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Original subtitles

Shh!

Vai, Pietro.

Rosa.

Rosa, dai, ti prego, vieni. Andiamo.

Dai!

Vai!

Pietro, hanno suonato.

Pietro?

Eccole!

Come siamo belle! Mamma mia!

Vuoi darmi lo zainetto?

Hai salutato nonna, eh?

Eh, amore? Che avete i colori qua dentro?

Fammi vedere un po'.

- Dov'è il nonno? - Sta studiando.

Ora arriva. Lasciamolo studiare un altro po' e poi…

- Meraviglie! - Ecco nonno.

Venite da nonno.

Come va?

Avete paura che vi faccia il solletico?

Vieni qua! Vieni qua!

Adesso, siete tutta roba mia.

Io non esisto più!

- Ciao. - Ciao.

- Come stai? - Bene, tu?

Bene.

Proprietà mia qua, non è vero?

Arriva il mostro che vi mangia!

Vi faccio un solletico pazzo!

Faccio un solletico pazzo, a tutte e due!

Mangi con noi?

No, devo andare al lavoro. Ci vediamo direttamente stasera.

C'è qualche seccatura?

Non so, sto lavorando a una cosa che riguarda papà.

- Una cosa che riguarda papà? - Sì.

Che cosa?

La devo risolvere.

Sei misteriosa, eh?

Non c'è una legge scolastica sulla quale non abbia detto la sua.

Si è sempre espresso.

Casa nostra era un viavai di studenti che venivano e tornavano a ringraziarlo.

- E a chiedergli come stava. - Lo so, Emma.

Ora vedo cosa riesco a fare con l'elenco.

Mio padre non deve finire nell'elenco con gli altri, ma deve ricevere il premio.

- No. - Ciao, Luisa.

No, questo non posso garantirlo.

E poi, se uno oggi mi dice Vella, io…

- Ciao. - Io penso a te, non a Pietro.

Sai quanto lotto se sono sicura di essere dalla parte della ragione, vero?

Sì, lo so.

Dobbiamo affrontare una polemica infinita, e poi tanto, alla fine, cedi.

Io credo che Pietro non abbia i requisiti.

Ci sono dei criteri da rispettare per i candidati,

e non li ho scritti io.

- Ora te li giro, ok? - Vediamo.

- Assolutamente. Me li hai girati? - Sì.

Qui praticamente…

- Allora? - Luisa, un minuto ed è qui.

- Forza, dobbiamo iniziare. - Do il via libera!

Qui, i requisiti li rispetta tutti.

Soprattutto,

"Uno studente illustre che possa venire in caso di premiazione ad elogiarlo".

Teresa Quadraro ti dice niente?

- Teresa Quadraro, la scienziata? - Sì.

- Ma è stata una sua allieva? - È abbastanza illustre?

Sì, l'avevamo candidata noi due anni fa come Cavaliere della Repubblica,

ma ha declinato cortesemente l'invito.

Sono tanti anni che non viene in Italia. Pensi che accetterebbe?

- Quindi? - Tutti hanno stimato mio padre.

Tutti farebbero qualsiasi cosa per lui.

Bene.

Signori, potete accomodarvi.

Il Presidente della Repubblica.

Buon pomeriggio a tutti.

Avrete sicuramente osservato con molta attenzione…

- Devo parlare con lui? - …le ultime vicende…

No.

…che hanno testimoniato, un passaggio difficile del Paese,

che però, ha contribuito a mettere ancor più in luce,

una caratteristica fondamentale.

La capacità di reagire alle difficoltà,

unito con grande compostezza e con grande determinazione.

La fedeltà al dettato costituzionale,

e il rispetto del ruolo di Paese fondatore della Comunità Europea,

sono e saranno, i binari sui quali si avvierà la ripresa del nostro Paese.

Tutto il Paese unito, da nord a sud, saprà rimboccarsi le maniche,

saprà rispondere in maniera adeguata alle sfide con le quali ci confronteremo,

soprattutto saprà fare fronte ad impegni che a livello internazionale…

"Gentile professoressa Quadraro,

spero che il cognome le dica qualcosa, per leggere questa e-mail,

senza l'espressione aggrottata di chi sta pensando,

'Ma chi è questa? Che cosa vuole?'.

Invece, in Italia,

nessuno potrebbe permettersi di non sapere chi è lei.

Ma nonostante questo,

io ho l'impertinenza di chiederle un favore prezioso,

in nome di una persona che lei conosce benissimo, mio padre.

L'uomo che mi ha portata dove sono.

Mi ha cresciuta con l'affetto, con l'esempio,

mostrandomi cos'è un uomo buono.

Pietro Vella.

So che lei è a Boston,

so che i suoi impegni e la grandezza dei risultati del suo lavoro

glielo potrebbero legittimamente impedire.

Ma le spiego,

mio padre potrebbe ricevere un importante premio.

Sull'amore,

non siete i primi, né gli ultimi, a essere stati innamorati, nella vita.

Cinquemila anni di letteratura,

ci vengono incontro, ci danno una mano, quando parliamo d'amore.

I poeti sono persone esattamente come noi,

che provavano a descrivere, con altre parole,

questa cosa forte e strana.

Esattamente quello che stiamo cercando di fare noi adesso.

Cosa provate voi davvero quando dite di amare.

Se ci pensate bene, in realtà, provate una serie di sentimenti,

diversi.

Che c'è? Sto dicendo cose assurde?

Se ci pensate, rabbia, rancore, invidia,

sono tutte cose che vi fanno capire che siete innamorati.

Fatelo girare.

- Paura… - Io ho l'amore!

- Paura. Pure a me. - Amore.

- La poesia è una cosa concreta. - Paura?

Tu, amore? Vai!

Sì, amore.

Vediamo un po' che cosa avete partorito.

Allora. "Quando amo, sto sempre incazzato."

Chi è questo?

Vi fa ridere che hanno detto: "Incazzato".

"Ho la smania, faccio cose assurde, tipo mi scordo tutto."

Come voi, quando vi interrogo. Siete tutti innamorati!

"Per fortuna non ho mai amato, l'amore fa schifo."

Addirittura!

"Non è mai alla pari, è sempre sopraffazione."

Chi l'ha scritta questa qua?

Va bene.

Professore, ma oggi non dovevamo fare lezione normale?

Campana, cos'è questa qua? Che sei del Ministero?

Questa è una lezione normale.

Allora, adesso vediamo che cosa abbiamo imparato.

Così Campana è contento.

"Amore e paura."

Va bene? Allora…

Cerchiamo di capire che relazione c'è tra questi due grandi temi.

Quadraro, vuoi aggiungere qualcosa?

No, professore, mi sembra tutto molto bello.

Ah, bene.

"Cara Emma, ho l'impressione di conoscerla da anni.

Anche se suo padre mi parlò di lei solo una volta,

quando era ancora una bambina.

Sono contenta che abbia pensato a me, però, non so proprio cosa risponderle,

perché ho incontrato molta gente interessante nella mia vita,

ma Pietro Vella, mio professore in un liceo di periferia,

è l'unico uomo che ho amato,

e che, ancora oggi, mi pare di continuare ad amare."

Quadraro.

Vuoi un passaggio? Dove vai, a casa?

- Vieni. - No, grazie.

Ti porto…

Allora, a domani.

Cotenna!

- Che facciamo? - No, non posso!

- Ho l'interrogazione di Greco dopo. - Quadraro.

Quadraro, per cortesia, vieni tu.

Tra l'altro manca solo un quarto d'ora.

Ma a me farebbe piacere sapere se a Greco,

voi vi permettete di fare le stesse cose che fate con me.

Professore, vado ad aiutarla.

È incredibile!

