All language subtitles for Mina.Settembre.S01E12.iTALiAN.720p.WEB.H264-NEUROSiS_ita

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Original subtitles

♪ Con lui volando lontano dalla terra ♪

♪ Dimenticando le tristezze della sera ♪

♪ Quando ami da morire ♪

♪ Chiudi gli occhi e non pensare ♪

♪ Il tempo passa, l'amore scompare ♪

♪ E la danza finirà ♪

♪ Una notte a Napoli ♪

♪ Delle stelle si scordò ♪

♪ E anche senza ali ♪

♪ In cielo mi portò ♪

Sono così preoccupata, io non so che devo fare.

Dobbiamo essere molto attenti a gestire questo momento.

Paolo, io...

La cosa importante è che Gianluca non scopra nulla.

- Se glielo dice Mina? - Non penso che glielo dirà.

Però è meglio che per un po' non si incontrino.

Come glielo spieghiamo? È cresciuto con lei.

Buongiorno.

- Auguri. - Grazie.

Buon compleanno.

La colazione è pronta.

No, grazie, la faccio al bar con gli amici.

- Pensavo di invitarli qui stasera. - Sì.

Se volete, potete dirlo anche a Titti e zia Mina.

No, giusto. Avete litigato per un motivo misterioso.

Non è che abbiamo proprio litigato, è che...

Che torta vuoi questa sera?

- Solita. - Profiterole?

Vabbè, io vado.

Ciao.

- Io così non ce la faccio. - Vabbè, troveremo un modo.

Vado a prendermi dei cambi da portare da Claudio.

Nunzia, tra poco esco e puoi fare la stanza, dammi ancora un minuto.

Così non risolvi niente.

Al massimo la stanza prende meno polvere.

Che ci fai qui? Non fai tardi a scuola?

- La porti da zio Claudio? - No, perché? Che c'entra zio Claudio?

- Ci hai sentiti? - E ti ho visto pure stamattina alle 6.

Sembravi un ladro che entra senza far rumore.

Mi dispiace, non ti volevo far preoccupare.

Credimi, è solo per qualche giorno.

- Sono cose che succedono tra adulti. - Cosa?

Quali sono le cose che succedono? Le corna?

Che corna? Di quali corna parli?

Ho pensato che avessi fatto qualcosa con zia Mina.

Io e zia Mina? Stai scherzando?

No, è l'unica cosa che avrebbe spiegato tutto.

Ora so che non è così, ho parlato con zia.

Ci hai parlato?

- Che ti ha detto? - Niente.

Non mi dice niente neanche lei, nessuno mi dice niente,

qua fate tutti come se io fossi scemo.

- Non è vero, non lo pensa nessuno. - Allora dimmi tu la verità.

Guardami in faccia e dimmela, papà.

Fammelo come regalo di compleanno, ti prego.

Fammi capire.

Puoi dire a Nunzia di buttare tutto.

Quello che vi invidiavo di più era la complicità che aveva con te.

La invidiavo, ma allo stesso tempo mi faceva felice.

Era bello vedervi parlare di tutto così apertamente.

Di tutto? Tranne che della cosa più importante.

Non avresti capito.

Perché, tu l'hai capito?

Io sono andata avanti,

anche quando ho saputo del bambino.

Che effetto ti ha fatto?

E a papà? Sapere di avere un altro figlio con lei.

Lui non lo sapeva.

Non l'ha mai saputo.

Tu come l'hai scoperto? È stata lei, la tua amica.

Controllavo sempre io la posta, lei non poteva saperlo.

Diceva che Gianluca era suo figlio

e non gli avrebbe chiesto niente, ma non gli avrebbe neanche negato niente.

Il messaggio era chiaro. Era ancora innamorata.

Gli stava dando la possibilità di tornare.

Allora per la prima volta in vita mia ho avuto paura.

Paura che se avesse saputo di avere un figlio

ci avrebbe lasciate.

Non l'avrebbe mai fatto.

Cioè, sì. A te, non ti avrebbe mai lasciata.

- Come hai fatto a tenerti tutto dentro? - All'inizio è stato terribile.

Ma poi, piano piano, mi sono abituata.

Mi piacerebbe dirti che ho vissuto nel senso di colpa.

