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(musica jazz)
(Marzia) Tutto nella mia vita comincia in un posto speciale di Bologna,
fra Via Saragozza e l'inizio di Vi ai e Audinot,
dove, subito dopo la guerra,
un certo Romoli, che diceva di avere suonato la batteria
per i militari americani, gestiva un chiosco per gelati.
Era un posto dove le cose che sognavi accadevano.
Èlì dove abbiamo fondato lo shaordinario duo, I Leggenda,
ed è lì dove mi sono innamorato di Sandra, la più bella ragazza di Bologna.
- Ma io devo vedere il presidente. - Sì, lo so.
- Perché mi fa passare da qui? - Non saprei, sono le sue disposizioni.
Ah...
- Non volevi che mi vedessero. - Questo è un ambiente di merda.
(Samuele) Ormai, con la tecnologia di oggi, si sa tutto di tutti.
Di me, intendi.
Beh, ne hai fatti di casini.
Comunque, posso chiedere all'ufficio del personale.
Con la crisi che c'è, qui più che assumere, licenziano.
No, ma io non voglio un posto.
- (Samuele) Quando l'hai fatto? - (Marzio) Lo scorso inverno.
C'è anche la cover de "La quattordicesima domenica".
"OH ITIOIII mal.
- Dottor Limarli? - (dall'interfono) Dica.
(Samuele) Può venire? Grazie.
E i soldi per questa cosa?
A San Lazzaro, un supermercato per gli auguri di Natale...
Sei riuscito a fregare anche questi coglioni.
- (bussano alla porta) - Avanti.
- Presidente. - (Samuele) Quella posizione...
- Eccola. - Grazie.
"Barreca Marzio, nato il 6 marzo '42 a Bologna..."
(Samuele) Dodici segnalazioni alla Centrale dei Rischi.
Un bel record.
Se vuoi fare le cose in cui credi, c'è un prezzo da pagare.
Io so soltanto che a un certo punto della vita si diventa adulti,
e chiudi con le cazzate.
Ti avevo detto di smettere, c'eravamo divertiti, basta.
- Gralie, Limarli, può andare. - Presidente.
Mi illudevo che una persona importante come te si sarebbe divertita.
- A fare? - Prima serata.
Ci sono tutti i gruppi di una volta. Rimettiamo su il duo, I Leggenda.
Soltanto quel brano, ci bastano due prove e siamo a posto.
- Spacchiamo il culo a tutti. - Ti voglio bene.
11 voglio bene perché sei rimasto esattamente lo stesso coglione di allora.
Sei quello che vuole fare colpo su una ragazza rovesciandole addosso un frappè.
Io sarò un ingenuo, ma tu sei quella merda
che per portarmi via Sandra le ha raccontato della mia storia
con quella cazzo di bassista.
Me l'hai portata via raccontandole quella storia.
Pensavi che non lo sapessi?
Non le ho raccontato niente.
Tu sei quello che chiede di vedermi senza sapere un cazzo
di quello che sto passando.
- Cioè? - Un linfoma.
(Samuele) Terminale, a 36 anni.
Ma chi?
Mio figlio.
Ci sono sperante?
Nessuna. 11 dispiace toglierti dai coglioni?
(rumore del respiratore)
Giulio.
Giulio.
(Samuele) Il dolore... meglio?
Credo di aver trovato quello giusto.
Un sedici metri,
per dieci persone.
Tre cabine.
Una per te,
e due per i tuoi amici.
Più una per l'equipaggio.
Arriva a 35 nodi.
Se lo ordiniamo subito,
celo consegnano a novembre.
Giusto in tempo per il tuo compleanno.
Quel tuo sogno di sempre...
di risalire il Nilo...
Dottore...
Sì.
Meglio che venga, subito.
(tonfo)
(Marzia) Samuele aveva illuminato la parte più festosa della mia vita.
Quando tutto per noi due era possibile.
Pur vedendolo ormai raramente,
mi bastava sapere che c'era.
Ma adesso, per sopportare la sua definitiva assenza,
avevo bisogno dell'aiuto di un essere speciale,
ii soccorso di qualcuno che avevo sempre sentito inaccessibile.
(Domenico) Marito.
(Domenico) Devi venire, Marito.
Ehi.
Andiamo.
Sarebbe?
Non mi volevi?
- Io volevo mio padre, che mi aiutasse. - E io chi sarei?
Certamente, non lui.
È passato tanto tempo.
Mio padre era bellissimo, la mamma ce lo diceva sempre.
E non ti sembro bellissimo, io?
Non ho voglia di scherzare, non è divertente.
(Domenico) Me ne vado.
A casa nostra...
prima dell'incidente.
(Domenico) Allora?
Qual era il disco che metteva sempre mio padre...
per fare ballare mia madre
e farci ridere tutti?
- Proprio quello? - Sì.
Proprio quello.
Il titolo esatto?
Il titolo esatto.
"II visconte di Castelfombrone" dei Cetra.
Ieri Samuele si è suicidato.
C'è il professore.
Tutto bene, la dimettiamo.
- Stavo sognando mio padre. - Mi spiace di averla svegliata.
È la prima volta che lo sogno.
Perché sono qui, che cosa ho avuto?
Un malore.
Probabilmente dovuto alla scomparsa di quel suo amico.
Suicidarsi alla nostra età...
non ha più senso, l'ha fatto senta dirmi niente.
Non faccia così.
Si faccia coraggio, deve essere forte.
(Mamo) Fu quel giorno,
con l'ingresso di Samuele Nascetti e la sua fisarmonica nella nostra aula,
che avvertii che stava finalmente cominciando
la grande storia della mia vita.