Grazie, Quadraro, perché qua se no non se ne esce più fuori.

Noi andiamo a ripassare fuori.

- Arrivederci. - Tutto bene?

Perché voleva accompagnarmi a casa, ieri?

Mi sembrava una cosa gentile.

Non è vero.

Qual è la verità allora, scusa?

Non ci siamo ancora arrivati col programma alla verità.

Quadraro, facciamo questa interrogazione?

Raccontami qualcosa, dai.

Di cosa vogliamo parlare?

Ehm…

Poena cullei?

La pena del sacco, vai.

Era la pena riservata ai parricidi.

Il condannato veniva chiuso dentro un sacco,

dopo essere stato fustigato con delle verghe color sangue,

e dopo avere indossato una testa di lupo, oppure un utero di una lupa.

- Ah, sì? - Sì.

E mi è parso particolarmente affascinante.

Non lo sapevo.

Veniva chiuso nel sacco con quattro animali,

una scimmia, un cane, un gallo e una vipera.

Ogni animale aveva un significato diverso.

Il gallo, per esempio, era considerato l'animale più feroce,

e si pensava che mangiasse le vipere,

quindi, nel sacco doveva crearsi una sorta di concatenazione di uccisioni.

Il cane era considerato l'animale più infedele.

La scimmia era una specie di caricatura dell'essere umano.

Invece la vipera, secondo me, è la più interessante.

Poi è straordinario, si parla di questi animali

solo dopo il II secolo d.C., quindi dopo l'uccisione

- di Cesare… - Va bene, Quadraro, dai. Grazie.

Sempre un piacere.

Almeno solleviamo un po' la media della classe

E dai, però sei stata promossa, no?

E dai, ma la pianti Michele?

- A te com'è andata, bene? - Solo 45.

- Dai! - Almeno non mi hanno segato.

Esatto.

Allora, Quadraro.

- Professore. - Sembra sia andata bene.

Sembra di sì.

Mi raccomando.

Lei, con le capacità che ha, può fare quello che vuole.

- Magari, professore. - Se lo ricordi!

Grazie a lei. Grazie per tutto quello che ci ha insegnato.

- Faccia buone vacanze. - Anche lei, davvero.

Arrivederci professore, vado a salutare.

Allora, ragazzi, avete deciso cosa farete all'università?

Quanti Ingegneria?

- Ciao. - Quanti?

Sei contenta?

- Pure voi Ingegneria? - Io Filosofia.

- Filosofia? - Filosofia.

Quadraro.

- Professore. - Ehi! Brava!

- Farai Matematica, no? - Sì e…

- E lei? - Io?

Ma io a Lettere mi trovo bene, al momento.

Qualche altro anno lo farò, poi vediamo.

Comunque, ragazzi, qualsiasi cosa scegliete va bene,

tanto avete sempre modo di poter cambiare.

Cercate di fare ciò che vi fa stare bene, cercate di essere felici.

Intanto, andate in vacanza e riposatevi.

Poi ci si penserà. Va bene? Avete fatto un bello sforzo!

Grazie, professore.

Grazie a voi.

Va bene, io vado.

- Ciao! - Ciao a tutti.

- Ciao! - Ciao!

- Ciao. - Buone vacanze.

- Anche a lei. - Buone vacanze.

Un applauso al professore!

Vella!

Palazzo!

- È ancora qua! - Chi si vede!

Come siete cresciuti!

- Ritornate sul luogo del delitto? - Andiamo dal professore.

Ok, ciao.

- Certo che sono piccoli! - Sì.

Sì.

No! Noi sicuro più belli, più fichi.

- Sì. - Si può?

Buongiorno!

- Buongiorno. - Ehi!

Come va?

- Allora? - Tutto bene?

- Come sta? - Che piacere! Guarda chi si rivede!

Quindi, siete in contatto con tutti.

- Sì. - Gli altri?

Franceschelli si è iscritto a Medicina, e Guerrazzi fa Fisioterapia.

- Ah! Vedi? - Già.

E Quadraro? Non mi avete detto di lei.

Mi sa che su di lei si era sbagliato.

Mica è venuta, professore.

Fa la cameriera.

Più sono geniali, peggio stanno.

Cotenna si è già fatta la macchina.

Sì, ma la pago a rate. Ho il posto fisso.

Che poi se non fosse stato per lei, chissà a quest'ora…

Ma dai!

Scusate, ditemi un po' meglio di Quadraro.

Eh!

Si è persa.

Sì.

- Ciao. - Allora?

Che ci fai qui?

Eh, ero passato…

Come va?

Bene.

Sono passati tutti a trovarmi, meno che te. Sei sparita.

Così ho detto: "Vado io".

- Hai fatto bene. - Teresa.

Se il signore vuole mangiare, c'è posto qui.

Grazie mille.

- Mi dai del tu, adesso? - Non sei più il mio professore, no?

Vuoi mangiare qualcosa?

In realtà, ero passato per fare due chiacchiere.

Ce l'hai un po' di tempo?

Non lo so, perché lui mi sta un po' col fiato sul collo.

- Dico dopo l'orario di lavoro. - Soprattutto dopo l'orario di lavoro.

- Vabbè, allora me ne vado. - No, vabbè.

- Resta. - Qual è la specialità della casa?

Sono io la specialità della casa.

- È libero? - Prego.

- Grazie. - Buona serata.

- Benvenuto. - Grazie mille.

- Ci porta il conto, per favore? - Sì.

Libera?

E la figlia che aveva l'influenza, e la moglie che lo sgrida.

- Allora? - Allora.

Me lo puoi dire adesso, finalmente, che cosa ci fai alla trattoria di pesce?

È divertente.

Ma l'università?

Cosa sai, tu?

So che saresti stata la più brava.

E mi hanno detto che è un anno che non frequenti più. Vero?

Lo sai che mi annoio facile, no?

Anche adesso mi sto per annoiare, perché stai per fare un discorso noioso.

Eri la più brava.

Eri tu che ci obbligavi ad essere bravi.

Che vuol dire? Cioè?

Come facevo a obbligarvi a essere bravi?

Ci volevi bene.

Non mi sembra una cosa grave. Che c'è di male, scusami?

Per gli altri, niente.

Solo che, con me, ci hai messo anche un po' di amore…

e io non ero abituata.

Birra?

Salute.

Che c'è?

Lo sai…

che non era giusto desiderare una della mia età, vero?

- In che senso? - Non eravamo alla pari.

Sincerità?

Eh? Due minuti.

Ok. Allora, mano sul cuore.

Io ti volevo.

Io, però, non sono mai stato ambiguo.

Ho trattato sempre tutti alla pari.

Che vuol dire.

Non sono mai stato ambiguo con te.

Lettere imbroglia, e Matematica dice la verità.

Grazie, professore.

E grazie di non avermi lasciato la mancia, mi sarei sentita un po' a disagio.

Mi prometti che ci pensi all'università?

Sei in tempo per tornare indietro.

Hai tutto il tempo che vuoi.

Adesso continui il giro delle ex studentesse?

Dai, per favore.

Ma abiti qua?

- Là dietro. - Proprio casa e bottega.

Mi ha fatto piacere.

È caduto, shh! Chi se ne frega!

Aspetta, solo un momento.

- Dammi due minuti. - Sì, ok.

Due minuti.

Scusa.

Shh!

Cos'è?

- Eh? - Non lo so, niente.

Come niente? Si è sent…

Non è che sale qualcuno, no?

No.

Scusa, è orrendo, lo so.

Però, poi è tutto più divertente.

- Buongiorno. - Ehi.

Menomale che ti sei svegliata! Se no rischiavo di non salutarti.

Devo andare via.

Il caffè è pronto.

