All language subtitles for Mina.Settembre.S01E05.iTALiAN.720p.WEB.H264-NEUROSiS_ita

af Afrikaans
ak Akan
sq Albanian
am Amharic
ar Arabic
hy Armenian
az Azerbaijani
eu Basque
be Belarusian
bem Bemba
bn Bengali
bh Bihari
bs Bosnian
br Breton
bg Bulgarian
km Cambodian
ca Catalan
ceb Cebuano
chr Cherokee
ny Chichewa
zh-CN Chinese (Simplified)
zh-TW Chinese (Traditional)
co Corsican
hr Croatian
cs Czech
da Danish
nl Dutch
en English Download
eo Esperanto
et Estonian
ee Ewe
fo Faroese
tl Filipino
fi Finnish
fr French
fy Frisian
gaa Ga
gl Galician
ka Georgian
de German
el Greek
gn Guarani
gu Gujarati
ht Haitian Creole
ha Hausa
haw Hawaiian
iw Hebrew
hi Hindi
hmn Hmong
hu Hungarian
is Icelandic
ig Igbo
id Indonesian
ia Interlingua
ga Irish
it Italian
ja Japanese
jw Javanese
kn Kannada
kk Kazakh
rw Kinyarwanda
rn Kirundi
kg Kongo
ko Korean Download
kri Krio (Sierra Leone)
ku Kurdish
ckb Kurdish (Soranî)
ky Kyrgyz
lo Laothian
la Latin
lv Latvian
ln Lingala
lt Lithuanian
loz Lozi
lg Luganda
ach Luo
lb Luxembourgish
mk Macedonian
mg Malagasy
ms Malay
ml Malayalam
mt Maltese
mi Maori
mr Marathi
mfe Mauritian Creole
mo Moldavian
mn Mongolian
my Myanmar (Burmese)
sr-ME Montenegrin
ne Nepali
pcm Nigerian Pidgin
nso Northern Sotho
no Norwegian
nn Norwegian (Nynorsk)
oc Occitan
or Oriya
om Oromo
ps Pashto
fa Persian
pl Polish
pt-BR Portuguese (Brazil)
pt Portuguese (Portugal)
pa Punjabi
qu Quechua
ro Romanian
rm Romansh
nyn Runyakitara
ru Russian
sm Samoan
gd Scots Gaelic
sr Serbian
sh Serbo-Croatian
st Sesotho
tn Setswana
crs Seychellois Creole
sn Shona
sd Sindhi
si Sinhalese
sk Slovak
sl Slovenian
so Somali
es Spanish Download
es-419 Spanish (Latin American)
su Sundanese
sw Swahili
sv Swedish
tg Tajik
ta Tamil
tt Tatar
te Telugu
th Thai
ti Tigrinya
to Tonga
lua Tshiluba
tum Tumbuka
tr Turkish
tk Turkmen
tw Twi
ug Uighur
uk Ukrainian
ur Urdu
uz Uzbek
vi Vietnamese
cy Welsh
wo Wolof
xh Xhosa
yi Yiddish
yo Yoruba
zu Zulu

Original subtitles

♪ Con lui volando Lontano dalla terra ♪

♪ Dimenticando le tristezze della sera ♪

♪ Quando ami da morire ♪

♪ Chiudi gli occhi e non pensare ♪

♪ Il tempo passa, l'amore scompare ♪

♪ E la danza finirà ♪

♪ Una notte a Napoli ♪

♪ Delle stelle si scordò ♪

♪ E anche senza ali ♪

♪ In cielo mi portò ♪

Tuo padre è ancora dentro.

- Ah, pensavo che avesse finito. - Dovrebbe uscire a momenti.

- Tu sei Mina? - Sì. - Piacere, Adriana.

- Piacere. - Non ci conosciamo.

Ho visto la tua foto sulla scrivania del professore.

- Papà, ho preso novanta! - Novanta? - Sì.

Amore! Sono troppo contento.

- Signorina Rispoli, è qua per me? - Sì, per parlare della mia tesi.

Non c'è da parlare. Lei si laurea con me.

È la migliore studentessa del suo corso.

- Professore, mi scusi. - Aspettate.

Signora Mitrano, l'intervento è andato benissimo.

- Suo figlio riacquisterà la vista. - Avete fatto un miracolo.

I miracoli li fanno questi nuovi laser.

- Le posso presentare mia figlia Mina? - Certo.

Oggi ha preso la maturità.

