All language subtitles for Mina.Settembre.S01E11.iTALiAN.720p.WEB.H264-NEUROSiS_ita

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Original subtitles

♪ Con lui volando lontano dalla terra ♪

♪ Dimenticando le tristezze della sera ♪

♪ Quando ami da morire ♪

♪ Chiudi gli occhi e non pensare ♪

♪ Il tempo passa, l'amore scompare ♪

♪ E la danza finirà ♪

♪ Una notte a Napoli ♪

♪ Delle stelle si scordò ♪

♪ E anche senza ali ♪

♪ in cielo mi portò. ♪

Ti ricordi quando studiavo tanto?

Che a un certo punto pensavi stessi diventando cieca?

La tua vista è perfetta.

Ma, non è possibile, vedo sfocato. Qualcosa ci deve essere.

Gli occhi non c'entrano, tesoro. È quello che c'è dietro che è sfocato.

Tuo padre capì subito che gli occhi non c'entravano niente.

Vieni.

Lui sapeva tutto di mio padre.

Che ci aveva abbandonato e di mia madre che non riusciva a riprendersi.

E allora hai pensato che buttarti nello studio

fosse la soluzione ai tuoi problemi.

È la cosa che mi riesce meglio.

Ma così hai eliminato la spensieratezza, il divertimento.

Gli occhi parlano chiaro, Irene. Non si vive di soli doveri.

Nessuno fino a quel momento mi aveva capito così a fondo.

Nessuno con così tanta dolcezza come Vittorio.

I problemi vanno affrontati.

Anche se fanno soffrire. Non tenerti tutto dentro.

- È che mi sento così sola. - Ma non lo sei.

Ora lo so.

Grazie. Ne avevo bisogno.

- Però devi farmi una cortesia. - Quale?

Adesso devi fare solo quello che ti va di fare. Senza preoccuparti del resto.

Ciao.

Non ci avevo mai pensato

Eppure quella era l'unica cosa che desideravo in quell'istante.

Ma è durato poche settimane.

Durante un pranzo di famiglia, Vittorio ha deciso di chiudere.

Lui non voleva farti soffrire e nemmeno io.

Non mi puoi lasciare!

Ma ero così innamorata.

Dopo un po' di tempo l'ha scoperto anche tua madre.

Perciò non sono venuta più a casa tua.

Poi è passato il tempo. Ho conosciuto Paolo, ci siamo sposati.

Quella tra me e tuo padre sembrava una storia talmente lontana

che a volte credevo di averla immaginata.

- Vittorio. - Irene, ciao.

Ciao.

Un giorno, poi, ci siamo incontrati a Vietri. Per caso.

Bene.

Aspetta. Posso avere un mazzo di queste peonie, per favore?

Certo.

Ci sentivamo come se quell'incontro casuale,

lontano da tutto e da tutti,

fosse stato voluto dal destino per concederci...

Grazie.

Per concederci un ultimo errore.

- Facciamo... Eh? - Vado di là. Sì.

Da quel giorno non ci siamo visti più.

Ed era giusto così. Davvero.

E poi quando tu mi hai mostrato la foto non ho resistito.

Perché io non avevo niente di Vittorio, e così te l'ho presa.

Mina, ti chiedo perdono.

Ti prego parliamone. Chiamami.

Anche solo per dirmi che mi odi, che sono una stronza, ma...

Ti prego non mi lasciare con questo silenzio, non lo sopporto.

Che c'è?

Te lo dico da fuori o mi fai entrare?

Vieni.

- Almeno hai imparato a bussare. - Mi sono ridotta a bussare a casa mia.

Ah...

Finalmente ce l'hai fatta a capire.

Senti... hai visto Sonia per caso?

- Neanche un mi dispiace? - E di cosa, scusa?

Cioè, per esempio, che sapevi di Irene e papà e non mi hai detto niente.

Non ti volevo ferire.

Scema io che mi preoccupo troppo.

- Tutto qui? - Che altro devo dire?

Mi pare che tu, ormai, sappia già tutto, no?

No, io me ne devo andare da qua, mi manca l'aria.

Fai bene, è una bella giornata.

Senti, se vedi Sonia, dille di tornare presto.

Mi deve fare le unghie.

