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Buona notte, mia figlia.
Addio, diletta...
Aperto ancora è quel veron.
Oh, angoscia!
Nulla dice il tuo amor?
Perchè si triste?
Padre...
signor...
La pura aura de' campi pace al tuo cor donava.
Fuggisti lo straniero di te indegno.
A me lascia la cura dell'avvenir;
nel padre tuo confida che t'ama tanto.
Ah, padre!
Ebben, che t'ange? Non pianger.
Oh, rimorso!
Ti lascio
Ah, padre mio!
Ti benedica il cielo.
Addio.
- Addio. - Addio.
Temea restasse qui fino a domani.
Si riapre il veron.
Tutto s'appronti, e andiamo!
E si amoroso padre, avverso fia tanto ai voti miei?
No, no, decidermi non so.
Che dite?
Quegli accenti nel cor, come pugnali scendevanmi.
Se ancor restava, appreso il ver gli avrei ...
Domani allor nel sangue suo saria Don Alvaro,
od a Siviglia prigioniero,
e forse al patibol poi!
Taci!
E tutto questo perchè ei volle amar chi non l'amava.
Io non amarlo?
Tu ben sai s'io l'ami ...
Patria, famiglia, padre per lui non abbandono?
Ahi, troppo!
Troppo sventurata sono!
Me, pellegrina ed orfana,
Lungi dal patrio nido.
Un fato inesorabile
sospinge a stranio lido;
Colmo di triste immagini,
da' suoi rimorsi affranto.
È il cor di questa misera dannato a eterno pianto...
Ti lascio, ahimè, con lacrime, dolce mia terra, addio.
Ahimè, non avrà termine sì gran dolore!
Addio!
M'aiuti, signorina... più presto andrem...
S'ei non venisse?
E tardi.
Mezzanotte è suonata!
Ah no, più non verrà!
Quale rumore!...
Calpestio di cavalli!...
- È desso! - Era impossibili ch'ei non venisse!
- O Dio! - Bando al timore.
Ah, per sempre, o mio bell'angiol, ne congiunge il cielo adesso!
L'universo in questo amplesso Io mi veggo giubilar
- Don Alvaro! - Ciel, che t'agita?
Presso è il giorno...
Da lung'ora mille inciampi tua dimora m'han vietato penetrar.
Ma d'amor si puro e santo
nulla opporsi può all'incanto,
E Dio stesso il nostro palpito
in letizia tramutò.
Quelle vesti dal verone getta...
Arresta.
No! Seguimi, lascia omai la tua prigione.
Ciel, risolvermi non so.
Pronti destrieri di già ne attendono,
un sacerdote ne aspetta all'ara.
Vieni, d'amore in sen ripara
che Dio dal ciel benedirà!
E quando il sole, nume dell'India,
di mia regale stirpe signore,
il mondo inondi del suo splendore,
sposi, o diletta, ne troverà.
- È tarda l'ora. - Su, via, t'affretta.
Ancor sospendi.
Eleonora!
- Diman... - Che parli?
Ten prego, aspetta.
Diman!
Dimani si partirà.
Anco una volta il padre mio, povero padre, veder desio.
E tu contento, gli è ver, ne sei?
Sì, perché m'ami, nè opporti dei.
Anch'io, tu il sai, t'amo io tanto! Ne son felice, oh cielo, quanto!
Gonfio di gioia ho il cor!
Restiamo...
Sì mio Alvaro, io t'amo, io t'amo!
Gonfio hai di gioia il core...
e lagrimi!
Come un sepolcro tua man è gelida!
Tutto comprendo!
Tutto, signora!
Alvaro!
Leonora!
Io sol saprò soffrire.
Tolga Iddio che i passi miei per debolezza segua.
Sciolgo i tuoi giuri.
Le nuziali tede sarebbero per noi segnal di morte.
Se tu, com'io, non m'ami...
se pentita...
Son tua, son tua col core e colla vita!
Seguirti, fino agli ultimi confini della terra;
con te sfidar, impavida di rio destin, la guerra.
Mi fia perenne gaudio d'eterea voluttà.
Ti seguo. Andiam. Dividerci il fato non potrà.
Sospiro, luce ed anima di questo cor che t'ama.
Finchè mi batte un palpito far paga ogni tua brama
il solo ed immutabile desio per me sarà.
Mi segui. Andiam. Dividerci il fato non potrà.
- Quale rumor! - Ascendono le scale!
Partiam.
Andiam. Dividerci il fato non potrà.
- È tardi. - Allor di calma è duopo.
- Vergin santa! - Colà t'ascondi. - No. Difenderti degg'io.
Ripon quell'arma. Contro al genitore vorresti?...
No, contro me stesso!
Orrore!
Vil seduttor! Infame figlia!
. No, padre mio. - Io più nol sono.
Il solo colpevole son io.
Ferite, vendicatevi.
No, la condotta vostra da troppo abbietta origine uscito vi dimostra.
- Signor Marchese! - Scostati...
- S'arresti l'empio. - Guai se alcun di voi si muove.
