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♪ Con lui volando ♪
♪ Lontano dalla terra ♪
♪ Dimenticando Le ♪ ♪ tristezze della sera ♪
♪ Quando ami da morire ♪
♪ Chiudi gli occhi e non pensare ♪
♪ Il tempo passa, l'amore scompare ♪
♪ E la danza finirà ♪
♪ Una notte a Napoli ♪
♪ Delle stelle si scordò ♪
♪ E anche senza ali ♪
♪ In cielo mi portò. ♪
Oddio!
Buongiorno. Ho fatto il caffè, vieni di là?
No, che sono queste smancerie?
Comprati un pigiama decente che non ti si può guardare.
Mettici un teschio su questa carrozzina. Così uno lo sa e non si avvicina proprio.
Che vecchio patetico.
Un giorno o l'altro si farà scoppiare il cuore.
Invece secondo me fa bene.
Dovresti prenderlo a esempio e alzarti ogni tanto.
Io sto benissimo! Accetto serenamente la mia età!
Serenamente.
Allora, questo caffè?
Se vuoi ti passo a prendere, così ci andiamo insieme.
Al cimitero? No, grazie.
Dovresti saperlo che io i cimiteri li odio.
Gli anniversari, poi, peggio ancora.
Magari ti faceva piacere portare un fiore a papà per il suo compleanno.
Tu è meglio che non pensi.
Che bello sentirsi stimati dalla propria madre.
A farti montare la testa ci pensava già tuo padre.
Se non fosse stato per me, saresti venuta su come una rammollita.
Ho capito, Carme', ho capito.
Signora, mi avete fatto la doccia.
Si è rotta la centrifuga, devo strizzarli.
Senti, Carme'...
La centrifuga...
Non devi crederle, dice un sacco di bugie.
Ha la coda di paglia.
Un phon non te lo posso dare, ma un passaggio sì.
- Contromano? No, grazie, cammino. - Dai, Mina, lo so che ho sbagliato.
Quella con Piera è una storia finita, se no te ne avrei parlato.
Fossi stato ancora innamorato di lei, non mi sarei interessato a te.
Una storia finita? L'unico dettaglio è che la tua fidanzata non lo sa.
Sta in Burkina Fasu! Non pretendere che glielo dica via Skype.
Non pretendo niente, ma nel ruolo dell'altra non ci sto.
- Quando torna, le parli. - Ma torna tra due mesi.
Intanto tu capisci cosa vuoi e schiarisciti le idee.
No, aspetta un attimo.
- Devo capire quello che voglio? - Sì.
Tu l'hai capito cosa vuoi? A me sembri un po' confusa.
- Confusa io? - Sì.
Su cosa?
Su me, su te, su tuo marito.
No, perché se già tu l'hai capito che vuoi stare con me, è qualcosa.
Io ho capito che voglio stare con una persona libera. E basta.
Devo dire la verità, a lui piace la matematica, per fortuna. Buongiorno.
Comprate! Patate, cipolle...
- Buongiorno, vi volevo dire... - Che l'ascensore è rotto, lo so.
No, vi volevo dire che sopra c'è una signora che vi aspetta.
- Va bene. - Una signora elegante, bel portamento...
Sicuramente è del Vomero.
Posso andare o dobbiamo stare qua a parlare tre ore? Arrivederci.
La tua amica sta arrivando. Eccola qua.
Mina.
Buona giornata.
Uè. Sei venuta a farti visitare da lui?
- Ma sei pazza? Ti devo parlare. - Va bene.
Signora, guardate che è bravissimo, ve lo raccomando.
Non ho dubbi, ma come ginecologa preferisco una donna.
I soliti pregiudizi.
- Tu che hai fatto ai capelli? - Lascia stare.
Allora?
- Che succede? Stai bene? - Gianluca se n'è andato di casa.
Come se n'è andato di casa?
Ha detto che siamo degli sfigati...
Ha sbattuto la porta e se n'è andato.
No, aspetta, Gianluca ha detto che tu e Paolo siete degli sfigati?
Io non voglio fare la madre che demonizza la fidanzata del figlio.
Ma da quando Gianluca sta con Marika non è più lo stesso.
Va bene.
Adesso ti calmi, ci sediamo, e mi racconti tutto dall'inizio.
All'inizio eravamo pure felici che finalmente avesse una ragazza.
Ma non lo riconosciamo più. Sabato è tornato alle quattro.
Cellulare spento, non era mai successo. Io e Paolo abbiamo pure litigato.
