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Zulu
Seduti.
Abbiamo lo stesso nome.
Ed è anche più forte di Dino.
Non è vero, Dino è più forte.
Dino è il più forte di tutti.
Guarda che Pietro si è portato l'Attilio, dalla Germania
fino a qui, sulle spalle.
Un angelo del Signore.
È vero, Attilio, che Pietro ti ha portato sulle spalle
dalla Germania fino a qui?
Non dalla Germania, solo l'ultimo tratto, quando è caduto.
Vieni qui.
Da qui...
a qui.
L'ha messo il Signore sul sentiero di mio figlio.
Ha ascoltato tutte le mie preghiere.
Non ti ho ancora dato il permesso.
Non poteva rimanere a dormire qui con noi?
No, deve stare su nella baita.
Non si sa mai che arrivino i tedeschi...
Qua i tedeschi non ci vengono più.
Attilio gli porterà un po' di cena su alla baita.
E lo possiamo invitare al pranzo di Natale.
- Ma è vero che è siciliano? - Sì, guarda.
Questa è la Sicilia, viene da qui.
Guarda quante arance!
- Si sporca! - Quante arance...
I leoni!
Ci sono anche i leoni in Sicilia.
No, quella è l'Africa.
Basta, si sporca. Andiamo, è tardi.
Che lontano...
Passa Pippo! Passa Pippo!
Corri che passa Pippo!
Dino! Tirami su, fammi vedere!
È già andato.
Quando sono grande, voglio guidare Pippo.
Così quando vedi una luce, tiri giù una bella bomba.
Andate a dormire.
Vieni presto, però, che ho freddo!
- Dai, andiamo! - Aspettatemi.
Grazie, sai...
Ti sto facendo una bella maglia, così non prendi freddo.
L'Elio, il falegname ti dà legna da tagliare,
e ti dà da mangiare.
Le capre sono di mio fratello, il maestro.
Mungile un po' se hai fame.
Le mie nipoti.
Lucia.
Pietro.
Cosa fai?
Dico le preghiere.
Che hai in mano?
Devi sempre fare come me?
Ti prometto
che non andrò più dietro all'armadio.
Guarda, c'è il soldato!
Fermati!
Pietro!
Ciao!
Pietrin.
Dai, Pietrin.
Pietrin, torna indietro!
Dai!
Prendimi sulle spalle.
Dai, Lucia, muoviti!
Vieni giù.
Andiamo.
Muoviti!
Noi abitiamo laggiù.
Non dire niente di questa caramella.
Certo che scappare dalla guerra è proprio da vigliacchi.
Ma dai, bevi e taci.
Devi sempre metterci il becco.
Forse, sé fossero tutti vigliacchi, non ci sarebbero più guerre.
La Vigliaccheria è un concetto relativo.
Maestro, io non ho studiato come voi.
Certe parole non le capisco mica.
Vieni a scuola, allora, Rigo.
Ho ricominciato la scuola per adulti, il sabato pomeriggio.
Non sono scappati dalla guerra, la loro guerra se la sono fatta.
Sono scappati dai tedeschi.
Se prendessero me, non resto lì a lavorare per loro.
Vogliono tornare alle sottane della mamma,
questi del Sud.
Mica solo quelli del Sud. Guarda Attilio, il figlio di Cesira...
Scappare dalla guerra è sempre da vigliacchi.
La fai facile tu, non hai fatto né questa, né quell'altra.
- Cosa ne vuoi sapere? - Non mi piace nascondere due disertori.
Mi verrebbe voglia di dirlo giù per la valle.
Qui nessuno dice niente.
I nostri figli...
Non sono andati in guerra perché volevano.
Pista!
Arriva la Virginia!
È gelata l'acqua, vero?
È tua la bici? .
No. L'ho presa.
Vuoi venire a fare un giro?
Vado giù al mulino.
No.
A Santa Lucia!
Quando non c'è un uomo in casa, i figli fanno quello che vogliono.