E poi, ti ho fatto uno schema, stamattina, per recuperare.

In maniera che fai esame dopo esame.

Hai tutto il tempo, giorno per giorno, ogni esame.

Intanto, per la prima sessione.

Hai tutta casa per te.

Ti ho messo i libri, e tutto quello che ti serve.

Capito? Se lavori, con costanza, piano, piano…

Tu…

Vabbè.

Prenditi i tuoi tempi, fai colazione, fai quello che vuoi, basta che studi.

Un po' alla volta, e vedrai che è tutto facile.

Hai capito?

Dai.

Ah, però!

Non ti andavano bene i miei programmini?

Si vede che fai Lettere.

Arrivo, scusami!

Che problema c'è?

- Hai preso tutto? - Sì, mi sa che è l'ultima.

Dammi.

Ci penso io.

- Scusa solo un attimo. - Sì.

Eccomi!

Per educazione.

Non ci siamo presentati.

- Ciao. - Marcello.

Bella. Pietro.

Tu lo sai che è orfana?

Sì. Anche io ho perso i genitori da ragazzo…

Sai anche che le stai togliendo l'indipendenza, vero?

Penso che se continua a studiare, ne potrà avere…

Mi lasci la mano, per cortesia?

Scusa…

Grazie a entrambi per questo momento lacrima, andiamo, dai!

- Scusa, mi hai fatto male! - Dai, andiamo.

- Mi ha fatto male, mi stringe… - Vai, vai…

Solo perché mi ha detto che ti stima, e lei non stima mai nessuno.

- Non devi darmi il permesso, lo sai. - Lo so, amore. Ciao!

So come catturavano gli unicorni nel Medioevo.

Praticamente mandavano nel bosco la fanciulla e pensavano

che l'unicorno sarebbe stato attratto dalla sua verginità.

Fico, no?

L'unicorno.

Vuoi?

Con quella cravatta marrone!

- Oh, Dio, quella cravatta no! - Ma ti guardava in un modo!

Sì, era bruttissima.

- Che c'è? - Aspettami un attimo.

Ci sono delle persone che conosco.

- Ma è Pietro! Pietro? - Ma perché?

- Ciao! - Buonasera!

- Ehi! - Pietro!

- Ehi! - Ciao!

- Allora? Scusa. - Va' a salutare, no?

Va'!

Buonasera.

- Buonasera. - Come va?

Bene.

- Ciao. - Ciao.

- Allora? - Stiamo per cenare.

- Come stai? - Bene, tutto a posto.

Sono con una ex studentessa che si è appena laureata.

Complimenti, auguri!

- Lettere? - No, Matematica.

- Matematica? - Sì. Tra l'altro una matematica…

Poi, in pochissimo tempo, con un…

Insomma, raccontala.

Complicata?

Sì…

Tra l'altro, in pochissimo tempo.

Ci ha messo la teoria dei… Come si chiama la tesi che hai fatto?

- La teoria dei nodi. - La teoria dei nodi. Della…

È una branca della Topologia.

Un'altra geometria di equità.

Sarà difficilissima!

Sì, i nodi sono delle curve intrecciate nello spazio.

- Insomma, una cosa lontanissima da noi! - Infatti!

Ragazzi, dai, vi lascio mangiare, che così andiamo a festeggiare.

- Va bene. - Buona serata e ancora auguri.

- Grazie. A dopo. - No, invece io penso che restiamo qui.

- Cioè? - Ci tieni che io piaccia ai tuoi amici.

- In che senso, scusa? - Non sono il tuo cane ammaestrato.

Ciao, io sono Teresa.

- Giovanna. - Ciao, Giovanna.

A me non me ne frega un cazzo di quello che c'è fra te e Giovanna.

No.

Ti giuro, non mi interessa se scopate.

Veramente.

L'unica cosa che mi fa male è se ti vergogni di stare con me.

No, scusate!

È che questa ex studentessa dorme nel suo letto da due anni, ormai.

Giovanna, non ce l'ho con te.

Ciao, Pietro, ci vediamo a casa.

- Ceniamo. - Ciao.

Mi sa che noi no!

Mi spieghi che cosa fai?

Mi dici di che cosa hai paura?

Avevi paura di me? Di loro?

Noi siamo persone libere.

Tu sei una persona libera, lo sono anche io.

Possiamo inventare regole nuove, Pietro.

Mi ami, ti amo, facciamo l'amore.

Mi odi, buongiorno, amore, buonanotte, amore.

È tutto bellissimo, solo che io voglio di più di così.

Va bene.

- Giusto. - Ci diciamo tutto?

Diciamoci tutto.

- Davvero tutto? - Sì, tutto.

Vuoi cominciare tu?

Ci diciamo qualcosa che non abbiamo mai detto a nessuno?

Cioè?

Un segreto.

- Perché, hai un segreto? - Sì, e tu?

Come, sì?

E tu?

- Io no. - Questo è un sì.

Che cosa? Chi te l'ha detto?

Sei pronto?

È una cosa così brutta?

Però nessuna stronzata, ok?

È una cosa seria, Pietro.

Dai, comincia tu.

Allora?

È una cosa brutta.

Quindi, tocca a me?

Sicura?

Lo sai che non ti piacerà, sì?

Lo sai, è per legarci per sempre. Io sono pronta.

Secondo me, facciamo una cazzata.

Comunque.

È così.

Scusami.

Ti rendi conto che questa cosa, se si sapesse, ti distruggerebbe?

Ma io ti amo.

- Io tantissimo. - E allora?

Vieni qua.

Teresa?

- Buongiorno. - Buongiorno.

Buongiorno.

Si è perso il seminario sulla droga, professore.

Buongiorno.

Buongiorno, professore.

Pensate che io sia limitata?

Pensate che non me ne sarei accorta!

E secondo voi, una persona limitata, si laurea in Matematica con 110 e lode!

Ma non avete idea della fatica che bisogna fare per…

Oh, scusate. Ma sono alla B?

- Abbiamo lezione… - Alla terza.

Alla terza! Scusate!

Ma non ci dici nulla?

- L'hai scritto tu? - Sì.

È un commento al comunicato sindacale.

È molto buono. L'hai concordato con la Sezione?

Ma no, che concordato!

Mi sembrava giusto puntualizzare delle cose.

È ottimo, dovresti farlo pubblicare.

E chi me lo pubblica? Sono due righe.

Ce ne fossero di piccole cose così.

Grazie.

- Grazie per prima. - Figurati.

Non ti avevo mai sentita così e mi sono permesso…

- Che fai, andiamo al bar? Caffè? - Sì.

Certo che la scuola, il sindacato, i corsi di aggiornamento, ma come fai?

Ho un sacco di tempo libero.

E poi sono uscito da una storia da poco, per cui, ne ho ancora di più.

Era una storia importante?

Una storia.

Tu, invece? Cosa fai nel tempo libero? Riesci ad averne un po'?

Sì.

Frequento la facoltà di Matematica all'Università di Firenze.

- Ah! - Prego.

come mai?

Lavoro gratis.

Ma punto alla ricerca, ci sono quasi.

Ah, bene.

E vivi con qualcuno o sei sola? Se posso chiedertelo.

Sono fidanzata.

- Ah. - Da quando avevo 16 anni.

Ovviamente, non con la stessa persona.

E finalmente mi sposo.

Ma dai!

In autunno.

Che invidia!

Di me?

Di lui.

Che peccato.

Posso far leggere il tuo articolo,

a una persona che si occupa di una rivista di cose scolastiche?

Sì, certo.

- Ma fai sport? - Ma che domanda è?

Perché hai delle braccia muscolose, per una di matematica.

- No. Come? - Eh?

- Mi sembrano regolari. - Hai delle belle braccia.

