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*
*
>NARRATORE: Certi giorni, qui a Pineta,
>ogni cosa sembra andare a modino. Ecco un esempio:
>Massimo che si gode la sua casa nuova, una birra fresca, il sole,
>la terrazza sul mare... Bella la vita, eh!
>Oggi poi è il suo giorno preferito,
>il giorno di riposo settimanale.
>Niente stuzzichini, spuma e ginger,
>o tedeschi che vogliono il cappuccino a merenda.
>Sì, perché anche fare il barista al Bar Lume
>può essere una professione usurante,
>specie quando i quattro avventori più efferati
>son giovanotti come loro.
PILADE: Oh, aspettatemi!
AMPELIO: Possibile che vo' più forte io col bastone che te senza?
Oh, non ce la faccio.
Per forza, grasso in questa maniera,
tu ti stanchi anche a guardar l'orologio.
>NARRATORE: Gino Rimediotti, ex postino tutto d'un pezzo,
>pensa sempre d'aver ragione lui.
>Pilade Del Tacca, ex impiegato comunale, non c'è dieta che tenga.
>Aldo Griffa, ristoratore, pensatore,
>parla poco, ma ispira gli altri a fare troppo.
>E Ampelio Viviani, zio di Massimo, Eros, Chianti, Sherlock Holmes
>e la Bussola di Viareggio in un unico embrione.
>Questi, al posto loro, non ci stanno mai.
GINO: Bello mi sembra bello,
ma sinceramente non capisco te che cosa ci devi fare in questo posto.
Ma non hai presente che il nostro amico Aldo
- c'ha il ristorante allagato da un mese? - GINO: Sì. E allora?
Mi hanno chiesto di entrare in società e gestire il ristorante.
Oh, finalmente ho capito. Bastava dillo, no?
Sarà il problema di tirar fuori un po' di quattrini
e poi ce li ripiglia.
Però mi garberebbe capire che c'è dietro, capito?
Andiamo a dare un'occhiata più da vicino. Tanto è tutta discesa.
PILADE: Ecco il regno di Mario Foresti.
AMPELIO: Io con quello non ci scambierei nemmeno le figurine.
PILADE: Hai ragione, guarda qui. Vuole fare il gran signore,
ma lo sanno tutti che è un pidocchio rivestito.
Però qui ha fatto un gran bel lavoro.
Belle donne, champagne, sigarette al mentolo. Roba seria.
PILADE: Oh, guarda chi c'è.
GINO: Parli del diavolo e spuntano le corna.
- Aldo! Qual buon vento! - Si faceva due passi.
- Io aspetto, eh? - Eh, e io penso.
Fai bene. Però ricordati, chi troppo pensa, nulla stringe.
Il proverbio non dice mica così.
- E va bene, ci siamo intesi. Buona giornata. - Salve, Foresti.
Io me lo ricordo ancora quando faceva l'odontotecnico.
Oramai tant'anni fa. E' un po' che ha fatto quattrini.
Ma nessuno sa bene come.
E te saresti il primo di questi nessuno, eh?
Sai cosa? Domani faccio un salto dai miei amici in comune
e al catasto. Gli porto tutta la roba, così te ci dai un'occhiata
e decidi se è il caso d'investirci dei soldi. Ti va bene?
- E va bene sì. - Andiamo, ragazzi.
Comincia a calar l'umido, si va via, andiamo.
ALDO: Va' avanti te, noi ti si viene dietro.
PILADE: Perché, hai paura che rimanga indietro?
AMPELIO: Casomai tu inciampassi in discesa, capito?
- Tu ci rotoli addosso. - E Dio lo volesse!
>NARRATORE: Eccoli qua. I vecchi a fiutar guai e Massimino?
>Sempre a godersela. Ma si sa, come diceva Edward Murphy,
>"quando le cose iniziano ad andar bene,
>c'è sempre il tempo perché comincino a peggiorare".
(DONNA CANTICCHIA IN MODO STONATO)
Gorgonoide, gorgonoide...
>NARRATORE: Gorgonoide:
>dicesi di mostro mitologico di orrenda fattura.
>L'opposto di questa sirena tentatrice, la Tiziana,
>che, ahimè, ha lasciato il Bar Lume.
>"Il mio posto è accanto a Marchino."
>L'amore è un mistero che è proprio meglio non indagare.
>Ora, però, a Massimo tocca cercarsi un'altra banconista.
- Mmm... E poi mi sono diplomata in yoga pranayama. - Bello...
Ero quella del mio corso che sapeva fare meglio la locusta.
- Ma dai! - La vuole vedere?
- Che cosa? - La locusta.
Sì, certo.
(MUSICA SENSUALE IN SOTTOFONDO)
Voi... Tu sei?
Io mi chiamo Chiapparini Gessica e... sono nubile...
- Esperienze lavorative? - Nessuna.
Ah. Perché dovrei assumerti?
Queste... garantiscono almeno 80 clienti al giorno.
Poi ho svolto uno stage in un hotel della zona
che preferisco non nominare,
poi dopo due anni come reception manager,
sono passata in un'altra business company dove facevo door to door.
E infine ho lavorato in un discount shop
dove mi occupavo di marketing.
Mi colpisce molto quello che scrivi nel curriculum.
Cosa intendi per rapporti interpersonali di qualsiasi tipo?
Secondo lei a 3.700 amici su Facebook ci sono arrivata per caso?
No.
PILADE: Questo è tutto quello che ho trovato
alla conservatoria dei registri immobiliari.
Il complesso nella sua interezza
fu acquistato dal Foresti nell'aprile del 1992.
GINO: E quanto l'avrebbe pagata?
PILADE: 900 milioni di vecchie lire.
- Ma dai, è impossibile! - Oh, carta canta. Eccola lì.
ALDO: La villa del primo del '900,
mezz'ettaro di parco valeva perlomeno il triplo.
AMPELIO: Sì, ma io me la ricordo.
Non era messa tanto bene quella villa, era un po' sgangherata.
Questo è vero.
Ragazzi, ma ve lo ricordate che belva era il Carratori?
Ma vi pare che si sarebbe fatto fregare da qualcuno?
>AMPELIO: Dai, che era di fava attiva e non passiva il Carratori
se lo ricordano, ha inculato mezzo paese!
Sempre elegante, eh, zio!
Se mi lasciate finì il discorso, ci si capisce qualcosa, eh!
Lasciatelo finire, dai, mamma mia.
PILADE: Allora, il Foresti l'ha pagata così poco
>perché ha comprato la nuda proprietà.
>MASSIMO: Ma qui si parla di meno della metà del suo valore.
A naso mi sembra comunque troppo poco, no?
PILADE: Sono stati fatti dei calcoli ben precisi, guardate.
La nuda proprietà varia a seconda dell'età del venditore:
>più è giovane e meno vale.
>GINO: Quanti anni aveva il Carratori?
>PILADE: Il Carratori... Ecco.
PILADE: Ranieri Carratori, nato il 4 aprile del 1932.
GINO: Il contratto hai detto che è del marzo 1992.
Quindi quando lui ha venduto, aveva sicuramente meno di sessant'anni.
