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- Roma! Roma! Roma! - Inter! Inter! Inter!
- Così lei ha un'industria di mobili. - Sì. - Permette? Romolo Pinzabanchi.
(accento romano) Avvocato del Foro romano.
Io seguo sempre la Roma. Non mi sono sposato apposta.
Le mogli sono buone e care, ma a un certo punto rompono il cazzo. Vero?
Mia moglie lo sa. Quando c'è l'Inter, mangiamo fuori perché la donna esce.
Dopo lei va con le sue amiche al cinema e io vengo allo stadio.
- Lei abita lontano? - Sì. - Io vado a piedi dallo stadio a casa mia.
Io sto a Corso di Porta Romana, 132.
- Con la metropolitana arrivo in un secondo. - Forza Roma! Forza Lupi!
- Mi scusi. - Si figuri, avvocato. Guardi, anch'io. Forza Inter!
Dai, Inter!
Roma! Roma! Forza Lupi! E' uno sport.
Tassinelli. Eccolo qui.
Andiamo!
E' argento. Butta dentro.
Che è questo bastone? Butta dentro.
Questo? Argento, butta dentro.
Guarda le posate!
Belle!
Qua che c'è?
Che è quello?
Le perle! Ci vado in villeggiatura.
Questa è biancheria.
Qua che c'è?
Qui che c'è? (scatto di serratura)
Chi è? Oddio, chi è?
Dai, vieni. Non restare lì.
Ho tanta voglia di fare l'amore. Tu?
Tu no? Sì, anche tu. Parleremo dopo.
Adesso siamo qui da soli come tante altre volte.
Anche questa volta sarà bellissimo, te lo leggo negli occhi.
Vieni. Vieni, dai!
Sì.
(sottovoce) Mannaggia! Mi tocca "reggere il moccolo".
Oddio!
Ammazza!
(versi di piacere)
Mortacci vostri!
Aaah!
Oddio, è morta! Fammi andare via. Mortacci tuoi!
Scusi, lei chi è? Dove corre?
Signora! Signora Elena!
Aiuto, prendetelo! E' un assassino, ha ucciso la signora Elena!
- Presto, portiere! - Fermo! - Che vuoi? Lasciami!
- Ha ucciso la signora Elena! - Io sono di Roma, sono di passaggio.
- Lasciami! Che ho fatto? Mortacci vostri! - E' un assassino!
(accento romano) Angelina, vabbè che tua nonna è sorda, ma...
Se sapevo che aveva la tremarella, non sarei venuto a prenderla.
Nico, le ho promesso che il primo figlio lo avrebbe fatto nascere lei.
- Io mantengo le promesse. - Il figlio è pure mio, mi preoccupo.
- Non riesce a prendere la palletta del rosario! - Non preoccuparti.
Nonna è una brava levatrice, ha fatto nascere tutti quelli di casa nostra.
Se lo fa cadere, gli fa fare la fine di tuo cugino detto il Frittata.
- Ti muovi con quel catorcio? - Devo andare piano, mia moglie è incinta.
- Che è? Un funerale? - Sì, quello dell'anima dei mortacci tuoi!
Ma guarda questo!
Oddio, il cane! Frena!
- Porca puttana! - Stavi per metterlo sotto, mi hai fatto spaventare.
- Pensavo che stesse per nascere, che avessi i dolori. - Quali dolori?
- Non è colpa mia. - Stai fermo!
- Nico, fermiamoci. Ho voglia di ruchetta! - Toccati il culo.
- Come? - Vuoi farlo nascere con la voglia di ruchetta in fronte?
- Nico! Hai trovato la ruchetta? - Ho trovato la merda.
Vuoi che nonna ti tagli due fette di salame?
Oggi dai i numeri?
Hai visto le sue mani come tremano?
Se le fai tagliare il salame, si affetta le braccia fino al gomito.
Vabbè.
- Ho deciso come si chiamerà il ragazzino. - Sì?
- Come si chiamerà? - Rocky.
- Perché? - Perché mi piace e lo voglio vincente già da piccolo.
- Mio figlio avrà un nome italiano. - Perché parlate sempre a bassa voce?
- Che dite? - Stiamo parlando del nome da dare al ragazzino!
Deve chiamarsi Giovanni Paolo, come il Papa.
Sentila! Rocky no perché è americano e va bene il nome di un polacco?
- Il ragazzino si chiamerà Rocky. - A me piace Lucia.
- Che c'entra Lucia? - Può essere femmina.
Non provarci! Nella mia famiglia siamo tutti maschi, pure le donne.
Facciamo il solito discorso del forno e del fornaio?
- Il treno non cammina senza locomotiva. - Amore.
La locomotiva non si muove senza stantuffo.
Tu me lo hai messo in pensione da un mese!
- Porca miseria! - Che è? - Non mi lasciano tranquillo manco in vacanza.
- Chi sono? - I colleghi miei. Conosco il rumore di questa macchina.
Ora quel testa di cazzo di Gargiulo dirà: "Maresciallo Giraldi!"
(Gargiulo) Maresciallo Giraldi! - Eccolo qua. Che ti dicevo?
- Ciao, Nico. - Ciao. Che c'è? - In effetti... - Avete due facce!
E' successo un fatto grave e abbiamo bisogno della tua collaborazione.
- Perché hai preso un cane? - Fatti i cazzi tuoi. - Vieni, devo parlarti.
- Commissario. - Buongiorno, signora. - Brigadiere. - Ossequi.
- Che è successo? Dov'è andato tuo marito? - Dove vuoi che sia andato?
- Sono arrivati i guastafeste. - A Trieste? Io non vengo a Trieste.
Nonna, quale Trieste? Sono arrivati quelli della squadra di Nico.
Quelli che ci hanno regalato il camper e ora ci rovinano la vacanza.
- Se ti fa male la "panza", stenditi. - Nonna, quale panza?
- Che dite? - Stenditi. - Guarda se devo mangiare così.
- Siete venuti per prendere un vaffanculo? - Nico!
Sapete che ho la moglie sorda e la nonna incinta? Insomma, al contrario.
Poi sto in vacanza.
- Vabbè, ma... - C'è una cosa nuova che tu non sai. - Che cosa?
Appena finito il mese di vacanza,
io lascio la polizia e apro l'agenzia di investigazioni per cazzi miei.
Questo non c'entra con quello che devo dirti.
- Venticello non è stato arrestato per furto, ma per omicidio. - Vabbè.
- Raccontalo a un altro. - Perciò a Milano ti aspettano.
Venticello si confiderà solo con te.
- E' accusato di avere strangolato una donna per rapinarla. - Cazzate!
