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(MUSICA DISTENSIVA)
Buongiorno Vittoria.
FUSCO: Buongiorno. - Che eleganza. Dove vai?
A lavorare, pure in fretta che sono in ritardo.
Anch'io sono abbastanza di furia.
Però, senti, ti posso chiedere giusto una piccola cosa? Dimmi.
E' che giù in seminterrato proprio non gira un filo d'aria davvero,
quindi, non lo so, è possibile fa' qualcosa?
Certo, aprire uno di quei giornalini con gli annunci immobiliari
e trovare la sezione affitti.
Vittoria, questa notte ti ho anche sognato.
- Mhm. - Mh-mh. Mi chiudevi in una bara,
e dicevi: "Aspettiamo sei giorni e guardiamo come stai."
Appunto, vedi che anche l'inconscio è allineato?
Mi avevi promesso che restavi fino a lunedì... Scorso.
Ho capito, ma è colpa mia se è estate ed è tutto affittato?
Che ci posso fare, dai.
E poi, quando uno sta bene, il tempo vola, no?
Ma quando uno sta male, non passa più. Te l'assicuro.
Dai, ne riparliamo stasera? Che dici?
Torno tardi.
Meglio. Meglio. Così parliamo davanti a un vinello, che dici?
Dai, sì. Ci penso io, eh?
Bianco? Rosso?
Bianco, brava.
Bianco, bianco è meglio. Magari un po' di bollicine.
(MUSICA DELLA BANDA)
Ohi, bimbi.
Ma noi della Loggia,
al Corradi, la corona di fiori gli s'è comprata o no?
Hanno cominciato a di' che a lui un gli sarebbe piaciuto,
ci voleva un'idea. - Certo.
E, alla fine, l'idea non è venuta e un s'è fatto 'na sega.
E voi merde come al solito, eh?
De', ma con tutti i soldi che c'aveva il Corradi,
era lui che ci doveva fa' un regalo.
Chissà che all'apertura del testamento non ci sia scritto:
"A Gino, l'amico più generoso che abbia mai avuto." - Eh.
Comunque, Albertone e c'aveva il grano, sì, eh.
Però non ha mica fatto una vita tanto bella, eh?
Quando la vita è bella? Quando, dimmi?
Se ti pare brutto essere i' capo della Farmesis,
e avere così tanti soldi da un sape' dove mettelli,
allora fai te.
Oh, Gino, ma la vita nun è mica solo codesta, eh.
A lui è morto il padre quando era molto giovane.
E ho capito. Ma poi su' madre s'è messa con Luraschi,
e da poveri che erano, so' diventati i più ricchi di Pineta.
Sì, ho capito, però, abbi pazienza,
lui col patrigno c'ha sempre avuto dei rapporti di merda.
Oh, Dio, anche giustamente, devo dire.
Sì. E quando è riuscito a levarsi di torno
il patrigno, a rompe' i coglioni, ci s'è messo il figliolo Matteuccio,
quella testa di pinolo. (COLPO DI TOSSE)
Vittoria?
Vittoria, che ci fai te?
Scusa, ma te conoscevi i' Corradi?
No, ma conosco voi.
Sì, e allora?
E allora...
..fatevi gli affaracci vostri, diciamo.
Perché gli "affaracci", scusa?
Siamo a un funerale, volevo essere carina.
Voi invece dove pensavate di andare, in spiaggia?
Disposizioni del defunto.
Anche lui membro della Loggia,
ha chiesto banda con ottoni e vestiti da...
- Risparmiatemi la rima, grazie. ALDO: Certo.
Shh! Zitto te.
Ma 'n'avranno mica ammazzato il Corradi?
Shh! Bimbi, zitti, zitti.
Sta arrivando Matteuccio, i' figlio del Corradi,
il proprietario della Farmesis
PILADE: E quelle due sono, la sua assistente e la su' nonna Franca.
Povera donna, perdere un figlio così, un dev'esse' mica bello.
Mi ricorda qualcuno, ma dov'è che l'ho già visto?
Su' manifesti elettorali, è candidato alle suppletive.
In una lista di fascisti, per di più.
Ma che fascisti, esagerato.
Quella è la lista civica.
Sì, una lista civica, ma di fascisti.
Ecco perché c'è la televisione.
EMO: Aspetta, ora,
un ci propinerà mica il discorsino elettorale 'sto qui, eh?
A mio padre non sarebbe piaciuto un funerale lagnoso,
come avrete potuto capire dalla banda di ottoni
e da qualche amico "colorito", qua in giro.
Quindi anche io mi rimetto al suo volere e dico soltanto una cosa.
Grazie.
Grazie babbo per avermi insegnato il rispetto,
e l'educazione, che molto spesso vengono a mancare in questo paese.
Che Dio ti accompagni in questo ultimo viaggio.
Amen. Grazie.
(VOCI SOVRAPPOSTE)
PILADE: Dio? Ma se su' padre era un mangiapreti patentato?
ALDO: E ma i suoi elettori no.
La faccia come i' culo.
(insieme) Zero di questi giorni.
BEPPE: Tadan.
- Siccome c'è questa paranoia, no? - Quale paranoia?
Dai.
La paranoia che se io e te andiamo a cena insieme e Massimo ce becca,
succede 'na tragedia. - Sì.
Eh! E allora io,
me so fatto veni' un'idea. - Mhm.
Intanto invece de anda' a cena, andiamo a pranzo.
Eh, già meglio. Sempre, mi raccomando...
E poi andiamo qui.
Ma è il ristorantino alla cascatella del mulino?
Sì. Ho pensato al posto più bello,
ma anche più complicato da raggiunge' qui intorno, no?
E hai fatto una bella pensata.
Che carino, Beppe.
Allora, prenoto pe' domani?
Ehm, la babysitter in questi giorni c'ha un po' di casini.
Tizzi, però se è un modo carino pe' non dimmi de no.
No, no, veramente, guarda, lo giuro, se voi ti fo' vede' i messaggi.
No, no, ce mancherebbe, ce credo.
Io credo una cosa di un paio di giorni, e... poi andiamo.
Aspetti?
Du' giorni? E te credo, so' du' anni che aspetto.
E allora, fissiamo.
Fissiamo.
- Fissiamo. - Sì.
Fissato.
Poi pulisco io.
Il signor Alberto Corradi,
mi richiede di ricevere il suo testamento in forma pubblica
e, a tal proposito, mi dichiara le sue intenzioni.
Ecco:
"Istituisco eredi mio figlio, Matteo Corradi"
"e mia madre Franca Luraschi-Corradi".
"Lego ai miei operai e alle mie impiegate,"
"ma solo a quelli iscritti al sindacato,"
"la somma di 10.000 euro a testa."
"Lego agli amici della Loggia del Cinghiale"
"la mia cantina di vini al completo,"
"ma solo se organizzeranno insieme al BarLume, a mie spese,"
"una commemorazione alla Farmesis"
"con Morellino, fegatini, fritturina di paranza,"
"e dove si canterà in coro: Tu c'hai le puppe a pera."
(RISATA) No, no, no, scusate signori,
prego, dovete adesso darmi un po' d'attenzione,
perché l'atto finisce in questo modo:
"infine dichiaro,"
"che il dieci settembre del 2014,"
"a seguito dell'ennesima lite con il mio patrigno, Camillo Luraschi,"
"l'ho ferito alla testa, provocandone la morte."
Ma no, ma scusi. Notaio...
No, no, non è possibile.
Non è possibile. Matteo, di' qualcosa.
Che devo dire, non so... Oh, Dio, nonna!
Oh, Dio.
Un po' di spazio, fatela respirare.
(BRUSIO)
1, 2, 3. Ecco. Gli diamo un po' d'acqua?
Ecco, sì. Un po' d'acqua, per piacere.
- Tranquillo. - Ok.
- Scusi, eh? Cos'è questa cazzata? - Purtroppo...
..Dr. Corradi, è scritto tutto qua.
Però, chiaramente è uno scherzo. Cioè, lei non ci potrà credere.
E' chiaramente mio padre che cerca di farmi uno scherzo.
Guardi, abbiamo chiamato apposta il Commissario Fusco,
che ci aiuterà a fare le verifiche del caso.
Ma che... Ma quali. Di che verifiche sta parlando?
Scusi, ehi. Scusi.
Tutti sanno che mio nonno è morto cascando da una scala. (BRUSIO)
Per favore, signori, per favore.
Vogliamo sederci, gentilmente?
E facciamo silenzio,
perché io devo espletare le ultime procedure.
E poi commenterete da soli fuori da qui. Va bene?
Allora, facciamo silenzio.
(SI SCHIARISCE LA VOCE)
(CELLULARE SQUILLA)
CIONI: Scusate è il Capo della polizia, forse...
E' il Capo della polizia, sarà un'emergenza, scusate.
NOTAIO: Siete scusato.
Eccellenza.
Cioni? Pronto, ma che voce fai, Cioni?
Non è che ti sto disturbando? Eh?
No, no, ma si figuri.
Ah, no, Cioni, io stavo qua con Pasquali,
che è seduto lì che si gode il suo cocktail,
e stavamo parlando di te.
Sì, veramente?
No, non ci crede, dice. No. - Ma certo.
Ma molto male però.
Sì, dice molto male stavamo parlando. (RISATA)
No, ma sta scherzando. - No, non sto scherzando.
Sì, sta scherzando.
Noi ti teniamo sempre nel nostro cuore.
No, Cioni, guarda, siamo in un posto meraviglioso.
Sì, un posto che ti purifica l'anima. - Sì.
Sì, siamo in montagna. Eh, eh, eh, sì. E come fare a descrivertela?
La montagna è... La montagna è... Che cos'è la montagna, Pasquali?
- Alta. Alta. - Ah.
Esatto. No, mi rammarico solo,
che tu non possa essere qua a godertela con noi.
Dispiace anche a me, ma io dovrei andare, adesso, quindi...
No, che andare. No, Cioni.
Dove vuoi andare che ancora non ti ho detto il motivo della chiamata?
- Eh, dai. - No, certo, scusi.
Senti, la questione è questa, allora,
nel Flaming Lamborghini Shot, ci va il lime o il limone?
Oh, io veramente non saprei, ecco.
E vabbè, è chiaro che non sapresti, però noi stasera, Cioni, abbiamo
questa prova di cocktail shot, no?
E non è che possiamo fare una figura di merda. E allora che facciamo?
Che facciamo?
E facciamo che tu la smetti di fare le tue inutili faccende,
in cui sei affaccendato, e vai da Marchino, al BarLume,
e ti fai aiutare da lui, no? Eh?
Intesi. Certo Eccellenza. La richiamo a missione compiuta.
E bravo, bravo Cioni. Così ti voglio, subdolo, sì.
Grazie.
Massimo! Massimo!
MASSIMO: Che voi?
Che voglio? Voglio un tavolino novo. Guarda lì che troiaio, guarda.
- Icche voi? - Un tavolino novo, guarda che troiaio.
E' un disegno quello, Marchino.
I disegni si fanno sur foglio,
questo è il disagio di un bimbetto abbandonato a sé stesso.
Sarà. Però, non c'è arte senza disagio.
Allora te dovresti esse' al Louvre.
E te, invece, dovresti esse' in psichiatria,
visto che scleri per uno scarabocchio.
Io non sclero, e, comunque, 'sto scarabocchio lo pulisci te, va bene?
MASSIMO: Lo pulisco io, che sarà mai?
E' di nulla. E va bene anche oggi, sì.
Bravo.
Bravo Ampelio, così.
Libero. Te devi esprimere te stesso.
Quelle so' persone grigie,
tu non le devi ascoltare, devi fare la tua strada.
Bravo, sei un grande artista.
- Massimino? - Oh.
Vieni un po' qua.
Un sarà mica per gli atti vandalici del bimbo, spero?
Ma ci importa una sega di un disegno a noi.
Allora che c'è?
E ti si voleva ricordare della commemorazione di' Corradi.
- Alla Farmesis. - Ancora c'è tempo, no?
Insomma, mica tanto, eh.
Oh, per organizza' un banchetto di quella portata,
un si può mica improvvisa' da un momento all'altro.
Tranquilli, non vi preoccupate, ce la fò.