AMPELIO: Ecco ora vorrei sapere chi è quel bischero
>che compra una nuda proprietà da uno di sessant'anni
che minimo, minimo, se è di salute regolare,
a ottant'anni c'arriva che è una bazzecola.
>GINO: Magari lui non era di buona salute e...
>ALDO: Sì, e va a vendere la nuda proprietà!
Così, per non aver aspettato qualche anno,
i figli si ritrovano con due lire in mano! Ma dai!
Sì, ma quando è morto questo Carratori?
E questo bisognerebbe sapere.
No, aspettate, aspettate. Ora lo scopro io.
Sì, sì, e morì il 10 aprile del '92. Ma te non te lo ricordavi?
- No! - Tu non ti ricordi mai di nulla!
E morì d'un tumore e c'era il suo futuro genero che l'assisteva.
Che poi, poveraccio, fece una finaccia anche lui.
- Che finaccia? - S'è sparato.
Scusami, abbi pazienza, ma perché lo vuoi sapere?
No, così. Curiosità.
Curiosità un'accidente!
>Scommetto che tu sei al bar con quegli scioperati dei tuoi amici
a occuparvi dei fattacci della gente.
Ma sta' attento a che tu mangi, eh, perché se tu tiri il calzino,
io i quattrini per comprarti la bara rotonda non li tiro fuori.
>Oh, addio.
Boia come vocia la tu' moglie!
M'è toccato lei lì. Comunque, come avete capito,
il Carratori è morto di tumore nell'aprile del '92,
subito dopo aver venduto la casa.
Ragazzi, io non so voi, ma a me mi frulla per il capo una domanda...
- E' morto o l'hanno ammazzato? - GINO: Già!
>- Hai sentito del Carratori? Pare che l'hanno ammazzato! >- Cosa?!
>NARRATORE: Pur essendo un matematico fallito,
>Massimo ha almeno scoperto una legge fondamentale
>della vita di paese: il teorema del pettegolezzo.
>Si prenda per ipotesi la chiacchiera X,
>la si elevi alla potenza affabulatoria
>di quattro vecchietti da bar,
>e in poche ore il valore di X sale esponenzialmente da 4 a 7776.
>Come volevasi dimostrare...
>TIZIANA: (con eco) Massimo?
>Massimo?
>Dai, vieni...
>Sono imprigionata in questo corpo di pesce.
>Ti prego, salvami!
>Eh?
>MASSIMO: Che devo fare?
Ma rispondi al telefono, cretino.
(CELLULARE SQUILLA)
>- TIZIANA: Massimo? - Tiziana.
Era da un po' di giorni che ci pensavo e ieri l'ho fatto.
L'ho mollato.
- E perché? - Perché?
Certo però Marchino non puoi stare sempre a giocare ai giochini.
Zitta che mi distrai.
On-line c'ho Gengis Khan, non posso fare mica figure di merda.
Senti, Gengis Khan, io ti rispedisco subito da tua mamma, eh.
Questa casa sembra un pollaio.
Sbricioli dappertutto, per non parlare del bagno.
Hai una vaga idea a cosa serve lo scovolino?
Quei capelli... Tu fossi pelato almeno! Li lasci ovunque, li lasci.
(VOCE DALLA TV)
- E mangia che ti si ghiaccia! - Ma mi fai finire lo schema?
Senti, se continua così io e te...
Zitta! Mi fai sbagliare! Vai, vai, vai!
Ahia!
(MASSIMO RIDE)
Poi oggi son bollita. Sono stata tutto il giorno
a tingere il garage di fronte a casa di mia mamma,
>con lei che m'alitava sul collo, con 'sto caldo,
>tutta sudicia di vernice...
DONNA: Tiziana, ma quanto tempo ci metti?
Boia, non ti va mai bene nulla!
Ringrazia Dio che lo sto facendo, vai.
- Fallo fare a Marchino, citrulla! >- TIZIANA: Giuro, volevo morire.
Proprio un bel periodino tranquillo, eh!
E da me che vorresti?
Il mio vecchio posto di lavoro, se non chiedo troppo.
Massimo, ho bisogno di stare fuori casa,
con la mia mamma sempre addosso non ce la faccio più.
Non lo so, Tiziana. Non lo so...
Guarda, al massimo ti posso prendere come stagionale.
Grazie.
Prego, prego, prego.
I birilli li devi buttare giù con la palla degli altri,
- non con la nostra! - Capita, no?
Ma guarda un po' capita sempre a te.
Mi sembra di giocare con un cieco.
Ora basta, eh. M'avete nauseato! Me ne vado?
Ma guarda, se c'è qualcuno che va via, sono io, stai tranquillo.
Io mi son rotto da un pezzo.
GINO: Ma stai fermo, Ampelio, ma dove vai?
Vieni, prendi la stecca e falla meno lunga.
Va bene, guarda, però si cambia squadra, eh.
Perché se lui l'è grasso e cieco, a me non me ne frega nulla.
- Con quel torsolo, ci giochi te. - Ci gioco io.
Almeno tu c'hai anche una palla di ricambio.
(RISATE)
Bimbi? L'ingegner Totaro vorrebbe fare due chiacchiere con voi.
Scusate l'irruzione... Vi ruberò solo pochi minuti.
Credo che conosciate almeno il nome di Kinzica Carratori,
la figlia di Ranieri. E' mia moglie.
Recentemente hanno preso a circolare delle voci
che dicono che intorno alla morte del mio povero suocero
ci sarebbero delle circostanze poco chiare.
No, ci sarebbero. Ci sono! E grosse come case!
Scusi, ma noi non ci si diverte mica a dire queste cose.
Qui c'è un movente, che sarebbe l'acquisto della villa,
>e un sospettato, che è il Foresti.
Non sono mica discorsi a gazzosa!
Vi assicuro che mio suocero è morto a causa di un tumore alla prostata.
Si è sentito male in modo progressivo.
>Quando l'hanno ricoverato sembrava semplice prudenza
>e invece era pieno di metastasi.
Potrebbe essere. E allora?
Se non che è di cattivo gusto stare a disturbare i morti
con ipotesi campate in aria, tanto per passare il tempo.
Spero di essere stato abbastanza chiaro.
E scusate se vi ho rubato del tempo prezioso, eh. Arrivederci.
MASSIMO: Arrivederci.
Bravi!
(DONNA CANTA IN MODO STONATO)
- Brutta Gorgonoide... - Sciù, sciù, sciù!
>ALDO: "Ti stai facendo una brutta fama.
Torna a vendere granite o farai una finaccia."
Io continuo a non capire.
Madonna, sei peggio dei bambini delle elementari, eh.
Che voi che sia? E' una minaccia, bella e buona.
- Ma a chi è? - A noi.
No, a te. Cosa ci s'entra noi?
Voi c'entrate sempre.
Per me è una ragazzata.
Ma chi dei ragazzi del paese si mettono a fare 'sti scherzi, dai?
Li si conosce più o meno tutti.
E si vede che non li si conosce bene tutti.
Guarda, io dei ragazzi di oggi mi fido poco.
E poi, anche se fosse una ragazzata,
- comunque bisogna tenere alta la guardia. - Son d'accordo.
Ma poi guarda, se non è una ragazzata, è anche peggio.