Ma non è vero.

Ne è valsa la pena?

Tutto sommato siamo stati felici.

Sì.

Ne è valsa la pena.

Mamma.

Hai fatto una cosa terribile.

- Io avevo un fratello e non lo sapevo. - Ora lo sai.

Ma non lo posso sopportare.

La vita è fatta di compromessi.

Sta a noi subirli o trasformarli in qualcosa di buono.

- E che dovrei fare? - Devi capire cosa è bene per te.

Io pensavo di essermi liberata,

ma quando ho visto quel ragazzo in casa è tornato tutto a galla.

Prima non aveva un volto.

Ora ce l'ha.

Sei mai riuscita a perdonare papà?

No.

Ma gli ho voluto bene.

Fino all'ultimo giorno.

No, sono ancora arrabbiata.

Lo so.

- Davide, non farmi passare un guaio. - Stiamo facendo un giro e basta.

Se mi sgamano che ti ho accompagnato sotto casa di Nunzia...

Ti fermi un attimo e io scendo, non ti preoccupare.

Te lo giuro, non succede niente.

Stai attento, dopo l'ordinanza restrittiva non credo ti ascolterebbero.

Tu ti devi fidare. Mi vuoi fare questo favore sì o no?

Ecco, accosta qua.

Adesso che vuoi fare?

Voglio capire se riesco a parlarci un attimo.

- C'è la signora? - Prego, accomodatevi.

Non è cosa, andiamocene.

Dai, andiamo!

Tu che ci fai qua?

Mi chiedevo se ti faceva piacere fare una passeggiata.

- Spingi tu? - Se mi dai questo onore.

Meglio di no, di sicuro mi fai andare a finire contro un albero.

Ecco qua.

Andiamo.

Però...sei alta, eh!

Grazie.

- Tu, invece, ti sei rimpicciolito. - Ecco.

Andiamo.

Grazie.

Che succede?

- Finalmente si è alzata. - Con le gambe?

Quelle hanno sempre funzionato.

- Era la testa che non era buona. - E ora?

Ora si va avanti.

Vorrei parlarti, ci vediamo?

Sì?

Dottor Gambardella, c'è una visita per lei.

Prego, prego.

Grazie.

Vieni, Mina.

Quindi è così che vive un traditore?

Come puoi vedere, nel lusso sfrenato e senza alcun tipo di morale.

Non ci riesco proprio a farti sentire in colpa?

È che ho la coscienza a posto.

Infatti sono venuta per scusarmi. Ho esagerato.

Non dovevo permettermi di giudicare una scelta tua

che immagino sia stata anche sofferta.

Molto, ma sono contento che tu l'abbia capito.

È che ero sconvolta.

Ho scoperto che Irene...

È la donna della foto, l'amante di mio padre.

- Mamma mia. - Non è tutto.

Gianluca, suo figlio...

È mio fratello. Cioè, fratellastro, insomma.

- Tu come stai? - Come devo stare? Uno schifo.

- Gianluca sa questa cosa? - No, ma non posso essere io a dirglielo.

Ora capisco un sacco di cose.

Scusami se non ci sono stato, mi dispiace tanto.

Domenico.

Sono stati giorni molto complicati per me e sono successe tante cose strane.

Tutto ciò che era sicuro nella mia vita...

Ascolta, aspetta.

Ti voglio parlare anche di questo, però non qua.

- Ti va di accompagnarmi in un posto? - Dove?

È qui vicino.

Ci mettiamo un attimo.

Dai, vieni.

Siamo arrivati, è quella là.

Eccoci qua. Vieni, vieni.

Guarda che luce.

Mi sono innamorato di questo posto appena ci ho messo piede.

- Come l'hai trovato? - È di una mia collega.

Naturalmente mi fa un prezzo da amico, però è vicino al lavoro.

- Che ne pensi? - Molto bello qui.

Potresti aiutarmi ad arredarlo. Vieni, ti faccio vedere.

Non ti aspettare la vista sul mare, però.

Ma almeno è il posto più tranquillo della città.

Guarda come è bello.

Lontano dal caos, da quella gente.

È questo quello che cerchi? Un po' di pace?

Tu no? Non ti piacerebbe avere un posto tutto tuo?