L'anno prossimo toccherà a suo figlio, gli dica di studiare.

- Ora non ha più scuse. - Eh, no.

Da domani quest'aula sarà intestata a tuo padre.

Non so se ne sarebbe più orgoglioso o più imbarazzato.

Che c'è?

- Gli somigli moltissimo. - Grazie.

- Tuo padre mi parlava sempre di te. - Ah, sì?

- Ma a casa parlava di Adriana Rispoli, l'allieva geniale. - Ah, beh...

- Qualche volta sono stata gelosa. - Di me?

- Sì. - Ma se quando parlava di te gli si illuminavano gli occhi!

Per la cerimonia in suo onore

ho convinto il rettore a limitare le chiacchiere al minimo.

- Vittorio odiava i discorsoni. - È vero.

Poi proietteremo delle immagini che erano nell'archivio di facoltà.

- Che ne pensi? - Bellissima idea.

- Ho riservato anche due posti per tua madre e tuo marito. - Grazie.

- Ho fatto male? - No, anzi...

È che non credo che Claudio verrà, ci siamo separati.

Scusa, mi dispiace, non lo sapevo.

È difficile trovare quello giusto oggi.

Uomini come tuo padre non ne fanno più.

Poi ci sarà la targa in suo onore. Sarebbe bello se la scoprissi tu.

Ah, va bene.

- Allora ci vediamo domani? - Grazie, grazie.

Ciao.

Eh, no! Ora basta!

- Pronto? - Io la licenzio!

- Quando è troppo è troppo! - Mamma, calmati.

Questa mi fa impazzire!

Prima sparisce senza dire niente, poi dice che ha messo un biglietto.

- Ma quale biglietto? - Io "mezzo" biglietto...

Ma come parli? Non sai parlare, figuriamoci scrivere!

- Calmati, sarà stata una svista. - Anche lo scherzo del barattolo?

- Mi ha fatto prendere il caffè con il sale, questa... - Smettila!

- Quando torno stasera, chiariamo. - Stasera?

- Ma dove sei? Perché non vieni ora? - Perché?

Ho trecentomila cose da fare e dovrei pure andare al lavoro.

Certo!

Non meravigliarti se mi trovi uccisa da una badante rumena pazza!

Non mi meraviglio, giuro. Dai, ci vediamo dopo, ciao.

- Mi scusi, cerco Massimo Liguori. - In fondo al corridoio.

Grazie.

Lei è una persona scorretta e orribile! Io...

Guardi, lasciamo perdere!

Sta bene?

- Le porto un bicchiere d'acqua? - Sto bene e starò meglio via di qui.

Ah! Giusto lei ci mancava.

Può prendersi il mio appartamento. Il suo amico ha fatto il suo lavoro.

- Che succede? - Ma no, niente, ora ti spiego.

Che ci posso fare? Il mio lavoro è tutelare la banca.

- Io provo ad aiutarli, ma... - No, immagino.

La signora Improta prima ha voluto il mutuo al 100%,

poi non ha pagato le rate e alla fine lo scemo sono io

che mi scervello per cercare di salvarle la casa.

Come mai non ci sei riuscito?

Se ai piani alti cambiano idea, io che cosa ci posso fare? Niente.

Però mi prendo gli insulti.

- Comunque scusa lo sfogo. - No, figurati.

Ti ho chiesto di passare per un consiglio.

Dimmi.

Ho comprato questo per Titti.

Poi mi sono venuti mille dubbi ma si può cambiare.

Le può piacere?

- È molto bello. - Eh...

La banca non tiene conto che quella donna è incinta?

Dove va senza una casa?

È quello che dico io.

Ho insistito molto su questo punto, ma non c'è stato niente da fare.

- Quindi vado tranquillo su questo? - Sì, sì.

È bello, è proprio bello.

Diego, un semplice portiere legge il nome sulla busta e la imbuca.

Il difensore del condominio, invece, gestisce l'equilibrio di un palazzo.

Per esempio, questa è una multa indirizzata al signor Pomarico.

Ma qui non c'è nessun Pomarico, semmai Pomarici.

- Un bravo difensore che fa? - La manda indietro? - Bravissimo!

Così l'inquilino è sereno e l'equilibrio del condominio ne guadagna, capito?

A questa ci pensiamo dopo. Allora, Cervo...

- Buongiorno. - Buongiorno, dottoressa.

Zanone mettilo tu.

- Ciao, Claudio. - Mina, mi hai cercato?