A noi ci piace mangia' bene.
Hai capito questo? Sì.
No, piuttosto mi chiedevo, Beppe e la Tizzi,
stamattina, ma dove sono?
Questa è una bella domanda.
Forse ci staranno pensando loro?
Sì, magari ci stanno pensando loro, certo.
(CELLULARE VIBRA) E' il tuo?
Sì.
Massimo.
- Non risponde', dai. - Devo, dai.
- Oh, Massimo. MASSIMO: Oh, Tizzi, dove sei?
- Ehm... Io? No, il Papa.
Sono a cercare il furgone dei surgelati.
Il furgone, certo, perché l'avevi perso?
Sì. Per la frittura di paranza per quella roba alla Farmesis.
Ma perché ci sono problemi con Ampelio?
No, no, no. E' tranquillo lì, (SCROSCIO D'ACQUA)
che esprime la sua creatività.
Ma che cos'è 'sto rumore?
Rumore?
(bisbigliando) Camion.
Un camion?
Un camion. In effetti c'è un camion che...
No, aspetta, questo non è un camion, no cosa dici? Piove?
No, ehm...
Salve.
No, aspetta, ma sei sotto una cascata?
- Avevate prenotato? - Massimo,
c'è interferenza, non ti sento.
Ci risentiamo, ok?
- Ciao. - Pronto, Tizzi, Tizzi.
Se potete aspettare qualche minuto, che vi faccio preparare il tavolo.
- Grazie. - Sì.
Vabbè.
- Forse ce la possiamo fare. - Forse ce la facciamo.
- Guarda che ti faccio vedere. - Fammi vedere.
Tadan!
Wow, è meraviglioso Beppe.
Bello, eh?
EMO: Zitti, zitti, sta tornando.
- E a chi tocca? - Bimbi,
come si chiamava quel ristorante,
quello, quello carino con la cascatella intorno?
Il ristorante del Mulino, lì vicino a Poggio.
Vabbè, bimbi. Vi lasco Ampelio du' minutini. Torno subito, eh?
Oh, ma noi c'abbiamo da fa', eh.
Sì, infatti.
Vedo. Siete alla quindicesima partita, no,
da quando siete arrivati, o sbaglio?
E se anche fosse la sedicesima?
Ma scusa, ma saranno cazzettini nostri, sì o no?
E no, Emo, perché i bimbi son patrimonio della comunità,
e la comunità se ne deve occupare.
E allora io, a questo giro,
faccio l'extracomunitario.
Bravo Gino, così ci risparmi una pensione, dai.
Ampelino, gioca con gli altri bimbi, che il babbo torna subito.
Ciao.
Vabbè ragazzi, finché sta lì bono a scarabocchiare,
se noi un si stuzzica, eh.
Stavi dicendo Aldo?
E' parecchio strano che il Corradi abbia ammazzato i su' patrigno.
Eh, sì. Eh, diamine.
Ma non avrà mica fatto uno scherzo?
Non so. Lui era capace, eh.
Sì, però, a me non mi convinse nemmeno a quel tempo,
questa storia della caduta dalla scala.
Già, nemmeno me.
Ma che anno era? Forse prima...
..della morte di Ampelio?
EMO: Eh, ma se il funerale si fece in estate,
non vi ricordate che era giugno?
No, no, vabbè. L'anno è quello, il 2014,
però qui si sta parlando di settembre.
GINO: Allora dite di quando si trovò i soldi,
lì alla cabinovia, e voi merde,
mi faceste anche lo scherzo?
ALDO: No, ma quello era dopo, bimbi.
Fra l'uno e l'altro.
Mi pare, eh.
Vai, io non mi ricordo ora, esattamente,
il giorno, il mese, l'anno...
..quando fu, però mi ricordo che, in quell'occasione,
dissi: "Per me si tratta di un omicidio."
Sì, però dicesti anche che era stato il sindacalista, il Bonci.
E infatti ti tirò una bella manata su i' muso!
- Quella me la ricordo. - Ecco.
Mi fischia sempre l'orecchio.
MATTEO: Grazie, Commissario, per essere venuta
in questo baretto defilato,
perché, se fossi entrato in commissariato,
sarebbero partite speculazioni eccetera.
Si figuri, mi dica pure.
Se non le dispiace, prima di tutto,
vorrei raccontarle una storia. Prego.
Allora,
c'era un rappresentante che lavorava per la Farmesis,
che era un tipo un po' particolare, diciamo un po' stronzo.
Mio padre gli fa arrivare un ordine in un posto desolato di Lucca,
all'interno di un ufficio abbandonato.
Quando lui arriva,
escono, urlando,
tutti quelli della Loggia travestiti da morti viventi
e lo rincorrono fino alla macchina.
Tipico umorismo da Loggia, spassosissimo.
Esatto. Esatto.
Vede, mio padre era un burlone.
Sì, ma...
..questa storia che, secondo lei, si è inventato,
poi l'ha messa in un atto giuridico.
A maggior ragione, sennò che scherzo è?
Commissario, io le posso assicurare che mio nonno è morto
avvitando una lampadina.
Però, Dottor Corradi, se fosse uno scherzo,
dovrebbe avere uno scopo, una vittima, no?
Tipo il rappresentante stronzo di prima.
E qui, invece, la vittima chi è?
Commissario, ce l'ha qui davanti a lei. Eccolo.
Ah, in questo caso, lo stronzo sarebbe lei?
Per i' mi' babbo, sì. FUSCO: E come mai?
Vede, quando io mi sono candidato alle elezioni con "il nemico",
mio padre non me l'ha perdonato.
Sa lui era un vecchio sessantottino,
avrebbe fatto di tutto, pur di non farmi vincere.
Certo suo padre sarebbe stato un genio.
Oh, Dio, genio non lo so, diabolico sicuramente.
D'altronde la genetica non mente, no?
Ora, Commissario,
io non le devo di certo spiegare,
il danno che potrebbe arrecarmi questa indagine,
in un momento così delicato della mia campagna elettorale.
E glielo chiedo, non tanto da cittadino,
quanto da quasi Onorevole.
E' possibile rinviare per un po' tutto questo casino?
Guardi, io le rispondo non tanto da cittadina,
quanto da Commissario della Polizia Italiana, se lo scordi.
(MUSICA DI TENSIONE)
Questo è il nostro tavolo.
- Ma che bello! - Prego, signorina. Si accomodi.
Ma mille grazie.
- Che meraviglia. - E' bello, bello, bello.
Poi guarda?
Preciso, no?
TIZIANA: Beh, perfetto. BEPPE: Eh, sì.
Comunque, oh, ma qui chi ci viene a rompe' le scatole, no?
No, ma infatti nessuno.
Ecco il Vermentino che avevate chiesto.
Grazie mille.
E' buonissimo.
Adesso vi porto subito un piccolo antipasto della casa.
(insieme) Grazie. - Prego.
Ma te, Beppe, non bevevi più?
Ma sì, prima, quando stavo a dieta, ormai...
Comunque, Beppe senti, io penso che te sei l'unico che in pandemia,
piuttosto che ingrassare, è dimagrito.
(RISATA) Vero.
E' tutto così perfetto, che non so che dire.
E non dire nulla. Eh?
- Godiamocelo, fino in fondo. Sì.
Beppe?
BEPPE: Ehi.
Non ci posso credere.
Incredibile, infatti mi son detto: "Vuoi scommettere che è lui?"
- Ciao Massimo. - C'è anche la Tizzi?
Ciao, ma scusami...
..non dovevi essere occupata al coso, al...
..per il furgone, no?
Sì, certo, infatti.
Però passavo da qui, mi son fermata a bere un bicchiere,
ho incontrato, per caso, Beppe.
Incredibile.
E' incredibile, era proprio quello che stavamo commentando.
Eh, sì. Beh, davvero incredibile che tu vieni qui,
così, per caso, ti fermi,
ma guarda.
Però un posso dir nulla, perché anch'io son qui per caso, eh.
Vedi. Vedi le coincidenze? - Le coincidenze?
Le coincidenze... Ma quindi un vi disturba? Scusa la prendo un attimo.
Se mangio con voi, così, per caso?
Fai come vuoi, Massimo, ma per caso, non eri di turno al bar?
Però, per caso, Marchino mi ha detto che ci pensava lui.
- Beh, allora brindiamo. - Brindiamo, certo. A cosa?
Beh, io direi... Grazie al caso, che ci ha fatto incontrare.
- Al caso. MASSIMO: Al caso.
(bisbigliando) Sì, al caso.
GOVONI: Commissario? Commissario?
Dimmi, Govoni.
E, niente, alla fine non ce l'ho fatta, e sono entrati.
Ma ti avevo detto di fermarli?
Govoni, stiamo riesumando una salma.
E lo so, ma son tanti, Commissario.
Ho capito, ma tu hai una pistola, però.
Era una battuta per dire che, però, un minimo di autorità, no?
Per favore, non c'è niente da chiedere né da vedere,
non è morto nessuno, cioè sì, ma sette anni fa, quindi...
Quindi, si tratta di quello,
che le serie TV definirebbero un cold case?
Ma è vero che l'hanno ammazzato?
E, a questo punto, hanno ammazzato anche i' Corradi?
Signori, stiamo indagando, proprio perché non sappiamo ancora nulla,
se lo scopriamo, vi invitiamo alla conferenza stampa,
e ne parliamo insieme, va bene? Se ci fate lavorare, però.
Stiamo lavorando anche noi, però, Commissario.
Sa cosa può significare tutto questo per Matteo Corradi?
Soprattutto ora che sta per cadere il Governo.
Fortunatamente, non sono io che devo farmi queste domande.
Dottoressa, se non se le deve fare lei le domande, chi le deve fare?
Certamente non io. Io sono solo il Commissario di Pineta,
e già così mi sembra di aver un discreto sacchettino di casini.
Per favore, indietro. Grazie. Fuori, perché...
(LE VOCI SI SOVRAPPONGONO)
Allora, signori, diciamo che la peculiarità di questo ristorante,
la cosa veramente bella,
è che non ti fanno ordinare.
Non esiste proprio il menù, qua.
E neanche lo scontrino alla fine.
No, ti portano quello che hanno, roba buonissima,
e tanti auguri e arrivederci.
E, per fortuna, proprio ieri, hanno raccolto 3 chili e mezzo di porcini,
e di aglietti selvatici.
Per cui, oggi, de primo abbiamo?
Tagliatelle ai porcini, spadellati con aglietti selvatici.
Mmm. Che meraviglia. No, serva prima la signorina, vada.
Signorina... Livia?
TASSONE: Li? - Lidia. Lidia.
No, no, grazie. E' che io l'aglio non lo digerisco.
(insieme) Ah!
Come sarebbe? No, no, no.
Lei è ancora giovane, deve sviluppare gli enzimi. No, la prego, mangi.
- Ha ragione, Pasquali. - Non facciamo scherzi.
Ha ragione, non mi faccia intristire. No, no, no.
Sviluppi questi enzimi, dai, forza, lavori.
No, no, ma davvero. Non la voglio far intristire.
No, Lidia, non facciamo intristire il nostro Capo della Polizia,
che già mi sembra abbastanza stressato. Su.
E' che forse ho anche una piccola intolleranza.
(insieme) Ah!
Ah, lei mi crede ancora nell'intolleranza? Ma signorina?
Allora è ingiusta nei miei confronti. Mi dice le bu...
Lei è a dieta?
No, no, no. E' l'aglio.
E' l'a... Ma allora non lo mangio più neanch'io, guardi.
No, così no, dai.
L'aglio è vita, è vita.
Così no, su Lidia. Assaggia giusto un po', dai.
Perché se lei spreca 'sto ben di Dio, fa dispiacere a Gesù,
che è l'inventore dell'aglio.
Capito? - Dai Lidia, su assaggia.
- Sicuro? - Credo.
Allora lo assaggio.
(insieme) Ah.
Allora, buon appetito, finalmente.
Buon appetito.
Ora, io le volevo spiegare perché sono venuto fino a qua per parlarle.
Forse non lo sa, ma noi siamo finiti in un grosso guaio.
(insieme) A Chinatown?
TASSONE: All'unisono. All'unisono.