- Vogliamo festeggiare il nostro alunno. - Prego, come ti chiami?
- Nascetti Samuele. - (professore) Questa come l'hai avuta?
- L'ho vinta con le figurine Liebig. - Facciamo un applauso.
(Samuele suona l'Inno d'Italia con la fisarmonica)
Guarda.
- (Marito) Come sto? - A cosa serve?
- Quando vado a cantare in parrocchia. - Sei una specie di cantante.
- Una specie di cantante americano. - E io sono una specie di suonatore.
- Le presento il mio amico Samuele. - Piacere, Romoli.
- Può fargli sentire come suona? - Veramente? Okay.
Àh!
- Sai cosa vuol dire "leggendario"? - Sì.
Io voglio diventare leggendario, e tu?
Allora, anch'io.
' (applauso) - (presentatore) I Leggenda!
(canta in inglese)
La settima concorrente è... Sandra Rubin!
Non è possibile.
(presentatore) Lei è una studentessa
magistrale dell'istituto Laura Bassi.
- Sei nata in Svizzera, vero? - (con accento francese) Sì, a Heuchetel.
(presentatore) Il tuo sogno?
- Quello vero? - (presentatore) Certo, quello vero.
- Indossatrice. - Indossatrice, bene.
Allora, ti lascio alle domande della giuria.
La signora Borsari della sede RAI di Bologna.
Come pensi di conciliare una professione così tanto ambiziosa
con il tuo futuro ruolo di madre e di moglie?
- Non voglio averne. - Non vuoi una famiglia né bambini?
Non so chi è mio padre.
Mia madre mi ripete ogni giorno che si è pentita di avermi avuta.
Andiamo avanti con la concorrente numero otto.
Lei si chiama Giulietta Capanna.
(applauso)
Annuncio che voglio avere quattro figli e il mio fidanzato è d'accordo.
Che bellezza, brava.
- Scusi, la signorina straniera. - L'ultimo camerino in fondo.
- Che c'è? - Il mio amico deve dirti una cosa.
- Voglio andare via, hai capito? - Devo dirtelo stanotte o mai più.
- Allora? - Il chiosco dei gelati, tre anni fa.
Eri con delle altre, qualcuno ha urtato il vostro tavolino,
rovesciandoti addosso un frappè di amarena.
- Sulla gonna bianca. - Esatto.
- Quindi? - Ero io.
- Mi hai rovinato il vestito. - Ti volevo conoscere.
Ma ti sei messa a urlare.
- Non mi dici niente? - Sei un deficiente.
(rintocchi di campana)
(Marito) Permesso, scusi.
Grazie. Scusi, scusi.
Difficilissimo perdere nello stesso giorno
il miglior fratello e il miglior padre che si possa augurare.
(figlia di Samuele) Sono ancora insieme, oggi,
come hanno sempre passato i loro giorni di festa.
Una complicità che io e Federico abbiamo sempre invidiato.
(sacerdote) Il Signore ha chiamato a sé un padre e un figlio legati dall'amore.
Mancheranno alle loro famiglie,
alla comunità parrocchiale,
e Samuele all'istituto bancario che aveva condotto a grandi risultati.
Che cosa fa?
Abbiamo suonato insieme per più di dieci anni.
Chi è?
- Il suo nome? - Marito Barreca de I Leggenda.
Il nostro gruppo. Gli dedico il nostro successo.
Aspetti un attimo.
(voce non udibile)
Mi dispiace, i signori la ringraziano, ma non lo ritengono opportuno.
Il provvidenziale rapporto di collaborazione
tra l'istituto bancario guidato dal presidente Nascetti
e la nostra giunta.
Facciamo la pace.
(Sandra) Marito!
(Martin) Non la riconobbi subito.
Troppi anni dalla nostra separazione.
Tuttavia, nei suo avvicinarsi mi fu sempre più chiaro
COME cercasse di tornare a ESSEFE?
Quella ragazza di così superlativa bellezza che era stata.
Sei cambiata.
- (Sandra) In meglio, vuoi dire. - Sì.
- Voglio dire in meglio. - Anche tu sei cambiato.
Non ti hanno fatto suonare.
Quegli stronzi!
Beh, cosa fai?
L'autobus.
(Marito) Allora... ciao.
- Stai bene. - (Marzio) Stai bene.
(Marzia) In quella giornata segnata dalfandarsene per sempre di Samuele,
provai una misteriosa curiosità
nei riguardi di quella che era diventata
la Sandra di oggi.
Vuoi un passaggio?
Allora sali.
(Marito) In tutti questi anni ti aveva mai cercato?
- Lo avevi rivisto? - No.
- Me lo diresti? - No.
Però sei andata al suo funerale, è strano...
per due che non si vedono da tanto tempo.
- È vero che canti ancora? - Sì, sì.
In un albergo, a Torre Pedrera.
Canto peri turisti tedeschi.
Non capiscono una parola,
anche se invento le parole, è uguale.
Però, ho un appuntamento con una TV privata di qui.
Mi vogliono sentire.
(voci non udibili)
- Ciao! - (Sandra) Chi sei?
- Ci siamo visti da Franco Sangiovanni. - Non ero io.
- Abbiamo ballato. - Togliti di meno!
- (Marito) Chi è? - Non lo so.
- Come non lo sai? 11 ha parlato... - Sarà un amico di mio cugino.
Dov'è la sorpresa?
È stato il tuo ragazzo?
(Marzio) Se è stato il tuo ragazzo, me lo devi dire.
I (Sandra) Per che vuoi rovinare questa giornata?
Ti giuro che non so neppure come si chiama.
La sorpresa?
- Quanti ti hanno chiesto di sposarli? - Non lo so.