Sì, ho chiamato prima. Domani c'è una cerimonia per mio padre.

Dove? All'università?

- Al Policlinico, sì. Salve. - Salve.

Gli dedicano un'aula della biblioteca. Mi piacerebbe se tu venissi.

- Salve. - Salve.

Anche a me, ma sto consultando l'agenda e...

Domani è una giornataccia, non credo di riuscire a liberarmi.

Certo, figurati. Il lavoro prima di tutto.

Se riesci bene, se no non fa niente. Ciao, Claudio.

- Ciao. - Ciao.

Ho bisogno di parlare con te.

- Di cosa? - Del fatto che sono giorni che non mi rivolgi la parola.

Ho tantissime persone in attesa. Ora non posso proprio, mi dispiace.

Va bene.

- Domenico... - Dimmi.

C'è una donna incinta che ha bisogno di un controllo.

- Dopo ti va di accompagnarmi? - Volentieri, agli ordini.

Così magari riusciamo anche a parlare un po'.

Va bene.

- Piera non torna prima di un mese. - Non mi riguarda.

A me sì, invece. Tu non vuoi più uscire con me.

Un mese passa presto. Tu prima parla con Piera e poi vediamo.

- Almeno una cena! - Domenico, te l'ho spiegato.

Non voglio complicazioni, ho bisogno di chiarezza.

- Chiarezza? - Sì.

La verità è che non hai risolto con Claudio.

Prima eri al telefono con lui. A proposito, dove deve venire?

Verde.

- Eh? - Il semaforo è verde.

- Vai! - Oh! - Scusi.

Siamo arrivati, il palazzo è questo.

È una cosa di famiglia. Dovevo dirglielo, ma tanto non viene.

- Scommetti che viene? - Conosco quel tono, non viene.

- Sicura? - Dai, poi ne parliamo.

- Sì? - Sono Mina Settembre.

- Chi? - Ci siamo viste oggi in banca.

- Ancora? Le ho detto che... - Non voglio prendere casa sua.

Sono un'assistente sociale e con me c'è un ginecologo.

Vogliamo assicurarci che sia tutto a posto.

- Allora? - Sembra tutto a posto.

Dalle analisi e dalle ecografie, la bambina sta bene.

Certo, c'è una componente di stress.

Se hai bisogno, chiamami.

- Ma nelle tue condizioni dovresti stare a riposo. - Fosse facile!

Lucia... ti va di raccontarci che sta succedendo?

Prego.

C'è poco da raccontare.

Sono sola.

Sto perdendo la casa e non ho neanche il lavoro.

Scusa se mi permetto, ma il padre della bimba?

- Non esiste. - In che senso?

Mi sono sottoposta a un'inseminazione artificiale in Belgio.

Più di una, per essere precisi.

Per molti può sembrare una scelta egoistica

ma avevo un bel lavoro in una multinazionale, una casa

e non volevo aspettare il principe azzurro.

Mi sono sottoposta a tante tecniche.

Ma ogni volta sembrava che non fosse possibile.

Ho fatto terapie ormonali pesantissime

e ho provato dolori che non auguro a nessuno.

Ma io sentivo che avrei avuto un figlio

e non ho mai perso la speranza.

E finalmente un giorno mi arrivano le analisi da Bruxelles.

Ce l'ho fatta!

Ho speso tutti i miei risparmi, ma sentivo che ne valeva la pena

perché avrei dato al bambino l'amore che non avevo potuto dare a nessuno.

Poi da lì le cose si sono complicate

perché subito dopo ho perso il lavoro.

- Non possono licenziare una donna perché incinta. - Me ne sono andata.

Mi avevano cambiato mansioni e avrei dovuto viaggiare di più.

Avevo paura che tutta quella fatica facesse male alla bambina.

Pensavo che con il mio curriculum avrei trovato un lavoro tranquillo,

ma la verità è che nessuno assume una donna incinta.

Con le spese per l'inseminazione, ho saltato qualche rata del mutuo.

Poi quando ho lasciato il lavoro, è precipitato tutto.

- Il tuo amico... - Non è mio amico, è il compagno di un'amica.

All'inizio si era dimostrato comprensivo e gentile.

Doveva aiutarmi ad avere una sospensione.

Poi la banca ci ha ripensato, guarda caso.

Max mi ha detto di vendere casa prima che la banca la pignorasse

e mi ha parlato di un agente immobiliare...

- Quello che me l'ha mostrata. - Sì.