Ora sei contento, sì?

Aspetta!

Ti aiuto io.

Se fai così, la chiave di spezza.

Sì.

No, ma succede ogni mattina. Ci vuole il tocco magico.

Se rinasco, faccio il ladro di appartamenti.

- Come mai così presto stamattina? - Ehm...

- Credo di aver dimenticato una cosa. - Cosa?

Sì, però secondo me l'ho lasciata in macchina e pensavo che era qui.

Va bene, grazie lo stesso.

- Titti? - Sì?

La chiave.

Ah, sì.

Ciao.

- Mina? - No, sono Titti.

Posso salire? Ho bisogno di...

Grazie!

Sono in ritardo, lo so. Mi metto subito a lavoro.

Figurati, oggi non ci sono appuntamenti. A meno che tu non sia un ginecologo.

Domenico non ha chiamato?

A me proprio no. L'hanno cercato in quattro da stamattina.

Provo a sentirlo anche io.

- Altro? - No, niente. Nemmeno un'emergenza.

- Oggi ci riposiamo. Una volta tanto! - Proprio quello che non mi ci voleva.

Ti ha cercato quella tua amica avvocato. Irene, giusto?

Perché non vai a fare una passeggiata con lei? È una bellissima giornata.

Me l'hanno già detto.

Quindi ti puoi immaginare come mi sono sentita

quando ho saputo di Edoardo.

Stupida come al solito e pure presa in giro.

Poi, però, è successa una cosa assurda.

Con Giordano.

Irene, ho bisogno della tua lucidità per sapere come mi devo comportare.

Dimmi, dimmi.

Ci sediamo? Te lo racconto mentre mangiamo i cornetti.

Io ho già fatto colazione.

Però tu lasciali che poi magari Gianluca quando torna se lo mangia.

Senti, io adesso devo scappare al lavoro.

Facciamo che vengo stasera al locale e ne parliamo.

Come vuoi.

E ovviamente mi dici pure di questa cosa che ti è successa.

Che dici, glielo dico pure a Mina di stasera? Così stiamo tutte e tre?

Sì, magari.

A stasera.

Titti...

- Grazie per i cornetti. - Di niente.

Prima o poi glielo devi dire.

Ma magari si riaggiusta tutto.

Inutile farla preoccupare.

Hai veramente una strana concezione dell'amicizia tu.

Domenico, sono io.

Qui le tue pazienti chiedono di te. C'è molto da fare per un ginecologo.

Torna.

Anche io vorrei sapere dove sei finito, perché...

Ho bisogno di parlare con qualcuno. E con te sarebbe meglio.

Claudio, che succede?

Non lo so, dimmelo tu.

Mi ha chiamato Paolo, e mi ha chiesto di incontrarci.

Sembrava grave. Ma tu ne sai qualcosa?

In un certo senso avevi ragione.

Quando li hai visti che si abbracciavano...

Si stavano lasciando.

Io ancora non ci posso credere. Non lo so, mi sembra un incubo.

È la cosa peggiore che avresti potuto scoprire.

Mi dispiace, mi dispiace molto.

Io mi sento così sola.

Cioè lei era mia sorella, era...

Era quella che c'era sempre e ci sarebbe sempre stata.

Ma come ho fatto? Quanti anni di bugie.

Se penso a tutte le volte che le ho parlato di mio padre, io...

Guarda che schifo.

Calmati. Respira.

Respira.

Che bello stringerti.

- Mina? - Sì?

Lo sai che...

Mi sento un po' felice.

Claudio, senti...

No, aspetta, aspetta.

Prima di dirmi cosa stai pensando, ascolta quello che ho da dirti.

Sono passati mesi.

Abbiamo commesso degli sbagli e siamo andati avanti.

Però alla fine ci troviamo sempre allo stesso punto.

Insomma, vorrà dire pure qualcosa, no?

È quello che stavo pensando anch'io.

Quindi? Periodo di riflessione finito?

Chi è?

No, lascia stare.

Rispondi.

Dai, solo un attimo, scusami.

- Mamma? - Sonia è sparita, capisci?

Ma ti calmi?

È scesa giù in cortile e non è tornata più. Muoviti.

Come non è ancora tornata?