- Alvaro, oh ciel, che fai? - Cedo a voi sol, ferite.
Morir per mano mia!
Per mano del carnefice. Tal vita spenta sia!
Signor di Calatrava!
Pura siccome gli angeli è vostra figlia, il giuro.
Reo sono io solo.
Il dubbio che l'ardir mio qui desta. Sì tolga colla vita.
Eccomi inerme.
- Io muoio! - Arma funesta!
Aita!
Lungi da me. Contamina tua vista la mia morte!
- Padre! - Ti maledico!
- Cielo, pietade! - Oh, sorte!
Holà, holà, holà!
Qui devi col bicchier le forze ritemprar.
Holà, holà, holà!
Ben giungi, o mulattier, la notte a riposar.
La cena è pronta...
A cena, a cena.
Ricero invan la suora e il seduttore. Perfidi!
Voi la mensa benedite.
Può farlo il licenziato.
Di buon grado.
"In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti."
Amen.
Che vedo! Mio fratello!
- Buono. - Eccellente.
Par che dica, "Mangiami".
"Tu das epulis accumbere Divum"
Non sa il Latino, ma cucina bene.
Viva l'ostessa!
Non vien, Mastro Trabuco?
È venerdì
- Digiuna? - Appunto.
- E quella personcina con lei giunta? - <i>Viva la guerra!</i>
- Preziosilla! - Brava! - Qui, presso a me!
Tu la ventura dirne potrai.
Chi brama far fortuna?
Tutti il vogliamo!
Correte allor soldati in Italia, dov'è rotta la guerra contro il Tedesco.
Morte ai Tedeschi!
Flagel d'Italia eterno, e de figlioli suoi.
Tutti v'andremo.
- Ed io sarò con voi. - Viva!
Al suon del tamburo, al brio del corsiero,
al nugolo azzurro del bronzo guerrier.
Dei campi al sussurro s'esalta il pensiero!
È bella la guerra!
Evviva la guerra, evviva!
Evviva la guerra!
È solo obliato da vile chi muore;
al bravo soldato, al vero valor è premio serbato di gloria, d'onor!
È bella la guerra!
Evviva la guerra!
Se vieni, fratello, sarai caporale;
e tu colonnello,
e tu generale!
Il dio furfantello dall'arco immortale farà di cappello al bravo ufficiale.
È bella la guerra!
Evviva la guerra!
E che riserbasi allo studente?
Ah, tu miserrime vicende avrai.
- Che di'? - Non mente il labbro mai
Ma a te, carissimo, non presto fè.
Non sei studente, non dirò niente,
ma, gnaffe, a me non se la fa!
Evviva la guerra!
<i>Padre Eterno Signor, pietà di noi!</i>
Chi sono?
Son pellegrini che vanno al giubileo.
Fuggir potessi!
Che passino attendiamo.
Preghiam con lor.
Preghiamo.
<i>Divin Figlio Signor... Pietà di noi.</i>
Su noi prostrati e supplici stendi la man, Signore.
Ah, dal fratello salvami.
<i>Santo Spirto Signor... Pietà di noi.</i>
Dall'infernal malore ne salvi tua bontà.
Se tu nol vuoi, gran Dio, nessun mi salverà!
<i>Padre Eterno... Pietà.</i>
Pietà, signor!
<i>Uno e Trino Signor... Pietà!</i>
- Viva la buona compagnia! - Viva!
Salute qui, l'eterna gloria poi.
Così sia.
Già cogli angeli, Trabuco?
E che? Con quest'inferno!
E quella personcina con lei giunta, venne pel giubileo?
Nol so.
Per altro, è gallo oppur gallina?
De' viaggiator non bado che al danaro.
Molto prudente!
Ed ella che giungere la vide, perchè a cena non vien?
L'ignoro.
Dissero chiedesse acqua ed aceto.
Per rinfrescarsi.
Sarà.
È ver che è gentile, e senza barba?
Non so nulla.
Parlar non vuol!
Ancora lei:
Stava sul mulo seduta o a cavalcioni?
Che noia!
- Onde veniva? - So che andrò presto o tardi in Pradiso.
Perchè?
- Ella il Purgatorio mi fa soffrire. - Or dove va?
In istalla a dormir colle mie mule, che non san di latino, nè sono baccellieri.
È fuggito!
È fuggito!
Poich' è imberbe l'incognito, facciam gli col nero due baffetti;
doman ne rideremo
Bravo!
Protegger debbo i viaggiator; m'oppongo.
Meglio farebbe dirne d'onde venga,
ove vada, e chi ella sia.
Lo vuoi saper?
Ecco l'istoria mia.
Son Pereda, son ricco d'onore, baccelliere mi fe' Salamanca.
Sarò presto "in utroque" dottore,
che di studio ancor poco mi manca.
Di là Vargas mi tolse da un anno,
ed a Siviglia con sè mi guidò.
Non trattenne Pereda alcun danno,
per l'amico il suo core parlò.