- Una camomilla, così stai più tranquilla. - Che devo farci? Ma che tranquilla?
Lui non era preoccupato?
Diceva stronzate tipo: "Con Marika ha scoperto un nuovo mondo."
"Il piacere delle prime esperienze." Lo sappiamo tutti che sono orrende.
Dipende.
Comunque io stavo per chiamare tutti gli ospedali
quando finalmente è tornato.
Gli ospedali, Irene? Addirittura gli ospedali, dai.
Avrei voluto vedere te!
Quando avevamo la sua età i cellulari non esistevano. Meno male!
Ora ci stanno e non può fare come gli pare e usarlo solo quando gli conviene!
Si fosse poi almeno scusato.
Che ci fai ancora sveglia? Tu sei fuori, mi hai chiamato 27 volte!
- Gianluca! - Ci potevi mandare un messaggio.
È il suo momento di ribellione. Guai se non ce l'avesse.
Ma è uno shock.
Dalla sera alla mattina, io e Paolo ci ritroviamo un nemico in casa.
- Siete riusciti a parlargli? - Macché.
Domenica è venuto Claudio a pranzo e... Non è un problema per te?
No, figurati.
Comunque erano le due e Gianluca ancora dormiva.
Io volevo andare a svegliarlo.
I due si sono coalizzati e hanno detto di lasciar stare.
Alle sei finalmente lo vedo che esce.
Dove stai andando?
Si degna di dirmi che va da Marika.
Ma quando gli chiedo a che ora torna...
Non lo so. Perché, che ti frega?
Allora te lo dico io, entro mezzanotte tu stai a casa.
Sì, vabbè...
Che succede?
- Succede che questa non mi fa uscire. - "Questa" è tua madre!
E se vuoi stare in questa casa, ci sono delle regole, le devi rispettare!
Ma chi ci vuole stare qui dentro?
Ma vi siete visti? Siete due sfigati!
Da allora è scomparso.
Paolo è pure andato fuori scuola per provare a parlargli.
Lui si rifiuta.
- Ma adesso dove sta? Da Marika? - Dove vuoi che stia?
- Non hai parlato con i genitori di lei? - Non li conosco.
Marika non sta nella stessa classe di Gianluca.
Quando a lui ho chiesto che tipi sono... Non risponde.
Qualsiasi cosa io dica vedo un'ostilità tremenda.
È normale, Irene, è l'età. Dai, vedrai che passa.
Stamattina mi hanno chiamato dalla banca.
Ti ricordi l'anno scorso, quando Gianluca è andato in Irlanda,
che gli abbiamo aperto un conto?
Lì versiamo una paghetta. Il conto è in rosso.
- Ma che ha fatto? - Non lo so.
Però in camera sua, nella scrivania, in un cassetto,
ho trovato cartine e una scatoletta.
- Con del fumo? - No, vuota.
Però si sente l'odore nella stanza.
Vabbè, comunque, dai, non mi sembrano chissà quali prove.
E 1.500 euro volatilizzati in pochi giorni che ti sembrano?
- Come 1.500 euro? - Hai capito?
Mina, ci devi parlare tu. Me lo prometti? Ci parli?
Vieni qua.
Stai tranquilla, ci penso io, perché lo sai che gli voglio tanto bene.
Ma devi stare calma, è un ragazzo d'oro.
- Ha la testa sulle spalle. - Ma a volte basta poco.
- Dovevo stare in tribunale mezz'ora fa. - Vai.
- Tu parlaci. Poi chiamami subito. - Sì.
- Mi dici come sta, come l'hai trovato. - Non ti preoccupare, ci penso io.
- Grazie. - Ti voglio bene. - Anch'io.
- Ciao. - Ciao.
Claudio, ciao.
Ehi ciao, ti disturbo? Sei al lavoro?
No, in realtà sono davanti alla mia vecchia scuola.
Che ci fai lì? Momento nostalgia?
Aspetto Gianluca, Irene mi ha chiesto di parlargli.
Sì, sono molto preoccupati. Comunque conta su di me.
Grazie. Ma che mi volevi dire?
Che ti sto pensando. Mi ricordo che giorno è oggi.
- Veramente te lo ricordi? - Ma certo, i 70 anni di tuo padre.
Stanno uscendo, ti devo lasciare. Grazie.
A te. Un bacio.
Se invece del solito bar provassimo qualcosa di nuovo?
- Tipo? - Sorpresa.
Guardate che mi ha mandato.
Gianluca.
Ma che stai dicendo?