Non è tornata, vieni che dobbiamo chiamare la polizia. Forza!

Va bene, arrivo, arrivo.

- Sonia... - È sparita.

- Sì. - Da quanto? Un paio d'ore?

Allarme rosso.

Scherzo.

Devo andare.

Ancora?

Ma lasciami in pace.

In cucina sei una frana, si vede che sei abituato alla mensa militare.

Meno male, è tornata.

Avevamo il cuoco.

Vediamo se si "acconcia" con un poco di olio in più.

- Scusate. - No, scusi lei.

Mi sono permesso di preparare da mangiare per sua madre mentre lei arrivava.

Ha fatto benissimo.

Se ne vuole un po', ce n'è in abbondanza. Ho fatto una puttanesca...

- Liquida e salata. - Ecco.

Se avete finito con i convenevoli,

ci sarebbe sempre la mia badante scomparsa da ritrovare.

Una "fetenzia". Lo chef qui ha visto tutto.

Tutto cosa?

Oh, dunque io...

Sonia è andata via con un uomo, un fidanzato sembrava.

Si baciavano, è vero o no?

- Sì, però c'era qualcosa di strano. - Ma strano come?

Lei non voleva andare, lui l'ha convinta. Sarà una storia di corna.

- Mamma, lo fai parlare? - No, no.

Era un po' più seria la situazione.

Perché non riuscivo a sentire quello che dicevano.

Però penso che lei stesse piangendo.

- Visto? Corna. Mi passi il pane? - E menomale che era liquida e salata.

Generale, mi scusi... Tieni. Per caso ha sentito in che lingua parlavano?

No, quasi.

- Se è finita nella tratta delle rumene? - Mamma!

Madonna mia!

Dobbiamo trovare qualcosa che ci aiuti a rintracciarla.

Dove tieni i documenti per l'assunzione?

- Assunzione? - Eh.

Assunzione...

- Neanche una tessera del pullman. - Quella sempre qua stava.

Pure per farla andare al mercato ci voleva la mano di Dio.

I suoi vestiti stanno tutti quanti qua.

Se l'avessi assunta in regola, sarebbe stato tutto più semplice.

- Ecco, adesso è colpa mia. - Sì, è colpa tua!

Possibile che non ti sia venuto in mente?

- Per questo mi serve una badante! - Poi, secondo me, una badante non serve.

Sì, vabbè, sono solo una povera donna anziana

in sedia a rotelle, completamente autonoma.

No, ma io non dico di stare da sola. Dico... magari con qualcuno accanto...

Generale, mi scusi... È questo l'uomo che ha visto?

- Potrebbe essere, sì. - Mamma, non te ne ha mai parlato?

Chi, la Sfinge? Il soprannome mi sembra eloquente.

- Hai trovato altro? - Un'immagine sacra, c'è un indirizzo.

Se domani non è ancora tornata, posso andare a controllare.

Per domani l'avranno già fatta a pezzi, secondo il signore qua.

Vabbè, ho capito, vado.

Io parlavo seriamente.

E che dicevi?

Cioè dicevo, che se non dovesse tornare Sonia...

- Noi potremmo pure vivere insieme. - Ma per favore.

Alla nostra età ci mettiamo a conoscere le persone.

Ah, non sia mai.

Titti.

- Che ci fai qua? - Ero in zona.

Passavo di proposito.

È che ti ho cercata al consultorio e non c'eri, hai il telefonino spento.

Ah, è vero. Ma è successo qualcosa?

- Come l'hai capito? - Intuito.

Senti, io vado di fretta perché è sparita la badante di mia madre.

Dobbiamo cercarla.

Anzi, fa' una cosa. Accompagnami, così mi racconti meglio lungo la strada.

Sì, anche perché stavolta non so proprio come comportarmi.

Quindi ho bisogno del tuo aiuto assolutamente.

È una cosa alla quale non avevo pensato, invece è successo.

Ci siamo trovati soli, io ero sconvolta.

Sì, certo, sono cose che possono sconvolgere.

Quali cose?

- Le cose che mi stai raccontando. - Le cose che non stai ascoltando.

- Ma che dici? - Sì, è così.

Pure stamattina con Irene, stessa cosa, uguale spiccicata.

