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("FIDATI DI ME" DI SIMONA MOLINARI IN SOTTOFONDO)
Caro Marco, tua sorella Manuela non se la sente,
quindi tocca a me dire due parole.
Niente, sei stato un collega... particolare.
Sapevamo che il cementificio non era il tuo lavoro ideale,
anche perché eri molto più intelligente di noi.
O forse eravamo noi a essere più stupidi di te, no?
GIANLUCA: "Caro Marco Mancini,
chissà dove sei adesso, visto che non credevi nell'aldilà,
ma gli atomi e le equazioni a cui tenevi tanto ti terranno compagnia.
Insomma, pace all'anima tua."
Niente, io avrei finito.
(APPLAUSI)
Grazie, Massimino, per essere venuto fin dall'Argentina.
Figurati, Manuela, è il minimo.
(sottovoce) Se puoi non dire a nessuno che sono qui...
Grazie, tanto io fra un paio di giorni torno nella Pampa.
Guarda che a casa di Marco puoi restare quanto vuoi.
Grazie, ma non è quello.
E' che proprio non ne voglio sapere né dei bimbi, né del BarLume,
né di Pineta in generale, diciamo.
Come mi dispiace, Massimo.
Anche a me. E' tanto che non vedevo Marco, ma...
No, io dicevo...
Speravo che fosse l'occasione giusta perché tu decidessi di tornare.
Il BarLume non è più lo stesso da quando non ci sei.
- Ho capito, ma non è semplice. - Noi siamo esseri umani.
Abbiamo bisogno di stare nel posto dove siamo cresciuti,
accanto alle persone che ci vogliono bene per davvero.
Ma tu che cazzo ci fai a 10.000 km di distanza? Me lo spieghi?
- Eh... Che ci faccio? - Eh. Che ci fai?
- Ho un paio di cose... - Lasciatelo dire, non ti dispiacere...
- però io ti vedo male. - Ma come, Manuela!
- E' chiaro, siamo al funerale di Marco... - No, no, no.
Cosa no?
Io ti vedo male a prescindere.
A prescindere... Grazie.
A proposito di mio fratello...
Tieni. Questa l'ha scritta Marco, prima che volasse di sotto.
E' triste, eh.
- Triste? - Molto.
Bene.
Grazie mille, arrivederci.
- TIZIANA: Due Negroni col Cynar al cinque. - Col Cynar mi rifiuto.
- Marchino! - Ci parlo io. - Non farmi perdere altri clienti!
- BEPPE: "Mortacci tua!" - Piano! Se si blocca, sollevalo dal basso.
- Da sotto? - TIZIANA: Sì.
- BEPPE: Ah. - TIZIANA: Bravo. - Non lo sapevo, scusa.
- Ma non l'hai riempito ieri il frigo di sprizzini? - BEPPE: Sì,
- ma i bimbi ne bevono una trentina al giorno. - Una trentina?
Quando basta. Poi sono pure dei... Com'è che dite voi? Dei troiai.
Gli piacciono proprio per quello.
Senti, Tizi, comunque... Grazie.
- Ma di che? Per così poco! - No, dico per il pianoforte.
Per me è un regalo sentirti suonare.
E poi, per una volta che vanno bene i conti qui, reinvestiamo, no?
- Se lo dice il capo... - Anzi... - Che?
- Magari dovrei offrirti una cena. - Ma no, Tizi. Una cena, dai...
- Se pensi ancora alle pallavoliste, lasciamo perdere. - No, figurati!
No, intendevo un'altra cosa.
Intendevo dire... No, Tizi, non offri tu, ecco.
- Ho deciso io, offro io. Tu offri la prossima. - Se insisti...
- Insisto. - Va bene, allora... quando?
- Stasera? - Addirittura?
- Andata. - Chiamo la baby-sitter e la blindo per la serata.
Io finisco di sistemare i troiai.
Bimbi...
La Tizi... mi sa che sta per capitolare.
- Ci offre un giro di sprizzini? - No, è meglio!
Cazzo, al centesimo dovrebbero offrircene quattro.
- Sarebbe sacrosanto. - Io sto parlando di Beppe.
- La gelosia non perdona. - Speriamo che sia la volta buona.
- Sarei più contento anch'io. - Voi vi accontentate di poco.
Che cosa vorresti dire?
Bimbi, il Capo della Polizia si è dovuto dimettere
perché a una conferenza stampa ha preso dalla tasca un perizoma.
- Vi sembra normale? - Si distrae un po', no?
- Deve lavorare, altro che distrarsi! - Ehi, bimbi!
- Zitti, ora c'è Checcacci. - E' incredibile!
- Ci mancavi tu. - Mia sorella ha visto Viviani a Pineta.
- Dove? - Davanti al cimitero.
Tua sorella ha ritrovato le chiavi del mobiletto dei superalcolici?
- Basta, "briai"! - "Briai" a noi?
- Mia sorella non tocca una boccia da tre anni. - Usa la cannuccia?
Venite a parlarci voi. Ma guarda...
Ma se questa storia fosse vera?
- Andiamo. - Andiamo a sentire.
- Arriviamo! - EMO: Aspetta!
Mi rendo conto che con questo caldo esibire tutti questi cannoli...
Però vengono dalla migliore pasticceria di Catania.
Me li ha portati un amico che è qua di passaggio.
- Come resistere? - FUSCO: Io resisto, grazie. - Ah.
Resistiamo tutti? Cioni, Govoni?
- Avanti, ragazzi. - Solo per non lasciarlo da solo.
Facciamo cin cin. Anzi, con i cannoli sarebbe "can can".
TASSONE: Mannaggia.
Comunque, non è che vi ho convocato
- soltanto per assaggiare queste delizie. - Meno male.
Non gioisca troppo, cara la mia dolce e soave Vittoria,
anche perché la notizia che sto per darvi...
sarà motivo di dolore, nostalgia e forse anche di lacrime.
- Oddio, un altro cervo? - TASSONE: Ma quale cervo?
Non si tratta di passato, qua si parla di un fantasma del futuro.
Sì, è venuto a inseguirmi.
- Non so neanche se posso darvi questa notizia. - Ce la dia, su.
Mi hanno appena comunicato... che mi faranno Capo della Polizia. - Ah!
- D'Italia? - No, del Congo Belga. Cioni, d'Italia, certo.
- Congratulazioni! - Complimenti!
Non è il momento di congratulazioni e complimenti, ma del dolore.
- Lascerò Pineta, purtroppo. - CIONI: Come?
- Proprio adesso? - Fra due ore.
- Due ore? - TASSONE: Sì, ma tranquilli.
Qualcuno farà le mie veci in mia assenza.
E' una persona competente. Sarà qui in attesa di un nuovo questore.
- E chi è? - Il dottor Pasquali.
- Vabbè, Pasquali... - Non mi deve ringraziare, commissario.
Questo è il minimo che io potessi fare.
C'è stata questa crisi del corpo...
Anche se mi si spezza il cuore, io sono un uomo delle istituzioni,
un "civil servant", come dicono gli anglosassoni.
Quando lo Stato chiama...
Gianluigi Maria Tassone... risponde:
"Presente."
- Abbracciamoci. - Adesso? - TASSONE: Sì.
- No, ma perché? - Perché è importante.
- GOVONI: E' vero. - FUSCO: Cosa... - Su, commissario. - Dobbiamo farlo?
- TASSONE: Certo. - Ah, per la gioia di questo momento.
- Va bene. - TASSONE: Grazie. Niente lacrime.
- (insieme) No. - TASSONE: In silenzio, senza piangere o altro.
- Non ci posso credere, Tassone Capo della Polizia? - Se lo merita,
lui e l'Italia, soprattutto, però ecco, mi mancherà.
Ragazzi, dai, ma non avete capito che è uno scherzo?
- (insieme) Come, uno scherzo? - Certo! Ma vi pare?
Ma chi ci mettiamo alla Presidenza della Repubblica, Paperoga?
Ma dai, su! Non scherziamo, non scherziamo.
- Quindi è uno scherzo? - Sì... No... - Boh.
- Non lo so. - I cannoli... - I cannoli erano buoni.
>MANCINI: Oggi sono davvero in crisi, una crisi profonda.
>Mi chiedo che senso abbia vivere senza amici, amore, figli.
>Io ho sempre pensato che sarebbe arrivato il giorno
in cui sarei stato sereno, ma forse sono stato felice
solo in quei giorni quando abitavo qui con Massimo.
>Avevamo tutta la vita davanti.
>Mi piacerebbe immensamente averlo al mio funerale.
>Per quanto riguarda ogni altra questione, decidi tu.
>Sorella cara, ti voglio bene. Marco.
Hola! Me "siente"? Yo soy Pilade, te "recuerdi"?
Donde esta Massimo Viviani?
Ah! Nada mas Viviani?
Nada?
- E Carmen? - C'è Carmen? Passamela, passamela!
- Vieni. - Shh! - No, fammici parlare!
- GINO: Fammici parlare! - Ah!
"Bien, bien". Credo d'aver intendido, sì.
Hasta pronto, hermano.
- Allora? - Pare che Massimo e Carmen
- si siano lasciati due mesi fa. - Bene!
- E lui è partito da poco. - Allora vuoi vedere che...
- Finalmente si sposa con me? - "Ariborda"!
- CHECCACCI: Sentite mia sorella. - L'avevo detto io che era lui!
L'avevo visto. E' partito sì, era qui ora.
- Ma sei sicura? - Sono sicura, ci metterei la mano sul fuoco.
- Te la bruceresti. - Ma che dici? Siete voi che siete duri.
Era lui. Aveva cappello e occhiali da sole e se ne andava in giro.
- Che ci faceva dentro al cimitero? - Che ne so? C'era un funerale.
E' andato giù dritto per il paese, poi sul lungomare
- ed è entrato nel primo palazzo. - Gli sei andata dietro?
- Volevo essere sicura che fosse lui. - Aveva le chiavi?