Della suora un amante straniero colà il padre gli avea trucidato,
ed il figlio, da pro' cavaliero,
la vendetta ne aveva giurato;
Gl'inseguimmo di Cadice in riva,
nè la coppia fatal si trovò.
Per l'amico Pereda soffriva,
che il suo core per esso parlò.
Là e dovunque narrar che del pari la sedotta col vecchio peria,
che a una zuffa tra servi a sicari solo il vil seduttore sfuggìa.
Io da Vargas allor mi staccava,
ei seguir l'assassino giurò.
Verso America il mare solcava,
e Pereda ai suoi studi tornò!
Truce storia Pereda narrava! Generoso il suo core mostrò.
Sta bene.
Ucciso fu quel Marchese?
Ebben?
L'assassino rapia sua figlia?
Sì.
E voi, l'amico fido, cortese, andaste a Cadice e pria a Siviglia?
Ah, gnaffe, a me non se la fa!
Figliuoli, è tardi;
poichè abbiam cenato, sì rendan grazie a Dio, e partiamo.
Partiam
Partiam
Partiamo.
Buona notte.
Buona notte.
Buona notte.
Buona notte.
Holà! È l'ora di posar.
Sono giunta!
Grazie, o Dio!
Estremo asil questo è per me!
Son giunta!
Io tremo!
La mia orrenda storia è nota in quell'albergo,
e mio fratel narrolla!
Se scoperta m'avesse!
Cielo!
Ei disse naviga vers' occaso. Don Alvaro!
Nè morto cadde quella notte
in cui io, del sangue di mio padre intrisa,
l'ho seguito e il perde!
Ed or mi lascia, mi fugge!
Ohimè!
Non reggo a tanta ambascia.
Madre, pietosa Vergine, perdona al mio peccato,
m'aita quel ingrato dal core a cancellar.
In queste solitudini espierò l'errore.
Pietà di me, Signore!
Deh, non m'abbandonar!
<i>"Venite, adoremus et procedamus...</i>
Ah, quei sublimi cantici,
dell'organo i concenti, che come incenso ascendono
a Dio sui firmamenti.
<i>Ploremus...</i>
Inspirano a quest'alma
Fede, conforto e calma!
Al santo asilo accorassi.
E l'oserò a quest'ora?
Alcun potria sorprendermi!
O misera Leonora, tremi?
Il pio frate accoglierti no, non ricuserà.
No!
Non mi lasciar,
soccorrimi,
pietà Signor, pietà!
Chi siete?
Chiedo il Superiore.
S'apre alle cinque la chiesa, Se al giubileo venite.
Il Superiore, per carità
Che carità a quest'ora!
Mi manda il Padre Cleto.
Quel santo uomo?
- Il motivo? - Urgente.
- Perché mai? - Un infelice...
Brutta solfa...
Però v'apro ond'entriate.
- Nol posso. - No?
Scomunicato siete?
Che strano fia aspettare a ciel sereno.
V'annuncio,
e se non torno, buona notte.
Ah, s'ei mi respingesse!
Fama pietoso il dice;
ei mi proteggerà.
Vergin m'assisti.
Chi mi cerca?
Son io.
- Dite. - Un segreto.
Andate, Melitone.
Sempre segreti! E questi santi soli han da saperli!
Noi siamo tanti cavoli.
Fratello, mormorate?
Oibò, dico ch'è pesante la porta e fa rumore.
Obbedite.
Che tuon da Superiore!
Or siam soli.
- Siam soli. - Una donna son io.
Una donna a quest'ora! Gran Dio!
Infelice, delusa, reietta,
dalla terra e del ciel maledetta,
che nel pianto protratavi al piede,
di sottrala all'inferno vi chiede.
Come un povero frate lo può?
Padre Cleto un suo foglio v'inviò?
Ei vi manda?
Si.
Dunque voi siete Leonora di Vargas!
Fremete!
No.
Venite fidente alla croce,
là del cielo v'ispiri la voce.
Più tranquilla, l'alma sento dacché premo questa terra.
De' fantasmi lo spavento più non provo farmi guerra...
Più non sorge sanguinante di mio padre l'ombre innante,
nè terribile l'ascolto la sua figlia maledir.
Sempre indarno qui rivolto fu di Satana l'ardir.
Perciò tomba qui desio fra le rupi ov'altra visse.
Che! Sapete?
Cleto il disse.
E volete...
Darmi a Dio.
Guai per chi si lascia illudere dal delirio d'un momento!
Più fatal per voi si giovane giungerebbe il pentimento.
Ah, tranquilla l'alma sento, dacché premo questa terra.
Guai per chi si lascia illudere...
De' fantasmi lo spavento più non provo farmi guerra.
Chi può leggere il futuro?
Chi immutabil farvi il core?
E l'amante?
Involontario m'uccise il genitor.
E il fratello?
La mia morte di sua mano egli giurò.
Meglio a voi le sante porte schiuda un chiostro.
Un chiostro?
No!
Se voi sacciate questa pentita andrò per balze, gridando aita,
ricovrò ai monti, cibo alle selve.
E fin le belve ne avran pietà.
