All language subtitles for Comandante 2023_vál.drama_1080p_ita._Track3

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Original subtitles

Fa male?

Il fascismo è dolore, Todaro.

State contento.

Una fiala di questa, quando i dolori diventano forti.

- Grazie. - Comandi.

State contento.

Minchione, pervertito, sifilitico.

L'unico dolore che conosce…

è quello che gli fa provare la moglie.

Quando lo sculaccia la sera.

Salvatore.

La tua invalidità è una benedizione.

Anche tu con questa parola infame?

Mi piace invalido.

Allora?

Pensionato.

Più morto che vivo.

Però vivo…

è bellissimo.

Prigioniero mio e delle mie cure.

Ti porto a Montenero.

In mezzo alla costa dove si vede il mare.

Coltiviamo la terra, teniamo gli animali.

Anche le api per il miele.

Il bimbo è debole.

Crescerà con l'aria pulita,

lontano dalla guerra, e nessuno gli farà del male.

E noi avremo sempre da mangiare.

Perché il cibo ce lo coltiveremo noi.

L'inverno ti faccio la minestra calda.

E la sera andremo sempre a dormire presto

perché saremo stanchi.

Possiamo vivere bene, Salvatore.

Tranquilli.

Felici.

Rina vuole che accetti l'opzione minima.

La pensione da mutilato.

Cosa vedi?

La felicità, Rinuccia mia, non la pretendo.

È un fatto da appagati.

Un sentimento compiuto.

Uno stato immobile.

Questo vento, so dove li soffia tutti questi ragazzi.

Li soffia a morire.

♪ C'è nel mio cuore quando mi guardi tu ♪

♪ Un desiderio che non mi lascia più ♪

♪ Freme la vita mia vicino a te ♪

♪ Mi scordo il mondo e tu lo sai perché ♪

♪ Un'ora sola ti vorrei ♪

♪ Io che non so scordarti mai ♪

♪ Per dirti ancor nei baci miei ♪

♪ Che cosa sei per me ♪

♪ Un'ora sola ti vorrei ♪

♪ Per dirti quello che non sai ♪

♪ Ed in quest'ora donerei ♪

♪ La vita mia per te ♪

Assemblea!

Non si può mai sapere.

Non si può mai sapere.

Non si può mai sapere.

Qualche smidollato, sconsiderato pallone gonfiato…

pensa che i sommergibilisti non combattano veramente.

Minchiata!

Grandissima minchiata! Minchiata massima!

- Comandante. - Come ti chiami?

Elettricista Efisio Careddu, Comandante.

Comandi.

Tu resti a terra.

Come vedete, siamo gli ultimi a partire.

I tedeschi attaccano in branco, noi no.

Noi siamo italiani.

E siamo soli.

Il re, con tutta la sua maestà, non c'è.

Non c'è il Duce a condurvi.

Ci sono io.

Non c'è neanche mammina.

C'è Marcon.

E chi si mette a piangere, lo butto in mare.

Il mio Gigino è un cuciniere. E va a morire come una mamma.

Va a morire per nutrire i suoi compagni.

Ho ancora il suo succo addosso, ma non è una porcheria.

Adesso, a lavarmelo via non ci ho proprio pensato.

Questo battello è ottimo.

Guardatelo.

Toccatelo, ascoltatelo.

Nei momenti di sconforto, sarà lui a dirvi cosa fare.

La nostra trincea non si vede.

E il nemico è lontano,

protetto da strati di acqua

e di acciaio, da migliaia di millimetri di artiglieria,

da una tecnologia letale

che i nostri poeti possono solo immaginare

dietro alle scrivanie intarsiate.

Ma sta là…

da qualche parte, col cuore che gli pulsa,

esaltato dal coraggio della sua filosofia britannica

e pieno di paura.

Proprio come noi.

Non fate finta di non avere paura.

Non schifate la paura.

Amatela.

- Chiavatevela! - Comandi!

Pronti a muovere.

Gli sono corsa dietro da lontano.

C'erano anche Nunzia e Angelina, ma non ci siamo salutate.

Eravamo prese dai nostri pensieri,

che erano gli stessi di sicuro, ma erano i nostri.

E stavamo zitte a pensarli,

col vento che ci faceva volare i capelli.

Non si può mai sapere.

I nostri pensieri accarezzavano questi ragazzi per l'ultima volta.

Questi ragazzi che vanno alla guerra, nervosi e col sangue che bolle.

Io lo so che questi ragazzi,

con la pelle liscia e il sorriso incosciente,

dovrebbero pescare le perle.

E invece si imbarcano per fare la guerra.

So che non torneranno.

Hanno mamme, sorelle, morose.

Loro dovrebbero stare qui, a guardarli sparire uno dopo l'altro

dentro la pancia di questo pesce di ferro.