Come non lo sai. Uno?
Cinque, dieci?
Nessuno.
Non ti basta sapere che sei il primo?
La sorpresa?
Sì, la sorpresa.
Quello stronzo continua a guardarti.
Meglio se non mi guarda nessuno?
Dai!
(Marito) È sui colli.
- Le pareti blu? - Cosa?
Solo se ha le pareti blu.
In che senso?
Non scherzo, solo se ha le pareti blu.
Se ha le pareti blu, tu mi dici di sì?
Telo giuro. Se ha le pareti blu, puoi prenotare la chiesa.
(Marito) Io le ho fatto la corte per anni.
Gli altri si sono arresi e io no.
E poi ieri sera...
Ieri sera, alla fine, mi ha detto di sì.
Io che c'entro?
Non essendoci il padre, ho pensato di vedere lei.
Beh, guardami. Mi vedi?
Guardami.
Pensi di essere il primo?
"OH I0 S0.
Una come lei ti rovina.
Non venire a dirmi che non ti ho avvisato.
Una come lei ti rovina.
In questa quattordicesima domenica nel tempo ordinario,
vuoi tu, Marito Barreca, prendere la qui presente Sandra Rubin
come tua legittima sposa, finché morte non vi separi?
Sì.
E vuoi tu, Sandra Rubin, prendere il qui presente Marito Barreca
come tuo legittimo sposo, finché morte non vi separi?
Sì.
Vi dichiaro marito e moglie.
(suono dell'organo)
(Marito) "Amore.
In questo giorno così speciale sento la necessità
di scrivere la prima lettera della mia vita.
Sai le pazzie che ho fatto in questi anni
per convincerti ad accorgerti di me,
PEI' accettare IMO
che vive solo di attese e di sogni.
Tuttavia,
voglio tu sappia che l'unico scopo della mia vita
sarà non deluderti mai.
Lo meriti.
Mi hai reso l'essere
più felice del creato."
- La volevi così? - Sì.
- (Marito) Sei sicura? - (Sandra) Lo saprò dove abito.
Grazie per il passaggio.
Vai, vai.
(Marito) Non hai le chiavi?
Ce l'avevo, ti giuro che ce l'avevo.
- Ce l'avevi? - Sì.
Ci sarà qualcuno che ce l'ha, chiamiamo qualcuno.
No, non farlo, ti prego.
Ma qui non c'è il tuo nome.
Mi vuoi dire dove cazzo abiti?
- Non lo so più. - Non lo sai?
La casa sequestrata con tutto dentro.
Questo vestito me l'ha prestato chi mi ospita.
Questa notte c'è il suo amico che lavora all'aeroporto.
Domattina alle cinque se ne va.
E posso rientrare.
Entra.
- Ma non sono più blu. - Cosa?
Le pareti non sono più blu.
- A Greta non piacevano. - A chi?
Ha i suoi gusti che hanno poco a che fare con uno della mia età.
Lo sa di me?
Cosa deve sapere?
- 11 crea problemi? - Cosa?
Che io sia qui. Problemi con quella.
- Lo sai quanti anni ha? - Ma cosa c'entra?
Ventinove. Comunque, anche se questo non ti piace, è comodissimo.
Vado a prenderti quello che ti serve.
Non mi serve niente.
E non credo di poter dormire.
Me ne vado domani alle cinque.
- (Sandra piange) - Che fai?
- Piangi? - No. Perché?
Il bagno è in fondo al corridoio.
Non dov'era prima, la porta di fronte.
Per qualunque cosa, io sono di là.
Se vuoi, ti puoi chiudere a chiave. Tutte le porte hanno le chiavi.
Corro qualche rischio?
No, Sandra. Nessun rischio.
I funerali, oggi.
Proprio quando stava per farmi un bonifico...
Una transazione importante
che avrebbe risolto moltissimi dei miei problemi.
I funerali oggi.
Lei ha avuto tanta pazienza, la prego...
- La prego, ancora un po' di pazienza. - (bussano alla porta)
- Lei è una persona veramente... - Scusa.
- Che c'è? - Sono una scema, la doccia...
Non riesco a chiudere il rubinetto, ho paura di allagare la casa.
(Marito) Ricordi ancora i miei spaghetti?
(dama schermo) Tu non sai come si fanno i bambini, vero?
- Sei sicura? - Non sono proprio sicura.
Hai avuto dei sintomi? Capogiri...
I capogiri non vengono subito, spero.
Dolori di pancia, nausea, quelle robe lì.
- I reni ti fanno male? - Sì, stamattina mi facevano male.
- Ma no, sarà un ritardo. - Ritardo un corno!
Dici continuamente che ho un ritardo, però tu non ti muovi!
Cosa devo fare? È forse colpa mia?
Non ho capito, è colpa mia?
Sarà colpa di tutti e due, no?
E poi non facciamo a rimpallarci le responsabilità.
Sono cose che si fanno in due, è colpa di tutti e due.
- Sì, vabbè. - Il mese scorso che giorno era?
- 24. - Oggi che giorno è?
- È 28. - Di solito tu sei puntuale.
- Non sono mica un cronometro! - Stai calma, non ti arrabbiare.
- Lo schermo è da quella parte, eh? - Ce l'hai con me?
Sì, ce l'ho con te. Se n'è accorta anche mia moglie.
- Tu sei fuori di testa. - La guardavi continuamente.
Fatti curare.
Io ti spacco la faccia.
A chi la spacchi la faccia?
(Marito) Lasciami! Lasciami! Lasciami! Vieni qua!
(uomo) Fermi!
- Marito, smettila. Smettila! - (uomo) Fermi!
