All language subtitles for Luomo di paglia-Ita

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Original subtitles

(FISCHI)

- Forza ! - Non correre ! C'è anche iI medico !

(GLI UOMINI RIDONO )

Forza, GiuIio, cammina !

(Andrea) La caccia era l'unica cosa che Luisa potesse rimproverarmi.

65.000 il fucile e l'equipaggiamento...

..e mio figlio che si ''mangiava'' le scarpe sane quando veniva con me.

(MORMORIO DEGLI UOMINI)

Andrea, che aspetti ? Andiamo !

Dai, GiuIio !

La cosa che le dispiaceva di più era che la lasciavo sola la domenica.

E anche a me un po' dispiaceva.

- Ci vediamo aI bar. - (Uomo ) Va bene ! - Copriti, su !

Rimpiango quei tempi, quando i miei rimorsi si limitavano a questo.

(Andrea) Aspetta !

Tieni. Pettinati, eh ?

A mamma non diciamo niente deII'acqua che abbiamo preso, sai come è fatta.

- Eh, ma che, sono scemo, papà ? - Dai, su. - TripoIi ! TripoIi !

(ANDREA FISCHIA)

(ANDREA FISCHIA) Ssh !

- Ma non mi fai iI piacere di venire a Ietto ? - Sì, ho finito, ora vengo.

Non c'erano più fazzoIetti puIiti,...

..non potevo mandarIo a scuoIa con iI ''moccico'' aI naso.

- Perché, se Ii Iavavi domani cosa succedeva ? - Non si asciugavano.

- Hai messo Ia crema ? - Sì. - Quando ? - Prima.

- Fa' vedere ! - Andrea, che noioso !

- Se vuoi deIIe mani beIIe, prendimi Ia cameriera. - Sì, mettiti Ia crema.

Non me Io potevi dire prima ? Ora non mi aIzo neanche...

Ho capito, va' !

Tutta sua madre.

Qua Ie mani, su.

- Lo vedi, porca miseria ? - Be', un po' si capisce.

- Troppa ! - Macché troppa ! Non te Ie posso vedere Ie mani così.

Quante voIte te Io devo dire ?

- Pizzica ? - Un po'.

Grazie.

Andrea, su !

(GiuIio ) Mamma ! Mamma !

- GiuIio, cosa c'è ? - Ho sete.

Come hai sete ? Perché ? Non ce I'hai mai di notte.

- Scotta ? - Mi pare di sì.

Questo bambino ha preso freddo.

Papà, ho resistito a non dirgIieIo, ma poi non ce I'ho fatta più.

Accidenti aIIa caccia e a chi I'ha inventata.

- Su, voItati. - Mamma, no, per piacere, no !

Ma, scusa, non è Io stesso sotto iI braccio ?

Ahi !

E adesso stai fermo un momento, basta un minuto.

Aveva 38,5º e la mattina dopo quasi 39º.

ll dottore prima disse bronchite e poi infiammazione alla pleura.

Passammo 20 giorni molto brutti. Pensammo anche al peggio.

- Buongiorno, ingegnere. - Be' ? - Tutto bene, ingegnere.

Ho ritirato Ie radiografie, iI medico dice che è cIinicamente guarito.

- MoIto bene, mi fa piacere. - Grazie, ingegnere.

- Ciao, eh ? - Ciao. - AIIora, Andrea ? - Com'è andata ? - Bene.

- Be' ? - Tutto a posto. Cuore, poImoni, tutto. Grazie.

- Ma di nuIIa, Andrea, figurati. - Fa' vedere.

Tutto suo padre, eh ?

Però io iI cuore me Io figuravo in un aItro modo.

- (Uomo ) Stucci ! - Vengo. - Però... - Però cosa ?

Sembra un beccaccino. Non vedi com'è piccoIo e graciIe ?

GraciIe ? Ma come, se è fatto così bene ! E poi è un bambino, no ?

- Ci vorrebbe un po' di mare. - In ottobre ? - Sì, per Ia convaIescenza.

II dottore dice 1 5, 20 giorni.

Non che sia necessario, però... Ma queIIo non te Io passa Ia mutua.

Oddio, Luisa ha i suoi che abitano a Fiumicino, ma...

- E aIIora ? - Proprio ora un'aItra figIia gIi si è piazzata in casa...

II marito è rimasto disoccupato.

- Con Ia cooperativa come stai ? - Ho chiesto 30.000 Iire per iI fuciIe.

- E tu, sei in pari ? - Sì, magari.

- (Uomo ) Capo ! - Vengo.

Però se ti ha detto che non è indispensabiIe...

Io ce Io mando, a costo di vendere iI fuciIe !

E' un'età troppo pericoIosa queIIa.

Partirono lunedì con la corriera dei burini, come la chiama Beppe.

- ''E' Iu tuo Iu cappeIIo'' ? - Sì, è mio ''Iu cappeIIo''.

- Due posti per una persona soIa ? - Due posti per due persone.

- L'aItra dov'è ? - Adesso viene. - (ironico ) Mi piace... E aIIora io ?

- E tu arrangiati, no ? - Scusa, ma io ''tengo Ii pesi''.

Se vuoi sistema iI tuo fagotto qui, ma per un momento, eh ?

E già, e così tengo ''Iu posto'' per te ?

- Burino, non ti far fregare ! - Sì, I'hai trovato ! Sto bene qua !

Io sono qui da mezz'ora e sono venuto apposta a prendere due posti !

Si tratta di un bambino e una signora !

- Ah, adesso siete in tre ? E dimmi, questo bambino... - Andrea, parte !

Muoviti, Luisa ! Dai, su, Beppe, forza !

(Andrea) Forza !

(Luisa) Scusino.

- Permesso. Di chi è questo pacco ? - E' ''Iu mio''. - Le dispiace... ?

(TUTTI RIDONO ) (Andrea) Forza, Luisa, che parte !

- Già parte ? - (Andrea) Pare.

- Ma cos'hai ? - Non Io so. - AIIora a domenica, eh ?

- Ma che cos'hai ? - Non Io so. Che farai tu ?

- E che ne so ? - Ciao, papà ! - Ciao.

- Ah, aggiusto I'armadio. - Sì, sono tre anni che me Io dici.

- Ma stavoIta... - Per quaIunque cosa chiami da me, c'è sempre quaIcuno.

Ciao, GiuIio, mi raccomando, eh ?

Oh, Andrea, mi raccomando iI gas. Sta' attento a queI rubinetto.

E anche Ia Iuce ! Spegni prima di uscire. E I'acqua !

- (Andrea) Va bene, ciao ! - Ciao, papà !

E domenica guai a te se vieni con Ia motocicIetta.

- Sta' tranquiIIa. Ciao ! - Ciao, GiuIio ! - Ciao ! - Ciao !

- Ha paura che corra troppo quando sono soIo. - Non ha torto, sai ?

Non era la prima volta che partivano, ma d'estate è diverso.

Beppe cominciò a far progetti e io mi sentivo addosso la malinconia.

Però è inutile e dopo 1 0 anni di matrimonio...

(MUSICA ANNI '50)

Be', andiamo aI bar, Iì c'è un amico. Le conosce tutte, vedrete.

Stucci, il piccoletto, era un toscano intraprendente.

A sentir lui sembrava tutto facile, ma non avemmo molta fortuna.

Nemmeno con le ragazze dello spolettificio.

E alla sera, solo come un cane, mi ritrovavo sempre da Alvaro.

Con un piatto di pasta e fagioli e il giornale appoggiato al quartino.

Buonasera.

Poi dicono che è indeIebiIe !

Be', che fai ?

Casco daI sonno.

- Segna, AIvaro. - AIvaro, un caIzone. PossibiImente caIdo.

(LA DONNA RIDE)

(TRIPOLI GUAISCE)

(TRIPOLI GUAISCE)

Eravamo ancora a giovedì.

E' giovedì o venerdì ?

Giovedì.

( CLACSON)

- GiuIio, muoviti, che ti si raffredda iI Iatte. Andiamo ! - Sì.

(Andrea) Macché unghiata ! Ma se ti dico che è stato facendomi Ia barba.

- (Andrea) E poi Ii chiamano rasoi di sicurezza. - A me sembra un'unghiata.

- (Andrea) Sì, magari ! - (Luisa) Ti sarebbe piaciuto, eh ? - Certo !

(ANDREA E LUISA RIDONO )

Ma che fa, papà ? Quando si svegIia ? Aveva detto un'oretta.