E visto che non sono una stupida,

io gradirei sapere che cosa sta succedendo alle mie due amiche, grazie.

Non sta succedendo niente, tranquilla. Parliamo di Giordano. Che vuoi fare?

No, parliamo di te, voglio sapere cosa è successo tra te e Irene!

Niente! Ah, ecco, dovrebbe essere qua.

- Aspetta, ho i tacchi. - Dobbiamo trovare il 13.

- Questo che numero è? - Il 9...

L'11...

- State cercando la casa della Santa? - Sì.

- È qui? - È qui da 200 anni.

È stata lei a proteggere i quartieri durante la guerra.

- Che facciamo? - Beh, andiamo. Grazie.

Andate, che se aspettate un altro po', non bastano miracoli per voi.

In che senso, scusi? Ma quale miracolo?

- Buona giornata. - Buon lavoro.

Mamma mia, un milione di scale.

- Salve. - Salve.

È una visita guidata?

No, stiamo aspettando la Madre Superiora che ci fa la grazia.

Ah, quale grazia? Così magari...

Santa Maria Francesca è la protettrice della fertilità.

Chiediamo la grazia di un figlio.

Ecco cosa intendeva la signora qua fuori. E ci ha dato delle vecchie.

Forse Sonia è venuta qua per questo.

Si accomodi.

La prossima?

Sorella, vorremmo solo un'informazione. Ma è una cosa molto importante.

Mi dispiace, ma dovete aspettare.

Lascia stare.

- La prossima. - Noi, stiamo insieme. Vieni. Grazie.

Grazie.

Ma chi di voi due deve chiedere la grazia?

Nessuna delle due, grazie, siamo a posto così.

In realtà stiamo cercando una donna che forse è in pericolo.

Si chiama Sonia e viene dalla Romania. La conoscete?

Certo che la conosciamo, però non è rumena e non si chiama Sonia.

No, la ragazza è italiana, anzi, è proprio napoletana.

- Si chiama Nunzia Campora. - No, scusatemi, non è possibile.

La conosco bene, lavora da mia madre, non...

Non so che cosa le ha raccontato, ma posso testimoniare che è così.

Sì, assolutamente. La ragazza è venuta per un anno ogni settimana.

Veniva con i mezzi da San Giovanni a Teduccio

per chiedere la grazia di un bambino.

Sì.

Lei soffriva molto perché il marito le rinfacciava

di non essere stata buona a niente, nemmeno a dargli un figlio.

Lui la picchiava. Solo che Nunzia si ostinava a negarlo.

Nunzia.

Che ti ha fatto questa volta?

Sperava che se la santa le avesse fatto la grazia,

lui avrebbe ricominciato a volerle bene e sarebbe stato felice.

Poi invece non è più venuta.

Abbiamo pensato che veramente la santa avesse fatto la grazia.

Ma non fu così, in realtà al suo posto iniziò a venire il marito.

Dov'è? Mi dovete dire dove cazzo è mia moglie!

Si calmi, gliel'abbiamo già detto, non sappiamo dov'è.

Ovviamente non gliel'avremmo detto neanche se l'avessimo saputo.

- Poverina. - Ma sapete dove abita?

No, questo purtroppo non ce l'ha mai detto.

E il nome di lui, invece?

- Lui si chiama... Davide? - Davide.

Davide Campora.

È un tizio sui 35 anni. Credo che faccia il poliziotto.

È già qualcosa.

- Grazie. - Pregheremo per lei.

Andiamo.

Dunque lei la voleva la grazia?

No, madre, io veramente mi stavo solo riposando.

Sulla sedia della fertilità?

No, ma la santa comprenderà l'equivoco, che lei capisce.

Grazie.

- Adesso andrai a cercarla? - Beh, è un po' più complicato di così.

Perché in realtà non posso fare molto

basandomi sul racconto di una terza persona.

E in più non ho un indirizzo.

Magari domani torna.

Titti, l'hanno vista con un uomo, sicuramente questo Davide Campora.

Le conosco queste storie. Non tornerà.

Dici che lui l'ha convinta a riprovarci? Dopo tutto quello che le ha fatto?

Le avrà promesso che è cambiato. Oppure l'avrà minacciata, può essere.