Certo, i palazzi non si aprono dicendo: "Apriti sesamo."
- Non sono mica ubriaca! - Che vi avevo detto, eh?
(COLPI ALLA PORTA)
Massimino, sei lì?
>GINO: Siamo noi, i bimbi!
>ALDO: Se ci sei, dacci un segno!
Dai, su! Sono due anni che ti aspettiamo a Pineta!
Un po' ci manchi!
Se è per Tizi che ti nascondi, ti aiutiamo noi, stai tranquillo.
- MASSIMO: Eh... >- GINO: Massimino, apri!
Hai capito? Ti vogliamo bene!
Siamo noi, la tua famiglia!
>PILADE: Oddio, volendo ci sarebbe anche il bimbo, eh.
>EMO: C'è soprattutto Ampelino.
Torni e non vai neanche a vedere com'è fatto tuo figlio?
>PILADE: Poi quando sei vecchio te ne penti, te lo dico io.
>EMO: Bimbi, ma che vada in culo.
O abbiamo fatto la serenata a una casa vuota, e allora pazienza,
o se no Massimino è riuscito nell'impresa impossibile
di essere più merda di quanto non fosse già. "Bona"!
>- PILADE: Per me è in Argentina. - Comunque, sempre merda è.
- PILADE: Sì. - Merda!
MASSIMO: Poi dici che non ti vuoi far vedere...
"Massimino, siamo la tua famiglia! Ci manchi!"
Ma vaffanculo.
Aspetta un attimo.
Oh, cazzo.
Al BarLume.
- Cioè, a noi due? - Certo, a noi due. Il BarLume...
Oh, porca miseria! Ho fatto un casino.
Vabbè, dai. Dicono che porti fortuna.
- Speriamo, perché non basta mai. - Ma un po' bisogna anche cercarla.
- C'è pure il detto: "La fortuna aiuta gli audaci." - Esatto.
Eh! Una volta sono andato in campeggio con un amico, Er Vacca.
Lui fa morire dalle risate. Ci è successo di tutto in Sardegna.
- Ora ti faccio ridere. (TONO DI SMS)
Stavamo su questo costone... Ti è arrivato un messaggio.
Poi te lo racconto.
- Eccola. - Chi?
- La baby-sitter. - No! Devi andare via?
- No, Ampelio già dorme. - Bene? - TIZIANA: Molto bene.
Adesso le rispondo che arriviamo...
- subito. - ...To.
Ecco.
Così caffè e ammazzacaffè ce li prendiamo da me.
Sì. Sì, come no? Certo.
- Eh. - Vabbè, allora...
Al BarLu... No, a noi due.
A noi due.
Massimo?
- Sono proprio io. - Che ci fai qui?
- Sei tornato? - No, macché, Vittoria, figurati.
Sono venuto solo per il funerale di un mio caro amico, Marco Mancini.
- Hai saputo che si è ammazzato? - Sì, ma non sapevo fosse tuo amico.
- Il mio migliore amico. - Ah.
Comunque... posso entrare?
Sì... Certo, a quest'ora... Mi potevi fare una chiamata prima.
Ho capito, però non voglio farmi vedere in giro.
- I vecchini mi cercano. Se venivo prima... - Che ti devo dire?
Non lo so, forse solo: "Che bello vederti, entra pure!"
Che bello vederti, entra pure!
- Grazie, Vittoria! - Prego, Massimo!
FUSCO: "Ma forse sono stato felice solo in quei giorni
quando abitavo qui con Massimo. Avevamo tutta la vita davanti.
Mi piacerebbe immensamente averlo al mio funerale."
- FUSCO: Ma che hai? - Eh?
- FUSCO: Stai piangendo? - No, figurati, assolutamente.
- Stavo pensando. - Strano modo di pensare, questo.
E' per questa cosa che scrive di vivere senza figli?
Non lo so... Forse... Dai, Vittoria, non lo so.
Senti, ma almeno sei andato a vedere Ampelino?
(MASSIMO SOSPIRA)
- No. - FUSCO: E allora vai, no?
- FUSCO: Che aspetti? Almeno lui lo dovrai vedere. - Sì, va bene.
Adesso, però, andiamo al sodo, perché la cosa strana arriva adesso.
Guarda. Questa qua...
- Eh. - Neanche me la ricordavo.
MASSIMO: Gliel'ho scritta ai tempi dell'università. Leggi.
"Perché Marco, io e te, come da bambini,
un giorno non andiamo a pescare? Come il mare di Pineta non ce n'è.
Pensa che bello, noi due in mezzo all'acqua.
Ti voglio bene, fratello. Tuo, Massimo."
- Non noti niente? - Che eri un po' patetico?
Al contrario. E' un acrostico.
- Un che? - Un acrostico.
Guarda. Le prime lettere di ogni riga compongono una parola.
"P-U-P-P-A".
"Puppa"!
- Era uno scherzetto che io e Marco facevamo spesso. - Matte risate.
Guarda però adesso quanto poco ti faccio ridere. Leggi qua.
"O-M-I-C-I-D-I-O".
- MASSIMO: "Omicidio". - Ah. - Eh.
MASSIMO: Infatti mi sembrava strano che Marco... Lo conoscevo bene.
MASSIMO: Mai e poi mai si sarebbe ammazzato.
- No, eh? - No, secondo me qualcuno l'ha costretto a buttarsi di sotto
e lui, prima di morire, ha lasciato un messaggio in codice per me.
Per questo ha scritto espressamente che venissi al suo funerale.
- FUSCO: Che sono questi numeri? - Boh, la casa era piena di fogli.
- Ma sai, era un matematico. - Mmh.
Potrebbe essere anche tutta un'enorme coincidenza.
- Voglio dire... - Vitoria, dai!
"O-M-I-C-I-D-I-O".
Sì, ho capito, va bene.
Allora certo, facciamo delle indagini. Va bene.
- E' chiaro. - Hai ragione. O-M-I... e tutto quanto. - MASSIMO: Certo.
- Tienimi aggiornato su tutto. - Tranquillo, non ti preoccupare.
No, Vittoria, mi preoccupo! Era il mio migliore amico!
- Sì. - MASSIMO: E poi questa cosa l'ho scoperta io.
Ok. Facciamo così: quando capisco qualcosa, se capisco qualcosa,
ti chiamo dove sei...
Dove sei, in Argentina? Perché tu riparti subito, giusto?
- Hai detto così. - Sì, sì, sì, subito. - FUSCO: Eh.
Cioè, adesso chiudo alcune cose che ho rimaste in sospeso a Pineta,
- e poi riparto. - Giusto.
Tu risolvi, chiudi tutto e poi parti.
E vabbè.
Comunque bentornato, anche se per poco.
Mi sa che è tardi, quindi adesso io... Non lo so.
- Andiamo a letto, Massimo? - Insieme?
Bella questa, bella battuta.
Hai capito, no? Insieme?
- No? - No.
Che dici, passiamo direttamente all'ammazzacaffè?
- Beppe! - Scusa, sto scrivendo a Pasquali che torno più tardi.
A Pasquali? Ma perché, vi siete sposati, per caso?
- No, ma abbiamo un mazzo di chiavi in due. - Comodo!
La comodità non è proprio la caratteristica di quella casa.
Anche a simpatia non mi sembra che vada meglio.
Non è antipatico, è psicopatico.
Cin cin.
- Ah! - Senti, ma perché non torni a stare qui da me?
Non è che pensi che ti ho parlato male di Pasquali così mi dicevi...
Vabbè che sono donna, ma con tutto questo alcol in corpo
- più di due cose alla volta non riesco a pensarle. - Ah.
- Perché due? Quali? - Eh...
- Questa era la prima. - BEPPE: E l'altra?
L'altra è che... in fondo stavamo bene noi due, no?
"Ammazza", sì.
- Ma c'è Ampelio. Come si fa? - Lui già ti adorava l'anno scorso.
E poi, più diventa grande e più è facile da gestire.
Comunque, non ti voglio obbligare. Così, senza impegno, se vuoi.
- Ma io vorrei! - A dirtela tutta, io ho ripensato a un sacco di cose.
Sapessi io! E pure spesso.
- Ah, sì? - Eh, sì.
(COLPI ALLA PORTA)
- Chi è adesso? - Non lo voglio sapere.
(COLPI ALLA PORTA) - Mi sveglia il bimbo!
>- TIZIANA: Chi è? - Io!
- Io chi? - Io Massimo!
- Massimo? - TIZIANA: Massimo chi?
Massimo Viviani. Ti ricorda qualcuno?
- Ciao. - TIZIANA: Ciao.
- Allora? - TIZIANA: Eh...
Come... Come va?
TIZIANA: Diciamo... bene.
- Fratellone! - BEPPE: Ciao. - MASSIMO: Anche tu qui dalla Tizi?
- Eh. - MASSIMO: Bello.
- Due piccioni con una fava. (MASSIMO RIDE)
- Sei sempre lo stesso. - Beh, magari un po' asciugato.
Insomma, asciugato... Col phon!
Era per ridere.
Scherzavo. Dai, fatti abbracciare.
Tizi, scusa se arrivo a quest'ora, ma è successa una cosa improvvisa.
- Lo immagino. - E' morto un mio amico.
- TIZIANA: Ah, mi dispiace. - E allora sono tornato.
Mi sono detto: "Che faccio?"
- Che fai? - Che faccio, non vado a trovare il piccolo Ampelio?
- Ah! - Certo. Peccato che Ampelio a quest'ora dorme.
Certo, immagino, però a me basta guardarlo.
Lo guardi?
Sì, Tizi, mi basta vederlo.
Massimo, è notte, lui dorme bene.
Se sente dei rumori, si sveglia.
Poi sono cazzi, quando comincia...
(BEPPE RIDE)
Vabbè... Forse è meglio che io vada via.
- Sì. - Ho interrotto qualcosa?
In che senso?
Non lo so, fra voi due?
- Noi due? Ma va', no! - No! Ma no!