No, in Toscana. - Ah, a "Praho", allora?
Perché io sono nel pieno della mia campagna elettorale, come lei sa,
e questa, come la vogliamo chiamare?
"Confessione" di mio padre nel testamento è comunicativamente...
..un disastro.
E beh, sì, certo.
Sì, perché, effettivamente, l'immagine di un padre omicida...
Resti concentrata lei, eh? Mi raccomando. Vedo che mangia a fatica.
Che è, chiaramente, uno scherzo di mio padre, perché,
pace all'anima sua, ma quello è, era un comunista.
No.
Era un comunistaccio, e il problema è che la Fusco
vuole continuare le indagini,
con tutto che io le ho assicurato che non c'è niente...
No guardi, ho capito. Non aggiunga altro, ho capito.
Faccio io, guardi, la risolvo in un attimo, la metto in riga la Fusco.
Sta chiamando? Perché abbiamo provato a chiamarla e non risponde.
- Guardi, metto qua, il vivavoce. - Sì, abbiamo provato.
TASSONE: No, no. Un attimo. Vediamo che... Niente.
Vabbè, allora... Allora? Vabbè.
Tagliamo la cappella al fungo in un altro modo. Dai.
La risolviamo così. - Così come?
Se lo porta a Pineta in commissariato,
lui parla con la Fusco vis a vis, come nelle serie spagnole.
E, naturalmente, sotto il mio mandato, e la risolviamo così.
Vedrà. Dai.
Eccellenza, ma son più di 400 chilometri,
ma possiamo provare a richiamarla più tardi? Magari risponde.
Più tardi? Ah.
Guardi che, prima finiamo il pranzo, e poi facciamo tutto il resto.
Non si preoccupi, ovviamente, prima finiamo il pranzo.
E poi me lo fa riportare su da un autista?
Sta scherzando, vero? Certo.
Anda e rianda come un pacco postale.
No, il pacco Pasquale? Anda e rianda?
E' risolta la faccenda.
Eh, Cinzia? Li-Li-L'India?
Livia? Silvia? Lidia.
Di. Lidia. - Lidia.
Lidia, come sono questi porcini all'aglietto benedetto?
Allora, a me mi piace esse' onesto.
C'ha solo un difetto questo gioiellino qui di furgone,
ed è l'apertura. Ogni tanto si incastra,
vedi? Cigola anche un pochino e bisogna apri' da fori.
Però, per il resto, guardate, è perfetto.
Un mi sembra tutto 'sto problema?
No. Poi, oh, alle brutte, se ce rimango chiuso dentro,
me finisco er vino.
Senti un po', per il resto, la cella frigo tiene bene?
Ma stai scherzando?
Dentro, fa -10 gradi, anche se sei nel Sahara.
Eh, guarda. Perché noi,
oltre a tutte le cose da bere, c'abbiamo, almeno, 10 chili
de fritto de paranza surgelato.
Non ti preoccupare, fa -10 dentro,
e -16 nel freezer, che è quella belva lì da 200 litri.
300 euro al giorno?
Bimbi, facciamo almeno 400.
350.
Te pago subito, il primo giorno sull'unghia.
Va bene. Queste son le chiavi, guarda.
350, proprio perché siete del BarLume, eh?
- E bravo. - Va bene, dai.
Ci si vede mercoledì. Guarda si chiude...
Aspe', ce provo io, così capisco come se fa. Allora questo così.
Perfetto. - E' un po' difettoso, ma se chiude.
Si chiude. Ciao ragazzi. BEPPE: Grazie.
SERGIO: Ciao. - Ciao Sergio, grazie.
Comunque, grazie per ieri, Beppe.
Mi hai fatto stacca' la testa, dopo tanto tempo.
Capirai.
Lo stacco sarà durato,
du' minuti e 40 secondi a esagera'.
E che ti devo di', ci s'ha avuto sfortuna.
E sfortuna, dai.
Forse c'hai ragione te. E' che, proprio a Pineta,
non si può avere una vita, non voglio manco di' segreta,
ma proprio privata. - Vabbè, dai. Ora non esagerare.
Non sto a esagera'.
L'hai sempre detto e c'hai sempre avuto ragione.
E pure su un'altra cosa, c'hai ragione te.
Su cosa?
Che finché Massimo sta in questo stato,
io e te non faremo mai una cena.
E manco un pranzo.
Ma manco una colazione, guarda.
E vabbè, bisogna esse' un po' pazienti, su non fare i capricci.
Ah, mo so' capricci?
Mo, secondo te, io sto a fa' i capricci?
C'è di peggio che pazienta' un po'.
E c'è di peggio, sì. Ma manco lo diciamo quello che c'è de peggio, no?
Oh, senti, se c'hai da di' qualcosa dilla.
E che te devo di', 'na cazzata Tizzi? Su, dai, e son tre anni. Eh.
Lo sai meglio de me com'è la situazione,
non fare la finta tonta, eh? Cosa?
Oh, senti, "finta tonta" lo dici a qualcun'altra o, comunque, non a me.
Quindi al BarLume, ci vado a piedi.
- E vai a piedi, che te devo di'? - Eh!
Bravo Beppe, ne ha fatta un'altra.
PASQUALI: Oh, sia chiaro, che io non la voglio mica tranquillizzare,
perché penso che, invece, Fusco farà storie.
Questo glielo dico subito. - Ah, sì?
Ma certo. Appena vedrà che ho in tasca la bolla papale del Tassone,
si metterà sull'attenti in un secondo. Bene, benissimo.
- Ecco, quello, infatti, benissimo. - E allora?
La brutta storia che lei, che suo padre ha detto,
che ha accoppato suo nonno, lei non pensa, ma questa, per lei,
è tutta pubblicità.
- Pubblicità? - Ma certo.
L'importante è che si parla de lu,
che si parla de lu bene o male non conta. Oggi è così.
Oggi è così che funziona, capito?
Lidia, stai ascoltando?
Scu... Scusate. Mario, Mario, accosta un attimo, per favore.
- Cos'è? - Non mi sto sentendo bene.
- Ti senti male? - Accosta qua, Mario, per favore.
Francesca non sta bene, dai.
Facciamola scendere.
- Lidia! PASQUALI: Sì.
(CONATI DI VOMITO) Non va bene, eh, la ragazza.
- Cosa? - Sandra, non va bene così.
No, perché...
..non sta bene, gliel'ho detto.
Ma perché ha mangiato l'aglio.
Perché non ne mangia abbastanza de aglio.
L'organismo non è abituato, poveretto, ha capito?
- Dice? - Certo.
Le deve dare tanto aglio.
- La controlli, le dia aglio, aglio, aglio. - Ok.
Ma stia attento, perché 'sta gente qua, lo mette sotto la lingua,
come lei si gira, lo sputa. Ci vuole tanto amore, tanto, tanto amore.
Eccola. - Eh, com'è? Stiamo meglio?
- Meglio, meglio? - Eh?
Benissimo.
Saranno stati i tornanti, magari.
Eh, sì. I tornanti di montagna.
Esatto. Adesso, scusi.
Io mi metto, veramente, un minuto, perdonate, chiudo gli occhi,
un secondo. MATTEO: Prego, prego.
Cos'è?
Che c'è? LIDIA: Siamo arrivati.
Ah, siamo arrivati? Grazie. Ecco.
(sospirando) Ah, bene, bene.
Dai, sbrighiamoci, che mi si scalda la Pina Colada, dai.
Ci ho pensato a quello che mi ha detto prima, eh?
Bravo. Dia retta a un umile servitore degli sghei e del paese,
del bene e del paese, scusi.
E, comunque, m'ha convinto.
Questa potrebbe essere una grande opportunità per me,
anche Lidia era d'accordo. - Eh, sì.
- Ma, sì, più o meno. - Però, aspetti un attimo, Sig. Pasquali,
aspetti un attimo, perché mi viene un dubbio.
Perché, se questa è una grande opportunità, allora, forse,
non ci conviene di convincere la Fusco a non indagare?
Ah.
Ah, ah, ah, ah.
E non ci avevo pensato.
- E quindi? - E quindi?
E niente, can dell'ostia marsa,
abbiamo fatto 500 chilometri di macchina per un cazzo.
Ah, beh, però scusi, se questa è una tragedia,
dovrebbe essere un'opportunità, no?
Ah.
- Eh? - Eh, sì.
- Vero. Ha ragione. Ha ragione. - E quindi?
Che siamo venuti a fare fino a qui?
E quindi, che siamo venuti a fare fino a qui?
Cioè, no, questo me lo deve dire lei.
Glielo devo dire io?
Siamo venuti a fare un discorso,
davanti al commissariato.
- Un discorso, dice? Certo.
Ma un discorso in solidarietà alla Polizia,
che sta indagando su suo padre.
Che se suo padre è veramente un assassino,
ma che lo incarcerino.
Ma che ripristino la pena di morte.
Ripri... Ripristinino.
Bello, mi piace, però, mio padre è già morto.
Ah, è vero.
E' vero, però,
a 'sti particolari, la gente non ci fa caso.
Alla gente piace sentire il polso di ferro, capito?
Bello, mi piace.
- Lo facciamo? - Mi piace.
Dai prendi il telefono, Lidia. Giriamo.
- Magari... - No, no. Ce l'ho, ce l'ho in testa.
Mi piace. Bello, bello, forza.
Senza far sconti, capito. Dalla parte della Polizia. Sempre!
Ok. Specie quando sbaglia. Dai.
Ok. Pronta?
Sono qui davanti al commissariato di Pineta,
in solidarietà con la polizia italiana.
perché anche se è mio padre ad essere accusato di omicidio,
io non lo farò,
il solito politico che si mette a difendere la propria famiglia!
No. Perché se mio padre ha sbagliato, deve essere punito!
E se fosse ancora vivo, direi anche un'altra cosa,
che non è giusto che abbia vitto e alloggio
spesato dalle tasche degli italiani!
No, non dico che la pena di morte sarebbe la soluzione,
ma insomma.
Basta, stop. Bravissimo.
Dai fatto. Andemo, andemo. Dai.
- Per me era buono. Andemo.
Fammela vede'?
(MUSICA DI TENSIONE)
(bisbigliando) Mi trombo la Fusco. Mi trombo la Fusco.
FUSCO: Che succede, Massimo?
Niente, Vittoria. Niente.
Ma mi son detto...
..sta per tornare a casa una bellissima donna,
stanca dal lavoro,
perché non farle una sorpresa?
Una carineria.
Massimo, ma cos'è, ci stai provando di nuovo?
Scegli tu, Vittoria, guarda.
Ti lascio completa libertà di interpretazione.
Senti, sei strano, che c'hai?
Sono semplicemente di buonumore.
Sicuro?
T'assicuro Vittoria, non sono mai stato meglio,
da anni, ma anni, anni, anni.
Ah, sì, eh? Com'è?
Sarà perché forse, ieri ho chiamato la Tizzi.
- Ah. - E seguendo una mia geniale intuizione,
allora, sono andato alla cascatella al mulino,
e chi ho trovato,
che stava facendo un pranzettino romantico al ristorantino?
Mhm? - Chi hai trovato?
La Tizzi
e Pasquali?
(insieme) No.
- Ma che? - La Tizzi e Pasquali no.
La Tizzi e... Il Checcacci?
(insieme) No.
La Tizzi e Beppe Battaglia.
Ah. - Che, tra l'altro, sarebbe mio fratello.
Ah, finalmente ci sei arrivato.
Per fortuna. Per fortuna.
E così, mi son detto,
allora va bene.
Allora liberi tutti.
Bene Massimo, dai, sono... veramente, sono contenta per te.
Quindi, voglio dire,
se vado a cena con una bellissima donna, e poi...
..poi insomma succede quello che deve succedere.
Nessuno ci può rimanere male, no?
Massimo,
ma davvero vuoi che te la dia per pena e sfinimento?
Sì.
Cioè voglio di', Vittoria, in fondo, no?
A caval donato...
(RISATA)
Ma, sì, dai, facciamoci una risata,
guarda, che oggi ne ho proprio bisogno.
Esatto. Brava. Appunto, dai, ci facciamo una risata, eh?
Si beve qualcosa, si mangia, eh?