In ogni caso è in un bel guaio.

Comunque, se vuoi l'indirizzo, puoi chiederlo a Claudio.

- Eh, sì. Se non trovo un altro modo, sì. - Perché? Lo fai continuamente.

Ehi.

Non me lo dire.

Guarda, è un periodo complicato.

- Mina! - Eh?

- Aspetta. - Che vuoi sapere?

- Voglio sapere tutto! - Tanto già hai capito.

Tutto questo perché non poteva resistere, voleva una sua foto.

Ha messo a repentaglio la nostra famiglia

per avere un ricordo del suo grande amore.

- Vabbè, però tu questo lo sapevi. - Sì, però pensavo che fosse finita.

Invece no, ci pensa ancora. Mi sento un ripiego.

Ma va, smettila! Sai perfettamente di non esserlo.

Ti ha scelto, sei il suo uomo, e sei il padre di Gianluca.

Se c'è qualcuno per cui vale la pena fare sforzi e perdonare, è lui.

Sapessi quanti sforzi ho fatto per Gianluca.

E poi è lei che a Gianluca non ci pensa. Come si fa ad essere così egoisti?

Stai davvero pensando di andartene?

Forse sì.

Guarda, io ti do un consiglio da amico, nonché da esperto.

Non lo fare. Da soli si sta uno schifo.

Pure con un fantasma dentro casa non è che si viva un granché.

A chi lo dici!

In effetti condividiamo lo stesso fantasma. In due case diverse, ma...

E allora raccontami, com'è stato con Claudio?

È stato un po' come tornare da Dublino.

Dublino? Che c'entra ora Dublino?

Ti ricordi che non volevamo tornare qui perché stavamo bene e ci divertivamo?

Mi ricordo Temple Bar. Che serate pazzesche.

Eh, appunto. Insomma io non volevo tornare a casa.

Ma mi ricordo che quando infilai la chiave nella porta ed entrai...

Fu una sorpresa.

Cioè, una bella sorpresa.

Il piacere di muovermi sapendo esattamente quello che dovevo fare. No?

Sapere dove trovare tutte le cose che mi servivano.

Mi ricordo che mi misi sul letto, mi stesi e alla fine pensai che...

Che non era male stare lì.

Quindi, se fare l'amore con Claudio è stato come tornare a casa...

Domenico è Dublino?

Eh, è lontano come Dublino, però è bello e divertente come Dublino.

Il problema è che mentre stavo sul letto stesa a pensare che era bello...

Arriva mia madre.

- No! - Sì, e "puff", magia finita.

E se pure con Claudio arriva mia madre?

Arriva tua... No, in che senso arriva tua madre?

Nel senso che se la magia del ritorno a casa finisce

e ritornano i problemi che mi hanno fatto partire?

È una cosa che può succedere, sì. E quindi che pensi di fare?

Non lo so.

Per ora vediamo di trovare Sonia... Nunzia. E poi, al resto ci pensiamo.

Andiamo?

Ti prego, ho paura. Fa male!

Mina, no, non esiste!

- Ora è il tuo turno. - Fa male!

È il tatuaggio dell'amicizia. Ormai l'abbiamo deciso, dobbiamo farlo.

- Guarda quant'è bello! - Una rondine è Titti.

- Una rondine è Irene. - E una sei tu.

Dai, stringimi la mano. Guarda me, guardami.

- Non aver paura. - Non voglio vedere.

Sei coraggiosa, Mina, dai. È una promessa.

No, non voglio vede... Ahi!

- Tesoro, dimmi. - Momento nostalgia?

- Ti ho fatto una tisana. - Grazie, amore.

Mi dici che hai? È tutto il giorno che stai così.

Una giornataccia.

- C'entra papà? - No.

Allora perché non è ancora tornato a casa?

Ho provato a chiamarlo ed era strano anche lui.

È questo il problema tra me e te, mamma.

Tu continui a trattarmi come un ragazzino. Anche la storia di Marika...

No, ti prego, amore, non adesso. Ora non ce la faccio.

Ciao, papà.

Ciao.

Ciao.

- Buonanotte. - Notte.

Vai a letto e non ti preoccupare.

Ho bisogno di stare da solo, ho bisogno di pensare.