Potrebbe esse anche la mafia.
La mafia. Bravo zio, non c'avevo mica pensato.
La sai una cosa? Secondo me è come l'omicidio Kennedy:
la mafia c'entra, ma s'è fatta aiutare dalla CIA.
- Eh, sì. - Ma dai!
Però devo dire che la lettera è sufficientemente inquietante.
Io guarda, checché ne dica quello sculaccianguille di mio nipote,
continuo ad essere un po' tremebondo.
Per quello anch'io.
E allora che volete fare?
Semplice: si va da quella frigida della Fusco e gli si dice tutto:
del Carratori, della lettera, e poi si chiede la sua protezione.
Non è il suo dovere, no? Allora?
Tiziana, mi dai un'altra fetta di limone?
Oh! Il limone si paga, eh? Questa è già la terza fetta.
RAGAZZO: Ma è il quarto aperitivo che ti pago.
Questa è l'ora che mi piace di più. L'ora dei giovani.
Sì, finché non tornano i vecchietti.
Ho il sentore che stavolta gli aprostati in commissariato
- ci metteranno parecchio. - Perché?
Sai mantenere un segreto?
Quella lettera... (BISBIGLIA)
Che merda che sei!
Oh, senti, non posso far da balia a quattro disertori dell'ospizio
in crisi d'astinenza da omicidio, avanti!
La preside Fusco rimetterà al loro posto i vecchi scolari
>e finalmente in questo bar,
>come in qualsiasi bar del mondo che si rispetti
>si parlerà di topa e di pallone.
(CELLULARE SQUILLA)
>MASSIMO: Pronto?
>DONNA: Buongiorno Viviani, sono il commissario Fusco.
>Senta, dei signori di sua conoscenza sono passati a trovarmi.
>Mi hanno portato una lettera molto interessante.
>Potrebbe fare un salto in commissariato?
- Sì, certo. >- Grazie, arrivederci.
Arrivederci.
>FUSCO: Sa come si dice negli ambienti di polizia.
Che il primo caso è come il primo amore, non si scorda mai.
Non vi facevo così romantici qui dentro.
>FUSCO: Era il 1992. Mi ero appena insediata in questo commissariato,
>quando un pomeriggio squillò il telefono. Presi io la chiamata.
>Era il direttore dell'ospedale. Diceva di aver sentito uno sparo.
(TONFO METALLICO)
>Era il corpo del futuro genero di Ranieri Carratori,
>il dottor Visibelli, l'oncologo.
>S'era sparato un colpo alla tempia.
>Venne la sorella Benedetta a fare il riconoscimento.
>Poveretta...
Capisco che è dura, signorina, ma dovrei farle alcune domande.
Che lei sappia, c'è qualche motivo
che potrebbe aver indotto suo fratello a suicidarsi?
Quando si dice il tatto, eh?
Solo dovere. Nessuno si diverte a chiedere certe cose.
Vorrei sperare.
Le andrebbe di fare due passi?
Volentieri.
>FUSCO: Il Dottor Visibelli era il promesso sposo di Lagia,
>la figlia mezzana di Ranieri Carratori.
>Il Carratori, anni prima, aveva avuto un carcinoma alla prostata
>che era stato ben curato proprio dal Dottor Visibelli.
>Ma dopo qualche anno riaccusa dei dolori
>e dalla scintigrafia emergono alcune metastasi.
>Allora viene ricoverato e la cosa sembra anche curabile.
Invece, nel giro di poco tempo,
>sottoposto a chemioterapia dal dottor Visibelli,
>il paziente peggiora a vista d'occhio
e in meno di un mese muore.
>Il Dottor Visibelli è distrutto da questa cosa,
>anche perché Lagia lo accusa di essere responsabile
>della morte del padre e lo lascia.
>Lui evidentemente non regge tutto questo dolore e si ammazza.
Le confesso che su questo caso non mi sono mai arresa.
Forse perché era il mio primo caso importante,
forse perché, non lo so, detesto la parola archiviazione.
La capisco.
E ora, dopo i sospetti dei suoi amici, dopo la loro deposizione,
la lettera anonima che è arrivata a lei, sono tutti segnali, Viviani.
In che senso, scusi?
Glielo dico in via ufficiosa.
Sono intenzionata a riaprire il caso.
>NARRATORE: Massimino, forse è meglio che tu ci ragioni
>sulla faccenda del Carratori,
>che, a quanto pare, i vecchi c'hanno visto lungo. Mica come te.
(URLO DI DOLORE)
(RUSSARE)
Permesso, si pole?
Avete sbagliato reparto, geriatria è nell'altra ala.
Non ti si può lasciar solo un momento. Che t'ha fatto, bello?
Ginocchio kaputt.
ALDO: Noi, intanto, ti abbiamo portato leccornie.
- Leccornie per l'amico da risanare. - Ah! Piano, piano.
Pollo alla diavola, peperoni e una boccia di vino.
Proprio una dieta leggera, leggera, eh? Grazie.
Tempo di degenza?
Almeno due settimane. Buongiorno, signori.
- Buongiorno. - Cosa? Due settimane? No, no.
Minimo. Lei ha un versamento abbondante
e presenta frattura di Segond
in abbinamento alla rottura del tendine.
Quindi lei non può camminare e non posso farla uscire da qua.
Per un paio di giorni dobbiamo aspettare
che il versamento si riduca e dopo operiamo. Vede, signor Viviani...
Massimo, mi chiami Massimo, per favore.
- Possiamo darci anche del tu? - Anche del voi.
Con le ginocchia non si scherza
e la tua situazione pregressa non è delle migliori.
Quindi vedo che qua da mangiare non ti manca.
Rilassati e non fare sforzi inutili, va bene?
- Signori, arrivederci. - Arrivederci.
(RUSSARE)
(PETO)
Perché?
- Boia, ma lui è vivo? - E' vivo, è vivo.
Sentissi come ronfava stanotte, pareva un trattore.
Non ti lamentare. Poteva andare peggio, dai!
Peggio cosa? Siamo in estate, non so se lo sai.
Io c'ho un bar da mandare avanti.
E invece sto qua con la zampa bloccata.
Se è per il bar, non ti devi preoccupare.
- Se vuoi, te lo gestisco io. - Dici davvero?
Certo. Te pensa a riposarti, fisicamente e mentalmente.
Anzi, a questo proposito, mi sarei permesso
di portarti un po' di libri.
Kafka, che va sempre bene.
Vero.
Francesco Petrarca, un classico italiano.
La nuova traduzione dei libri più significativi della Bibbia
di Erri De Luca, è anche autografato.
Mi raccomando, non sciuparmeli.
Guarda, tranquillo, non li apro nemmeno
- così non si sciupano di sicuro. - Sempre il solito ingrato.
Credo che in questi giorni non faticherò a prendere sonno.
Sempre il solito, ragazzi.
A fa' bene a sciui, anche Cristo se ne ebbe a male.
LAURA: Ciao, Massimo.
>NARRATORE: Eh, quando si dice stare nel posto sbagliato
>al momento sbagliato...
>Non bastava essersi rotto il ginocchio, no!
>Doveva pure finire sotto i ferri della sua ex moglie!