Si dice un'oretta, ma sapessi come si dorme bene con I'aria di mare !

- Be', io vado a chiamarIo. - Fermo !

Mangia, tieni.

- Mica sta maIe, eh ? - No, sta benissimo. Anche troppo.

- Casomai tua madre conosce bene Ia cura ! - Ma dai, davanti ai bambini !

- (Andrea) GiuIio ! - Papà !

- Papà, ecco. - Che aspetti ? Dai, prendi iI paIIone, corri. - Sì !

- Dai, papà. - Sì, vengo.

( COLPI IN LONTANANZA)

- Cosa sono questi coIpi ? - Fanno i tiri. Là c'è una batteria costiera.

- (GiuIio ) Papà ! - Sì, eccomi.

- (Andrea) Arrivo ! - (GiuIio ) Dai, papà !

(Andrea) Passa qua ! Dai, di testa !

(GiuIio ) Passa ! Passa qui !

Prendi !

Adesso qua. Vai, GiuIio, a me !

Scusi, eh ?

Forza !

- E' moIto che aspetti ? - No. - Andiamo.

- Papà ? - Eh ? - Lo sai chi è queIIa ? - Chi è ?

- Abita da noi, aIIa scaIa ''L''. - Ah, sì ?

E' Ia soreIIa di Eugenio Fabiani.

Sai, Fabiani, iI ''mezzo destro'' deII'AIba ?

Ma sì, I'hai visto giocare aII'ArtigIio.

- Ti ricordi di queIIa voIta che si menarono ? - GiuIio ! - Vengo !

Dai, papà !

Sì.

Forza, dai !

- GiuIio ! Andrea ! - (Andrea) Sì ! - Ecco, mamma !

- Come pesi ! - Papà !

Là. Fatto.

Devo comprarmi una beIIa macchinetta, prima che diventiamo vecchi.

- Ciao, papà. - Ciao. - Vai, Andrea, se no resti giù.

Permesso. Permesso ! Forza, aIe-ò !

E' proprio matto tuo marito. Ostrega se ''regge'' iI vino !

- (Luisa) Andrea, sei comodo ? - Be', insomma...

Ma un'aItra voIta vengo con Ia motocicIetta, eh ?

AIIora a domenica. Oh, ricordati...

Sì, d'accordo, I'acqua, Ia Iuce, iI gas... Va bene !

- Ciao, ciao ! - Ciao.

(PAROLE NON UDIBILI)

- Arrivederci. - Vai ! - Ciao ! - Ciao, papà !

( daIIa corriera) # Che mangerà Ia sposa... #

- # ..con quattro anatre... # - (Uomo ) # Uno, due e tre ! #

# ..Ie tre coIombe e iI girasoI, due tortoreIIe e mezzo piccioncin... #

Ehi, passa un po' !

Vuoi passare ?

# Che mangerà Ia sposa Ia quinta sera ? #

# Cinque piatti di tagIiateIIe con Ie quattro anatre... #

# Uno, due e tre ! #

# Le tre coIombe e iI girasoI... #

- Oh, scusi ! - Coraggio ! - No, perché ? - II bicchiere è puIito.

- Eh, va be', ma Iei ? - Eh, ''hai vogIia'', sì !

- E' organizzato ! - Per forza, ho cinque figIi e bevono tutti.

- Annina, ne vuoi un goccetto ? - Un pochino, sì, un dito appena.

- Prego, signora. - Grazie, aIIa saIute ! - E' buono, sa ?

AIIa saIute.

# ..Ie tre coIombe e iI girasoI, due tortoreIIe e mezzo piccioncin... #

# E mezzo piccioncin, mezzo piccioncin ! #

Permesso.

E forza con Ia settima sera !

# Che mangerà Ia sposa Ia settima sera ? #

# Sette ucceIIi, sei castrati scorticati,... #

# ..cinque piatti di tagIiateIIe con Ie quattro anatre,... #

# Uno, due e tre ! #

# ..Ie tre coIombe e iI girasoI, due tortoreIIe e mezzo piccioncin... #

# E mezzo piccioncin, mezzo piccioncin ! #

# Che mangerà Ia sposa I'ottava... #

- Buttati, che vai sicura ! - (Uomo ) CarameIIe !

(Donna) Massimo, vieni qui, dammi una mano.

(Uomo ) CarameIIe !

- AIIora... - Arrivederci. - Arrivederci.

- Scusi ! Scusi... - Ah, è Iei. - Mica Ie do noia, no ? - No.

- Tanto, se prende iI 28... Prende iI 28, no ? - Sì.

E aIIora...

- Oh, scusi, eh ? - Prego.

- Ma Iei è moIto che sta Iì di casa ? - 1 9 anni.

Come ho fatto a non vederIa ? Io sono Iì da 9 anni.

Lo so, mi ricordo quando arrivaste, con un camioncino giaIIo.

Io ero suI terrazzino. Sua mogIie era... aspettava un bambino.

Ma come fa a ricordare certe cose ?

Un facchino ruppe iI vetro di un quadro: una grossa barca a veIa.

- Sì, è ancora in saIa da pranzo. - E aIIora Iei si mise a Iitigare.

Ah, questo non me Io ricordo. E come andò a finire ?

- Si sentiva un gran baccano, ma da Iì non si capiva bene. - Meno maIe.

Ho passato I'infanzia suI terrazzino.

Le aItre ragazze andavano in cortiIe, io invece ho studiato danza cIassica.

Ah !

Mio padre aveva Ie sue idee: un tipo curioso.

Poi dovette chiudere iI negozio, un piccoIo negozio, così cambiai scuoIa.

StenodattiIografia.

- E poi ? - Cominciai a Iavorare.

Fa caIdo, eh ? Oggi, poi... Oggi ho esagerato un po', eh ?

Senta, io... A me un po' d'aria fresca farebbe bene.

Lei... Lei non Ii farebbe due passi a piedi ?

Scendiamo aIIa prossima, vuoIe ? Eh ?

(MUSICA ROMANTICA DAL JUKE BO X )

A che pensa ?

Questa musica Ie ricorda quaIcosa.

- Senta, posso farIe una domanda ? - Dica.

Ma perché ha preso Ia corriera deIIe 20:00 ? Ce n'era un'aItra dopo, sa ?

Poteva restare un'ora di più con Iui.

(MUSICA ROMANTICA DAL JUKE BO X )

Be'... Ie ho fatto una domanda indiscreta ?

Vediamo se ho vinto, eh ?

- Ecco. - Vediamo un po'.

Non mi pare. Ha messo Ia Fiorentina perdente con Io SpaI.

II MiIan che pareggia in casa...

Io gioco a caso, però gioco sempre. Non posso farne a meno.

Lo sa che una voIta mi sono riaIzata daI Ietto per andare a giocare ?

- Potrebbe giocare con un po' di Iogica, no ? - O 50 miIioni o niente.

30 non Ie basterebbero ?

Con 1 5 sistemerei mio padre e mia madre, un pezzo di terra in campagna.

- 5 a mio frateIIo... - E iI resto ?

II resto per me, metterei su una copisteria e sarei indipendente.

Ma Iei non ha vogIia di sposarsi ?

- Lei non gioca mai ? - A voIte. - Anch'io aI posto suo non giocherei.

- Perché ? - Perché non vorrei cambiare.

Sa che Iei è un tipo curioso ?

E' tardi. E' megIio andare.

Siamo quasi arrivati, forse è megIio Iasciarci qui.

- Me ne dà una ? - Certo. - Non Ie secca ? - No, e perché ?

- Sua mogIie fuma ? - Ma no...

GIieIo dice di questa sera ?

(FISCHIO DI UN TRENO IN LONTANANZA)

Lei... preferirebbe che gIieIo dicessi oppure no ?

Da una parte sì, sarebbe giusto.

Credo che non gIieIo dirò.

- Senta, Rita, io non... - Devo andare, buonanotte.

- E grazie. - E di che cosa ? - Di tutto.

E' riuscito perfino a farmi cantare suIIa corriera. Arrivederci.

Arrivederci.

(Andrea) ''Arrivederci''.

Mi suonò strana quella parola, subito dopo averla pronunciata.

Qualcosa mi diceva che avrei fatto bene a non rivederla per nulla.

(SCHIAMAZZI DEI BAMBINI)

Non la incontrai per qualche giorno, credevo di averla scordata.

Non sapevo neppure più com'era fatta,...

..di colore fossero gli occhi, che forma avesse il suo viso, la bocca.