- Dove vai? - Da Claudio.

- A Gianluca che diciamo? - Gianluca non lo saprà.

Esco quando già dorme e rientro prima che si svegli.

Non c'è bisogno di farlo preoccupare. È solo per qualche giorno.

Tu intanto cerca di parlare con Mina.

Perché finché questa cosa non si risolve con lei, è tutto molto più difficile.

Lo so.

Nessuna notizia, immagino?

Il che dovrebbe essere di per sé una buona notizia.

Almeno non l'hanno trovata in un cassonetto.

L'avrei saputo dalla radio.

Vado da Claudio.

Se trovo l'indirizzo di casa, posso provare a cercarla.

Già che ci sei chiedigli se posso denunciarla a quella.

- Per essersi spacciata per un'altra. - Ma come fai a essere sempre così?

Non capisco a cosa ti riferisci.

Prima con me e Irene, ora con Sonia che probabilmente è nei guai.

È possibile che tu non riesca mai ad avere un pensiero non dico umano,

ma almeno vagamente empatico.

Perché? Ce l'hai avuto tu per me un pensiero empatico?

Sono io quella tradita da tuo padre.

Io quella che si è tenuta in casa una che si è finta chi non era.

Fammi sapere.

Buona giornata.

Pronto?

- Signora Mina, buongiorno, volevo... - Dove sei?

No, non si deve preoccupare.

Ho preso un giorno di permesso.

Nunzia.

- Come? - Sono stata dalla santa, so tutto.

- Sei in pericolo? - Io non so di cosa parla, io...

È per via di Davide. Ti ha costretta a tornare a casa?

Ma io posso aiutarti, Nunzia, se mi dici dove sei...

Io lo so che non ci si può basare sul racconto delle suore.

Ma stamattina mi ha chiamato. Ora non ho alcun dubbio.

Sì, tu di dubbi non ne hai mai, questa cosa da un lato mi terrorizza.

Ma dall'altro lato mi piace moltissimo.

Claudio...

- Riguardo a ieri... - Non dobbiamo parlarne ora. Avremo modo.

Invece per questa cosa di Campora, io temo proprio di non esserti utile.

- Mi serve solo l'indirizzo. - Sì.

Ma lui è un poliziotto e sua moglie non ha sporto denuncia nei suoi confronti.

Sai meglio di me come funziona, senza denuncia della moglie...

- Non possiamo agire. - Esatto.

Ma lei è in pericolo, ne sono sicura.

Secondo me non l'ha denunciato per paura che i colleghi lo proteggessero.

Sì, questo lo penso anch'io.

Il problema è che è un pubblico ufficiale, per altro con un curriculum immacolato.

E la moglie, invece di denunciarlo, che fa?

Si fa assumere da tua madre, in nero, fingendosi una rumena.

- Quindi, che facciamo? - Quindi che facciamo? Non lo so.

Io direi per ora lo faccio tenere d'occhio in via del tutto informale, però...

- Però noi dobbiamo stare molto... - Molto cauti. Quest'uomo è pericoloso.

Dobbiamo pensare a Sonia... A Nunzia. Dobbiamo proteggerla.

- Ciao. - Ciao.

Ho bisogno di parlarti.

- Sì, mi dai dieci minuti? - No, tra mezz'ora sono in tribunale.

- Ah, va bene. Arrivo subito. - Sì, prego.

Perché da quando sono tornata a casa mia sei sparito?

Lo so, ma...

Perché non rispondi al telefono? Sono due giorni che provo a chiamarti.

Senti, possiamo parlarne tra... Dopo?

Certo, vuoi parlarne dopo.

- Sì, però non esagerare adesso. - No, non possiamo parlarne dopo.

- Perché? - Mi sono stancata di aspettarti.

Scusate.

- Dove vai? - Ho avuto una chiamata urgente.

Grazie di tutto. Ciao.

- Forse dovremmo parlarne? - Sì.

Nunzia?

Te ne devi andare.

- Ma lui ci sta? - No, ma non puoi stare qua.

Se tu non mi apri, io qua rimango. Fino a domani, se serve. Solo due minuti.

- Due minuti. - Promesso.

Come stai?

Ho telefonato a tua mamma per non farla preoccupare.