>E non era nemmeno la prima volta.
>Sì, perché il poverino ha subito da Laura un'altra operazione,
>un riuscitissimo trapianto di corna.
Laura... Che ci fai qua?
Come che ci faccio? Ci lavoro, lo sai.
Quando m'hanno detto che s'operava te non ci potevo credere.
Laurina, come sei bella...
Sh... Stai buonino, Massimo, su.
Oh, Laura, Laurina...
Ti amo...
Ti amo tanto...
Non mi lasciare...
- Ci mettiamo al lavoro? - Subito.
LAURA: Massimo?
Massimo?
Ciao.
E' la terza volta che vengo a vedere come stavi.
- Finalmente ti sei svegliato. - Ciao.
Ciao. Ti volevo dire che l'operazione è andata bene.
Puoi stare tranquillo.
Grazie.
Senti, Massimo, io domani parto, vado in ferie.
Però ti lascio nelle mani del dottor Berton.
Ti troverai bene, è bravissimo.
(RUSSARE)
Mi sembra ci siamo detti tutto. Io vado.
Divertiti.
Ci proverò. Ciao.
Senti, Massimo...
Quelle cose che mi hai detto in sala operatoria, le pensi davvero?
Quali cose?
Niente, lascia perdere. Ciao.
Ciao...
Buongiorno! Buongiorno!
Eccoli qua: un ex-matrimonio e quattro quasi funerali!
Stronzo, ma solenne. Eh, vuol dire che stai bene.
La scienza fa miracoli.
- Il dottore che dice? - Tutto a posto.
Che vuoi che dica? Basta che lui stia lì calmo,
se si ricordano di portar via la padella, sta come un papa.
Zio, ti ricordo che, a differenza tua, io la prostata ce l'ho
- e funziona anche abbastanza bene. - E lo so, vorrei vedere!
TIZIANA: Spezzatino in fricassea e patate arrosto.
Sono di suo gradimento?
Per l'amor di Dio, non parliamo di cibo!
- Te sei sempre a dieta? - Sì.
A guardarti, non sembrerebbe.
- Assaggia. - Ma il trattore non c'è?
Torna. E' andato a fare il tagliando, ma fra un po' torna.
- Un po' rompe i cojoni. - Un po'?
- Tieni. - Grazie.
Prego.
Questa notte non ha smesso un attimo di russare.
Pareva un Concorde, pareva.
Aldo, a proposito di gente che rompe i coglioni,
- me lo faresti un favore? - Dimmi.
- Hai presente la Gorgonoide? - Chi?
Quel mostro che abita sopra a casa mia.
Ah, quella che frigge tutto le cose che gli passan per le mani?
Esatto. Forse ho trovato il modo di farvi alzare il culo
dalle seggiole del mio bar!
Avvicinatevi.
Tu, tu, tu e tu, dovete prende una scala...
GINO: Lo vedi? Anche il giornale ci dà ragione a sospettare.
AMPELIO: Continua, fammi sentire quel che dice.
Nulla, fa un po' la storia della famiglia Carratori,
della famosa Villa Ottone e poi senti:
"Carratori & Figli, una ditta edile florida,
specializzata nella costruzione e manutenzione d'impianti
legata alla tecnologia nucleare.
Una ditta che aveva avuto la sua commessa più importante
con la costruzione del Camen".
Boia, senti cosa ti tirano fuori: il Camen!
Ma ti rendi conto di cosa ci s'aveva sotto il culo, eh?
- E' vero. - Ma cos'è il Camen?
>ALDO: Il Camen: Centro Applicazioni Militari
>dell'Energia Nucleare.
>Un postaccio che doveva servire
>a studiare possibili difese da attacchi atomici.
>Ufficialmente. Perché poi chissà cosa ci facevano.
>AMPELIO: Certo che il Carratori c'ha sempre avuto il fiuto
>per infilarsi negli affari poco chiari.
Se non continui, ti tiro una legnata sul groppone.
E ti dovresti azzardà! Ma perché non te lo leggi da te? Vai!
Non ce la faccio, ho lasciato gli occhiali a casa!
Da' qua, leggo io, dai.
Allora: "... una ditta che però, a causa di una gestione
>che oggi sarebbe definita creativa,
>e in seguito al referendum sul nucleare del 1987,
>ha visto tramontare la sua stella".
Oh, guarda chi si vede, il mio macellaio di fiducia.
- Dottore. Buongiorno. - Buongiorno a tutti.
Allora dottore, come va il bimbo?
Direi bene. Tra una decina di giorni potrà uscire da qui
e dopo dovrà fare solo un po' di riabilitazione
per rimettersi in forma.
Così torno a essere un figurino,
che a forza di sta insieme a questi quattro vecchiacci,
- mi si sono ammosciati i muscoli per osmosi. - Ma vai!
AMPELIO: Siccome sentivo, c'ha un sound un po'...
- Non è di qui, vero? Di dov'è? - Veneto.
- Ma è parecchi anni che è qui. - Parecchi. Perché?
No, allora dovrebbe sapere qualcosa anche sulla vicenda Carratori.
Mh.
Carratori, quel bischero che ha svenduto la casa e poi è crepato.
C'è anche oggi sul giornale.
So benissimo chi è. E' morto davanti ai miei occhi.
AMPELIO: Oh, ma te sei proprio un coglione, ma di quelli grossi!
Sei da "Ginnes" dei Primati!
E io saprei anche in che categoria.
Non ci vuole mica molto a capirlo: quella delle fave!
Ma come facevo a capire che erano amici? Eh!
In effetti era dura da comprendere, eh.
Qui di duro c'è solo una cosa: la su chiorba.
Ma la finisci con questo trampolo!
- Però, prendiamo anche il lato positivo. - E sarebbe?
Che magari il dottorino s'impermalisce
e per vendicarsi tiene Massimo in ospedale più del dovuto,
così noi abbiamo il bar a nostra disposizione per far cosa ci pare.
Sì, addirittura!
AMPELIO: Ma non dice mica male Pilade.
Quant'è che noi si vuole organizzare
questo torneo di briscola
e lui ci mette sempre i bastoni fra le ruote? Ora come fa?
- E' una buona idea. - Sai cosa ti dico? Bravo Gino!
Dovresti cercare di farne di più di queste figure di merda.
- Ma vai anche te, ma finiscila! - Vieni bello, vai.
(BORBOTTA)
>Te l'hai capito che non l'ho visto morire il Carratori, vero?
Certo che l'ho capito, non sono mica rincoglionito.
Un ortopedico in oncologia è come un fiorentino al mare.
Io ho reagito in quel modo
perché il tono del tuo amico era troppo esagerato, dai.
Ero molto legato al dottor Visibelli.
Non me lo puoi spostare in un'altra camera?
Ma chi, Andrea? Ma se è simpaticissimo!
Sì, quando è sveglio.
Allora, tu che la conoscevi,
la famiglia del Carratori che gente è? Che tipi sono?
Quella dei Carratori era una famiglia patriarcale,
di quelle di una volta,
con il grande capo e tutti intorno al suo capezzale.
Io quel giorno me lo ricordo ancora.
>Era il compleanno del Dottor Visibelli.