Quella Virginia lì...
Con quei capelli sembra lei un uomo.
Virginia, ti ammazzo!
Cos'ha questo bambino?
- Ha troppa tosse. - Sì, ha troppa tosse. Troppa tosse.
Non lo so...
Il mio Attilio ha una casa calda e va sempre alla baita da Pietro.
Sembra che voglia restare in guerra.
- Il vino è nostro. - Dino, cosa fai?
Asino!
Si porta rispetto ai soldati.
È sempre così duro con Dino.
Voleva un figlio come lui, invece è fatto a modo suo.
Ma è un bravo ragazzo.
Santa Lucia, Santa Lucia è vicina
Bambini, bambini, andate a dormire
Mettete fuori, mettete fuori la farina
E non fatevi, e non fatevi più sentire
Porta in grembo, porta in grembo tanta roba
Da mangiare, da mangiare e da succhiare
Cosa ti ha portato Santa Lucia?
Due mandarini.
A me un aereo, ha anche l'elica.
Silenzio.
"Epistolare".
Che parola difficile.
Può essere...
una lettera o una cartolina.
- Qualsiasi forma di comunicazione...
...per raccontare fatti...
- ...ma anche sentimenti. .
I nostri soldati, per esempio,
ci scrivono dal fronte.
Anita?
"Noaltri aén ciapà 'na letera dal me fradel".
Abbiamo ricevuto
Abbiamo ricevuto
Noi abbiamo ricevuto una lettera da mio fratello.
Diceva di stare tranquilli,
ma la mia mamma piangeva.
Piangeva perché era contenta.
SI può piangere anche perché sì è contenti.
Rodolfo”?
Il mio papà è andato in guerra.
La mamma dice che scrive, ma non arriva mai questa carta epistolare.
Adesso che ti fai grande,
devi aiutare la tua mamma.
Perché non può fare tutto da sola.
Ti ha disegnato un cuore.
Però poteva scriverti una dedica.
Ha disegnato perché è romantico.
Ha disegnato perché è analfabeto.
Analfabeta.
Con la "o", è un uomo.
Domani chiediamo a papà.
Se vinco, me ne dai tre.
Chi ti ha detto che non sa scrivere?
Va a imparare da papà. L'ho visto io.
Magari è romantico lo stesso.
Andrà solo per ripassare.
Mi dispiace.
Sai che per i tuoi figli corro anche di notte.
Lo "strangolìn" è una brutta bestia.
Se il Signore vuole prendersi anche questo, non possiamo farci niente.
Per fortuna, ne "comprerà" un altro.
Non hai detto niente ad Adele, vero?
Niente.
Lasciale un po' di speranza.
Abbiamo capito che cos'ha.
Con il cavolo, tua sorella ha guarito due bambini, l'anno scorso.
Tre o quattro foglie ben strette
sotto una pezza di lino.
Aspergimi di issopo e sarò puro
Lavami e sarò più bianco della neve
L'eterno riposo
Dona loro, o Signore
E luce perpetua
E luce perpetua
Splenda ad essi
Dino, è vero che adesso è un angioletto
che va in cielo?
Come fa, ha le ali?
Con l'anima.
Che roba è?
Non so.
Signore Gesù, nato dalla Vergine,
oggi festeggiamo il tuo Natale.
Nutri la nostra famiglia,
i fratelli in guerra.
Aiuta i più deboli,
e aiutaci a condividere con loro ciò che possediamo.
Proteggi...
in Paradiso,
i nostri piccoli,
Flavio e Giovanni.
Benedici questa fraternità riunita a mensa.
Amen.
Bevi, bevi, che scalda.
Posso far vedere il presepe a Pietro?
Solo un minuto, e tornate subito a tavola.
Dai, che ti faccio vedere!
Guarda la stalla, che bella.
L'ha fatta Dino, nuova, con i suoi legni.
Qui c'è San Giuseppe.
Lì c'è la Madonna.
Lì l'asino e lì la vacca.