Tutto nostro?

Domenico, per me questo non è proprio il momento per...

Aspetta, Mina. Aspetta.

Lo so che è un casino,

me l'hai detto che stai cambiando molte cose nella tua vita.

Perché non cambiare davvero, allora?

Io e te ci siamo trovati, stiamo bene insieme.

Non fare quella faccia.

Almeno dimmi che ci pensi.

Era da tanto tempo che non passeggiavo sul mare.

Sì, ma sei stata bene? Non è che ti ho fatto camminare troppo?

No. Fossero questi quattro passi il problema.

Sai perché mi sono messa su una sedia a rotelle?

Per pigrizia.

Per avere un po' di considerazione, di attenzioni.

Come una bambina che fa i capricci nel passeggino.

Pensa un po'.

- Ti è servito? Dico, stare meglio? - Per niente proprio.

In piedi o sulle rotelle, il mondo va sempre a scatafascio.

Vabbè, scatafascio... Arriva sempre il momento per la riscossa.

Sì, arrivano i nostri a cavallo, sventolando la bandiera della pace.

- Tutto a posto? - Non esattamente tutto.

È successo qualcosa tra Mina e Irene. Qualcosa di molto brutto. Non so cosa.

Così va meglio.

Ehi.

Dove vai? Tutto qua?

- Hai bisogno d'altro? - Non lo so...

Forse di capire meglio.

Cioè, voglio dire, io e te che cosa siamo?

Al lavoro come ci dobbiamo comportare? Nel senso, mi devo ritenere impegnata?

Vediamo come va, io per ora sto bene, sono tranquillo.

Tu?

Sì, anche io.

Allora non ti preoccupare, adesso pensa alle tue amiche.

Cerca di capire che sta succedendo.

Hai ragione.

Mi sono stufata di aspettare che quelle due si degnino di spiegarmi.

Dai, patate, cipolle, cucuzze, solo un euro.

- Questo non ha mai niente da fare? - Grazie per avermi accompagnato.

Devi andare in clinica adesso, no?

- Ciao. - Ciao.

Ero passato per dirti

che il marito di Nunzia ha avuto un'ordinanza restrittiva.

Non può avvicinarsi a casa vostra.

Per la sospensione al servizio ci vuole ancora tempo.

- Però, insomma... - Meglio di niente.

- Grazie. - Ehi.

Tu come stai?

- Così, così. - Ti va se ne parliamo un po'?

Non c'è bisogno, se vuole, può parlare con me.

Domenico, per favore.

Questo che cosa vuole ancora? Non dovevi parlargli?

No, che vuoi tu?

Hanno inventato i telefoni per queste cose.

Adesso calma.

Perché non prendi il tuo scooter e te ne vai a fare un giretto?

Perché non prendi la tua auto e te ne vai? Sei sempre in mezzo.

- Io? - Sì.

Simpatico.

- Glielo dici tu o no? - Claudio.

Per favore, non è questo il modo.

Fammi capire, tu non hai le palle per parlare?

Le palle per parlarti ce le ho, fidati.

Ma pensavo ci arrivassi da solo a capire che non conti più un cazzo.

Che sta dicendo? Che vuol dire?

Vi lascio soli. Fate con calma.

Vuol dire che...

È successa una cosa mentre non c'eri.

Io ho scoperto questa cosa di Irene e Claudio mi ha aiutato.

Perché mi sentivo sola.

Domenico, non guardarmi così, volevo dirtelo con calma.

Ci sei andata a letto?

Mi dispiace.

Oh, tutto chiaro? Ci è arrivato?

Pezzo di merda.

Domenico!

Smettetela! Che fate?

Basta!

Smettetela!

Che state facendo?

Fate come volete.

Ehi, basta!

Basta!

Che ho combinato, Titti?

Dai, non fare così.

Magari posso provare ad andare al consultorio.

Forse Mina mi dà una tregua per il compleanno di Gianluca.

Che dici?

Prova.

Prova a non perderla.

- Belli! - Oh, festeggiato!

Tutto a posto?

Sì?

- Ciao. - Ciao.

Che cosa ti è successo?

No, niente, non preoccuparti. Ho sbattuto. Di che avevi bisogno?

Una firma.