Ci vediamo dopo.
Ti ha mandato mamma, vero?
Non dico un abbraccio, ma almeno un "ciao".
Ciao.
- Ti va di andare a mangiare insieme? - Io a casa non ci torno.
Ho solo chiesto di mangiare e chiacchierare.
Sì, ma se pensi di convincermi, è inutile, perdi solo tempo.
- Rosa li fa sempre buoni i crocchè? - Sì, vabbè, Rosa.
Ha chiuso da tempo Rosa.
- Ma veramente? - Sì.
Allora decidi tu! Dove mi porti?
Prima erano preoccupati perché non avevo una ragazza.
Adesso perché sto troppo fuori. Sono paranoici.
Ce l'hanno con lei, nemmeno la conoscono.
- Ma fagliela conoscere, allora. - Sei pazza? Vuoi la mia rovina? No!
Scusami, i genitori di Marika che dicono?
- Sono morti tre anni fa in un incidente. - Cavolo, mi dispiace.
- Lei con chi vive, scusa? - Con il fratello.
- Quanti anni ha? - Ha 25 anni.
- Falli parlare con lui, allora. - No.
Scusa, devo andare.
- Dove vai? - No, questa è la mia sfera privata, ok?
- Ciao, zia Mi'! - Ciao.
Cosa ci troverà la De Gemmis in quello là, bravo chi lo capisce.
- Siete mai stati a casa sua? - No, com'è?
Una figata pazzesca.
Avete presente Villa Doria? Casa sua.
Ma Che dici? Piuttosto, l'interrogazione di domani?
Se continui così, ti bocciano.
- Salve, mi scusi. - Sì?
Marika De Gemmis abita qua?
- Ma lei è un'assistente sociale? - Sì.
Finalmente, vi siete decisi!
Qua non si vive più, e tutti se la prendono con me.
Come se io fossi un poliziotto.
- Perché, che succede? - Che succede?
Ecco cosa succede! Guardatelo con i vostri occhi!
È un via vai continuo, giorno e notte.
Da quando il fratello se n'è andato, qua non si vive più.
- Il fratello non vive con lei? - Federico? No.
È andato a Roma, ha fatto prima uno "stage",
poi l'hanno assunto ed è rimasto lì, viene una volta al mese.
Vabbè, salgo anch'io, se non le dispiace.
- Grazie. - Prego.
- "Uè". - Ciao!
Buonasera.
- Entriamo? - Sì.
- Uè. - Ci hai parlato?
Sì.
Allora, che dice? Come l'hai visto? È sciupato? Si droga.
Quando torna a casa?
Irene, se lo prendo di petto pure io, è la fine.
- E allora? - Dammi un po' di tempo.
Scusa, è che ho paura.
Però hai ragione, una bella chiacchierata con i genitori di Marika me la devo fare.
- Ecco, questo è un po' complicato. - Perché?
Poi ti spiego con calma, dai.
Ora bado al cimitero da papà che oggi sarebbe stato il suo compleanno.
Scusami.
Comunque i figli sono solo problemi.
Avete fatto bene tu e Claudio a non averne.
- Scusami, ti devo lasciare. - Ciao.
"Il suo ingrandimento è pronto per il ritiro."
Questi chi te li ha portati?
Allora, è perfetta, no? Che ne dici?
Sì, ti sta benissimo. Però se vuoi, la puoi cambiare.
Ma posso mai cambiare un regalo che mi fai tu?
Che mi devi dire?
- Come hai fatto a capirlo? - Mina, sei mia figlia.
Io e Claudio abbiamo deciso di sposarci.
Oh, questo volevo sentire. Mi fa proprio piacere.
Per carità, non ho niente contro la convivenza.
Ma è giusto che a un certo punto ognuno si prenda le sue responsabilità.
Sì, ma a te lui piace? Non l'ho mai capito veramente.
Certo che mi piace. È un ragazzo solido, centrato.
Poi state bene insieme.
Come te e mamma?
Io e mamma siamo legati da un filo elastico.
Proprio per questo non si spezzerà mai.
Buongiorno.
Avrei bisogno di un'informazione. C'è qualcuno che pulisce le tombe?
- Magari un giardiniere? - Signora...
Qua le tombe ognuno se le pulisce per conto suo.
I giardinieri sono in causa con il Comune, i seppellitori sono in sciopero.
- Voi che problema avete? - Non ho nessun problema.
Mi chiedevo solo se qualcuno può aver visto chi ha lasciato i fiori
sulla tomba di mio padre.