Rita !

Sentivo ''il cuore che mi batteva in gola''. Cosa mi stava capitando ?

Capii il giorno dopo cosa mi stava capitando.

Quel giovedì c'era la prova meccanica degli apprendisti,...

..ero l'assistente di Colamonici che faceva parte della commissione.

- Scusi, si può fumare ? - Ah, certo.

- Be', come va ? - Eh, non vado avanti.

- Be', coraggio, c'è ancora un'ora. - E' una paroIa...

- Ecco, capo, come Ie sembra ? - Nome ? - PaoIo UbaIdi.

- Sono esattamente Ie 1 2:22. Buongiorno. - Buongiorno.

- Oh, Andrea. - Oh ! - Ma tu hai fatto coIazione ? - Macché.

Io non me Ia sento di tirare fuori iI panino, a parte Ia dignità, è che...

Hai visto che facce ? Ce n'è certi paIIidi paIIidi...

Prima è venuto uno che voIeva andare aI gabinetto, tremava tutto.

- Quando ha visto che segnavo I'ora, indovina cosa ha chiesto ? - Cosa ?

Mi dice: ''Scusi, poi ne tengono conto ?''. Hai capito che roba ?

Sono terrorizzati. Se fossi io a decidere... Ma che esami !

Dieci posti ? Si sorteggia, tutti i nomi dentro a un cappeIIo e via.

- Nome ? - AIfonso CantareIIa. - Ah... - Sì, sono un parente.

II ragionier CantareIIa, deII'ufficio amministrazione, è mio zio carnaIe.

- Zio da parte di mamma ? - Ma no, se fosse da parte di mamma, sarei...

Ah-ah...

- Mi scusi. Buongiorno. - Buongiorno.

- Tu giocavi a paIIone, no ? - Sì.

- Stai... Che scaIa è queIIa giù in fondo ? La ''L'' mi pare. - Sì.

Lo so perché iI mio ragazzino è tifoso deIIa squadra dove giocavi...

..e mi toccava portarIo sempre aI campetto sotto casa.

- Come mai hai smesso di giocare ? - Che vuoIe... non è un mestiere.

- A 23 anni se hai fatto fortuna, bene, se no... - Mm... certo.

( STRIDI O DELLA LIMA)

- Ti sei un po' arenato, eh ? - Eh, sì.

Bene, vediamo un po'...

Prendi I'aItra Iima, non queIIa, I'aItra.

Sì, queIIa. E ora attacca daI Iato minore.

Su, doIcemente. Più Iunghi, più Iunghi. Così.

Ecco, cerca di prendere iI ritmo giusto. Su, coraggio.

(RUMORE DI PASSI)

Ah ! E' andata bene, sai ? Adesso vado a prendere iI vino.

(Papà ) Rita ! Rita, vieni qua.

Guarda, guarda un po' chi c'è ? Ecco qua Ia mia figIioIa.

II signor Zaccardi.

- Piacere. - Piacere.

''Ti saranno fischiate Ie orecchie''.

- Dicevo aI signor Zaccardi che se non ci fosse stato Iui... - Ma no.

No, no, è Ia verità ! Se Gino avrà iI posto in queIIa maIedetta fabbrica...

- Uh, pardon, pardon ! - Ma no, suo padre esagera.

- Lei è troppo modesto. - Mi scusi, debbo...

E' un po' nervosa, oggi. Si vede che quaIche rogna in ufficio...

- Lavora moIto, sa... Prego, un aItro bicchierino ? - No, assoIutamente.

E' una figIia speciaIe, creda. Tutto queIIo che guadagna Io mette in casa.

E' che per ciò che fa dovrebbero pagarIa iI doppio... iI tripIo !

Le ho fatto vedere neI corridoio i dipIomi ? 600 battute aI minuto.

Rita, racconta di quando fosti chiamata per i campionati a MiIano.

- Lasciamo perdere, papà. - QueIIa voIta fu coIpa mia.

No, anzi, fu coIpa deIIa madre che non voIIe mandarIa.

- Che facciamo ? Porto in tavoIa. - Certo ! Certo !

- Be'... - AIIora, forza, si accomodi.

Veramente si era detto soIo un bicchierino e...

Rita, digIieIo tu, ''fa i compIimenti''.

(Papà ) Oh, bravo, Gino. Porta qua. Fai vedere.

AI soIito ! Scrivono Chianti, ma ce n'è miIIe di Chianti !

Tu devi fare attenzione aI puttino, ci dev'essere un puttino qui.

- Qui, qui ! Hai capito adesso ? - AIIora cosa fa, rimane ? - Certo.

- Ma... - Intendiamoci: dovrà adattarsi.

- Questa è Ia casa di un pensionato deIIo Stato. - Pensionato di guerra ?

DeIIa Grande Guerra. Mi chiamano Caporetto: Io sente ?

(IL PAPA' TOSSISCE) I gas...

(Papà ) Lei adesso mi vede così, sono un rottame, ma un tempo...

Conosce I'''ArIesiana'' ? CiIea ?

# E' Ia soIita storia deI pastore, iI povero ragazzo voIeva raccontarIa. #

- AIIora resta a coIazione ? - Ma certo che resta ! - Ma io no...

- Ci farebbe moIto piacere, signor Zaccardi. - Semmai un'aItra voIta.

Ci contiamo, eh ? Rita, I'accompagni tu ?

- Grazie. - E di che ?

- Arrivederci e grazie. - Arrivederci. Gino, iI cavatappi !

- Le è dispiaciuto, vero ? - Che cosa ?

- Sì, Ie ho dato fastidio, è che io non... - Non importa.

Io non so che cosa mi succede.

Arrivederci.

Arrivederci.

(RUMORE DELLA MOLA)

Si chiude ! Forza che è tardi, tutti a casa. Andiamo !

E andiamo, su, forza ! E' già passato iI maresciaIIo, no ?

AIIora mi voIete proprio far prendere Ia muIta.

- Andiamo ! - Buonanotte. - Buonanotte. - Buonanotte.

Buonanotte.

Ecco i soIdi, capo.

- Ma tu domani vai da Luisa ? - Sì. - Ci si vede aI ritorno.

Ho una mezza idea di tornare Iunedì mattina, con Ia moto ci metto poco.

- SaIutameIi. Io scappo se no faccio tardi per Ia schedina. Ciao. - Ciao.

- Ciao, ti saIuto. - Arrivederci.

- Ma che ora è ? - E' moIto tardi, è quasi I'una.

- Buonanotte. - Buonanotte.

- Oh... è Iei ? - Le ho fatto paura ?

- E' tardi. - Sì, ma si sta bene fuori.

Siamo a novembre e... Quest'anno I'inverno non vuoIe arrivare.

- Io vado. - Lo scorso anno di questi tempi c'era Ia neve, ricorda ?

- Rita, io... voIevo scusarmi. - E di cosa ?

Perché sono venuto a casa sua I'aItra sera, così...

E' una cosa che è capitata... non so nemmeno io come.

Non I'ho neanche ringraziata.

Dopodomani mio frateIIo inizia Ia prima settimana di Iavoro...

Un giorno I'ho vista che passava in piazza, aveva un vestito giaIIo.

L'ho chiamata e non ha risposto. Perché non ha risposto ?

Stasera abbiamo deciso di sposarci.

- E... E' contenta ? - Forse anche di questo dovrei ringraziarIa.

Se Gino non avesse trovato un Iavoro, non so se mi sarei decisa.

- Quando vi sposate ? - Appena pronte Ie carte: Iui parte domattina.

Va a Torino dai suoi per questo.

- AIIora... AIIora tocca a me farIe gIi auguri per primo. - Grazie.

- Mi fa un effetto strano. - Anche a me.

AIIora senta, Rita.

II giorno deI suo matrimonio, tra confusione, aIIegria e iI resto...

..se riceverà un mazzo di fiori senza un bigIietto, senza un nome,...

..e tutti si chiederanno chi I'ha mandato,...

..ma intendiamoci, un mazzetto di vioIette, una cosa così,...

..be', queIIo sarò io.

Rita !

(Andrea) Perché avevo fatto quella domanda ? Perché l'avevo aspettata ?

Nel cortile, poi, sotto le finestre di casa.

Mentre l'accompagnavo al portone, provavo a volgere le cose in scherzo.

D'un tratto mi venne di pensare a Luisa, a Giulio.

(GiuIio ) Dai, corri, muoviti !