Assaggia questo, l'ho preparato per te. Dai.
No, no, guarda, scusami, ma mi si è chiuso lo stomaco.
Ma lo zafferano?
E come mai ti si è chiuso lo stomaco?
Ma perché oggi mi son vista tutti i risultati dell'autopsia del Luraschi,
e quindi?
E quindi il medico legale ha rinvenuto 2 ferite alla testa.
Una provocata dalla caduta dalla scala, sì,
ma l'altra, provocata da un oggetto contundente.
Ma quindi è stao ammazzato per davvero?
Eh, sì.
Un'altra ottima bella notizia.
Perché Massimo?
Perché riparte il team.
- Il nostro team, dico. - Sì, sì, ho capito.
Noi due, fianco a fianco.
Senti, Massimo,
l'omicida avrebbe già confessato.
Ah, quando? Sei seria?
All'inizio, no? Nel testamento.
(CAMPANELLO)
Ah, buongiorno. Prego si accomodi.
Grazie.
Complimenti, bellissima casa, davvero.
Grazie, ma i complimenti andrebbero fatti ai mi' marito.
Eh, Camillo Luraschi, in effetti, ha fatto scuola a Pineta
anche per la sua solennità. - Eh, sì.
Guardi, col mio primo marito, pace all'anima sua,
si viveva in una casetta popolare,
sessanta metri quadri a dir tanto.
Si figuri la prima volta che Camillo m'ha portata qui.
Eh, immagino, certo.
E, invece, per tornare a quella tragica mattina del 10 settembre,
lei dove si trovava?
Beh, io ero in piscina, come tutte le mattine, ma prego, mi segua.
Vede,
avevo detto a Camillo, di raggiungermi per farsi un bagnetto,
ma lui, niente, si era fissato con una maledetta lampadina della cucina,
che un funzionava bene e doveva cambialla a tutti i costi.
Ma non avevate qualcuno che vi faceva i lavori?
Ah, certo.
Avevamo un esercito di tuttofare con l'azienda,
ma vede, Camillo, era un uomo vecchio stampo,
certi lavoretti gli piaceva farli da sé,
anche se ormai, aveva una certa età.
Maledetta lampadina, allora, davvero.
Eh, sì.
E' caduto dalla scala e ha picchiato la testa.
Guardi, io, io non me lo scorderò mai quel giorno.
Ma prego, sediamoci.
Vede,
io mi ero appisolata su, su una sdraio,
sono rientrata in casa, ancora in accappatoio,
e ho visto la striscia di sangue che usciva dalla cucina.
Mi spiace di farle rivivere questo momento.
Oh, niente, si figuri.
Si figuri.
E' che sono passati sette anni, ma per me è ancora come se fosse ieri.
Il fatto è che,
oltre la strana confessione di suo figlio nel testamento,
dall'autopsia è risultato che le ferite, in effetti, sono due.
Una sarebbe stata causata da una caduta, ma l'altra no.
Ma come no?
No, l'altra è stata provocata da un oggetto contundente.
Ma scusi, ma...
..ma perché mio figlio avrebbe dovuto fare una cosa del genere?
Non lo so, vorrei saperlo anch'io.
Magari avevano litigato per qualcosa?
Ma?
E' che hanno sempre avuto un rapporto difficile.
Mio marito era di destra, mio figlio tutto il contrario.
E, infatti, quando ha preso il suo posto,
ha rivoluzionato l'azienda.
L'ha resa, come possiamo dire, più a misura d'uomo.
Mh-mh.
Sì, ho saputo. Ma quindi oltre agli screzi politici, nient'altro?
Ma...
..la verità è che non si sono mai capiti su tante cose.
Forse perché non era il vero padre,
o forse, forse per gelosia nei miei confronti,
guardi io non glielo so dire.
Ma lei non si ricorda se prima dell'incidente,
c'è stato un momento in cui i rapporti sono peggiorati?
Ma.
Ah, forse quando Camillo gli ha proposto di prendere il suo cognome.
Ecco, il mi' figliolo gli rispose che era orgoglioso
di essere un Corradi e non un Luraschi. Ecco.
Fu un'offesa grave,
ma più per Camillo che per lui.
E da qui, scusi, ad ammazzarlo...
Comunque suo figlio aveva le chiavi di casa, giusto?
E certo, ovviamente.
Però è anche vero che questo è un porto di mare, eh.
Non si chiude mai a chiave.
Passano amici, collaboratori...
Cioè, hai capito? Mi trovo davanti tutti e due,
con quelle facce a culo,
"è un caso", "è un caso". Sì!
E sapete che cosa mi rispondono quando gli dico
che il vinello di merda che stiam bevendo è un pochino acidino?
- Lo sapete? - Massimino, e si sa pe' forza,
e so' tre volte che ce lo racconti.
- Soffro. - Dai, dai.
Piuttosto, a che punto sono le indagini sul Luraschi?
Nessuna indagine.
Oramai è chiaro che il 10 settembre
è stato il Corradi a ave' ammazzato il patrigno.
Sarà, ma io, bimbi, un sono punto convinto, eh?
Sì, perché Alberto non era un tipo da fa' certe cose.
Guarda, oh, mi rincresce anche dirlo, ma io sto con Matteuccio.
Chi è Matteuccio?
Il figliolo del Corradi.
- Ah, il politico. - Per lui è tutto uno scherzo.
E che vuoi, per loro è tutto così...
Aspetta un minuto, però, scusa.
Ma il 10 di settembre non è il tuo compleanno?
ALDO: Certo. Diamine. - Allora auguri, eh.
Sì, bona Ugo.
No, dico, ma, scusa, ma il 10 settembre di sette anni fa,
non si festeggiò il tuo settantesimo al Fagiano Ubriaco, lì,
quell'agriturismo, dove si andò con qualcuno della Loggia del Cinghiale,
e coso, scusami eh? Ma non uscì fuori dalla torta per farti una sorpresa,
Alberto Corradi vestito da soubrette?
(in coro) Ooooo...
Olè!
Ma vaffanculo, dai.
(in coro) Alberto Corradi, eh-eh, oh-oh.
Ma che testa di cazzo.
(in coro) Alberto Corradi, eh-eh, oh-oh.
E quindi non può esse' stato lui,
perché se era qui. - Vedrai.
Siete sicuri che era quell'anno lì, no?
De', io c'avevo ancora le ferite che mi feci durante la rissa,
quando si fece il concerto per i' Marini.
Ma voi non ve le ricordate queste cose, porca miseria?
ALDO: Ma di cosa parli, quello era quattro anni dopo.
PILADE: Si, quelle erano le ferite della rissa
che si fece scoppià al club 54.
Hai ragione, bada, questa volta hai ragione.
Fe-fe-fe'. Un momento, un momento.
Ma, allora, se era quell'anno lì,
ma non sarà mica stato il farmacista ad ammazzarlo?
Ma di quale farmacista parli?
PILADE: Sì, quello che prendesti a branzinate nel muso.
EMO: Ma che, ma dico, ma cosa c'entrano ora
le branzinate coi Luraschi?
PILADE: Oh, ma il farmacista lavorava alla Farmesis prima, eh.
MASSIMO: Il farmacista è morto a luglio,
come può averlo ammazzato a settembre, eh?
E' uscito dalla tomba e gli ha morso il collo?
Bimbi, dai, un pigliamoci per il culo,
se non è stato il Corradi, di sicuro è stato i' Bonci.
(insieme) I' Bonci, cazzo.
Boia de', questo bisogna dillo subito alla Fusco.
No, ma che, ma che dite alla Fusco?
Ma un vi ricordate manco come vi chiamate,
dove andate, no, restate qua.
Non mi lasciate solo.
Magari, mentre voi eravate ubriachi fradici,
quello ha preso e se n'è tornato a Pineta.
No, ma non è possibile, Dottoressa, scusi, eh?
L'agriturismo sta in Maremma, son 3 ore a andare e 3 ore a tornare.
Ma come faceva? Ma poi, scusi, eh,
è stato tutto il tempo con noi, sicché.
Siete proprio sicuri che fosse il 10 settembre 2014?
Ci mettiamo la mano sul fuoco.
Ma se tu sei quello che non si ricorda mai niente, dai.
PILADE: Sì, ma ci siamo noi a conferma'.
Eh, e allora andiamo bene.
No, sc-sc-scusi, che vuol dire "allora andiamo bene"?
Ma no, niente. Sentite, facciamo così...
..come si chiama questo agriturismo? Al Fagiano Ubriaco.
E' a Manciano, lì, nell'interno.
- Telefono. Bene? - Eh. - Oh!
Sennò, ci giriamo tanto intorno, io chiamo.
Certo, Fagiano... EMO: Ubriaco.
..ubriaco. Certo dal nome non ti aspetti una grande attendibilità.
(CELLULARE SQUILLA)
"Al fagiano ubriaco", mi dica?
FUSCO: Sì, salve, sono il Commissario Fusco di Pineta,
guardi, sono qui con dei suoi amici della Loggia del Cinghiale.
Se li arresta, fa un piacere ai mondo.
Sì, sono qui perché sostengono di essere stati da lei, 7 anni fa.
E mi devono ancora 200 euro.
Ah, ecco, adesso li aggiorno, però prima,
mi dovrebbe dire se lei si ricorda se c'è stata una festa di compleanno,
il 10 settembre 2014, lì da lei?
La data precisa. Magari da una ricevuta.,
Ma guardi, le ricevute le faccio,
però, ogni tanto, me ne scordo.
Ehm, però forse c'ho una fotografia.
Mhm. Eh...
Sì, 10 settembre 2014.
Gliela mando via whatsapp su questo numero?
Va bene, grazie.
Aspetto, eh.
Vediamo.
Mhm.
10 settembre 2014.
Alberto Corradi non era a Pineta. PILADE: Ha visto?
Avevamo ragione, o no?
Quindi, ora, lei Dottoressa, deve indaga' sui Bonci.
- Su chi? EMO: I' Bonci.
Uno che col Luraschi litigò, du' giorni prima che morisse.
Un sindacalista, Commissario.
Un comunistaccio che sta così.
Smettila, oh.
Lo odiava. Lo odiava al Luraschi.
Bravi, ci vado.
Comunque voi, 200 euro gli dovete al Faggiano ubriaco, eh.
No, noi no.
- 200 euro? Ma cosa c'entra ora. - No.
E quindi...
..che rapporti aveva con Luraschi?
E che rapporti ci potevo avere?
Come quelli che c'ha un sindacalista col padrone.
Padrone vecchia scuola, eh.
In che senso?
In che senso? Quando s'andò dai Luraschi,
per chiedergli i premi produzione,
sai che ha fatto questo stronzo? Ce li ha azzerati tutti.
Non era come Alberto, i' Corradi,
infatti lui era di tutta un'altra pasta.
Vabbè, però, ritorniamo al Luraschi, un momento, se non le dispiace.
Ci aveva mica discusso negli ultimi tempi?
Come al solito, discusso,
che poi, si lottava, come poteva succede coi padroni, insomma,
ecco.
Per fortuna che poi quando lui ha lasciato l'azienda
ed è andato in pensione, non l'ho più rivisto.
Sì? No, strano, perché invece, Bandinelli e i suoi amici dicono
di ricordarsi bene, che lei era andato a litigarci a casa,
poco prima che morisse.
Ah.
Boh, sì, forse, ci fu...
Una discussione, una qualcosa, ma poi la cosa finì lì, insomma, ecco.
Non ho capito?
Boh? Forse? O ci fu un chiarimento?
No.
Allora, ora che la mi ci fa pensare sì, ci fu un chiarimento.
Si ricorda anche che fece quel 10 settembre?
Ha un alibi, insomma?
Un alibi?
Se, so 'na sega io che ho fatto il 10 di settembre di sette anni fa.
Perché lei la se ne ricorda?
Ah, io no, ma non è nemmeno morto qualcuno che conoscevo.
Allora, bimbi, si fa un brindisi al grande Alberto?
(insieme) Al grande Alberto e al budello di su' ma'.
Amen.
(MUSICA ALLEGRA)
Bono questo bianchino.
Meglio, però, quest'altro.