Qui c'è la pigna.
Qui c'è la pecora.
- È bravo con i bambini. - Qui c'è la candela.
- Come il papà. - Qui c'è l'erba.
Come Bambinello, sulla paglia, mettiamo sempre il fratellino.
Il nostro fratellino più piccolo.
Ma quest'anno è morto.
Lo so.
- Mi dispiace. - Anche a me.
Discreto
Flavia
Il genere epistolare.
Per me il genere epistolare può anche essere scrivere dei bigliettini.
Per esempio, c'è un soldato che ne ha dato uno a mia sorella.
Lui non sa ancora scrivere,
però con questo bigliettino lui comunica a lei il suo sentimento.
"Eran giovani e forti,
e sono morti.
Sceser con l'armi..."
Ci fermiamo.
Pietro.
Vuoi fare tu un primo commento alla poesia?
A me fa pensare...
a un amico mio,
a Ciro.
Perché lui era giovane,
ed era forte.
Però...
l'hanno ammazzato lo stesso.
È arrivato il giorno della decimazione,
ed è toccata a lui.
È caduto dritto a terra accanto a me.
lo avevo gli occhi chiusi, ma ho capito che era lui, perché...
ho sentito proprio la mano che...
cadeva sulla mia scarpa, e...
E...
Come potresti definire
lo stato d'animo di un soldato?
È come se...
come se sei vivo, però...
non proprio.
Ciro era accanto a me.
Quindi, potevo essere io e non lui.
È come se sei tu, ma non sei più tu.
Con queste facciamo le coroncine per i fratelli morti.
Il sambuco piace ai bambini.
Allora gliele portiamo sulla tomba.
Chissà se ci sentono.
GIOVANNI GRAZIADEI FLAVIO GRAZIADEI
Sicuro?
Così ha le ali per andare in cielo.
Dino, manca tanto prima che torni Santa Lucia?
Un anno.
- È tanto? - Un po'.
Prendimi su.
Chiederò alla santa un altro aereo uguale.
I miei fioretti per Cristo.
Mi sono sdraiata nella cacca delle galline (con la testa laterale).
Se vado ancora dietro l'armadio, mi sdraio con la testa dritta (dentro la cacca).
Passami la piuma.
So dove nasconde i segreti papà.
Quali segreti?
Le sigarette.
Ma quali segreti! Fuma tutto il giorno.
Per lui sono segreti, perché li chiude in un cassetto.
Mette la chiave sotto al tappeto.
Lucia, chiudi la finestra che ho freddo.
Un altro bigliettino!
Fa' vedere.
Pietro e Lucia
Sta imparando a scrivere.
Che vi dite?
Non vuole parlare tanto.
È che parla siciliano.
Non si capisce quello che dice.
Io lo capisco.
È che parla poco.
Come Attilio.
Quelli che tornano dalla guerra
hanno i segreti.
Sembra che gli abbiano tagliato la lingua.
E allora, cosa fate?
Ci stringiamo la mano.
Forte.
La Virginia va anche senza mani!
Guarda!
Sai come si "comprano" i bambini?
Ci dobbiamo sposare.
Va bene.
La bambina è sensibile.
Fa un po' di pasticci sul quaderno.
Ma la testa è fine.
Mi assomiglia.
È lei che bisogna far studiare.
Anche ad Ada piacerebbe.
Mi era già dispiaciuto tanto per Lucia.
Non possiamo mandarne avanti due.
Lucia è stata sfortunata.
La guerra non è colpa di nessuno.
Si sposerà bene.
E poi lei non è da città.
Ha bisogno del suo cielo.
È un camoscio.
Come me...
quando avevo le gambe buone.
Ada si sforza, ma non fa per lei.
E a te fa comodo.
Dai, fammi vedere.
Dai.
Se mi dici le tue penitenze, ti faccio vedere cosa ho studiato con papà.
Allora, abbiamo studiato uno che si scrive "Chopin", ma si dice "Sciopèn".