Dovrebbero vederli ridere e scherzare per l'ultima volta.

Ma loro qua non ci sono.

Qua ci siamo solo noi.

Ci sono anche quelle virtuose, quelle che non si fanno toccare,

ma quelle a quest'ora dormono già.

E allora a noi tocca accompagnarli e piangere.

Perché?

Non bisogna essere indovini per sapere che non torneranno.

E se torneranno, non torneranno la volta dopo.

Oppure non torneranno la volta dopo ancora.

Non serve essere indovini per sapere che alla fine della guerra

quando si faranno i conti,

scopriremo che i marinai sono morti quasi tutti quanti.

Allora ci copriremo la bocca con la mano.

Quanto spreco di vita in quella bara.

Agguato?

E secondo te ci davano

un sommergibile per andare in gita in laguna?

Arriviamo in zona, tutto quello che naviga

se sopra coperta monta un cannone o una cerbottana, lo affondiamo.

Atlantico,

preparati, cacati addosso!

Sì, io e te alla guerra contro tutti.

Ma per arrivare nell'Atlantico, bisogna passare Gibilterra.

Gibilterra è una brutta bestia.

Questo battello c'è già stato a Gibilterra.

A giugno, appena entrati in guerra.

Col capitano Cristiano Masi.

Perché non è arrivato a BETASOM? Eh?

Ecco.

Sì, ma è la nostra fortuna.

È stato respinto dalla flotta inglese,

si è rifugiato a Ceuta.

Sarà.

Ma io ti dico che lo stretto di Gibilterra

è già un problema per via delle correnti,

senza bisogno degli inglesi che ti sparano addosso.

Ecco, guarda qua.

Eh.

È stretto…

ma lo spazio c'è.

E allora?

Eh?

- Eh? - No.

- No. - Siamo dei cretini?

- Non lo siamo. - Non sento, siamo cretini?

- Non siamo… - Non sento! Siamo cretini?

- Non siamo dei cretini! - Oh! Mariani…

C'è una questione da dirimere qui.

Ci stavamo chiedendo: "Siamo dei cretini

o non siamo cretini?"

No, non siamo cretini!

- Non siamo dei cretini! - Non siamo dei cretini!

Allora! Ah!

♪ L'arte del marinaio è morire in mare ♪

♪ L'arte del marinaio è morire in mare ♪

- Oggi lepre di mare aglio e olio? - Scemo!

- Che ascolti? - Eh?

- Che stai sentendo? - Tieni, ascolta.

Oh, senti un po'. Radio Andorra.

Se ci sentisse il Duce.

E siccome l'arte del marinaio è morir in mar,

eccoci qua, sul sommergibile chiamato Cappellini,

lungo 73 metri e largo sette.

Armato con due cannoni da 100 e due mitragliere binate da 13 mm,

quattro tubi lanciasiluri da 533 a prora e quattro a poppa

e una dotazione

di 12 siluri da 533, 300 proiettili per cannone

e 3000 proiettili per mitragliere.

Mi considerano il capitano più matto ed esaltato

della Regia Marina Italiana.

Un asceta, un fachiro.

Forse addirittura un indovino.

Io so che sono caduto con l'idrovolante

e ora ho una corazza di ferro e cordame.

Lo spirito greco mi ha parlato tramite Betti, il sarto.

Lui protegge e governa il mio destino.

La mia vittoria è la battaglia.

Ah cazzo, quella puttana di tua madre.

Oh, dai! Oh, oh! Dove cavolo vai, eh?

- Scemo, io sto prima. - Ma che "prima"?

Siamo in ordine alfabetico!

Io mi chiamo Bicienzo, con la "B".

- Sto subito dopo Alfredo. - Ma vai dietro!

- Quella maiala di tua madre! - Oh, vi volete calmare? Cazzo!

Ragazzi! Si è rotta la doccia.

No!

- Bono, sono figlio di Dio! - Vai a fare la doccina.

La finisci che mi rincoglionisci il cane?

Sì.

Gigino, conosci tutti i piatti di casa tua?

No, signore.

Conosco tutte le ricette di tutti i piatti di tutti i paesi di tutta l'Italia.

Bene.

Arriverà un momento in cui non potrai cucinare cose buone.

Allora quando te lo ordino, tu i piatti li dirai…

sempre, continuamente, come una preghiera.

Sì, signore.

- Continua pure. - Comandi.

La modifica dell'utilizzo dell'ora legale estiva

proseguirà anche oltre il 12 ottobre.

Ho un messaggio per il comandante Todaro.

Siete lì? Passo.

Un messaggio per voi, Comandante.

Sono qui, passo.

È un messaggio personale, Comandante,

da mio cugino, Careddu Efisio, che avete lasciato a terra.