- Era passato giusto un attimo per... - Per?
- Una perdita in bagno. - Una bolla del BarLume.
- Una perdita in bagno. - Del BarLume.
Ehm... Vabbè, Beppe, puoi prendere tutto e andare.
Sì, io ho tutto. Vado, allora. Ciao.
- Grazie. - Grazie. Ehm... Ciao.
- Ciao, ciao. - BEPPE: Vado.
Si può sapere che vi prende?
- Niente, Massimo. - Perché sembrava che ci fosse...
- Vuoi vedere il bimbo? - Sì.
Allora è di qua. Fai piano, mi raccomando.
- Piano. - Vieni.
- (sottovoce) Fai piano, perché dorme. - Sì.
- Beh, un pochino mi assomiglia, no? - Allora sei peggiorato.
- Cosa? - TIZIANA: No, niente.
Che dici se mi metto qui?
- Qui dove? - Lì.
- Ma quando? - Ora, Tizi.
- Ora? - Sì. - Ma hai idea di che ore sono?
- Che cambia? Oramai dorme. - Sì, ma vorrei dormire anch'io.
Tizi, per favore. E' che a casa del mio amico non riesco a stare.
Troppi ricordi, troppe angosce. Non riesco a dormire.
Ma una telefonatina prima?
Sparisci per due anni, arrivi in piena notte e vuoi dormire qui?
(sottovoce) Shh! Parla piano, che lo svegli.
Mi metto lì, non do noia a nessuno.
Buono buono, tranquillo tranquillo.
- Per piacere... - Per piacere tu. Fra un paio di giorni riparto.
Fammici restare un paio d'ore. Non mi sembra un problema.
No, ma nemmeno una cosa tanto normale.
Ok, ma faccio più casino ad andare via che a rimanere qui.
Oramai sono qui. Fammi stare qui, dai.
- Va bene, ma domattina te ne vai. - Va bene. Riposati ora.
(COLPI ALLA PORTA)
Battaglia, ti avevo chiesto di rientrare per le 22:15.
- Lo so, però purtroppo... - Purtroppo un'ostia!
Purtroppo sei la più grande delusione della mia vita.
Pasquali, tranquillo.
Visto come vanno le cose con Tizi, a breve mi trasferisco da lei.
- A breve quanto? - Un paio di giorni.
(in dialetto veneto) Non vendere la pelle dell'orso
- prima di averlo ammazzato. - Ci penso io alla pelle dell'orso.
Tu ridammi la caparra. Ce l'hai?
Ostia, se te ne vai veramente, io ti do il 10% del bonus.
- Bene. - Visto che ci separiamo,
posso dirti un'altra roba che mi tenevo qui da un po'?
Battaglia, come coinquilino fai veramente schifo.
- Te lo dico senza rancore. - Sono contento che mi dici queste cose,
perché così anche io posso togliermi un bel sassolino dalla scarpa.
Tu sei nevrotico, Pasquali. Anzi, sei proprio psicopatico.
- Come mai non ti hanno ancora rinchiuso in manicomio? - Fermo!
- BEPPE: Che c'è? - Ti ho già detto di toglierti le scarpe sull'uscio.
Pasquali, vaffanculo.
- "Mona". - Coglione.
- Cavernicolo. - Eh, capirai!
- Che poi è giusto. - Sì? - Mi hai fatto vivere dentro una caverna.
Primitivo! E comunque i cavernicoli non avevano le scarpe.
Ma erano più puliti. Vergogna!
Parcheggia veloce e raggiungici.
- Prego? - Sono il commissario Fusco.
- Scusi il ritardo, c'era traffico. - Certo. Il dottor Greco la aspetta.
- Ha una riunione tra mezz'ora, spero sia sufficiente. - Sì.
GIULIA: Mi segua.
Sono arrivati.
- Prego, accomodatevi. - Grazie. Tanto facciamo in fretta.
Siete qui per il povero Marco?
Sì. So che anche lei ha poco tempo, quindi vado dritta al punto.
E io la ringrazio.
Stiamo cercando di ricostruire l'ultimo periodo di Mancini.
C'è stato qualcosa che potesse suggerire un gesto del genere?
L'avevate visto strano ultimamente?
Strano... Diciamo che era un tipo strano di suo.
Anche come parlava, come si comportava al lavoro...
- No, Giulia? - Beh, sì.
- Pensi che una volta io e Vincenzo... - Mio fratello.
- L'altro socio? - GIANLUCA: Sì.
Vincenzo l'aveva visto stanco e gli aveva detto di prendersi le ferie.
Così, per riposarsi, ma lui pensava che lo volessimo licenziare.
La mattina dopo l'abbiamo trovato legato al cancello.
- Profilo paranoico. - GIANLUCA: Commissario...
ci siamo rimasti male, ma non siamo caduti dalle nuvole quando...
- si è ammazzato. - Capisco.
Suo fratello dov'è? Potrei parlare anche con lui?
Dovrebbe prendere un aereo.
- Perché? - GIANLUCA: Da sei mesi è in Costa Rica.
Voleva cambiare vita. Odiava il cementificio e non ha famiglia.
(COLPI ALLA PORTA) - GIANLUCA: Avanti!
- Si può? - GIANLUCA: Marrucci, sì.
C'è da firmare la bolla di consegna della calcina, se no non vanno via.
- Certo. Danno sempre problemi, eh? - MARRUCCI: No, tutto a posto.
- GIANLUCA: Grazie. - MARRUCCI: Grazie. - GIANLUCA: A te.
- Dicevamo. - Un'ultima cosa.
Potremmo vedere l'ufficio o la scrivania di Mancini?
Certo, anzi, ci sarebbero anche le sue cose. Sua sorella ha detto
che sarebbe venuta a prenderle, ma ancora non è passata.
Vi accompagna Giulia, perché io avrei quella riunione...
- Certo. Grazie mille, allora. - A disposizione.
Se avesse ancora bisogno... mi chiami sul cellulare.
Gentilissimo. Bene, la seguiamo.
- Sì. - (insieme) Arrivederci.
FUSCO: Era da solo in quest'ufficio?
Sì, l'aveva chiesto lui. Era uno che voleva stare sulle sue.
- Aveva fatto amicizia con qualcuno? - Con nessuno, in cinque anni.
- Con nessuno? - Profilo paranoico.
- L'ho già detto. - Sì? - Sì.
- FUSCO: Sì. - Io non c'ero.
- Se ci metti 20 minuti a parcheggiare... - Per favore.
- In che consisteva il suo lavoro? - Era il tecnico
- responsabile del forno. - Cioè?
- Si occupava della manutenzione dei macchinari. - E questi fogli?
Sono i dati delle analisi.
- FUSCO: Ahia. - GIULIA: Cos'è?
E' un antidepressivo abbastanza pesante.
- Che le avevo detto? - Rientra perfettamente nel profilo.
- Un classico, come il caso di Jimmy Lombardi, in Oregon. - Ohio.
- Pennsylvania. - Possiamo andare?
- Li scusi. - GIULIA: Si figuri. - Allora, detectives?
- FUSCO: Chiamiamo l'FBI? Andiamo. - CIONI: Arizona. - FUSCO: Grazie.
Ehi! Scusate, ma quella macchina nera è la vostra?
- FUSCO: Sì, perché? - L'avete messa dove entrano e escono le ruspe!
- Neanche parcheggiare? - Dovevo sbrigarmi.
Non voglio essere sgarbato, ma c'è un cartello enorme.
- Errore nostro, ci scusi. Andiamo via. - Buona giornata.
- Altrettanto. - Scusi. - Dovevamo fare colazione prima.
- Così parcheggiava meglio? - Senza cibo, il cervello non carbura.
- Quindi non la fate spesso. - L'ho letto su internet.
Non si dovrebbe lavorare a stomaco vuoto. Lo dice Tassone.
Allora quando ci fermiamo a fare benzina, vi compro un gelatino, ok?
- CIONI: Voglio la brioche. - Andiamo.
- "Ciao, Tizi!" - TIZIANA: Dov'è il bimbo?
E' di là che dorme.
Comunque, se hai bisogno, io posso starci stamattina.
Massimo, non è che ci si improvvisa padre dalla sera alla mattina.
- Hai ragione. - Lo so. - Hai ragione.
Infatti ho capito che ci devo passare più tempo.
- In che senso, scusa? - Ci ho pensato tutta la notte e...
- MASSIMO: Diciamocelo. - Cosa? - Quel bimbetto... è parte di me.
- Una parte piccola piccola, però. - MASSIMO: Sì, è vero.
Però... è quella parte piccola piccola che è tutto.
- Massimo, io apprezzo... - Tizi, stai tranquilla.
Ho sbagliato una volta, non sbaglio più.
- Ho rimandato anche la partenza. - Cioè?
Mi sono detto: "Che fretta c'è?"
Finisco la stagione a Pineta,
poi a ottobre con calma riparto per l'Argentina
e dall'anno prossimo faccio sei mesi lì e sei mesi qui col bimbo.
- Capisco che tu sia scosso dalla storia del tuo amico... - No!
Sì, io lo capisco, però non è uno scherzo.
- Faccio fatica io che sono la madre! - Tu hai ragione,
però devi capire che io non sono uno qualunque, così, generico.
Tizi, io sono il babbo.
E poi, se permetti, mi sono riposato per un anno e mezzo.
Che problema c'è se adesso fatico per il nostro Ampelino?
- Non chiamarlo così. - Perché? - Mi dà noia.
- "Ampelino" è carino. - No.
Senti com'è carino: Ampelino!
(AMPELIO PIANGE)
- L'hai svegliato. - Io?
Coincidenza? Non credo.
Vabbè, tanto... prima o poi si doveva svegliare, no?
- Certo, brutta questa cosa di Mancini, eh? - Mmh.
- Cosa? - Che uno lavora tanti anni nello stesso posto
- e poi non fa amicizia con nessuno. - Sì, già.
- Amicizia vera, intendo. - Sì, infatti, è vero.