Uno sfortunato.
Era ammalato,
E si era innamorato di una scrittrice che lo faceva diventare matto.
Poverino.
È per questo che la musica è romantica.
Tocca a te.
Dimmi le tue penitenze.
È che non posso più fare peccati,
perché la prossima penitenza è troppo grande.
Cos'è?
La prossima...
è mangiare merda di gallina.
Davvero?
Non puoi dire dieci Ave Maria?
Che schifo!
- Allora riga dritto. - Passami la piuma sulle gambe.
No, sono stanca.
- Poi lì sotto soffoco. - Te ne do due.
Tre. Don Giulio te ne dà sempre un sacco.
Mi dà solo quelle con la croce storta.
Dai, vai sotto.
Ho fatto tutte e due le gambe.
Hai un'ostia?
No.
Oggi non è venuto.
Un mio grande desiderio per il futuro
Elio, tu hai già finito?
Sì.
"Io voglio che finisce la guerra
e che la mia mucca fa di nuovo
il bel latte che faceva prima."
"Che finisca".
Mariott.
"lo voglio che mio nipote Sandro
torni dalla guerra, però non cieco come me."
In italiano, Mariott.
Pietro.
"Io..."
Voglio sposare vostra figlia.
- Mettile questo che è più bello. - No, questo è più bello.
Questo bianco.
- Monta su. - No, questo con il cappuccio.
Le mettiamo anche la coroncina.
È così scuro.
Devo stringere ancora, io ero più rotonda da ragazza.
Chissà come sono belle le spose siciliane...
Saranno vestite di bianco.
Quante storie! Il bianco è per i ricchi.
- Ma con chi mi sposo? - Con me!
- Sei troppo piccolo. - Sposati con noi.
Non si può, non puoi sposarne due.
- Si stringono. - Non si può, l'ha detto Ada.
Lucia si sposa.
Sei contenta?
Non so.
E a te piacerebbe sposarti?
No.
Poi quando "compro" i bambini,
non possono entrare in chiesa per quaranta giorni.
Sono i giorni di cui ha bisogno il tuo corpo
per purificarsi dopo il parto.
Potrai pregare a casa.
Io vorrei studiare.
Ma papà dice sempre che bisogna eccellere.
Non so se mi lascerà.
Sai cosa ti succede domani nel letto?
Non potevi chiederlo alla mamma?
Non hai paura?
No, lo scoprirò.
È il dovere della sposa.
Io, Lucia, prendo te, Pietro, come mio marito,
e prometto di esserti fedele,
e di onorarti ogni giorno della mia vita.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
Ora qualcuno. ha preparato qualcosa per voi.
"Fra tutte le cose che il Signore ci può dare
certamente la più bella è una sposa all'altare.
La tavola..."
- La porta. “La porta aperta se lui torna dal lavoro.
La tavola servita con grazia e decoro.
E se va bene, che tutto funziona,
qualche figlioletto la vita gli dona.
Allora i mariti possono unirsi in coro,
ringraziando il Signore d'avere un tesoro."
Grazie.
Viva gli sposi!
Allora, gente cerchiamo di fare una bella foto al primo colpo.
Così andiamo a pranzo!
Dai, forza!
Bravi, così, stretti.
Attilio, attaccato alla zia Cesira, bravo.
Su dritti! Guardate me, guardate la macchina, e sorridete.
Sorridete anche voi, signor maestro! Oggi si è sposata vostra figlia!
Uno, due, tre!
Musical!
Viva gli sposi!
- Virginia! - Dai! Su, a ballare!
Virginia, lascia in pace la gente!
Cin cin.
Virginia, ti carico di legnate!
Hai fatto il brindisi con papà. Sei contento?
Virginia!
Prendi freddo.
Se mia mamma mi sente puzza di fumo addosso, mi ammazza.
No.
Perché ridi?
Perché mi piace come mi guardi.
Ho trovato la mia pelliccia!
È buona?
La cosa più buona del mondo.