Tre giorni dopo la partenza, è stato ricoverato in ospedale

e operato d'urgenza di peritonite.

Se fosse partito, sarebbe morto.

Careddu vorrebbe farvi pervenire la sua gratitudine

per aver capito che non stava bene,

salvandogli la vita.

Insieme alla sua, anche quella di tutta la sua famiglia,

compresa, con permesso, la mia.

- Grazie. - Comandante.

Comandante.

I marò mi chiamano mago Bakù.

Lo hanno anche disegnato sulla falsa torre.

Non me la prendo, anzi, mi diverto.

Però, io davvero vedo le cose.

Vedo il nemico quando sta per arrivare

e mi faccio trovare col cannone puntato.

Un'altra cosa che vedo è che morirò in guerra.

Ma nel sonno, da sveglio non mi avranno mai.

Bombe di profondità da cacciatorpedinieri inglesi.

Abbiamo un passaggio di 20 metri e 70 metri di profondità.

Supera quota periscopio e scendi a 80.

Cinque gradi a scendere.

Dobbiamo farcele scoppiare sulla testa.

È esplosa sopra. Ci spinge sul fondo, stabilizza.

Se scendiamo, ci restiamo.

Impianto elettrico danneggiato. L'anidride carbonica sta salendo.

- Barra a dritta. - Barra a dritta!

- Timoni a salire. - Timoni a salire!

- Timoni incastrati a scendere. - Macchine indietro mezza.

- Aria all'emersione. - Aria da espellere quasi finita.

Siamo sotto di 100 metri e passa.

- Acido solforico dalle batterie! - Maschere.

- Tampona! Tamponate! - Un cuscino. Isolate la falla.

Oltre 120 sotto.

Dobbiamo salire prima di implodere.

Rina carissima, a chi a casa si lamenta del burro scadente

ammaccagli un occhio, perché merita un'esistenza scadente.

Questi ragazzi hanno più terrore in corpo che sangue,

ma non si lamentano.

Trasformano la debolezza in forza devastante.

Tesi come sono, nell'attesa di qualcosa,

potrebbero forare lo scafo di un cacciatorpediniere con un'unghia.

Sono pronti.

Ed inermi.

Fusibili sostituiti.

Aria alle casse, tutta quella rimasta.

- Timoni a salire. - Timoni a salire.

Si muove. Centodieci.

Minniti, cosa abbiamo sopra?

Sembra libero.

Cento.

Cavi di ancoraggio per mine.

Siamo incastrati.

- Non ci pensare neanche. - Preparare la garitta.

Non starci nemmeno a pensare.

È roba mia.

Allaga la garitta.

- Cosa fa? Non riesce? - Riesce, riesce.

- Quota? - Venticinque metri.

Macchine avanti adagio.

Onore e memoria eterna

al marinaio motorista Vincenzo Stumpo.

Comandante, il cannone di poppa è fuori uso.

- Procedete alla riparazione! - Comandi!

Mulargia, l'aria pulita non ti piace?

L'aria pulita puzza.

Come si chiama questa tecnica per fumare?

"A fogu aintru."

"Fogu intru?"

"Col fuoco dentro." Così il nemico non ti vede.

Metti la musica.

- Di' al cuoco di fare gli gnocchi! - Signorsì!

Gnocchi.

Con la semola o con acqua e farina?

Le batterie sono riparate, niente perdite.

Sono saltati dei bulloni e i generatori non caricano.

- Quanto tempo? - Un'ora.

Non abbiamo un'ora, Stiepovich.

♪ Colpir e seppellir ogni nemico Che si incontra sul cammino ♪

♪ È così che vive il marinar ♪

- Posti di combattimento! - Via, via! Muoversi, muoversi!

- Mulargia, stendilo! - Munizioni, Chierici, veloce!

- Pronto! Fuoco! - Prendi questo!

Tò! Tò, brutta testa di cazzo, tò!

Ti piace?

Vai, Mulargia!

Io non ho il potere di conferire una medaglia

al valoroso cannoniere Mulargia, ma…

intendo in qualche modo decorarlo.

Da questo momento

potrà darmi del tu.

Potrà rivolgersi a me…

dicendo "tu".

"Comandante."

- Oh, vedi? Bene. - Gnocchi!

- Vai! - Dove sono i piatti?

- Grande, Gigino! - Andiamo.

- Tieni. - Grazie.

- Parmigiano c'è? - Poco.

- Si mangia! - Passa, vai.

Tieni.

- Tieni. - Passate i piatti.

- Piatti, ragazzi. - Prendi, dai.

I piatti. Grazie.

Passa. Manca… siamo a posto qua.

- Primo piatto. - Ci siamo.

- Vai. - Oh!

Quanti ne hai fatti, Gigino?

E allora… buon appetito!

Buon appetito!