Anche noi, quanto tempo è che lavoriamo insieme?
- Sette anni? - Sì, sette anni. Bravo.
Siamo ancora praticamente due estranei.
Govoni, non avrai mica intenzione di suicidarti, no?
- No. - Ah, bene. Nemmeno io.
Finisci il caffè e andiamo a lavorare, che è tardi.
Oh! Guardate chi c'è!
(APPLAUSI DALLA TV)
Innanzitutto, volevo ringraziare il signor ministro
per le belle parole che ha detto sul mio conto,
anche se io non le merito. A questo proposito,
volevo ricordare che come un buon piatto di lasagne è fatto a strati,
così è il corpo della Polizia di Stato.
- Grandissimo. Che uomo, eh? - Incredibile.
- CIONI: Io lo chiamo. - Come? E' in conferenza stampa in diretta!
- Lascio un messaggio in segreteria. - E' una bella idea.
E' una somma di fattori e persone
tenuti insieme da una besciamella di rigore e dedizione.
(CELLULARE SQUILLA DALLA TV) - E' il mio.
Scusate, pensavo di averlo... E' Pineta.
Quando mi chiamano da Pineta è come quando chiama la mamma.
Che vuoi fare, non...
- Sì? - Dottor Tassone! Congratulazioni, complimenti!
- Cioni! Grazie. - CIONI: Sono qui con la Fusco e Govoni.
- Glielo passo? - No, come se...
- Congratulazioni, auguri! - Auguri!
- Auguroni! - Grazie.
- Ci sentiamo dopo. - A dopo!
- Sì. Ecco. - Che uomo, eh?
>TASSONE: Al cuore non si comanda, eh?
Stavamo dicendo? Ah, della lasagna, certo. La lasagna...
- EMO: Guarda chi c'è. - Ta-da!
- No! - Allora sei tornato! Era vero!
MASSIMO: Sì, era vero.
E non ci dici nulla? Sei una merda!
Ci siamo abituati, ma fare finta di non essere nemmeno in casa
- è da merda cronica. - Bimbi, piano con gli insulti,
- se no me ne rivado. - Sei tu che non ci vuoi vedere!
Ma non è così!
Ero spaventato, emozionato.
- Non vi vedevo da un anno. Mi capite, no? - Mica tanto.
- Dai, abbracciamoci! - Ohi! - Ci vuoi ammazzare?
- Mi fai male! - Contentini. - Ma chi vi ammazza!
- Siamo già con un piede nella fossa. - Ma cosa dici?
Anzi, ora che vi guardo meglio, vi trovo davvero in forma.
- Ma cosa dice? - Ci sta prendendo per il culo.
- No! Ma perché? Vi sto facendo un complimento! - Ah.
Vabbè, dai, facciamoci un brindisino per la rimpatriata.
- Tieni. - Che state bevendo?
- Gli sprizzini. - E' la moda dell'estate.
- Vanno giù che è una favola. - Sono una droga, assaggia.
Com'è?
Onestamente, a me sembra che facciano cacare.
Ma se volete uno spritz, fatevene fare uno normale, no?
- Sì, con Marchino che ci sta sei ore. - Questi sono più freschi.
- Leggeri. - Insomma, leggeri... 11 gradi.
- Sono come un vinello. - Un vinello non ha mai fatto male a nessuno.
Sì, ma alle due del pomeriggio?
E poi, bimbi, è pieno di zucchero!
Anzi, peggio, sciroppo di glucosio! Ehi!
- E allora? - Voi non avete il diabete?
- Dite la verità. - Di qualcosa si dovrà morire, no?
- Non dire così, dai. - E' così.
Bimbi, a parte Ampelino, chi mi è rimasto? Soltanto voi.
Quindi adesso ci diamo una regolata. Io vi sto un po' dietro...
Lui ci sta dietro... Stando dalla parte di dietro del mondo?
Sì, ma tornerò più spesso.
Quando torno vorrei trovarvi qui e non sotto un cipresso.
Massimino, fai una cosa.
Saluta Marchino, che si strugge dalla voglia di rivederti.
Poi prendi qualcosa da bere e ritorni qui, va bene?
Va bene, vi prendo quattro bei bicchieroni d'acqua
- per idratare la prostata e torno. - Vai.
- Marchino! - Fermo lì, ho appena passato il mocio!
Ma chi se ne frega! Fammi guardare il mio BarLume.
- Fatti abbracciare, è una vita che non ti vedo. - MARCO: Fermo!
E' un'ora che pulisco, quindi fai "ciao" con la mano da lì.
Boia, piano con l'affetto, che mi imbarazzi.
Vieni qua, dai.
Allora? Come va?
- Bene, dai. - Eh.
E la cassa? Che le è successo?
- Si è spostata. - Da sola?
- Si è messa a fare i giretti? - No, l'abbiamo spostata noi.
- Una grande idea, guarda lì che panorama si è aperto. - Sarà...
- E queste qua? Chiamiamole lampade... Mmh? - Cosa?
Non capisco perché bisogna fare i moderni quando la roba è brutta.
Non iniziare a fare il nostalgico.
- Le cose cambiano. - Sì, ma in peggio.
Che sono questi, testicoli luminosi? Dai, si stava meglio senza.
No, perché di notte non si vedeva una sega sul bancone. Va bene così.
Rimettiamo quelle che avevo messo io e che la Tizi mi fece togliere.
- Se te le ha fatte togliere ci sarà stato un valido motivo. - No, no.
Dovrei averle ancora in magazzino. Vedrai che ti piaceranno.
- No, no, Massimo... - Tranquillo, Marchino, che le trovo.
Adesso passa il mocio, dai. Le trovo, tranquillo.
E' tornato. Bene.
(COLPI ALLA PORTA) - Avanti.
- C'è il dottor Pasquali. - Pasquali?
- Sì, dice che dobbiamo fare una riunione di staff. - Posso?
Grazie, caro. Buongiorno, cari colleghi.
- Salve. - Comodo. Dottoressa.
Tassone mi accennava a questa idea di coinvolgerla in qualche modo.
L'istituzione era in difficoltà, Tassone è corso in suo aiuto
e io sono qui in sua vece, umilmente.
- Sì. - Anche perché, non so a voi, ma quando mi danno uno stipendio,
- mi piace guadagnarmelo. - Le danno uno stipendio?
Sì, sono un consulente civico legale.
- E quanto? - Sto muto, non amo alzare invidia all'interno del team.
- No, nessun'invidia. - Beh...
E' un contrattino a progetto, poi si vedrà.
Bando alle ciance, a cosa stiamo lavorando?
"Stiamo"?
- Nulla. - PASQUALI: Come nulla?
Sono venuto stamattina e c'era solo l'agente in portineria.
O voi avete timbrato il cartellino e poi siete andati al mare,
e allora Tassone vorrà saperlo...
Eravamo a Ponsacco, al cementificio dei fratelli Greco
per un controllo... di routine.
- Ponsacco non è fuori dalla nostra giurisdizione? - Mmh.
- Allora è una roba seria. - FUSCO: E' presto per dirlo.
Se salta fuori qualcosa di importante, la chiamiamo noi.
- Ora stiamo facendo solo controlli di routine sul sito. - Permette?
- Scusa. - Ti sembrava il caso? - "Cementificio fratelli Greco".
- Scusa. - Prego. - Posso?
- Guarda che roba. Non mi piace, non mi piace. - GOVONI: Cosa?
- Non mi piace com'è scritto. - Com'è scritto?
Non c'è niente da ridere. Ho letto che la calligrafia è importante.
- Ma quale calligrafia? E' un font. - La scelta del font, allora.
- Comunque rivela la personalità. - Non ha tutti i torti.
Va bene, sentite... Uh, tardissimo!
Non me ne ero accorta, ma adesso devo proprio andare.
- Ma come? - Motivi personali.
- PASQUALI: Gravi? - No, ma urgentissimi.
Cioni, Govoni, state qui con il dottore.
Prima di fare qualunque cosa, contate fino a dieci.
Poi ci pensate ancora un minutino, fate riposare l'idea una mezz'ora
e se si riaffaccia e con insistenza pensate che sia proprio giusta,
solo allora mi chiamate.
- FUSCO: Va bene? (PORTA SI CHIUDE)
- Sono 31 minuti, circa. - GOVONI: Metto la sveglia. - Sì.
Si può sapere che stai cercando?
Cerco di capire se il tuo amico si è ammazzato o meno.
- Ci sono novità? - FUSCO: Ora vediamo.
- MASSIMO: Cioè? - Ti ho detto: "Ora vediamo."
Tu che fai, riparti?
- Eh? Massimo? - Eh.
- Che cosa? - Tu riparti?
No, anzi, vado a stare dalla Tizi che qui non riesco a dormire.
Gliel'hai detto o fai la sorpresona anche a lei?
- MASSIMO: Già fatta ieri sera. - E' stata contenta?
- In una scala da uno a "disperazione totale"... - Cazzo.
- Cosa? - Niente, si è ammazzato davvero.
- Cioè? - FUSCO: Invece di farmi tutte quelle storie sugli acrostici,
- mi potevi dire che era depresso. - Depresso cosa?
Ce n'è un'altra identica al cementificio.
E allora? Io li bevevo a canna gli antidepressivi!
Ci facevo la doccia! Eppure eccomi!
- Massimo, ascolta... - No, ascoltami tu, Vittoria.
Su quel foglio c'è scritto "O-M-I-C-I-D-I-O".
- Non può essere una coincidenza. - Magari era uno S-C-H-E-R-Z-O.
- Certo, di cattivissimo G-U-S-T-O. - In fondo, era amico tuo.
- Vittoria, ti dico che è impossibile. - Sarà.
Gli unici a pensare che ci sia qualcosa dietro siete tu e Pasquali.
- MASSIMO: Chi è? - Non vuoi conoscerlo.
Sì invece! Se un tuo amico la pensa come me...
- Non è un mio amico, chiaro? - Scusa, ok.