Sto bene, ma non posso più venire da voi.

- Ora va'. - No, aspetta.

Ma perché sei ritornata qua? Ti ha minacciata?

Fammi entrare, parliamo.

Mi dispiace che sei arrivata fino a qua. Hai dovuto fare tutta questa strada.

Non ti preoccupare.

Lui ha giurato che mi vuole ancora bene. E pure io gliene voglio.

- Posso avere un bicchiere d'acqua? - Sì, sì, come no.

Ma ti fa male la schiena?

No...

È l'umidità.

Fammi vedere.

È così che ti vuole bene? Ti ha trascinata via con le minacce.

Non ti ha lasciato il tempo di fare la valigia, di salutare mia madre.

A volte l'amore fa fare cose brutte.

Ma l'amore non ti picchia a sangue, Nunzia.

Io non so che fare...

Non ti lascio sola.

Te lo prometto.

Nunzia?

- Uè. - Buongiorno.

Che succede qua?

Niente, lei è una mia amica.

Si è trovata a passare per Napoli e si è venuta a prendere un caffè con me.

- Sì? - Sì.

Non è che invece è la figlia della signora dove lavoravi?

- No, quando mai? No, sono una sua amica. - No.

- La stai aiutando a scappare? - No, quando mai? Ti stai sbagliando.

- Te ne vuoi andare un'altra volta? - No, te lo giuro.

Non è vero, non me ne vado. Stai sbagliando! Aspetta, fammi parlare!

Sei una stronza! Stronza!

Vieni qua!

Nunzia! Vieni qua!

Nunzia!

- Non la toccare! - Davide, ti prego...

- Perché vuoi lasciarmi? - Io ti voglio bene, ma...

Tu mi stai ammazzando.

Ne parliamo dentro. Torniamo a casa.

- Non lo ascoltare! - Ancora qua stai?

Perché non te ne vai? Ma che cazzo vuoi? Che cazzo vuoi?

Grazie.

Ora, però, lo devi denunciare.

E se quello non va in galera? È capace di venirmi a cercare in capo al mondo.

Senza denuncia questa storia non finisce, Nunzia. Fidati.

- La signora sarà nera. - La signora è sempre nera.

Ma era preoccupata. Anche se non lo voleva far vedere.

Taxi! Taxi!

Io non so dove andare.

Ora andiamo in procura e poi torniamo a casa. Vai.

Ecco la deposizione verbale.

Una firma qui. E nella pagina dopo.

Grazie. E complimenti per il coraggio.

Hai fatto la cosa giusta. Ora vedrai che non ti potrà più fare del male.

Che c'è?

Ho paura che possa prendersela pure con voi.

Forse non è sicuro che torni a casa vostra.

- Mina, ti conosce, ti ha vista in faccia. - Nunzia, io non ho paura.

E poi, se l'abbiamo steso una volta, secondo me possiamo farlo di nuovo.

Mina?

- Ehi. - Avete bisogno di un passaggio?

Guarda, in realtà pensavamo di prendere un taxi, però...

- Forse sì, meglio. Grazie. - Ottimo. Per di qua.

È stata una giornata lunga. Sarete stanche morte.

Stanchissime.

Magari accompagno Nunzia su e poi parliamo un po' io e te?

Sì.

No, mi sa che la nostra serata finisce qui.

- io inizio a salire. Grazie. - Ti raggiungo.

Senti, ci sentiamo domani per parlare un po'?

Va bene.

Guarda chi si vede. L'uomo che non richiama mai.

- Scusami se sono sparito così. - Dovresti dirlo alle tue pazienti.

Sono giorni che le rimandiamo a casa con scuse assurde.

- Lo so, me l'hai detto nel messaggio. - Al quale non hai mai risposto.

La verità è che non sapevo cosa dire.

E non mi andava di parlare con persone

che non hanno avuto scrupoli a darmi del molestatore.

- E l'altro messaggio? - Quale?

Vabbè, alla fine penso di non avertelo mandato.

Mina, volevo parlarti da vicino, perché...

- C'è una cosa che ti devo dire. - Dimmi.

Qui?

Senti, ho passato la giornata a scappare da un pazzo violento,

sono appena tornata dalla procura.