Uh, che corsa ho fatto. Lo sai che ho imparato a giocare a paIIone ?

(LUISA RIDE)

- E' diventato un prepotente... - (GiuIio ) Aspetta ! Aspetta !

- Hai visto com'è diventato beIIo ? - Sì, sta proprio bene adesso.

Anch'io sto tanto bene, Andrea.

- Però mi manchi moIto, sai ? - Sfacciata...

Sapevo che arrivavi, in fondo è quasi come a casa quando torni daI Iavoro.

Eppure oggi era un'aItra cosa, appena ho sentito Ia motocicIetta...

C'è gente.

- Fa freddo ora, GiuIio sarà sudato. - Ah, sì.

GiuIio ! GiuIio !

E' megIio che ci vada io.

(Luisa) GiuIio ! GiuIio, muoviti.

(Andrea) A una certa ora presi una scusa, una cena con Beppe, gli amici.

Scappai via.

ll pensiero di Rita mi aveva tormentato tutto il giorno.

(RUMORE DEI TASTI DI UNA MACCHINA DA SCRIVERE)

Chi è ?

- Chi è ? - Sono io, Rita.

Ho teIefonato a casa sua e... ho saputo che stava qui.

Rita...

(SQUILLI DEL TELEFONO )

- Non rispondi ? - No, Andrea.

Sarà tua madre che starà in pena. (SQUILLI DEL TELEFONO )

Le teIefono dopo.

- Cosa Ie dirai ? - Non so.

Ma a che serve mentire ? Domattina me Io Ieggerà in faccia.

- Andrea, si vede moIto ? - Che cosa ? - Che sono feIice.

Fatti vedere bene.

Sì e no.

Così sì, si vede, ma negIi occhi c'è quaIcosa che non mi piace.

- Si vede anche questo ? - Rita, hai ancora paura ?

Ho paura di quando finirà. Quando finirà, Andrea ?

- Ma... - No, no, non rispondere. Non importa quando finirà.

Fosse anche stasera o domani, o quando sarà,...

..avrò sempre avuto quaIcosa che non mi spettava.

- Rita, non pensiamo a queI che sarà domani. - Oh, scusami... Scusami.

- Ecco che non sorridi più. Ti ho rattristato ? - Ma no.

Perdonami, ma è che io...

Andrea, Io sai che questa settimana non ho giocato aI totocaIcio ?

Pensa, è Ia prima voIta che mi capita, me ne sono dimenticata.

- Non sarà coIpa mia, spero. - E' coIpa tua, Andrea.

Ah, una beIIa responsabiIità. E se domani guardando suI giornaIe...

No, non ci guarderò. Questa settimana I'ho già trovata Ia mia fortuna.

- ParIi di me, per caso ? - ParIo di te.

(SQUILLI DEL TELEFONO )

- Rispondi. - Dopo... dopo.

(SQUILLI DEL TELEFONO )

Scusi, non avrebbe da vendere quaIche sigaretta ?

- Da vendere no, ma se ne vuoIe una, gIieIa posso dare. - Be'...

- Ecco. - Grazie. - La signora ? - Grazie, io non fumo.

- Grazie e buonasera... buongiorno ! - Buongiorno.

Perché gIi hai detto che non fumavi ?

Così, ho pensato che ti avrebbe fatto piacere.

Aspetta un momento.

(PAROLE NON UDIBILI)

Tieni.

(RUMORE DI UN TRENO )

(FISCHIO DEL TRENO )

Luisa !

(TRIPOLI ABBAIA)

(SQUILLI DEL TELEFONO )

Ciao, Rita.

Cominciò un periodo stranissimo, tutto mi sembrava bello.

l giorni passavano, e ogni volta che veniva il momento di salutarci...

..cominciavo a pensare al domani, a quando ci saremmo visti di nuovo.

Solo a questo pensavo, e non avevo tempo per altro.

(MUSICA SWING )

(PAROLE NON UDIBILI)

(MUSICA SWING )

Spero che ti piacerà, è un abito che si mettono per andare a teatro.

Ma non ti farò fare una figuraccia ?

Sai, io un vestito bIu Io avrei, però mi è diventato stretto...

L'ho fatto fare quando feci da padrino aI figIio di mia soreIIa.

Ne sono passati di anni.

- Com'è tua soreIIa, ti somigIia ? - Ma che, sei matta ?

No, ci mancherebbe aItro. Lucia, no... Lucia era Ia migIiore in casa.

- Non sei tu iI più beIIo ? - Be'...

- Io beIIo non Io sono mai stato, sono un tipo. - Tu sei un tipaccio.

- Dai, su, muoviti adesso, se no facciamo tardi. - Ah...

Che idea iI teatro, dobbiamo proprio andarci ? E poi che fretta c'è ?

Io per farmi beIIa ho bisogno aImeno di un'ora.

- Mezz'ora. - Mezz'ora, d'accordo.

- Ci vediamo davanti aI bar ? - Sì.

- Rita ! - Che c'è ?

Niente.

(RINTOCCHI DI CAMPANE)

( sottovoce ) Ti amo.

Oh ! Ma ti sei ammattito ? Vieni che ti faccio due occhi così !

Disgraziato ! Ah, te ne vai, eh ? Disgraziato !

- Rita. - Scusa, mamma, ho moIta fretta.

- Che ha, i nervi ? - Non so.

- Ciao, figIioIa, esci ancora ? - (Rita) Sì.

- Rita. - Mm ? - Ha teIefonato Mario.

- E' tornato ? - No, ha teIefonato da Torino.

- Che ha detto ? - RiteIefona adesso, aIIe 1 9:00.

Sono già Ie 1 9:00 ? Scusa, mamma, devo essere pronta in 1 5 minuti.

Rita.

No, mamma, io... Io sono tanto feIice, non Io ero mai stata.

Lo sai ?

Non è stato mai per coIpa tua, mamma.

Scusa, eh ?

# E' Ia soIita storia deI pastore, iI povero ragazzo voIeva raccontar... #

- Giuseppe. - Ssh... E' un po' nervosa, stasera.

(Rita) Mamma, mi tiri fuori iI vestito nuovo ?

- Stasera vai forte. - Una più beIIa deII'aItra.

Andrea, stavo cercando te, ho provato a casa, ma Ia portiera ha detto...

- Che c'è ? - No, niente, soIo che ha teIefonato tua mogIie a casa mia.

Dice Luisa che domattina vengono a Roma con Ia prima corriera.

- Ah ! - Ah, che peccato ! - Era ora, però, eh ?

- Be', ora devo andare via: I'avevo detto prima. - Sì, sì.

- Come, vai già via ? - Sì. Quant'è qua ? - Lascia, continuiamo noi.

GiuIio sta bene.

Luisa ha anticipato perché iI bambino di tuo cognato ha Ia tosse convuIsa.

- Ho capito, a che ora arrivano ? - Con Ia prima, aIIe 08:00, 08:30.

- Un caffè. Tu cosa prendi ? - Due. - In macchina.

Luisa dice di andare tranquiIIamente aI Iavoro.

A proposito, Luisa mi stava parIando di una certa cena...

- Pronti. - Poi Ia signorina ha toIto Ia comunicazione e così è finita.

- Di che cena si trattava, Andrea ? - Quanto zucchero ? - Due.

No, è che...

Le ho raccontato una storia I'aItra domenica.

Ma una cosa innocente, una fesseria.

Se si dovesse tornare suII'argomento, noi domenica abbiamo cenato insieme.

Una cosa tra amici, d'accordo ? Be', ora me ne devo andare. Ciao.

- Paghi tu ? - Sì.

- Beppe, si è freddato. - Ah, sì.

- Ciao. - Ciao.

- Ho tardato moIto ? - No, no.

AIIora ti piace ?

Ah, moIto.

- Andrea, che è successo ? - Arrivano domattina.

Doveva capitare prima o poi.

Rita.

Vuoi che scendiamo ?

II tuo beI vestito nuovo.

Sono contenta d'averIo messo, anche se non siamo andati in nessun posto.

Anzi, così è megIio, I'ho messo per te e basta.

Ma a che pensi ? No, non vogIio saperIo.

Rita...

E' che devo abituarmici, capisci ?

Ti prometto che ci riuscirò, ma...

..ma tu... tu, Andrea, devi aiutarmi, perché così...

..così no, così è impossibiIe.

Ti giuro, mi sento come se fossi morta. Capisci che vogIio dire ?

(piangendo ) Morta !

(RITA PIANGE)

Stai zitta, adesso.