- A chi la spacchi la faccia? - Marito! Andiamo.
Scusate. Marito, andiamo.
Scusi. Dai, Marito.
Scusate. Vai.
Vai, muoviti. Andiamo.
Le sue generalità?
- Come? - Carta d'identità.
- Perché? - L'abbiamo già vista in commissariato.
0 sbaglio?
Questa le va bene?
Io non ce la faccio più.
Ti parlo seriamente.
Hai ragione.
Ma è più forte di me.
Io non posso pensare di vivere con un pazzo.
Se faccio così, è solo perché...
perché tu mi piaci troppo.
È l'amore di un pazzo.
Stai facendo impazzire anche me.
Ovunque andiamo...
c'è sempre il rischio che vada come stasera,
come una settimana fa...
- 0 come... - Tu riusciresti a vivere senta di me?
Tu sapresti farlo?
Sapresti pensare una cosa così? Io... io no.
Io non riesco nemmeno a immaginarlo.
Questa è la differenza. Io sto con te...
e ho sempre paura di perderti.
Io lo so che ti faccio male, ma ho il terrore di perderti.
Non lo so come si guarisce.
Io non lo so come si guarisce.
(Sandra piange)
- (Sandra) Quanti anni ha quella? - Quella chi?
Quella che non sopporta le pareti blu. Ventinove?
- Sì, ventinove. - E con una così, faresti ancora
le pazzie di allora per venire a letto con me?
Non ci casco più, Sandra.
Però sei stato quello che mi ha voluto di più.
Che mi ha fatto le promesse più assurde.
- Allora? - No, niente.
- Cosa volevi dire? - Niente.
Vai a dormire.
- Ti racconto un segreto. - Quale?
- Mio padre è tornato. - Chi?
- Mio padre. - Non l'hai perso quando eri bambino?
Ho detto di averlo sognato, ma ho mentito.
Non era un sogno, era lui.
Ha capito quanto mi sia mancato non poter contare...
su un padre per tutta la mia vita.
- Te lo gjuro, Sandra, era lui. - E uno scherzo?
- Che cosa fai? - Me ne vado.
- Io con un pazzo non ci sto. - Ma è notte.
- Non mi importa. - Hai almeno i soldi per l'albergo?
Non basteranno per il Grand Hotel, pero...
- A chi? - Cosa?
- A chi l'hai detta questa cosa? - A te.
Capisco che la morte di Samuele sia tremenda per te.
- Lo è. - E fra di noi è andato tutto storto.
Togliti di testa quella cazzata di tuo padre.
È l'unica cosa che mi faccia stare bene in questo momento.
Sei in un'età difficile, della quale un poco ci si vergogna.
E nella quale tutti si aspettano che prima o poi la tua mente si arrenda.
Non si arrenderà mai.
Ma questo tuo bellissimo segreto lo devi tenere per te.
- Non devi confidarlo a nessuno. - Continui a non credermi?
Vero che non mi credi?
Samuele si era innamorato di me,
perché era innamorato di te.
Sono i meccanismi dell'amore.
E quelli dell'amicizia che meccanismi sono?
(Marito canta) Le cose belle son volate via
Nel cielo buio della mia vita
- Nel cielo buio della mia vita - (camuaneflu)
- Dillo che non ne puoi più. - No, domani è il vostro gran giorno.
Già, così pare.
- Forse anche per me. - Cioè?
Preferisco che te lo dica lui.
Vai.
- (Marito) Ciao. - Se volete il caffè, lo faccio subito.
- Stai iniziando "Maigret". - Se lo fai per lui, lo prendo anch'io.
Sì.
Ha trovato un lavoro, come indossatrice.
- Bello, dove? - Una casa di moda di qui.
(Marzio) Come cazzo faccio a impedirglielo?
Ho parlato con il tipo di Modena, per lo studio.
Vuole 50.000 e il fonico 35.000.
- Non è troppo? - Se li vuole...
Dai, proviamo dall'inciso.
(assistente) Sì. Sì, va bene.
(assistente) Va bene, va bene. Sì.
Sì, sì. Va bene, va bene. Sì.
Siete pronti? Tu smetti di bere e ricorda di non battere il piede.
Va bene.
(Marito) Cominciamo.
"La quattordicesima domenica nel tempo ordinario"...
Take uno.
(suono di tastiere e chitarra)
- Sta diventando bravo. - Sì.
Sì.
(canta) ovunque nella stanza ci sono sogni non realizzati
Si involano lontano nel silenzio
Terre remote
Le cose belle son fuggita via
Nel gelo buio della mia vita
Vennero una domenica di giugno
Che avemmo per essere felici
TOMO 8110078 E S0 Eh! tornerò
Per sempre
Alle tue dita che intrecciano le mie
Nel tuo tepore
Le cose belle son volate via
lasciandomi nel buio della vita
E le tue labbra che cercano le mie
Le tue labbra...
Allora, la prendono?
Cosa?
A Sanremo la prendono?
Secondo me, non solo la prendono,
ma sono sicura che vincerete.
- (Marito dal telefono) fipauo Sandra. - Pronto, Sandra?
(Sandra) È bellissima!
Sono sicura che vincerete, sono sicura!
Grazie, mi commuovi davvero.
(voci non udibili)
Sa che io ho una figlia della stessa età di sua moglie?
Immagino cosa significhi per lei saperla in giro per l'Italia con uno sconosciuto.
No, guardi, è il suo sogno e io sono più felice di lei, però...
Però questa cosa che debba sfilare anche in intimo non me l'aveva detta.
Ma è un intimo da collegio, che andava bene per le nostre nonne.
È dove perdiamo più colpi, la titolare non lo vuole capire.