Qua pure se lasciate una bomba, l'unico che vi può vedere è Lui.
Scusate.
Pronto? Sì, dite.
No, serve l'autorizzazione firmata da un parente di primo grado del defunto.
I morti non si possono trasferire così. Firma e documento di identità.
I moduli li abbiamo noi. Arrivederci.
- Avete un elenco dei defunti seppelliti? - Certo che l'abbiamo.
Ci sono più residenti qua che a Fuorigrotta.
I coniugi De Gemmis sono qua?
- Sono parenti vostri? Di vostro padre? - Sì.
Aspettate un attimo.
De Gemmis...
Sì, stanno qua. "Morti insieme".
Beati loro. Uno dice sempre: "Che bello vivere con qualcuno."
Invece si dovrebbe dire: "Che bello morire con qualcuno."
Già.
Grazie, arrivederci.
- Titti, sono io, ti disturbo? - Ciao. No, sono con Max.
Abbiamo comprato dei cristalli di Boemia bellissimi.
Dimmi.
Ho avuto un'idea, ma mi serve il tuo aiuto.
- Con Domenico? - No, è per Gianluca.
È in piena ribellione, Irene è disperata.
Comunque Irene si deve rilassare, è nervosa. Dovrebbe, non lo so, forse...
- Uomo di merda! - I bicchieri!
Sai che voglio! Mi hai rovinato la vita.
Non ti preoccupare. No, non lo so.
Titti, che succede?
- La pagherai, capito? - Ma ti chi ti conosce?
- Vattene, tu e questa. - Chi siete?
Titti?
Vattene. Sei un vigliacco!
Ma tu lo conosci?
Sì, è un poveraccio. Mi dispiace solo che ti sei spaventata.
Non ti preoccupare.
Io volevo andare alla Polizia a sporgere denuncia.
Ma Max dice che è un parcheggiatore abusivo,
ha pure perso la casa.
Però io ho avuto paura. Comunque in giro è pieno di pazzi.
Però tu uno normale sei riuscita a prenderlo finalmente.
- Non mi avevi detto che suonava. - Non lo sapevo, non me l'aveva detto.
È modesto.
È bellissimo.
In mezzo a questi maschi con l'ego gigante...
Generalizzare è l'anticamera per l'atrofia del cervello.
Grazie per questa perla di saggezza, Giordano.
Comunque, pure l'ego bisogna poterselo permettere.
Sei una iena.
L'avrà messo qua tuo fratello,
ma da quando c'è lui, le cose vanno meglio.
Non mi interessa, non lo sopporto.
Lui passa e la sua presenza mi innervosisce.
- Poi ha una voce... - Ti piace.
- "Chi disprezza compra", è un classico. - Mina, tu sei pazza.
Scusa, ma l'hai visto? Non mi sembra niente male.
Comunque tu a lui piaci, è sicuro.
Ma smettila. Ah, c'è Irene.
Non vorrei essere nei tuoi panni.
Neanch'io.
I genitori di Marika sono morti,
mio figlio vive in una comune e tu me lo dici solo adesso?
Una comune? Dai, non esagerare.
- Non ti ci mettere, non capisci niente. - Che vuoi fare?
Prenderlo con la forza? Chiamare la Polizia?
Che dovrei fare? Aspettare che faccia una cazzata ancora più grande?
Mina, io contavo su di te. Speravo che me lo riportassi a casa.
Io farò il possibile, Irene, ma devi darmi un po' di tempo.
Va bene.
Scusami.
- Scusami pure tu. - Non ti preoccupare.
Comunque vedrai che il tuo cucciolo te lo riportiamo a casa.
"Riportiamo"?
Gianluca!
- Chi è questa? - Ti sei messo a fare il toyboy?
È un po' "milfona". Ma se ti stufi, diccelo che io... Figurati.
Ciao, Titti. Che c'è, oggi mamma ha mandato te?
Mi sono mandata da sola. Sono gelosa che esci sempre con Mina.
- Oggi pranzi con me. - Oggi non posso.
- Perché? - Ho da fare.
- Che devi fare? - Eh...
- Gianlu', andiamo? - Sì.
- Tu sei Marika? - Sì.
Quanto sei bella. Bravo, bisogna sempre puntare in alto.
Mi devi fare un favore. Me lo presti per un paio di ore?
Guarda che è mia zia, eh.
Per me non c'è problema, i rapporti non devono essere una prigione.
Se hai capito questo, sei un pezzo avanti.