- Non mi sembra la decisione giusta. - Lo è, invece.

Serve solo la tua firma e il trasferimento sarà effettivo.

Anche se tra noi non ha funzionato,

non vuol dire che non possiamo lavorare insieme.

Per te è così, ma per me non ci sono alternative.

- La verità è che tu mi hai usata. - No, questo non è vero e non devi dirlo.

- Giada, io... - Cosa?

Mi vuoi bene? Ti piaccio? Mi stimi?

Non mi basta, Claudio.

Hai ragione.

Non basta neanche a me.

Però tu sei brava, davvero, e qui dentro stai facendo strada.

Perché ricominciare da un'altra parte?

Firma il mio trasferimento, per favore.

Dottore', mi state sentendo?

Sì, certo.

Cioè, voi pretendete che dopo sei mesi di assenza

la scuola riprenda vostro figlio?

La sostituzione tanto è durata.

Ora Jonathan è uscito e Kevin può tornare a scuola.

Scusate, ma secondo voi come fa un ragazzo a recuperare un intero semestre?

Il "guaglione" è intelligente.

Signora, io ci posso provare,

ma dubito che a scuola se lo riprenderanno.

Vedete com'è?

Uno si impegna a dare l'istruzione ai figli, a rispettare le regole,

e lo Stato che fa?

- Sentiamo. Che fa? - È latitante.

Voi mi avete scocciato.

Prima fate le regole a modo vostro, delle regole assurde,

poi pretendete che lo Stato vi venga dietro, se no è latitante?

Allora facciamo che lo Stato è latitante

e ci rivediamo quando Kevin sarà un delinquente.

Fino a quel momento mi dispiace, non vi posso aiutare. Eh, com'è?

Dottore', fate sul serio?

Mai stata così seria. Arrivederci, grazie.

Arrivederci.

- Buongiorno. - Buongiorno, in cosa vi posso servire?

- Il consultorio è qui? - Scala "A", secondo piano.

Cercate qualcuno in particolare?

La signora Rosaria De Santis, l'ostetrica.

La trovate sopra.

- La conoscete? - Abbastanza.

Dovete farvela a piedi, l'ascensore è guasto.

Non ha capito con chi ha a che fare.

Buongiorno.

Non ha capito con chi ha a che fare, questa cretina.

No, non mi dire niente. Lo so, ho sbagliato.

- Ho sbagliato. - No.

Invece, secondo me, hai fatto bene.

Può darsi che dopo la tua sparata

la signora Ammaturo si passa la mano sulla coscienza.

Da quando in qua mi dai ragione?

Ti vedo un po' abbattuta, hai bisogno di autostima.

Vabbè, dai, andiamo a pranzo fuori. Offro io, non ti preoccupare.

Grazie.

- Comunque so perché sei così comprensiva. - Sì? E perché?

Dillo pure a me perché io non l'ho capito.

Perché hai paura che me ne vada. Come Domenico.

- Ho ragione? - No, io qua resto.

Che peccato.

Buongiorno.

- Ermanno. - Ciao.

Sono Ermanno Jovine, il nuovo ginecologo.

- Piacere, Mina Settembre. Vi conoscete? - Ci conoscevamo.

Gianluca, che ci fai qua?

Ti volevo parlare.

Andiamo da me, vieni. Scusatemi.

Permesso.

- Perché sei venuto? - Sono stato assegnato.

- Va bene, ho chiesto io di venire qua. - Perché?

Perché mi mancavi.

Lo so, mi sono comportato come uno stronzo,

ma adesso possiamo parlare?

Va bene.

Non dovresti essere con gli amici a festeggiare?

Ho festeggiato fuori scuola.

Come saprai, visto che sei venuta a spiarmi.

Mi spieghi che succede?

Avevi detto che risolvevi tutto con mamma, ma non si è risolto niente.

Hai ragione.

Lo so, ti senti tagliato fuori.

Stasera vieni. Così, magari, tu e mamma parlate e vi chiarite.

È il mio compleanno.

Donna Rosaria, tutto bene? Il signore qua mi ha chiesto di salire.

Sì, tutto a posto, non si preoccupi. Torno tra poco.

Buongiorno, in che cosa posso...

Che giornata.