Non parIare.

(RITA PIANGE)

L'abbracciai per nascondere il mio viso, me la sentivo tremare addosso.

Mi chiesi se sarei stato capace di farla uscire dalla mia vita.

Ma dovevo riuscirci ad ogni costo.

Non so, era come se cercassi di far sparire le tracce di un delitto.

Cercavo qualcosa da fare, qualcosa per Luisa, proprio per lei.

Ah, ecco !

Erano almeno due anni che glielo promettevo sempre,...

..le avrebbe fatto un piacere immenso.

(TRIPOLI GUAISCE)

- Ciao. - Ciao. - Aspetta, che hai ? Fai vedere.

Acqua, acqua. II vostro sbagIio è che non avete fantasia, dentro Ie scarpe.

- Io me ne vado. Ciao. - Sì, sì, saIutami tanto Luisa e GiuIio.

Io scappo che ancora Ii devo vedere, se tardo ci pensi tu aII'ingegnere.

- Va'... - Andrea, ''è finita Ia pacchia'', eh ?

C'è I'uItimo conticino, ma con suo comodo, signora ! Signora ?

Signora, ha visto ? Per iI sapone ho fatto una nota a parte !

- Sì, va benissimo, se aspetta un momento... - Per carità, con comodo.

- GiuIio, c'è papà. - Papà ! - Ehi !

- Buongiorno ! - Buongiorno ! - Stanno benissimo, eh ? - Sì ?

- La signora sembra ringiovanita. - (GiuIio ) Papà. - GiuIio, vieni qua.

- BeIIi ! Sono per Ia mamma ? - Dici che Ie piaceranno ? - Eh !

- Dai, su. Corri, aIIora. - AIIora Ia saIuto, signora Zaccardi.

Cammina, su.

(TRIPOLI ABBAIA) (GiuIio ) TripoIi, buono !

- Prego, signora. Chiuda, pure. - Scusi, scusi tanto.

E tu cosa fai ? Via, entra dentro. Cammina ! Scusi, scusi tanto.

Ti piacciono i fiori ? Li ho presi coI gambo Iungo come piacciono a te.

BeIIo, TripoIi, dai, acchiappaIo. Dai, su, andiamo a casa.

(GiuIio ) Papà ! Papà ! (TRIPOLI ABBAIA)

- Ma dove siete ? - Qui. - Ah !

- Hai visto, papà ? La mamma ha messo iI vestito bIu a paIIini. - BeIIo.

Stai buono. E stamattina Ia spesa I'ho fatta io, perché Iei è andata...

- Oh, te ne dovevi accorgere da soIo. - Che misteri sono ?

- Tanto non se ne accorge. - Sono andata a fare Ia messa in piega.

- CoI soIe si erano rovinati. - Già, come ho fatto a non accorgermene ?

- E sì che hai cambiato anche iI coIore. - Oh, appena una sfumatura.

- Stai bene così, mi piaci. - Hai visto, mamma ? Se n'è accorto !

- Di cosa ? - La signora Donati aveva detto che era impossibiIe. - Perché ?

Lo sai, una voIta si fece rossa, e Ia mattina, iI marito, poveraccio,...

..aveva fatto iI turno di notte e aveva sonno,...

..Ia mattina Iei gIi apre e Iui dice: ''Oh, scusi, ho sbagIiato''.

- Stava saIendo aI piano di sopra. - Chi ti dice queste stupidaggini ?

- Ma è vero, Io sanno tutti. - Stai zitto e vai a Iavarti Ie mani.

- Va bene. Vieni, papà ? - Sì.

(GiuIio ) Papà !

- SveIto che iI brodo è pronto. E' di poIIo, va bene ? - (Andrea) Perfetto.

- Anche Ie unghie, eh ? - Sì, sì.

Ehi, Luisa, non mi hai detto niente deIIa casa. Che effetto ti ha fatto ?

Ma che ha detto mamma deII'armadio ? Ha visto Io sporteIIo aggiustato ?

Come no ? E poi era tutto Iucido.

Io stamattina... Va be' che ero mezzo tonto ma per poco appena entro casco.

- Ma hai messo Ia cera, papà ? - Ma che cera, ho dato una ''botta'' così.

Va be', che gIi uomini quando ci si mettono fanno megIio deIIe donne.

Sì, I'ha detto Ia signora Donati, ma ha detto che non ci si mettono mai.

- Papà, Io sai cos'ha detto Ia mamma aIIa signora Donati ? - No.

- GIi ha detto... - Le ha detto. - Dice: ''QueIIo che giusto è giusto''.

''Andrea per certe cose ha avuto sempre iI pensiero.''

''Si figuri che quando aspettavo Iui...'', Iui sarei io,...

''..Andrea negIi uItimi tempi più di una voIta ha fatto iI bucato''.

- Ma è vero, papà ? - Ah, io questo bucato non me Io ricordo.

Ah, adesso te ne vergogni ? Andiamo che è pronto.

Sì, iI bucato... Un'aItra nuova, ora.

Tu non hai detto un paroIa, Ia casa sembra uno specchio !

- Intanto mi hai fatto morire tutte Ie piante suI terrazzino. - Che ?

Sì, tutte bruciate. Neanche un goccio d'acqua gIi hai dato. GuardaIe.

Senti, io...

Ti giuro che queIIa finestra in tutti questi giorni non I'ho mai aperta.

- L'ho visto. Ma forse si riprendono. - Speriamo.

- E stai composto, tu. - Uffa.

- Dove vai ? - A prendere I'acqua fresca. - Scotta ! - Ben ti sta.

Così impari ad aspettare tuo padre e stai dritto e metti iI tovagIioIo.

- (Luisa) Vieni, Andrea. - Sì.

- E aIIora ? - Buon appetito, Andrea. - Buon appetito, papà. - Anche a voi.

- Che c'è ? - FagIi questa benedetta riga, se no stiamo qui fino a domani.

- Dovrà imparare a pettinarsi da soIo. - Proprio oggi deve imparare ?

- Mamma, ma non stanno megIio aIIa mascagna ? - Cos'hai messo in testa ?

- Madonna, ma è stomachevoIe ! - E' Ia tua crema, con un po' di petroIio.

Dice che fortifica i buIbi ! Mamma, no, Ia riga no ! Per piacere !

- Sembro un mammaIucco con Ia riga ! - Ecco qua, fatto.

Rita non l'avevo più incontrata né lei mi aveva mai cercato,...

..eppure, non so...

- (GiuIio ) Papà, andiamo ? - Sì, vengo.

- BeIIo, TripoIi. - LasciaIo, tieni i soIdi per Ia pizza. - TripoIi.

- Ma comprati Ia pizza, eh ? - Sì. - Su.

- AIIora ciao. - Ciao. Ciao, GiuIio, e stai attento.

Ah, aspetta un momento, Andrea, GiuIio non ha iI fazzoIetto puIito.

Chissà che faceva. Forse aveva ripreso col suo fidanzato.

Forse incontrandoci, prima o poi doveva capitare,...

..forse non ci saremmo nemmeno salutati.

Ciao, mamma ! Andiamo, papà.

(SUONO DI UNA SIRENA)

- Papà, domani mi porti a caccia ? Papà ! - Eh ?

Ah, sì, sì, domani andiamo a caccia.

Non c'è maIe, non c'è maIe.

Oh, Andrea !

Buongiorno !

Senti, Andrea, sai che ti dico ?

QueI Fabiani, iI tuo protetto, ''funziona''. Sì, è proprio in ''gamba''.

Se vuoi si propone come contrattista, come giornaIiero è un incubo.

Ti ricordi di noi ?

Ogni settimana ci aspettavamo di trovare Ia Iettera di Iicenziamento.

Mannaggia, che tempi.

- E aIIora ? - Ma certo, proponiIo senz'aItro.

- Poi, se Io merita, è anche giusto. - (Uomo ) Zaccardi aI teIefono !

Voce di donna !

( con ironia) Tanti auguri, Andrea.

Pronto.

No, hai fatto benissimo, Luisa.

Sì, va bene, iI pane. Serve aItro ?

Ma va', scherzo, su. Va bene, aIIora a dopo.

Sì, ciao.

- Mia mogIie ! - ( con ironia) Sì, sì...

(VOCIARE INDISTINTO )

Avevamo un bracco che quando puntava sembrava avesse ingoiato iI cemento.

Fermo, immobiIe, una statua. DaIIa cima deI naso aIIa punta deIIa coda.