- Va bene, a dopo. - Ci vediamo?
Ciao.
- Pronto? - Eh?
Sei proprio cotto.
- Dai, andiamo. - Andiamo.
- Dove andiamo? - "Dove andiamo"?
Ciao.
- Lei chi è? - Sono un'impiegata del Comune.
- Tu sei Marika De Gemmis? - Sì.
- Ma quanti anni hai, scusa? - Ne ho 17.
- Ah, no, allora non puoi firmare. - Firmare cosa, scusi?
Se mi fai entrare, te lo spiego meglio.
Grazie.
Ce la porta stasera al Moomy.
Di' a Gianluca verso mezzanotte e che i soldi sono quelli.
Allora?
- Di che si tratta? - In realtà è una piccola formalità.
Tra poco ci saranno dei lavori al cimitero dove c'è la vostra cappella
e serve un'autorizzazione.
Qui leggo che tuo fratello Federico ha 25 anni, quindi serve la sua firma.
- Quando posso trovarlo? - Se me lo lascia, glielo faccio firmare.
Non funziona così. I moduli vanno firmati davanti al funzionario.
Bisogna registrare il documento.
Allora mi lasci il suo numero, dico a mio fratello di chiamarla.
Sono un pubblico ufficiale, non posso lasciare i miei dati personali.
Puoi lasciare a me il suo.
Mi dispiace molto per i vostri genitori.
- Il numero è 379... - Aspetta.
- Ciao. - Ciao.
Mi scusi, è arrivato il mio ragazzo.
- Ciao, amore. - Ciao.
- Questa chi è? - No, niente, ora se ne va.
Sì, me ne stavo andando. Grazie. Tutto a posto, allora. Ciao.
Sentite, basta. Già Titti mi ha fatto una testa così. Che altro c'è?
- Mi hai raccontato un sacco di palle. - Quali?
Per esempio che Marika vive con suo fratello?
Non vado in giro a raccontare i fatti degli altri.
E poi che ne sai?
Nel palazzo sono inferociti. Si aspettano che faccia una segnalazione.
Che segnalazione?
Ha 17 anni, i minori non posso vivere da soli.
Non lo sai?
È più matura della maggior parte degli adulti che conosco, so questo.
Temo che questo per la legge non sia un argomento.
Se il fratello se la porta a Roma, io... Io non so che faccio.
Tu devi tornare a casa.
Tu sei mai stata innamorata? Com'è che nessuno mi capisce?
Voglio solo stare con Marika. Tutto il resto è tempo perso.
- È così anche per lei? - Certo.
Pensa che ha parlato di me al suo ragazzo.
Scusa, tu sai che lei ha un altro e ti sta bene?
Guarda che sono io l'altro.
Con una così non potevo pretendere l'esclusiva.
Vabbè, io vado. Ciao, zia Mi'.
Titti, dove stai? Aspettami, ti raggiungo.
- Ehi. - Ehi.
- Com'è andata con la ragazza? - Eh...
A me il pranzo bene. Per me ha ragione Paolo.
Il ragazzo ha scoperto le meraviglie del sesso.
- Secondo me, pure qualche altra cosa. - Droga?
Non lo so, non ne sono sicura.
- Da quanto tempo non vai in discoteca? - Che vuoi?
- Dai, da quanto? - Un secolo. Perché?
Preparati.
- Che? - Stasera ti porto al Moomy.
Acqua in bocca con Irene. Guai a te se ti fai uscire una parola.
No, io non parlo, ma fammi capire qualcosa.
Sì, ora ti dico. Accompagnami a Via Dumas.
- Devo fare una commissione lì. - Via Dumas, va bene.
Ho provato a fare un formato più grande, ma la qualità peggiorava troppo.
Gliel'ho detto che era difficile, no?
Quindi? Che dice?
Nell'altra non si capiva che erano fiori.
Dettaglio importante, no? Beh, 50 euro ben spesi.
Le metto in una busta anche l'originale.
Madonna santa, che ci fate qua?
Come? Ci eravamo messe d'accordo per le lezioni di Kevin.
- Ho preparato dei compiti di italiano. - Ora Kevin non c'è.
- A quest'ora dovrebbe essere a casa. - Sono cambiati i programmi, scusate.
- Dov'è? - Mi sta aspettando fuori al teatro.
- Al teatro? - Sì.
Perché, ci potete andare solo voi a teatro?
- Non volevo dire questo, ci mancherebbe. - Oggi c'è il saggio di zumba di Nancy.