Io lo conosco. Una volta la madre gli disse di tirare il collo a un pollo.
- Lui non ce l'ha fatta. - Le cose stanno così. Adesso tu vieni con me.
- A Fiumicino prendi l'aereo per Milano. - Vai a Milano?
Loro mi mandano a Milano perché Venticello è nei casini.
- Che ti frega? - Come che mi frega?
- E' un figlio di mignotta, ma è un amico. - Ci scusi.
- Conosce il nostro lavoro. - Che scuse? Che lavoro?
- Mortacci suoi! - Oh!
Lui è il commissario Trentini, mica uno stronzo qualunque.
- Oh, Nico! Io non capisco. - Quando dobbiamo partire? - Tra un'ora.
- Ho tempo di passare a casa? - Certo. - Tu sai guidare il camper?
- Puoi portare mia moglie a Roma? - Vabbè. - Questo camper è speciale.
Quando si ferma, gli dai tre cazzotti sul cruscotto, un calcio al cambio,
gli dici due vaffanculo e parte.
Si accomodi.
Ma chi è? Che vuole?
- Maresciallo Giraldi, agli ordini. - Ah! Si sieda.
Grazie.
Ammazza che traffico pure a Milano!
Che fa? Mette i piedi sul tavolo? E' impazzito?
- Beh? Tutti gli americani lo fanno. - Qui siamo in Italia!
- Li metta giù, si sporca il tavolo. - Vabbè, non si arrabbi.
Ora pulisco.
Era un po' sporco pure prima.
Ammazza, quanta polvere!
Maresciallo, è inutile dirle che da quando è sbarcato all'aeroporto,
lei è passato alle mie dipendenze.
Quindi si metta in testa che io conduco l'inchiesta.
Io faccio le domande e traggo le conclusioni.
Io che cazzo sono venuto a fare?
Mi avevano avvertito che lei usa un linguaggio piuttosto vivace.
Ma voglio precisare che con me dovrà moderare i termini. Intesi?
Mi avete fatto venire perché sapete che quello che sta in galera,
Venticello, il Bertarelli, è nato nel quartiere mio.
Nel quartiere mio si parla come si mangia.
Però se voi avete bisogno di una persona più elegante,
più chic, vestita come lei, con la cravatta eccetera,
trovate un altro di bella presenza.
Andrà a prendere i figli di mignotta che rubano i soldi del popolo
e hanno impedito a Venticello e a me di andare a scuola
a imparare un linguaggio fine e leccato come quello che parla lei.
- Non faccia il demagogo! - Io non voglio fare il demagogo.
- Ma manco il "demastronzo". - Maresciallo! - Eccellenza.
- Ma che eccellenza! - Maestà. - Che c'entra? - Allora santità, eminenza.
- Come devo chiamarla? Cazzimperio? - Basta! Sta superando ogni limite.
Adesso vada a San Vittore, parli con il detenuto e torni a riferire a me.
Qui, nel mio ufficio. E' chiaro?
E' chiaro.
Chiarissimo. Più chiaro di così si muore!
- Vorrei chiarire una cosa. - Dica.
- Con me non si faccia girare mai "li co". - "Lico?" - "Li cojoni."
Io ho intenzioni serie. Non sono un farfallone che va di fiore in fiore.
Io ho ammazzato quei tre perché glielo avevo promesso.
Quando Bartolo il Monzese promette una cosa, è quella.
- Chi dice niente? Io non vedo l'ora di uscire. - Uscire?
Tu avrai l'ergastolo come me. E' meglio se ti sistemi.
- Io sono il miglior partito qui. - Che partito? - Non fare il pirla.
- Se stai con me, diventi una regina. - Quale regina?
- Qui ci sono tanti meglio di me. - Robaccia!
Ti ho visto sotto la doccia. Così paffutello, liscio, senza peli.
E' stato un colpo di fulmine.
Io sono un ragazzo di famiglia sana, a me non piacciono queste relazioni.
Che ti sei messo in testa? Non farmi questo affronto!
- Ti ho visto parlare con Calabrese. - Ma chi l'ha visto!
Allora siamo d'accordo, ti faccio la festa o ti stacco la testa.
Bartoluccio, scriviamo a mamma mia.
- Se dà il consenso, è fatta. - Così mi piaci.
- Le scrivo subito. - Però finché non risponde, non facciamo niente.
- Solo il bacino della buonanotte. - Bertarelli Franco in parlatorio!
Meno male! Mi hanno chiamato, scusi.
- Ciao, bella figa. - Ssh!
Li hai sentiti chiamarsi per nome?
- No, ho sentito solo la voce di lei. - Non li hai visti?
Ero sotto il letto. Ho visto il piede mentre infilava la scarpa.
- Aveva un anello? - Ora mettono la fede al dito del piede?
Venticello, non fare lo stronzo!
- Per infilare le scarpe, si usano le mani. - Non avevo capito.
- Mi fa avere la libertà provvisoria? - Quale libertà provvisoria?
Se non fossi imputabile di omicidio, resteresti dentro per furto.
Io non ho rubato niente, dovete credermi!
Che hai fatto a casa di quello dopo avergli fregato le chiavi?
Le pulizie di Pasqua?
Datti una sgrullata alla "capoccia" per aiutarmi.
Se non mi dai un indizio, io che faccio? E non ho tempo da perdere!
Ecco, adesso ricordo. Al piede aveva una cicatrice molto grossa.
- Era al tallone destro. - Che è? Un indizio?
Dovrei fare levare le scarpe a tutti per vedere se hanno la cicatrice?
Maresciallo, fatemi uscire.
Mi hanno messo in cella con Bartolo detto il Monzese. Mi si vuole fare.
La notte non dormo. Sto sempre con la schiena addosso al muro.
Che vuoi? Non hai visto niente, non sai niente, non hai sentito niente.
- Allora? - Mi sa tanto che devi prendertelo nel culo.
- Le hanno rubato le chiavi di casa allo stadio? - Sì.
Quando andava alla partita, sua moglie che faceva?
Usciva. Andava con le amiche al cinema.
Elena, perché?
Elena mia, perché?
Coraggio!
- Eravate sposati da molto? - Sì.
- Era tutto regolare? - Come? - Scopavate tutti i giorni?
- Maresciallo, io faccio le domande! - Ma se lei non le fa, devo farle io.
- Soffi. - Quando ha finito, posso cominciare.
Gli sto togliendo il moccio dal naso. Un po' di pietà!
Che diamine! Al posto del cuore ha una polpetta surgelata?
Non sporco niente, ho messo il tappetino.