>Io lo raggiunsi per fargli gli auguri
e vidi questa scena di enorme felicità,
con il gran capo tutto euforico,
>baciava tutti, baciò persino il pancione di sua nuora.
>MASSIMO: Non è un po' strano che uno col cancro fosse così felice?
Scientificamente può succedere, è l'effetto del cortisone.
E comunque di lì a poco avrebbe smesso di esserlo.
>Peggiorò in poco tempo, ma non un tempo normale, capisci?
>Fu una cosa molto strana. Era come se il Dottor Visibelli
avesse completamente sbagliato le dosi. Avvelenandolo.
Ed è così?
Non lo so.
Io so solo che era un bravo medico, preparato, competente.
Ma so anche che era convinto di aver ucciso il suocero.
(COLPI ALLA PORTA)
- Commissario! - Buongiorno. - Salve.
Come mai da queste parti?
Avrei bisogno di parlarle, Viviani.
- Massimo. - Ciao.
- Ciao, a dopo. Arrivederci. - Arrivederci.
- Come va? - Sono tutto il giorno a letto. Bene.
Senta, Viviani, lei si ricorda che anni fa ci fu una rissa
di fronte al suo bar?
Mi ricordo sì.
>MASSIMO: Successe tutto per via di un pisano
>che s'era seduto sulla macchina d'un livornese.
Ehi, bellino, alzati un poco dalla mia macchina.
Quale, questa? Mi c'ero solo appoggiato un attimino,
non ci saltavo mica sopra.
Appoggiato una sega. Ma guarda qui, è tutta graffiata.
Allora disinfettala, sennò piglia il tetano!
- Ma che fai, pigli per il culo? - No, merda livornese...
Bimbi, piano, su. Buoni, bimbi... Dai...
Ma sei imbecille?
(IMPRECA IN TOSCANO)
>MASSIMO: E lì, insomma, mi feci prendere un po' la mano,
ma fu una ragazzata.
Come no! Finiste tutti in commissariato,
vi si presero le impronte, anche le sue...
... che sono uguali a quelle che abbiamo trovato
sul francobollo della lettera anonima
recapitata al suo bar l'altro giorno.
Viviani, si rende conto di quello che ha fatto?
Io ho disposto il sequestro di quella lettera,
ho aperto un procedimento.
Domani al magistrato che gli dico? Che era uno scherzetto, eh?
Non è detto.
Che significa?
Che forse qualcuno all'epoca non ha raccontato proprio tutto,
e magari possono emergere nuovi particolari.
L'avviso, se lei mi prende in giro...
Senta, bischero son già stato una volta. Per ora mi può bastare.
- Ce li ha due minuti? - Di numero.
Bene. Sarò breve. La parola "avvelenamento" le dice nulla?
- Alè! E' nostra! - Ma non c'avevi già in mano il tre prima?
- Come no! - E perché non l'hai messo prima?
S'era bello e vinta la partita.
Lo volevo tené per ultimo, poi tu hai passato il re
e non potevo mica venire fuori anch'io.
Sì, se veniva fuori il tuo babbo
era molto meglio per l'umanità contemporanea.
Ho capito, ho capito. Dai, si fa la rivincita.
Questa era il tre a zero. La bevuta tocca a voi.
Ma non tieni più a mente neanche il conto delle partite.
Madonna, ciucciu, ma lo sai che se i bischeri volassero,
a te bisognerebbe darti da mangiare con la fionda.
Vai, abbiamo visite.
- Permettete una parola? - Oh, buongiorno.
Stia comodo. Vi presento mia moglie Kinzica e mia cognata Lagia.
Siamo venuti per chiedervi un favore.
Ma quale favore!
Ho già capito, te sei troppo educato per 'sta gente qua.
La dovete finire
di fare tutte 'ste chiacchiere su nostro padre, è chiaro?!
Senta, prima di tutto, abbassi la voce.
Secondo, io gli ordini non li prendevo nemmeno da mio padre,
- figuriamoci se li prendo da lei! - Siediti, Gino.
Bravi! Allora continuate così. A speculare sul dolore altrui.
Non vi pare che abbiamo sofferto abbastanza?
Anche sul giornale ora!
Senta, se c'avete tanto la coda di paglia,
vuol dire che noi tante bischerate non si son dette!
- Non è vero, Ampelio? - E tu non sbagli! Vai, stai tranquillo.
- Il discorso non fa una piega! - Bimbi, buoni.
Siete dei cafoni! Io vi denuncio! Chiaro?!
- Brava! Brava, brava! - Maledetti!
Io vi faccio morire in galera, in galera vi faccio morire!
Non me ne frega niente se siete vecchi, meglio!
- Ci dovete morire lì dentro! Morire, capito? - Arrivederci.
- Andiamo via. - Lasciami!
Ma senti che roba, oh.
Valli a capire. Ora che si dice che il Carratori è una vittima,
che l'hanno ammazzato, vengono a fare tante scenate.
Quando si diceva invece che era un furbo, che era un ladro,
allora non si vedeva mai nessuno.
- Ma ch'è successo? - Lascia perde.
(RUSSARE)
(con eco) Tiziana! Che ci fai qui?
Se ti dicessi che avevo voglia di vederti, ci crederesti?
Se ti dicessi che avevo voglia di vederti, ci crederesti?
- Tiziana, forse... Cosa fai? - Sh...
(SOSPIRI)
No... Cioè sì...
- Cioè no... - E' una questione di chimica.
Mi sono così mancate...
Bella, bella...
Bella, bella, bella...
(RUSSARE)
- Cristo... - Mamma! Mamma...
La ringrazio per essere venuto.
E mi scuso ancora per quello che è successo al mio bar.
Bisogna aver pazienza.
I vecchi son come i bimbi, non c'hanno peli sulla lingua!
TOTARO: Magari il problema fossero i vecchi.
Il problema è la famiglia di mia moglie.
L'unico che si salvava era il Dottor Visibelli,
pace all'anima sua.
Vede, quando mio suocero fu ricoverato,
io stavo da poco con Kinzica.
A curarlo c'era il Dottor Visibelli e ci fidavamo tutti.
Decise di sottoporlo ad una chemio pesante
a base di carboplatino e samario 153.
>Mio suocero non resse.
E da lì fu il delirio.
Tutti che davano la colpa al Dottor Visibelli.
Io provai a buttare acqua sul fuoco,
ma non ci sono mica riuscito.
>E lì Visibelli non ha retto.
Scusi, con cosa ha detto che l'hanno curato, carboplatino e...?
Samario 153. Perché?
No, così. Non avevo capito.
Samario 153...
Sono isotopi radioattivi. Ah!
- Dottore... - Sei a buon punto, dai.
- Altri due movimenti... - No!
Dai, facciamo piano.
Via, perfetto.
Il punto... Ahia!
E' la radioattività, capito?
Ad un Carratori curato con farmaci radioattivi,
>il Dottor Visibelli mai avrebbe fatto avvicinare un bambino,
>non ti pare?
Chi ti ha detto che è stato curato con farmaci radioattivi?
- Di solito non si usano in chemioterapia. - Ah, no?
E' molto raro.
Me l'ha detto l'ingegner Totaro, e non mi sembrava in vena di mentire.