(VOCI INDISTINTE)
(CELLULARE VIBRA)
Buona sera.
Salve.
- Come va? Bene.
L'ha già assaggiata la fritturina di paranza?
No, non ancora. E' buona?
Buonissima. Ma anche la caponatina non è male, eh.
Infatti è finita tutta, ma mi gliel'ho lasciata,
perché è bella piena da aglio, ha capito?
Grazie. E' che, sa che cosa? E' che io adesso proprio non ho fame.
Non per l'aglio in sé,
è che non tengo appetito in generale.
Non è questione di appetito,
lei la deve pensare come una medicina, capito?
Per quel suo problemino che ha.
Va bene. Allora facciamo così, l'assaggio.
Ahm.
Mmm.
- A dopo. - A dopo.
Non la sputia.
- No. - Non faccia la bambina.
- Eh? - No, no, non la sputio.
Mi raccomando.
TIZIANA: Massimo.
- Eh? Puoi veni' un momento?
C'ho da fa', chiedi a Marchino, dai.
-Sta facendo il soundcheck con Beppe. - Sì, il grande artista.
Certo, gli rompi i coglioni? No.
Ma poi, perché stai spostando il cestino,
con tutto quello che c'è da fare?
Perché mi faceva tristezza. Dai.
Tristezza. E' una commemorazione funebre.
- Beppe? - Eh.
- Poi veni' un secondo? - No, stiamo a fa' soundcheck...
E' un'emergenza, ti prego. Che emerge... che è successo?
Si è bloccata la porta del furgone
e se non faccio parti' la seconda mandata di frittura,
siamo nella merda. - Non è ancora partita? Ma stanno arrivando.
Porca miseria, andiamo.
- Cosa fai, ma mi lasci qui? - E' un'emergenza,
hai sentito, no? - Capito, ma è un'emergenza pure la mia.
Ho capito, risolvila, dai.
E ora si fa anche le emergenze favorite?
TIZIANA: Io ho provata a aprirla, ma non si apre. Non so come fare.
BEPPE: Adesso ci penso io, aspetta.
Ma sei sicura che non hai chiuso a chiave?
Sì, magari.
Ah.
Grande Beppe.
- Aspe', te do una mano. - Sì.
Subito il pesce, deve parti' immediatamente la frittura,
- e poi... - Ecc...
TIZIANA: No, mica s'è bloccata?
BEPPE: Che ne so?
Sì, porca puttana, sì.
- Come facciamo? Prova ad aprire. - E che ne so.
Ma non c'è la maniglia, come cazzo faccio?
- Aiuto. - Qualcuno ci aiuti.
BEPPE: Siamo nel camion frigo.
Telefona a qualcuno. Chiama qualcuno.
Siamo nel camion chiusi dentro.
TIZIANA: Non c'è segnale, Beppe. BEPPE: Ma perché non c'è segnale?
Ma cosa fai?
M'è preso un calo glicemico, due ore siamo qui.
Ma siamo sempre stati seduti.
E che vuol dire?
No, però, non è serio-professionale. Se adesso esce i' Bonci, cosa fai?
Se esce i Bonci, li metto via. No? Eh.
Ma scusami, ogni volta gli appostamenti li fa la Fusco,
oggi ci siamo noi, cosa vuol dire? Che vuol di'?
Vuol dire che sta incominciando a fidarsi di noi
e che ci affida questa responsabilità.
Si aspetta che siamo all'altezza, non che stiamo con birra e panino
come allo stadio. - Dici? Dico.
Non è perché pensa che 'sta cosa del Bonci sia una perdita di tempo
incredibile, no?
No, magari sbaglio, però.
- Vuoi un morsino? No.
- Piccolino. Mi rimane fra i denti, no.
No, no, no. - Poi c'è il formaggino...
Oh, guarda. CIONI: E' il Bonci?
Che sfiga, oh! GOVONI: E' il Bonci.
CIONI: Eh, sì.
C'ha anche un bustone immenso in mano.
Ho capito, ma, uno sta fermo du' ore, prende un panino,
poi quello li esce fuori di casa. - E' uscito.
Ma un poteva uscire fra un pochinino?
Mi vien da piangere.
No, no, no, Tizzi, guarda, adesso la sistemiamo, eh?
Ma cosa vuoi sistema' che qui ci viene una polmonite, se va bene.
Vabbè, dai, ti do la camicia mia.
Ma cosa mi fa una camicia di lino, Beppe?
- Ci sono -10 gradi, qui dentro. - Lo so, lo so. Qualcosa farà, dai.
E te do pure questo, guarda.
Questo qua, ecco.
Eh?
Beppe?
Ma se stiamo tanto, mica si more?
No, no, non si more, non si more.
- Guarda che -10 gradi si congela. - Lo so, lo so.
Io, io, c'ho il sistema termico incorporato,
perché non lo sai? Vieni qua. Ti scaldo io.
Eh? Vedi?
Va già meglio? - Le braccia, sì.
Vado sulle spalle?
Grazie. - Le spalle, ecco.
Vedi, va meglio?
- Ah. - Brrr.
Scusa per ieri, ero un po' nervosetta.
No, scusa tu, anzi, ero un po' stanco.
Anzi, un po' nervoso, più che altro deluso proprio.
E ci credo.
Comunque senti Beppe, se usciamo vivi da qua, io e te...
Usciamo vivi da qua, stai tranquilla, ma non ti sto riscaldando abbastanza?
Sì, anzi grazie.
Schiena, schiena, schiena, schiena.
Ma tu non hai freddo?
-Sì, ammazza, c'ho freddo tantissimo. Allora aspetta.
- Ti scaldo anch'io. - Grazie.
- Schiena? - Schiena, schiena.
- Collo? - (ridendo) Sì.
- Vado bene? - Ammazza se vai bene.
E io? Vado bene?
Vai benissimo.
Scusate.
Scusate.
- Massimo, siamo nella merda. - Cioè?
E' sparito, un si trova.
Eppure la Tizzi. - Come pure la Tizzi, ma...
..ma quindi so' spariti insieme?
Sì.
Oh, cazzo.
E l'hai provato a chiama' al cellulare?
Secondo te? C'hanno il cellulare irraggiungibile tutti e due, capito?
Ah, sì, tutti e due?
Sì, sì. Tutti e due.
Il problema è che qui è finito tutto al buffet.
Manco le locuste in Kenya.
Non è nemmeno arrivata la seconda ondata dei fritti, ma come si fa?
- Ci s'ha solo du' pesche... - Tranquillo, tranquillo Marchino.
Va bene.
- Li trovo io, tranquillo. Va bene.
Cascasse il mondo li trovo, e questa volta, quando li becco,
non faccio finta di nulla, stavolta.
Ma io che faccio, scusa?
Fai l'omo! Prendi questi e arrangiati.
Mi lasciano sempre nella merda.
PASQUALI: Marchino? Marchino?
Ma quando comincia 'sto benedetto momento musicale?
Si, no. Stavo appunto venendo a dirvi questo,
è che è sorto un problemino.
No, no, no. Non venire a dire a me "problemino", hai capito?
Che mi, devo tornare su in montagna.
Poi, proprio ti, Marchino?
Questo è il convegno dei Cocktail dell'Alpe de Coriano.
Cioè, io non vado a divertirmi, hai capito?
No, no, no. Vabbè. Non dipende da me.
Però siccome, no, s'è creato questo buco nel programma...
E anche nello stomaco. E' finito da mangiare.
Appunto, possiamo fare che iniziamo subito con il suo discorso.
Eh? Anche perché,
farlo dopo la musica, il mangiare, mi sembrava un po' ridicolo, no?
E' la cosa più importante del party o no?
Sì. E' un'idea. Cioè, dice,
diamo rilevanza a ciò che è rilevante, cioè lui,
cioè futuro Onorevole del Montecitorio,
figlio del defunto eccetera.
E poi io, scusate, dopo io andrei, francamente.
Lidia, che dici? Che ne pensi.
No, no, io lo farei andare via. No, cioè...
..io farei prima il suo discorso, adesso, ecco.
Vai, va bene, dai, oh.
- Prego. - Tranquillo. Come abbiamo concordato
PASQUALI: Capito, vai.
Eccoci, salve a tutti.
Ciao, eh.
So che avreste preferito un concertino,
onestamente, lo avrei preferito anche io.
Ma mi tocca.
Mi tocca come figlio, come nuovo capo di questa azienda,
e come politico.
Come figlio, ho poco da dire, conoscevate tutti i' mi' babbo,
e sapevate che era impossibile non volergli bene.
Ma, come politico, voglio ribadire un concetto molto chiaro.
Se mio padre ha commesso un omicidio,
deve essere punito.
Anche da morto.
E voglio ribadire la mia completa collaborazione con la magistratura,
e gli inquirenti, perché la verità viene prima di tutto.
Quindi babbo, fai buon viaggio.
Sì.
Ma ricordati che prima di te, prima di me, prima di tutti noi,
viene il bene del nostro paese.
Viva l'Italia e, soprattutto, viva la Toscana. Grazie.
Grazie.
BANTI: Corradi, mi scusi.
Corradi, mi scusi. - Sì, eccomi.
-Giorgio Banti, SkyTg24, una domanda. - Prego.
Ormai sembra inevitabile la crisi di governo,
e, come minimo, un rimpasto ministeriale,
quali sarebbero i nomi giusti, secondo lei, in questo momento?
Ma guardi, non penso di dover essere io a preoccuparmi di queste cose,
nella maggioranza ci sarà, sicuramente,
chi saprà risolvere questa faccenda.
Però, dopo il discorso che ha fatto al commissariato di polizia,
che ormai sta impazzando in rete, lei è diventato un punto di riferimento.
Non può non dirci qualcosa, almeno sulla questione delle sicurezza,
e sul dicastero degli Interni, che, tra l'atro, è il più discusso.
Ma, se proprio devo fare un nome,
chi, potrebbe garantire la sicurezza a questo paese, meglio di un uomo,
che non è un politico, no, ma un eroe?
Ed è già talmente chiaro il nome a cui sto pensando,
il nostro Capo della polizia, Gianluigi Maria Tassone. Grazie.
Grazie, con questo avemo finito. Grazie a tutti e arrivederci.
Bravissimo.
(GRIDA E GEMITI)
TIZIANA: Sì, sì. BEPPE: Dai.
TIZIANA: Sì, sì. BEPPE: Sì.
TIZIANA: Sì, cazzo, sì. BEPPE: Ah.
(VERSO DI SFORZO)
Massimo?
- Meno male, oh. - Sì, sì, sì.
- Meno male. - Meno male che sei arrivato
Siamo rimasti chiusi dentro, una cosa terribile.
Immagino, terribile, sì.
Oh, stavamo congelando, eh?
E infatti ci siamo dovuti abbraccia'.
Solo un attimo, perché c'avevamo paura de mori' assiderati.
- Stavamo per morire. - Eh! Se non venivi te, guarda.
Invece sei arrivato tu, meno male...
E meno male, eh? Meno male.
Vabbè senti, ma...
..il catering, tutto a posto là fuori, sì?
- Là fuori tutto a posto. Eh.
E' qui dentro che...
..non lo so.
Massimo, ma,
guarda non, non ti fa' strane idee, guarda che non è successo niente.
Alzati almeno la patta.
Schifosi.
Fate schifo, fate.
Secondo te, cosa c'è nel sacco?
L'arma del delitto?
Sì, vabbè. L'ha tenuta sette anni in casa.
Che ne so che c'è, allora.
Boh. Documenti compromettenti, lettere fra lui e il Luraschi?
Faceva prima a bruciarli, no?
Giusto. E' vero.
Vabbè, io vado, mi son rotto. Vado a vede'.
- Dove vai, oh? - Vado a vede'.
Ma non s'era detto di aspettare il buio?
- Non passa nessuno. - Ma che vuol dire che non passa nessuno?
No, guarda che non va bene.
GOVONI: Ha detto pronti a tutto. Vai, cammina.
Una cosa più rilassata.
- Rilassata? Se esce e ci vede? - Rilassato, ma circospetto!
- Circospetto? - Sì, però veloce. Vai, vai.
- Apri te. - Ma perché io, scusa?
Perché ti guardo le spalle, sono più alto, ho una visuale migliore.