Se lei non ti ha detto niente, non è giusto che lo faccia io.

Dirmi cosa?

Senti, facciamo così.

Io questa sera vengo.

Ti porto anche il regalo.

Magari non mi trattengo, però ci sarò.

- Mi trattate come un bambino. - Guarda che non è male essere un bambino.

Da grandi è tutto più difficile.

Chi è? Scusami.

Oddio!

- Non fiatare. - Oddio.

Zia Mina?

- Che succede? - Tu, spalle al muro.

Chiama Nunzia e falla venire qui.

Solo se lasci andare il ragazzo.

Per favore. Per favore.

Fai come ti ho detto.

Il telefono è di là.

Muoviti.

Inventa una scusa, ma falla venire qui.

Se provi ad avvisarla, vi ammazzo.

- Ehi, meno male mi hai chiamato. - Pronto, Nunzia, sono Mina.

Stammi bene a sentire, devi subito venire al consultorio.

No, Mina, io sono Claudio. Hai sbagliato numero.

No, è che devi firmare la pratica di assunzione.

Vieni subito, altrimenti è troppo tardi e scadono i termini.

- Mina, hai bisogno di aiuto? - Sì. Sì.

Dai, vieni che ti aspetto. Ciao.

- Sta venendo, il tempo di arrivare. - Bene.

È successo per quelle accuse che ti avevano fatto?

- Quella cosa di quella ragazza? - No, ma', è per un'altra cosa.

Meno male.

- Che fai, te ne vai? - Sì.

Però basta mazzate, me lo prometti?

Tranquilla, ma'.

Ci vado solo a parlare.

- Buongiorno. - Buongiorno.

- La dottoressa Settembre è di sopra? - Sì, è di sopra.

Grazie.

Shh.

Apri, lo so che ci sei. Apri. Apri.

- Buongiorno, dottore, come state? - Un po' meglio.

Solo un po' indolenzito. La dottoressa sta su?

Sì, ha un sacco di gente. Oggi tutti passano al consultorio.

Se non apro, sembrerà strano. Il portiere sa che ci sono.

Va bene, apri la porta, ma non togliere la catenella.

Di' che siete chiusi.

Muoviti.

Mina.

- Che ci fai qui? Vattene. - No, ti prego, apri. Ti prego.

- Non è il momento, Irene. - Invece sì. Ho aspettato pure troppo.

Non me ne vado da qui finché non mi avrai aspettato.

- Vai via. - Mina.

Io lo so che non dovevo mentirti.

Io ti voglio bene, tu sei la mia migliore amica, Mina.

Ma come facevo a dirti che Gianluca è figlio di tuo padre?

Irene, basta.

Che sta dicendo?

Gianluca?

Ti avevo detto di stare zitto!

Mina, c'è Gianluca lì? Che succede, Mina?

- Che succede? - Vieni.

Veniva da su.

Se urli di nuovo, ti ammazzo.

Adesso state fermi e zitti finché non arriva Nunzia.

Ti prego, almeno lui.

- Almeno lui, fallo uscire. - Ancora parli?

Non è che mi hai preso per il culo?

Dammi il telefono.

- Giuro che l'ho chiamata, sta arrivando. - Dammelo.

Se mi hai detto una stronzata, ti ammazzo.

Che succede lì dentro?

Mina, ti sei fatta male? Ho sentito un urlo.

Mandalo via, tranquillizzalo.

- Domenico, tutto bene, vai via. - Perché non apri la porta?

Zitti.

Dottore, io ho le chiavi.

Apri.

Domenico!

- Corri. - Lasciami!

Sei stata brava al telefono. Io sarei dovuto arrivare prima.

L'importante è che stiamo tutti bene.

Ora che succederà?

Aggressione a mano armata, sequestro di persona.

Io credo che dieci anni di galera non glieli tolga nessuno.

- Che ci fanno qui? - Erano venuti per parlare con me.

Solo che poi Gianluca ha scoperto tutto.

Tutto cosa?

Non è figlio di Paolo.

Gianluca, ti prego, aspetta. Parliamo.

Oddio, che casino.

Tu come stai?

Come Gianluca. Solo che ho 20 anni di più.

Vuoi che ti accompagni al Commissariato per la denuncia?