- Stiamo calmi. - Eh, stiamo calmi!
Già in Commissariato non ce n'è uno che stia bene, ti ci metti pure tu.
- Dai! - Ascoltami, c'è qualcosa che non torna, è evidente.
(CELLULARE VIBRA)
Chi è? No!
- Cosa? - Scusami ma devo scappare in Commissariato
prima che quei cretini facciano venire un grafologo da Roma.
- Un grafologo? - FUSCO: Sì, lasciamo perdere.
- Senti, mi dispiace per ieri sera. - Pure a me. Non è colpa di nessuno.
Tuo fratello ci ha messo del suo.
Fratello? L'ho visto due volte in vita mia.
- Vedrai che ora recuperate. - BEPPE: Cioè?
- Ha rinviato la partenza, viene a stare da me. - Da te?
- TIZIANA: Cioè, dal bimbo. - Tu che gli hai detto?
- Gli è presa di fare il padre tutto insieme! - Certo.
- Ti ha detto quanto tempo si ferma? - Fino a fine stagione.
- Non regge più di due giorni, vedrai. - Eh, vedrai.
- Beppe, mi dispiace davvero. - BEPPE: Non preoccuparti.
Piuttosto, gli hai detto qualcosa di noi due, per caso?
Noi due? Eh...
Che gli devo dire? Mica è successo niente, no?
No, infatti no, per fortuna.
Va bene, vado a prendere le ordinazioni.
Eh, vado anch'io.
PASQUALI: Questa è una foto di gruppo coi dipendenti.
L'ho tirata giù dal sito dopo una ricerca scrupolosa.
- Immagino. - Guardi, questo è Mancini.
Mancini guarda avanti sorridente. Invece chi è che guarda proprio lui?
- Chi è? Il guardiano? - Esatto, il guardiano.
Vi ha anche aggredito per la storia della macchina...
"Aggredito"... Aveva parcheggiato male.
- Senza colazione... - Giustamente...
Comunque, guardi bene la foto.
Sono tutti sorridenti, allegri, giocano e scherzano tranne lui.
Mi pare che lanci una brutta occhiata a Mancini.
Potrei anche sbagliarmi, eh.
Ho anche sbagliato, nella vita, nel '71.
- Però mi sembra un'occhiata cattiva. - Sì.
Non mi avete fatta tornare di corsa solo per vedere questa foto, vero?
- No! - No? - No!
- Le pare? Saremmo dei "mona"! - Infatti!
Ci sono altre tre foto.
Giorni diversi, situazioni diverse ma sempre la stessa faccia.
- Quattro foto cattive. - Ah. - Guardi.
- Ah. - Lasciando stare la storia dello sguardo che forse non c'entra,
magari è una condizione oculistica,
ma vuole sapere quali sono i precedenti del guardiano?
- Sì, li voglio conoscere. - Govoni, prego.
Si tratta di Salvatore D'Angelo, nato a Pescara il 7...
Ok. E' un ultrà della Lucchese.
Si è beccato rissa aggravata e resistenza a pubblico ufficiale.
- E' la classica testa calda. - Molto calda.
- Con questo direi che il cerchio si chiude. - FUSCO: Sì.
Il movente quale sarebbe? Che Mancini tifava Pisa?
Eh, potrebbe anche essere. Con i tipi così basta un niente.
- Basta uno sguardo sbagliato, un'auto in doppia fila. - FUSCO: Sì.
- Vittoria, se lascia condurre a me l'interrogatorio... - Certo!
- Vedrà che lo facciamo dire a lui, spontaneamente. - Certo, certo.
- Bene, allora chiamiamo il PM? - Il PM lo chiamo io.
Voi, Cioni e Pasquali, andate di là
e buttate giù qualche domanda da fargli, va bene?
- Ottimo, buttiamo giù. - Un po' di domande, un po' tante.
- Dove di là? - Di là in fondo.
- In fondo c'è il bagno. - Dall'altra parte. - Ma...
- Per cortesia. - PASQUALI: Andiamo a lavorare.
- Andate. - Non si pentirà! - Non ne ho dubbi.
Va bene, prendetevi tutto il tempo che vi occorre! Tanto!
E quindi... C'è qualche motivo per cui siamo rimasti soli io e lei?
Sì, certo, Govoni.
Qualcuno deve scrivere il rapporto
di quello che ho trovato a casa di Mancini, giusto?
- Giusto. - Vai, siediti.
FUSCO: Che fatica.
MASSIMO: Ah! Eccoci qui!
Te l'avevo promesso,
e come sai Massimo Viviani è uno che sul bar non scherza!
- Ho tirato su o no questo posto, bimbi, eh? - (insieme) Eh!
- EMO: Fin dalle fondamenta. - Che è quella roba?
Come? Sono le lampade! Sono quelle belle dell'inizio.
- Tu nemmeno c'eri. - Non ci siamo.
Non c'è bisogno che le montiamo ora, ci pensiamo domani.
Adesso voglio stare con i miei bimbi!
- Stiamo giusto finendo. - Finisco con voi.
Con te qui finisce la pace per noi! Non ci si entra in cinque!
- Ho capito, spostati! - Allora! - Mi sono già spostato!
- Dove devo andare? - Su!
- Va bene, mi metto tra Aldo e Gino che sono più secchi. - EMO: Bravo.
- Dai. - Sarò secco, ma non sono fatto d'aria!
- Oh! - Massimino! Non farmi cadere le carte!
- Vabbè, vi offro qualcosa da bere? - Eh!
- Oh! - GINO: Beppe! - Oh.
- Prima di chiudere... - Facciamo il giro solito per tutti.
- Subito. - (insieme) Ok. - No, Beppe! "Subito" una sega!
- Perché? - "Il solito" cosa?
- Gli sprizzini. - MASSIMO: Ancora questa robaccia?
- EMO: Che robaccia? - Quanti ve ne siete fatti?
- Quanti? Ora, di preciso... - Ora ci si mette a contare...
- MASSIMO: Quanti se ne sono fatti? - Oggi hanno un po' esagerato.
- Ah! - Ma di che? Massimo, tu cominci a esagerare ora.
- Vieni a rompere i coglioni? - No, vi voglio bene!
- Allora lasciaci bere! - Sto attento alla vostra salute.
Tanto è l'ultima bevuta! Ormai è tardi, forza.
- Appunto, è tardi. Che ore sono? L'una e mezza? - (insieme) Eh.
- Faccio l'ultimo giro? - ALDO: Come no?
- No! Bimbi, forza, dovete andare a dormire! - EMO: Perché?
Ho letto su una rivista scientifica rinomata
che le persone anziane devono andare a dormire presto e regolari.
- Che c'entro io? - Noi non siamo anziani.
- Certo, giovani, ma nel 1920. - Ma va'!
Ora siamo diversamente giovani, va bene?
Adesso, diversamente svegli, andate a dormire.
- Ma si può? - Deve sempre rompere i coglioni!
PILADE: La suocera mi è morta!
Abbi pazienza, tu non dovevi stare dietro a una cespugliera?
- Siete voi la mia cespugliera! - Che fortuna!
- Grazie. - PILADE: Si stava così bene!
- Facciamo i conti domani. Emo! - Eh.
- Ridammi lo sprizzino. Che hai lì? - EMO: Nulla!
- Emo! Vieni qua! - No.
- Emo! - EMO: Sì? - Dammi lo sprizzino o mi incazzo!
- EMO: No! - Bimbi!
>MASSIMO: Tizi, posso chiederti una cosa?
Sì, ma veloce, perché vado di fretta.
Ho come l'impressione che Ampelino non mi riconosca.
Stavi dall'altra parte del mondo, ci credo che non ti riconosce.
- Hai ragione. - TIZIANA: Scusa ma devo andare.
La baby-sitter mi ha dato buca e tra dieci minuti attacco il turno.
E quindi? Lascialo qua. Facciamo con calma e poi veniamo.
- Dai. - "Dai" cosa?
- Ieri l'ho tenuto io. - Mezz'ora, e quando sono tornata piangeva.
No, cara, piangeva quando ha visto te.
- Sente che non ti fidi. - E' colpa mia?
Non è colpa tua, però...
Mi sembra che ora non c'è tutta questa scelta.
Mi dici che devo fare e lo faccio.
Lo devi cambiare, vestire e se ha fame scaldi il latte.
- MASSIMO: Pronti. - Se piange come ieri?
- Se piange, gli metto un cartone. - La TV è rotta, il tablet è al bar.
Ho il computer del mio amico. Tranquilla.
Perché sono disperata, eh.
- Sai dove sono i pannolini? - Sì.
- TIZIANA: Mi raccomando. - Sì, tranquilla, Tizi.
Quando lo lavi, mettigli la cremina sul sederino.
- Va bene. - TIZIANA: Ciao, amore!
Ciao, Tizi.
(AMPELIO PIANGE) - Ampelino!
MASSIMO: Ampelino, no! Almeno cinque minuti!
MASSIMO: La mamma è uscita adesso! Prendo il computer!
Il computer!
Guarda, Ampelino, adesso apriamo il computer
e ci guardiamo subito la Pimpa.
(AMPELIO PIANGE)
Maremma cane, c'è anche la password.
Che culo che ha il tuo babbone!
Allora... Proviamo.
Allora, "0000"...
MASSIMO: Niente.
MASSIMO: Certo.
Ampelino, mi sa che il tuo babbone ha avuto un'idea delle sue!
(AMPELIO PIANGE) - Vediamo.
"Galileo Galilei, nato a Pisa il 15/02/1564."
Funziona!
Questo che...
MASSIMO: Lei mi sembra di averla già vista.
FUSCO: E' la segretaria dei Greco.
- Ci sarà stata, al funerale. - Lui invece chi è?
- Eh! - E' il fratello di Greco.
- Mi sa che al funerale non c'era. (AMPELIO GRIDA)
- Eh oh! - Non c'era perché sei mesi fa è partito per la Costa Rica.