Si fidi, se sua moglie è con me, può dormire sonni tranquilli.
- Grazie. - Ci mancherebbe.
È vera la storia di Sanremo?
- Come lo sa? - Me l'ha detto sua moglie.
Sì, sarebbe un segreto e poi...
Ancora non è del tutto sicuro.
Scaramanzia.
- Scaramanzia. - scaramanzia.
(voci non udibili)
(canta in inglese)
(presentatore) Maria Carla Pizzi in abito di seta goffrata.
Quella è mia figlia.
(presentatore) L'aspirante indossatrice Carla Sandrelli
indossa un impermeabile della casa Rouen, facciamole un applauso.
(presentatore) La debuttante Sandra Rubin con un cappotto di Marchionda Mode.
(applauso)
(musica rock)
(canta in inglese)
(voce non udibile)
(voce non udibile)
(in inglese) Grazie.
Grazie, ragazzi. E ora è il momento de...
I Leggenda!
(applauso e grida di incitazione)
(dal pubblico) Bravo! Bravo!
- (bassista) Ci vediamo dopo? - Va bene.
Buonasera a tutti, bevuti e non bevuti.
Insomma...
Sì, e dici "vabbè", non so perché succedono...
(Marzio) Non so come mai, però questa cosa funziona.
Se ti presenti un'altra volta ubriaco, ti protesto.
- (Marito) Ma io stavo benissimo. - Ti ho avvisato.
Signora, mi prepara un caffè, per favore?
- Vabbè, andiamo? - Non finite di mangiare?
- (musicista) No, a posto. Ciao. - (Samuele) Ciao, ciao.
- (musicista) Ciao. - Ciao.
(bassista) Beh, comunque...
(la bassista e Marito ridono)
- Non vieni? - Sì, arrivo.
Insomma...
- (Marito) Dopo ti finisco il racconto. - (bassista) Sì.
La camera nostra è questa.
- Mi deve... è vero che mi devi parlare? - Sì, di una cosa bella.
Cosa cazzo c'è?
- Non è che glielo vai a dire, eh? - Ma cosa?
- Hai capito benissimo cosa. - Sto dormendo, cazzo.
Vabbè...
Almeno hai capito perché l'ho fatto?
Ho capito soltanto che sei uno stronzo.
L'ho fatto perché così riesco a essere un po' meno geloso di lei.
Tu sei più squallido di quanto immaginassi.
Comunque, stai meglio adesso?
- No. - Eh, appunto.
- (Samuele) Il direttore l'ha vista? - Non ancora.
Senza l'autorizzazione del direttore, non si può portare avanti la pratica.
- Sto lavorando. - Puoi parlare?
Adesso?
- Parla. - Non qui, scusa.
- Dove? - Non in meno alla gente, è importante.
Vieni.
Cosa c'è di così urgente?
La risposta di Sanremo.
- Te l'avevo detto. - Ma se eri più convinto di me.
E comunque non hanno una canzone più bella della nostra.
(Samuele) Quali erano i patti?
- Quali patti? - 11 basta una serata al mese?
- Abbiamo fatto tre serate di fila. - A me non basta.
Qui mi hanno detto che ci sono delle prospettive.
- Ma quali prospettive! - Prospettive, prospettive.
A questo punto, non voglio rischiare di perderla.
Tu vuoi sciogliere il duo.
Ti rendi conto di quello che abbiamo fatto? Siamo pani se...
se non ci proviamo ancora una volta.
- Ehi, mi capisci o no? - Capisco che tu sei pazzo davvero.
Quelli con cui abbiamo iniziato ora li vedi in televisione, ai festival.
A noi chi ci caga?
Nessuno.
Ormai va avanti così da un pezzo.
Io ce la posso fare da solo.
È questo che vuoi, no?
Scusa. Devo tornare a lavorare.
Vieni, vieni.
- Sostituisce Anna Paola. - Rallegramenti, sì.
- Prego. - Vai, vai.
Il solito?
Per me un caffè.
- Hai paura? - Un po'.
Il cliente di domattina all'inizio boccia tutto,
poi di solito si ricrede.
La moglie ci apprezza molto.
Stai tranquilla.
(voce non udibile)
- Cosa c'è? - Niente.
- Chi hai visto? - Nessuno.
- Sai che rischio di perdere il lavoro? - Non potevo stare a Bologna da solo,
mentre tu eri in albergo con un uomo.
Sai quanto era importante per me.
Cosa stai facendo?
Dormo qui, sono d'accordo col portiere, vado via alle cinque.
Marito...
Credo che abbiamo fatto una cazzata.
Quale?
Sposarci.
Quando c'erano gli altri e tu eri in forma...
Certe sere,
magari avevi bevuto...
Eri davvero fantastico.
Io pensavo che eri mio,
e poco dopo saremmo rimasti soli.
In quelle situazioni...
solli
mi sono illusa di essere innamorata.
E per colpa delle tue gelosie, Marito...
siamo rimasti sempre più soli.
E non è più la stessa cosa.
Ti guardo con i miei occhi...
non con quelli degli altri.
Vedo come sei...
e non provo più niente.
Allora, è finito tutto?
In una sola giornata...
ho perso le due persone più importanti della mia vita.
Marito, finiscila. Marito, per favore.
Per favore, basta.
(urla)
(voce non udibile)
La tradizionale sfilata di moda della prestigiosa casa di Bologna Alida Zarri
con la sua collezione.
Quando mi sposo, voglio un vestito così. Proprio come questo.
- Ti auguro di non farlo. - Perché?
Così.
Grazie, grazie mille.
Grazie.
E per concludere, uno speciale tripudio di vestiti nuziali,
disegnati espressamente dalla nostra Lia.