Ah, sì, del cielo qui udii la voce:
"Salvati all'ombra di questa croce."
Voi mi scacciate?
È questo il porto.
Chi tal conforto mi toglierà?
A te sia gloria,
o Dio clemente,
Padre dei miseri onnipossente.
A cui sgabello sono le sfere!
Il tuo volere si compirà.
È fermo il voto?
È fermo.
V'accolga dunque Iddio.
Bontà divina!
Sol io saprò chi siate.
Tra le rupi è uno speco; ivi starete.
Presso una fonte, al settimo di,
scarso cibo porrovvi io stesso.
V'andiamo.
Melitone?
Tutti i fratelli con ardenti ceri,
dov'è l'ara maggiore,
nel tempio si raccolgan del Signore
Sull'alba il piede all'eremo solinga volgerete;
ma pria dal pane angelico conforto all'alma avrete.
Le sante lane a cingere.
Ite, e sia forte il cor.
Sul nuovo calle a reggervi v'assisterà il Signor.
Tua grazia, o Dio. Sorride alla reggetta!
O, gaudio insolito! Io son ribenedetta!
Già sento in me rinascere a nuova vita il cor.
Plaudite, o cori angelici, mi perdonò il Signor.
Grazie, o Signor!
Il santo nome di Dio Signore sia benedetto.
Sia benedetto.
Un'alma a piangere viene l'errore,
tra queste balze chiede ricetto.
Il santo speco noi le schiudiamo.
V'è noto il loco?
Lo conosciamo.
A quell'asilo, sacro, inviolato, nessun si appressi.
Obbediremo.
Il cinto umile non sia varcato che nel divide.
Nol varcheremo.
A chi il divieto Frangere osasse.
O di quest'alma scoprir tentasse
n o mistero: Maledizione!
Maledizione!
Il cielo fulmini, incenerisca,
l'empio mortale se tanto ardisca.
Su lui scatenassi ogni elemento, l'immonda cenere ne sperda il vento.
Alzatevi e partite.
Alcun vivente più non vedrete.
Dello speco il bronzo ne avverta se periglio vi sovrasti,
o per voi giunto sia l'estremo giorno...
A confortarvi l'alma volerem pria che a Dio faccia ritorno.
La Vergine degli Angeli vi copra del suo manto,
e voi protegga vigile di Dio l'Angelo santo.
La Vergine degli Angeli mi copra del suo manto,
e mi protegga vigile di Dio l'Angelo santo.
<i>Attenti al gioco, attenti...</i>
- Un asso a destra. - Ho vinto.
<i>Attenti al gioco, attenti...</i>
- Un tre alla destra. - Cinque a manca.
Perdo.
<i>Attenti...</i>
La vita è inferno all'infelice.
Invano morte desio!
Sevilla!
Leonora!
Oh, rimembranza!
Oh, notte ch'ogni ben mi rapisti!
Sarò infelice eternamente, è scritto.
Della natal sua terra il padre volle spezzar l'estranio giogo
e coll'unirsi all'ultima dell'incas
la corona cingere confidò.
Fu vana impresa.
In un carcere nacqui; m'educava il deserto;
Sol vivo perché ignota è mia regale stirpe!
I miei parenti sognaro un trono,
e li destò la scure!
Oh, quando fine avran le mie sventure?
O tu che seno agli angeli
eternamente pura,
salisti bella, incolume
dalla mortal iattura.
Non iscordar di volgere lo sguardo a me tapino,
che senza nome ed esule, in odio del destino,
chiedo anelando, ahi misero,
la morte d'incontrar.
Leonora mia, soccorrimi!
Pietà del mio penar!
Pietà di me!
- Al tradimento! - <i>Muoia!</i>
Quali grida!
- Aita! - Si soccorra.
<i>Muoia!</i>
Fuggir! Ferito siete?
No, vi debbo la vita.
- Chi erano? - Assassini.
Presso al campo così?
Franco dirò: fu alterco al gioco.
Comprendo, colà, a destra?
Sì.
Ma come, si nobile d'aspetto, a quella bisca scendeste?
Nuovo sono.
Con ordini del general sol ieri giunsi;
senza voi morto sarei.
- Or dite a chi debbo la vita? - Al caso...
Pria il mio nome dirò.
Non sappia il vero.
Don Felice de Bornos, aiutante del duce.
Io, Capitan dei Granatieri, Don Federico Herreros.
- La gloria dell'esercito! - Signore...
Io l'amistà ne ambia; la chiedo
e spero.
Io pure della vostra sarò fiero.
Amici in vita e in morte il mondo ne vedrà.
Uniti in vita e in morte entrambi troverà.
<i>All'armi!</i>
Andiamo!
All'armi!
Con voi scendere al campo d'onor, emularne l'esempio potrò.
Testimone del vostro valor ammirarne le prove saprò.
All'armi!
- Arde la mischia. - Prodi i granatieri!
Li guida Herreros.
Ciel!... Ferito ei cadde!...
Piegano i suoi!...
L'aiutante li raccozza, alla carica li guida!
Già fuggono i nemici.