Oh, Dio santo.
- Piano, non c'arrivo. - Come non c'arrivi?
CIONI: Stai reggendo te, no? - Sì, ho capito.
- Veloce. - Un attimo.
- Che è? Che sono? - Sono...
- Che è? - Sono...
- Ecco, lo sapevo. - Che?
Che la Fusco l'aveva capito che era una cosa inutile questa.
- Son tutti porno! - Sì, ma chi se ne frega.
Ma mettili via, basta dai.
- Basta. - Ah, questo non l'ho visto, guarda.
Questo qui. Sì, l'ho già visto io. Gnamo.
No, no, no. Guarda non lo voglio vede'.
Ha superato il limite stavolta.
Se solo me ne metto a parla', guarda mi ci viene...
Vabbè, vabbè. Tanto era tanto per dire.
- Senti, piuttosto, ce l'hai i soldi? Quali soldi?
Per riscattare le quote del tu' fratello?
O ho capito male io?
Ma che cazzo stai dicendo Aloisi?
Cioè, io do le quote gratis ai mi' fratello e ora me le devo ricompra'?
Oh, Massimo, che vuoi da me, oh? Io te l'ho detto mille volte:
"Guarda fai una cazzata."
Te l'ho detto da notaio, da amico, da sindaco...
Ho capito, m'era appena morto i' mi babbo, che non avevo mai conosciuto.
Che dovevo fa'? Eh? Ero sconvolto,
psicologicamente.
Confuso, non lo so, ero fragile.
Appelliamoci a questo.
Senti Massimo: o paghi, o paghi.
Come te lo devo di', eh?
Nun c'ho una lira.
E allora cosa voi da me?
E dovevi pensarci prima, invece di fa' lo splendido.
Ma una clausoletta, che ne so, una...
..sai un cavillo.
Una vecchia legge sabauda.
Puoi aspetta' che moia, così erediti, ma insomma mi sembra lunghina.
A meno che non l'ammazzo io.
Eh, bravo. Così vieni anche a fammi compagnia in galera.
Senti Massimo, m'è venuto in mente, a proposito di omicidi,
ma il caso Luraschi, come procede?
E ora cosa c'entra il caso Luraschi?
No, perché io ho seguito la faccenda, sui giornali, ho letto,
e, insomma,
c'avrei delle informazioni piuttosto importanti da darti.
Ascolto.
Guarda Massimino, io qui in galera ho imparato una cosa,
che non si dà nulla, per nulla.
Aloisi ti do una notizia, fori è uguale.
A meno che, tu non sia un imbecille, coglione, rincoglionito,
che regala le quota del suo bar gratis al su fratello.
Che voi, dai?
Mi dovete leva' di cella il mi' nipote.
Perché so' tre anni che me lo ciuccio 24 ore su 24.
E, alla fine, finisce che gli do una legnata nel capo,
l'ammazzo e poi passo tutta la vita qui dentro.
Invece devo regge', perché c'ho un anno solo e poi so' fori.
Eh, ho capito, ma non è facile Aloisi, cioè come faccio?
Allora, te vai dalla Fusco,
e, prima di raccontargli quello che ti sto per raccontare io,
ti fai promettere che va da Tassone,
e mi risolve 'sta faccenda.
Bona, dai. Fatta. Su. Dai. Dimmelo, vai.
Tre giorni prima di morire, i' Luraschi, mi chiamò allo studio,
perché voleva cambiare il testamento.
Ma quale cambiamento?
Voleva aggiungere una donna agli eredi.
FUSCO: Un'altra donna? E chi?
Al telefono non gli ha detto nient'altro.
Dovevano incontrarsi per parlarne di persona,
però, il giorno prima, il Luraschi è stato ammazzato.
Ah.
Eh.
E non ha, nemmeno una vaga idea, di chi possa essere questa?
Qualche sospetto?
Nessuna. Ha solo detto che il Luraschi,
insomma era molto, molto allegro con le donne in generale, quindi,
si tratta solo di... adesso farsi il culo e cerca'!
Oh, che palle, però.
Vabbè, adesso, però. Eh?
Voglio di', non stiamo parlando di Rocco Siffredi.
Comunque se ne bombava tante ma... Vedrai...
Ma non è quello. E' che adesso mi tocca...
..chiamare il Tassone, no?
Ah.
Sicuro mi tiene mezz'ora a parlarmi di caprioli affumicati
e altre priorità del genere. Possibile.
Vittoria. Vittoria,
ma lei non sa che piacere mi procura sentirla.
Eh, mi scusi se la disturbo in vacanza.
No, ma che, non si deve scusare, intanto, e poi, comunque,
non sono in vacanza. Sono qua a un convegnetto,
sì, una roba... Vabbè, sempre in trincea,
diciamo, come da tutta la vita.
Sì, certo, immagino.
Guardi la chiamo per una questione un po' delicata.
Beh, e mi dica tutto. Sono tutto orecchi.
Si ricorda il Sindaco Aloisi?
E certo che me lo ricordo, quel malfattore infame,
l'ho buttato in galera io stesso e spero che lì marcisca. Eh?
Esatto. Ecco, mi ha rivelato delle informazioni importanti per un caso,
però, in cambio,
vorrebbe essere spostato di cella,
perché non vuole più stare con suo nipote.
Lo capisco, sa cosa diceva mio padre?
"Se vuoi vivere sano, dal parente devi stare lontano."
E, infatti, lui
se n'è fuggito in Brasile con una "sciampista" di Vigevano.
Guarda la merda, ci ha lasciati da soli. Ma lasciamo perdere.
Lasciamo perdere.
- Quindi, ci pensa lei? Ci penso io. Naturalmente,
ci penso io. Faccio due telefonatine e l'aggiustiamo così.
Si fidi. E però adesso, mi dispiace, Vittoria, la devo lasciare,
che c'ho qua una rognetta che devo... Vabbè.
- Arrivederci. Grazie. Grazie. Alla prossima. Ciao.
Questa, mannaggia.
Eh... scusatemi, quando chiama Pineta, è come se chiamasse la mamma,
non è che puoi non rispondere.
Allora dove eravamo rimasti?
No, i signori, qua, mi stavano dicendo
che al Governo, ormai, son partite le offese in faccia
e pugnalate alla schiena, capito?
Ha capito, sempre meglio del contrario, comunque.
- Eh? - Che cosa?
E' peggio le offese alla schiena.
L'offesa alla schiena è normale, io lo faccio già.
- Sì, ma la pugnalata... - Ah, la pugnalata in faccia.
Signori, non proprio in questi termini.
Però, diciamo sì, che c'è una certa difficoltà nel governo, ecco.
E quindi?
E quindi, l'unica strada percorribile,
sembra essere un rimpasto a livello ministeriale.
- Ah. - Capito?
C'ho un rimpastino balneare, come ai vecchi tempi, capito?
Beh, i sondaggi sono chiari, eh.
Dopo il discorso di Corradi, è partito l'hashtag
"bastapolitica".
Quindi, come suggeriva lui,
per il dicastero degli Interni,
stavamo pensando ad una figura sopra le parti.
E, purtroppo, purtroppo questi giovani con questa "ascistag",
no, come diceva lui, no?
Queste nuove droghe, e che vuoi fare, come le argini?
No, no. L'hashtag è una sorta di motto,
di slogan. - Ah, è una moto?
I giovani, direi tutto il paese,
ha bisogno di una figura simbolo, di un uomo in cui si può riconoscere.
E questo è anche un pochino merito mio.
Sì, bravo, bravo Pasquali. Bravo.
E chi sarebbe quest'uomo simbolo?
(insieme) Lei. - Lu.
Lu?
- Io? - Eh, sì, certo.
Sennò noi perché saremmo qui?
Eh, no, effettivamente, sennò perché sareste qua, a vedere il panorama?
Allora, ci dica.
No, no. Aspetta, aspetta, aspetta.
- Prima de andare avanti, - Sì.
mettemo un po' in chiaro i fondamentali.
Perché, sennò, qua si rischia de mettere il carro davanti ai buoi.
- Cioè, giusto? - Giusto.
Guai, mettere il carro davanti ai buoi, non si fa.
No, chi lo tira poi il carro, bisogna metterli dietro.
Dietro ai buoi, no? Davanti i buoi,
e dietro il carro.
E, semmai, il famoso pelo che tira, ma questa è...
..un'altra storia. - Mi scusi.
Allora, prima questione.
Noi, qua, ce stemo giocando il posto di Capo Della Polizia.
Se 'sto Governo poi cade,
a che demo la colpa?
Ma, soprattutto, dove ci ricollocate? - Eh?
Secondo. Il qui futuro presente Ministro,
potrà avvalersi di consulenti esterni?
Guardi, forse non ci siamo capiti.
Questo è un momento davvero molto difficile,
siamo nel mezzo di una pandemia,
con tutto quello che ha comportato per il paese,
non è che siamo al mercato del pesce. Noi Siamo venuti,
per conto del Governo Italiano... - No, no, no.
No, no. Questa cosa che ha appena detto, no, io non l'accetto però.
E no, no, no. - Cosa, scusi?
Non l'accetto, come che cosa?
Venire qua, in montagna, a parlare male
di un luogo sacro come il mercato del pesce.
Ma, ma, ma, no. Ma un luogo pieno di gente onesta che ci lavora.
Tra l'altro, anche un mio cugino che mi passa certe spigole, che...
Ma, ma, comunque, un luogo dove lei, io, chiunque,
può comprare il polipetto, l'acciughetta,
le mazzancolline e tutte... E dove lo compriamo il pesce?
Come facciamo senza pesce? Me lo dica lei. Non lo so! Eh!
-Certo, il mercato è importantissimo. - Ah!
Anzi, ci mancherebbe.
Però, adesso, accantonando un attimo questa questione di natura ittica,
diciamo... - Appunto.
La proposta di incarico incontra il suo favore?
Ehm... (PASQUALI BISBIGLIA)
Concedetemi un momento di riflessione.
- Certo. - Pasquali?
PASQUALI: Sì, scusate.
Che c'è?
(MUSICA DI TENSIONE) Che dici, Pasquali?
- Accettiamo? - Ma certo che accettiamo.
Certo. Però, Eccellenza, Maestro Jedi, la imploro,
non tornemo in auto.
Perché mi ho fatto mille chilometri de macchina. Mhm?
Non ti preoccupare. Ci penso io.
Massimo.
Fai un giro di birrette, vai.
Fate da voi, bimbi, io non ci sono.
Oh, ma cos'ha? EMO: Boh.
Ma cosa c'hai?
Niente, prendo la mia roba e vò via.
Ma dove vai?
Non lo so dove. Comunque lontano.
E allora stacca la corrente, che il camposanto è dietro l'angolo.
E se non vuoi fare la fine del Luraschi, occhio alla scaletta, eh?
Guarda, magari morissi, così...
..gli starei sulla coscienza per sempre.
A chi, alla Tizzi?
Alla Tizzi e a quell'altro.
E voi sapete chi.
Allora è vero?
Che Beppe con la Tizzi... - Shh! Bono. Bono. Bono.
Dai, Massimo, vieni qua, non fa' la vittima.
Ma quale vittima?
Figurati.
A me mi dispiace solo per il mio bimbo, che cresce senza il su' babbo.
Ma tanto la Tizzi a questo voleva arrivare, eh?
Il tempo di affezionare Ampelino a Beppe,
e Massimo Viviani, ciao.
Massimo, questa è paranoia.
Dai, ma poi Massimo, scusa, ma se anche fosse,
ma te cosa fai, molli baracca e burattini e te ne scappi?
Meglio che resta' qui e farsi prendere a pesci in faccia.
Oh, bene, la squadra al completo.
Proprio voi cercavo.
Ah, guardi, se non sa come ringraziarci per l'arresto del Bonci,
ci offre un giro di sprizzini e siamo pari, eh.
Beh, quello mi sa che dovrete offrirlo voi a lui,
visto che l'avete infamato senza motivo.
PILADE: Ma perché, non è stato i' Bonci?
Mi sa proprio di no.
Allora chi?
Allora, sentite, non ho tutto il pomeriggio quindi,
per favore, le domande le faccio io. Va bene?