Ah, quindi il 13 gennaio è poco prima che se ne andasse.
Già.
- FUSCO: Perché il tuo amico ha questo video? - MASSIMO: Strano.
- Che ne so? - Vabbè.
Lasciacelo, così lo facciamo analizzare.
- Ha fatto la cacca? Massimo? - Eh? - Ha fatto la cacca?
- Chi? - Lui. - Sì, mi sa di sì.
- Fatto la cacca, vero? - Ha fatto la cacca, lui!
- Ciao. - Vabbè, allora cambialo.
- Ho scordato i pannolini a casa! - Tanto qui abbiamo finito. Ciao!
- Dove vai? - A fare due chiacchiere con la segretaria.
- Vengo anch'io? - Con quella bomba chimica? Non credo proprio. Ciao.
Che ti danno da mangiare, le crocchette del cane?
- FUSCO: Ciao. - Ciao.
FUSCO: La mamma c'è?
- Salve. - Salve. - GIULIA: E' successo qualcosa?
FUSCO: No, anzi, scusi il disturbo.
- Volevo farle qualche domanda, se possibile. - GIULIA: Su cosa?
Sul suo lavoro, su Gianluca e Vincenzo Greco.
- Ah. Possiamo fare due passi? - FUSCO: Come no? Certo, meglio.
GIULIA: Torno subito, eh!
Non so in che cosa posso esserle utile, però mi dica pure.
Volevo capire in che rapporti era col fratello di Gianluca, Vincenzo.
Rapporti professionali, sono la segretaria dell'azienda.
Sì, sicura? Rapporti solo professionali?
Professionali, certo. Poi non c'era quasi mai, quindi di solito...
Abbiamo trovato il video di una telecamera di sorveglianza
- in cui vi baciate e litigate. - Con... Dove?
Nel parcheggio del cementificio, il 13 gennaio di quest'anno.
- La prego, sono una donna sposata. Mi vuole rovinare la vita? - No.
Voglio solo che mi dica la verità. La proteggerò come posso.
Che le devo dire? Avevamo una storia.
Nemmeno, ero in crisi e ci sono cascata due volte.
Lui ci sa fare con le donne. Non ho capito che volesse da me.
Perché litigavate? Le aveva detto che andava in Costa Rica?
Lo sapevo già, lo ripeteva di continuo.
Lui non è come Gianluca, ha ereditato il cementificio
- ma l'ha sempre sofferto. - Allora perché litigavate?
Prendeva i soldi della ditta di nascosto dal fratello.
A questo punto la devo interrogare in Commissariato.
- Aveva detto che mi avrebbe protetto. - FOSCO: Certo.
FUSCO: Inventi una scusa, è una questione di un paio d'ore.
Non posso fare altrimenti.
>La contabilità passa da me.
Quando Vincenzo ha iniziato a fare cose strane, l'ho visto subito.
Pensavo fosse una cosa di una volta, allora ho chiuso un occhio.
Forse perché anche lei beneficiava dei soldi rubati.
No, assolutamente no, anzi.
Ho anche pensato che mi avesse usata per quello.
Questi dati, che lei aveva detto che sono delle analisi,
potrebbero essere del forno?
Sì, sono le analisi del forno.
FOSCO: Gli asterischi che indicano?
Che ci sono state delle anomalie nella composizione del bitume.
Come se qualcuno avesse buttato del materiale estraneo nel forno.
Sì, esattamente.
- Perché me lo chiede? - La data è il 13 gennaio.
E' il giorno in cui avete litigato, cioè quando è sparito.
Sì, perché?
FUSCO: Non ha più sentito Vincenzo.
- GIULIA: No. - No.
Neanche un messaggino, nulla?
Un messaggio solo un paio di ore dopo, poi più niente.
Oddio.
- Oddio, quindi cosa hanno buttato nel forno? - FUSCO: Govoni! Govoni!
Accompagna la signora fuori, ha bisogno di un medico.
GIULIA: Dio mio!
- FUSCO: Si calmi, signora. - Mi scusi, eh. - FUSCO: Di niente.
- FUSCO: Non si muova da Lucca per nessun motivo. - Sì.
FUSCO: Password. Che ne so?
- Dai. >- DONNA: Messaggio gratuito. Il cliente da lei chiamato...
Vabbè.
Scusa se vi sono piombata in casa così, ma lui non risponde.
Scusa tu se mi vedi così nervosa, ma torno a casa e non c'è il bimbo,
ha sporcato di merda la camera e il bagno,
ora mi invita pure gente a casa e magari per parlare di omicidi...
- Non l'ho invitata io! - Sei qui da due giorni e già è un casino!
Non te l'ho chiesto io di venire qui a far finta di fare il padre!
Parla piano o svegli il bimbo.
Adesso tanto con Vittoria ci mettiamo un secondo.
- Sì, mi dai la password e io vado. - MASSIMO: Ci sono novità?
(AMPELIO PIANGE) - Eccole le novità!
- Si è risvegliato! - Se urli!
- Da' qua. - Mi spiace interrompere questo idillio familiare,
- ma se non rispondi al telefono... - MASSIMO: E' duro fare il babbo.
- Lo fai da due giorni! - E' duro da due giorni. - Vabbè.
- Allora? - Dai tabulati del forno... - Tabulati?
Ricordi che sul retro della lettera c'erano dei numeri?
- Sì. - Sono i dati delle analisi del forno del bitume.
- Ah. - Bene. Da quei dati sembra che il giorno stesso del video
- abbiano buttato qualcosa di strano dentro al forno. - Cosa?
Non lo so, ma come coincidenza è sospetta.
- Forse ci è sfuggito qualcosa. - Speriamo.
- FUSCO: Guardiamo. - MASSIMO: Sì.
- Qua si baciano, giusto? - Sì.
Iniziano a litigare. Vai avanti.
Poi lei se ne va. Fermati. Lui entra negli uffici, giusto?
- MASSIMO: Sì. - Quando riesce? Vai avanti più veloce.
- MASSIMO: Un'ora, due ore, tre ore... - FUSCO: Niente.
- Quando esce questo? Non esce più? - FUSCO: Altro che Costa Rica.
- Questo è finito dentro al forno. - Ah.
- Eccolo! - FUSCO: Fa' vedere. - MASSIMO: Guarda.
- Come monta? - FUSCO: Sembra sia la prima volta.
Che strano, dai tabulati del forno...
- MASSIMO: Guarda le scarpe. - FUSCO: Sono bianche.
Aspetta, torno indietro.
- Aspetta. - Vai. - Ecco.
- Non sono le stesse. - No.
Anche i jeans sono di un altro colore, sono più scuri.
- Quello che è uscito non è Vincenzo Greco. - No.
Qualcuno l'ha buttato nel forno, ha messo il casco ed è uscito.
- Il fratello. - O il guardiano. - Il guardiano?
- Sì, è il marito della segretaria. - Ah. - Eh.
- Certo che è incredibile. - Che cosa?
Che se è così, Pasquali ci ha visto giusto.
Ah, il tuo amico!
Pasquali non è un mio amico, va bene?
>Guardi, presidente, eccellenza... Come devo chiamarla? Doge?
>TASSONE: Mi chiami Tassone o Gianluigi, la prego.
Mi lusinga anche solo rispondendomi al telefono, illustrissimo.
>Non esageriamo, Pasquali, che mi voleva dire?
Niente, sono un po' preoccupato per questa indagine.
Alla fine me la sono caricata tutta io sulle spalle.
La Fusco è brava, ma vuole fare tutto da sola.
Poi finisce che vaga senza una meta come un'ostia nel vento.
- Anche quel Cioni, a dirla tutta... >- Pensa sempre a mangiare.
Sì, le sue sono indagini alimentari, principalmente.
>Ha un po' questo difetto, ma come poliziotto è una scheggia.
(COLPI ALLA PORTA) - Scusi, eccellenza.
La devo salutare, hanno bussato.
Non vorrei che qualcuno ascoltasse la nostra conversazione.
L'ultima cosa: lei mi autorizza a prendere qualche iniziativa qua?
>Ma ci mancherebbe!
>Mi scusi, mi hanno portato le pennette ai funghi porcini.
- Per carità, buon appetito allora. >- Grazie, a presto. - A presto.
(COLPI ALLA PORTA)
Battaglia, ma tu non dovevi andare via oggi?
- Avevo detto un paio di giorni. - Un paio a casa mia sono due.
Vabbè, ho avuto un contrattempo...
Tu, oltre a essere inqualificabile come essere umano,
sei anche inattendibile.
Non ti preoccupare, le due robe non sono in contraddizione.
- Però... Pasquali. - Eh. - Facciamolo.
- Oh. - Buttiamoci alle spalle questa storia.
Le offese, gli insulti, li ho detti così per dire.
- Sì? Io invece ero serio. - Non fa niente.
Ora sai che facciamo? Noi ci accomodiamo in salone.
Io ho portato queste bellissime e buonissime pastarelle.
Ce le mangiamo prima che si freddino.
PASQUALI: Quando mai si freddano le pastarelle?
Ecco qua. Assaggia il diplomatico. E' la fine del mondo.
BEPPE: Il diplomatico un pochino mi ricorda il tuo carattere.
Tu sei diplomatico, io una bomba. Per questo, ci controbilanciamo.
Le cose che mi hai detto le ho ascoltate, ci ho riflettuto.
Ci ho pensato e mi sono detto: "E' vero."
- Ci sto già lavorando. - Ti vedo stanco, infatti.
BEPPE: Guarda che sorpresa!
Tac! Già ho le pattine, senza che mi dici niente.
Ostia, allora mi sa che devi restare qui per molto tempo, vero?
Eh... Sì.
- Mi fai... - Pena? - Grazie, non mi veniva la parola.
- Mi veniva "schifo", ma... - BEPPE: Me l'avevi detta.
Vabbè, un misto pena e schifo.
Domani devo svegliarmi molto presto per una cosa molto importante.