- E quindi? - E quindi a mentire era il Dottor Visibelli
che diceva di curare il Carratori,
e invece era d'accordo con lui... Ah!
E stava solo facendo finta?
- Bravo. Te ce l'hai con me. - FISIOTERAPISTA: No.
MASSIMO: Eh, no. Invece sì. Te ti sfoghi!
(MUSICA BUFFA IN SOTTOFONDO)
Non ci riesco.
- Al bar come va? - Devo dire che Aldo è bravo, ci sa fare.
- Anche se a volte è un po', come posso dire... - Palloso.
Ecco, sì. Cioè, ci fa sentire Monteverde...
- Chi? - Monteverde!
- Monteverdi! - Vabbè, dai, lui.
Parla sempre di libri. Ora gli è presa la fissa con la Bibbia.
Non fa altro che citare certi nomi strani...
Guarda, l'ha regalata anche a me.
Bah, è fissato a nastro.
Senti, non te la pigli mica se non ti faccio compagnia per il pranzo?
E' che c'avrei un po' da fare. Aldo è solo al bar.
No, no, vai, vai.
Qui ci sono tutte 'ste cosine buone.
Te però mangia, eh. Che mi sembri un po' sciupatino. Ciao, nini.
Ciao, Tiziana.
>Meno male, Luisa da Roma. Bene, è morto il cane. Tremendo.
>Infatti l'Appeso lo dice.
>Stai tranquilla, ma ora, mi dispiace, ti devo lasciare
>perché ho un'altra telefonata e il nostro tempo è scaduto.
>Mi raccomando, segui i tarocchi di Rocco, su Teleonda.
>Ciao, amore, ciao. Un'altra telefonata, pronto?
>DONNA: Ciao, Rocco. Senti, io ho un problema tremendo:
>dalla tazza del gabinetto viene su una puzza terribile.
>MAGO: E allora io che cosa ci dovrei fare, scusa?
MASSIMO: La gorgonoide!
>Tu mi devi aiutare. Non ci posso più entrare dentro quel bagno,
>Tu me lo devi togliere il malocchio al bagno!
>Tesoro, ascoltami bene. Non funziona così.
Io la conosco. Ho riconosciuto la voce.
>Il malocchio si toglie dagli esseri viventi.
Come l'hai riconosciuta?
Abitava sopra a casa mia! Un accento inconfondibile!
- Ma no, sopra a casa mia. - No, a casa mia.
No, sopra a casa mia abita, lo so.
>Ma non da un cesso! Capito? Amore...
- Via degli Oleandri 18? - Sì!
- La villetta a due piani? - Sì!
- Scommetto che te l'ha venduta il Giannetti. - Sì!
- Il Giannetti l'ha comprata da me! - No! (RIDE)
E te ne sei andato via anche tu per colpa di quel mostro?
No, sono andato a convivere col mio compagno Emanuele.
Ah... Ma anche quando ci abitavi te friggeva in continuazione?
Come no. Tutti i santi giorni.
Io non ne potevo più. La nausea. E allora...
(CANTA IN MODO STONATO)
>NARRATORE: Che cos'è il genio? Chiedetelo a Massimo.
>Il nostro dinamico allettato,
>desideroso di punire la Gorgonoide e il suo puzzo di fritto,
>ha sguinzagliato nientemeno che le sue quattro iene da burla.
Boia...
Ancora.
>Ecco qua, il cocktail è servito. Acqua di cesso e sardine marce!
>BERTON: Poveraccia! Chissà che schifo!
(RIDONO)
Sh!
Silenzio. I malati riposano.
- Ci scusi, sorella. - Scusi.
GINO: Certo che... Eh?
I commenti sulla bimba son vietati, lo sai, no?
GINO: E lo so, però a volte è difficile tenerseli.
AMPELIO: Sì, ma che volevi commentare?
E volevo commentare il culo!
Il culo sono 10 euro di multa, tu lo sai.
- Grazie, bella. - GINO: E' meglio che stia zitto
perché sennò mi gioco tutta la pensione!
(PILADE CANTICCHIA)
Dai, gioca!
Boia! Ma quella lì non è la figliola del Mencini?
- Questa si può commentare? - A' voja!
PILADE: Certo che come topa è sempre topa, eh...
GINO: Niente da eccepire.
Questo è il miglior stacco di coscia di tutta la provincia.
- Com'è che la chiamano? - La gazzella di Terricciola.
Oh, da giovane voleva andare a Miss Italia.
Sì, ma ora c'ha più di cinquant'anni,
è già separata due volte, la darebbe anche agli eschimesi!
Guarda un po' chi è l'eschimese di turno?
AMPELIO: Eccolo la', il solito Foresti.
Altro che eschimese! Quello lì è più in calore d'un toro maremmano!
Sì, ma se i nostri sospetti son veritieri,
con un po' d'anni al fresco gli passano i bollori al bove, sì.
FUSCO: Ho ricontrollato il referto dell'autopsia.
Nessuna sostanza radioattiva nel corpo del Carratori.
Per cui la sua teoria sull'avvelenamento
non è da scartare. Anzi...
Cos'è quella faccia?
Nulla. Pensavo che vent'anni fa
la polizia funzionava un po' peggio che oggi.
Sì, forse c'è stata un po' di superficialità all'epoca,
ma non è questo il punto, Viviani.
Il punto è che oggi noi possiamo dire con certezza
che il Carratori non è stato ucciso da una chemio troppo aggressiva.
E poi c'è un'altra novità.
Quale?
>FUSCO: Allora, nel periodo della degenza del Carratori,
>nell'ospedale lavorava Graziella Sbrana,
>all'epoca coniugata Foresti.
- L'ex moglie del Foresti? - Esatto.
E a questo punto, secondo me, le cose sono abbastanza chiare:
la Sbrana dice al Foresti che il Carratori è ricoverato.
E il marito, che ha comprato la casa con la nuda proprietà,
ne approfitta per ucciderlo. Son troppe coincidenze, non tornano.
E infatti non è così, non è così. Mi ascolti, Viviani.
Allora, proviamo a capovolgere la cosa.
Non è il Carratori la vittima, ma il Foresti.
Mi spiego: il Carratori, per pagarsi i debiti,
>d'accordo col Visibelli, gioca una bella truffa ai danni del Foresti,
>facendogli credere di essere malato
>e in questo modo lo convince a comprare la nuda proprietà.
>MASSIMO: E fin qui è chiaro.
>FUSCO: Sì, ma il Carratori sta benissimo.
>E il Foresti scopre tutto tramite la moglie
>e si vendica avvelenandolo.
Mh. Perché allora, però, il dottor Visibelli si è ucciso?
Perché in qualche modo, partecipando alla truffa,
si è sentito responsabile della morte del Carratori
e non ha retto il colpo.
Pole esse'... Però c'è ancora una domanda.
Con cosa l'hanno avvelenato?
Questo non lo so. Spero di scoprirlo presto.
Intanto lei pensi a quello che le ho detto, Viviani, eh? Arrivederci.
Arrivederci, commissario.
- Massimo? - Mh?
Mi manca da morire.
Non ci so stare senza.
Ma dimmi una cosa, te che la vedi sempre, ti dice nulla di me?