Dica, dica.
Allora ci risulta che Luraschi avesse un'amante.
Eh, una per notte.
Sì, ci risulta anche questo, ma a noi ce ne serve una in particolare.
Quindi se mi date dei nomi, noi iniziamo con le verifiche.
Beh guardi, di sicuro, si sa che gli garbava tromb...
Vabbè, insomma, sedurre, diciamo, le dipendenti no?
- Ma proprio tutte, tutte, eh! - E' andato anche con la Lucchesi.
Ma chi con la Paola?
No, con quella che c'aveva la tabaccheria.
No, no. Quella andava col Checcacci.
Il Luraschi andava con la moglie del su' cognato, Germana.
Sì. Vabbè, insomma, s'è capito, il Luraschi era così.
Più era ingarbugliata la faccenda, più lui s'attizzava.
Sì, ma questa Germana dove la trovo?
Al cimitero, è 10 anni che è morta.
Bimbi, sentite io ci dovrei parlare con qualcuna di queste amanti,
quindi, se fosse viva, no, sarebbe meglio.
Beh, e ci sarebbe la Lucianona.
E chi è che non è andato con la Lucianona?
Io.
Va bene, ma Lucianona come? Come fa di cognome?
No, senta, comunque, il cognome non si sa,
però la trova facile, eh?
Sta in Via Leopardi, all'angolo con la Coop.
Anzi, guardi Dottoressa, già che è là,
faccia un salto anche dalla mi' figliola, sta a due portoni dopo.
Giusto, anche la tu' figliola.
- Eh. - Ma giusto cosa?
E' che, col Luraschi c'è andata anche lei.
Ma cosa dici, Emo?
La tu' figliola guarda che era la mia ex moglie?
E che dici, lo saprò?
Ma, ma quando è successa 'sta cosa?
E successe... Quando non ti si poteva di'.
Ma un ci posso crede'.
Adesso. Ma m'ha messo le corna pure con quel vecchio?
E ora vecchio. Era sempre in forma, eh. E poi...
Ma, ma, ma smettila. Oh, che gesto è?
Ma no. Ma dai.
Beh, comunque, lei già so dove trovarla.
No scusami Vittoria, se permetti, con la mia ex-moglie,
che m'ha riempito di corna, ci parlo io. Scusa, eh?
Massimo, per favore, c'è un'indagine.
Vittoria, per favore te.
I panni sporchi si lavano in famiglia. Su.
Ma quale famiglia, che siete separati da una vita.
Appunto. E' arrivato il momento di guardarsi in faccia
e raccontarsi tutto. Te vai a interroga' le altre,
che alla mia ex-moglie ci penso io.
Ma più di quindici anni, eh. Dai.
E' che gli frizza così tanto, perché l'hanno appena cornificato!
Ma sai a me cosa me frega di quei due merluzzi congelati!
Ma vai.
Per piacere.
Certo l'ha presa bene, eh?
(insieme) Oh!
Oh, Massimo.
- C'hai Carlo in casa? - No, è al lavoro. Perché?
E' perché ti devo di' 'na cosa abbastanza imbarazzante.
Soprattutto per te.
Prego, eh, avanti.
Attenzione, attenzione.
A tutti gli amanti in casa!
Uscite fori dall'armadio,
tranquilli, eh, non so' il marito.
Cioè lo son stato, ma ora, per fortuna, non lo sono più.
Massimo, ma che ti sei bevuto il cervello?
Io capisco Carlo.
Cioè, va bene, eh?
Anzi, è un classico, no?
Il dottore e l'infermiera. Ci sta tutto!
Ma come hai fatto a tradirmi col Luraschi?
- Cosa? - Ma co...
Io non lo so te c'hai bevuto, ma di sicuro, guarda, hai esagerato.
Smetti di fa' i' teatrino, via. Me l'ha detto tu pa'.
Io guarda, dopo tanti anni che c'entrava?
Io lo dico sempre che lui è proprio un imbecille.
No, no. Qui l'unico imbecille sono io,
che mi son fatto prende' per i' culo per tutta la vita.
- Altro che. - Eh. Saranno stati du' mesi.
- Su via. - Ahia.
E poi, guarda, non la fa tanto la vittima,
che all'epoca te sbavavi già dietro la Tizi!
Cosa? Cosa?
S'è visto dopo com'è andata a fini' o no?
Dopo, non durante.
Fa molta differenza. Io a te, Laura, non te l'ho mai messe le corna.
Punto.
Ma perché non sei bono, mica perché non volevi.
Vabbè, comunque, io
stavo tutto il giorno a farmi il culo al BarLume,
per paga' il mutuo e te qui nel nostro letto con...
..con quella tartaruga egizia.
Ma cosa dici?
Guarda che il mutuo l'ho sempre pagato io.
E poi puoi sta' tranquillo, perché noi non è che si faceva qui dentro.
No?
No.
E dove si faceva?
Ma cosa te ne frega?
No, ma invece può esse' importante. Dove?
Dai.
E su, è passato tanto tempo, via. Dove? Dimmelo.
Si andava in una casa in campagna. Un posto un po' romantico.
Una roba da signori.
E dov'è che si troverebbe questo romanticissimo scannatoio?
Perché? Vuoi andare a darli fuoco?
E magari ci provo.
Ma quanto ci hai messo?
Lascia perdere, guarda. Prima mi ha fatto aspettare mezz'ora
e poi non mi mollava più.
- Chi? - Il Corradi.
- Per queste. - Ah.
E t'ha fatto storie?
Macché. Era disperato, perché gli ho detto che il padre è innocente,
e gli va contro la campagna elettorale.
Guarda, se vince le elezioni, io mi trasferisco all'estero, te lo dico.
Allora lo voto, così ti schiodi da casa mia.
Brrr. Sembra una casa di fantasmi.
Ha detto il Corradi,
che dalla morte del nonno, non è più venuto nessuno qui.
- Qui, di sicuro, l'hanno fatto. - Ma chi?
Il vecchio con la mia ex-moglie.
Guarda, mi sembra di vederli.
Tutti aggrovigliati, sudaticci. Bleah!
Ah, che immagine orribile.
MASSIMO: E magari l'hanno fatto anche per terra. Che schifo.
Guarda un po' qua?
"Ti ho aspettato una vita".
MASSIMO: "Adeloide".
"Adelaide".
Che "Adeloide"? E guarda un po' la data?
Esattamente un mese prima della morte del Luraschi.
- Ah. - Eh.
- Ma chi è Adelaide? - Eh?
Oh, e se magari fosse una sua dipendente?
A da' retta ai Bimbi, era lì che faceva caccia grossa lui.
Bravo.
(LINEA LIBERA)
Govoni,
mi controlli se tra i dipendenti della Farmesis,
c'è una certa Adelaide?
O Adeloide.
(MUSICA DI TENSIONE)
Mhm.
Ottimo. Grazie.
Adelaide Menchi, ufficio contabilità.
E' sua la dedica?
Sì, non me lo ricordavo nemmeno.
Che cosa? - Di avergli fatto un regalo.
Senta non ho alcuna ragione per mentirle.
Siamo stati insieme, forse un mese, neanche.
Una cosa così, senza senso.
E, però, dalla dedica sembrava molto coinvolta.
Ma all'inizio siamo tutte un po' illuse, no?
Poi una, si rende conto di non essere l'unica,
e sparisce.
Oppure rimane per interesse.
Cioè?
Cioè, che poco prima di morire,
Luraschi voleva inserire una nuova erede nel testamento.
E perché dovrei essere io?
Beh, perché, a giudicare dalla data della dedica,
il cambio all'eredità lo stava facendo per lei.
Gliel'ho detto, non sono l'unica.
E... E poi non sono quel genere di donna.
Non mi piace farmi aiutare.
Però vedo che apprezza le cose belle, casa di lusso, vestiti firmati.
Come fa con il suo stipendio da contabile?
Mi aiutano i miei.
E allora vede, che le piace farsi aiutare?
Sì, ma non dagli uomini con cui sto.
Se non ci crede, lo chieda a mio marito.
Dopo il divorzio avrei potuto lasciarlo in mutande,
invece non gli ho chiesto neanche un euro.
Forse perché aveva già trovato qualcuno di meglio?
Mi dispiace.
Ha scelto l'amante sbagliata.
E quale sarebbe l'amante giusta, secondo lei?
Non lo so, ne ha avute talmente tante.
Bene.
Allora mi scusi, se sono stata un po' dura.
E se le dovesse venire in mente qualche cosa,
questo è il mio numero, d'accordo? - Perfetto.
Mi raccomando: non si muova da Pineta.
Ah, non si preoccupi.
Le mie ferie sono già terminate.
Dai Pietro, vieni a fare merenda, vieni dentro.
Ciao Pietro, che bella bici che hai.
Me l'ha regalata la mi' mamma al compleanno.
Ah, sì? E quanti anni hai fatto?
Sette. - Sette, eh?
Allora tanti auguri.
FUSCO: Arrivederci.
Arrivederci.
Dai, vieni. Andiamo. Quanta fame hai?
Ampelio?
Ma ti sei messo a dormire da solo?
Amore?
Beppe, ma sei impazzito?
Ma che ci fai nel lettino?
Dov'è Ampelio? Dov'è?
E io che ne so, scusa?
Mi ridai il ciuccio?
- Posso? - Sì, sì, certo.
Meglio che mi riposi ora, perché poi quando si sveglia...
- Eh, loro si ricaricano. - Eh, sì.
- Anche molto in fretta. - Sì.
Via.
Mi preparo alla battaglia.
Che stai facendo?
MASSIMO: Palloncino.
Ne vuoi uno?
- Posso? - Avoglia.
Tieni.
Soffia forte, però, eh?
Forte. Vai.
Niente?
Ma io non ci riesco.
E' difficile. Io ci ho messo anni di pratica,
Tieni questo, dai.
Come si dice al signore?
Grazie. - Prego.
(CELLULARE SQUILLA)
MASSIMO: Ecco.
Tenga. ADELAIDE: Grazie.
ADELAIDE: Pronto?
No, dai, sono al parco con Pietro.
Ma no, ci si sta divertendo un monte.
Sì, dai che torno. Torno presto.
Dormi ancora per un po'. Dai, fermo, dormi.
Non ti svegliare, dormi.
Dormi, Ampelino, dormi.
Che fai? Indugi sui bei ricordi?
- Eh? - Eh, no, dico?
Frigorifero.
Ah, sì..
Che c'è?
Niente. C'avrei bisogno di una vacanza, ma tanto prima di ottobre.
Eh, dai.
Tra giorni è finita, non c'è più nessuno,
una giornata te la puoi pure prende', eh? Se tu vai dove dico io,
stacchi de tutto, ti resetti come un computer.
- Una clinica dove fanno gli elettroshock? - No.
Le Terme di Saturnia.
Due ore siamo lì, ce ne stiamo a mollo quanto te pare,
te puoi pure portare il telefonino, tanto non prende.
Che dici?
E che dico? Dico che mi piacerebbe.
Ma è meglio di no, Beppe.
Ma guarda che se è per Ampelio, ce lo portiamo.
Ma no, è per Massimo.
L'ha presa troppo male.
Ieri gli ha regalato un ciondolo con una sua foto, e gli ha detto:
"Ricordati, che il tu' vero babbo, so' io."
Guarda, lo dice soltanto per farti venire i sensi de colpa.
E lo so, però ci è riuscito.
E forse un po' c'ha ragione.
Ma come? Ma proprio adesso che ce l'abbiamo fatta, Tizzi?
Beppe, mi dispiace un casino.
Io, con te, ci sto benissimo.
Ma come si fa?
Cioè, sei i' su' fratello.
Lo zio di suo figlio.
Ho capito però, per far star bene lui, dobbiamo stare male noi?
Tanto io starei male comunque.
(NOTIFICA)
Ecco, lo vedi a proposito di Ampelio, la babysitter sta staccando,
e io devo corre' a casa.
Scusami.
Figurati, tanto.
Tanto de che dobbiamo parla'?
Oh!
"Oh" tu a me non me lo dici.
Va bene? Anzi, vedi di stare più attento, chiaro!
Ok, però magari pure tu vai un po' più pianino?