Non si può.
Sì che si può. Guarda.
A lei non piace perché è una capra.
A noi donne invece piace.
Mio papà fuma tanto.
Allora gli puoi rubare le sigarette.
Poi ce le fumiamo insieme.
Non si può.
Viva gli sposi!
Che finisca la guerra!
Cosa mangerà la sposa il primo giorno?
La pernice
Cosa mangerà la sposa il secondo giorno?
Due tortorelle e la pernice
Adesso leggi più lentamente.
Pagina venticinque.
Leggi lentamente e segui i versi.
Ancora una volta.
Va bene.
"Per un attimo, fui nel mio villaggio.
Nella mia casa. Nulla era mutato.
Stanco,
tornavo, come da un viaggio.
Stanco..."
È un amico dello zio di don Giulio che va a Milano.
Roba fine.
Non ti bastavano i due dischi che avevi?
Io tiro la cinghia tutto il giorno, conto le patate ai bambini.
Questi sono cibo per l'anima.
Cibo per l'anima?
Noi abbiamo i bambini da mantenere.
Quelli che ci sono,
e quelli che arrivano.
Che non ci muoiano come mosche!
Non ti arrabbiare.
Spaventi il bambino.
"Sotto dura stagion
dal sole accesa,
langue l'uom,
langue il gregge
e arde il pino."
Che stagione è questa
che il pastorello fa il riposino sotto l'albero?
- La primavera! - Estate!
Esatto.
Il pastorello è tutto accaldato.
Adesso, attenti...
Arriva la tortorella.
Avete sentito cucù?
"Canta la tortorella
e il cardellino."
Capite...
come era eccezionale?
Ogni violino
è un sentimento.
un vento,
un animale.
Quattro stagioni,
quattro sonetti,
quattro concerti.
” e s a ” quattro concerti. ©
Uno per stagione.
Nel momento della pace ritrovata,
ringraziamo la Madonna delle Nevi
che ha sempre protetto il nostro paese.
A Lei cantiamo
la gioia della liberazione
da questa guerra dolorosa.
Mariott! Bevi, Mariott! Bevi.
Bevi, siciliano, bevi!
Che la guerra è finita per tutti!
- Bentornato. - Grazie.
Siciliano hai visto che il mio Sandro è tornato?
E tu, quando vai giù in Sicilia?
È molto lontano, però.
Può andare giù adesso, così torna presto.
Vai giù subito che ti aspettano Guarda che è brutto aspettare.
Ah, se è brutto!
Forse possiamo tornare nel nostro letto mentre è via.
No, adesso è il letto degli sposi.
E non sta via tanto.
Ha paura di non tornare in tempo per il bambino.
Ma papà ha detto che deve partire adesso,
che ci sono i camion della Croce Rossa.
E se non torna in tempo per il Battesimo?
Quello si può fare anche dopo, i neonati non fanno peccati.
E poi zia Cesira ha messo la mano e l'orecchio sulla pancia di Lucia,
e ha detto che manca ancora,
e che vada pure a trovare la sua mamma, sennò pensa che sia morto.
Perché lei pensava che il suo Attilio fosse morto.
Chissà come sarà contenta la sua mamma quando lo vede.
Comunque, Attilio non è morto, ma a me sembra morto.
Anche Pietro sembrava morto quando è arrivato, ti ricordi?
È diventato contento con Lucia.
Va a trovare anche il suo papà in Sicilia?
Cosa ascolti tu?
Quando sono grande e vado in guerra, torno a trovare il mio papà.
Non c'è più la guerra, dormi.
Stai tranquilla, che io appena arrivo ti scrivo.
Una lunga lettera scritta da me.
Non essere triste, fa diventare gli occhi brutti.
Forza, Dino, dovete andare.
Ciao, Pietro!
Vai a sparare ai leoni in Sicilia!
Portaci le arance!
Porta i mandarini!
È che mi ha detto che scriveva appena arrivava.