Può dirmi quando e come ha conosciuto sua moglie?
Lavorava come infermiera all'ospedale San Filippo.
Io ero ricoverato per una frattura che mi ero procurato sciando.
- Così l'ho conosciuta. - Qualcuno all'ospedale la conosceva bene?
Maresciallo, lasci fare le domande a me.
Chieda se c'era qualcuno all'ospedale che la conosceva bene.
- C'era qualcuno all'ospedale che la conosceva? - La conoscevano tutti.
Ma Elena ha lavorato molto con l'infermiere capo.
Aspetta, prendo la penna.
- Come si chiama l'infermiere? - Enrico Vitucci.
Scusi. Senta, guardi...
Io non scuso, non sento e non guardo. Va bene?
- Volevo sapere se ha guardato le lastre. - Io ne so più del medico.
- Stia tranquillo. - Ho un'allergia... - Stia zitto!
Perché continua a parlare? Ringrazi il cielo che non ci diamo del tu.
Altrimenti le direi che è un pirla.
- No, senta... - Senta lei. Sa perché non ho preso la laurea?
- Perché mia madre è scappata con un marocchino. - Chiami un medico.
- Infermiere Vitucci? - Che devo ingessarle?
- Ingessami il cazzo che si è rotto. - Che dici? - Mi sono rotto il cazzo.
Invece di stare in vacanza, sto qui per uno più stronzo di me.
- Prego? - Prego. Ecco, polizia.
Senta, ma io...
Io sto facendo un'indagine su un'infermiera che lavorava con voi.
Elena Tassinelli. Elena Montesi sposata Tassinelli.
Ho saputo che è stata uccisa. Era molto bella.
Io le avevo detto di non sposarsi, di stare qui in ospedale.
- Era l'angelo degli ammalati. - Degli ammalati e degli infermieri.
Che posso dire di lei? Era precisa nel lavoro e affascinante come donna.
Ogni tanto le pagavo il caffè
e a volte andavamo al cinema insieme la domenica.
A proposito di domenica.
Domenica scorsa, nel pomeriggio tra le tre e le quattro, tu dov'eri?
- Perché, scusi? - Hai detto che la portavi al cinema la domenica,
le pagavi il caffè, il gelato e... Chissà.
Magari lei è uscita con un altro e a te è roduto il "chiccherone".
- Che cos'è il chiccherone? - Te lo spiego dopo. Adesso rispondi.
Domenica scorsa ero qui, di servizio.
Dalle 12 a mezzanotte al reparto maternità.
- Maternità? Devo parlare con mia moglie. Dov'è il telefono? - Lì.
Non accenda la sigaretta, è vietato fumare.
- Come si telefona? - Schiacci il tastino verde.
Ecco. Ma io devo telefonare a Roma.
Non si potrebbe, però c'è un trucco.
- Con l'altra mano schiacci il tastino rosso. - Questo qua.
- Fatto. - Adesso faccia lo 06 e il numero.
Come? Con il cazzo?
Ti do una bella tazza di brodo. Fa bene a te e alla creatura.
Lasciate perdere, nonna, vi aiuto io. (squilli di telefono)
- Pronto? - Ciao, Angela. - Nico, finalmente! Quando torni?
Non lo so, qui c'è tanto da fare e siamo ancora all'inizio.
Devi lavorare? Hai scordato che sono di otto mesi?
Se non torni, ti faccio una femmina. Anzi due.
Una femmina? Non ti azzardare.
Devi farmi un maschio con un pisello lungo due metri.
Che pizza con il maschio! Non apro a nessuno.
Non mi faccio venire voglie strane. Tu non farti venire voglie strane!
- Sei gelosa? - Sì, perché sei uno "zozzone".
Mi fai impazzire, ti penso ogni sera. Mi sto intossicando di "pippe".
Non dire queste cose al telefono.
- Tieni, bevi. - Aaah!
Che è successo? Hai i dolori? Angelina!
No, niente. Non preoccuparti, è stata nonna.
Mi ha inzuppato. Ha fatto cascare il brodo sul vestito.
- Poi il ragazzino mi riempie di calci. - Quali calci?
Rocky non dà i calci, fa footing.
- Nico, aspetta. Ti passo nonna. - Ma quella non sente, è sorda.
Tu strilla. Non preoccuparti, si diverte.
- Aspetta. - Il brodo. - Ciao, Nico. Ti passo nonna.
- Tieni. - Pronto? - Pronto.
Nonna, sono Nico. (ad alta voce) Sono Nico!
E' caduta la linea, non sento niente. Vuoi altro brodo?
Per carità, andiamo in cucina. Mamma mia, ha fatto un casino!
Ho avuto l'incidente durante l'incontro con l'Hockey Bolzano.
Perché ha voluto vedere i miei piedi?
- I piedi ti hanno salvato. - Perché? - Avevo qualche sospetto.
Lei è fuori strada.
Io volevo bene a Elena come a una sorella.
- Infermiere, non può lasciarmi così. - Che vuole? Basta!
- Sto parlando con il maresciallo. - Lo so, ma... - Salve, Ambrogi.
- Salve. (sottovoce) Maresciallo, venga qui.
Senta, non si faccia vedere.
Quello con i baffi che parla con l'infermiera è Roberto Ambrogi.
Gioca come attaccante nella squadra dell'Hockey Varese.
Era innamorato di Elena. Aveva preso una cotta, era andato fuori di testa.
Sì.
Infermiere, non posso stare ancora con il braccio così! Sono due ore.
- Dai, è tutto finito. - Sì, finito! - Ciao, Roberto.
Sono il maresciallo Giraldi. Indago sull'assassinio della Tassinelli.
Può indagare e girare quanto vuole, io so chi è l'assassino.
Allora dammi nome, cognome e indirizzo.
Alla polizia non dirò niente perché volete le prove e io non ne ho.
Ma so chi è, giuro che lo strozzerò con le mie mani.
Senti, tu non devi sporcarti le mani.
Lo faccio io, è il mestiere mio. Dammi nome, cognome e indirizzo.
Lasci stare! Ho la partita alle quattro a Varese, devo andare.
A voi non dico niente, ma a quello la faccio pagare. Arrivederci.
Già, chi non lo ammazzerebbe?
Uccidere un essere così buono come la nostra Elena...
E' il professor Baldi. Anche lui conosceva bene Elena.
- Il maresciallo sta indagando. - Giraldi Nico, di Roma.
Piacere, maresciallo. Elena è stata mia assistente per molto tempo.
Ho scoperto in lei un essere buono, dolce, mite, sereno.
- Era una donna eccezionale. - Una cosa non capisco di Elena.