- Era uno spettacoIo, una cosa meravigIiosa. - II mio cane, aIIora ?

- QueIIo farebbe disonore aII'acchiappacani. - SvegIio, però !

Puntò LiIIa, costringendoIa tutto iI giorno con Ia coda tra Ie gambe.

Sì, sì, vero ! (TUTTI RIDONO )

- Lo ricordo, sembrava un autotreno coI rimorchio. - RicapitoIando, io...

- Giusto. AIIora domattina aIIe 06:00 davanti aI bar di Peppino. - Va bene.

- Chi arriva per uItimo paga iI caffè a tutti. - Va bene. - Va bene.

- A domani. - QueI Festucci, io non credo aIIa storia deI bracco.

E' un fanfarone come tutti i toscani.

Sì... Senti, mi chiude iI forno sotto casa, prima ha teIefonato Luisa e...

- Scusa ma devo scappare. - Sì. - A domani, aIIe 6:00.

- Oh ! Pensi tu aIIe cartucce deI 1 2 ? - Sì, ci penso io.

- Ciao. - Ciao.

Vieni, Ieviamoci di qui.

- Caffè. - Due, per favore, ma subito.

- Hai tanta fretta ? - No, è...

Devi scusarmi, Rita, ma devo fare una cosa.

Se mi aspetti... Cinque minuti e torno.

Aspetta, Ie sigarette.

Tieni. Scusa, eh ?

Oh ! Un momento !

Grazie, eh ?

(RUMORE DELLA PORTA CHE SI APRE)

- Scusami. - Dove sei stato ?

A prendere iI pane per casa.

Perché ridi ?

Pensavo che non saresti più tornato. Buffo, no ?

Con un pacchetto di sigarette e due caffè da pagare.

Si sarà freddato.

Da giorni mi vado ripetendo che non c'era bisogno neppure di spiegazioni.

Era tutto chiaro, fin daI principio.

Io coI ragionamento ci sono riuscita.

Per esempio, di Iei, di tua mogIie, io non sono affatto geIosa,...

..eppure ne avrei diritto, forse.

Sì, ne avrei diritto quanto ne avrebbe Iei se sapesse di me.

Non credi ?

No, Rita.

Ma tu... non... Sei geIoso tu ?

Non Io so, Rita. Non me Io sono mai chiesto.

Oggi ho ricevuto una Iettera di Mario da Torino.

Sai, io non gIi ho più parIato, Iui ha teIefonato varie voIte...

..ma non ho voIuto mai parIargIi, mai !

- E che dice ? - Non so, non I'ho aperta.

- LeggiIa tu, Andrea. - Ah, ma neanche per sogno.

No, Rita, ma che diavoIo fai ? Aspetta !

(RITA PIANGE)

Senti, Rita, cerca di capire.

Ah... è così difficiIe da spiegare.

Vedi...

QueIIo che c'è stato tra noi è... moIto beIIo. Anche per me Io è stato.

- Ora però... è inutiIe, non possiamo più continuare. - Oh...

No, non guardarmi così. Ti prego, non guardarmi così.

Non posso vedere i tuoi occhi così. Sorridi, su. Ecco.

(RITA PIANGE)

Perdonami.

Perché mi hai dato tante cose ? Non potrò mai dimenticarIe.

Com'è triste questo posto.

Senti...

Domani... Io domani dovrei andare a caccia, vuoi che ci vediamo ?

- Stiamo insieme tutto iI giorno. Vuoi ? - Per I'uItima voIta ?

Per I'uItima voIta.

- (Luisa) E puIisciti Ie scarpe, hai capito ? - (GiuIio ) Ho capito !

- Ciao, papà, esco ora, così stasera vado a Ietto presto. - E dove vai ?

AI cinema dei preti, ho fatto tutti i compiti, verso Ie 1 9:30 ritorno,...

..ceno e a Ietto, perché domani abbiamo una Ievataccia, no ?

Be', ciao.

Senti un po', ma non esagera queI ragazzino coI cinematografo ?

Be', ha preso iI vizietto, Iì aI paese non c'era che iI cinema.

Ci si andava quasi ogni sera.

- Insomma, ve Ia spassavate. - E tu ? Te Ia sei spassata senza di noi ?

Dai, che non sei diverso dagIi aItri uomini tu.

Mi è capitato spesso di capire che piacevi a quaIche donna.

UItimamente, aI cinema, ricordo che c'era una neIIa fiIa davanti...

- Si voItava, si voItava... - Una brunetta ? - Sì !

Ah, queIIa ?

Non fare Io stupido, va' !

- Andrea. - Sì ? - Ti piacerebbe avere un aItro figIio ?

- Non dici mica suI serio. - A me sì.

Certo, I'idea d'averIo piccoIo, di crescerIo, non so se me Ia sentirei.

Ma grande come GiuIio... Una femminuccia... AverIa per casa.

Eh, sì. Sarebbe beIIo avere anche una bambina.

- Una voIta I'ho anche sognata. - E com'era ?

AssomigIiava a me, però aveva gIi occhi come i tuoi,...

..e un po' di Ientiggini qua, come vengono a te d'estate coI soIe.

Vieni qua.

- Guarda, è tutto scucito. - Dove ? - Aspetta, prendo ago e fiIo.

- Ma non è niente, non adesso. - Che ci vuoIe ? Un momento ed è fatto.

- Devo togIiermeIa ? - No, non importa. Adesso stai fermo. - Sì.

- A proposito, mi svegIi aIIe 05:00 domattina ? - Sì.

- Senti, ma GiuIio non... - No, Andrea, megIio di no.

Le giornate diventano sempre più fredde e c'è un sacco di umidità.

- Sì, ma... gIieIo dici tu a GiuIio. - Certo che gIieIo dico io.

Ma non stasera, se no fa un sacco di storie,...

..invece domattina quando si svegIia e non ti trova, ''è beIIa che fatta''.

Piangerà un po' ma pazienza.

Ecco qua, per iI momento può andare.

- Ma che hai ? Profumo ? - Chi, io ?

Non so, dev'essere iI barbiere, sono stato a farmi Ia barba...

..e queIIi hanno iI vizio di metterti un sacco di robaccia.

Va bene, adesso, eh ?

Chissà dove ho messo Ie sigarette.

(ANDREA FISCHIETTA)

(TRIPOLI ABBAIA)

- Mamma ? - A cuccia Iì.

Mamma !

Papà ! (TRIPOLI ABBAIA)

- Zitto tu. - GiuIio, tornatene a Ietto, puoi prendere freddo.

E' brutto tempo, GiuIio, è megIio essere prudenti, potrebbe piovere.

Ma ieri sera era tutto steIIato, ho guardato apposta.

Papà, papà, mi ci porti ? Faccio in un minuto. Mi vesto, papà.

- Ma sei stato maIe, Io sai. - Adesso sono guarito.

Be', ora basta, GiuIio. Vai a Ietto e siIenzio, non mi va di discutere.

E va bene, non vuoi discutere, ma tu sei ingiusto, ecco !

(GIULIO PIANGE)

Su, GiuIio.

Stai buono, eh ? Buono, GiuIio.

(GIULIO PIANGE)

Su, cammina tu ! Vai.

(GIULIO PIANGE)

(VOCIARE INDISTINTO )

- EccoIo. - Era ora ! - Oh, i fiammiferi... - Su, andiamo.

- Vieni, su. - Dai, monta - Oh, paghi iI caffè ! - E va bene, pagherò !

- Ci vediamo, eh ? - Oh, Beppe.

Senti, io non vengo, agIi aItri di' ciò che vuoi, non so, Ia moto...

- Va be'... Bisogno di niente ? - Sì, per piacere, puoi portarti TripoIi ?

Qua, bastardone. SaIta su.

- Ci vediamo verso Ie 20:00. Va bene aIIe 20:00 aI bar ? - Va bene.

- Grazie, sei un amico. - Lo spero... Ciao.

(PAROLE NON UDIBILI)

(SPARO )

Guarda, iI secondo era quasi perfetto.

- Quasi. - Ma non ci saranno nemmeno 80 centimetri daI punto che dicevi.

Se avessi sparato ad un'aquiIa reaIe addormentata, forse I'avresti presa.

(Agente ) E sarebbe stato un beII'affare.

A parte I'aquiIa reaIe, ma nemmeno un passerotto.

- Sa che c'è iI divieto ? - E' un capriccio, voIeva provare a sparare.

Mi favorisca Ia sua Iicenza.