C'è il cane da tartufo e il cane da gnocco.

Rina cara, forse il greco voleva dire

che non basta nascondersi per non essere visti.

Da una settimana non accade niente.

Di giorno navighiamo in immersione, di notte emergiamo,

molto lontani dallo scopo di questa missione

che si chiama Agguato.

L'acqua potabile scarseggia.

Le chiacchiere.

Gli gnocchi sono un sogno lontano.

Il pan di Spagna.

Gli amaretti.

Il marzapane.

Le lingue di gatto.

La torta mantovana. La torta ricciolina.

La torta dei sette vasetti.

La torta di noci, di riso, di ricotta.

La torta di zucca.

Il casatiello e il tortano.

La torta caprese.

La torta milanese.

E la torta di mandorle e cioccolato.

I krapfen, lo strudel, i roccocò.

I biscotti in tutti i modi, la pastiera, la cassata siciliana,

la cassatina di Pozzuoli, la pinolata, la meringata.

Questa è l'Italia unita, Rina.

Qui un livornese e un siciliano sono più che stranieri.

Sono abitanti di due pianeti diversi

e lontani per lingua, cultura, temperamento.

Eppure, è proprio il crogiuolo di tutti i dialetti.

Piccoli manufatti e grandi opere dell'ingegno,

ottuse credenze pagane,

la rivoluzione egualitaria del Cristianesimo

e le vecchie reliquie si sono fusi.

È il nostro tesoro.

- Ehi, Poma? - Sì, sì.

Che fai, preghi?

- Sei parecchio religioso te? - Sì.

Eh, pure io.

Ti volevo fare vedere una cosa, vieni.

Guarda che crocifisso mi sono fatto.

Ci puoi dare un bacino.

- Oh, ma che cazzo fai? - Oh!

- Ma che sei scemo? - Sei un infame, Leandri.

Sei una merda.

Non si bestemmia il Signoruzzo, non ti permettere!

Fermo!

Nulla si può permettere in questo sommergibile!

Stavo scherzando.

- Non si fa! - Ha ragione.

Ma che ne so che è un fanatico? Anche te dille le cose, in italiano.

Dimmi "sono un bigotto fanatico", e io non te lo faccio vedere.

Calmo!

Tu ora questo coso lo butti, capito?

Ma che butto? È d'argento. Calmatevi tutti.

- Dai, levatelo. Su, dai. - Oh.

Me lo levo, ma non lo butto!

Dio mio! Dio, ci devi perdonare!

Che cazzate che stiamo facendo!

Ci devi perdonare, ci devi…

Ahi, una mano mi sono spaccato.

Proprio questo bordello, meraviglioso e putrido…

è l'Italia.

Rina carissima, sii fiera del nostro combattimento

e trasmetti questa fierezza a nostro figlio.

E abbi pazienza se non posso recapitarti messaggi.

Accendiamo la radio solo in casi estremi.

La schiena mi fa male, ma non tocco la morfina, anche se vorrei.

Quanto lo vorrei.

Pratico lo yoga quando sono triste

perché penso con nostalgia a Sottomarina, a don Voltolina

che non mangia per far mangiare qualcuno che ha più fame di lui.

Allora curo il male della lontananza con un male più forte.

Chiamo Marcon e gli chiedo di parlarmi in dialetto.

Il miele della lingua di casa mi culla.

Non mi sento più lontano, ma esattamente lì.

Ore undici, Comandante. Lo vedete?

Un mercantile di otto, diecimila tonnellate.

Bravo, Morandi.

È a luci spente.

Un cannone a prua.

- Ascolta. - Non si vede.

- Non si capisce che bandiera è. - No, Comandante.

Ha un cannone.

Naviga a luci spente in zona di guerra. Io l'affondo.

- Immersione? - No. Posto di combattimento.

- Posto di combattimento! - Dieci gradi di barra a sinistra!

- Motori alla massima potenza. - Motori alla massima potenza!

- Tira giù la breda! - Reggi prora!

Tira su la breda!

- Apri! - Sbloccatelo!

- Pronto? - È armato!

Tore, perché non andiamo giù e lo affondiamo con i siluri?

Poma ha la mano rotta, non può sparare.

- Abbassa il tiro, mille metri! - Forza!

- Fuoco! - Fuoco!

Più da vicino!

Poma! Ehi!

Poma!

Spostati!

- Forza! - Andiamo!

Due gradi sinistra!

Forza, due gradi sinistra!

Un grado su!

Fuoco!

Mille metri! Tieni, mantieni, mantenere il tiro!

- Chiudo! - Armato!

- Vai, vai, vai! - Fuoco!

Comandante!

- Comandante! - Lascia a me, lascia a me!

Cannone nemico fuori uso!

Chiama tre ragazzi, fallo portare giù.