Voglio fare una bella colazione come Dio comanda. Qui chiudiamo.
Domattina queste pastarelle voglio trovarle tutte intatte.
- E' chiaro? - Chiarissimo. - Bene.
Ma vuoi che ti sveglio con il caffè?
Non mortificarti da solo, che mi togli il gusto, su.
- Hai ragione, scusa. Vado. - Vai.
- Mi è venuta in mente una cosa. - Cosa?
Domani mi svegli con un buon caffè.
E' una buona idea.
FUSCO: Che ci fa qui?
Ho chiamato in Commissariato, mi ha detto tutto Cioni.
- FUSCO: Ascolti. - Ascolti lei.
Vittoria, deve smetterla di fare i complimenti con me.
- I complimenti non è il caso. - PASQUALI: Mi permetta.
Se non era per la mia intuizione, saremmo qui noi adesso? Non credo.
Quindi per me è una questione di onestà intellettuale,
perché mi prendo la responsabilità, e poi è una questione di grado.
- Di grado in che senso? - Nel senso che sono qui
per esplicito volere del Capo della Polizia italiana.
- Vabbè... - Gli ho parlato ieri sera.
Vi saluta, peraltro, con grandissimo affetto.
- FUSCO: Buongiorno. - Buongiorno.
- GIANLUCA: Di là. - FUSCO: Eccoci.
- Pasquali Paolo, consulente civico legale. - GIANLUCA: Piacere.
- E' venuta coi rinforzi? - Sì, più o meno.
Che ci fai lì? Arriva il carico da Casciana e lui sta lì!
Ti vuoi muovere? Scusi, abbiamo una consegna oggi.
Si figuri. Allora, mi diceva al telefono?
E' una struttura particolare.
Qui dietro c'è la cava, con le mine recuperiamo le pietre,
le mettiamo sul nastro trasportatore
che le porta alla macchina che trita i sassi.
Ecco le tramogge per il cemento. Qui dietro carichiamo i materiali.
- Il forno per il bitume dov'è? - Dietro gli uffici.
- Prendo le chiavi e vi porto. - Volentieri, ci interessa quello.
Soltanto lei ha le chiavi?
Ce le aveva anche mio fratello e Salvatore, il guardiano.
Casualmente è anche il marito della sua segretaria, è giusto?
- Sì, ma che c'entra? - Se Salvatore non ha un alibi, ecco che c'entra.
- In gattabuia entra. - Pasquali, la prego.
Dopo che abbiamo visitato il forno, mi segua in Commissariato.
- Vorrei farle un paio di domande. - Fatele a me le domande.
- Sto qua. - Perché, ha qualcosa da dire?
Sì. Smettetela di perseguitarmi. Ieri a casa, oggi qua. Che volete?
- Intanto stia calmo. - E' già in una posizione difficile.
- Una posizione? - PASQUALI: Brutta.
- Sta' calmo. - Calmi. - Non faccia il teatrino.
Lo sappiamo che era un criminale già da prima.
- Chi sono io? - FUSCO: Buoni!
- Lei ha scoperto che sua moglie si faceva cementificare... - Ma va'!
- Chi cazzo sei? Che vuoi? - Calmo!
- Lo prenda, commissario. - Fermo! Fermo!
Lo catturi...
Niente, tre casse arrivate ieri, sparite.
- Com'è possibile? - E ora come facciamo?
- TIZIANA: Gli sprizzini dove sono? - Ieri li ho messi nello stanzino.
Massimo li voleva spostare.
- Ti pareva non ci fosse di mezzo il gaucho? - Gaucho?
Massimo è convinto che ci facciano male.
- E ce li fa sparire. - Maremma.
- Accidenti a quando è tornato. - Mi ci viene da piangere.
- A voi viene da piangere? Per me è una sciagura vera! - Cioè?
Si è piazzato a casa mia e non ne fa una giusta.
Non dirlo, siamo stati fino alle due di notte a mettere le sue lampade.
- Stasera fai le due per toglierle. Non mi piacciono. - Tu sei di fuori!
No, Massimo è di fuori!
Bimbi, qui l'unica è fare qualcosa, e anche alla svelta.
- Che vuoi fare? - Eh.
Io un'idea ce l'avrei anche, vero, Beppe?
Ah. Glielo devo dire io, no? Vabbè.
(LAMENTI)
Ah, che botta!
- Però l'ho smascherato. - Bravo.
- A che punto siamo lì? - Ho quasi fatto. - Eh.
Hai scritto tutto?
Hai messo che è stata un'aggressione in piena regola?
- E che mi ha sferrato un colpo tremendo? - GOVONI: Certo.
- CIONI: Non mi sembra messo male. - Come no?
- Il naso non sembra neanche rotto. - Non scherziamo su queste robe.
Questi sono minimo 3000 euro di risarcimento.
Sì, ma prima ci sono 3000 anni di processo, se va bene.
Che processo? Che m'importa?
Parlavo della mia polizza di infortuni sul lavoro.
Siccome l'assicuratore sono sempre io,
c'è un piccolo conflitto d'interessi, ma simpatico.
Se mi date il verbale, faccio partire la pratica.
I soldi alla fine se li dà sempre lei?
Sì, certo, i soldi ce li metto io, ma che c'entra?
I soldi entrano, escono, rientrano,
poi finiscono in un gorgo di scatole cinesi
e poi a un certo punto... Puf!
Se ci confessa una truffa al fisco, dobbiamo procedere.
Ma no, commissario, stavo scherzando con i colleghi.
- Piuttosto, quel maledetto del guardiano è crollato? - Macché.
Dice che non c'entra né con la morte di Mancini né con quella di Greco.
Non c'entra, ma mi spacca il naso. Pensa se c'entrava.
Ecco il verbale, se vuole firmare.
- Sì, così poi Cioni la porta al Pronto Soccorso. - Grazie.
- CIONI: Che succede? - Maledetta... Non va!
- FUSCO: Dagliene un'altra. - Sì.
- Tutte uguali, le biro. - Tieni.
Una volta c'erano quelle belle stilografiche.
Perché il mondo deve cambiare sempre in peggio?
- PASQUALI: Dico bene, commissario? - Sì. Dice molto bene, Pasquali.
- Con cosa ha firmato Greco al cementificio? - Con una penna.
- Con una penna. - Com'era?
- Blu. - Blu. - Stilografica.
Con cosa era scritta la lettera d'addio di Mancini?
- Con una penna. - Con una penna. - E com'era?
- Blu. - Blu. - Stilografica.
- Le altre cose in casa sua erano scritte con la biro. - Quindi?
Sento un sollievo, perché lei non ha ragione.
Aspetti, veniamo anche noi.
Non ci penso neanche lontanamente.
- Lo devo interpretare come un no? - Sì.
Siamo d'accordo che parlo io?
Veramente dovevi solo accompagnarmi.
Queste cose so gestirle meglio io, fidati.
- Massimino, ciao. Salve. - Salve.
- Il commissario Fusco. - Piacere.
- MANUELA: Piacere, Manuela Mancini. - Niente, siamo qui perché...
- Ho avuto un'intuizione delle mie... - Andiamo al sodo.
Ho capito, però chi ha tirato fuori un caso che non esisteva sono io.
- Sì. - Se scopriamo chi ha ucciso...
- Come ucciso? - Ti sembra il modo di dirlo?
No, è che se la giustizia ha una speranza di...
- Di che cosa? - Massimo! Eh!
- Scusi, possiamo entrare un attimo? - Prego. - FUSCO: Grazie.
- Se volete un caffè, dell'acqua... - No, grazie, gentilissima.
Gli oggetti personali e i vestiti di suo fratello li hanno dati a lei?
- MANUELA: Quelli che aveva quando è morto? - (insieme) Sì.
MANUELA: Sì, perché?
Per caso, c'era una penna stilografica tra questi?
- Come fa a saperlo? - Ho avuto un'intuizione...
- Ahia! - Comunque sì, ce l'aveva nella tasca di dietro dei pantaloni.
E' strano, non ne ha mai usata una.
E poi perché metterla nella tasca di dietro?
- Possiamo vederla? - Certo. Eccola.
- Oh! - Sei scema? - FUSCO: Tu sei scemo!
- No, tu! - No, tu! Tocchi la penna con le impronte di Greco?
In che senso, scusi?
- Nel senso che suo fratello è stato un genio. - Cioè?
Gianluca aveva scoperto che Vincenzo rubava i soldi dell'azienda
per ripianare i suoi debiti.
Gli ha chiesto un chiarimento al cementificio.
>FUSCO: Dopo una lite, l'altro l'ha buttato nel forno del bitume.
>MASSIMO: Marco ha scoperto tutto.
>Greco è andato a casa sua per costringerlo a suicidarsi.
>FUSCO: Ha chiesto di poter scrivere una lettera d'addio, prima di farlo.
>Ha preso un foglio con dietro i dati che lo avrebbero incastrato.
>MASSIMO: Nella lettera c'era un messaggio per me.
>Prima di buttarsi, si è intascato la penna di Greco per incastrarlo.
- Un grande. - Grazie.
- MASSIMO: Prego. - MANUELA: Grazie, commissario.
(VOCI NON UDIBILI)
Fermo! Che stai facendo?
- Il mio lavoro. - Male, però. Non prendiamo più gli sprizzini.
- Ne ho cinque casse in bolla. - No, lascia stare la bolla.
- Guarda me, chi sono io? - Il Viviani.
- No. - Come no? - Il Viviani del BarLume.
Se ti dico che questi troiai non li vogliamo più,
- non li vogliamo più, chiaro? - Va bene.
- Con la Tizi te la vedi tu? - Certo. Me la vedo io da anni.
- Tranquillo, portali via. - Massimo.
- MASSIMO: Eh. - Vieni.
- MASSIMO: Che c'è? - Niente. Sediamoci un attimo.
- Ci beviamo una cosa. - Basta che non siano sprizzini!
No, per carità! Birretta.
- A babbo. - A babbo.