Tutti dicono che era stupenda, buona, generosa, casta, pia.
Ma domenica scorsa stava scopando come una figlia di mignotta!
Su, maresciallo! Ogni tanto voi della polizia marciate a senso unico.
- Avete il paraocchi. - Per forza!
- Sbattiamo il muso contro i "paraculi". - Tanto lo sanno tutti.
L'assassino è il ladro che era nascosto nella casa.
Lui ha inventato la storia dell'amante.
Vitucci ha ragione, io la penso come lui.
Pensate male, quel ladro è amico mio.
- Non è un assassino, è una persona perbene. - E' un ladro perbene.
Un ladro non è una persona? E' una bestia? Io ci metto la firma.
In ogni modo, guardi. Chi caca sotto la neve
pure se la copre, quando la neve si scioglie, la merda viene fuori.
- Molto lieto di averla conosciuta. - Arrivederla.
- Io vado, vi saluto. - Buongiorno, maresciallo. - Buongiorno.
- Che fai, pezzo di merda? - Dimmi di chi sospetti.
Sei il poliziotto! Non ti dico niente.
(Nico) Allora, Ambrogi! - Vai all'inferno.
(Nico) Ti decidi o continuiamo a giocare così?
Ci vediamo fuori?
Perché non vuoi dirmi quel nome? Che c'è stato tra te ed Elena?
Tra me ed Elena non c'è stato niente. Purtroppo preferiva darla a un altro.
- A quello che proteggi. - Vai via!
- Il gioco è finito, tu hai ammazzato Elena. - No.
- Su, confessa. - Non sono stato io. - Chi è stato? - Elena è stata...
(canta in inglese)
(voci non udibili)
Scusi, dove va? Non può stare in palcoscenico.
- Polizia. Lei chi è? - Sono il direttore di scena.
Se è per la storia della "streppa", io non ne so niente.
- L'ho spiegato al commissario, non l'ho presa io. - Non mi frega niente.
Voglio sapere se qui c'è una ragazza che frequentava Roberto Ambrogi.
- Il giocatore dell'Hockey Varese. - Sì, Antonella.
- Quella? - No, Antonella è in quel camerino. L'accompagno?
No, vado solo.
"Entrer."
Non in tre, io sono solo.
Chi siete?
- Sono il maresciallo Giraldi della polizia. - Che volete?
Beh, io vorrei tante cose, ma...
- Soprattutto vorrei parlare di Roberto Ambrogi. - Povero Roberto!
Ho saputo che fine ha fatto. Mi dispiace molto.
Qualche sera ci sono uscita e...
Qualche volta un "tete-à-tete".
- Facevate il "tette a tette"? - Sì.
- Piace pure a me il tette a tette. - Ora che ci penso, maresciallo.
Io dovrei rinnovare il permesso di soggiorno.
Io a te lo darei di giorno, di notte, a pranzo, dopo pranzo, merenda.
Quanto sei "bona"!
Maresciallo, lei è molto eccitato.
Non faccio l'amore da due mesi.
- Sono più "arrapato" di una rapa in stato di arrapamento. Capito? - Sì.
Fai con me quel gioco del tette a tette?
Allora dai, facciamo prima il tette a tette.
Vieni più vicino, attacca le tette.
- Mettile qua. - "Cochon!" - Sì, cochon!
Il cochon, il tetton, il culon. Ti do tutto.
Ecco che facevate! Cochon, tetton e culon!
Per questo non volevi essere trasferito da Milano.
Angelina, che dici? Io sto lavorando.
Lavori facendo cochon e tetton con questa zoccola mezza nuda!
- Angela, ma... - Badi a come parla! Io sono un'artista. - Un'artista?
- Sì, un'artista del cazzo! - Non essere volgare, mortacci tuoi!
Mi fai fare una figura di merda.
- Io ho fatto la figura di merda, stronzo! - Andiamo. - Vattene!
I miei rispetti.
- Vieni. - Lasciami! - Stavo lavorando.
Disgraziato, zozzo, mascalzone!
- Porco, trucido! - Non fare la tragedia! Non stavamo a letto!
Dove ci hai trovato?
- Non fate casino, c'è il pubblico! - Che pubblico? Sono dei "pipparoli".
- Si sbaglia! - Moby Dick, piantala.
- Non ti azzardare, capito? - Sì. - Lascia perdere mia moglie! Andiamo.
- Che succede? - Guarda che gente! Forza, c'è lo spettacolo! Avanti!
- Lasciami! - Angelina, dai! Che ti prende?
Io ho il diritto, sono tua moglie. Non devi mettermi le corna.
- Zozzo, disgraziato, mascalzone, porco! - Ne manca una. - Trucido.
- Ora sono tutte. - Sì, sono tutte. - Angelina, fammi capire.
- Sei venuta da Roma in questo stato? - A me non fa male guidare.
- Mi fanno male i tradimenti. - Quali tradimenti?
Quella è la donna di un indiziato morto stamattina.
- Sì? Gli facevi il funerale tra le gambe. - Quale funerale?
- Io parlavo, la interrogavo! - Te la scopavi. - Che dici?
- Io lavoro come un mulo! - Non si dice vaffanculo alla moglie.
- La moglie dice vaffanculo al marito. - Basta con le piazzate!
- Dobbiamo capire dove mettere il camper. - Se mi fa un regalino,
lo metto nel mio cortile alla Ghisolfa.
Un cortile?
Mi hai dato un'idea. Tieni, per le sigarette.
Sono fiammiferi.
- Sei bravo. - Grazie.
- So pure indovinare il nome tuo. - Davvero? Qual è?
- Tu sei Fiorella Colombo. - E' vero. Come lo sai?
Tu hai visto quel ladro romano uscire da casa della Tassinelli.
- Sì, proprio. - Io sono un maresciallo della polizia.
Sono il maresciallo Giraldi.
Tu hai visto Elena Tassinelli entrare con qualcuno nel portone?
No. Quando sono passata, non c'era nessuno.
Hai fatto caso se... Aspetta.
Ma...
Pirla!
Vaffanculo, faccia di merda! Tu e le tue rotelle!
Pista!
Scusi, mi dispiace.
Ancora lei! Sui pattini, per strada e fa cadere le signore. Che cialtrone!
Seguivo la macchina dell'assassino e questa stronza si è messa in mezzo!
Badi a come parla, questa signora è mia moglie.
- Non questa, quell'altra è una stronza. - E' mia sorella.
E' colpa mia se lei è imparentato con tutte le stronze di Milano?
- Vai, vai! - Vai sotto. - Vai, forza!