No!

L'ho vista la gamba, Comandante. Lasciatemi qua.

Voglio vedere il nemico che affonda.

Lesen, accostare su rotta 0-9-0 e lanciare siluro da 533.

Accostare su rotta 0-9-0 e lanciare siluro da 533.

Avevate ragione, Comandante.

Questo battello è ottimo.

È una macchina bella!

E questa è una guerra fatta di macchine.

E la pace, sarà una pace fatta di macchine.

Un giorno le macchine penseranno anche.

E ragioneranno.

Saranno meglio degli uomini.

Uno, due, tre, quattro,

cinque, sei, sette.

Bersaglio mancato. Tiro lungo!

- Faccio ripetere con alzo di 30 gradi? - No.

- Mulargia? - Sì!

- Continua manovra d'accosto. - Manovra d'accosto.

- Affondalo. - Comandi!

Sono belgi, Comandante.

Sì, e dovrebbero essere neutrali.

Lo farò presente.

Massima allerta per eventuali minacce aeree.

Due uomini in mare! Si avvicinano da sinistra, Comandante!

Altri tre verso prora!

Cosa facciamo, Comandante?

Tore, i nazisti li lasciano a mare.

Cosa facciamo?

Li tiriamo su.

Mancini, butta la cima!

- Nucifero, la biscaggina! - Comandi.

Parlate francese?

Parlo italiano.

Identificatevi.

Terzo ufficiale Jacques Reclercq.

- E il mercantile come si chiamava? - Kabalo, bandiera belga.

- Neutrali nella guerra. - E perché avete sparato?

Parlate italiano anche voi?

Fiammingo.

Quante scialuppe avete messo in mare?

Due.

Sapete che non posso prendervi a bordo?

Date loro generi di conforto.

Portare acqua, viveri e coperte, muoversi!

Avete bussola e compasso?

- Sì. - Vi sto lasciando acqua e viveri.

Siamo a 31 gradi e 80 nord, 31 e 30 ovest.

Dove volete arrivare?

Madera.

Mantenete questa rotta.

Rimetteteli sulla scialuppa.

Andiamo! Avanti!

Jacques!

Mollare!

Per i sommergibilisti non ci sono lapidi dedicate

o croci manufatte.

Al sommergibilista Danilo Stiepovich…

tenente di vascello, italiano, morto da eroe,

offriamo il nostro pianto interiore…

e una croce di corallo.

Lo stesso corallo che amava pescare un altro eroe,

il marinaio motorista Vincenzo Stumpo,

corallaro di Torre del Greco…

cui anche va il nostro saluto commosso.

Attenti!

Tenente Reclercq, traducete per i vostri connazionali.

I naufraghi della seconda scialuppa sono stati salvati

da un piroscafo con bandiera panamense.

Altre imbarcazioni in zona non ce ne sono!

Assicurate bene la scialuppa alle cime.

Vi traineremo in zona Santa Maria delle Azzorre.

Tenete duro e tutto andrà bene!

Grazie.

Ascoltatemi bene.

Io lo so, molti di voi non sono preparati a questo.

Va bene cannoneggiare in emersione,

rischiare la vita contro il nemico.

Ci siamo arruolati con quest'idea di sacrificio.

Ma esporci agli aerei in bella mostra

per salvare degli sconosciuti…

che sotto la facciata della neutralità

erano forse al servizio degli inglesi.

Perché?

Non si tratta solo di salvarli,

si tratta di sacrificarci

e di spingerci al limite dell'umana sopportazione

per portarli a terra.

Tenente Reclercq, traduca.

Tutti devono essere coscienti.

Ci troviamo a 300 miglia da Santa Maria delle Azzorre

che è il porto sicuro più vicino per sbarcare i naufraghi.

Essendo in sovraccarico…

non potremo tenere una velocità superiore ai sei, sette nodi.

Quindi dovremo convivere in questa situazione per circa 48 ore.

Io voglio essere molto chiaro.

Aver preso a bordo i naufraghi del Kabalo,

significa infrangere le regole che mi sono state date.

Di questo io sono consapevole e mi prendo la responsabilità.

Se al ritorno le mie decisioni non verranno approvate

non verranno apprezzate, che mi rimuovano dal comando.

Ma qui, ora la mia decisione è presa ed è irremovibile.

Noi affondiamo il ferro nemico, senza pietà, senza paura.

Ma l'uomo lo salviamo.

Se riesci a districarti tra tutti questi corpi, Gigino,

distribuisci del cognac a chi ne ha bisogno.

Portalo al nerone, quello con la faccia bruciata. Vai, vai.

I tre feriti resteranno nel quadrato ufficiali, dove sono ora.

Tre di noi li assisteranno.

Io dividerò la mia cabina con il comandante Vogels.