- Nancy? - È la cugina di secondo grado.
Dottoressa, scusate, sono in ritardo, arrivederci.
- Allora riprovo domani? - Provate, dottore'.
"Con la santa pazienza si ottiene tutto." Arrivederci.
È bastato un bicchiere di champagne si è aperto subito.
- Cioè tu hai fatto bere mio figlio? - Ognuno ha i suoi sistemi.
Comunque ha funzionato,
è stato un pranzo delizioso e mi ha fatto un sacco di domande.
- Le domande gliele dovevi farle tu. - Che ti ha chiesto?
Mi ha chiesto quando ho fatto l'amore la prima volta.
Come è stato, se il mio lui era performante.
Vabbè, ma gliel'hai detto che se fa uso di sostanze stupefacenti
le performance si abbassano di molto?
Ma secondo te? Non vogliamo farlo sentire accerchiato.
Siamo due spie che fanno il doppio gioco.
Basta che il doppio gioco non lo fate voi due con me.
Almeno gli avete chiesto che ci ha fatto con i 1500 euro?
- Questa era la prima domanda. - In un interrogatorio in tribunale.
Non gliel'abbiamo chiesto, stiamo giocando d'astuzia.
C'è Leone con la moglie, scusate.
- Ciao. - Buonasera.
- Buonasera. - Andiamo?
Pure Paolo voleva venire qua. E' uscito con Claudio.
- Ah. - Gli ho detto di lasciar perdere.
Ieri ho trovato dei fiori sulla tomba di papà.
Ho pensato che li avesse lasciati lei, la donna della foto misteriosa.
- Oggi ho avuto la conferma. - Che conferma?
Ti ricordi che avevo richiesto un ingrandimento? L'ho ritirato.
- Allora? - Allora...
Quella che sembrava una macchia in realtà sono dei fiori.
Gli stessi che erano al cimitero.
Me lo spieghi perché questo accanimento?
Io ancora non l'ho capito.
Chi è ora?
Pronto?
Ah, buonasera. Un attimo solo, non la sento bene.
Aspetta qui.
Esco un attimo. Un secondo solo, ci sono quasi.
Eccomi qua.
- Tutto bene? - Sì, era il Rettore.
Vogliono dedicare una biblioteca della facoltà a papà.
Ci sarà una cerimonia di inaugurazione e mi vogliono coinvolgere.
- Bello, no? - Sì.
- Basta che non mi facciano parlare. - Senti, io torno a casa.
- Se torna Gianluca, non trova nessuno. - Ok.
- Vuoi un passaggio? - No, faccio due passi.
- Mi saluti tutti? - Va bene.
- Ciao. - Ciao.
A che ora arrivano i ragazzi in questo posto? È tardissimo.
Io ho sonno. Comunque siamo noi che non abbiamo più l'età.
Ai tempi nostri per me era già scattato il coprifuoco da mezz'ora.
Leone mi sarebbe venuto a tirare per le orecchie davanti a tutti.
Eccolo.
- Che sta facendo? - Non lo so.
Ma non mi piace.
Aveva ragione Irene.
Ora che facciamo?
Intanto non facciamoci vedere, copriti.
Lo seguiamo?
No, aspetta. Voglio prima capire una cosa.
- Dove vai? - Aspetta.
Attenta.
Scusa.
- Posso farti una domanda? - Questa poi...
- Che c'è? Il maritino si vergognava? - In che senso?
No, volevo solo sapere che cosa vendi.
Sono 20 euro e stasera ti diverti. Garantito.
Oh, stai un'altra volta qua?
Sempre a rompere i coglioni questo. Per stavolta offre la casa.
Non venire più!
Buonasera.
Vieni.
Secondo te che sono? Ecstasy? Anfetamine? Che sono?
Mina, ma dove vivi? Queste sono le magiche pillole blu...
Che il pisello tirano su. Non le conosci?
- Non ci posso credere. - Guarda che funzionano alla grande.
Come si chiamava... L'ingegnere con la casa a Stintino?
Ma aveva 60 anni. Gianluca è un ragazzino, che se ne fa di queste?
Ma tu l'hai vista Marika?
Quella altro che ansia da prestazione, ti fa venire il terrore allo stato puro.
Secondo me, che uno come Gianluca si impasticchi, ci sta.
Mi sembra tutto assurdo. Ma almeno sappiamo dove vanno a finire i soldi.
- Devo parlare con Irene. - Sì, però domani, con calma.
Perché ora la vedo un po' fuori controllo.