- Ne sei sicura? - Non posso dimostrare nulla.

Ma sono sicura che Max trova le vittime

e l'altro compra le case a poco e le rivende a prezzo pieno

e il gatto e la volpe dividono il profitto.

Non hai qualcuno che ti aiuta? I tuoi genitori?

Mio padre è un avvocato che pensa alle apparenze.

Mia madre... lasciamo stare. Non li vedo da anni.

- Lucia, ma ora come farai? - Non lo so.

Però sono sicura che qualunque cosa accadrà

sarò una madre migliore di quella che è toccata a me.

È proprio una brutta storia. Tu puoi fare qualcosa?

- Non manca molto al parto. - Lo so.

La cosa del lavoro è stata il colpo di grazia.

Ne parlerò con Irene, ma prima voglio togliermi un dubbio.

Titti? Ciao, dove sei?

Aspettami, ti raggiungo.

Okay, a tra poco. Ciao.

- Puoi darmi un passaggio? - Certo.

Ué!

Piacere, mi chiamo Titti e sono fidanzata.

Che bello!

Me l'ha regalato Max. Se n'è andato proprio ora.

- Due caffè. - Subito.

- Io volevo stare con lui, ma ha sempre da fare. - Già...

Che hai?

Che ti ha detto Max di quel tipo che l'ha aggredito?

- Niente, ero più spaventata io. - Come l'ha giustificato?

Ha detto che è un pover'uomo, un po' fuori di testa.

Ma perché?

Perché...

Ho conosciuto una donna che ce l'ha con lui.

Dice che Max è d'accordo con un agente immobiliare

che compra le case di quelli che non possono pagare il mutuo.

Stai dicendo che è un imbroglione?

- No, non sto dicendo questo. - Eh.

Quella donna è disperata, è incinta e sta per perdere la casa.

Ma chi la conosce?

Io ti dico che Max è un uomo meraviglioso.

Ho trovato un uomo che mi vuole bene e tu credi alla prima venuta e non a me?

Hai ragione, scusami.

Scusa. Forse mi sono fatta prendere la mano, sai come sono fatta.

Quando fai così, mi fai proprio incazzare.

Dove vai? Dai, Titti, aspetta.

Seratona, eh? Non si vedeva così tanta gente da settimane.

Il tuo Max ha classe.

- Ma è vero, sì? - Che pensiero cafone!

Chissà quanto gli è costato. Io non potrei mai permettermelo.

Anche per un bancario è un bello sforzo.

Giordano, fatti gli affari tuoi.

Non hai da fare? Il bar è pieno. Vai a lavorare, vai!

Agli ordini.

Dov'è?

- Di là, ti aspetta. - Vieni con me.

- Mamma! - Ah!

Finalmente ci siamo degnate!

- Questa povera ragazza ti aspetta da stamattina. - A me?

- Sei tu che la vuoi licenziare. - Sì, ma ci vuole garbo in queste cose.

Pensa come si è sentita tutto il giorno. È vero o no?

Rispondi.

Io fatto niente. Io "mezzo" biglietto lì e poi uscire.

"Mezzo biglietto"? E l'altro mezzo dov'è?

Questa non ha ritegno.

Io le faccio fare tutto quello che vuole, non le chiedo mai niente.

Le ho solo chiesto di avvertirmi quando esce.

- Non è difficile. - Ma "mezzo" biglietto!

Tu "mezzo" biglietto?

Allora io mezza pazza che non l'ho trovato!

- Eccolo qua. - Che cosa?

- Era nel cassetto delle bollette. - Io...

Io ho messo biglietto su mobile.

Quella è una bolletta, se stava in quel cassetto...

"Io esce, torno tra un'ora."

Mamma, l'hai messo tu lì pensando che fosse una bolletta?

E ti pareva che non era colpa mia!

Lei l'ha messo là dentro quando ha capito che mi ero arrabbiata.

Mamma, che cosa leggi?

L'hai appena letto tu. Non è questo il problema.

Rileggimelo, per favore.

- È scritto troppo piccolo! - È scritto enorme, mamma.

- Ti si è abbassata la vista. - Io ci vedo benissimo.

Pure barattolo zucchero. Lei ha messo sale nel caffè.

Io non ho messo zucchero nel barattolo del sale.

Un altro quiz.

Va bene, domani ci togliamo il dubbio.

- C'è la cerimonia per papà? - Sì. - Ti facciamo controllare.

Alla cerimonia io non vengo.