- Questo cornuto! - Vigliacco bastardo!
- Ti ha fatto male? - No, è stato un calcio regolare. Mortacci suoi!
- Invasione di campo, squalifico la squadra. - Non squalifichi nessuno.
Chi fa male al mio ragazzo
gli do cazzotti a due a due finché non sono dispari!
- Non giocare con questi brutaloni, tu sei un'anima gentile. - Sì.
Sono tutto casa e chiesa. Rimarrò casto e puro senza sposarmi mai.
- Come sarebbe a dire? - A meno che non trovi l'uomo dei miei sogni.
Lo hai trovato. Facciamoci trasferire al penitenziario di Porto Azzurro.
- Chiediamo una cella matrimoniale. - Davvero?
- Una cella matrimoniale per noi due? - Sì.
- Per 25 anni paghiamo il mutuo, poi la cella è nostra. - Sì.
Oddio, che piacere!
Devo farti uscire da qui, l'assassino controlla ogni movimento.
Ha ammazzato Ambrogi quando stava per dirmi il nome.
Serve un'esca per farlo colpire ancora.
Se stiamo attenti, lo prendiamo. L'esca sei tu.
Basta spargere la voce che eri sotto al letto e lo hai visto.
Io dovrei fare da esca? No, preferisco stare in galera.
Metterò su famiglia con Bartolo il Monzese.
E' un bravo giovane e un buon lavoratore.
Venticello, tu fai come dico io. D'accordo?
Non c'è tempo da perdere, mio figlio sta per nascere.
Ora vai in cella e mangi un pezzo di sapone.
Ha scritto la tua mamma, acconsente al nostro matrimonio.
- Sì? - Sì, leggi.
"Egregio Bartolo Monzese."
"Ho ricevuto oggi stesso medesima pregiata sua"
"e sono rimasta 'morto' commossa." Morto?
- Molto! - "Molto commossa come spero anche voi e mio figlio Franco."
"Io gli voglio molto bene."
"Sono contenta della vostra richiesta."
"Si sistema e mette su famiglia."
"Per cui vi mando la mia benedizione con il desiderio di tanti nipotini."
"Vostra affezionatissima suocera, Clelia Marchetti."
"Vedova Moriconi, Proietti e Bertarelli."
- Hai sentito? - Sì, vuole i nipoti. - Che c'è di strano? Li adottiamo.
Ci sposerà don Murialdo,
quello che ammazzava i fedeli con le ostie avvelenate.
- Anche lui è qui a San Vittore. - Pure lui? Sono contento. - Sì?
Ci facciamo sposare e stanotte...
Mamma mia!
Oddio, che dolore! Mi sembra di essere incinta.
Maresciallo Giraldi, che fa? Non lo sa? Qui non può bivaccare.
- Io che faccio? - Come che fa? - Vuole favorire? - No.
- Beva un goccio. - No, sono in servizio. - Già.
- Nico, che sta dicendo? - Ha detto una cosa e non ha torto.
Noi non possiamo fare campeggio nel cortile della Questura.
Scusi, maresciallo. Che facciamo? Dove ci mettiamo?
- In città non si può parcheggiare. - Signora, tutti questi panni stesi!
- Questo è il cortile della Questura! - Dove stendo i panni?
Scusi, ma quando c'è un lavoro difficile, chiamate mio marito.
Manco gli date l'indennità di trasferta!
- Che vi siete messi in testa? Mica è Jeeg Robot! - Angela!
- Nico! - Non strillare! - Assaggia il sugo.
- Dimmi se serve un po' di peperoncino. - Sì, un po'... Attenta!
- Scusi, ora la pulisco. - Maresciallo, basta!
- Questo è troppo. - Si calmi.
Appena l'assassino saprà che Bertarelli può riconoscerlo...
Vada all'inferno lei e i suoi piani!
- Io mi sto dando da fare per risolvere il caso. - Sì, vedo!
Con le sue idee c'è sempre qualcuno che finisce ammazzato, come Ambrogi!
- E' stata colpa sua, non ha voluto rispondermi. - No, si informi meglio.
Ambrogi lavorava per Busoni, lo strozzino proprietario del Kitsch.
Lo pagava per il recupero crediti.
- Quel panzone è un "cravattaro". - Sì. - Aiuto!
- Aiuto! - Hai i dolori?
No. Un cane con i dentoni ha mangiato tutta la mortadella.
- Ho paura. - Non si preoccupi, non fa niente. E' un cane istruito.
- Sì, ma io sono ignorante. - E' tedesco. - Vada, lo porti via.
- Non è che ora ti senti male. - No, tutto bene. Grazie.
- Butto la pasta? - Sì, ora vengo. - Butta la pasta?
- Butta la pasta? Ma dove siamo? - Siamo in Italia, commissario.
- Ricorda? Lo ha detto quando ho messo i piedi sul tavolo. - Basta!
E' sicuro
che il suo amico Bertarelli riuscirà a recitare la parte del malato grave?
Che cazzo ne so? Lo spero per lui.
(Franco) Aiuto! Mi hanno avvelenato!
- Guardie, correte! Venticello sta male. - Che succede?
- Guardie! - Mamma mia! - Ha avuto un attacco, ha la bava alla bocca.
- Portatelo in infermeria! - Mamma! - Su, Venticello, non fare così.
- Fate largo! - Mamma! - Oh, Signore!
- Bello, ti taglio la paga. - Perché? - Ieri non hai tolto il reggiseno.
- Non si è ancora sviluppato, sono sotto le armi. - Va bene.
Quando hai le tette, ti pago per intero. Poi devi muoverti meglio.
- Sembri un baccalà. Più sexy! Vai, cammina! - Farò del mio meglio.
Fai vedere che vuol dire una donna.
Già, ha ragione. Lei se ne intende.
Ancora lei? Chi l'ha fatta entrare? Perché è venuto qui?
- Ho un biglietto omaggio. - Va bene, polizia.
- Posso parlarle un momento? - Prego. - Andiamo su? - Venga.
Ecco a voi il comico Picchio Picchio Piripicchio!
(canta) Si sposaron con amor, Taccitu e Alimor
e dicevano gli indù...
- Faccia piano, c'è lo spettacolo. - Ci sediamo qua? - Sì.
- Levati la scarpa. - Come? - La destra.
- La scarpa? - Sì, pure il calzino.
Fai vedere.
- Non l'hai ammazzata tu. - Ammazzare chi? - La bella Elena.
- Però chissà quanta gente hai fatto ammazzare dai tuoi picchiatori. - Io?
Io non ho picchiatori.
Poi che male c'è se un poveraccio recupera un po' di soldi come può.
