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Zulu
*
ANTONIO: Cristo, santo Enzo.
E' successo un macello qui.
Tre vittime, un'intera famiglia.
L'omicida ha lasciato una lettera piena di frasi senza senso.
E' stata uccisa anche una bambina.
Enzo, dove cazzo sei?
Mi hai promesso una lettera.
ANTONIO: Lo troveremo.
Lo sai.
("Ho sparato a ognuno di loro...")
("..come potete vedere.")
("Un omicidio senza strafare.")
("Se solo ne avessero avuto la possibilità...")
("..mi avrebbero chiesto perché proprio loro.")
("Che cosa abbiamo di tanto speciale?")
("Non avete niente di speciale.")
("Ma io sì.")
("Vi ho guariti da questa assurda malattia di vivere.")
("Vi ho guariti da questa assurda malattia di vivere.")
("Vi ho guariti da questa assurda malattia di vivere.")
("Dimmi di più.")
("Io sarò qui a leggerti.")
(sottovoce) Nessuno sarebbe così stupido.
(MUSICA ONIRICA)
Dov'è?
Dov'è?
Dov'è?
Dov'è?
(ENZO: "Se si volesse seriamente parlare di qualsiasi cosa,")
("si dovrebbe iniziare con queste due parole:")
("dolore e numeri.")
("L'aspettativa media di vita di un uomo occidentale oggi è di 82 anni.")
("Ventinovemila novecentotrenta giorni di dolore.")
("Settecentodiciottomila ore di sofferenza.")
("Di finta, di recita.")
("Ogni sorriso o smorfia.")
("Ogni ricordo o rimpianto.")
("Ogni speranza e illusione.")
("Ogni notte una finta promessa.")
("La tortura.")
("L'oscurità.")
("L'oscenità.")
("Sono qua, ti leggo. Va' avanti!")
("Ai bambini andrebbe detto fin da subito.")
("Ci siamo sbagliati a farvi.")
("A mettervi su questo tavolo.")
("Su questo incubo costante.")
("Andrebbe subito chiarito.")
("Cercavamo soltanto qualcuno che potesse prendersi l'orrore")
("al posto nostro.")
("Sempre io.")
("Ancora.")
("E una volta capite le regole del gioco...")
("..giocare.")
("Rompere il gioco.")
(RONZIO DI MOSCHE)
("Capisco perfettamente tutto quello che scrivi.")
("Perciò, amico mio, scrivi.")
Con me, uno e due.
ANTONIO: Ho saputo che anche stavolta non è andata granché.
ENZO: E' un modo di metterla vago, ma è un modo.
ANTONIO: Allora riassumiamo precisamente il modus operandi
che proprio tu hai imposto durante questi mesi di indagine.
Si va nella cittadina, o sperduto paesino qualsiasi,
dove Dostoevskij ha colpito.
Si passa nella stazione di polizia del posto per chiedere informazioni,
ma in cambio si ottengono solo pernacchie e scazzottate.
Allora si passa a interrogare il sindaco, gli assessori,
qualche costruttore, il prete della chiesa...
Tutti gli uomini di potere di questo stramaledetto buco di culo.
E si torna indietro. A mani vuote.
Correggimi, se sto sbagliando.
- Tu, Fabio? - Sì.
Sei d'accordo con la strategia del tuo superiore?
Sì. Certamente.
Lo giureresti?
Sull'onore del lavoro che fai.
La mia convinzione è che noi stiamo perdendo la faccia.
I nostri uomini stanno perdendo la speranza.
E che noi, soprattutto, stiamo perdendo Dostoevskij.
E allora tu cosa faresti? Sentiamo.
Le lettere ci porteranno a lui. Basta seguire le lettere.
E vedere le cose dalla sua prospettiva. Io ci sto provando.
E cosa vedi?
Dalla prima all'ultima lettera, il killer è cambiato. Scrive di più.
Non sto parlando in termini di quantità, ma di qualità.
Di temperatura emotiva, di prossimità.
Come se lui si stesse avvicinando sempre di più alla dura verità.
Si sta sbottonando.
- "Si sta sbottonando"? - Si sta lentamente sbottonando.
E se mi sbottono lentamente anch'io, che fai? Ti ecciti?
- E' che non è solo un killer! - Ti ecciti?
Non è solo un killer!
Cristo santo, è una persona che vuole comunicare!
Una persona che sta comunicando!
E' come se Dostoevskij stesse cercando di intrattenere
un rapporto epistolare.
Come se stesse scrivendo a qualcuno.