Le commemorazioni mi fanno tristezza.

- Ma dove vai? - Adesso vedi che manovra.

Ci vedo benissimo!

Mamma, che fai? Che cos'è?

Devo controllare se il generale ha strizzato bene il bucato.

Ogni volta allaga il cortile.

- Se non vedi di giorno, figurati a quest'ora! - Non ti permettere.

- Fino a prova contraria... - Verrai alla cerimonia e ti farai visitare.

E questo lo prendo in ostaggio. Niente visita, niente generale.

Sonia, rimetti a posto le tue cose e poi andate a letto, è tardi.

Domani, se non vuoi che ti licenzio, riprendimi il mio binocolo.

Forse non è un caso che ti abbiano cambiato mansione

proprio quando sei rimasta incinta.

Non ne sono sicura,

ma forse ci sono tutti gli estremi per fare causa al tuo datore di lavoro.

Quanto dura la causa?

- Due o tre anni. - A che serve?

Chissà che fine avremo fatto io e mia figlia fra due anni.

Scusate, devo andare al bagno. Sarà la centesima volta da stamattina.

Lei non ha nessuno che possa aiutarla nell'immediato?

No, pare di no.

Cioè, nessuno che lei voglia coinvolgere.

Tu, per caso, conosci un certo avvocato Improta?

No, ma lo cerco sul sito dell'Ordine degli Avvocati.

Grazie. Hai la password?

- Scema! - Te la ricordi?

- Buongiorno. - Mi scusi, l'avvocato Improta?

Quinto piano, scala B.

- Buongiorno. - Buongiorno.

- La signora Impronta? - Sì.

Sono Mina Settembre, un'assistente sociale.

- Vorrei parlarle di sua figlia Lucia. - Lucia? È successo qualcosa?

È incinta, ma in gravi difficoltà economiche.

Suo marito è in casa? Vorrei parlare con entrambi.

- Sì, prego. - Grazie.

Armando, lei è un'assistente sociale che vorrebbe parlarci di Lucia.

Buongiorno, avvocato, scusi l'intrusione.

Qualunque cosa abbia combinato Lucia non mi interessa.

No, mi ascolti solo un minuto.

Lucia sta per partorire, è sola e senza un lavoro

e tra un po' si ritroverà senza casa.

Armando, ti prego.

Ci ha trattato troppo male.

Ha lasciato casa senza spiegazioni, con un odio che non meritavamo.

Mai un pentimento, un risentimento. Mai, mai.

Se ha fatto l'ennesima scelta sbagliata, pagherà le conseguenze.

Mirella, accompagna la signora.

- Ma è sua figlia. - Non più.

- Non si disturbi, conosco la strada. - Aspetti.

- Dove vive Lucia? - A Via Angelini 41.

Le stanno portando via la casa e lei dovrebbe stare lì con lei.

Lo so.

Non serve a niente piangere. Dovrebbe solo starle vicino.

Qualunque cosa sia successa fra voi.

Buongiorno.

Mettetevi qua. Signora, qui c'è un altro posto, venite.

Va bene.

- Datemi le chiavi, ci penso io. - No, volevo parlare con voi.

Vi ricordate di me? Ci siamo visti qui l'altro giorno.

Ero con un amico e l'avete insultato.

Come no! Peggio per voi che avete certe amicizie.

- Devo chiedervi una cosa. - Che volete?

Che vi è successo? Perché ce l'avete tanto con Max?

Perché vi interessa?

Questo è un anello di fidanzamento, me l'ha regalato lui.

Io sono un po' sfortunata con gli uomini.

- Quando me l'ha dato, ero felicissima. - Fate male.

Quello l'ha pagato con le disgrazie della povera gente come me.

Ma voi ne siete proprio sicuro?

Ora mi vedete così, ma prima io avevo una merceria.

Dopo il secondo figlio, ho fatto il mutuo per una casa.

Poi ho dovuto chiudere l'attività ed ero in ritardo con le rate.

Il vostro amico ha detto di vendere per evitare il pignoramento.

Poi ho capito che era d'accordo con un agente immobiliare.

Ho venduto la casa, ho preso due soldi e mi sono ritrovato in mezzo alla strada.

- Titti, ciao. - Mina, scusami. Come sta la donna della casa?

Così e così. Perché me lo chiedi?

Da donna è la prima domanda che avrei dovuto farti ieri.

La mia Titti...

- Scusa per come ti ho trattato. - Figurati, non lo dire proprio.