Come parcheggiano? Guarda se non faccio un incidente.
- Gianluca, che succede? - Sono Marika, una sua amica. Sta male.
Ha detto lui di chiamarla. Non vuole che la madre lo sappia.
- Cos'ha? - Non lo so, si è chiuso in bagno.
- Hai chiamato un'ambulanza? - Non la vuole.
La prego, faccia presto. Palazzo Doria D'Angri, De Gemmis.
Sì, va bene, arrivo subito.
Se gli succedesse qualcosa, non me lo perdonerei mai.
Mi sono presa una grande responsabilità con Irene.
Irene è la tua migliore amica. Stai solo cercando di aiutarla.
Stai tranquilla, vedrai che si è solo spaventato.
Andrà tutto bene.
- Ma lei non è quella del cimitero? - Sì, cioè no.
- Dov'è Gianluca? - È in bagno.
- Gianluca, apri, sono io. - Ci sono anch'io.
- Zio Claudio? - Sì.
Allora entra solo tu.
Va bene, aprimi.
Andiamo di là noi.
Ho fatto una cazzata.
Ehi, stai tranquillo, ci sono qua io adesso.
- Quante pasticche hai preso? - Una. Mi ha fatto un effetto tremendo.
Ok, non è grave. Chissà che cosa c'era dentro.
- Me lo dovranno amputare? - E' probabile.
Scherzo. Stai tranquillo.
E' tutta colpa mia.
Lo ha fatto per me.
Pensava che con Simone chissà che facevamo.
- Da quanto tempo le prende? - È la prima volta.
Allora come ha speso tutti quei soldi?
Avevo dei debiti in giro, non mi andava di chiedere a mio fratello.
Che coglione che sono!
Chi non lo è stato alla tua età? Io lo sono stato.
Vedi, noi maschi a volte riduciamo il sesso
a una questione di performance, di prestazione.
Quanto sei bravo, quanto duri.
Ma così si perde la parte migliore, si perde l'intimità.
Sentirsi a proprio agio con la persona che ti piace, ecco, questo.
Marika non è che mi piace, io la amo, non mi era mai successo.
Poi non pensavo che fosse così...
- Sai, così... - Così e basta.
Fare l'amore vuol dire lasciarsi andare, abbandonarsi.
Sentirsi un tutt'uno con lei, insieme.
Godere di quel momento, ecco.
Lo sai anche da te che per far questo non ci sono pillole magiche.
- Se non ci riuscissi? - Certo che ci riuscirai.
Certo che ci riuscirai. Basta non avere fretta.
Non devi cercare scorciatoie.
Ok.
Se fossi stata male io, non avrei saputo chi chiamare.
- C'è tuo fratello. - Mio fratello ha la sua vita.
Da quando sono morti i miei genitori
non voglio essere una palla al piede per nessuno.
Deve essere stato terribile.
Anche io ho perso mio padre da poco e ancora non riesco a riprendermi.
Eccomi.
- Allora? - Come sta?
Sta meglio, l'ho messo a letto. Una bella dormita è ciò che ci vuole.
- Posso andare a vederlo? - Certo.
Che ti ha detto? Avete parlato?
- Sì, mi ha fatto una tenerezza. - Perché?
Mi sono rivisto alla sua età, con tutte quelle insicurezze.
Quando ci siamo conosciuti, le avevi superate.
Perché le avevo superate con te.
Con te è sempre stato così naturale sin dall'inizio.
Così come dovrebbe essere sempre.
- Poverino, deve essersi spaventato. - Scherzi? Rischiava un infarto.
- Addirittura? Un infarto? - Certo.
Scusa, tu come lo sai?
Non mi guardare così. Non le ho mai prese quelle pasticche.
Comunque quel tipo fuori dalla discoteca non è un caso isolato.
In Procura c'è un intero fascicolo. Lo spaccio tra adolescenti aumenta.
- Incredibile, io non lo sapevo. - Senti, è rimasto un po' di caffè?
- Sì, ti vado a prendere una tazzina. - No, uso la tua.
- Si è addormentato. - Bene.
Io oggi dovrei andare a scuola per recuperare latino.
Ma non voglio lasciare Gianluca da solo.
No, vai tranquilla.
- Sto con lui finché non sta meglio. - Ci sto anch'io.
- Se vuoi. - Grazie.
- Ma voi non avete figli? - No.
Allora, io devo avvisare il consultorio e devo chiamare anche Irene.
- Sì, io avviso Paolo, giusto. - Sì.