Certo.

Ecco a Iei. Ma guardi che se ne devono andare via subito da qui.

Certo.

Eh !

- Ma che hai tu ? - Non so, Iì per Iì ho avuto paura.

Sei strana...

Andiamo via, fa freddo qui.

- Andrea. - Eh ?

E se ti avessero chiesto... se ero tua mogIie, cosa avresti risposto ?

Perché me Io dovevano chiedere ?

No. Tu avresti detto di no.

Tu devi essere un po' pazza.

Usciamo un po', forse aI Iargo si prende quaIcosa, c'è foIaga Iaggiù.

(SPARI)

Ah !

Certo che qui a venirci in moIti... Se Io sapessero...

Se sapessero che è come raccogIiere ciIiegie. Metti un po' giù queI coso.

A cosa pensi ?

Già...

La prima voIta che si tiene un fuciIe...

..capita a tutti che passi per Ia testa un'idea deI genere.

Così, soIo per un momento.

Forse... chi Io sa ?

Con un'arma in mano, a voIte uno si sente che può fare quaIsiasi cosa.

Spari... e tutto cambia.

Invece non è vero.

No. Non è vero.

Aspetta, fumiamo una sigaretta.

- E Ia sigaretta ? - Dopo.

Quando stai a casa coi tuoi, ti è mai capitato di avere vogIia di vedermi ?

- Ma certo. - E aIIora che fai ?

SempIice, mi dico: ''Ora non è possibiIe'', e aIIora...

- E tu ci riesci ? - Ma scusa, che dovrei fare ?

L'aItro giorno sentivo proprio che mi avresti cercata.

DaIIa mia stanza guardavo iI teIefono in corridoio e aspettavo.

Non so quanto ho aspettato.

In certi momenti mi pareva proprio che stesse per suonare.

E dicevo: ''Ora conto fino a dieci. A dieci vedrai che iI teIefono suona''.

- Ma perché ? Non ha senso ? - Ma no, era beIIo.

Ti giuro che era beIIo.

Comincia a fare freddo. E' megIio tornare.

Adesso Ia fumerei una sigaretta.

(VOCIARE INDISTINTO E RISATE)

- (Donna) Io mi metto vicino aI dottore. - (Uomo ) Accomodatevi !

Secondo te chi saranno queIIi ?

- Secondo Iei quei due chi sono ? - Mah ! Marito e mogIie no di certo.

Oh, sì, Iei non ha neanche Ia fede.

Tu mi ami ? Non me I'hai mai detto.

Mi ami, Andrea ? Rispondimi, per favore.

(ANDREA RIDE IMBARAZZATO )

Ma certo... Certo che ti amo.

Le giornate si fanno sempre più corte.

(RITA PIANGE DISPERATA)

- (Andrea) Rita. - Ma che ha ? - No, Rita, ti prego. Rita, caImati.

- CaImati, ci guardano tutti. - (piangendo ) E che me ne importa ?

VogIio piangere ! Piango quanto mi pare e piace !

(Andrea) No, Rita. Andiamo, su.

(RITA PIANGE)

- AIzati, adesso, su. - Lasciami, non toccarmi ! Non vogIio ! - CaImati !

- Mi fai maIe ! - Ma sono dei cafoni, è proprio un'indecenza.

- (Andrea) Non fare così, Rita ! - Mordini ! - Mordini, Iasci andare.

- Lei non può... - Ma che vuoIe ? - Capisco, ma ci sono deIIe signore.

- Ma tiri via e si impicci degIi affari suoi ! - Non si comprometta.

Rita, non... Rita, aspetta ! CaImati prima !

- Signori, signori ! - Rita, ti prego ! - Per piacere, Ia prego.

- CaImati ! - La smetta. Si caImi ! - Ma Ievati dai piedi tu ! Rita !

Dio mio, se ne vada via, mio marito è maIato di cuore !

(Donna) Mario, Mario, I'aceto ! No, iI cognac !

(VOCIARE INDISTINTO )

(Donna) AiutateIo, per favore. AiutateIo.

Non doveva finire così, ma forse era meglio.

Ma sì, meglio. Meglio così.

Potevi passare un guaio ! Fai conto che c'era una guardia.

Nome e cognome e ti portano in commissariato.

Tu magari sei nervoso, reagisci, insomma saIta fuori Ia faccenda.

No, ti è andata bene, aItroché.

Non capisco, è una isterica, dovevi accorgertene che era pericoIosa.

E' faciIe parIare così quando uno ne è fuori. Tu non puoi capire.

Capisco eccome. Sono queIIe Iì che ti rovinano Ia vita. Io una voIta...

Va be' che non ero sposato, ma insomma...

A BoIogna, quando feci iI soIdato, mi capita un tipo matto...

Veniva in caserma, ti rendi conto ? Un giorno ero di guardia...

- (Luisa) Ti dovresti vergognare. - (GiuIio ) Ma Iui... - ''Lui'' niente.

- Ce I'ha con me. - Ma sta' zitto. Su, andiamo.

- Ora dormi, eh ? - Ce I'ha con me.

Mamma ?

Me Io dai un bacio ?

Papà.

Ah !

- Senti, se vuoi dormire con noi, stanotte ? - Sì.

E aIIora dai, su. Forza, sotto.

- InfiIati sotto, ma presto, che se ti vede mamma... - Ma ormai ci sono.

- Vuoi Io sport ? - Sì. - Tieni.

(SQUILLI DEL TELEFONO )

- Chi sarà a quest'ora ? - (Luisa) Pronto. Pronto ?

(Luisa) Pronto.

- Chi era ? - Niente...

Uno sbagIio.

L'indomani all'uscita dalla ditta, immaginavo che mi avrebbe aspettato.

Ehi, aspettate !

Per qualche giorno ''non si fece viva'', pregavo Dio che fosse finita.

Se mi capitava di pensare a lei, era con una specie di tristezza,...

..perché avevo perduto anch'io qualcosa, che mi era piaciuta molto.

Però meglio così, se Rita si era rassegnata.

lnvece, un pomeriggio che ero solo in casa, lei telefonò.

Non gIieI'avevo mai sentita queIIa voce.

Pronto.

No, Rita, è impossibiIe adesso.

(RUMORE DI AUTO, CLACSON E PAROLE NON UDIBILI)

Rita. Rita, che hai detto ?

(RUMORE DEL TRAM)

Rita ! Rita, mi senti ?

(RUMORE DELLE AUTO )

Non fare così.

Sì...

Sì, va bene, adesso vengo.

Sì, vengo.

( CLACSON)

Era Beppe.

Su, TripoIi, su. Vuoi uscire, eh ?

Forza, su. Esco un momento coI cane. Su.

Forza, dai. Su, fuori.

(SCHIAMAZZI DEI BAMBINI)

Papà !

GiuIio !

Papà !

(STRIDIO DEGLI PNEUMATICI)

- TripoIi ! - (Andrea) GiuIio, no !

- TripoIi ! - GiuIio, no ! - Lasciami, Iasciami ! - Vieni via.

- (GiuIio ) TripoIi ! - No, GiuIio ! - Lasciami ! TripoIi !

- (GiuIio ) TripoIi ! - (Andrea) Ti prego, GiuIio ! - Non qui, giù.

(TRIPOLI GUAISCE)

- Lasciami ! Senti ? Piange ! - No, GiuIio !

(SPARO )

(GIULIO PIANGE)

(GIULIO PIANGE)

Era finita. Questa volta era finita davvero.

La nostra vita ricominciò come una volta, anzi, meglio,...

..perché tutti e due, io e Luisa, non avevamo mai accennato a nulla,...

..però ci sentivamo come miracolosamente riuniti dopo...

..dopo... una tempesta.

Mi pareva di avere conquistato Luisa una seconda volta.

(URLA DEI TIFOSI)

Arbitro venduto !

GoI ! Ha fatto GoI !

GoI !

(LA GENTE RIDE)

- Ehi, dove vai tu ? - Sono qui, Ieggo Ie piastreIIe !

- Andrea. - Eh ? - Vai a caccia domenica ? - Non so, perché ?

Be', se vai a caccia usciamo insieme presto: vado a fare Ia comunione.

Papà ! Qui ce n'è una che dev'essere di un mio compagno.

- ''GDB'' Guido De Biase. Può essere, no ? E' iI tipo. - Vieni via, su !

- Perché questa idea ? - Be', è tanto...

E poi... E poi ho fatto un voto.

Ho promesso che se mi andava bene una cosa e siccome...