Non me l'aveva mai detto nessuno.

Fa' un po' il muscolo.

Eh!

Eh! Eh…

Che cosa scema.

Ogni tanto, una cosa scema ci sta.

Le cose sceme sono sceme e basta.

Non ti va?

Non te lo dico.

Mm…

Nemmeno all'orecchio?

Chi c'è?

Ehi.

Ho raccontato tutto a Carlo.

Tutto, cosa?

Tutto.

Non mi sposo più.

Tu hai chiuso con la tua ex?

Io con lui…

Non voglio essere sleale proprio con te.

Non è che vuoi sposarti lo stesso?

Eh?

Davvero è finita con la tua ex?

Pietro Vella!

Sei ancora vivo, maledetto!

Hai giurato che mi avresti amata per sempre

e dopo un anno mi hai già dimenticata?

Non ti avevo riconosciuta con questo cappuccio.

Come stai, allora?

Bene.

- Sali? - Come? No.

- Dai, sali! - No, ho da fare.

So che c'è una rosticceria nuova che fa dei supplì pazzeschi.

- Lo so, ma non posso. - Cinque minuti e poi ti porto a casa.

- È qui, dai! - Ok, cinque minuti, però.

- Sì. - Chiudo la macchina.

Niente, la solita.

Ultimamente, scrivo degli articoli sullo stato della scuola in Italia,

ma è una cosetta piccola.

Figuriamoci se non era piccola e se non era una cosetta.

E, non mi vuoi dire niente di te?

Una cosa ci sarebbe.

- Un'altra cosetta? - In realtà, una cosona.

Sei pronta?

Non questa domenica, la prossima, mi sposo.

Lo sai con chi?

Con la Labaro, di Matematica.

Te la ricordi?

Ma davvero?

- Nadia, sì. - Ti sposi con la Labaro, davvero?

Sì.

Hai scelto la mia copia attempata.

- Ma finiscila! - Ti è sempre piaciuta la matematica, eh?

- Ma che? - Comunque, anch'io ho una novità.

- Cioè? - Parto.

Dove vai?

Ho ottenuto una borsa di studio in America.

Ah!

Avevo un fidanzato, un collega, che ha detto: "O me, o l'America".

Io ho detto: "L'America".

Hai fatto bene.

Sei nato proprio con la cazzo di camicia, tu!

Sei davvero riuscito a trovare una cretina che non si è accorta di chi sei?

La finisci, per favore?

La ami come hai amato me?

Nemmeno ti rispondo.

- Sei sereno con lei? - Sì, Teresa, sono molto sereno.

Con me non lo eri?

La smetti, per favore?

- Lei lo sa? - Basta con questa storia. Basta!

Professore?

- Mi scusi. - No, scusa te.

- Si ricorda di me? - Come no!

- Rossella, no? - Sì.

L'ho vista, e volevo ringraziarla per il consiglio che mi ha dato anni fa.

L'ho seguito, e ho fatto bene. Quindi…

- Certo. - Grazie.

- Grazie, mi ha fatto piacere. - Anche a me.

- Buone cose. Ciao, ragazzi. - Buona giornata!

Dovevo rispondere…

Ma che consiglio le hai dato?

Che cazzo ne so! È già tanto che mi ricordo come si chiamava!

Anche io credevo che tu fossi Dio.

Poi, mi hai detto che non esistevi.

Puoi non fidarti di Dio?

Che cazzo stai dicendo? Non ho capito.

- Che cazzo ne so. - Ah, ecco.

Comunque, hai un sacco di belle qualità.

Chissà che non sia Nadia, quella fortunata.

Speriamo!

Io credo di sì.

Sono finiti i miei cinque minuti?

No, che c'entra! Mangia.

Divertiti in America.

E tu fai il bravo con Nadia.

E non sfinirla come hai fatto con me.

Ma se ti ho amato più di ogni altra cosa nella mia vita.

Sì, proprio più di ogni altra cosa!

Potevi fare meglio, sai?

- Potevo fare anche peggio. - Su questo non c'è dubbio.

Fai il bravo.

Guarda che anch'io so delle cose terribili su di te,

che potrebbero rovinarti la vita.

Ma io non ho niente da perdere.

Se mi capovolgi la vita, io casco sempre in piedi.

Tu no.

Va bene.

Ciao.

Stai attenta.

- Ciao. - Ciao.

Tu stai attento a te.

Non ce la faccio.

Ma cosa?

Io sono un uovo di Pasqua senza sorpresa.

Scaduto.

Meriti di più.

Dai.

Dai.

Oggi, 15 marzo 1991, alle ore 15:48,

presso il Salone d'Onore delle Arti e delle Tradizioni Popolari,

autorizzato per la celebrazione del matrimonio con rito civile.

In una sala aperta al pubblico, avanti a me, Massimo Tribeschi,

Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Roma,

per dare la ricevuta vestito in forma ufficiale,

sono personalmente comparsi,

Pietro Vella, nato a Roma il 22 luglio del 1948,

e Nadia Labaro, nata a Roma il 17 gennaio del 1951.

Che c'è?

Entrambi residenti a Roma…

Ti esce il sangue dal naso.

- Dove? - Di là.

Hanno presentato il documento sotto prescritto e dall'esame di questo…

- Hai un fazzoletto? - No.

- Tu l'hai portato? - No.

Scusi, ha un fazzoletto, per favore?

Qualcuno ha un fazzoletto?

Di là, grazie.

Scusi.

- Me lo apri, per favore? - Sì.

Scusate.

Aspetta…

Ok, dai, ce la fai?

- Scusate. - Ci sono altri sposi.

Scusa, anche per non sporcare, non è che…

- Prego. - Non è mai successo.

Ho letto agli sposi gli articoli 143…

…e gli articoli 144 e 147 del Codice Civile.

Quindi, ho domandato allo sposo,

se intende prendere per moglie, la qui presente Nadia Labaro,

e a questa, se intende prendere il marito, il qui presente Pietro Vella…

Emma, dai, muoviti, su!

Mamma, perché mi hai preso i biscotti al cioccolato? Non mi piacciono!

Perché piacciono a papà.

Perché non hai preso entrambi?

Quando guadagnerai i tuoi soldi, comprerai i biscotti che vuoi. Ok?

Vai.

- Vedi com'è bello papà? - Bello!

- Sicura che non è troppo? - No.

- Sembra che vado a un matrimonio. - No, sembra che vai al Ministero.

- Fai in bocca al lupo a papà. - In bocca al lupo.

- Ciao, amore. - Ciao.

Ciao, tesoro.

Portala tu, vai!

- Ma è pesante! - Devi abituarti.

Ci davamo del tu al telefono, vero? Sono Itrò.

Buongiorno. Sì.

Eccoci qua.

Sai, qui al Ministero,

vogliono farmi fare il sottosegretario con la cravatta, con la giacca,

che dà del lei…

Che posto meraviglioso.

- Ti piace? - Eh!

Allora, Pietro, io immaginavo una serie di incontri

e un piccolo volume sulle tue tesi…

…che diventi anche la posizione ufficiale del Ministero.

Ah! Addirittura?

- Questo non lo sapevo. - Te lo sto dicendo adesso.

Tra poco, arriverà una persona che collabora con noi, che di te sa tutto.

Ma proprio tutto.

Se tu adesso fai una bella figura, insomma, se le piaci,

la tua carriera può cambiare veramente…

Mi raccomando.

Ciao.

Da dove cominciamo?

Buongiorno.

Tilde Pacini ci segue per le pubblicazioni.

- Salve. - Salve, piacere.

Molto piacere. Pacini di Pacini Edizioni?

Sì, Vitaliano Pacini Editore è mio padre.