- Ora mi hai rotto il cazzo. - Che?
- No, che vuole fare? - Spogliati.
- Io? - Sì.
- Non è un locale per spogliarelli? - Certo, per signore.
- Allora spogliati. - Sì.
- La giacca? - Se non ti spogli tutto, ti ammazzo.
Adesso ecco a voi le splendide forme di Damiana Sinclair!
Muoviti, devi essere più sexy. Non stare come un baccalà, muovi il culo.
- Tieni, per il caffè. - Grazie.
Questo è zucchero! Ma io ho il diabete.
- Buonasera. - Che fa lì?
- E' sua questa macchina? - Sì, perché? C'è qualcosa di strano?
Sì, quando le macchine si usano per sparare alla gente.
Non so di che cosa parla. Devo tornare a casa. Perciò, prego.
Dammi la chiave.
Devo vedere se hai un fucile a cannocchiale nel portabagagli.
- Ha un mandato di perquisizione? - No. - Allora non può perquisire.
Allora andiamo in Questura, ti dichiaro in arresto.
- Ha un mandato di cattura? - Senza mandato non si può fare niente? - No.
Ho capito.
Tu sei uno di quelli che ha bisogno di un mandato.
Allora considerati mandato affanculo.
- Il dottor Esposti. - Venga all'entrata di servizio.
Mio marito e l'onorevole tarderanno una mezz'ora.
- Non voglio farvi aspettare oltre. Farò servire il pranzo. - Bene!
- Come ti chiami? - Bianca. - Papà? - Candido.
- Fai il lavoro nero? - No, bianco.
- Tutto bianco che più bianco non si può. - Bianca! - Sì, signora.
- Mio marito tarda un po'. Fai servire il pranzo. - Signora.
- Ma... Io la conosco. - Certo che mi conosce.
Sono il maresciallo Giraldi.
- Ricorda quando è caduta in Galleria del Corso? - Sì, ricordo.
Le ho portato questa pianta per farmi perdonare.
- E' per lei. - Divino!
Mio marito non mi ha mai regalato neanche una margherita.
Manco un crisantemo?
Maresciallo, com'è selvaggio!
Com'è naif! E' troppo divertente.
Venga, la presento ai miei amici.
Sì. Bianca, tienila nascosta perché l'ho fregata in cortile.
- Signori, il maresciallo Giraldi. - Buonasera. - Buonasera.
Chi è questo maresciallo?
Lavora con mio fratello. E' venuto da Roma per il delitto di Porta Romana.
Grazie.
- Grazie tanto. - Senta... - Un altro. - C'è anche da bere.
Il vino!
(musica di pianoforte)
Maresciallo, le piace questa musica?
- Come si chiama? - L'Incompiuta di Schubert.
- Perché è incompiuta? - Non ha finito di scriverla. - Siamo salvi.
- Signora, di là è tutto pronto. - Bene.
Signori, il pranzo è servito.
Brava!
Maresciallo.
Maresciallo! Maresciallo, il pranzo.
- Venga. - Sì.
- Prego, maresciallo. - Mi metto qui?
Qui è proprio un mortorio!
Voi vi divertite così? Adesso vi faccio vedere come mi diverto io.
Bisogna fare un brindisi per scaldare l'ambiente. Prendete i bicchieri.
Ecco. Tutto in una botta.
Chi non beve in una botta è un gran figlio di mignotta!
(rutto)
- Vedi? Così si comincia a ragionare. - Maresciallo. - Che c'è, signora?
Ho preparato una cena a base di pesce.
- Le piace? - Che piatti ha preparato?
- "Coquilles à la marinière." - Che cazzo è? - Cozze alla marinara.
- Le piacciono? - Se mi piacciono le cozze?
Le cozzone grosse così? Ammazza!
- A proposito, lei di che segno è? - Pesci, ascendente aragosta.
Non si mangia qua?
Guarda le cozze! Ho una fame!
Aspetta.
Non andartene, aspetta.
Ecco.
Guarda che meraviglia. Sono fresche, proprio di primo pelo.
Sono belle.
Che volgare!
A mio fratello verrà un colpo quando arriverà.
- Prego, onorevole. - Grazie. - Troveremo il pranzo già iniziato.
Ma dovevamo risolvere il problema sulla libertà d'informazione.
- Mi pare che... - Adesso per fortuna è tutto risolto.
(cantano) La società dei magnaccioni.
La società della gioventù.
A noi ci piace di mangiare e bere
e non ci piace di lavorare.
- Venga, onorevole. Prego. - Grazie. (cantano) Portaci un altro litro.
- C'è un po' di allegria. - Sento. - Un po' tanta.
(cantano) Poi gli rispondiamo
"Mbeh, mbeh, che c'è?"
Quando il vino ci arriva al gozzo...
- Onorevole, sono costernato. (cantano) Ci fa un ficozzo.
Per farla corta, per farla breve,
mio caro oste, portaci da bere, da bere, da bere.
Maresciallo Giraldi!
- Agli ordini. - Che sta facendo qui? - Io, alla maniera mia,
sto cercando di fare divertire gli ospiti che si rompevano le palle.
- Come si permette? - Il permesso... - Gliel'ho dato io, Ciccì.
Taci, Esmeralda! Che è venuto a fare in casa mia?
Io ero venuto...
So chi è l'assassino.
Faccia firmare dal procuratore della Repubblica un mandato di cattura.
Io non faccio firmare niente.
Non solo, la destituisco e la caccio da casa mia e da Milano.
Vada via!
Guardi, lei può pure destituirmi.
Ma si tratta di un amico mio.
Se non si fa firmare quel mandato di cattura, sono cazzi vostri.
- Scopa! - Porca miseria! Non potevi prendere prima il tre?
- Quando c'è da prendere, prendo. Quando c'è da calare, calo. - Dai.
- Porca miseria! - Quattro e due, sei e una, sette.
Questo che è? Settebello.
- Un'altra scopa. - Tu hai più culo che anima.
Mi hai dato tre quattro, porca miseria.
- Andiamo bene! - Questo che è? - Un fante.
- E questo? - Un altro fante. - Altra scopa. - No, alla fine non vale.
Io sono un campione, hai capito? Non vale.
Tu sarai un campione.
- Ma io quando devo prendere, prendo. Quando devo calare, calo. - Dai.
- Quante scope hai? - Cinque scope e quattro di mazzo. - Nove.
- Tu fai bene i conti. - Mischia.
Io sono un giocatore da osteria, non un campione.
Quando c'è da calare, calo. Quando c'è da prendere, prendo.