- Qualcuno tipo? - Tipo sua madre.
- O tua madre? Enzo, Dio Cristo!
Vai avanti.
Non è importante con chi stia cercando di comunicare.
L'importante è che lui continui a comunicare.
E che arrivi ad un certo punto tale di disperazione
da poter sbagliare qualcosa.
Aprirsi troppo. Farci entrare.
E tu cosa pensi che accadrà?
Farà un passo falso. Uno solo.
E ci basterà?
Se saremo pronti.
Bene.
- Oh, dove vai? - Via.
Tanto dobbiamo solo aspettare, no?
Che qualcun altro venga ammazzato.
Fatemi un fischio, quando succede.
(CELLULARE SQUILLA)
Amore mio.
RAGAZZA 1: Eh, no!
(PAROLE INCOMPRENSIBILI)
- Pronto? Pronto... Oh!
Questo è il cellulare di mia figlia. Chi è?
RAGAZZA 2: Ehm... sì, sì. No.
Chi è?
Quindi è il papà?
(RISATE)
Almeno è la persona giusta.
Con chi sto parlando?
RAGAZZA 1: Ehm, ciao, sono... sono Clara, siamo...
Chi cazzo è Clara?
RAGAZZA 2: Siamo le coinquiline di Ambra.
Passatemi mia figlia.
RAGAZZA 1: E' proprio per questo che ti chiamavamo.
Che non c'è, perché..
RAGAZZA 2: Abbiamo un problema, perché è sparita.
RAGAZZA 1: Cioè, lo sappiamo dov'è, è andata a casa degli...
- Mi state prendendo per il culo? No, no, io te lo giuro.
Dove è andata?
E' andata a casa, è andata a casa degli zingari.
Però non sta tornando, capito?
E chiamavamo te perché tu sei uno sbirro, è giusto?
Così, se vuoi, la vai a prendere e la riporti qua.
Devo sapere dove abita mia figlia, però.
ENZO: Quante ore sono che manca?
- Dodici. - Quattro, cinque. Eh, appunto.
Dodici. Un po'.
E perché mi avete chiamato solo ora?
Perché sappiamo dove sta. Sta alla casa degli zingari.
Soltanto che non sta... non sta tornando, quindi non...
Sicuro ce l'hanno loro.
Casa degli zingari, e dov'è?
Sì, sta... E' qua, è qua. Due minuti.
- Non è un bel posto. - In macchina ci metti mezzo secondo.
Tanto la vedi subito perché è enorme.
E' un posto del cazzo!
Doveva andare e tornare, doveva essere una cosa veloce.
Doveva prenderla e tornare, soltanto che non sta tornando.
Sta di là.
Di là.
(ad alta voce) Datemi la ragazza!
La ragazza, mia figlia!
AMBRA: Che cazzo...
Non sei mai venuto a prendermi a scuola.
E' così che si finisce per frequentare le persone sbagliate.
E' così che si diventa una persona sbagliata.
ENZO: Tu non sei sbagliata.
Infatti, mi riferivo a te.
Bello.
Che si mangia?
Non ho fatto la spesa oggi.
Che si beve?
Sembrano anni che non mangi.
Mh.
Solo un paio di giorni.
Cosa sono quegli scarabocchi che hai in camera?
Solo lavoro.
Un quaderno no, eh?
Lo devi inzuppare.
Nel cappuccino.
Ma non ci entra.
Ma certo.
Vai, prova.
Tutto
Aspetta.
Tiralo fuori ora.
Dai, mettilo dentro.
Eh!
Vai.
Subito, se no ti cade.
Buono.
Che?
(CELLULARE SQUILLA)
Devono essere davvero in ansia per te, eh?
Mh?
Hanno provato a chiamarci venti volte.
Chi?
Oh!
Sì. Sì, sì, sì. Eccomi.
Mh-mh.
Sì, ci sono.
No. Eh, no. No, non l'ho presa perché...
Non...
No!
No, non potevo.
Che cosa potevo... Che cosa che cosa potevo fare?
Eh, non ci sono riuscita. Che cazzo ti devo dire?
Eh...
Senti, lo facevi tu!
Ok, ok. Ok, sì, sì, sì.
Ok, scusa.
Ok, scusa, cazzo. Ok!
Sì. Sì, sì. Ok, ciao.
Cazzo!
Perché non resti qui?
Non... non posso.
Avanti, resta.
No, no.
Ho la giornata libera.
Possiamo fare... andare dove vogliamo.
Cazzo, non devi lavorare?
Finché non muore nessuno, no.
Avanti.