- Allora, fratellino, come va? - MASSIMO: Fratellone.
Mi sono un po' arrabbiato con gli sprizzini...
- BEPPE: Ho visto. - Succede. - Pure con la Tizi un po'...
- Cosa? - C'è stata un po'... - MASSIMO: Cioè?
Per il fatto del bambino... No?
C'è la Tizi che vuole fare sia il babbo che la mamma...
- MASSIMO: Bella riconoscenza! - In effetti.
- Però anche con i bimbi e Marchino. - Cosa? - BEPPE: C'è un po' di...
- Di? - BEPPE: C'è... - Che c'è?
- Come lo chiamiamo? - MASSIMO: Come? - Ci siamo capiti.
- Beppe, che mi vuoi dire? - Massimo... - MASSIMO: Eh.
- Visto che sei in difficoltà, abbiamo fatto una colletta. - Chi?
BEPPE: Noi tutti, abbiamo fatto una colletta
e ti abbiamo fatto questo regalo.
No, grazie! Guarda, lascia...
- Massimo, prendilo. - E' troppo.
- Scherzi? E' fatto col cuore. - Ho capito, ma mi imbarazzo.
Apri questa cosa, eh!
- BEPPE: Ta-dah! - No!
Un biglietto per Buenos Aires, sola andata!
Partenza domani. Che vi devo dire? Grazie, ma...
- Niente "ma", non ci ringraziare. - Costa un sacco di soldi!
- BEPPE: Vabbè... - Pensavo... - Non devi pensarci! Succede.
A noi dispiace e pure tanto.
Però è meglio così, lo dico soprattutto per te.
- Si vede che non ci stai più tanto bene qui. - Beppe.
Diciamoci la verità, tutte queste cose che mi stai dicendo,
- non è che... (VERSO)
- Che? - Non è che ti è venuta qualche idea strana con la Tizi?
Io con la Tizi? Ma quando mai! Ma no, no, ti dico di no!
- Mi vedi? - Sì, ma vedo anche come la Tizi ti guarda.
- Come mi guarda la Tizi? - Secondo me un po' le piaci.
Che dici, Massimo? Ti dico di no...
- Veramente piaccio alla Tizi? - Beppe, oh!
MASSIMO: Sei un uomo di un certo peso.
Ispiri calma, fiducia...
Solidità, insomma, una certa struttura.
Secondo me la Tizi apprezza.
- Secondo te, la Tizi... - Da' retta, la conosco.
- BEPPE: Lo so. - La conosco bene.
- BEPPE: Lo so. - Bene.
Lo so, Massimo, ho capito, lo so.
Comunque questo è il biglietto, tu vai, tranquillo.
E poi ogni tanto torni a trovarci, ogni tanto veniamo noi a trovare te.
- Ogni tanto. - BEPPE: Ogni tanto.
Le cose cambiano, non è colpa di nessuno.
- Ma no! - BEPPE: Eh! - Secondo me, hai ragione.
- Eh. - Sì, è la soluzione migliore per tutti.
- Soprattutto per me, dico. - BEPPE: Nel tuo interesse!
- Ci mancherai. - Anche voi mi mancherete.
- Però ogni tanto tu ritorni... - Ogni tanto voi venite.
- Poi tu ritorni. - E voi venite.
Mettiamoci d'accordo, se no tu parti e noi veniamo là!
- Certo! - Poi non ci troviamo.
- Ci facciamo "ciao ciao" dall'aereo! - Certo.
- Vabbè. - Che dire? Bene. - Eh.
- Ciao ciao. - Ciao ciao!
(APPLAUSI) - Molto si deve a Marco Mancini.
Un matematico di un'intelligenza fenomenale,
che prima di farsi suicidare ha lasciato degli indizi
che la Polizia ha individuato meritandosi questo successo.
Sulla penna stilografica abbiamo rinvenuto
le impronte digitali di Gianluca Greco.
Dai tabulati telefonici è risultato che il giorno dell'omicidio
- il suo cellulare ha agganciato... (RUMORE DI PASSI)
- La cella... - Buongiorno! Scusate l'interruzione.
Non volevo interrompere e privare il commissario Fusco
di questo suo meritato momento di gloria.
Anzi, sono venuto qui da Roma per congratularmi,
fare i complimenti a questi validissimi servitori dello Stato,
in particolar modo a una persona che mi sta molto a cuore.
- Mi sta anche molto di fianco, il dottor Paolo Pasquali. - No!
- Come no? Non si schernisca! - Grazie.
Il mio vice per il tempo in cui mi sono trasferito a Roma.
- Come va l'indagine interna sul suo predecessore? - Mah...
Il ministro vuole più impegno nel contrasto al gioco d'azzardo?
- Allora... - Un'opinione sulla legge sulla legittima difesa?
Che vi devo dire? Allora...
Se lo spaghetto alle vongole ha troppo prezzemolo,
vuol dire che le vongole non sono fresche.
- Che intende? - Che intende lei? E' lei che deve intendere.
Sono i giornalisti che devono dare la loro interpretazione,
se no faccio la metafora e scrivo pure l'articolo?
- Sarebbe l'autarchia, no? - Sarebbe l'autarchia.
- No, ma... - Mi scusi, il dialogo finisce qui.
(SCATTI FOTOGRAFICI) - Vuole un primo piano? Pasquali.
Grazie. Dicevo, se volete scrivere,
scrivete che sono tornato a Pineta che è la mia città del cuore
e il luogo dove faccio meglio ciò che so fare meglio.
- Pranzare. Cioni, hai prenotato al Paradiso della Mazzancolla? - Sì.
Govoni, ti unisci a noi? Fusco, sa già. Andiamo.
(VOCI SOVRAPPOSTE) - TASSONE: Fanno le mazzancolle...
Voleva invitare anche me Tassone, ma mi dispiaceva lasciarla sola.
Adesso, se mi dà retta, andiamo io e lei in un posto un po' privato,
dove si mangia veramente bene.
Io invece penso che sia importante che vada con gli altri,
che faccia un po' di team building, come direbbe il Capo della Polizia,
- Gianluigi Maria Tassone. - Per una volta, mi dia retta.
La porto in un posto dove si mangia una zuppa di ceci e vongole ottima.
Le vongole sono così fresche che neanche deve sbucciarle,
- le mangia intere. - Pasquali.
- Comandi. - Vada. - Basta?
- FUSCO: Eh. - Grazie comunque per l'opportunità che mi ha dato.
Vabbè, dai.
- Dai, Massimino, se no sembra... - MASSIMO: Mi ci viene da piangere!
- Vai in un posto bellissimo. - Eh.
A proposito, mi raccomando, salutami Carmen!
- MASSIMO: Va bene. (CLACSON)
- MASSIMO: Ciao, fratello. - BEPPE: Ciao, buon viaggio.
- MASSIMO: Ciao. - Ciao.
- Ampelino, un ultimo bacio al tuo babbo? - Ancora?
- Un ultimo, dai. (CLACSON)
Mi raccomando, da' retta alla mamma.
- UOMO: Si parte! - MASSIMO: Arrivo! Ci scusi!
- UOMO: Veloce! - MASSIMO: Arrivo! Ciao, bimbi!
- Hasta pronto! - BEPPE: Hasta prontissimo!
- Ciao, Massimone! - Ciao!
EMO: Ciao, Massimone!
- TIZIANA: Ciao! - Ciao! - Ciao!
Boia, bimbi, meno male che è finita.
- Non lo so, a me mancherà. - Tanto fra sei mesi torna, no?
- Chi lo sa? - TIZIANA: Intanto, giro di sprizzini per tutti!
- Via! - TIZIANA: Offre la casa.
Ragazzi, fermi un po'.
- MASSIMO: Ci siete cascati! - EMO: Hai scordato qualcosa?
MASSIMO: Davvero credevate che vi lasciavo qua da soli
senza il Viviani a rompere i coglioni giorno e notte?
- EMO: Ti pare! - Lo so che mi avete messo alla prova.
Avete ragione, altro che sei mesi lì, sei mesi qui.
Io resto a Pineta.
Per sempre!
- Capito? Resta per sempre. - Grazie, bimbi! - Ma di che?
- Grazie! Lo giuro, non vi lascio più. - No.
L'unica consolazione è che mi resta poco da campare.
Eh, a me no però.
Sono tornato, ragazzi.
L'ho fatto principalmente per loro. I miei amici, la mia famiglia.
Stava andando tutto a rotoli, erano a pezzi.
Del resto, non ce ne sono tanti come me, eh?
E meno male, Massimo!
Mi sa che sarà un lungo anno prima della prossima estate.
Eh già, soprattutto per me,
"accannato" per la seconda volta e in casa con lo psicopatico.
Ehi, ti sto ascoltando, sai, "mona"?
Guarda che io ti denuncio.
- (insieme) Salute. - (insieme) Salute.
- A che giocate? - Non vedi che è un briscolino?
- Gioco pure io. - PILADE: Siamo già in quattro.
Vabbè, dai, facciamo una briscola in cinque.
- Non sai giocare! - Come no? Ci ho risolto il caso di Carli!
- Non ricordate? - Ricordo solo che eravamo in quattro tranquilli.
- Poi è arrivato il quinto rompipalle. - Su, Emo, da' le carte.
- Bravi che bevete l'acqua. - PILADE: Ti diamo retta.
- Che è questa roba? - E' acqua!
- Fammi assaggiare. - E' acqua!
- Ma è vodka liscia! - C'è anche quella ruvida?
- Marchino, porta via questa roba! (VOCI SOVRAPPOSTE)
MASSIMO: La vodka liscia, ma scherziamo?
- Portala via. - Per favore!
- Leva le mani! - Smettila! - No!
- Ti fa male! - Leva la mano!
- Portala via! - Vattene! Leva la mano!
(VOCI SOVRAPPOSTE)
("IL VIVIANI DEL BARLUME" DEI GATTI MEE'ZI IN SOTTOFONDO)
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