- I nostri han vinto! <i>- A Spagna gloria!</i>
<i>Viva l'Italia!</i>
Portan qui ferito il Capitano.
Piano... qui posi...
Approntisi il mio letto.
Silenzio.
V'ha periglio?
La piaga che ha nel petto mi spaventa.
Deh, il salvate.
Ove son?
Presso l'amico.
Lasciatemi morire.
Vi salveran le nostre cure.
Premio L'Ordine vi sarà di Calatrava.
Di Calatrava! Mai! Mai!
Che!
Inorridi di Calatrava al nome!
Amico...
- Se parlate... - Un detto sol.
Ven prego ne lasciate.
Solenne in quest'ora giurami dovete
far pago un mio voto.
Lo giuro.
Sul core cercate...
Una chiave.
Con essa trarrete un piego celato!
L'affido all'onore,
colà v'ha un mistero, che meco morrà.
S'abbruci me spento.
Lo giuro, sarà.
Or muoio tranquillo;
vi stringo al cor mio.
Amico, fidate nel cielo!
Adio!
Adio!
Morir!
Tremenda cosa!
Sì intrepido, sì prode, ei pur morrà!
Uom singolar costui!
Tremò di Calatrava al nome.
A lui palese n'è forse il disonor?
Cielo! Qual lampo! S'ei fosse il seduttore?
Desso in mia mano, e vive!
Se m'ingannassi?
Questa chiave il dica.
Ecco i fogli!
Che tento!
E la fè che giurai?
E questa vita che debbo al suo valor?
Anch'io lo salvo!
S'ei fosse quell'Indo maledetto che macchiò il sangue mio?...
Il suggello sì franga. Niun qui mi vede.
No?
Ben mi vegg'io!
Urna fatale del mio destino,
va, t'allontana, mi tenti in vano;
L'onor a tergere qui venni,
e insano d'un onta nuova nol macchierò.
Un giuro è sacro per l'uom d'onore;
que' fogli serbino il lor mistero.
Disperso vada il mal pensiero
che all'atto indegno mi concitò.
E s'altra prova rinvenir potessi?
Vediam.
Qui v'ha un ritratto...
Suggel non v'è...
nulla ei ne disse... Nulla promisi... s'apra dunque...
Ciel! Leonora!
Don Alvaro è il ferito!
Ora egli viva...
e di mia man poi muoia!
Lieta novella, è salvo!
È salvo! Oh gioia!
Egli è salvo! Gioia immensa Che m'inondi il cor ti sento!
Potrò alfine il tradimento sull'infame vendicar.
Leonora, ove t'ascondi?
Di': seguisti tra le squadre chi del sangue di tuo padre ti fe' il volto rosseggiar?
Ah, felice appien sarei se potessi il brando mio
ambedue d'averno al dio d'un sol colpo consacrar!
Compagni, sostiamo,
il campo esploriamo;
Non s'ode rumor,
Non brilla un chiarore; in sonno profondo sepolto ognun sta.
Compagni, inoltriamo, il campo esploriamo,
fra poco la sveglia suonare s'udrà.
Andiam, andiam, compagni, andiam.
Nè gustare m'è dato un'ora di quiete.
Affranta è l'alma dalla lotta crudel.
Pace ed oblio indarno io chieggo al cielo.
Capitano...
Chi mi chiama?
Voi, che si larghe cure mi prodigaste.
La ferita vostra sanata è appieno?
Sì.
Forte?
Quale prima.
Sosterreste un duol?
Con chi?
Nemici non avete?
Tutti ne abbiam.
Ma a stento comprendo...
No?
Messaggio non v'inviava Don Alvaro, l'Indiano?
Oh tradimento!
Sleale! Il segreto fu dunque violato?
Fu illeso quel piego, l'effigie ha parlato.
Don Carlo di Vargas, tremate io sono.
D'ardite minacce non m'agito al suono.
Usciamo all'istante. Un deve morire.
La morte disprezzo, ma duolmi inveire
contr'uom che per primo amistade m'offria.
No, no, profanato tal nome non sia.
Non io, fu il destino, che il padre v'ha ucciso.
Non io che sedussi quell'angiol d'amore.
Ne guardano entrambi, e dal paradiso
ch'io sono innocente vi dicono al core.
Adunque colei?
La notte fatale io caddi per doppia ferita mortale.
Guaritone, un anno in traccia ne andai.
Ahimè, ch'era spenta Leonora trovai.
Menzogna!
La suora ospitavala antica parente.
Vi giunsi, ma tardi...
- Ed ella? - Fuggente.
E vive!
Ella vive, gran Dio!
Sì, vive.
Don Carlo, amico, il fremito ch'ogni mia fibra scuote,
vi dica che quest'anima infame esser non puote.
Vive! Gran Dio, quel angelo vive.
Ella vive, ma in breve morirà.
No, d'un imene il vincolo stringa fra noi la speme.
E s'ella vive,
insieme cerchiamo ove fuggi.
Stolto!
Giuro che illustre origine
eguale a voi mi rende.
E che il mio stemma splende
come rifulge il di.