Lo stesso farà il capitano Fraternale con il tenente Reclercq.

Alcuni potranno stare molto scomodi

nella cala del nostromo.

Tre, ancora più scomodi, nella latrina.

Cinque in cucina, in piedi, per forza.

Ma gli altri che restano…

dovranno stare in torretta,

perché non c'è altro posto.

Il luogo è atroce, si riempie d'acqua…

anche navigando in superficie, ma non si può fare diversamente.

Con l'aiuto del comandante Vogels,

saranno disposte rotazioni di tre ore

per distribuire equamente il sacrificio.

Sia chiaro che, in caso di attacco nemico,

il battello dovrà immergersi, a protezione dell'equipaggio.

Se si dovesse verificare ciò,

in torretta non ci sarà possibilità di salvezza.

Le parole con cui…

desidero chiudere questa mia comunicazione

non sono mie, ma dell'imperatore giapponese Mutsuhito.

Le pronunciò all'inizio della guerra russo-giapponese del 1904.

"Che la vita continui normalmente.

Che ognuno faccia quel che deve."

È tutto.

I giapponesi vinsero quella guerra.

Avete sentito il Comandante? Qualcosa da fare!

Selvaggio, lavati!

Io spero che non vi offendiate.

E soprattutto che vi stiano.

Ho notato, quando siete salito, che non ne avevate.

- Grazie, ma non sono le vostre? - Ne ho altre.

- Grazie mille, Comandante. - Prego.

Parlate altre lingue oltre l'italiano?

Portoghese…

inglese, francese,

latino e greco antico.

- Sigaretta? - No, grazie. Non fumo.

I vostri genitori devono essere fieri di voi.

Abbastanza.

- Non gli piace quello che faccio. - E a voi piace?

- Ormai sì. - Questo è quello che conta.

Sì, Comandante.

Voi parlate altre lingue?

Il francese…

e il tedesco per necessità.

Oh! Oh, oh!

Che cazzo fai? Bastardo!

Pezzo di merda, che stai facendo?

Cosa c'è, Comandante?

Alle armi, Comandante! Alle armi!

Hanno fatto guai seri?

Fascista.

Cosa hai detto? "Fascista?"

Io sono un uomo di mare!

Ognuno di voi, italiani o belgi,

darà uno schiaffo a queste vergogne di uomini

che hanno messo a rischio le nostre vite.

Non li uccidiamo, né li buttiamo in mare.

Li prendiamo a schiaffi.

Cominciate voi.

Rina carissima…

mi sono rammollito e ho avuto pietà.

Dopo Stumpo e Stiepovich,

non avevo nessuna voglia di lasciare a mare altri corpi.

Gli ho dato la punizione dei padri.

Tanti schiaffi che, se sopravvivono,

al confronto la memoria del naufragio sarà dolce.

È giorno, Tore.

Dobbiamo andar giù.

Se ci immergiamo, quelli in torretta affogano come topi.

E se non ci immergiamo, gli inglesi…

ci affondano.

Non ti riconosco.

Siamo in guerra.

Laggiù. Sono inglesi.

Dobbiamo immergerci.

- Riduci a tre nodi. - Per l'amor di Dio, immergiamoci!

No, aspettiamo. Tieni rotta.

No. Ci lasceranno passare.

Dai a me.

Comandante Salvatore Todaro dal sommergibile Cappellini.

Regia Marina Italiana.

Capiscono benissimo.

Non si può mai sapere.

Stiamo trasportando i 26 naufraghi del piroscafo Kabalo

che abbiamo affondato tre giorni fa

in posizione 31 gradi e 80 nord, 31 e 36 ovest.

Chiediamo via libera per poterli sbarcare in porto sicuro.

Ci penso io, Comandante.

- Cosa fai, Mulargia? - Vi capisco, voglio solo aiutare!

Li pungo bene, così possiamo vivere almeno noi.

- Potete vivere voi, che avete famiglia. - Mulargia!

Io ti ho decorato. Non mi devi dare del voi, ma del tu.

Rina carissima, oggi è un giorno fausto,

perché c'è un eroismo barbaro

e ce n'è un altro davanti al quale l'anima si mette a piangere.

Il marinaio che vince non è mai così grande

come quando si inchina davanti al marinaio vinto.

Oggi, noi e i nostri nemici, insieme…

ci siamo salvati.

- Non li hai mai mangiati, eh? - No.

È molto semplice, metti un po' di olio sulla padella a soffriggere.

- Aglio. Sì, ci metti capperi, olive… - Gigino?

- Non è rimasto quasi più nulla? - Poco, Comandante.

Reclercq, cosa mangiate di buono in Belgio?

Le patatine fritte.

Di buono, cosa mangiate? Il piatto nazionale qual è?

Il nostro piatto nazionale sono le patatine fritte.