Qualche volta vengo a lavorare qui al Ministero, che ne hanno bisogno.

Compimenti! Sono un grande estimatore di tutta la linea editoriale,

soprattutto la collana scolastica, ma anche tutto il resto.

Non si offenda, ma me l'aspettavo più vecchio!

Sarà che scrivo un po' da vecchio?

No! È che non capita spesso

che un uomo giovane scriva sulle riviste scolastiche.

Non c'è cosa più noiosa. Ed è pure un bell'uomo.

Le ho stampato qua tutte le cose che lei ha pubblicato un po' ovunque.

Li ho divisi per temi.

Tutta roba mia? Ah, però!

Non se n'era accorto, in sette anni di lavoro?

No, francamente, devo dire…

Secondo me, lavorandoci un po',

può tirare fuori un piccolo saggio di cento pagine. No?

Sì, sì.

Ma davvero insegnare significa lasciare il segno,

o invece, magari, dobbiamo pensare che dobbiamo creare dei cittadini liberi,

liberi di emanciparsi anche da noi?

Questa è una delle riflessioni in questo saggio di Pietro Vella,

poi c'è molto di più.

Questa copertina l'ha fatta sua figlia?

- Sì. - È bellissima.

Prima del dibattito, volevo fare una domanda.

Quando ha cominciato ad insegnare, su quali principi si basava il suo lavoro?

- Nessun principio, devo dire. - Ecco!

- Dobbiamo crederci? - È vero.

C'è una domanda. Vuole il microfono?

No, grazie.

Quanto da vicino controlla i suoi studenti?

Io cerco di lasciare grande libertà.

Penso che debbano sentirsi liberi.

Ovviamente, liberi di fare quello che voglio io.

No, nel senso che ci sono modi sempre di…

Lo stimo tantissimo.

Perché è assurdamente modesto.

Anch'io.

Anche tu lo stimi?

Sì, certo.

O lo ami?

Non c'è bisogno di rispondere.

Comunque, è carino qua, vero? Non sono mai venuta.

Carino.

- Ancora? - Siamo qui!

Ah!

- Ciao! - Arriviamo.

- È qui sotto. - Sì.

Butta la canna.

- Non ci fermiamo tanto, no? - No.

Se butta male, andiamo a mangiare una cosa…

- Il cancello qua. - Sì, quello verde.

A Roma, sono la professoressa di Matematica al liceo.

E poi, corro a Firenze all'Università,

e divento l'assistente non pagata e non riconosciuta.

Sono anni che il grande professore mi fa scrivere la tesi.

Me la fa scrivere e riscrivere, non so perché gli do retta.

Allora perché lo fai?

Grazie.

Perché ha ventilato un assegno di ricerca.

Da quanto tempo?

Considera che ho ricominciato a fare anticamera qualche anno fa.

E mentre scrivevi e riscrivevi la tua tesi,

quante persone ti sono passate avanti?

Vabbè, ma si sa che l'università ha dei tempi…

Mamma mia come è buono questo vino! Come si chiama?

- Il Principe, un Amarone di Valpolicella. - Principe.

Che vergogna!

Scusate, mi sto vergognando.

- Emma! - Emma, scendi!

Dove vai, scusami?

- Lasciala. - Siete gelosi?

No, ma stai seduta al tuo posto.

Dai fastidio così, mettiti a sedere.

- Se hai sonno, andiamo. - Dai, Emma.

Lasciatela stare.

Io verrei subito a vivere qui.

- Sì? - C'è una tranquillità! Si sta bene.

- Dove vivete voi? - In centro.

È bello, ma c'è tanto traffico.

Qui non sembra nemmeno di stare a Roma.

Infatti, siamo lontani da tutto.

È il centro che è lontano da noi, scusami.

Al di là di tutto, le scuole in centro sono migliori, purtroppo.

Poi avete questa ragazzina che sta crescendo.

Dovete darle gli stimoli giusti.

Gli stimoli in questo quartiere, ti assicuro che non ce ne mancano affatto.

- Insegniamo qui da tanti anni. - C'è anche tanta gente difficile.

C'è anche tanta gente difficile,

ma proprio per quello è stimolante, anche rispetto al lavoro che facciamo.

Almeno, si può lasciare il segno.

Ad esempio, c'era un'ex studentessa che voleva lasciare gli studi,

ora è al MIT a Boston.

- Teresa Quadraro. Forse… - Sì.

E vai in America anche te, visto che sei così bravo.

Io vorrei cambiare zona.

- Comunque… - Subito.

Avete tre stipendi in due.

Pietro non finirà di lavorare domani al Ministero, giusto Marisa?

- Certo che no. - Dipende se mi comporto bene.

Non puoi fare altro che comportarti bene.

C'è una donna che è pronta a tutto pur di farti rigare dritto.

Chi sarebbe?

Sveglia!

Amore.

Sveglia!

Emma, sei pronta a far rigare dritto papà?

Emma? Ma sono così noiosa?

- Si è addormentata. - Si è addormentata?

- Posso portarla io a letto? - Nadia, la levi…

- No, portala tu a letto. - Vado io.

- La devo portare io? - Sì, ci pensa il papà.

Tilde, scusami, non ti preoccupare.

- Mannaggia! La devo portare io! - Vai!

- Lascia stare. - Ok.

Vieni.

- Vado un attimo in bagno. - Certo.

Glielo fai vedere tu il bagno?

- Posso? - Certo.

- No, non fumo. - Ah.

Ma se c'è dell'altro vino, volentieri.

La prossima volta ne porto tre.

Meglio.

Buono.

L'odore dei formaggi mi ha ricordato quando ero piccolo.

Mio nonno era un pastore.

Sardo.

È vero!

Ma cosa?

Scusa, non è per tuo nonno.

Non rido mai.

- Di dov'era tuo nonno? - Era sardo.

Tornava a casa con queste caciotte e riempiva tutta la cucina…

- Oh, Dio! Mi sto sentendo male! - Oh, Dio!

- Vuoi un po' d'acqua? - No.

Scusa.

Ah, Luisa!

Ma hai messo il libro di Luisa sulla scrivania,

perché sai che l'ho scoperta io e volevi fare bella figura con me?

No, lo sto leggendo. Tra l'altro, è anche molto interessante.

Luisa è insopportabile.

Come scrittrice ça va.

Io sono strana,

perché se un autore ha un messaggio per il mondo, non me ne frega niente.

Se invece ha qualcosa di sé che gli fa schifo, un mostro,

arrivo io e gli faccio scrivere un libro.

Sono rari gli scrittori che non si piacciono.

- Certo. - Meglio lavorare con voi professori.

Cara Teresa, come stai?

Come si vive in America?

Ti sembrerà strano leggermi dopo tanti anni,

ma volevo dirti che la diga che abbiamo costruito insieme,

per custodire i nostri miserabili segreti,

regge.

Io ho tenuto i tuoi per me,

perché ci tengo molto alla tua carriera.

E anche alla mia.

Finalmente sto facendo anche dei piccoli passi avanti.

Non vorrà, tanto. Grazie professore!

Ecco!

Dai, Emma.

C'è un sacco di posta!

Cartolina ex studenti,

invito matrimonio, ex studenti…

- Matrimonio? - Mamma, mi fa male la pancia.

Hai ripreso i contatti con la tua ex?

- Teresa Quadraro, Boston. - No.

Mamma, mi fa male la pancia.

Ci sapete stare un giorno senza di me?

Tu stai sempre male quando stai con papà.

Adesso ti passa, vedrai.

Andiamo!

- Mi fa male la pancia. - Sì.

Adesso vai a scuola e…

- La maestra non ci fa andare in bagno. - …vai in bagno.

Si arrabbia sempre.

Non ci fa mai andare.