Ci vuole più tempo, porta pazienza.
Quando arriva, ti assicuro che la porto io al tuo papà.
Te lo assicuro.
guarda, bambina, mi ricordo quando eri piccola così.
Ti ho vista crescere.
E adesso ti ritrovo qua, innamorata fino al collo.
Pora pazienza!
Bartolini Maria.
Brava.
Daldoss Rodolfo.
Promosso.
Graziadei Flavia.
La migliore della classe.
L'anno prossimo vai in collegio a Trento.
Devi migliorare l'ordine però!
Sennò vedi le suore come te le suonano.
Graziadei Ada.
Sei stata coscienziosa.
Ho apprezzato il tuo impegno.
Il risultato è più che soddisfacente in tutte le materie,
è molto buono in economia domestica.
Ora tu lo sai, vero, che per continuare bisogna eccellere?
Che gli studi diventano più esigenti, e si andrebbe incontro a delusioni?
La scuola è un grande insegnamento,
perché ci insegna i nostri limiti.
Il tuo percorso scolastico si conclude qui,
con piena soddisfazione.
Graziadei Dino.
Diventare grandi non è solo bere vino.
È assumersi le proprie responsabilità,
anche nello studio.
Ho pensato che la odiavo
e che mi faceva schifo.
Ma ora,
prego in penitenza.
È giusto così.
Lei è bravissima.
Io...
sono così così.
Non ho nulla di speciale.
Dovevi proprio fargli di nuovo questo torto?
Mio figlio è un alunno come tutti gli altri.
Anzi, deve dimostrare di più,
perché è il figlio del maestro.
Che colpa ne ha lui se è il figlio del maestro?
Potevi dargli il diploma e lavorava più contento.
Per lavorare nei campi non serve nessun diploma.
Per non avere vergogna davanti a tutti sì che serve il diploma.
Forse gli è capitato qualcosa.
Mi sembra troppo tempo.
Sai quante lettere vanno perse?
Hai visto anche con Attilio?
Scriveva e noi non ricevevamo niente.
Dai un caffè d'orzo e un pezzo di pane a questa bambina.
Siediti.
Non è che l'hanno preso?
Però è finita davvero, no?
Ti giuro che questa è l'ultima.
Non vale.
Questa è già uscita.
Aiutami.
Bello?
La prossima volta me ne porti due.
Sta benone.
Andate a dare un bacio alla mamma.
È un bel maschio, con tutte le sue ditina.
Mani e piedi, tutto a posto.
Fa sempre fatica a partorire, povera donna.
Dalle i fiori, Dino.
Per te.
Arrivederci, Aldo, grazie!
Dai, che questo ha la scorza del tuo ceppo...
- Fammi passare. - Dovrebbe venire su forte.
Speriamo, Aldo.
Assomiglia a Giovanni.
- Sembra buono. - È bello cicciotto.
Guarda che belli.
Il mio Dino mi ha fatto un regalo.
Non sono belli, sono rubati.
Ma che dici?
Ha avuto un bel pensiero.
Questi sono i fiori dei Marchi.
Tuo figlio ruba ai vicini, e tu dici che è un bel pensiero?
Non li ho rubati. Ho tagliato quelli che venivano dalla nostra parte.
Se c'è qualcosa che ho insegnato ai miei figli, è l'onestà.
Tu stai dando ragione a un ladro!
Ladro non lo dici al mio Dino, capito?
So perché te la prendi.
Perché in dieci parti non ti è mai venuto in mente di portarmi un fiore.
Sei ancora tutta matta per il parto,
che hai il coraggio di mancarmi di rispetto davanti ai figli.
Fai la nanna, piccolino
Con la mano sotto al cuscino
Col cuscino sopra le mani
Fai le nanne fino a domani
Voi avete mai visto l'orso?
Te l'ho già detto un sacco di volte.
Dormi che torna subito.
Quando va sul tetto, sta lì un pezzo.
È andato sul tetto perché è arrabbiato con papà.