- Alza. - Dai le carte. Io vado a fare una pisciata e torno subito.
Fai le cose per bene.
Voglio vedere se riesco a fregarlo almeno una volta.
- Quattro e tre, sette e due, nove. Questo che è? - Asso. - Questo che è?
- Il re, un'altra scopa. - Io non gioco più!
Scusa, tu sarai un grande campione.
Ma io quando c'è da calare, calo e quando c'è da prendere, prendo. Dai!
Non avvilirti, mischia e dai le carte.
- Per Roma è dall'altra parte. Hai visto il cartello? - So che è di là.
- Ma devo andare a Porta Romana. - Perché?
- Vado a prendere Tassinelli pure se non ho il mandato. - Vabbè.
- Tua nonna che fa? - Sta riposando.
- Devo vedere i piedi. - A nonna? - A Tassinelli.
Tu pensi ai piedi degli altri e non alla pancia mia.
Ci penso, ma devo lavorare! Poi devo passare anche da Venticello.
Capirai! Prima a guardare i piedi di quello, poi da Venticello.
- Noi quando partiamo? - Che ci vuole? Poi devo portarlo in prigione.
Faccio primiera, Settebello, carte, denari e una scopa. Sono cinque.
Mi sono giocato mezzo stipendio! Non ho mai perso così tanto in vita mia.
- Vuoi giocarti l'orologio, una penna... - Giù le mani!
- Con te non gioco più. - Ti do la possibilità di rifarti.
Tu inganni. "Quando devo calare, calo. Quando devo pigliare, piglio."
- Sei un imbroglione, io ho capito. - Non approfitto dei "gaggi" come te.
- Che cos'è il gaggio? - E' uno stronzo in senso buono.
Se fosse in senso cattivo, diventerei una belva!
Adesso devo andare a mettere un malato in flebo.
- Dove lo metti? - No, niente.
Metterei a te una flebo, ma nel culo e di acido muriatico.
Vaffanculo!
Vaffanculo tu e tutto l'ospedale.
- Vitucci. - Dottore, devo andare a cambiare la flebo al 32. - Va bene.
Chi è il detenuto che si trova nella stanza dalla quale è uscito?
E' quello che stava nell'appartamento di Elena.
- E' stata uccisa due domeniche fa. - Sì, ricordo. Perché è qui?
- Che malattia ha? - In confidenza, non ha niente.
Sarà una mossa della polizia. Lui può riconoscere l'assassino.
Era sotto il letto nel momento del delitto.
Gli ha visto un segno sul piede, credo una cicatrice.
Capisco, una cicatrice. Va bene, Vitucci. Ci vediamo dopo.
- Se mi cercano, sono in Radiologia. - Va bene.
Posso sapere perché ha voluto vedermi il piede?
Gli zingari leggono le mani, io i piedi.
Quella macchina targata Svizzera può averla usata il dottor Baldi?
- Il primario dell'ospedale. - Certo.
Abbiamo una società insieme con sede a Lugano.
La macchina che ha visto ieri sera appartiene alla società.
Lei sospetta di me.
Come può pensare che io abbia ucciso mia moglie?
Pure Landru lo diceva e ha ammazzato sei mogli.
- Non sono Landru e mia moglie era... - Un po' mignottella.
- Sbrigati, ho poco tempo. - Prima di sposarsi, lei aveva avuto un flirt.
Un "filarino", come diciamo a Milano, con il dottor Baldi. Poi tutto passò.
Diventammo amici. Io sposai Elena e Baldi, la figlia del professore.
- Spesso scherzavamo su questo filarino. - "Fila" che? - Filarino.
Filarino? Sa come si chiama nel gergo mio? Batteria.
Non so se la facevate, ma qui ci sono tutti gli ingredienti.
Ci sei tu, l'industriale sposato con una bella infermiera.
C'è la figlia del professore con tanti soldi
che si è fatta mettere sotto dal dottore che vuole fare carriera.
Ma la moglie del sorcio, che saresti tu, si era attaccata al dottorino.
- Che dice? - So io che cosa dico.
- Dove corri? - Da Venticello.
- Se arrivi tardi, mica muore. - Chi lo dice?
Madonna mia! Che è? Il terremoto?
Pronto? Sono il professor Baldi. C'è un'urgenza.
Il numero 75 del primo piano, subito in camera operatoria.
Sì, opererò io stesso. Immediatamente.
- Perché guidi come un matto? - Per colpa mia, un amico rischia la morte!
- Che andiamo a fare a Orte? - Perché per colpa tua?
- Quello già ne ha ammazzati due e può ammazzare il terzo. - Bada!
Aiuto! Topolino scoreggia a Pluto.
Clap, plup. Clic, Clic.
Mi faccia vedere il sederino, faccio la puntura.
- Che vuole? - Devo fare la puntura, lo ha detto il medico. - La puntura?
- Non ha sbagliato malato? - Si volti. - Non mi volto, vada via.
- Lei deve voltarsi. - Non mi volto. - Allora la volto io.
- Che fai? Lasciami. - Stia fermo! - Metti giù le mani!
- Aaah! Mortacci tuoi! - Stia buono, non è niente.
E' una piccola iniezione che la farà stare tranquillo
come un bravo angioletto.
- Perché devo stare tranquillo? - Adesso farà un sonnellino.
Quando si sveglierà, neppure ricorderà di essere stato operato.
- Operato? - Sì. - Di che? - Lo ha detto il professor Baldi.
La opererà lui personalmente.
- Stenosi mitralica. - "Steno" che?
Stenodattilografa?
Non si preoccupi.
Il professor Baldi è bravissimo.
Sarà bravissimo per i cazzi suoi.
Dove mi portate? Che volete farmi?
Io non voglio la "stananografa", voglio mamma.
"Mamma, mormora la bambina."
Che volete farmi? Dov'è Topolino che ha scoreggiato a Pluto?
Mamma! Mi spogliate? Che mi fate?
Dove mi mettete? Che fate? Chi è?
Mamma?
Mi leghi? C'è Bartolo in giro?
Il muro dov'è? Mi leghi?
Mi legate pure il braccio?
Mi state legando?
Mamma, che ho fatto di male? Mi hai abbandonato così.
Sono stato cattivo? Mamma.
Ahia!
Mi fate una "pera"?
Che ho fatto di male?
- Conti fino a tre. - E' un gioco? Uno.
Due.
Tre.
Quattro. Mamma!
(Nico) Ci siamo. - Sì. - Certo. - Mi sono venuti i dolori!
- Come? I dolori del parto? - Non ho mai partorito, ma credo di sì.
- Stai calma. - Aiutami. - Stai calma, buona.