Stai tranquillo, te l'ho già detto, è tutto a posto.
Sì, adesso sta dormendo.
Pronto, Federico? Mi ha dato il tuo numero tua sorella.
Sono un'assistente sociale.
- Ragazzi, piano. Piano. - Che cazzo... Sì.
Stasera ci andiamo a mangiare le patatine?
Federico!
Gianluca?
Ehi, sveglia.
Hai dormito tutto il giorno. Torniamo a casa?
Ma Marika?
- È la cosa migliore, credimi. - Per chi? Per me no di certo.
- Andrà a Roma e non la vedrò più. - Roma è un'ora di treno. Non è l'Alaska.
- E' uguale. - No, non è uguale.
Se le vuoi bene, devi pensare a lei.
- A me chi ci pensa? - Senti, tu hai un padre e una madre.
Poi, se proprio ti dice male, in panchina ci siamo noi.
Che hai detto a mamma? Le hai raccontato tutto?
No, certo che no.
Le ho detto solo che stai bene, il resto glielo racconterai tu.
Sei grande ormai.
Ciao.
Ciao.
Non ce l'avrei mai fatta senza di te.
Senti, Mina, io...
Sono pronto a ricominciare da dove eravamo rimasti.
Dove eravamo rimasti?
A un bambino. Ti eri decisa pure tu. Non ti ricordi più?
Io non ho cambiato idea. Mina, io voglio ancora un figlio con te.
Ma che giorno è oggi?
- Giovedì? - Sì, perché? Che cosa c'entra?
- Sono in ritardo, devo andare. - Dove?
Al consultorio.
C'è un incontro con il corso di Rosaria, me ne ero dimenticata.
- Ti accompagno io. - Grazie.
Eccoti, finalmente. Che fine hai fatto?
Ti aspettavano tutti, Rosaria, le partorienti, i mariti.
Lo so, ho fatto tardi. È successo un casino con il figlio di Irene.
Si è sentito male, si è messo in un guaio.
Come sta? Tutto a posto?
Sì, sta meglio, lo abbiamo portato a casa.
- "Lo abbiamo" chi? - Io e Claudio.
Certo, ho fatto una domanda stupida.
Domenico, tu sei l'ultimo che può farmi la morale.
- Quindi... - Aspetta.
- Sta funzionando. - Che stai facendo? Chi stai chiamando?
- Ho deciso di parlare con Piera. - Scherzi? Io me ne vado.
- No, resta. Voglio che ascolti pure tu. - Non puoi mettermi in mezzo così.
- Ciao, amore. Come stai? - Ciao, Piera, sto bene.
- Ascolta, ti devo dire una cosa. - Casa? È successo qualcosa a casa?
No, non a casa. Ti devo dire una cosa.
- Casa? Non ti sento. - Non a casa, una cosa!
- Amore? Amore? - Piera?
Sei pazzo. Siete stati insieme un sacco di anni, non puoi dirglielo così.
Io so solo che se non mi sbrigo, chissà che combini.
Combino che me ne vado a casa, sono stanca.
- Ti accompagno io. - No, voglio stare da sola.
- Buonasera, dottoressa. - Buonasera.
Non trova le chiavi?
No, quelle ce l'ho. E' che cercavo un'altra cosa.
- Arrivederci. - Buonasera. Andiamo, Flender.
Mamma! Che ci fai al buio? Mi hai fatto prendere un colpo.
La luce costa e poi per quel che c'è da vedere...
Comunque, la strada è illuminata benissimo.
Ti ho vista fare i salamelecchi a quel citrullo.
Mi spii?
- Che stai cercando? - Una foto dentro a una busta.
- Non è che per caso l'hai vista tu? - Che ne so?
Allora forse mi è scivolata e l'ha trovata Sonia.
- Sonia porta a me tutto ciò che trova. - A proposito, dov'è?
- Dorme. - A quest'ora?
Le ho dato delle gocce.
- Oggi non la sopportavo proprio. - Mamma, le hai dato un sonnifero?
Quanto la fai lunga! Che sarà mai?
Senti...
Papà ti ha mai tradito?
Sì.
Ma io non ho fatto la sceneggiata che stai facendo tu con Claudio.
Gli ho detto: "O me o lei."
- La cosa è finita là. - Lei chi era?
Non lo so, non ho mai voluto saperlo.
Indagare è da donnicciole. O perdoni o non perdoni.
Lui ha chiuso e io ci ho messo una pietra sopra.
Buonanotte.
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