Secondo me, pensa che ci scambiamo i bigliettini.

Davvero, si arrabbia e non so perché.

"Hai paura, eh?"

Davvero.

- Eh? - Davvero.

Sì.

Papà, ma domani torno a scuola mia?

Come, tesoro?

- Domani torno a scuola mia? - Certo che torni a scuola tua.

Speriamo tutti.

La scuola era allagata, domani la rimettono a posto,

e papà torna a fare lezione normale.

Che sta succedendo qua?

Sta copiando.

- Che cosa? - Sta copiando.

Chi è che sta copiando, amore?

Stiamo copiando?

Abbiamo le spie, qua. Copia bene, almeno.

Facciamo una cosa.

Copia bene.

Ehi, facciamo un gioco?

Eh?

Facciamo il gioco dei segreti.

Va bene?

Fammi spazio.

Ci pensi e me lo dici.

Guardate che vi controllo pure da qua.

Non si direbbe, ma sono sempre il professore.

Ci hai pensato bene?

Eh…

- Non lo dirò a nessuno. - E il tuo?

- Il mio cosa? - Segreto.

Ah, certo.

È mai possibile,

che il Ministero necessita di un'assemblea per sapere da noi quello che già sa?

Anche senza convocare assemblee così eterogenee e insensate.

Qui abbiamo dimenticato una cosa,

o non avete voluto capire una cosa importante, molto semplice.

Se lo Stato dà agli insegnanti uno stipendio di merda,

gli insegnanti devono ricambiare il favore con prestazioni di merda.

Punto!

Punto!

Posso?

Sì, sì, prego.

Grazie.

Io e miei compagni abbiamo finito il liceo quattro anni fa,

e abbiamo letto il saggio di cui si parla oggi.

Pietro Vella è stato un nostro professore,

e abbiamo pensato fosse giusto commentare quello che avevamo letto.

Ma preferisco metterlo un attimo da parte,

e denunciare una cosa che al suo collega, il professore che lo ha contestato,

potrebbe sembrare molto particolare.

Il professor Vella ci ha voluto bene.

Ci è sempre stato vicino,

quando non capivamo le sue materie, quando non capivamo noi stessi.

E quello che dice nel suo libro è vero e funziona,

perché la pedagogia dell'affetto funziona.

Ha funzionato con noi, e continua a funzionare dopo anni.

Signorina, noi non è che stiamo qui per amare o per farci amare,

noi siamo qui per insegnare, siamo professori!

Anzi, le dirò di più.

Se lei in quanto studentessa mi odia, io sono contento,

perché significa che ho fatto bene il mio lavoro.

Ovvero, prepararvi al mondo.

Mi scusi.

Mi scusi.

Ma insegnare, non vuol dire lasciare un segno?

Perché il professor Vella, su di noi ha lasciato un segno.

Lei sui suoi alunni l'ha lasciato un segno?

Mi dica, l'ha lasciato?

Qual è il crimine nel cambiarci?

Qual è il crimine di averci fatto divenire quello che siamo oggi, mi dica!

Ha vinto papà, oggi.

Sei la figlia di Vella?

Sì.

Mi somigli, sai?

Ho detto, quando passi a un gioco, rimetti a posto prima quello prima.

- Ehi. - Ehi.

Allora?

Com'è andata?

Com'è andata col professore?

Ehi?

Ma che è successo?

Niente.

Non sei l'unica ad avere avuto una giornata difficile!

Emma non è andata a scuola oggi, perché era allagata.

- È dovuta stare tutto il giorno con me. - Neanche un giorno al mese, ce la fai.

Che cosa, scusami?

Che cosa?

Dici sempre che col Ministero fai solo sciocchezze.

Fanne di meno e stai di più con tua figlia.

Innanzitutto, io con mia figlia mi sembra che ci sto tempo a sufficienza.

Soprattutto in questo momento che sto facendo cose così importanti,

le definisci sciocchezze?

Sciocchezze le posso definire io, con voluta modestia.

Ma è evidente che non lo siano,

altrimenti il Ministero non starebbe dietro a questa cosa.

Sciocchezze sarà ciò che fai te a Firenze o dove cazzo vai fare questa roba!

Oh!

Mi hai fatto male!

Ahi!

Emma!

Emma!

Vieni qua.

Vieni qua.

Ferma!

È bello qui, eh?

- Sì, quindi? - C'è una bella aria.

Eh.

E quindi?

Ieri, sono andata dal professore.

Finalmente, dopo due mesi, mi dà udienza.

Io credevo che avesse letto il mio lavoro, ma come sono entrata nella stanza,

lui mi fa: "Ma come siamo carine oggi! Vieni che vediamo insieme".

E io ho fatto il giro della cattedra per vedere la tesi che stava dal suo lato.

E come mi avvicino, lui mi mette un braccio intorno al fianco,

e si è appoggiato un po'.

E io ovviamente me ne sono andata, perché era una situazione assurda.

E lui non ha detto niente.

Non è che ha fatto qualcosa per scusarsi, per farmi tornare indietro,

ma mi ha lasciato andare.

Che cosa? Come ti ha…

Con l'università ho chiuso.

Ovviamente, non per quello che ha fatto, perché è stato un coglione.

Non mi importa niente, non mi ha umiliato.

Però ho pensato…

che se io fossi brava,

se lui veramente avesse creduto in me, non l'avrebbe fatto.

Accetta tutto.

Le consulenze, gli articoli, le collaborazioni.

Non c'è niente di male se a te va bene.

A me è andata così, pazienza.

Facciamo che, in questa vita, sei tu quello che fa cose interessanti.

Quella è la nostra nuova casa.

- Vieni! - Eh?

Andiamo!

Guarda, qua c'è il giardino.

Dai, vieni a vedere!

Questo è l'ingresso.

Ancora ve lo ricordate questo professore, eh?

Certo, mica hanno l'Alzheimer.

Se non era per lui, non parlavo così bene italiano.

Allora mi dovevo impegnare un po' di più!

Vi sta dicendo che vi vuole bene.

Ma mi conoscono!

Sì.

Lo so. Dopo scuola avevamo pensato di fondare il club Le vedove Vella.

Le vedove Vella?

- Le vedove Vella. - Lo sapevi te?

- Mi erano arrivate delle voci. - Ah, sì?

Sapevamo che sarebbe diventato famoso.

- L'articolo su Panorama è bellissimo! - Ti ricordi l'arti…

- Quale articolo? - Perché, è uscito?

- Sì. - Ah!

L'ho dato a te.

Non ti ricordi, un mesetto fa, che mi hanno fatto l'intervista…

Sì, infatti mi chiedevo come mai ancora non fosse uscito.

- Io pensavo non uscisse più. - Posso vedere?

- Questo qua. - Grazie.

Ma che bello! Accidenti!

Anche nella foto è importante Panorama.

- Sì, è bella. - Che meraviglia!

Che bravo il vostro professore!

Non lo sapevi che eravate sullo stesso numero?

Come facevo a saperlo, scusa?

Quattro pagine!

- È stata sua allieva? - Sì, nostra.

- La conoscete? - Sì.

- Pietro, mi aiuti? Scusate. - Il merito è suo.

- Certo. - Prego.

Vieni qui un attimo.

Lei era la sua insegnante di matematica! Scusate.

- Che succede? - Mi sono dimenticata…

- Che c'è? - Non l'avevi visto Panorama?

No, perché?

Che cosa?

Non l'hai nascosto benissimo.

- Posso spiegare? - Ma cosa vuoi spiegare?

Non siamo in classe.

Pensavi che mi sarei ingelosita e avrei fatto la matta?

Che ci sarei voluta stare io sul giornale con te?

- Sarebbe stato normale. - No!