Hai visto come gliele ha cantate?
Per me è andato sul tetto perché è innamorato di Virginia.
Dicono che Virginia e sua mamma vanno in Cile.
Perché qui non hanno neanche da mangiare.
Ma dov'è questo Cile?
Lontano.
Dino.
Dino.
Che vuoi?
Mi racconti la storia dell'orso?
Te l'ho già raccontata un sacco di volte.
Dal!
Stavo andando su alla Cà della Mosa.
Sento questo verso...
Pensavo che fosse un capriolo, mi giro...
ed era l'orso.
Allora sono scappato.
E mentre scappavo,
Sono caduto.
Mi giro e l'orso mi ha lasciato andare.
Dino.
Dino, posso girarmi?
No, stiamo stretti.
Ho paura dell'orso.
Dai, girati.
Dino, è vero che tu non hai paura di niente?
Dell'orsa, sì.
E di papà...
hai paura?
No, di papà no.
È vero che sei innamorato di Virginia?
Ma che dici?
È vero che Virginia fuma?
Virginia non fuma.
È vero che Virginia va in Cile?
Virginia non va da nessuna parte, resta qua.
Dino.
Mi fai un aereo come quello che mi ha portato Santa Lucia?
Lo sai fare?
Ancora non è arrivata una lettera di Pietro.
È passato troppo tempo.
Non ti preoccupare.
È ancora tutto un trambusto, la posta è lenta.
Statemi dietro al bambino, mi raccomando.
Che il Signore vi protegga.
Scrivete quando arrivate.
Quella valigia mettila di là che ci sta.
Metti su anche la gallina.
Così prende aria.
Scrivo quando arrivo.
Sì, aspettiamo notizie.
Consegnare al parroco di Galati, Sicilia.
Per Pietro Riso da parte di Lucia Graziadei in Riso.
L'uomo è stato, fulminato all'istante.
Anna Pennisi sarà condannata secondo l'Articolo 5887
che limita la pena di omicidio volontario
a un massimo di sette anni
per chiunque cagiona la morte del coniuge
nell'atto in cui ne scopre la...
illegittima relazione carnale.
Il bigamo siciliano, Pietro Riso,
sposato a Galati con Armna Pennisi,
si era infatti risposato a insaputa di lei,
nel nostro Trentino nel paese di Vermiglio,
con Lucia Graziadei."
Nome e cognome per farci vergognare in tutta la valle.
Tornato a Galati,
la Pennisi lo ha ucciso a bruciapelo
per difendere il proprio onore."
Ha avuto troppa fretta.
Voi dovete stare attente.
Vostra sorella si è fidata troppo.
"Chi va al mulino s'infarina."
E pensare che ce l'hai portato tu...
Non sapevi proprio niente?
Niente.
Tanto amici, siete scappati insieme...
e non ti ha detto niente di sua moglie?
In guerra si parla poco.
Adesso chi la vuole più questa ragazza?
Era così bella!
Quell'asino le ha lasciato solo occhi per piangere.
Per me Pietro era innamorato di Lucia.
In Sicilia non ci voleva neanche andare.
Forse è andato in Sicilia per dire a sua moglie che era innamorato di Lucia.
Innamorato?
Abbandonare una moglie...
e un figlio in viaggio.
Bell'innamorato!
Sono sicuro che non voleva fare del male.
Lo conoscevo,
Lo conoscevi così bene che non sapevi che era sposato?
Tua cugina con un forestiero...
Doveva sposarsi con uno dei nostri.
A me non m'ha aiutato nessuno dei nostri.
Devo ringraziare lui se sono ancora vivo
Forse se lasciava qui il fucile, non gli sparava.
Che significava quella cosa della farina?
Che non dobbiamo fare come Lucia.
Il mulino è l'uomo.
A te piacerebbe essere un uomo?
No.
Possono sposarsi e anche lavorare, come papà.
Possono sposarsi anche due volte.
- No, non possono. - Sì, si dice "bigamo".