Sì, però aspetta un attimo.

Dove vai? Non ti ho neanche ringraziato.

Se non fosse stato per te, non so come sarebbe andata a finire.

Sarebbe arrivato tuo marito e avrebbe risolto tutto.

- Anzi, forse sarebbe pure andata meglio. - Non vuoi proprio fare l'eroe oggi?

No.

Quando la dama torna a casa con un altro cavaliere, no.

Io non torno proprio con nessuno.

È che ti vorrei spiegare. Se non scappi, riesco a chiederti scusa in modo decente.

Ciao, Mina.

- Andiamo? - Sì.

Mi dispiace per come sono andate le cose oggi con..."coso"...

- Domenico. - Domenico! Sì, Domenico.

Non so cosa mi ha preso,

ma vedervi insieme mi ha fatto salire il sangue alla testa

e non ci ho più visto.

Me ne sono accorta.

- Giada? - Giada? Giada, giusto.

Con il casino che è successo oggi non abbiamo avuto il tempo per parlarne.

È finita.

Mi ha chiesto il trasferimento, io non ho ancora firmato, però...

Perché stai aspettando di capire cosa succederà tra di noi.

No. No, assolutamente no.

So perfettamente cosa succederà tra di noi.

Sì?

Ci rimetteremo insieme.

Rispondi. Io torno dentro, ho ancora delle cose da finire.

Ti chiamo dopo.

Paolo.

Cosa?

- Sali. Ti prego, andiamo a cercarlo. - Voglio andare da solo.

- Per favore, spostati. - Come facevo a sapere che stava lì?

Ho finito le parole con te, non so più che dirti.

- Almeno mi credi? - Ti credo, ma non cambia niente.

Mi importa solo di Gianluca adesso, spostati.

- Irene. - Gianluca ha scoperto tutto e è sparito.

- Come ha fatto? Gliel'hai detto tu? - No, cioè, sì. Ma non volevo.

Te lo spiego dopo. Ci possiamo vedere?

Sì, va bene, dammi solo qualche minuto.

Immagino abbiate fatto tutte le chiamate del caso.

Sembra sparito nel nulla.

- Deve sentirsi uno schifo. - Mai quanto me.

- Da dove cominciamo? - Dai posti che frequenta di solito.

Quando l'abbiamo trovato, ti devo dire una cosa importante.

Non risponde nessuno, ma sapevo che era un giro a vuoto, Marika è partita mesi fa.

Tanto vale provarle tutte.

Ragazzi, scusate, per caso avete visto...

Ragazze, scusate, sono la madre di Gianluca...

Niente, non l'hanno visto.

Hai visto che si radunano davanti al chiosco

come facevamo noi al liceo?

E lui non c'è. Mi odierà a morte in questo momento.

No, gli passa.

Sei la sua mamma.

Ti vorrà bene per sempre. Dai che lo troviamo.

Niente, non è neanche qua.

Comunque ti ammiro.

Volevo dirtelo.

Non so se sarei riuscita a crescere un figlio non mio.

- Tanta gente lo fa. - Sì, ma non in queste circostanze.

- Sarei morta di gelosia. - Il peggio è stato quando l'ho scoperto.

Volevamo un altro figlio, non arrivava, ho fatto un esame...

E ho scoperto che ero sterile.

Sapevo di Irene e di tuo padre, ma pensavo fosse finita molto tempo prima.

Poi niente, ho collegato tutto.

Mi sono sentito morire.

Però sei rimasto.

Gianluca era la cosa che amavo più di tutto.

Perché avrei dovuto perderlo?

Non lo so, forse perché era tutta una bugia.

No, era tutto vero.

I figli sono di chi se li cresce. Gianluca l'ho cresciuto io. Io e Irene.

Per me è ancora tutto così difficile.

Fino a un attimo fa Irene era la mia migliore amica.

E Gianluca il mio nipote elettivo.

- È lui? - Mia madre.

Mamma, che succede?

Niente, è tardi e non sei ancora tornata.

Sì, lo so, è che è successa una cosa. Tu stai bene? Nunzia?

Nunzia sta dormendo, russa.

Io, invece, mi sono resa conto

che non ti ho mai raccontato una cosa di tuo padre.