Che ti andrebbe di fare?
Qualsiasi cosa.
Qualcosa che non ho mai fatto.
(MUSICA SENTIMENTALE)
(MUSICA CONTINUA)
AMBRA: Testa di cazzo!
Papà!
Guardami!
Guardami!
Papà?
Guarda!
Guarda cosa so fare.
Ahh!
Smettila, testa di cazzo.
ENZO: L'altra sera, in quella casa...
..che eri andata a cercare?
Nembutal, Escitalopram, Xanax...
..Zalepron, sonniferi, eccitanti, coca.
Nembutal l'ho detto?
La prossima volta se ti serve una cosa, chiedi a me. Ok?
Mi vuoi comprare la droga?
Wow!
Che padre moderno.
Preferisco procurartela io che saperti nei guai.
Un padre pusher.
Solo un padre.
O solo un pusher.
- Che c'è? - Non mi toccare.
Non mi toccare. Non mi toccare.
Non mi toccare, non mi guardare, non mi toccare.
- Ambra? - Non mi toccare
- Cos'hai? - Lasciami.
- Lasciami. - Ambra? - Mi devi lasciare - Ambra?
Mi devi lasciare!
Scusa.
Oh.
Oh!
Oh!
- Mi spieghi cos'hai? - Perchè cazzo non sai stare zitto?
- Perchè? - Mi spieghi cos'hai?
- Stai zitto! - Mi spieghi cos'hai?
Non mi toccare.
Non mi toccare!
Che cosa vorresti fare nella vita?
- Che domanda è? - Zitto!
Questo me lo ricordo benissimo.
Questo...
..me lo ricordo davvero perfettamente.
Era luglio.
Era il 13 luglio. Era...
Era il mio fottuto compleanno, avevo sei anni.
E quella poveraccia della tua ex moglie, di mia madre,
mi disse che...
..che ci saresti stato, che saresti venuto da...
..da lontano, da chissà dove, non lo so.
Che ci saresti stato, che avremmo passato quel compleanno assieme.
E io avevo solo sei anni.
Ma già non ci credevo...
..che ci saresti stato. Già non ci credevo.
Già non credevo a qualcosa.
Era impossibile che ci saresti stato.
Non era realistico neppure...
..neppure per una bambina di sei anni.
Non era vero, capisci?
C'era poco da girarci intorno, ma...
..ma mia madre...
..me lo disse e me lo disse e me lo disse e me lo disse
così tante volte che...
..che quando arrivò il giorno, io andai a comprare una Fanta.
Una Fanta per te.
Una Fanta originale.
L'aranciata, capisci?
Avevo speso tutti i miei risparmi per quella bottiglia.
Tu pensi che io sia tua figlia, ma non lo sono.
Tu non hai una figlia. Ok?
Ok?
Adesso devi parlare. Devi dire "ok".
Tu non hai una figlia, ok?
Avanti, parla.
Devi dire "ok". Devi dire "ok".
Devi dire "ok". Che tu non hai una figlia.
Ok? Ok? Ok?
Devi dire "ok". Devi dire "ok". Devi dire "ok". Devi dire "ok".
Devi dire "ok". Di' "ok".
Ti prego, devi dire "ok".
Di' "ok".
- Devi dire "ok". Devi dire "ok". - Ok.
Ok.
Ok.
Tu non hai una figlia e io non ho un padre.
Papà non esiste.
(ALLARME)
(CLACSON)
ANTONIO: Morto sospetto, muoviti!
Torno presto.
(PORTA SBATTE)
Ti seguo!
(MUSICA DI MISTERO)
Ma forse quando arrivi a quel punto lì, non te ne frega più un cazzo.
Pensa che c'è gente che, prima di ammazzarsi...
..sembra la persona più felice del mondo.
Nessuna lettera, vero?
Nessuna lettera.
Allora andiamocene.
(MUSICA CONTINUA)
Ehi.
E quindi... suicidio.
Eh?
Mh-mh.
Case ai piani alti...
Troppe balconate.
Troppe notti, e tutte troppo lunghe.
Mhm.
Comunque, mi dispiace...
..che ti ho smentito davanti al capo.
Ma io sono uno che difende le proprie convinzioni.
("Mi hai fatto provare i ricordi.")
("Il caos in fila.")
("Quel posto in cui non tornerò più.")
("La città dei figli sbagliati.")
("Il contenitore.")
("TONIGHT" ANGEL OLSEN)
Ambra?
(MUSICA CONTINUA)
Sottotitoli a cura di SKY ITALIA
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