Va bè, sarò sincero, Marchino. Qui la cosa è grave, parecchio grave.
Se la vuoi riconquistare, devi passare all'azione.
Devi fa un gesto eclatante, plateale.
Alle donne gli garba essere regine,
te così la devi far sentire: una regina!
Ma cosa devo fare? Io non so mica bravo a fare 'ste cose qui.
Io una mezza idea ce l'avrei...
Ma te come te la cavi con la poesia rinascimentale?
>TV: Una sfera gialla che si muove nel cielo
>è apparsa nei giorni scorsi a Subiano, in provincia di Arezzo.
- Permesso? - Avanti.
Scusa se ti disturbo, Massimo,
ma c'è una persona che vorrebbe scambiare due parole con te.
Dev'essere una persona importante.
Tanto importante da aver fatto spostare di stanza il trattore?
Prego, signora.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Sono Benedetta Visibelli. - Piacere, Viviani.
- Sono la sorella del dottore. - Si accomodi qui.
Grazie. Le rubo solo pochi minuti.
Ieri il dottor Berton mi ha spiegato quello che vi siete detti
sul caso Carratori. Forse le avrà già spiegato
che per me quella storia è una ferita sempre aperta.
Credo di avere qualcosa che vi può interessare.
Qualcosa che all'epoca dei fatti tenni solo per me.
Non ne parlai con nessuno, neanche con la polizia.
Volevo dimenticare tutto il prima possibile,
ma ora sono passati tanti anni
e mi accorgo che non ho dimenticato proprio nulla.
(MUSICA DRAMMATICA IN SOTTOFONDO)
Sono delle analisi di alcuni cibi e bevande
che venivano somministrati al Carratori durante la degenza.
Non c'è nessuna anomalia.
L'anomalia casomai sta nel fatto
- che suo fratello sentì il bisogno di farle fare. - Infatti.
MASSIMO: E perché secondo lei lo fece?
Perché sospettava che qualcuno stesse avvelenando il Carratori.
BERTON: E di chi sospettava, del Foresti?
No. Di qualcun altro, giusto?
BERTON: E di chi, scusate? Non, non capisco.
Ti spiego. Se avesse sospettato del Foresti,
avrebbe fatto ricoverare il suocero a casa, per proteggerlo,
dato che la moglie del Foresti lavorava qui.
Invece il Dottor Visibelli pensava che sarebbe stato più al sicuro
>in ospedale, lontano dal suo nemico peggiore: la famiglia.
- GINO: Ecco. - PILADE: Alè!
- Ma vaffanculo! - Siete i soliti inculaioli!
Se non sapete giocare, c'è poco da dire culaioli!
Guarda che culaiolo è quello che lo prende, non quello che lo mette!
Basta abusare della parola culaioli.
- E perché? - Perché magari qualcuno si potrebbe offende.
Qualcuno chi?
- Io ce l'avrei una mezza idea. - Che guardi me?
- No, ma non parlo di te, parlo del dottorino. - Ah.
Zio, per favore, basta.
Va bè.
Prima di collezionare l'ennesima figura di merda, cambiamo discorso.
Quante ne sapete di voci sulla famiglia Carratori?
Massimino, allora tu ci offendi, eh?
A chiedere a noi se si sa qualcosa sulla famiglia Carratori
è come chiedere al culo se sa cagare.
(RISATE)
Arivoj coi culi!
Via, allora facciamo finta che questo sia il Carratori,
rimasto vedovo giovane.
E' il classico padre padrone tutto d'un pezzo, ha avuto tre figli.
Questa è Kinzica, che fa la professoressa
e ha perso il cervello a star dietro al figliolo
che era un poco di buono.
Del resto non l'ha neanche cresciuto il babbo vero
che li ha abbandonati, ma con l'ingegner Totaro.
Questa è la Lagia. E' la mezzana, la più solida.
E' laureata in ingegneria, lavorava nella ditta del padre.
Si occupava anche del Camen, per farti capire,
e tra i figlioli pare sia quella che ha sofferto di più
per la morte del babbo.
Questo è Jacopo, il maschio,
un bischeraccio che ha finito tutti i soldi col gioco d'azzardo.
A Villa Ottone organizzava festini e tornei di poker.
Ora però pare che abbia messo la testa a posto.
GINO: Questo è tutto, fattelo bastare.
Perché t'interessa tanto?
Niente, così. E' l'argomento più gettonato in paese e allora...
Ci vorresti mettere il becco anche te, eh?
Io? Ma che Dio ce ne scampi e liberi!
Non sono mica un culaiolo come voi tre.
(RISATE)
>TOTARO: Recentemente hanno preso a circolare delle voci...
>PILADE: Qui c'è un movente e un sospettato che è il Foresti.
>FUSCO: Il primo caso non si scorda mai.
>BERTON: Peggiorò in poco tempo, ma non un tempo normale.
>BENEDETTA: Sospettava che qualcuno stesse avvelenando il Carratori.
>FUSCO: Non è stato ucciso da una chemio troppo aggressiva.
>Sono intenzionata a riaprire il caso.
>BERTON: Era convinto di aver ucciso il suocero.
>TIZIANA: E' una questione di chimica.
Oddio mio...
("Deuteronomio.")
(MUSICA DI TENSIONE IN SOTTOFONDO)
Mi scusi?
(SI SCHIARISCE LA VOCE)
Salve, potrebbe chiamarmi, per favore, il dottor Berton? Grazie.
Ma sono le due di notte, starà dormendo.
Ho capito, ma glielo chiedo per favore!
Ho bisogno di lui. Grazie.
Eccone un altro.
- Un altro cosa, scusi? - Nulla, nulla.
No, no, guardi, non equivochiamo!
E' una questione di vita o di morte. Chiaro?
Oh, allora, me lo chiama o no?
Massimo.
- Caffè. Zucchero? - Si, grazie.
- Quanto? - Tutto.
Ma all'esame di chimica, all'università, quanto hai preso?
Perché?
Quanto hai preso?
Trenta e lode.
Bravo.
Finisci il caffè, sarà una lunga notte.
BERTON: Ma quand'è che arriva?
Io comincio a essere un po' stanco.
Se la conosco, tra poco sarà qua.
Ti volevo dire una cosa.
Ma tu partecipi al torneo di briscola che si fa al tuo bar?
- Che torneo? - Guarda qua. L'ho trovato ieri.
Non ci credo.
Maledetti vecchiacci.
La prossima volta che mi devo aspettare, eh?
Corso serale di fisarmonica?
(BERTON RIDE)
Comunque se vuoi possiamo farlo insieme.
Cosa?
Il torneo di briscola. Son bravo con le carte, ho buona memoria.
(COLPI ALLA PORTA) FUSCO: Salve.
- Buonasera. - Commissario.
Allora, Viviani? Vista l'ora, spero che abbia da dirmi
qualcosa di veramente importante.
Credo di sì.
Allora, tutto comincia col Carratori
che vuole vendere la villa al Foresti,
poi c'è la storia della nuda proprietà
e la truffa che il Carratori organizza ai danni del Foresti
con l'aiuto del futuro genero, il Dottor Visibelli,
all'insaputa di tutti, anche dei figli.