E s'ella vive, insieme cerchiamo ove fuggi.
Stolto!
Fra noi dischiudessi insanguinato avello.
Come chiamar fratello chi tanto a me rapì?
D'eccelsa o vile origine. è d'uopo ch'io vi spegna,
E dopo voi l'indegna che il sangue suo tradì.
- Che dite? - Ella morrà.
Tacete!
Il giuro a Dio: morrà l'infame.
Voi pria cadrete nel fatal certame.
Morte!
Ov'io non cada esanime Leonora giungerò.
Tinto ancor del vostro sangue
questo acciar le immergerò.
Morte!
Sì! Col brando mio un sicario ucciderò.
Il pensier volgete a Dio.
L'ora vostra alfin suonò.
Tinto ancor del vostro sangue quest'acciar le immergerò.
Morte!
Fermi! Arrestate!
Lunge di qua si tragga.
Vieni!
Carnefice del padre mio!
Vieni!
Or che mi resta?
Pietoso Iddio, tu ispira, illumina il mio pensier.
Al chiostro, all'eremo,
ai santi altari...
L'oblio, la pace chiegga il guerrier.
Lorchè pifferi e tamburi par che assordino la terra,
siam felici, ch'è la guerra gioia e vita al militar.
Vita gaia, avventurosa, cui non cal doman nè ieri,
ch'ama tutti i suoi pensieri sol nell'oggi concentrar.
Venite all'indovina,
ch'è giunta di lontano, e puote a voi l'arcano futuro decifrar.
Correte a lei d'intorno, la mano le porgete.
Le amanti apprenderete se fide vi restar.
Chi vuole il paradiso s'accenda di valore,
e il barbaro invasore s'accinga a debellar.
Avanti, predirvi sentirete
qual premio coglierete dal vostro battagliar.
Qua, vivandiere, un sorso.
Alla salute nostra!
Viva!
A Spagna ed all'Italia unite!
Evviva!
Al nostro eroe Don Federico Herreros!
Viva!
Ed al suo degno amico Don Felice de Bornos.
Viva!
A buon mercato chi vuol comprare?
Forbici, spille, sapon perfetto!
Io vendo e compro qualunque oggetto,
concludo a pronti qualunque affar.
Ho qui un monile; quanto mi dai?
V'è una collana. Se vuoi la vendo.
Questi orecchini, li pagherai?
Vogliamo vendere.
Ma quanto vedo tutto è rubacchia, brutta rubacchia!
Tale, o furfante, è la tua faccia.
Pure aggiustiamoci,
per ogni pezzo do trenta soldi.
- Da ladro è il prezzo. - Quanta furia!
C'intenderemo. Qualch'altro soldo v'aggiungeremo.
Date qua, subito!
Purchè all'istante venga il denaro bello e sonante.
Prima la merce...qua... colle buone.
- A te. - A me.
Benone.
- Sì, sì, ma vattene! - Benone.
Che buon affare!
A buon mercato chi vuol comprare?
Pane, pan per carità!
Tetti e campi devastati n'ha la guerra, ed affamati
cerchiam pane per pietà.
Povere madri deserte nel pianto per dura forza dovemmo lasciar.
Della beltà n'han rapiti all'incanto, a' nostre case vogliamo tornar.
Non piangete, giovanotti, per le madri, per le belle.
V'ameremo quai sorelle, vi sapremo consolar.
Certo il diavolo non siamo; Quelle lagrime tergete,
al passato, ben vedete, ora è inutile pensar.
Che vergogna! Su, coraggio! Bei figliuoli, siete pazzi?
Se piangete quai ragazzi vi farete corbellar.
Un'occhiata a voi d'intorno, e scommetto che indovino,
ci sarà più d'un vizino che sapravvi consolar.
Su, coraggio!
Nella guerra è la follia che dee il campo rallegrar.
Viva, viva la pazzia che qui sola ha da regnar
Toh! Toh!
Poffare il mondo! Che tempone!
Corre ben l'avventura!
Anch'io ci sono.
Venni di Spagna a medicar ferite, ed alme a medicar.
Che vedo?
È questo un campo di Cristiani,
o siete Turchi?
Dove s'è visto berteggiar la santa domenica così?
Ben più faccenda le bottiglie vi dan
che le battaglie!
E invece di vestir cenere e sacco qui si tresca con Venere, con Bacco?
Il mondo è fatto una casa di pianto;
ogni convento ora è covo del vento!
I santuari spelonche diventar di sanguinari;
perfino i tabernacoli di Cristo fatti son ricettacoli del tristo.
Tutto va a soqquadro...
e la ragion?
"Pro peccata vostra" pei vostri peccati.
Ah, frate, frate!
Voi le feste calpestate,
rubate,
bestemmiate...
Togone infame! Segui pur, padruccio.
E membri e capi siete d'una stampa:
Tutti eretici.
Tutti, tutti cloaca di peccati!
E finchè il mondo puzzi di tal pece
non isperi la terra alcuna pace.
Lasciatelo ch'ei vada.