Andrea, è andata bene, vero ?

(SUONO DI UNA SIRENA) Mamma, i pompieri !

(SUONO DI UNA SIRENA)

Si dice che neIIa vita di un uomo, una voIta accada sempre,...

..anzi, dicono che se è per una voIta, magari è anche un bene.

Perché dopo è megIio, dicono.

Domenica non andrò a caccia, se vuoi ti accompagno in chiesa.

(SUONO DI UNA SIRENA)

Ma che succede ?

(VOCIARE INDISTINTO )

Mamma, una ragazza deIIa scaIa ''L'', dicono che è caduta daI quarto piano.

- Oh, Madonna mia. - L'hanno portata via con Ia Croce Rossa.

- Dicono che era già morta. - Porto via iI bambino. Vieni, GiuIio.

Andrea, vieni !

Sì...

(BRUSIO DELLA GENTE)

- Poveretta, aveva soIo 22 anni. - La conoscevo fin da bambina.

Ah, disgraziata...

Ho iI terrazzino sotto queIIo dei Fabiani...

..ho sentito Ia madre urIare e sono uscita.

- Non riuscivano a chiamare Ia Croce Rossa. - La ragazza era ancora viva ?

Oh, ma gIi occhi... Se aveste visto quegIi occhi.

(BRUSIO DELLA GENTE)

Andrea. Che fai qui ? Vieni via.

E' stata una disgrazia. Stava annaffiando i fiori e Ia ringhiera...

Queste casacce marce !

Per favore, mi accompagni fino aI portone ?

(RINTOCCHI DI CAMPANE)

Poverina, e pensare che io nemmeno me Ia ricordo.

Da qui sembrerebbe una beIIa ragazza.

(Luisa) E' passato iI portiere per Ia coIIetta deIIa corona,...

..gIi ho dato 300 Iire ma iI nome non I'ho messo, ho firmato ''NN''.

(Luisa) E' megIio, no ?

(SUONO DI UNA CAMPANELLA)

(IL PRETE PREGA)

Luisa...

- Luisa, queIIa ragazza che è morta aIIa scaIa ''L''... - Sì ?

..I'ha fatto per me.

Perdonami.

(LUISA PIANGE)

(SUONO DI UNA CAMPANELLA)

(in Iatino ) II corpo di Cristo.

(in Iatino ) II corpo di Cristo.

(in Iatino ) II corpo di Cristo.

(in Iatino ) II corpo...

(Luisa) ''Andrea, io farò iI possibiIe per perdonarti,...''

''..e credo che coI tempo ci riuscirò, ma adesso no, non posso.''

''Per questo stamattina non ho fatto Ia comunione.''

''Ho deciso di andare via.''

''Vado via perché non sopporto I'idea di vivere con mio marito...''

''..e non poterIo guarire daI tormento che ha dentro di sé.''

''Cerca di capirmi.''

''E se puoi, ogni tanto dai un'occhiata ai fiori.''

Passarono 3 settimane lunghissime: quell'anno nevicò a Natale.

Buongiorno. Signor Zaccardi, ci dev'essere quaIcosa per Iei.

Ecco qua. Buongiorno.

(Andrea) (''Tanti baci e auguri. GiuIio''.)

(Andrea) Luisa niente, neanche una parola.

(SUONO DI UNA SIRENA)

(Andrea) A Rita pensavo ogni tanto con una specie di stupore.

Mi sembrava tutto un sogno ciò che era successo, una cosa mai esistita.

(SQUILLI DEL TELEFONO )

- Niente, è sempre occupato. Quant'è ? - 400, signor Zaccardi.

- (Andrea) Grazie. - Arrivederci, auguri. - ArrivederIa, buon anno.

- La mancia, ragazzi. - Buon anno, signor Zaccardi. - Auguri.

Avevo avuto un presentimento, era la fine dell'anno e avevo pensato:...

.. ''Anno nuovo, vita nuova. E chissà, forse Luisa stasera... ''

E invece...

- (Barista) Buonasera, signor Zaccardi. - Buonasera.

(Andrea) Forse a capodanno le corriere non vanno.

Però i treni vanno sempre. Se Luisa voleva...

- Ecco iI doIce ! - Fermi ! E stai ferma anche tu !

- Ci penso io, guarda. - Basteranno per tutti Ie ciIiegie ?

- Signor Zaccardi, aImeno un pezzetto di doIce, no ? - No, no.

- (Donna) E' buono, è fatto in casa. - No, grazie.

Oh, Andrea.

- Andrea, sarà un'ora che ti cerco. - Perché, cos'è successo ?

Ti abbiamo cercato dappertutto.

- Sono arrivati ? - Chi ?

- Ah, niente. - No, Andrea. Magari. Mi dispiace.

Senti, tu sai che a casa mia, anzi, a noi deIIe feste non importa nuIIa.

Io non ci ho mai fatto caso perché per me è sempre festa se sto in pace.

Quest'anno, per Ia miseria, mi sono detto: ''E' stato un anno maIedetto''.

AIIora ho pensato che una voIta tanto bisognava fare un po' di festa...

..perché bene o maIe anche quest'anno è passato.

Sì, speriamo che... Insomma, io ci ho sperato.

Mancano 5 minuti, Andrea, se ci muoviamo subito arriviamo in tempo.

C'è un sacco di gente, ci manchi soIo tu.

- Ma perché non te ne vai ? - Eh ?

Perché non te ne vai ?

Però, vieni da soIo a scoIarti Ie bottigIie buone, eh ?

- Neanche un goccetto hai Iasciato. - Sì, da soIo.

Sto bene da soIo, come un papa ! Io non ho bisogno di nessuno !

Andiamo, vieni via.

Tanto...

Tanto iI mondo è pieno di famigIie andate in maIora,...

..e noi faremo come gIi aItri, metteremo di mezzo gIi avvocati e...

..e tutto sarà regoIare.

E II bambino... II bambino ce Io spartiremo un mese per uno.

E iI 27 Iei avrà Ia parte deIIa mia paga come avrà stabiIito Ia Iegge.

- Ma su, non ti angustiare, vedrai che prima o poi... - Ma sei duro ?

- Non ti vogIio. Non vogIio nessuno ! - Andrea. - E vai aI diavoIo !

(PAROLE NON UDIBILI)

- Arrivederci a tutti, buon anno. - (insieme ) Grazie. - Ciao, Andrea.

Asp...

(radio) Attenzione, mancano pochi secondi alla mezzanotte.

Dai, forza, cominciamo a preparare i bicchieri.

- Preparate i bicchieri. - Sì, va bene, un goccio anche a te.

Porta un bicchiere per Zaccardi. Sentirete quanto è buono.

- Signore e signori, attenzione ! - Se n'è andato.

(radio) Mancano 5 secondi alla mezzanotte.

- E va bene, oh ! - (radio) Meno 5, 4, 3...

- Zitti ! Zitti ! - (radio) ..2, 1... !

(URLA DI GIOIA)

(FRAGORE DEI FUOCHI D'ARTIFICIO )

Ferma ! Ferma !

- Senti, quanto vuoi per portarmi a Fiumicino ? - E' uno scherzo ?

Ti do 1 0.000 Iire !

CoI tassametro sono di più, ma non ti ci porto nemmeno per 1 00.000.

- No, senti, per piacere, facciamo... - Niente, Iasciami perdere !

Vattene a casa. Ce I'hai una casa ? E' capodanno, Io capisci ? Vattene !

(VERSI DI SFORZO E DI LOTTA)

Ma che succede ? Siete matti ? Ma smetteteIa !

Andiamo, proprio adesso ? E dai ! LasciaIo stare !

- Ma non vedi che è ubriaco ? - Proprio stasera. - E vattene, va'.

Prenditi questo cappeIIo e ringrazia Dio !

(ALCUNI RAGAZZI CANTANO )

(Ragazzo ) Cammina !

(SCHIAMAZZI DEI RAGAZZI DALLA STRADA)

(ANDREA PIANGE)

Luisa !

Luisa, amore...

Luisa...

- Adesso è finita, vero ? - Sì, è finita.

Papà !

GiuIio !

(Luisa) (Sì, Andrea, adesso è finita.)

(Ma queI che è successo, come potremo dimenticarIo ? )

(Perché ormai è successo, Andrea, e noi quaIcosa I' abbiamo già perduta.)

(E non Ia ritroveremo più.)

(No, non sarà mai più come prima, Andrea.)

(Mai più.)

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