Grazie.
- È andata bene, no? - Sì, sì.
- La più bella di tutte. - Non sapevo ti interessasse la moda.
Il signor Dalmastri.
- Piacere. - Non si ricorda, eh?
- Di cosa? - Lei è stato molto gentile a portare
una richiesta di un nostro finanziamento in consiglio.
- È andato tutto bene, no? - Direi benissimo.
- Anzi, volevo ringraziarla. - Si figuri.
(Mamo) Ma...
C'è una cosa.
Che cosa?
L'ho saputo ieri, ma volevo la sicurezza.
Sì, ma cosa?
- Un bambino. - Ma dai!
(Sandra) Un bambino.
- Beh! è meraviglioso. - E un disastro.
Perché?
Già fra due mesi si vede, devo chiudere con il mio lavoro.
Scusa, avere un bambino non è più importante?
Con le tue promesse del cazzo.
C'era un patto fra di noi, sì o no?
- Non lo so, quale? - Quello che per i primi anni
non avremmo avuto bambini.
Adesso che ho qualcosa che mi piace, devi trovarmi subito il modo per...
- Per fare cosa? - Ci sono tanti dottori che lo fanno.
- Vorresti rinunciare a nostro figlio? - Non c'è più niente di nostro.
- Per degli stracci... - Niente.
Non puoi essere cambiata fino a questo punto.
Se è vero che mi hai voluto tutto quel bene che dicevi...
- E te ne voglio ancora. - Allora tirami fuori da questo casino.
La vendo.
- Cioè, vuoi cambiarla. - No, la vendo e basta.
- E con cosa suoni? - Non suono.
Mi vuoi dire che non suoni, Marito Barreca non suona più.
Da tuo padre l'ho comprata per 300, va bene se me ne dai la metà.
- Stai scherzando, vero? - Per 150 la prendi, sì o no?
(vociare di bambini)
Sua moglie ha un'emorragia che al momento sono riuscito a fermare.
Ma serve un ospedale per risolvere il problema.
Questi sono i suoi soldi, non li voglio.
- Ma è grave? - La porti via.
Una volta a casa, chiami subito un'ambulanza.
Dica ai soccorritori che era in bagno e che pensate sia un aborto spontaneo.
Ma è grave?
(sirena)
Nessuna paura, signora. Pochi minuti e risolviamo tutto.
- Sarebbe stato il primo. - Il primo.
Avrete modo di averne altri, chissà quanti.
(altoparlante) II dottor Parodi al reparto Cardiologia.
Nessuna traccia di gravidanza.
- Come? - Purtroppo qualcosa di più grave.
- Che cos'è? - Occorre intervenire prima possibile.
Ma che cos'ha?
Un carcinoma ovarico.
E non potrà più avere figli?
È prioritario salvarle la vita, non crede?
(voce non udibile)
Gli effetti collaterali della che mio comportano lividi e piccole emorragie.
Nausea, vomito e caduta di capelli.
Può rivestirsi.
È un effetto collaterale psicologicamente difficile, ma stia tranquilla.
Nell'arco di tre mesi i capelli ricresceranno.
Se calcoliamo i due mesi passati dell'operazione, sei mesi di che mio,
e altri due mesi per farla riprendere,
sono dieci mesi.
Salta due campionari, due stagioni, capisce?
L'azienda non può perdere tutti questi ordinativi, è quasi un anno.
- Ma per lei è la vita. - Mi dispiace.
La signora ha già provveduto alla sostituitone.
- Siete proprio delle merde. - Cosa?
Siete...
Proprio...
delle merde.
Mi dispiace.
- Ti ho detto che non voglio niente. - Devi cercare di mangiare, di sforzarti.
- Volevi i fegatini, te li ho presi. - Ripetimi quello che ti ha detto.
- Lo sai. - Voglio risentirlo.
- Se te lo ridico, mangi? - Tu ripetilo.
Per il campionario di questa stagione sei stata sostituita momentaneamente.
- Giura. - Cosa?
- Giura che ha detto "momentaneamente". - Giuro che ha detto "momentaneamente".
Allora?
Ho fatto i conti. Quattro mesi e mi ricrescono un poco i capelli.
Quattro mesi e c'è il nuovo campionario invernale.
Mi sopporterai ancora per quattro mesi.
E Poi?
Me ne vado, ti libero qui. Così puoi tornare a fare le tue cose.
- Non è vero. - Cosa?
Non è vero, Sandra, che ti riprendono.
È una bugia?
Scusami.
Sei una merda.
Lo sapevo di avere sposato una merda, non ti saresti dovuto intromettere!
Un fallito come te!
Chi cazzo sei per parlare di me e impicciarti dei cazzi miei?
Non mi hai già rovinato abbastanza la vita?
Hai fatto di tutto per far sì che mi facessero fuori!
Era quello che volevi, ci sei riuscito.
- Dove vai? - Via da qui! E questa volta per sempre.
- (commessa) Non ci potevo credere. - Ecco...
Questi sono i tuoi.
- In bocca al lupo, eh? - Crepi.
(applauso)
(Marzio a voce bassa) Grazie molte anche...
anche a nome del mio socio che non è qui perché mi ha mollato per...
- Per il classico posto in banca. - Non si sente, voce!
Scusa!
La cantone che sto per cantare...
io l'ho scritta insieme a lui per il mio matrimonio...
COIÌ una ragazza...
che mi ha mollato pure lei!
(risate)
- (Marito) Va bene la voce? - Meglio, bravo.
Si intitola "La quattordicesima domenica nel tempo ordinario".
E Rolli
la dedico a quelle due merde.
- (risate) - (Marzio) Grazie.