Far guerra ad un cappuccio! Bella impresa!
Non m'odon? Sia il tamburo sua difesa.
Rataplan, rataplan, rataplan!
Rataplan, rataplan, della gloria nel soldato ritempra l'ardor!
Rataplan, rataplan, di vittoria questo suono è segnal percussor!
Rataplan, rataplan, or le schiere son guidate raccolte a pugnar!
Rataplan, rataplan, le bandiere del nemico si veggon piegar!
Inseguite chi la terga, fuggendo, voltò...
Le gloriose ferite col trionfo il destin coronò.
Rataplan, rataplan, la vittoria più rifulge de' figli al valor!
Rataplan, rataplan, la vittoria al guerriero conquista ogni cor.
Fate, la carità.
Fate, la carità.
Andarcene dobbiam, andarcene dobbiamo, fate la carità!
Che? Siete all'osteria?
Quieti...
Qui, presto a me, presto a me.
Quieti, quieti!
Quante porzioni a loro!
Tutto vorriam per sè.
N'ebbe già tre Maria
- Quattro a me! - Quattro a lei!
Sì, perchè ho sei figliuoli...
Perchè ne avete sei?
- Perché il mandò Iddio. - Sì, Dio...
Dio.
Non li avreste se al par di me voi pure
la schiena per coteste con aspra disciplina,
e più le notti intere passaste recitando Rosari e Miserere.
Fratel...
Ma tai pezzenti son di fecondità davvero spaventosa...
Abbiate carità.
Un po' di quel fondaccio ancora ne donate.
Il ben di Dio, bricconi, fondaccio voi chiamate?
A me, padre a me...
Oh, andatene in malora, o il ramajuol sul capo v'aggiusto bene or ora...
Io perdo la pazienza!
Carità.
Più carità ne usava il padre Raffael.
Sì, sì, man in otto giorni avutone abbastanza
di poveri e minestra, restò nella sua stanza,
e scaricò la soma sul dosso a Melitone...
E poi con tal canaglia usar dovrò le buone?
Soffrono tanto i poveri... La carità è un dovere.
Carità con costoro che il fanno per mestiere?
Che un campanile abbattere co' pugni sarien buoni,
che dicono fondaccio, il ben di Dio...
Bricconi, bricconi!
Oh, il padre Raffaele! Era un angelo! Un santo!
Non mi seccate tanto!
Il resto, a voi prendetevi, non voglio più parole...
Fuori di qua, lasciatemi, sì, fuori al sole, al sole,
pezzenti più di Lazzaro, sacchi di pravità...
Via, via bricconi, al diavolo, toglietevi di qua.
Oh, il padre Raffaele! Era un angelo! Un santo!
Auf!
Pazienza non v'ha che basti!
Troppa dal Signor non ne aveste.
Facendo carità un dover s'adempie da render fiero un angiol...
Che al mio posto in tre di finirebbe col "minestrar" de' schiaffi.
Tacete.
Umil sia Meliton,
nè soffra se veda preferissi Raffaele.
Io? No... amico gli son.
Ma ha certi gesti...
parla da sè..
ha cert'occhi.
Son le preci, il digiuno.
Ier nell'orto lavorava cotanto stralunato,
che scherzando dissi:
Padre, un mulatto parmi...
Guardommi bieco, strinse le pugna, e...
Ebbene?
Quando cadde sul campanil la folgore,
ed usciva fra la tempesta,
gli gridai:
Mi sembre indian selvaggio...
un urlo cacciò che mi gelava.
Che v'ha a ridir?
Nulla,
ma il guardo e penso, narraste, che il demonio
qui stette un tempo in abito da frate...
Gli fosse il padre Raffael parente?
Giudizi temerari...
il ver narrai...
ma n'ebbe il Superior rivelazione allora...
io, no...
Ciò è vero!
Ma strano è molto il padre!
La ragione?
Del mondo i disinganni,
l'assidua penitenza,
le veglie, l'astinenza
quell'anima, quell'anima turbar.
Sarrano i disinganni, l'assidua penitenza,
le veglie, l'astinenza
che il capo gli guastar!
Giunge qualcuno, aprite.
Siete il portiere?
È goffo ben costui!
Se apersi, parmi...
Il padre Raffaele?
Un altro!
Due ne abbiamo;
l'un di Porcuna, grasso, sordo come una talpa.
Un altro scarno, bruno, occhi...
Ciel, quali occhi!
Voi chiedete?
Quel dell'inferno.
È desso!
E chi gli annuncio?
Un cavalier.
Qual boria! È un mal arnese.
Invano Alvaro ti celasti al mondo, e d'ipocrita veste scudo facesti alla viltà.
Del chiostro ove t'ascondi m'additar la via l'odio e la sete di vendetta;
alcuno qui non sarà che ne divida.
Il sangue,
solo il tuo sangue può lavar l'oltraggio che macchio l'onor mio,
e tutto il verserò.
Lo giuro a Dio.
Fratello...
Riconoscimi.
Don Carlo! Voi, vivente!