Sono una donna adulta!

E noi siamo una coppia.

Eh?

Dai, siamo una famiglia!

- Non ti dispiace? - No.

- È stato un caso. - Torniamo dai tuoi studenti, dai.

- Scusa. - Dai, e sì te stesso.

Dai, stavo sognando!

Ah, sì eh?

Rimettiti a dormire, dai.

E che è successo?

Peccato, sarei venuta volentieri anch'io a Torino.

- Ciao! - Eccoli! Ciao!

- Come stai? - Bene, grazie.

Ciao!

- Come va? - Ti voglio bene.

- Eccoci. - Anch'io ti voglio bene.

Ma siete vestite uguali!

- Ciao, amore. - Ciao.

Ciao, peste.

Ciao!

- Buon viaggio! - La prossima volta vieni con noi.

Sì, assolutamente!

Lui vuole viaggiare con voi!

- Eh, grazie! - No! Scusa.

- Ciao! - Ciao!

- Ciao, Emma! - Ciao!

- Ciao! - Pure la coda saluta, ciao!

Andiamo.

- I documenti. - Grazie.

- Ecco a lei. - Grazie.

Che stanza sei tu?

Lo stesso piano.

Buono.

È bello stare fuori casa.

Che c'è?

Mi dà un po' fastidio che sai tutto di me!

È tutto il viaggio che parlo.

Sai tutte le cose più intime, le mie preferenze…

Se avessimo dormito insieme cinque anni, sapresti molto di meno.

E io continuo a non sapere nulla di te, non mi hai detto niente.

E che cosa vuoi sapere? Che cosa ti devo dire?

Eh?

Ma tu?

Cosa?

Tu vuoi farmi sapere di più?

C'è il dibattito, adesso.

Gentili signori, buonasera.

Penso che conosciate tutti il professor Pietro Vella,

che ha scritto un saggio sulla riforma scolastica,

e la dottoressa Pacini,

alla quale vorrei dare il microfono, per iniziare questa nostra chiacchierata.

Dottoressa.

Grazie, buonasera.

Buonasera e grazie di essere venuti alla presentazione del saggio di Vella.

Intanto, per rompere il ghiaccio e conoscerci,

faccio una piccola presentazione.

Lei lega la sua esperienza di insegnante

a uno spirito di osservazione che è, contemporaneamente,

dentro e fuori il ruolo di docente.

Lei insegna senza osservarsi, osserva se stesso insegnare.

Una domanda.

Quando lei ha cominciato a insegnare,

su quali principi si basava il suo lavoro?

Sì…

Sì, diciamo…

Una questione ovviamente su cui…

…tanti colleghi si fanno delle questioni, si interrogano,

perché sembra sempre che ci debba essere un principio fondatore al quale ispirarsi

come docente o come…

Io penso che uno debba sentirsi libero anche di non utilizzare nessun principio.

- Prego, prego. - Grazie.

Due parole ai nostri ospiti.

Vorrei ricordare al gentile pubblico

che, nell'ambito della settimana internazionale dell'istruzione,

il Ministero partecipa con tavole rotonde, punti di ascolto

e raccoglie sul campo opinioni di 13 paesi,

che hanno sistemi di scuola pubblica assimilabili al nostro.

Prima di proseguire il dibattito, vorrei elencare…

- Grazie mille. Eccoci. - Grazie.

Complimenti!

Complimenti a lei, perché è stato molto stimolante!

- La ringrazio tantissimo. - Anche le persone che c'erano.

Ve l'ha firmato il libro?

È stato un gran lavoro, davvero. Complimenti, a presto!

Arrivederci!

E niente, qui non c'è nessuna cena ufficiale, sono dei cafoni.

- Sì. - Ma meglio così, ceniamo insieme.

Meglio. Però io adesso devo sbrigare qualcosa.

- Sì, va bene, vado a fare un giro. Dai. - Sì.

Ci vediamo dopo, no?

- Non farmi aspettare. - No.

Ciao, Teresa.

Pietro!

Ciao.

- Complimenti, professore. - Complimenti.

Grazie. Grazie.

Bel posto!

Comunque, guarda i tuoi piedi.

- Che hanno? - Sono verso l'uscita. Vuoi andartene?

Questi che sono? I segni del corpo secondo la matematica?

- Ma cosa vuoi? - Smettila!

Bah!

- Tu? - Io, cosa?

Io ho fatto quello che volevi tu.

Questo non significa che io abbia fatto quello che volevo io.

No. Ma smettila, dai!

- Quello che volevo io! - Come stai?

- Bene. - Davvero, Pietro, come stai?

Sto bene. Che c'è? Sto benissimo.

- Ma smettila! - Che?

- Come stai? - Sto benissimo!

- Come stai? - Sto benissimo!

- Davvero, dico. - E che per finta?

- Ma che vuoi? - L'hai già tradita?

No.

Cosa vuoi?

Secondo me, sì, come tradivi me.

No.

E lei ti ha tradito?

Con chi?

Beh, potrebbe tradirti con tutti quelli che ti stimano,

per essere sicura che apprezzino più lei di te.

E loro potrebbero andare a letto con lei, per essere meno umiliati dal tuo successo.

- Quale successo? - Il tuo successo.

O magari si sta scopando un tuo collega o un tuo amico.

Magari nessuno dei due perché ha la maledizione di stimarti

ed è un problema perché pensi di essere solo tu quello che può tradire.

Ma finiscila! Ma finiscila! Ma che…

Va bene, vattene!

- Ho una certa età. - Vuoi andare, no?

No, voglio restare qua.

Stai bene, io sto bene.

Hai una famiglia che funziona meglio della Sacra Famiglia.

Facciamo delle cose così interessanti che ci mettono sui giornali.

Saluti e baci!

A te mettono sui giornali, hai uno spazio anche molto più grande!

Perché me lo merito!

Sei superficiale.

Pietro Vella, tu…

non stai nello stesso posto dove stanno i tuoi sentimenti.

- Ma che vuol dire? - Vedi che sei superficiale?

Un uroboro.

Ma chi sei, la Sfinge?

Facciamo una cosa.

Una cosa per legarci per sempre.

- Ancora di più? Ci manca… - Non basta mai.

Voglio un matrimonio.

È un po' tardi.

Non un matrimonio religioso o civile, voglio un matrimonio etico.

Che cazzo vuol dire?

Vuol dire che se uno di noi due sgarra,

l'altro può andare da tutti, da Nadia, da tua figlia, a dire:

"Solo io so chi è veramente quest'uomo".

E tu puoi dire:

"Solo io so chi è veramente questa donna".

Che fissazione!

Ancora.

Sai perché,

ti propongo questo matrimonio?

Sai cosa ci guadagno?

Se tu perdessi tutto…

torneresti da me.

Negalo.

Prova a negarlo.

Allora?

Allora?

Ci dichiaro marito e moglie.

Stai attento a te.

Paura.

Troppa confidenza.

Ehi!

Ehi!

Ehi!

Ehi.

Perdonami.

Mi ha chiamato tua moglie, due volte.

- Nadia? - Ha chiesto di te.

Le ho detto che non c'eri.

- Purtroppo, mi hanno trattenuto… - Non devi dirlo a me, dillo a lei.

Chiamala!

Hai cenato?

Sì, da un'ora. Tu?

- No, io no. - Faccio fare un toast?

No, grazie.

- Pronto? - Ehi.

Eccoci.

Pietro, ma che ora è?

Non lo so, le 00:10.

Lo sai che a quest'ora dormo.

È per dirti che va tutto bene, so che mi avevi cercato.

Sì, lo so.

Ho parlato con Tilde, prima.

Perché hai fatto così tardi?