Nico, aiutami. Ti prego!
- Ecco, Angelina. Stai buona, amore. - Attento.
- Forza. - Mi si piegano le gambe. - Nonna! Nonna!
Scusa.
Nonna!
Vitucci, aiutami! Mia moglie sta per partorire!
- Che succede? - Chiama la nonna. Ma strilla, è sorda. - Ci penso io.
(nonna) Che è questo casino? (Vitucci) Mi dia una mano, signora!
Questo è un intervento particolare, si tratta di una stenosi mitralica.
- Bertarelli? - Lo stanno operando. - Chi lo opera? - Baldi.
- La sala operatoria? - Secondo piano.
Bisturi.
- Che c'è? Lei è pazzo! - E lei è un assassino, professore.
Che dice? Lei vede delinquenti dappertutto.
Sta sbagliando. Se viene con me, le spiego tutto.
- Un attimo solo. - Non operatelo, non ha niente.
Che c'è?
Il motorino! Al ladro!
Dove va? E' diventato matto? Porca miseria!
Non dategli retta, fa sempre così. E' uno stronzo, si diverte.
Nico, come guidi?
Questi scossoni non fanno bene a sua moglie.
Poi io sono in servizio, non mi porti lontano. Capito?
- Stia zitto! - Dottor Baldi, che fa qui?
- Le ripeto di stare zitto! - Oddio!
Ahia! Che fa? Mi cade addosso?
Che state facendo a mia nipote?
- Bella di nonna. - Aiuto! Nonna, i dolori!
- Aiuto! - Su, su!
- Arriva Giovanni Paolo. - No, arriva Enrico.
- Come vuoi. - Giovanni, Paolo, Enrico? Sono tre gemelli?
Aiuto! Aiutatemi!
- Signora, bisogna cronometrare. - Come?
- Strilli, nonna è sorda. - Bisogna cronometrare i dolori, l'intervallo!
Volete il caciocavallo? Proprio adesso parlate di queste cose?
- Cronometro io! Mi dica quando comincia il prossimo. - Che cosa?
- Dica quando comincia il prossimo. - Che cosa?
Tra uno spasmo e l'altro deve dirmi...
Mortacci tuoi, ecco che ti dico!
Acqua! Voglio l'acqua!
- Datemi un po' d'acqua. Nonna, voglio l'acqua! - Sì, l'acqua.
Ora te la porta.
- Oddio! Nonna, vai tu. - Tu non sai fare niente.
- Manco versare un bicchiere d'acqua. - Acqua!
- Tieni, ecco l'acqua. - Grazie. - Bevi.
Aaah!
Gli asciugamani!
Ora le motociclette vanno da sole?
Nico! Che fai lì?
Dottor Baldi! Non faccia così, porca Eva!
C'è una donna che sta per partorire!
Non mi secchi, vada all'inferno!
Aaah!
- Signora, non faccia così. Respiri a cagnolino. - Come?
Così, guardi.
Volete fare nascere un cucciolo?
Scendi, sei al capolinea.
- Sono finiti gli scherzi! Eri l'amante della Tassinelli? - Sì.
- Perché l'hai ammazzata? - Era diventata assillante.
- Voleva che io lasciassi mia moglie e fuggissi con lei. - Allora?
Mi ricattava.
Avrebbe detto a tutti di noi due se non l'avessi accontentata.
L'hai ammazzata!
Maresciallo, il bambino sta per nascere!
Fermalo, non voglio che nasca per strada. Vieni!
- Cammina, zozzo! - No! Che fa?
Brutto schifoso! Disgraziato, volevi sventrare pure Venticello.
- Vaffanculo! - No, non è vero. Mi liberi, la prego! - Ci penso io.
Pronto? Pronto? Sono il maresciallo Giraldi.
L'assassino di Porta Romana è ammanettato sull'Autostrada del Sole
al chilometro 92.
Passo e chiudo. Sta per nascere mio figlio!
Maresciallo, non mi lasci qui!
Maresciallo!
E' meglio fermarsi. Come possiamo aiutarla a partorire se corre così?
Tu pensa a fare la levatrice. Mio figlio deve nascere a Roma.
- Nico! - Angela, non dargli retta. Stringi le gambe!
Di' a Rocky di aspettare!
- Nonna! - Coraggio, signora.
Pensi a quanta gente è nata così.
Levati di torno e lascia fare a me!
Angela, resisti!
- Pensa ad altro. - A che cosa? - Alla Roma che vince lo scudetto!
Siamo a un paese che si chiama Colletera.
(Angela) Che ti frega come si chiama?
Che dici? Mi frega.
Non voglio un figlio "colleteretano"!
Aaah! Non ce la faccio più!
- Mettetemi qualcosa in bocca. - Tenga. Aaah!
Angela, mancano dieci chilometri!
Nove!
Meno otto!
Meno sette! Meno sei!
Meno cinque!
Meno quattro!
Meno tre! Meno due!
Meno uno!
(vagiti)
Maresciallo, è nato. E' un maschio! Peserà quattro chili e mezzo.
Evviva! Evviva Rocky!
Viva Rocky!
- Bevi. - Avevi detto che veniva Stallone e non è venuto. - Vabbè.
Lui doveva fare "Rocky III" e ha mandato il segretario.
Noi lo abbiamo fregato perché abbiamo fatto Rocky IV. Eh, mister Joe?
(in inglese) Sì, giusto! - Salute! - Bene!
Maresciallo, ditegli di mettersi quel dito...
- Non essere volgare. - Ti sente! - Non capisce, è americano.
Sono contento di avere fatto il padrino al pupo.
Ora gli faccio un brindisi.
Beviamo questo bicchiere di biondo vino alla salute del maresciallino!
- Evviva! - Evviva!
Come si fa a chiamare un bambino Rocky Giovanni Paolo Enrico Bruno?
Rocky per l'attore, Stallone.
- Giovanni Paolo per la nonna, il Papa. - Viva il Papa!
- Enrico per Berlinguer, per accontentare mia moglie. - Bruno?
Perché è figlio mio e lo chiamo come cazzo mi pare.
- Maresciallo, vi somiglia. - Un po' somiglia pure a me.
La parte di sopra l'ha presa dalla mamma, quella di sotto dal papà.
Nico, farà la tua stessa carriera?
Non ci provare, Trentino! Guarda là, non farò più questo mestiere.
- "Agenzia investigativa Nico Giraldi e figlio." - Lo ha fatto!
E' vero, amore, che non facciamo più questo mestiere?
Bello di papà!
- Bello di mamma! - Che bellino!
Bello! Bello! Bello!
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