Sì, ma poi ti fanno fuori.
Mi piacerebbe fare il prete.
Così senti i peccati di tutti, e dai le punizioni.
No, così, quando parli,
ti ascoltano tutti.
Lucia!
Quella è l'acqua sporca della vacca.
Metti la "o" alla fine.
Se nasce femmina, ci aggiungi la gambetta.
Mi fa paura.
Si mette in un angolo come i gatti quando vanno a morire.
Dorme nella stalla, puzza.
Devo tenerla dentro, è troppo avanti ormai.
È che non vuole stare da sola.
È brutto dormire da sola.
Lo so bene io.
Non ha visto che era un furfante.
A forza di fare Santa Lucia, è diventata orba anche lei.
Una bocca in più da sfamare, e un uomo in meno che lavora.
Te l'hanno rovinata.
Che farà adesso?
La figlia di Gino fa la serva a Milano, tiene i bambini ai ricchi.
Può andarci anche Lucia.
Torna con i soldi, e si compra le sue vacche.
Non la prendono con un bambino.
Vogliono le ragazze o le zitelle.
E chi le tiene il figlio se va a fare la serva?
Io farei fatica con due così piccoli.
L'uomo è il timone carro.
Se non c'è, va dove vuole.
Sei fortunata che hai il tuo Dino.
che cresce come un uomo.
Il mio Attilio mi è tornato storto.
Ce l'ho a casa, ma non è più quello di prima.
La guerra ha fatto diventare stupidi tutti gli uomini.
Mi dispiace.
Cosa fai?
Vai via.
Vieni fuori, cosa fai? Fammi entrare!
Mamma!
Flavia non esce dal cesso!
Che fai qui imbambolata?
Vai a prendere il latte.
Possiamo fare una lezione io e voi?
Ho iniziato a copiare, la poesia che mi avete dato.
Ve la leggo.
"L'albero a cui tendevi la pargoletta mano,
il verde melograno dai bei vermigli fior...
Vi devo dire una cosa.
Non so se posso dirvela.
È un segreto.
È la verità?
Sì.
Allora puoi dirmela.
Ho il sangue nelle mutande.
È la verità.
Quando è sporca, la giri.
Lucia, spingi.
Spingi, dai! Dai, bambina.
- Spingi. - Fai un bello sforzo!
Dai, Lucia!
- Lucia, spingi. - Spingi.
- Dai! - Spingi.
- Non spinge abbastanza! - Non vuole.
Dai, Lucia!
- Dai! - Dai, bambina, spingi. Dai!
- Non vuole. - Spingi!
Lucia, dai!
Lucia.
Dai, Lucia, che arriva!
Dai, bambina! Dai!
Dai, che ce la fai!
Vedo la testa!
Dai.
Dai, su!
Bambina, non ho mica latte per tutti e due.
Buongiorno.
Lucia...
Dino!
Dino!
Ada.
Piange.
Piangi perché è morto o perché era sposato?
Ma che domande fai? Non lo sa neanche lei...
Beh, almeno piange.
Non piange mica.
Le esce acqua dagli occhi.
Non voglio più partire.
Voglio stare qui ad aiutare Lucia con la sua Antonia.
Devi andare a studiare. Papà ha deciso.
Posso studiare qui con lui.
Papà sa insegnare solo ai bambini piccoli.
La lasciano uscire un'ora,
dalle tre alle quattro.
Alla piazza del bar.
Uscendo, la seconda a destra.
Non sono arrivate in tempo.
Mi dispiace.
Siete venuta fin qui da sola?
Salvo!
Salvo!
Vieni.
Mamma, la signora ha gli occhi tristi
Parla piano, è vedova.
Avete figli, voi?
Per fortuna.
Buondì.
Dammi da bere.
Maestro,
Flavia.
Grazie.
Antonia.
Ciao.
La mamma deve andare a lavorare in città.
Ma torna presto.
Traduzione e sottotitoli: CINEQUARANTENA
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