Sto andando alla cerimonia per papà.

- Mi raggiungi? - Vorrei, ma ora proprio non posso.

Devo capire se sono stata una scema totale.

- In che senso? - Poi ti spiego. Ciao.

Sono contenta di vedere molti dei suoi colleghi e allievi

riuniti qui oggi per ricordare Vittorio Settembre.

Per chi, come me, ha lavorato negli ultimi vent'anni al suo fianco

è doveroso sottolineare come la sua generosità, il suo intuito...

È arrivato.

Il suo impegno nel creare una fondazione a favore dei bambini ipovedenti,

sono stati fonte d'ispirazione per tutti noi.

Meglio delle mie parole, saranno le immagini

a raccontare chi era Vittorio Settembre.

Così da ottenere importanti informazioni visive

almeno per garantire una continuità.

Grazie.

Bene, ragazzi, iniziamo?

I bambini stanno facendo i bravi? Sì? Forse.

Vediamo un po'.

Ciao, ciao.

- Fai vedere. - Ci leggi una storia?

Sì, dopo leggiamo una storia.

Sì, la lezione è in aula magna, domani mattina alle nove.

- Professore, scusi, una domanda per il nostro Tg. - Sì.

Questo sorriso ci manca molto.

Scusate.

Ma... così come ha ispirato noi...

siamo sicuri che saprà ispirare anche tutti gli studenti

che si ritroveranno in quest'aula, in futuro... nella sua aula.

Adesso vorrei chiamare la figlia del professor Settembre,

Mina, che è qui con noi

e inaugurare ufficialmente la sua biblioteca.

- Ué, Titti. Che ci fai qua? - Così...

- Volevo farti una sorpresa. - Che bello!

Lui è Giulio, un vecchio amico, il migliore immobiliarista a Napoli.

- Max esagera sempre. Piacere, Giulio. - Piacere, Titti.

- Se sei impegnato, ti aspetto fuori. - Ma no, figurati.

- Poi avevamo finito, vero? - Assolutamente.

Anzi, vi lascio da soli.

- Ci sentiamo dopo. - Sì.

- Ciao. - Ciao.

- Sembra simpatico. - Sì. - Lo conosci da tanto?

- Da quando eravamo bambini, perché? - Strano, non me ne hai mai parlato.

Forse perché non c'era niente da dire, è solo un mio amico.

Dai, siediti.

- Sai a che cosa pensavo prima? - No.

Perché non andiamo a Positano?

Un mio amico ha un albergo a strapiombo sul mare, è pazzesco.

Prenotiamo e mi faccio dare la suite con la piscina sulla terrazza.

- Ma non credi che sia troppo? - In che senso?

Stai spendendo tanti soldi. L'anello, tutte le sere a cena fuori...

- Ora Positano. - Tu non ti preoccupare.

Invece sì, perché alla fine hai sempre uno stipendio da bancario.

- O no? - Sì, però ci sono i bonus.

Poi la mia famiglia se la passa bene.

Non come la tua, ma non possiamo lamentarci.

Tuo padre non lavorava alle poste?

Sì, certo, è un dirigente, uno di quelli che sta ai piani alti.

- Posso prenotare? - No, Max, io oggi non posso proprio perché...

Devo vedere mio fratello per firmare delle carte insieme.

- Dovete firmarle ora? - Sì, anzi, devo andare.

- Partiamo sul tardi. - Non lo so, ti faccio sapere.

- Ci sentiamo per stasera? - Sì. - Dammi un bacio.

- Dai. Ciao. - Ciao.

- Che vergogna! Mi sono emozionata. - No, sei stata bravissima.

- Ciao. - Eccoti.

Scusa il ritardo.

No, tranquillo, sono contenta che tu sia qui.

Claudio, lei è Adriana Rispoli. Ha organizzato tutto.

- Bella cerimonia. - Piacere.

- Grazie. - Tua mamma ti aspetta a casa.

Va bene... No, come a casa? Fermala subito.

- Mmm? - Poi ti spiego. Se serve, buttati anche sotto la carrozzella.

- Va bene. - Grazie.

Mi ero dimenticata.

- Posso chiederti un favore? - Certo.

Signora, leggiamo la sei decimi.

Sì.

- "N", "G"... - No, è "C".

Vabbè, è lo stesso.

"T", "F", "U"...

"B", "L", "M".

Bravissima, abbiamo finito, può toglierli.

Dunque, abbiamo un aumento dell'ipermetropia

che rende difficile la visione di oggetti lontani.

