale che la psicologa."
Mica ho fatto male? No?
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