Sì, e fin qui la sappiamo. Andiamo al sodo.
La domanda è sempre la stessa:
se la causa di morte non è stata la terapia,
perché non c'è stata alcuna terapia,
che tipo di veleno ha ucciso Ranieri Carratori?
Dev'essere un veleno particolare
perché il Dottor Visibelli fa controllare gli alimenti,
ma non trova niente. Nessun veleno, come è possibile?
E poi un'altra domanda importante: perché li fa controllare?
Perché non si fidava di nessuno, nemmeno dei figli del Carratori,
>che, a quanto pare, avevano già capito
>quello che il padre stava combinando.
>E non erano per niente d'accordo.
Loro sapevano che il "vecio" avrebbe reinvestito
tutto il ricavato della vendita nella ditta:
attività che ormai era destinata al fallimento.
Insomma, quei soldi sarebbero andati perduti.
Fin qui tutto chiaro?
MASSIMO: Ecco, ora quello che segue sono solo congetture.
Le vuole ascoltare lo stesso?
FUSCO Mi dica che gli hanno dato a quel povero cristo, su.
- Acqua. - Acqua?
Sì. Di un tipo un po' particolare.
In chimica è chiamata acqua pesante.
Ossido di deuterio.
>BERTON: L'acqua pesante è una sostanza particolare.
>Viene usata per trattare materiali radioattivi, nucleari...
>Insomma necessita di un'analisi specifica per essere riconosciuta,
>altrimenti sembra acqua normale.
>Ora, se ne bevi un bicchiere non succede nulla,
>ma se ne bevi un litro al giorno per tanti giorni,
>l'acqua pesante si sostituisce a quella normale del corpo
>e comincia a disfarti le cellule
>creando un tipo di avvelenamento citotossico, della cellula appunto,
>ed è lo stesso avvelenamento che può causare
>una chemioterapia mal dosata,
>come quella che si sospetta possa aver sbagliato Visibelli.
Non abbiamo la certezza matematica, ma io scommetto che è andata così.
E io dovrei basare la mia indagine su una scommessa?
Come nel gioco della carta più alta: cinquanta e cinquanta.
Faccia analizzare il cadavere
e se abbiamo ragione troverà tracce di acqua pesante nei tessuti.
Disporrò oggi stesso che si facciano le analisi.
Però c'è una cosa che ancora mi manca...
L'arma del delitto ci dirà anche il colpevole.
Noi un'idea ce la siamo già fatta.
E sarebbe?
Questo è Jacopo,
questa è Kinzica, e questa è Lagia.
L'unica che poteva disporre di molte dosi di acqua pesante,
quella che ha sempre lavorato per conto del padre
nei vari siti nucleari tipo il Camen.
E' lei... la regina di fiori: Lagia Carratori.
(MUSICA DI TENSIONE IN SOTTOFONDO)
(UNA MAZURCA IN SOTTOFONDO)
(VOCIARE)
TIZIANA: Non lo sopporto più! (SBUFFA)
Viene sempre a casa quando c'è solo mia mamma
e con lei riesce a massacrarla bene.
Con lei riesce a raggirarsela e a fare tanto il bravino,
però poi non sa come stanno le cose veramente.
Guarda cosa ti metto giù.
(VOCI SOVRAPPOSTE)
TIZIANA: Sempre che va ad arruffianarsi da mia mamma
e lei che ci casca per ogni cosa.
Ma tutte le volte me ne fa una. Non sai l'ultima.
Io non ho parole, guarda, te lo giuro.
Ma ti rendi conto che ha fatto quella fava di Marchino?
(MUSICA DISCO IN SOTTOFONDO)
(urlando) NO!!!
Ma davvero?
Hai capito? Il garage appena ritinto!
Mi ci ero spezzata la schiena.
Ma poi da dove l'ha tirato fuori quel "il tu lupo peloso"?
Io di dementi n'ho conosciuti, ma come lui proprio...
(APPLAUSI)
Vaffanculo!
Ma è impossibile giocare così!
(VOCI SOVRAPPOSTE)
Quando il culo ragion contrasta, vince il culo e ragion non basta.
GINO: Hai bevuto troppo. Te lo dico io, guarda qui che roba.
(VOCI SOVRAPPOSTE)
AMPELIO: Comunque, Massimino, la serata è stata eccellente.
Domani che si imbastisce?
Domani ci si dà tutti una gran calmata.
Questo è un bar, mica la festa dell'Unità!
Ecco bravo, vedi?
(VOCI ACCAVALLATE INCOMPRENSIBILI)
(MUSICA DI SUSPENSE IN SOTTOFONDO)
(CELLULARE SQUILLA)
- Commissario. >- FUSCO: Buonasera, Viviani.
>Non ci riposiamo mai, eh?
- Se mi riposo mi annoio. >- Io dormirei un mese.
- Ce li ha due minuti? - Sì.
PILADE: Vai a far del bene alla gente...
Come a me, t'ho fatto giocare con me, era meglio se non giocavi, no?
Certo.
Grazie.
>Arrivederci, buonanotte.
(VOCI SOVRAPPOSTE)
(SI SCHIARISCE LA VOCE)
Bimbi...
Lagia Carratori ha confessato tutto
e ha tirato in mezzo anche i fratelli.
A quanto pare, ha agito per qualche soldo in più d'eredità,
ma anche gli altri erano d'accordo.
ALDO: Ma senti lì che storia.
Senti, ma mi spieghi, ma come t'è venuta in mente
quella storia dell'acqua pesante?
- Grazie a te. - A me?
- Sì. - E perché?
Ultimamente con la Bibbia ci hai frantumato parecchio.
Eh...
E allora mi son messo a leggerla.
E proprio mentre sfogliavo il Deuteronomio,
m'è venuta l'illuminazione: ossido di deuterio, ovvero acqua pesante.
E lì mi son chiesto: sarà mica velenosa?
Io qui mi fermavo,
e allora ho domandato al dottorino trenta e lode... e voilà!
Mado', come sarà intelligente mio nipote!
Come Guglielmo Marconi.
Tutto suo zio, il ragazzo.
MASSIMO: Dai, no...
Mi vien da piangere. Madonna bona.
Dai, dai, adesso basta, su. Dai, basta.
Vieni, Ampelio, mettiti a sedere, non ti emozionare.
E te, Aldo? Che hai deciso di fare col resort del Foresti?
- A questo punto mi sa che accetto. - Bravo.
Laggiù, a quanto pare, il Foresti ha fatto le cose
incredibilmente in regola,
e poi c'avrei anche una persona che mi dà una mano.
E' brava, è giovane, è intelligente e di lei mi fido.
Presentamela.
Ti fideresti anche te.
Te lo volevo dire io, ma...
AMPELIO: Le donne e la fortuna, ti voltano il culo come fa la luna.
Vabbè, vorrà dire che ne troverò un'altra.
>NARRATORE: E così, tutto sembra essere tornato al suo posto,
>Massimo dietro al bancone,
>i vecchietti a collaudare seggiole a tempo pieno
>e i colpevoli sulla giusta strada per la galera.
>Quanto a me, illustre musico di Pineta,
>al mio posto mi tocca starci per forza.
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