Poi c'è un aumento anche della presbiopia

e un inizio di cataratta all'occhio destro.

Che sciocchezza!

- Vogliamo aggiungere qualcos'altro? - No.

Per ora basterà cambiare gli occhiali e usare un collirio.

- Va bene? Glielo prescrivo. - Posso andare?

- Certo. - Sonia, apri la porta.

Noi chiamiamo un taxi.

- Ci vediamo dopo a casa. - Sì. Attenta alla porta, Sonia!

- Scusala. - Tranquilla, non conosci mia madre.

Hai preso lo studio di papà.

Ho cambiato qualcosa negli arredi, ma è rimasto lo stesso.

Lavorare qui mi dà un senso di continuità.

- Posso mostrarti una cosa? - Certo.

Non ti dice niente?

- No, non saprei, perché? - Questa sagoma mi ricorda te.

Non saprei dirti, mi spiace. Prego.

Ho trovato l'originale di questa foto tra le cose di papà.

C'era anche una bella dedica dietro.

Credo che fossero amanti.

No, scusa tu stai insinuando che io con tuo padre...

Ma come ti permetti?

- Io ti lascio questa, ho altro da fare. - Adriana.

Aspetta... Adriana!

Aspetta! Fermati! Scusami, non volevo.

Ciò che mi legava a tuo padre era affetto sincero

rispetto, riconoscenza e amore, ma non del tipo che pensi tu!

Vittorio era come un padre per me, pensavo che lo avessi capito.

Ti ho aspettato. Che è successo?

Ma che storia è?

La fotografia, l'amante segreta... Sei andata pure da un fotografo?

- A me sembra una follia. - Anche a me lo sembrava, però...

Che ti devo dire? Io non riesco a non pensarci, è un tarlo ormai.

Non c'è niente da fare.

- Che vuoi dire? - Che voglio dire?

Tuo padre condiziona la tua vita anche oggi che non c'è più.

- Stai scherzando? - No.

Ti posso dire? Basta! Che palle, Mina!

- Vuoi sapere come la vedo? - Sì.

Il nostro rapporto è stato rovinato dalla sua morte.

- Dalla sua morte? - Sì. - Non dalle corna che mi hai messo?

Dopo la morte di tuo padre,

tu mi hai completamente escluso dal tuo dolore.

Ma è acqua passata.

Io ho pensato e ho detto: "Cos'è meglio per lei?"

"Starle accanto."

Sono venuto per starti accanto, perché era la cosa migliore per te.

Ma non è cambiato nulla! Un cazzo, Mina! Nulla!

Tu sei ossessionata da tuo padre.

Sei aggrappata a un passato che non c'è più.

Sai qual è la cosa peggiore? Non ti accorgi che hai smesso di vivere.

- Ecco, è arrivata la sentenza. - Che sentenza? - La tua!

- Non fai che giudicare! Vuoi stare con me, ma non mi sopporti. - No.

- No? - No, io voglio stare con te perché...

- Io ti amo. - Ma quale amore!

Vuoi sapere qual è la verità?

Il matrimonio non è finito per mio padre

ma perché non ho mai soddisfatto i tuoi standard di comportamento.

Io mi sono rotta di vivere in attesa della prossima sentenza, basta!

Domenico, che c'è? Non è proprio il...

Arrivo! Tu corri!

Oh...

Grazie, grazie.

Amore.

Grazie, grazie.

Ciao.

Ciao, amore.

Che bella!

Amore... quanto sei piccola!

Ehi.

Non abbiamo fatto neanche in tempo a portarla in ospedale.

È stato bellissimo.

Stanno bene?

Sì, stanno bene. Comunque l'ambulanza sta arrivando.

Sei stato un bravo dottore.

Fortunato, perché Rosaria è riuscita a venire con me.

Domenico... è meglio di no.

Mi manchi assai.

Eccoli.

Vado giù ad aspettarli.

Va bene.

Improta, al primo piano. Grazie.

- Inizia a salire tu. - Ci pensi tu?

Sì, vai.

Signora Improta, sono contenta di vederla.

- Lucia ha partorito. - Sta bene? - Sì, stanno bene.

- Venga con me. - No, la prego.

Mi vergogno troppo.

Ma di cosa?

Voglio raccontarle una cosa che non ho mai detto a nessuno.

Ero a casa e...

un giorno Lucia tornò prima del solito.

Aveva diciassette anni e mi sorprese a letto con un altro uomo.