Ma niente! Sai, questi insegnanti che hanno voglia di chiacchierare,

mi hanno trattenuto dentro una pizzeria, e una cosa e l'altra…

Tu, invece, che hai fatto?

Niente, è passato a trovarmi Itrò.

Ci siamo bevuti un bicchiere di vino.

- A casa? - Sì, a casa.

Ma non ho capito, ma propri quando non ci sto io deve venire?

Perché, c'è qualche…

Non capisco, ti dà fastidio?

Vabbè, Pietro, ho sonno.

Ci sentiamo domani, ciao.

- Ti sento un po' strana. - Dai, Pietro! Ciao.

Prego.

Non chiudi la porta?

Senti…

Stavo pensando…

Ci serve davvero questa cosa?

Cioè…

Nel senso…

Adesso facciamo l'amore e poi dopo che succede?

Niente, se ci va lo rifacciamo.

Non lo so, sto un po'…

Sono un po' scombussolato, poi mi sembra così…

Sì.

- È che roviniamo una cosa che… - No.

È così bello, abbiamo un…

Non vorrei che…

- Basta. - Ti dispiace?

No, figurati.

- Sicura? - Ma vaffanculo!

Devo rispondere, è Itrò. Va bene, ci vediamo domani.

Buonanotte.

Eccomi, ciao!

Non sono sola, aspetta un attimo.

Non gli dire che ci sto pure io.

Buonanotte, ciao.

Scusate ragazzi? Scusate? Potete abbassare la voce?

È un albergo questo!

È l'1:00!

Non si può avere questo atteggiamento! Già da sotto il pianoforte, basta!

Avete rotto il cazzo!

- Abbiamo capito. - Nonno, va' a dormire.

Buonanotte, ciao!

- Ma guarda questo! - È proprio esaurito.

Chi è l'esaurito?

Beh?

Va' a dormire, va.

- Buonanotte. - Eh?

Andiamo, va.

Mi sa che non ho più tanta voglia di andare in giro, lo sai?

Mi sono stancato.

Che vuoi fare?

Voglio tornare a insegnare, a fare quello che faccio sempre.

La scuola, dare consigli inascoltati al Ministero, finché me lo chiederanno.

Vorrei restare qui, a casa.

Fare la vita di prima.

- Prima di che? - Prima.

Mamma, tu hai un segreto così terribile,

che se si sapesse, nessuno ti vorrebbe più bene?

Nessuno ha un segreto così, ma chi ce l'ha un segreto così, Emma?

- Papà, sì. - Cosa? Io cosa?

- E che segreto ha papà? - Prima devi dirci il tuo.

No,

Io voglio continuare ad amarvi e a farmi amare,

per cui i segreti devono rimanere segreti.

Perché, tu ce l'hai?

Ce l'ha!

Ah!

Eh?

- Eh! - Che cosa?

Papà, cosa? Eh?

Che cosa?

- Ma papà, cosa? - Shh, non glielo dire.

- Che ti ha detto? - È un segreto tra donne.

- Me lo dici pure a me? - No.

- Eh? - Non dirglielo. Shh!

Tanto solletico pure a te!

- Tesoro mio! - Come va?

- Bene, tu? - Bene.

- Che sorpresa! - Hai visto?

- Mamma non c'è. - No?

No, è a fare le sue cose.

Vieni, dammi un bacio.

- Che fai? - Sto qua, stavo vedendo una serie.

Sembrano tutte uguali, ormai.

Non sono tutte uguali.

Te che mi racconti?

Che c'è?

Eh.

Eh?

- Ti danno un premio. - Un premio?

- Sì. - Perché?

Il premio te lo dà il Presidente della Repubblica.

- Stai scherzando? - No.

Ti premiano insieme ad altri due insegnanti,

per tutte le cose che hai scritto e che hai fatto per la scuola.

Ah, però!

- Ci sei tu di mezzo? - Assolutamente no.

E non è finita.

Il Presidente vuole che ci sia un allievo che ti dica bene di te, che parli di te.

E qua è il problema, perché per rintracciarne uno!

C'era la fila, lo sai.

Però, io ho cercato il meglio.

Mi sono messa in contatto con la tua allieva più prestigiosa.

E lei…

mi ha assicurato che verrà.

Ma chi è?

Eh?

Teresa Quadraro.

Posso?

Prego.

Ah, però!

- Come stai? - E tu, come stai?

Bene.

- Te sei sempre uguale. - Riconoscibile.

Non uguale.

E niente…

Ero venuto qua per…

Per parlarci un po' e vederci un attimo da soli.

Prima di…

No?

Almeno…

Sei venuto per sapere quale sarà il mio discorso davanti al Presidente?

- No. - Non lo so, Pietro.

Non l'ho scritto, e credo che improvviserò.

Certo.

Tu hai ancora paura che io possa dire qualcosa?

- Teresa, siamo vecchi, ormai. - Non così vecchi.

Oh, io sì.

Lasciamoci in pace.

Eh?

Lasciamoci in pace.

Devo prepararmi, Pietro.

Ci vediamo dopo.

Mamma?

Mamma?

Eccomi! Allora?

Papà?

Oggi gli girano.

È uscito presto.

Magari è arrivato o deve arrivare, non so.

- Che vuol dire: "Gli girano"? - Gli girano.

C'è pure la fila!

- Non è fila, mamma. - No, non è fila.

- Piano piano. - Sì.

Teresa.

- Emma? - Sì, Emma.

- Piacere di conoscerti. - Ciao!

Ciao!

- Grazie. - E di cosa?

No, davvero.

Nadia, ma quanta vita?

- Troppo sport. - Fatti abbracciare.

E lui, dov'è?

- Non è qui? - No.

Arriverà.

Si fa sempre riconoscere.

- Sempre. - È un po' emozionato, ma arriva.

Bene.

Signor Presidente, il cardiochirurgo, Sandro Partini.

Congratulazioni.

Signor Presidente, con grande piacere la dottoressa Teresa Quadraro.

Dottoressa.

- Tenevo molto alla sua presenza, grazie. - È un onore.

Le presento la signora Vella.

La matematica me l'ha insegnata lei, ma premiano il marito.

Benvenuta al Quirinale, signora.

- Cosa le è successo? - Una tendinite.

- Tanti auguri. - Grazie.

Buongiorno, Presidente.

Non è che sua figlia vuole convincermi di un'intervista proprio adesso?

Assolutamente no! Sono qui per mio padre, oggi.

L'ho letto spesso.

La pedagogia dell'affetto, un concetto davvero molto interessante.

Anche se, ai miei tempi,

siamo cresciuti con la pedagogia della paura, per la verità.

- Eh! - E adesso, dov'è?

- Sta arrivando. - Potete accomodarvi.

Prego, Presidente, possiamo andare. Prego, Ministro.

Scusate.

"Il professor Vella è stato un ottimo professore.

Ha formato generazioni di allievi e fra questi ci sono anche io.

Tocca dire anche a me: 'Se non fosse stato per lei, professore'.

C'erano forse professori migliori, più preparati,

ma a lui non mancava mai la passione.

Alcune volte, era ingenuo.

E non lo sapeva.

I suoi metodi erano spesso naïf.

Era così.

Era buffo, faceva ridere.

Però, se ti perdevi,

ti veniva sempre a cercare."

Io credo…

Pietro?

Amore mio.

Io credo che, però,

sia arrivato il momento di dire a tutti chi sei veramente.

Dirò una cosa che non piacerà a nessuno ascoltare,

ma a lui sì.

Perché, in realtà, è una vita che aspetta questo momento.

È stato un giorno, dopo una serata a un pub,

eravamo…

Eravamo arrabbiati, eravamo delusi, forse…

E questo mi ha confessato.

Addio, papà.

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