Non è proprio la serata in cui mi va di prendere lo scooter e andare...

Per questo eri con Claudio, eh?

Ma tu veramente hai il coraggio di essere geloso? Ma veramente?

Sono stata a sporgere denuncia. Ho rischiato la vita oggi.

Non ti fai sentire da giorni e questa è la prima cosa che chiedi?

- Scusami, io non vole... - Tu non lo sai quello che sto passando.

Avevo bisogno di te, e non c'eri. Mi hai lasciata da sola.

- Mina, io non lo sapevo. - Certo che non lo sapevi.

Eri troppo impegnato a leccarti le ferite del tuo ego.

Parla, dai, che mi devi dire?

Sono stato contattato da...

Da una clinica privata.

Quando?

La verità è che mi corteggiano da un po' di tempo, io ho sempre detto di no.

Ma questa volta...

No, non ci credo.

Non ci credo.

Vuoi lasciare il consultorio?

Ma è il tuo quartiere quello.

L'hai detto tu che hai fatto un sacco di sacrifici per poterci tornare.

- Per poter essere utile. - E guarda come mi hanno ripagato.

Ah, quindi lo fai per ripicca? Sei un bambino.

Vabbè, Mina, lasciamo stare, perché tanto non vuoi capire.

Infatti, guarda, non capisco proprio.

Ora scusami che ho la sveglia presto. Devo trovare un nuovo ginecologo.

E adesso come ti devo chiamare?

In effetti mi chiamo Nunzia. Ma Sonia va benissimo.

Piacere di conoscerti, Nunzia.

È stato lui?

- Bisogna chiamare un medico. - No, non vi preoccupate.

- Ti prendo un antidolorifico. - È un livido, passerà.

Comunque domani mattina torna tutto come prima. Noi ti abituare.

Buonanotte.

- Hai visto? Te l'ho riportata a casa. - Brava.

Domani ti faccio i complimenti.

Adesso sono stanca. E pure tu. Vatti a coricare, vai.

Ah...

Per quell'altra cosa, non ci pensare troppo.

È inutile farsi il sangue amaro.

Domani passo da te e parliamo.

- È lei? - Sì.

Forse ce la facciamo.

Si sarà addormentato. Io vado. Ci vediamo domani mattina.

Mina?

Mina? Mina, svegliati.

Di là c'è un ragazzo che ti vuole.

- Un ragazzo di 40 anni con lo scooter? - No, un ragazzino vero.

Arriva.

Gianluca. Ma che ci fai qua, non dovresti stare a scuola?

Dimmi la verità, hai una storia con mio padre?

Ma che stai dicendo?

Lui dorme da Claudio, lo sapevi? Gli avete spezzato il cuore.

Tuo padre non c'entra. Come ti è venuta in mente una cosa del genere?

Li ho sentiti. Dicevano che devono parlare con te.

- Io e tua madre abbiamo litigato. - Ma perché?

Gianluca, io ti voglio un bene dell'anima, e tu lo sai.

Ma ci sono certe cose che riguardano solo gli adulti

che non posso spiegare a un ragazzo.

- Ma tuo padre non c'entra. - Ma allora mi spieghi che è successo?

Mamma sta male, ma con me non parla. Papà nemmeno.

E questo ora chi è?

Mamma, lui è Gianluca. Il figlio di Irene e Paolo.

Buongiorno signora.

Non farci caso. Mia mamma è un po' così la mattina.

Allora?

E allora... tu devi andare a scuola. Io devo andare al lavoro. Dai.

Non posso spiegarti tutto adesso.

Però ti giuro che farò il possibile per sistemare le cose.

Dai, ora vai, se no fai tardi. Vai.

- Ciao, zia Mina. - Ciao.

Non farlo mai più venire in questa casa.

Ma si può sapere che ti prende?

Mi prende che quel ragazzo non voglio mai più vederlo finché campo.

È chiaro? Mai più!

No, adesso mi spieghi tutto, non puoi cavartela così.

Smettila di scappare!

- Sì? - Sono io.

Arrivo.

Ho fatto più in fretta che potevo. Io non vedevo l'ora di parlarti.

Gianluca è figlio di mio padre.

Non voglio vederti mai più.

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