(canta) Le cose belle son volate via
lasciandomi nel buio della vita
Le tue labbra che cercano le mie
Le tue labbra che trovano le mie
E tornerò per sempre
- (stonando) Noi... nell'attesa del ballo - (fischi)
(dal pubblico) Buuu!
Come al Florida, fai sempre le stesse cose, uguali.
Ma la gente viene qua per divertirsi, non per sentire le tue cazzate,
le tue sfighe di merda.
Mi dai retta o la finiamo qua?
11 do retta.
(Marzia) Trascorse l'intera primavera e gran parte di quel festa te
prima che Sandra si sapesse restituita alla sua avvenenza,
e quindi nella condizione di mettere in atto il suo piano.
Mi fa molto piacere che tu sia qui.
Anche a me.
Siediti.
- So che lui continua a fare delle serate. - Non voglio saperne niente.
- Cosa c'è? - 11 chiedo solo di fare una telefonata.
- Una telefonata. - Sì.
- Una telefonata. - A chi?
Se lo chiami tu, sono sicura che sia sufficiente.
Mi credi più importante di quanto io non sia.
Lo sei.
11 giuro che lo sei.
Ma certo, dottor Mascetti. Come possiamo ricambiare la sua gentilezza?
Sandra!
- Bentornata. - Grazie.
- Un lungo consiglio di amministrazione. - Non ti preoccupare.
Possiamo andare.
Sei sicura?
Sicura.
Grazie.
Vieni.
' (Sandra) Equi che portate le vostre amiche?
Non lo so, è la prima volta che ci vengo.
Comunque, è pazzesco.
- Vuoi che ce ne andiamo? - No, no.
(scatto di serratura)
(scatto dell'interruttore)
Scusa, non pensavo fosse così squallido. Andiamo via.
Perché?
Tu lo sai perché sono qui, vero?
Non credere che mi illuda di contare qualcosa.
So che quello che stai facendo lo stai facendo contro di lui.
(coro) II caffè della Peppina non si beve alla mattina
Hé col latte né col tè Ma perché, perché, perché?
- Ma perché! - (applauso)
Oltre alle 3.000 colazioni distribuite ai senzatetto,
grazie alla munificenza dei nostri sponsor,
abbiamo deciso di festeggiare uno dei nostri che, malgrado gli ostacoli,
sta continuando con il coraggio dei veri leoni il suo percorso artistico.
Marzio, è il momento per te di ricevere il regalo
per dirti che non sei solo.
Signori e signore, una standing ovaflon net Manie Banana de 1 Leggenda'.!
Stanotte ho sognato mia madre.
È che io...
avrei voluto picchiarli quei bambini della scuola che guardavano
una donna grassa...
e le facevano il verso.
Gonfiavano le guance,
camminavano con le gambe troppo larghe come per...
Solo per imitarla, capite?
Prendevano in giro mia madre.
E io avrei voluto picchiare quelle loro madri di merda,
che, quando arrivavamo io e lei tenendoci per mano,
si scostavano come se fossimo appestati,
senta sapere...
che quella donna troppo grassa
era la madre più premurosa
che un figlio possa augurarsi.
(sottovoce) Marzio, sei ubriaco.
- E non è la Festa della Mamma. - Okay.
Mi avvisano che sono ubriaco, come se non lo sapessi.
E...
E anche, giustamente,
che questa non è la Festa della Mamma.
Marzio, noi siamo ansiosi di ascoltarti cantare.
Sì.
(suono di chitarra)
(canta) ovunque nella stanza ci sono sogni non realizzati
Si involano lontano, nel silenzio, terre remote
E le cose belle son fuggita via
Dal cielo buio della mia vita
Vennero una domenica di giugno
Che avemmo per essere felici
E torno ancora e so che tornerò
Per sempre
Alle tue dita che intrecciano le mie
Nel tuo tepore
(insieme) Le cose belle son volate via
lasciandomi nel buio della vita
Le tue labbra che cercano le mie
Le tue labbra che trovano le mie
E tornerò per sempre
(coro) Le cose belle son volate via
lasciandomi nel buio della vita
Le cose belle son volate via
Le cose belle son volate via
- Ti do un passaggio a casa? - No, faccio da solo.
Non sparire, eh?
Non sparisco.
Cosa c'è?
11 sei messo con Sandra.
Marito, di cosa stai parlando?
Ci ha provato in tutti i modi a farmelo sapere.
- (direttore TV privata) Come si chiama? - Marito Barreca.
"Marito Show".
Grande titolo. È un salotto TV dove lei è il padrone di casa,
e si parla di problemi della famiglia di oggi.
- Io sono un cantante. - Lo so.
Infatti, lei canterà una sua cantone in ogni puntata.
Domenica prossima abbiamo due famiglie di Corticella
che sono in causa per la differenziata,
e una telefonata in diretta dalla Circoscrittone.
L'importante è fare contenti gli sponsor, uno ogni otto minuti.
(musica di orchestra e applausi)
(scroscio di applausi)
(musica di orchestra e applausi)
Forse i più grandicelli di voi la ricordano.
AI Cantagiro battemmo i Dick Dick,
e a Castrocaro, quarti!
(suona l'intro de "La quattordicesima domenica nel tempo ordinario"
(canta) ovunque nella stanza ci sono sogni non realizzati
Si involano lontano, nel silenzio, terre remote
Le cose belle son volate via
Dal cielo buio di tutta la mia vita
E le tue labbra che cercano le mie
E le tue labbra che trovano le mie
E tornerò per sempre
(scroscio di applausi)
Grazie! Grazie!
E mi raccomando, tutti alla brasserie
di Donati Erminio... no, scusate.