Ma fritte come?

Fritte.

Fritte. Nella padella.

- Hai sentito? - Sì, signore.

- Ne sai qualcosa? - No, mai sentito.

Sicuro?

Conosco le patate arrosto, al cartoccio, in umido, stufate, nella cenere,

alla lionese, al coppo, ma fritte…

lo giuro su mamma, mai sentite.

Sono buone?

Buone? Sono fantastiche.

- E dove l'avete imparato? - Le abbiamo fatte noi. Inventate.

- Ti pare possibile? - Mi pare strano.

Cosa?

C'è rimasto un po' di strutto per friggere?

- Sì, signore. - Fai vedere.

- Quello strutto è! - Faglielo vedere.

Sì. Raimondi…

- Questo è. - Abbiamo questo qui. Va bene?

Va bene. È grasso di maiale, noi le friggiamo in grasso di bove.

Ah, scusate.

- Ma va bene. - Va bene?

Allora insegnerete al nostro cuoco

a fare le patate fritte alla maniera belga.

Sì, è facile. Vi faccio vedere. Mi date un coltello e una patata.

Ehi, Raimondi. Patata e coltello al signore.

- Prego. - Grazie.

Ma questo non taglia.

Posso?

- Sì, taglia, taglia. Vai. - Grazie.

Sta tagliando.

Sta tagliando.

Comandante, ma fino a qua… eh.

Lui lo sa fare meglio.

- Sta facendo vedere come taglia. - Sì.

- Fritte. - Fritte.

Ecco…

- Buone. - Le patate fritte.

- Ti sei superato. - Sono buone.

- Buonissime però. - Proprio buone.

- Come sono buone. - Buone.

- Bravo, Gigino. - Non me l'aspettavo.

Bravo, Gigino.

- Bravo. - Ehi!

Bravo. Bravo.

Raimondi.

Gigi', ma ci suoni una canzone?

- Una canzone! - Comandante.

- Voi permettete? - Prego.

Vai, Giggi.

♪ Si' sicura 'e chist'ammore ♪

♪ Comm'i' só' sicuro 'e te.. ♪

♪ Oje vita ♪

♪ Oje vita mia ♪

♪ Oje core 'e chistu core ♪

♪ Si' stata 'o primmo ammore ♪

♪ E 'o primmo e ll'ùrdemo Sarraje pe' me! ♪

♪ Oje vita, oje vita mia ♪

♪ Oje core 'e chistu core ♪

♪ Si' stata 'o primmo ammore ♪

♪ E 'o primmo e ll'ùrdemo Sarraje pe' me… ♪

Bravo, Gigino!

Gigino, Gigino, Gigino!

Bravo!

Bravo, Giggi!

Tore.

Sarà una bambina, Vittorio.

La chiamerò Marina.

Io non la vedrò.

E tu ti prenderai cura di lei.

- Voi avete figli, Reclercq? - No, non ho figli.

Fatene allora. Fatene tanti.

Non so come ringraziarvi.

- Un modo ci sarebbe. - Dite.

Cosa c'è scritto?

- Sapete da che testo proviene? - No.

Potrebbe essere l'Iliade.

Cosa dice?

È una genealogia, ce ne sono tante nell'Iliade.

Potrebbe tradurmela?

Dice: "Là viveva Sisifo, il più scaltro degli uomini.

Sisifo, figlio di Eolo, che ebbe come suo figlio Glauco…

che a sua volta generò Bellerofonte.

Perfetto, senza macchia".

E basta?

E basta.

Trasportavamo aerei inglesi.

Certamente.

Continua.

Sapete che al vostro posto vi avrei lasciato in mare?

È la guerra.

Perché voi ci avete salvato?

Perché siamo italiani.

Ho quattro figli. Ditemi il vostro nome

così i bambini pregheranno per chi ha salvato il padre.

Ditegli di pregare per lo zio Salvatore.

Salvatore. Grazie.

Siamo pronti a salpare, Rina carissima.

Io sono di nuovo pronto

a colpire e affondare tutti i nemici che incontrerò sul mio cammino…

e a ridiventare

invincibile…

invulnerabile,

quando salverò la loro vita.

Amen.

Così si è sempre fatto in mare.

E così sempre si farà.

E coloro che non lo faranno

saranno maledetti.

Il fegato alla veneziana, il baccalà mantecato,

le sarde in saor, i bigoli con le acciughe.

La granceola bollita, il brodetto, i risi e bisi,

l'anatra ripiena, la castradina, la polenta con le schie.

Il brodo di verdure, di pollo, di gallina,

di cappone, di carne.

Il lesso, il lesso rifatto alla francesina, il picchiapò,

la trippa legata con le uova, il fegato alla militare,

il castrato alla finanziera, le animelle alla bottiglia.