- Un'altra? - Sì.

- Che altro ha fatto? - Anzi, di me e tuo padre, in realtà.

Oggi, mentre stavo camminando con il generale,

ho capito perché quando avrei potuto non l'ho mandato a quel paese.

L'hai fatto per tenere insieme la famiglia, immagino.

Ma quando mai!

La famiglia, se deve restare unita, resta unita comunque.

Anche se due si separano.

No, io sono rimasta con lui...

Perché un giorno, tu eri piccola,

lui ti stava insegnando a nuotare a Donnanna.

Io vi guardavo da uno scoglio

e non mi ero accorta che dietro a me si era avvicinato uno "scugnizzo"

che mi voleva rubare la borsa.

Tuo padre sembrava impegnato con te, e invece, non so come fece,

a un certo punto prese il tubo, quello che serve per respirare nella maschera,

e glielo tirò.

Giusto in fronte.

Dovevi vedere la faccia di quel delinquente.

L'unica cosa che disse prima di scappare

fu: "Avete gli occhi pure dietro la testa?"

Tuo padre non si scompose proprio.

Mi fece un sorriso e tornò a insegnarti a nuotare.

Allora capii.

Che hai capito?

Che anche se lui poteva sembrare distratto,

mi guardava sempre le spalle

e non avrebbe mai permesso che mi succedesse qualcosa di brutto.

Questa è la cosa più importante se vuoi bene a una persona.

Non sapevo questa storia.

Ora la sai.

Buonanotte.

Tutto bene?

Forse so dove sta Gianluca.

Io spero solo che non stia soffrendo troppo.

Tu cosa volevi dirmi?

No, niente, una scemenza.

Dai.

Tanto qua facciamo nottata. Almeno mi distrai un po'.

È il suo motorino.

Come hai fatto?

Evidentemente ci somigliamo più del previsto.

Anche io mi sarei venuta a nascondere qua. No, Paolo, aspetta.

Credo che dovrei parlarci io, se non ti dispiace.

Ok, va bene.

Ti ricordi quando ti ho raccontato

che mi sono seduta per sbaglio sulla sedia della fertilità?

E che questa cosa è successa poco dopo che io e Giordano abbiamo...

Sì.

Io non so se le due cose sono collegate, però...

Paolo.

- Allora? - Irene, l'abbiamo trovato.

Stanno giù a Donnanna.

Arriviamo.

- L'hanno trovato. - Sono incinta.

Andiamo da Gianluca.

Un po' scontato come nascondiglio.

- Non credi? - Ma ci hai messo ore a trovarmi.

Ti volevo dare un po' di soddisfazione.

Un bel posto, comunque.

È il mio preferito, qui ho imparato a nuotare.

Me lo ricordo.

Anche io ho imparato a nuotare qua.

- Sei ancora arrabbiato? - Abbastanza.

- Tu? - Mah...

Più che arrabbiata mi sento come su uno di quei "cosi" al luna park

che ti sballottolano a 300 all'ora.

Lui com'è?

Papà?

Non lo so più.

Però lo ho amato tanto.

E per quanto può valere, non sapeva che eri suo figlio.

Buon per lui.

- È tutto un casino, lo so. - Un enorme casino.

- Chi è, la stronza? - Non chiamarla così?

Comunque no, non è lei. È Domenico.

Ma non è proprio il momento.

Secondo te come ci dobbiamo comportare d’ora in avanti?

Lo scopriremo mano mano.

Se non ci viene da comportarci come fratello e sorella?

Faremo a modo nostro.

Ti posso fare una domanda?

Tu e mamma farete mai pace?

Non lo so.

Capisco.

Ancora lui?

Pure tu non stai messa bene.

Che significa?

Non ti sai decidere e questa cosa ti fa soffrire.

Sei una "capera"? Fatti i fatti tuoi.

Ti capisco, sai?

È terribile non sapere cosa fare.

Dipendesse da me, in questo momento non farei proprio niente.

Invece bisogna prendere in mano la situazione.

- Non mi pare che lo stai facendo. - Non ti pare...

Ma è così.

In realtà io ho deciso.

Sai qual è l'unica cosa di cui avrei veramente voglia?

Dov'è?

È lì.

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