Di Donati Ermanno.
Carni alla brace di ogni tipo e birra doppio malto.
(musica di orchestra e applausi)
(voce non udibile)
Molto bene, quasi cento telefonate.
- Questo è un regalino dello sponsor. - Grazie.
- Vorrebbero che non sbagliasse i nomi. - Ci proverò.
Dovresti essere contento, cento telefonate sono tante.
- (tecnico) Com'è andata? - Beh, mi pare...
Era questo il gran lavoro che ti avrebbero dato?
Da qualche parte bisogna cominciare. Come mi hai trovato?
Cambiando canale, per sbaglio.
- E allora? - Volevo vederti.
- Perché? - Così.
Beh, ciao.
No... aspetta.
- Cosa? - Vorrei festeggiare.
Ipsomma, sono ritornato a cantare. E una televisione un po' così, ma...
Io mi sono impegnato al massimo, credo di aver fatto un buon lavoro.
Lì erano tutti contenti.
Àh!
Guarda, un regalo.
- Cosa sono? - Sono tre buoni gratis.
"Brasserie AI Bosco, specialità alla brace, birra artigianale."
- Ti sto invitando. - A me?
Sì, a te.
La verità è che non sapresti chi invitare.
La verità è che non saprei chi invitare.
Prego.
(brusio)
- Birra? - Sì, due grandi.
(cameriere) Va bene, vi lascio il menu.
(voci non udibili)
(voci non udibili)
- E la Giovanna? - La Giovanna chi?
La Giovanna.
- La Giovanna? Quella con i baffi? - Sì!
- "Giovanna lunghi baffi". - Sì!
(voce non udibile)
Forse stiamo bevendo troppo.
Ho ancora due buoni.
Signorina?
- Signorina. - Sì?
- Ancora due birre grandi. - Va benissimo.
(parla in inglese)
(voce non udibile)
- Te ne sei accorta? - Di cosa?
- Hai visto come ti guarda? - Chi?
Quello lì, a capotavola.
- Ma è un ragazzo. - TI guarda da quando siamo entrati.
(voce non udibile)
(cameriera) Prego.
(parla in inglese)
- La vuoi lasciare in pace? - (in inglese) Scusi?
- Ma chi, scusa? - Lui sa chi.
- La vuoi lasciare in pace? - (in inglese) Non capisco.
(Marito) È mia moglie.
Che culo!
- (in inglese) Può essere mia nonna... - Fermo!
(Marito) Merda!
(uomo in inglese) Mi ha aggredito, quell'uomo è pazzo.
- (uomo in inglese) Ehi! Stai bene? - (uomo) Non si sveglia?
- (in inglese) Stai bene? - (uomo) Non si sveglia?
- (Sanglra) Marzio! - E pazzo!
- È pazzo. - Marzio! Mi senti?
C'è una persona che sta male, chiama un'ambulanza.
(sirena)
- Una parente di Barreca? - Io.
La moglie?
Sì, la moglie, sì.
Un trauma cranico, probabilmente un'emorragia interna.
- Attendiamo la TAC. - E grave?
È in coma farmacologico per poi decidere se intervenire.
Melodica se è grave.
Attendiamo la TAC e speriamo.
(Marito) Perché mi hai portato qui?
Perché è qui che volevi essere riportato.
Qui dove hai aspettato che succedessero le cose.
Lì hai rovesciato il frappé addosso a tua moglie.
Non è più mia moglie da un secolo.
Papà.
Non voglio arrivare alla fine senta sapere quello che pensavi di me.
Quando quell'incidente ti ha portato via, io ero troppo giovane e intimidito.
- È così importante? - Adesso sì.
- Perché? - Per tutti gli anni che ci sei stato...
mi sono sentito giudicato.
- Da me? - Sì, da te.
Avresti voluto un figlio diverso, migliore,
un figlio sicuro di sé che ti somigliasse.
Tu non hai mai saputo se io avessi nemmeno un sogno mio...
Tu hai visto solo la primissima parte della mia vita.
Non hai visto niente di quando ero ragazzo, quando facevo tardi la sera,
quando invitavo le ragazze di Via Saragozza
a venire alle mie feste per farle...
innamorare.
Comunque, avevi ragione a non aspettarti niente da me.
- Non ce l'hai fatta. - Non ce l'ho fatta, volevo troppo.
È stato questo il mio sbaglio.
(Marito) Dimmelo, papà. Volevo troppo?
(Campanello)
- Dica. - (con accento dell'Est) C'è babbo?
- Chi è babbo? - Babbo che suona la musica.
No, babbo che suona la musica è stato operato stanotte.
- Muore? - No, non muore.
- Ma è stato molto male. - Io voglio dargli questo.
Attenta, è molto prezioso. Io mi sposo.
Bomboniera per babbo. Io prima qui lavavo le scale.
Babbo molto solo, capisce?
Sì, lei capisce.
Sì, capisco.
Gliela consegnerà. E auguri!
- Mi scusi? - Dimmi.
- Perché non le piacevano le pareti blu? - Babbo ha detto che piacevano a te.
- Vero? - Sì, è vero. Piacevano a me.
Ecco perché.
Speravo di fare in tempo a finire.
(Sandra) Le pareti blu? Solo se ha le pareti blu.
(Sandra) Te lo giuro. Se ha le pareti blu, puoi prenotare la chiesa.
(Marzia) Tutto nella mia vita comincia in un posto speciale di Bologna,
fra Via Saragozza e l'inizio di Vi ai e Audinot,
dove, subito dopo la guerra, un certo Roma/i gestiva un chiosco per gelati.
Era un posto dove le cose che sognavi accadevano.
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