Era un collega di lavoro e io non so che cosa mi era preso.

Ero nel panico e la pregai di non dire nulla a mio marito.

Lei mantenne la promessa, ma da quel giorno

la nostra casa diventò per lei una prigione di ipocrisia.

Per questo appena ha potuto se n'è andata.

Armando, mio marito si è sentito odiato senza una ragione

da una figlia che era tutta la sua vita.

E lei non ha mai detto niente?

No.

Lo so, sono stata una vigliacca.

Ma la fuga di Lucia ci ha riavvicinato.

Io ho lasciato l'altro uomo

e da allora con mio marito siamo molto uniti.

Ma ha lasciato che sua figlia pagasse al posto suo.

Le portano in ospedale per un controllo.

Che ha deciso di fare?

Quello che dovevo fare tanti anni fa.

Parlare con mio marito.

Sì?

- Ciao. - Ti disturbo?

Dipende.

Se devi lamentarti ancora di Giordano, sì, mi disturbi.

No, Giordano non c'entra.

Che succede?

Sei ancora amico del direttore della Banca del Commercio?

- Sì, perché? - Devi farmi un favore.

- Come stanno? - Bene, credo.

Il dottore è dentro con Domenico. Quali sono le belle notizie?

- Ho contattato l'azienda di Lucia. - Eh.

Per capire come avrebbero reagito alla parola "causa".

- E? - Hanno reagito bene.

- Grazie. - Collega, sei stato gentilissimo.

- Ciao. - Ciao.

Mamma e figlia stanno bene. Lucia ti aspetta.

Vado.

Allora... ci vediamo domani?

- Sì. - Al consultorio.

Al consultorio.

L'azienda è disposta a transare pur di evitare la causa.

Ti offrono ottantamila euro e ti pagherebbero subito.

Bene, così pago le rate del mutuo e sto tranquilla per un po'.

La casa rimane tua.

- È un accordo conveniente, no? - Direi proprio di sì.

Bene, io torno in studio. E li chiamo, prima che cambino idea.

- Avvocato... - Sì?

Grazie.

- Ciao. - Ciao.

Come va?

Mi sento così stanca.

Ecco la sua bambina.

Oddio!

Guarda com'è dolce.

Ciao, amore.

Se la goda, io torno tra poco.

Grazie.

Che cosa vuoi?

Come stai?

Io bene.

Tua madre mi ha raccontato tutto e ora so che cosa hai sopportato

e perché sei andata via.

Mi dispiace tantissimo.

È orribile quello che ti abbiamo fatto.

Prego.

È bellissima. Hai già deciso come chiamarla?

Mina.

Sapere che c'è in circolazione un'altra Mina, non mi rassicura.

- Sei solo invidiosa. - Ma va'!

Ciao, ragazze.

Vi dispiace se vi rubo Titti?

È stata una giornataccia e vorrei stare un po' con lei.

- Che ti è successo? - Niente, un po' di problemi in banca.

Il direttore ha voluto farmi una verifica.

Secondo me, è stata quella pazza incinta.

Secondo me, sono stata io.

Ma...

Ma in che senso, scusa?

So tutto di te e del tuo amico che compra le case dei poveri cristi.

Tu fai la bella vita sulla disperazione della gente.

Era pure un fidanzato decente, affettuoso...

Ma resti comunque una bruttissima persona.

È meglio che te ne vai.

- Andiamo fuori a parlare? - No.

- Fammi spiegare. - No.

- Perché no? - Non l'hai sentita? Ha detto che non vuole venire.

Dai.

Ué...

Stai bene?

Sì.

Io sono orgogliosissima di te.

Ci vuole un brindisi.

In piedi. Vai.

Vai.

Alle donne coraggiose che sbagliano

ma che sanno rimediare ai propri errori.

Apprezzo le tue scuse.

È comprensibile che tu abbia pensato a me.

Tuttavia, non sono io la donna che cerchi.

Non la troverò mai.

C'è una cosa, ma non so se faccio bene a dirtela.

Sono passati diciassette anni, ma la ricordo come se fosse ieri.

Eravamo a Vietri per un convegno.

Vittorio era il relatore principale, ma non si presentò.

Ricomparve dopo sei o sette ore

e si rifiutò di dare spiegazioni.

Sembrava che non gli importasse della brutta figura con i colleghi.

Non so dirti perché, ma pensai che fosse stato con una donna.

Forse con la donna che stai cercando.

Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.