Ciccio,
questo posto l'ho fatto io.
Ci lavoravo, ancora prima, che te mettessi le scarpe. Intesi?
- Lo, so, ma questo non vuol dire... E invece vuol dire.
Vuol dire che devi portare rispetto!
Non ho capito, scusa?
Invece, secondo me, hai capito benissimo.
E, visto che ci sei,
fatti anche due conti con la coscienza.
T'ho regalato le quote, t'ho lasciato il mio bar,
i miei amici.
La donna con cui ho fatto un figlio,
forse la potevi lasciar stare, o sbaglio?
Eh, no, eh!
Guarda che io a te non ti chiesto niente, Ciccio.
Sei te che hai mollato il bar, gli amici,
tu' fio,
per andare a vivere una nuova vita.
O forse per scappare dalle tue vecchie responsabilità.
Quindi, se adesso le cose non ti vanno bene,
beh, du' domande fattele.
(VOCI IN SOTTOFONDO DALLA TV) Permesso.
MASSIMO: Vieni, vieni, vieni.
Entra pure, fai come se fossi a casa tua.
Ah, ah, ah.
Senti, Massimo, ti volevo ringraziare per il trucchetto del palloncino, eh.
Allora era suo, giusto?
Sì, guarda, dal DNA risulta sicuro al 99%,
che il bambino di Adelaide è figlio del Luraschi.
Te l'avevo detto, eh?
Ma com'è che l'avevi capito?
E se mi lasciavi parlare, io forse,
t'avrei anche spiegato.
Ce l'hai ancora le chiavi dello scannatoio?
Sì, certo.
Eccole.
Quella grande. Guardala.
Questa?
Quella ce n'ha una copia uguale l'Adelaide.
- Ah. - Eh.
Ma dici per ricordo?
Non credo per ricordo. Non lo so, voglio di', boh. Che ne so.
Anzi, non so neppure, se sia possibile,
che lei l'abbia ammazzato per davvero.
Anche perché, se Luraschi voleva cambiare il testamento,
sicuramente sarebbe stato a suo favore, no?
Per via del bambino, quindi...
Certo.
(SI SCHIARISCE LA VOCE) Certo, ma magari...
..ha cambiato idea all'ultimo.
Ma cosa fai, Massimo?
Niente, è che è tardi, no?
Dai. Vai a dormire tranquilla a letto, su, dai.
Guarda che manca ancora un passaggio però.
Si però vedrai che domani mattina,
dopo una bella dormita, arriverà subito.
Ma quando arriviamo?
Ehm, vedo la Corsica, quindi direi, poco più di un'ora.
Pensavo andasse più forte 'sta caccavella.
Come scusi?
No dicevo... Pensa...
Quando arriviamo, che cosa facciamo?
Ehm, atterriamo all'Urbe.
Ah. A Lourdes?
No, all'aeroporto dell'Urbe.
Ho capito a Lourdes.
Poi, con un'auto blu, andiamo direttamente a Montecitorio,
per una riunione informale col Presidente del Consiglio.
- Sì, certo. - E poi abbiamo un pranzo col suo predecessore,
per parlare dei dossier ancora aperti, e alle 15...
Ah!
Ma non è Pineta, quella?
- Scusi? - E' Pineta, quella?
Quella è la costa litoranea tra Pisa e Livorno?
Ehm, non saprei.
Guardi Eccellenza, ecco. Eccola Pineta.
E' dietro al monte.
No. Quella... No, Pasquali, senta, senta, senta.
Mi dia... No, senta, senta qua il cuore.
- Mamma mia che spettacolo. E' un'emozione forte.
E vede quel puntino laggiù?
Quella è la mia umile dimora.
Ah, ho capito, senta.
Dato che... Venga. Dato che quella è l'umile dimora di Pasquali,
non è che noi possiamo scendere un attimo, così lui va a casa 5 minuti?
No, mi dispiace.
Magari ci andiamo pure a fare una bevuta al BarLume, io e lei?
No, mi dispiace.
Signora, veramente, du' minuti, guardi.
E' che abbiamo un'agenda molto fitta, capisce?
E poi, questo è un volo di Stato, non possiamo deviare dal percorso
senza un'autorizzazione. - Beh, la do io l'autorizzazione.
E no, non lo può fare. - Che problema c'è?
Perché lei non è ancora il Ministro, voglio dire, formalmente, non lo è.
Ma la facciamo dopo, e poi la retrodatiamo.
E poi, comunque, non sarò il Ministro,
ma sono sempre il Capo della Polizia Italiana.
Allora, non sono mica una guardia giurata della Standa? Eh.
Oppure, non lo diciamo a nessuno,
ed è fatta. - Bravo. Bravo. E' fatta così.
Lasciamo perdere, e non abbiamo neanche scartoffie tra le mani.
E, ma dove atterriamo, scusi.
Atterriamo? Atterriamo in uno spiazzo qualsiasi.
Pineta è piena di spiazzi, signora.
Poi, lu era Questore, quindi fa una telefonata,
e ce lo creano lo spiazzo, istantaneo.
Per esempio, là, lo vede vicino alla casa bianca?
Eh? Lì, alla casetta. Quello spiazzo lì va benissimo.
Va bene, dice? E' sicuro?
L'elicottero atterra alla Casa Bianca, è giusto.
E' rimasta spiazzata?
Atterriamo. Pilota, possiamo atterrare, alla casa bianca.
(MUSICA DI TENSIONE)
Quelli sono i soldi per Adelaide, giusto?
Abbiamo controllato in banca,
ogni primo del mese, versa 2.000 euro in contanti.
- Da sette anni. - In cambio del suo silenzio.
Ha visto?
Alberto, con quel testamento, voleva fare uno scherzo al su' figliolo,
e senza saperlo, l'ha fatto alla su' mamma.
Eh, già.
Ma vi aspettavo, sa?
Quando Matteo m'ha detto,
che volavate le chiavi, ho capito che era questione di poco.
E ve lo devo dire,
è un sollievo per me.
Perché mi sono tenuta troppo tempo questo segreto.
- Capisco. Ah, no, lei non può capire.
Io l'amavo il mi' marito, sa?
Ma quando mi disse,
che voleva togliere l'eredità al mi' figliolo Alberto,
dopo tutto quello che avevamo fatto per lui,
non c'ho più visto.
Sì,
l'ho fatto cadere dalla scala,
il resto lo sapete.
Che fate, mi mettete le manette?
Ma no, signora, basta solo che ci segua.
(ROMBO DI ELICOTTERO)
Ma che succede?
Tassone?
Ha visto che l'abbiamo trovato lo spiazzo? Eh?
Quello non è Pasquali?
Ma...
TASSONE: Vittoria? PASQUALI: Fusco?
Siamo atterrati sulla Fusco?
Ma che coincidenza è questa?
Eh, no. Coincidenza lo dico io. Ma cosa ci fa...
Allora, ma che è... Non mi dica che è qua per arrestare qualcuno?
Veramente sì.
Ah, lei è sempre sul pezzo.
Eh, Commissario Fusco, è una garanzia.
Però, adesso, lasci perdere il lavoro, che ci pensa Viviani.
Perché non viene a farsi una granitina,
insieme al nuovo Ministro degli Interni?
Ma perché, dov'è?
Eccolo qua.
- E' lu. - Eh!
Non ci posso credere.
- Congratulazioni. - Grazie.
Ma a questo punto,
perché non ci andiamo a bere qualcosa tutti insieme, eh?
- Anche la signora, magari. - Anche la signora.
E' arrestata? Ma venga anche lei, tanto la prigione la aspetta, sa?
10 minuti in più, 10 minuti in meno, che vuoi che cambi, eh?
Voi non potete neanche immaginare,
con quale senso di responsabilità,
e con quanta umiltà,
il nostro beneamato ha accettato questo incarico,
che è molto, molto gravoso.
Ah, grazie Pasquali, sempre un po' esagerato.
E comunque, tutto questo non sarebbe stato possibile,
senza i nostri successi, qui a Pineta.
Per cui, il primo brindisi,
va dritto e filato alla Dottoressa Fusco e alla sua squadra.
- Fusco. - Cin cin.
- Certo a saperlo prima, però. - Cosa?
No, dico, avremmo lavorato peggio, no?
- Come? - Eh, sì, così sarebbe rimasto...
..per sempre qui con noi,
invece di vederla volare verso alti lidi.
Ah, che belle parole, che dolcezza, che donna meravigliosa.
Se non fossi sposato, guardi, io... - Comunque lei non è sposato
- Infatti. Cin cin. - Cin cin. Viva.
Che faccio, stappo un'altra bottiglia?
Stappi, stappi, "Guinizzelli", tanto mica devo guidare.
TIZIANA: Guazzelli.
Un applauso per la nostra meravigliosa barista,
la signorina Guazzelli!
Vabbè, intanto scusa per le cose che ti ho detto l'altra volta.
No, ma che dici. No, anzi, c'avevi ragione te.
A un certo punto, bisogna guardarla in faccia la realtà.
E infatti, infatti.
Forse, infatti, secondo me,
è meglio che ti riprendi le quote del bar, e ciao.
Eh?
Io ti ridò le quote, gratis, un regalo, come tu hai fatto con me,
e la chiudiamo qua.
Beppe, mi devo preoccupare? Che succede?
Che succede, Massimo, dai.
La Tizzi, cioè questa situazione,
io mi arrendo.
C'ho sofferto tanto, eh, ma non c'ho più voglia, Massimo, dai.
A chi lo dici, guarda. A chi lo dici.
A un certo punto, uno si deve dare pure un freno,
se ne deve fare una ragione. - Son d'accordo.
Son D'accordo, guarda anch'io...
Sì, sì, però per me la situazione è un po' più generale,
perché io ancora non c'ho 'na casa, un lavoro, non c'ho una famiglia.
Lo dici a me? Lo dici a me? Guarda...
Sì, però adesso, Massimo, mi stavo lamentando io, va bene?
Hai ragione. Io dopo.
Grazie. Comunque dicevamo.
Tu te riprendi le quote del bar e io parto.
- E dove vai? - Non lo so.
Me trovo un lavoro qualsiasi e vado. Ma quale lavoro, Beppe?
- Non sai fare una sega di nulla? - Una sega di nulla? Ma scusa.
Posso anda' a suonare nei locali. - Pi, pi, pi, pi.
Ci sono un sacco di locali a Roma. Oppure sai che faccio?
Me ne vado in Argentina. Vado a suonare nelle milonghe.
Mentre le altre coppie ballano, felici.
Beppe? Non lo fare.
- Che cosa? - Dai, non puoi lasciarmi.
Su. Nei casini, col bar, i bimbetti,
Tiziana, dai.
Ma come, ma me l'hai detto tu: "Questo è tutta la mia vita."
Ho capito.
Ma una vita di merda.
Avanti, ho rovinato i rapporti con tutti,
speravo che con te, invece, le cose andassero un pochino almeno a modino.
- Diteglielo anche voi, dai. - Chi è?
Ma dove vai? Diteglielo. Ma dove vai?
- Dove, eh? Dove? - Non lo so.
Beh, io intanto parto, poi vedo.
Però voi non vi preoccupate per me, io, io me la cavo.
No, ma noi non è che ci preoccupiamo per te,
ce ne frega una sega, no, no, no. Ci preoccupiamo per noi.
Perché, oramai, dai, purtroppo ci siamo affezionati.
Voglio dire, restassi qua, anche solo per soffrire, va bene uguale, via.
Ma perché? Che è una medicina che uno deve soffri' per forza?
Ho capito, ma... (COLPO DI TOSSE)
.se c'è toccato questo? Via, questo.
Dai, su.
Beppe, vieni su, eh? Un abbraccione.
L'abbraccio?
- Abbracciamoci. - Dai, bravo.
Questo ci vole nella vita.
Questo.
Guarda. Questa è la tu' famiglia.
E loro non ti tradiranno mai, ci saranno sempre per te.
MASSIMO: Bimbi, ma ci volete bene?
Ma certo che vi vogliamo bene.
("E LA VITA LA VITA" COCHI E RENATO)
Bene. Molto bene.
Sottotitoli a cura di SKY ITALIA
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