Da un lustro ne vo' in traccia,
ti trovo finalmente;
Col sangue sol cancellasi l'infamia ed il delitto.
Ch'io ti punisca è scritto sul libro del destin.
Tu prode fosti, or monaco,
un 'arma qui non hai...
Deggio il tuo sangue spargere.
Scegli, due ne portai.
Vissi nel mondo, intendo;
or queste vesti, l'eremo,
dicon che i falli ammendo,
che penitente è il cor.
Lasciatemi.
Difendere quel sajo, nè il deserto.
Codardo, te nol possono.
Codardo! Tale asserto...
No, no!
Assistimi, Signore!
Le minaccie, i fieri accenti, portin seco in preda i venti.
Perdonatemi, pietà!
O fratel, pietà, pietà!
A che offendere cotanto chi fu solo sventurato?
Deh, chiniam la fronte al fato.
O fratel, pietà, pietà!
Tu contamini tal nome.
Una suora mi lasciasti che tradita abbandonasti
all'infamia, al disonor.
No, non fu disonorata, ve lo giura un sacerdote!
Sulla terra l'ho adorata come in cielo amar sì puote.
L'amo ancora, e s'ella m'ama più non brama questo cor.
Non sì placa il mio furore per mendace e vile accento;
l'arme impugna ed al cimento scendi meco, o traditor.
Se il rimorso, il pianto omai non vi parlano per me,
qual nessun mi vide mai, io mi prostro al vostro piè!
La macchia del tuo stemma or provasti con quest'atto!
Desso splende più che gemma.
Sangue il tinge di mulatto.
Per la gola voi mentite!
A me un brando! Un brando, uscite!
Finalmente!
No...
L'inferno non trionfi.
Va, riparti.
Ti fai dunque di me scherno?
Va.
S'ora meco misurarti,
o vigliacco, non hai core,
ti consacro al disonore.
Ah, segnasti la tua sorte!
Morte...
Morte, vieni, a morte andiam!
Pace!
Pace, mio Dio!
Cruda sventura m'astringe, ahimè, a languir;
come il di primo da tant'anni dura profondo il mio soffrir.
Pace!
Pace, mio Dio!
L'amai, gli è ver!
Ma di beltà e valore cotanto Iddio l'ornò. Che l'amo ancor.
Nè togliermi dal core l'immagin sua saprò.
Fatalità!
Un delitto disgiunti n'ha quaggiù!
Alvaro, io t'amo.
E su nel cielo è scritto: Non ti vedrò mai più!
Oh Dio, Dio, fa ch'io muoia.
Che la calma può darmi morte sol.
Invan la pace qui sperò quest'alma in preda a tanto duol.
Misero pane, a prolungarmi vieni
la sconsolata vita...
Ma chi giunge?
Chi profanare ardisce il sacro loco?
Maledizione!
Io muoio! Confessione!
L'alma salvate.
E questo ancora sangue d'un Vargas.
- Confessione! - Maledetto io sono...
Ma qui presso è un eremita.
- A confortar correte un uom che muor. - Nol posso.
Fratello! In nome del Signore.
Nol posso.
- È d'uopo. - Aiuto! Aiuto!
Deh, venite.
Temerarii, del ciel l'ira fuggite!
Un donna! Qual voce... Ah, no... uno spettro!
- Che miro? - Tu, Leonora! - Egli è ben desso.
Ah, ti riveggo ancora.
Lungi, lungi da me!
Queste mie mani grondano sangue, indietro!
Che mai parli?
- Là giace spento un uom. - Tu l'uccidesti?
Tutto tentai per evitar la pugna.
Chiusi i miei dì nel chiostro.
Eì mi raggiunse, m'insultò, l'uccisi.
Ed era?
Tuo fratello!
Gran Dio!
Destino avverso, come a scherno mi prendi!
Vive Leonora,
e ritrovarla deggio
or che versai di suo fratello il sangue!
Qual grido!
Che avvene?
Ella, ferita!
Nell'ora estrema perdonar non seppe.
E l'onta vendicò nel sangue mio.
E tu paga, non eri, o vendetta di Dio.
Maledizione!
Non imprecare;
umiliati a Lui ch'è giusto e santo.
Sì, piangi e prega.
Che adduce a eterni gaudii...
Piangi!
... per una via di pianto.
Prega!
D'ira e fulgor sacrilego non profferir parola.
Vedi, vedi quest'angiol vola...
Di Dio il perdono io ti prometto.
... al trono del Signor.
Prostrati!
Di Dio il perdono io ti prometto.
A quell'accento più non poss'io resistere.
Prostrati!
Leonora, io son redento.
Dal ciel son perdonato!
Sia lode a Te, Signor.
Lieta or poss'io precederti alla promessa terra.
Là cesserà la guerra,
santo l'amor sarà.
Tu mi condanni a vivere. E m'abbandoni intanto!
Il reo soltanto dunque impunito andrà!
Lieta poss'io precederti alla promessa terra...
In ciel ti attendo.
Addio!
Deh, non lasciarmi!
Ti precedo...
Alvaro...
Morta!
Salita a Dio!
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