La coratella, la zampa al burro, la lingua in salmì.

Lo sformato di semolino, lo sformato di riso rigaglie,

la teglia di riso, patate e cozze, il sartù di riso,

i pomodori al riso, le arancine al riso, i supplì,

la pasta imbottita, il polpettone, il polpettone di baccalà.

Le uova sode alla cilentana, farcite, il piccione ripieno.

Timballo di piccione, fricassea di pollo.

Il pollo al marsala, alla contadina,

in salsa d'uovo, disossato,

lo stracotto, il peposo, il paciugo, il fricandò,

i sanguinacci, la polenta con le salsicce.

La frittata di maccheroni, di scammaro,

la frittata in tutti i modi.

Il risotto ai ranocchi, con le cozze,

il risotto alle telline, ai funghi, ai piselli, alla milanese.

Le tagliatelle al ragù di prosciutto.

La pasta e fagioli, la pasta e ceci, la pasta e patate.

Pasta e patate con la provola, la pasta all'amatriciana,

la pasta alla gricia, la pasta aglio e olio.

Le gallette, la pepata di cozze.

Il cacciucco, la zuppa di pesce, la zuppa col brodo di muggine.

La zuppa di pane e uovo, Regina, spagnola,

ripiena, di lenticchie, di ranocchi, la zuppa di lumache.

La zuppa di cardi, la zuppa di soffritto,

il pancotto, la farinata, la pappa col pomodoro.

La ribollita col cavolo nero, il minestrone in tutti i modi.

Il cuscus all'israelita, la minestra di latte,

la minestra di Mille Fanti, la minestra maritata,

la minestra di cicoria e scarorella, di ricotta.

La minestra di semolino, di pangrattato, la bagnacauda.

Il rifreddo di vitello, il vitel tonnè,

il cappone in vescica,

le zucchine alla scapece, le zucchine ripiene.

Le fave e cicoria, i friarielli, i fagiolini con la besciamella.

I fagioli lessi, all'uccelletto.

Cardoni al forno, cipolline in agrodolce, sedani ripieni.

I carciofi a funghetto, i funghi al sugo.

I funghi sottolio, i funghi in tutti i modi.

Le patate in tutti i modi, gli spinaci, gli asparagi,

i rapini, i broccoletti, le verze.

L'insalata russa, il pesce col pangrattato, in umido,

merluzzo alla palermitana.

Palombo fritto, sogliole col vino, le triglie col prosciutto, alla marinara.

Le triglie in gratin.

Le triglie alla livornese. Il tonno in tutti i modi.

Le alici marinate, le alici fritte,

le alici arriganate, le sarde ripiene.

Il polpo e patate ad insalata, i polipetti alla Luciana.

La murena alla caprese,

l'anguilla in umido, l'anguilla in tutti i modi.

Il capitone arrosto, la pezzogna all'acquapazza.

Il mussillo di baccalà.

Il coronello e stocco, lo stocco in bianco con le olive,

il pesce finto.

Il roast beef all'inglese.

Il manzo alla genovese.

Pizzaiola di bufala all'ebolitana.

Coniglio all'ischitana, rognone alla parigina.

L'arista alla fiorentina, i fegatelli di maiale alla toscana.

La pignatta di cavolo, gli scagliozzi.

La pizza fritta, e le focacce in tutti i modi.

Le ciambelle, le donzelle, le crescentine.

Le castagnole, i babà al rum.

Le sfogliatelle, gli struffoli, le zeppole, gli scauratielli.

I bignè, i bignè di Sant'Antonio,

i bignè di San Giuseppe.

Le cartellate con il miele,

le cartellate con il mosto, i krapfen, lo strudel.

I roccocò, i biscotti in tutti i modi.

La torta caprese, la torta milanese.

La torta di mandorle e cioccolato, il Montebianco, i budini…

in tutti i modi.

Il pudding.

I fichi freschi al forno, la crema montata.

Il latte in piedi o alla portoghese,

il latte brûlée, vino brûlée, zuppa di visciole.

La composta di visciole, di albicocche, di pere,

di mele cotogne, la conserva di fichi secchi,

le gelatine.

La peperonata, la parmigiana di melanzane.

Le melanzane in tutti i modi.

Le frittelle di pane, di mele, di riso, di polenta.

Gli spaghetti con le vongole, con le cozze,

coi naselli, con le acciughe, con le seppie, all'insalata

pappardelle con la lepre.

Gli gnocchi di patate, di polenta, al semolino.

Le zite alla sangiovanniello.

I cavatelli col puleggio, i fusilli coi Veluozzi.

Maccheroni al pomodoro, il pasticcio di maccheroni.

I maccheroni stufati, al ragù, alla siciliana, alla bolognese,

alla francese, i maccheroni in tutti i modi.

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